Il Venezuela colpisce i bankster fascisti

Dean Henderson 18 marzo 2014
558370Il 15 marzo il presidente venezuelano Nicolas Maduro si rivolge all’esercito. Memore del recente putsch CIA/bankster in Ucraina, ha avvertito i teppisti fascisti che incitano alla violenza nel Paese negli ultimi due mesi di “Prepararsi. Stiamo arrivando“, poi ha suonato Give Peace a Chance di John Lennon. La Guardia Nazionale venezuelana ha occupato Plaza Altamira a Caracas e represso un’altra provocazione nel quartiere di Chacao. Improvvisamente il capo dell’opposizione ed oligarca Henrique Capriles ha detto per la prima volta di essere pronto a parlare con il governo Maduro. La violenza è scoppiata in Venezuela a gennaio. Un Paese seduto su ciò che si stimano essere 700 miliardi di barili di petrolio, è diventato l’evento annuale sponsorizzato dai bankster. Il socialismo bolivariano non è gradito dagli Illuminati che vogliono colonizzare il gigantesco giacimento petrolifero del lago Maracaibo. Nel gennaio 2011 l’oligarchia venezuelana e i loro sostenitori CIA/Big Oil indirono una manifestazione a Caracas soprannominata Operazione Venezuela. L’evento, che fu contrastato dai sostenitori del presidente venezuelano Hugo Chavez, segnava l’anniversario della deposizione di Marcos Perez Jimenez in Venezuela nel 1958. Ma come le recenti “rivoluzioni” arancione/velluto/cedro sponsorizzate dalla CIA, la contraddizione è racchiusa nei libri di storia. Jimenez era un dittatore di destra, l’esatto opposto di Chavez.
Nel 1914 la Caribbean Petroleum, controllata da Royal Dutch/Shell scoprì il vasto giacimento di Mena Grande in Venezuela. Le compagnie petrolifere straniere iniziarono ad affollare la zona. Quando fu scoperto il petrolio nel lago di Maracaibo nel 1922, il dittatore venezuelano Juan Vicente Gómez permise agli statunitensi di scrivere la legge petrolifera del Venezuela. Il 27 novembre 1948 il primo presidente democraticamente eletto del Venezuela, Rómulo Gallegos, fu rovesciato da un colpo di Stato guidato dai compari di Jimenez. La democrazia non fu ripristinata che nel 1958, quando fu rovesciato Jimenez. Il presidente Romulo Ernesto Betancourt Bello vinse le elezioni tenutesi quello stesso anno. Il populista Betancourt era stato presidente nel 1945-1948. Aveva trasferito il potere al romanziere Gallegos poco prima del colpo di Stato di destra. Jimenez privatizzò l’economia del Venezuela, mentre inquinò Caracas con i grattacieli di aziende e banche multinazionali. Era vicino all’uomo più ricco del Venezuela Gustavo Cisneros e alla Creole Petroleum. Cisneros era un luogotenente di Rockefeller che sedeva nel consiglio di Bank of Nova Scotia, una delle Big 5 delle banche canadesi. Possedeva le 200 tonnellate di oro recuperate dalle macerie del World Trade Center. Creole Petroleum è una società Exxon-Mobil fondata dalla CIA. Creole e CIA condividono gli uffici a Caracas. La Exxon Mobil della famiglia Rockefeller è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande al servizio degli interessi petroliferi della Creole sul Lago di Maracaibo.
Poco dopo le elezioni del 1958, il vice-presidente Richard Nixon visitò il Venezuela, nel tentativo di mantenere Betancourt nella trappola Big Oil/FMI. Nixon fu invece accolto da milioni di manifestanti arrabbiati. Betancourt, che aveva già costretto la Big Oil al sistema di profit-sharing 50-50 durante il suo primo mandato, prese un’altra svolta a sinistra. Iniziò il finanziamento dei rivoluzionari di Castro a Cuba e tentò di nazionalizzare completamente il petrolio del Venezuela. Il presidente Dwight Eisenhower rispose con l’introduzione di quote sul petrolio venezuelano, dando un trattamento preferenziale al greggio messicano e canadese. Betancourt rispose nel settembre del 1960, quando il Venezuela partecipò con Iran, Iraq Arabia Saudita e Quwayt a una riunione a Baghdad per lanciare l’OPEC quale cartello dei produttori per contrastare il potere economico globale dei Quattro Cavalieri e dei loro vari tentacoli. Betancourt avviò un ambizioso programma di riforma agraria e parlò a sostegno dei ribelli di sinistra delle FARC nella vicina Colombia. Nel 1960 sopravvisse ad un tentativo di assassinio da parte di agenti di Rafael Trujillo, il dittatore della CIA della Repubblica Dominicana. E’ probabile che l’Agenzia stessa ne fosse coinvolta. Nei successivi quattro decenni il Venezuela subì la ri-privatizzazione ed espansione dell’industria petrolifera, diventando la prima fonte di petrolio dei Quattro Cavalieri vincolati agli Stati Uniti. Quando i prezzi del petrolio crollarono nei primi anni ’90, il Venezuela, una volta la nazione più moderna dell’America Latina, subì un collasso economico. La sua classe media, già fiorente, cadde nella povertà. Fu un campanello d’allarme.
Nel 1998 il candidato del Movimento Quinta Repubblica Hugo Chavez fu eletto presidente con il sostegno dei lavoratori e dei contadini venezuelani. Si scagliò contro l’egemonia degli Stati Uniti nel suo Paese, annunciò che avrebbe venduto petrolio all’amico Fidel Castro a Cuba, a condizioni favorevoli, e stabilito relazioni diplomatiche con l’Iraq. Annunciò un programma di riforma agraria e mise economisti marxisti nella compagnia petrolifera nazionale PDVSA-Venezuela. Chavez disse di dirottare la ricchezza petrolifera venezuelana dalle banche occidentali a un regime di grande sviluppo per tutta l’America Latina. Il segretario generale dell’OPEC fino al 2002 fu il ministro del Petrolio venezuelano Ali Rodriguez. All’inizio del 2002, la classe dirigente del Venezuela, guidata dal compare di Rockefeller Gustavo Cisneros e dalla banda della sua Bank of Nova Scotia, tentò di rovesciare Chavez. Vi furono indicazioni del coinvolgimento di US Air Force e US Navy. Nell’aprile Chavez fu dimesso. In pochi giorni, in seguito alle proteste rabbiose dalla classe operaia venezuelana, tornò al potere. Il generale pro-USA che guidò il tentativo di colpo venne accusato di tradimento. El jefe fuggì in Colombia dove fu accolto dal governo del narco-terrorista Uribe sostenuto dagli Stati Uniti. Ad ottobre l’oligarchia venezuelana aggredì ancora Chavez. Ancora una volta il putsch fallì. Il 5 dicembre 2002 Chavez affermò che i disordini venezuelani facevano parte di un complotto “per prendersi l’industria petrolifera del Paese”. Il 16 gennaio 2003 Chavez lasciò il Venezuela durante uno sciopero guidato dagli oligarchi petroliferi. Fece appello alle Nazioni Unite, ed incontrò la leadership del gruppo radicale dei Paesi in via di sviluppo dei G-77 in Marocco. Alla fine di febbraio, dopo aver contenuto lo sciopero, Chavez, ben sapendo quale vero potere vi fosse dietro, disse al governo degli Stati Uniti di fare “marcia indietro”.
Il 17 aprile 2003 il direttore generale dell’esercito venezuelano Melvin Lopez disse a USA Today che il governo degli Stati Uniti era direttamente coinvolto nel tentato putsch di febbraio e che aveva la prova che tre elicotteri statunitensi Black Hawk furono avvistati nello spazio aereo venezuelano al momento. La vigilia di Natale del 2005, Chavez tenne un discorso alla nazione in cui disse: “...una minoranza, discendente da coloro che uccisero Gesù Cristo, controlla le ricchezze del mondo“. Disse anche che l’11 settembre fu un lavoro interno. Nel giugno 2007 Chavez ordinò a Big Oil di accettare il ruolo di junior partner della statale PDVSA o di lasciare il Venezuela. Exxon Mobil e Conoco Phillips se ne andarono. Fece amicizia con l’Iran e un’ondata di presidenti di sinistra alleati di Chavez andò al potere in America Latina. Il più radicali furono Evo Morales in Bolivia, Raphael Correa in Ecuador e il sandinista Daniel Ortega in Nicaragua. Insieme hanno usato la ricchezza petrolifera del Venezuela per lanciare il tanto atteso Banco del Sur per contrastare l’egemonia del FMI sul loro continente.
Divenendo l’atteggiamento di Chavez nei confronti dei banchieri internazionali sempre più provocatorio, i Quattro Cavalieri cominciarono a comprare petrolio da nazioni più facilmente corruttibili come Messico e Colombia. Negli anni ’90 Exxon prendeva il 16% del suo petrolio dalla Columbia, mentre Chevron si procurava il 26% del suo greggio USA dal confinante Messico. Un rapporto del maggio 2010 che documenta l’assistenza straniera a gruppi politici in Venezuela, commissionato dal National Endowment for Democracy (NED), rivelava che ogni anno più di 40 milioni di dollari delle agenzie degli Stati Uniti finivano ai gruppi anti-Chavez. Il fondatore della NED, Allen Weinstein, si vantò con il Washington Postciò che facciamo oggi, 25 anni fa veniva fatto clandestinamente dalla CIA“. Nel gennaio 2011 l’amministrazione Obama revocò il visto dell’ambasciatore del Venezuela a Washington, dopo che Chavez respinse la nomina di Larry Palmer ad ambasciatore degli Stati Uniti a Caracas. Palmer era apertamente critico di Chavez e aveva un curriculum spettrale. Lavorò con l’aspirante assassino di Betancourt Rafael Trujillo nella Repubblica Dominicana e fece le capriole con i dittatori appoggiati dagli USA di Uruguay, Paraguay, Sierra Leone, Corea del Sud e Honduras. Palmer doveva sostituire Patrick Duddy, coinvolto nel tentato colpo di Stato contro Chavez nel 2002.
L’ultimo stadio del programma del “socialismo del 21° secolo” di Chavez era riformare il settore finanziario, a lungo dominato dal cartello bancario internazionale. L’Assemblea Nazionale del Venezuela approvò una legge che definì quello bancario un servizio pubblico. La legge impone alle banche del Venezuela di contribuire ai diversi programmi sociali, alla costruzione di alloggi e ad altri bisogni sociali. Protegge i depositanti chiedendo al Sovraintendente degli istituti bancari di lavorare nell’interesse dei clienti delle banche, piuttosto che degli azionisti. Nel tentativo di controllare la speculazione, la legge pose il limite del 20% sulla quantità massima di capitale che una banca può concedere come credito. La legge limita anche la formazione di gruppi finanziari e vieta alle banche di avere interessi nelle società di brokeraggio e nelle compagnie di assicurazione. La Glass-Steagal Act dell’era della Depressione fece la stessa cosa negli Stati Uniti fino a quando il presidente Bill Clinton l’abrogò nel 1995. La legge venezuelana stabilisce inoltre che il 5% dei profitti bancari vada in progetti approvati dai consigli comunali, mentre il 10% del capitale delle banche deve essere messo in un fondo per pagare gli stipendi e le pensioni in caso di fallimento. Secondo il Wall Street Journal, “Chavez minacciò di espropriare le grandi banche se non aumentavano i prestiti ai piccoli imprenditori e ai potenziali acquirenti di casa, questa volta aumentando la pressione, mostrando pubblicamente la sua preoccupazione per la carenza di alloggi per i 28 milioni di abitanti del Venezuela“.
Nel gennaio 2011, il NED finanziato dai banchieri Cisneros/Rockefeller cercò di riscrivere la storia attraverso l’Operazione Venezuela. Mentre i banchieri gemevano senza successo, Chavez espresse questa confutazione, “Ogni banca che sbaglia, … sarà espropriata…” I bankster Illuminati ne avevano abbastanza. Chavez fu subito colpito da un tumore fulminante. Nel 2013, dopo che Chavez cadde nella battaglia con il cancro, il Presidente Maduro dichiarò: “Non abbiamo alcun dubbio che il Comandante Chavez sia stato attaccato con tale malattia, non abbiamo un solo dubbio. I nemici  della nostra terra hanno appositamente cercato di nuocere alla salute del nostro leader. Abbiamo già contatti che indagheranno ulteriormente con una ricerca scientifica. Ci sono stati molti casi nella  storia, tra cui il più recente del leader palestinese Yasser Arafat, di cui è ampiamente risaputo che sia stato avvelenato“.

542697Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete iscirvervi sul suo sito Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

USA contro Venezuela: la guerra fredda diventa calda

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 08/03/2014

5137b7ce047c2_800x533Durante il recente carnevale in Venezuela, le sacche isolate di proteste studentesche nelle grandi città si sono estinte per magia. O per essere più precisi, sono morte nelle zone privilegiate delle città. Gli organizzatori delle proteste antigovernative avevano assicurato al mondo che il carnevale non avrebbe avuto luogo, e che la tradizionale passeggiata nelle spiagge caraibiche sarebbe stata annullata, in quanto “l’insoddisfazione del popolo” aveva raggiunto l’apice. Ancor un po’ e il regime sarebbe crollato, il Presidente Nicolás Maduro e i suoi compagni sarebbero scappati a Cuba, e il Paese sarebbe tornato alla “vera democrazia”. Le proteste sono state ampiamente seguite dai principali canali televisivi occidentali, ma ora completo silenzio. I venezuelani festeggiano e si rilassano. Un ruolo importante nell’informazione e la guerra psicologica contro il Venezuela appartiene alle agenzie d’intelligence degli Stati Uniti. Tutta la presidenza di Hugo Chavez è stata oggetto di una pesante guerra di informazioni cui gli Stati Uniti posero accento per compromettere l’idea stessa della costruzione del Socialismo del 21° secolo in Venezuela. Chavez non ha mai promesso un rapido successo in questo cammino, ma la sua politica sociale ben congegnata ha realizzato molte cose. Secondo i sondaggi, i venezuelani sono tra  i popoli più felici dell’emisfero occidentale. Le conquiste della Rivoluzione Bolivariana nella sanità, istruzione e alloggi accessibili ha garantito il sostegno popolare a Chavez. Il solido fronte interno ha permesso a Chavez di contrastare con successo le operazioni sovversive degli USA non solo in Venezuela ma anche in campo internazionale. Uno dei punti centrali di tale guerra d’informazione fu la creazione del canale TV TeleSur con il sostegno dei Paesi latino-americani alleati, e quindi la successiva creazione della stazione radio RadioSur. Reti televisive e radiofoniche locali sono state organizzate nel Venezuela, e uno studio cinematografico nazionale aperto, che produce lungometraggi patriottici. Un nuovo film venezuelano appare sugli schermi del Paese quasi ogni settimana, attirando così tanti spettatori quanti film d’azione di Hollywood. Documentari vengono prodotti, che svelano la politica degli Stati Uniti in America Latina, tra cui il sequestro di giacimenti petroliferi e la rimozione di politici sgraditi a Washington.
Dopo la morte di Chavez, la guerra di informazione e propaganda contro il suo successore, Nicolás Maduro, s’è ancor più ampliata. Washington ha deciso che era venuto  il momento opportuno per rovesciare il regime. Ciò ha coinvolto l’intero arsenale della destabilizzazione di Washington, dai paramilitari colombiani infiltrati nel Paese per compiere attentati terroristici, al sabotaggio economico e finanziario, all’uso del social networking su Internet. Parlando alle Nazioni Unite, il ministro degli Esteri del Venezuela Elias Jaua ha detto che i media d’opposizione venezuelani e esteri partecipano a una campagna attiva per rovesciare il Presidente Maduro. Jaua ha poi spiegato che si “riferiva a campagne ben preparate attuate per mezzo di influenti reti televisive”. Ha osservato che figure di spicco del mondo artistico statunitense ed europeo “che non sanno nemmeno dove sia il Venezuela”, venivano utilizzate per compromettere il governo. Le recenti dichiarazioni alla cerimonia di premiazione degli Oscar, per esempio. In particolare, si riferiva al canale televisivo CNN, che non è solo utilizzato dalla CIA per diffondere informazioni false sul Venezuela, ma che anche sviluppa stereotipi negativi sul governo venezuelano e il Presidente Maduro. C’è stata anche una parziale copertura delle proteste di piazza degli studenti, che la CNN ha descritto tranquille, senza menzionare le proteste dei gruppi militanti che hanno bloccato strade, incendiato  auto, attaccato agenti di polizia e minacciato infrastrutture urbane, come la metropolitana. Tra le altre cose, gli attivisti dell’opposizione spargevano per strada strisce chiodate causando un forte aumento degli incidenti stradali. C’era anche la pratica di stendere fili di nylon lungo le strade per contrastare i motociclisti che trasportano merci, medicinali, posta e così via. Questi motociclisti sono di solito fedeli alle autorità, e vengono quindi considerati dall’opposizione una forza ostile. La  CNN, tuttavia, non riporta questi particolari.
I media internazionali tacciono anche gli sforzi del Presidente Maduro per instaurare un dialogo pacifico in Venezuela, cercando comprensione reciproca con l’opposizione e gli ambienti oligarchici del Paese che organizzano e finanziano privatamente una prolungata campagna di disobbedienza civile. La tolleranza delle autorità venezuelane è sempre più percepita come una debolezza. A seguito della parziale, e talvolta anche insinuante copertura degli eventi in Venezuela, i corrispondenti della CNN sono stati espulsi dal Paese. I giornalisti di Associated Press, Agence France-Presse, Agencia EFE, Reuters e altri diffondo un’interpretazione faziosa delle azioni del Venezuela. Non riesco a pensare a un momento in cui i giornalisti occidentali accreditati in Venezuela abbiano mostrato la minima indipendenza nella loro interpretazione degli eventi. Il conformismo generale verso il modo di Washington di valutare gli eventi politici internazionali è caratteristica di quasi tutti i giornalisti occidentali nel Paese. Il governo di Maduro fa tutto il possibile per contrastare la propaganda ostile con cui Washington cerca di aggravare la situazione in Venezuela, per avere così il pretesto d’interferire direttamente negli affari interni del Paese. Il governo venezuelano ha più volte ricevuto minacce ed avvertimenti dall’amministrazione statunitense, cui ha chiesto che il governo liberasse gli studenti arrestati durante le proteste di piazza e colloquiasse con l’opposizione. Barak Obama ne ha parlato nel corso di una riunione con i colleghi canadese e messicano a Toluca (Messico) il 20 febbraio 2014. Una dichiarazione dal senatore repubblicano John McCain suonava come un ultimatum: “Dobbiamo essere pronti a usare la forza militare per entrare in Venezuela e stabilirvi la pace”. Il senatore notava che l’operazione avrebbe comportato l’impiego dei soldati di Colombia, Perù e Cile. Inoltre, ha sottolineato che vi sono capi democratici in Venezuela pienamente preparati ad assumersi la responsabilità di governo del Paese con il pieno consenso degli USA, dandogli la libertà. McCain ha anche spiegato esattamente il motivo per cui Washington ha bisogno dei fantocci “democratici” in Venezuela. In primo luogo, garantire l’invio di idrocarburi negli Stati Uniti. I rifornimenti di petrolio dal Nord Africa e Medio Oriente richiedono solitamente 45 giorni, ma solo 70 ore dal Venezuela.
Spiegando la situazione nel Paese e la posizione del governo venezuelano, il ministro degli Esteri Elias Jaua ha compiuto un tour in America Latina e in Europa, mentre il ministro dell’Energia venezuelano Rafael Ramirez ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin e membri del governo cinese. La presidentessa argentina Cristina Fernández de Kirchner ha dichiarato che vi è la reale minaccia di un “colpo di Stato morbido” in Venezuela: “non sono qui a difendere il Venezuela o il Presidente Nicolás Maduro. Sono qui a difendere il sistema democratico di un Paese, proprio come abbiamo fatto con la Bolivia, l’Ecuador e qualsiasi altro Paese della regione, non importa se di sinistra o destra. La democrazia non appartiene alla destra o alla sinistra, la democrazia è mostrare rispetto verso la volontà popolare. Sarebbe fatale per la regione, per i grandi progressi nell’integrazione che l’America Latina ha fatto negli ultimi anni, se lasciamo che venti stranieri spazzino e distruggano un nostro Paese fratello”. Cristina Fernández ha anche ricordato che ci sono state 19 elezioni in Venezuela negli ultimi 14 anni, di cui solo una persa dal partito di governo. In conformità con la Costituzione, un referendum abrogativo potrà svolgersi nel 2016. Questo è l’unico modo legittimo di cambiare il governo. La stragrande maggioranza dei leader latinoamericani è della stessa opinione di Cristina Fernández.
Gli analisti politici prestano attenzione ai tempi degli sforzi statunitensi per sostituire i governi in Venezuela e Ucraina. Washington vuole mostrare al mondo che è ancora una superpotenza in grado di dirigere il corso degli eventi in diverse parti del Mondo, verso qualunque direzione ad essa utile. Obama vorrebbe concludere la presidenza con vittorie spettacolari in Europa orientale e in America Latina: trasformando l’Ucraina in uno Stato satellite, garantendo la presenza militare statunitense alle frontiere della Russia, e compiendo un cambio di regime significativo in Venezuela al fine di di fargli pagare i progetti d’integrazione latino-americana indipendente…

23390La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I flash mob antigovernativi: prima in Ucraina e poi in Venezuela

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 24 febbraio 2014
POLITICAL-VECTOR-MAP-VENEZUELASostenuta dagli Stati Uniti nella Repubblica Bolivariana del Venezuela, l’opposizione trae ispirazione dalle proteste antigovernative che si svolgono oltre Atlantico in Ucraina. Non essendo riusciti a vincere le elezioni in Venezuela, non ottenendo un mandato dalla maggioranza della popolazione negli ultimi anni, i capi dell’opposizione ora utilizzano le tattiche delle rivoluzioni colorate e la strategia insurrezionale usate in Ucraina. L’obiettivo dei capi dell’opposizione in Venezuela è galvanizzare i manifestanti antigovernativi creando una crisi politica a Caracas. I capi dell’opposizione vi lavorano, incoraggiando i manifestanti ad agire con l’obiettivo finale di rovesciare il governo venezuelano. Gli stessi capi dell’opposizione e i loro sostenitori esteri usano il pretesto delle innegabili preoccupazioni riguardanti criminalità in aumento, corruzione politica e crisi economica in Venezuela, camuffando ciò che appare essenzialmente un tentativo di colpo di Stato. Le preoccupazioni socio-economiche di una parte della popolazione vengono utilizzate per legittimare l’azione e le violenze urbane per rovesciare il governo. E’ ironico che molti di coloro che si oppongono al governo venezuelano in nome della democrazia, dell’uguaglianza e della sicurezza, siano stati aperti sostenitori dei governi autocratici e corrotti prima dell’era Chavez. Si tratta di perdita di memoria o d’ipocrisia sfacciata. Quando gli stessi oligarchi che governano e finanziano l’opposizione venezuelana e sostengono e incoraggiano le proteste antigovernative erano al potere, in Venezuela, la corruzione dilagava, la povertà era molto più alta, come l’inflazione. Il Venezuela non era nemmeno una vera democrazia.
Nonostante il mandato democratico del partito al potere in Venezuela, che ha ottenuto il maggior numero di seggi alle elezioni comunali del dicembre 2013, l’opposizione in Venezuela sostenuta dagli Stati Uniti vuole usare i flash mob per espellere il governo e prendere il potere nel Paese. Dei 337 sindaci eletti nel dicembre 2013, alla fine 256 erano del partito di governo e della  coalizione di forze politiche filo-governative. Ciò equivale alla vittoria nel 76% dei comuni del Paese sudamericano, confermando che la maggioranza della popolazione sostiene il partito attualmente al potere in Venezuela e i suoi alleati politici. Nonostante i suoi difetti, il Partito Socialista Unito del Venezuela e i suoi alleati politici hanno uno dei mandati più democratici di tutto il mondo. In termini di voto equo, il governo di Caracas ha più legittimità democratica che i governi di Paesi come Gran Bretagna, Canada, Francia e Stati Uniti, che si presentano come campioni e modelli di democrazia. Il Partito Socialista Unito e le sue coalizioni, come la Coalizione del Grande Polo Patriottico (GPP), hanno ottenuto diverse volte più voti di quanto nessuno degli attuali governi di Gran Bretagna, Canada, Francia o Stati Uniti hanno mai avuto. Ogni volta che venivano esaminate questioni costituzionali o importanti riguardanti le strutture politiche del Venezuela, il governo e il partito di governo hanno lasciato che gli elettori venezuelani decidessero attraverso i referendum. Dal 1999, quando iniziò l’era Chavez in Venezuela, fino al 2014 si sono svolti sei referendum per la Costituzione nazionale, le strutture sindacali e anche quando l’opposizione mise sotto accusa il Presidente Hugo Chavez attraverso un ricorso alle urne dopo un ballottaggio elettorale. Oltre a quattro elezioni presidenziali, si sono svolte anche quattro elezioni parlamentari per l’Assemblea nazionale e quattro elezioni regionali per governatori e governi regionali. L’elezione di Nicolas Maduro a presidente nell’aprile 2013, pochi mesi dopo che Hugo Chavez aveva vinto le elezioni presidenziali nell’ottobre 2012, ha ribadito il sostegno e la fiducia verso il governo di oltre la metà della popolazione. Inoltre, non solo si ebbero quattro elezioni comunali, ma anche i vicesindaci cominciarono ad essere democraticamente scelti alle urne, invece di essere nominati; fu il capo dell’opposizione supportata dagli Stati Uniti che preferì che i dirigenti comunali fossero designati al di fuori del processo elettorale, piuttosto che permettere al popolo di decidere votando.

L’opposizione in Venezuela è antidemocratica
L’opposizione sostenuta da Washington ha cercato di conquistare il Venezuela senza il processo elettorale, senza preoccuparsi della democrazia o di ciò che la maggioranza dei cittadini venezuelani vuole. Se i capi dell’opposizione non ottenevano sostegno popolare o non vincevano alle urne, usavano l’inganno e qualsiasi opzione che gli permettesse di conquistare il Paese sudamericano, anche uso della forza, incitamento alla violenza, tentativi di golpe, intensa propaganda, collusione continuata con il governo degli Stati Uniti e fluttuazioni dolose dei prezzi. I capi delle proteste antigovernative nel 2014 sono gli stessi capi dell’opposizione che hanno sostenuto e contribuito al colpo di Stato del 2002, eseguito da un piccolo gruppo di ufficiali coordinati dall’ambasciata degli Stati Uniti in Venezuela e dal suo ambasciatore Charles Shapiro. Sebbene gli Stati Uniti neghino ogni coinvolgimento, l’ambasciatore Shapiro andò subito dai capi del colpo di Stato, facendosi fotografare con gioia assieme a loro, dopo che i loro soldati rapirono li Presidente Chavez. Con l’accesso ai documenti governativi federali degli Stati Uniti grazie al FOIA (Freedom of Information Act, la legge sulla libertà di informazione, ndt), venne dimostrato oltre ogni dubbio che la CIA aveva anche ricevuto i piani del colpo di Stato cinque giorni prima che l’opposizione venezuelana si lanciasse alla conquista illegale ed effimera del Venezuela. I capi dell’opposizione continuano a mentire spudoratamente da allora. Ironia della sorte, sono anche i principali beneficiari dei diversi meccanismi democratici del ricorso politico e giuridico che Hugo Chavez ha creato per il Venezuela, aumentando la partecipazione democratica, il coinvolgimento del popolo e ogni forma d’opposizione democratica al governo. I capi dell’opposizione hanno usato uno di questi rimedi contro il governo, nel 2004, con una petizione per la rimozione del Presidente Chavez, arrivando al referendum nazionale. Tuttavia, la direzione dell’attuale opposizione si rifiuta di riconoscere i risultati elettorali del referendum del 2004, che aveva avviato per rimuovere Chavez attraverso il richiamo alle urne degli elettori, semplicemente perché i risultati non riflettono i suoi desideri. Nello stesso referendum del 2004, i capi dell’opposizione cercarono anche di manipolare gli elettori venezuelani creando una crisi politica con l’aiuto di una registrazione manipolata per screditare il governo Chavez accusandolo di frode. La loro tesi era fuorviante, perché la registrazione era una parodia che già circolava diversi mesi prima delle elezioni. La direzione dell’opposizione aveva semplicemente scelto di usarlo come scusa per denunciare una frode, delegittimare il referendum e nel suo complesso il governo venezuelano. I membri dell’opposizione boicottarono le elezioni parlamentari nel 2005, dopo aver scatenato una crisi elettorale. Originariamente, il Consiglio Elettorale del Venezuela volle scannerizzare le impronte digitali per garantire la registrazione degli elettori, ma l’opposizione venezuelana si rifiutò di parteciparvi. Uno dei motivi per la scelta dell’uso degli scanner per le impronte digitali, era ridurre le frodi o tentativi di frode alle elezioni. Dopo che il Consiglio Nazionale Elettorale rinunciò ad installare gli scanner, i principali partiti di opposizione boicottarono comunque le elezioni parlamentari del 2005, e nonostante tutto tentarono di delegittimare il governo venezuelano. I capi dell’opposizione cercarono di utilizzare questioni tecniche nel tentativo di manipolare la legge e prendere anche il controllo del governo, per dividerlo dai suoi alleati. Quando il Presidente Chavez si ammalò ed infine morì, le forze d’opposizione cercarono di usare dei pretesti costituzionali ai sensi dell’articolo 233 della Costituzione venezuelana, per assumere la presidenza ad interim, nella speranza di creare una frattura tra lui e il Vicepresidente Maduro che avrebbe diviso e indebolito i chavisti e il Partito Socialista Unito. In seguito Nicolas Maduro vinse le elezioni presidenziali nell’aprile 2013, e la Coalizione per l’unità democratica (MUD) d’opposizione, del governatore Henrique Capriles Radonski, si rifiutò addirittura di riconoscere i risultati delle elezioni denunciando senza cerimonie una frode. Con il sostegno iniziale del governo degli Stati Uniti, il governatore Capriles si rifiutò di accettare i risultati anche dopo un controllo di più della metà dei voti fatto su sua insistenza. Capriles poi chiese che tutti i voti venissero contati, cosa concessa dal Consiglio Nazionale Elettorale. Capriles, tuttavia, fece ulteriori richieste, tra cui l’invito alla revisione completa del registro degli elettori e un fondamentale tracciamento di tutti i voti espressi (non solo il conteggio dei voti). E anche quando il Consiglio Nazionale Elettorale, con grande difficoltà, cercò di soddisfare le sue crescenti pretese ed effettivamente verificò che Maduro aveva vinto le elezioni onestamente, il governatore Capriles si rifiutò di ammettere la sconfitta e disse che le elezioni erano una bufala. Anche il governo degli Stati Uniti fu costretto a ritirargli il sostegno. Dopo la sua sconfitta, il governatore Capriles esortò i suoi sostenitori ad istigare violenze per le strade degli Stati Uniti.
Organizzazioni come Human Rights Watch (HRW) ignorarono completamente il ruolo svolto da Capriles e dall’opposizione nel fomentare le violenze, cogliendo l’opportunità invece di criticare il governo venezuelano. HRW infatti disse delle violenze urbane, che i capi del MUD  innescarono: “Sotto la guida del Presidente Chavez e ora del Presidente Maduro, l’accumulo di potere dell’esecutivo e l’erosione delle garanzie dei diritti umani, hanno permesso al governo di intimidire, censurare e perseguire i suoi critici”. Non una volta, le azioni violente dell’opposizione o la corruzione dei suoi capi, negli Stati e nei comuni che amministrano, furono menzionate da HRW. Il governatore Capriles e i capi dell’opposizione in Venezuela hanno deliberatamente cercato violenze e perdite di vite, per delegittimare il governo venezuelano e giustificare la strategia dell’opposizione che agisce fuori da qualsiasi contesto democratico. Non può essere sottolineato abbastanza che i suoi obiettivi sono aumentare il caos politico e disturbare la stabilità politica del Venezuela, al fine di creare un vuoto per giustificare azioni estranee al quadro democratico del mandato elettorale. Gli obiettivi degli oligarchi venezuelani che controllano l’opposizione non è una società giusta o rimuovere corruzione e criminalità dal Venezuela. I loro obiettivi sono  riaffermare e consolidare i loro privilegia nella società venezuelana e annullare le riforme che Hugo Chavez ha attuato aiutando i poveri del Venezuela. Vogliono che la legge si prenda cura dei loro bisogni e serva solo a stabilire il loro dominio. Attraverso le loro grandi aziende private hanno aumentato i prezzi. Inoltre, in molti casi la criminalità organizzata è collegata agli oligarchi dell’America Latina. Alla domanda sull’eredità di Chavez, molti fan dei partiti di opposizione riconoscono che Chavez ha aiutato i poveri, ma insistono sul fatto che Chavez “non ha fatto nulla per il Paese”. Secondo ciò che indica la ricerca sulla psicologia delle classi, i privilegi e la percezione della concessione del diritto di Paul Piff, dell’Università della California di Berkeley, tale atteggiamento si spiega con la psicologia dell’auto-attribuzione del “diritto” che motiva l’opposizione venezuelana: molti di questi individui (chiaramente “individui” nel senso di individualisti) si vedono come “il Paese” ed escludono i venezuelani poveri dalla partecipazione nel Paese. Di conseguenza, ridurre il divario tra ricchi e poveri o migliorare la qualità della vita dei cittadini meno fortunati del Venezuela, non significa niente per tali sostenitori dell’opposizione, e non vale neppure, psicologicamente parlando, qualsiasi cosa favorevole al miglioramento della società venezuelana.

Gli studenti sono persone, e non devono essere sfruttati
Le immagini degli studenti attivisti sono una caratteristica fondamentale della proteste antigovernative a Caracas. Vale la pena citare la dichiarazione del Consiglio per gli Affari dell’Emisfero (COHA) del 14 febbraio 2014 sulle proteste dell’opposizione in Venezuela. COHA ha detto di considerare “con grande preoccupazione la violenza perpetrata contro il governo democraticamente eletto e la popolazione civile causando in Venezuela, al 12 febbraio 2014, tre morti, 61 feriti e 69 arresti“. Il COHA anche notato nello stesso documento che lo spargimento di sangue a Caracas si è verificato “sulla scia di manifestazioni generalmente pacifiche per il 200° anniversario della battaglia di La Victoria, una battaglia in cui gli studenti giocarono un ruolo cruciale nella vittoria contro le forze realiste, durante la guerra d’indipendenza del Venezuela.” Gli studenti non devono essere sfruttati quali partigiani o sostenitori delle libertà civili e della democrazia. La percezione che descrive gli studenti senza alcuna reale considerazione della situazione, è fantasiosa se non sbagliata e scollegata dalla realtà. Gruppi di studenti possono anche rappresentare i diversi interessi di classe o individui che contestano apertamente l’uguaglianza e la giustizia nella società e nel mondo. Lo sfruttamento degli studenti e dei movimenti studenteschi quali difensori della giustizia, concede un assegno in bianco e credito morale a tali gruppi, mentre studenti e movimenti studenteschi dovrebbero essere sostenuti in base a motivazioni e cause che difendono. Nel Paese latinoamericano vicino al Venezuela, El Salvador, gli studenti tirocinanti delle scuole di medicina delle università private si rifiutano di permettere agli studenti salvadoregni delle scuole di medicina di Cuba, di fare gli stessi esami. Hanno falsamente sostenuto che gli standard medici cubani sono più bassi, paragonando l’istruzione con il costo di università e scuole mediche. Chiesero che i medici istruiti a Cuba facessero un ulteriore anno di tirocinio. Anche se il governo salvadoregno ha risposto che i risultati dei test ne confermano la qualifica, gli studenti delle scuole di medicina locali fecero ricorso a dimostrazioni e tattiche politiche bloccando gli esami e cercando di interferire nel sistema sanitario salvadoregno, piuttosto che lasciare che i punteggi dei test parlassero da soli. Questi studenti di medicina salvadoregni, per lo più provenienti da università private, in realtà volevano eliminare i loro concorrenti meglio addestrati imponendo ulteriori restrizioni a coloro istruitisi a Cuba, costringendoli a un ulteriore anno di tirocinio. Le proteste dei medici in El Salvador era chiaramente una questione di competizione economica e di interessi personali e non di giustizia, imparzialità, professionalità e standard. Se è una questione di standard, i medici istruiti a Cuba sono superiori. Gli studenti delle scuole di medicina infine costrinsero il governo salvadoregno ad imporre restrizioni agli studenti di medicina di Cuba, piuttosto che risolvere la questione attraverso gli esami universali che tutti i laureati delle facoltà di medicina devono passare; il che significa che fecero pressione per ignorare il modo più logico ed equo di risolvere il problema. Inoltre, non è irrilevante notare che ogni volta che il governo salvadoregno ha chiesto ai medici dei volontari per le iniziative per la salute delle comunità, furono sempre i medici istruiti a Cuba a farsi avanti e ad offrire i propri servigi, non i loro colleghi delle scuole locali.
Tornando al Venezuela, è importante identificare la natura del coinvolgimento degli studenti nelle proteste antigovernative e va osservato che gli studenti sono in realtà divisi in un campo filo-governativo e uno antigovernativo. E’ anche essenziale notare che i capi dell’opposizione antigovernativa si nascondo dietro gli studenti per avere maggiore sostegno nel loro scopo di delegittimare il governo venezuelano. Secondo il COHA: “Mentre alcuni gruppi di studenti  marciavano per celebrare la Giornata dello studente, i manifestanti antigovernativi colsero l’occasione per protestare contro la carenza occasionale di alcune materie prime, la criminalità persistente e per chiedere la liberazione degli studenti arrestati nelle precedenti manifestazioni.” E’ anche importante notare che gli studenti della fazione dietro cui si nascondono i capi dell’opposizione, di solito provengono da famiglie privilegiate che possono permettersi di mandare i figli nelle università e negli istituti post-secondari d’istruzione superiore private. La percezione degli studenti di queste università e scuole private possono essere radicalmente diverse da quelle delle loro controparti nelle università pubbliche, su temi come l’economia neoliberista, privilegi e governo. Anche se un lavoro di indagine e di ricerca sul tema è necessario, gli studenti degli istituti privati in Venezuela e di altre parti socialmente polarizzate dell’America Latina, sono più disposti a sostenere i colpi di Stato, ad avere una diversa percezione dell’uso dei militari nel rovesciare governi legittimi, così come sull’ineguale distribuzione delle ricchezze. Tali opinioni sono psicologicamente condizionate dal pensiero comunitarista martellato da propaganda, colleghi, famiglie e media che vegliano sui loro status sociale e stile di vita.

La costruzione delle montature sulle manifestazioni antigovernative e la dissimulazione delle rivolte
Vengono diffuse storie distorte sulle proteste antigovernative. Molti manifestanti antigovernativi dalle legittime rimostranze su crimine e inflazione, vengono a loro volta ingannati dai capi delle manifestazioni. Come già accennato, non si può negare il problema della criminalità o dell’inflazione in Venezuela, ma ancora una volta non si sottolinea abbastanza che le motivazioni dell’opposizione non sono rimostranze socio-economiche. Tali denunce sono solo un pretesto dei capi dell’opposizione per manipolare i manifestanti. Inoltre, si dovrebbe sapere che dall’inizio l’opposizione venezuelana è proprietaria di quasi tutti i media in Venezuela. L’opposizione ha le mani letteralmente sulla maggior parte delle informazioni, mentre il governo possiede solo la televisione pubblica e riceve sostegno da stazioni radio locali, ed è autorizzato dalla legge ad usare tutte le reti presenti in Venezuela per diffondere importanti messaggi pubblici. In questo contesto, la leadership dell’opposizione usa i suoi media per presentare una falsa immagine degli eventi e distorcere pesantemente l’immagine delle proteste antigovernative venezuelane nella sua essenza elettorale, nascondendo i disordini e il vandalismo verificatisi con esse. Il ministro della Comunicazione e Informazione Delcy Rodriguez ha commentato dicendo che il governo dovrebbe perseguire coloro che consapevolmente coprono le violenze urbane tramite deformazioni mediatiche. L’opposizione venezuelana ha condotto una perpetua propaganda di guerra. La distorsione delle proteste antigovernative è solo il capitolo più recente. L’opposizione ora partecipa a una propaganda simile a quella lanciata a Palazzo Miraflores, nel 2002, che portò al tentato colpo di Stato contro il Presidente Chavez. I capi dell’opposizione causarono violenze e poi quando il sangue fu versato per le loro deliberate provocazioni, usarono la carneficina per giustificare la rimozione forzata di Hugo Chavez, eletto democraticamente. La leadership opposizione s’impegnò in una campagna disonesta. Immagini ritoccate e notizie false furono sparse dai sostenitori dell’opposizione per ritrarre il governo venezuelano come un regime autoritario che brutalizzava manifestanti civili disarmati. Immagini poco lusinghiere di poliziotti e soldati di Argentina, Brasile, Bulgaria, Cile, Egitto, Grecia e Singapore furono usate e diffuse sui social media e i mass media dall’opposizione venezuelana per ritrarre gli eventi in Venezuela nel febbraio 2014, comprese anche immagini di sostenitori del governo feriti dall’opposizione e l’immagine ritoccata di un video porno-gay dove la polizia forza un cittadino a una violenza orale, diffuso dall’attrice anti-Chavez Amanda Gutierrez come brutale stupro di gruppo di un manifestante antigovernativo disarmato a Caracas, da parte della polizia antisommossa governativa.

Chi è Leopoldo Lopez Mendoza?
Il capo della protesta attuale contro il governo in Venezuela va studiato. Leopoldo Lopez Mendoza è un ex-dipendente della Petroleos de Venezuela SA (PDVSA) ed ex sindaco di Chacao. Proviene da una delle famiglie più ricche del Venezuela. La famiglia Lopez fa parte dell’oligarchia anti-Chavez che governava il Venezuela come se fosse una proprietà personale. Il suo background di famiglia e la sola ricchezza materiale non dovrebbero essere usati per sostenerlo, come nel caso delle sue singole azioni. Lopez stesso non può esser definito sostenitore della democrazia. La sua storia dice che ha apertamente supportato la sospensione della democrazia in Venezuela e fu coinvolto nel sostegno al governo golpista del 2002, a Caracas. Non solo ha firmato il decreto Carmona per sciogliere tutte le istituzioni democratiche del Paese, grazie a cui venivano eletti tutti i funzionari giudiziari ed esecutivi dei rami legislativi del governo, fu anche una delle figure chiave che incitarono le proteste antigovernative e le violenze a Palazzo Miraflores, che servirono da pretesto per dichiarare illegittimo Chavez. Diversi anni dopo, nel 2007, Lopez e Alejandro Pena Esclusa furono registrati mentre ordivano una crisi politica in Venezuela per creare instabilità. Mentre Esclusa parlava, Lopez ne prese le distanze. Lopez non dice mai nulla di tale registrazione sulla strategia della destabilizzazione, ma la sua attività tra il 2002 e il 2014 dimostra che se n’è servito. Lopez ha la reputazione di disonesto e corrotto, cosa che afferma essere un’invenzione di Chavez. I fatti però parlano da soli. Mentre Lopez era  dipendente della compagnia petrolifera nazionale statale del Venezuela, PDVSA, fece in modo che sua madre, che lavorava sempre per la PDVSA, ricevesse almeno 160mila dollari di fondi nel 1998. Lopez ha detto di non aver fatto nulla di male e che usò semplicemente il denaro per creare Primero Justicia, gruppo d’opposizione. La legge venezuelana, comunque, proibisce chiaramente le donazioni dallo Stato o da qualsiasi suo organo o da funzionari pubblici. La legge venezuelana vieta anche che i dipendenti delle istituzioni statali facciano donazioni direttamente ai familiari o a qualsiasi organizzazione che coinvolga famigliari, per via degli evidenti conflitti d’interesse e dei rischi posti da tali atti. Il nuovo governo venezuelano non si rese conto di quanto Lopez e sua madre avevano sottratto ai fondi pubblici, durante il periodo d’irresponsabilità pre-Chavez, fin quando Lopez fu indagato per corruzione e scoperto colpevole di uso illegale di fondi pubblici durante il suo mandato a sindaco di Chacao. Poi Lopez poté continuare il suo mandato di sindaco fino al suo termine nel 2008, sotto una stretta sorveglianza dopo di che divenne ineleggibile a qualsiasi carica pubblica fino al 2014, per la condanna per corruzione.

Chi ha perpetrato le violenze a Caracas?
Il 2014 è arrivato e ora Leopoldo Lopez è tornato ai suoi vecchi trucchi della provocazione. Anche in questo caso va detto che per giustificare il colpo di Stato del 2002, i capi dell’opposizione venezuelana assicurano che ci sarebbero stati spargimento di sangue e perdite di vite. Lopez e le sue orde si assicurarono lo spargimento di sangue e le perdita di vite, piazzando uomini armati tra i manifestanti che spararono alle forze di sicurezza. Dopo che diciannove persone rimasero uccise, i media dell’opposizione s’inventarono una storia fasulla per giustificare il colpo di Stato, presso il popolo venezuelano e la comunità internazionale, quale nobile risposta a un governo che aveva perso legittimità uccidendo la propria gente. In tale contesto è importante chiedersi chi ha perpetrato le violenze a Caracas? Le violenze sono dovute ad elementi armati dell’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti, per giustificare il colpo di Stato del 2002 con lo spargimento di sangue. La stessa modalità per istigare le violenze fu utilizzata di nuovo nel 2014. Prove video mostrano almeno un uomo armato istigare le violenze durante le proteste. I video di Caracas mostrano anche la brutalità scatenata dalle forze antigovernative, infliggendo violenze e caos, attaccando passanti e agenti, anche veicoli dei trasporti pubblici e passeggeri. Questa è la stessa gente che attaccò gli ospedali pubblici e cliniche nel 2013 per perturbare la vita quotidiana dopo che Maduro salì al potere. Inoltre, i sostenitori di Lopez attaccarono funzionari ed uffici governativi con mazze da baseball e bottiglie molotov, facendo tutto il possibile per provocare un scontro con il chiaro scopo, come descritto da Lopez stesso, di dissolvere il governo venezuelano. Gli stessi oligarchi che controllano la maggior parte dei media in Venezuela hanno condotto la guerra economica per paralizzare il governo e il Paese, al fine di radunare abbastanza cittadini per rovesciare lo Stato. Anche se cercano di ritrarre Lopez come una scheggia impazzita che agisce da sola, gli oligarchi vedono il Presidente Maduro come un leader debole e cercano di usare la crisi sia per concessioni, segrete o pubbliche, che per amplificare le tensioni nel Partito Socialista Unito, per spezzarlo.
La strategia del poliziotto buono e del poliziotto cattivo è stata utilizzata in Venezuela? Mentre una fazione dell’opposizione applica la forza, l’altra apre negoziati con il governo. Mentre la pressione viene applicata sulle piazze da Lopez, Capriles avvia il dialogo con Maduro. A tale proposito le proteste antigovernative in Venezuela, in particolare gli scontri violenti, furono usate dall’opposizione per trarre quei vantaggi politici che l’opposizione non ha mai ottenuto con mezzi democratici negli ultimi anni. Oltre a demonizzare un governo democraticamente eletto, tale strategia è stata applicata anche nelle proteste antigovernative in Ucraina.

La sfida geostrategica agli Stati Uniti della Repubblica Bolivariana del Venezuela
Gli Stati Uniti hanno anche un ruolo sostenendo tutto ciò. Non ci si confonda, il governo degli Stati Uniti è attivo nelle proteste e rivolte antigovernative in Venezuela, così come ha giocato un ruolo nelle proteste e violenze antigovernative in Ucraina e Siria. L’ambasciata degli Stati Uniti è costantemente in contatto con l’opposizione, per rovesciare il governo di Caracas. Come nel caso dell’Ucraina, il governo statunitense sostiene la leadership dell’opposizione e ha reso dichiarazioni distorte a loro favore. Nel corso degli anni, il governo degli Stati Uniti ha ripetutamente mentito definendo il Venezuela una dittatura e l’opposizione dei democratici esclusi dalla vita pubblica. Il Venezuela e le organizzazioni che ha creato nell’emisfero occidentale sono viste come le principali minacce regionali politiche, economiche e strategiche a Washington. L’Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) e la Comunità degli Stati latino-americani e dei Caraibi (CELAC) sono considerate minacce al predominio degli Stati Uniti e concorrenti dell’Organizzazione degli Stati americani (OSA) e di qualsiasi progetto economico regionale degli Stati Uniti, come ad esempio l’Area di Libero Scambio delle Americhe (ALCA) per l’America Latina e i Caraibi. Un cambio di regime a Caracas sarebbe il presupposto per lo smantellamento del blocco bolivariano costituito da Venezuela, Nicaragua, Cuba, Bolivia, Ecuador, Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Marti in El Salvador, e altri in America Latina. Nonostante la disinformazione mediatica e tutta la pressione sull’economia venezuelana, molti venezuelani ancora continuano a sostenere il governo e a votare per il Partito Socialista Unito e i suoi alleati politici. La maggioranza della popolazione venezuelana sostiene il governo, grazie ai miglioramenti significativi che l’era Chavez gli ha apportato, migliorando la qualità di vita a numerosi venezuelani. Non dobbiamo illuderci, la Repubblica Bolivariana del Venezuela è un Paese profondamente polarizzato e ha ancora molti problemi, ma è diventato un posto molto migliore in cui vivere durante l’era Chavez. Gli autocrati venezuelani del passato ora sfilando come democratici, allo scopo di riprendersi semplicemente tutti i loro vecchi privilegi.

23390Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Venezuela: regime change, destabilizzazione e la mano occulta del capitalismo statunitense

Netfa Freeman, Global Research, 20 febbraio 2014

72691Gli Stati Uniti pensano di aver trovato una formula per il cambio di regime, cominciando dalla destabilizzazione interna. Il governo democraticamente eletto del Venezuela ne è stato a lungo un obiettivo. Negli ultimi dieci anni circa abbiamo visto questa strategia tentata in Zimbabwe, Libia, Iran e Siria. Il progetto politico per il Venezuela è stato avviato a Washington DC, il 15 febbraio 2014. I passanti al 30th di Georgetown Street di un Sabato congelato saranno rimasti perplessi dal confronto tra due gruppi ai lati opposti della strada. Un gruppo etnicamente misto in gran parte latino, nero e bianco era di fronte l’ambasciata del Venezuela per mostrare solidarietà alla rivoluzione bolivariana del Venezuela. Il gruppo sull’altro lato era tutto bianco, giovani privilegiati delle élite venezuelane residenti negli Stati Uniti che vogliono il ritorno del loro Paese ai giorni in cui dominavano economicamente e politicamente. Questi ultimi sperano che i recenti disordini nel Paese segnino la fine del processo bolivariano e il rovesciamento del presidente venezuelano Nicolás Maduro, successore del defunto presidente Hugo Chavez. La protesta inscenata presso l’ambasciata ne era a favore.
La situazione attuale è iniziata nel Venezuela il 12 febbraio 2014 con le violenze perpetrate contro il governo democraticamente eletto e i civili, con conseguenti tre morti, 61 feriti e 69 arrestati. Ciò a seguito di quello che, per la maggior parte, erano marce pacifiche che segnavano il 200° anniversario della battaglia di La Victoria, in cui gli studenti svolsero un ruolo fondamentale nella vittoria contro le forze monarchiche durante la guerra d’indipendenza del Venezuela. Alcuni gruppi di studenti marciavano per la celebrazione della Giornata dello Studente, ma violenti manifestanti anti-governativi hanno colto l’occasione per protestare contro la carenza episodica di alcuni beni di base, la criminalità persistente e chiedendo la liberazione degli studenti arrestati nelle manifestazioni precedenti. “A Merida… studenti e giovani dell’opposizione, alcuni armati, hanno marciato nel centro della città e manifestato davanti al palazzo del governo statale, e un altro piccolo corteo si è tenuto nella vicina città di Ejido. I dimostranti gridavano ‘Maduro dimettiti subito!’” “Gli osservatori hanno detto a Venezuelanalysis.com di aver visto manifestanti dell’opposizione sparare indiscriminatamente sugli edifici, lanciando pietre e tentando di assaltare il municipio nel centro della città.” Mentre l’amministrazione Obama e i media capitalisti vogliono far credere che il governo venezuelano reprima delle proteste pacifiche, vi sono i video di manifestanti con lanciano sassi e sparano contro la polizia. Il governatore dello Stato di Merida, Alexis Ramirez ha diffuso una foto su twitter che mostra uno dei manifestanti armati. “Il governatore ha anche affermato che uno studente, arrestato, ha sostenuto che veniva pagato 150 bolivares dal leader dell’opposizione di destra Villca Fernandez, per protestare. Quasi tutti gli studenti che protestavano indossavano passamontagna.” Questo è il modello generalmente utilizzato essenzialmente nel cambio di regime tipico della Libia adattato al Venezuela. I particolari tra i due Paesi possono essere diversi, ma la strategia generale dell’imperialismo statunitense è la stessa. L’imperialismo usa mani occulte per istigare incidenti nei Paesi antimperialisti che aggrediscono. Poi utilizzano i media e portavoce ufficiali per presentare al resto del mondo gli eventi in modo diverso dalla realtà, demonizzando le vere vittime.
La portavoce del dipartimento di Stato Marie Harf ha detto nella conferenza stampa del 14 febbraio, “Siamo profondamente preoccupati per le crescenti tensioni e le violenze nelle proteste del 12 febbraio, e per l’emissione di un mandato d’arresto del leader dell’opposizione Leopoldo Lopez. Ci uniamo al segretario generale dell’OSA nel condannare le violenze e nel chiedere alle autorità d’indagare e fare giustizia sui responsabili della morte di manifestanti pacifici. Chiediamo inoltre al governo venezuelano di rilasciare i 19 manifestanti arrestati e sollecitiamo tutte le parti a lavorare per riportare la calma ed astenersi dalle violenze.” Affermando nella stessa dichiarazione di essere preoccupati per il leader dell’opposizione Lopez e i 19 manifestanti arrestati, invitando il governo del Venezuela ad assicurare alla giustizia i responsabili, gli Stati Uniti mostrano gli stessi vecchi sporchi trucchi. Il pubblico suppongono non ritiene che assicurare alla giustizia i responsabili delle violenze probabilmente significhi arrestare Leopoldo Lopez, leader del partito di estrema destra Volontà Popolare che giocò un ruolo nel colpo di Stato contro l’ex presidente Hugo Chavez, nel 2002, e che ora invoca maggiori dimostrazioni per l’”uscita” del governo di Maduro. Prima di nascondersi Lopez insisteva sull’intenzione di indire proteste pacifiche. Il presidente Maduro ha accusato Lopez di istigare le violenze tentando un colpo di Stato.
Don DeBar della Community Progressive Radio di New York ha riferito che “Maduro e altri alti funzionari governativi hanno detto che le violenze sono generate da piccoli gruppi che operano secondo un piano diretto da Lopez con l’assistenza di una manciata di altri esponenti dell’opposizione. Secondo un rapporto di Informativa Pacifica, il piano è stato organizzato in Messico e coinvolge l’attuale sindaco di una città venezuelana, caro amico dell’ex presidente colombiano Alvaro Uribe Velez. La registrazione di una conversazione telefonica sembra mostrare due ex-funzionari di destra discutere o pianificazione le violenze il giorno prima che si avessero. I due ex-funzionari, Fernando Gerbasi e Mario Carratu Molina, lo comparano a ciò che doveva accadere l’11 aprile, un riferimento al tentativo di golpe del 2002 contro l’ex-Presidente Hugo Chavez, che infine fu sconfitto dalla massiccia sollevazione popolare in difesa del governo socialista.” Quel giorno mi fu chiesto da un paio di persone, “Cosa succede in Venezuela?” Uno aggiunse “Twitter è infiammata da segnalazioni di proteste, repressione militare, morti, ecc. in Venezuela… qualcuno sa cosa succede?” E’ importante conoscere e capire le macchinazioni dell’imperialismo, per non essere presi alla sprovvista o ingannati dal suo modus operandi e dalla sua propaganda. Ha perfezionato tale strategia del cambio di regime provocando disordini per spingere il governo preso di mira a reagire con una violenta repressione. Poi alimenta i media e i social media con notizie che accusano e raffigurano detto governo come aggressore, nella speranza di manovrare le cose verso l’obiettivo finale. Negli ultimi dieci anni circa s’è vista tale strategia in Zimbabwe, Libia, Iran e Siria. Quindi, “ciò che succede in Venezuela” è il tipico tentativo neo-coloniale delle forze filo-imperialiste in un Paese per prendere il potere destabilizzandone il percorso rivoluzionario e, se possibile, creando il pretesto per l’intervento diretto imperialista. Lo vediamo più e più volte nei Paesi antimperialisti che affermano il diritto sovrano dell’autodeterminazione nazionale. Paesi come lo Zimbabwe sono stati finora in grado di respingere tali assalti. Altri, come la Libia non hanno avuto successo.
Senza i manifestanti solidali con il governo bolivariani del Venezuela, a Washington, sicuramente la narrazione dei media su ciò che accadeva sarebbe stata diversa, raccontando della comunità venezuelana in esilio traumatizzata e alla disperata ricerca di giustizia e moderazione da un governo inutilmente violento. Invece, i classisti venezuelani hanno mostrato la loro vera essenza e quanto condividano i loro compatrioti che non accettano civilmente il corso progressivo democraticamente scelto dalle masse nel loro Paese. Passando tra spagnolo e inglese, ma spesso in spagnolo, quel giorno gridarono insulti razzisti contro i manifestanti, mostrandoci il dito medio e affermando che eravamo dei senzatetto pagati per stare lì. “Torna al tuo rifugio!” e “Quanto ti pagano? Venite con noi e vi pagheremo il doppio“. Per loro è difficile capire che ci possa essere una qualsiasi altra ragione per tante persone anche non venezuelane, di essere lì, senza che gli interessi più egoistici e superficiali li motivino. Non possono capire il disinteresse delle convinzioni rivoluzionarie e umanistiche. E ci hanno anche chiamato “communistos” con lo stesso disprezzo fanatico con cui un razzista potrebbe chiamare qualcuno con la parola “N”. Evidentemente la rivoluzione bolivariana gli suscita lo stesso disprezzo e incomprensione del comunismo propagato durante la “guerra fredda”. Tale destra ora programma un’altra protesta presso l’Organizzazione degli Stati Americani per il 19 febbraio 2014, un altro aspetto della doppia strategia esterna-interna. Il successo della strategia dipende soprattutto da un pubblico che ingoia la loro esaltazione e le loro menzogne.
Quando pensiamo al Venezuela è evidente che, “Si superano i limiti della credibilità sostenendo che il governo avrebbe cercato di destabilizzare se stesso quando è uscito vincitore da due importanti elezioni (presidenziali e municipali), facendo della riduzione di violenza e criminalità una priorità assoluta, incontrando recentemente i sindaci dell’opposizione per trovare un terreno su cui collaborare e cercando la pacifica attuazione del piano governativo di sei anni (Plan de la Patria).” Senza parlare della popolarità che il governo ha ottenuto con l’assistenza sanitaria universale, l’istruzione e la democrazia partecipativa che non si vedono in molte altre parti del mondo. Vi è la reale possibilità di assicurarsi che il Venezuela non segua la via della Libia, pensandoci e  informando gli altri a fare lo stesso, prendendo posizione contro l’imperialismo USA avverso al Venezuela.

Netfa Freeman è un attivista panafricano e dei diritti umani, e co-produttore radio di Voices with Vision su WPFW 89.3 FM, Washington DC.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La cospirazione in Venezuela, o Maidan latinoamericana

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 21/02/2014

10778I tentativi di destabilizzare il Venezuela non sono cessati, nonostante gli sforzi del governo Nicolas Maduro di avviare un dialogo con l’opposizione. L’ultimo tentativo per testare il coraggio del regime è stata la manifestazione dell’opposizione il 12 febbraio, davanti l’ufficio del procuratore generale nel centro di Caracas. Tra le richieste dei manifestanti vi erano l’immediata liberazione degli arrestati per la partecipazione agli scontri di piazza delle città di Tachira e Merida ed elezioni anticipate. Nel corso di questi scontri, pietre e bottiglie molotov piovevano sulla polizia. Diverse auto della polizia sono state inghiottite dalle fiamme. Gruppi di giovani hanno assaltato l’ufficio del Procuratore generale e saccheggiato l’ingresso della stazione della metropolitana di Parque Carabobo e un vicino parco per bambini. Molti degli aggressori avevano maschere, giubbotti antiproiettile e spranghe. Alcuni anche armi da fuoco. Ci sono stati feriti, e due o tre persone sono state uccise, ma anche al culmine dello scontro la polizia ha utilizzato solo proiettili di gomma e gas lacrimogeni. La manifestazione violenta è stata organizzata via Internet dal gruppo d’opposizione radicale Volontà Popolare (Voluntad Popular). Il suo leader, Leopoldo Lopez, è da tempo  impegnato a rovesciare il regime con la forza. Il Procuratore Generale ne ha ordinato l’arresto. Con ogni evidenza, Lopez s’è nascosto negli Stati Uniti (è ben noto che collabori con la CIA ). Un altro mandato è stato emesso per l’arresto dell’ex-viceammiraglio Fernando Gerbasi, ex-ambasciatore del Venezuela a Bogotà. Ha guidato l’organizzazione dei tumulti nel territorio confinante con la Colombia. I partecipanti agli attacchi alla polizia e all’incendio di istituzioni statali sono sulla lista dei ricercati. I paralleli tra gli eventi del febbraio 2014 e il tentativo di rovesciare il Presidente Chavez nell’aprile del 2002 sono evidenti. A quel tempo le dimostrazioni di massa popolari e l’intervento tempestivo  delle unità militari fedeli al presidente assicurarono la rapida neutralizzazione dei ribelli. I media venezuelani scrivono molto sulle somiglianze tra le “proteste spontanee” nel loro Paese e Maidan a Kiev. In Venezuela, l’intelligence statunitensi utilizza studenti e paramilitari colombiani dei gruppi che partecipano come carne da cannone nelle pulizie nei territori controllati dai guerriglieri di FARC e ELN… Ora i paramilitari sconfinano gradualmente negli Stati venezuelani di Zulia, Barinas e Mérida, fondendosi con le comunità colombiane in attesa di ordini. Nel novembre 2013 Jose Vicente Rangel descrisse i preparativi delle operazioni sovversive in Venezuela nel suo show televisivo “Confidenziale” (Confidenciales). Durante un recente viaggio a Miami, Leopoldo Lopez ha visitato un centro d’addestramento di Los Cayos, gestito da immigrati cubani. Un gruppo di “cadetti” venezuelani ha dato dimostrazioni di tiro a Lopez; le immagini del Presidente Maduro venivano utilizzate come bersagli. Lopez ha promesso di finanziare l’addestramento di altri cecchini per garantire “il ripristino della democrazia e della libertà” in Venezuela. Un centro di comunicazione tra i congiurati venezuelani e l’intelligence degli Stati Uniti è anche attivo a Miami. Dal lato venezuelano del complotto vi sono l’ex-ministro della Difesa Narvaez Churion e l’ex-capo dell’agenzia penale DISIP nella Quarta Repubblica.
La situazione in Venezuela è complicata dall’estenuante guerra finanziaria ed economica progettata dagli Stati Uniti. Le affermazioni su cibo derubato dalla catena di drogherie statali Mercal per essere venduto sul mercato nero a prezzi artificialmente elevati, sono sempre più frequenti. Il contrabbando provoca enormi danni alla sicurezza alimentare del Paese. Centinaia di organizzazioni mafiose operano al confine con la Colombia, trasportando  in territorio colombiano merci sovvenzionate dal governo venezuelano. Quantità colossali di benzina, gasolio, lubrificanti, pneumatici e ricambi per auto vengono esportate. In molti casi la benzina semplicemente non arriva alle stazioni di rifornimento venezuelane. I paramilitari controllano la sicurezza del contrabbando, fino al punto di eliminare di solito il personale militare venezuelano inviato a guardia del confine. I venezuelani sono abituati al generoso paternalismo dello Stato: assistenza medica gratuita, costruzione in serie di “case del popolo”, un sistema d’istruzione gratuita e migliaia di borse di studio statali per coloro che studiano nelle università straniere. Tuttavia, negli ultimi mesi l’euforia dei consumatori è stata spesso segnata dall’interruzione di luce e acqua, carenza di cibo ed altri beni. Tutto ciò è il risultato del sabotaggio intenzionale organizzato nel classico stile della CIA. Non per niente Walter Martinez, il popolare conduttore del programma televisivo Dossier, ha detto ai suoi telespettatori di come fu progettato il rovesciamento del governo di Salvador Allende in Cile nel 1973, con la partecipazione della società americana ITT. I cospiratori in particolare approfondirono la pianificazione del sabotaggio commerciale e della speculazione dei beni. I metodi utilizzati per destabilizzare il Venezuela di oggi sono una ripetizione precisa dello scenario cileno, che portò a un massacro sanguinoso e alla dittatura di Pinochet. Tanto è l’odio accumulato verso il Venezuela. La minaccia di una guerra civile viene costantemente evocata sui media. In questo contesto, il Presidente Maduro continua a sostenere pazientemente il dialogo, la ricerca della comprensione reciproca e la distensione interna. Non si può non menzionare l’influenza distruttiva sulla situazione di elementi dei circoli sionisti di Stati Uniti ed Israele. Controllano il sistema bancario e commerciale e hanno completamente infiltrato i media venezuelani, incitando la “protesta civile” e creando un clima di terrore psicologico verso le figure di spicco del governo. Praticamente tutti i luoghi comuni ostili della propaganda sionista-statunitense contro Chavez sono ora utilizzati contro Maduro…
I venezuelani hanno i soldi, ma la spesa diventa sempre più difficile. Anche l’acquisto di biglietti per trascorrere le vacanze da qualche parte all’estero è diventato un problema. I media venezuelani, l’80% dei quali è sotto il controllo dell’opposizione, accusano il Presidente Maduro e i suoi sostenitori del “disagio universale”. Secondo loro avrebbero eliminato l’economia con gli “esperimenti socialisti”. In realtà, né Chavez né Maduro hanno toccato i principi dell’economia capitalistica. Non perché non osassero, ma perché hanno capito che l’adozione di misure radicali sarebbe prematura, soprattutto dopo il tentativo di modificare la costituzione del Paese per le riforme socialiste. Nel referendum su questo tema, emerse che circa metà degli elettori era contraria. Non c’era consenso neanche nel Partito Socialista Unito al governo. La decisione di Chavez di realizzare il programma di riforme socialiste gradualmente, ad un ritmo moderato, non è mai stato attuato a causa della morte prematura. La propaganda antigovernativa, coordinata dai centri sovversivi degli Stati Uniti, sfrutta appieno la teoria della crescita della corruzione nel Paese e della complicità della “borghesia bolivariana rossa”. Ciò è diretto in primo luogo contro gli ex-alleati di Chavez strettisi intorno Maduro, rimanendo fedeli all’ideologia bolivariana e alla sua triade “popolo – esercito – leader”. La CIA e gli spin doctors dell’opposizione cercano di trascinare la parte di giovani ipnotizzata dalla propaganda della “guerra alla corruzione” sulle barricate venezuelane. Il coordinamento di tale attività avviene attraverso diversi canali, ma tutti riconducono all’ambasciata degli Stati Uniti a Caracas. Rispetto al suo predecessore Kelly Keiderling, denunciata dal controspionaggio venezuelano come coordinatrice delle attività sovversive nel Paese, l’attuale incaricato d’affari degli Stati Uniti Phil Laidlaw, anche lui agente della CIA, mostra più fantasia nel  tentativo di suscitare una rivoluzione colorata in Venezuela, che poi diverrebbe guerra civile. Su iniziativa di Laidlaw, lettere di solidarietà agli attivisti “Maidan” degli studenti venezuelani sono state pubblicate su Internet: “Ammiriamo il vostro coraggio! La libertà e la democrazia prima di tutto!” Non sarei sorpreso se in un prossimo futuro Laidlaw organizzi il dispiegamento di numerosi distaccamenti di combattenti provenienti da Maidan di Kiev in qualche base aerea segreta della CIA in Venezuela, per lottare contro la “dittatura di Maduro”.

La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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