Il momento BRICS di Modi

MK Bhadrakumar, 13 luglio 2014

narendra modi 2 - PTI_0_0_0_0_0 Il manifesto elettorale del Bharatiya Janata Party menzionava i BRICS come priorità della politica estera. Quindi, non c’è motivo di sfatare il prossimo vertice del raggruppamento in Brasile come “eredità” per il primo ministro Narendra Modi, come alcuni detrattori indiani hanno prematuramente detto riguardo l’evento. La dichiarazione di Modi, in viaggio per il Brasile, sottolinea che l’India attribuisce “grande importanza” ai BRICS. La cosa che colpisce dell’affermazione è che Modi non ha evitato di riconoscere che il vertice BRICS in Brasile sarà un evento altamente politico, dato che si svolge “in un momento di agitazione politica, conflitti e crisi umanitaria in varie parti del mondo”. Modi vede il vertice BRICS come un’opportunità per discutere con i suoi omologhi su “come contribuire agli sforzi internazionali nell’affrontare le crisi regionali, le minacce alla sicurezza e ripristinare un clima di pace e stabilità nel mondo” (qui). Basti dire che ha sepolto l’isterismo dei lobbisti anti-BRICS in India secondo cui il raggruppamento dovrebbe limitarsi esclusivamente all’economia e a mantenere a distanza la politica mondiale. Francamente, i lobbisti statunitensi tra noi appaiono sempre più superati. Non riescono a rendersi conto che i Paesi BRICS decollano con le due decisioni storiche formalizzate questa settimana: la creazione della Banca di sviluppo BRICS e il Fondo di riserva contingente. Tutto indica che il presidente russo Vladimir Putin presenterà una terza iniziativa dall’importante natura, la creazione di un’associazione energetica e di un’istituzione politica energetica nell’ambito dei BRICS.
I lobbisti statunitensi a Delhi che osteggiano i BRICS e che vorrebbero che il gruppo sia in qualche modo strangolato nella culla, sono assolutamente giustificati temendo che l’impatto degli ultimi sviluppi permetterà ai Paesi BRICS di guidare il fenomeno della ‘dedollarizzazione’ cioè, in ultima analisi, abbandonare le transazioni in dollari o non accettare la valuta degli Stati Uniti, sfidando il predominio mondiale del dollaro. Infatti, la Cina ne è già il primo motore e l’aspettativa è che entro il prossimo anno, il 30 per cento degli scambi della Cina sarà in renminbi. L’ultima mossa della Cina è stata creare l’Asian Infrastructure Investment Bank, a cui ancora una volta l’India è stata invitata a partecipare, vista anche come piattaforma aperta e inclusiva. La Cina non gradisce chiacchierare e preferisce andare avanti costantemente verso i propri obiettivi, e senza sbagliare c’è lo stretto coordinamento tra Russia e Cina, permettendo ai BRICS di avviare la propria versione delle istituzioni finanziarie globali esistenti, dominate dall’occidente. Naturalmente, “l’ascesa della Cina ha una propria agenda“. Ma chi non ha un ordine del giorno, l’India? Con lo spauracchio della Cina s’innervosisce la leadership indiana sui BRICS, ma non funziona, come vividamente fa notare la decisione, adottata con il consenso di Delhi, di porre la sede dell’Asian Infrastructure Investment Bank a Shanghai. Sì, la Cina investe più del resto dei BRICS e Pechino avrà una grossa voce sulla gestione della banca. E quindi? Finché l’India può attingervi per i suoi progetti infrastrutturali, lo scopo è raggiunto. La scelta non è tra una banca in cui la Cina potrà essere influente e “quelle ideate dall’occidente”. La scelta è sul modo in cui il denaro sarà erogato dalle banche senza condizioni che incidano sulla sovranità. La scelta è decidere quali programmi di sviluppo siano prioritari per le nostre esigenze. La scelta è sulle nuove fonti per gli investimenti nei nostri progetti infrastrutturali.
ecoSe la Cina avanza i propri interessi sfruttando processi multilaterali, BRICS, Shanghai Cooperation Organization, ASEAN, ecc., allora cerchiamo di emularla. Non abbiamo fatto abbastanza rispetto  alla Cina, e quindi perché non può anche l’India? Non è mai troppo tardi per imparare qualcosa d’intelligente dal nostro grande concorrente, che eccelle nella diplomazia economica. Cosa impedisce all’India di fare ciò che Russia e Cina fanno ai nostri occhi, trasformando i BRICS in strumento per promuovere i loro “interessi nazionali illuminati”? In realtà, Modi potrà anche combinare un tour latino-americano con il vertice BRICS in Brasile. Quel continente lontano ha grande empatia verso l’India. In ogni caso, qual è la ricetta per l’India della nostra lobby anti-BRICS? L’isolazionismo? Chiaramente un vicolo cieco nel mondo globalizzato. Il G7? Non scherziamo. Questa è la dura realtà. Dobbiamo essere degli idioti non riuscendo a comprendere dove si trovino gli interessi a medio e lungo termine dell’India, Paese in via di sviluppo che aspira ad emergere nello scacchiere finanziario globale. E’ giunto il momento di rendersi conto che l’appartenenza ai BRICS è un privilegio, tanti Paesi fanno la fila per entrarvi, tocca interamente a noi incassare questo privilegio. Per essere sicuri, ciò che i Paesi BRICS fanno è unire le risorse per investirle nel loro sviluppo, in tal modo sfidando gli accordi monetari globali esistenti e segnalando le loro frustrazioni per la mancanza di progressi nella riforma della governance delle istituzioni finanziarie internazionali. Questo è esattamente il motivo per cui l’India appartiene ai BRICS.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Cina e India: partnership e cooperazione strategiche

Vladimir Odintsov New Oriental  Outlook 07/10/2014
10390931Cina e India sono due superpotenze in rapido sviluppo legati da relazioni piuttosto complesse. Formalmente parlando, entrambe le nazioni hanno lo status di grandi nazioni in via di sviluppo  regionali, ciascuna concentrata sulla “propria” regione: l’India è focalizzata sull’Asia meridionale, dov’è uno dei principali membri dell’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) mentre la Cina guarda verso l’Est asiatico. A questo proposito, relazioni bilaterali attivamente sviluppate tra Cina e India si sono osservate nelle ultime settimane, avviate a una crescita stabile e dinamica senza effettivamente accrescere l’attenzione su se stesse. Negli anni la Cina è diventata il principale partner commerciale dell’India e il volume degli scambi tra questi Paesi cresce annualmente ad una velocità pazzesca. I Paesi hanno deciso di aumentare gli scambi dagli attuali 80 miliardi di dollari a 100 miliardi entro il 2015. Le imprese cinesi svolgono un ruolo importante nel miglioramento delle infrastrutture indiane e hanno una posizione stabile sul mercato indiano in settori come elettricità, comunicazioni e metallurgia. Negli ultimi anni, attraverso BRICS, BASIC, G20 e altre associazioni, Cina e India hanno perseguito una cooperazione efficace in settori come la lotta alla crisi finanziaria e al cambiamento climatico, sostegno al mondo multipolare, democratizzazione delle comunicazioni internazionali, nonché tutela dei diritti dei Paesi in via di sviluppo. Questi due Paesi sono le potenziali superpotenze di domani, e si contenderanno la leadership globale. Le fondamenta di questa rivalità sono già visibili in molti settori, in particolare nei mercati degli idrocarburi così come delle materie prime e degli investimenti. Oltre l’economia, reciproca rivalità e cautela accresciuta sono esibite negli ambiti militari e politici, in gran parte dovute alle conseguenze della guerra sino-indiana del 1962.
L’India a lungo era allarmata dal costante sviluppo e riarmo dell’Esercito di liberazione del popolo cinese, dai piani di sviluppo della flotta oceanica cinese e dalla creazione del “filo di perle”, la serie di basi militari dell’Esercito di liberazione del popolo cinese nell’Oceano Indiano, che numerosi strateghi della difesa indiani vedono come escalation ulteriore della superiorità militare cinese  sull’India. Per certi ambienti politici indiani contrastare la Cina è più importante che opporsi al nemico secolare pakistano. Tale atteggiamento prudente viene periodicamente intensificato dalla partecipazione attiva della Cina nella modernizzazione delle forze armate pakistane, spingendo la corsa agli armamenti e costringendo il Paese a concentrare un folto gruppo militare ai confini. Tuttavia, negli ultimi 15 anni, la Cina ha avuto una posizione neutrale sul conflitto indo-pakistano sul Kashmir, proponendo un dialogo costruttivo con l’India. A sua volta, la Cina è preoccupata dalla cooperazione militare tra India e Paesi che temono l’ascesa della Cina, mirando a creare un sufficiente contrappeso geopolitico al regno celeste. Tuttavia, nonostante la presenza di alcuni problemi e contrasti nelle relazioni sino-indiane, ciò che dovrebbe essere notato è l’assenza della predisposizione ad essere nemici. Oggi, lo sviluppo del contesto economico e politico globale dipende in modo significativo dalle relazioni tra questi due Paesi, ancora basate sulla rivalità regionale e internazionale. L’attuale battaglia ha visto un certo vantaggio di Pechino, che non solo è avanti New Delhi con un PIL superiore di 4,5 volte, ma che dimostra anche una totale indipendenza da Washington e dall’occidente. Un segno di ciò è stata la prima visita ufficiale all’estero della nuova amministrazione cinese, svoltasi non negli Stati Uniti ma a Mosca, portando alla conclusione di una serie di contratti impressionanti tra Cina e Russia su energia, commercio, economia e difesa.
Per ora, l’India non mostra alcuna indipendenza dall’occidente. Con le varie dichiarazioni sul “corso indipendente”, New Delhi, con un chiaro sguardo verso gli Stati Uniti, sostiene “l’unificazione delle forze democratiche in Asia” sotto l’auspicio di Washington, pur essendo consapevole che tale unificazione “ha chiare motivazioni anticinesi”. Tale ambito giustifica l’accresciuto interesse verso lo sviluppo dei contatti indo-cinesi delle ultime settimane, ben oltre i limiti della comunicazione quotidiana e sempre più dall’importanza globale e concreta, nella regione e altrove. Le comunicazioni tra i due Paesi dimostrano che la Cina è particolarmente attiva in materia. La Cina dimostra anche di percepire l’India come partner naturale per la cooperazione regionale e internazionale, aprendo nuove opportunità ad entrambe le nazioni, in particolare alla Cina. L’ambasciatore cinese a New Delhi Wei Wei ha avviato una discussione abbastanza dettagliata sulla tesi di Pechino per sviluppare i legami con l’India, nell’intervista al quotidiano indiano Hindi. In particolare, ha rilevato le seguenti aree di interesse nelle relazioni bilaterali in sviluppo:
Sviluppare attivamente gli scambi in politica estera ai vertici governativi, come in particolare la visita ufficiale a New Delhi del ministro degli Esteri cinese Wang Yi, l’8 giugno, inviato speciale di Pechino per stabilire contatti diretti con la nuova amministrazione indiana, nonché la riunione dei leader a margine del vertice BRICS in Brasile.
Promuovere una pragmatica cooperazione bilaterale in tutti i settori, soprattutto nello sviluppo di infrastrutture, produzione, agricoltura, soprattutto sui grandi programmi come i trasporti ferroviari e i parchi industriali.
Pechino promuove l’espansione degli investimenti cinesi in India e l’India promuove ulteriormente l’interesse delle imprese indiane per il mercato cinese.
Sviluppo di scambi culturali e umanitari tra le nazioni, intensificare la cooperazione tra città gemellate.
Promuovere la cooperazione negli affari regionali e internazionali, stretto coordinamento delle posizioni su questioni chiave nell’ambito di BRICS, cooperazione Cina-Russia-India, G20 e East Asia Summit.
Ulteriori sforzi per risolvere le differenze tra i due Paesi per mantenere pace e tranquillità nelle zone di confine, e per risolvere la questione dei confini da definire.
Pechino vede il neoeletto premier indiano Narendra Modi un “manager efficace” che si concentrerà sugli aspetti economici del partenariato e il rispetto degli interessi nazionali approfondendo le riforme, migliorando l’economia e aumentando il benessere della popolazione. Queste aree di cooperazione bilaterale erano al centro dei colloqui di giugno avviati dal ministro degli Esteri cinese Wang Yi, accuratamente osservati dalle comunità politica ed economica non solo nella regione, ma anche occidentali. La particolare importanza del viaggio del ministro degli Esteri cinese a New Delhi è sottolineata anche dal fatto che è stata la prima visita ufficiale all’estero di un alto funzionario in India, dopo l’elezione di Narendra Modi al governo indiano.
Con palese delusione, la Casa Bianca ha dovuto ammettere che la visita a New Delhi dell’assistente del segretario di Stato per gli affari dell’Asia meridionale e centrale, Nisha Biswal, nello stesso momento, non era paragonabile a quella del ministro cinese, sia in termini di qualità dei contatti che del contenuto della visita. Washington si rende conto che il nuovo governo indiano cerca di affermarsi negli affari interni, soprattutto nella propria regione, avvicinando la posizione di leader del Movimento dei Paesi Non Allineati all'”autonomia strategica” e concentrandosi sulla risoluzione delle questioni relative alla sviluppo interno, principali obiettivi dell’India nella ricerca di partner stranieri per rafforzare la propria leadership regionale e ampliare i contatti sulla scena mondiale. Lo sviluppo attivo dei legami bilaterali tra Cina e India, avutosi negli ultimi giorni, può anche essere un importante elemento di prova affinché Washington rivaluti l’approccio politico verso Pechino e New Delhi, così come della declinante influenza statunitense nella regione e, sempre più, in altre regioni, dovuta alla politica perdente perseguita dalla Casa Bianca negli ultimi anni.

20120630_ASD001_0Vladimir Odintsov, commentatore politico, in esclusiva per la rivista online “New Oriental  Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

VI vertice dei BRICS: la base della nuova architettura finanziaria

Ariel Rodriguez Noyola, Global Research, 1 luglio 2014
dollar-vs-china-609x250Il giorno dopo la finale della Coppa del Mondo, in Brasile inizierà il VI vertice dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa). Fortaleza e Brasilia sono le città in cui si terrà la riunione del 14-16 luglio, per decidere finalmente la nuova architettura finanziaria con lo slogan: “crescita per tutti e soluzioni sostenibili”. A differenza delle iniziative in Asia e Sud America per la regionalizzazione finanziaria, i Paesi BRICS, che non hanno uno spazio geografico comune, hanno meno probabilità di soffrire delle turbolenze sui mercati finanziari aumentando allo stesso tempo l’efficienza dei loro strumenti di difesa.
Il Fondo di riserva monetaria, l’Accordo delle riserve di valuta (CRA) e la banca di sviluppo, conosciuta come Banca BRICS, svolgeranno la funzione di meccanismo di sostegno multilaterale della bilancia dei pagamenti e del fondo di finanziamento degli investimenti. De facto, i BRICS si allontanano da Fondo monetario internazionale (FMI) e Banca Mondiale (BM), da 70 anni nell’orbita del dipartimento di Stato del Tesoro degli Stati Uniti d’America. Nella crisi, le due iniziative aprono spazi alla cooperazione finanziaria contro la volatilità del dollaro, e al finanziamento alternativo di Paesi in situazioni critiche, senza sottoporli a condizioni con  programmi di adeguamento strutturale e ristrutturazione economica. In conseguenza dell’aumentato  rallentamento economico globale, è sempre più complicato per i Paesi BRICS conseguire un tasso di crescita del 5%. Il calo dei prezzi delle materie prime industriali, dovuto alla minore domanda del continente asiatico e al rientro dei capitali a breve termine a Wall Street, hanno avuto un impatto negativo su commercio estero e tassi di cambio. Con l’eccezione del lieve apprezzamento dello yuan, le valute dei Paesi BRICS hanno perso da 8,80 (rupia indiana) a 16 punti (Rand sudafricano) percentuali nei confronti del dollaro, tra maggio 2013 e giugno 2014. Il CRA dei BRICS, con 100 miliardi di dollari, di cui 41 miliardi forniti dalla Cina, 18 miliardi ciascuno da Brasile, India e Russia, e 5 miliardi dal Sud Africa, una volta attuato ridurrà sostanzialmente la volatilità dei tassi di cambio su flussi commerciali ed investimenti nel blocco. Gli scettici sostengono che il CRA avrà un’importanza secondaria ed eserciterà funzioni aggiuntive a quelle del FMI. Lasciando da parte il fatto che, contrariamente alla “Chiang Mai Initiative” (che include Cina, Giappone, Corea del Sud e le 10 economie della Associazione delle Nazioni del Sudest asiatico), il CRA dei BRICS può fare a meno del supporto del FMI per i crediti, ci si assicura maggiore autonomia da Washington. La guerra valutaria delle economie centrali contro le economie della periferia capitalista richiede un’attuazione in tempi brevi. Inoltre, la Banca BRICS suscita molte aspettative. La Banca inizierà ad operare con un capitale di 50 miliardi di dollari (con ingressi da 10 a 40 miliardi in garanzia da ogni utente), e potrà raggiungere in due anni 100 miliardi dollari e in 5 anni 200 miliardi di dollari, contando su una capacità di finanziamento pari a 350 miliardi di dollari dei progetti per infrastrutture, istruzione, salute, scienza e tecnologia, e ambiente. Tuttavia, riguardo al Sud America, gli effetti a medio termine saranno duplici. Non tutto va liscio sui mercati del credito. Da un lato la banca BRICS potrebbe contribuire a ridurre i costi dei finanziamenti e rafforzare la funzione contro-ciclica della Coporacion Andina de Fomento (CAF), aumentando il credito in tempi di crisi ed eliminando i prestiti di Banca Mondiale e Banca Interamericana di Sviluppo (IDB). Dall’altra parte, da fornitore di crediti, la Banca BRICS compete con altre entità di notevole influenza regionale come BNDES (Banca Nazionale per lo Sviluppo Economico e Sociale del Brasile), CAF e le banche cinesi dalla maggiore potenza creditizia (China Development Bank ed Exim Bank of China). E’ improbabile che le istituzioni finanziarie citate facciano convergere la loro offerta di credito in modo complementare senza intaccare i portafogli debitori.
Nei BRICS vi sono attriti. L’élite cinese pretende la maggioranza (a differenza della proposta russa di decidere le frazioni) e Shanghai è la sede dell’ente (invece che New Delhi, Mosca o Johannesburg). Nel caso in cui i prestiti bancari BRICS siano denominati in yuan, la valuta cinese s’internazionalizzerebbe affermandosi gradualmente come mezzo di pagamento e riserva valutaria a scapito delle altre valute. Oltre al consolidamento di un mondo multipolare, CRA e Banca BRICS rappresentano le basi dell’architettura finanziaria che emerge da una crisi carica di contraddizioni, in quanto caratterizzata da cooperazione e rivalità finanziarie.

testflags8286393751_f615346299-1Ariel Rodríguez Noyola, Contralínea, 30 giugno 2014
*Ariel Rodríguez Noyola è un membro della “Observatorio  Economico de América Latina” (OBELA) della IIEC-UNAM.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’India dovrebbe seguire l’esempio di Vladimir Putin sulle ONG

Rakesh Krishnan Simha RBTH 15 giugno 2014

Le ONG indiane in combutta con i loro controllori a Washington e Londra lavorano alacremente per ostacolare l’ascesa dell’India a grande potenza. Come ha fatto Putin in Russia lo scorso anno, anche l’India deve reprimerne le attività antinazionali.
narendra_modi-621x414-621x414E ‘ufficiale. I governi occidentali lavorano instancabilmente dietro le quinte nel tentativo di arrestare la crescita economica dell’India e tenerla in uno stato di perenne sottosviluppo. L’Intelligence Bureau (IB), importante agenzia di sicurezza interna dell’India, ha presentato una relazione al neo-eletto Primo Ministro Narendra Modi, individuando diverse organizzazioni non governative finanziate dall’estero (ONG) che “incidono negativamente sullo sviluppo economico“. La relazione d’IB rivela che “numerose ONG indiane, finanziate da alcuni donatori da Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Olanda e Paesi scandinavi, utilizzano certi problemi sociali creando un ambiente adatto a bloccare i programmi di sviluppo“. Inoltre, nel 2014 le ONG hanno intenzione di alzare la posta contro programmi vitali come il Delhi-Mumbai Industrial Corridor, la regione ad investimenti speciali del Gujarat e il Par Tapi Narmada River Interlinking Project. Il rapporto aggiunge: “i finanziatori stranieri spingano le ONG locali a fornire relazioni sul campo utilizzate contro l’India e come strumenti degli interessi strategici della politica estera occidentale“. Certo, non è la prima volta che il Paese viene messo in guardia sulla ‘mano straniera’. Nel febbraio 2012, al culmine delle proteste contro la centrale nucleare costruita dai russi a Kudankulam, Tamil Nadu, l’ex-primo ministro Manmohan Singh insolitamente si scagliò contro i manifestanti, dicendo che il programma elettronucleare dell’India subiva difficoltà a causa delle ONG soprattutto statunitensi. Il giorno dopo il commento del primo ministro, il ministro V. Narayanaswamy difese il premier dicendo che la contestazione si basava su un’indagine del ministero degli interni. Disse che le proteste contro l’impianto russo “sono finanziate da organizzazioni di Stati Uniti e Paesi scandinavi“. Dopo l’accusa del premier, il Ministero degli Interni non perse tempo congelando i conti di quattro ONG, tra cui un gruppo cristiano indiano, Tuticorin Diocese Association.

Nemici tra noi
Il problema delle ONG è che è difficile distinguerle. L’Unione Popolare per le Libertà Civili (PUCL), il più grande e antico gruppo per i diritti umani del Paese, fu mentore nientemeno che di Rajindar Sachar, ex-giudice dell’Alta Corte, famoso per aver diretto un comitato che relazionò sullo status dei musulmani indiani. Il rapporto del Comitato Sachar fu ampiamente stroncato per aver evidenziato la povertà dei musulmani, ignorando il fatto che la povertà era diffusa anche tra gli indù. Nel 2010, un rapporto dell’IB spazzò via la patina di altruismo del PUCL. Secondo il rapporto, PUCL è un'”organizzazione di facciata” dei terroristi maoisti. Dice il comunicato IB: “E’ la facciata di enti che hanno avviato attività armate“.

Deriva pericolosa
Il decennale dominio di Sonia Gandhi e della sua emanazione Manmohan Singh ha enormemente facilitato l’ascesa delle ONG occidentali, in particolare i gruppi ecclesiali in India. Nel 2010 la rivista Tehelka pubblicò una relazione esaustiva sulla penetrazione statunitense in India tramite gruppi evangelici. “Le missioni evangeliche finanziate dagli USA hanno creato una rete che collega indiani e missioni evangeliche internazionali che operano con la loro benedizione e sostegno, ma a cui non si può facilmente risalire direttamente“, dice il rapporto. “Probabilmente, è una struttura flessibile che permette alle missioni evangeliche finanziate dagli USA di operare in India senza attirare l’attenzione delle agenzie d’intelligence e della polizia“.

La soluzione russa
Non è missilistica gestire le ONG. La soluzione russa è etichettare semplicemente le ONG impegnate in attività politiche come “agenti stranieri”, agendo chiaramente nell’interesse di uno Stato straniero. Questo non significa necessariamente che siano agenti stranieri. Per alcuni potrebbe sembrare dura, ma tale etichettatura è utile a controllare una potenziale quinta colonna. In ogni caso, la legge s’ispira a quelle statunitensi. Negli Stati Uniti, le ONG devono presentare una relazione sulle loro attività ogni sei mesi, produrre copie di tutti i loro contratti e accordi verbali nei termini appropriati. La recente storia russa suggerisce che tali misure sono effettivamente necessarie. E’ noto che Washington, Londra e Bruxelles versavano miliardi di dollari nella Russia post-sovietica per corrompere funzionari e politici, al fine di avere un governo sottomesso all’occidente. La corruzione di uomini d’affari e politici occidentali svergognò perfino i criminali russi più incalliti. L’occidente è riuscito a fare breccia nel Cremlino e installarvi marionette come Andrej Kozirev, che di fatto si rifiutò d’incontrare l’inviato del primo ministro indiano PV Narasimha, Mani Dixit, a Mosca, dicendo sdegnosamente che la Russia non avrebbe d’ora in poi trattato l’India da amica. Le conseguenze di tale affronto si fanno sentire ancora oggi dall’industria della Difesa russa che vide molti contratti indiani andare ad imprese statunitensi. Gli statunitensi devono aver avuto i crampi ridendo dell’ingenuità di Kozirev.

Contro Modi
Non dimentichiamo che fu la Commissione sulla libertà religiosa internazionale degli USA, un’agenzia finanziata dagli USA che lavorava con le ONG indiane, responsabile del bando sul visto agli Stati Uniti del Primo ministro Narendra Modi. Fu un atto meschino che colpì implicitamente  anche l’India, un affronto da cui l’India deve esigere le scuse degli Stati Uniti. Certo, vi sono decine di migliaia di organizzazioni non governative che non sono al soldo dell’occidente. Ma ci sono altre, come Citizen Initiative, che hanno svolto un ruolo attivo nell’infangare il nome di Modi mentre lavorano per i loro padroni occidentali. Devono essere sorvegliate, avvertite e quindi fermate. Perché, come diceva Cicerone, lo statista romano, “Una nazione può sopravvivere agli sciocchi e agli ambiziosi. Ma non può sopravvivere al tradimento. Il traditore marcisce l’anima della nazione… infettandone il corpo politico in modo da non poter più resistere. Un assassino è meno pericoloso“.

India_SATELLITETraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’asse Pechino-Mosca in modalità turbo

Dedefensa
TkdEdL’illustre commentatore MK Bhadrahkumar osserva in uno dei suoi brevi interventi sul suo sito Indian Punchline del 7 giugno 2014, il ritmo incalzante che le relazioni Russia-Cina hanno preso dalla visita di Putin a Pechino e dall’istituzione de facto di un “alleanza strategica” tra le due potenze. Questo è un fatto estremamente significativo: l’azione o mancanza di azione a seguito della retorica su riconciliazione e alleanza ci permettono di giudicare la sostanza esatta, molto reale e in pieno sviluppo, o completamente assente, di queste affermazioni. Il verdetto in questo caso è abbastanza chiaro…
La persona chiave di Mosca è Nikolaj Patrushev, ex-capo del FSB divenuto presidente del Consiglio Nazionale di Sicurezza russo e consigliere di Putin sulle questioni di sicurezza nazionale.  Patrushev si manifesta molto nella visita a Pechino, assecondato da Dmitrij Rogozin, Vicepremier e Ministro degli Armamenti, che ha annunciato la collaborazione con la Cina su un aereo da trasporto militare a lungo raggio e un elicottero. Bhadrakumar ritiene rivelatrici le ultime dichiarazioni di Patrushev a Pechino, dov’era il 6 giugno. Vediamo che le organizzazioni (SCO, Organizzazione della Cooperazione di Shanghai) e BRICS (o BRICSA …) sono coinvolte nello sforzo russo-cinese. “Tre dichiarazioni di Patrushev a Pechino devono essere notate. Ha detto “per noi, è particolarmente importante che le posizioni dei nostri Paesi su tutti i temi dell’agenda internazionale coincidano o siano vicine il più possibile”. Ci sono state precedenti osservazioni di alti funzionari russi sui due Paesi che si coordinano su molte questioni di politica estera e/o sul rapporto Russia-Cina al  culmine storico. L’osservazione di Patrushev va oltre. In secondo luogo, i rapporti da Pechino attribuiscono a Patrushev una seconda dichiarazione sottolineando la rinnovata importanza che Mosca attribuisce ai BRICS. Sembra che la domanda dall’Argentina per l’inclusione nei BRICS arriverà al vertice del raggruppamento nel prossimo mese in Brasile. Dato il contesto delle tensioni in Russia e delle relazioni della Cina con gli Stati Uniti, l’inclusione di un secondo Paese dell’America Latina, il ‘cortile di casa’ di Washington, nei BRICS richiama l’ira statunitense. Patrushev ha discusso la questione con il suo omologo cinese. (È interessante notare che l’India appoggia la richiesta di adesione argentina). In terzo luogo, Patrushev è stato citato sottolineare che “molteplici sfide” costringono Russia e Cina in questo momento ad aumentare il potenziale delle organizzazioni regionali. Ha nominato due organizzazioni, Shanghai Cooperation Organization (SCO) e Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO). Mentre il riferimento alla SCO è quasi di routine, in quanto riunisce Russia e Cina, è notevole che Patrushev indichi l’imperativo della cooperazione nel quadro dell’organizzazione nell’Afghanistan post-2014…
Quindi… ha confermato che la goffaggine straordinaria, o meglio, la tendenza irresistibile alla superpotenza autodistruttiva della politica-sistema del blocco BAO nella crisi ucraina, e naturalmente degli Stati Uniti, in particolare proprio sotto l’ispirazione della cricca neocon-R2P, sembra aver creato ciò che gli esperti occidentali ed anglosassoni soprattutto, dall’alto della loro onniscienza, ritenevano impossibile. (“Gli analisti occidentali si compiacciono, data la storia e la  conseguente mancanza di fiducia reciproca tra Russia e Cina, tenendo conto delle prospettive ‘filo-occidentali’ delle élite russe, di ritenere assai improbabile che i due Paesi possano mai diventare partner strategici nel vero senso della parola. Tale tesi sembra essere caduta nel dimenticatoio da quando i due Paesi collaborano per emarginare gli Stati Uniti”).

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Grande progetto geopolitico: Gazprom firma l’accordo per abbandonare il dollaro

Umberto Pascali, Global Research, 7 giugno 2014

000_aph2002120120030.siE’ solo la punta dell’iceberg. Un grande progetto geopolitico inizia a concretizzarsi…” Il 6 giugno 2014, l’agenzia stampa russa ufficiale ITAR-TASS ha annunciato ciò che molti si aspettavano dall’inizio della crisi ucraina: la principale compagnia energetica russa, Gazprom Neft, ha finalmente “firmato l’accordo con i suoi clienti passando dai dollari all’euro” (in transizione verso il rublo) “nei pagamenti contrattuali“. L’annuncio che l’accordo è stato effettivamente firmato e non solo discusso, è stato fatto dall’amministratore delegato di Gazprom Aleksandr Djukov. Nonostante le pressioni di Wall Street, il suo esercito propagandistico e l’apparato politico, 9 su 10 consumatori di petrolio e gas di Gazprom accettano di pagare in euro. Naturalmente, il grande spartiacque è stato l’inedito accordo 30ennale da 400 miliardi di Gazprom per la fornitura di gas alla Cina firmato a Shanghai lo scorso 21 maggio, alla presenza del Presidente Putin e del Presidente Xi Jinping, durante la violenta destabilizzazione anglo-statunitense dell’Ucraina. In realtà è improprio parlare di 400 miliardi di dollari, perché questo “grande affare” non sarà in dollari, ma renminbi (o yuan) e  rublo russo, legando economicamente e strategicamente Cina e Russia per tre decenni, de facto (e forse poi anche de jure) e creando un’alleanza simbiotica incrollabile che necessariamente coinvolgerà l’aspetto militare.
L’accordo Russia-Cina è una chiara sconfitta degli ossessivi tentativi geopolitici di Wall Street di mantenere i due Paesi in una situazione di concorrenza o, idealmente, di confronto quasi bellico. Cambia la struttura delle alleanze, colpendo i fondamenti storici della geopolitica coloniale inglese (divide et impera). Sotto crescenti pressioni e minacce alla sicurezza nazionale, Russia e Cina hanno superato brillantemente le storiche differenze ideologico-culturali, istigate precedentemente dalle vecchie potenze coloniali (e dai loro eredi finanziari di Wall Street e City di Londra) nella loro strategia “dividi & conquista”. Inoltre, orrore di Londra e Washington, Cina e Russia hanno concluso un accordo con l’India (i BRICS!) spezzando l’altro principio sacro della geopolitica coloniale inglese: il segreto per controllare l’Asia e quindi l’Eurasia, è sempre stato suscitare la perenne rivalità tra India, Cina e Russia. Questa fu la formula del “Grande Gioco” del 19° secolo.  Questo è stato il motivo per cui Obama fu scelto a succedere a George W. Bush. L’allora candidato vicepresidenziale Joseph Biden annunciò chiaramente, il 27 agosto 2008 alla convention democratica di Denver, perché il duo Obama-Biden era stato scelto per occupare la Casa Bianca. Il maggiore errore dell’amministrazione Bush e dei repubblicani, disse, non fu l’atroce bellicismo che scatenarono, ma il loro fallimento nell'”affrontare le maggiori forze che modellano questo secolo: l’emergere di Russia, Cina e India a grandi potenze”. Pupillo di Zbigniew Brzezinski, Barack Obama doveva sconfiggere questa “minaccia”. Ovviamente non c’è riuscito! Ma ciò spiega l’ostinata, irrazionale, arroganza autodistruttiva da Re Canuto dell’attuale amministrazione.
Il significato di tali sviluppi va sottolineato in relazione all’economia reale e alle strutture finanziarie sottostanti. Questi sviluppi in Eurasia possono indebolire “le catene che legano l’Unione europea a Wall Street e City di Londra“. La fine del sistema dei pagamenti in dollari (petrodollari) non riguarda la valuta degli Stati Uniti o gli Stati Uniti in quanto tali. In realtà abbandonare tale sistema significherà restaurare un’economia razionale e prospera negli Stati Uniti. Ciò che è noto come “sistema del dollaro” è solo uno strumento dei centri finanziari feudali per saccheggiare l’economia mondiale. Tali centri sono pronti a qualsiasi cosa pur di salvare il loro diritto a saccheggiare. E’ noto che chi ha cercato, finora, di creare una alternativa al sistema dollaro, ha incontrato una reazione feroce. È giusto ricordare, in questo momento di grande speranza, le parole di uno dei pochissimi grandi strateghi in vita, il Generale Leonid Ivashov. Il 15 giugno 2011, riflettendo sulla distruzione selvaggia della Libia, il generale portavoce ufficiale delle forze armate russe ed ex-rappresentante della Russia nella NATO, ha scritto “I BRICS e la missione della riconfigurazione del Mondo“. Chi contesta l’egemonia del dollaro, ha spiegato Ivashov, diventa un bersaglio. Indicando esempi precisi: Iraq, Libia, Iran: “I Paesi che hanno sfidato il predominio del dollaro invariabilmente subivano gravi pressioni e in alcuni casi attacchi devastanti“. Ma gli “imperi finanziari costruiti da Rothschild e Rockefeller sono impotenti contro le cinque maggiori civilizzazioni rappresentate dai BRICS“.
Così, Ivashov è a favore di una strategia coordinata dei Paesi che rappresentano la metà della popolazione mondiale, che ne afferma l’indipendenza utilizzando la propria valuta. “Il passaggio alle monete nazionali nelle transazioni finanziarie tra i Paesi BRICS gli garantirà un livello inedito d’indipendenza...”
Dal crollo dell’Unione Sovietica, i Paesi che sfidarono il predominio del dollaro invariabilmente subivano forti pressioni e in alcuni casi attacchi devastanti. Sadam Husayn, che vietò la circolazione del dollaro in tutti i settori dell’economia irachena, anche nel commercio petrolifero, fu rovesciato e giustiziato e il suo Paese rovinato. Gheddafi iniziò a trasferire il commercio di petrolio e gas della Libia nelle valute arabe sostenute dall’oro, e i raid aerei contro il Paese seguirono quasi subito… Teheran dovette sospendere l’intenzione di abbandonare il dollaro per evitare di cadere vittima di un’aggressione. Eppure, anche godendo del supporto illimitato degli Stati Uniti, gli imperi finanziari  dei Rothschild e Rockefeller sono impotenti contro le cinque maggiori civilizzazioni rappresentate dai Paesi che ospitano quasi la metà della popolazione mondiale. I BRICS sono chiaramente immuni alle forti pressioni, i suoi Stati membri non sembrano vulnerabili alle rivoluzioni colorate, e la strategia di provocare ed esportare crisi finanziarie può facilmente ritorcersi contro chi la promuova. Al contrasto di Stati Uniti e Unione europea, i Paesi BRICS hanno sufficienti risorse naturali, non solo per mantenere l’economia a galla, contrattando idrocarburi, cibo, acqua ed energia elettrica, ma anche per sostenerne la vigorosa crescita economica. Il passaggio alle monete nazionali nelle transazioni finanziarie tra i Paesi BRICS garantirà un livello inedito d’indipendenza da Stati Uniti e occidente in generale, ma anche questo è solo la punta dell’iceberg. Un grande progetto geopolitico inizia a concretizzarsi
Ora è il momento per l’Europa di decidere il grande passo. La crisi ucraina è in realtà la battaglia per l’Europa. Le élite dell’Europa continentale, la Germania di Alfred Herrausen, la Francia di Charles De Gaulle, l’Italia di Enrico Mattei e Aldo Moro, dell’Europa che ha cercato la via a sovranità e indipendenza… sono state finora terrorizzate e minacciate esattamente nei termini spiegati dal Generale Ivashov. Ora la battaglia per l’Europa infuria. Ci occuperemo in un prossimo articolo delle grandi forze europee, dei partner silenziosi, ancora traumatizzati e spaventati, che guardano con trepidazione e ricordi dolorosi delle passate sconfitte, la ferma posizione della Russia.

TASS_772418_lCopyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le molte opportunità per l’India e l’Unione economica eurasiatica

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 3 giugno 2014

Le industrie farmaceutiche, petrolifere e del gas sarebbero le maggiori beneficiarie di un accordo globale di partenariato economico tra l’India e l’Unione. Il corridoio Nord-Sud probabilmente avrà una nuova prospettiva di vita.
2262La firma dell’accordo sull’Unione economica eurasiatica (UEE) si ripercuote in tutto il mondo con protagonisti e detrattori dell’unione che speculano sul suo futuro. Gli eventi prima della firma dell’accordo UEE, in particolare la crisi in Ucraina, hanno reso il dibattito intenso. Il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato il principio alla base dell’unione: “Russia, Bielorussia e Kazakistan hanno elevato la loro collaborazione ad un nuovo livello fondamentale, creando un mercato comune con libera circolazione di beni, servizi, capitali e forza lavoro“. Ha inoltre sottolineato, “gli Stati della ‘trojka’ condurranno una politica coordinata nell’energia, industria, agricoltura e trasporti“. I detrattori percepiscono l’UEE come stratagemma russo per aumentare il predominio sullo spazio ex-sovietico. Alcuni addirittura arrivano al punto di vedere l’UEE come una manovra russa per far risorgere l’Unione Sovietica. Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha dissipato tali speculazioni. Ha categoricamente affermato, in una delle sue interviste lo scorso agosto, “Non è il revival dell’Unione Sovietica… Chi ha bisogno di rilanciare l’Unione Sovietica?” L’UEE con la sua operatività all’inizio del prossimo anno, creerà un mercato di 170 milioni di persone, con un PIL annuo di 2700 miliardi di dollari e un quarto delle risorse energetiche mondiali. Come Putin ha sottolineato, l’Unione sarà la cassaforte degli idrocarburi, possedendo un quinto di tutte le risorse di gas naturale mondiali e il 15 per cento di tutto le riserve di petrolio. Sarà utile soprattutto per i Paesi ex-sovietici che hanno bassa crescita, enorme disoccupazione e surplus di forza lavoro. La Russia può beneficiare del pluslavoro dei Paesi dell’Asia centrale.

Un CEPA con l’India
Molti Paesi esterni allo spazio post-sovietico manifestano interesse a firmare accordi commerciali preferenziali con l’UEE. Primi fra essi India, Israele, Vietnam e Nuova Zelanda. Putin ha dichiarato che è stato raggiunto un accordo per istituire “gruppi di esperti per elaborare regimi commerciali preferenziali con Israele e India“. L’India sarà interessata ad avere un accordo globale di partenariato economico (CEPA) con l’UEE. Ha firmato un CEPA con Paesi come la Corea del Sud, dove hanno ridotto notevolmente la tariffa sulle rispettive merci. Il vantaggio dell’India da un CEPA con l’UEE sarà favorevolmente reciproco. Come già sottolineato, Putin ha indicato una partnership dell’UEE con l’India. Con ognuno degli aderenti attuali, l’India gode di rapporti amichevoli. Recentemente il Kazakistan ha invitato l’ONGC Videsh Ltd indiano ad esplorare il blocco energetico Abaj. L’India ha recentemente firmato un accordo con la Bielorussia per la fornitura di 500 tonnellate di concime potassico. I suoi rapporti con potenziali soci come Armenia e Kirghizistan sono ottimi. La Russia sostiene un CEPA con l’India, e probabilmente vi saranno minime obiezioni. Con l’EEU che istituirà una zona farmaceutica comune entro il 2015, l’India avrà un’immensa leva se firma il CEPA. L’India è leader nella farmaceutica e un regime preferenziale sarà reciprocamente vantaggioso. Altre aree di cooperazione saranno energia e trasporti. Il molto pubblicizzato corridoio dei trasporti Nord-Sud, quando realizzato, attraverserà gran parte dell’UEE, e il CEPA offrirà all’India un trattamento gratuito e preferenziale su importazioni ed esportazioni di merci attraverso il corridoio. India ed UEE potranno evitare una lunga deviazione commerciale se questo corridoio sarà operativo. Unendo l’energia a questa idea del corridoio, il CEPA sarà ancor più significativo. La Via della Seta che passa a nord dell’India attraversando l’Eurasia in tutte le direzioni, può anche essere studiata e utilizzata per il commercio multilaterale tra UEE e India.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree d’interesse riguardono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo nell’Asia meridionale e gli aspetti strategici della politica eurasiatica. 600px-Map_of_3_countries
L’occidente teme l’alleanza RIC?
Valentin Mândrasescu, Voce della Russia, 3 giugno 2014

India_Russia_China_FlagAnni fa, l’economista di Goldman Sachs Jim O’Neill coniò il termine BRIC per i quattro maggiori Paesi emergenti che minacciavano lo status quo economico globale. Ora l’editorialista di The Times Roger Boyes raduna nel RIC Russia India e Cina, chiamandola “alleanza anti-USA di Putin” poiché a suo avviso i tre alleati sono una minaccia all’ordine mondiale esistente. Boyes non è l’unico opinionista occidentale assai preoccupato dalla creazione del nuovo presunto blocco anti-USA. Secondo RT, anche il club Bilderberg è preoccupato dalla possibilità che l’Iran e altri Paesi siano attratti dal nuovo blocco costruito da Russia e Cina, rendendo la vita difficile agli Stati Uniti e ai suoi vassalli europei. Anche gli esperti che credono che una alleanza formale sia improbabile nel prossimo futuro, come Chen Dingding del Diplomat, sostengono che “gli Stati Uniti dovrebbero stare attenti a non fare un altro errore strategico che faciliterebbe solo una formale alleanza Cina-Russia“. Ci sono numerose ragioni per cui una nuova alleanza geopolitica asiatica, formale o informale, sia una buona idea per i Paesi asiatici, come India e Iran. Unendosi con Russia e Cina, tutti i Paesi minacciati dalla prepotenza degli Stati Uniti, nota anche come “diplomazia statunitense”, saranno più sicuri e avranno più possibilità di tenere lontani dai propri confini bombardieri e influenza statunitensi. A giudicare dagli articoli dei media occidentali, la nuova strategia statunitense per impedire la formazione della nuova alleanza anti-USA può essere riassunta come “meno bullismo, più seduzione”.
Gli esperti di Washington sembrano molto preoccupati dalle implicazioni del riavvicinamento dell’India alla Cina e dei suoi buoni vecchi rapporti con il Cremlino. Il nuovo e molto popolare primo ministro indiano Narendra Modi ha subito il divieto d’ingresso negli Stati Uniti per anni, ma allo stesso tempo ha sempre trovato interlocutori attenti a Pechino. Se Modi rimane fedele al suo mantra “l’India prima di tutto”, la via più ovvia per l’India è avvicinarsi a Russia e Cina. Diventando strumento della strategia degli Stati Uniti per “contenere la Cina” e “isolare la Russia”, l’India non avrebbe alcun beneficio mentre Modi stesso sarebbe sempre visto come un paria, indegno di sedere allo stesso tavolo di fenomeni come Barack Obama o Francois Hollande. E’ interessante che i giornalisti occidentali, anche intelligenti e ben informati come Boyes di The Times, consiglino Washington di “corteggiare” la nuova India e giocare sul “fatto” che la Russia è un “partner minore” nel rapporto con la Cina. L’idea che Washington possa cercare di offrire alcune concessioni genuine o un rapporto reciprocamente vantaggioso a Nuova Delhi o a Mosca non passa per la mente del giornalista inglese. Un tale atteggiamento è un ottimo esempio di ciò che c’è di sbagliato nella politica estera di Stati Uniti e UE.
L’occidente deve smettere di trattare l’Oriente come un insieme di colonie vittime di bullismo e inganni perché, altrimenti, tutti gli incubi dei dirigenti di Washington hanno per via della possibile “alleanza anti-USA di Putin” diventeranno realtà prossimamente.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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