Gli USA ammettono di finanziare “Occupy Central” a Hong Kong

Tony Cartalucci Global Research, 1 ottobre 2014CIAPoco dopo che la cosiddetta “primavera araba” ha sparso caos in Medio Oriente, gli Stati Uniti ammisero di averne interamente finanziati, addestrati e attrezzati i capi e di aver pesantemente armato i terroristi anni prima; oggi il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ammette di essere dietro, attraverso una miriade di organizzazioni e ONG, alle cosiddette proteste “Occupy Central” a Hong Kong. Il Washington Post riferisce in un articolo intitolato “Mentre Hong Kong scoppia la Cina stringe le viti sulla società civile“, che: “I leader cinesi innervositi dalle proteste altrove quest’anno, hanno costantemente rafforzato i controlli in Patria sulle organizzazioni civiche sospettate di lavorare per le potenze straniere. La campagna mira ad isolare la Cina dai pensieri sovversivi occidentali: come democrazia e libertà di espressione, e dall’influenza in particolare dei gruppi statunitensi che tentano di promuovere quei valori, dicono gli esperti. Tale campagna esiste da tempo, ma è perseguita con vigore rinnovato con il Presidente Xi Jinping, soprattutto dopo il rovesciamento del presidente ucraino Viktor Janukovich dopo mesi di manifestazioni di piazza a Kiev, viste come esplicitamente sostenute dall’occidente”. Quindi, nell’articolo del Washington Post: “Un esperto in politica estera, che ha parlato in anonimato discutendo di un argomento delicato, ha detto che Putin ha chiamato Xi per condividere le sue preoccupazioni sul ruolo occidentale in Ucraina. Tali preoccupazioni sembrano essere filtrate in conversazioni tenutesi in Cina, secondo i membri del gruppo della società civile. “Sono molto preoccupati per le rivoluzioni colorate e per quello che succede in Ucraina“, ha detto il manager dell’ONG internazionale, la cui organizzazione è finanziata dal National Endowment for Democracy (NED), accusata di sostenere le proteste nella piazza principale di Kiev, Majdan. “Dicono, ‘Il vostro denaro proviene dalle stesse persone. Chiaramente volete rovesciare la Cina’“. Finanziata dal Congresso allo scopo esplicito di promuovere la democrazia all’estero, la NED è vista da tempo con sospetto e ostilità dalle autorità. Ma i sospetti si sono ampliati comprendendo gruppi statunitensi come Fondazione Ford, International Republican Institute, Centro Carter e la Fondazione Asia. Naturalmente, la NED e molte sue controllate, come International Republican Institute e National Democratic Institute, non “promuovono la democrazia”, invece costruiscono la rete globale dell’amministrazione neo-imperiale denominata “società civile”, che fa lega con molte cosiddette “istituzioni internazionali” occidentali, a loro volta completamente controllate da Washington, Wall Street, Londra e Bruxelles.

NEDcorporateInterests_1Mentre il Washington Post vorrebbe far credere che la NED promuove la “libertà di espressione” e la “democrazia”, gli interessi delle imprese finanziare rappresentate nel CdA della NED non sono per nulla i campioni di tali principi, e sono invece note per i loro principi opposti.

Il concetto di “promozione della democrazia” degli Stati Uniti è scandaloso se si considera il loro coinvolgimento nello scandalo globale della sorveglianza invasiva, nel perseguire guerre uno dopo l’altra in tutto il pianeta contro la volontà del popolo e sulla base di menzogne, nel brutalizzare ed abusare dei propri cittadini con una polizia militarizzata che reprime i civili in città come Ferguson, Missouri, facendo impallidire, in confronto, le azioni della polizia cinese contro i manifestanti di “Occupy Central”. “Promuovere la democrazia” è semplicemente la copertura per espansione dell’agenda egemonica, ben oltre i confini ed a scapito della sovranità nazionale di tutti i sottoposti, compresi gli statunitensi stessi. Nel 2011, furono pubblicate rivelazioni simili sull’ingerenza degli Stati Uniti nella cosiddetta “primavera araba”, quando il New York Times scrisse l’articolo “Gruppi USA hanno istigato le rivolte arabe”: “Numerosi gruppi e individui direttamente coinvolti nelle rivolte e riforme nella regione, come il Movimento Giovanile 6 aprile in Egitto, il Centro per i diritti umani del Bahrain e attivisti come Entsar Qadhi, giovane capo nello Yemen, sono stati addestrati e finanziati da gruppi come International Republican Institute, National Democratic Institute e Freedom House, un’organizzazione per i diritti umani senza scopo di lucro di Washington”. L’articolo aggiungeva, riguardo alla NED in particolare, che: “Gli istituti repubblicani e democratici sono affiliati ai partiti democratico e repubblicano. Sono stati creati dal Congresso e finanziati attraverso il National Endowment for Democracy, istituito nel 1983 per incanalare le sovvenzioni per la promozione della democrazia nei Paesi via di sviluppo. Il National Endowment riceve 100 milioni di dollari ogni anno dal Congresso. Anche Freedom House riceve la maggior parte del denaro dal governo statunitense, soprattutto dal Dipartimento di Stato”.
Il senatore guerrafondaio degli Stati Uniti John McCain, famoso per aver insultato il presidente russo Vladimir Putin e il predecessore del presidente Xi Jinping, nel 2011, promettendo che la sovversione degli Stati Uniti che spazzava il Medio Oriente sarebbe presto arrivata a Mosca e Pechino. The Atlantic in un articolo del 2011, “La primavera araba: ‘un virus che attacca Mosca e Pechino“, riferiva che: “(McCain) ha detto, “Un anno fa, Ben Ali e Gheddafi erano al potere. Assad non lo sarà l’anno prossimo. Questa primavera araba è un virus che attacca Mosca e Pechino”. McCain poi scese dal palco”. Considerando la natura palese del finanziamento estero non solo della “primavera araba”, ma anche di “Occupy Central“, e considerando caos, morte, destabilizzazione e distruzione presso le vittime della sovversione degli Stati Uniti, “Occupy Central” può essere riverniciata di nuova luce, con una folla di utili idioti volta a distruggere la propria Patria, il tutto abusando dei principi della “democrazia”, formulata da un’insidiosa tirannide straniera guidata da principi diametralmente opposti degli immensi interessi corporativo-finanziari che temono e attivamente vogliono distruggere la concorrenza. In particolare, tale egemonia globale mira a sopprimere la Russia riemergente come potenza mondiale, e ad impedire l’ascesa mondiale della Cina. Il programma regressivo di “Occupy Central” appoggiato dagli Stati Uniti e lo sfruttamento spudorato delle buone intenzioni dei tanti giovani irretiti dai loro espedienti, sono una minaccia altrettanto pericolosa della “minaccia” che essi dicono Pechino ponga ad Hong Kong e alla sua gente. Speriamo che il popolo cinese, e i popoli del mondo che cercano di vedere come “Occupy Central” si svolga, comprendano tale mossa eterodiretta, e la fermino prima che esiga il pesante pedaggio pagato dalle nazioni già sue vittime come Libia, Siria, Ucraina, Egitto e molte altre.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Provaci ancora Barack: Hong Kong

Alessandro Lattanzio, 1/10/2104

OLYMPUS DIGITAL CAMERAI capi del movimento “Occupy Central” ad Hong Kong sono stati addestrati presso l’Hong Kong-American Center, dove esperti internazionali gli hanno insegnato le tattiche delle azioni di protesta, le strategie di negoziazione con le autorità, come suscitare sommosse ed individuare i singoli punti politici richiesti che mai dovrebbero essere abbandonati. Il capo del Hong Kong-American Center, controllato dal National Endowment for Democracy (NED), un’emanazione del dipartimento di Stato USA, è Morton Holbrook. Nominatovi alla fine del 2013. Holbrook è una spia con circa 30 anni di esperienza nelle agenzie d’intelligence statunitense. Lui e l’oligarca di Hong Kong Jimmy Lai, altro sponsor dell’“opposizione”, sono vicini all’ex-viceministro della Difesa degli USA Paul Wolfowitz. “Si ha l’impressione che l’Hong Kong-American Center degli Stati Uniti cerchi di sfruttare l’esperienza delle rivoluzioni colorate dell’est Europa per influenzare la situazione interna della Cina popolare“. Infatti, l’Ufficio del Commissario del Ministero degli Esteri presso l’autorità di Hong Kong, ha discusso della riunione dell’oligarca Jimmy Lai Chee-ying, proprietario della taiwanese Next Media Group e di Apple Daily, con l’ex-vicesegretario della Difesa dell’amministrazione Bush, Paul Wolfowitz. La coppia si era incontrata sullo yacht privato di Lai per cinque ore, a fine maggio. Wolfowitz, ex-presidente della Banca Mondiale nel 2005-2007, è un ben noto neo-con statunitense, membro dell’American Enterprise Institute. Assieme ai due si erano incontrati anche l’ex-capo del Partito democratico Martin Lee Chu-ming e Mark Simon, direttore di Next Media Group. Prima di trasferirsi a Hong Kong nel 1992, Simon aveva lavorato per tre anni al Pentagono come analista dei sottomarini. Inoltre, Benny Tai, fondatore e capo di “Occupy Central“, ha lavorato per il dipartimento di Stato degli Stati Uniti per anni, mentre i due co-fondatori del movimento, Audrey Eu Yuet-mee e Martin Lee, incontrarono il Vicepresidente degli USA Joe Biden alla Casa Bianca, quest’anno.
La NED ad Hong Kong finanzia le seguenti organizzazioni sovversivo-spionistiche:
Centro Americano per la Solidarietà Internazionale del Lavoro, a cui ha versato nel 2012 139532 dollari USA. La funzione è creare dei sindacati gialli filo-statunitensi allo scopo di sabotare la produzione locale e creare il caos tra le organizzazioni sindacali antimperialiste, ed infine permettere l’infiltrazione diretta degli interessi statunitensi nell’economia locale; com’è accaduto in Italia con la creazione dei sindacati gialli atlantisti CISL e UIL.
Hong Kong Human Rights Monitor, ha ricevuto 155000 dollari USA nel 2012 per diffondere propaganda anti-cinese utilizzando l’usurata e trita tematica dei ‘diritti umani’, che ha ancora presa sugli ambienti delle sinistre anarcoliberali filo-occidentali e occidentali.
National Democratic Institute for International Affairs, nel 2012 ha ricevuto 460000 dollari USA per occuparsi appunto dell’attivazione della ‘rivoluzione colorata’ ad Hong Kong sotto il pretesto del “processo di riforma costituzionale e per sviluppare la capacità dei cittadini”.
Secondo Edward Snowden, la CIA paga le triadi mafiose attive ad Hong Kong, tramite la stazione della CIA presso il consolato USA di Hong Kong. Snowden, parlando della sua fuga dagli USA, spiegava il suo passaggio ad Hong Kong, affermando “che la Cina è un nemico degli Stati Uniti. Voglio dire, vi sono conflitti tra il governo degli Stati Uniti e il governo della Repubblica popolare cinese, … ma il governo di Hong Kong è in realtà più indipendente rispetto a molti importanti governi occidentali”.

NED57272_900Note:
China Daily Asia
Genius
Moon of Alabama
NED
Pravda

La guerra India-Pakistan del 1971: il ruolo di URSS, Cina, USA e Gran Bretagna

Sanskar Shrivastava The World Reporter 30 ottobre 2011

Nel 1971, i due rivali asiatici del sud si dichiararono guerra, causando notevoli perdite di vite e proprietà, e di territorio nel caso del Pakistan. Se il tema suona controverso, prima d’iniziare vorremmo dire che ogni informazione in questo articolo ha una provenienza. L’articolo è stato scritto dopo una particolare analisi delle varie fonti. Tutte le fonti rilevanti e immediate sono elencati alla fine dell’articolo.

1971_1Prima del 1971, il Bangladesh era parte del Pakistan come Pakistan orientale. Secondo Najam Sethi, giornalista molto rispettato e onorato in Pakistan, il Pakistan orientale si era sempre lamentato di ricevere meno fondi e meno attenzione dal governo del Pakistan occidentale (punjabi). I bengalesi del Pakistan orientale si opposero anche all’adozione dell’urdu come lingua di Stato. Le entrate delle esportazioni, il cotone del Pakistan Occidentale e la iuta del Pakistan orientale, erano gestite principalmente dal Pakistan occidentale. Infine, l’elezione di qualche mese prima della guerra, fu vinta dal leader pakistano orientale ma non ebbe potere, alimentando in tal modo la secessione del Pakistan orientale. L’esercito pakistano iniziò le attività nel Pakistan orientale per contenere il movimento e la rabbia dei bengalesi. L’esercito fu coinvolto in stragi e stupri di massa. L’India ne era consapevole e aspettava solo la scusa per avviare la guerra. L’India accolse un enorme numero di rifugiati, divenuti ingestibili, spingendola ad intervenire. La situazione presto attrasse l’attenzione di molti altri Paesi. Così la guerra non fu solo tra India e Pakistan, ma molti Paesi vennero coinvolti, direttamente o indirettamente. A maggio, Indira Gandhi scrisse a Nixon della ‘strage nel Bengala orientale‘ e del flusso di rifugiati che gravava sull’India. Dopo che LK Jha (ambasciatore indiano negli Stati Uniti) avvertì Kissinger che l’India avrebbe rispedito parte dei rifugiati come guerriglieri, Nixon commentò: ‘Per Dio, taglieremo gli aiuti economici (all’India).’ Pochi giorni dopo, quando il presidente degli Stati Uniti disse che ‘i maledetti indiani’ si preparavano a un’altra guerra, Kissinger rispose ‘sono le persone più dannatamente aggressive in giro‘.

I legami tra Stati Uniti e Cina, un fatto poco noto
(Estratti e fonti dalle 929 pagine dell’XI volume sulle relazioni estere degli Stati Uniti)
Gli USA compiangevano il Pakistan per vari motivi, tra cui due: primo, il Pakistan aderiva ai patti militari degli USA CENTO e SEATO; secondo, gli Stati Uniti credevamo che la vittoria dell’India potasse all’espansione dell’influenza sovietica nelle parti acquisite dall’India, essendo ritenuta una nazione filo-sovietica, anche se non erano alleate. In un telegramma inviato al segretario di Stato statunitense Will Roger, il 28 marzo 1971, il personale del consolato degli Stati Uniti a Dhaka si lamentava, ‘Il nostro governo non è riuscito a denunciare la soppressione della democrazia. Il nostro governo non è riuscito a denunciare le atrocità. Il nostro governo non ha adottato misure energiche per proteggere i propri cittadini, mentre si fa in quattro per placare il governo del Pakistan occidentale… come dipendenti pubblici professionali esprimiamo il nostro dissenso verso la politica attuale e speriamo che i nostri veri e duraturi interessi qui, possano essere definiti e le nostre politiche reindirizzati salvando la posizione della nostra nazione come leader morale del mondo libero‘. Così entrava la Cina. Gli USA avevano bisogno dell’aiuto della Cina e il messaggero fu il Pakistan. Si avvicinarono alla Cina segretamente a riguardo, contenta di ciò credendo che le relazioni con gli Stati Uniti potessero migliorare da allora in poi. Nella seconda settimana di luglio 1971, Kissinger giunse a Pechino, dove ascoltò il primo ministro cinese Zhu Enlai: ‘A nostro parere, se l’India continua il suo corso attuale in violazione dell’opinione del mondo, agirà incautamente. Noi, invece, sosteniamo la posizione del Pakistan, com’è noto a tutti. Se (gli indiani) sono giunti a provocare una situazione del genere, allora non possiamo stare a guardare.’ Kissinger rispose che la Cina doveva sapere che gli Stati Uniti appoggiavano il Pakistan su tale tema. Indira Gandhi, la prima ministra indiana, decise di visitare la maggior parte delle capitali occidentali per dimostrare le ragioni indiane ed avere sostegno e simpatia per i bengalesi del Pakistan orientale. Il 4 e 5 novembre incontrò Nixon a Washington. Nixon le disse direttamente che una nuova guerra nel subcontinente era fuori questione. Il giorno dopo, Nixon e Kissinger valutarono la situazione. Kissinger disse a Nixon: ‘Gli indiani sono dei bastardi comunque. Tramano la guerra‘. La pressione aumentò nel Pakistan orientale, attirando l’attenzione degli indiani che si preparavano alla guerra concentrandosi sul fronte orientale. Per deviare la pressione, il 3 dicembre, nella notte, prima ancora che l’India attaccasse il Pakistan orientale, il Pakistan aprì il fronte occidentale e compì attacchi aerei su sei basi aeree indiane in Kashmir e Punjab. La CIA riferì al presidente degli Stati Uniti che la prima ministra indiana riteneva che i cinesi non sarebbero intervenuti nel nord dell’India e quindi ogni azione cinese sarebbe stata una sorpresa per l’India, e che i militari indiani potevano crollare in una situazione tesa dovuta a combattimenti su tre diversi fronti (est, nord e ovest). Sentendo ciò, il 9 dicembre, Nixon decise d’inviare la portaerei USS Enterprise nel Golfo del Bengala, a minacciare l’India. Il piano era circondare l’India e costringerla a ritirarsi dal Pakistan orientale. Il 10 dicembre, Nixon incaricò Kissinger di chiedere ai cinesi d’inviare truppe verso la frontiera indiana. ‘Minacciano di muovere forze o spostarle, Henry, è quello che devono fare adesso.‘ La Cina temeva che una qualsiasi azione sull’India potesse avviare l’aggressione sovietica. Così, venne assicurato alla Cina che qualsiasi azione intrapresa dall’Unione Sovietica sarebbe stata neutralizzata dagli Stati Uniti, proteggendo la Cina. L’esercito pakistano aveva in qualche modo mantenuto le posizioni e resistito all’avanzata indiana. Credeva che la Cina si preparasse ad aprire il fronte nord, rallentando o fermando l’avanzata indiana. In realtà, il mito delle attività cinesi fu comunicato all’esercito del Pakistan per sollevarne il morale e mantenere la volontà di combattere e sperare. Il tenente-generale AAK Niazi, comandante dell’esercito pakistano a Dhaka, fu informato: “Il fronte della NEFA è attivato dai cinesi, anche se gli indiani, per ovvi motivi, non l’hanno annunciato.” Ma Pechino non fece mai nulla. A Washington, Nixon analizzò la situazione così: ‘Se i russi riescono a sconfiggere i cinesi e gli indiani i pakistani… potremmo vederci puntare la canna del fucile.’ Nixon non era sicuro della Cina; aveva davvero intenzione di avviare un’azione militare contro l’India?

nixon-chou-en-lai-1972Il ruolo dell’Unione Sovietica nella guerra indo-pakistana del 1971
Mentre l’India aveva deciso di continuare con la guerra, e Indira Gandhi, avuto sostegno e simpatia statunitensi per i bengalesi torturati nel Pakistan orientale, fece una mossa efficace e il 9 agosto firmò un trattato di amicizia e cooperazione con l’Unione Sovietica. Lo storico del dipartimento di Stato dice, ‘nella prospettiva di Washington, la crisi divenne più pericolosa, India e Unione Sovietica firmarono un trattato di amicizia e cooperazione‘. Fu uno shock per gli USA, perché era ciò che temevano, l’espansione dell’influenza sovietica in Asia meridionale. Temevano che il coinvolgimento dell’Unione Sovietica potesse sabotare il loro piano. Il 4 dicembre, il giorno dopo che il Pakistan aveva attaccato gli aeroporti indiani in Kashmir e Punjab dichiarando guerra all’India, il coinvolgimento degli USA nella guerra apparve chiaro. Pensando che l’Unione Sovietica potesse entrare in guerra, e una volta venuto a saperlo, causare notevoli danni al Pakistan e al materiale statunitense consegnatogli, l’ambasciatore degli USA alle Nazioni Unite, George HW Bush, (poi 41.mo presidente degli Stati Uniti e padre di George Bush) presentò una risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, chiedendo il cessate il fuoco e il ritiro delle forze armate di India e Pakistan. Credendo che l’India potesse vincere la guerra e Indira Gandhi fosse decisa a proteggere gli interessi dei bengalesi, l’Unione Sovietica pose il veto alla risoluzione, permettendo così all’India di lottare per la causa. Nixon e Kissinger fecero notevoli pressioni sui sovietici, ma la fortuna non li aiutò. Il 3 dicembre 1971, il mondo fu scosso da un’altra guerra tra India e Pakistan. L’aviazione pachistana colpì città e piste di atterraggio indiani. La premier indiana Indira Gandhi pose lo Stato di emergenza e ordinò all’esercito indiano di respingere l’aggressione. Feroci operazioni militari si ebbero a terra, aria e mare.
Documento storico: “Confidenziale, 10 dicembre 1971, Mosca. Al Maresciallo DM Andrej Grechko. Secondo le informazioni dal nostro ambasciatore a Delhi, nel primo giorno del conflitto il cacciatorpediniere indiano ‘Rajput’ aveva affondato un sottomarino pakistano con bombe di profondità. Il 4 e 9 dicembre, le motomissilistiche indiane avevano distrutto e danneggiato 10 navi da guerra pakistane usando i missili antinave sovietici P-15. Oltre 12 depositi di petrolio pakistani erano stati incendiati.”

Il confronto anglo-sovietico
Confidenziale. Al Comandante del Servizio d’Intelligence Militare Generale Pjotr Ivashutin. “L’intelligence sovietica ha riferito che le attività operative inglesi si avvicinano alle acque territoriali dell’India, guidate dalla portaerei Eagle (10 dicembre). Per aiutare l’amica India, il governo sovietico invia un gruppo di navi al comando del contrammiraglio V. Krugljakov“. Vladimir Krugljakov, l’ex-comandante del 10° Gruppo operativo da combattimento della Flotta del Pacifico (1970-1975) ricorda: “Mi fu ordinato dal Comandante in capo di monitorare l’avanzata della flotta inglese, posizionando le nostre navi da guerra nel Golfo del Bengala e sorvegliando la portaerei inglese Eagle”. Ma l’Unione Sovietica non aveva abbastanza forze per resistere, se incontravano la portaerei inglese. Pertanto, per sostenere la flotta sovietica nel Golfo del Bengala, incrociatori, cacciatorpediniere e sottomarini nucleari sovietici, dotati di missili antinave, furono inviati da Vladivostok. In reazione, la flotta inglese si ritirò a sud del Madagascar. Ben presto arrivò la notizia che la portaerei Enterprise e l’USS Tripoli statunitensi si dirigevano verso le acque indiane. V. Krugljakov, “Avevo ricevuto l’ordine dal Comandante in capo di non consentire l’arrivo della flotta statunitense presso le basi militari indiane. Li circondammo e puntammo i missili sull’Enterprise. Avevamo bloccato la loro rotta impedendogli di dirigersi da alcuna parte, né Karachi, né Chittagong o Dhaka“. Le navi sovietiche avevano missili a corta gittata (solo 300 km). Pertanto, per tenere l’avversario sotto tiro, i comandanti corsero il rischio di avvicinarsi al nemico il più possibile. “Il Comandante in capo mi aveva ordinato di far emergere i sottomarini, in modo che venissero notati dai satelliti-spia statunitensi o avvistati dalla marina militare statunitense!” per dimostrare che avevamo tutti i mezzi necessari nell’Oceano Indiano, compresi sottomarini nucleari. Li avevo fatti emergere e li riconobbero, quindi intercettammo le comunicazioni statunitensi. Il comandante del Battle Group Carrier, contrammiraglio Dimon Gordon, inviò una relazione al comandante della 7° flotta: ‘Signore, è troppo tardi. Ci sono sottomarini nucleari e numerose navi da guerra dei sovietici‘. Gli statunitensi rientrarono senza poter fare nulla. L’Unione Sovietica minacciò anche la Cina che, se mai avesse aperto un fronte contro l’India, avrebbe ricevuto una dura risposta da Nord.

3499673667_Indira-gandhiIl ruolo dello Sri Lanka
L’alto commissario pakistano a Colombo, Seema Ilahi Baloch disse nel suo discorso al consiglio d’affari pakistano-singalese a Colombo, nel giugno 2011, che il Pakistan non dimenticherà mai l’aiuto che lo Sri Lanka gli offrì durante la guerra del 1971. “Non possiamo in Pakistan dimenticare il supporto logistico e politico che lo Sri Lanka ci concesse nel 1971, quando ci aprì i suoi impianti di rifornimento“, ha detto. Gli aerei pakistani diretti nel Pakistan orientale volavano aggirando l’India via Sri Lanka, dato che non potevano volare nei cieli indiani. Ciò costrinse il Pakistan a far rifornire i propri aerei per strada. Lo Sri Lanka aiutò il Pakistan permettendo agli aerei pakistani di rifornirsi nell’aeroporto Bandaranaike. La guerra si concluse con la resa dell’esercito pakistano, avendo perso l’aiuto statunitense grazie all’azione sovietica che bloccò USA e Cina dall’impedire l’avanzata del’India. Così un nuovo Paese, il Bangladesh, fu creato e riconosciuto da tutto il mondo e dal Pakistan l’anno successivo, con l’accordo di Shimla.


Video tradotto da: Ella Salomatina, The World Reporter.

Fonti:
Guerra del 1971: Come gli Stati Uniti cercarono di accaparrarsi l’India
Volume XI delle relazioni estere del dipartimento di Stato degli Stati Uniti
Dicembre 1971: il conflitto indo-pakistano in mare – IV
“Nuove contorsioni della propaganda ‘Schiaccia l’India'”
Il Palistan ringrazia lo Sri Lanka per l’aiuto nella guerra del 1971

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“The Lone Gladio” rivela la strategia di Washington per il Nuovo Grande Gioco

Christoph Germann, 27 settembre 201410702010Il nuovo testo di Sibel Edmonds The Lone Gladio accompagna il lettore in un viaggio emozionante attraverso il globo, da Cipro Nord e Azerbaigian al sud-est asiatico e nel ventre della bestia degli Stati Uniti. Se i fili della trama sembrano scollegati, vengono brillantemente intrecciati, arrivando a vedere come lavori una delle più importanti operazioni clandestine dei nostri tempi e chi tira le fila da dietro le quinte.
L’operazione Gladio-B è l’arma preferita dalle “compagnie” (Pentagono, NATO, CIA e MI6) nella lotta geopolitica contro Russia e Cina. Tale lotta è in pieno svolgimento in molte parti del mondo, ma da quando i Balcani Eurasiatici sono di primaria importanza per il Nuovo Grande Gioco, la rete ombra paramilitare di Gladio è particolarmente attiva in Asia centrale, Caucaso e Turchia. Il modus operandi della società viene evidenziata nelle prime pagine di The Lone Gladio, quando l’agente di Gladio Greg McPhearson (OG 68) entra in un centro operativo sotterraneo, sotto una moschea nella capitale dell’Azerbaijan Baku, per preparare il prossimo attacco terroristico sul suolo russo. [1] Mentre OG 68 ed i suoi colleghi osservano il “loro” imam trasformare una disperata vedova cecena in un kamikaze, il lettore si domanda se alcune di tali “vedove nere”, che commisero molti dei peggiori attacchi terroristici in Russia, abbiano avuto un trattamento simile [2] Ma una cosa è certa: l’Azerbaigian ha un ruolo centrale nella Gladio-B e altre operazioni d’intelligence di Stati Uniti/NATO nella regione [3]. Pertanto, non sarebbe una sorpresa se Baku difatti ospitasse un centro operativo per coordinare “pianificazione e preparazione di alcuni dei più elaborati attacchi terroristici in Russia, Caucaso e Asia Centrale”. [4] È interessante notare che il centro operativo in The Lone Gladio sia collegato all’edificio dell’addetto militare degli USA, il cui ruolo viene svelato più avanti nel libro. Un altro canale principale delle operazioni di Gladio-B è la Turchia e Sibel Edmonds accenna al ruolo chiave turco nel promuovere l’insurrezione islamista nel Caucaso del Nord della Russia, quando il colonnello Winston Tanner (OG 52) spiega a Greg McPhearson come si prenderà il merito dell’attacco alla Russia: “Il colonnello annuì. “La nostra base cecena attualmente è divisa. Coloro che non ci servono più si prenderanno il merito di questo attacco. Quelli che ci servono gestiranno lo spettacolo successivo dal loro quartier generale ad Ankara”. Greg fece una pausa. “Come possiamo garantirci il silenzio della fazione cecena?” “Non rimarrà nessuno, almeno con informazioni o legami con noi. Ne esfiltriamo cinque, tre dei quali in Turchia, accusati dal FSB. Lasciamo una scia di briciole diretta ai russi. Possono sfogarsi e accusare, ma non andranno lontano. Non hanno le nostre capacità multimediali“. [5] Negli ultimi anni, agenti dei servizi segreti russi hanno eliminato molti ceceni all’estero, la maggior parte dei quali in Turchia. [6] Così nessuno avrebbe creduto ai russi, anche se innocenti.
0722_LGPost The Lone Gladio è stimolante fin dalla prima pagina, sfocando il confine tra finzione e realtà incoraggia il lettore ad osservare più da vicino le informazioni disponibili su attori, luoghi e operazioni elencate da Sibel Edmonds nel suo romanzo. Anche piccoli dettagli meritano maggiore attenzione. Ad esempio, quando il porto di Poti in Georgia viene definito punto di transito per l’eroina afgana della rete del nercotraffico della società, [7] e ciò non è certo casuale. [8] Quando l’analista dell’FBI Elsie Simon, esperto nel nesso Turchia-Asia centrale-Caucaso, s’imbatte in alcuni documenti assai esplosivi, scopriamo molto altro sull’Operazione Gladio-B. [9] Tra gli altri, i documenti rivelano il ruolo della Georgia in tutto ciò. Ascaro della NATO nel Caucaso meridionale fu determinante nel sostenere i “ribelli ceceni” e spesso ciò viene indicato. Due anni fa, il cosiddetto incidente di Lopota scosse il Paese. Dopo che 14 persone furono uccise negli scontri tra forze di sicurezza georgiane e combattenti ceceni, i funzionari georgiani affermarono di aver sventato un tentativo degli insorti di entrare in Georgia dal Daghestan. Ma l’indagine di un avvocato dei diritti umani georgiano, in seguito, concluse che i ceceni “furono reclutati in Europa dai funzionari del ministero degli Interni georgiano, portati a Tbilisi ed addestrati per alcuni mesi all’uso di armi con l’intento di infiltrarli dalla Georgia in Cecenia per aderire alla rivolta islamica“.[10] I lettori di The Lone Gladio si renderanno conto che le operazioni di questo tipo non sono condotte solo dal governo fantoccio del posto, come spesso si è portati a credere. Invece, Pentagono, NATO, CIA e MI6 ne tirano le fili da dietro le quinte. Questa regola vale anche per uno degli agenti più importanti della società nell’Operazione Gladio-B: Fethullah Gülen. Il burattino della CIA Gülen e il suo vasto movimento giocano un ruolo decisivo nel promuovere l’islamizzazione dell’Asia centrale e del Caucaso. Quando Greg McPhearson entra nel principale centro di formazione dei mullah della società di Houston, gestito dal movimento di Gülen, ci racconta come opera: “Il vero scopo di tale centro della società è reclutare e addestrare i candidati prescelti come mullah, predicatori musulmani, poi assegnati a specifiche regioni e nazioni come Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan e Xinjiang, Qui avrebbero reclutato, indottrinano, soggiogato e formato islamisti fanatici da utilizzare nelle varie operazioni terroristiche progettate e realizzate dalla società, in caso di necessità”. [11]
L’informatrice dell’FBI Sibel Edmonds ha ripetutamente evidenziato le attività dubbie del movimento Gülen nei Balcani Eurasiatici, dove le sue scuole ospitano regolarmente agenti della CIA. [12] Dato il gran numero di combattenti provenienti dall’Asia centrale e dal Caucaso tra i “ribelli siriani”, tale modus operandi sembra essere ancora forte. Soprattutto il governo cinese è attualmente preoccupato dal lavaggio del cervello dei giovani musulmani, per cui ha lanciato la repressione nelle madrasse nel Xinjiang. [13] Ma finché l’azienda cerca di attuare il suo piano sul Turkestan orientale, non ci sarà fine alle violenze nello Xinjiang. [14]
The Lone Gladio è una lettura obbligata per chiunque sia interessato al Nuovo Grande Gioco nei Balcani Eurasiatici. Sibel Edmonds ha scritto un libro rivelatore, facendo luce sull’Operazione Gladio-B e fornendo informazioni assai necessarie per comprendere gli attuali sviluppi in Asia centrale, Caucaso e altrove.

2012621210609-bNote:
[1] Sibel Edmonds, The Lone Gladio (Bend: Sibel Edmonds, 2014) p. 10.
[2] Jim Heinz, “Le ‘vedove nere’ legate al decennale terrorismo in Russia“, Associated Press, 21 gennaio 2014.
[3] Christoph Germann, “The New Great Game Round-Up #39“, Boiling Frogs Messaggio 9 febbraio 2014.
[4] Ibid., Edmonds p.14.
[5] Ibid., Edmonds pp. 14-15.
[6] Sibel Edmonds, “Esclusiva BFP: Base militare comune per le operazioni di USA-NATO-militanti ceceni“, Boiling Frogs Post, 22 novembre 2011.
[7] Ibid., Edmonds p. 146.
[8] “Circa 100 kg di eroina scoperti nel porto di Poti“, Trend News Agency, 3 giugno 2010.
[9] Ibid., Edmonds p. 185.
[10] “I responsabili dello scontro georgiano-ceceno non ancora identificati“, Radio Free Europe/Radio Liberty, 4 settembre 2013.
[11] Ibid., Edmonds p. 307.
[12] Sibel Edmonds, “Il capo dell’intelligence turca svela le operazioni della CIA in Asia centrale tramite il gruppo islamico“, Boiling Frogs Post, 6 gennaio 201.
[13] “La Cina ‘salva’ altri bambini dalle scuole religiose nello Xinjiang“, Reuters, 14 settembre 2014.
[14] Scott Neuman, “Cina: serie di attentati uccide 50 persone nello Xinjiang“, NPR, 26 settembre 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra informativa sull’Ucraina

Per i sottotitoli in Italiano, cliccare sul secondo rettangolino, in basso a destra.

Raid USA in coordinamento con la Siria… bugie e segreti!

Nasser Kandil al-Bina 24/09/2014
Traduzione dall’arabo di Mouna Alno-Nakhal – Reseau International10473492I raid aerei statunitensi sui siti occupati dai terroristi di SIIL e Jabhat al-Nusra nelle province siriane di Raqqa, Hasaqah, Dayr al-Zur e Idlib il 23 settembre, sono un passo timido degli Stati Uniti che finora non hanno ammesso l’urgente necessità di adeguare la loro politica anti-siriana e abbandonare palesi menzogne, in particolare puntando su coloro che il presidente Obama oggi descrive come oppositori “moderati”, dimenticando che egli stesso aveva detto che tale scommessa era pura fantasia [1]! Ma bisogna credere che la “guerra contro il SIIL” abbia aperto una breccia spingendo Stati Uniti ed alleati a riconsiderare tale scommessa fantasiosa, in quanto l’annuncio è accompagnato dal rifiuto di una qualsiasi cooperazione con la Siria e dalla ripresa del ritornello che chiede armamento e addestramento dell'”opposizione moderata siriana” [2] [3]. L’escalation verbale contro la Siria divampa. La Russia è intervenuta consigliando le autorità siriane a dichiararsi pronte a partecipare a qualsiasi alleanza internazionale seriamente decisa a combattere il terrorismo, mentre avvertiva sui pericoli di qualsiasi azione sul territorio siriano senza coordinamento con lo Stato siriano, consentendo a Mosca di negoziare con Washington in condizioni migliori. Il ministro degli Esteri siriano Walid al-Mualam in conferenza stampa ha chiaramente e fermamente dichiarato le condizioni di tale cooperazione [4], senza impedire agli Stati Uniti di continuare con lo stesso ritornello. Perciò Mosca e Teheran hanno espresso sostegno alla posizione siriana e condannato qualsiasi tentativo di violare la sovranità dello Stato siriano. La CNN trasmetteva un’intervista alla signora Buthayna Shaban, consigliera del Presidente Bashar al-Assad. [5] Shaban ha ricordato le posizioni del suo governo, ma i media statunitensi hanno fatto sì che il suo messaggio divenisse una minaccia per giustificare il successivo discorso di Obama, che minacciava di colpire le forze della Difesa aerea siriana se avessero osato rispondere ai suoi attacchi. [6] Le incursioni statunitensi hanno avuto luogo e il filo-Pentagono Francois Hollande, l’alleato più entusiasta dell’aggressione alla Siria, è rimasto lontano dalla Siria, dai suoi spazio aereo e territorio. Subito, costui ha dichiarato di non aver intenzione d’inviare la sua aviazione in Siria, limitandosi ai movimenti in Iraq. [7]
Cos’è accaduto a Washington per avvertire le autorità siriane sulle operazioni aeree e che la Siria ha accettato di considerare come un coordinamento? Una fonte irachena molto ben informata ha detto ad al-Bina che i servizi segreti iracheni hanno tracciato una serie di informazioni di massima importanza con i servizi occidentali. I servizi statunitensi ne hanno verificato la validità in Turchia e consultazioni si sono svolte con la Siria. Tali informazioni possono riassumersi in armi sofisticate e terroristi addestrati, guidati da noti capi, giunte dalla Turchia alle aree siriane controllate dal SIIL. Secondo la stessa fonte dell’Iraq, l’Iran era ben consapevole di quanto accadeva, considerandone l’enormità, ciò meritava l’abbandono di ogni riserva e la riduzione delle tensioni tra Stati Uniti e Siria. Gli eventi in Yemen spingevano a un riavvicinamento con gli Stati Uniti, e l’Iran chiedeva garanzie di non colpire le posizioni siriane, ne oggi, ne domani, con il pretesto degli attacchi alle posizioni del SIIL. Cosa che l’Iran ha ottenuto. Da parte sua, la Russia ha chiesto agli Stati Uniti di preavvertire il governo siriano degli attacchi aerei su obiettivi specifici del SIIL, notificandone le rotte e gli orari di entrata e uscita nello spazio aereo siriano, in modo che venissero coordinati con la moderna rete della difesa aerea siriana di fabbricazione russa. Riguardo la Siria, ha insistito su due punti. La prima che gli Stati Uniti dimostrassero un serio impegno nel combattere il SIIL portando la Turchia ad aderire ufficialmente all’alleanza internazionale contro il terrorismo guidata dagli Stati Uniti, e a fermare il flusso di armi e combattenti in Siria. La seconda che gli Stati Uniti fornissero i propri dati al rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite a New York, dottor Bashar al-Jaafari, per un coordinamento nel contesto diplomatico. Sempre secondo la fonte irachena, Washington ha risposto positivamente a queste due condizioni formulate dalla Siria, chiedendo a sua volta due condizioni: gli Stati Uniti non cesseranno di proclamare il loro rifiuto a qualsiasi forma di cooperazione con il governo siriano, e a sostenere l’opposizione che chiamano “moderata”. E la fonte ha aggiunto che l’operazione statunitense, meticolosamente preparata da giorni e che ha impiegato missili Tomahawk, ha completamente distrutto il deposito sotterraneo di un impianto di produzione di armi chimiche e i camion che trasportavano il materiale necessario alla loro fabbricazione, che avrebbero posto un problema militarmente insolubile se fossero rimaste nelle mani del SIIL per un altro mese! La stessa fonte ha negato che i Paesi arabi, tra cui l’Arabia Saudita, abbiano partecipato agli attacchi aerei, contrariamente a quanto dicono i media [9] [10].
La fonte irachena concludeva: “Se gli Stati Uniti mentono dicendo che non hanno preavvertito il governo siriano degli attacchi aerei alle posizioni del SIIL, i loro alleati arabi mentono ancor di più quando affermano di parteciparvi!

ByNnRn1IIAEslcWNote:
[1] Obama: Il concetto di opposizione siriana che dovrebbe rovesciare Assad è una “fantasia”:
Non c’è opposizione siriana che possa sconfiggere al-Assad… Penso che l’idea che ci sia attualmente un’opposizione moderata in grado di sconfiggere al-Assad non sia semplicemente vera… Abbiamo passato molto tempo cercando di lavorare con l’opposizione moderata in Siria… l’idea che possano improvvisamente rovesciare non solo Assad, ma anche spietati jihadisti altamente addestrati, se gli inviamo alcune armi, è una fantasia… Penso che sia molto importante che il popolo degli USA e probabilmente più importante Washington e le agenzie stampa, lo capiscono!
[2] Standing United Against ISIL: “We’re Strongest as a Nation When the President and Congress Work Together”
[3] SI: Barack Obama saluta il voto del Congresso e l’aiuto della Francia
[4] Conferenza stampa di Walid al-Mualam: la Siria è disposta a cooperare nella lotta al terrorismo [25/08/2014]
[5] Siria: Buthayna Shaban, consigliera del presidente siriano al-Assad alla CNN, 11 settembre 2014.
“Siamo pronti a far parte di qualsiasi coalizione contro il terrorismo, e qualsiasi attacco in Siria senza coordinamento con il governo siriano sarà considerato un’aggressione alla Siria”.
[6] Obama minaccia di cacciare Assad se un aereo statunitense sarà abbattuto nello spazio aereo siriano
Se Assad osa farlo, Obama ha detto che avrebbe ordinato alle forze statunitensi di spazzare via il sistema di difesa aerea della Siria, che sarebbe stato più facile che non colpire il SIIL, ha osservato, poiché le sue posizioni sono meglio conosciute. Ha continuato dicendo che quest’anno le azioni di Assad avrebbero portato alla sua caduta, secondo lui”, ha detto il Times“.
[7] Hollande annuncia attacchi aerei in Iraq e difende le sue azioni
[8] Washington ha preavvertito Damasco degli attacchi, “Gli Stati Uniti non hanno avvertivo il regime siriano degli attacchi aerei sulle posizioni dei jihadisti dello Stato islamico, ha detto il dipartimento di Stato USA. “Non abbiamo chiesto il permesso al regime. Non coordiniamo le nostre azioni con il governo siriano. Non abbiamo preavvisato i siriani, né dato alcuna indicazione su tempo od obiettivi specifici degli attacchi”, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato Jennifer Psaki… “Abbiamo informato direttamente il regime siriano con il nostro ambasciatore presso le Nazioni Unite (Samantha Power), che ha informato il rappresentante siriano permanente alla Nazioni Unite”, ha detto Psaki. “Abbiamo avvertito la Siria di non attaccare gli aerei statunitensi“.
[9] I jihadisti bombardati in Siria “erano vicini ad un attacco agli Stati Uniti”
[10] I piloti sauditi hanno partecipato alle incursioni degli Stati Uniti?
pilotes-saoudiensNasser Kandil, ex-deputato libanese e direttore di TopNews-Nasser Kandil e del quotidiano al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’occidente batte in ritirata dall’Ucraina

MK Bhadrakumar - 24 settembre 2014putinrussiaskoreaConsiderando l’enorme pubblicità che la Casa Bianca ha dato la scorsa settimana alla visita del presidente ucraino Petro Poroshenko, con il ‘raro onore’ di presenziare una sessione congiunta del Congresso degli Stati Uniti, ed altro, si sarebbe pensato che l’amministrazione Barack Obama avesse un elevato umore bellicoso verso la Russia. Ma una lettura attenta delle osservazioni del presidente Obama dopo l’incontro con Poroshenko a Washington, fa sorgere dubbi. Obama è un politico intelligente che può fare apparire una ritirata come una vittoria. L’ha fatto in Afghanistan, lo fa in Ucraina? Si consideri ciò, Obama che ha disprezzato l’accordo di Minsk ne è ormai devoto. Sostiene anche che l’Ucraina dovrebbe avere “buone relazioni con tutti i suoi vicini, ad est e ad ovest”, e raccomanda che l’Ucraina perpetui i suoi forti rapporti economici e popolari con la Russia. Questo è il vecchio Obama. Si nota Obama consigliare Poroshenko risolvere i problemi direttamente con Mosca? Sembra così. Al ritorno a Kiev, Poroshenko ha svelato che l’Ucraina riceverà solo articoli militari “non letali”, ovviamente ben lungi dalla sua lista dei desideri. E come assistenza economica, la Casa Bianca ha accettato di concedere la somma principesca di 50 milioni di dollari di aiuti a Poroshenko, per tutto il 2015. Piuttosto tragicomico, in un momento in cui, secondo il FMI, l’Ucraina ha bisogno di 19 miliardi per l’anno prossimo, se la guerra civile continua, e solo come assistenza finanziaria per sopravvivere al prossimo anno, al culmine del programma di salvataggio globale dell’Ucraina. Nel frattempo, il FMI ha rivisto la stima di sei mesi prima e ora dice che per l’impressionante piano di salvataggio da 55 miliardi di dollari è necessario altro finanziamento estero per l’Ucraina. Gli esperti prevedono che tale cifra potrebbe alla fine avvicinarsi ai 100 miliardi piuttosto che ai 55 miliardi di dollari. E’ uno scherzo macabro dare la misera di 50 milioni dopo aver trascinato l’Ucraina nella guerra con la Russia. Dove prendere i restanti 18,45 miliardi di dollari per far sopravvivere l’Ucraina fino al prossimo anno? Beh, dall’Europa, dov’altro? E chi pagherà in Europa? Non Polonia, Lituania, l’Estonia, ma la vecchia ‘Vecchia Europa’. In sostanza, la Germania allenterà i cordoni della borsa. La cancelliera Angela Merkel deve saltellare pazzamente.
7dce79c77897e37de3d60b004dd738ff_ls Contrariamente alle stime precedenti, la contrazione economica dell’Ucraina quest’anno potrebbe rivelarsi a due cifre. Tutto ciò potrebbe spiegare alcuni passaggi interessanti relativi all’Ucraina nelle ultime settimane: a) la rapida decisione dell’Unione europea di congelare l’accordo di associazione frettolosamente firmato con l’Ucraina, almeno fino alla fine del 2015; b) il robusto appoggio dell’UE all’accordo di Minsk tra Kiev e i separatisti nel sud-est dell’Ucraina; c) l’incontro top secret tra i ministri degli Esteri di Francia, Germania e Russia a margine della recente conferenza internazionale di Parigi sullo Stato islamico; d) il riconoscimento tardivo della NATO che la Russia ha ritirato le truppe dal confine con l’Ucraina; ed e) l’incontro tra i ministri degli Esteri di Russia e Stati Uniti a New York. Basti dire che il presidente russo Vladimir Putin ha ottenuto una grande vittoria diplomatica quando l’occidente ha riconosciuto che Mosca ha interessi legittimi in Ucraina. L’occidente non ha altra scelta che accettare il fatto che l’economia ucraina è legata a Mosca da un cordone ombelicale, e senza un’ampia cooperazione russa non potrà riprendersi.
Col senno di poi, Mosca ha fatto bene ad ignorare le sanzioni annunciate tre settimane fa dall’UE. Già si vede Poroshenko guardare Putin come, forse, suo interlocutore più consequenziale. Allo stesso tempo, Washington dovrebbe cominciare a rendersi conto che coinvolgere Mosca è necessria per mobilitare efficacemente la campagna internazionale contro lo Stato islamico. Potrebbe essere il segnale che il vento muta direzione, l’ex-segretario della Difesa e deputato conservatore inglese, Liam Fox, avvertire oggi esplicitamente Europa ed Stati Uniti sulle minacce alla Russia per l’Ucraina. Fox ha detto, “Penso che sia molto importante evitare di credere che l’occidente possa o debba fare ciò che chiaramente non potrà fare. Le false minacce, credo, sono un grosso problema. Dobbiamo guardare ad altri modi di affrontare la situazione ucraina“. Bravo! Non stupitevi, quindi, se uno di questi giorni Putin aiuti Obama, ancora una volta, sulla Siria. La Russia può aiutare Obama a legittimare la campagna internazionale contro lo Stato islamico, ottenendo un mandato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite; la Russia può essere utile per un accordo degli Stati Uniti (o mancanza di esso) con il presidente siriano Bashar al-Assad. Nessun errore, la posizione della Russia (qui, qui e qui) sulla minaccia dello Stato islamico è inequivocabile ed ampiamente favorevole alla campagna internazionale guidata dagli Stati Uniti. Unica avvertenza della Russia è che le operazioni degli Stati Uniti in Siria debbano avere il concorso del governo siriano ed avere il mandato delle Nazioni Unite, ma ciò che frena Obama dal cercare il mandato delle Nazioni Unite è anche il timore che Mosca non collabori. Molto probabilmente, il ghiaccio sarà rotto oggi, nella riunione tra Sergej Lavrov e John Kerry a New York. La nuova guerra fredda, iniziata con il botto, potrebbe finire con un gemito.

1977175Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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