Venezuela, Ucraina e Corea democratica: obiettivi del declinante imperialismo statunitense

Danny Haiphong Global Research, 26 febbraio 2014

us-flag-bombsIn ogni parte del globo, nazioni sovrane subiscono l’ira del declinante sistema imperialista degli Stati Uniti. L’imperialismo USA perde la presa quale economia capitalista dominante nel pianeta. Per conciliare l’umiliazione e mantenere il predominio economico in caduta, l’imperialismo degli Stati Uniti ha fatto ricorso alla costruzione di un vasto impero militare all’estero, per schiacciare gli Stati indipendenti. Dal 1945, passando per l’appello di GW Bush per il “New American Century”, il rovesciamento di governi democraticamente eletti e palesi atti di guerra ebbero il consenso popolare negli Stati Uniti prima o furono segretamente eseguiti dalla CIA. Ora, con l’economia capitalista globale in crisi permanente, gli Stati Uniti e i loro alleati sponsorizzano i cosiddetti “movimenti di protesta” e gruppi “d’opposizione” per scatenare guerre che la maggioranza degli statunitensi non supporta più. In nessun luogo ciò è più chiaro che in Venezuela, Corea democratica e Ucraina. Come in Libia e Siria, Venezuela e Ucraina lottano contro i gruppi d'”opposizione” di Washington, che tentano d’installare regimi filo-USA. Al governo democraticamente eletto del Venezuela non è mai stato perdonato di aver tradito la volontà dell’oligarchia neo-coloniale e di voler riformare completamente la base elettorale ed economica allineandosi agli interessi della maggioranza povera del Venezuela. Il governo bolivariano ha compiuto notevoli progressi riducendo la povertà e nell’assistenza sanitaria, nell’alfabetizzazione e nell’istruzione. Ma i media aziendali e i leader politici statunitensi vogliono far credere che i manifestanti “antigovernativi”, finanziati ogni anno con 5 milioni di dollari dal governo degli Stati Uniti, rappresentino gli interessi della maggioranza venezuelana. Indubbiamente, l’oligarchia venezuelana e i loro padrini di Washington sono irritati dai loro rappresentanti, che hanno perso oltre il 70 per cento dei comuni nelle elezioni locali e non sono riusciti ad andare al governo in quello che Jimmy Carter, nel 2012, definì il più democratico processo elettorale presidenziale nel mondo.
In Ucraina, un movimento fascista di “protesta” armato è allevato da NATO e Stati Uniti. Questi “manifestanti”, pesantemente armati e inalberanti svastiche, chiedono che il governo ucraino apra le relazioni con l’UE consentendo che l’economia diventi possesso del capitale finanziario. Il governo ucraino ha sfidato le pretese dei fascisti e dei loro alleati occidentali, volgendosi alla Russia. L’alleanza USA-NATO-UE considera l’Ucraina futura base militare della NATO e risorsa economica per affrontare l’austerità e la crisi che sconvolge l’ordine capitalista europeo. Solo un colpo di Stato, a questo punto, poteva raggiungere tali obiettivi. La sostituzione del Presidente Janukovich con un governo filo-UE esacerba le difficoltà economiche e respinge la speranze di Russia ed alleati per un ordine globale multipolare economico e militare. A livello di soft power, un nuovo rapporto è emerso alle Nazioni Unite, sulla base di interviste a esuli residenti in occidente e Sud Corea. La relazione conclude che il leader della Corea democratica Kim Jong Un, dovrebbe essere deferito alla Corte penale internazionale per “crimini contro l’umanità.” Ipocrisia totale del  rapporto. Gli Stati Uniti non hanno mai concluso la guerra contro la Corea, firmando solo un armistizio nel 1953, che tiene il Paese diviso tra RPDC socialista e la neo-colonia Corea del sud.  Gli Stati Uniti non sono mai stati processati da un qualsiasi organismo internazionale per i loro crimini di guerra, e tanto meno per i bombardamenti terrificanti che lasciarono in rovina la Corea  con migliaia di morti e profughi. Né il rapporto delle Nazioni Unite ammette che le sanzioni USA alla Corea democratica, imposte dopo la caduta dell’Unione Sovietica, sono un palese atto di guerra. Gli Stati Uniti, non la Corea democratica, usano “il cibo come arma” contro il popolo della Corea democratica, bloccando l’accesso dall’estero delle risorse necessarie per incrementare la produzione alimentare. Infine, l’ONU tace sui crimini del governo sudcoreano, che accresce le masse impoverite e imprigiona i dissidenti del suo regime fascista. L’ONU e il suo sovrano, gli Stati Uniti, non criticano le operazioni militari della Corea del Sud, che violano la sovranità della Corea democratica. Infatti, il rapporto delle Nazioni Unite è stato stilato al solo scopo di giustificare un ulteriore intervento statunitense contro la Corea democratica, per imporre il predominio geopolitico.
1656252La realtà è che il sistema imperialista degli Stati Uniti è in un così terribile stato economico che deve contare sulla guerra in ogni angolo del globo per mantenere la propria rilevanza. L’imperialismo degli Stati Uniti non può più condurre ampi bombardamenti o rovesciare impunemente governi democraticamente eletti con la CIA. Per bypassare la Russia e la Cina alle Nazioni Unite, l’imperialismo statunitense deve ricorrere alla manipolazione di massa attraverso i  media e la rete di agenzie d’intelligence, militari privati e nazioni alleate nelle organizzazioni imperialiste come la NATO, per addestrare e finanziare i cosiddetti “movimenti di protesta” e “gruppi d’opposizione”. Venezuela, Ucraina e Corea democratica sono vittime dell’inganno mediatico e del terrorismo mercenario sponsorizzato dall’alleanza USA-occidente governata da Wall Street. Gli antimperialisti negli Stati Uniti devono difendere il diritto alla sovranità di questi Paesi e organizzare la resistenza interna all’imperialismo degli Stati Uniti. Inoltre, gli antimperialisti negli Stati Uniti devono spiegare ai cittadini il legame tra l’imperialismo USA all’estero e la maggiore austerità, povertà, razzismo, le grandi prigioni e lo stato di polizia interni.

Danny Haiphong è un attivista della Grande Boston.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Propaganda, Hollywood e CIA

Julie Lévesque Global Research, 1 febbraio 2014

Una delle tendenze più diffuse nella cultura occidentale del 21.mo secolo è diventata un po’  un’ossessione negli USA. Si chiama “storia di Hollywood”, dove le macchine degli studi aziendali di Los Angeles spendono centinaia di milioni di dollari per adottare e tagliare su misura la Storia secondo il paradigma politico prevalente.” (Patrick Henningsen, Storia di Hollywood: “Dark Zero Trenta” Sponsorizzato dalla CIA, Oscar per il “Miglior Film di Propaganda”) 528383Black Hawk Dawn, Zero Dark Thirty e Argo sono solo alcune delle grandi recenti produzioni che mostrano come l’industria del cinema di oggi promuova la politica estera degli Stati Uniti. Ma il film viene utilizzato nella propaganda fin dall’inizio del 20.mo secolo e la collaborazione di Hollywood con dipartimento della Difesa, CIA e altre agenzie governative non è una tendenza moderna. Con l’assegnazione dell’Oscar del miglior film ad Argo di Ben Affleck, da parte di Michelle Obama, l’industria mostra quanto sia vicina a Washington. Secondo Soraya Sepahpour-Ulrich, Argo è un film di propaganda che nasconde la brutta verità sulla crisi degli ostaggi iraniana ed è volto a preparare il pubblico statunitense allo scontro con l’Iran: “Gli osservatori della politica estera sanno da tempo che Hollywood riflette e promuove le politiche statunitensi (a sua volta, determinate da Israele e dai suoi sostenitori). Tale fatto fu reso pubblico quando Michelle Obama annunciò l’Oscar per “Argo”, film anti-iraniano assai propagandistico. Tra scintillio ed eccitazione, Hollywood e Casa Bianca rivelano il loro patto e mandano un messaggio in tempo per i prossimi colloqui sul programma nucleare iraniano (…) Hollywood ha una lunga tradizione nel promuovere la politica degli Stati Uniti. Nel 1917, quando gli Stati Uniti entrarono nella Prima Guerra Mondiale, il Comitato per la pubblica informazione (CPI) del presidente Woodrow Wilson arruolò l’industria cinematografica degli USA per produrre film di propaganda a sostegno della ‘causa’. George Creel, presidente della CPI, credeva che i film avessero un ruolo nel “portare il Vangelo dell’americanismo in ogni angolo del globo.” Il patto si fece più stretto durante la seconda guerra mondiale (…) il contributo di Hollywood fu la propaganda. Dopo la guerra, Washington ricambiò utilizzando sussidi e disposizioni speciali del Piano Marshall, e il suo peso per eliminare le resistenze all’apertura dei mercati cinematografici europei (…) Hollywood e la Casa Bianca hanno accolto con entusiasmo “Argo” e il suo messaggio propagandistico, senza vergogna e nascondendo deliberatamente un aspetto cruciale di tale evento “storico”. Lo scintillio seppellisce il fatto fin troppo importante che gli studenti iraniani che assaltarono l’ambasciata statunitense di Teheran, svelarono al mondo gli oscuri segreti d’Israele. I documenti classificati “SECRET” rivelarono le attività della Lakam. Nata nel 1960, la Lakam era la rete israeliana dedita allo spionaggio economico negli Stati Uniti, alla “raccolta di intelligence scientifica negli Stati Uniti per l’industria della difesa di Israele’“. (Soraya Sepahpour-Ulrich, L’Oscar di Hollywood ad “Argo”: ed i vincitori sono… il Pentagono e la lobby israeliana)
Per un vero resoconto della crisi degli ostaggi in Iran, un’operazione segreta della CIA, Global Research consiglia di leggere l’articolo di Harry V. Martin del 1995: La vera storia degli ostaggi iraniano dal dossier di Fara Mansoor: “Fara Mansoor è un esiliato. Non infranse nessuna legge negli Stati Uniti. Il suo crimine è la verità. Cosa dice e i documenti che porta equivalgono alla sua condanna a morte, Mansoor è un iraniano che faceva parte della “dirigenza” dell’Iran molto prima della cattura degli ostaggi del 1979. I dati di Mansoor effettivamente svelarono la teoria dell'”October Surprise” con cui la squadra di Ronald Reagan e George Bush pagarono gli iraniani per non liberare i 52 ostaggi statunitensi fino a dopo le elezioni presidenziali del novembre 1980 (…) Con migliaia di documenti a sostegno, Mansoor dice che la “crisi degli ostaggi” fu uno “strumento di gestione” politico creato dalla fazione pro-Bush della CIA, e usato in alleanza con i fondamentalisti islamici di Khomeini.” Lo scopo era duplice:
- Tenere l’Iran, intatto e senza comunisti, sotto il pieno controllo di Khomeini.
- Destabilizzare l’amministrazione Carter e portare George Bush alla Casa Bianca”. (Harry V. Martin, The Real Hostage Crisis Iran: A CIA Covert Op)
Zero Dark Thirty è un altro grande film propagandistico che ha suscitato indignazione all’inizio di quest’anno. Sfrutta gli orribili eventi dell’11 settembre per presentare le torture come un male efficace e necessario: “Zero Trenta Dark è inquietante per due ragioni. In primo luogo, lascia lo spettatore con l’impressione errata che la tortura abbia aiutato la CIA a trovare il nascondiglio di bin Ladin in Pakistan. In secondo luogo, ignora l’illegalità e l’immoralità della tortura come strumento d’indagine. Il thriller si apre con le parole “Basato su resoconti di prima mano su eventi reali”. Dopo aver mostrato i filmati dei terribili attacchi dell’11/9, passa a una lunga e impressionante rappresentazione delle torture. Il detenuto “Ammar” viene sottoposto a waterboarding, posizioni di stress, privazione del sonno e confinato in una piccola scatola. Rispondendo alle torture, divulga il nome del corriere che porta infine la CIA alla posizione e all’assassinio di bin Ladin. Sarà buon teatro, ma è impreciso e fuorviante”. (Marjorie Cohn, “Zero Dark Thirty: Torturare i fatti”)
All’inizio di quest’anno i Golden Globe hanno spinto alcuni analisti a criticare l’oscura “celebrazione dello Stato di polizia” di Hollywood sostenendo che il vero vincitore del Golden Globe è il complesso militare-industriale: “Homeland ha avuto miglior serie tv, e migliori attore e attrice televisivi. È uno spettacolo molto divertente che in realtà ritrae alcuni dei difetti del sistema MIIC. Argo ha avuto miglior film e miglior regista. Glorifica la CIA e Ben Affleck ha assai elogiato la CIA. La migliore attrice è Jessica Chastain, per l’infame film che propaganda la tortura”.
Il Complesso Militare Industriale d’Intelligence ha un ruolo sempre più pervasivo nella nostra vita.  Nei prossimi anni vedremo film sull’uso dei droni di forze di polizia e spionaggio negli Stati Uniti. Già vediamo filmati che mostrano come le spie possono violare ogni aspetto della nostra privacy, gli aspetti più intimi della nostra vita. Con film e serie TV che celebrano queste estensioni cancerose dello Stato di polizia, Hollywood e i grandi studi banalizzano le idee che ci presentano, mentendo al pubblico creando storie fasulle per coprire ciò che accade realmente. (Rob Kall citato sul Washington Blog, The CIA and Other Government Agencies Dominate Movies and Television)
Tali collegamenti problematici di Hollywood furono esaminati in un articolo approfondito di Global Research del gennaio 2009: Lights, Camera… Covert Action: The Deep Politics of Hollywood. L’articolo elenca un gran numero di film in parte sceneggiati a scopo propagandistico da dipartimento della Difesa, CIA e altre agenzie governative. E’ interessante notare che quest’anno, il regista premio Oscar Ben Affleck abbia collaborato con la CIA nel 2002 recitando in The Sum of All Fears. “Gli autori Matthew Alford e Robbie Graham spiegano che rispetto alla CIA, il dipartimento della Difesa “ha un rapporto ‘aperto’ ma appena pubblicizzato con la Tinsel Town”, che “pur moralmente discutibile e poco pubblicizzato, almeno avviene in ambito pubblico.” Alford e Graham citano un rapporto del 1991 della CIA che rivela l’influenza tentacolare dell’agenzia non solo nel cinema ma anche nei media, dove “intrattiene rapporti con giornalisti di ogni importante radio, giornale, settimanale e rete televisiva della nazione”. Non fu che nel 1996 che la CIA annunciò che “sarebbe ora di collaborare apertamente nelle produzioni hollywoodiane, presumibilmente con una stretta ‘consulenza'”: “La decisione dell’Agenzia di lavorare pubblicamente con Hollywood fu preceduta dalla “Relazione della task force sulla Grande Apertura della CIA” del 1991, redatta dalla Task Force della Grande Apertura del neodirettore della CIA Robert Gates, che segretamente discusse, anche se ironicamente, se l’Agenzia dovesse essere meno reticente. La relazione riconosce che la CIA “oggi ha rapporti con giornalisti di ogni importante radio, giornale, settimanale e rete televisiva della nazione”, e gli autori della relazione notano che ciò li ha aiutati a “trasformare alcuni “fallimenti dell’intelligence” in successi dell'”intelligence”, contribuendo alla limatura di innumerevoli altre.” E continua rivelando che la CIA in passato persuase giornalisti a rinviare, modificare, tenersi o anche rigettare storie che avrebbero leso gli interessi sulla sicurezza nazionale” (…)
Il romanziere Tom Clancy ebbe un rapporto particolarmente stretto con la CIA. Nel 1984 Clancy fu invitato a Langley dopo aver scritto Caccia a Ottobre Rosso, poi ridotto in film del 1990. L’Agenzia l’invitò di nuovo quando lavorava su Giochi di potere (1992) e per l’adattamento cinematografico venne concesso l’accesso alle strutture di Langley. Di recente, The Sum of All Fears (2002) raffigura la CIA rintracciare dei terroristi che vogliono fare esplodere una bomba nucleare sul suolo statunitense. Per tale produzione, il direttore della CIA George Tenet guidò personalmente gli autori in un tour al quartier generale di Langley, la star del film Ben Affleck consultò gli analisti dell’Agenzia, e Chase Brandon ne fu un consulente. Le vere ragioni della CIA nell’adottare un ruolo “consultivo” in tali produzioni furono chiaramente rilevate dal commento solitario dell’ex Associate General Counsel della CIA, Paul Kelbaugh. Nel 2007, mentre era in un college in Virginia, Kelbaugh tenne una conferenza sul rapporto della CIA con Hollywood, in cui un giornalista locale era presente. Il giornalista (che ora vuole restare anonimo) scrisse una recensione della conferenza che riguardava la discussione di Kelbaugh sul thriller del 2003 The Recruit, interpretato da Al Pacino. La revisione rilevò, secondo Kelbaugh, che un agente della CIA era sul set per tutta la durata delle riprese con il pretesto della consulenza, ma il suo vero lavoro era deviare i realizzatori, avrebbe detto Kelbaugh secondo il giornalista (…) Kelbaugh enfaticamente negò tale dichiarazione pubblica. (Matthew Alford e Robbie Graham, Lights, Camera… Covert Action: The Deep Politics of Hollywood)
Durante la Guerra Fredda, l’agente della CIA del Psychological Strategy Board (PSB), Luigi G. Luraschi, era un dirigente della Paramount. “Aveva assicurato l’accordo di diversi direttori di casting nel presentare sottilmente ‘negri ben vestiti’ nei film, tra cui ‘un dignitoso maggiordomo negro’ che apparisse ‘come uomo libero’“. Lo scopo di tali cambiamenti era “ostacolare la capacità dei sovietici di sfruttare al meglio gli scarsi risultati del nemico nelle relazioni razziali e per dare un’impressione particolarmente anodina degli USA che all’epoca erano ancora impantanati nella segregazione razziale.” (Ibid). Le ultime produzioni cinematografiche premiate dimostrano che la visione manichea del mondo dedotta dalla politica estera degli Stati Uniti, non è cambiata dalla Guerra Fredda. L’alleanza Hollywood-CIA è viva e vegeta e ritrae ancora gli USA come “leader del mondo libero” che combattono il “male” in tutto il mondo: “L’incastro tra Hollywood e apparati di sicurezza nazionale rimane stretto come sempre, ci ha detto l’ex-agente della CIA Bob Baer. “C’è una simbiosi tra la CIA e Hollywood” (…) le affermazioni di Baer hanno un peso nelle riunioni di Sun Valley, l’annuale convegno nell’Idaho in cui diverse centinaia grandi nomi dei media statunitensi, tra cui tutti i principali studi di Hollywood, discutono delle strategie mediatiche collettive per il prossimo anno”. (Ibid).

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le FEMEN legate all’estrema destra ucraina e ai think tank degli USA

Joe Lecorbeau 22 gennaio 2014

femen cavalleTale articolo è una bomba per tutti gli appassionati e sostenitori del controverso movimento delle FEMEN. In primo luogo, Joelecorbeau.com loda il lavoro eccezionale di Olivier Pechter che ha contribuito ad evidenziare il passato “nauseante” (riprendendo i mass media) di tali attiviste femministe. Lavoro che presenteremo con informazioni aggiuntive.

image002Inizio comunista
Come abbiamo visto nella prima parte del suo articolo “la faccia nascosta delle FEMEN”, queste attiviste sono delle note transfughe, passate dai movimenti giovanili comunisti a quelli ultranazionalisti, ma anche come “tecnologia politica: una manipolazione politica estrema. Gli strumenti sono familiari: narrazione, disinformazione, e interpolazione...” marketing ed organizzazione dei media sarebbe il termine oggi appropriato. Tra costoro troviamo Oksana Chashko (co-fondatrice delle FEMEN), Anna Hutsol (co-fondatrice delle FEMEN) e Viktor Svjatskij (l’uomo presentato come uno dei burattinai nell’ombra del movimento FEMEN ).

Il passaggio alla Grande Ucraina
In seguito ai risultati catastrofici del Partito comunista ucraino nel 2006, Anna Hutsol e Viktor Svjatskij, che crearono nel frattempo “due movimenti studenteschi alla fine del 2005, il Centro per le prospettive della gioventù (un sindacato) e Nuova Etica, prefigurando l’organizzazione delle FEMEN (che sarà guidata da Sasha Shevchenko, altra co-fondatrice delle FEMEN), si avvicinarono al partito della Grande Ucraina di Igor BerkutLa “Grande Ucraina” è un partito social-patriottico e vagamente di sinistra, quindi appartenente come il Partito Comunista al campo filo-russo. Il suo supporto deciso alla pena di morte gli valsero la mediatizzazione, e le proposte anti-immigrati (comprendenti il posizionamento al confine di “circoli militari-patriottico”) interessarono i forum di destra. Nel 2010, si dichiarò (sul serio) per una “buona dittatura democratica”.”

24103_3_image002-33741Viktor Svjatskij (Centro di prospettiva/Grande Ucraina), Sasha Shevchenko (che poi diresse Nuova Etica, e futura co-fondatrice delle FEMEN) e Igor Berkut (Grande Ucraina) ottobre 2007.

Quando le FEMEN furono avviate a Kiev, nella primavera 2008, Andrej Kolomets (“Andrew Kolomyjec”), uno dei quadri di Grande Ucraina (movimento rosso-bruno da cui provengono le FEMEN) entrò subito nel consiglio d’amministrazione. Sarà uno dei più “costanti sostegni finanziari” delle attiviste. “Al fine di garantirne l’indipendenza”, disse molto seriamente … aggiungendo che il movimento “non era mai scaduto nel razzismo”. Vedasi Mickael Orlyuk un altro quadro del partito, e anche partecipe delle proteste delle FEMEN.
Un certo numero di tesi della Grande Ucraina viene ripreso delle FEMEN. Immigrazione: l’esenzione dei visti per i cittadini europei che visitano l’Ucraina è un disastro, dovrebbero chiudere le frontiere. La Grande Ucraina denuncia le “centinaia di migliaia di immigrati clandestini (che) ci minacciano”. Le FEMEN si ponevano al suo fianco, con l’aiuto dell’influenza aviaria “all’ingresso di stranieri nel nostro Paese.” “Xenofobia? Forse”, rispose Anna Hutsol. Sull’esempio della Grande Ucraina, le FEMEN sostengono la pena di morte per i ‘sadici’.” Infine, ci sono i turchi contro cui Igor Berkut (leader di Grande Ucraina) ritiene che la guerra sia inevitabile. Le FEMEN, da parte loro, li hanno avuti a lungo come primi nemici, in nome della lotta al turismo sessuale.”

Il riavvicinamento con l’estrema destra ucraina
Tra le reclute del movimento FEMEN, troviamo Darija Stepanenko, membro del gruppo identitario  Confraternita di San Luca, che sostiene “la rivoluzione nel mondo ortodosso”, ramo del partito Bratstvo (“Fratellanza”).

24103_11-19962Inna e Sasha Shevchenko tengono per mano Darija Stepanenko, altra figura pubblicizzata dalla confraternita.

Le FEMEN appaiono accanto a Bogdan Titskij, capo del Comitato Nero, organizzazione di estrema destra ucraina i cui membri furono condannati per l’incendio doloso “di un ostello per studenti africani e per aver attaccato un centro della comunità ebraica“.

24103_13-e3d2aDa sinistra a destra: l’ultra-destra Anna Sinkova (a capo della Confraternita di San Luca), Sasha Shevchenko, Anna Hutsol, un’attivista delle FEMEN e Bogdan Titskij (responsabile del Comitato Nero), all’uscita da un interrogatorio della polizia (agosto 2013)

Le FEMEN sostengono un poster del partito di estrema destra Svoboda, fondato come Partito Nazionalsocialista d’Ucraina (in riferimento ai nazisti.) Il partito ottenne 36 seggi nelle elezioni parlamentari del 2012, divenendo il quarto del Paese. Membro del Fronte Nazionale Europeo che comprende, tra gli altri, l’NDP (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), un partito neo-nazista  tedesco.

24103_14-ff16f“Viva la Bielorussia indipendente! Viva la libera Ucraina!” “No al terrore rosso!”

Le FEMEN manifestano soprattutto con l’UNA-UNSO o Assemblea Nazionale ucraina – Autodifesa ucraina, il maggiore partito di destra, difensore della Chiesa ortodossa in Ucraina (Patriarcato di Kiev). Conoscendo l’odio delle FEMEN verso la religione, non c’è una contraddizione?

24103_15-d411cInna e Sasha Shevchenko, sullo sfondo Viktor Svjatskij

Concludiamo questa lista sui collegamenti tra FEMEN e le organizzazioni di estrema più radicali osservandone le connessioni trans-atlantiche.

24103_8-65ebdCollegamento con l’Open World Leadership Center
Il movimento delle FEMEN avrebbe ricevuto sostegno estero (soprattutto da Washington) per sviluppare il movimento? L’articolo di Olivier Pechter indica la strada. “Anna Hutsol (fondatrice delle FEMEN) fu infatti invitata negli Stati Uniti da un’agenzia del Congresso degli Stati Uniti, l’Open World Leadership Institute, che descrisse come “una studentessa”.” Nel report del 2008, Anna Hutsol viene chiaramente menzionata sulla settima pagina (link PDF):
Coordinate del centro:
The Library of Congress, 101 Independence Avenue., SE Camera LM 611, Washington DC, 20540-1026, USA Tel: (202) 707-8943 Fax: (202) 252-3464 E-mail: RLP@loc.gov, sito http://www.openworld.gov

Qual è l’obiettivo del centro?
L’Open World Leadership Center è descritto come: “Il programma Open World permette ai leader russi di sperimentare la democrazia e la libera impresa in azione nelle comunità degli Stati Uniti in una visita di 10 giorni. I partecipanti al World Open studiano ruoli e relazioni tra i tre diversi livelli e rami del governo degli Stati Uniti. Esaminano anche in che modo il settore privato e no-profit negli Stati Uniti contribuiscano a soddisfare le esigenze sociali e civiche.”

Billington-2A pagina 3 del report del 2008, trovate il discorso del presidente del consiglio d’amministrazione dell’Open World Leadership Center, l'”onorevole” James H.  Billington. Chi è costui? Secondo  Wikipedia, James Hadley Billington è un accademico e bibliotecario statunitense, fu membro del consiglio del comitato di redazione della rivista Foreign Affairs. Un bimestrale internazionale, pubblicato a New York dal Council on Foreign Relations, che appartiene a David Rockefeller! Ecco, trovato il think tank statunitense dietro le FEMEN. Poche righe dopo, gli ultimi dubbi scompaiono quando viene confermato che James Hadley Billington è membro del Council on Foreign Relations!

James H. BillingtonIl presidente George W. Bush consegna la Presidential Citizen Medal a James H Billington. Questa decorazione viene assegnata a qualsiasi cittadino degli Stati Uniti “che ha compiuto un servizio esemplare per il Paese o i cittadini di questo Paese.”

Associated Press, una seconda connessione?
Il 24 febbraio 2013, durante le elezioni presidenziali in Italia, tre membri delle FEMEN avviarono un’operazione mediatica per colpire, senza successo, Silvio Berlusconi mentre andava a votare a Milano. L’operazione mediatica riuscì potendosi avvicinare a Berlusconi con lo slogan sul petto “Basta Berlusconi”. Tuttavia, come poterono le FEMEN arrivare così vicino al loro obiettivo?
Le FEMEN avevano documenti contraffatti dell’agenzia di stampa statunitense Associated Press. Legalmente dovrebbero essere perseguite per falsificazione e uso di falsi. Tuttavia, nessuna inchiesta preliminare è stata aperta. Perché Associated Press non ha presentato una denuncia contro tale usurpazione? Forse la risposta è nel nome del proprietario di tale agenzia? In un articolo pubblicato nel maggio 2011, Fox News rivelava che l’Associated Press è di proprietà del miliardario George Soros! George Soros, oltre che per le speculazioni nelle valute estere è noto come il burattinaio delle rivoluzioni colorate in Serbia nel 2000, in Georgia nel 2003, Kirghizistan nel 2005 e anche in Ucraina nel 2004, passata al campo russo nel 2010 con la vittoria di Viktor Janukovich alle elezioni presidenziali.
Il ruolo dell’Open Society Institute di Soros è determinante nel passaggio degli ex-satelliti dell’URSS al campo atlantista. Vedasi il documentario: Gli USA alla conquista dell’Est. Open Society Institute finanzia Reporters Sans Frontières di Robert Ménard. Leggasi il libro di Maxime Vivas “La face cachée de Reporters sans frontières : de la CIA aux faucons du Pentagone

george_soros_4_13_2012George Soros, specialista in sovversioni e interferenze. Le FEMEN furono appoggiate dall’Associated Press di George Soros? Resta da determinare. Ma i primi tesserini (della stampa) furono gettati via.

In conclusione
E’ ormai chiaro che le FEMEN sono agenti delle sovversione per imporre l’ideale liberal-libertario anti-religioso e anti-tradizionale. Ideale nel servire interessi stranieri, se non atlantisti. Un servizio per la sovversione e la destabilizzazione invocando diritti umani, democrazia e libertà in Paesi come la filo-russa Ucraina e la Russia di Vladimir Putin, nell’ambito della partita geopolitica statunitense contro questi Paesi, grandi principi che portarono alla “guerra contro il terrorismo” e all’attacco all’Iraq nel 2003, con il risultato che tutti conosciamo.
Abbiamo sintetizzato il lavoro di Olivier Pechter combinandolo con le informazioni di Joelecorbeau.com, indicando il passato di transfughi ed estremisti delle FEMEN che, misteriosamente, non viene affrontato nel documentario di Foufou (Caroline Fourest): “I nostri seni, le nostre armi”, dove dice di ospitare Inna Shevchenko, la leader più estremista del movimento, Fufu s’è bruciata! Manuel Valls ha vietato lo spettacolo di Dieudonné in nome della dignità umana, mentre concede asilo politico alle FEMEN, gruppo affiliato all’estrema destra ucraina! Dire che i merdia hanno fatto tutto un gran baccano sul presunto antisemitismo e razzismo di Dieudonné, mentre puntano i riflettori sulle FEMEN, dimostra dove sia l’odio. Amici, non esitate a inviare queste informazioni a tutti coloro che sostengono le FEMEN. Tale organizzazione deve smetterla di danneggiare il nostro Paese e il mondo. Facciamo presente il loro passato “nauseante”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina: lo sviluppo della Repubblica Popolare è una dichiarazione di guerra agli Stati Uniti

La Cina ha fiducia in sé, osa delle riforme e la nuova dirigenza vuole consolidarne il successo
Fortune 19 gennaio 2014

Costruire-Città-Città-Villaggio-Night-View-alto-edificio-di-Shanghai-CinaIl contrasto non potrebbe essere più grande: da un lato del Pacifico, la potenza sempre egemone che affronta gravi problemi economici e politici, dall’altro, la superpotenza che batte tutti i record economici, nonostante i profeti di sventura, ed ha piena fiducia nel futuro. Questo non sorprende: tre decenni e mezzo dopo l’avvio della politica di riforma e apertura voluta da Deng Xiaoping, successore di Mao Zedong, questo cambiamento rivoluzionario ha dato frutti in molte aree. Lo Stato dei contadini poveri, con milioni di “formiche blu”, è diventato un Paese moderno con edifici prestigiosi e ha sviluppato l’industria della moda, che ora accede alle “passerelle” di Parigi e Milano. Anche Hollywood ne è sconvolta poiché, infatti, l’industria cinematografica statunitense ha tutte le ragioni di temere l’emergere di un concorrente serio in Estremo Oriente. Perché? Wang Jianlin, l’uomo più ricco della Repubblica popolare cinese sta costruendo a Tsingtao (ex-colonia tedesca) i più grandi studi cinematografici del mondo. Questo gigantesco progetto costerebbe più di otto miliardi di euro e sarà completato nel 2017. Potremmo anche elencarne molte come questa, a conferma dello sviluppo esponenziale della Cina moderna. Eppure, quando la nuova leadership cinese è salita al potere nel novembre 2012, diverse voci annunciavano l’imminente declino della Cina, la stessa voce, del resto, l’aveva ripetuto precedentemente.
Come il “New York Times” o “Spiegel”, i media occidentali all’unisono evocavano scenari catastrofici: una bolla immobiliare stava per scoppiare, seguita da una bolla del credito, o che poi il Paese sarebbe crollato per la corruzione, mentre l’inquinamento la devastava le persone non avrebbero tollerato le differenze tra ricchi e poveri. Il desiderio generale di libertà avrebbe fatto cadere la leadership comunista, se riforme rapide e ampie non fossero state tradotte in realtà e se la dirigenza non avesse ceduto il monopolio del potere. Niente di tutto ciò è accaduto dopo che Xi Jinping (capo di Stato e del partito) e Li Keqiang (Primo ministro) si sono insediati nel novembre 2012, per rimanervi per dieci anni. Non vediamo il motivo per cui caos politico e crollo economico dovrebbero colpire la Cina nel prossimo decennio, decennio in cui la Repubblica Popolare, secondo l’OCSE, sorpasserà gli Stati Uniti quale prima potenza economica del pianeta. Il nuovo presidente della Banca Mondiale, Jim Yong Kim, ha previsto per la Cina uno sviluppo positivo da metà ottobre: “La Repubblica Popolare cresce certamente più lentamente, ma continua le riforme. Il Paese s’impone una grande trasformazione, passa da  esportatore e investitore a un’economia orientata al consumo. La sua dirigenza ha intenzione di attenersi a questa politica, nonostante le difficoltà. È un modello per gli altri“.
Due nuove istituzioni dovranno contribuire a consolidare la strada scelta dal governo cinese: una sola autorità, soggetta al governo, ha ricevuto la missione, su decisione del Comitato Centrale, “di evitare conflitti sociali e risolverli in modo efficiente“, per garantire la sicurezza interna dello Stato.  L’emergere di questa autorità, in primo luogo, è volta a risolvere i problemi che si celano dietro le molte proteste e talvolta violente manifestazioni nel Paese contro gli eccessi di funzionari locali, dall’altra rispondere ad ulteriori sabotaggi, come il recente attentato che ha colpito Pechino. A fine ottobre, davanti la Porta della Pace Celeste, tre uiguri avevano travolto, con la loro auto carica di benzina, una folla uccidendo due passanti con loro. Non possiamo dire con certezza se fosse un piano terroristico islamista, come affermato dal governo. Una cosa è certa: in Tibet come nel Xinjiang, popolato da uiguri, gli incidenti aumentano, mentre gli abitanti di queste vaste regioni si sentono minacciati dalla crescente immigrazione di cinesi Han. La seconda autorità che emergerà, si chiama “Central Management Group” e sarà sottoposta al Comitato centrale del Partito comunista cinese. Supervisionerà e pianificherà le riforme, per  garantirne una “profondità complessiva”.
Con queste decisioni, che il Comitato centrale del Partito comunista cinese ha preso all’inizio di novembre 2013, dopo quattro giorni di discussioni, Xi Jinping e il suo compagno d’armi, l’elegante Li Keqiang, hanno imposto la loro politica alle forze ortodosse del partito. Infatti, il testo della risoluzione dice che il mercato non avrà un “ruolo fondamentale”, ma un ruolo “decisivo” nell’allocazione delle risorse. La proprietà dello Stato e la proprietà privata sono ormai componenti essenziali della “economia socialista di mercato”. Importanti riforme sociali sono state decise. Così, la politica del figlio unico verrà allentata, al fine di arrestare il processo d’invecchiamento che ostacola lo sviluppo economico. Finora le coppie che vivono in aree urbane potevano avere un secondo figlio se entrambi i genitori non avevano fratelli. Ora, nelle città cinesi le coppie possono avere un secondo figlio se un genitore non ha né fratello, né sorella. È stato anche annunciata l’abolizione dei campi di lavoro dove, dal 1957, piccoli criminali e oppositori del regime potevano essere “rieducati” per un periodo massimo di quattro anni, senza una decisione del giudice.
Il fallimento del piano di ricostruzione cinese, che causerebbe disordini interni neei prossimi anni, è una chimera spacciata dai media occidentali. Molti cinesi ora beneficiano della politica del governo. Ogni visitatore straniero scopre facilmente, camminando per le strade delle città cinesi, che non sono più soltanto i leader politici comunisti ad aver l’auto con autista. Oggi, milioni di cinesi, orgogliosi, guidano la propria nuova auto statunitense, tedesca, giapponese o sudcoreana. Inoltre, più di 90 milioni di cinesi sono andati all’estero quest’anno. Non sono solo amanti dei paesaggi, ma campioni internazionali di “shopping”. Nel 2012, i turisti cinesi all’estero hanno speso quasi 102 miliardi di dollari, più di qualsiasi altra nazione al mondo.
Praticamente sconosciuta al resto del mondo, Pechino inizia la lotta sul piano energetico. Secondo i media cinesi, il governo prevede per i prossimi cinque anni 280 miliardi di dollari per finanziare le misure per il risparmio energetico e per ridurre gli effetti negativi dell’inquinamento. Questo assieme ai 220 miliardi già investiti nelle energie rinnovabili. Ancora più importante, a medio termine, la leadership cinese vuole liberalizzare lo yuan (la moneta cinese), abbinarlo all’oro e detronizzare il dollaro da valuta globale.

46364Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il pistolero di Hollywood

Elicotteri neri, basi sotterranee, armi laser e la morte misteriosa dello sceneggiatore di Schwazenegger…
Matthew Alford e Robbie Graham, FT266, settembre 2010

devore7Mentre passava le ore piccole della notte californiana, Gary Devore insisteva con sua moglie Wendy: “Sto pompando adrenalina pura“. “Questa non era una normale telefonata… sentivo che mi stava avvertendo“, Wendy ricordò più tardi. “Ti amo“, gli aveva detto, attendendo. “Ci vediamo dopo” Gary borbottò. E’ stata l’ultima volta che Wendy Oates-Devore parlò con suo marito, lo sceneggiatore 55enne di Hollywood che aveva lavorato a dei progetti importanti con star del calibro di Kurt Russell, Christopher Walken e Arnold Schwarzenegger.
Sembrava fosse stato inghiottito dall’autostrada del deserto. Gary era di ritorno dalla residenza dall’amica attrice Marsha Mason, del New Mexico, dove aveva appena terminato una sceneggiatura che, aveva detto alla moglie, sarebbe stata la sceneggiatura del film più duramente anti-hollywoodiano che avrebbe mai visto. Un anno dopo, nell’estate del 1998, la sua auto fu trovata immersa in un acquedotto aperto da una squadra di polizia, a seguito della soffiata di un ‘investigatore dilettante’. All’interno del veicolo, legato dalla cintura sul sedile anteriore e in abiti da cowboy, c’era il cadavere scheletrico di Gary.
Il Californian Highway Patrol ha scritto una relazione di 158 pagine che dichiarava l’incidente: caso chiuso. E questo sarebbe stato… tranne per il fatto che molti di coloro che hanno conosciuto Gary Devore rimangono convinti che l’indagine ufficiale sia stata una messa in scena, che Gary sia stato assassinato, e che lo stesso governo statunitense ha cercato di eliminare le sue impronte digitali dal caso.
Gli script di Gary, un remake del film del 1949 The Big Steal, doveva essere un thriller d’azione ambientato sullo sfondo dell’invasione di Panama del 1989 da parte degli Stati Uniti e della caduta del suo dittatore, l’ex asset della CIA Manuel Noriega. Doveva essere il debutto alla regia di Gary e le aspettative erano alte. Gary era assistito, nelle sue ricerche, dal suo vecchio amico Charles ‘Chase’ Brandon, veterano agente della CIA, primo cugino di Tommy Lee Jones e anche nuovo volto pubblico dell’agenzia a Hollywood e, secondo il pubblicista di Gary, Michael Sands, “il vero Jack Bauer” riferendosi alla fiction del super-agente della serie televisiva 24.
Tuttavia, la sceneggiatura era acutamente critica verso la politica estera statunitense, presentando l’immagine di un Paese devastato dai militari USA e in cui servizi segreti dell’esercito degli Stati Uniti organizzavano il furto dei narcodollari di Noriega. Una prima bozza ottenuta dagli autori traccia i lineamenti dei suoi principali personaggi come: “Merda, abbiamo davvero cacciato nella merda questo piccolo Paese, solo per avere un solo uomo (Noriega). E’ imbarazzante.”, “avviando una guerra non puoi perdertene i vantaggi per della morale” e “una piccola zuffa amichevole per dare lustro alla tua squadra“.

L’uomo che non c’era
La spiegazione ufficiale quale ‘incidente’ della morte di Gary è sicuramente creativa, se non altro. Secondo i calcoli della polizia, per finire nell’acquedotto, Gary avrebbe dovuto guidare spingendosi oltre i 110 chilometri all’ora e senza fari , che sarebbero stati deliberatamente spenti, ha rivelato l’inchiesta, contromano per 3,2 km in una strada principale, inosservato e attraversando il solo buco nel guardrail stradale, largo solo 5 metri; il tutto senza causare alcun danno al guardrail o all’auto. “Evel Knievel,* nella sua serata migliore, non avrebbe potuto farlo“, sbuffa l’investigatore privato di Hollywood Don Crutchfield.
Ufficialmente, il relitto è stato scoperto in seguito ad alcune soffiate di uno specialista di assicurazioni sugli incidenti del colosso aerospaziale Lockheed-Martin. L’ex-moglie di Gary, e Babylon a 5 stelle, Claudia Christian scoprì delle circostanze sospette dicendoci via e-mail: “I miei amici (uno dei quali è un ex-marine) usarono attrezzature a infrarossi nell’acquedotto dove fu trovato, giorni dopo la sua scomparsa, e non trovarono nulla… quindi erano convinti che la sua auto e il corpo siano stati messi lì.”
Un certo numero di cose mancavano dall’auto di Gary, il computer portatile contenente The Big Steal, la pistola e le munizioni che portava sempre con sé nei lunghi viaggi… e le sue mani. In seguito alle proteste di Wendy, la polizia ha scoperto le ossa delle mani sul sedile posteriore e nel limo sul fondo della vettura, ma nessuno di loro includeva il mignolo deforme di Gary, che avrebbe confermato l’identità del corpo. Ancora insoddisfatta, Wendy ha commissionato una seconda autopsia al dottor David Posey (coadiuvato dal dottor Robert Byrd), ma lei sostiene che la loro relazione non è mai stato compilata e da allora si trova in uno stato di limbo, incerta anche se il corpo fosse quello del marito.
Abbiamo ottenuto una copia della relazione di Posey, la quale afferma che il corpo fosse in effetti di Gary Devore. Inoltre confermava le sorprendenti voci che le ossa della mano fornite dalle autorità avessero più di duecento anni. Che cosa implicano queste mani così vecchie? Una castroneria dell’ufficio del primo coroner? Una tattica della polizia per alleggerire i pensieri di una vedova in lutto? O segni di un assassinio professionale? Posey è d’accordo con il verdetto originale, che l’esatta causa della morte è “indeterminata”, ma con un addendum agghiacciante: “omicidio”.

Bad company
La scoperta del veicolo di Gary è stata caratterizzata da un altro sinistro momento, la presenza di un misterioso elicottero nero senza segni. L’episodio è stato ricordato da Mike Burridge, allora responsabile dell’informazione pubblica per il dipartimento dello Sceriffo di Santa Barbara: “Mentre stavamo concludendo per il pomeriggio, ero in piedi accanto al cameraman di una rete nazionale (CNN) che mi diede un colpetto sulla spalla, e disse: ‘Hei, è il vostro elicottero?’” Burridge guardò per vedere l’elicottero che si avvicinava, “molto velocemente, quasi come se stesse seguendo il percorso dell’acquedotto, e molto basso”. “Non è nostro“, disse Burridge, “è vostro?“No”, rispose il cameraman, “non abbiamo un elicottero del genere“. Burridge poté vedere “qualcuno nei sedili posteriori che stava facendo delle riprese“, e suggerì al cameraman di rispondere nello stesso modo. Tuttavia, “non appena ha messo la telecamera sul cavalletto, puntandoglielo e iniziò a registrare, l’elicottero decollò via. (Il cameraman) mi ha detto che quando ha guardato, non ha visto segni, non c’era il numero di coda, nessun codice, tutti quelli dentro l’elicottero indossavano abiti scuri, era completamente nero. Ho potuto vedere la maggior parte di ciò a occhio nudo, era così vicino… ciò mi ha insospettito, ovviamente, su… chi ci fosse in quel velivolo.”
Ancora più strano, il giorno dopo Burridge ricevette telefonate indesiderate da un uomo di nome ‘Anderson’, che si identificava come un Air Force Public Information Officer. Secondo Burridge, “Anderson ha detto che loro (l’US Air Force) ricevevano molte interferenze radio dall’area esterna (all’Edwards Air Force Base)… così mandarono una troupe per un controllo.” Così è stata spiegata la presenza del misterioso elicottero. Poco dopo, tuttavia, un’agenzia stampa apprese dell’incidente e decise di chiamare il numero che ‘Anderson’ aveva dato a Burridge, ma il numero non esisteva. Perplesso, Burridge decise di indagare presso l’Air Force Public Information Office, che rispose: “No, non abbiamo mai sentito quel nome (Anderson), e non sappiamo di che cosa stia parlando.”
Questo non fu il solo vicolo cieco cui Burridge è incappato durante l’inchiesta su Devore. A ulteriore testimonianza, corroborata da Wendy e dai suoi amici,  spiega come ‘Chase’ Brandon della CIA si presentasse a casa di Wendy, pochi giorni dopo la scomparsa, e si chiudesse nell’ufficio di Gary. Un amico di Wendy era andato nella stanza per cercare un maglione e vide Brandon piegato sul computer di Gary. Poco dopo, scoprirono che il computer era stato congelato a tempo indeterminato e che, quindi, era svanita l’intera ricerca di Gary e le versioni precedenti di The Big Steal. Preoccupato per le azioni di Brandon, Burridge decise di porgli alcune domande. Tuttavia, il dipartimento dello Sceriffo “ebbe un periodo molto difficile nel comunicare con quella persona (Brandon), al punto che oggi si rifiuta di rispondere alle nostre telefonate e alle nostre lettere“. Nell’esasperazione, Burridge chiese aiuto all’FBI, che  accettò d’interrogare Brandon, sorprendentemente, presso la sede centrale della CIA a Langley, in Virginia, sugli eventi che ebbero luogo nella casa di Wendy. L’FBI riferì a Burridge che non vi era alcuna necessità di seguire questa pista.
Cosa stava facendo Brandon a casa di Gary? Approfittava di un momento di calma per ricordare un vecchio amico, come ha spiegato Wendy? Conduceva una sua indagine sulla sparizione, memore forse che gli stretti familiari sono spesso i sospetti più probabili? O cercava delle informazioni sensibili che aveva fornito a Gary sulle attività della CIA a Panama?

Spy game
Secondo Wendy, Gary era “molto turbato” per la sua ricerca su Panama, soprattutto per i test sulle armi degli Stati Uniti e un presunto riciclaggio di denaro sporco. Una volta aveva detto che gli Stati Uniti avevano utilizzato armi laser illegali per tagliare in due un autobus pieno di civili panamensi che poi seppellirono in tombe anonime. Fino ad oggi, Wendy non può togliersi dalla testa il marito nel suo ufficio poco illuminato che, una sera, era stranamente curvo sulla sua scrivania, con la testa fra le mani: “Più in profondità si guarda, più sporca diventa la cosa“, aveva detto.
E’ ben noto che a Panama gli Stati Uniti sperimentarono tecnologie recenti come lo Stealth Fighter (caccia invisibile), l’elicottero d’attacco Apache e i missili laser-guidati. Ma esistono anche più testimonianze che descrivono l’uso, da parte del Pentagono, di armi sperimentali a fascio di particelle imbarcate su aeromobili militari. Il professore Cecilio Simon dell’Università di Panama descrive dei combattenti “letteralmente fusi con i loro fucili“, automobili ‘laserizzate’ e “dardi avvelenati che producono emorragie massicce“. L’ex ministro della Giustizia statunitense Ramsey Clark fu oltraggiato dall'”uso di armi sofisticate, semplicemente per testarle“, da parte del Pentagono. “Soprattutto, però“, disse Clark, “c’è stato un uso al di là di ogni necessità concepibile, solo per pura potenza di fuoco… solo un uso eccessivo della forza aldilà di ogni possibile giustificazione.”
Curiosamente, durante l’anno in cui Gary era dato disperso, tre uomini in abiti civili, ma con un ‘look militare’, si avvicinarono a Wendy di punto in bianco mentre stava uscendo da un esame di guida e dissero senza mezzi termini che il soggetto di Panama, essendo un “evento pericoloso e sporco”, era meglio evitarlo, prima di sparire bruscamente. Ricordando il fratello, la sorella di Gary, Judy dice: “Fin da quando era un ragazzino voleva essere, e sognava di diventare, un cowboy“. Ma l’immagine di Gary sedicente cowboy divenne più marcata con la sua mise in stile frontiera: sotto lo Stetson era davvero un duro, per non dire un donnaiolo. Ma chi era veramente Gary Devore, e qual è stata la vera natura del suo rapporto con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti?
Wendy dice che una volta vide “strani simboli” sul computer del marito. Quando chiese cosa fossero, Gary rispose “codici di cifratura” ma, non essendo esperta in materia di computer, al momento non chiese altro. Claudia Christian fa una simile affermazione: “Mi ricordo quando eravamo sposati. Entrai nel suo ufficio senza preavviso e vide quello che sembrava essere scritto in cirillico sul suo computer. Era furioso con me per averlo disturbato (scoperto?)“. Pochi mesi dopo la scomparsa di Gary, Wendy ricevette la visita di un presunto dipendente, in pensione, della National Security Agency (NSA, l’agenzia di intelligence altamente segreta, specializzata nella intercettazione di comunicazioni e decifrazione delle informazioni crittografate. Gli espresse la sua opinione che la scomparsa di Gary fosse in qualche modo collegata con scandali sullo spionaggio ad alto livello, risalenti alla metà degli anni ’90, come la vendita di segreti di Stato alla Russia da parte di Aldrich Ames della CIA e di Robert Hanssen dell’FBI. Disse a Wendy: “Non uccidiamo mai i nostri“, ma espresse le sue preoccupazioni che Gary potesse essere caduto nelle mani di mafiosi russi legati ai servizi segreti degli Stati Uniti. Consigliò a Wendy di guardare più in profondità nel passato di Gary e, al momento del controllo delle finanze di suo marito, lei scoprì un milione di dollari in titoli di Stato nel fondo pensione. “Lo riceviamo tutti“, disse l’uomo della NSA, cripticamente. La NSA ci informa che Gary non ha lavorato per loro, ma si rifiuta di rilasciare tutte le informazioni d’intelligence che lo riguardano, citando una serie di leggi in materia di spionaggio, sicurezza e crittografia.

Stealth
Nei primi anni ’90, Gary si recò in una base militare nel deserto del Nevada, mentre lavorava su un film, poi abbandonato, chiamato Stealth, per conto del produttore Walter Mirisch. Wendy scoprì del viaggio di suo marito solo quando s’ imbatté, nella soffitta di casa, in una foto di Gary seduto su un aereo Stealth, dentro una struttura a ‘capannone tipo quonset’. Nella sua autobiografia, Mirisch afferma che fece un viaggio al Tonopah Test Range, nel deserto, in connessione con lo stesso film. La base, denominata anche Area 52, era nota per aver ospitato i Lockheed F-117 Nighthawk, utilizzati con grande efficacia nella guerra del 1991. Sembra probabile che il viaggio di Gary in Nevada sia stato anche nella base di Tonopah, sollevando ulteriori interrogativi sul suo livello di nulla osta di sicurezza.
A portarci ancora di più nella Twilight Zone è l’amica di Wendy, Karen Prisant Ellis, una sensitiva che aveva lavorato con la polizia in vari casi. Fu  tramite  Ellis, poco dopo la scomparsa di Gary, che Wendy fu contattata da un colombiano a cui faremo riferimento come ‘Carlos’. Dopo mesi senza alcun indizio, incuriosita e disperata, Wendy accettò di incontrarsi con Carlos, in presenza di Ellis, in un ritiro a Escondido. Lì, Wendy ascoltò Carlos che raccontargli di aver incontrato Gary mentre lavorava in un impianto sotterraneo gestito dall’azienda della difesa Rocketdyne, in cui i chip localizzatori venivano impiantati a ognuno dei lavoratori, nel muscolo pettorale destro. Carlos sostenne che era stato reclutato dalla CIA per via delle sue conoscenze sull’elettromagnetism, e che aveva preso 10 anni per potersi sganciare dall’Agenzia, dopo aver rimosso illegalmente il suo chip. Carlos disse a Wendy che aveva visto il caso Devore in TV, e che stava morendo di cancro a causa della natura del suo lavoro alla Rocketdyne e che le voleva far sapere che  pensava che Gary fosse un uomo buono. “Molti tipi strani spuntarono dal nulla, all’epoca” spiega Wendy, “così non presi nota di Carlos. Ma l’uomo era chiaramente vicino alla morte… Perché un uomo che sta morendo trascorre i suoi ultimi giorni per raccontarmi, da perfetto sconosciuto, una storia falsa?
Una delle più grandi pubblicità della Rocketdyne, o piuttosto notorietà, è la   parziale fusione nucleare che si verificò presso la sede principale dell’impianto di Santa Susana, nel 1959, insieme a numerosi sversamenti tossici prima e dopo quel fatto. Uno studio finanziato dallo Stato ha stimato che l’incidente rilasciò fino a 300 volte più radiazioni dell’infausto incidente di Three-Mile Island e potrebbe aver scatenato almeno 260 casi di cancro tra i dipendenti della Rocketdyne. Se il malato di cancro Carlos aveva davvero lavorato alla Rocketdyne di California, quasi certamente avrebbe trascorso molto tempo presso l’impianto di Santa Susana. Carlos potrebbe essere stato tra quei contaminati?
In tema di basi sotterranee, l’auto di Gary fu scoperta nel cuore del complesso militare-industriale degli USA, l”Aerospace Valley‘ della California meridionale, così soprannominata dagli abitanti del luogo per i numerosi importanti impianti aerospaziali, militari e aziendali. Solo a 10 minuti di macchina dalla scena dell’incidente’ di Gary si trovano gli Skunk Works della Lockheed-Martin, luogo di nascita di U-2, SR-71 e F-117. A nord si estende la sensibile Edwards Air Force Base, a due passi da cui si trova il Denny’s Diner dove Gary mangiava durante i suoi ultimi movimenti noti. Fu nel parcheggio non controllato del ristorante, dove Wendy sospetta che il marito sia stato abbordato. All’estremo est della valle, la McDonnell-Douglas ha una base per ricerche elettromagnetiche, e ad ovest, presumibilmente tuffandosi per 42 livelli di profondità tra le colline dei Monti Tehachapi, siede l’impianto della Northrop, il misterioso ‘formicaio’ dove, secondo persone che sostengono di avervi lavorato, dei pattugliatori fluttuanti orbitano sui corridoi, tenendo sotto controllo i dipendenti, e dei campi di forza operano al posto delle porte.

Nemico dello Stato
Se c’è anche un briciolo di verità nelle storie che collegano Gary ai Black Project e all’NSA, e quindi che a dei motivi per ‘scomparire’, non lo si saprà mai sicuramente. Poi c’è la CIA. Quanto vicino era Gary all’Agenzia? Il suo rapporto con Brandon risale al 1986, quando Gary fu testimone di nozze di Tommy Lee Jones, e parlava con Brandon spesso per telefono, nelle settimane precedenti la sua scomparsa. Brandon disse al sito d’intrattenimento UGO.com: “Sono stato un funzionario dell’Agenzia per 30 anni, 25 anni sotto copertura… Non è un lavoro o una carriera. E’ uno stile di vita, una vita d’inganni. Devi uscire e procurarti informazioni e trovare persone che sono disposte a lavorare per te. Tu non sei un agente, ma un ufficiale che trova gli agenti per avere informazioni.” Era Gary una delle reclute di Brandon? Se è così, certamente non sarebbe stato il primo uomo dell’Agenzia a Hollywood (vedi “La CIA a Hollywood“). Ma i servizi segreti hanno davvero deciso la morte di uno sceneggiatore di film? Sarebbe altamente irregolare. E tuttavia, per l’Agenzia, con una presenza rafforzata di recente a Hollywood, The Big Steal di Gary Devore avrebbe rappresentato un improvviso e scomodo passaggio in questioni politiche per colpa di un cowboy con la reputazione di appoggiarsi alle sue pistole. Cosa avrebbe impedito a Gary dal spifferarlo alla stampa, durante la promozione di The Big Steal? E se il film fosse stato un successo del nuovo regista, allora che cosa potrebbe aver tentato di fare dopo? D’altra parte, forse è stato, come le autorità insistono, solo un terribile incidente. Forse Gary, dopo una corsa estenuante di 12 ore, aveva fatto una serie di decisioni temerarie (spegnendo i fari, guidando nel senso sbagliato dell’autostrada ad alta velocità). Forse, ma questa versione ufficiale degli eventi non potrà mai convincere coloro che hanno conosciuto bene Gary. “Penso che sia stato ucciso“, dice Claudia Christian. “Lui non si sarebbe mai addormentato sulla strada, era un autista da lunghe distanze, questo è quello che ha fatto pensando agli script… avrebbe guidato per giorni e giorni.”
La stampa locale e nazionale smise di fare domande quando la vettura di Gary fu scoperta. Pochi programmi televisivi hanno discusso il caso, anche se nulla è stato trasmesso circa il collegamento ai servizi segreti. Nel 2001, E! Entertainment trasmise un episodio su Gary nella serie Mysteries and Scandals, che incluse una discussione franca che proponeva la possibilità di un coinvolgimento della CIA. I registi dicono che la puntata fu ritirato prima dalla trasmissione all’ultimo momento. Abbiamo contattato l’allora capo di E! per una spiegazione, ma anche se inizialmente era aperto alla discussione,  bruscamente interruppe il contatto quando parlammo della CIA. Per quanto riguarda Wendy Oates-Devore, non ha mai creduto nelle teorie cospirative, ma la natura della scomparsa di Gary la perseguita. Fece innumerevoli domande ma non  ricevette risposte soddisfacenti. “Non voglio un finale alla Rashomon” dice riferendosi alle molteplici interpretazioni di ciò che è effettivamente emerge dal famoso film di Kurosawa. Purtroppo, nel caso di Gary Devore, un finale alla Rashomon è tutto quello che abbiamo poiché vi è una verità apparentemente ineluttabile, come lui stesso disse una volta: “Più si guarda in profondità, più la cosa è sporca.”

La CIA a Hollywood
1361577385La CIA ha avuto una lunga storia a Hollywood. Nel corso degli anni ’50, l’asset della CIA, Luigi G. Luraschi, usò la sua posizione di capo della censura nei Paramount Studios per allineare il contenuto dei film agli ideali dell’Agenzia. Le scene che ritraevano gli Stati Uniti in cattiva luce furono tagliate; a film come ‘Mezzogiorno di fuoco’ (1952) fu impedito di ricevere certi riconoscimenti, e ‘negri’ ben vestiti venivano collocati in ambienti lussuosi, per suggerire che gli Stati Uniti non avessero un problema razziale. Al fine di domare o comunque sovvertire il loro contenuto, la CIA assisteva anche segretamente agli adattamenti del film di George Orwell, ‘1984’ (1954) e ‘La fattoria degli animali‘ (1955), così come a The Quiet American di Graham Greene (1958).
Alla metà degli anni ’90, l’Agenzia creò il suo ufficio di collegamento dell’intrattenimento, guidato da ‘Chase’ Brandon, presumibilmente nell’ambito del suo mandato più ‘aperto’. In verità, il ruolo della CIA a Hollywood rimane decisamente oscuro. Nel caso delle produzioni ‘assistite’ dalla CIA come Bad Company (2002), 24 (dal 2001) e Spy Game (2001), dove neanche isolati commenti provengono da chi si occupa dall’indicare ciò che accade sul set (anche se noi sappiamo che la CIA ha ritirato la sua approvazione a quest’ultimo). Altri sono meno timidi, come Alias (2001-06), con la star Jennifer Garner, che sembra un non retribuito annuncio di reclutamento per i suoi (di Garner, NdT) amici di Langley.
La CIA può anche avere usato l’intrattenimento per fini di guerra psicologica e per sviluppare degli scenari per il mondo reale, come la professoressa della Texas State University, Tricia Jenkins, ha appreso in una serie di interviste sensazionali per il suo libro di prossima pubblicazione ‘For Our Spies Only‘. Michael Frost Beckner, creatore della serie TV The Agency (2001-03), ricorda che Brandon gli telefonò per suggerirgli una trama che coinvolgeva la tecnologia d’identificazione biometrica. Quando Beckner interrogò Brandon sul realismo della storia, Brandon gli disse “mettilo da parte se l’abbiamo o no. Anche i terroristi guardano la TV. Li spaventerà.” Per un altro episodio, Brandon suggerì di utilizzare un drone Predator equipaggiato con missili Hellfire per uccidere un generale pakistano, chiedendo a Beckner di “vedere come va, come potrebbe funzionare“. Un mese dopo la trasmissione dell’episodio, la CIA assassinò un generale pakistano con missili Hellfire lanciati da un drone Predator.Io non sono un grande teorico della cospirazione“, dice Beckner, “ma non sembra sia stata l’unica sinergia, quella volta lì“.

*Famoso stuntman motociclista statunitense.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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