Il Sud Africa nega il visto al Dalai Lama? Mai sprecare un’opportunità per diffondere propaganda della CIA

Christof Lehmann, Nsnbc, 08/09/2014

Il Sud Africa avrebbe negato il visto a Tenzin Gyatso, alias Dalai Lama, che voleva entrare nel Paese per partecipare alla 14° conferenza dei vincitori del Premio Nobel. Il governo cinese e quello sudafricano considerano Tenzin Gyatso un esule che sfrutta una copertura religiosa per tentare di sovvertire l’integrità territoriale e politica della Cina. Il Dalai Lama e gli altri monaci tibetani in esilio, hanno una lunga e ben documentata cooperazione con la CIA.

12dalailama1La comunità buddista internazionale, tra cui la maggioranza dei tibetani buddisti, considera da tempo il Dalai Lama e il cosiddetto governo tibetano in esilio dei reietti che contaminano la religione buddista, come i voti e gli obblighi dei monaci, la cui vita dovrebbe concentrarsi sullo spirituale ed illuminare la comunità, piuttosto che avere incarichi politici, viaggiando come diplomatici in alberghi di lusso ed istigando insurrezioni armate con l’aiuto dei servizi segreti stranieri. Anche il numero di praticanti del buddismo tibetano, che negli Stati Uniti e in Europa si svegliano su tali evidenti incongruenze, aumenta nonostante il budget miliardario dei film di propaganda di Hollywood.
Il Ministero degli Esteri sudafricano ha detto che la sua Alta Commissione in India ha ricevuto una domanda di visto, ma ha negato sia stata respinta, aggiungendo che era oggetto di normale procedimento. Il Dalai Lama avrebbe poi annullato il viaggio. L’agenzia Reuters, tuttavia, cita un rappresentante in Sud Africa del Dalai Lama, Nangsa Chodon, dire “Abbiamo saputo informalmente che a Sua Santità non sarà possibile avere il visto“. Gyatzo avrebbe poi annullato il previsto viaggio. Né Reuters, né il rappresentante sudafricano di “Sua Santità” hanno fornito prove a sostegno della tesi che il governo sudafricano s’è rifiutato di rilasciare il visto e che la richiesta del Dalai Lama sia stata gestita diversamente dalle domande di visto di altri viaggiatori. Tale circostanza, tuttavia, non impedisce a Reuters di pubblicare un articolo dal titolo “Il Sud Africa ancora nega al Dalai Lama il visto”. The Guardian segue affermando “Al Dalai Lama negato il visto per l’Africa Summit Nobel”. ABC, sulla base di AP riprende “Al Dalai Lama nuovamente rifiutato il visto per il Sud Africa“. Supponendo che il Ministero degli Esteri sudafricano abbia utilizzato canali non ufficiali per comunicare che difficilmente Tenzin Gyatzo, alias Dalai Lama, avrebbe avuto il visto, come sostenuto da Nagsa Chodon, il Ministero degli Esteri sudafricano avrebbe voluto risparmiare a “Sua Santità” l’imbarazzo di affermare pubblicamente perché non avrebbe avuto il visto.
Una questione aperta discussa dai buddisti di tutto il mondo è come un monaco possa essere un re? Non è coerente anche con il più elementare insegnamento o Dharma buddhista. Un altro problema potrebbe essere il fatto che il premio Nobel per la pace ha sostenuto attivamente l’insurrezione secessionista armata appoggiata dalla CIA, come riportato da Süddeutsche Zeitung e molti altri.

Un ricordo del Tibet governato dal feudalesimo teocratico: le mutilazioni nel vecchio Tibet. Un pastore mostra le mani amputante da un Lama. Il padrone Lama prese la moglie di quest'uomo, e quando si oppose le sue mani vennero colpite fino a staccarle. Fecero lo stesso al fratello e alla sorella, entrambi morti per lo shock.

Un ricordo del Tibet governato dal feudalesimo teocratico: le mutilazioni nel vecchio Tibet. Un pastore mostra le mani amputante da un Lama. Il padrone Lama prese la moglie di quest’uomo, e quando si oppose le sue mani vennero colpite fino a staccarle. Fecero lo stesso al fratello e alla sorella, entrambi morti per lo shock.

Riguardo l’Africa, si può dire che la reti di buddisti tibetani esiliati accusavano la Cina di genocidio in Darfur fino alle Olimpiadi del 2008, e numerose altre diffamazioni contro il Sud Africa, alleato della Cina nei BRICS, grata per la posizione del Sudafrica verso il re-monaco in esilio. Un articolo ben documentato dal titolo “La diffamazione collettiva del Dalai Lama contro la Cina” contiene numerosi riferimenti a ricerche che documentano come le accuse che vanno dal genocidio a pulizia etnica, infanticidio, sterilizzazione forzata, genocidio culturale siano infondate e che nessuna prova a sostegno è stata mostrata trattandosi di propaganda diffamatoria. Un altro, articolo ben documentato, intitolato “La verità sull’auto-immolazione: il buddismo tibetano rapito dalla politica“, smonta i tanti articoli sulle auto-immolazioni causate da oppressione religiosa e politica come ennesima truffa propagandistica condotta contro la Cina, abusando delle buone intenzioni dei buddisti nel mondo per scopi politici.
Considerando la serie di vincitori del Premio Nobel per la Pace, tra cui Henry Kissinger, Barak Obama e Tenzin Gyatso, è sorprendente che il Sudafrica ospiti un incontro di tali premiati. Perché non lasciare che si riuniscano presso gli stabilimenti chimici Nobel in Norvegia, specializzati nella produzione dalla dinamite ai propellenti ed esplosivi a base di azoto, invece?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Nashya-chan: come distruggere con un tratto di matita la propaganda BAO (Blocco Americanista-Occidentalista)

Alessandro Lattanzio, 26 marzo 2014

Natalia_Poklonskaya_by_phanc002Con la nomina del nuovo procuratore generale della Repubblica Autonoma di Crimea, Natalija Pokhlonskaja, Mosca infligge un notevole colpo alla propaganda mediatica occidentalista-hollywoodiana rappresentata dall’orridume delle Femen, le cubiste dell’imperialismo del XXI secolo, che i loro referenti e mandanti (e mezzani), Radio Free Europe/Liberty (ovvero la CIA) e George Soros, finanziatore di ogni golpe colorato mascherato da carnevalata giovanil-democratica, nonché loro agente presso i mass media occidentali, soprattutto presso organi come MTV (finanziata da Soros stesso) e RAI3/TG3, utilizzano per spacciare in modo mirato e sistematico presso il pubblico o segmenti specifici del pubblico occidentale, la paccottiglia vomitata dai ‘pensatoi’ massmediatici anglosassoni. La pornografia integralista rappresentata dalle Femen, affiancata da un invertitismo sessuale/di genere elevato a modello totalitario di vita, sono le ultime armi mediatiche impiegate dall’industria della disinformazione occidentale/occidentalista. Armi, però, spuntate, poiché ideate per un pubblico esclusivamente occidentalista dal pensiero ottusamente occidento-centrico di cui sono preda le dirigenze atlantiste, della NATO e dell’UE,  impedendogli antropologicamente di comprendere che presso la vasta maggioranza del resto del mondo, al di fuori dei confini dei salotti più o meno alternativi della NATO/UE, le Femen vengono percepite semplicemente per quel che sono, delle prostitute, mentre il discorso integralista sull’omosessualità militante e interventista non può scalfire di certo gli ambiti socio-culturali esterni al Non-mondo occidentale. Si pensi ai viados e ai transgender presenti e accettati in realtà come il Brasile o la Thailandia. Figurarsi quale sconvolgimento potrebbero mai procurare in queste regioni le chiacchiere sul ‘matrimonio per tutti’ e altra consimile réclame televisiva. E in certe regioni, in Africa od Oceania, per esempio, merito anche dell’ideologia religiosa americanista spacciatavi, essere di gusti sessuali alternativi è realmente un gravissimo rischio.
Tornando su Nashya-chan, infatti, il fenomeno che in questi giorni la vede oggetto dell’interesse degli ‘otaku’ di tutto il mondo è merito, non a caso, dei giapponesi, che nonostante la presenza materiale degli USA nel loro Paese, sono riusciti a produrre un sistema massmediatico e culturale nazional-popolare autenticamente indipendente e distinto dalla macchina disinfo-mediatica di Hollywood.
Se l’imperialismo culturale americanista ha deciso d’incentrare il proprio apparato sull’immagine ‘realistica’ degli esseri umani (o meglio, sulle figure degli attori che interpretano film, telefilm, soap opera), in realtà riflettendo solo una stilizzazione oltraggiosamente appiattita e schematica dal gretto scopo utilitaristico, nemico/amico, american/unamerican sul piano politico, o per segmenti di mercato sul piano economico; in Giappone, invece, si è deciso di puntare sull’animazione. Sebbene la potente industria degli Anime del Giappone sia nata negli anni ’60, essa si basa su un retaggio ultrasecolare. In Giappone è assai diffusa la produzione dei Manga, la formula locale dei fumetti occidentali, ma dal carattere assai più libero e democratico poiché non si tratta soltanto si usufruire della produzione, ma di parteciparvi direttamente. Gli autori di Manga in Giappone sono migliaia; e a migliaia si cimentano nella realizzazione di tali serie non solo nel disegno dei personaggi, ma anche nella sceneggiatura e nella elaborazione caratteriale dei personaggi, spesso, quasi sempre, molto più profondi e umani delle macchiette hollywoodiane spacciate dai media occidentalisti. Umani a una dimensione contro personaggi disegnati che assumono quadridimensionalità grazie ai loro creatori ed autori, che come detto, sono gli eredi di una pratica ultrasecolare. Il Giappone dal 1608 al 1868 visse in pace, senza partecipare a guerre o subire particolari tumulti. I samurai, disoccupati, quindi iniziarono a posare la katana per dedicarsi ai libri, a studiarli e a scriverli. La lettura divenne un’occupazione nazionale e popolare. Ed oggi, come già indicato, questa tradizione si riflette sugli autori di Manga (i mangaka); e i Manga a loro volta sono alla base del 90% degli Anime (le animazioni) prodotti in Giappone. Come detto, l’imponente industria dell’animazione giapponese nacque negli anni ’60, anche con un indiretto imput sovietico, ma è esplosa nel 1995, quando l’industria subì un notevole processo di ristrutturazione, infatti da allora sono stati prodotti oltre 3000 serie di Anime, su un totale di circa 6000 serie prodotte in 50 anni.
E Nashya-chan, Natalija Pokhlonskaja, che c’entra?
Natalia-Poklonskaya6x Quasi sempre, le protagoniste oggettive e soggettive dei Manga/Anime sono le ragazze, le donne. Ovviamente la donna concepita nel pur moderno Giappone contemporaneo, difficilmente riflette l’idealtipo occidentalista, men che meno oggi, anche nei casi più estremi, quando si tratta perfino di guerriere terrestri o aliene, soldatesse di eserciti immaginari, o meno, raffigurate nella panoplia quasi infinita di caratteri e generi presenti nella produzione dei Manga/Anime: in sostanza il personaggio, donna, ma anche uomo, perfino nelle controfigure malvagie, viene sempre tenuta nell’ambito della dimensione umana, al contrario dei personaggi-monstre hollywoodiani. Quindi, una figura come il Procuratore Generale di Crimea Natalija Pokhlonskaja, non poteva non attrarre l’interesse dei mangaka del lontano Giappone dal tradizionalismo futuristico. L’aspetto di donna in divisa, con poteri, ma che apparendo con netta immagine di donna, resta nella sua dimensione umana. E’ questo che ha intrigato la produzione nazional-popolare giapponese, riflessa poi sul sempre più ampio pubblico mondiale dei Manga/Anime. Una fortuna che riguarda l’estranea Pokhlonskaja e che invece ignora le laide professioniste dell’immagine quali Femen, Madonna, Lady Gaga o Mily Cyrus, il cui squallore mai concederà loro l’onore di divenire acclamati personaggi dell’universo Manga/Anime. Quindi non a caso proviene dall’oriente questo notevole colpo mediatico del mondo multipolare, oramai sempre più esausto dell’invasione mediatico-disinformativa hollywoodiano-atlantista.

Il viso fresco di Poklonskaja, che parla alla stampa circondata da microfoni ha ispirato i fan-art giapponesi e russi. La maggior parte delle immagini sono disegnate nello stile manga enfatizzandone grottescamente l’aspetto “simpatico” o “kawaii” di Pokhlonskaja. Dopo la prima apparizione sul repository mangaka giapponese Pixiv, le immagini si sono diffuse viralmente sui forum RuNet e imageboards, come Pikabu.ru, ispirandone varianti memetiche.
_natalia_poklonskaya__by_mikhailn-d7babnu L’11 marzo 2014, Pokhlonskaja è stata nominata Procuratore Generale della Repubblica Autonoma di Crimea e alla prima apparizione a una conferenza stampa definì i golpisti ucraini “diavoli di cenere“; il video venne caricato su YouTube. Non sapeva che avrebbe fatto sensazione su Internet, durante quella notte e nel lontano Giappone, dove non capendo una parola di ciò che diceva, sarebbe stata ammirata non per quello che era diventata, ma per come appariva. Infatti, il 13 marzo, il video venne ricaricato sul canale giapponese YouTubi News, ricevendo così 228000 visualizzazioni e 120 commenti nei primi quattro giorni. Il 15 marzo, il notiziario giapponese RocketNews24 postò diverse foto di Pokhlonskaja e riferì del fandom sul pubblico ministero formatosi tra i netizen giapponesi. Il 16 marzo, su Lowyat Forum venne creato un thread su Pokhlonskaja, indicandola come “nuovo procuratore sexy di Putin“, e il giorno seguente sulla pagina Facebook della comunità venne lanciata la pagina dal titolo “Natalia Poklonskaya“, con numerose foto ed illustrazioni del procuratore di Crimea. Nelle prime 20 ore, la pagina raccolse 1400 mi piace. Il 18 marzo, un thread su Pokhlonskaja fu creato nella pagina internazionale di 4chan la più importante comunità anglofona online del Giappone, con oltre 700000 messaggi al giorno emessi da circa sette milioni di visitatori quotidiani. “È assai più probabile vedere vecchi stoici con impressionanti uniformi sedersi dietro dei microfoni durante le conferenze stampa del mondo reale, piuttosto che attraenti giovani donne ai vertici militari/governativi, molto più abbondanti nel mondo degli anime. Nelle ultime stagioni ne abbiamo viste molte:
Premier New JOIR Sashinami Shouko (Valvrave)
Ammiraglio Ridgett (Suisei no Gargantia)
Tenente/Capitano Vicecomandante in capo Amane (Majestic Prince)
Direttrice Chouno Ami (Girls und Panzer)
Tenente Takamura Yui (Muv-Luv Alternative)”
Ma anche l’ex-premier ucraina Julija Timoshenko ebbe l’onore di esser oggetto di un anime, nel ruolo di boss mafioso:tymosh-animeFonti:
Rabujoi
Know Your Meme
IBTimes
Global Voices online

Turchia contro Siria: ultimo sussulto della NATO?

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 26/03/2014

1379912Le tensioni sono aumentate ancora una volta lungo il confine siriano-turco con mentre la Turchia abbatte un aereo da guerra siriano e terroristi appoggiati dalle truppe turche oltrepassano il confine verso la costa occidentale della Siria, nella provincia di Lataqia. Il rinnovato vigore della Turchia sembra essere in parte il risultato della pressione esercitata sul primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan la folla sostenuta dagli USA che occupa le piazze da mesi cercandone l’estromissione. Citando Reuters e riportando AFP, l’articolo di RT, “La Turchia abbatte un jet siriano vicino al confine ‘per la violazione dello spazio aereo‘”, osserva che: “Il jet dall’aeronautica siriana è stato abbattuto nei pressi del valico di Qasab, nella provincia di Lataqia, dove aspri combattimenti tra le forze siriane e i ribelli armati si svolgono da tre giorni, secondo la Reuters”. E che: “La dichiarazione (dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate turche) nota che il jet è stato abbattuto a “1200 metri a sud del confine in territorio siriano nella regione di Qasab“, aggiungendo che le guardie di frontiera turche “hanno osservato la sua caduta“. L’aereo abbattuto durante lo svolgimento di raid aerei contro i militanti che attraversano il confine turco-siriano e persino rientrano in territorio siriano, suggerisce che non solo la Turchia ha ingiustificatamente colpito un aereo da guerra siriano sapendo che non era una minaccia, ma l’ha fatto fornendo supporto antiaereo ai terroristi riconosciuti tali a livello internazionale e che ospita sul proprio territorio. Inoltre, è stato riportato che il cugino del presidente siriano Bashar al-Assad, Hilal al-Assad, è stato ucciso negli scontri a Lataqia insieme a molti altri combattenti della milizia di difesa, mentre combatteva contro i terroristi di al-Qaida, al-Nusra. Reuters, nell’articolo “il cugino di Assad ucciso a Lataqia nello scontro con i ribelli siriani“, afferma: “…Hilal al-Assad, capo locale della Forza di Difesa Nazionale, e sette dei suoi combattenti, sono stati uccisi negli scontri con il Fronte al-Nusra e altre brigate islamiste”. Mentre la notizia della morte di Hilal al-Assad sarà sfruttata dall’occidente per il suo valore propagandistico, si deve ricordare che la guerra per procura dell’occidente è contro la nazione della Siria, non contro una particolare famiglia o anche il governo della Siria. La Siria ha  istituzioni e quando i leader vengono rimossi, nuovi leader ne prendono il posto, proprio come fu  illustrato dall’assassinio/attentato a Damasco del luglio 2012. La morte di Hilal al-Assad temprerà ulteriormente la volontà dei siriani nella lotta contro le violenze sostenute dall’estero.

L’offensiva di Lataqia è l'”ultimo sussulto” della grande campagna terroristica
La battaglia presso Lataqia rientra in ciò che sembra essere una grande manovra a tenaglia filo-occidentale sulla Siria. L’altro fronte, chiamato “Fronte del Sud” dall’occidente, comprende presumibilmente 49 fazioni terroristiche che operano lungo il confine siriano-giordano vicino alla città di Dara. L’operazione include il supporto materiale continuo da Arabia Saudita e Stati Uniti, e dispone di una campagna di PR per ritrarre gli estremisti settari come “laici” e “pro-democrazia”. Sulla creazione del “Fronte del Sud”, la Carnegie Endowment for International Peace ha persino dichiarato sul suo articolo: “Il ‘Fronte del Sud’ esiste?” che: “Piuttosto che un’iniziativa dei ribelli stessi, sono gli ufficiali stranieri che hanno sollecitato i comandanti ribelli a firmare una dichiarazione attestante la loro opposizione all’estremismo, dicendo che è precondizione per avere altri armi e denaro. Dato che i mendicanti non possono essere schizzinosi, i comandanti hanno scrollato le spalle e firmato, senza dichiarare una nuova alleanza ma aiutando i funzionari statunitensi a spuntare tutte le caselle giuste nei loro rapporti, sperando che ciò apra un’altra cassa di fucili”. Tuttavia, nonostante il rinnovato vigore retorico, l’occidente ha diretto un torrente di denaro, armi, attrezzature e anche combattenti stranieri oltre i confini della Siria fin dal 2011, ma senza alcun risultato. L’avanzata irreversibile delle forze di sicurezza siriane contro questo torrente, indica che la strategia occidentale ha fallito l’obiettivo ultimo del cambio di regime, e avrebbe fallito anche nell’indebolire sufficientemente la Siria in vista di un attacco sempre più improbabile all’Iran. I tentativi per tutto il 2013 di giustificare l’intervento militare occidentale diretto sono falliti, ma il fatto che siano state tentate, in primo luogo indica il fallimento delle forze legate all’occidente nel sopraffare militarmente la Siria o anche di controllare territorio abbastanza a lungo per ritagliarsi le tanto desiderate “zone cuscinetto” della NATO, con cui sperava di proiettare un supporto militare ancor più profondo in Siria.

L’ipocrisia della Turchia ne espone la disperazione
L’abbattimento di un aereo siriano che si sapeva colpiva i terroristi, intenzionalmente ricoverati nel territorio della Turchia, è problematico per diversi motivi. In primo luogo, questi militanti che s’infiltrano in Siria dalla Turchia sono apertamente identificati come Fronte al-Nusra di al-Qaida dal suddetto articolo di Reuters; al-Nusra è un’organizzazione terroristica denunciata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, rendendo così il governo turco colpevole di violazione delle leggi degli Stati Uniti e del diritto internazionale. In secondo luogo, in quanto membro della NATO da decenni, il ruolo della Turchia in favore dei terroristi di al-Qaida, ospitandoli nel suo territorio, fornendogli supporto materiale e coordinandone le attività militari anche con la sua forza aerea, durante quest’ultima incursione nella vicina Siria, il tutto mentre la NATO presumibilmente combatte “al-Qaida” in Afghanistan, illustra ulteriormente la profonda ipocrisia turca non solo in politica estera, ma mina profondamente la legittimità della NATO e della politica estera di ogni suo membro. Inoltre, l’insistenza della Turchia, secondo cui la Siria non ha il diritto di inseguire i terroristi vicino od oltre i suoi confini, ne compromette la vecchia politica di perseguire i curdi vicino e oltre i suoi confini. Di recente, nel 2011, proprio mentre rimproverava la Siria che combatte i terroristi, la Turchia inviava truppe e aerei da guerra oltre la frontiera con l’Iraq, alla “ricerca” di “ribelli curdi”. McClatchy ha riportato nell’articolo, “La Turchia invade l’Iraq dopo che i ribelli curdi hanno ucciso 26 soldati turchi”, che: “La Turchia ha inviato truppe e aerei da combattimento in Iraq, “inseguendo” i ribelli curdi che hanno ucciso più di 25 soldati turchi in diversi attacchi nel sud della provincia turca di Hakkari. E’ stata la prima violenza transfrontaliera in cinque anni, tra le truppe turche e i guerriglieri curdi che secondo la Turchia si rifugiano nel nord dell’Iraq”. Per saperne di più.
La recente opposizione turca alla lotta della Siria contro i gruppi terroristici dentro e lungo i suoi confini, darà ai nemici di Ankara la possibilità di sfruttare ulteriormente la lotta per l’indipendenza curda contro gli interessi turchi. Su un altro livello internazionale, il comportamento della Turchia, in particolare da membro della NATO, potrebbe essere citato da nazioni come il Pakistan riguardo le incursioni transfrontaliere della NATO dall’Afghanistan. Se la Turchia può abbattere aerei militari siriani che combattono i terroristi di al-Qaida che apertamente dilagano dal suo territorio, perché il Pakistan non potrebbe fare pressione sulla NATO che compie attacchi assai più ambigui contro obiettivi nel territorio pakistano?

Ultimo sussulto
Legittimità e reputazione dell’occidente soffrono direttamente dell’ipocrisia sistematica e sempre più palese che ostenta. Incapace di rispettare le norme che ha stabilito nell’assai presunto ordine globale che guida, scuotendo la fiducia di coloro che si aspettano di trovarci il loro posto. Mentre tale ipocrisia si manifesta con invasioni, occupazioni, terrorismo, cambio di regime, destabilizzazione politica ed economica, nonché propaganda sfacciata delle enormi società mediatiche dell’Occidente, il mondo cercherà un ordine totalmente diverso. L’insistenza occidentale nella sua campagna ad oltranza siriana, invece di riconoscere la sconfitta e cambiare passo, assicura che questa sia una delle sue ultime avventure. Mentre manda truppe e ascari ovunque ad immischiarsi in nome dei suoi interessi particolari, l’occidente dovrà fare a meno di supporto autorevole, legittimità o giustificazione morale o altrimenti. I fatti sul terreno combinato con la concessione occidentale ai trucchi propagandistici piuttosto che a un successo effettivo in Siria, indica che quest’ultima spinta a Lataqia nel nord, e a Dara nel sud, finirà come tutte le altre spinte, nella sconfitta dei fantocci dell’occidente e con l’esercito siriano che si avvicina sempre più alla vittoria totale.

1514615Tony Cartalucci, ricercatore di geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New Oriental Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela, Ucraina e Corea democratica: obiettivi del declinante imperialismo statunitense

Danny Haiphong Global Research, 26 febbraio 2014

us-flag-bombsIn ogni parte del globo, nazioni sovrane subiscono l’ira del declinante sistema imperialista degli Stati Uniti. L’imperialismo USA perde la presa quale economia capitalista dominante nel pianeta. Per conciliare l’umiliazione e mantenere il predominio economico in caduta, l’imperialismo degli Stati Uniti ha fatto ricorso alla costruzione di un vasto impero militare all’estero, per schiacciare gli Stati indipendenti. Dal 1945, passando per l’appello di GW Bush per il “New American Century”, il rovesciamento di governi democraticamente eletti e palesi atti di guerra ebbero il consenso popolare negli Stati Uniti prima o furono segretamente eseguiti dalla CIA. Ora, con l’economia capitalista globale in crisi permanente, gli Stati Uniti e i loro alleati sponsorizzano i cosiddetti “movimenti di protesta” e gruppi “d’opposizione” per scatenare guerre che la maggioranza degli statunitensi non supporta più. In nessun luogo ciò è più chiaro che in Venezuela, Corea democratica e Ucraina. Come in Libia e Siria, Venezuela e Ucraina lottano contro i gruppi d'”opposizione” di Washington, che tentano d’installare regimi filo-USA. Al governo democraticamente eletto del Venezuela non è mai stato perdonato di aver tradito la volontà dell’oligarchia neo-coloniale e di voler riformare completamente la base elettorale ed economica allineandosi agli interessi della maggioranza povera del Venezuela. Il governo bolivariano ha compiuto notevoli progressi riducendo la povertà e nell’assistenza sanitaria, nell’alfabetizzazione e nell’istruzione. Ma i media aziendali e i leader politici statunitensi vogliono far credere che i manifestanti “antigovernativi”, finanziati ogni anno con 5 milioni di dollari dal governo degli Stati Uniti, rappresentino gli interessi della maggioranza venezuelana. Indubbiamente, l’oligarchia venezuelana e i loro padrini di Washington sono irritati dai loro rappresentanti, che hanno perso oltre il 70 per cento dei comuni nelle elezioni locali e non sono riusciti ad andare al governo in quello che Jimmy Carter, nel 2012, definì il più democratico processo elettorale presidenziale nel mondo.
In Ucraina, un movimento fascista di “protesta” armato è allevato da NATO e Stati Uniti. Questi “manifestanti”, pesantemente armati e inalberanti svastiche, chiedono che il governo ucraino apra le relazioni con l’UE consentendo che l’economia diventi possesso del capitale finanziario. Il governo ucraino ha sfidato le pretese dei fascisti e dei loro alleati occidentali, volgendosi alla Russia. L’alleanza USA-NATO-UE considera l’Ucraina futura base militare della NATO e risorsa economica per affrontare l’austerità e la crisi che sconvolge l’ordine capitalista europeo. Solo un colpo di Stato, a questo punto, poteva raggiungere tali obiettivi. La sostituzione del Presidente Janukovich con un governo filo-UE esacerba le difficoltà economiche e respinge la speranze di Russia ed alleati per un ordine globale multipolare economico e militare. A livello di soft power, un nuovo rapporto è emerso alle Nazioni Unite, sulla base di interviste a esuli residenti in occidente e Sud Corea. La relazione conclude che il leader della Corea democratica Kim Jong Un, dovrebbe essere deferito alla Corte penale internazionale per “crimini contro l’umanità.” Ipocrisia totale del  rapporto. Gli Stati Uniti non hanno mai concluso la guerra contro la Corea, firmando solo un armistizio nel 1953, che tiene il Paese diviso tra RPDC socialista e la neo-colonia Corea del sud.  Gli Stati Uniti non sono mai stati processati da un qualsiasi organismo internazionale per i loro crimini di guerra, e tanto meno per i bombardamenti terrificanti che lasciarono in rovina la Corea  con migliaia di morti e profughi. Né il rapporto delle Nazioni Unite ammette che le sanzioni USA alla Corea democratica, imposte dopo la caduta dell’Unione Sovietica, sono un palese atto di guerra. Gli Stati Uniti, non la Corea democratica, usano “il cibo come arma” contro il popolo della Corea democratica, bloccando l’accesso dall’estero delle risorse necessarie per incrementare la produzione alimentare. Infine, l’ONU tace sui crimini del governo sudcoreano, che accresce le masse impoverite e imprigiona i dissidenti del suo regime fascista. L’ONU e il suo sovrano, gli Stati Uniti, non criticano le operazioni militari della Corea del Sud, che violano la sovranità della Corea democratica. Infatti, il rapporto delle Nazioni Unite è stato stilato al solo scopo di giustificare un ulteriore intervento statunitense contro la Corea democratica, per imporre il predominio geopolitico.
1656252La realtà è che il sistema imperialista degli Stati Uniti è in un così terribile stato economico che deve contare sulla guerra in ogni angolo del globo per mantenere la propria rilevanza. L’imperialismo degli Stati Uniti non può più condurre ampi bombardamenti o rovesciare impunemente governi democraticamente eletti con la CIA. Per bypassare la Russia e la Cina alle Nazioni Unite, l’imperialismo statunitense deve ricorrere alla manipolazione di massa attraverso i  media e la rete di agenzie d’intelligence, militari privati e nazioni alleate nelle organizzazioni imperialiste come la NATO, per addestrare e finanziare i cosiddetti “movimenti di protesta” e “gruppi d’opposizione”. Venezuela, Ucraina e Corea democratica sono vittime dell’inganno mediatico e del terrorismo mercenario sponsorizzato dall’alleanza USA-occidente governata da Wall Street. Gli antimperialisti negli Stati Uniti devono difendere il diritto alla sovranità di questi Paesi e organizzare la resistenza interna all’imperialismo degli Stati Uniti. Inoltre, gli antimperialisti negli Stati Uniti devono spiegare ai cittadini il legame tra l’imperialismo USA all’estero e la maggiore austerità, povertà, razzismo, le grandi prigioni e lo stato di polizia interni.

Danny Haiphong è un attivista della Grande Boston.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Propaganda, Hollywood e CIA

Julie Lévesque Global Research, 1 febbraio 2014

Una delle tendenze più diffuse nella cultura occidentale del 21.mo secolo è diventata un po’  un’ossessione negli USA. Si chiama “storia di Hollywood”, dove le macchine degli studi aziendali di Los Angeles spendono centinaia di milioni di dollari per adottare e tagliare su misura la Storia secondo il paradigma politico prevalente.” (Patrick Henningsen, Storia di Hollywood: “Dark Zero Trenta” Sponsorizzato dalla CIA, Oscar per il “Miglior Film di Propaganda”) 528383Black Hawk Dawn, Zero Dark Thirty e Argo sono solo alcune delle grandi recenti produzioni che mostrano come l’industria del cinema di oggi promuova la politica estera degli Stati Uniti. Ma il film viene utilizzato nella propaganda fin dall’inizio del 20.mo secolo e la collaborazione di Hollywood con dipartimento della Difesa, CIA e altre agenzie governative non è una tendenza moderna. Con l’assegnazione dell’Oscar del miglior film ad Argo di Ben Affleck, da parte di Michelle Obama, l’industria mostra quanto sia vicina a Washington. Secondo Soraya Sepahpour-Ulrich, Argo è un film di propaganda che nasconde la brutta verità sulla crisi degli ostaggi iraniana ed è volto a preparare il pubblico statunitense allo scontro con l’Iran: “Gli osservatori della politica estera sanno da tempo che Hollywood riflette e promuove le politiche statunitensi (a sua volta, determinate da Israele e dai suoi sostenitori). Tale fatto fu reso pubblico quando Michelle Obama annunciò l’Oscar per “Argo”, film anti-iraniano assai propagandistico. Tra scintillio ed eccitazione, Hollywood e Casa Bianca rivelano il loro patto e mandano un messaggio in tempo per i prossimi colloqui sul programma nucleare iraniano (…) Hollywood ha una lunga tradizione nel promuovere la politica degli Stati Uniti. Nel 1917, quando gli Stati Uniti entrarono nella Prima Guerra Mondiale, il Comitato per la pubblica informazione (CPI) del presidente Woodrow Wilson arruolò l’industria cinematografica degli USA per produrre film di propaganda a sostegno della ‘causa’. George Creel, presidente della CPI, credeva che i film avessero un ruolo nel “portare il Vangelo dell’americanismo in ogni angolo del globo.” Il patto si fece più stretto durante la seconda guerra mondiale (…) il contributo di Hollywood fu la propaganda. Dopo la guerra, Washington ricambiò utilizzando sussidi e disposizioni speciali del Piano Marshall, e il suo peso per eliminare le resistenze all’apertura dei mercati cinematografici europei (…) Hollywood e la Casa Bianca hanno accolto con entusiasmo “Argo” e il suo messaggio propagandistico, senza vergogna e nascondendo deliberatamente un aspetto cruciale di tale evento “storico”. Lo scintillio seppellisce il fatto fin troppo importante che gli studenti iraniani che assaltarono l’ambasciata statunitense di Teheran, svelarono al mondo gli oscuri segreti d’Israele. I documenti classificati “SECRET” rivelarono le attività della Lakam. Nata nel 1960, la Lakam era la rete israeliana dedita allo spionaggio economico negli Stati Uniti, alla “raccolta di intelligence scientifica negli Stati Uniti per l’industria della difesa di Israele’“. (Soraya Sepahpour-Ulrich, L’Oscar di Hollywood ad “Argo”: ed i vincitori sono… il Pentagono e la lobby israeliana)
Per un vero resoconto della crisi degli ostaggi in Iran, un’operazione segreta della CIA, Global Research consiglia di leggere l’articolo di Harry V. Martin del 1995: La vera storia degli ostaggi iraniano dal dossier di Fara Mansoor: “Fara Mansoor è un esiliato. Non infranse nessuna legge negli Stati Uniti. Il suo crimine è la verità. Cosa dice e i documenti che porta equivalgono alla sua condanna a morte, Mansoor è un iraniano che faceva parte della “dirigenza” dell’Iran molto prima della cattura degli ostaggi del 1979. I dati di Mansoor effettivamente svelarono la teoria dell'”October Surprise” con cui la squadra di Ronald Reagan e George Bush pagarono gli iraniani per non liberare i 52 ostaggi statunitensi fino a dopo le elezioni presidenziali del novembre 1980 (…) Con migliaia di documenti a sostegno, Mansoor dice che la “crisi degli ostaggi” fu uno “strumento di gestione” politico creato dalla fazione pro-Bush della CIA, e usato in alleanza con i fondamentalisti islamici di Khomeini.” Lo scopo era duplice:
- Tenere l’Iran, intatto e senza comunisti, sotto il pieno controllo di Khomeini.
- Destabilizzare l’amministrazione Carter e portare George Bush alla Casa Bianca”. (Harry V. Martin, The Real Hostage Crisis Iran: A CIA Covert Op)
Zero Dark Thirty è un altro grande film propagandistico che ha suscitato indignazione all’inizio di quest’anno. Sfrutta gli orribili eventi dell’11 settembre per presentare le torture come un male efficace e necessario: “Zero Trenta Dark è inquietante per due ragioni. In primo luogo, lascia lo spettatore con l’impressione errata che la tortura abbia aiutato la CIA a trovare il nascondiglio di bin Ladin in Pakistan. In secondo luogo, ignora l’illegalità e l’immoralità della tortura come strumento d’indagine. Il thriller si apre con le parole “Basato su resoconti di prima mano su eventi reali”. Dopo aver mostrato i filmati dei terribili attacchi dell’11/9, passa a una lunga e impressionante rappresentazione delle torture. Il detenuto “Ammar” viene sottoposto a waterboarding, posizioni di stress, privazione del sonno e confinato in una piccola scatola. Rispondendo alle torture, divulga il nome del corriere che porta infine la CIA alla posizione e all’assassinio di bin Ladin. Sarà buon teatro, ma è impreciso e fuorviante”. (Marjorie Cohn, “Zero Dark Thirty: Torturare i fatti”)
All’inizio di quest’anno i Golden Globe hanno spinto alcuni analisti a criticare l’oscura “celebrazione dello Stato di polizia” di Hollywood sostenendo che il vero vincitore del Golden Globe è il complesso militare-industriale: “Homeland ha avuto miglior serie tv, e migliori attore e attrice televisivi. È uno spettacolo molto divertente che in realtà ritrae alcuni dei difetti del sistema MIIC. Argo ha avuto miglior film e miglior regista. Glorifica la CIA e Ben Affleck ha assai elogiato la CIA. La migliore attrice è Jessica Chastain, per l’infame film che propaganda la tortura”.
Il Complesso Militare Industriale d’Intelligence ha un ruolo sempre più pervasivo nella nostra vita.  Nei prossimi anni vedremo film sull’uso dei droni di forze di polizia e spionaggio negli Stati Uniti. Già vediamo filmati che mostrano come le spie possono violare ogni aspetto della nostra privacy, gli aspetti più intimi della nostra vita. Con film e serie TV che celebrano queste estensioni cancerose dello Stato di polizia, Hollywood e i grandi studi banalizzano le idee che ci presentano, mentendo al pubblico creando storie fasulle per coprire ciò che accade realmente. (Rob Kall citato sul Washington Blog, The CIA and Other Government Agencies Dominate Movies and Television)
Tali collegamenti problematici di Hollywood furono esaminati in un articolo approfondito di Global Research del gennaio 2009: Lights, Camera… Covert Action: The Deep Politics of Hollywood. L’articolo elenca un gran numero di film in parte sceneggiati a scopo propagandistico da dipartimento della Difesa, CIA e altre agenzie governative. E’ interessante notare che quest’anno, il regista premio Oscar Ben Affleck abbia collaborato con la CIA nel 2002 recitando in The Sum of All Fears. “Gli autori Matthew Alford e Robbie Graham spiegano che rispetto alla CIA, il dipartimento della Difesa “ha un rapporto ‘aperto’ ma appena pubblicizzato con la Tinsel Town”, che “pur moralmente discutibile e poco pubblicizzato, almeno avviene in ambito pubblico.” Alford e Graham citano un rapporto del 1991 della CIA che rivela l’influenza tentacolare dell’agenzia non solo nel cinema ma anche nei media, dove “intrattiene rapporti con giornalisti di ogni importante radio, giornale, settimanale e rete televisiva della nazione”. Non fu che nel 1996 che la CIA annunciò che “sarebbe ora di collaborare apertamente nelle produzioni hollywoodiane, presumibilmente con una stretta ‘consulenza'”: “La decisione dell’Agenzia di lavorare pubblicamente con Hollywood fu preceduta dalla “Relazione della task force sulla Grande Apertura della CIA” del 1991, redatta dalla Task Force della Grande Apertura del neodirettore della CIA Robert Gates, che segretamente discusse, anche se ironicamente, se l’Agenzia dovesse essere meno reticente. La relazione riconosce che la CIA “oggi ha rapporti con giornalisti di ogni importante radio, giornale, settimanale e rete televisiva della nazione”, e gli autori della relazione notano che ciò li ha aiutati a “trasformare alcuni “fallimenti dell’intelligence” in successi dell'”intelligence”, contribuendo alla limatura di innumerevoli altre.” E continua rivelando che la CIA in passato persuase giornalisti a rinviare, modificare, tenersi o anche rigettare storie che avrebbero leso gli interessi sulla sicurezza nazionale” (…)
Il romanziere Tom Clancy ebbe un rapporto particolarmente stretto con la CIA. Nel 1984 Clancy fu invitato a Langley dopo aver scritto Caccia a Ottobre Rosso, poi ridotto in film del 1990. L’Agenzia l’invitò di nuovo quando lavorava su Giochi di potere (1992) e per l’adattamento cinematografico venne concesso l’accesso alle strutture di Langley. Di recente, The Sum of All Fears (2002) raffigura la CIA rintracciare dei terroristi che vogliono fare esplodere una bomba nucleare sul suolo statunitense. Per tale produzione, il direttore della CIA George Tenet guidò personalmente gli autori in un tour al quartier generale di Langley, la star del film Ben Affleck consultò gli analisti dell’Agenzia, e Chase Brandon ne fu un consulente. Le vere ragioni della CIA nell’adottare un ruolo “consultivo” in tali produzioni furono chiaramente rilevate dal commento solitario dell’ex Associate General Counsel della CIA, Paul Kelbaugh. Nel 2007, mentre era in un college in Virginia, Kelbaugh tenne una conferenza sul rapporto della CIA con Hollywood, in cui un giornalista locale era presente. Il giornalista (che ora vuole restare anonimo) scrisse una recensione della conferenza che riguardava la discussione di Kelbaugh sul thriller del 2003 The Recruit, interpretato da Al Pacino. La revisione rilevò, secondo Kelbaugh, che un agente della CIA era sul set per tutta la durata delle riprese con il pretesto della consulenza, ma il suo vero lavoro era deviare i realizzatori, avrebbe detto Kelbaugh secondo il giornalista (…) Kelbaugh enfaticamente negò tale dichiarazione pubblica. (Matthew Alford e Robbie Graham, Lights, Camera… Covert Action: The Deep Politics of Hollywood)
Durante la Guerra Fredda, l’agente della CIA del Psychological Strategy Board (PSB), Luigi G. Luraschi, era un dirigente della Paramount. “Aveva assicurato l’accordo di diversi direttori di casting nel presentare sottilmente ‘negri ben vestiti’ nei film, tra cui ‘un dignitoso maggiordomo negro’ che apparisse ‘come uomo libero’“. Lo scopo di tali cambiamenti era “ostacolare la capacità dei sovietici di sfruttare al meglio gli scarsi risultati del nemico nelle relazioni razziali e per dare un’impressione particolarmente anodina degli USA che all’epoca erano ancora impantanati nella segregazione razziale.” (Ibid). Le ultime produzioni cinematografiche premiate dimostrano che la visione manichea del mondo dedotta dalla politica estera degli Stati Uniti, non è cambiata dalla Guerra Fredda. L’alleanza Hollywood-CIA è viva e vegeta e ritrae ancora gli USA come “leader del mondo libero” che combattono il “male” in tutto il mondo: “L’incastro tra Hollywood e apparati di sicurezza nazionale rimane stretto come sempre, ci ha detto l’ex-agente della CIA Bob Baer. “C’è una simbiosi tra la CIA e Hollywood” (…) le affermazioni di Baer hanno un peso nelle riunioni di Sun Valley, l’annuale convegno nell’Idaho in cui diverse centinaia grandi nomi dei media statunitensi, tra cui tutti i principali studi di Hollywood, discutono delle strategie mediatiche collettive per il prossimo anno”. (Ibid).

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il pistolero di Hollywood

Elicotteri neri, basi sotterranee, armi laser e la morte misteriosa dello sceneggiatore di Schwazenegger…
Matthew Alford e Robbie Graham, FT266, settembre 2010

devore7Mentre passava le ore piccole della notte californiana, Gary Devore insisteva con sua moglie Wendy: “Sto pompando adrenalina pura“. “Questa non era una normale telefonata… sentivo che mi stava avvertendo“, Wendy ricordò più tardi. “Ti amo“, gli aveva detto, attendendo. “Ci vediamo dopo” Gary borbottò. E’ stata l’ultima volta che Wendy Oates-Devore parlò con suo marito, lo sceneggiatore 55enne di Hollywood che aveva lavorato a dei progetti importanti con star del calibro di Kurt Russell, Christopher Walken e Arnold Schwarzenegger.
Sembrava fosse stato inghiottito dall’autostrada del deserto. Gary era di ritorno dalla residenza dall’amica attrice Marsha Mason, del New Mexico, dove aveva appena terminato una sceneggiatura che, aveva detto alla moglie, sarebbe stata la sceneggiatura del film più duramente anti-hollywoodiano che avrebbe mai visto. Un anno dopo, nell’estate del 1998, la sua auto fu trovata immersa in un acquedotto aperto da una squadra di polizia, a seguito della soffiata di un ‘investigatore dilettante’. All’interno del veicolo, legato dalla cintura sul sedile anteriore e in abiti da cowboy, c’era il cadavere scheletrico di Gary.
Il Californian Highway Patrol ha scritto una relazione di 158 pagine che dichiarava l’incidente: caso chiuso. E questo sarebbe stato… tranne per il fatto che molti di coloro che hanno conosciuto Gary Devore rimangono convinti che l’indagine ufficiale sia stata una messa in scena, che Gary sia stato assassinato, e che lo stesso governo statunitense ha cercato di eliminare le sue impronte digitali dal caso.
Gli script di Gary, un remake del film del 1949 The Big Steal, doveva essere un thriller d’azione ambientato sullo sfondo dell’invasione di Panama del 1989 da parte degli Stati Uniti e della caduta del suo dittatore, l’ex asset della CIA Manuel Noriega. Doveva essere il debutto alla regia di Gary e le aspettative erano alte. Gary era assistito, nelle sue ricerche, dal suo vecchio amico Charles ‘Chase’ Brandon, veterano agente della CIA, primo cugino di Tommy Lee Jones e anche nuovo volto pubblico dell’agenzia a Hollywood e, secondo il pubblicista di Gary, Michael Sands, “il vero Jack Bauer” riferendosi alla fiction del super-agente della serie televisiva 24.
Tuttavia, la sceneggiatura era acutamente critica verso la politica estera statunitense, presentando l’immagine di un Paese devastato dai militari USA e in cui servizi segreti dell’esercito degli Stati Uniti organizzavano il furto dei narcodollari di Noriega. Una prima bozza ottenuta dagli autori traccia i lineamenti dei suoi principali personaggi come: “Merda, abbiamo davvero cacciato nella merda questo piccolo Paese, solo per avere un solo uomo (Noriega). E’ imbarazzante.”, “avviando una guerra non puoi perdertene i vantaggi per della morale” e “una piccola zuffa amichevole per dare lustro alla tua squadra“.

L’uomo che non c’era
La spiegazione ufficiale quale ‘incidente’ della morte di Gary è sicuramente creativa, se non altro. Secondo i calcoli della polizia, per finire nell’acquedotto, Gary avrebbe dovuto guidare spingendosi oltre i 110 chilometri all’ora e senza fari , che sarebbero stati deliberatamente spenti, ha rivelato l’inchiesta, contromano per 3,2 km in una strada principale, inosservato e attraversando il solo buco nel guardrail stradale, largo solo 5 metri; il tutto senza causare alcun danno al guardrail o all’auto. “Evel Knievel,* nella sua serata migliore, non avrebbe potuto farlo“, sbuffa l’investigatore privato di Hollywood Don Crutchfield.
Ufficialmente, il relitto è stato scoperto in seguito ad alcune soffiate di uno specialista di assicurazioni sugli incidenti del colosso aerospaziale Lockheed-Martin. L’ex-moglie di Gary, e Babylon a 5 stelle, Claudia Christian scoprì delle circostanze sospette dicendoci via e-mail: “I miei amici (uno dei quali è un ex-marine) usarono attrezzature a infrarossi nell’acquedotto dove fu trovato, giorni dopo la sua scomparsa, e non trovarono nulla… quindi erano convinti che la sua auto e il corpo siano stati messi lì.”
Un certo numero di cose mancavano dall’auto di Gary, il computer portatile contenente The Big Steal, la pistola e le munizioni che portava sempre con sé nei lunghi viaggi… e le sue mani. In seguito alle proteste di Wendy, la polizia ha scoperto le ossa delle mani sul sedile posteriore e nel limo sul fondo della vettura, ma nessuno di loro includeva il mignolo deforme di Gary, che avrebbe confermato l’identità del corpo. Ancora insoddisfatta, Wendy ha commissionato una seconda autopsia al dottor David Posey (coadiuvato dal dottor Robert Byrd), ma lei sostiene che la loro relazione non è mai stato compilata e da allora si trova in uno stato di limbo, incerta anche se il corpo fosse quello del marito.
Abbiamo ottenuto una copia della relazione di Posey, la quale afferma che il corpo fosse in effetti di Gary Devore. Inoltre confermava le sorprendenti voci che le ossa della mano fornite dalle autorità avessero più di duecento anni. Che cosa implicano queste mani così vecchie? Una castroneria dell’ufficio del primo coroner? Una tattica della polizia per alleggerire i pensieri di una vedova in lutto? O segni di un assassinio professionale? Posey è d’accordo con il verdetto originale, che l’esatta causa della morte è “indeterminata”, ma con un addendum agghiacciante: “omicidio”.

Bad company
La scoperta del veicolo di Gary è stata caratterizzata da un altro sinistro momento, la presenza di un misterioso elicottero nero senza segni. L’episodio è stato ricordato da Mike Burridge, allora responsabile dell’informazione pubblica per il dipartimento dello Sceriffo di Santa Barbara: “Mentre stavamo concludendo per il pomeriggio, ero in piedi accanto al cameraman di una rete nazionale (CNN) che mi diede un colpetto sulla spalla, e disse: ‘Hei, è il vostro elicottero?’” Burridge guardò per vedere l’elicottero che si avvicinava, “molto velocemente, quasi come se stesse seguendo il percorso dell’acquedotto, e molto basso”. “Non è nostro“, disse Burridge, “è vostro?“No”, rispose il cameraman, “non abbiamo un elicottero del genere“. Burridge poté vedere “qualcuno nei sedili posteriori che stava facendo delle riprese“, e suggerì al cameraman di rispondere nello stesso modo. Tuttavia, “non appena ha messo la telecamera sul cavalletto, puntandoglielo e iniziò a registrare, l’elicottero decollò via. (Il cameraman) mi ha detto che quando ha guardato, non ha visto segni, non c’era il numero di coda, nessun codice, tutti quelli dentro l’elicottero indossavano abiti scuri, era completamente nero. Ho potuto vedere la maggior parte di ciò a occhio nudo, era così vicino… ciò mi ha insospettito, ovviamente, su… chi ci fosse in quel velivolo.”
Ancora più strano, il giorno dopo Burridge ricevette telefonate indesiderate da un uomo di nome ‘Anderson’, che si identificava come un Air Force Public Information Officer. Secondo Burridge, “Anderson ha detto che loro (l’US Air Force) ricevevano molte interferenze radio dall’area esterna (all’Edwards Air Force Base)… così mandarono una troupe per un controllo.” Così è stata spiegata la presenza del misterioso elicottero. Poco dopo, tuttavia, un’agenzia stampa apprese dell’incidente e decise di chiamare il numero che ‘Anderson’ aveva dato a Burridge, ma il numero non esisteva. Perplesso, Burridge decise di indagare presso l’Air Force Public Information Office, che rispose: “No, non abbiamo mai sentito quel nome (Anderson), e non sappiamo di che cosa stia parlando.”
Questo non fu il solo vicolo cieco cui Burridge è incappato durante l’inchiesta su Devore. A ulteriore testimonianza, corroborata da Wendy e dai suoi amici,  spiega come ‘Chase’ Brandon della CIA si presentasse a casa di Wendy, pochi giorni dopo la scomparsa, e si chiudesse nell’ufficio di Gary. Un amico di Wendy era andato nella stanza per cercare un maglione e vide Brandon piegato sul computer di Gary. Poco dopo, scoprirono che il computer era stato congelato a tempo indeterminato e che, quindi, era svanita l’intera ricerca di Gary e le versioni precedenti di The Big Steal. Preoccupato per le azioni di Brandon, Burridge decise di porgli alcune domande. Tuttavia, il dipartimento dello Sceriffo “ebbe un periodo molto difficile nel comunicare con quella persona (Brandon), al punto che oggi si rifiuta di rispondere alle nostre telefonate e alle nostre lettere“. Nell’esasperazione, Burridge chiese aiuto all’FBI, che  accettò d’interrogare Brandon, sorprendentemente, presso la sede centrale della CIA a Langley, in Virginia, sugli eventi che ebbero luogo nella casa di Wendy. L’FBI riferì a Burridge che non vi era alcuna necessità di seguire questa pista.
Cosa stava facendo Brandon a casa di Gary? Approfittava di un momento di calma per ricordare un vecchio amico, come ha spiegato Wendy? Conduceva una sua indagine sulla sparizione, memore forse che gli stretti familiari sono spesso i sospetti più probabili? O cercava delle informazioni sensibili che aveva fornito a Gary sulle attività della CIA a Panama?

Spy game
Secondo Wendy, Gary era “molto turbato” per la sua ricerca su Panama, soprattutto per i test sulle armi degli Stati Uniti e un presunto riciclaggio di denaro sporco. Una volta aveva detto che gli Stati Uniti avevano utilizzato armi laser illegali per tagliare in due un autobus pieno di civili panamensi che poi seppellirono in tombe anonime. Fino ad oggi, Wendy non può togliersi dalla testa il marito nel suo ufficio poco illuminato che, una sera, era stranamente curvo sulla sua scrivania, con la testa fra le mani: “Più in profondità si guarda, più sporca diventa la cosa“, aveva detto.
E’ ben noto che a Panama gli Stati Uniti sperimentarono tecnologie recenti come lo Stealth Fighter (caccia invisibile), l’elicottero d’attacco Apache e i missili laser-guidati. Ma esistono anche più testimonianze che descrivono l’uso, da parte del Pentagono, di armi sperimentali a fascio di particelle imbarcate su aeromobili militari. Il professore Cecilio Simon dell’Università di Panama descrive dei combattenti “letteralmente fusi con i loro fucili“, automobili ‘laserizzate’ e “dardi avvelenati che producono emorragie massicce“. L’ex ministro della Giustizia statunitense Ramsey Clark fu oltraggiato dall'”uso di armi sofisticate, semplicemente per testarle“, da parte del Pentagono. “Soprattutto, però“, disse Clark, “c’è stato un uso al di là di ogni necessità concepibile, solo per pura potenza di fuoco… solo un uso eccessivo della forza aldilà di ogni possibile giustificazione.”
Curiosamente, durante l’anno in cui Gary era dato disperso, tre uomini in abiti civili, ma con un ‘look militare’, si avvicinarono a Wendy di punto in bianco mentre stava uscendo da un esame di guida e dissero senza mezzi termini che il soggetto di Panama, essendo un “evento pericoloso e sporco”, era meglio evitarlo, prima di sparire bruscamente. Ricordando il fratello, la sorella di Gary, Judy dice: “Fin da quando era un ragazzino voleva essere, e sognava di diventare, un cowboy“. Ma l’immagine di Gary sedicente cowboy divenne più marcata con la sua mise in stile frontiera: sotto lo Stetson era davvero un duro, per non dire un donnaiolo. Ma chi era veramente Gary Devore, e qual è stata la vera natura del suo rapporto con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti?
Wendy dice che una volta vide “strani simboli” sul computer del marito. Quando chiese cosa fossero, Gary rispose “codici di cifratura” ma, non essendo esperta in materia di computer, al momento non chiese altro. Claudia Christian fa una simile affermazione: “Mi ricordo quando eravamo sposati. Entrai nel suo ufficio senza preavviso e vide quello che sembrava essere scritto in cirillico sul suo computer. Era furioso con me per averlo disturbato (scoperto?)“. Pochi mesi dopo la scomparsa di Gary, Wendy ricevette la visita di un presunto dipendente, in pensione, della National Security Agency (NSA, l’agenzia di intelligence altamente segreta, specializzata nella intercettazione di comunicazioni e decifrazione delle informazioni crittografate. Gli espresse la sua opinione che la scomparsa di Gary fosse in qualche modo collegata con scandali sullo spionaggio ad alto livello, risalenti alla metà degli anni ’90, come la vendita di segreti di Stato alla Russia da parte di Aldrich Ames della CIA e di Robert Hanssen dell’FBI. Disse a Wendy: “Non uccidiamo mai i nostri“, ma espresse le sue preoccupazioni che Gary potesse essere caduto nelle mani di mafiosi russi legati ai servizi segreti degli Stati Uniti. Consigliò a Wendy di guardare più in profondità nel passato di Gary e, al momento del controllo delle finanze di suo marito, lei scoprì un milione di dollari in titoli di Stato nel fondo pensione. “Lo riceviamo tutti“, disse l’uomo della NSA, cripticamente. La NSA ci informa che Gary non ha lavorato per loro, ma si rifiuta di rilasciare tutte le informazioni d’intelligence che lo riguardano, citando una serie di leggi in materia di spionaggio, sicurezza e crittografia.

Stealth
Nei primi anni ’90, Gary si recò in una base militare nel deserto del Nevada, mentre lavorava su un film, poi abbandonato, chiamato Stealth, per conto del produttore Walter Mirisch. Wendy scoprì del viaggio di suo marito solo quando s’ imbatté, nella soffitta di casa, in una foto di Gary seduto su un aereo Stealth, dentro una struttura a ‘capannone tipo quonset’. Nella sua autobiografia, Mirisch afferma che fece un viaggio al Tonopah Test Range, nel deserto, in connessione con lo stesso film. La base, denominata anche Area 52, era nota per aver ospitato i Lockheed F-117 Nighthawk, utilizzati con grande efficacia nella guerra del 1991. Sembra probabile che il viaggio di Gary in Nevada sia stato anche nella base di Tonopah, sollevando ulteriori interrogativi sul suo livello di nulla osta di sicurezza.
A portarci ancora di più nella Twilight Zone è l’amica di Wendy, Karen Prisant Ellis, una sensitiva che aveva lavorato con la polizia in vari casi. Fu  tramite  Ellis, poco dopo la scomparsa di Gary, che Wendy fu contattata da un colombiano a cui faremo riferimento come ‘Carlos’. Dopo mesi senza alcun indizio, incuriosita e disperata, Wendy accettò di incontrarsi con Carlos, in presenza di Ellis, in un ritiro a Escondido. Lì, Wendy ascoltò Carlos che raccontargli di aver incontrato Gary mentre lavorava in un impianto sotterraneo gestito dall’azienda della difesa Rocketdyne, in cui i chip localizzatori venivano impiantati a ognuno dei lavoratori, nel muscolo pettorale destro. Carlos sostenne che era stato reclutato dalla CIA per via delle sue conoscenze sull’elettromagnetism, e che aveva preso 10 anni per potersi sganciare dall’Agenzia, dopo aver rimosso illegalmente il suo chip. Carlos disse a Wendy che aveva visto il caso Devore in TV, e che stava morendo di cancro a causa della natura del suo lavoro alla Rocketdyne e che le voleva far sapere che  pensava che Gary fosse un uomo buono. “Molti tipi strani spuntarono dal nulla, all’epoca” spiega Wendy, “così non presi nota di Carlos. Ma l’uomo era chiaramente vicino alla morte… Perché un uomo che sta morendo trascorre i suoi ultimi giorni per raccontarmi, da perfetto sconosciuto, una storia falsa?
Una delle più grandi pubblicità della Rocketdyne, o piuttosto notorietà, è la   parziale fusione nucleare che si verificò presso la sede principale dell’impianto di Santa Susana, nel 1959, insieme a numerosi sversamenti tossici prima e dopo quel fatto. Uno studio finanziato dallo Stato ha stimato che l’incidente rilasciò fino a 300 volte più radiazioni dell’infausto incidente di Three-Mile Island e potrebbe aver scatenato almeno 260 casi di cancro tra i dipendenti della Rocketdyne. Se il malato di cancro Carlos aveva davvero lavorato alla Rocketdyne di California, quasi certamente avrebbe trascorso molto tempo presso l’impianto di Santa Susana. Carlos potrebbe essere stato tra quei contaminati?
In tema di basi sotterranee, l’auto di Gary fu scoperta nel cuore del complesso militare-industriale degli USA, l”Aerospace Valley‘ della California meridionale, così soprannominata dagli abitanti del luogo per i numerosi importanti impianti aerospaziali, militari e aziendali. Solo a 10 minuti di macchina dalla scena dell’incidente’ di Gary si trovano gli Skunk Works della Lockheed-Martin, luogo di nascita di U-2, SR-71 e F-117. A nord si estende la sensibile Edwards Air Force Base, a due passi da cui si trova il Denny’s Diner dove Gary mangiava durante i suoi ultimi movimenti noti. Fu nel parcheggio non controllato del ristorante, dove Wendy sospetta che il marito sia stato abbordato. All’estremo est della valle, la McDonnell-Douglas ha una base per ricerche elettromagnetiche, e ad ovest, presumibilmente tuffandosi per 42 livelli di profondità tra le colline dei Monti Tehachapi, siede l’impianto della Northrop, il misterioso ‘formicaio’ dove, secondo persone che sostengono di avervi lavorato, dei pattugliatori fluttuanti orbitano sui corridoi, tenendo sotto controllo i dipendenti, e dei campi di forza operano al posto delle porte.

Nemico dello Stato
Se c’è anche un briciolo di verità nelle storie che collegano Gary ai Black Project e all’NSA, e quindi che a dei motivi per ‘scomparire’, non lo si saprà mai sicuramente. Poi c’è la CIA. Quanto vicino era Gary all’Agenzia? Il suo rapporto con Brandon risale al 1986, quando Gary fu testimone di nozze di Tommy Lee Jones, e parlava con Brandon spesso per telefono, nelle settimane precedenti la sua scomparsa. Brandon disse al sito d’intrattenimento UGO.com: “Sono stato un funzionario dell’Agenzia per 30 anni, 25 anni sotto copertura… Non è un lavoro o una carriera. E’ uno stile di vita, una vita d’inganni. Devi uscire e procurarti informazioni e trovare persone che sono disposte a lavorare per te. Tu non sei un agente, ma un ufficiale che trova gli agenti per avere informazioni.” Era Gary una delle reclute di Brandon? Se è così, certamente non sarebbe stato il primo uomo dell’Agenzia a Hollywood (vedi “La CIA a Hollywood“). Ma i servizi segreti hanno davvero deciso la morte di uno sceneggiatore di film? Sarebbe altamente irregolare. E tuttavia, per l’Agenzia, con una presenza rafforzata di recente a Hollywood, The Big Steal di Gary Devore avrebbe rappresentato un improvviso e scomodo passaggio in questioni politiche per colpa di un cowboy con la reputazione di appoggiarsi alle sue pistole. Cosa avrebbe impedito a Gary dal spifferarlo alla stampa, durante la promozione di The Big Steal? E se il film fosse stato un successo del nuovo regista, allora che cosa potrebbe aver tentato di fare dopo? D’altra parte, forse è stato, come le autorità insistono, solo un terribile incidente. Forse Gary, dopo una corsa estenuante di 12 ore, aveva fatto una serie di decisioni temerarie (spegnendo i fari, guidando nel senso sbagliato dell’autostrada ad alta velocità). Forse, ma questa versione ufficiale degli eventi non potrà mai convincere coloro che hanno conosciuto bene Gary. “Penso che sia stato ucciso“, dice Claudia Christian. “Lui non si sarebbe mai addormentato sulla strada, era un autista da lunghe distanze, questo è quello che ha fatto pensando agli script… avrebbe guidato per giorni e giorni.”
La stampa locale e nazionale smise di fare domande quando la vettura di Gary fu scoperta. Pochi programmi televisivi hanno discusso il caso, anche se nulla è stato trasmesso circa il collegamento ai servizi segreti. Nel 2001, E! Entertainment trasmise un episodio su Gary nella serie Mysteries and Scandals, che incluse una discussione franca che proponeva la possibilità di un coinvolgimento della CIA. I registi dicono che la puntata fu ritirato prima dalla trasmissione all’ultimo momento. Abbiamo contattato l’allora capo di E! per una spiegazione, ma anche se inizialmente era aperto alla discussione,  bruscamente interruppe il contatto quando parlammo della CIA. Per quanto riguarda Wendy Oates-Devore, non ha mai creduto nelle teorie cospirative, ma la natura della scomparsa di Gary la perseguita. Fece innumerevoli domande ma non  ricevette risposte soddisfacenti. “Non voglio un finale alla Rashomon” dice riferendosi alle molteplici interpretazioni di ciò che è effettivamente emerge dal famoso film di Kurosawa. Purtroppo, nel caso di Gary Devore, un finale alla Rashomon è tutto quello che abbiamo poiché vi è una verità apparentemente ineluttabile, come lui stesso disse una volta: “Più si guarda in profondità, più la cosa è sporca.”

La CIA a Hollywood
1361577385La CIA ha avuto una lunga storia a Hollywood. Nel corso degli anni ’50, l’asset della CIA, Luigi G. Luraschi, usò la sua posizione di capo della censura nei Paramount Studios per allineare il contenuto dei film agli ideali dell’Agenzia. Le scene che ritraevano gli Stati Uniti in cattiva luce furono tagliate; a film come ‘Mezzogiorno di fuoco’ (1952) fu impedito di ricevere certi riconoscimenti, e ‘negri’ ben vestiti venivano collocati in ambienti lussuosi, per suggerire che gli Stati Uniti non avessero un problema razziale. Al fine di domare o comunque sovvertire il loro contenuto, la CIA assisteva anche segretamente agli adattamenti del film di George Orwell, ‘1984’ (1954) e ‘La fattoria degli animali‘ (1955), così come a The Quiet American di Graham Greene (1958).
Alla metà degli anni ’90, l’Agenzia creò il suo ufficio di collegamento dell’intrattenimento, guidato da ‘Chase’ Brandon, presumibilmente nell’ambito del suo mandato più ‘aperto’. In verità, il ruolo della CIA a Hollywood rimane decisamente oscuro. Nel caso delle produzioni ‘assistite’ dalla CIA come Bad Company (2002), 24 (dal 2001) e Spy Game (2001), dove neanche isolati commenti provengono da chi si occupa dall’indicare ciò che accade sul set (anche se noi sappiamo che la CIA ha ritirato la sua approvazione a quest’ultimo). Altri sono meno timidi, come Alias (2001-06), con la star Jennifer Garner, che sembra un non retribuito annuncio di reclutamento per i suoi (di Garner, NdT) amici di Langley.
La CIA può anche avere usato l’intrattenimento per fini di guerra psicologica e per sviluppare degli scenari per il mondo reale, come la professoressa della Texas State University, Tricia Jenkins, ha appreso in una serie di interviste sensazionali per il suo libro di prossima pubblicazione ‘For Our Spies Only‘. Michael Frost Beckner, creatore della serie TV The Agency (2001-03), ricorda che Brandon gli telefonò per suggerirgli una trama che coinvolgeva la tecnologia d’identificazione biometrica. Quando Beckner interrogò Brandon sul realismo della storia, Brandon gli disse “mettilo da parte se l’abbiamo o no. Anche i terroristi guardano la TV. Li spaventerà.” Per un altro episodio, Brandon suggerì di utilizzare un drone Predator equipaggiato con missili Hellfire per uccidere un generale pakistano, chiedendo a Beckner di “vedere come va, come potrebbe funzionare“. Un mese dopo la trasmissione dell’episodio, la CIA assassinò un generale pakistano con missili Hellfire lanciati da un drone Predator.Io non sono un grande teorico della cospirazione“, dice Beckner, “ma non sembra sia stata l’unica sinergia, quella volta lì“.

*Famoso stuntman motociclista statunitense.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Un’operazione colorata in Brasile?

Réseau International 21 giugno 2013

hHL7oPoNon ci si sbaglia mai. O siamo irrimediabilmente stupidi, o dobbiamo ammettere che le nostre reazioni a determinati eventi non possono che provenire da un riflesso condizionato. Da decenni ci viene servito lo stesso piatto e non abbiamo ancora imparato a riconoscerlo e identificarlo. Quanti  movimenti “popolari” vi sono stati negli ultimi 30 anni? Mucchi. Quanti di questi movimenti erano manipolati? Quasi tutti. Tutto ciò dovrebbe farci riflettere davanti a un qualsiasi nuovo movimento, giusto? Invece, tutti si precipitano a sostenerlo, anche senza sapere quel che dicono i loro slogan, con idee acchiappatutto tipo: le persone sono ancora oppresse, la rabbia popolare per l’ingiustizia, il 99% contro l’1%, ecc. Nessuno dice che quando un milione di brasiliani scende in piazza arrivando a far saltare il potere, è l’1% di Wall Street che si frega le mani, perché sarà in grado di recuperare tutto ciò che Chavez e Lula avevano messo al riparo. Due testi narrano ciò che accade in Brasile in modo leggermente diverso da quel che si legge ovunque in occidente, anche sui cosiddetti media alternativi.

Avic

Gli eventi in Brasile, sono una “rivoluzione colorata”
Zebra Station Polaire

10039751 – I dimostranti ora cercano di rovesciare il potere presidenziale e alcuni governatori con degli slogan [in inglese] come “Si tratta molto di più di 20 centesimi
2 – Il processo è chiaramente fazioso in quanto mira a prendere con la forza i centri di potere, come il Congresso, sul modello degli assalti contro i parlamenti georgiano e moldavo.
3 – Si appoggia principalmente su SP, RJ, BR e BH, l’autoproclamata “elite bianca urbana” globalizzata. I manifestanti, sono per la stragrande maggioranza giovani laureati, studenti e professionisti bianchi. Inoltre, molti di loro possiedono una macchina e non usano i mezzi pubblici, inviano i loro figli nelle scuole private e hanno una previdenza privata. Il carattere maggioritariamente “bianco” delle manifestazioni è molto interessante, essendo il Brasile una nazione meticcia, come dichiarato nell’ultimo censimento. Invece, i tutori dell’ordine sono di carnagione scura, apparendo più colorati dei manifestanti e appartenendo a classi sociali meno privilegiate. I sostenitori dei manifestanti nella diaspora [Berlino, Boston, Roma, Parigi,...] sono la caricatura borderline di una caricatura: uno degli organizzatori a Roma della mobilitazione in Francia è uno studente in scienze della comunicazione… di 32 anni. Questa diaspora è, come ho potuto vedere sul profilo FB solo “bianca”! Quindi, vi è un aspetto razziale di questa “rivolta popolare” che non si dovrebbe eludere, anche se l’uso di questo termine è negato dai nostri legislatori! Il sostegno pavloviano, primordiale, di una parte della sinistra francese verso tali manifestazioni, è ancora più delizioso da gustare.
4 – In questo gruppo principale si agglutinano i tradizionali teppisti costituiti da gruppi e partiti come i trotskisti del Psol. Sono loro responsabili degli “eccessi” perfettamente pianificati. Un rapporto dei servizi segreti, la sezione P2 della Policia Militar della SP, dimostra che i militanti del PSOL reclutano “punkabbestia” per saccheggiare negozi e incendiare veicoli. A questi si uniscono membri delle fazioni suprematiste bianche [a Rio la scorsa notte]. Ancora una volta è sorprendente la coesistenza pacifica tra trotzkisti e teppisti suprematisti bianchi! I manifestanti arrestati a Brasilia hanno ammesso di aver ricevuto da 30 a 250 real per portare pneumatici da incendiare.
5 – Il movimento “popolare” è ora supportato dal PIG - Partido da Imprensa golpista, come Veja. E’ la stampa che supporta l’allineamento liberale (in economia) e atlantista (in politica estera) del Brasile. Questi attacchi della stampa brasiliana coincidono con un’ondata di articoli ostili verso la politica economica del governo brasiliano nella stampa occidentale, come FT, con Beyhond BRICS, The Economist e LeMonde.
Due osservazioni:
5 – Dilma Rousseff ha dimostrato una cecità politica insolita sconfessando il suo ministro dello sport sulla necessità di reprimere le proteste con la forza, se necessario.
6 – elementi dell’esercito sono intervenuti ieri a Brasilia per proteggere la residenza presidenziale [Planalto] mentre dei rivoltosi investivano il Congresso. E’ piuttosto divertente conoscendo il passato di Dilma Rousseff e i processi della “memoria” in Brasile, che denigrano le istituzioni militari assieme agli “eventi” negli anni 1964-1984. Gli ordini che saranno consegnati dal generale José Elito Carvalho Siqueira se vi saranno ulteriori disordini a Brasilia, determineranno il futuro politico del Brasile e la sopravvivenza politica di Dilma Rousseff. A Belo Horizonte, l’esercito è sceso in piazza per garantire la sicurezza degli impianti sportivi e il successo della Confederations Cup.
In ogni caso, Dilma Rousseff non deve rimpiangere i suoi commenti elogiativi per l’azione delle forze armate del 19 aprile!

Punkabbestia arruolati dal PSOL per le manifestazioni
00000-partidos-agredidosGli eventi in corso in Brasile, in alcune principali città brasiliane, tra cui San Paolo, contro l’aumento delle tariffe per il trasporto pubblico, non sarebbero così “spontanee”, soprattutto negli scontri con la polizia, nella distruzione di negozi e negli incendi di veicoli. Secondo un rapporto dei servizi segreti, o “Informazioni Generali” P2, della Policia Militar, il PSOL – Partido Socialismo e Liberdade, una scissione “a sinistra” del PT, avrebbe reclutato “punkabbestia” per creare incidenti durante le manifestazioni, radicalizzando i manifestanti e destabilizzano il sindaco del PT Fernando Haddad e il governatore del PSDB Geraldo Alckmin.
Queste azioni violente sono inoltre volte a trascinare le forze di sicurezza brasiliane nella repressione urbana. Gli agenti infiltrati nelle fazioni sovversive dalla sezione P2, indicano che il PSOL non agirebbe come un partito, ma che questa sovversione sia il prodotto di attivisti che agiscono liberamente. Il rapporto parla di azioni da “guerriglia urbana” e collega punk ultra-violenti e anarchici brasiliani alle strategie dei black-bloc attivi in Europa. Il rapporto della polizia separa queste azioni violente dei gruppi estremisti dal movimento cittadino Movimento Passe Livre che rivendica la riduzione della tariffa dei trasporti da 3,20 a 3 real. La relazione rileva che “l’intento [del movimento] è sincero“, ma essendo che questo movimento rifiuta qualsiasi dirigenza, permette queste violenze. Va notato qui che il PSOL ha aderito, in questi ultimi anni, ad attività sovversive contro la promulgazione del Codice forestale e, in particolare, in azioni di forza contro la costruzione della centrale idroelettrica di Belo Monte. Nel secondo caso, l’ABIN (Agência Brasileira de Inteligencia), ha evidenziato la presenza, nel finanziamento delle organizzazioni che si oppongono alla diga, di soggetti stranieri [Relatório di Inteligencia no. 251/82260, 9 maggio 2011]
E’ quindi del tutto legittimo porsi ora la questione di un possibile legame tra certe potenze occidentali e le violenze segnalate nelle manifestazioni contro l’aumento delle tariffe del trasporto urbano in Brasile. Si noteranno anche che gli stessi manifestanti “pacifici” lanciano slogan in inglese, vale a dire al mainstream globale e non alla popolazione di San Paolo…* Il movimento gode del sostegno della diaspora brasiliana che non nasconde la sua natura politica, anche nel contesto di un programma di cambiamento di regime sostenendo le violenze. Quindi rientrando in una strategia globale per destabilizzare la candidatura di Dilma Rousseff nel 2014.
Il PSOL è il vettore principale di una sovversiva politica LGBT in Brasile, fino a rivendicare l’assunzione da parte dello Stato delle spesse per le operazioni per il cambiamento di sesso e del riconoscimento della transessualità.

*Os Protestos na saida indietro Estadios seriam Ainda ma interessante osso torcedores Estrangeiros (che è l’e tem algum estrangeiro assistindo ESSA mini copa no Estádio) o Mídia dee países recebessem panfletos na língua das seleções che acabaram di Jogar, Contendo osso explicações sobrio Protestos. [Commento di un attivista parigino]

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Cambio di Regime in Brasile
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Saman Mohammadi su The Excavator ha scritto: Non si tratta di 20 centesimi, ma di un cambio di regime voluto dagli USA, 22 giugno 2013

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1. Gli USA vogliono controllare il petrolio del Brasile? “No Obama Love Affair
2. “Irritando Washington, il Brasile non l’ha supportato su questioni come l’intervento in Libia nel 2011, dove Brasilia pensava che le potenze occidentali stessero tirando fuori le pistole e abusassero del mandato delle Nazioni Unite perseguendo un cambiamento di regime.”
3. “Il Brasile è stato infastidito dal mancato sostegno degli Stati Uniti nella sua vecchia ambizione di avere un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.”
4. “Washington, tradizionalmente il principale fornitore di armi del Brasile, non ha ignorato la visita a febbraio del Primo ministro russo Dmitrij Medvedev in Brasile, per firmare un accordo sulla vendita di equipaggiamenti per la difesa aerea con la Presidentessa Rousseff.”
5. “Il più grave disaccordo tra i due è stato il tentativo del Brasile, insieme alla Turchia, di rompere la situazione di stallo tra l’Iran e l’occidente sul programma nucleare di Teheran. L’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva si era recato in Iran con il Primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, nel maggio 2010, per firmare un accordo con il Presidente Mahmoud Ahmadinejad per inviare l’uranio arricchito iraniano all’estero per il ritrattamento, che quindi non avrebbe potuto essere usato nel programma degli armamenti. Gli Stati Uniti respinsero immediatamente l’accordo. L’allora segretaria di Stato Hillary Clinton accusò il Brasile e la Turchia di rendere il mondo ‘un posto più pericoloso’. L’allora ministro degli Esteri Celso Amorim insistette che gli Stati Uniti fossero al corrente dei negoziati; quando gli si chiese, ad una conferenza sulla sicurezza internazionale in quell’anno, perché gli Stati Uniti avevano respinto l’accordo, rispose: ‘Alcune persone non accettano un ‘sì’ come risposta.’ Suggeriva che gli statunitensi fossero felici di portare avanti l’iniziativa perché pensavano che sarebbe fallita, ma quando riuscì, se la presero con Brasilia. L’accordo era essenzialmente lo stesso proposto all’Iran dalle cinque potenze permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU, più la Germania, che firmarono otto mesi prima a Ginevra; un altro motivo per cui il Brasile fu preso alla sprovvista dalla condanna degli Stati Uniti. Diplomatici e analisti statunitensi ritengono che il Brasile sia spesso inutile, sembrando indicare che non sempre supporta la politica degli Stati Uniti. Da parte loro, i brasiliani dicono che gli Stati Uniti non vogliono accettare che il mondo sia cambiato, e Washington non può accettare che debba fare i conti con le economie emergenti su un piano di parità.”
6. “Il Paese ha anche avuto la sua parte di controversie commerciali dal succo di arancia ai prodotti  di cotone, mentre gli Stati Uniti hanno cercato di limitare l’accesso ai loro mercati ai prodotti brasiliani. Dal crollo del 2008, il Brasile ha accusato gli USA di manipolare la valuta utilizzando il quantitative easing per svalutare il dollaro.”
Brazil balks at serving as junior partner to the US, di Alistair Burnett (13 giugno 2013)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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