Gaza: il fine ultimo dell’aggressione israeliana in funzione delle circostanze!

Dottor Amin Hoteit, al-Thawra, 19/11/2012
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Qualche ingenuo potrebbe credere che l’attuale aggressione israeliana contro Gaza, con armi statunitensi finanziate direttamente o indirettamente con denaro arabo, sia una reazione al lancio di un razzo che ha colpito un obiettivo militare in Israele, a seguito dell’ennesima provocazione nel contesto di un blocco che dura da cinque anni, in violazione del diritto internazionale e umanitario. Diritto e regole che non hanno posto nello spirito colonialista sionista…
Le vere ragioni di questa operazione israeliana dal simbolico nome “colonna di nubi” o “pilastro della difesa” sta nel fatto che la “linea di attacco” contro arabi e musulmani approfitti del sistema di dipendenza e sottomissione necessario per far avanzare il progetto di liquidazione dell’”Asse della Resistenza”, e quindi anche il progetto di liquidare la “causa palestinese” voluto da Israele e dai suoi sostenitori. Questo è l’obiettivo principale di tale operazione, che gli esecutori non possono ammettere pubblicamente per paura di cadere negli errori delle guerre del 2006 [contro il Libano] e del 2009 [contro Gaza], dove l’impossibilità di raggiungere l’obiettivo, apparentemente predefinito, portò alla sconfitta d’Israele. È per questo che l’attacco è stato lanciato senza specificare il suo “obiettivo finale”. Tuttavia, vediamo molti obiettivi militari, politici e strategici.

Obiettivi militari
Israele vuole porre fine al consolidamento delle forze della resistenza a Gaza, ora che i suoi dirigenti hanno rifiutato di prendere il sentiero tracciato dagli eventi in Siria e di obbedire a coloro, che tra di loro si schierarono con gli “urbani”, essenzialmente rappresentati dai dirigenti del Qatar notoriamente asserviti a Stati Uniti e Israele, i cui tre obiettivi principali sono:
1. Liquidazione dei leader militari e politici ribelli, per fare spazio a chi ha capitolato partecipando al programma occidentale, il che significa che a Gaza i leader recalcitranti che si rifiutano di disarmare sono minacciati.
2. Distruzione, per quanto possibile, dell’arsenale missilistico che la Resistenza ha accumulato dall’”Operazione Piombo Fuso” contro Gaza nel 2008 – 2009.
3. Addomesticare la situazione a Gaza per raggiungere uno status quo che paralizzi, limiti o distrugga la Resistenza, come accade in Cisgiordania a causa della repressione imposta dagli “organi della sicurezza di Oslo” in collaborazione con i servizi di sicurezza israeliani.

Obiettivi strategici e militari
Israele e l’Occidente, sotto la leadership degli Stati Uniti, desiderano testare i governi appena usciti dal tunnel della fasulla “primavera araba”[1], per garantirsi della validità della loro transizione. “Il Potere mondiale a noi, in cambio di uno locale per voi“[2], prima di precipitarsi in ulteriori impegni ancor più importanti, politicamente e militarmente, a causa della crisi in Siria, soprattutto perché è ormai certo che il raggiungimento dei loro obiettivi in Siria gli impone di garantirsi le stesse disposizioni da questi governi, creati in fretta e sotto pretesti religiosi, in particolare per quanto riguarda la liquidazione della Resistenza a Gaza. Ma Israele ha obiettivi più immediati, in rapporto sia con le elezioni parlamentari che con la raccolta di informazioni utili su organizzazione militare, armi e piani adottati dalla Resistenza per fortificare il proprio fronte interno, nel 2006 e 2009,  ripristinando la deterrenza e il prestigio israeliani, prima di una qualsiasi azione contro il Libano, la Siria, o l’Iran.

Un piano in quattro fasi
Per raggiungere i suoi obiettivi, sembra che Israele abbia adottato un piano abbastanza flessibile da consentirgli di adattarsi a ogni eventualità, così da poterlo sospendere in qualsiasi momento e senza subire un’altra sconfitta, se non riesce a raggiungere il suo obiettivo finale; rioccupare temporaneamente la Striscia di Gaza. Siamo convinti che questo piano dovrebbe avvenire in più fasi:
1. Il primo passo è, come abbiamo visto, sufficientemente elastico, grazie soprattutto all’aviazione. Si tratta della liquidazione del maggior numero possibile di leader e razzi depositati a Gaza, con l’argomento eterno di colpire solo terroristi e salvare i civili! A questo punto, Israele potrebbe ritenere di aver raggiunto il suo obiettivo, uccidendo Ahmad al-Jaabari, uno dei leader più importanti della Resistenza, e presumibilmente distrutto gran parte dell’arsenale immagazzinato.
2. Un secondo passo dovrebbe seguire, se l’ambiente locale e internazionale è pronto, senza dimenticare che la decisione israeliana dipenderà anche dalla risposta della Resistenza. La sua attuazione prevederebbe, probabilmente, di assediare la Striscia di Gaza per una profondità da 3 a 5 km, per impedire per quanto possibile l’uso di razzi e distruggere il maggior numero di tunnel, impedendo i rifornimenti. Anche in questo caso, Israele potrebbe affermare di aver raggiunto il suo obiettivo.
3. Un terzo passo sarebbe controllare fasce di 2-3 Km di larghezza all’interno di Gaza, anche per dividere il campo in diversi compartimenti che sarà sufficiente circondare senza impegnarsi in un confronto diretto con i combattenti, nel mezzo delle zone residenziali.
4. Una quarta fase permetterebbe l’occupazione della Striscia di Gaza e l’eliminazione dell’organizzazione della Resistenza, ricordando l’operazione adottata nel 1982 in Libano. Inoltre, Israele ha iniziato a preparare gli ultimi due passaggi richiamando 75.000 riservisti [3] e condizionando l’opinione internazionale ad accettare la sua decisione e le relative conseguenze!
Questo è ciò che possiamo dedurre dalla condotta delle operazioni sul terreno, e ora è diventato molto chiaro che la sospensione o il proseguimento dell’aggressione contro il suo obiettivo finale, dipende da due fattori:
1. Il primo fattore è la performance della Resistenza, in particolare la gestione dei suoi lanci, sufficienti per terrorizzare il nemico e produrre l’effetto dissuasivo ricercato. Qui, ricordiamo che non è necessario intensificare il fuoco, perché la loro funzione non è distruggere ma scoraggiare. Su questo punto, riteniamo che il risultato sia positivo, per il momento, tanto più che alcune sorprese hanno confuso il campo avversario, tra cui gli attacchi di precisione su obiettivi nella zona di Tel Aviv.
2. Un secondo fattore è la risposta regionale e, in particolare, dell’Egitto, che potrebbe pesare quasi quanto le prestazioni della Resistenza, anche se si nota, al momento della stesura di questa analisi, che i pronunciamenti internazionali e regionali di alcuni paesi arabi, tendono a favorire Israele e a incoraggiarne la continuazione dell’aggressione, ricordando, ancora una volta, l’ambiente della guerra del 2006 contro il Libano.
Detto questo, la questione è se la complicità di questi paesi arabi contro Gaza si manifesterà anche  contro la Siria, ora che abbiamo assistito al tradimento della “Lega”. Come spiegare altrimenti la loro sottomissione a Israele, quando hanno tirato fuori gli artigli contro la Siria e il popolo siriano? Questo è il nostro parere e la nostra preoccupazione, senza alcun dubbio; l’Egitto ha minacciato di congelare o annullare gli accordi di Camp David, rompere l’assedio di Gaza riaprendo senza condizioni il valico di Rafah, permettere alla Resistenza di difendersi con le armi, mentre gli “urbani” continueranno a cooperare con gli Stati Uniti sulle questioni arabe e regionali, a partire dal dossier siriano; tanto più che questi paesi arabi non si rivolgeranno all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per condannare gli attacchi israeliani e imporgli di smetterla di opporsi al riconoscimento della Palestina come Stato osservatore.
Senza tale presa di posizione, crediamo che le loro dichiarazioni siano vacue e con l’unico scopo d’incoraggiare Israele a continuare la sua aggressione, a conferma della loro collusione con il nemico. D’altra parte, non è possibile fare affidamento sui pii desideri dell’Occidente o sulle dichiarazioni israeliane sperando nella fine dell’aggressione. Questa aggressione non si fermerà che con la deterrenza armata della Resistenza, sostenuta da un vero Asse e dale posizioni ferme dei paesi arabi, a partire dall’Egitto.

Note:
[1] Agression israélienne contre Ghaza. L’Occident teste ses alliés «islamistes»
[2] Syrie : Les signes avant-coureurs de la faillite de l’Occident!?
[3] Israël rappelle 75 000 soldats sous les drapeaux pendant que les bombardements se poursuivent à Gaza

Il Dottor Amin Hoteit è un analista politico, esperto di strategia militare e Generale di brigata libanese in pensione.
Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Geopolitica della guerra imperialista contro la Siria

Parte prima: La sconfitta di Israele nella Seconda Guerra del Libano (2006)
Fida Dakroub Mondialisation 14 maggio 2012

Generalità
Le verità più evidente? Una menzogna che ci piace [1]. Contrariamente a ciò cui ambiscono i media imperialisti, la falsa immagine degli eventi in Siria, che riproducono instancabilmente, si decompone rapidamente e crea nuove sostanze, una volta data una lettura critica all’episodio siriano della presunta “Primavera araba”. Infatti, una tale lettura dovrebbe prendere come oggetto di analisi gli interessi strategici delle potenze imperialiste in Medio Oriente, dallo sbocciare delle profumate violette della “primavera araba”, accuratamente innaffiate dalla Santa Alleanza arabo-atlantica, fino all’indomani del ritiro delle truppe statunitensi dall’Iraq, nel dicembre 2011.

1. I due approcci sulla guerra contro la Siria
Nell’arena mediatica, due discorsi contraddittori si oppongono in merito all’interpretazione degli eventi in Siria: da un lato, i media arabi-atlantico – legati naturalmente ai centri di potere imperialisti, dall’altro lato i media alternativi e di resistenza.
Per quanto riguarda le ambizioni di media arabi-atlantica, è tutto naturale.
In primo luogo, partiamo dalla falsificazione dei dati sul campo, per dimostrare che gli eventi sono degli “episodi dell’epopea umana, avida, enorme – decaduta” [2], una sorta di epica battaglia tra le forze del bene e del male; quindi demonizzare la figura dell’Altro – qui il governo siriano – al punto di farlo vedere come un Hashmodai [3], un Astaroth [4]; infine, si glorificano i gruppi armati islamisti, che angelizzati al punto da venire presentati come dei monaci meditatori, che portano la scintilla della “Libertà, giustizia, democrazia”.
Ciò implica, naturalmente, l’utilizzi di tutti i tipi di operazioni cosmetiche, per manipolare le emozioni della gran parte degli spettatori, “bloccati” di fronte agli schermi di grandi dimensioni che mostrano lo spettacolo  maestoso, il capolavoro di propaganda arabo-atlantica.
In questo senso, ogni lettura che si riferisce solo alla propaganda arabo-atlantica e al discorso miserabile del Consiglio Nazionale siriano, acquisisce, riteniamo, un valore di ciarlataneria politica che serve solo a risvegliare, anche nel cuore dell’onesto sultano mamelucco, un piacevole senso di solidarietà con la cosiddetta “rivoluzione” siriana.
Per quanto riguarda il nostro approccio, che fa parte del discorso alternativo globale alla guerra imperialista contro la Siria, ecco qual’è.
In primo luogo, la guerra imperialista contro la Siria, camuffata sotto le vesti di rivoluzioni profumate, mira 1) a frantumare ciò che era già frammentato da una serie di accordi e trattati tra potenze coloniali, sulla scia dello smembramento dell’impero ottomano nel 1918 [5], 2) e spingendo ogni gruppo religioso, ogni etnia, ogni vicolo o vicoletto,  sui componenti l’eterogeneità della Federazione [6], a dichiarare uno stato indipendente. Il primo punto è un punto di partenza, o il vero obiettivo della cosiddetta “rivoluzione” siriano, il secondo è un punto di arrivo o il vero obiettivo di una tale “rivoluzione”.
Per contro, non va dimenticato – nonostante il frastuono dei fanfaroni della propaganda imperialista – che le potenze coloniali non hanno mai cessato di intervenire negli affari degli Stati del Levante, dalla nascita di questi ultimi durante il ventesimo secolo.
In secondo luogo, per quanto riguarda la velocità degli eventi che hanno portato ad una crescita delle minacce e degli attacchi contro la Siria, li consideriamo il risultato delle perturbazioni da tsunami che avevano colpito l’equilibrio di potenza costituitosi in Medio Oriente tra i due campi belligeranti, durante la seconda guerra del Libano (2006), lo Stato ebraico e Hezbollah, e le circostanze negative della sconfitta di Israele, in quella guerra, per gli interessi e i piani espansionistiche dell’Impero statunitense nella regione. Infatti, la sconfitta di Israele nella guerra del 2006 ha portato il Stato ebraico – alleato strategico dell’impero statunitense – e gli emirati e sultanati arabi – docili e sottomessi all’Impero, naturalmente – in una situazione critica di fronte alla nascita della nuova superpotenza iraniana, i cui alleati regionali sono Iraq, Siria, Libano e la Striscia di Gaza.

2. Prima sconfitta: Il ritiro del maggio 2000
Tutto è cominciato pochi mesi dopo l’inizio del terzo millennio, la notte del ventitreesimo giorno di maggio del 2000.
Nel buio di quella notte oscura, l’esercito israeliano, l’IDF, si era frettolosamente ritirato dal Libano meridionale, dopo ventidue anni di occupazione. Questo ritiro era stato battezzato “Operazione Persistenza”. Punta di diamante della resistenza libanese, Hezbollah, il movimento integralista sciita, ha imposto la sua presa sulla defunta “zona di sicurezza” creata dalle forze di occupazione israeliane. Ciò ha causato un terremoto negli equilibri di potere nella regione.
Visto dal Libano, il ritiro è stato interpretato come la brillante vittoria della “resistenza” incarnata da Hezbollah, che conduce dal 1982 una lotta feroce contro lo Stato ebraico. Inoltre, l’IDF (Tsahal), che era considerato “il miglior esercito del mondo“, è stato umiliato e costretto a lasciare  incondizionatamente il Libano meridionale, per limitare le sue perdite umane. Questa era la prima volta che l’esercito israeliano si era ritirato da un territorio arabo sotto pressione militare.

3.1. Seconda sconfitta: La seconda guerra del Libano (2006)
Sei anni dopo questa sconfitta militare e morale, il 12 luglio 2006, verso le nove del mattino, i guerriglieri libanesi di Hezbollah attaccavano un carro armato israeliano nel territorio dello Stato ebraico,  catturavano due soldati e scomparivano nel trambusto delle prime ore del mattino dei villaggi libanese. Un’ora dopo, un altro blindato israeliano, che aveva attraversato il confine per recuperare i due prigionieri, veniva distrutto a sua volta. Il bilancio fu di otto morti e due prigionieri tra i soldati israeliani, e due sono morti nel campo di Hezbollah. Lo Stato ebraico non se l’aspettava. Con una reattività sorprendente per un paese colto di sorpresa, ha ammassato una divisione di riservisti sul suo confine con il Libano.

3. 1. 1. Gli obiettivi dell’IDF
Per quanto riguarda gli obiettivi delle operazioni militari, Israele ne fissò tre: 1) recuperare i soldati catturati da Hezbollah, 2) fermare il lancio di razzi sulle città israeliane, e 3) forzare il governo libanese ad attuare la risoluzione del Nazioni Unite, vale a dire disarmare Hezbollah e schierarsi lungo il suo confine settentrionale.
A nome del principio dell’”isolamento dal teatro”, il blocco di porti e aeroporti, l’interruzione della strada Damasco-Beirut, il bombardamento di ponti e serbatoi di carburante furono decisi dallo stato maggiore dell’IDF. Questi mirava ad impedire il passaggio dei soldati catturati a nord del Libano o in Iran,  la ritirata dei combattenti di Hezbollah verso nord, e l’invio di riservisti di rinforzo al sud e l’approvvigionamento della logistica di Hezbollah .
Alcune ore dopo, l’esercito israeliano attaccava numerosi obiettivi in tutto il Libano. L’aviazione israeliana bombardava strade, ponti, centrali elettriche, centrali telefoniche e l’aeroporto di Beirut, provocando il “più grande disastro ambientale nel Mediterraneo.” La risposta dello stato ebraico fu giudicata “sproporzionata” dalle Nazioni Unite, ma supportata dall’Impero statunitense, che riteneva assieme alla Gran Bretagna, che lo Stato ebraico avesse “il diritto all’auto-difesa”.
Per quanto riguarda il dispiegamento di truppe, la componente attiva dell’esercito israeliano impegnato in Libano comprendeva le brigate seguenti: la 7.ma Brigata Corazzata sotto il comando del colonnello Eshel Assulin, la 188.ma Brigata Corazzata, la 401.ma Brigata Corazzata sotto il comando del colonnello Moti Kidor, e le Brigate Corazzate 434.ma e 847.ma, per un totale di 400 carri armati. Erano incluse anche la 2° Brigata Carmeli, la Brigata di fanteria Golani, sotto il comando del colonnello Tamir Yada, la 300.ma Brigata comandata dal colonnello Chen Livni, la 609.ma Brigata Alexandroni, sotto il comando del colonnello Shlomi Cohen e la 933.ma Brigata Nahal, sotto il comando del colonnello Mickey Edelstein. Infine, erano presenti anche tre brigate di paracadutisti: la 35.ma Brigata Paracadutisti, comandata dal colonnello Hagai Mordecahaï, la 226.ma e la 551.ma di riserva [7].

3. 1. 2. Gli obiettivi di Hezbollah
Gli obiettivi militari di Hezbollah furono decisi dal primo giorno della guerra: 1) tenere a portata di mano i soldati prigionieri, 2) continuare a sparare raffiche di Katjusha sulle città e i comuni israeliani, 3) fermare l’avanzata della fanteria e delle brigate corazzate israeliane al momento della loro penetrazione in territorio libanese, e distruggerle nelle valli e nei sentieri dei villaggi di frontiera.

E la battaglia inizia!
In primo luogo, l’aviazione israeliana [8] bombardò ponti, strade e strutture che premettevano al comando di Hezbollah di comunicare con i suoi combattenti. Poi, l’IDF tirò 19.400 bombe, 2.200 missili e 123000 colpi di artiglieria [9]. Infine, le truppe si precipitarono verso l’altro lato del confine. Sul lato opposto del confine, il villaggio di Maroun al-Ras, quarantacinque uomini di Hezbollah si tennero pronti nelle loro posizioni.
Dopo undici giorni di feroci combattimenti e di intensi bombardamenti aerei, i soldati israeliani finalmente riuscirono, “per pietà dell’Onnipotente“, a penetrare le linee difensive di Hezbollah, seguiti dalla chioccia delle galline e dai belati delle pecore sparse sulle colline dei villaggi vicini, per scacciare i quarantacinque uomini di Hezbollah che si trovavano sul posto. L’esercito israeliano occupò una piccola area di un chilometro di profondità nel territorio libanese, dopo una lunga battaglia, cosa che fece ricordare la carneficina spettacolare della serie “Asterix e Obelix“, dove vengono uccisi migliaia di soldati romani da due gallici e da alcuni abitanti del villaggio.
Così il villaggio di Maroun al-Ras cadde nelle mani dell’esercito israeliano, il ventitreesimo giorno di luglio, e l’avanzata delle brigate corazzate dell’IDF, che non osarono più avuto avventurarsi oltre, fu finalmente fermata dai combattenti di Hezbollah.

3. 2. La contro-offensiva di Hezbollah: La Guerra delle Sorprese
La risposta di Hezbollah fu dura come quella dell’IDF. Tuttavia, la struttura di questo gruppo di guerriglieri libanesi richiedeva una tattica diversa, quella della “Guerra delle Sorprese”, promessa dal Segretario Generale dell’organizzazione libanese, Hassan Nasrallah o al-Sayyed (il Signore) – grazie alla sua discendenza dalla famiglia del Profeta.

3. 2. 1. Prima sorpresa: il danneggiamento della Saar V
La sera del quattordicesimo giorno di luglio, la prima risposta dell’intervento di Hezbollah. Un missile antinave colpì una corvetta della Marina israeliana della classe Saar V, che operava al largo della costa libanese. Quattro marinai israeliani restarono uccisi. La distruzione della corvetta fu la prima “sorpresa” di Hezbollah. Hassan Nasrallah l’aveva annunciato in televisione e in diretta, alcuni secondi prima dell’attacco e della distruzione della corvetta israeliana: “Le sorprese che avevo promesso iniziano ora. In questo momento, al largo di Beirut, la nave da guerra israeliana che ha attaccato la nostra infrastruttura, che ha colpito le case della nostra gente, i nostri civili, la vedete bruciare. Affonderà, e con essa decine di soldati sionisti israeliani“. Più tardi, una nave spia, travestita da nave da carico con equipaggio egiziano, venne affondata in quello stesso momento da un secondo missile sparato in modo diverso, facendo dodici morti. A seguito di tali attacchi spettacolari, dei fuochi d’artificio salirono nel cielo nero, molto nero, di una Beirut completamente priva di elettricità. Più tardi, il 31 luglio, un pattugliatore israeliano Saar IV era stato colpito al largo di Tiro da un missile sconosciuto di Hezbollah, anche se l’esercito israeliano ha negato la notizia.
L’importanza di questo attacco sta nel fatto che per la prima volta, il Libano era in grado di colpire una corvetta israeliana e di batterla. Per quanto riguarda degli ordigni utilizzati, si era parlato di un missile tipo C802 fabbricato in Cina. Ciò ha portato a un forte terremoto nell’equilibrio del potere costituitosi da lungo tempo tra il Libano e lo Stato ebraico. Pertanto, l’IDF ha deciso di ritirare le fregate e corvette israeliane dalle acque libanesi, e la forza navale israeliana è stata battuta.

3. 2. 2 Seconda sorpresa: colpire gli Apaches
Pochi giorni dopo, il ventiquattresimo giorno del mese di luglio, Hezbollah aveva cercato di abbattere degli aerei israeliani con missili antiaerei. Un elicottero AH-64 Apache si era schiantato nel nord dello Stato ebraico uccidendo due persone. La Radio d’Israele, Kol Israel, all’inizio aveva riferito che l’aereo si era schiantato contro un cavo di alimentazione mentre volava verso il Libano. Ironia della sorte, pochi giorni prima, altri due elicotteri, che devono essere aggiunti a un caccia F-16, furono abbattuti dallo stesso cavo. Più tardi, un portavoce militare israeliano non aveva escluso che l’unità era stata abbattuta dai miliziani di Hezbollah.
Con questo attacco, l’IDF ricevette la seconda sorpresa della “Guerra delle sorprese” promessa da Hassan Nasrallah.
Minacciati dai missili di Hezbollah, i caccia israeliani salirono sulla Scala di Giacobbe [10], verso altitudini elevate. Pertanto, lo Stato Maggiore israeliano, decise il 29 luglio di fermare l’assalto alla città di confine di Bint-Jbeil [11], e di ritirare le truppe senza aver preso la città. Questa ritirata fu presentata da Hezbollah come una sconfitta dell’IDF.
Anche in questo caso, l’IDF non era riuscita a raggiungere il terzo obiettivo dell’operazione militare, quello di “ripulire” il Libano meridionale dei combattenti di Hezbollah e distruggerne l’infrastruttura militare. A fortiori, per la prima volta dal 1948, l’esercito israeliano si trovava in una situazione in cui l’avanzata delle sue truppe avrebbe portato a una distruzione inevitabile. Tuttavia, il bombardamento israeliano continuava, provocando una marea nera sulle coste libanesi.

3. 2. 3. Terza sorpresa: le raffiche di Katjusha
Nonostante una superiorità indiscutibile e gli attacchi più drastici dell’aviazione israeliane,  le raffiche dei razzi Katjusha continuarono a cadere ad un ritmo costante sulle città e le comuni israeliane nel corso dei trentatré giorni di guerra, colpendo al cuore dello Stato ebraico.
In tutto, Hezbollah aveva sparato più di 6.000 missili e razzi sulle città e i paesi del Nord. I tiri si concentrarono su Haifa [12], soprattutto le raffinerie di petrolio e l’industria chimica del paese.  Tutte le comuni lungo il confine furono prese di mira e i razzi colpirono diverse grandi città all’interno del paese. Si noti che, nonostante le minacce, Tel Aviv fu scartata dai bombardamenti. Oltre al Katjusha comunemente usato, Hezbollah impiegò i missili Fajr-3 (Alba) con una gittata di 45 km, ed è in possesso del Fajr-5 (75 km) e del Zelzal (Terremoto, 150 – 200 km) costruiti dall’Iran.
Il 1° agosto, l’esercito israeliano aveva constatato che dopo essere stato bersagliato da un centinaio di tiri al giorno, in media, il territorio israeliano aveva ricevuto un minor numero di colpi, e che l’intensità degli attacchi di Hezbollah si era indebolita nei giorni precedenti. Purtroppo, questa falsa affermazione aveva portato il primo ministro israeliano Ehud Olmert a dichiarare, il 2 agosto, che tutte le infrastrutture di Hezbollah erano state completamente distrutte. Si disse convinto che Israele “ha ora cambiato il volto del Medio Oriente” [13].
Inoltre, Olmert si era congratulato sui grandi schermi in formato panoramico dei canali televisivi, dicendo che Israele stava per raggiungere il suo obiettivo in Libano, “Hezbollah ci penserà due volte, tre volte o anche di più prima di affrontarci , e penso che siamo molto vicini a questo obiettivo“[14], si vantava, purtroppo invano; poche ore più tardi, una “pioggia di razzi” fu lanciata sulle città di Tiberiade e Haifa, e sul dito di Galilea, su Beit Shean e sul nord della Cisgiordania [15]. Inoltre, all’indomani, il lancio dei razzi di Hezbollah ricominciò, e oltre duecento razzi Katjusha caddero su Haifa e in tutto il nord di Israele, fino al confine della Cisgiordania a 70 km dal confine libanese. Fu il giorno più letale per lo stato ebraico.
Quella sera stessa, Hassan Nasrallah minacciò di colpire Tel Aviv [16]: “Se bombardate la nostra capitale, bombarderemo la capitale della vostra entità aggressiva“, disse [17]. Accusò anche il primo ministro Ehud Olmert e il suo esercito d’essere strumenti del presidente degli Stati Uniti George W. Bush, vero responsabile dell’offensiva israeliana in Libano: “vi garantisco che, qualunque sia l’esito della guerra, il Libano non sarà né americano né di Israele, e che il Libano non sarà una di quelle basi del Nuovo Medio Oriente caro a George W. Bush e a Condoleezza Rice“, ribadì [18].
In seguito a questa minaccia, il 4 agosto, il razzo tipo Khaibar-1, sparato da Hezbollah, raggiunse per la prima volta la città di Hadera, situata a 75 km dal confine israelo-libanese e a circa 40 km da Tel Aviv.
Anche in questo caso, l’IDF non era riuscito a fermare le raffiche di Katjusha o a raggiungere il secondo obiettivo della sua operazione militare in Libano.

3. 2. 4. Quarta sorpresa: il massacro dei Merkava
Fu il trentunesimo giorno della guerra di luglio 2006 che determinò le sorti della guerra contro il Libano. Quel giorno, un altro fallimento, il più drammatico, si aggiunse al “record di fallimenti” dell’IDF.
Dopo la ritirata dell’aviazione e la sconfitta della marina, fu la volta delle forze di terra israeliane a dover essere messe in condizione di non nuocere da parte di Hezbollah.
Mentre le raffiche di Katjusha e la “pioggia di razzi” continuavano a cadere sulle città e le comuni israeliane, il comando dell’IDF decise di investire nella battaglia i propri famosi carri armati Merkava, simbolo dell’orgoglio dell’industria militare israeliana, seguiti dalla retroguardia di 130.000 soldati di stanza ai confini della frontiera.
Per fare ciò, decine di Merkava di quarta generazione [19] penetrarono in territorio libanese. Dopo meno di un chilometro, l’inferno gli venne incontro; quindici carri armati furono trasformati in palle di fuoco. Il bilancio fu di 18 ufficiali e soldati uccisi.
Poche ore dopo, le forze israeliane tentarono un’altra incursione, e quattro carri armati furono presi prelevati direttamente sotto tiro. Fu la battaglia più dura dell’IDF, che  iniziò il giorno dopo un terzo tentativo, ma i carri armati caddero di nuovo nella trappola dei combattenti di Hezbollah, a tre chilometri dal confine. Il bilancio di quel solo giorno fu di trentanove carri armati e bulldozer distrutti o danneggiati, una ventina di ufficiali e soldati uccisi e circa un centodieci feriti.

4. 1. L’inizio di un incubo
Da allora, l’IDF ha dovuto affrontare i fatti; il trentatreesimo giorno di guerra, tutte le brigate israeliane dovettero ritirarsi, senza aver potuto realizzare nessuno dei tre obiettivi indicati nei primi giorni della guerra, che erano : 1) recuperare i soldati catturati da Hezbollah, 2) far cessare il lancio di razzi contro le città israeliane; 3) obbligare il governo libanese ad attuare la risoluzione delle Nazioni Unite, vale a dire disarmare Hezbollah e schierarsi lungo il suo confine settentrionale.
Per contro, Hezbollah era riuscito a raggiungere i tre obiettivi che aveva fissato all’inizio della guerra, che erano: 1) tenere a portata di mano i soldati prigionieri, 2), continuare le raffiche di lancio dei Katjusha sulle città e le comuni israeliane, 3) fermare la fanteria e le brigate blindate al momento della loro penetrazione in territorio libanese, e distruggerli nelle valli e nei sentieri dei villaggi di confine.
Le reazioni psicologiche del Comando dell’IDF in relazione a questa sconfitta clamorosa, si manifestarono l’ultimo giorno della guerra, il 14 agosto, attraverso una serie di azioni militari simili a una “cieca vendetta.” Quello stesso giorno, aerei israeliani abbozzarono un ultimo tentativo e bombardarono la residenza del segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, distruggendo otto edifici e uccidendo più di sessanta civili, ma il segretario generale, obiettivo l’attacco, non era tra le vittime.
Nel sud, l’IDF lanciò  un milione e mezzo di bombe a frammentazione. Era questione, forse, di vendicare l’onore perduto del suo esercito in rotta. A fortiori, per la prima volta dal 1948 [20], l’IDF non era riuscita a invadere un territorio arabo.

4. 2. Gli iraniani sono alle porte!
Al quartier generale dell’esercito israeliano, il messaggio fu ricevuto a pieno: Hezbollah ha accesso ad armi ultramoderne. Eppure, dietro le quinte delle potenze arabo-atlantiche, il messaggio venne ricevuto in modo diverso: Annibal ad Portas! [21] “Gli iraniani sono alle porte!”. Così, i primi fiori di acacia e di gardenia della “Primavera araba” assai profumata sbocciarono, e furono innaffiate dalla Santa Alleanza arabo-atlantica, di fronte alla nascita di una nuova superpotenza in Medio Oriente, in opposizione all’Impero statunitense e dei suoi alleati, vale a dire l’Iran e il so arco sciita.

Fida Dakroub, Ph.D
Per contattare l’autrice: Bof Dakroub

Note:
[1] Citazione di Alphonse Karr.
[2] Victor Hugo, La leggenda dei secoli.
[3] Shashmodai o Asmodeo è un demone della Bibbia con molti altri nomi: Asmoth, Aschmédaï, Asmoday, Asmodeo, Aesma, Asmadai, Asmodius, Asmodaios, Hasmoday, Chashmodai, Azmonden o Sidonay e Asmobeo. E’ presente nelle credenze della magia nera, della scienza occulta dell’invocazione di entità demoniache.
[4] Astaroth è un demone Astaroth, Granduca molto potente e tesoriere degli Inferi.
[5] Le Grand Soir
[6] Le Grand Soir
[7] Zahal
[8] L’Aviazione israeliana è la componente aerea della IDF. Allinea circa 710 aerei e 181 elicotteri e così come droni, satelliti e missili balistici.
[9] IFRI
[10] La Scala di Giacobbe si riferisce al sogno del patriarca Giacobbe in fuga da suo fratello Esaù: rappresenta una scala che ascende al cielo. Questo episodio è descritto nel libro della Genesi (28:11-19).
[11] Si stima la popolazione di Bint-Jbeil a 30000. La città fu occupata da Israele dal 1982 fino al 2000, quando il ritiro delle truppe israeliane. E’ considerata da Israele la “Capitale di Hezbollah”.  Divenne famosa dopo un attacco dell’IDF. Durante la guerra del 2006, pesanti battaglie furono combattute dentro e intorno alla città; dove il 51.mo Battaglione della Brigata Golani, una unità d’elite dell’esercito israeliano, che dovette ritirarsi davanti a una resistenza inaspettata.
[12] Haifa è una città costiera d’Israele, situata sulle rive del Mar Mediterraneo. Elle est considérée comme la capitale du nord d’Israël. Si è considerata la capitale del nord di Israele. Haifa e i suoi sobborghi avevano una popolazione di circa un milione di persone, alla fine del 2008. È nota per il suo grande porto in acque profonde e per l’importante industria chimica.
[13] La Libre
[14] Radio Canada
[15] La Libre
[16] Radio Canada
[17] Radio Canada
[18] Radio Canada
[19] Il Merkava Mk IV è entrato in servizio il 24 giugno 2004.
[20] Data della dichiarazione di indipendenza dello Stato ebraico, 14 maggio 1948.
[21] Annibale è alle porte, piangevano i Romani dopo la battaglia di Canne. Formula usata da Livio, Floro, Giovenale, Valerio Massimo nei momenti di grande pericolo.

Dottoressa di Ricerca in Studi francesi (UWO, 2010), Fida Dakroub è una scrittrice e ricercatrice, membro del “Gruppo di ricerca e studio sulle letterature e le culture del mondo francofono” (GRELCEF) presso la University of Western Ontario. È autrice di “L’Orient d’Amin Maalouf, Écriture et construction identitaire dans les romans historiques d’Amin Maalouf” (2011).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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