La fine della rete spionistica dell’USAID in America Latina

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 26/09/2012

L’espulsione dell’USAID dalla Russia era uno sviluppo a lungo atteso e gradito. Mosca ha ripetutamente messo in guardia i suoi partner statunitensi, attraverso una serie di canali, che la tendenza dell’USAID ad interferire negli affari interni della Russia era inaccettabile e che, in particolare, il radicalismo delle sue ONG presenti nel Caucaso non sarebbe stato tollerato. Quando il 1° ottobre, la decisione presa dalla leadership russa avrà effetto, il personale dell’USAID di Mosca, che aveva ostinatamente ignorato tali segnali, dovrà fare le valigie e trasferirsi in altri paesi accusati di avere un regime autoritario…
In America Latina, l’USAID ha da tempo la reputazione di organizzazione nei cui uffici ospita, difatti, i centri di intelligence che progettano l’indebolimento dei governi legittimi di un certo numero di paesi del continente. La verità è che l’USAID quale ospite di operativi della CIA e delle agenzie di intelligence della difesa degli Stati Uniti, non è poi così ignota, così come quello di aver avuto un ruolo in ogni colpo di stato in America Latina, così come nel sostegno finanziario, tecnico e ideologico delle rispettive opposizioni. L’USAID cerca anche, in genere, d’infiltrare le forze armate e le forze dell’ordine locali, reclutandovi degli agenti pronti a dare una mano all’opposizione, quando ce ne sia l’occasione.
In diversa misura, tutti i leader populisti latinoamericani sentono la pressione dell’USAID. Senza dubbio, il Venezuela di H. Chavez è l’obiettivo numero uno della lista dei nemici dell’USAID. Il supporto agli oppositori del regime del paese si è ridotto notevolmente, a partire dalle enormi proteste del 2002-2004, mentre la nazione ha visto il governo concentrarsi sui problemi socio-economici, l’assistenza sanitaria, l’edilizia residenziale e le politiche giovanili. L’opposizione ha dovuto iniziare a fare affidamento sempre più sulle campagne nei media, circa l’80% dei quali sono gestiti dal campo anti-Chavez.
Stimolando il panico con voci su imminenti interruzioni dell’approvvigionamento alimentare, con relazioni che esagerano il livello di criminalità in Venezuela (dove, in realtà, c’è meno criminalità che nella maggior parte dei paesi amici degli Stati Uniti), e con accuse di incompetenza del governo nel rispondere alle catastrofi tecniche, divenute sospettosamente frequenti mentre le elezioni si avvicinano, che poi vengono diffuse presso il pubblico nell’ambito di uno scenario sovversivo che coinvolge la rete di organizzazioni non governative venezuelane. In alcuni casi, l’appartenenza a queste ultime si limita a 3-4 persone, ma assieme al forte sostegno dei media, l’opposizione è in grado di dimostrare di essere una forza inquietante. I commentatori pro-Chavez temono che gli agenti dell’USAID contenderanno l’esito della votazione e, in modo sincronico, gruppi paramilitari trascineranno le città venezuelane nel caos, per dare agli Stati Uniti un pretesto per l’intervento militare.
L’USAID è nota per aver contribuito al recente fallito colpo di Stato in Ecuador, nel corso del quale il presidente R. Correa era scampato a un attentato. Le forze di elite della polizia, fortemente sponsorizzate dagli Stati Uniti e dai media che hanno strumentalizzato la legislazione liberale sulla libertà di espressione siglata da Correa, sono stati gli attori chiave della sollevazione. Successivamente, ci sono voluti i seri sforzi di Correa per fare approvare in parlamento un codice multimediale riveduto, contrastando le pressioni delle lobby dell’USAID.
Diversi tentativi per rovesciare il governo di Evo Morales, hanno chiaramente utilizzato il potenziale operativo dell’USAID in Bolivia. Secondo la giornalista e autrice Eva Golinger, l’USAID ha speso almeno 85 mioni di dollari per destabilizzare il regime del paese. Inizialmente, gli Stati Uniti speravano di ottenere il risultato desiderato sollevando i separatisti, in prevalenza bianchi, della provincia di Santa Cruz. Quando il piano fallì, l’USAID passò a corteggiare le comunità indigene con cui le ONG didattico-ambientaliste avevano iniziato a mettersi in contatto, alcuni anni prima. Resoconti disorientanti furono forniti agli indiani, secondo cui la costruzione di una superstrada nella loro regione avrebbe lasciato le loro comunità senza terra, e le conseguenti marce di protesta indiane nella capitale, erosero la posizione pubblica di Morales. Ma poco dopo emerse che molte di quelle marce, tra cui quelle inscenate dal gruppo TIPNIS, erano state coordinate dall’ambasciata degli Stati Uniti. Il lavoro era stato svolto da un funzionario dell’ambasciata, Eliseo Abelo, un elemento dell’USAID che si occupava della popolazione indigena boliviana. Le sue conversazioni telefoniche con i leader della marcia furono intercettate dall’agenzia del controspionaggio boliviana e furono rese pubbliche, così dovette fuggire dal paese, mentre l’inviato diplomatico statunitense in Bolivia si lamentava delle intercettazioni telefoniche.
Nel giugno 2012, i ministri degli esteri dei paesi del blocco ALBA hanno approvato una risoluzione sull’USAID, che dice: “Citando la pianificazione e il coordinamento degli aiuti stranieri come pretesto, l’USAID s’intromette apertamente negli affari interni di paesi sovrani, sponsorizzando le ONG e le attività di protesta volte a destabilizzare quei governi legittimi che non sono amichevoli dal punto di vista di Washington. I documenti resi pubblici dagli archivi del Dipartimento di Stato, sono la prova che il sostegno finanziario veniva fornito ai partiti e gruppi di opposizione nei paesi dell’ALBA, una pratica equivalente ad aperte e audaci interferenze per conto degli Stati Uniti. Nella maggior parte dei paesi dell’ALBA, l’USAID opera attraverso le sue estese reti di ONG, che gestisce al di fuori del quadro normativo, e anche finanziando in modo illecito media e gruppi politici. Siamo convinti che i nostri paesi non hanno bisogno del sostegno finanziario esterno per mantenere la democrazia stabilita dagli Stati latino-americani e caraibici, o di organizzazioni guidate esternamente che tentano di indebolire o mettere da parte le nostre istituzioni governative”. I ministri hanno chiesto alla leadership di ALBA di espellere immediatamente i rappresentanti dell’USAID, poiché minacciano la sovranità e la stabilità politica dei paesi in cui operano. La risoluzione è stata firmata da Bolivia, Cuba, Ecuador, Repubblica Dominicana, Nicaragua e Venezuela.
Lo scorso maggio Paul J. Bonicelli è stato confermato, dal Senato degli Stati Uniti, assistente amministratore dell’USAID per l’America Latina e i Caraibi. L’ex capo della USAID, Mark Feuerstein, acquisì una tale notorietà, in America Latina, come cervello dietro i golpe contro i legittimi capi di Stato di Honduras e Paraguay, che i politici del continente hanno semplicemente dovuto imparare a evitarlo. La credibilità dell’USAID si riduce sempre più, ed è improbabile che Bonicelli, un ricercatore e un conservatore, sarà in grado di invertirne la tendenza. Il suo curriculum comprende la guida di diverse divisioni dell’USAID e la ‘promozione della democrazia’ di concerto con il Consiglio di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti. La visione di Bonicelli si riflette nelle pagine della rivista Foreign Policy. Per Bonicelli, Chavez non è un democratico, ma un capo ansioso di sbarazzarsi di tutti i suoi avversari. Il nuovo capo dell’USAID sostiene che, a parte la minaccia della droga, la visione di Chavez ispira i suoi seguaci populisti in Ecuador, Bolivia e Nicaragua, ponendo la più grande sfida agli interessi degli Stati Uniti in America Latina. Bonicelli esorta, pertanto, gli Stati Uniti a sostenere l’opposizione venezuelana in ogni modo possibile, fornendole supporto materiale e addestramento, in modo che possa  prendere parte a pieno alle elezioni e alle attività civili. Un altro articolo di Bonicelli ritrae l’attuale evoluzione della Russia come una cupa regressione e uno scivolamento verso il ‘neo-zarismo’. Sulla base di tale percezione, Bonicelli sostiene che l’occidente dovrebbe ritenere la Russia e i suoi dirigenti responsabili di tutto ciò che riguarda la libertà e la democrazia, anche se la libertà nel paese è importante solo per una manciata di persone, e cita il caso della Polonia, dove gli Stati Uniti supportarono Lech Walesa.
Sono scarse le probabilità che una riforma della USAID possa ripristinarne la credibilità in America Latina. Attenendosi a una ristretta lista di priorità, l’USAID punta su pochi programmi secondari e chiude i suoi uffici in Cile, Argentina, Uruguay, Costa Rica, Panama e prossimamente Brasile. L’USAID ritiene che questi paesi abbiano già una forma ragionevole di democrazia, e che non hanno più bisogno di assistenza, in modo che l’agenzia possa scagliare tutta la sua forza contro i suoi nemici principali: i populisti e Cuba, e fare del suo meglio per far abbattere i politici ostili a Washington in tutto l’emisfero occidentale. Il bilancio dichiarato dell’USAID per l’America Latina è di circa 750 milioni di dollari, ma le stime indicano che la parte segreta dei finanziamenti, che viene sfruttata dalla CIA, potrebbe arrivare a due volte tale importo.

É gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

L’”Opzione Salvador” del Pentagono: l’invio degli squadroni della morte in Iraq e in Siria

Michel Chossudovsky Global Research, 16 Agosto 2011

Questo saggio (seconda parte di una serie di tre articoli) si concentra sulla storia dell’”Opzione Salvador” del Pentagono in Iraq e la sua rilevanza per la Siria. Il programma è stato attuato sotto il mandato di John D. Negroponte, che fu ambasciatore degli USA in Iraq (giugno 2004-aprile 2005). L’attuale ambasciatore in Siria, Robert S. Ford, ha fatto parte del team di Negroponte a Baghdad nel 2004-2005.

L'ambasciatore Ford ad Hama ai primi di luglio

Siria: Panoramica e Sviluppi recenti
I media occidentali hanno giocato un ruolo centrale nell’offuscare la natura delle interferenze straniere in Siria, incluso il supporto esterno agli insorti armati. In coro hanno descritto i recenti avvenimenti in Siria come un “movimento di protesta pacifico” rivolto contro il governo di Bashar Al Assad, quando le prove confermano ampiamente che gruppi paramilitari islamisti si sono infiltrati nelle manifestazioni.
Il notiziario d’intelligence d’Israele, Debka, evitando la questione della rivolta armata, riconosce tacitamente che le forze siriane stanno affrontando organizzazioni paramilitari:  “[Le forze siriane] affrontano ora una forte resistenza: In attesa di esse vi sono trappole anti-carro e barriere fortificato presidiate da manifestanti armati di mitragliatrici pesanti.” DEBKAfile.
Da quando sono pacifici dei manifestanti civili armati di “mitragliatrici pesanti” e “trappole anti-carro“? I recenti sviluppi in Siria puntano a una vera e propria insurrezione armata, integrata da “combattenti per la libertà” islamisti  sostenuti, addestrati ed equipaggiati dalla NATO e dal comando supremo della Turchia. Secondo fonti dell’intelligence israeliana: “Il quartier generale della NATO a Bruxelles e il comando supremo turco nel frattempo stanno elaborando piani per il loro primo passo militare in Siria, cioè armare i ribelli con armi per contrastare carri armati ed elicotteri utilizzati dal regime di Assad per reprimere l’opposizione. Invece di ripetere il modello libico degli attacchi aerei, gli strateghi della NATO stanno pensando a inviare grandi quantità di missili anti-carro e anti-aria, mortai e mitragliatrici pesanti nei centri protesta, per respingere di nuovo i blindati delle forze governative.” (DEBKAfile, NATO to give rebels anti-tank weapons, 14 agosto 2011). La consegna di armi ai ribelli è attuata “via terra, in particolare attraverso la Turchia e sotto la protezione dell’esercito turco… In alternativa, le armi sarebbero trasportate in Siria sotto sorveglianza militare turca e trasferiti ai leader  ribelli nei rendez-vous pre-organizzati.” (Ibid)
Secondo fonti israeliane, che rimangono da verificare, la NATO e il comando supremo turco, contemplano anche lo sviluppo di un “jihad” diretto al reclutamento di migliaia di ”combattenti per la libertà” islamistii, che ricorda l’arruolamento di mujahidin per il jihad (guerra santa) pagato dalla CIA, nel periodo di massimo splendore della guerra in Afghanistan: “Sarebbe anche stato discusso, a Bruxelles e Ankara, dicono le nostre fonti, una campagna per arruolare migliaia di volontari musulmani nei paesi del Medio Oriente e del mondo musulmano, per combattere a fianco dei ribelli siriani. L’esercito turco avrebbe ospitato questi volontari, e curato il loro addestramento e il loro passaggio sicuro in Siria.” (Ibid)
Questi diversi punti portano verso il possibile coinvolgimento di truppe turche in territorio siriano, che potrebbe potenzialmente portare a un più ampio confronto militare tra Siria e Turchia, nonché a un vero e proprio intervento “umanitario” militare dalla NATO.  Recentemente, gli squadroni della morte dei fondamentalisti islamici sono penetrati nel quartiere Ramleh della città portuale di Latakia, che comprende un campo profughi palestinese di circa 10.000 residenti. Questi uomini armati, che includevano cecchini sui tetti, stanno terrorizzando la popolazione locale.
In una distorsione cinica, i media occidentali hanno presentato i gruppi paramilitari islamisti a Latakia, come “dissidenti palestinesi” e “attivisti” che si difendono contro le forze armate siriane. A questo proposito, le azioni di bande armate dirette contro la comunità palestinese a Ramleh, cercano visibilmente di fomentare il conflitto politico tra la Palestina e la Siria. Diverse personalità palestinesi si sono schierate con il “movimento di protesta” in Siria, mentre casualmente ignorano il fatto che gli squadroni della morte “pro-democrazia” sono segretamente sostenuti da Israele e Turchia.
Il ministro degli esteri della Turchia, Ahmet Davutoglu, ha lasciato intendere che Ankara potrebbe prendere in considerazione un’azione militare contro la Siria, se il governo al-Assad non cessa “immediatamente e senza condizioni” le sue azioni contro i “contestatori”. Con amara ironia, i combattenti islamisti che operano all’interno della Siria, e che stanno terrorizzando la popolazione civile, sono addestrati e finanziati dal governo turco di Erdogan. Nel frattempo, i pianificatori militari di Stati Uniti, NATO e Israele hanno delineato i contorni di una campagna militare umanitaria, in cui la Turchia (la secondo più grande forza militare della NATO), giocherebbe un ruolo centrale.
Il 15 agosto, Teheran ha reagito alla crisi in Siria, affermando che “gli eventi in Siria dovrebbero essere considerate solo affari interni di quel paese, e ha accusato l’Occidente e i suoi alleati, del tentativo di destabilizzare la Siria, al fine di avere la scusa per la sua conseguente occupazione”. (Dichiarazione del Ministero degli Esteri iraniano, citato in Iran urges West to stay out of Syria’s ‘internal matters’ , Todayszaman.com, 15 agosto 2011)
Siamo ad un bivio pericoloso: “Se un’operazione militare sarà lanciata contro la Siria, nella grande regione del Medio Oriente e dell’Asia centrale, che si estende dal Nord Africa e dal Mediterraneo orientale al confine di Afghanistan-Pakistan con la Cina, verrebbe inghiottita nel turbine di una guerra prolungata.  Una guerra contro la Siria potrebbe evolvere verso un campagna militare USA-NATO diretta contro l’Iran, in cui Turchia e Israele sarebbero direttamente coinvolti. E’ fondamentale diffondere la notizia e spezzare i canali di disinformazione dei media.” Una comprensione critica e imparziale di ciò che accade in Siria è di cruciale importanza per invertire la marea dell’escalation militare verso una grande guerra regionale.
Michel Chossudovsky, 16 agosto 2011

Background: l’ambasciatore statunitense Robert S. Ford arriva a Damasco (gennaio 2011)
L’ambasciatore statunitense Robert Ford è arrivato a Damasco alla fine di gennaio 2011, al culmine del movimento di protesta in Egitto. Il precedente a ambasciatore degli USA in Siria fu richiamato da Washington dopo l’assassinio, nel 2005, dell’ex primo ministro Rafik Hariri, di cui era stato accusato, senza prove, il governo di Bashar al-Assad. L’autore è stato a Damasco il 27 gennaio 2011, quando l’inviato di Washington ha presentato le sue credenziali al governo al Assad. (Vedi foto sotto).
All’inizio della mia visita in Siria, nel gennaio 2011, ho riflettuto sul significato di questo appuntamento diplomatico e il ruolo che potrebbe svolgere in un processo segreto di destabilizzazione politica. Non ho, tuttavia, previsto che questo processo sarebbe stato attuato in meno di due mesi dalla nomina di Robert S. Ford ad ambasciatore USA in Siria.  Il ripristino di un ambasciatore statunitense a Damasco, ma più specificamente la scelta di Robert S. Ford come ambasciatore degli Stati Uniti, ha un rapporto diretto coll’inizio del movimento di protesta di metà marzo, contro il governo di Bashar al-Assad. Come “Numero Due“, presso l’ambasciata USA di Baghdad (2004-2005) sotto la guida dell’ambasciatore John D. Negroponte, ha giocato un ruolo chiave nell’attuazione dell’”Opzione Salvador in Iraq” del Pentagono. Quest’ultimo consisteva nel sostenere gli squadroni della morte iracheni e le forze paramilitari modellate sull’esperienza del Centro America.
I media occidentali hanno ingannato l’opinione pubblica sulla natura del movimento di protesta araba, omettendo di parlare del sostegno fornito dal Dipartimento di Stato USA e dalle fondazioni statunitensi (tra cui il National Endowment for Democracy (NED)) verso prescelti gruppi di opposizione pro-USA.  Noto e documentato, il Dipartimento di Stato “ha finanziato gli oppositori del presidente siriano Bashar Assad dal 2006“. (US admits funding Syrian opposition – World – CBC News, 18 aprile 2011)
Il movimento di protesta in Siria è stato presentato dai media come parte della “primavera araba“, e presentato all’opinione pubblica come un movimento di protesta democratico che si diffonde spontaneamente dall’Egitto e Maghreb al Mashriq. Il nocciolo della questione è che queste iniziative nei vari paesi, sono strettamente cronometrate e coordinate. (Michel Chossudovsky, Il movimento di protesta in Egitto: “I dittatori” non dettano, ma obbediscono agli ordini, Global Research, 29 gennaio 2011)
C’è ragione di credere che gli eventi in Siria, tuttavia, siano stati pianificati con largo anticipo, in coordinamento con il processo di cambiamento di regime in altri paesi arabi, tra cui Egitto e Tunisia. Lo scoppio del movimento di protesta nella città al confine meridionale di Daraa, è stato accuratamente programmato per far seguito agli eventi in Tunisia ed Egitto. Vale la pena notare che l’ambasciata degli Stati Uniti in diversi Paesi, ha svolto un ruolo centrale nel sostenere i gruppi di opposizione. In Egitto, per esempio, il Movimento Giovanile 6 Aprile è stato sostenuto direttamente dall’ambasciata degli Stati Uniti a Cairo. 
 
Chi è l’Ambasciatore Robert Stephen Ford?
Fin dal suo arrivo a Damasco, alla fine di gennaio 2011, l’ambasciatore Robert S. Ford ha svolto un ruolo centrale nel gettare le basi, così come stabilire contatti, con i gruppi di opposizione. Una  ambasciata USA a Damasco operativa, era vista come una precondizione per lo svolgimento di un processo di destabilizzazione politica che porti al “cambio di regime“. L’ambasciatore Robert S. Ford non è un diplomatico qualsiasi. E’ stato rappresentante degli Stati Uniti nella città sciita di Najaf, in Iraq, nel gennaio 2004. Najaf era la roccaforte dell’esercito del Mahdi. Pochi mesi dopo è stato nominato “numero due” (Ministro Consigliere per gli Affari Politici), presso l’ambasciata USA a Baghdad, all’inizio del mandato di John Negroponte come ambasciatore in Iraq (giugno 2004 – aprile 2005). Ford successivamente ha lavorato sotto il successore di Negroponte, Zalmay Khalilzad, prima della sua nomina ad ambasciatore in Algeria nel 2006.
Il mandato di Negroponte come ambasciatore USA in Iraq (insieme a Robert S. Ford) era coordinare, dall’ambasciata degli Stati Uniti, il sostegno segreto agli squadroni della morte e ai gruppi paramilitari in Iraq, al fine di fomentare la violenza settaria e indebolire il movimento di resistenza. Robert Robert S. Ford come “Numero Due” (Ministro Consigliere per gli Affari Politici) presso l’Ambasciata degli Stati Uniti ha giocato un ruolo centrale in questa operazione. Per capire il mandato di Robert Ford, sia a Baghdad che poi a Damasco, è importante riflettere brevemente sulla storia delle operazioni segrete degli Stati Uniti e il ruolo centrale svoltovi da John D. Negroponte.

Negroponte e l’”Opzione Salvador
John Negroponte aveva prestato servizio come ambasciatore USA in Honduras dal 1981 al 1985. Come ambasciatore a Tegucigalpa, ha giocato un ruolo fondamentale nel sostenere e supervisionare i mercenari Contras nicaraguensi che avevano sede in Honduras. Gli attacchi transfrontalieri dei Contra in Nicaragua avrebbero causato circa 50000 vittime civili. Nello stesso periodo, Negroponte è stato determinante nella creazione degli squadroni della morte militari honduregni, “operando con il sostegno di Washington, [essi] assassinarono centinaia di oppositori del regime appoggiato dagli USA.” (Vedasi Bill Vann, Bush Nominee linked to Latin American Terrorism, Global Research, novembre 2001)
Sotto il dominio del generale Gustavo Alvarez Martinez, il governo militare dell’Honduras fu uno stretto alleato dell’amministrazione Reagan che fece “sparire “decine di oppositori politici nel modo classico degli squadroni della morte”. In una lettera del 1982 a The Economist, Negroponte scrisse che era “semplicemente falso affermare che le squadre della morte avessero fatto la loro comparsa in Honduras“. Il Country Report on Human Rights Practices che la sua ambasciata aveva inviato alla Commissione Esteri del Senato prese la stessa linea, insistendo sul fatto che non vi erano “prigionieri politici in Honduras” e che “il governo honduregno non giustifica, né permette consapevolmente omicidi di natura politica o non politica“. Eppure, secondo una serie di quattro articoli del Baltimore Sun nel 1995, nel 1982 solo la stampa honduregna coprì 318 storie di omicidi e rapimenti da parte dei militari honduregni. Il Sun ha descritto le attività di una unità segreto dell’esercito honduregno addestrata dalla CIA, il Battaglione 316, che usava “dispositivi di shock e soffocamento durante gli interrogatori. Prigionieri spesso venivano tenuti nudi e, quando non più utili, uccisi e sepolti in tombe senza nome.”
Il 27 agosto 1997, l’ispettore generale della CIA Frederick P. Hitz, aveva pubblicato un rapporto classificato  di 211 pagine, dal titolo “Questioni specifiche relative alle attività della CIA in Honduras negli ’80.” Questo rapporto è stato parzialmente declassificato il 22 ottobre 1998, in risposta alle richieste del difensore civico dei diritti umani in Honduras. Gli oppositori di Negroponte chiedevano che tutti i senatori leggano il rapporto completo, prima di votare la sua nomina alla carica di rappresentante permanente degli Stati Uniti alle Nazioni Unite).” (Peter Roff e James Chapin, Face-off: Bush’s Foreign Policy Warriors, Global Research, Global Research novembre 2001).

John Negroponte – Robert S. Ford. L’”Opzione Salvador” in Iraq
Nel gennaio 2005, a seguito della nomina di Negroponte ad ambasciatore USA in Iraq, il Pentagono ha confermato, in una articolo trapelata al Newsweek, che “stava considerando la creazione di squadre d’assalto di combattenti curdi e sciiti, da indirizzare contro i leader della rivolta irachena, in un cambiamento strategico preso a prestito dalla contro-guerrigliera statunitense in America Centrale di 20 anni fa“. (El Salvador-style ‘death squads’ to be deployed by US against Iraq militants – Times Online, 10 gennaio 2005)
John Negroponte e Robert S. Ford presso l’Ambasciata degli Stati Uniti hanno lavorato a stretto contatto sul progetto del Pentagono. Due altri funzionari dell’ambasciata, e cioè Henry Ensher (Vice di Ford) e un funzionario più giovane nella sezione politica, Jeffrey Beals, svolsero un ruolo importante nella squadra che “parlava ad una serie di iracheni, compresi gli estremisti“. (Vedasi The New Yorker, 26 marzo 2007). Un altro individuo chiave nella squadra di Negroponte è stato Franklin James Jeffrey, ambasciatore statunitense in Albania (2002-2004). Jeffrey è attualmente l’ambasciatore statunitense in Iraq. Negroponte ha anche portato nel gruppo uno dei suoi collaboratori, l’ex colonnello James Steele (in pensione) del suo periodo di massimo splendore in Honduras: “Sotto l’”Opzione Salvador”, Negroponte aveva l’appoggio del suo collega dai giorni in America Centrale, durante gli anni ’80, il Col. in pensione James Steele. Steele, la cui carica a Baghdad era Consigliere per le forze di sicurezza irachene, aveva curato la selezione e l’addestramento dei membri del l’Organizzazione Badr e dell’Esercito del Mahdi, le due maggiori milizie sciite in Iraq, al fine di indirizzare la leadership e le reti di sostegno, in primo luogo contro la resistenza sunnita. Pianificati o no, questi squadroni della morte andarono subito fuori controllo e divennero la principale causa di morte in Iraq. Intenzionale o meno, decine di torturati, corpi mutilati, comparivano nelle strade di Baghdad ogni giorno, provocati dalle squadre della morte il cui impulso era stato dato da John Negroponte. Ed  è stata questa violenza settaria appoggiata dagli USA, che in gran parte ha portato al disastro infernale l’Iraq di oggi”. (Dahr Jamail, Managing Escalation: Negroponte and Bush’s New Iraq Team, Antiwar.com, 7 gennaio 2007)
John Negroponte descrisse Robert Ford, mentre era presso l’ambasciata a Baghdad, come “una di quelle persone instancabili … che non pensa di indossare il giubbotto antiproiettile e l’elmetto, mentre va fuori della Zona Verde ad incontrare i contatti”. Robert S. Ford parla correntemente arabo e turco. E’ stato spedito da Negroponte ad intraprendere contatti strategici: “Una proposta del Pentagono avrebbe mandato i team delle Forze Speciali a consigliare, sostenere ed eventualmente addestrare squadre irachene, molto probabilmente formate da combattenti curdi peshmerga e da miliziani sciiti, da usare contro i ribelli sunniti e i loro simpatizzanti, anche attraverso il confine con la Siria, secondo addetti militari che sono familiari a questi discorsi. Non è chiaro, tuttavia, se questa sarebbe una politica di assassinio o di cosiddette operazioni di ‘sottrazione’, in cui gli obiettivi vengono inviati in strutture segrete, per gli interrogatori. Il pensiero corrente è che, mentre le forze speciali statunitensi avrebbero condotto le operazioni, per esempio, in Siria, le attività in Iraq sarebbero svolte dai paramilitari iracheni”. (Newsweek, 8 gennaio 2005)
Il piano aveva il sostegno del primo ministro iracheno Iyad Allawi, nominato dal governo degli Stati Uniti. “Il Pentagono non ha voluto commentare, ma un insider ha detto a Newsweek: “Quello in cui tutti sono d’accordo è che non possiamo andare avanti così. Dobbiamo trovare un modo per prendere l’offensiva contro gli insorti. In questo momento, stiamo giocando in difesa. E stiamo perdendo“. Le squadre d’assalto sarebbero controverse e probabilmente sarebbero tenute segrete. L’esperienza dei cosiddetti “squadroni della morte” in America Centrale è conosciuta da molti anche oggi, e ha contribuito a macchiare l’immagine degli Stati Uniti nella regione. … John Negroponte, l’ambasciatore statunitense a Baghdad, ha avuto un posto in prima fila quando era ambasciatore in Honduras dal 1981-85. Gli squadroni della morte erano una caratteristica brutale della politica latino-americana del tempo. In Argentina, negli anni ’70 e in Guatemala negli anni ’80, i soldati indossavano uniformi di giorno, ma usavano  auto senza targa di notte per rapire e uccidere gli oppositori al regime o dei loro simpatizzanti sospetti. Nei primi anni ’80, l’amministrazione del presidente Reagan ha finanziato e contribuito ad addestrare i contras del Nicaragua basati in Honduras, con l’obiettivo di spodestare il regime sandinista del Nicaragua. I Contras erano dotati dei soldi provenienti dalle vendite illegali di armi statunitensi all’Iran, uno scandalo che potrebbe avrebbe potuto rovesciare il signor Reagan. Fu in El Salvador, che gli Stati Uniti crearono piccole unità di forze locali specificamente destinate ai ribelli. La spinta della proposta del Pentagono in Iraq, secondo Newsweek, è quello di seguire quel modello e dirigere le squadre delle forze speciali degli Stati Uniti a consigliare, sostenere e addestrare i combattenti curdi peshmerga e i miliziani sciiti contro i leader dell’insurrezione sunnita. Non è chiaro se l’obiettivo principale delle missioni sarebbe quello di assassinare i ribelli o rapirli e portarli via per gli interrogatori. Ogni missione in Siria, probabilmente, deve essere effettuata da forze speciali USA. Né è chiaro chi dovrebbe assumersi la responsabilità di un tale programma – il Pentagono o la Central Intelligence Agency. Tali operazioni segrete sono state tradizionalmente gestite dalla CIA, quale braccio occulto dell’amministrazione al potere, dando ai funzionari degli Stati Uniti la possibilità di negare la conoscenza di esso”.  (Times Online, op. cit.)
Sotto la guida di Negroponte presso l’ambasciata USA a Baghdad,  si scatenò un’ondata di uccisioni di civili segrete e di omicidi mirati. Ingegneri, medici, scienziati e intellettuali furono presi di mira. L’obiettivo era creare divisioni tra le fazioni sunnite, sciite, curde e cristiane, oltre a eliminare i civili che sostenevano la resistenza irachena. La comunità cristiana è stata uno degli obiettivi principali del programma di assassini. L’obiettivo del Pentagono consisteva anche nell’addestrare le forze dell’esercito, della polizia e sicurezza irachene, che avrebbe portato a un programma indigeni di “contro-insurrezione” (non ufficialmente) per conto degli Stati Uniti.

Il ruolo del generale David Petraeus
Un “Multi-National Security Transition Command in Iraq” (MNSTC) fu istituito sotto il comando del generale David Petraeus, con il mandato di addestrare e attrezzare l’esercito, la polizia e le forze di sicurezza irachene. Il generale David Petraeus (che è stato nominato da Obama a capo della CIA, nel luglio 2011), assunse il comando del MNSTC nel giugno 2004, fin dall’inizio del mandato di Negroponte come ambasciatore. Il MNSTC era parte integrante dell’”Operazione Salvador in Iraq” del Pentagono, sotto la guida dell’ambasciatore John Negroponte. Fu classificata come esercitazione di contro-insurrezione. Alla fine del periodo di Petraeus, il MNSTC aveva addestrato circa 100.000 forze di sicurezza irachene, poliziotti, ecc; che hanno costituito un corpo militare locale da utilizzare contro la resistenza irachena, come pure i suoi sostenitori civili.

Da Baghdad a Damasco: l’”Opzione Salvador” in Siria
Mentre le condizioni in Siria sono marcatamente diverse da quelle in Iraq, Robert S. Ford, col suo passato di “Numero Due” dell’ambasciata USA a Baghdad, ha un impatto diretto sulla natura delle proprie attività in Siria, compresi i suoi contatti con i gruppi di opposizione. Ai primi di luglio, l’ambasciatore statunitense Robert Ford viaggiò ad Hama ed ebbe incontri con i membri del movimento di protesta. (Low-key US diplomat transforms Syria policy – The Washington Post, 12 luglio 2011). Relazioni confermano che Robert Ford ha avuto numerosi contatti con i gruppi di opposizione, sia prima che dopo il suo viaggio di luglio ad Hama. In una recente dichiarazione (4 agosto), ha confermato che l’ambasciata continuerà a “raggiungere” i gruppi di opposizione, a dispetto delle autorità siriane. 
 
Il generale David Petraeus: Nuovo capo della CIA  del Presidente Obama
Recentemente nominato capo della CIA da Obama, David Petraeus che ha guidato il programma di “Countroinsurrezione” del MNSTC a Baghdad, nel 2004, in coordinamento con l’ambasciatore John Negroponte, dovrebbe svolgere un ruolo chiave nell’intelligence relativa alla Siria – tra cui il sostegno segreto alle forze di opposizione e ai “combattenti per la libertà“, l’infiltrazione dei servizi segreti e delle forze armate  siriani, ecc. I lavori saranno eseguiti in collaborazione con l’Ambasciatore Robert S. Ford. Entrambi hanno lavorato insieme in Iraq, dov’erano parte del grande team di Negroponte a Baghdad, nel 2004-2005.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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