Quando la Cina incontra l’India

He Fan, The BRICS Post,19 maggio 2013

india_china_flagIl presidente cinese Xi Jinping ha scelto la Russia quando ha compiuto la sua prima visita di Stato.  Ora Li Keqiang, il nuovo premier, ha scelto l’India come prima tappa del suo debutto all’estero.  Entrambe le scelte echeggiano la politica della costruzione dei “nuovi rapporti tra grandi potenze”, una frase coniata di recente dalla nuova dirigenza. Ma cosa significa esattamente “nuovi rapporti tra grandi potenze” per la Cina e l’India? Le due nazioni sono così vicine, eppure così poco familiari. E’ quasi come se la Cina venisse da Marte e l’India da Venere. La Cina e l’India condividono un confine di oltre 2.000 chilometri, separati dall’Himalaya innevata. La prima visita di Li Keqiang in India, dopo che la secolare disputa di confine sull’Himalaya occidentale è divampata a metà aprile, quando l’India e la Cina vi hanno trasferito truppe. Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid ritiene che questo stallo sia solo “l’acne che può essere risolto semplicemente applicando un unguento”. Probabilmente ha ragione, ma c’è da chiedersi perché ciò sia descritto soltanto come un esercizio “giovanile” tra due Paesi, due antiche civiltà confinanti che vantano una storia di 5000 anni.
La cooperazione economica è sempre stata convenientemente chiamata ad appianare le dispute di confine. Per coloro interessati al commercio e agli investimenti, la disputa di confine è insignificante. Il commercio bilaterale tra i due è aumentato da 2,9 miliardi dollari di dollari nel 2000 a circa 80 miliardi di dollari nel 2012. La Cina è ora il terzo partner nelle esportazioni dall’India e la più grande fonte di importazioni indiane.  L’India è il settimo partner nelle esportazioni dalla Cina e il 20° nelle importazioni cinesi. I leader di entrambi i Paesi hanno fiduciosamente proposto l’obiettivo di incrementare il commercio bilaterale a 100 miliardi di dollari entro il 2015. Secondo le nostre stime, il commercio bilaterale tra la Cina e l’India potrebbe raggiungere i 500-700 miliardi entro il 2020. Gli investimenti bilaterali, inoltre, sono aumentati in modo significativo dopo il 2000. Gli investimenti diretti della Cina in India sono aumentati di diciassette volte dal 2006 al 2011, e gli investimenti dell’India in Cina sono aumentati rapidamente dal 2000 al 2008, ma sono diminuiti dopo la crisi finanziaria globale. La relazione economica tra la Cina e l’India, tuttavia, è piuttosto asimmetrica. L’India ha un ampio deficit commerciale con la Cina, passando ai 27 miliardi dollari nel 2011 dai 4,3 miliardi nel 2006. E gli investimenti bilaterali, in particolare, sono insignificanti, considerando le economie emergenti dei due vicini. Gli investimenti in India della Cina sono circa lo 0,01-0,05 per cento degli investimenti esteri globali della Cina e gli investimenti dell’India in Cina corrispondono soltanto a circa lo 0,2 per cento degli investimenti esteri dell’India. Cercando di ridurre il crescente squilibrio commerciale con la Cina, l’India ha più volte avviato indagini anti-dumping sulle importazioni dalla Cina. D’altra parte, le imprese cinesi spesso lamentano la politica discriminante dell’India contro gli investimenti cinesi. E’ in questa prospettiva che la visita del premier cinese assume un ruolo importante.
La visita a Delhi di Li Keqiang offre un’occasione d’oro ad entrambi i Paesi per scrivere un nuovo e più positivo capitolo nelle relazioni Cina-India e non deve essere sprecata. Non può essere trascurato che le basi per forgiare legami più forti tra Pechino e New Deli dovrebbero poggiare sui vantaggi comparati dei due Paesi. Il settore manifatturiero della Cina è molto competitivo, anche per gli standard internazionali. Ma con l’aumento del costo del lavoro in Cina, e la politica dell’”andare all’estero” che incoraggia le imprese cinesi a investire in modo più aggressivo nei mercati esteri, sempre più aziende cinesi aumenteranno gli investimenti esteri. L’India può cogliere l’occasione per incoraggiare gli investimenti cinesi. Il vantaggio principale di avere maggiori investimenti cinesi non è l’acquisizione di tecnologie d’avanguardia, ma la creazione di maggiori opportunità di lavoro, soprattutto per i lavoratori non qualificati. Un altro settore chiave nell’incontro Cina-India dall’enorme potenziale sia negli investimenti che nelle infrastrutture. Negli ultimi anni, il famigerato “Made in China” affronta la grande sfida della nuova etichetta “Costruito dalla Cina”. Le dimensioni inaudite del nuovo sviluppo che ha caratterizzato gli ultimi tre decenni, ciò che alcuni hanno definito “miracolo cinese”, evidenziano ancora una volta l’importanza degli investimenti. Viaggiando in Cina vedrete grandi autostrade, ferrovie ad alta velocità, aeroporti e fantastici edifici moderni sorgere dappertutto. L’India ha ribadito in modo analogo l’importanza degli investimenti nel raggiungimento della crescita. Secondo il dodicesimo piano quinquennale dell’India, gli investimenti aumenteranno a 1,2 trilioni di dollari, rappresentando l’8-8,5 per cento del suo PIL. Un obiettivo così ambizioso ha bisogno di essere corretto dal sostegno degli investimenti esteri. L’India ha bisogno di espandere notevolmente le fonti e il volume del finanziamento per le infrastrutture disponibili.
Con il forte calo degli investimenti da Stati Uniti e Europa dopo la crisi finanziaria globale, l’India deve contare di più sulla cooperazione Sud-Sud e la Cina dovrebbe essere il partner più logico. Dei fondi d’investimento bilaterali o multilaterali India-Cina per le infrastrutture possono essere stabiliti per investire in settori quali l’energia, il trasporto, le telecomunicazioni e l’urbanistica. Se la Cina è chiamata la ‘fabbrica del mondo’, l’India è l”ufficio del mondo’. L’India ha aggiornato il suo assai dinamico settore dei servizi, soprattutto nel settore IT, in modo significativo dal 2000. L’India ha anche la sua nicchia nel settore farmaceutico da 26 miliardi di dollari nell’industria indiana dei farmaci generici che fornisce la gran parte delle medicine accessibili al mondo in via di sviluppo. Curiosamente, il nuovo corso delle riforme strutturali in Cina sottolinea anch’esso lo sviluppo del proprio settore dei servizi. IT e assistenza sanitaria sono tra le priorità del programma di riforme della nuova amministrazione cinese. Sarà abbastanza sorprendente vedere che tipo di cooperazione Cina e India possono concludere in queste aree. Uno sforzo congiunto qui, sicuramente, toccherebbe le leve di un nuovo tipo di rivoluzione industriale.
Entrambi i Paesi hanno la carta vincente, sotto forma di ampio serbatoio di ingegneri e scienziati di alta qualità, ma ancora dal relativamente basso salario, e di spinta dei grandi mercati nazionali. Non sarebbe sorprendente, allora, vedere la Cina e l’India compiere balzi per vincere nella concorrenza in molti settori dell’alta tecnologia. Tuttavia, vi sono questioni cruciali da affrontare prima di scatenare l’enorme potenziale della cooperazione reciproca tra le due dinamo della crescita. Per cominciare, l’India deve costruire una base produttiva più matura, e la Cina deve aprire il suo settore dei servizi. Un programma di cooperazione multi-paradigma a pieno titolo tra la Cina e l’India, avrebbe effetti tettonici di vasta portata e posizionerebbe le relazioni tra Cina e India su un’orbita diversa. Potrebbe anche aprirsi la strada a un coordinamento più stretto, negli affari internazionali e regionali, tra le due potenze più importanti della regione. E sarebbe una benedizione per l’Asia e il mondo intero, se i due vicini potessero farlo rispettando le reciproche preoccupazioni.

Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale dell’editore.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il mistero delle bombe di Boston passa per la CIA

Aangirfan

DSC_0115-Edit-3-EditZbigniew Brzezinski, ideatore di al-Qaida

Il 23 aprile 2013, un corpo è stato trovato “nell’India Point Park di Providence Harbor“, presso l’hotel Wyndham Garden di Providence, Rhode Island. Era il cadavere di Tamerlan Tsarnaev? La famiglia della moglie di Tamerlan è di Rhode Island. “Il corpo sembra quello di un maschio ventenne che era stato in acqua per un po’ di tempo”, ha detto il comandante Thomas Oates del dipartimento di polizia di Providence… L’ufficio del medico legale di Rhode Island cerca di determinare se il corpo tratto dal fiume sia dello studente della Brown University scomparso, Sunil Tripathi, che era stato erroneamente collegato dai social media agli attentati di Boston la scorsa settimana. L’autopsia è stata condotta sul corpo, ma è improbabile che una identificazione positiva sua effettuata oggi, secondo Dara Chadwick, portavoce dell’ufficio del medico legale.“  Un corpo nel fiume, forse è…

untitledSunil Tripathi

Sunil Tripathi, 22 anni, era uno studente della Brown University scomparso dal marzo 2013. Le autorità sperano di rivelare l’identità del corpo oggi, ma il tenente della polizia Joseph Donnelly ha detto al Boston Globe che ‘e’ molto, molto probabile’ che si tratta di Tripathi. Alcune persone avevano sostenuto che il nome di Sunil era stato fatto dalla radio della polizia. Dailymail

untitled2Tamerlan Tsarnaev

Un sosia di Michael Jackson fingeva di essere il Re del Pop per tappare ultimo tour della stella, afferma la famiglia”. Il falso Jacko che ingannava i fan. “Il sosia sarebbe stato utilizzato a Londra, all’Arena O2… “La famiglia afferma anche clip che mostrano la star fare i provini per Thriller, in seguito utilizzato in un film, era interpretato da un sosia. Le accuse rientrano nella richiesta di 26 miliardi di sterline contro i promotori dei concerti del cantante. I Figli di Jacko, Paris e Prince, entrambi di 16 anni, e della loro nonna Katherine, 82 anni, dicono che i capi del tour assunsero il sosia. L’esperta del linguaggio del corpo Bianca Cobb ha detto: “L’uomo della clip non è Michael Jackson”.”
Tamerlan Tsarnaev era sposato con Katherine Russell, il cui padre Warren Russell appare al liceo nell’elitario college del New Hampshire, la Phillips Exeter Academy e nel college di Yale (collegato alla Skull and Bones e alla CIA). La madre di Katherine è Judith Russell.

katherine-russellKatherine Russell, moglie di Tamerlan Tsarnaev

Presumibilmente, Tamerlan Tsarnaev era circondato da persone ‘spettrali’? Tamerlan ha sposato una ragazza statunitense di nome Katherine Russell. Katie è cresciuta a Rhode Island ed è sempre rimasta vicino ai genitori e alle sorelle, così come alla sua famiglia allargata. Katie incontrò Tsarnaev in un nightclub. Tsarnaev si stava vedendo con un’altra donna al momento. Dailymail
A Tamerlan, da rigoroso musulmano, piacevano le ragazze e le discoteche. Durante la scuola, e  anni dopo, Luis Vasquez pensò al suo compagno di classe Tamerlan Tsarnaev come a ‘un grande, gigante buono’. “Stava progettando di rappresentare New England in un concorso nazionale di boxe“. Dailymail

uncle-ruslan2Ad un certo punto, Tamerlan sembra essere stato ‘influenzato’ dalla CIA. Lo zio di Tsarnaev, Ruslan, ha lavorato per l’organizzazione della CIA, l’USAID. Lo zio Ruslan Tsarnaev, che avrebbe lavorato per la CIA, dice che Tamerlan Tsarnaev era influenzato da un armeno-statunitense di nome Misha. Misha, un ‘falso’ convertito all’Islam, potrebbe essere stato un agente della CIA che cercava di controllare mentalmente Tamerlan? Secondo Ruslan, Misha “ha affermato di essere un esorcista che combatte i demoni… Tamerlan era assolutamente in suo possesso”. Dailymail.

ArmeniaLa delegazione guidata dal Primo Viceministro della Difesa dell’Armenia ha partecipato alle consultazioni bilaterali per la difesa armeno-statunitensi tenutosi a Washington DC nel 2011. L’esercito statunitense ha stretti legami con l’Armenia.

Commenti anonimi:
Il collegamento Armeno – La notte degli spari e delle bombe a mano, stavo ascoltando la radio della polizia di Boston. I poliziotti hanno detto che stavano recando presso la Chiesa armena. Sembrava che stessero allestendo un posto di comando lì. La madre di Tamerlan dice dei suoi figli: “Sono stati incastrati, l’FBI li ha seguiti per anni“, La madre dei Tsarnaev a RussiaToday
ALQQ41P5likwBMHvSecondo i documenti ricevuti dalle Izvestija, Tamerlan Tsarnaev è stato reclutato dal Caucasus Fund della Georgia, un’organizzazione gestita dalla Fondazione Jamestown. I documenti sono trapelati dagli archivi del ministero degli Interni della Georgia, dipartimento del controspionaggio. L’articolo delle Izvestija indica che tra gennaio e luglio del 2012, Tamerlan Tsarnaev, accusato delle bombe alla maratona di Boston, ha partecipato ai seminari gestiti dal Caucasus Fund“. Per saperne di più. La Fondazione Jamestown è una copertura della CIA.

CIA magLa rivista della CIA Inspire

La rivista Inspire ha pubblicato un articolo su come costruire una bomba con una pentola a pressione: ‘Costruisci una bomba nella cucina di tua madre.’ Il famigerato FBI sostiene che Dzhokhar Tsarnaev, nell’ospedale israeliano di Boston, “ha ammesso che lui e suo fratello avevano piazzato due bombe alla gara, e avevano imparato a farlo leggendo la rivista Inspire“.
Degli ordigni basati su pentole a pressione sono stati utilizzati nel 2006 negli attentati ai treni di Mumbai, in India, uccidendo 209 persone e ferendone centinaia. Queste esplosioni erano ‘un lavoro interno’, condotto da agenti governativi. L’8 novembre 2008, la squadra antiterrorismo del Maharashtra rivelò che il Colonnello indiano Srikant Purohit era stato coinvolto in un esplosione che aveva ucciso delle persone a Malegaon, nel settembre 2007. La squadra antiterrorismo accusò Purohit di aver fornito l’RDX utilizzato nelle esplosioni. (Le indagini della ATS dimostrano che Purohit ha procurato l’RDX/ Ufficiale indiano arrestato per gli attentai) E’ stato riportato che il tenente-colonnello Srikant Prasad Purohit, l’ufficiale dell’esercito arrestato nel caso Malegaon, era coinvolto anche in altri attentati.
Altri detenuti come Purohit per la serie di attentati del Nanded, nel 2006.

Di seguito lo zaino che avrebbe contenuto la bomba.
BIbHkItCYAANaJu

Il ragazzo con lo zaino, identico a quello che ha fatto saltare in aria la bomba, è un… Navy SEAL!
000

Dzhokhar Tsarnaev è innocente
Perché i Tsarnaev hanno detto alla vittima del furto dell’auto che erano responsabili delle bombe, come la polizia sostiene? Non ha senso. Le bombe inesplose trovate nell’appartamento del fratello maggiore di Tamerlan? Non vivevano insieme. Come poteva Jahar scappare più in fretta se l’avrebbe fatto con “diverse armi e centinaia di munizioni?” Che dire di questo video con 350.000 contatti dove sembra che avesse ancora lo zaino dopo che le bombe erano esplose? The Daily Beast
La pagina di FacebookDzhokhar Tsarnaev è innocente“, sostiene che il governo degli Stati Uniti, e non Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev, sia dietro gli attentati di Boston. “Ciò è dello stesso genere di teorie del complotto propugnati sull’11/9 da Alex Jones, fondatore di Infowars, sito web preferito da Tamerlan Tsarnaev”, secondo Associated Press.

20110202_CIAMBTamerlan Tsarnaev ha partecipato a un seminario promosso dalla Fondazione Jamestown legata alla CIA, secondo le Izvestija. Il quotidiano russo cita documenti prodotti dal dipartimento del controspionaggio del ministero degli Interni della Georgia, confermando che l’ONG “Caucasus Fund” tenne un seminario nell’estate del 2012 frequentato da Tsarnaev. Il Caucasus Fund è stato creato nel novembre 2008, dopo il conflitto geoergiano-osseto. Scopo principale dell’organizzazione, secondo Izvestija, è “reclutare giovani intellettuali del Caucaso del Nord per aggravare l’instabilità e diffondere l’estremismo nelle regioni meridionali della Russia.” La Fondazione Jamestown è una nota facciata della CIA. Ed “è solo un elemento di una macchina enorme, controllata dalla Freedom House e collegata alla CIA“, scrive la Rete Voltaire.In pratica, è diventata un’agenzia di stampa specializzata in Stati comunisti e post-comunisti e nel terrorismo.” Il direttore della CIA William Casey e il dissidente russo Arkadij Shevchenko contribuirono alla creazione dell’organizzazione. Nel consiglio di amministrazione della Jamestown vi è Zbigniew Brzezinski, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Jimmy Carter. Brzezinski, un operativo di alto livello del globalismo, avviò il reclutamento dei mujahidon della CIA per l’Afghanistan, che in ultima analisi produsse al-Qaida e i taliban.

Tamerlan Tsarnaev seguiva i corsi sponsorizzati dalla CIA
Il giudice Napolitano sulle false cellule terroristiche del governo

Boston 1Le nuove immagini del video di sorveglianza di Boston mostrano le agghiaccianti immagini di ‘Red Bull e Doritos’. Dailymail. Tamerlan Tsarnaev ha frequentato la stessa scuola degli attori Matt Damon e Ben Affleck. Gli amici descrivono Dzhokhar Tsaraev come un mite fumatore di spinelli, e sembrano veramente scioccati dal fatto che abbia potuto essere coinvolto in violenze. Secondo i racconti di Dzhokhar su Twitter, Dzhokhar sognava cheeseburger, scherza con gli amici su come ottenere voti alti, trovare ragazze e guardare la saga fantasy “Game of Thrones” in TV. Il giorno dopo l’attentato, ha scritto su Twitter: ‘Sono un ragazzo stressato’. Nella notte seguente gli attentati si era recato in palestra. Molti dei suoi amici hanno lanciato campagne su Facebook e Twitter proclamando la sua innocenza e sostenendo che era all’università. Altri hanno detto che credono così fortemente nel suo buon carattere che avrebbero testimoniato per lui al processo. Daily Mail

SquarciniSquarcini

Secondo quanto riferito, Tamerlan Tsarnaev era un terrorista islamico “come il francese Mohammed Merah, morto in una sparatoria con la polizia un anno fa, dopo… una serie di sparatorie a Tolosa…” Alcuni alti funzionari dell’intelligence francese hanno suggerito che Mohamed Merah, il presunto killer di Tolosa, abbia lavorato per l’intelligence francese. Merah era collegato alla Direzione Centrale d’Intelligence Interna (DCRI), gestito da Bernard Squarcini, molto vicino all’ex presidente Nicolas Sarkozy. Squarcini ha ammesso che Merah aveva ripetutamente visitato gli uffici della DCRI. Yves Bonnet, ex capo dei servizi segreti, dice di Merah: “Era conosciuto alla DCRI… perché li aveva il suo contatto dell’intelligence interna.” Secondo fonti d’intelligence che hanno parlato con Il Foglio, La Direzione Generale di Sicurezza Esterna francese permise l’ingresso in Israele di Merah, nel 2010, presentandolo come informatore.
Il pistolero di Tolosa era un informatore dei servizi segreti francesi?Articoli indicano che il pistolero di Tolosa fosse un attivo dell’intelligence francese

Tania Head Bloomberg Giuliani Ground ZeroTania Head con Bloomberg e Giuliani

Tania Head è la fondatrice e capo del Network dei superstiti World Trade Center. Tania dice che l’11 settembre si trovava al 78° piano della torre sud, quando l’aereo l’ha colpita. Dice che giaceva sul pavimento quando un uomo con una bandana rossa le spense le fiamme sulla schiena. In realtà, Tania Head l’11 settembre 2001, era a Barcellona. Il vero nome di Tania Head è Alicia Esteve Head, ed è la figlia di un uomo d’affari spagnolo finito in prigione per appropriazione indebita. Nel 2007, mentre il New York Times stava per smascherarla, confessò le sue bugie. Si potrebbe sospettare che Tania Head lavorasse per la CIA e che il suo lavoro fosse diffondere disinformazione e fare in modo che i veri sopravvissuti dell’11 settembre subissero il lavaggio del cervello. Tania Head è diventata amica della sopravvissuta Linda Gormley. Head costrinse Gormley a prendere parte a un trattamento chiamato ‘flooding’ per poter affrontare il suo stress post-traumatico. Il trattamento della Head costringeva Gormley ad ascoltare un nastro in cui Head descrive degli incubi legati agli attentati. Sul nastro, Head ripeteva: “Lei non ha la testa. Oh mio Dio!! Non riesco a respirare! La mia pelle sta bruciando! Sono tutti morti, tutti morti!!Sembra il lavaggio del cervello, progettato dalla CIA per avere il controllo della mente di qualcuno.

Se cercate i terroristi di Boston, guardare la Boston irlandese che ha finanziato l’IRA in Irlanda del Nord.

Aangirfan - Aangirfan

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’evoluzione della competizione strategica nell’Oceano Indiano

Salman Rafi Sheikh (Pakistan) Oriental Review 19 aprile 2013

L’area dell’Oceano Indiano sarà il vero nesso delle potenze mondiali e dei conflitti nei prossimi anni. E’ qui che la lotta per la democrazia, l’indipendenza energetica e la libertà religiosa sarà persa o vinta.” (Robert D. Kaplan)

map_indian_ocean_500
L’Oceano Indiano, una volta considerato un ‘oceano trascurato’, oggi, diventata il fulcro delle attività politiche, strategiche ed economiche a causa della presenza di navi convenzionali e nucleari delle grandi potenze della zona, e per la propria importanza economica e strategica. 36 Stati si affacciano sull’Oceano Indiano, presenti sulla sua fascia costiera. Inoltre, vi sono undici Stati nell’entroterra, ad esempio Nepal e Afghanistan che però sono senza sbocco sul mare, ma sono molto interessati dalla politica e dal commercio dell’Oceano Indiano. L’oceano contiene diversi minerali importanti: l’80,7% dell’estrazione mondiale di oro, il 56,6% dello stagno, il 28,5% del manganese, il 25,2% del nichel e il 77,3% della gomma naturale. Il più alto tonnellaggio delle merci mondiali, il 65% del petrolio mondiale e il 35% del gas, che si trovano nei Paesi rivieraschi, vi passano. La regione oggi è un’arena della geopolitica contemporanea. Strategicamente, l’Oceano Indiano ha un’importanza cruciale, soprattutto per la presenza delle maggiori potenze nella regione e del potenziale delle potenze regionali, di cui tre sono nucleari: Pakistan, Cina e India. Questo è il motivo per cui le potenze regionali ripongono grande fiducia nella realizzazione di una flotta di sottomarini lanciamissili e di SLBM per una seconda capacità di attacco, per mantenere l’equilibrio di potenza, al fine di scoraggiare l’egemonia di una qualsiasi potenza regionale o extra-regionale.
Gli USA hanno creato una loro base navale nell’Oceano Indiano a Diego Garcia, che costituisce una minaccia per gli Stati regionali e protegge gli interessi vitali degli Stati Uniti nella regione. Le relazioni politiche nel e intorno l’Oceano Indiano possono avere implicazioni significative per gli Stati Uniti riguardo la loro nuova strategia del “Perno Asiatico”. La nuova US Strategic Guidance 2012 collega l’economia e la sicurezza degli Stati Uniti agli sviluppi nel Oceano Indiano, elevando l’India alla posizione di partner strategico di lungo termine che serve “da ancoraggio regionale”. I documenti ufficiali dichiarano inoltre che l’Iran e la Cina sono i due Stati che più rischiano di utilizzare mezzi asimmetrici per contrastare le aree di interesse degli Stati Uniti. La collusione indo-statunitense nell’Oceano Indiano ha reso diffidenti Pakistan e Cina nelle loro aperture semi-ostili, quindi spingendo alla conseguente concorrenza strategica nella regione e all’impiego di strategie dipendenti dalle risorse, per contrastare e controbilanciare le manovre degli Stati avversari.
Il mondo starebbe entrando nell’era della geo-energia dove le questioni di sicurezza energetica (sicurezza della domanda e sicurezza dell’approvvigionamento) condizioneranno le relazioni tra Stati portando alla riconfigurazione della gerarchia delle potenze mondiali. La sicurezza energetica avrà un ruolo determinante nella creazione di situazioni di conflitto o cooperazione. Il Paese che detiene la posizione preminente nell’Oceano Indiano rischia di controllare il flusso di energia non solo per l’Asia orientale, futuro centro del potere economico mondiale, ma anche per altre regioni.  Attualmente, gli Stati Uniti d’America, la più potente forza navale del mondo, dominano la regione e gli Stati regionali, e in particolare la Cina cerca di bilanciare il potere degli Stati Uniti nella regione, al fine di proteggere gli interessi della propria economia in crescita e del proprio fabbisogno energetico. La domanda per cui è così importante dominare l’Oceano Indiano, può avere una risposta mettendo in evidenza il fatto che il petrolio inviato dal Golfo Persico a quasi tutto il mondo, attraversa l’Oceano Indiano e attraversa lo Stretto di Malacca diretto verso Cina, Corea e Giappone. Se un’altra potenza vi si ancora, i Paesi importatori di petrolio subirebbero duri colpi.  Poiché la strategia è dominare le rotte petrolifere, gli Stati Uniti hanno in questi ultimi anni coperto di attenzioni India, Vietnam e Singapore, che si trovano su tali rotte.
Le coste del Pakistan si affacciano solo sull’Oceano Indiano, un punto di accesso fondamentale per il commercio e in particolare per l’approvvigionamento energetico. I grandi interessi del Pakistan nell’Oceano Indiano impediscono all’India di dominare le zone più vicine al Pakistan stesso, e di proteggere le sue vitali vie d’importazione ed esportazione. Il Pakistan da solo può fare relativamente poco verso la presenza navale indiana nell’Oceano Indiano, pertanto, si è dedicato a due proposizioni: sviluppare la propria potenza navale e avere dei grandi contrappesi esterni. Probabilmente gli Stati Uniti non sono visti dal Pakistan come partner affidabili per puntellare la propria sicurezza nell’Oceano Indiano, soprattutto alla luce del crescente dialogo ai vertici tra Stati Uniti e India sulla sicurezza dell’Oceano Indiano. Il contrappeso più importante è la Cina. Il Pakistan si trova a beneficiare del “filo di perle”, a cui ha quindi consegnato dei diritti operativi. La partecipazione dell’Oceano Indiano alla sicurezza economica del Pakistan, come per l’India, è notevole: la sua fragile bilancia dei pagamenti dipende dal commercio marittimo, il 95% del suo commercio e il 100% delle sue importazioni di petrolio avvengono attraverso l’Oceano Indiano. Essendo obiettivo principale del Pakistan neutralizzare l’India per garantirsi i propri interessi economici ed energetici, si allea con la Cina e allo stesso tempo migliora la propria potenza navale e militare.
Mentre l’Oceano Indiano è un centro energetico, l’India cerca di migliorare il suo coinvolgimento nella regione, cercando di aumentare la sua influenza sul Plateau dall’Iran al Golfo di Thailandia.  L’India presto diventerà la quarta più grande consumatrice di energia del mondo, dopo gli Stati Uniti, la Cina e il Giappone: dipendente dal petrolio per circa il 33 per cento del suo fabbisogno energetico, del quale importa il 65 per cento, e il 90 per cento delle sue importazioni di petrolio potrebbe presto provenire dal Golfo Persico. Un’altra ragione alla base dello sviluppo della potenza navale dell’India è il “dilemma di Ormuz”, la sua dipendenza dalle importazioni che attraversano lo stretto vicino al coste di Makran, nel Pakistan, dove i cinesi aiutano i pakistani a sviluppare porti oceanici. Per proteggere i propri interessi vitali e per affermarsi come superpotenza, l’India amplia la sua flotta con lo stesso spirito. Con le sue 155 navi da guerra, la marina indiana è già una delle più grandi del mondo, e prevede di aggiungervi tre sottomarini a propulsione nucleare e tre portaerei nel 2015, rendendo la marina indiana una flotta oceanica. Gli obiettivi critici dell’India,  ampliando la sua marina, non sono solo economici e di sicurezza ma anche l’”autonomia strategica”, una politica in armonia con l’obiettivo indiano di raggiungere lo status di superpotenza, ed è in questo contesto che si vedrà più che mai l’India opporsi alla presenza di altre potenze regionali nell’Oceano Indiano. Per l’India, la presenza di potenze regionali esterne crea tensioni nella regione, cosa pregiudizievole per i suoi sensibili interessi; l’India vuole sostituire quelle potenze e dominare la regione. Tra gli ultimi sviluppi che la Marina indiana ha effettuato, vi è stata l’inaugurazione della più recente base della marina militare indiana, l’INS Dweeprakshak, nelle Isole Laccadive sotto il Comando Navale Sud, il 1° maggio 2102. È stata pensata per affrontare la strategia cinese del ‘filo di perle’ che separa l’India dalle altre nazioni dell’Oceano Indiano. Possiamo valutare il grado di ansia dell’India nel proiettarsi come superpotenza emergente, osservandone le spese per  questo aspetto della potenza. L’India prevede di spendere quasi 45 miliardi dollari nei prossimi 20 anni per 103 nuove navi da guerra, tra cui cacciatorpediniere e sottomarini nucleari. In confronto, gli investimenti della Cina nello stesso periodo sono stimati a circa 25 miliardi di dollari per 135 imbarcazioni.
Infatti, mentre l’India estende la sua influenza a est e ad ovest, a terra e in mare, si scontra con  la Cina, anch’essa preoccupata di proteggere i propri interessi in tutta la regione, espandendo la propria proiezione. La preoccupazione fondamentale che anima gli interessi cinesi nell’Oceano Indiano è la sicurezza energetica, un imperativo ampiamente dibattuto nei media e dagli studi accademici, che affronta il “dilemma di Malacca” (l’eccessiva dipendenza della Cina da questo stretto, a sua volta obiettivo degli USA per controllare politicamente questo stretto, per poter manipolare il fabbisogno energetico della Cina). Non è esagerato dire che chi controlla lo Stretto di Malacca controllerà le rotte energetiche della Cina. L’eccessiva dipendenza da questo stretto costituisce una grave minaccia potenziale alla sicurezza energetica della Cina. Lo Stretto di Malacca è senza dubbio una rotta marittima cruciale che permetterà agli Stati Uniti di cogliere la superiorità geopolitica, limitando l’ascesa della grande potenza e controllando il flusso di energia mondiale. Il governo cinese spera infine di bypassare, almeno in parte, lo stretto, trasportando petrolio e altri prodotti energetici attraverso autostrade e condotte dai porti sull’Oceano Indiano al cuore della Cina. Il governo cinese ha già adottato la strategia del “filo di perle” per l’Oceano Indiano, che consiste nel creare una serie di porti in Paesi amici lungo le coste settentrionali dell’oceano, come Gwadar in Pakistan, una porto a Pasni, in Pakistan, a 75 miglia est di Gwadar, a cui unirlo con una nuova autostrada, una stazione di rifornimento sulla costa meridionale dello Sri Lanka, e un impianto per  container dall’ampio accesso navale e commerciale a Chittagong, in Bangladesh. Il governo cinese  immagina anche un canale attraverso l’istmo di Kra, in Thailandia, per collegare l’Oceano Indiano alle coste sul Pacifico della Cina; un progetto pari al canale di Panama e che potrebbe far pendere ulteriormente la bilancia del potere in Asia a favore della Cina, fornendo alle fiorenti marina militare e flotta commerciale della Cina un facile accesso a una vasta continuità oceanica che si estende dall’Africa orientale al Giappone e alla penisola coreana. Oltre a questa strategia, la Cina coltiva rapporti con Paesi della regione attraverso accordi di aiuti, commerciali e per la difesa. Un fattore importante che spinge la Cina a costruire rotte alternative è il fatto che la Marina indiana presto sarà la terza più grande al mondo dopo quelle di Stati Uniti e Cina, operando come ostacolo all’espansione militare cinese. La marina popolare è in espansione anch’essa, e riconfigura il suo ruolo in vista delle mutate circostanze e della crescente importanza dell’Oceano Indiano. La Marina dell’Esercito di Liberazione popolare ha progressivamente aumentato la sua influenza marittima trasformandosi da flotta di difesa costiera a una forza capace di continue operazioni in mare aperto, ragionevolmente commisurata allo status di super-potenza della Cina.
Una delle sfide più grandi che gli Stati Uniti d’America si trovano ad affrontare nella politica mondiale è situata nell’Oceano Indiano, dove Cina e India emergono come principali potenze marittime e economiche, sfidando la decennale egemonia degli USA. Il compito della Marina degli Stati Uniti sarà, quindi, sfruttare tranquillamente la potenza navale dei suoi più stretti alleati: l’India nell’Oceano Indiano e il Giappone nel Pacifico occidentale, per imporre limiti all’espansione della Cina. Uno dei principali obiettivi degli Stati Uniti d’America è ridurre e rallentare l’aumento degli IDE cinesi nei Paesi regionali e di suscitare aree di conflitto. Com’è ovvio, gli Stati Uniti d’America sono interessati a istigare gli Stati regionali ad ostacolare l’espansione della Cina nel Mar Cinese Meridionale e nel Mar Cinese Orientale, nel limitare gli IDE cinesi e ad allontanare i Paesi dal campo cinese. Gli Stati Uniti d’America non vogliono che la regione sia dominata da un singolo Stato, perché potrebbe turbare gravemente gli interessi economici a lungo termine degli USA, così come disturbare l’equilibrio di potere nella regione. Ciò soprattutto in vista dello spostamento del centro economico da ovest a est. Se controllati da una qualsiasi nazione [asiatica], i punti chiave  nell’Oceano Indiano, tra lo Stretto di Malacca, lo Stretto di Hormuz e Bab el Mandeb, potrebbero mutare la bilancia commerciale ulteriormente a favore dell’Asia. La pirateria nello stretto di Malacca dimostra cosa può accadere quando non è possibile garantire l’accesso libero e sicuro attraverso un punto di passaggio. Ma il dilemma degli USA è che non possono impedire o bloccare i rifornimenti di Cina e India, in quanto ciò rallenterebbe l’economia mondiale, ma monopolizzare l’approvvigionamento energetico controllando gli Stati dell’Asia centrale. Un altro dilemma degli USA è che non possono emarginare del tutto la Marina cinese. Gli USA colgono ogni occasione per cercare d’incorporare la marina cinese nelle alleanze internazionali, mentre l’intesa USA-Cina sul  mare è fondamentale per la stabilizzazione della politica mondiale del XXI.mo secolo. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi regionali, gli USA giocano sul problema India-Cina per un proprio tornaconto. Continuando ad impegnarsi con l’India, perseguono la loro strategia di accerchiamento della Cina. Come parte della strategia, incoraggiano l’India a stabilire relazioni con gli Stati dell’Asia centrale e sud-orientale. Lo scopo è contenere l’influenza cinese. Gli USA rafforzano anche la loro presenza navale nella regione, riconoscendo il fatto che questa regione ottiene una posizione centrale negli affari politici mondiali. E’ in questo contesto che il cambiamento strategico del “perno asiatico” degli Stati Uniti dovrebbe essere compreso e analizzato.
L’Iran è l’altra potenza emergente dell’Oceano Indiano e che controlla lo Stretto di Hormuz, assai  importante, essendo un punto di transito che può potenzialmente innescare conflitti regionali. Come sottolineato in precedenza, questa via di transito è responsabile dei rifornimenti di petrolio alla maggior parte del mondo. Perciò, il controllo di questa rotta è di importanza strategica per gli Stati Uniti, ed è probabilmente più cruciale per l’Iran averne il controllo e usarlo come strumento per estendere il proprio potere e usarlo come leva per negoziare con gli Stati Uniti e i loro alleati sulla questione nucleare iraniana. Se o meno l’Iran scelga di bloccare lo stretto è una questione controversa, tuttavia, è evidente in molte dichiarazioni ufficiali iraniani che l’Iran considera questa opzione come praticamente realizzabile, per via della deterrenza cui è interessata. Rispondendo all’embargo petrolifero dell’Unione europea con lo spettacolo provocatorio della forza militare e di rinnovate minacce di chiudere lo Stretto di Hormuz, l’Iran avverte l’occidente che non sarà una vittima passiva della guerra economica. D’altro lato, preservare la sicurezza dello Stretto di Hormuz è una priorità della strategia della deterrenza difensiva dell’Iran nel Golfo Persico. La politica iraniana sarà certamente misurata e razionale, basata sulla piena responsabilità e tenendo conto delle realtà geo-politiche della regione, ma in nessun modo permetterà ad altri di mettere in pericolo i propri interessi legittimi.
Tutto ciò dimostra che l’Oceano Indiano ha assunto un ruolo centrale nelle strategie delle maggiori potenze mondiali e regionali. Come microcosmo del mondo in generale, la regione dell’Oceano Indiano si trasforma in una zona sia di “sovranità ferocemente custodite” (con economie e potenze militari in rapida crescita) che di “stupefacenti interdipendenze” (con i suoi oleodotti e rotte terrestri e marittime). Per la prima volta dall’assalto portoghese nella regione, nei primi anni del XVI° secolo, la potenza dell’occidente è in declino, ma in modo sottile e relativo. Sebbene gli USA cerchino di darvi nuovo impulso e di riconfigurarlo, potrebbero non essere in grado di affermare la propria posizione dominante nella regione. Gli indiani e i cinesi sono suscettibili di entrare nella dinamica della rivalità tra grandi potenze in queste acque, con i loro interessi economici da grandi partner commerciali, bloccandosi in un abbraccio disagevole, mentre il Pakistan continuerebbe a far valere la propria posizione stabilendo un’alleanza con la Cina e costruendo la propria potenza, soprattutto navale. Tenuto conto delle circostanze e delle realtà geo-politiche, gli USA dovranno cambiare atteggiamento, dal dominio a una sorta di relazione indispensabile con le potenze regionali, tra cui l’Iran e il Pakistan. In futuro, agirebbero da ‘bilanciamento’ tra Cina e India. Ciò che diventa evidente, con l’evolversi delle cose, è che nessun singolo Stato potrà dominare la regione da solo e, quindi, una sorta di sistemazione multilaterale dovrà stabilirsi, sulla cui base ogni Paese potrà “equamente” perseguire i propri obiettivi.

LI4B20FCB4026C7Note:
1.Quadrennial Defence Review Report, febbraio 2010, Department of Defence: Washington DC.
2.Asia Pacific Research Centre, “Energy in China: Transportation, Electric Power and Fuel Markets” (Tokyo: Asian Pacific Research Centre, 2004)
3.Robert D. Kaplan, “Center Stage for the Twenty-First Century”, (Foreign Affairs, marzo/aprile 2009)
4.Nathaniel Barber, Kieran Coe, Victoria Steffes, Jennifer Winter, “China in the Indian Ocean: Impacts, Prospects, Opportunities”, (Robert M. Lafollette School of Public Affairs, University of Wisconsin-Madison, Spring 2011)
5.Africa-Asia Confidential, “The battle for the Indian Ocean”, maggio 2009.
6.Selig S. Harrison ed. Super Power Rivalry in the Indian Ocean: Indian and American Perspectives (New York: Oxford University Press, 1989)

Oriental Review ringrazia Salman Rafi Sheikh, laureato in Relazioni Internazionali presso la Quaid-I-Azam di Islamabad, per il suo gentile contributo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria e il Pakistan sono i componenti per assemblare un megagasdotto per la Cina?

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 14 aprile 2013

Mediterranean-China-PipelineIl conflitto in Siria viene insistentemente legato agli interessi dell’Iran e, in misura minore, della Russia. Poco, però, viene detto circa la Cina. Pechino ha una partecipazione importante in tutta l’iniziativa siriana per la sua sete di energia. I cinesi, con gli indiani, hanno effettuato investimenti nel settore energetico siriano. Saranno anche i principali beneficiari della quota dal Mediterraneo orientale delle future esportazioni di gas dalla Siria. Nel 2007, dopo che l’accordo di Turkmenbashi venne firmato, tramite un accordo tripartito tra le repubbliche di Turkmenistan, Russia e Kazakhstan, e dopo che il vertice del Mar Caspio si era tenuto a Teheran tra la Repubblica di Azerbaigian, Iran e le suddette tre repubbliche, è diventato chiaro che “una contro-alleanza eurasiatica veniva costruita attorno alla coalizione cino-russo-iraniana [rendendo] la guerra contro l’Iran un’opzione sgradevole che potrebbe trasformarsi in un conflitto mondiale” (Nazemroaya 2007). Ciò che non era troppo chiaro, invece, era che “[gli] snodi dei corridoi energetici strategici dell’Eurasia [erano] in fase di sviluppo” (Ibid.). Va notato che “i leader di Turkmenistan, Russia e Kazakhstan avevano anche previsto l’inserimento di un corridoio energetico iraniano, dal Mar Caspio al Golfo Persico, come estensione dell’accordo di Turkmenbashi” (Ibid.).
L’Iran ha iniziato la costruzione di un enorme impianto per il gas liquido (LNG), completo di impianti di stoccaggio e terminali di carico, nel 2007. L’ubicazione dell’impianto di trasformazione LNG è a Porto Tombak, nel Golfo Persico. L’impianto LNG è stato costruito pensando alla Cina, e un accordo con i cinesi è stato stilato sulle future esportazioni di LNG. Nello stesso anno, la Siria è entrata anche a far parte della più ampia strategia energetica eurasiatica che unisce l’Iran, la Russia e la Cina (Ibid.). Questo è il motivo per cui sia l’Iran che la Russia sono coinvolti nei progetti e nell’esplorazione sul gas in Libano e Siria. Le posizioni e gli interessi di Teheran e Mosca, e il loro rapporto con la Siria, possono essere riassunti nel seguente passaggio: “Russia e Iran sono anche le nazioni con le maggiori riserve di gas naturale del mondo. Questo si aggiunge ai seguenti fatti; l’Iran esercita anche un’influenza sullo Stretto di Hormuz, la Russia e l’Iran controllano le esportazioni di energia dall’Asia centrale ai mercati globali, e la Siria è il perno di un corridoio energetico nel Mediterraneo orientale. Iran, Russia e Siria da ora eserciteranno grande controllo e grande influenza su questi corridoi energetici e, per estensione, sulle nazioni che ne dipendono nel continente europeo. Questo è un altro motivo per cui la Russia ha costruito strutture militari sulle coste mediterranee della Siria. Il gasdotto Iran-Pakistan-India rafforza ulteriormente anche questa posizione a livello globale (Ibid.). Si stima che nel 2007 circa il 96,3 per cento del gas che si prevede sarà “importato dall’Europa continentale, verrà controllato da Russia, Iran e Siria con tale accordo” (Ibid.).
Allo stesso modo, gli interessi degli Stati Uniti e dei suoi alleati della NATO e dei petro-sceiccati arabi in Siria, possono essere così articolati: “La trasformazione della Siria in uno Stato cliente non solo aiuterebbe a sgretolare il Blocco della Resistenza [composto da palestinesi, Iran, Libano, Siria e Iraq], ma darebbe il controllo del corridoio energetico levantino, nel Mediterraneo orientale, a Israele e alle potenze della NATO. Un ponte terrestre diretto collegherebbe Israele e la Turchia, e l’Iran verrebbe tagliato dai suoi piccoli alleati levantini in Libano e Palestina, indebolendo la loro resistenza ad Israele. Il Mar Mediterraneo diverrebbe un lago esclusivo della NATO e la via di transito energetico nord-sud, nel Levante, cadrebbe sotto il controllo atlantista. Il bacino levantino, che si estende da Gaza ad Alessandretta, ha diversi grandi giacimenti di gas, soggetti a tensioni regionali sul loro sfruttamento e sulla titolarità dei diritti. Israele è in contrasto sia con il Libano che con i palestinesi di Gaza sulla questione. L’Iran e la Russia, i due più grandi proprietari di gas del mondo, hanno interessi in questi giacimenti di gas e sono coinvolti in progetti per aiutare il Libano e la Siria a valorizzare e di sviluppare i loro giacimenti. Assicurandosi il controllo della Siria o di parti di una Siria in frantumi, questi giacimenti di gas finirebbero totalmente sotto il controllo dell’Alleanza atlantica e gli iraniani e russi ne verrebbero scacciati.” (Nazemroaya 2012, p. 324-325).
La realtà geo-politica in Siria lavora anche contro la Pipeline Nabucco e gli interessi turchi. Nel contesto di questa strategia energetica eurasiatica, ciò che dovrebbe diventare chiaro con l’annuncio della costruzione della Pipeline Iran-Iraq-Siria, dopo che il governo iracheno, a Baghdad nel febbraio 2013, ha dato via libera al progetto, sono i collegamenti tra la Siria e il Pakistan tra essi e con la Cina attraverso l’Iran. La Pipeline Iran-Iraq-Siria, che passerà anche attraverso il Libano, è stato presentata come una rotta per esportare il gas iraniano fino alle coste del Mediterraneo orientale. La direzione del flusso del gas, tuttavia, può essere invertita. Il gas del Mediterraneo orientale dalle coste del Libano e della Siria, forse anche della Striscia di Gaza e dall’Egitto, può essere esportato verso est attraverso la pipeline e incanalato attraverso il Pakistan alla Cina. In parte, tolti i suoi vasti giacimenti di gas, questo spiegherebbe anche i megaprogetti infrastrutturali LNG dell’Iran, che mirano a fare dell’Iran l’hub internazionale per la lavorazione e il commercio del gas naturale.

L’accordo tra Pakistan e Iran sulla Pipeline
Nell’Est dell’Iran, il progetto di gasdotto tra Iran e Pakistan è all’opera da anni. All’inizio venne previsto d’includervi l’India. Ciò che era meno chiaro era la posizione cinese. Anche se non era esplicitato, la Cina era sempre incombente sullo sfondo. A causa degli interessi cinesi, Washington non è stata in grado di fermare il progetto: “Per quanto riguarda le rotte energetiche strategiche, il Pentagono e la NATO vedono la Pipeline dell’Amicizia [di Iran-Pakistan-India] come una minaccia o un corridoio energetico rivale a quelli che programmano per l’Eurasia. Il rifiuto continuo di Islamabad di piegarsi alle richieste degli Stati Uniti per annullare il gasdotto con l’Iran, è direttamente legato agli interessi geostrategici cinesi. Come accennato in precedenza, vi è una forte possibilità che la Cina possa essere inclusa nel progetto del gasdotto o che il gasdotto possa costituire una pipeline Iran-Pakistan-Cina che aggirerebbe l’India. Questo minaccia l’obiettivo degli Stati Uniti di contenere la Cina e isolare l’Iran, controllando i rifornimenti energetici cinesi e manipolando la rotta delle esportazioni energetiche iraniane” (Ibid. p. 185-186).
Come l’Iran e la Russia, la Cina si è anche offerta di aiutare e finanziare il Pakistan nella costruzione del gasdotto nel suo territorio. I cinesi stanno già lavorando silenziosamente sulle infrastrutture in Pakistan: “Nel 2007, con la vitale partecipazione cinese, il porto di Gwadar è stato  adattato per ospitare il traffico oceanico. I cinesi danno un grande valore strategico a Gwadar, perché si trova sulla costa del Mar Arabico, alla foce del Golfo di Oman (Mar di Oman) nei pressi dell’alleato strategico della Cina, l’Iran, e di un Golfo Persico ricco di idrocarburi. Gli strateghi cinesi vogliono integrare Gwadar con la Regione Autonoma del Xinjiang, nella Cina uigura, con l’autostrada del Karakoram. Se questo sarà fatto, quindi, le importazioni di energia cinesi verso la Cina possono ignorare l’oceano e garantirsi inoltre la sicurezza di Pechino da eventuali azioni per isolare la Cina ad opera della Marina degli Stati Uniti o di altre forze ostili che cercherebbero di tagliare i rifornimenti energetici cinesi in uno scenario bellico. L’Iran può anche importare direttamente dalla Cina tramite Gwadar. La questione importante sia per Pechino che per Washington è se un Belucistan indipendente servirebbe o opererebbe contro gli interessi navali cinesi di Gwadar. Sostenendo la secessione del Baluchistan dal Pakistan o provocando un conflitto baluchi-pakistano, gli Stati Uniti probabilmente spererebbero che Pechino venga costretta a sostenere gli sforzi di Islamabad per mantenere l’integrità territoriale del Pakistan, ed i propri interessi. Questo alienerebbe il Baluchistan dalla Cina e magari provocherebbe la perdita di Gwadar a danno dei cinesi” (Ibid. p.186-187).
In sintesi, la Pipeline Iran-Iraq-Siria e il gasdotto Iran-Pakistan sono frammenti dello stesso grande gasdotto eurasiatico che s’intreccerebbero come un tappeto persiano artigianale. Questo si aggiunge  al contesto del conflitto in Siria, contribuendo anche a spiegare le posizioni di Paesi come il Qatar e la Turchia che vogliono un cambio di regime a Damasco. Ciò è anche uno dei motivi per cui l’Unione europea ha unilateralmente sanzionato l’Iran LNG Company (ILC) nel 2012, poco prima che l’Iran iniziasse le sue esportazioni di LNG.

Gas, petrolio, guerra e geopolitica nel Mediterraneo orientale
Il “Grande Gioco” tra i due blocchi rivali si svolge in Siria. Da una parte ci sono Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Turchia, Arabia Saudita e Qatar, mentre dall’altra vi sono Cina, Russia e Iran. Da qui può essere ribadito che: “Il Mediterraneo è letteralmente diventato un prolungamento delle pericolose rivalità internazionali per il controllo delle risorse energetiche del Caucaso e dell’Asia Centrale” (Nazemroaya 2007). Israele fa parte di questo gioco. Non solo Israele ha interesse a neutralizzare la Siria allontanandola dall’Iran, ma vuole anche una quota del gas del Mediterraneo orientale: “Il giacimento di Tamar, scoperto nel 2009 al largo della costa di Israele, è una grande promessa. Il Leviathan, scoperto nel 2010, lo è ancora di più. L’US Geological Survey calcola che ci potrebbero essere 120 miliardi di piedi cubi (TCF) di gas tecnicamente recuperabile nel bacino del Levante, che bagna le coste di Israele, Libano, Siria e Cipro” (The Economist 2013).
Hezbollah ha anche messo in guardia Israele nel 2011, “contro il tentativo di rubare le risorse marittime del Libano e ha detto che subirebbe ritorsioni per un qualsiasi attacco israeliano contro gli impianti petroliferi e gasiferi [del Libano]” (AP 2011). Un alto funzionario delle Nazioni Unite è anche intervenuto per chiedere a Libano e Israele di cooperare per promuovere la ricerca di petrolio e gas nel Mediterraneo orientale (ibid.).
Come Israele, anche la Turchia è interessata a spartirsi i giacimenti di gas del Mediterraneo orientale, così come il controllo del flusso di gas attraverso il territorio turco: “Le frontiere marittime d’Israele con il Libano sono contestate. E la sua partnership energetica con Cipro ha alimentato un altro incendio. Le pretese di Cipro del Nord, controllato dai turchi, si sovrappongono a quelle greco-cipriote. La Turchia vuole fermare qualsiasi esplorazione. Per sottolineare questo punto, ha inviato una nave da guerra nella zona dopo che sono iniziate le esplorazioni, lo scorso anno” (The Economist 2013). Inoltre, come suggerito sopra, Cipro è anche parte del quadro: “L’esportazione di gas naturale liquefatto (LNG), nei mercati in cui i prezzi sono alti, sarebbe una cosa ottima. Ma questo richiederebbe ingenti investimenti e un grande impianto costiero. Cipro è acuta, ma non ha denaro. Il gas israeliano potrebbe essere liquefatto a Cipro, ma ciò significherebbe che Israele ne cederebbe il controllo, un’idea sgradevole per alcuni nazionalisti. Un impianto di liquefazione in Israele non sarebbe praticabile, per via dello spazio limitato, degli ambientalisti inflessibili e di una sicurezza difficile da garantire” (Ibid.).
La petro-politica nel Levante è un ulteriore fattore o livello che può essere utilizzato per mettere in discussione gli obiettivi dell’assedio finanziario all’economia greco-cipriota.

L’instabilità in Siria e Pakistan: i tentativi di Washington di strangolare la Cina
In ultima analisi, nel contesto delle forniture di gas dal Mediterraneo orientale, la Siria è per la Cina proprio come l’attuale “Secondo assalto all’Africa” che ha preso di mira Sudan, Libia e Mali. A questo proposito, la guerra della NATO in Libia e l’assedio contro la Siria sono due fronti della stessa guerra, che mira a neutralizzare i cinesi. Lo stesso vale per le crisi interne in Pakistan. “La biforcazione tra potere militare e potere finanziario a livello mondiale, nonché l’ascesa economica dell’Asia orientale continuano“, come parte di ciò che studiosi come Giovanni Arrighi (2010, p. 381), credono essere una “transizione egemonica”. La svolta di Washington verso l’Asia-Pacifico è diretta contro i cinesi e a impedire che Pechino sconfigga gli Stati Uniti sulla scena mondiale. Washington ha lavorato per destabilizzare il corridoio energetico eurasiatico pianificato dalla Cina. In Pakistan si è fatto questo, contribuendo alle tensioni interne e alle divisioni etniche interne: “La provincia pakistana del Baluchistan è importante in questa equazione. Il Baluchistan non è solo geo-strategicamente importante riguardo i collegamenti energetici eurasiatici, ma è anche ricco di giacimenti minerari e di idrocarburi. Nella maggior parte dei casi, questi giacimenti di minerali ed  energetici sono intatti. Sarebbe molto più facile procurarsi minerali ed energia di questa zona, da una relativamente meno popolata e indipendente repubblica del Baluchistan, che sarebbe felice di vendere le sue risorse a prezzi inferiori. Potrebbe anche contribuire a destabilizzare le province iraniane orientali, compresa la provincia del Sistan-Baluchistan. Un Baluchistan indipendente dal Pakistan potrebbe contrastare Teheran con rivendicazioni territoriali sul Sistan-Baluchistan” (Nazemroaya 2012, p.186).
Questo è anche probabilmente il motivo per cui il generale Pervez Musharraf in Pakistan è tornato dal suo esilio volontario negli Emirati Arabi Uniti, assieme alla dissoluzione del fronte unito a lui contrario tra il Partito Popolare del Pakistan e la Lega Mussulmana del Pakistan di Nawaz Sharif. E’ diventato chiaro che ci sia una pressione esterna, come ad esempio dall’Arabia Saudita, affinché  i tribunali e il governo pakistani non lo perseguano. Il ritorno del generale Musharraf in Pakistan, per concorrere alla presidenza, non ha alcuna possibilità di successo. Musharraf, tuttavia, può agire come uno spoiler e dividere ulteriormente la società pakistana. Il suo ritorno ha anche attratto la cauta attenzione di Pechino. Se la Pipeline Iran-Iraq-Siria e il gasdotto Iran-Pakistan saranno collegati e riforniranno la Cina, ciò sarà un duro colpo al primato degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti si propongono di sconvolgere il completamento di entrambi i progetti. La tensione di Washington con Teheran sul programma nucleare iraniano deve, quindi, essere visto come un paradigma che punta anche a questo.

Riferimenti
Arrighi, Giovanni. Il lungo XX secolo: denaro, potere e le origini del nostro tempo. 2.da ed., New York, Verso, 2010.
Gas in the eastern Mediterranean: Drill or quarrel?” The Economist, 12-18 gennaio 2013, p.58.
Hezbollah warns Israel against ‘stealing’ gas from Lebanon”, Associated Press, 26 luglio 2011.
Nazemroaya, Mahdi Dariusm, “The ‘Great Game’ Enters the Mediterranean: Gas, Oil, War, and Geo-Politics”, Global Research, 14 ottobre 2007
Nazemroaya, Mahdi Darius, The Globalization of NATO, Atlanta, Georgia, Clarity Press, 2012.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le bombe di Boston, sono opera della ‘Blackwater di Obama’?

Boston: Prima delle bombe
Aangirfan 18 aprile 2013

triplecanopyLa Triple Canopy, fondata a Chicago nel 2003 da veterani delle US Army Special Forces. Prima di Boston, Mumbai. Mercenari addestrati dagli statunitensi possono essere stati impiegati in entrambi gli attentati. Alcuni degli uomini armati di Mumbai sembravano essere dei caucasici bevitori di birra, secondo una notizia della BBC. Secondo la BBC del 27 novembre 2008:
(BBC NEWS; I terroristi di Mumbai creano una ‘zona di tiro libero’): “Uomini dalla ‘pelle chiara’, come li ricorda il signor Mishra, semplicemente sparavano per uccidere…” La Triple Canopy ha operato recentemente in India, Nigeria e Somalia. (Le attività della Triple Canopy) Negli attentati di Mumbai del 2008, testimoni oculari hanno detto che tra gli aggressori “vi erano mercenari nigeriani o somali.” (Bagno di sangue a Mumbai – Dnaindia.com)

FI4ogxThSembra che l’amministrazione Obama abbia deciso, scegliendo dei mercenari, la Triple Canopy, una società di Chicago… La Triple Canopy è nota per arruolare mercenari provenienti da Paesi con pessime statistiche sui diritti umani...” (Triple Canopy, la ‘Blackwater di Obama’/ISN, Triple Canopy Takes Over)
Wayne Madsen riferisce che un’“azienda di mercenari” che lavora per il governo degli Stati Uniti, ha effettuato attentati terroristici ‘false flag’ in Asia, con l’assistenza del Mossad e dell’intelligence dell’India, il RAW. (Blackwater/Xe dietro gli attentati terroristici in Asia e in Africa?)

KasabDavid Headley, di Chicago, ha ammesso di aver pianificato gli attentati di Mumbai. Headley ha lavorato per la Drugs Enforcement Administration degli USA, strettamente collegata alla CIA. Secondo The Hindu del 16 gennaio 2010 (Headley ha frequentato i campi di addestramento in Pakistan del Lashkar): Headley ha affermato di aver collaborato per un certo periodo con l’esercito degli Stati Uniti. Headley ha parlato con il suo amico Rahul Bhatt della Delta Force degli Stati Uniti e della truppe top-secret della CIA chiamate Special Activities Division, che svolgono azioni politiche segrete ed operazioni paramilitari. (IndiaDaily – Secondo Rahul Bhatt, Headley potrebbe essere un agente doppio della CIA-ISI…)

Mumbai-attacks-26_11Attentati di Mumbai

Headley operava da una palestra estremamente vicina al consolato statunitense di Ponte Candy. (Mahesh Bhatt e la vicenda Headley) “Era anche molto cordiale con il personale del consolato degli Stati Uniti ed  era in ottimi rapporti con un certo numero di funzionari del Consolato degli Stati Uniti che  incontrava in palestra.” (Mahesh Bhatt & vicenda Headley)

HeadleyHeadley era della CIA?

Secondo Wayne Madsen: (Blackwater/Xe dietro gli attentati terroristici in Asia e in Africa?) C’è un’avanzata base operativa a Karachi, delle forze speciali segrete Blackwater-Xe/CIA/Joint Special Operations Command. Vi sono anche notizie sul personale della Blackwater/Xe presente in Somalia dove avrebbe effettuato attentati terroristici a Mogadiscio… Una serie di attentati terroristici in Pakistan è stata attribuita dai leader islamici pakistani a Blackwater, Mossad e RAW. La Blackwater è stata accusata di arruolare giovani pakistani a Peshawar per realizzare attentati ‘falsa bandiera’ con cui poi incolpare i taliban pakistani… Gli attentati terroristici presumibilmente venivano compiuti dalla base operativa avanzata di Karachi delle forze speciali segrete del Blackwater-Xe/CIA/Joint Special Operations Command. La componente Xe Services era precedentemente nota come Blackwater Select, una società controllata da una serie di scatole cinesi e di società collegate, gestite dalla Blackwater/Xe per conto della CIA e del Pentagono.
Il 3 dicembre 2009, il quotidiano pakistano Nawa-i-Waqt riferiva: “Il vasto territorio nei pressi della diga di Tarbela è stato assegnato agli statunitensi che vi hanno insediato le basi del loro esercito e della loro aviazione. Lì, il RAW [Research and Analysis Wing] indiano e il Mossad israeliano collaborano con la CIA per gestire le attività degli estremisti in Pakistan. La Blackwater/Xe potrebbe anche eseguire attentati terroristici con bombe sulle autostrade in Algeria, una volta  dominio esclusivo dei mercenari della Legione straniera francese, per giustificare una maggiore presenza militare statunitense in Algeria, apparentemente per proteggere i gasdotti del Paese.”
Le forze speciali statunitensi hanno compiuto gli attentati di Mumbai?

Craft
I capri espiatori di Boston: la bufala della pentola a pressione?
Aangirfan, 19 aprile 2013

suspectcloseups0419I sospetti degli attentati della maratona, secondo la polizia e l’FBI, sono Mike Mulgeta (a sinistra) e Sunil Tripathi (a destra). Tripathi sarebbe uno studente della Brown University scomparso il 16 marzo. Sunil Tripathi, studente della Brown University, è scomparso – Huffington Post

boston_suspects_fbi_w_LRGDue uomini passeggiano insieme con zaini leggeri. I due uomini nelle foto rilasciate dall’FBI, vengono descritti come sospetti “armati ed estremamente pericolosi” responsabili dei bombardamenti di Boston. Il Boston Globe ha riferito che uno dei sospettati delle bombe della maratona di Boston sarebbe in custodia, e altri media segnalano che il secondo sospettato forse sarebbe morto. Un sospettato della bomba alla maratona di Boston in custodia, Globe

0 finishlineChi ha invitato la forza mercenaria ‘Craft’ alla maratona di Boston?

The_Craft_Radiation_Detector

Altre foto mostrano i mercenari condurre un’operazione alla maratona di BostonL’FBI ignora gli uomini con gli zaini sulla scena degli attentati di Boston.

Craft0 The_Craft_Three_Guys-600Sta premendo un pulsante?

0 180413seals1

Altri della ‘Craft’ alla maratona di Boston. Chi li paga?

0 imagesIl ragazzo: Non sono il bombarolo della maratona di Boston. Il ragazzo nella foto qui sopra, Salah Barhoun, 17 anni, ha detto all’ABC News che è andato alla polizia per salvaguardare il proprio nome.

boston-fragment-1_2538958bpressure-cookers-boston-bombs_siJon Rappoport si chiede: La bomba della pentola a pressione di Boston è una menzogna o una bufala? (No more fake news) “…Ho fatto delle ricerche e scritto dell’attentato del 1995 ad Oklahoma City. Io e altri scoprimmo che lo scenario ufficiale della bomba sul camion di Ryder, parcheggiato sul marciapiede davanti al Murrah Federal Building, era gravemente incompleto… Delle bombe cablate sulle colonne del palazzo Murrah hanno inflitto i danni maggiori. Una foto di una pentola a pressione maciullata… mostra la valvola della pentola a pressione e, vicino, un piccolo foro rotondo, a quanto pare opera del produttore. Però… non vi sono altri piccoli fori. Vedo macchie ma non decine o centinaia di fori. Eppure ci viene detto che le bombe della maratona erano state collocate all’interno di pentole a pressione e confezionate con  chiodi e cuscinetti a sfere. Se ciò fosse vero, le esplosioni avrebbero creato molti, molti piccoli fori prodotti dallo shrapnel esploso dalla pentola in ogni direzione“.
La bomba della pentola a pressione di Boston è una menzogna o una bufala?

White Rena 2L’ambasciatore degli Stati Uniti Barry White e il suo ospite, il deputato Trygve Slagsvold Vedum (Partito di Centro) visitano Rena. (L’ambasciatore White visita Rena). Rena è il sito della fattoria di Anders Breivik, dove la polizia ritiene abbia pianificato gli attentati norvegesi del 2011. La valle di Oesterdalen, dove si trova Rena, viene usata dai militari per l’addestramento delle forze speciali. Una base militare dell’esercito norvegese si trova nelle vicinanze di Rena. (Rena, Norvegia – Wikipedia)
Secondo la Reuters, la fattoria di Breivik si trova nei pressi di una base militare che ospita i 2000 effettivi del battaglione Telemark. (Breivik in tribunale: le autorità possono avere qualcosa da nascondere – Global Research). Breivik è un capro espiatorio. Una squadra di mercenari potrebbe aver effettuato la sparatoria in Norvegia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 142 follower