La via maestra per Gerusalemme: Hamas ha tradito l’Iran e la Siria

Fida Dakroub Mondialisation.ca, 28 Novembre 2012

Generalità Quando l’emiro del Qatar, Hamad, era arrivato a Gaza a capo di una folta delegazione tra cui sua moglie Moza e il suo primo ministro Hamad, che non è lo sceicco emiro, è stato accolto dal capo del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, che aveva organizzato una grande cerimonia per l’occasione. I due uomini stavano fianco a fianco, mentre gli inni nazionali palestinese e del Qatar venivano suonati. Naturalmente il tappeto rosso è stato srotolato in suo onore, e l’emiro è stato poi salutato da una folla di Hamas, dai ministri del governo di Gaza e dal leader in esilio del movimento, Saleh Arouri, entrato in territorio palestinese per l’occasione più gloriosa. [1] Inoltre, il signor Taher al-Nunu, portavoce del capo del governo di Hamas a Gaza, che avrà ingoiato la lingua quando recitava  fedeltà al nuovo emiro, aveva detto che la visita è stata di grande importanza politica perché era il primo leader arabo, o piuttosto “arabico” secondo la nostra nomenclatura [2], a rompere la politica del blocco [3].
Mortaretti sono stati sparati con gioia, ovviamente nel cielo di Gaza, assediata da un millennio e più, dalla soldataglia israeliana e dal tradimento arabo. Per le strade, migliaia di bandiere palestinesi e qatariote erano appese assieme a foto giganti dello sceicco Hamad: “Grazie al Qatar che mantiene le sue promesse” (sic) o “Benvenuto” si poteva leggere sui cartelli lungo la strada Salahuddin, che attraversa il territorio palestinese da nord a sud. L’emiro aveva accettato di aumentare gli investimenti del Qatar da 254 a 400 milioni di euro, ha dichiarato Haniyeh nel corso di una cerimonia a Khan Younis, in presenza dello sceicco Hamad, ponendo la prima pietra di un progetto per alloggiare le famiglie palestinesi svantaggiate, che avrebbe avuto anche il nome di sua allegrezza: Hamad o emiro del Qatar.
L’onnipresenza di sua allegrezza ha preceduto l’operazione militare israeliana denominata “pilastro della difesa“, questa corsa improvvisa per l’influenza del Qatar a Gaza, nell’estasi dei leader di Hamas sul valico di Rafah toccati dallo Spirito Santo oscurantista del dispotismo arabo; questa ascesa dell’emiro mentre scendeva, questa sua apparizione mentre si nascondeva, questo silenzio mentre parlava, questo rumore mentre restava in silenzio, non erano un privilegio della natura, come proclamato dall’emiro e dai suoi adulatori, né una allucinazione collettiva, come sostengono i suoi detrattori, ma solo un errore di calcolo dei leader di Hamas dopo il vile tradimento verso la Siria e l’Iran.

Il tradimento di Hamas verso la Siria e l’Iran
Prima di ogni altra cosa, ciò che mancava ai media della “resistenza” durante le ultime violenze a Gaza, è stato il coraggio! Non quello di insultare il loro “nemico” Israele, ma piuttosto il coraggio di svergognare il cosiddetto “alleato”, quando si è trasformato in Dalila, e l’”alleanza” con lui dalla capigliatura ambita da Sansone [4]. Questo è ciò che i media pretesi “resistenti” non osavano fare in risposta al tradimento di Hamas verso la Siria e l’Iran. Inoltre, lontano dal rumore dei proiettili e dei razzi di entrambe le parti, una domanda molto semplice s’impose il primo giorno delle operazioni contro Gaza, a cui né i media arabi “resistenti”, né quelli d’Israele ebbero il “coraggio” di rispondere: cosa ha spinto il primo ministro israeliano, Netanyahu, a dare via libera all’operazione militare? La semplicità di questa domanda, a questo punto, non esclude una certa difficoltà a rispondere infine; la “risposta” non ce l’aspettiamo, naturalmente, da una tale confusione mediatica che non serve a presentare i fatti oggettivi dell’operazione, o a “rispondere” alla domanda precedente.
In altre parole, tutto ciò che è stato detto, tutto ciò che è stato pubblicato, sia dai media israeliani che dai loro “nemici”, i media “resistenti”, non formano, secondo l’analisi del discorso, materia analitica di fatti oggettivi che riportino all’operazione “pilastro della difesa“, e la sola analisi da trarre dalla sintesi dei due discorsi, israeliano e “resistente”, è che i due gruppi hanno saputo ben gestire, durante la condotta delle operazioni militari, l’arte della propaganda! Infatti, all’inizio della campagna imperialista contro la Siria nel marzo 2011, Hamas si è schierata con la cosiddetta “rivoluzione siriana”, o anche con la guerra imperialista contro la Siria, giustificandosi dicendo di spostare il “fucile da una spalla all’altra“, secondo l’espressione libanese per “sottomissione alla volontà dei popoli arabi” in piena primavera araba. [5]
Basta fare un parallelo con la visita del Primo Ministro del movimento islamico palestinese di Hamas, Ismail Haniyeh, a Cairo il 24 febbraio 2012, quando aveva lodato ciò che aveva chiamato la “ricerca del popolo siriano della libertà e della democrazia [6]” (sic). “Mi congratulo con l’eroico popolo di Siria, che anela alla libertà, alla democrazia e alle riforme”, aveva detto Haniyeh davanti a una folla di sostenitori riuniti nella moschea di al-Azhar, per una manifestazione dedicata al “supporto” (sic) alla moschea di al-Aqsa a Gerusalemme e al popolo siriano. [7] E’ anche interessante sapere che la prima visita ufficiale del Primo Ministro Haniyeh, da Gaza, fu a Mokattam, sede a Cairo dei Fratelli musulmani, dove aveva detto che Hamas è un “movimento jihadista palestinese della Fratellanza”. Haniyeh aveva parlato a una folla di sostenitori della Fratellanza musulmana, che scandiva “Né Iran, né Hezbollha“, “Siria islamica“, “Fuori Bashar, vattene macellaio“, mentre sua Santità Haniyeh era rimasto di marmo [8].
Inoltre, va notato che Hamas non è solo un movimento islamista palestinese, ma ha anche da una precisa ideologia; i Fratelli musulmani sono i peggiori nemici del potere politico in Siria. I suoi tre fondatori, Ahmed Yassin, Abdel-Aziz al-Rantisi e Mohammed Taha erano anche loro dei Fratelli musulmani, il che spiega perché i leader di Hamas si sono rivolti contro il presidente Bashar al-Assad, storico sostenitore della causa palestinese, dopo che per molti anni la Siria li ha sostenuti  contro Israele, ripiegando bruscamente di 180°, per posizionarsi nel campo contrapposto a Damasco, tradendola alleandosi a Turchia, Egitto, emirati e sultanati arabi del Golfo Persico, entrando in conflitto con l’”asse della resistenza” o arco sciita, secondo la nomenclatura della reazione araba e dell’imperialismo mondiale.

Hamas sulla strada dell’accordo Oslo 2
Soprattutto, secondo Amos Harel, analista del quotidiano israeliano Haaretz, all’inizio dell’operazione militare israeliana a Gaza, né Hamas né Israele avevano interesse a un confronto militare prolungato, o ad impegnarsi in un nuova “farsa” come la guerra di Gaza nel 2008-2009. Inoltre, Harel ha aggiunto che la valutazione dei servizi segreti israeliani, riferita all’ufficio del primo ministro Netanyahu, dichiarava che Hamas si considerava fuori dal confronto militare, e non aveva alcun interesse ad interferire. Ha detto anche che, ogni volta che Hamas doveva scegliere tra il valore reale della resistenza e il potere politico, ha sempre scelto quest’ultimo. [9]
Diversi indizi ci inducono a concludere che Hamas si stia muovendo verso una nuova “Oslo”, che porterebbe al riconoscimento di Israele, in primo luogo, e ad abbandonare l’”asse della resistenza”, tradendo la Siria e l’Iran. Ricevendo la benedizione dello Spirito Santo della reazione araba, posizionandosi nel campo dei cosiddetti “arabi moderati”, vale a dire per la guerra imperialista contro la Siria, Hamas apre, infatti, una porta verso una nuova “Oslo” che porterebbe al riconoscimento di Israele sponsorizzato, questa volta, dall’emirato del Qatar. La “grandiosa” visita di sua allegrezza l’emiro del Qatar a Gaza lo conferma, soprattutto dopo che l’emiro aveva annunciato un aiuto di 400 milioni di dollari per Gaza [10] e 2 miliardi di dollari per l’Egitto [11].
In secondo luogo, la sponsorizzazione dell’ultimo cessate il fuoco tra Israele e Gaza da parte dell’Egitto, e la sua conclusione improvvisa, ha escluso le organizzazioni palestinesi che continuano ad adottare la scelta della resistenza, e che non sono ancora coinvolte nella Santa Alleanza contro la Siria, come la Jihad islamica e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. A questo si aggiunga che l’intervento dell’Egitto e la sua precipitazione alla dichiarazione del cessate il fuoco, hanno anche lo scopo di supportare l’autorità di Hamas a Gaza contro la Jihad e il FPLP. Va notato qui che Hamas non ha preso parte alle schermaglie che hanno preceduto l’assassinio di al-Jaabari, tra Israele da una parte e le organizzazioni palestinesi dall’altra parte, e che i combattenti di Hamas non hanno sparato un solo colpo contro Israele, durante gli scontri precedenti; i suoi leader non volevano lasciarsi provocare a uno scontro con Israele, cosa che avrebbe interferito con il loro proposito di mettersi sotto il mantello dell’emiro del Qatar, Hamad. Più tardi, Hamas è stata costretta a prendere parte alle operazioni militari solo dopo l’assassinio di uno dei suoi comandanti, al-Jaabari; altrimenti la “farsa” sarebbe stata scandalosa!
In terzo luogo, quando Cairo ha segnalato il cessate il fuoco, il leader di Hamas, Khaled Mashaal, non ha fatto il minimo riferimento al ruolo della Siria o della Repubblica Islamica dell’Iran, che hanno sostenuto, in tanti anni, la causa palestinese; in particolare Hamas. Ciò ha indotto il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ad alludere all’ingratitudine e alla mancanza di riconoscimento dei leader di Hamas verso l’Iran e la Siria. [12]
In quarto luogo, la “sorpresa della sorpresa” che abbiamo dai leader di Hamas è l’ultima fatwa [13] che vieta, sotto pena di scomunica, attacchi contro Israele [14]! Tale fatwa viene utilizzata per stabilire e dare legittimità religiosa all’accordo di pace imminente tra Israele e Hamas, e ciò su tre livelli: rapporti con Israele, rapporti intra-palestinesi, e rapporti inter-arabi.

La fatwa di Hamas che vieta le operazioni militari contro Israele
In primo luogo, a livello di relazioni con Israele, una fatwa faciliterebbe nel prossimo futuro la dichiarazione di Gaza a territorio “indipendente”, non da Israele, ma dalla Cisgiordania, dove il capo dell’Autorità palestinese Mahmoud Abbas, ha passato a Ramallah il resto della vita lottando, così per dire, come Simón Bolívar, contro il vuoto e la noia, a caccia di mosche verdi nel labirinto  del suo penoso ozio [15]. Inoltre, questa fatwa conferma, prima di tutto, la frontiera della “Palestina” e la formalizza! Non la Palestina del 1948, né del 1967, né del 1992, ma piuttosto una sorta di miniatura di una qualsiasi Palestina microscopica, che si estenda lungo la costa del Mediterraneo, da nord a sud della Striscia di Gaza!

Congratulazioni Hamas! Madre de Deus, Nostro Sennor! [16]
In secondo luogo, a livello intra-palestinese, la fatwa vieta qualsiasi azione militare contro Israele,  definendo quindi Hamas come l’unica autorità militare, politica, civile e religiosa di Gaza, l’unica che potrebbe decidere la guerra o la pace con Israele. Tuttavia, questa “ascesa” di Hamas fra gli dei formalizza e istituzionalizza il suo potere non solo a Gaza, ma anche nella diaspora palestinese,  accelerando la creazione di due “entità” isolate e separate dal territorio Israele: l’emirato di Hamas a Gaza e la contea dell’OLP nella West Bank.

Che farsa! Che tragedia! Allora il Signore fu con Giosuè, e la sua fama si diffuse in tutto il paese [17]
In terzo luogo, a livello inter-arabo, la fatwa è una dichiarazione di Hamas, chiara come il cielo blu di Beirut a luglio, della rottura completa con il resto dei paesi arabi che ancora resistono alla normalizzazione con Israele, e conferma anche che la resistenza non è più una scelta, e ciò con  dispiacere del discorso trionfalistico dei millantatori e degli sbruffoni dei media palestinesi e di quelli etichettati “resistenti”, dopo la dichiarazione della tregua tra Israele e Gaza.

Cosa è successo a Nasreddin Hodja Djeha quando tagliò il ramo su cui sedeva
Nasreddin Hodja Djeha stava a cavalcioni di un grosso ramo di ciliegio, coi calzoni larghi e un lungo caffettano bianco che circondava la sua vita e le gambe che ondeggiavano da una parte all’altra, ogni volta che brandiva l’ascia.
- Salute su di voi, Effendi Nasreddin Hodja Djeha! gli disse una voce.
- Che sia con te, Effendi Khalid! disse Nasreddin Hodja Djeha stando seduto sul ramo. Posando la sua ascia, sistemava il turbante che gli era scivolato.
- Cadrai dall’albero! gli disse Khalid, Guarda che ci sei seduto!
- Faresti meglio a guardare dove cammini, rispose Nasreddin Hodja Djeha. Le persone che guardano le cime degli alberi e le nuvole è sicuro che sbattono le dita dei piedi.
Improvvisamente, il ramo cadde a terra, seguito dall’ascia e poi da Nasreddin Hodja Djeha. Era troppo occupato per notare che era seduto sul lato sbagliato del ramo che stava tagliando. In conclusione, sembra che il destino di Hamas, dopo la rottura con la Siria e l’Iran e dopo il precipitazione dei suoi dirigenti a presentarsi sotto il mantello dell’emiro del Qatar, non sarà in nessun punto meno tragico del destino di mullah Nasreddin Hodja Djeha quando tagliò il ramo su cui era seduto. Escludendosi dalla retroguardia – Iran e la Siria – la Striscia di Gaza sarà da oggi vittima degli stati d’animo dei re d’Israele.

Fida Dakroub, Ph.D Sito ufficiale dell’autrice: FidaDakroub.net

Note
[1] L’Orient-Le Jour, 23 ottobre 2012, “L’emiro del Qatar, ‘il primo leader arabo a rompere la politica del blocco’ a Gaza
[2] Distinguiamo nei nostri scritti l’arabo e l’arabico o abitante della penisola arabica, che per il suo substrato culturale, si oppone al primo. Quest’ultimo è stato creato in Siria, proprio a Damasco, attraverso le civiltà siriaca e greca, o cristiano siriana, una delle più grandi civiltà della storia umana, la civiltà araba.
[3] loc.
[4] Tra i testi biblici che hanno ispirato l’artista, vi è la saga di Sansone e Dalila con la loro disavventura. Questa storia appare nel libro dei Giudici (13: 1-16: 22).
[5] L’autrice usa l’espressione ironica “la primavera degli arabi” al posto della “primavera araba”.
[6] France 24, 24 febbraio 2012, “Hamas formalizza il suo divorzio con il regime di Damasco.”
[7] loc.
[8] loc.
[9] Harel, Amos, 15 novembre 2012, “L’escalation a Gaza non significa necessariamente che Israele vada in guerra”, Haaretz.
[10] Rudoren, Jodi, 23 ottobre 2012, “L’emiro del Qatar visita Gaza donando 400 milioni di dollari ad Hamas“, The New York Times.
[11] Henderson, Simon, 22 ottobre 2012, “L’emiro del Qatar visita Gaza“, Washington Institute
[12] Dichiarazione del segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah.
[13] Una fatwa è, nell’Islam, una consulenza legale fornita da uno specialista in legge islamica su una particolare questione.
[14] Kamal, Sana, 27 novembre 2012, al-Akhbar
[15] Allusione al romanzo di Gabriel García Márquez “Il generale nel labirinto“. Si tratta di un racconto romanzato degli ultimi giorni di Simon Bolivar, il liberatore e leader della Colombia, che racconta anche l’ultimo viaggio di Bolivar da Bogotà fino alla costa settentrionale della Colombia, nel suo tentativo di lasciare l’America del Sud esiliandosi in Europa.
[16] Madre di Dio, nostro Signore. Il manoscritto del Cantigas de Santa María è una delle più grandi collezioni di canzoni monofoniche della letteratura medievale occidentale, scritta durante il regno di re Alfonso X di Castiglia, conosciuto come el Sabio o il Saggio (1221-1284).
[17] Libro di Giosuè, 6:27.

Dottoressa ricercatrice in Studi francesi (University of Western Ontario, 2010) Fida Dakroub è una scrittrice e ricercatrice in teoria bachtiniana. È anche un’attivista per la pace e i diritti civili.
Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio SitoAurora

Hamas ha assassinato il capo del programma missilistico siriano?

Uprooted Palestinians 28 novembre 2012


“La Siria ha abbracciato Mishaal come un orfano in cerca di rifugio, dopo che gli altri paesi gli chiusero la porta in faccia.”

“Il giorno in cui hanno cercato di ucciderlo è stato il giorno in cui Mishal è ridiventato un leader”,  ha detto a McGeough un giornalista giordano. “L’uomo che morì quel giorno fu Abu Marzook. Nessuno voleva parlare con il moderato Abu Marzook” (conosciuto come Mr. CIA), dopodiché,  Mishal, Mishal, Mishal”. Era solo fortuna come dice McGeough?

Poche settimane fa ho scritto: “Non sono sorpreso di sapere che il giorno in cui hanno cercato di uccidere Mishaal (Mr. Mossad), il leader fu fatto partorire da due ostetriche, Netanyahu e re Hussain.  Il re Hussain morì nel 1999, e Mishaal fu espulso in Siria lo stesso anno. Fu una coincidenza o il momento giusto per impiantare Mr. Mossad in Siria”.
Oggi, dopo la lettura e la traduzione della lettera aperta di Amr Nassef a Mishaal, ho scritto: “Comunque, Imad Mughniyeh ha incontrato il figlio ingrato di Hamas, il ‘martire vivente’, 5 ore prima del suo assassinio da parte del Mossad. Pochi giorni dopo la ‘storica’ visita dell’emiro del Qatar a Gaza, Israele ha assassinato al-Jaabari, il ‘Mughniyeh palestinese’.” Comunque, secondo al-Quds al-Arabi, al-Jaabari supportava l’accordo di Doha tra Mishaal e Abbas. “Nove mesi fa, fonti informate di Hamas avevano detto ad al-Quds della controversia tra i ranghi di Hamas sull’accordo di Doha… Le fonti hanno detto che c’è una spaccatura sull’accordo di Doha  all’interno della leadership di al-Qassam, la spina dorsale delle agenzie di sicurezza che operano nella Striscia di Gaza. Secondo tali fonti, Mohammed Deif, che è il padrino del braccio armato del movimento, sosteneva la posizione del Dr. Mahmoud al-Zahar, che si oppone apertamente a Khaled Mishaal.”
Ora leggete questo: “Hamas ha colpito Tel Aviv con missili ideati dal Generale Nabil Zughaib e consegnati attraverso i tunnel a Gaza da Imad Mughniyeh, e l’ingrata Hamas ha ucciso entrambi.”
Leggasi la seguente storia: “Durante colloqui informali con il ministro degli esteri egiziano Mohamed Kamel Amr…  Clinton espresse la sua ‘indignazione perché Israele aveva assassinato il comandante militare di Hamas Ahmed Jaabari, portando all’escalation del confronto… così come Jaabari era il migliore ufficiale in grado di controllare la sicurezza della Striscia di Gaza e di comprendere una qualsiasi possibilità di raggiungere una tregua.’
La fonte citava un dirigente palestinese, che per caso era vicino ai colloquianti, che diceva di aver sentito con le sue orecchie la Clinton dire al suo omologo egiziano: “Chi ha ucciso il Generale Nabil Zughaib non avrebbe dovuto essere premiato uccidendogli il comandante militare. Questo è quello che ho detto gli israeliani.” Il leader palestinese, utilizzando il motore di ricerca su Internet, ha scoperto che Clinton stava parlando del Maggior Generale Dr. Nabil Zugheib assassinato a Damasco il 21 luglio con tutti i membri della sua famiglia, mentre stavano andando nella loro nuova casa ‘segreta’, a  Masaken Barzeh, “dopo che le bande dell’ELS avevano trovato la sua casa nel quartiere di Bab Touma e iniziato a sorvegliarlo.”
Scioccato e stordito, il leader palestinese chiamò un amico nell’ufficio dell’OLP a Damasco, e una figura palestinese indipendente che vive in Siria e Libano, per raccogliere maggiori informazioni. Alla fine, e dopo un controllo incrociato, ha concluso che il generale Zugheib, responsabile del programma missilistico siriano, era stato assassinato dalla rete di Hamas a Damasco, gestita da Kamal Ghannajah, capo della sua sicurezza in Siria, che fu assassinato a giugno nella sua abitazione, nel quartiere Qudsaya, a ovest di Damasco.
Ecco alcune citazioni estratte da un post precedente: “Secondo fonti affidabili, SyriaTruth ha affermato che Ghannajah era coinvolto in operazioni terroristiche condotte dai gruppi armati siriani e non siriani contro le istituzioni, le personalità siriane e palestinesi vicine al regime, tra cui l’”Esercito di liberazione palestinese”, i cui depositi di armi nei sobborghi di Damasco sono stati saccheggiati dai gruppi armati sotto la supervisione personale di Ghanajah”. Un’altra fonte ha detto che “è confermato che Ghanajah aveva previsto un’infrastruttura per i gruppi armati islamisti nei sobborghi di Damasco, e in particolare per quelli connessi con i Fratelli musulmani, tra cui nascondigli, magazzini di armi, auto fuoristrada, mitragliatrici Dushka, mezzi di comunicazione, ecc”. Secondo la fonte, le indagini siriane hanno rivelato che Ghannajah, in virtù delle sue forti relazioni con i funzionari di sicurezza siriani, imposte dalla natura del suo lavoro, gli diedero “le chiavi della sicurezza e delle strutture” che ha messo al servizio dei gruppi armati siriani, permettendogli in seguito di assassinare alti ufficiali dell’esercito e dei servizi di intelligence siriani e dell’”Esercito di Liberazione palestinese”, e di rapinare a mano armata i depositi di armi e di far saltare in aria un certo numero di importanti centri di sicurezza militari dentro e fuori Damasco. Ha anche usato le strutture di sicurezza affidategli dalle autorità siriane a favore dell’opposizione armata siriana, da e per il Libano. La fonte afferma che… gli assassini di Hamas hanno la residenza nel quartiere Masaken Barzeh di Damasco, e non nel campo profughi di Yarmouk o nella zona della pietra nera, dove la maggior parte dei membri di Hamas viveva; centinaia di loro si sono uniti all’ELS nel corso degli ultimi sei mesi.”
Secondo la fonte, il gruppo di Hamas implicato nell’assassinio del Maggiore Generale Zugheib, ha legami con un gruppo vicino ai servizi speciali della sicurezza interna di Khaled Mishaal, che almeno uno di esso è coinvolto nell’assassinio di Imad Mughniyeh, il comandante militare di Hezbollah, nel febbraio 2008. E’ importante notare che l’indagine sull’assassinio di Mughniyeh, condotta dalle competenti autorità siriane e da Hezbollah, ha stabilito nel 2009 che un compagno di Khaled Mishaal, che era incaricato di preparare gli incontri di Mishaal con Imad Mughniyeh e del trasferimento di armi a Gaza e del trasferimento di combattenti in Libano per l’addestramento, era stato reclutato dai servizi segreti giordani durante il suo soggiorno in Giordania, dopo il suo rilascio dalle carceri israeliane. Non è improbabile che l’intelligence israeliana lo abbia reclutato durante la sua detenzione.
A causa dell’imbarazzo, sia Hezbollah che la Siria hanno annullato una dichiarazione sui risultati delle indagini. Se questa storia è vera, sarebbe uno dei più strani paradossi della decadenza morale della storia. Hamas ha colpito Tel Aviv con missili ideati dal generale Nabil Zughaib e consegnati attraverso i tunnel a Gaza da Imad Mughniyeh, e l’ingrata Hamas ha ucciso entrambi.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Combattere il terrorismo in Siria

Boris Dolgov, Strategic Culture Foundation, 24.07.2012

Dopo l’attacco terroristico del 18 luglio contro la sede del ministero della sicurezza di Damasco, che ha causato la morte di alcuni alti funzionari del governo e comandanti militari siriani, tra cui il ministro della difesa, il suo vice, il ministro degli interni e il capo dell’intelligence dell’esercito (cognato di B. Assad). Il ministro degli esteri siriano Walid al-Muallem e il direttore dell’agenzia del controspionaggio sarebbero stati ricoverati in ospedale e in condizioni critiche (l’autore fa una serie di confusioni. Il ministro degli interni al-Shaar è rimasto ferito, non ucciso, e Muallem non era neanche presente alla riunione. NdT). Un kamikaze, che evidentemente lavorava al ministero della difesa, aveva piazzato una bomba nell’edificio situato di fronte l’ambasciata degli Stati Uniti, e fatto esplodere quando l’amministrazione siriana stava tenendo una riunione con i capi della sicurezza. Due gruppi di insorti – l’ esercito libero siriano e le brigate di Allah – hanno rivendicato l’atto terroristico che ha portato a un’ondata di emozioni positive presso il Consiglio Nazionale siriano di Istanbul. Si deve notare nel contesto che, spingendo a un cambio di regime in Siria a tutti i costi, i leader dell’opposizione siriana che hanno visitato Mosca il 10-11 luglio, tra i quali il presidente del Consiglio Abdulbaset Saida e Michael Kilo, il leader della Tribuna Libera stabilita a Cairo lo scorso anno, avrebbero aderito ai contatti di Ginevra. Era abbastanza chiaro, durante i round dei negoziati in Russia, in uno dei quali ho preso parte, che l’unico vero obiettivo dietro l’agenda degli ospiti era parlare con Mosca per sostenere il corso finalizzato alla cacciata dell’attuale amministrazione in Siria. In realtà, gli inviati del Consiglio nazionale siriano hanno ammesso le attività di coordinamento con l’esercito libero siriano che, alla luce dei recenti sviluppi, significa automaticamente complicità col terrorismo.
L’assassinio dei funzionari chiave della sicurezza e del governo è stato un duro colpo per la Siria ma, contrariamente alle aspettative di coloro che avevano pianificato l’attentato, non ha destabilizzato il regime del paese. Sulla scia del dramma, vari media globali, con al-Jazeera e al-Arabiya che come al solito, spargevano la notizia che B. Assad era in viaggio verso l’aeroporto, nel tentativo di fuggire, e che i militari dell’esercito siriano stavano passando in massa dalla parte dell’opposizione. In realtà, il Gen. Fahd Jassem al-Freij, che B. Assad ha nominato nuovo ministro della difesa, ha promesso che le forze sotto il suo comando ripuliranno in modo decisivo il paese dalle formazioni di banditi e, anzi, la scorsa settimana circa, l’esercito siriano è riuscito a cacciare gli insorti dai sobborghi di Damasco, oltre a lanciare diversi raid riusciti nella città di Hama e nelle regioni adiacenti ai confini con l’Iraq, Libano e Turchia, uccidendo centinaia di guerriglieri.
La reazione occidentale all’atto terroristico era consonante con la sua più ampia politica nei confronti della Siria. Avendo sommariamente condannato il terrorismo, i capi della diplomazia di Gran Bretagna, Francia e Italia hanno continuato a dare la colpa dell’escalation all’amministrazione siriana e di affermare niente di meno che la rimozione del presidente Assad dal suo incarico, potrebbe contribuire a disinnescare la crisi. Il segretario alla difesa statunitense Leon Panetta ha detto di sperare che la comunità internazionale diventi più “aggressiva” nei suoi tentativi di porre fine alla crisi in Siria. Al contrario, il capo della missione delle Nazioni Unite Maggior-Generale Robert  Mood, dovrebbe essere accreditato per attenersi a una posizione equilibrata, esprimendo la sua disapprovazione del recente atto terroristico, esortando entrambe le parti in conflitto a rinunciare alla violenza e ad aprirsi al dialogo. L’inviato del ministero degli esteri russo ha rilasciato una dichiarazione dai toni forti in relazione all’attacco terroristico, consegnando le condoglianze alle famiglie delle vittime, e sottolineando che gli autori dovranno essere debitamente puniti. I leader russi e statunitensi hanno discusso della situazione al telefono, l’opinione condivisa è che le Convenzioni di Ginevra devono essere pienamente rispettate. Pochi giorni fa, il rispetto delle Convenzioni di Ginevra era stato analogamente espresso dal presidente russo Vladimir Putin e dal premier turco R.Erdogan, quando si erano incontrati a Mosca. Qualche tempo prima, Ankara aveva indicato che, dal suo punto di vista, un intervento in Siria sarebbe un’opzione accettabile. La Russia ha confermato la sua opposizione a qualsiasi intervento in Siria, quando si è votato al Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla risoluzione presentata dalla Gran Bretagna. Il documento, cui la Russia e la Cina hanno posto il veto di concerto, proponeva sanzioni contro l’amministrazione siriana e, con un riferimento all’articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, dichiarava che un intervento in Siria era tra le possibilità. Una risoluzione alternativa finalmente è stata approvata, riflettendo il compromesso tra l’approccio occidentale e quello seguito da Russia e Cina. E’ rivolto ad entrambe le parti nel conflitto siriano, con un appello a porre fine alle violenze e a prolungare di un mese il mandato della missione ONU.
Un segmento dei media russi compie seri sforzi per offrire una copertura obiettiva e imparziale di quanto sta accadendo in Siria. Il corrispondente del canale TV Vesti, A. Popov, per esempio, ha presentato le testimonianze di cittadini siriani sui ribelli dell’Esercito libero siriano che prendono in ostaggio i parenti dei residenti di un villaggio nei pressi di Hama, ne uccidono alcuni per costringere gli abitanti del villaggio a incendiare un posto di blocco del governo; costringendoli sotto la minaccia che il resto degli ostaggi sarebbero stati fucilati. Il ministro degli esteri della Russia S. Lavrov, in seguito ha citato il rapporto in una conferenza stampa.
L’attacco terroristico a Damasco del 18 luglio, ha segnato l’apertura di una nuova fase nella spirale della crisi siriana. I gruppi di opposizione, che hanno rivendicato l’attentato – l’esercito libero siriano e il Consiglio nazionale siriano che hanno scelto di sostenere pienamente l’atto – hanno mostrato la loro avversione a priori a ogni forma di dialogo con l’amministrazione e, come parte del pacchetto, hanno dimostrato disprezzo totale per tutte le pertinenti convenzioni internazionali, sia le convenzioni di Ginevra che il piano di Kofi Annan. Il recente atto terroristico, insieme a quelli precedenti, ha chiarito che l’obiettivo dell’opposizione è eliminare, politicamente e fisicamente, l’attuale leadership siriana, ed è dubbio che una più ampia agenda politica si trovi dietro l’insurrezione in Siria. Date le circostanze, dialogo o mosse di più ampia portata, come la formazione di un governo di transizione con i rappresentanti dell’opposizione, sono sicuramente fuori discussione. L’unico approccio ragionevole per gruppi che praticano il terrorismo è che essi devono o chiudere le attività terroristiche e gettare le armi o essere distrutti. Diversi paesi hanno dovuto reprimere gruppi terroristici in passato, come l’Italia con le Brigate Rosse negli anni ’70, la Spagna, con l’ETA negli anni ’80-’90, la Francia con il Gruppo Islamico Armato (GIA) negli anni ’90, l’Algeria col Fronte Islamico di Salvezza e il Gruppo Islamico Armato negli anni ’90-2000, e al-Qaida nel Maghreb islamico, in una campagna ancora in svolgimento.
La posizione adottata da Mosca – il rifiuto dell’intervento, richiesta di dialogo tra l’amministrazione e la parte ragionevole dell’opposizione – è del tutto adeguata. Tiene conto degli interessi della nazione siriana e anche quelle della Russia. Uno scenario alternativo all’orizzonte sarebbe la partizione della Siria lungo linee etniche e religiose, la conquista del potere nel paese frammentato da parte di gruppi radicali musulmani, con gli arsenali siriani probabilmente rivolti contro la Russia, una destabilizzazione regionale più ampia che richiederebbe una sempre più inclusiva campagna militare internazionale e, potenzialmente, una guerra combattuta da Iran, Israele e Turchia.
Il rafforzamento della presenza militare russa nella regione è di fondamentale importanza in questo momento. Sarebbe una mossa tempestiva rafforzare le strutture militari che la Russia mantiene a Tartus in Siria, forse al punto di trasformarle in una vera e propria base militare da utilizzare per garantire la permanente presenza militare russa in Siria e nella regione mediterranea … Le proteste dall’Occidente, che probabilmente seguirebbero, non devono essere prese a cuore – la rete di basi militari degli Stati Uniti si estende in gran parte del mondo, e che Washington vende come attuazione della democrazia globale. La tutela dei legittimi interessi nazionali della Russia non è affatto premessa di una ripresa della Guerra Fredda. Le aggressioni dell’Occidente contro Jugoslavia, Iraq, Costa d’Avorio e Libia, seguono con sempre maggiore frequenza, e Mosca ha bisogno di costruirsi i muscoli militari e salvaguardare il suo status geopolitico, al fine di rimanere sicura e immune da qualsiasi tipo di “Primavera russa”.

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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