Un lobbista della Shell a capo della Coalizione nazionale siriana

Le tante facce di Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib
Thierry Meyssan Voltairenet, Damasco (Siria), 19 novembre 2012

Totalmente sconosciuto al grande pubblico internazionale solo una settimana fa, Sheikh Moaz al-Khatib è stato nominato presidente della Coalizione nazionale siriana, che rappresenta l’opposizione  filo-occidentale al governo di Damasco. Descritto da una intensa campagna di pubbliche relazioni come un’alta personalità morale senza legami partigiani o economici, in realtà è sia un membro dei Fratelli musulmani che un dipendente della compagnia petrolifera Shell.

La frammentazione dell’esercito dell’opposizione siriana riflette i conflitti tra gli Stati che cercano un “cambio di regime” a Damasco. Particolarmente noto è il Consiglio Nazionale (CNS), anche noto come Consiglio di Istanbul perché è stato creato lì. Controllato con pugno mano di ferro dal DGSE francese e finanziato dal Qatar. I suoi membri, che hanno avuto il diritto di soggiornare in Francia e varie agevolazioni, sono costantemente messi sotto pressione dai servizi segreti che gli dettano qualsiasi intervento. Il Comitato di Coordinamento Locale (CCL) è formato da civili locali che sostengono la lotta armata. Infine, l’Esercito libero siriano (ELS), inquadrato principalmente dalla Turchia, incorpora la maggior parte dei combattenti, tra cui le brigate di al-Qaida. L’80% delle sue unità riconosce come leader spirituale il takfirista saudita Sheikh Adnan al-Arour. Cercando di recuperare la leadership e ristabilire l’ordine in questa cacofonia, Washington ha invitato la Lega Araba a convocare una riunione a Doha, per liquidare il CNS e costringere il maggior numero possibile di piccoli gruppi ad aderire a una singola struttura: la Coalizione nazionale delle forze di opposizione e della rivoluzione. Dietro le quinte, l’ambasciatore Robert S. Ford ha distribuito cariche e prebende. In ultima analisi, è emerso come presidente della Coalizione una personalità che non era mai stata citata dalla stampa: Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib.
Robert S. Ford è considerato il massimo esperto di Medio Oriente presso il Dipartimento di Stato. E’ stato assistente di John Negroponte dal 2004 al 2006, quando il capo delle spie in Iraq applicava il metodo che aveva sviluppato in Honduras: l’uso intensivo degli squadroni della morte e dei Contras. Poco prima degli eventi in Siria, è stato nominato dal Presidente Obama ambasciatore a Damasco, insediandolo nonostante l’opposizione del Senato. Immediatamente applicava il metodo di Negroponte in Siria, con i risultati che conosciamo. La moglie dell’ambasciatore Robert S. Ford, Alison Barkley, sovrintende alla logistica dell’ambasciata degli Stati Uniti in Arabia Saudita.
Se la creazione della Coalizione nazionale serve a Washington per riprendersi il controllo dell’opposizione armata, non affronta la questione della rappresentatività. Subito le varie componenti dell’ELS si sono dissociate. In particolare, la Coalizione esclude l’opposizione ostile alla lotta armata, tra cui il Coordinamento Nazionale per il Cambiamento Democratico di Haytham al-Manna. La scelta di Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib risponde a un bisogno apparente: per essere riconosciuti dai combattenti è necessario che il presidente della Coalizione sia un religioso, ma per essere accettato dall’Occidente, deve apparire un moderato. Soprattutto in questo periodo di intensi negoziati, é necessario che questo presidente possa contare su forti competenze per discutere sul futuro del gas siriano, ma non deve parlarne in pubblico. Gli spin doctors statunitensi hanno subito rinnovato il fascino di Sheikh Ahmad Moaz al-Khatib. Alcuni media ne hanno già fatto un leader “modello”. Quindi, un grande giornale statunitense lo descrive come “un prodotto unico della sua cultura, come Aung San Suu Kyi in Birmania” [1].
Ecco il ritratto che traccia Agence France Presse (AFP): “Lo sceicco Ahmad Al-Khatib Moaz, l’uomo del consenso Nato nel 1960, lo sceicco Ahmad Moaz al-Khatib è un moderato religioso, un tempo imam della Moschea degli Omayyadi di Damasco, e non appartiene ad alcun partito politico. E’ questa indipendenza e la sua vicinanza a Riad Seif, ispiratore dell’iniziativa per una vasta coalizione, che ha fatto di lui un candidato ampiamente riconosciuto per la leadership dell’opposizione. Sufi dell’Islam, il religioso ha studiato relazioni internazionali e diplomazia, e non è legato ai Fratelli musulmani o a una qualsiasi forza di opposizione islamista. Più volte arrestato nel 2012 per aver chiesto pubblicamente la caduta del regime di Damasco, gli è stato proibito di parlare in moschea dalle autorità siriane, ed ha trovato rifugio in Qatar. Originario di Damasco, ha svolto un ruolo decisivo nella mobilitazione nella periferia della capitale, soprattutto a Douma, molto attiva sin dall’inizio della mobilitazione pacifica nel marzo 2011. “Shaykh al-Khatib è una figura di spicco che ha un reale sostegno popolare”, ha detto Khaled al-Zayni, membro del Consiglio nazionale siriano (CNS)” [2].
La verità è ben diversa. In realtà, non vi è alcuna prova che lo sceicco Ahmad Moaz al-Khatib abbia mai studiato relazioni internazionali e diplomazia, ma ha un background ingegneristico in geofisica e ha lavorato per sei anni presso la al-Furat Petroleum Company (1985-91). Questa società è una joint venture tra l’azienda nazionale e le compagnie petrolifere estere, tra cui l’anglo-olandese Shell, con il quale ha mantenuto dei legami. Nel 1992, ha ereditato dal padre sceicco Muhammad Abu al-Faraj al-Khatib, la carica di prestigioso predicatore della Moschea degli Omayyadi. È stato subito  sollevato dal suo incarico e gli è stato proibito la predicazione in tutta la Siria. Tuttavia, questo episodio non accadde nel 2012 e non ha nulla a che fare con gli eventi in corso, ma avvenne venti anni fa, sotto Hafez al-Assad. La Siria allora sosteneva l’intervento internazionale per liberare il Kuwait, che assieme al rispetto del diritto internazionale, voleva farla finita con il rivale iracheno e  avvicinarsi all’Occidente. Lo sceicco, a sua volta, si era opposto a “Desert Storm” per gli stessi motivi di carattere religioso enunciati da Usama bin Ladin, a cui si richiamava all’epoca, tra cui il rifiuto della presenza occidentale nella terra saudita, considerata un sacrilegio. Questo lo portò a pronunciare discorsi antisemiti e anti-occidentali.
Successivamente, lo sceicco ha continuato l’attività di educazione religiosa, in particolare presso l’Istituto olandese a Damasco. Ha intrapreso numerosi viaggi all’estero, soprattutto nei Paesi Bassi,  Regno Unito e Stati Uniti. Infine, si stabilì in Qatar. Nel 2003-04 è tornato in Siria come lobbista della Shell per l’aggiudicazione di concessioni su petrolio e gas. Era ritornato in Siria agli inizi del 2012, per istigare il quartiere di Douma (sobborgo di Damasco). Arrestato, poi graziato, ha lasciato il paese a luglio e si è stabilito a Cairo. La sua famiglia è di tradizione sufi, ma a differenza delle pretese di AFP, è un membro dei Fratelli musulmani e l’ha anche dimostrato alla fine del suo discorso inaugurale a Doha. Con la solita tecnica della Fratellanza, adatta non solo la forma ma anche la sostanza del suo discorso al pubblico. A volte, è a favore di una società multi-religiosa, a volte per il ripristino della sharia. Nei suoi scritti ha definito il popolo ebraico come “nemico di Dio” e i musulmani sciiti “eretici negazionisti”, epiteti che equivalgono alla condanna a morte.
In ultima analisi, l’ambasciatore Robert S. Ford ha giocato bene. Washington, ancora una volta ha ingannato i suoi alleati. Come in Libia, la Francia si è assunta tutti i rischi, ma dal grande accordo che si annuncia Total non trarrà alcun beneficio.

Thierry Meyssan

[1] “A model leader for Syria?” editoriale del Christian Science Monitor, 14 novembre 2012.
[2] “Un religieux, un ex-député et une femme à la tête de l’opposition syrienne“, AFP, 12 novembre 2012.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cosa significa la Siria per la Russia

Prima parte: il “messaggio” balistico del Topol-M
Fida Dakroub Mondialisation 30 giugno 2012

Generalità
Negli ultimi giorni del vertice del G-20, i leader atlantisti sembravano ansiosi di recitare ancora una volta la commedia sulla scena internazionale, agendo come se fossero l’unico gruppo teatrale della città, organizzando spettacoli nei corridoi del vertice, a Los Cabos, e presentando un monologo più burlesco delle tirate di Arnolfo [1].
Chi non ha seguito le dichiarazioni riguardanti la Siria, a margine del vertice del G20? Chi non ha letto le analisi che ne sono seguite? Delle analisi sono emerse sul Web, interpretando le relazioni Mosca-Damasco, e presentando un discorso mediatico determinato nel suo punto di partenza e nel suo punto finale. Degli analisti, che si pretendono obiettivi, interpretano la posizione di Mosca nella crisi siriana come una posizione puramente pragmatica, fatto salvo il prezzo di scambio e la negoziazione come quelle trattate al bazar degli interessi geopolitici e strategici delle grandi potenze. A fortiori, la caratteristica comune delle loro analisi, è che iniziano con la stessa constatazione – i russi sono pragmatici – e terminano con la stessa conclusione – i russi venderanno il presidente siriano Assad, una volta che occidentali ed arabi abbiano pagato il prezzo richiesto.
Come dimostrano le analisi pubblicate sul web che diffondono, anche in modo sinistro, una constatazione lugubre e tetra tra i lettori, e che quindi attirano gufi e corvi nella regione che si estende dal deserto del Sinai, a sud, fino all’altopiano anatolico a nord.

Interferenze atlantiche
Le fonti di informazione di tali analisi sono sempre le stesse: dirigenti e responsabili atlantici ed arabi, che spesso fanno dichiarazioni sospette, ma intenzionali, sulla Siria. Inoltre, l’obiettivo di tali dichiarazioni si precisa in due punti: primo, demoralizzare le masse e le forze che sostengono il governo siriano, e che resistono alla propaganda arabo-atlantica, e in secondo luogo, interrompere le relazioni diplomatiche Mosca-Damasco.
Ad esempio, il ministro degli esteri francese, Laurent Fabius, ha detto il 14 giugno che Parigi e Mosca hanno iniziato i colloqui sul periodo successivo ad al-Assad [2]. Nel frattempo, la portavoce del Dipartimento di Stato statunitense, Victoria Nuland da parte sua, ha annunciato che Washington e Mosca “continueranno i colloqui sul post-Assad“[3]. Aggiungiamo le dichiarazioni dei capi atlantisti, in occasione del vertice del G-20 a Los Cabos, in Messico. Durante il vertice, il presidente francese Francois Hollande, ha detto che Mosca giocava “il suo ruolo per avviare la transizione” in Siria, implicando la rimozione di Bashar al-Assad dal potere [4]. Collegato alla stessa pretesa, il primo ministro britannico, David Cameron, non volendo perdere la partita, ha annunciato che il presidente russo Vladimir Putin aveva cambiato la sua posizione e ora voleva la partenza del presidente Assad: “la posizione di Putin diventa esplicitamente chiara, non vuole più Assad al potere“[5], aveva affermato.
Così, attraverso le capitali della Santa Alleanza arabo-atlantica, profeti e messia di chiaroveggenza si precipitarono verso l’altare dell’ordine dei media per annunciare la “buona novella” al popolo siriano e alle nazioni dei gentili: il presidente russo ha espresso la sua intenzione di abbandonare Satana e Damasco per unirsi alla Santa Alleanza. Alleluia!
Come al solito, dopo tali profezie, analisti, esperti di politica e zingari chiaroveggenti si fanno avanti sul palcoscenico, prevedendo sulla sfera di cristallo magica, il “collasso” del presidente siriano Bashar al-Assad .  
Udite, o cieli! terra, porgi l’orecchio! Il Signore parla“[6].
Tuttavia, le dichiarazioni dei pettegolezzi dei capi atlantici sono state immediatamente respinte da Mosca. Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che “nessuno aveva il diritto di decidere, per gli altri paesi, chi dovrebbero avere o meno al potere” [7]. Ha aggiunto: “E’ importante che la pace sia stabilita e la carneficina si fermi dopo un cambiamento di regime, e se si arriva a un tale cambiamento, sarà completato con mezzi costituzionali (…) la maggioranza dei popolo siriano non vuole che Assad se ne vada“[8]. Da parte sua, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov ha respinto, a Baghdad, le dichiarazioni atlantiche ed ha confermato che “Mosca non discute un cambio di regime, né avalla le azioni unilaterali nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, né partecipa a complotti politici“[9].
A che servono questi giochi infantili eseguiti a livello internazionale dai leader atlantisti? e di “qual frivolezze sia la mia mente imbarazzata!“[10].

Le costanti della politica estera russa
E’ vero che il “comportamento” delle nazioni, compresa la Russia, è commisurato al loro pragmatismo e ai loro interessi geopolitici, e che nel gioco delle nazioni, i principi e le amicizie permanenti non hanno posto; perciò è altrettanto vero che questo stesso gioco delle nazioni sia determinato da costanti e varianti, che a loro volta si sottopongono a delle determinanti di geopolitica, economica e strategica.
Detto questo, la posizione di Mosca nella crisi siriana non si legge attraverso la lettura delle profezie dei capi dell’Atlantico, ma a partire dalle costanti della politica estera russa, per poi arrivare alle sue varianti. Si deve notare che la questione delle costanti che possano esistere nella politica estera di questa o quella nazione, deve essere sollevata con grande circospezione, in modo che qualsiasi profezia o chiaroveggenza sul futuro sia evitata. Si noti a questo proposito due elementi che sono alla base della politica di una nazione: “da un lato, le sue ambizioni come società, che si collegano alla sua composizione sociale e alle sue concezioni ideologiche; dall’altro lato, l’equilibrio di potere tra essa e le potenze nella competizione regionale o globale. La relazione stessa subisce continui cambiamenti sulla base delle scoperte tecniche e dei cambiamenti demografici che caratterizzano ogni epoca“[11]. Tenendo conto dei punti citati in precedenza, lo studio delle relazioni Mosca-Damasco abbandona il campo della visione per aderire al campo dell’analisi obiettiva.

Ciò che la Siria significa per la Russia
In primo luogo, per quanto riguarda le ambizioni della Russia, non è più un segreto che i russi  sognino da secoli di raggiungere i mari caldi, se non d’averne almeno un accesso sicuro e protetto [12]. Vista la sua posizione geografica, il percorso più breve che porta verso il Mediterraneo, lasciando la Russia, passa attraverso la Turchia. Ovviamente, questa realtà geografica non nasconde una certa reciprocità: il percorso più breve che porta alla Russia, partendo dal Mediterraneo, passa anch’esso attraverso la Turchia, e ciò porta a dire che la posizione della Turchia nella NATO dal secondo dopo guerra, è una minaccia strategica alla Russia, che è obbligata a cercare un contrappeso sulle coste orientali del Mediterraneo, affinché non sia da subito bloccata o assediata, e quindi invasa dalla NATO attraverso la Turchia, e così poter finalmente, se necessario, infiltrarsi al di là della cintura turca e contrattaccare ogni potenziale minaccia dalla NATO. Si noti qui che negli anni quaranta, l’Unione Sovietica è stata “assediata” da uno sbarramento di paesi atlantici e di regimi dispotici pro-USA che hanno bloccato il suo fianco sud. Questo sbarramento era esteso dalla Francia a ovest alla Cina in Oriente. In Medio Oriente, lo sbarramento statunitense era composto da dittature militariste, come la Turchia e Pakistan, e dalle monarchie dispotiche imposte dall’occupazione franco-britannica, dopo lo smembramento dell’impero ottomano nel 1918, come il Regno d’Iraq, gli emirati e sultanati arabi, l’impero persiano e il regno d’Afghanistan. In Asia, la Cina di Chiang Kai-shek era un satellite degli Stati Uniti. Per contro, nel 1947, i sovietici avevano trovato nello Stato ebraico la loro “terra promessa“! Questo spiega l’approvazione da parte dell’URSS del piano di spartizione della Palestina del 1947, alle Nazioni Unite, e il quasi immediato il riconoscimento dello Stato d’Israele nel maggio 1948. Inoltre, l’Unione Sovietica aveva anche permesso al giovane Stato ebraico “d’imporsi sui suoi vicini arabi, fornendo armamenti importanti nella guerra del 1948-1949” [13]. Inoltre, l’avvicinamento sovietico allo stato ebraico aveva creato, tra gli arabi, diffidenza e sospetto verso i sovietici.
Tuttavia, la luna di miele tra i paesi del kolkhoz e dei kibbutz doveva finire. La riconciliazione tra Israele e gli Stati Uniti e il deteriorarsi delle relazioni tra israeliani e sovietici, spinsero infine Mosca, qualche anno più tardi, a “ripensare profondamente la sua politica in Medio Oriente, stabilendo legami con i regimi arabi nazionalisti” [14]. Negli anni sessanta, la Siria sotto il comando del partito Baath [15], ha fornito ai sovietici un contrappeso ideale nella regione, dopo che avevano perso la loro influenza sullo stato ebraico. I rapporti di collaborazione economica e militare tra i due paesi si sono gradualmente rafforzati con l’arrivo al potere del presidente Hafez al-Assad, nel 1970 [16], divenendo in seguito più strategici sotto la presidenza di Bashar al-Assad; in tal modo i russi non sembrano, in nessuna circostanza, pronti ad abbandonare il loro alleato strategico in momenti critici, come quelli presentati dalla guerra arabo-atlantica contro la Siria. La prova è che dopo sedici mesi di pressioni e di “proposte” arabo-atlantiche a Mosca, i russi sono più che mai decisi ad opporsi con ogni mezzo possibile, a qualsiasi tentativo arabo-atlantico di rovesciare il regime di Assad con la forza militare; che questa forza sia esterna o interna. A maggior ragione, ogni volta che gli atlantisti minacciano di intervenire militarmente in Siria, delle navi da guerra russa navigano verso le coste siriane. Qui ricordiamo che, secondo una fonte interna dello Stato maggiore generale della marina russa, due navi da sbarco di grandi dimensioni, la Nikolaj Filichenkov e la Cesar Kunikov, e il rimorchiatore SB-15 [17], si dirigeranno verso il porto di Tartous, in Siria. Si tratta, infatti, di due navi da guerra anfibie con migliaia di marines, ha detto all’agenzia di stampa Interfax [18].
In una parola, anche se la Russia e la Siria non hanno ufficialmente annunciato la formazione di un fronte unito, sul modello del blocco socialista dell’era della guerra fredda, rimane da esaminare la collaborazione tra i due paesi, per quanto riguarda il conflitto in Medio Oriente, che ha raggiunto infatti un livello strategico.
Si noti qui che i russi hanno vissuto situazioni simili in cui dovevano unirsi ad altri paesi con i quali non condividono delle frontiere. L’esempio più rilevante, è l’alleanza franco-russa (1892 – 1917) contro la Triplice Alleanza [19]. I russi puntavano con questa alleanza, ad evitare ad ogni costo di essere martellati dalle ambizioni espansionistiche del nuovo kaiser prussiano Guglielmo II [20], che aveva messo fine all’alleanza dei tre imperatori [21].

Il “messaggio” balistico del Topol-M
In secondo luogo, è vero che la Russia, sotto il mandato del presidente Boris Eltsin, ha conosciuto un periodo di flessibilità discorsiva e di volgarizzazione politica all’americana [22], ma questo periodo non è che una variazione limitata, in un momento storico preciso: quello della caduta dell’Unione Sovietica. Per contro, sotto la presidenza di Vladimir Putin e Dmitrij Medvedev, l’equilibrio di potere tra la Russia ed i suoi concorrenti, a livello regionale e globale, ha subito continui cambiamenti a favore di Mosca, e questo secondo le nuove scoperte e invenzioni tecniche in campo militare. Come evidenziato dal “messaggio” balistico intercontinentale recentemente inviato da Mosca alle capitali occidentali.
Inoltre, dopo numerosi errori, l’esercito russo è riuscito, il 23 maggio, a lanciare con successo il prototipo di un nuovo missile balistico intercontinentale, secondo il portavoce delle Truppe balistiche strategiche russe (RVSN), Vadim Koval: “la testata ha colpito i suoi obiettivi sulla penisola di Kamchatka” [23]. Due settimane più tardi, il 7 giugno, le truppe delle RVSN hanno condotto con successo un altro test di lancio di un missile balistico intercontinentale RS-12M Topol.  Il portavoce ha anche detto ai giornalisti che il missile aveva colpito il suo obiettivo con la  precisione dovuta.
Infatti, ciò che caratterizza il nuovo missile, sono le nuove tecnologie sviluppate durante la realizzazione dei missili di quinta generazione, che riduce significativamente il costo della sua produzione. Questo missile da 45 tonnellate, a testa singola e con tre stadi, ha una portata massima di 10000 km e può trasportare una testata nucleare di 550 kilotoni [24]. La rapida accelerazione della sua altissima velocità, al momento del lancio, può raggiungere una velocità di 7320 m/s, e  seguire una traiettoria piana arrivando a 10000 km, rendendolo invisibile sul radar ed eliminando quindi l’efficacia dello scudo antimissile (ABM) degli USA [25], schierato in Europa e Turchia. Il missile è “schermato” contro qualsiasi radiazione, impulso elettromagnetico (EMP) [26] o  esplosione nucleare a distanze superiori ai 500 metri; infatti, il missile è stato realizzato utilizzando una tecnologia particolare che gli permette di sopravvivere a qualsiasi tipo di attacco laser [27].  
E’ chiaro sin dall’inizio che i lanci di missili balistici intercontinentali russi hanno creato confusione tra i leader della Santa Alleanza, che hanno decodificato il messaggio balistico di Mosca e ne hanno tratto la seguente conclusione: la posizione di Mosca sulla crisi siriana, sia nel Consiglio di sicurezza che sul campo di battaglia, è ferma e seria, basata su modelli storici e strategici ben definiti, sostenuta a sua volta da una vera potenza militare, e non su una “contrattazione” nel bazar degli interessi provvisori. Infatti, il lancio di missili balistici ha dissipato i dubbi e i deliri sulla potenza militare russa.
Così, dopo due decenni di egemonia atlantica dovuta allo smembramento dell’Unione Sovietica e al periodo di distensione e flessibilità sotto la presidenza di Boris Eltsin, la Russia lascia il cortile esterno per reclamare il suo posto nel tempio, coronata dagli dei del Pantheon di Agrippa [28].

Fida Dakroub, Ph. D
Per contattare l’autrice: Bof Dakroub

Note
[1] Nella “La scuola delle mogli” di Molière, Arnolfo impiega, nelle sue molte filippiche, il campo lessicale dell’amore – “ardore amoroso” – con un’aspirazione alla nobiltà dei sentimenti e, allo stesso tempo, ridicolizzata dalla banalità delle sue preoccupazioni – la donna non è che un oggetto “sposata a metà.”
[2] Press TV. Russia denies entering talks on political transition in Syria (15 giugno 2012).
[3] loc. cit.
[4] L’Orient Le Jour. Les forces syriennes essuient de lourdes pertes sans cesser la répression. (21 giugno 2012).
[5] Russia Today. (20 giugno 2012).  Putin on Syria: No state can decide another’s government.
[6] Isaia, 1:2.  
[7] loc.cit.
[8] loc. cit.
[9] al-Akhbar. Russia denies discussing post-Assad Syria. (14 giugno 2012).
[10] Racine, Jean. Ifigenia, Atto IV, Scena VIII.
[11] Beloff, Max. (1953). Les constantes de la politique extérieure russe. In Annales. Économies, Sociétés, Civilisations. 8e année, N. 4, 1953. pp. 493-497.
[12] Per secoli, gli zar russi hanno sognato un accesso marittimo al Mediterraneo. Francia, Gran Bretagna e l’Impero Ottomano erano preoccupati che questa espansione mettesse in pericolo i loro interessi nella regione. Il conflitto culminò nella guerra di Crimea del 1853-1856. Circa 300.000 russi sono morti negli aspri combattimenti che hanno determinato una sconfitta militare russa.
[13] Romeo, Lisa. Syrie et Russie : historique des relations de 1946 à 2012. (16 febbraio 2012)
[14] loc.cit.
[15] L’assistenza economica dell’URSS continua soprattutto con l’arrivo al governo del partito Baath, nel 1963. Il nuovo regime istituisce quindi il “socialismo arabo” e si lanciava in una grande riforma agraria e in una politica di grande nazionalizzazione.
[16] Il 13 novembre 1970, Hafez al-Assad (1930-2000) prese il potere in Siria. Il nuovo uomo forte del paese si appoggiava anch’egli all’URSS per consolidare il suo potere e controllare le frazioni socialiste e comuniste, ma ha negato qualsiasi interferenza siriana negli affari interni del paese.
[17] Russia Today. Russian warships ‘ready to sail for Syria’. (18 giugno 2012).
[18] L’Express. Syrie: Moscou envoie deux navires de guerre vers sa base militaire de Tartous. (18 giugno 2012)
[19] L’alleanza franco-russa era soprattutto un accordo di cooperazione militare firmato tra la Francia e l’impero russo, che fu in vigore nel 1892-1917. Questo accordo prevedeva che entrambi i paesi avrebbero dovuto sostenersi a vicenda, se attaccati da uno dei paesi della Triplice Alleanza (noto anche come Triplice: Impero tedesco, Austria-Ungheria e Regno d’Italia). In senso lato, si trattava di una cooperazione militare, economica e finanziaria tra le due potenze.
[20] Il nuovo Kaiser Guglielmo II volle avere mano libera e si rifiutò di rinnovare il trattato di riassicurazione con la Russia imperiale, sciogliendo il contratto dei tre imperatori che Bismarck aveva sempre sostenuto, consentendo alle grandi potenze di evitare la guerra.
[21] L’accordo dei tre imperatori costituiva il primo sistema di alleanze bismarckiano tra il 1871 e il 1875 per isolare diplomaticamente la Francia. Il cancelliere Bismarck aveva cercato quindi di avvicinare l’impero tedesco all’Austria-Ungheria e alla Russia.
[22] Il presidente Eltsin era impedito da una elevata corruzione nazionale, dalle crisi politiche che si susseguivano e da una malattia che lo tormentava.
[23] RIA Novosti. La Russie teste un nouveau missile intercontinental. (23 maggio 2012).
[24] Le Courrier du Vietnam. La Russie teste avec succès un missile balistique intercontinental RS-12M Topol. (8 giugno 2012).
[25] USA Today. General says Russia will counter US missile defense plans. (27 maggio 2008).
[26] L’impulso elettromagnetico, più noto come EMP in inglese, è un’emissione di onde elettromagnetiche di ampiezza corta e molto alta.
[27] Missile Threat. (nd). SS-27. 28 Giugno 2012.
[28] Il Pantheon di Roma è una antica struttura religiosa situata nel Campo Marzio, costruito per ordine di Agrippa nel primo secolo (d. C.), danneggiato da diversi incendi, e completamente ricostruito da Adriano (secondo secolo d. C). Originariamente, il Pantheon era un tempio dedicato a tutti gli dei della religione antica. Fu convertito in una chiesa cristiana nel VII secolo.

Dottoressa di Ricerca in Studi francese (UWO, 2010), Fida Dakroub è scrittrice e ricercatrice del “Gruppo di ricerca e studio sulle letterature e le culture del mondo francofono” (GRELCEF) presso l’University of Western Ontario. E ‘un attivista per la pace e i diritti civili.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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