Perché le sanzioni di Obama contro la Russia sono condannate

MK Bhadrakumar, 30 luglio 2014
1901277La nuova guerra fredda era l’ultima cosa nella mente del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama nel crepuscolo del 22 ottobre 2012 presso il campus Lynn University in Florida. La notte dei lunghi coltelli del famoso dibattito in politica estera per la campagna presidenziale, durante cui Obama umiliò il suo avversario repubblicano Mitt Romney ridicolizzando la tesi che la Russia costituisse la maggiore minaccia geopolitica degli Stati Uniti nel 21° secolo. Così Obama inflisse quel famoso affronto a Romney: “Governatore, sono contento riconosca al-Qaida quale minaccia, se pochi mesi fa, quando le fu chiesto quale fosse la maggiore minaccia geopolitica dell’America, lei disse la Russia e non al-Qaida. E dagli anni ’80 che non si chiede nulla di loro in politica estera perché, si sa, la guerra fredda è finita da più di 20 anni. Ma il governatore, quando si tratta della nostra politica estera, sembra voler riportarla agli anni ’80” (qui).  Nel corso della sua rielezione, Obama indicò il ‘reset’ degli USA nelle relazioni con la Russia come il più brillante successo della politica estera del suo primo mandato allo Studio Ovale. Orgoglioso dell’accordo START sul disarmo con la Russia; del prezioso aiuto della Russia nel creare la rete di transito nota come Rete di Dispiegamento del Nord e in altre aree relative alla guerra in Afghanistan; del taglio russo delle vendite militari all’Iran e della volontà di muoversi in tandem nelle sanzioni statunitensi contro l’Iran, ed altro, quali vantaggi sostanziali della sua politica estera. Non sappiamo esattamente quando Obama ha cambiato idea e deciso di diventare un seguace di Romney. Obama attribuisce la sua metamorfosi interamente agli sviluppi in Ucraina, a 4 mesi dall’annessione alla Russia della Crimea. Ma in questo breve periodo Obama ha oscillato da un estremo all’altro, e come nel suo intervento, qui, sulle ultime sanzioni contro la Russia, testimonia, gode nel “far indietreggiare di decenni l’autentico progresso” della Russia ed “indebolire ancor di più la debole economia russa“.
Obama esulta per “le proiezioni sulla crescita economica russa scese quasi a zero”. Tradendo  rancore e malvagità che macchiano l’immagine degli USA presso la comunità mondiale. Senza dubbio, c’è un mondo intero oltre il Nord America e l’Europa occidentale, che vede le bizzarrie di Obama con incredulità ed esasperazione. Quella grossa parte della comunità internazionale, la maggioranza silenziosa, avrebbe anche un paio di cose da chiedere a Obama. Primo, come può arrogarsi la prerogativa d’interpretare il diritto internazionale sempre nel modo che gli fa comodo su un dato punto? Come spiegare l’aggressione degli Stati Uniti a Iraq e Libia con la conseguente distruzione di questi Paesi e la palese interferenza in Siria? Chi è realmente responsabile dei disordini in Ucraina dell’anno scorso? Ahimè, Obama non si rende conto che segna un auto-goal svendendo la credibilità politica degli Stati Uniti, subendo un effetto strano. Prendiamo per esempio la seducente retorica del segretario di Stato John Kerry, qui, sperando di dare il tono giusto alla sua imminente visita a Delhi, due giorni dopo. Ma ignorato dalle orecchie indiane. Infatti, il portavoce del ministero degli Esteri a Delhi ha chiarito, confermando che il ministro indiano prevede di riprendere con Kerry la stupefacente notizia dell’ex-dipendente della CIA Edward Snowden sullo spionaggio della NSA in India. Ha detto: “Siete anche consapevoli del fatto che vi è notevole inquietudine in India sulle autorizzazioni alle agenzie statunitensi nel violare la privacy di persone, entità e governo indiani. Quindi, ovviamente se vi è notevole inquietudine, questi problemi dovrebbero essere comprensibili senza ulteriori dettagliate spiegazioni“. I giornali indiani hanno generalmente interpretato la missione di Kerry come grossolano istinto filisteo, volto a vendere altre armi all’India e rimuovere gli impedimenti all’esportazione dei reattori nucleari statunitensi sul mercato indiano. Kerry assomiglia ad un sudato venditore porta a porta del dramma di Arthur Miller.
Perché ciò accade? L’India era un Paese perdutamente innamorato del predecessore di Obama, George W. Bush. Ma in qualche modo e da qualche parte, s’è formata nella coscienza indiana l’impressione, ora difficile da cancellare, che Obama sia un cinico ed egocentrico opportunista  singolarmente privo di convinzioni radicate, e perciò altamente inaffidabile. Come nell’ultimo colpo di scena nella politica verso la Russia, che danneggerà gli interessi degli Stati Uniti. Basti dire che l’India non vorrà avere a che fare con la strategia degli Stati Uniti del riequilibrio in Asia. Obama non comprende che il mondo non è interessato ad isolare la Russia o a distruggerne l’economia quando l’economia mondiale ha un disperato bisogno di centri di crescita, soprattutto al di fuori del mondo occidentale. Quindi, se l’Europa vuole solo il gas russo e vieterà il petrolio russo, tanto meglio per le economie in rapida crescita di India, Cina e Vietnam. Se l’Europa non vuole acquistare più armi russe, tanto meglio per India, Iraq, Egitto, Venezuela, Brasile, ecc., che avranno ancora più armi dalla Russia. Certamente, BRICS e Shanghai Cooperation Organization non scompariranno. Obama non capisce che gli strumenti della guerra fredda non sono più utili. E’ chiaramente arrogante da parte sua illudersi di essere una sorta di pifferaio magico che il resto del mondo semplicemente seguirà. Perché il mondo dovrebbe combattere la guerra statunitense per salvare lo status incontaminato del dollaro conservando l’egemonia globale degli USA, pur essendo una potenza inesorabilmente in declino?
La banca dei BRICS, destinata a rivaleggiare con la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale, indica “la fine del predominio occidentale sul piano finanziario ed economico globale” per citare, qui, un esperto strategico di primo piano a capo del consiglio consultivo del Consiglio di Sicurezza Nazionale indiano, è già un fatto immutabile della vita. India, Brasile e Cina non si spaventano delle restrizioni occidentali alle banche russe.

10360610Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bin Ladin e l’illusione dell’11 settembre: Deutsche Bank e Blackstone

Dean Henderson 27/07/2014

Nello stesso momento in cui una squadra di Navy Seal scendeva sul complesso di Abbottabad che ospitava il presunto Usama bin Ladin, il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti citava in giudizio la Deutsche Bank. Bin Ladin era un discepolo del capo dei Fratelli musulmani Abdullah Azam. Abbottabad prende il nome dall’ufficiale inglese Sir James Abbott. Nella causa civile presentata alla corte federale di Manhattan, il procuratore Preet Bharara indagava su danni e le perdite per l’emissione di mutui della Deutsche Bank sostenuti dai contribuenti statunitensi tramite l’HUD. Seconda banca del mondo, in maggioranza proprietà della dinastia Warburg che finanziò Hitler, deve anche rispondere del suo ruolo nell’11 settembre.

911-dollar-backLa Deutsche Bank a corto
Giorni dopo l’11 settembre, il presidente della SEC di Bush, Harvey Pitt, poi costretto a dimettersi per la sua patetica risposta a una serie di scandali societari, apparve alla CNN per rivelare i volumi insolitamente pesanti di vendite allo scoperto di azioni di compagnie aeree e assicurazioni della settimana precedente l’11 settembre. Pitt promise di seguire tali traffici, ipotizzando che al-Qaida potesse esserne coinvolta. Fu l’ultima volta che qualcuno dell’amministrazione Bush ne parlò. Secondo l’Istituto Politico Internazionale di Herzliyah, un’organizzazione anti-terrorismo israeliana, il responsabile del giro di tali titoli era Deutsche Bank Alex Brown. Un articolo su Barons corrobora questo fatto. American e United Airlines, e i giganti delle assicurazioni statunitensi che coprivano il WTC, Munich RE, Swiss RE e la francese Axa, furono specificamente presi di mira. Il 10 settembre, il giorno prima degli attacchi, i rapporti put/call di questi titoli fu senza precedenti. Un put è un’opzione futura che scommette sul declino del titolo, mentre una call è l’opzione futura che scommette sull’ascesa del titolo. Il 10 settembre 2001 presso il Chicago Board Options Exchange c’erano 4516 put su American Airlines e solo 748 call. United Airlines fu presa di mira con 4744 put in contrapposizione a 396 call. I dati sulle compagnie di assicurazione erano egualmente sbilanciati. Il maggiore trader di opzioni fu Deutsche Bank Alex Brown, ramo commerciale statunitense di Deutsche Bank, tradizionale cassaforte delle ricchezze delle Otto famiglie e maggiore azionista bancario dei Quattro cavalieri, divenuta prima banca del mondo con 882 miliardi di dollari di attività. Nel 2001 il senatore Carl Levin (D-MI) del comitato bancario, indicò la Banker’s Trust quale attore importante nel riciclaggio di narcodollari. Il 28 agosto, appena due settimane prima dell’11 settembre, il dirigente di Deutsche Bank Kevin Ingram fu dichiarato colpevole di riciclaggio dei proventi dell’eroina e dell’organizzazione della vendita di armi statunitensi in Pakistan e Afghanistan. Il 15 giugno 2001 un articolo del New York Post disse che Usama bin Ladin ne era il probabile acquirente. Ingram è un caro amico del segretario al Tesoro di Clinton e insider di Goldman Sachs Robert Rubin, ultimamente membro della direzione di Citigroup. Ingram aveva lavorato per Goldman Sachs e Lehman Brothers. Banker’s Trust acquistò la crescente banca d’investimento Alex Brown nel 1997, prima che si fondessero con Deutsche Bank. Alex Brown prende il nome dal fondatore AB “Buzzy” Krongard, che ne fu presidente fino all’acquisto nel 1997 dalla Banker’s Trust. Krongard poi divenne il 3° uomo della CIA. Il 15 settembre, quattro giorni dopo l’11/9, il New York Times riferì che il presidente di Deutsche Bank Global Private Banking, Mayo Shattuck III, si era improvvisamente dimesso. Muhammad Atta e altri due presunti dirottatori avevano i conti presso la sede della Deutsche Bank di Amburgo. Vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin aveva appena comprato una grande quota di Deutsche Bank, con l’aiuto del consulente finanziario della Carlyle Group George Bush Sr. I bin Ladin investirono 2 milioni di dollari nel Carlyle Group. Avevano anche grosse partecipazioni in Microsoft e Boeing, ed ampi rapporti d’affari con Citigroup, GE, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Fremont Group, recentemente scorporata dalla Bechtel. A 20 giorni dall’11 settembre, Deutsche Bank allontanò, silenziandolo efficacemente, l’inquirente della SEC Richard Walker, il cui compito principale era approfondire il misterioso giro dei titoli di compagnie aeree e assicurazione prima dell’11 settembre. Deutsche era collegata alla LJM dell’Enron e al partenariato Chewco. Enron assunse funzionari della SEC, mentre reclutava parecchio personale della CIA per le sue operazioni di sicurezza globali. Alcuni ipotizzano che il vasto pool monetario che scomparve nell’abisso Enron fosse un fondo nero per il breve sciacallaggio sull’11 settembre, o anche per l’operazione stessa.
I Quattro cavalieri, ora proprietari di maggioranza della Deutsche Bank via Banker’s Trust, ebbero la desiderata presenza militare statunitense in Asia Centrale per gentile concessione dell’11 settembre. Con l’occupazione  dell’Afghanistan e nuove basi USA che dilagavano in Asia centrale, il premio petrolifero sul Mar Caspio divenne lo sport delle guardie finanziate dai contribuenti statunitensi. Il direttore di BP Amoco, Zbigniew Brzezinski, nel suo libro del 1997 La Grande Scacchiera… definisce l’Asia centrale la chiave del potere globale e individuò l’Uzbekistan come nazione chiave nell’Asia centrale. Una volta che gli Stati Uniti iniziarono a bombardare l’Afghanistan con il pretesto di prendere bin Ladin, nessun Paese ricevette più visite dai funzionari degli Stati Uniti dell’Uzbekistan, governato da ex-comunisti e il cui governo fu “ammorbidito” da anni di destabilizzazione CIA/al-Qaida. Tutto ciò venne fermato all’improvviso con l’11 settembre. Gli Stati Uniti installarono una base militare in Uzbekistan così come in Pakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel gennaio 2002, dopo che il governo dell’ex-negoziatore Unocal Hamid Kharzai fu installato a Kabul, l’esecutivo di Unocal Zalmay Khalilzad fu nominato inviato di Bush in Afghanistan.[1] Il primo punto all’ordine del giorno Karzai/Khalilzad era far rivivere lo sforzo di Centgas di Unocal per costruire il gasdotto dei Quattro cavalieri da Dauletabad, Turkmenistan, attraverso l’Afghanistan al porto di Karachi sull’Oceano Indiano, dove era prevista una base navale degli Stati Uniti sul terreno in precedenza ceduto al sultano dell’Oman. Nel 2005 Chevron acquistò Unocal. I 400 miliardi di dollari annuali di narcotraffico mondiale, importante motore economico delle Otto famiglie, balzò dopo l’11 settembre, quando i taliban posero un giro di vite sulla produzione di oppio, nel 1999. Una mossa che contribuì a suggellare il loro destino. Un articolo del 21 novembre 2001 sul London Independent s’intitolava “coltivatori di oppio, rallegratevi della sconfitta dei taliban“. Il 25 novembre l’Independent ebbe un altro pezzo intitolato “I signori della guerra vittoriosi apriranno le cateratte dell’oppio“. L’articolo descrive come i signori della guerra alleati degli USA, dopo la disfatta dei taliban, incoraggiarono i contadini afghani a piantare “più oppio possibile”. Asia Times Online riferì che gli Stati Uniti liberarono dal carcere il signore della droga Ayub Afridi per organizzare una squadra della CIA da 200000 dollari/anno, assumendo teppisti afghani che riavviarono la produzione di oppio. Il loro piano sembra aver funzionato. Il 4 gennaio 2002 il Christian Science Monitor riportava l’esplosione nel sud della Florida del traffico di eroina e cocaina che non si vedeva dall’apogeo dei contra/mujahadin degli anni ’80. Fu una coincidenza che le forze militari colombiani e i loro capi oligarchici, che gestiscono il narcotraffico nel Paese, lanciassero una grande offensiva contro le FARC nel febbraio 2002? Utilizzarono anche loro la copertura della guerra per inviare cocaina nel sud della Florida? Nel 2005 la produzione di oppio afgano era esplosa.
Come lo studioso e dirigente del Forum Tiers Monde in Senegal, Samir Amin,  dichiarò, “… non possiamo fare a meno di notare che gli eventi dell’11 settembre si sono verificati proprio nel momento giusto permettendo agli Stati Uniti d’installarsi nell’Asia centrale ricca di petrolio, una regione che consente per l’ennesima volta la viziosa geo-strategia occidentale per circondare Russia, Cina e India. Obiettivo strategico apertamente proclamato dagli Stati Uniti da oltre dieci anni. Sadam Husayn fu la giustificazione per le permanenti installazioni militari statunitensi nel Golfo. Usama bin Ladin poté esserlo per la politica degli Stati Uniti in Asia centrale. Non si può escludere l’ipotesi che la CIA e il suo fedele alleato Mossad possano esservi coinvolti in qualche modo“.[2] I sospetti di Amin sono confermati da rapporti su internet secondo cui 20000 sacchi per cadaveri furono improvvisamente consegnati dal dipartimento della Difesa a camp Floyd Benet nel Queens, tre settimane prima l’11 settembre. Un militare dell’US Navy di stanza su una portaerei, telefonò alla famiglia prima dell’11 settembre, per avvertirli che “qualcosa di grosso” sarebbe accaduto in una grande città degli Stati Uniti. Disse anche alla famiglia che la sua nave fu dirottata dalla precedente missione dirigendosi  verso la costa orientale degli Stati Uniti, preparandosi a tale evento.[3]

Seguire il denaro del Carlyle Group
carlyle-group-logoUsama bin Ladin ebbe sostegno finanziario dal defunto sceicco miliardario saudita Qalid bin Mahfuz. Bin Mahfuz era rappresentato negli Stati Uniti dallo studio legale Akin, Gump, Strauss, Hauer & Feld di Washington DC, la stessa società che rappresentava la Fratellanza musulmana della Casa dei Saud e il più grande ente islamico caritativo, la Fondazione mondiale per lo sviluppo e il soccorso in Terra Santa. Akin – Gump difese bin Mahfuz, partner di Chevron Texaco in Asia centrale, quando esplose lo scandalo della BCCI. Akin, Gump e partner sono amici intimi del presidente George W. Bush. [4] Un audit del governo nel 1999 rilevava che la saudita National Commercial Bank di bin Mahfuz aveva trasferito quell’anno oltre 3 milioni di dollari ad Usama bin Ladin tramite enti di beneficenza. [5] Bin Mahfouz non poteva essere accusato di slealtà alla famiglia, dato che era cognato di Usama. Il fratello di bin Ladin, Salim, fu uno stretto socio in affari dell’agente della CIA James Bath, la cui Skycraft Airways affittava aerei a bin Mahfuz, quando lo sceicco riciclava i narcodollari del Cartello di Medellin attraverso la filiale alle Cayman della BCCI, assieme al capo dell’intelligence saudita Qamal Adham. Salim era anche  investitore dell’Harken Energy che George W. Bush e Dick Cheney avviarono come Arbusto Energy con i 50000 dollari dati dal padre miliardario di Usama, Muhammad bin Ladin. Salim e Muhammad sono morti in misteriosi incidenti aerei. Mentre i due jumbo jet si schiantavano sul World Trade Center, l’11 settembre, un altro dei fratelli di Usama, Shafiq bin Ladin, era alla conferenza annuale degli investitori del Carlyle Group a Washington DC. Uno dei relatori alla conferenza DC sarebbe stato George Bush Sr., che ora lavora come consulente finanziario del Mellon Carlyle Group, presieduto da Frank Carlucci, segretario alla Difesa di Reagan e Bush e che presiedeva il Consiglio di Sicurezza Nazionale a controllo familiare di Reagan. Carlucci collaborò con i mafiosi, nel 1961, nell’assassinio della CIA del primo ministro congolese Patrice Lumumba. Fu compagno di stanza a Yale del segretario alla Difesa di Bush Jr. Donald Rumsfeld. Incontrò a Yale James Baker e George Bush Sr., membro della Skull & Bones, anche conosciuta come Confraternita della Morte e l’Ordine, nome condiviso dagli antichi terroristi afghani Roshaniya. Il Carlyle Group fu fondata dall’assistente di Carter David Rubenstein, nel 1987. È un fondo private equity specializzato nel riciclaggio dei petrodollari degli sceicchi del Golfo Persico, ritornati nelle banche e società delle Otto famiglie. Fino al novembre 2001 Carlyle fu consulente finanziario del più ricco magnate delle costruzioni in Arabia Saudita, lo sceicco Muhammad bin Ladin. Attraverso Carlyle, lo sceicco bin Ladin fece grandi investimenti nella Citigroup, nel colosso bancario olandese ABN Amro, Nortel, Motorola e GE. Più significativamente, vi furono segnalazioni secondo cui la famiglia bin Ladin lavorasse attraverso Carlyle Group ad acquisire una grande quota della Deutsche Bank, il cui ex-presidente JH Binford Peay siede nel CdA di Carlyle con George Bush Sr. e James Baker.[6] L’azienda legale della famiglia Baker, Baker Botts, ha uffici a Riyadh. L’ex partner di Robert Jordan, che difese George W. nello scandalo Harken Energy, divenne l’ambasciatore di Bush in Arabia Saudita. Baker Botts rappresentò BP Amoco in Asia centrale e fu  consulente legale di Carlyle Group. I Baker da generazioni sono gli uomini di paglia dei Rockefeller. Il presidente Bush Sr. una volta intervenne a nome dei monarchi sauditi, che avrebbe poi consigliato nel Carlyle, in una causa legale dei cittadini statunitensi contro re Fahd e la polizia saudita per l’accusa di torture, poco dopo l’11 settembre. Bush Sr. incontrò il principe ereditario saudita Abdullah a Riyadh, mentre James Baker si unì a un gruppo di banchieri internazionali al Lanesborough Hotel di Londra. Baker Botts rappresentava la famiglia reale saudita nella causa intentatela contro dalle famiglie delle vittime dell’11 settembre.[7]
Bush, Baker e Peay di Deutsche Bank s’incontrarono nel CdA di Carlyle con l’ex primo ministro inglese John Major, l’ex-presidente della SEC Arthur Levitt, il direttore del budget di Reagan Richard Darman e l’ex-presidente del Joint Chiefs of Staff generale John Shalikashvili. L’ex-presidente filippino Fidel Ramos, capo dell’intelligence del regime di Marcos, un ex-primo ministro thailandese, l’ex primo ministro sudcoreano Park Tae Joon e il direttore dell’Abu Dhabi Investment Authority on Asia, contaminata dalla BCCI, fanno parte dell’Advisory Board del Carlyle.[8] Carlyle acquistò la società immobiliare Coldwell Banker dalla Sears nel 1989 e la vendette al Fremont Group della Bechtel. Carlyle  acquistò anche Caterair, il principale servizio di ristorazione delle linee aeree del mondo, dalla Marriott. Caterair aveva accesso senza precedenti alla flotta mondiale aerea commerciale. Il presidente George Bush Jr. diresse Caterair fino al 1994. Poco dopo essere divenuto governatore del Texas, la società fallì. La Carlyle piombò a comprarne i resti ad un prezzo speciale. Bush supervisionò un investimento da 10 milioni di dollari all’Università del Texas della Carlyle, mentre era governatore. Carlyle detiene una grossa fetta della divisione aerospaziale di Ford e Harasco, produttore di veicoli militari. Carlyle è l’11.mo maggiore appaltatore della difesa degli Stati Uniti. Per il 20% è della Mellon Bank ed è controllata dal potente Blackstone Group, che si rimpinzò a buon mercato delle carcasse saccheggiate delle casse depositi e prestiti vendute con la Resolution Trust Corporation da Bush padre. Blackstone, potenza finanziaria controllata dai Rothschild e il cui presidente Peter Fischer fu presidente del Council on Foreign Relations, possedeva anche Bioport, l’unico produttore di vaccini contro l’antrace negli Stati Uniti. Nell’ottobre 2001 i tabloid della Florida, i principali media e congressisti iniziarono a ricevere letali pacchetti di antrace, più tardi identificato nel ceppo “Ames”. I tabloid, tra cui Sun, National Enquirer e Weekly World News, storicamente operano per la disinformazione e diversione della CIA.[9] Il 12 ottobre gli scienziati del laboratorio veterinario dell’Iowa State University, USDA, ad Ames, con la benedizione dell’FBI, incenerirono 100 fiale di culture di antrace risalenti al 1928, distruggendo deliberatamente le prove materiali per le indagini sull’antrace.[10] Il futuro di BioPort sembrava brillante più che mai. Il suo principale azionista è Fuad al-Hibri, ricco uomo d’affari saudita vicino alla famiglia bin Ladin. Al-Hibri era manager per le fusioni e acquisizioni di Citigroup. Il Pakistan News Service riportò il 1 dicembre 2001 che numerosi documenti della BioPort furono trovati in covi di al-Qaida a Kabul. L’ammiraglio William Crowe, membro del CdA di Chevron Texaco ed ex-membro del Joint Chiefs of Staff, acquisì una quota del 22% della Bioport al prezzo molto speciale di 0 dollari. La parte di Crowe nel patto era promuovere il vaccino contro l’antrace della Bioport presso l’esercito statunitense. Molti azionisti della BioPort facevano parte dell’oligarchia inglese di Porton Down. Buon amico di Henry Kissinger, Lord Jacob Rothschild sedeva nel consiglio consultivo internazionale di Blackstone, proprietaria di Bioport. Il gigante farmaceutico tedesco Bayer, nato dal combine nazista IG Farben finanziato dalla Deutsche Bank, vide le vendite del suo antibiotico Cipromyacin balzare del 1000% per effetto della paura dell’antrace, mentre i cittadini statunitensi si precipitarono ad acquistare forniture per 60 giorni di vaccino contro l’antrace al prezzo di 700 dollari. La Bayer era sull’orlo del fallimento prima dell’11 settembre.
Secondo Michael Davidson di From the Wilderness Publications, non meno di dodici microbiologi di fama mondiale morirono in circostanze misteriose dopo l’11 settembre. Il Dr. Don Wiley del Howard Hughes Medical Institute di Harvard fu trovato annegato nel fiume Mississippi, giorni dopo che la sua auto abbandonata venisse trovata sul ponte I-40 a Memphis, non lontano dall’arena Pyramid. Memphis prende il nome da un’antica capitale egizia, di grande importanza per la Fratellanza. Diversi importanti microbiologi russi e israeliani erano sul volo  Air Sibir 1812, abbattuto da un missile ucraino andato fuori rotta per oltre 100 miglia, il 4 ottobre 2001. Molti altri microbiologi importanti erano su un volo Swiss Air che si schiantò mentre tentava di atterrare a Zurigo, il 24 novembre 2001. A parte i miliardi guadagnati da Bioport, Bayer e dall’industria farmaceutica controllata dai Rockefeller grazie al panico pubblico indotto sull’antrace, Davidson vide in questa misteriosa sfilza di scienziati morti, una trama più oscura per scatenare un nuovo massiccio programma di spopolamento globale. Secondo il Dott. Len Horowitz, l’antrace militare è disponibile quasi esclusivamente presso l’American Type Culture Collection (ATCC) di Rockville, MD, guidata dal Dr. Joshua Lederberg. Lederberg è presidente della Rockefeller University. Nel 1994 Don Riegle affermò al Congresso che l’ATCC aveva inviato 19 pacchetti di bacillo di antrace in Iraq, nel 1978-1988.[11]

Il crociato e gli spettri
northrop grummanPoco dopo l’11 settembre, il presidente Bush iniziò a usare la parola “crociata” nel malcelato tentativo di evocare le antiche Crociate, dove società segrete cristiane guidate dai cavalieri templari collaboravano con gli Assassini dei  Fratelli musulmani per attaccare i musulmani nazionalisti saraceni. Il 26 settembre, due settimane dopo l’11 settembre, le United Defense Industries (UDI) del Carlyle Group firmarono un contratto da 66,5 milioni di dollari con il Pentagono per completare l’avanzato sistema di artiglieria Crusader. I titoli UDI salirono alle stelle. Il 14 dicembre Carlyle vendette le sue nuove azioni per 237 milioni dollari in un solo giorno. Il giorno prima il Congresso aveva approvato il bilancio della difesa di Bush, che finanziava il contratto UDI con l’esercito statunitense. [12] Nel maggio 2002, una volta che i proprietari Blackstone della Carlyle avevano incassato, il compagno di stanza a Yale di Carlucci, il segretario della Difesa Donald Rumsfeld annunciò la cancellazione del programma Crusader. La Carlyle è proprietaria del BDM federale di McLean, VA, proprio lungo la strada per Langley. Gli uffici sauditi del BDM sono anonimi. Il suo ruolo nel regno riguarda l’addestramento dei militari sauditi nei sistemi d’armi made in USA e l’ammodernamento della Guardia nazionale saudita. BDM ebbe un contratto da 50 milioni di dollari per supervisionare l’aeronautica saudita nel 1995-1997. Ebbe un contratto da 44,4 milioni di dollari per costruire alloggi presso la base militare Qamis Mushayt. Parte dei sei statunitensi uccisi nel 1996 con un’autobomba in una base militare statunitense in Arabia Saudita, erano impiegati della BDM.[13] Nel 2000 BDM ebbe un contratto da 65 milioni di dollari per mantenere la flotta di F-15 dell’aeronautica saudita. Nel 1998 Carlyle vendette BDM a TRW, produttore leader di satelliti spia della NSA, la cui sede si trova sulla giustamente denominata Savage Road, a Ft. Meade, MD e le cui attività europee sono dirette dal palazzo della IG Farben a Francoforte. La NSA ha collaborato con IBM negli anni ’70 nel progetto Lucifero, producendo una macchina per cifratura delle dimensioni di un microchip.[14] Dalla simbolica sede centrale a forma di piramide, a San Francisco, TRW è una delle tre agenzie di informazioni statunitensi che raccolgono continuamente informazioni su tutti gli statunitensi. Uno dei più sofisticati satelliti della NSA si chiama Pyramider. Nel luglio 2002 Northrop Grumman acquistò TRW per 7,8 miliardi di dollari divenendo il secondo maggiore appaltatore della difesa statunitense dopo Lockheed Martin. Northrop vanta un fatturato annuo di 26 miliardi di dollari e ha 123000 dipendenti. TRW ha creato Vinnell Corporation, ora al 26.mo anno di “modernizzazione” della Guardia Nazionale saudita in collaborazione con l’esercito statunitense. La Guardia saudita è divisa in due unità. Una protegge il regno dalle minacce esterne. Le altre guardie sorvegliano le installazioni petrolifere Aramco dei Quattro cavalieri, per proteggerle dal popolo saudita. Nel 1998 Vinnell intascò un contratto da 831 milioni di dollari dalla Casa dei Saud. Un primo contratto di tre anni da 163 milioni di dollari vede il cognato del principe ereditario Abdullah come junior partner. Prima di venire in Arabia Saudita, Vinnell fece centinaia di milioni di dollari costruendo basi statunitensi durante la guerra del Vietnam, poi fece ancora più soldi distruggendo quelle basi, quando le forze USA si ritirarono. Un funzionario del Pentagono descrisse una volta Vinnell su Village Voice come “il nostro piccolo esercito mercenario“.
Altri tre enti spettrali operanti in Arabia Saudita sono O’Gara Servizi di protezione, Booz Allen Hamilton e Science Applications International Group (SAIC). O’Gara fornisce la sicurezza alla Casa di Saud e agli altri monarchi del Consiglio di Cooperazione del Golfo. La sicurezza della Casa dei Saud comprende anche molti mercenari statunitensi. Booz Allen di McLean, VA, ebbe un contratto di 5 anni e da 21,8 milioni dollari per aggiornare la marina saudita nel 1995. Booz consiglia anche i marines sauditi e gestisce la scuola ufficiali delle forze armate saudite.[15] Nel 1990-1995 i sauditi spesero 62 miliardi di dollari in armi statunitensi. Alla fine del 2010 il Pentagono annunciò un accordo da 60 miliardi di dollari per le armi ai sauditi, uno dei più grandi di sempre. Secondo il Center for Public Integrity, Booz Allen iniziò a stipulare contratti sul programma Total Information Awareness della Defense Advanced Research Projects Agency (DARPA), prima dell’11 settembre. Booz ebbe 13 contratti con la DARPA, del valore di 23 milioni di dollari, superata solo dai 23 contratti della DARPA da 27 milioni di dollari concessi a Lockheed Martin. L’ex direttore della CIA e CEO della Dyncorp, James Woolsey, ora lavora per Booz Allen. Nel 2008 Carlyle Group acquistò la quota di maggioranza di Booz Allen per 2,54 miliardi di dollari. SAIC ebbe due contratti dalla Casa dei Saud, alla fine degli anni ’90, da 166 milioni di dollari, per fornire veloci sistemi di comunicazione e comando alle Forze navali reali saudite. SAIC addestra spesso personale saudita nel suo quartier generale a San Diego. La CIA ha un contratto con SAIC per rivalutare la malattia della Guerra del Golfo tra le truppe statunitensi, attive nel conflitto del 1991. Nel 1995 SAIC assunse la Network Solutions, la società che assegna i nomi ai domini e che “sorveglia” Internet. Il CdA di SAIC vede l’ex-vicedirettore della CIA ed allievo della Naval Task Force 157 Bobby Inman, il segretario alla Difesa di Nixon Melvin Laird, l’ex-generale Maxwell Thurman, il segretario alla Difesa di Obama Robert Gates, il direttore della CIA di Clinton e membro del consiglio di Citigroup John Deutch e il segretario alla Difesa di Clinton William Perry. SAIC gestisce l’Interstate Identification Index dell’FBI, un database con 30 milioni di fedine criminali. Inoltre ha contratti investigativi per 200 milioni di dollari con l’IRS.[16]

Note
[1] “Wolf Blitzer Reports”. CNN. 1-6-02
[2] “Political Islam”. Samir Amin. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.6
[3] UnwoToday
[4]US Ties to Saudi Elite May be Hurtng War on Terrorism”. Jonathan Wells, Jack Meyers and Maggie Mulvihill. Boston Herald Online. 12-10-01
[5] “The White House Connection: Saudi Agents and Close Bush Friends”. Maggie Mulvihill, Jonathan Wells, Jack Meyers Boston Herald Online 12-11-01
[6] “Arms Buildup Enriches Firm Staffed by Hired Guns”. Mark Fineman. 1-10-92
[7] Dude, Where’s My Country. Michael Moore WarnerBooks New York 2003
[8] Fineman
[9] Spooks: The Haunting of America- Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company. New York. 1978
[10] “Anthrax Terrorism: Investigative Muddle or Criminally Reckless Endangerment?” David Neiwart. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.36
[11] “The CIA’s Role in the Anthrax Mailings”. Len Horwitz. March 2002
[12] Fineman
[13] “Saudi Bombing Puts Spotlight on US Military Aid”. Washington Post. 11-13-95
[14] The Puzzle Palace: America’s National Security Agency and its Special Relationship with Britain’s GCHQ. James Bamford. Sidgwick and Jackson. London. 1983
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28/8-4, 1997.
[16] “Internet Users Spooked about Spies New Role”. Glenn Simpson. Wall Street Journal. 10-2-95

46802333Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries,Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Il suo sito è Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, altre sconfitte di Kiev

Alessandro Lattanzio, 30/7/2014537bc2a3255d6_image1_600Il 24 luglio, a Marinovka e Dubrovka l’artiglieria federalista bombardava le posizioni dei majdanisti, mentre presso Tarani e Grigorevka, veicoli e blindati ucraini venivano distrutti, e la relativa artiglieria soppressa. Le milizie subivano circa 50 feriti e perdevano 2 carri armati, 2 BMP e 1 BTR. Il comandante di “Oplot” e viceministro degli Interni A. Zakharchenko, che aveva guidato personalmente l’attacco a Kozhevnja, veniva ferito a un braccio. Tra Konstantinovka e Novomikhajlovka a sud-ovest di Donetsk, il gruppo ricognizione e sabotaggio ‘Ptitsa’ del 2° Battaglione di Fanteria di Slavjansk faceva saltare in aria due autocarri KAMAZ nemici e un lanciarazzi “Grad” che si avvicinava alla postazione di tiro per bombardare la città. A Ilovajsk le milizie subivano 3 caduti e 2 feriti, ma l’attacco dei majdanisti veniva respinto con l’eliminazione di 7 combattenti ucraini. A Blagodatnoe, a nord di Amvrosevka, i majdanisti attaccavano con il supporto di 4 carri armati e 4 BTR. Durante la battaglia, la 4.ta compagnia del 3° Battaglione di Fanteria Semjonovskij dei federalisti distruggeva 1 BTR ucraino. Lisichansk veniva ripresa dalle forze federaliste. Il centro era saldamente nelle mani della Milizia sebbene sistematicamente bombardato dall’artiglieria golpista. La fanteria della giunta di Kiev era stata cacciata alla periferia della città. I combattenti dell’autodifesa poi distrussero una batteria d’artiglieria dell’esercito ucraino, “nella notte del 22-23 luglio 2014, le forze della milizia hanno attaccato le posizioni delle forze punitive ucraine da diverse direzioni. L’esercito nemico ha subito perdite significative in effettivi e blindati. Furono anche distrutte diverse batterie di artiglieria ucraine, a seguito del quale il bombardamento della città finiva“. A causa della battaglia notturna, le forze golpiste entrate a Lisichansk abbandonavano la città. Un Sukhoj Su-25 ucraino veniva abbattuto su Savr-Mogila, “2 jet Su-25 sono stati abbattuti dai MANPADS presso Dmitrovka“, dichiarava il primo ministro della Repubblica Popolare di Donetsk Aleksandr Borodaj. Altri 2 aerei Su-25 furono abbattuti nei pressi di Zorinsk e Krasnij Luch, nella Repubblica di Lugansk, “Le forze di autodifesa hanno abbattuto 2 jet da combattimento Su-25 Grach. E’ successo a Lugansk, dove gli aerei si schiantarono vicino alle città di Zorinsk e Krasnij Luch. Non abbiamo notizia dei piloti“, dichiarava il portavoce della Repubblica Popolare di Lugansk Volodimir Inogorodtsev. Un’unità da ricognizione del 2° Battaglione di Slavjansk attaccava un checkpoint majdanista presso Starobeshevo, eliminando una tecnica e 2 combattenti golpisti. Kozhevnja veniva liberata, dove 2 BTR ucraini venivano distrutti assieme a 4 mortai, mentre nei pressi di Dmitrovka la milizia abbatteva 1 jet d’attacco al suolo ucraino e 1 altro veniva abbattuto nei pressi di Snezhnoe. La 79.ma brigata ucraina, circondata a sud di Izvarino e Krasnodon, a Grigorovo, cessava di esistere. Parte del personale fuggiva, e una parte si univa alle 24.ma e 72.ma brigate, anch’esse accerchiate. Tutti gli equipaggiamenti della 79.ma brigata erano stati distrutti o danneggiati. È la prima unità dell’esercito ucraino ad essere completamente distrutta, a parte i battaglioni majdanisti distrutti in precedenza.
Il 24 luglio, i 2S9 Nona del gruppo d’artiglieria di Slavjansk, con l’assistenza delle unità da ricognizione del 2° Battaglione di Slavjansk, attaccavano le posizioni nemiche a nord di Kutejnikovo. 1 BTR, 1 BRDM e 1 cannone semovente majdanisti venivano distrutti. Il 4° Reggimento del 3° Battaglione di Fanteria Semjonovka catturava 1 BRDM a Blagodatnoe. A Lisichansk, un colonnello della naziguardia, Aleksandr Radevskij, veniva eliminato. Era noto per l’uso indiscriminato dell’artiglieria contro obiettivi civili e le torture inflitte a miliziani e famigliari a Slavjansk, Nikolaevka e Semjonovka. Presso Donetsk un distaccamento della milizia eliminava 1 BTR e 2 carri armati golpisti, e un altro carro armato veniva catturato. Gli equipaggi furono completamente eliminati nel combattimento. L’artiglieria della Milizia distruggeva un checkpoint dell’esercito ucraino presso Georgevka, eliminando 1 carro armato, 1 BTR e 30 combattenti ucraini. Gravi perdite furono inflitte anche a una colonna golpista presso Bakhmutovka, con la distruzione di 2 carri armati, 2 BTR e oltre 100 majdanisti. Ad Amvrosevka veniva distrutto 1 BRDM-2 majdanista, fatto saltare in aria con una mina radiocomandata. Le posizioni delle forze golpiste presso Ilinka venivano bombardate da MLRS “Grad” e dall’artiglieria della milizia, così come le posizioni delle forze ucraine presso l’aeroporto di Lugansk, Kamishnoe, Berezovo e Avdeevka. Ad ovest di Donetsk, i battaglioni mercenari Dnepr e Shakhtjorsk venivano circondati, mentre Jubilejnij veniva liberata. Presso Volnovakha, i guerriglieri distruggevano 2 autobus majdanisti ed eliminavano un capo di Pravij Sektor della città di Gordenki. La Guardia nazionale subiva gravissime perdite presso Karlovka, il battaglione neonazista Donbass aveva cessato di esistere e 4 carri armati erano stati distrutti assieme a 2 mortai delle forze ucrainiste. A Lugansk, presso l’aeroporto, un gruppo di carri armati majdanisti cercava di circondare i combattenti della milizia; ma qui, dopo un’accanita battaglia, 2 carri armati e 11 soldati ucraini furono catturati dalle milizie. Altri 41 militari ucraini abbandonavano le loro unità, presso Izvarino. Nei combattimenti a Debaltsevo, la milizia perdeva 2 carri armati, 1 BTR e 10 combattenti, le truppe della giunta persero 1 carro armato, diversi BTR e 15-20 effettivi.
J6mln1kgiMw Il 25 luglio, le forze di autodifesa controllavano il valico di frontiera di Marinovka, circondando completamente le unità ucraine chiuse nella sacca meridionale, da cui 300 majdanisti fuggivano in Russia. L’ambasciatore statunitense in Ucraina, Geoffrey R. Pyatt, era coinvolto direttamente nella pianificazione ed esecuzione delle operazioni sotto falsa bandiera in Ucraina da attribuire alla Novorossija. Grandi azioni partigiane contro i majdanisti a Slavjansk, Kramatorsk, Semjonovka, Kharkov e Marjupol. Diffuso il sabotaggio di mezzi ucraini a Kharkov, dove carri armati e BTR vengono ricondizionati. Un carro armato T-64 ucraino è esploso quando il cannone ha sparato il suo primo colpo, uccidendo comandante e cannoniere del carro armato. Presso Marinovka, i miliziani attaccarono la 72.ma brigata motorizzata e la 79.ma brigata aviotrasportata ucraine. I combattenti della milizia avanzavano ai fianchi delle postazioni nemiche da Marinovka e Dmitrovka. Avanzarono per primi i carri armati T-64 seguiti dalla fanteria protetta dai BMP, liberando il terminal doganale. Dopodiché l’esercito ucraino iniziava un massiccio bombardamento delle posizioni della milizia, uccidendo un civile. Dai villaggi di Marinovka, Dmitrovka, Kozhevnja e Chervonaja Zarja partiva l’assalto dei blindati miliziani che, con il supporto dell’artiglieria, attaccavano le 25.ma, 72.ma e 79.ma brigate ucraine. Il giorno successivo, la milizia concentrava il fuoco sulle posizioni majdaniste presso Kozhevnja. 1500 soldati nemici venivano circondati ed isolati dalla milizia federalista quando liberava Marinovka, “I distaccamenti dell’esercito della RPD, combattendo, hanno raggiunto il confine della repubblica con la Federazione russa e preso il controllo del posto di frontiera di Marinovka“. Il checkpoint Marinovka e il territorio adiacente della Federazione Russa furono bombardati dall’esercito ucraino. Così il corridoio ancora aperto della sacca in cui erano intrappolate le forze majdaniste, a sud del Donetsk, veniva chiuso impedendo il passaggio di qualunque rifornimento destinato alle truppe ucraine assediate.
Il 26 luglio, le truppe majdaniste, tra Pervomajsk e Komissarovka, perdevano
3 autocarri Ural, 1 automezzo GAZ-66, 7 BMP, 2 carri armati e un deposito di munizioni. Oltre 100 gli effettivi persi dagli ucraini.
Il 27 luglio, 20 civili venivano uccisi dai golpisti ucraini nelle città di Gorlovka e Debaltsevo, bombardando un asilo, un ospedale, il mercato e varie abitazioni. Altri 3 furono uccisi a Donetsk, in un altro bombardamento dei majdanisti. Scontri presso la 20.ma miniera, a Shakhtjorsk, dove veicoli corazzati ucraini venivano costretti a ritirarsi assieme alla fanteria. Scontri tra bande majdaniste a Shaste, tra l’unità Alpha e i mercenari del battaglione Ajdar. Nei pressi di Depreradovka, unità della milizia della RPL eliminarono 1 carro armato, 2 BTR e 15 militari ucraini.
Il 28 luglio, le milizie distruggevano almeno 10 carri armati tra Shakhtjorsk e Torez. In tutto, quel giorno i majdanisti persero 36 blindati sui 200 impiegati per assaltare le posizioni dell’esercito di Novorossija. Centinaia le perdite nell’esercito ucraino, con diversi ufficiali fatti prigionieri. A 20 km da Lugansk veniva respinto il battaglione corazzato ucraino ‘Chernigov’, che subiva 2 carri armati distrutti e 11 soldati catturati assieme a 1 cannone ed 1 autocarro Kamaz. A Lugansk, i mjadanisti bombardavano una casa di cura uccidendo cinque anziani ricoverativi.
Nel complesso, le forze della Repubblica Popolare di Donetsk, ovvero le unità Bezler e Mozgovoj, i battaglioni Oplot e Kalmjus, l’armata russo-ortodossa, la brigata Vostok e le forze del fronte Savr-Mogila e Marinovka, sono subordinate a Strelkov, mentre i miliziani di Debaltsevo e quelli dell’ataman Kozitzin sono autonomi. Bolotov dirige la gran parte delle unità della Milizia della Repubblica Popolare di Lugansk.
Il comandante della NATO generale Philip Breedlove chiede l’invio in una base in Polonia di armi, munizioni e forniture sufficienti per il rapido dispiegamento di migliaia di soldati. Il generale ha detto in una conferenza a Napoli che la NATO deve “pre-posizionare rifornimenti e materiale nella zona, in una base pronta ad accettare un rapido dispiegamento di forze”. Una base presso Szczecin, al confine polacco-tedesco, sarebbe quella prescelta. “Sarà un quartier generale pienamente funzionante per le forze che potrebbero giungere rapidamente, quando necessario“. Intanto, mentre a Kiev arrivavano nella segretezza più assoluta 180 consiglieri militari statunitensi, l’Ucraina ampliava il numero di basi militari attive, nella terza fase della mobilitazione parziale dei coscritti ucraini. Il colonnello Mikhailo Sherbina, che dirige l’arruolamento dei riservisti, aveva detto che altre 15 basi militari e 44 unità di combattimento saranno allertate nella terza mobilitazione. “L’obiettivo della terza fase di mobilitazione è aumentare il numero di unità dell’esercito, rafforzare la sicurezza nazionale delle frontiere e creare le condizioni di una rotazione“. Le prime due mobilitazioni hanno interessato 53 basi militari e 18 dipartimenti governativi. Nel frattempo, il ministro degli Interni golpista Arsen Avakov, dichiarava che 20000 poliziotti avevano disertato nell’est dell’Ucraina e che devono essere sostituiti.

10320336Fonti:
Cassad
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ITAR-TASS
ITAR-TASS
ITAR-TASS
RIAN
RussiaToday
StopNATO
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Chi ha interesse ad evitare indagini oggettive sull’incidente delle Malaysia Airlines MH-17?

Prof. Valentin Vasilescu, Reseau International, 29 luglio 2014
mh17-wreckIl Consiglio Nazionale di Sicurezza della Malesia ha dichiarato che gli investigatori internazionali sugli incidenti aerei hanno ricevuto, il 21/07/2014, dalla Repubblica di Donetsk, le scatole nere dell’aereo malese, sigillati e senza nessuna traccia d’intervento esterno. Così, mentre si consegnavano le “scatole nere” ai 3 piloti olandesi e 12 malesi della commissione d’inchiesta, l’esercito ucraino lanciava un attacco con carri armati sulla stazione di Donetsk, dove si teneva un incontro tra il primo ministro della RP di Donetsk e gli investigatori internazionali, accompagnati da una delegazione dell’OSCE.
I missili antiaerei non funzionano come i missili anticarro che cercano di colpire il bersaglio,  perforano la corazza ed esplodono all’interno. Il missile superficie-aria ha una potenza di fuoco con una testata di prossimità da 40 a 70 kg, basato su un complesso dispositivo che misura la velocità angolare del movimento del bersaglio cui punta il missile. In pratica, il tiro di prossimità avvia l’esplosione della carica ad una certa distanza dal bersaglio, tipicamente da 50 a 100 m. La detonazione della testata di prossimità provoca un’esplosione di energia sparando schegge ad altissima velocità, che possono perforare la fusoliera del bersaglio aereo, ma date le dimensioni del Boeing 777 (73 m di lunghezza e 64 m di apertura alare), le parti della fusoliera non possono spezzarsi od esplodere, come accade con i caccia, 7-10 volte più piccoli. Se le schegge tagliano il sistema di alimentazione del Boeing 777, il carburante fluisce nella fusoliera e nelle ali potendo provocare un incendio a bordo. Allo stesso modo, se viene spezzata una linea idraulica, l’aeromobile può divenire difficile da controllare, se non per nulla, dall’equipaggio. Quindi, se un aereo di grandi dimensioni come il Boeing 777 delle Malaysia Airlines è stato colpito da un missile superficie-aria o aria-aria, l’equipaggio poteva riferire la situazione a bordo al controllo del traffico aereo ucraino. Ma l’equipaggio non ha riferito nulla. Inoltre, il missile che aveva colpito l’aereo della Malaysia non aveva modo di disintegrare completamente i comandi (timone e piani di coda orizzontali) facendo quindi passare l’aeroplano dal volo orizzontale alla picchiata. Così l’equipaggio avrebbe continuato a cercare di controllare l’aereo utilizzando i controlli. Eppure non vi è alcuna prova che questo sia successo. Un aereo non si disintegra in aria, come sembra essere stato nel caso del Boeing 777 delle Malaysia Airlines, a meno che non entra in picchiata a 10000 m, a un angolo quasi verticale, quindi superando il limite massimo di velocità consentita. L’unica possibilità che ciò accada è dovuta all’incapacità dell’equipaggio di azionare i comandi, per via di un evento nella cabina di pilotaggio, seguito da depressurizzazione.
Il controllo del traffico aereo della regione di Dnepropetrovsk ha un centro di controllo di area (ACC) per guidare gli aeromobili nello spazio aereo dell’Ucraina orientale, vale a dire sulle regioni di Dnepropetrovsk, Zaporozhe, Donetsk, Lugansk e Kharkov. Nella zona di controllo c’è l’area TMA di Donetsk, in cui l’aereo è precipitato. I controllori del traffico aereo ACC di Dnepropetrovsk  informarono il pubblico che persero dai loro schermi il volo MH17 alle 14:15 UTC (16:15 ora locale). La scomparsa dallo schermo non fu dovuta al fatto che il controllore del traffico aereo non vedeva l’aereo sul radar, ma che non riceveva dati identificativi e su altitudine, velocità, velocità verticale, ecc. dallo specifico transponder automatico montato sul velivolo. Quando il transponder non trasmette al controllore a terra, l’aereo scompare dal traffico. E’ possibile che il sistema sia stato fuori servizio per due minuti, fin quando l’equipaggio e il contatto transponder si sono schiantati? Poiché i contatti dell’avionica formano un’immagine della cabina che collega l’equipaggio a terra dopo l’avviamento del primo motore e del transponder montato in cabina, un’esplosione in essa  incide sulle capacità del transponder e dell’equipaggio. Joe Biden, nel frattempo, ha detto che la causa presunta della tragedia è dovuta ad un’esplosione in aria dell’aereo della Malaysia. L’esplosione si sarebbe verificata inavvertitamente sul territorio di Donetsk controllato dalla forza di autodifesa. Ricordiamo che il vicepresidente degli Stati Uniti Joe Biden ha dichiarato che il velivolo è stato fatto intenzionalmente esplodere in aria: “Non è un incidente. È esploso in cielo“,  Biden non ha detto che è stato colpito da un missile, indipendentemente da chi l’ha lanciato. Dalle immagini scattate dai cronisti sulla scena dello schianto del Boeing 777 delle Malaysia Airlines, sembra che l’aereo si sia spezzato in almeno tre sezioni. Ali e sezione centrali della fusoliera, contenenti i serbatoi di carburante, sembrano essere i più importanti. Hanno bruciato completamente schiantandosi nei pressi del villaggio Gabrove. A Rozsipne, a 5 km a sud-ovest di Gabrove, caddero alcuni frammenti della fusoliera anteriore, tra cui la cabina di pilotaggio. Secondo i testimoni di Rozsipne, sentirono un tonfo seguito pochi secondi dopo da cadaveri che cadevano dal cielo. Analizzando le prove fotografiche pubblicate, Douglas Barrie, ricercatore presso l’International Institute for Strategic Studies, ha notato che i bordi di un frammento del lato destro della cabina di guida della fusoliera erano ripiegati dall’interno verso l’esterno. Ciò indicherebbe un’esplosione interna, che sarebbe stata impossibile se l’aereo fosse stato colpito da un missile dotato di spoletta di prossimità. Sembra chiaro che ci sia stata un’esplosione nell’aereo. Poiché i frammenti della sezione della fusoliera non sono stati bruciati dalle fiamme che divoravano ali e sezione centrale della fusoliera, se non è stata l’artiglieria antiaerea dell’esercito ucraino, gli esperti aeronautici della commissione internazionale d’inchiesta potranno determinare se l’abitacolo è esploso a causa di una bomba o meno. Comunque la Russia e le forze di autodifesa di Donetsk hanno dimostrato fino a che punto sono interessati a che l’inchiesta sullo schianto del volo MH-17 delle Malaysia Airlines, avvenga secondo professionalità e obiettività.

malaysia-flight-mh17-black-box-may-now-be-in-moscowTraduzione di Alessandro Lattanzio -SitoAurora

Perché il riarmo del Giappone non è un problema

Ulson Gunnar New Oriental Outlook 25/07/2014
japon-604x272Acrimonia ed esaltazione sono esplose su lati opposti della crescente frattura geopolitica nel Pacifico, dopo la decisione del Giappone di eludere la costituzione e cercare una postura globale più aggressiva. AP ha riferito che “il governo del Giappone ha approvato una reinterpretazione alla pacifista Costituzione postbellica del Paese permettendo ai militari di difendere alleati ed altri “in stretta relazione” con il Giappone, in ciò che è nota come “autodifesa collettiva”.” Chi ricorda quando il Giappone esercitò la forza militare oltre i suoi confini, protesta per la recente fase che vede quale ennesimo tentativo di militarizzare l’isola e spingerla a partecipare a un altro scontro armato disastroso. Ciò include non solo le nazioni vittime dell’imperialismo giapponese durante la seconda guerra mondiale, ma anche gli stessi giapponesi che pagarono tremendamente con sangue e risorse il loro tentativo mal concepito di avere l’egemonia sul Pacifico. Qualunque lezione i manifestanti possano aver appreso dalla storia, sembra sparire con il primo ministro giapponese Shinzo Abe, il cui discorso in Australia sembrava sospetto quanto i vari discorsi vergati per i politici statunitensi sul “Pivot verso l’Asia” degli Stati Uniti. Ma pur per tutta la postura che l’annuncio prevede, il tentativo del Giappone di far tintinnare le sciabole è reale?

Perché non sarebbe importante
Il Giappone è una nazione in declino. La sua popolazione invecchia e si contrae mentre l’economia è stagnante. Volgendosi a una maggiore militarizzazione o a coltivare rapporti conflittuali con i vicini, come la Cina, può essere il tentativo di radunare la popolazione intorno alla bandiera, ma  una tale misura sembra anche causare guai al Giappone. I contributi militari del Giappone verso  qualsiasi nazione, tramite l'”autodifesa collettiva”, sono discutibili, considerando che molti di tali alleati sono in declino permanente, come gli Stati Uniti. E’ improbabile che i contributi del Giappone permetteranno agli Stati Uniti di completare i suoi calcoli sul Pacifico. Il tentativo del  “pivot verso l’Asia” vive molti contrattempi e ritardi, tra cui la ritirata dei regimi alleati nella regione e la continua espansione della sfera d’influenza cinese rispetto al declino dell’egemonia statunitense. In realtà, la rimilitarizzazione del Giappone può solo distrarre ulteriormente dall’elaborare riforme socioeconomiche sostenibili necessarie alla ripresa della nazione, per non parlare di ciò di cui ha bisogno per prosperare ed espandersi. L’altro possibile movente del tintinnio di sciabole del Giappone può essere un altro sforzo collettivo degli occidentali e dei loro alleati regionali di forzare la mano della Cina a una stressante corsa agli armamenti e a passi falsi di stile sovietici, verso uno sperato crollo dell’attuale ordine politico di Pechino. La paranoia e la pessima intelligenza dovrebbero avere la meglio a Pechino, per spingere la Cina a reazioni esagerate alle provocazioni politiche e tattiche ai suoi confini e sfere d’influenza. Va notato che simile tintinnio di sciabole del Giappone s’è già avuto decenni fa. Retorica simile si poté sentire nel 1989, quando Giappone e Stati Uniti cercavano un modo di uscire dalla recessione economica. Più recentemente, il Giappone fece simili annunci militaristi in dichiarazioni accompagnate da stesse condanne e manifestazioni lungo linee di faglia politiche prevedibili. Può darsi che la condizione socio-economica del Giappone sia ancora una volta abbastanza terribile da giustificare l’ennesima distrazione.

Cosa la Cina dovrebbe fare
La Cina deve per primo investire saggiamente nell’intelligence, perché sarà l’intelligence a dirle  quanto preoccuparsi in realtà della questione delle mosse del Giappone, e delle maggiori alleanze, che tale contestata mossa dovrebbe promuovere. La Cina deve misurare le proprie forze in modo realistico rispetto a quelle di Giappone e Stati Uniti, sia internamente che più specificamente nella regione del Pacifico. La Cina deve anche operare internamente per sviluppare modelli socioeconomici sostenibili che contrastino e divergano da quelli che hanno più volte gettato i suoi rivali nella recessione. Per la Cina è una questione di stabilità nazionale interna, nonché di resistenza all’aggressione straniera. Se la Cina costruisce un fondamento socio-economico capace di sconfiggere gli Stati Uniti e i loro partner del Pacifico, i contributi minimi del Giappone alla presenza statunitense, già sfuggente nel Pacifico, saranno resi irrilevanti. Mentre titoli e notizie sollecitano la rinascita del “Giappone imperiale”, la realtà probabilmente sarà di gran lunga inferiore. Se non altro tale atto esterno di “forza militare” del Giappone sembra dimostrare, invece,  debolezza socio-economico nazionale e nell’ambito delle varie alleanze occidentali, in cui afferma di volere un ruolo maggiore.

Per i giapponesi
I giapponesi non avranno alcun beneficio dal ricordare al mondo il loro passato oscuro e minaccioso, con possibili ritorsioni. Né trarranno beneficio dal deviare risorse nazionali in avventure militari perseguite nel dubbio nome dell'”autodifesa collettiva”. Le tensioni regionali impediscono, non promuovono, progresso ed opportunità economiche. Il desiderio degli USA di avere divisioni nella regione da poter manipolare, costerà all’Asia proprio quell’ingerenza degli Stati Uniti che danneggia Europa dell’Est, Africa e Medio Oriente. I giapponesi già protestano contro un governo che sembra rappresentare i principi e gli interessi di Washington più che quelli giapponesi. I giapponesi devono continuare a protestare. Giappone e Cina avranno interesse reciproco nel rimuovere il ruolo egemonico degli Stati Uniti dalla regione. Mentre gli Stati Uniti sostengono che la loro presenza è necessaria per la stabilità, la pace e la prosperità, l’unica minaccia a questi tre risultati desiderabili è proprio l’ingerenza statunitense. La rimozione di tale elemento d’instabilità sarà fondamentale per Cina e Giappone nel perseguire i propri interessi, indipendentemente da quanto divergenti o compatibili possano essere. Un vero equilibrio di potere potrà essere deciso senza l’ingerenza insidiosa di nazioni che si trovano letteralmente dall’altra parte del mondo.

jsdf_female_soldiersUlson Gunnar, analista geopolitico di New York, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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