Il BRICS antisistema

Dedefensa

001aa018f83f114a5ea612In questi ultimi avvenimenti (Ucraina), abbiamo parlato della posizione dei BRICS attraverso la posizione di molti suoi membri o collettive. Abbiamo parlato della posizione dell’India (7 marzo 2014), la posizione della Cina in connessione con i Paesi BRICS (28 marzo 2014) e infine la posizione dei BRICS che avverte de facto il blocco BAO (gli australiani che ospitano il prossimo vertice) che non ci sarà G20 senza la  Russia e che sostengono la Russia all’ONU astenendosi nella votazione all’Assemblea Generale su una mozione di condanna (senza nominare sempre la Russia) sul referendum di Crimea (29 marzo 2014). Su The Diplomat del 31 marzo 2014, ripreso da Zerohedge il 31 marzo 2014, Zachary Zeck sviluppa un’analisi del comportamento dei BRICS dall’inizio della crisi ucraina. Parte dalla constatazione, sorpresa, sorpresa, del comportamento dei BRICS tale crisi, di solito oggetto “sexy” dell’infotainment della stampa-sistema, che si vanta degli interessi finanziari ed economici, ma poco interessata a quest’aspetto. Qualche ritardato può forse osservare che tale sostegno della posizione Russia dei BRICS ha a che fare con la mancanza d’interesse per i BRICS di tale infotainment… (La composizione della “parola” tra “informazione” ed “intrattenimento” ci delizia letteralmente, che trovata), i ritardati, com’è noto, sono in ritardo sulla raffinatezza intellettuale, ma questa volta ciò non impedisce che un giudizio semplicistico dica la verità. Zeck sviluppa alcuni fatti che abbiamo ricordato. In particolare, sottolinea il fatto che la questione dell’autodeterminazione non ha in alcun modo scoraggiato i BRICS nel difendere la Russia. Il 7 marzo 2014, abbiamo riportato: “L’interesse nostro è che il testo ha adottato varie precauzioni, ad esempio, non nominando la Russia, in modo da non avanzare implicitamente l’accusa principale del blocco BAO di un’”aggressione russa” all’Ucraina. Tale disposizione, che i “padrini” del blocco BAO hanno suggerito alle autorità correnti a Kiev, è stata presa principalmente per stimolare il voto favorevole della Cina: la Russia non essendo stata contestata, avrebbe permesso alla Cina di esprimere un’adesione estremamente contraria ad autodeterminazione e secessione. Ma la menzione della Crimea nella risoluzione ne faceva un “documento conflittuale” (secondo Churkin), la Russia era dunque indirettamente indicata e la Cina decise di astenersi. C’è chiaramente un rapporto di causa ed effetto a dimostrazione che la Cina è molto attenta alla posizione russa e sa che non può nascondersi dietro argomentazioni formali per condannarla anche incidentalmente“. Zeck osserva che i Paesi BRICS non hanno necessariamente le stesse posizioni su varie questioni accessorie, ma qui affermano la propria solidarietà politica assumendo posizioni anti-blocco BAO. Ciò riguarda spesso i casi in cui sia coinvolto il blocco BAO quando mette a repentaglio la sovranità di terzi, come nei casi libico e siriano… L’Ucraina è un caso opposto, dato che il Paese accusato di attaccare la sovranità di un terzo è proprio la Russia. Ciò spiega le esitazioni iniziali della Cina. E’ su questo punto che Zeck conclude la sua analisi rilevando che i Paesi BRICS, sostenendo la Russia in questo caso, dimostrano che l’atteggiamento anti-blocco BAO appare più una scelta attiva (“offensiva critica”) rispetto all’atteggiamento iniziale di “solidarietà difensiva”…
Tuttavia, nel caso dell’Ucraina, è stata la Russia a violare la santità della sovranità di un altro Stato.  Eppure, il raggruppamento BRICS ha sostenuto la Russia. Vale la pena notare che i Paesi BRICS sostengono la Russia con un possibile grave costo, visto che sono costretti ad affrontare almeno un potenziale movimento secessionista nel proprio territorio. L’India, per esempio, ha una lunga storia di confini fluidi e oggi lotta con potenziali movimenti secessionisti delle popolazioni musulmane, oltre alla minaccia alla sicurezza della potente guerriglia maoista. La Cina soffre in particolare peri   tibetani e uiguri che aspirano a staccarsi dallo Stato cinese dominato dagli Han. Anche tra gli Han della Cina, tuttavia, vi sono divisioni regionali che da tempo contestano il controllo centrale del vasto Paese. Le richieste di secessione della regione del Capo in Sud Africa sono cresciute negli ultimi anni, e il Brasile da tempo affronta un movimento secessionista nel sud della sub-regione, dominato demograficamente da immigrati europei. La Russia, naturalmente, affronta una serie di gruppi secessionisti interni che potrebbero un giorno portare Mosca a rimpiangere la sua annessione della Crimea. Il fatto che i Paesi BRICS supportano la Russia, nonostante queste preoccupazioni, suggerisce che le sue tendenze antioccidentali possono avere un peso maggiore rispetto a quanto  precedentemente creduto. Infatti, oltre il sostegno alla Russia nella dichiarazione dei ministri degli Esteri, le potenze emergenti hanno anche criticato aspramente gli Stati Uniti (non direttamente) per i programmi di sorveglianza informatica svelati da Edward Snowden. Il sostegno dei BRICS e di altre potenze non occidentali alla Russia suggerisce anche che la creazione di un ordine internazionale sarà estremamente difficile, data l’assenza di principi condivisi su cui bararsi. Anche se l’occidente generalmente celebra il fatto che l’Assemblea generale dell’ONU abbia approvato la risoluzione che condanna il referendum in Crimea, il fatto che 69 Paesi si siano astenuti o votato contro dovrebbe essere un campanello d’allarme. Sembra che l’era post-Guerra Fredda dominata dall’occidente sia finita. Ma ancora non esiste nulla per sostituirla”.
Queste osservazioni suggeriscono a Zachary Zeck di valutare un nuovo approccio nell’evoluzione della posizione dei BRICS sulla crisi ucraina, uno sviluppo compiuto discretamente, mentre il blocco BAO concentra la propria isteria mobilitando tutte le sue capacità intellettuali sull’imbroglio ucraino e “il maggiore crimine contro il diritto internazionale nel ventunesimo secolo”, idem per il referendum ucraino. E’ vero che il dossier viene presentato in modo tale da evidenziare che i Paesi BRICS abbiano una posizione rischiosa e coraggiosa nel sostenere la Russia e de facto il principio di autodeterminazione e secessione, un ovvio rischio per la propria stabilità, comportando una notevole evoluzione politica del gruppo. Risulta quindi che un’analisi accettabile suggerisca l’effetto devastante proprio dell’isterismo del blocco BAO, per il suo unilateralismo stravagante in occasione delle manifestazioni svoltesi apertamente dal novembre 2013 almeno, con la piena responsabilità di UE e USA direttamente impegnate in un processo completamente illegale e simile a un colpo di Stato in Ucraina. Senza rumore eccessivo, e in più nell’ignoranza quasi completa del sistema-stampa sul processo, che suggerisce il buon funzionamento della propria tendenza all’auto-censura e dell’arroganza occidentalista e americanista, i BRICS hanno fatto un passo da gigante nella coesione politica, con il passaggio dalla “solidarietà difensiva” a quella “offensiva critica”. Evidenziato questo punto, si rimane stupiti dal continuo martellamento e dalla continua affermazione sulla certezza dell’isolamento della Russia, mentre è supportata dall’importante peso economico e demografico dei BRICS, ben inteso, dei Paesi che sostengono questa posizione. Sotto questa luce, possiamo considerare più che mai la tendenza dei BRICS che raggruppa 96 Paesi contro 100, che al momento della votazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite erano assenti o avevano votato contro o si erano astenuti in relazione alle pressioni del blocco BAO a sostegno della mozione proposta. (Come notato dai russi che aggiungono l’argomento dei soliti mezzi di pressione e ricatto del blocco BAO, il racket degli USA in testa, per strappare l’adesione di molti dei Paesi a sostenuto della mozione). In tali circostanze, la constatazione dell’egocentrismo del blocco BAO non può avere altra spiegazione che una vera patologia psicologica che ne compromette gravemente il giudizio politico; la diagnosi non è certo nuova, ma la malattia s’aggrava; il caso ucraino lo dimostra più dei casi precedenti, come Siria, Libia e Iran.
Così si compie de facto, e ancora una volta di nascosto, la profonda rottura delle posizioni lungo la faglia sistema-antisistema, in condizioni che rendono trascurabile la tesi secondo cui i BRICS lavorano sempre secondo le norme del sistema. L’evento è antisistema nella misura in cui il suo motore, al momento cruciale della decisione, si basa implicitamente sull’insopportabilità del  comportamento del sistema del blocco BAO, il comportamento del sistema suscita il comportamento antisistema. Questa frattura indica che, nel caso della necessità del sostegno di una chiara posizione, i Paesi BRICS ragionano, senza la necessità di esserne consapevoli, con modalità antisistema. Paesi prudenti come l’India e la Cina sono spinti dall’urgenza di avere posizioni nette. La differenza tra sistema e antisistema è dimostrata dalla capacità d’integrare i Paesi BRICS su posizioni inaccettabili per il BAO, soprattutto bloccando gli Stati Uniti nelle crisi susseguenti,  fornendo un argomento convincente nel determinare la loro posizione ostile al blocco al momento delle decisioni cruciali nelle crisi future, come nel caso dell’Ucraina. Nel caso che c’interessa, è vero che lo scandalo Snowden/NSA, particolarmente pronunciato in Brasile e forse in India, ha contribuito ad influenzare la posizione comune nella crisi ucraina. (Sappiamo che il blocco BAO è un caso contrario, ovviamente. Le proteste anti-USA per lo scandalo Snowden/NSA vengono dimenticare istantaneamente quando si forma un nuovo ragruppamento, come nel caso dell’Ucraina. Gli USA immediatamente ridiventano completamente virtuosi nell’interpretazione e nella narrativa comune del blocco, mostrando un comportamento del sistema che fa del pavlovismo un esercizio da principianti). Ciò crea una solidarietà antisistema nei BRICS, tanto più antisistema quanto le posizioni specifiche di questi Paesi sono distanti, con tradizionali controversie bilaterali (come India e Cina) spesso divergenti, se non oltre; ora il riflesso antisistema domina su tutti. Crediamo che, nonostante la loro appartenenza tecnica al sistema, sotto molti aspetti, il comportamento dei BRICS (e dei Paesi e forze che attraggono) sarà sempre più determinato da una logica superiore, in riferimento al grande confronto della crisi di collasso del sistema, e che può definirsi solo come antisistema. Anche se a volte ciò è contrario ai loro interessi specifici, in un caso particolare (come nell’autodeterminazione e secessione nella crisi ucraina), la logica superiore di tipo antisistema domina il loro comportamento. E i BRICS, geo-strategicamente incoerenti, giungono ad una coerenza politica fondamentale, ma sul campo metapolitico che rinvia a quello meta-storico, senza la necessità che ciò avvenga in quanto tale. In questo senso, i media del sistema, che rilanciano il comportamento inaccettabile del blocco BAO nella crisi ucraina, evidenziano la natura dell’integrazione che in tale crisi, nella crisi generale del collasso del sistema, gioca un ruolo chiave  mettendo in secondo piano la logica geostrategica.

BRICS_FlagsTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I BRICS svolgono un ruolo di bilanciamento globale

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 26 marzo 2014

531981I ministri degli Esteri dei Paesi BRICS hanno ribadito, durante il loro incontro a margine del vertice sulla sicurezza nucleare a L’Aja, la loro posizione contro le sanzioni come strumento per risolvere il conflitto sull’Ucraina. Ancora più importante, come membri del corpo economico globale dei G20, si oppongono a qualsiasi idea di vietare alla Russia di prendere parte al prossimo vertice. Sostengono la decisione che l’organismo multilaterale non può agire unilateralmente. I BRICS possono giocare un ruolo di collegamento tra la Russia e l’occidente. Brasile, India, Cina e Sud Africa, insieme alla Russia, hanno ribadito la loro posizione comune nel disinnescare la crisi. La dichiarazione congiunta del gruppo dell’Aja n’è un chiaro riflesso. Le sanzioni potranno causare ritorsioni, così anche la forza. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ammesso che le sanzioni avranno un “effetto dirompente” sull’economia globale. L’intensificazione delle sanzioni e delle controsanzioni può avere un impatto sulla situazione economica della Russia, ma anche l’occidente, Europa compresa, sarà colpito dalle ripercussioni. L’Europa è fortemente dipendente dall’energia russa. Anche la situazione economica ucraina si deteriorerà con le sanzioni, essendo il Paese fortemente dipendente dalle risorse energetiche e dal mercato russi.
Un fattore importante da seguire è il ruolo del BRICS nella crisi. I BRICS sono relativamente un fenomeno recente. Non c’erano durante la Guerra Fredda. Sarebbe forse un esercizio fruttuoso a posteriori valutare l’impatto dei BRICS o di un gruppo simile sulla politica della Guerra Fredda. L’affermazione del gruppo sul dialogo e la riconciliazione, l’accento sul ruolo delle Nazioni Unite e l’opposizione alle sanzioni non solo ne aumentano visibilità e ruolo internazionali, ma anche ne fanno un attore globale. I ministri degli Esteri del raggruppamento, nella loro dichiarazione congiunta, hanno affermato, “L’escalation di linguaggio ostile, sanzioni, contro-sanzioni e forza non contribuisce a una soluzione durevole e pacifica secondo il diritto internazionale, compresi i principi e le finalità della Carta delle Nazioni Unite“. Alla proposta del ministro degli Esteri australiano di escludere la Russia dalla riunione di novembre del G20, a Brisbane, i ministri hanno dichiarato: “I ministri hanno rilevato con preoccupazione le ultime dichiarazione nei media sul prossimo vertice del G20 che si terrà a Brisbane, nel novembre 2014. L’adesione al G20 appartiene ugualmente a tutti gli Stati membri e nessuno Stato membro può deciderne unilateralmente natura e  carattere“. I membri dei BRICS hanno un ruolo cruciale nella formazione del G20 e delle sue decisioni e agenda. Nella riunione di San Pietroburgo in Russia a settembre, i membri del gruppo si sono impegnati “a continuare a cooperare nel rafforzare l’economia globale” .
I recenti sviluppi nella crisi non sono così negativi. Il ministro degli Esteri russo ha incontrato il ministro degli Esteri ad interim ucraino all’Aja. L’incontro, primo tra i più alti funzionari dalla crisi, è stato salutata da molti come passo positivo verso l’attenuazione della crisi. Secondo un articolo, Lavrov ha delineato i passi che il nuovo governo ucraino deve fare per disinnescare la crisi. Il ministro russo ha anche incontrato il suo omologo statunitense. Le visite programmate del Presidente Putin in Germania ad aprile e a maggio in Francia, sono ancora previste. La situazione in Ucraina e l’emergente confronto ricordano la guerra fredda, quando il confronto Est-Ovest era una parola spesso ripetuta nella politica internazionale. Uno dei diplomatici di quel periodo, Henry Kissinger, in un recente editoriale ha sostenuto che tale degrado non sarà redditizio per nessuno. La crisi ucraina deve essere vista con “calma ed equilibrio” (usando una frase dalla dichiarazione congiunta dei ministri BRICS), pur tenendo in considerazione gli interessi di tutte le parti coinvolte. Gli interessi della Russia nel suo estero vicinanze, tra cui l’Ucraina, non sono solo geopolitici, ma anche storici e culturali. Kissinger ha affermato che per la Russia, “L’Ucraina non può mai essere un Paese straniero. La storia russa iniziò da ciò che si chiamava Rus di Kiev. La religione russa si diffuse da lì. L’Ucraina ha fatto parte della Russia per secoli, e la loro Storia è intrecciata anche prima di allora“. Le parti coinvolte nel conflitto devono tener conto di queste dinamiche, e allo stesso tempo vi è la necessità di affrontare il conflitto dal punto di vista non-violento e  pacifico.
I BRICS possono essere un sistema di bilanciamento dei valori tra l’Oriente e l’occidente. Possono anche rafforzare dialogo e decisioni, mentre allo stesso tempo hanno un ruolo nel compensare  politiche volte a destabilizzare l’ordine mondiale. L’idea di escludere la Russia dal G20 contribuirebbe ad alimentare il conflitto, invece di risolverlo. Bisogna menzionare che il G20, in cui Paesi emergenti ed economie sviluppate sono membri, s’è dimostrato più rappresentativo ed efficace nell’affrontare le questioni economiche globali. Con tutti i Paesi BRICS membri del G20, il raggruppamento, che ha approccio e politica equilibrati, è nella posizione migliore per svolgere un ruolo maggiore nella risoluzione dei conflitti.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano su conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e sugli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Ucraina verso la dissoluzione, la NATO verso la sconfitta

Alessandro Lattanzio, 18/3/2014
RTR3HK8P_bIl 18 marzo, il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro di Crimea Sergej Aksjonov hanno firmato il trattato di riunificazione della repubblica autonoma ex-ucraina alla Russia. Il trattato di adesione recita: “Dopo l’adozione da parte della Federazione Russa, della Repubblica di Crimea nella struttura della Federazione Russa, due nuove entità, la Repubblica di Crimea e la città federale di Sebastopoli, sono state create”. Putin aveva già firmato il decreto che riconosceva la Crimea come Stato indipendente, a seguito del referendum del 16 marzo. Nel suo discorso, Putin ha dichiarato che la decisione di Mosca è volta a proteggere la Crimea e che l’inazione della Russia sarebbe stato un tradimento. “I residenti di Crimea e Sebastopoli hanno rivolto alla Russia la richiesta di proteggerne i diritti e la vita. Non avremmo potuto respingere il loro appello e abbandonarli. Abbiamo sempre rispettato l’integrità territoriale dello Stato ucraino, a differenza di coloro che ne hanno sacrificato l’unità per le loro ambizioni politiche. Hanno apertamente ostentato il loro impegno a una grande Ucraina, ma sono loro in realtà responsabili della frattura del Paese“. Putin ha affermato che la crisi politica ucraina è opera di un “esercito di militanti addestrati e ben equipaggiati“, il cui compito era minare i legami dell’Ucraina con la Russia e le altre repubbliche ex-sovietiche. Putin ha continuato dicendo che la Russia tutelerà sempre gli interessi dei russofoni dell’Ucraina “con mezzi politici, diplomatici e legali. Vogliamo la pace e la conciliazione in Ucraina e, insieme ad altri Paesi, siamo pronti a fornire ogni tipo di sostegno. In Ucraina i nostri partner occidentali hanno però superato il segno con azioni gravemente irresponsabili e poco serie, sanno bene che più di un milione di russi vive in Crimea. La Russia non poteva ritirarsi. Vogliamo che la pace e l’armonia tornino nella terra d’Ucraina, anche se è il popolo ucraino che deve ristabilire l’ordine interno. L’Ucraina stessa dovrebbe essere la prima ad avere interesse a garantire diritti e interessi di queste persone. Questa è la premessa alla stabilità dello Stato ucraino e all’integrità territoriale del Paese. E’ strano sentire certe accuse. Nella storia non c’è mai stato un caso d’invasione senza un solo colpo. Minacciano la Russia di sanzioni cercando di vendicarsi perché mantiene una posizione indipendente; quindi il Paese affronterà restrizioni sostanziali all’economia. Molti divieti restano e abbiamo tutte le ragioni per credere che la politica di contenimento verso la Russia, applicata nei secoli XVIII, XIX e XX continui ancora oggi. Si sforzano sempre di prevalere su di noi perché difendiamo una posizione indipendente, chiamiamo le cose con il loro nome e non abbiamo ipocrisie. … La Russia ha interessi legittimi che devono essere rispettati“. Riguardo alle relazioni con la NATO, Putin ha detto di esser contrario a “che tale organizzazione militare si comporti da padrone in casa nostra e nelle nostre province, non posso immaginare che le navi russe si rechino a Sebastopoli a visitare i marinai della NATO. Sono bravi ragazzi, ma è meglio che siano loro venirci a trovare a Sebastopoli”. “La Russia s’è esposta e a quel punto non poteva ritirarsi. La Crimea ha chiaramente espresso la sua volontà. Vuole unirsi alla Russia. I politici occidentali ci minacciano non solo con le sanzioni, ma anche con il deterioramento dei problemi interni. Mi piacerebbe sapere cosa significano le azioni della quinta colonna dei diversi traditori o sperare di far peggiorare la situazione socio-economica in Russia per provocare l’indignazione del popolo in questo modo? Riteniamo tali dichiarazioni irresponsabili e chiaramente aggressive, e noi vi risponderemo in modo adeguato“, ha detto Putin durante un indirizzo speciale alla Duma, al Consiglio della Federazione, ai dirigenti delle regioni e ai rappresentanti della società civile, sulla riunificazione della Repubblica di Crimea con la Russia e la formazione di nuove entità costitutive in Russia. “Nel frattempo, non cercheremo mai lo scontro con i nostri partner in Oriente e in Occidente. Al contrario, faremo di tutto per costruire civili relazioni di buon vicinato, essendo normale nel mondo moderno. Noi evidentemente affronteremo contromisure estere, ma dovremmo decidere se proteggere costantemente i nostri interessi nazionali o sacrificarli per sempre“. Vladimir Putin ha anche sottolineato il sostegno della Cina al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, “Siamo grati a tutti coloro che hanno capito le nostre azioni in Crimea. Siamo grati al popolo della Cina, la cui leadership vede la situazione in Crimea in tutta la sua integrità storica e politica. Apprezziamo la moderazione e l’obiettività dell’India“. Dopo la sessione al Parlamento, Putin ha chiamato il premier indiano Manmohan Singh per informarlo sull’evoluzione della crisi in Ucraina e “dell’attuazione di una scelta informata da parte della popolazione multietnica di Crimea, fatta con il referendum del 16 marzo”. Manmohan Singh “ha espresso la speranza che tutte le parti diano prova di moderazione e di cooperazione costruttiva nel trovare soluzioni politiche e diplomatiche che proteggano gli interessi legittimi di tutti i Paesi della regione e garantiscano la pace e la stabilità in Europa e oltre”. “Il signor Singh ha espresso interesse nel promuovere la cooperazione multidimensionale, non solo su base bilaterale, ma in forma multilaterale, anche attraverso l’Unione doganale e lo Spazio economico comune“, ha detto il servizio stampa del Cremlino. Singh e Putin “hanno espresso ferma determinazione nel rafforzare le relazioni con un partenariato strategico privilegiato“. L’India ricorda anche il sostegno di Mosca nel 1975, quando New Delhi visse la stessa situazione con il Sikkim, uno Stato dell’Himalaya. All’epoca l’India fu sottoposta a pesante pressione diplomatica dall’occidente, in particolare dagli Stati Uniti. Il Sikkim divenne il 22.mo Stato dell’India quando il 97,5% degli abitanti votò a favore della riunificazione con Nuova Delhi. Anche la presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner sostiene la Federazione Russa ricordando che “la Carta delle Nazioni Unite sancisce il diritto dei popoli all’autodeterminazione, il che significa che questa regola dovrebbe essere applicata a tutti i Paesi, senza alcuna eccezione“, paragonando la situazione in Crimea con quella delle isole malvinas, dove si ebbe un referendum un anno fa. L’ONU non mise in discussione la legittimità di quel voto.
Sull’83,1 per cento degli elettori di Crimea andati alle urne il 16 marzo, il 96,77 per cento s’è detto a favore dell’adesione alla Federazione russa. I media occidentali hanno sottolineato che i tartari e gli ucraini della Crimea erano contro l’adesione. Se i non russi costituiscono il 41,7 per cento della popolazione della Crimea, i russi costituiscono il restante 58 per cento; quindi se ucraini e tatari avessero rifiutato di partecipare al referendum, l’afflusso ai seggi sarebbe stato sensibilmente inferiore all’83,1% registrato. “Contrariamente ai 135 osservatori internazionali di 23 Paesi, i media occidentali in coro suggeriscono, senza uno straccio di prova, che le elezioni sono state truccate e che la Crimea è sotto occupazione militare russa”. Nella missione degli osservatori erano presenti membri del parlamento europeo, casualmente ignorati dai media occidentali. Mateus Piskorski, il capo della missione degli osservatori europei e deputato polacco: “I nostri osservatori non hanno riscontrato alcuna violazione delle regole del voto“. Ewald Stadler, membro del Parlamento europeo: “Non ho visto nulla di simile a una pressione… le persone volevano dire la loro“. Pavel Chernev, deputato bulgaro del parlamento: “Organizzazione e procedure sono al 100 per cento in linea con gli standard europei“. Johann Gudenus, del Consiglio municipale di Vienna: “La nostra opinione è che se la gente vuole decidere del proprio futuro, dovrebbe avere il diritto di farlo e la comunità internazionale dovrebbe rispettarla. Le persone in Crimea hanno votato sul proprio futuro. Naturalmente, Kiev non ne è felice, ma deve accettare e rispettare il voto del popolo di Crimea“. L’osservatore serbo Milenko Baborats “La gente ha liberamente espresso la propria volontà nel modo più democratico, dove eravamo… non abbiamo visto una sola violazione seria della legittimità del processo“. Srdja Trifkovic, osservatore dalla Serbia: “La presenza di truppe per le strade era praticamente inesistente e l’unica cosa che vi assomigliava erano cosacchi disarmati davanti al palazzo del Parlamento a Simferopoli. Rispetto alle persone nei seggi e per le strade, come in riva al mare a Jalta, francamente penso che si sarebbe vista più tensione nel sud di Chicago o ad Harlem, a New York, che qui“.
f073efba33901d357eb2449060eafd2f_LPiù del 90 per cento dei russi supporta l’adesione della Crimea alla Russia e l’83 per cento degli intervistati ha detto che Mosca dovrebbe tutelare gli interessi dei russi e degli altri popoli che vivono in Crimea, anche se ciò peggiorasse i rapporti con altri Paesi. La Crimea avrà tre lingue ufficiali: russo, ucraino e tartaro. Anche la Transnistria ha chiesto alla Russia di prevedere legislativamente la possibilità dell’adesione della repubblica. Tale richiesta è stata inviata dal Presidente Mikhail Burla al Presidente della Duma di Stato Sergej Naryshkin, a nome del Consiglio Supremo della Transnistria. In effetti, il governo russo prevede di discutere le misure di sostegno alla Transnistria per via del blocco che l’Ucraina ha dichiarato contro questa repubblica, il 20 marzo. Secondo il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin, “Il Presidente della Transnistria era a Mosca la scorsa settimana. Ci siamo incontrati e ci rivedremo a Mosca a breve. L’Ucraina ha effettivamente annunciato il blocco della Transnistria. Il confine tra l’Ucraina e la Transnistria è stato chiuso ai cittadini russi. È una flagrante violazione dello status dell’Ucraina di garante della pace”. Rogozin ha detto che l’isolamento della Transnistria, popolata da 200000 cittadini russi e 70000 cittadini ucraini è inaccettabile. “Ne discuteremo, naturalmente, nel governo e con il presidente. Il 20 marzo si terrà un incontro serio e rappresentativo di tutti i ministeri e le agenzie per far sapere alla leadership della Transnistria che un gruppo di consulenti del governo russo studia come affrontare il blocco economico“. La situazione in Transnistria potrebbe deteriorarsi ancora di più se la Moldova dovesse firmare l’accordo con l’Unione europea. In occasione della seduta del Consiglio politico del partito “Unità” dell’Ossezia del Sud, sono state condannate le illegalità commesse dai radicali ucraini, invitando a sostenere il partito impedendo la diffusione del neonazismo nel 21° secolo. Il presidente del consiglio politico Zurab Kokoev ha notato che il partito “Unità” ha inviato il parlamentare Inal Bazaev in Crimea ad incontrare i rappresentanti della penisola e le unità “Berkut” della Repubblica autonoma. Ha sottolineato il calore con cui è stato accolto e il sincero ringraziamento al popolo dell’Ossezia del sud. A loro volta, i presenti hanno ringraziato la direzione del partito sottolineando l’importanza del sostegno al popolo di Crimea in questa difficile situazione. “L’Ossezia del Sud segue gli sviluppi in Ucraina, dove a seguito del colpo di Stato, Kiev e molte città dell’Ucraina occidentale sono sequestrate dagli estremisti armati le cui azioni sono sempre più aggressive”, ha dichiarato il ministro degli Esteri dell’Ossezia del Sud, David Sanakoev. “La situazione è andata ben oltre il quadro giuridico e costituzionale, con massacri, monumenti distrutti, slogan antirussi e la Verkhovna Rada che adotta decisioni che limitano i diritti delle minoranze linguistiche e vietano i partiti politici, vi è una grave interferenza negli affari della chiesa e l’instaurazione di una chiara dittatura nazista. A mio parere, il Paese è sull’orlo del collasso economico e del disastro umanitario che in un modo o nell’altro toccherà il continente europeo. Non è un segreto che nell’escalation delle tensioni, un ruolo primario è giocato dalla palese interferenza di certi politici occidentali e statunitensi negli affari interni dell’Ucraina, che vogliono usarla per i loro giochi geopolitici e creare le condizioni per una nuova divisione dei confini regionali. Il popolo dell’Ossezia del Sud, come nessun altro, può capire ciò che accade in queste regioni dell’Ucraina, avendo sperimentato le gravi conseguenze del nazionalismo georgiano nell’agosto 2008 che, tra l’altro, fu sostenuto dalle organizzazioni fasciste ucraine. Indubbiamente, è necessario dire che esprimiamo la nostra piena solidarietà alla Federazione russa che sostiene i suoi compatrioti in Ucraina, al fine di impedire l’escalation delle tensioni ed evitare spargimenti di sangue. Seguiamo la situazione in Ucraina e chiediamo a tutte le forze politiche di fermare le violenze, ripristinare lo stato di diritto, riportare pacificamente la situazione al quadro costituzionale e giuridico, senza spargimento di sangue, per risolvere la situazione“.
Il 17 marzo il “parlamento” ucraino votava il decreto di Aleksandr Turchinov per la mobilitazione parziale dei riservisti a seguito del voto in Crimea. Il decreto accusa la Russia di aver violato la sovranità ucraina collaborando con i gruppi armati della Crimea nell’occupare infrastrutture e basi militari della penisola. Nel frattempo, la maggior parte del contributo finanziario degli Stati Uniti all’Ucraina si concentrerà sull’addestramento di nuovi militari, affermava una fonte del ministero della Difesa ucraino; “Kiev non ha in programma di finanziare esercito e marina. Lo status della Guardia Nazionale, insieme al suo diritto di controllare i comandi militari, riducono significativamente il prestigio dell’esercito e della marina, assegnandogli un ruolo secondario. Così il governo ucraino lascia la questione della Difesa nazionale dello Stato, scommettendo sulla soppressione dell’anticonformismo politico interno”. La mobilitazione di 10-15000 elementi dovrebbe essere completata entro 45 giorni, secondo il decreto. In Crimea, intanto, almeno 20 navi da guerra e ausiliarie della marina ucraina faranno parte della Flotta russa del Mar Nero a seguito della riunificazione della Crimea con la Russia. Secondo l’Ammiraglio  Vladimir Komoedov, presidente della commissione per la Difesa della Duma di Stato, la Marina ucraina comprende circa 40 navi, 20 delle quali dislocate nelle basi navali in Crimea di Sebastopoli e Donuzlav. “Ora possiamo supporre che le navi che rimangono in Crimea faranno parte delle forze di autodifesa della Crimea e successivamente della Flotta del Mar Nero della Russia“, ha detto Komoedov. Le navi ucraine che potrebbero essere assegnate alla Russia includono due corvette, una nave comando, diverse motomissilistiche, dragamine e l’unico sottomarino ucraino. La marina russa assumerà anche il controllo delle infrastruttura navali della Crimea, compresa la base aeronavale di Belbek e le fortificazioni costiere.
1395149412_867119_53Nel frattempo, sono stati attivati gli squadroni della morte neonazisti della rete atlantista Gladio in Ucraina: un cecchino ha ucciso un miliziano delle forze di autodifesa della Crimea a Simferopoli, secondo l’agenzia Krim-inform: “Le Forze di Auto-Difesa della Crimea hanno appreso che un gruppo di uomini armati s’era insediato in un edificio in via Kubanskaja. Dei combattenti delle forze di auto-difesa, incaricati di verificare queste informazioni, sono stati colpiti. Un uomo è stato ucciso e altri due feriti“. Il terrorista in seguito è stato arrestato, risulta essere un militante di Fazione Destra di Leopoli, forse uno dei terroristi neonazisti addestrati dalla NATO nel Baltico. Materiale ed effettivi militari ucraini, compresi blindati e veicoli da combattimento della fanteria, sarebbero stati diretti verso il confine con la Russia, mentre nelle regioni di Kharkov, Donetsk e Lugansk la popolazione ostacolava l’ingresso dei militari ucraini. Nel Donbass la milizia popolare ha costretto le truppe ucraine a ritirarsi, mentre gli attivisti di Lugansk hanno fermato le colonne dei militari ucraini. Questo mentre i golpisti hanno chiuso parzialmente i confini con la Russia. Le milizie popolari del Donbass avevano bloccato una convoglio di 20 autocarri con armamenti pesanti, “Gli attivisti locali hanno indicato che la colonna era stata avvistata nei pressi della città di Volovaga Valerjanovka. L’unità di autodifesa popolare “Pavel Gubarev” (il governatore locale attualmente sequestrato a Kiev) hanno subito imposto il blocco ai 20 autocarri pesanti, alcuni dei quali trasportavano veicoli da combattimento per le truppe aviotrasportate. “Dal momento che non vogliamo una carneficina fratricida, abbiamo proposto all’esercito di non usare la forza. Eravamo senza maschere, senza alcun mezzo di auto-difesa. Gli abbiamo chiesto di andarsene, perché le attrezzature militari erano davvero pesanti e se la colonna attraversava la città avrebbe aumentato la tensione creando shock e panico”. Le truppe di Kiev decisero di ritirarsi. Altri 58 veicoli da combattimento aeroportati avevano tentato di attraversare le regioni di Donetsk e Lugansk in direzione del confine orientale. A Lugansk gli abitanti avevano fermato un treno che trasportava veicoli da combattimento e carri armati verso il confine. Rispondendo alle domande sui loro scopi, i soldati ucraini dissero che erano arrivati a Lugansk per una missione nota solo al loro comandante. La popolazione, usando una locomotiva, trascinava il treno su un binario morto, nonostante le proteste dei militari, e bloccava le rotaie con rottami. I soldati hanno dichiarato che non avrebbero usato violenza contro i civili. Tuttavia, sette individui in uniforme ucraina, ma senza distintivi, armati di Kalashnikov con silenziatori, minacciarono il comandante dell’unità di “obbedire agli ordini”, disperdendo la gente e smantellando le barricate. Quindi scoppiava una rissa quando gli individui mascherati hanno minacciato i residenti dicendo che “tradivano l’Ucraina” e poi ferivano il comandante ucraino. Dopo l’incidente, i residenti hanno organizzato una pattuglia permanente sul posto per controllare l’equipaggiamento militare. “Attualmente vi sono diverse organizzazioni estremiste nella nostra regione. Ma non vogliamo che accada ciò che è successo a Kiev. Tali organizzazioni cercano di infiammare la situazione nella regione“, affermava Sergej Rizhavskij, leader delle milizie popolari del Donbass. A Kharkov, la seconda città ucraina, 3000 manifestanti si radunavano nella piazza centrale chiedendo il referendum per la federalizzazione dell’Ucraina. “La nostra città, anche se in Ucraina è russa e rimarrà russa. Siamo pronti a vivere nello stesso Paese, ma alle nostre condizioni“, annunciava Jurij Apukhtin, leader del Movimento Piattaforma Civica. Dopodiché i manifestanti si diressero al Consolato Generale della Russia per consegnare una lettera al Presidente Vladimir Putin, chiedendogli di “garantirne diritti e libertà” e di presentare alle Nazioni Unite le loro richieste per un referendum sulla federalizzazione, prevista per il 27 aprile. Inoltre, gli attivisti hanno chiesto il dispiegamento di una forza di mantenimento della pace russa nella regione di Kharkov, aggiungendo di temere per le loro vite e proprietà. I manifestanti si sono poi diretti verso il consolato polacco per protestare contro le interferenze occidentali negli affari ucraini. I manifestanti di Kharkov hanno anche saccheggiato gli uffici delle organizzazioni neonaziste, tra cui Fazione Destra, bruciandone i libri e i simboli. Altre migliaia di manifestanti filo-russi sono scesi in piazza a Donetsk, la maggiore città industriale dell’Ucraina. I manifestanti hanno chiesto che il parlamento “rimuova il governo illegittimo e annulli la sua decisione” chiedendo la creazione di un nuovo governo di coalizione, la cui composizione sia approvata dal popolo. I manifestanti hanno detto che è necessario tornare all’accordo del 21 febbraio firmato dal Presidente Viktor Janukovich, che la lingua russa abbia lo status di seconda lingua ufficiale e infine l’avvio di indagini sugli omicidi in piazza Majdan a Kiev. 2000 persone poi hanno assaltato l’ufficio del procuratore regionale, chiedendo il rilascio del “governatore del popolo” Pavel Gubarev sequestrato il 6 marzo dai golpisti di Kiev. I manifestanti hanno fatto irruzione nell’edificio, strappando e gettando la bandiera nazionale ucraina e sostituendola con quella russa, per poi assaltare gli uffici di una società dell’oligarca Sergej Taratuta, il capo della amministrazione regionale nominato dai golpisti di Kiev.
Il 18 marzo, il primo ministro fantoccio ucraino, lo scientologo israelita Jatsenjuk, ha affermato che “la questione della Crimea passa da una fase politica a una militare per colpa della Russia“, in una dichiarazione congiunta con il “presidente” dell’Ucraina Aleksandr Turchinov. In risposta a ciò la Crimea si dichiara pronta a fornire assistenza militare alle regioni russofone ucraine minacciate dai nazi-atlantisti. Il Viceprimo ministro della Repubblica Autonoma di Crimea, Rustam Temirgalev avvertiva che i distaccamenti dell’autodifesa della Crimea sono ora dotati di armi e blindati abbandonati dalle unità ucraine sbandatesi. “Nel caso dell’invasione dall’Ucraina della Crimea, abbiamo una posizione molto comoda, solo un sottile istmo ci separa dalla terraferma. Vi sono concentrate grandi forze di autodifesa popolare ben armate ed equipaggiate. Abbiamo i carri armati lasciati dalle unità militari ucraine dissoltesi. Possiamo non solo difenderci ma anche eliminare le autorità illegittime a Kherson, Nikolaev e Odessa”. Inoltre, il primo ministro della Crimea Sergej Aksjonov escludeva che “Un solo militare ucraino possa entrare nel territorio della Crimea. Escludo assolutamente tale opzione. Gli ingressi alla Crimea sono bloccati dalle unità di autodifesa, e quindi non un solo militare ucraino farà un passo sul suolo della Crimea. Questo è impossibile anche teoricamente, per non parlare praticamente“. Le dichiarazioni di Kiev sono “nient’altro che intimidazione. Hanno l’abitudine d’intimidire, ma non possono farci nulla. È stata presa una decisione irreversibile. Nessuno può spaventarci. Tutto questo parlare di mobilitazione a Kiev è un bluff. Sono sicuro che il popolo dell’Ucraina e di Kiev non vuole combattere contro la Crimea. Noi non consigliamo a nessuno di dichiarare una qualsiasi mobilitazione. Niente potrà entrare e vincere sul nostro suolo. I tizi a Kiev dovrebbero svegliarsi prima che sia troppo tardi. I nazisti ucraini cercando di presentarsi pronti a tutto ed assetati di sangue umano, ma vi assicuro che non ci riusciranno. Oltre un centinaio di personale è in servizio ai posti di blocco sulle vie che portano alla Crimea. L’aeroporto e la stazione ferroviaria sono controllati come i porti, e tutto questo sotto il nostro stretto controllo, e quindi non posso nemmeno immaginare come questi tizi a Kiev possano tentare di entrare in Crimea. I cittadini della Crimea sono pienamente tutelati“. Infine, le forze di autodifesa di Crimea occupavano il quartier generale della marina militare ucraina di Sebastopoli. Il comandante della Flotta del Mar Nero della Russia, Viceammiraglio Aleksandr Vitko ha negoziato con il suo omologo ucraino, l’Ammiraglio Sergej Hajduk, poi trattenuto dai procuratori crimeani per indagini.
sevAST1-e1394360285445Nel frattempo, un altro successo veniva coltro dalle forze armate russe: il capo dei terroristi ceceni Doku Umarov, cui si sono rivolti i nazi-atlantisti galiziani chiedendogli supporto con operazioni terroristiche contro la Russia, è stato ucciso in un’operazione delle forze speciali cecene. Infatti il presidente della Cecenia Ramzan Kadyrov confermava la liquidazione del sedicente “emiro del Caucaso” e “presidente della Repubblica cecena di Ichkeria”. Il duce di Pravy Sektore, Dmitrij Jarosh, aveva anche invocato il sabotaggio di gasdotti e oleodotti, “Non possiamo permettere al nemico di effettuare una blitzkrieg sul territorio ucraino. Non dobbiamo dimenticare che la Russia fa i soldi inviando verso occidente il suo petrolio attraverso i nostri oleodotti. Distruggeremo questi gasdotti e priveremo il nemico della sua fonte di reddito“; un’azione in  perfetta contiguità con le minacce delle sanzioni avanzate dalla NATO e dall’UE.
Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen e il “ministro degli Esteri” ucraino Andrej Deshitsja hanno deciso di stringere i legami tra NATO e Ucraina e d’intensificare gli aiuti militari al Paese. “Il segretario generale ha ribadito il fermo impegno dell’alleanza nel sostenere la sovranità e l’indipendenza ucraina, l’integrità territoriale e l’inviolabilità delle frontiere dell’Ucraina“. I due funzionari hanno discusso anche dell’intenzione della NATO d’intensificare la cooperazione con l’Ucraina “rafforzando gli sforzi per costruire le capacità militari ucraine ed avviando ulteriori esercitazioni congiunte“. Deshitsja ha anche detto che l’Ucraina presenterà presto una richiesta alla NATO per “attrezzature tecniche non specificate”. La NATO ha definito “illegale e illegittimo” il referendum in Crimea, gli “alleati non ne riconoscono i risultati”. Ma mentre Stati Uniti ed UE impongono sanzioni alla Russia per la Crimea, nessun capo politico occidentale ha chiesto la presenza di truppe USA o NATO in Ucraina. La settimana precedente Merkel minacciava Mosca di “enormi” sanzioni economiche e altre conseguenze, durante un discorso al Reichstag, sottolineando che percepiva la Russia come “una minaccia”. Tale delirio ha spinto l’ambasciatore cinese in Germania a fare attenzione a una possibile guerra valutaria globale. Già a gennaio il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev aveva avvertito del pericolo di una guerra valutaria globale. In un’intervista, alla TV Vesti24, afferma che la Russia avrebbe protetto se stessa dalle sanzioni occidentali aumentando gli scambi in valute diverse dal dollaro USA: “Dobbiamo aumentare il volume degli scambi in moneta nazionale. Perché verso Cina, India, Turchia e altri Paesi dovremmo negoziare in dollari? Perché dovremmo farlo? Dovremmo usare valute nazionali per energia, petrolio, gas e tutto il resto“. In relazione a ciò, il rublo russo è passato al cambio di 36,30 per un dollaro e 50,54 per un euro, recuperando dal minimo storico all’inizio di marzo, mentre la TV cinese CCTV annunciava la doppia circolazione del rublo e dello yuan nella città di Suyfenhe. Pagamenti in rubli saranno permessi nei ristoranti e nei centri commerciali, dove il più delle volte fanno la spesa cittadini russi, ma anche i cittadini cinesi avranno diritto a pagare in rubli. Il governatore della regione Lu Hao ha anche detto che gli uffici del cambio e le banche emetteranno 540 miliardi di rubli all’anno, in modo che garantiscano il pagamento di beni e servizi.
Il presidente Obama aveva sentito la cancelliera Merkel sulla “violazione russa della sovranità ed integrità territoriale ucraina”, dopo aver condannato la Russia promettendo ritorsioni, convenivano sulla necessità d’inviare immediatamente osservatori internazionali dell’Organizzazione per la cooperazione per la sicurezza in Europa e delle Nazioni Unite (leggasi spie e agenti provocatori di Washington) nell’Ucraina meridionale e orientale. Infine, hanno discusso dei modi per sostenere l’Ucraina per stabilizzarne l’economia e preparare le elezioni di maggio, rilevando l’importanza degli accordi bilaterali, nonché il sostegno multilaterale all’Ucraina, attraverso il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione europea. Inoltre, il presidente degli Stati Uniti Obama ha decretato le sanzioni contro sette alti funzionari russi e quattro ucraini, tra cui due leader della Crimea e il Presidente Viktor Janukovich. Tra i russi appaiono Vladislav Surkov e Sergej Glazev, consiglieri del Presidente Vladimir Putin, il Presidente del Consiglio della Federazione Valentina Matvienko e il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin. Obama ha approvato un altro ordine esecutivo contro i funzionari russi “responsabili o complici nella minaccia alla sovranità e integrità territoriale” dell’Ucraina. Nel frattempo, anche i ministri degli esteri dell’Unione europea hanno deciso di sanzionare 21 russi e ucraini. Il Viceprimo ministro Dmitrij Rogozin ha detto che il governo russo non pensa a sanzioni contro gli Stati Uniti e l’Unione europea, perché non prende sul serio il congelamento dei beni e il divieto di viaggiare. “Cercare conti e proprietà di persone che non possono averli, per definizione è uno scherzo pessimo“. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha invece detto a Kerry: “Le sanzioni introdotte da Stati Uniti e Unione Europea sono assolutamente inaccettabili e avranno conseguenze“.

Fonti:
El espia digital
Global Research
RIR
ITAR-TASS
ITAR-TASS
Kremlin
Moon of Alabama
Nsnbc
Nsnbc
Reseau International
Reseau International
RussiaToday
RussiaToday
RUVR
RIAN
RIAN
RIAN
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RIAN
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RIAN
RIAN
RusVesna
StopNATO
StopNATO
Voice of Russia
Vineyard Saker

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India e Cina possono svolgere un ruolo positivo nella crisi ucraina

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 13 marzo 2014

Per Nuova Delhi e Pechino è difficile giocare un ruolo di equilibrio nella crisi di Crimea, tanto più che la questione interessa direttamente l’alleata Russia.
(1)INDIA-NEW DELHI-SINGH-PUTIN-MEETLe potenze emergenti India e Cina hanno forti legami con la Russia e sono anche membri di gruppi come RIC e BRICS, in cui la Russia è un attore chiave. E’ naturale che questi Paesi ritengano gli sviluppi in Ucraina importanti per la comunità internazionale. Alti funzionari di entrambi i Paesi hanno finora seguito un percorso prudente. Per questi due Paesi, è difficile avere un ruolo  equilibrato tanto più che la questione interessa direttamente la Russia. Mentre il conflitto in Crimea si dispiega, il consigliere della Sicurezza Nazionale dell’India Shiv Shankar Menon ha osservato: “Vediamo ciò che accade in Ucraina con preoccupazione… La prima questione è conciliare i diversi interessi in gioco come, dopo tutto, quelli legittimi russi ed altri interessi, sperando che siano discussi, negoziati e vi sia una soluzione soddisfacente per tutti“. Il Ministero degli Esteri dell’India, tuttavia, ha adottato un approccio più moderato e ha chiesto “sforzi diplomatici sinceri e costanti per garantire che i problemi tra l’Ucraina e i Paesi vicini siano risolti attraverso un dialogo costruttivo.” L’India è anche preoccupata dall’instabilità in Ucraina, essendovi circa 5000 indiani, per la maggior parte studenti. Qualsiasi instabilità e violenza preoccupa l’India.
La Cina s’è opposta all’idea dell’imposizione di sanzioni contro la Russia per l’Ucraina. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese Qin Gang ha affermato, “La Cina si è sempre opposta alla facilità d’uso delle sanzioni nelle relazioni internazionali, o a usarle come minaccia“. La Cina attualmente è il maggiore partner commerciale dell’Ucraina. Ma allo stesso tempo non sarà interessata ad abbandonare le relazioni con uno dei suoi maggiori partner commerciali e strategici, la Russia. I responsabili politici cinesi, quindi, chiedono una soluzione pacifica del conflitto. Il presidente cinese Xi Jinping ha detto al presidente russo Vladimir Putin, “La Cina ritiene che la Russia possa coordinarsi con le altre parti per una soluzione politica della questione, in modo da salvaguardare la pace e la stabilità regionale e mondiale. La Cina sostiene le proposte e i tentativi di mediazione della comunità internazionale favorevoli alla riduzione della tensione“. In quanto alleati l’India e la Cina non vorrebbero vedere gli interessi della Russia ostacolati dalla crisi attuale. Né preferirebbero che l’Ucraina diventi punto di conflitto e terreno dell’estremismo. India e Russia hanno un partenariato strategico e anche i rapporti della Cina con la Russia sono speciali. La Russia è la prima fonte di armi e munizioni dell’India, e sono coinvolte in molti programmi comuni. Le relazioni India-Russia, nonostante gli ondeggiamenti, sono cordiali, e in particolare dalla firma del documento di partnership strategica nel 2000, i rapporti crescono. Allo stesso modo, le relazioni Russia-Cina sono cresciute notevolmente negli ultimi anni. Il Presidente Xi della Cina partecipò alla cerimonia inaugurale dei Giochi olimpici di Sochi, lo scorso mese, mostrando solidarietà all’omologo russo.
La discesa dell’Ucraina nel caos non è nell’interesse di nessuno, né di Russia, India o Cina, neanche dell’occidente. Il governo di Viktor Janukovich aveva raggiunto un accordo con l’opposizione il mese scorso. In base a tale accordo il governo aveva acconsentito a quasi tutte le richieste dell’opposizione, tra cui l’amnistia per tutti i manifestanti, diluizione del potere presidenziale ed elezioni anticipate. L’accordo fu mediato dai ministri degli Esteri di Germania, Francia e Polonia.  Ma nel giro di pochi giorni il governo è stato rovesciato. Molto non è ancora chiaro di come fu deposto nonostante l’accordo. Il Presidente Putin e il presidente statunitense Barack Obama hanno avuto diversi colloqui telefonici sulla crisi ucraina, le differenze sono apparse crudamente. Il presidente russo ha sottolineato gli interessi della Russia in Ucraina. In particolare la popolazione russa in Ucraina è un fattore nel processo decisionale della Russia verso l’Ucraina. Non bisogna  menzionare che una percentuale significativa della popolazione ucraina è di etnia russa. Il ministro degli esteri della Russia e il segretario di Stato statunitense hanno avuto colloqui. Si riuniranno di nuovo il 14 marzo, nell’ultimo tentativo di risolvere le divergenze attraverso il dialogo. La cancelliera della Germania, Angela Merkel ha avuto l’idea di formare il Gruppo di contatto come mezzo utile per affrontare la crisi. Ma il rapido sviluppo degli eventi in Ucraina probabilmente affliggerà questa idea. Mentre il parlamento della Crimea ha dichiarato l’intenzione di aderire alla Russia, ed ha in programma un referendum il 16 marzo su questa politica, la situazione in Ucraina volge verso la divisione del Paese.
India e Cina non vorrebbero che l’Ucraina diventi il punto di un nuovo grande gioco, o centro di un conflitto violento. Vogliono un’Ucraina stabile dove gli interessi russi non siano ostacolati. Tutti i Paesi interessati hanno un tessuto multietnico e pluralistico secolare. Tuttavia, nel caso ucraino è emersa recentemente la frattura nella sua struttura pluralistica. India e Cina possono usare le loro relazioni con la Russia e svolgere un ruolo costruttivo in Ucraina. Fin dall’inizio sottolineano che l’unica soluzione al conflitto è il dialogo e la deliberazione. Perciò tutte le parti devono impegnarsi nel dialogo e tener conto degli interessi dei vari attori.

132820961_61nDr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse riguardano conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, la Crimea se ne va

Alessandro Lattanzio, 8/3/2014
26126_originalAgli Stati Uniti che annunciano le prime sanzioni contro la Russia accusandola di aver violato la sovranità ucraina, l’India e la Cina rispondono invitando alla calma e alla moderazione. Secondo Beijing, la crisi ucraina ha bisogno di un approccio prudente. “Più complesso è il problema, tanto più è necessario poterlo gestire prudentemente“, ha detto il ministro degli Esteri cinese Wang Yi. “La priorità ora è esercitare calma e moderazione ed evitare un’ulteriore escalation“. Nel frattempo, New Delhi ha detto che Mosca ha interessi “legittimi” in Ucraina e che si dovrebbe discutere per trovare una soluzione soddisfacente al problema. “Osserviamo ciò che accade in Ucraina con preoccupazione… La questione è conciliare diversi interessi tra cui i legittimi russi, speriamo che siano discussi e negoziati in modo soddisfacente“, aveva detto il consigliere per la sicurezza nazionale indiano Shivshankar Menon. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov avvertiva a sua volta Washington contro passi “frettolosi e sconsiderati” sulla crisi in Ucraina, che potrebbero danneggiare le relazioni Russia-USA. Lavrov ha detto al segretario di Stato USA che eventuali sanzioni contro la Russia “colpirebbero inevitabilmente gli Stati Uniti come un boomerang“.
In effetti, il Consiglio della Federazione della Russia prepara una legge per confiscare beni esteri in risposta alle sanzioni dell’occidente contro Mosca. “Il disegno di legge prevede la concessione di tali poteri (di confisca dei beni) al presidente e al governo, per proteggere la nostra sovranità“, dichiarava il capo del Comitato per la legge costituzionale del Senato Andrej Klishas, autore dell’iniziativa. “Non c’è dubbio che corrisponda agli standard europei. Basta ricordare l’esempio di Cipro, quando l’espropriazione fu imposta quale condizione per gli aiuti dall’Unione europea“.
http://photo.unian.netAnche il presidente del Consiglio della Federazione, Valentina Matvenko, annunciava che il Senato sostiene l’adesione della Crimea alla Russia. “Se il popolo decide con il referendum l’integrazione della Crimea alla Russia, il Senato sosterrà sicuramente questa decisione“, aveva detto Matvenko durante l’incontro con il presidente del parlamento della Crimea Vladimir Konstantinov. Il capo della Duma Sergej Naryshkin, dichiarava “Rispetteremo la decisione storica della popolazione di Crimea e ne sosterremo la scelta“. Da parte sua, il presidente del parlamento di Crimea dichiarava che le autorità della penisola si aspettano tale decisione da Mosca, “Non abbiamo fretta, ma la situazione attuale la richiede… cerchiamo di rispondere ai sentimenti diffusi nella popolazione, come incertezza e paura. Dobbiamo dargli fiducia e offrire una chiara via d’uscita dalla crisi. Domandiamo alla Russia di accoglierci. Ecco perché abbiamo approvato l’adesione alla Federazione Russa. Ora la palla è nel suo campo decidendo il futuro della Crimea. Spero che la decisione sia definitiva“. Il Viceprimo ministro della Crimea Rustam Temirgalev dichiarava alla BBC che la “Crimea ora è Russia. I parlamentari della Crimea hanno chiesto a Mosca di accogliere la regione ucraina nell’ambito della Federazione russa.” Mosca decideva anche di avviare delle grandi esercitazioni della difesa aerea presso il poligono di Kapustin Jar, a circa 450 chilometri ad est dall’Ucraina. Vi parteciperanno 3500 truppe e oltre 1000 tra sistemi S-300, Buk-M1 ed altri mezzi della difesa aerea. “E’ la prima volta che tutte le unità della difesa aerea del distretto, comprese anche unità della difesa costiera della Flotta del Nord, si riuniscono in un unico luogo“, dichiarava il portavoce del Distretto militare occidentale della Russia, Colonnello Oleg Kochetkov. “E’ la più grande esercitazione mai tenuta dalle unità della difesa aerea del Distretto militare occidentale“. Inoltre il ministero della Difesa russo dichiarava che, il 3 marzo, un ICBM RS-12M Topol che trasportava un carico simulante “una testata avanzata“, era stato lanciato da Kapustin Jar. L’RS-12M Topol (SS-25 Sickle) è un missile balistico intercontinentale con una gittata di 10000 chilometri e trasporta una testata nucleare da 550 kiloton.
Il Pentagono a sua volta annunciava l’intenzione di inviare sei caccia F-15C e un aereo-cisterna KC-135 a pattugliare i cieli di Estonia, Lettonia e Lituania. Inoltre, il cacciatorpediniere lanciamissili USS Truxtun, della classe Arleigh Burke, si dirige verso il Mar Nero per esercitazioni da svolgersi “per un periodo indeterminato di tempo”. Il Truxtun fa parte del George HW Bush Carrier Strike Group, recentemente entrato nel Mediterraneo. Il gruppo comprende anche il Carrier Air Wing 8, il cacciatorpediniere USS Roosevelt e l’incrociatore USS Philippine Sea. Il Truxtun si unirà alla fregata USS Taylor ormeggiata a Samsun, in Turchia, dopo essersi arenata a febbraio. L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, OSCE, annunciava l’invio di 35 “osservatori” in Ucraina e il segretario della Difesa USA Hagel dichiarava, “All’inizio di questa settimana, ho detto al dipartimento della Difesa di sospendere tutti gli impegni militari e le esercitazioni con la Russia“, tra cui due manovre trilaterali con russi, canadesi e norvegesi. “Inoltre, il dipartimento della Difesa porta avanti misure volte a sostenere i nostri alleati, tra cui il rafforzamento dell’addestramento congiunto tramite il nostro distaccamento aeronautico in Polonia … e l’incremento della nostra partecipazione alla missione di polizia aerea della NATO sul Baltico. Penso che tutti in questo comitato sappiano… che è tempo per una leadership saggia, costante e ferma, è tempo per tutti noi di stare con il popolo ucraino sostenendone l’integrità territoriale e la sovranità”. Infine, la macchina propagandistica statunitense, oramai a corto di risorse dopo aver sfruttato nazisti, invertiti e prostitute, ha tirato fuori il decrepito buffone hollywoodiano Dalai Lama, che ha incoraggiato “gli Stati Uniti a dimostrare fiducia nella difesa della democrazia” in una riunione al Congresso di Washington. Il mese precedente il 79enne agente della CIA era intervenuto presso il think tank neoconservatore American Enterprise Institute.
Nel frattempo, l’inviato speciale delle Nazioni Unite, l’agente neocon Robert Serry, arrivava il 5 marzo in Crimea, ma dopo qualche ora doveva andarsene dopo essere stato fermato. “L’inviato speciale delle Nazioni Unite in Ucraina, Robert Serry, era in Crimea per avere un’idea della situazione nella penisola. Il 5 marzo, intorno alle ore 17, aveva visitato la guarnigione Karl Marx della Guardia Costiera ucraina a Simferopoli, dove aveva incontrato il Capo di Stato Maggiore e gli ufficiali. Alle ore 18, si era diretto alla conferenza stampa presso l’Hotel Moskva. Ma sulla strada, il veicolo venne circondato da tre auto non identificate. Senza presentare alcun documento, gli uomini hanno chiesto che Serry e il suo assistente tornassero immediatamente all’aeroporto per “motivi di sicurezza personale”. Quando gli chiesi se sapevano chi eravamo hanno insistito che ce ne andassimo verso l’aeroporto, ignorando i desideri di Serry e del suo assistente di recarsi all’hotel per raccogliere la loro roba. Serry e il suo assistente lasciarono l’auto per raggiungere a piedi la  conferenza stampa. Questi uomini li inseguirono, Serry prima era entrato in un caffè e poi si recò all’aeroporto per prendere un volo per Istanbul“. Il Primo ministro della Crimea Sergej Aksjonov aveva detto che non aveva invitato il rappresentante delle Nazioni Unite: “Non gli abbiamo inviato alcun invito e non siamo stati avvertiti del suo arrivo. La procedura usuale non è stata osservata“. Per meschina vendetta, a dimostrazione del grado di confusione inconsulta in cui sprofonda Washington per le sconfitte subite in Siria e Ucraina, il dipartimento di Stato degli Stati Uniti limitava i movimenti dell’ambasciatore della Siria alle Nazioni Unite, Dr. Bashar al-Jafari, e della delegazione diplomatica siriana all’ONU, imponendogli di non andare oltre un raggio di 25 miglia da New York City. La delegazione diplomatica siriana ha protestato contro tale sanzione illegale.
Il 6 marzo, nella città ucraina di Donetsk, la popolazione innalzava la bandiera russa sugli edifici del governatorato, tra cui gli edifici del Tesoro e dell’amministrazione regionale. “Abbiamo appeso un cartello che avverte che l’ente non funziona temporaneamente. Ora non si devono trasferire fondi a Kiev, lasciateli qui. Prepariamo un governo ad interim e quindi indiremo un referendum sullo status della regione di Donetsk e l’elezione di autorità legittime. Già formiamo gruppi di autodifesa per garantire la sicurezza dei cittadini”, aveva dichiarato il governatore “popolare” Pavel Gubarev. Infine, il Presidium del partito polacco Samooborona (Autodifesa) chiedeva al governo polacco di prendere misure per dialogare con la Federazione russa al fine di evitare la guerra civile in Ucraina. Nella dichiarazione, il partito polacco afferma che “il nuovo governo dell’Ucraina è golpista, anticostituzionale e contrario all’accordo tra l’opposizione e il Presidente Viktor Janukovich, adottato in presenza del ministro degli Esteri della Polonia, ed inizia la repressione delle minoranze nazionali in Ucraina. Autodifesa teme un palese attacco al popolo russo e che le altre minoranze, come l’ungherese e polacca, possano essere oggetto di discriminazione. Le forze scioviniste continuano a terrorizzare la popolazione dell’Ucraina. ‘Autodifesa’ comprende la posizione delle autorità russe, che vogliono stabilizzare la situazione in Ucraina. La Polonia, vicino occidentale dell’Ucraina, deve dialogare con Mosca per intraprendere un’azione congiunta per stabilizzare la situazione in Ucraina. Le autorità polacche hanno una speciale responsabilità verso le regioni dell’ovest ucraino, e una missione di pace russo-polacca potrebbe impedire ulteriore caos nello Stato ucraino“.

Fonti:
Antifashist
Modern Tokyo Times
Nsnbc
Reseau International
RIAN
RBTH
RIAN
RIAN
StopNATO
StopNATO
StopNATO
Space Daily
The BRICS Post

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