Il terrorismo in Tunisia: Hamas s’infiltra nel Maghreb

Lilia Ben Rejeb, Tunisie Secret 17 marzo 2014

Oggi s’annuncia il tragico futuro tunisino con l’offensiva contro i terroristi islamici a Jinduba e Sidi Buzid, con la scoperta di un campo di addestramento jihadista a Monastir, e rivelazioni sui piani di criminali di ritorno dalla Siria… Che “belle” notizie da una Tunisia una volta pacifica e prospera.
map_of_tunisiaProve fotografiche in mano, il portavoce del ministero degli Interni, Muhammad Ali Larui, ha rivelato il 17 marzo 2014 l’esistenza di un campo di addestramento dei terroristi islamici nel governatorato di Monastir, la città natale di Burguiba! Più esattamente a Menzel Nur, dove un’operazione antiterrorismo è stata condotta il 13 marzo. È il risultato di questa operazione contro il campo di addestramento dei terroristi ad essere rivelato. “Abbiamo prove, documenti e foto di questo campo di addestramento dove giovani si allenano prima di essere inviati in Siria“, ha detto Muhammad Ali Larui. Secondo le nostre informazioni, 13 persone sono state arrestate, tra cui lo  sceicco Tawfiq, proprietario del “ristorante islamico” di Susa. Che in effetti si chiama Tawfiq al-Aisi ed è accusato di cospirazione e terrorismo, essendo un leader della rete di terroristi addestrati in Siria. Per ogni contingente inviato, prendeva 30000 dinari. Ma il portavoce degli Interni ha mentito su due punti. In primo luogo, non è l’unico campo di addestramento jihadista in Tunisia. Ve ne sono molti altri, soprattutto nella regione di Tatawin, Sfax, Biserta e Qalibia presso Huaria. In secondo luogo, i jihadisti non sono destinati alla Siria, dove la derattizzazione è al massimo. Si addestrano per la futura guerra santa che inghiottirà Tunisia, Libia e Algeria. E’ grazie a due operazioni antiterrorismo condotte congiuntamente a Jinduba e Sidi Buzid, la città natale del falso “martire” Tariq Buazizi, che il campo paramilitare Menzel Nur è stato scoperto. Nell’operazione a Jinduba, vi sono stati sei feriti tra le forze di polizia, tre morti tra gli islamo-terroristi e sei arresti: tre donne con niqab, tra cui Salwa Fijari, collegamento tra i finanziatori jihadisti e i terroristi nel Shambi. I tre terroristi eliminati erano Raqib Hanashi, Rabi Saydani e un terzo, non algerino contrariamente a quanto annunciato, ma palestinese di Hamas.
Secondo i nostri colleghi di Business News nella casa sequestrata la polizia ha trovato due Kalashnikov, due caricatori, una granata, una cintura esplosiva, una Smith & Wesson, un computer portatile, due pulci telefoniche e due documenti appartenenti a due agenti uccisi durante gli eventi di Uled Mana. Alla conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Interni ha anche confermato la notizia che il fratello della “rappresentante del popolo” di al-Nahda, Sonia Ben Tumia, è uno dei capi delle bande terroriste che Ghanuchi e Marzuqi inviano in Siria. Secondo Muhammad Ali Larui, il fratello della poetessa dell’ANC attualmente è sul fronte siriano. È falso, ha detto la poetessa in una dichiarazione ad al-Sabah News, “Mio fratello è in Libia, dove lavora come meccanico!” Infatti, non è in Siria, essendo troppo codardo per andarci, ma a Tripoli dove gioca al meccanico con quei fratelli terroristi libici agli ordini dei loro mandanti del Qatar.
L’ultimo raccolto nella terra della “rivoluzione dei gelsomini”: jihadisti tunisini di ritorno dalla Siria hanno ideato un piano per attaccare, con il supporto di terroristi di varie nazionalità, una città tunisina e prendere il controllo dei suoi istituti di sicurezza. Ciò è almeno quello che ha confessato durante l’interrogatorio Qantari Salim (alias Abu Ayub), numero 2 del gruppo terroristico Ansar Sharia, ramo di al-Qaida, arrestato a Gabes, nella Tunisia meridionale. Secondo i nostri colleghi di Kapitalis, che citano il settimanale arabo al-Musawarterroristi di varie nazionalità arabe presenti sul territorio tunisino hanno ricevuto numerose armi dalla Libia. Pianificano lo scontro con l’esercito e la polizia e attendono rinforzi dalla Libia“.
Tali informazioni, diffuse in un solo giorno, indicano quanto la situazione sia pericolosa in Tunisia, un Paese una volta pacifico e prospero e il cui futuro è sempre più oscuro ed esplosivo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia: Premier rimosso, e dopo?

Jurij Zinin New Oriental Outlook 14/03/2014
e2a1a92c-a7d2-11e3-_535444cL’Ucraina oscura gli eventi in altre parti del mondo, tra cui Libia. La situazione è peggiorata ancora una volta per via delle dimissioni di Ali Zaydan, il secondo primo ministro nella storia della nuova Libia. Il parlamento ad interim della Libia (General National Congress) l’ha rimosso dal potere per l’incidente con una petroliera straniera nel porto di al-Sidra, nell’oriente della Libia. Questa petroliera da 234000 barili, “Morning Glory“, ha recentemente e illegalmente caricato petrolio usurpato dalla Guardia delle infrastrutture petrolifere che dall’estate 2013 controlla questo e altri due porti petroliferi della Libia. I gruppi guidati dall’ex-comandante ribelle I. Jadhran, vogliono strappare la regione petrolifera della Cirenaica al governo centrale e ottenere l’autonomia. Hanno bloccato gli impianti petroliferi con il pretesto di combattere “la corruzione delle autorità e per una distribuzione equa” della ricchezza nazionale. Perciò, la produzione della Libia di oro nero è scesa drasticamente (che raggiunse gli 1,5 milioni di barili sotto il regime precedente), le perdite per il Paese ammontano a 9 miliardi di dollari. Il governo di A. Zaydan ha pazientemente negoziato con i militanti, che puntavano a tutto decidendo d’esportare il petrolio della compagnia statale. I funzionari hanno minacciato di bombardare le petroliere se venivano caricate illegalmente. La petroliera “Morning Glory” è stata fermata dalle forze governative, ma poi è riuscita a fuggire dal porto entrando nelle acque internazionali. Ciò è stato percepito come una sfida da molti parlamentari, portando alle rapide dimissioni del premier Zaydan che ha lasciato il Paese recandosi in uno europeo nonostante l’ufficio del pubblico ministero gli abbia proibito di lasciare il Paese fino al termine di un’indagine sulla sua cattiva condotta finanziaria.
La storia con la petroliera ha messo fine alla carriera del Premier. In realtà, questa figura è condannata perché agli occhi di molti era responsabile delle continue violenze in Libia dal collasso delle strutture militari e di sicurezza, nell’autunno 2011. Il governo di Zaydan non è riuscito a ripristinare la sicurezza e ad imporre un blocco di potere ristabilendo l’ordine. Zaydan manovrava sempre, viaggiava in tutto il Paese chiedendo aiuto ai Paesi europei e agli Stati Uniti. L’occidente simpatizzava, incoraggiandolo e promettendo aiuto tecnico e organizzativo, assistenza nel recuperare militari addestrandoli per formare nuove forze. Ma era ostaggio di una situazione contraddittoria: da un lato, costretto ad affidarsi alle milizie regionali e tribali, e d’altra parte, doveva limitarne l’arbitrio e metterle sotto il controllo di militari professionisti. Era difficile aspettarsi qualcosa di diverso in Libia, date la debolezza dello Stato e il culto delle armi.
Il parlamento ad interim volle rimuoverlo più di una volta. Gli islamisti, che si sono ringalluzziti  dopo il rovesciamento di Gheddafi, sono particolarmente zelanti. Partiti e organizzazioni dell’Islam politico sono stati legalizzati divenendo i più attivi nel Paese (anche in Parlamento). A. Zaydan, noto attivista per i diritti umani che ha vissuto in esilio in occidente per tre decenni, gli era inaccettabile. Gli eventi in Libia coincidono con il terzo anniversario della Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, concernente l’introduzione della “no-fly zone” adottata il 17 marzo 2011. Due giorni dopo, senza tante cerimonie divenne il “bastone unilaterale” dei potenti attacchi aerei e bombardamenti della NATO che contribuirono a rovesciare il regime. Il Paese disintegrato ed esausto è retrocesso su molti aspetti, sprofondando nella palude del disordine che ha permesso ai militanti, trafficando a spese del popolo libico, di agire liberamente.
La petroliera straniera che ha illegalmente caricato petrolio, ha lasciato il porto libico ma sarebbe stato peggio se fosse stata bombardata dai libici irritati, il disastro ambientale sarebbe stato inevitabile nel Mediterraneo e avrebbe raggiunto l’Europa. Il ministro della Difesa è stato temporaneamente nominato al posto di Zaydan. Secondo notizie recenti, una brigata di Misurata, una delle principali roccaforti della rivolta anti-Gheddafi, è stata inviata nell’est della Libia, verso i porti occupati da dissidenti armati. Ha carri armati, artiglieria e lanciarazzi multipli. Potrà negoziare con i militanti o proverà ad usare la forza contro di loro?

Jurij Zinin, ricercatore presso il MGIMO, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli amici fascisti del Mossad: l’Ucraina cade sotto il pugno dei bankster

Dean Henderson 4 marzo 20141620588Con i loro terroristi di al-Qaida sonoramente sconfitti dalle forze di Hezbollah in Siria, i bankster Illuminati della City di Londra guardano all’Ucraina ricca di risorse. Sapevano che il presidente russo Vladimir Putin sarebbe stato distratto dalle Olimpiadi di Sochi, insieme alla serie di minacce e propaganda lanciata dai demoniaci sion-fascisti e dai loro cagnetti mediatici occidentali. Con  tempo e denaro illimitato a disposizione, è il modus operandi dei bankster. Attaccano laddove vedono opportunità, si ritirano quando sconfitti, poi attaccano in un’altra regione del pianeta dopo pochi giorni cercando vulnerabilità e risorse. L’Ucraina ha dichiarato l’indipendenza dall’ex-Unione Sovietica nel 1991. Nel 2004-2005 le ONG occidentali aiutarono gli agenti di CIA/Mossad/MI6 ad inscenare la fasulla rivoluzione arancione. Victor Jushenko divenne primo ministro, ma fu avvelenato durante la campagna. I media occidentali incolparono i russi, ma probabilmente fu un’operazione del Mossad per sostituirlo con la più bankster-friendly miliardaria di destra Julija Tymoshenko. Tymoshenko aveva co-diretto la rivoluzione arancione ed era una delle persone più ricche dell’Ucraina. Nel 2005 Forbes la nominò la terza donna più potente del mondo. Nel 2007 si recò negli Stati Uniti per incontrare il vicepresidente Dick Cheney e la consigliera della sicurezza nazionale Condaleeza Rice per parlare di energia. Tymoshenko divenne ricca quando era dirigente di una società del gas. L’Ucraina venne infilata nell’Energy Policy Task Force di Cheney, che l’aprì al mondo non regolamentato dell’esplorazione di petrolio e gas, compreso il fracking. Tymoshenko privatizzò oltre 300 industrie statali durante il suo dominio, ma il popolo ucraino sentì puzza di ratto. Nel 2010 votò Primo ministro Viktor Janukovich con il 48% dei voti. Il suo Partito delle Regioni sconfisse di nuovo il partito Patria di Tymoshenko nelle elezioni parlamentari del 2012. Tymoshenko fu condannata per appropriazione indebita di fondi statali e abuso di potere. Ebbe una condanna di soli sette anni e una multa di 188 milioni di dollari per i crimini compiuti nell’industria  del gas. Due settimane fa Tymoshenko è stata scarcerata nell’ambito di un accordo trovato in una riunione segreta tra Janukovych e funzionari UE, NATO e russi, come segnalato da William Engdahl in un articolo per Veterans Today. Poco dopo il suo rilascio si scatenò l’inferno.

Gli amici fascisti del Mossad
Il 22 febbraio, dei cecchini aprirono il fuoco dai tetti sulla piazza di Kiev. Engdahl dice che tali cecchini erano membri di una cellula terroristica fascista denominata Assemblea nazionale ucraina- autodifesa del popolo ucraino (UNA-UNSO). Guidati da Andrej Shkil, il gruppo ha legami con il Partito nazionaldemocratico tedesco neo-nazista. Secondo fonti d’intelligence di Engdahl, UNA-UNSO è una cellula segreta di Gladio della NATO e fu coinvolta nei conflitti dalla Georgia al Kosovo alla Cecenia, nell’ambito della strategia della tensione contro la Russia. Shkil ha anche legami diretti con Tymoshenko, così come con l’appena insediato primo ministro Aleksandr Turchinov, predicatore battista ed ex-consigliere di Tymoshenko andato al potere dopo che Janukovich era fuggito in Russia per le minacce alla vita. Nel 2006 i pubblici ministeri aprirono un procedimento penale contro Turchinov, accusato di distruggere i dossier che provavano i legami di Tymoshenko con il capo della criminalità organizzata Semjon Mogilevich. Con Turchinov primo ministro, l’Ucraina è ora in pugno ai criminali fascisti organizzati noti come Fazione Destra.
Non è stata una sorpresa, quindi, quando Press TV ha riferito che sia Haaretz che Times of Israel si vantano apertamente di come un gruppo di “ex” soldati israeliani, conosciuti come i caschi blu di Maidan, avessero guidato i “manifestanti” della piazza di Kiev sotto la direzione di un uomo dal nome in codice Delta. Secondo Paul Craig Roberts tali “manifestanti” erano pagati da UE e USA. Un colpo di Stato del Mossad ha messo al potere Fazione Destra, eliminando le voci più moderate, finanziato e sostenuto dagli Stati Uniti, come rivelato nell’ormai famigerato video di YouTube che mostra l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland discutere con l’ambasciatore statunitense in Ucraina Geoffrey Pyatt (entrambi agenti israeliani nel dipartimento di Stato USA), mentre cercano d’installare un primo ministro ucraino una volta sbarazzatisi di Janukovich.

Rubare risorse
Come al solito questo putsch dei bankster di Rothschild riguarda le risorse. L’Ucraina è in una posizione geografica altamente strategica, tra il Mar Nero e il Mar d’Azov. L’Ucraina è il granaio dell’emisfero orientale. Nel 2011 fu il 3.zo maggiore esportatore di grano del mondo. E’ tra i primi 10 Paesi al mondo per terreni agricoli. L’Ucraina è la 2.nda maggiore potenza militare in Europa dopo la Russia e la NATO, strumento dei Rothschild, non vorrebbe niente di meglio che scacciare la Flotta russa del Mar Nero, da Sebastopoli, un simbolo della potenza navale russa fin dal 18.mo secolo. L’Ucraina ha vasti giacimenti di gas naturale, un’industria avanzata ed è un crocevia altamente strategico per gli oleodotti e gasdotti che collegano i giacimenti dei Quattro Cavalieri nel Mar Caspio ai consumatori europei. Nel 2009 una disputa tra Putin e Tymoshenko sulle forniture di gas trans-ucraine della Russia provò l’enorme picco dei prezzi del gas in Europa. Nell’ottobre 2013, il FMI incontrò i funzionari ucraini per discutere della presunta “crisi di bilancio” del Paese. Il braccio armato dei bankster chiese che l’Ucraina raddoppiasse i prezzi al consumo del gas e dell’energia elettrica, svalutasse la propria moneta, tagliasse i finanziamenti statali a scuole e anziani ed eliminasse il divieto di vendita dei suoi ricchi terreni agricoli agli stranieri. In cambio di ciò, l’Ucraina ebbe promessi 4 miseri miliardi di dollari. Janukovich disse al FMI di sparire e la Russia subito intervenne promettendo energia più economica e dichiarando che avrebbe comprato 15 miliardi di dollari in obbligazioni ucraine. Janukovich era ormai sulla lista nera dei bankster, e il resto è storia.
La Russia ha risposto al colpo di Stato ucraino inviando truppe in Crimea per proteggere la  popolazione russofona e la Flotta del Mar Nero. Fu qui che 160 anni fa Caterina la Grande lanciò la grande campagna per togliere la Crimea ai sultani ottomani. Durante la seconda guerra mondiale i tartari di Crimea collaborarono con Hitler nella breve occupazione della regione, prima che Stalin li sconfiggesse ed espellesse i separatisti tartari. Molti non fecero ritorno. In questo dramma, i media occidentali al servizio dei bankster cercavano di creare una qualche forma di “crisi umanitaria” che coinvolgesse i tartari, per aumentare i problemi in Crimea. Ma i russi hanno risposto rapidamente, così come i media alternativi. Non siamo ai bei vecchi tempi in cui i colpi dei bankster erano indiscussi e inosservati. Il popolo ucraino non sosterrà tali fascisti a lungo. Ha visto le vuote promesse avanzate dall’ultima “manifestazione” dei bankster, la rivoluzione arancione. Ne sa abbastanza della cosa. La demoniaca City di Londra dei bankster Illuminati può avere tempo e denaro illimitato. Ma le persone si svegliano. Lo spirito umano ha un potenziale illimitato. Siamo molto più vicini all’inizio di questa storia che alla fine.

2500986-ukraine-Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Paura e delirio in Turchia: Erdogan contro i gulenisti

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 14 febbraio 2014

Hurriyet-fethulla-GulenA prima vista, gli scandali turchi emersi nel dicembre 2013 sembrano essere casi di corruzione ordinaria, ma sotto la superficie si svolge una lotta per il potere. A differenza delle proteste del Parco Gezi, questo confronto è tra chi detiene il potere, non solo tra governo turco e una sezione dell’opposizione. I due antagonisti sono, in un angolo i gulenisti, gli accoliti dell’influente studioso statunitense Fethullah Gulen (il predicatore d’”oltre oceano”) nel partito Giustizia e Sviluppo (AKP) e nelle istituzioni statali turche, e i seguaci del primo ministro Erdogan e ciò che può essere definita la fazione nazionalista de AKP nell’altro angolo. L’Iran sembra essere stato incastrato nel fuoco incrociato tra le due cricche turchi rivali per via del coinvolgimento della Halkbank.

Vendetta, indagine per corruzione dell’AKP o operazione di cambio di regime?
-Le tensioni tra i gulenisti ed Erdogan e i suoi alleati si accumulavano da qualche tempo, ma il divorzio si è svelato in pieno quando il governo turco ha annunciato, nel novembre 2013, che chiudeva scuole e tutorati privati turchi. Un attacco ai gulenisti per indebolirli, perché gestiscono numerose scuole private in Turchia e nel mondo per i lucrosi profitti nonché per reclutare ed indottrinare nuovi membri. Già un precedente scandalo riguardo i colloqui segreti di pace con i separatisti curdi, nel 2012, vide lo scontro tra i due campi, la chiusura delle scuole è il punto di non ritorno. La decisione di Erdogan ha trasformato la silenziosa lotta di potere interna tra le due fazioni in una guerra aperta. La frattura è apparsa con le dimissioni del deputato Idris Bal dall’AKP, il 30 novembre, in segno di protesta per la chiusura delle scuole private. Le dimissioni di Bal sono state seguite dalle dimissioni del deputato Hakan Sukur, un gulenista, il 16 dicembre. Sukur ha anche ammesso pubblicamente di aver consultato Fethullah Gulen sulla decisione. Hasan Yildirim Hami è un altro associato al movimento gulenista che avrebbe dato le dimissioni il 31 dicembre 2013. Il giorno dopo il ritiro di Sukur dall’AKP, furono avviate ufficialmente le indagini contro i membri dell’AKP e le loro famiglie, per riciclaggio di denaro, frode, corruzione e vendita illegale della cittadinanza turca. Le basi per tali indagini furono segretamente preparate nel 2012, lo stesso anno della battaglia per i colloqui di pace curdi. Tre indagini anticorruzione provocarono uno grosso scandalo per il governo turco. Gulenista o no, il procuratore capo era Zekeriya Oz, responsabile dell’inchiesta Ergenekon contro i militari turchi che avrebbero pianificato un colpo di Stato contro l’AKP. I procedimenti giudiziari in stile McCarthy di Oz furono una caccia alle streghe sostenuta inflessibilmente e lodata dal governo dell’AKP, che definì Oz un eroe nazionale.
Le foto infamanti delle scatole da scarpe piene di dollari trovate a casa del CEO di Halkbank trapelarono sui media ad opera degli investigatori turchi. La reazione del primo ministro Erdogan fu  dura. Intervenne direttamente nelle indagini, creando tensioni con polizia e magistratura. Il governo AKP era offeso dal fatto che non fosse stato consultato prima dell’avvio delle indagini. Tutte le unità di polizia e delle forze dell’ordine ebbero l’ordine di informare d’ora in poi i loro superiori, in sostanza il governo, per l’approvazione di tutte le indagini. Centinaia di poliziotti e agenti delle forze dell’ordine, tra cui i capi della polizia di Istanbul e Turchia, furono licenziati e l’AKP presentò un piano di ristrutturazione del sistema giudiziario turco. Comunque, per ordine del governo, i giornalisti non furono più autorizzati ad entrare nei dipartimenti di polizia turchi. Infine, il governo turco eliminò cinquemila persone dai loro incarichi, anche dalla direzione delle Telecomunicazioni (TIB), e dall’agenzia di regolamento e vigilanza bancaria (BDDK). Le motivazioni erano che l’AKP ripuliva le istituzioni statali dai gulenisti che stavano creando uno Stato parallelo e collaboravano con interessi stranieri. Erdogan dimise anche Oz, rivelando quanto fosse corrotto e quante diverse vacanze lussuose in tutto il mondo facesse ogni anno. Indicando la profondità della lotta interna, i media iniziarono a ricevere le umilianti registrazioni delle telefonate private del premier Erdogan, che parlava del suo tentativo d’insabbiamento.

Le indagini mirano a colpire i rapporti turco-iraniani?
fethullah_gulen-acikladi1Ci fu uno scandalo corrispondente ma meno esplosivo in Iran, con rissa al Parlamento iraniano e molti parlamentari che denunciarono il governo. A Teheran fu arrestato il miliardario iraniano Babak Zanjani, il capo di Reza Sarraf/Zarrab in Turchia. Zanjani fu incaricato dal governo del Presidente Mahmud Ahmadinejad di eludere le sanzioni USA contro l’Iran. Lo scandalo Halkbank mise le operazioni di Zanjání sotto stretta sorveglianza delle autorità di Teheran. Dopo che lo scandalo in Turchia divenne pubblico, le autorità iraniane probabilmente si resero conto che Zanjani e i suoi soci intascavano molto più denaro del dovuto nel commercio segreto che dovevano favorire per conto di Teheran. Zanjani fu quindi accusato dalla polizia iraniana di essersi appropriato di circa due miliardi di dollari di fondi governativi. I media iraniani non unirono i puntini o discussero seriamente dei collegamenti tra Zanjani e Halkbank. Comprensibilmente, il governo e i suoi partner non volevano andare troppo in profondità sul modo con cui usarono Turchia e altri Paesi, tra cui la Cina, per aggirare il regime delle sanzioni USA. Il ministro dell’Intelligence iraniano Mahmud Alavi chiese persino, parlando all’agenzia Mehr, che i media iraniani non seguissero la faccenda della corruzione di Zanjani, per via degli effetti che potrebbe avere sugli investimenti nell’economia iraniana.
È importante essere consapevoli che lo scandalo in Turchia scoppiò quando il governo turco cercava di distanziarsi silenziosamente dalla politica neo-ottomana adottata all’esplodere della primavera araba del 2011. Mentre i legami politici di Ankara con Teheran e Mosca sono costantemente degenerati per via dell’abortito piano neo-ottomano del governo dell’AKP di ritagliarsi una sfera d’influenza nel mondo arabo, i funzionari turchi sempre più dolorosamente furono consapevoli che i legami turchi con Iran e Russia sono indispensabili. Ankara aveva ottimisticamente previsto che il governo siriano sarebbe crollato e che avrebbe poi riassunto i suoi legami con l’Iran e la Russia, ma lentamente comprese che l’ordine regionale neo-ottomano, originariamente previsto, è irrealizzabile. Perciò, negli ultimi mesi del 2013, il governo turco sembrò ammorbidire la posizione su Damasco, almeno pubblicamente, cominciando ad intraprendere un percorso per ricostruire i legami con l’Iran e la Russia. Vi furono anche numerosi rapporti che suggerivano che Ankara abbia chiesto a Teheran trattative a porte chiuse per riallacciare i rapporti con il governo siriano. Nel contesto dell’avvicinamento verso l’Iran e la Russia, il primo ministro Erdogan chiese al Presidente Vladimir Putin e ai funzionari russi, nel corso della conferenza stampa tenutasi a San Pietroburgo nel novembre 2013, di far entrare la Turchia nella Shanghai Cooperation Organization come membro a pieno titolo, promettendo che la Turchia avrebbe dimenticato ogni idea di adesione all’UE se entrava nella SCO. Non era la prima volta che Erdogan parlava dell’adesione della Turchia alla SCO, l’ultima volta fu durante un’intervista a Kanal 24 nel gennaio 2013. Questa volta, però, chiese anche che la Turchia aderisse all’Unione Eurasiatica che la Russia e le repubbliche alleate Kazakhstan e Bielorussia formano. Circa due mesi dopo la conferenza stampa di San Pietroburgo con Putin, Erdogan giunse a denunciare ed abbandonare la politica neo-ottomana dell’AKP, mentre  visitava il Giappone nel gennaio 2014. Dichiarò, in presenza dei suoi ospiti giapponesi, che Ankara aveva l’ambizione che la Turchia diventasse una potenza regionale e globale. Una posizione piuttosto diversa da quella che il ministro degli Esteri Davutoglu e Erdogan avevano sposato nel 2011. I turchi inoltre chiesero agli iraniani di partecipare alla seconda conferenza internazionale per la pace in Siria, in Svizzera, e che l’Iran fosse ospitato nella conferenza del 17 gennaio a Sanliurfa, dei Paesi confinanti con la Siria. Ankara iniziò ad allinearsi alle posizioni iraniane e russe sulla Siria coordinandosi su alcune questioni prima di Ginevra II a Montreux. Inoltre, il primo ministro Erdogan visitò Teheran alla fine di gennaio, nonostante l’avvertimento di Washington, forgiando un terreno comune sulla Siria.

L’ingerenza di Stati Uniti e Israele in Turchia?
turkey-israelIl governo turco accusa Stati Uniti e Israele dello scontro con i gulenisti, ripetendo le accuse del governo dell’AKP sulla mano straniera responsabile delle proteste del Parco Gezi. Tali affermazioni possono essere liquidate come tattiche diversive, ma hanno un certo peso. Sfruttando l’azione dell’Iran tramite la Turchia per aggirare le sanzioni, il governo degli Stati Uniti ha vietato le esportazioni di oro in Iran nel luglio 2013, forse nello stesso momento in cui gli investigatori turchi scoprirono che il CEO di Halkbank riceveva soldi da Sarraf/Zarrab, il che significa la possibilità che fossero stati informati dai canali statunitensi o viceversa, informando il governo USA attraverso il movimento gulenista o altri canali. Stati Uniti e Israele erano anche sconvolti dal fatto che Halkbank fosse utilizzata dall’India per comprarsi il petrolio dell’Iran. Il gruppo del primo ministro Erdogan denuncia un complotto internazionale contro la Turchia, mentre la fazione gulenista sostiene che Erdogan e i suoi alleati mentono per nascondere la loro corruzione. Una fazione molto più piccola dei media riferisce che la corruzione del governo è stata denunciata dai gulenisti per motivazioni politiche e per un cambio di regime. I gulenisti vengono dipinti come, consapevolmente o inconsapevolmente, agenti statunitensi e israeliani, pedine degli interessi di Washington e Tel Aviv. Il ruolo dei gulenisti nel rivelare servizi di Halkbank con Teheran supporta tale idea, perché colpisce gli interessi di Erdogan e dell’Iran. Vi sono anche altri fattori che rendono credibile l’idea che i gulenisti siano legati a Stati Uniti ed Israele. Questi fattori sono: l’opposizione di Fethullah Gulen agli sforzi turchi per inviare la flottiglia di aiuti ai palestinesi della Striscia di Gaza nel 2010, il riconoscimento di Gulen d’Israele quale autorità di Gaza, in linea con la sua posizione pro-israeliana, Gulen e la sua oscura aggressiva opposizione a una soluzione pacifica nella Turchia-Kurdistan settentrionale o nel sud-est della Turchia. Indipendentemente dalla natura dei loro legami con Washington e Tel Aviv, i gulenisti perseguono ulteriori obiettivi statunitensi e israeliani con le loro pretese sul Kurdistan. È una coincidenza che le stesse persone che negli Stati Uniti e in Israele parlano di dividere Siria, Iraq, Libano e Iran, parlano anche di dividere la Turchia. L’opzione militare nella Turchia/Kurdistan settentrionale che i gulenisti desiderano, avrebbe effetti negativi sulla Turchia e i Paesi confinanti. Destabilizzerebbe la Turchia polarizzandone i cittadini curdi e ampliando la frattura etnica tra turchi e curdi, catalizzando i curdi di tutta la regione contro il loro governo e dividendo la Turchia, uno scenario favorevole a Stati Uniti e Israele.
Non ci s’inganni nel pensare che il movimento di Fethullah Gulen sia sano. È un’organizzazione ombra con molti soldi e beni nel mondo, e nessuno sa come tutto ciò sia stato acquisito. Potrebbe benissimo essere finanziata dalla CIA per aumentare la propria influenza nel Caucaso e in Asia centrale. Il movimento ebbe anche chiuse le scuole in altri luoghi. Il vecchio Gulen può anche non avere alcun controllo sull’organizzazione. Funzionari governativi turchi inoltre evitano di menzionarne il nome, usando costantemente un linguaggio criptico. Le purghe mostrano che vi è una reale paura di loro. Le indagini sulla corruzione avviate dai gulenisti non hanno nulla a che fare con la legge. Le indagini sono una ritorsione di Gulen nella lotta per il potere con il primo ministro Erdogan ed i suoi alleati. I gulenisti non hanno mai avuto problemi con la corruzione del governo precedente. Ne fecero parte e invariabilmente guardarono dall’altra parte durante gli scandali precedenti, come ad esempio lo scandalo di Deniz Feneri, che la stessa magistratura insabbiò. Non va dimenticato che Erdogan stesso ha permesso ai gulenisti d’accedere a posizioni importanti. Non aveva nessun problema finché erano soci. Né va dimenticato che il suo governo è anche intimamente legato a Stati Uniti e Israele, sia apertamente che clandestinamente.

Il Jinni dell’incertezza esce dalla bottiglia?
TURKEY-MIDEAST-JEWS-CONFLICT-POLITICSLa base dell’AKP si divide, essendovi crescenti mormorii sul primo ministro Erdogan. Vi sarebbero  tensioni tra lui e il presidente Abdullah Gul. Uno dei ministri dimessi, Erdogan Bayraktar, ha anche detto che Erdogan era pienamente consapevole di tutto ciò che accadeva chiedendogli provocatoriamente di dimettersi. Una rivolta nell’AKP contro Erdogan e i suoi luogotenenti potrebbe eventualmente erodere politicamente l’AKP. Le elezioni comunali turche di marzo 2014 attizzeranno tali fiamme. Forse come segnale del panico dell’AKP per le prossime elezioni comunali, i funzionari turchi hanno ordinato che le attività del Partito Repubblicano del Popolo (CHP), principale oppositore ad Istanbul, siano confiscate per un prestito inesigibile del 1998. La mossa sarebbe un modo per assicurare che l’AKP d’Istanbul resti al governo. Probabilmente vi sono ancora dei gulenisti nell’AKP che probabilmente mostreranno il loro vero volto con il tempo, forse quando scoppierà una rivolta nell’AKP contro Erdogan e i suoi alleati. La Turchia è stata danneggiata in diversi modi. La lira turca è caduta e la speculazione colpisce l’economia, per non parlare dei vertici del Tesoro degli Stati Uniti, responsabili delle sanzioni USA contro l’Iran, giunti  in Turchia per discutere della Halkbank. La magistratura turca ora è al centro della lotta nel governo. Mentre l’AKP sostiene di voler rimuovere elementi sovversivi, i suoi critici sostengono che cancella l’indipendenza del potere giudiziario subordinando ufficialmente i giudici al governo. I vertici militari turchi fanno coraggiose dichiarazioni nell’arena politica, chiedendo nuovi processi per i militari condannati. C’è il timore legittimo nell’intellighenzia turca del ritorno della tutela militare. La domanda che nasce da tutto ciò è se lo scontro tra Erdogan e i gulenisti sia volto ad impedire alla Turchia, danneggiata o meno, d’avere una politica estera indipendente che permetta ad Ankara di orientarsi verso Iran e Russia.

Articolo originariamente pubblicato da Russia Today, il 10 febbraio 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Polonia, la ‘Turchia slava’ della destabilizzazione NATO

Andrew Korybko (USA) Oriental Review 21 febbraio 2014

1236192La Polonia, da desiderosa serva degli USA qual è, ha ora ufficialmente assunto il ruolo di ‘Turchia slava’ in relazione all’Ucraina. Proprio come la Turchia è un comodo canale geopolitico per armi, effettivi e materiale di supporto per i terroristi siriani, così anche la Polonia ha iniziato ad adempiere ufficialmente a tale ruolo presso gli omologhi ucraini. Il primo ministro Tusk ha dichiarato il 20 febbraio 2014 che la Polonia già cura gli insorti feriti di Kiev, ed ha effettivamente ordinato all’esercito e al ministero degli interni di preparare gli ospedali per curarne altri. Il viceministro della salute ha confermato che Varsavia è in contatto con i ribelli di Kiev “per pianificare le cure ai feriti ucraini“. Ciò significa che la Polonia ha formalmente esteso segretamente la sua azione diplomatica per quasi 300 miglia nell’Ucraina, e che i suoi servizi d’intelligence ovviamente fanno altro in Ucraina che “aiutare i feriti” (terroristi). Ed è ancora più probabile che l’influenza polacca sia ancora più forte negli oblast di Lvov e Volyn, le regioni al confine con la Polonia, e coincidenza o no, Lvov ha già tentato di dichiarare l’indipendenza. Lo stesso dicasi dell’influenza turca in Siria, al culmine della crisi nel Paese, ricordando il fatto che la Turchia ha anche aiutato i combattenti feriti in quel Paese a riprendersi sul suo territorio. Le somiglianze tra Polonia e Turchia riguardo Ucraina e Siria devono essere esaminate per comprendere chiaramente il metodo del ‘controllo remoto‘ adottato in entrambi i casi.
Prima di tutto, tale strategia è stata definita “discreta assistenza militare statunitense mentre (altri) suonano la tromba“. E’ la nuova strategia di guerra per i teatri in cui gli Stati Uniti, per qualsiasi motivo, sono riluttanti ad impegnarsi direttamente. Si basa sull’uso di alleati/’leader’ regionali quali ascari per promuovere gli obiettivi geopolitici e geostrategici degli Stati Uniti con misure asimmetriche, mentre Washington ruota verso l’Asia, dove si propone di puntare il deterrente convenzionale contro la Cina. Polonia e Turchia sono marionette scelte dagli Stati Uniti nei rispettivi teatri contro gli Stati confinanti (Ucraina e Siria). Almeno, gli Stati Uniti forniscono supporto informativo e addestramento alle unità dell’”opposizione”, mentre Polonia e Turchia si accollano direttamente il compito del loro dispiegamento nelle nazioni vittime. Nel caso dell’Ucraina, gli Stati Uniti per oltre 10 anni hanno usato le ONG per infiltrarsi nel Paese stanziando 5 miliardi di dollari per “aiutare l’Ucraina a (sviluppare istituzioni democratiche)“. Il National Endowment for Democracy fu fondamentale per spacciare il ‘Kony 2012 dell’Ucraina‘, al fine di propagare la loro psy-op contro Kiev, proprio come ‘Danny il siriano’ fu la versione usata contro Damasco. Ma le similitudini non finiscono qui.
Polonia e Turchia sono membri di confine della NATO, con la Polonia quale “maggiore e più importante Stato in prima linea della NATO per potere militare, politico ed economico.” Questi due Stati geostrategici hanno anche una popolazione schiacciante rispetto ai loro vicini, come così come complessi d’inferiorità nazionali derivanti dalla loro eredità imperiale perduta (la comunità  polacco-lituana e l’impero ottomano). Condividono una lunga frontiera con gli Stati colpiti dalla ‘transizione democratica’, così come importanti legami culturali e politici con quelle società (a seguito dei lasciti imperiali di cui sopra) prima di scatenare le rispettive crisi. Ciò gli fornisce  significativi benefici intangibili sul futuro campo di battaglia, sia nelle attività informative statali che non statali. Polonia e Turchia ospitano anche importanti installazioni militari statunitensi. La Turchia ospita l’US Air Force a Incirlik e un radar della difesa antimissile ad est, mentre la Polonia fornisce all’US Air Force la base di Lask e un avamposto della difesa antimissile nel nord-est, presso Kaliningrad. Riguardo lo sviluppo della missione degli insorti, i fascisti ucraini assumono caratteristiche inquietantemente simili ai jihadisti in Siria. Nel 2011, il tiro casuale dei cecchini (attribuito ai “ribelli”) prendeva di mira i civili a Damasco, proprio come si verifica a Kiev, sparando anche contro un reporter di RT. La richiesta d’indipendenza di Lvov può essere un’imitazione della dichiarazione di autonomia dei curdi in Siria, in quanto entrambe le aree sono al confine dello Stato-fantoccio che deve interferire negli affari del confinante. Similmente, entrambi i gruppi di insorti hanno occupato i posti di controllo alla frontiera con il loro Stato patrono, e tale mossa ovviamente facilita ad Ankara e Varsavia l’invio di armi, mercenari e materiali ai loro ascari sovversivi. Quando i confini non possono essere controllati dagli insorti, ricorrono al saccheggio dei depositi governativi e derubano le armi delle forze governative negli edifici occupati. I combattenti siriani hanno catturato ostaggi e compiuto esecuzioni brutali, e i loro compari ucraini ne hanno seguito l’esempio catturando oltre 60 agenti di polizia a Kiev.
1123Quindi chiaramente viene ampiamente dimostrato con tali esempi, che la destabilizzazione di Ucraina e Siria è modellata su un approccio fantasioso. Gli Stati Uniti utilizzano gli Stati ascari dal retaggio imperiale lacerato per portare avanti la strategia del ‘controllo remoto’ contro aree geostrategiche cardine, in cui gli Stati Uniti preferiscono avere una ‘negazione plausibile’ sul loro ruolo, essendo riluttanti ad esserne direttamente coinvolti. Si può anche scorgere una tendenza più ampia in via di sviluppo, l’uso di movimenti ideologici estremisti macro-regionali per sostenere la destabilizzazione a lungo termine. In Medio Oriente, l’Islam estremo è il metodo scelto per attuarla  ed esportarla, mentre in Ucraina sempre più appaiono gruppi di estrema destra (in certi casi, anche neo-nazisti) adottare il ‘ruolo wahhabita’ in Europa. L’Ucraina potrebbe molto probabilmente diventare un campo di addestramento per altri militanti dell’estrema destra europea, o quelli attualmente in Ucraina potrebbero insegnare gli “strumenti del mestiere” al miglior offerente negli  altri Stati europei. Proprio come la Turchia sostiene gli islamisti in Siria, supportandovi i combattenti, la Polonia potrebbe flirtare con i nazionalisti di estrema destra in Ucraina con dichiarazioni di sostegno all’opposizione violenta e la recente decisione di evacuare e aiutare gli insorti feriti (senza contare il coinvolgimento non dichiarato e segreto già in corso). E proprio come gli islamisti sono sfuggiti al controllo dei loro mandanti, mettendo in pericolo l’intero Medio Oriente, permane il rischio che i nazionalisti di estrema destra in Ucraina possano diventare incontrollabili, mettendo in pericolo l’intera Unione europea. Quando si confrontano Polonia e Ucraina su Turchia e Siria, appare chiaro che la primavera araba sia arrivata in Europa.

Andrew Korybko è un laureando statunitense presso l’Università Statale di Mosca di Relazioni Internazionali (MGIMO).

1ukraine_map_region_language-1024x576Nota: Tre anni di feroce campagna anti-Assad non hanno prodotto nulla, se non danni politici in Turchia. Ora il premier turco Recep Erdogan cerca di bilanciare la sua scarsamente motivata politica verso la Siria per riguadagnare sostegno regionale e pubblico, deterioratisi in particolare per il suo sconsiderato coinvolgimento nella tragedia siriana. L’ultima visita a Teheran ha dimostrato un drastico cambiamento nella retorica e nell’approccio sull’argomento. Così la Turchia ha probabilmente imparato l’amara lezione a non svolgere ruoli alieni in un Paese confinante. Se la  Polonia rivedrà sobriamente il suo orribile ruolo nella crisi ucraina, è ancora un problema aperto …

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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