I veri rosso-bruni: il PD e i nazisti del battaglione Azov

Alessandro Lattanzio, 17/9/2014

L'ex-pornogiornale ufficiale del PD, l'Unità, affermò che la strage di Odessa fu opera delle stesse vittime. Alla luce dei legami tra la banda Mogherini/Pittella e Gladio neonazista in Ucraina, ora appare chiara la ragione politica di tale oscena affermazione.

L’ex-pornogiornale ufficiale del PD, l’Unità, affermò che la strage di Odessa fu opera delle stesse vittime. Alla luce dei legami tra la banda Mogherini/Pittella e Gladio neonazista in Ucraina, appare chiara la ragione politica di tale oscena affermazione.

L’inglobamento dell’Ucraina nell’Unione Doganale Eurasiatica mette a serio repentaglio la sicurezza energetica ed economica dell’UE, che vedrebbe naufragare la possibilità di rafforzare la propria economia tramite l’integrazione di un Paese dalle enormi potenzialità umane, agricole, industriali come l’Ucraina
Matteo Cazzulani, responsabile del Partito Democratico metropolitano per i rapporti con il dissenso ucraino

E sì, certamente la Russia di Putin ha rivitalizzato un atteggiamento di egemonia regionale che accentua la competizione con “l’Occidente”, senza dubbio alcuno“.
Federica Mogherini, ministra degli Esteri del PD nel governo Renzi

International Conference on Libya“Il responsabile dell’Ufficio Affari  Internazionali dei Democratici di Sinistra (DS) e parlamentare Luciano Vecchi, nell’aprile 2006 discusse del chiaro arretramento democratico della Russia, come dimostra il suo crescente  coinvolgimento nella politica interna di Bielorussia e Ucraina e l’oppressione interna delle ONG. Vecchi raccontò come prevedesse d’incontrare un contatto russo membro di un piccolo partito di opposizione, ma che poco prima cancellò l’incontro perché “Putin aveva appena firmato un decreto eliminando il nostro partito“. Vecchi dichiarò che la Russia è un punto interrogativo perché è strategicamente molto importante per l’Italia come partner energetico, ma vi erano preoccupazioni sul suo arretramento democratico. Come osservò Vecchi, vi è purtroppo assai poca differenza tra la Russia moderna e la Russia totalitaria: prima c’era un solo partito, ora ce sono molti, ma solo una conta. Vecchi era accompagnato da Federica Mogherini”. Wikileaks

Per chi votano i banderisti in Italia?
“Per le elezioni Europee del 25 maggio vogliamo segnalarvi dei nomi di politici Italiani che si sono impegnati per la causa Ucraina. Lo facciamo in maniera bipartisan così che ogniuno possa scegliere senza tradire la propria fede politica. Sono politici del PD, Forza Italia e Partito Radicale. Altri non sono stati inserite in quanto hanno posizioni non a favore o comunque non siamo venuti a conoscenza della loro attività in supporto della democrazia in Ucraina.

imagesWOS250K4ORESTE ROSSI
Forza Italia, è il parlamentare Italiano con il 100% delle presenze in Parlamento. Ha dimostrato sensibilità verso l’Ucraina interessandosi al nuovo corso democratico e presentando alcune delle nostre proposte al Parlamento Europeo in tema di sicurezza ma anche riguardo la problematica dei Marshrutka. Si è attivato presso una grande azienda farmaceutica per il nostro progetto dei farmaci oncologici. Si presenta nelle circoscrizioni di Piemonte, Lombardia, Liguria e Valle d’Aosta.

0GIANNI PITTELLA
Partito Democratico, è stato il primo politico a giungere a Kiev nel mese di Gennaio e a portare la sua solidarietà al popolo Ucraino dal palco di Maidan, si è sempre espresso a favore del nuovo corso. E’ stato vice Presidente del Parlamento Europeo e si presenta a queste elezioni nella CIRCOSCRIZIONE MERIDIONALE

patrizia-toiaPATRIZIA TOIA
Partito democratico si presenta nella circoscrizione Nord Ovest e collabora con Matteo Cazzulani nostro personale amico e grande difensore in Europa dell’Ucraina. Pertanto invitiamo tutti coloro che si riconoscono in questi due partiti a scrivere il voto di preferenza dei candidati sopra citati alla lista collegata (e nelle circoscrizioni ove si presentano) in quanto potremo avere degli interlocutori diretti all’Europarlamento per poter veicolare le nostre proposte o proporre delle problematiche.
Essendo il nostro gruppo Apartitico è gradito evitare polemiche tra appartenenti di partiti differenti (almeno in questa occasione), in questa fase cerchiamo solo di supportare i pochi che hanno dimostrato sensibilità e vicinanza al nostro comune interesse che si chiama UCRAINA.”

voerzio3Sul sito dei banderisti in Italia, sotto l’appello a sostenere la raccolta fondi per la Guardia Nazionale (gli squadroni della morte neonazisti ucraini), vi era il programma della Festa dell’’Unità Ucraina’ (ovvero, lo sterminio dei russofoni e degli oppositori ucraini antifascisti ed antigolpisti), il programma della kermesse vedeva l’intervento di Anna Zafesova, giornalista russofoba, dei neonazisti Mauro Voerzio e Fabio Prevedello ed infine di Matteo Cazzulani, “analista, saggista, esperto di politica dell’Europa Centro-Orientale e di questioni energetiche… delegato del PD metropolitano milanese per i rapporti con il dissenso ucraino, ha fatto parte della missione a Kyiv del Vicepresidente del Parlamento Europeo Gianni Pittella”; in sostanza aveva partecipato alla pianificazione del golpe atlantista (Gladio) a Kiev, dove gli elementi neonazisti locali stavano ‘mettendo su un esercito parallelo, strutturato non solo a Kiev e non solo per difendere la piazza’, come ci spiega compiaciuta della sua esperienza golpista, la nostra ministra degli Esteri Federica Mogherini (BlogMog).
L’unità più famosa della Guardia nazionale ucraina, il battaglione Azov, per conto del quale il nazista Fontana, intervenuto alla kermesse di Milano dei banderisti del 14 settembre, tra una spiegazione di come traesse godimento spirituale nel bruciare vive le persone nella casa dei sindacati di Odessa o di come rivivesse la gioventù perduta bombardando le case con gente inerme dentro, lanciava un appello lacrimevole in aiuto dei ‘bisognosi’ tirapiedi armati dell’oligarca mafioso Kolomojskij, “C’è urgenza di tutto, dagli anfibi alle mimetiche, ai giubbotti antiproiettile. Ho visto i combattenti del battaglione Kiev. Vanno in trincea con le scarpe da ginnastica” (Fonte: Popoff Quotidiano)

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Fontana (Stan Ruinas) si vanta di aver partecipato al massacro di Odessa.

Cazzulani, assieme ai giovani fascisti di majdan: ""

Cazzulani, esponente del PD arringa i fascisti di Majdan: “un giovane deputato di uno dei partiti di opposizione … ci spiega con disinvoltura inconsapevole che stanno mettendo su un esercito parallelo, strutturato non solo a Kiev e non solo per difendere la piazza.”

Cos’è il PD? Un partito di nazisti, agenti di Gladio e impiegati di Soros
Di seguito discorso di Matteo Cazzulani, responsabile per i rapporti del PD metropolitano milanese con il dissenso ucraino, pronunciato durante il dibattito alla prima Festa dell’Unità ucraina assieme alla giornalista Anna Zafesova, al saggista Massimiliano Di Pasquale, al reduce del Maidan Mauro Voerzio e al Presidente dell’Associazione Maidan Fabio Prevedello.
«logogladioEssere europei significa non solo battersi affinché nel proprio orticello i principi fondanti dell’Unione Europea siano rispettati, ma anche perché Democrazia, Libertà, Pace e Diritti Umani e Civili siano valori estesi e condivisi anche da popoli europei per storia, cultura e tradizione che, per motivi di ordine geopolitico ed energetico, ancora non appartengono all’UE. Ho sempre disprezzato l’atteggiamento della gran parte degli italiani, che per ogni guerra prende le parti di una o dell’altra fazione con la medesima leggerezza con la quale si sceglie quale squadra tifare allo stadio. Non ho neppure mai tollerato l’etichetta di “filoucraino” che mi è stata posta da molti giornalisti invidiosi della mia indipendenza e persino da alcuni compagni di Partito gelosi della mia competenza specifica su un’Area geografica, l’Europa Centro-Orientale, di cui in Italia poco si sa e male si parla. Sostengo la causa degli ucraini, che si difendono dall’aggressione militare di Putin, proprio perché non sono “filoucraino”. Sono un europeo che, da convinto europeista, è consapevole che la violazione dell’integrità territoriale dell’Ucraina – Paese europeo per storia, cultura e tradizioni – rappresenta una minaccia politica a cui l’Europa non può non dare una risposta risoluta schierandosi a favore del Diritto all’Indipendenza del popolo ucraino. Sono dalla parte dell’Ucraina, e contro l’aggressione militare di Putin nel Donbas, anche perché sono “filorusso”: la vittoria della Rivoluzione della Dignità, con cui gli ucraini hanno posto fine all’epoca autoritaria di Yanukovych, ha permesso non solo agli ucraini, ma anche agli stessi russi di sperare in un futuro di libertà e progresso.
L’indipendenza di un’Ucraina libera e pienamente integrata nell’UE e nella NATO è condicio sine qua non per l’evoluzione della Russia dal regime autocratico di Putin a una democrazia liberale che possa finalmente portare i russi a vivere in pace con i suoi vicini e, una volta superata per sempre la sua tradizionale tendenza imperiale – tipica dell’epoca zarista, sovietica e putiniana – a integrarsi appieno nel sistema politico e culturale europeo. Stare dalla parte dell’Ucraina aggredita da Putin, oggi significa sostenere il pieno Diritto alla Libertà, alla Democrazia e alla Pace sia per il popolo ucraino che per quello russo: un Diritto inalienabile che appartiene a tutti, senza distinzione alcuna di etnia, sesso e religione.
Il sostegno all’Ucraina non è una posizione di odio verso la Russia, ma una questione di civiltà che deve vedere tutti noi europei coinvolti affinché l’Ucraina sia in grado di guardare al futuro – chiamato UE e NATO – senza il timore di essere aggredita da un autocrate, Putin, che legge il presente con le lenti del passato sovietico e zarista. Inoltre, sostenere gli ucraini significa supportare un processo di democratizzazione che può finalmente portare anche la Russia ad abbracciare gli ideali della Comunità Euroatlantica e a considerare l’Europa e la NATO come un partner leale con cui è possibile, e opportuno, collaborare per un futuro di pace e progresso condiviso».
(La “democratizzazione che la Russia deve abbracciare assieme agli ideali della Comunità Euroatlantica).


La democratizzazione ucraina secondo Cazzulani, applicata a un deputato antigolpista.


I capi responsabili del massacro di Odessa, camerati e sodali di Voerzio, Prevedello, Fontana e Cazzulani


Odessa, un passaggio che il nazipiddino Cazzulani ignora, ma con cui i suoi camerati di Euromajdan tengono a mostrarci il concetto di democrazia, civiltà e amore euro-atlantici.

La dmeocrazia piove su Donestk

La democrazia promessa da Cazzulani piove su Donetsk

E con la democrazia piove anche la civiltà della NATO

E con la democrazia piove anche la civiltà della NATO

La popolazione di Donestk e del Doinbas ricorderà con affetto la passione del piddino Cazzulati, l'amore dei nazisti Voerzio, Prevedello e di Pasquale, lo spirito del terrorista mercenario Fontana

La popolazione di Donetsk e del Donbas ricorderà con affetto la passione del piddino Cazzulani, l’amore dei nazisti Voerzio, Prevedello e di Pasquale, lo spirito disinteressato del terrorista mercenario Fontana

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Il 'saggista' Di Pasquale, o meglio, agiografo del nazismo banderista galiziano, dedica un suo libretto a un giovane fan della democrazia ucraina.

Il ‘saggista’ Massimiliano Di Pasquale, o meglio, agiografo del nazismo banderista galiziano, dedica un suo libretto a un giovane fan della democrazia ucraina.

nazi-soldier-shaking-hands“Abbiamo scelto Slaviansk in quanto città simbolo di questa guerra, occupata per alcuni mesi dai terroristi del Donbass e poi liberata dall’esercito Ucraino. Noi non chiederemo alle persone se parlano russo od Ucraino, non gli chiederemo se parteggiano per gli uni o per gli altri, NOI porteremo un messaggio di solidarietà e fratellanza universale che speriamo possa riscaldare i loro cuori.Italia-ucraina
(Mettendo sullo stesso piano i russi e gli Ucraini, chi con la prima lettera maiuscola e chi con quella minuscola).

Slovjansk, donna beneficiata dal gran cuore dell'associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Slavjansk, donna riscaldata dal ‘gran cuore’ dell’associazione Italia-Ucraina, di Pravij Sektor Italia, del PD e dei servizi segreti italiani

Qui di seguito è descritto cosa sia il battaglione ‘Azov‘, per cui il Partito Democratico, tramite il figuro Cazzulani, suo esponente ufficiale lombardo, si sbraccia per fargli avere finanziamenti dai cittadini italiani.

Dopo mesi dal nostro ritorno in Crimea, siamo stati allertati dal presidente degli esperantisti dell’Ucraina, un ebreo, su tale personaggio abominevole. Ciò che non dice l’articolo seguente è che a Majdan, come rilevato dal quotidiano israeliano Haaretz, c’erano ad inquadrare i battaglioni nazisti degli ex-agenti del Mossad prossimi a Kolomojskij. Né i legami tra Bernard Henry Levy e tale spazzatura sono svelati, quando recentemente BHL s’è recato in TV per presentare tale putredine; inoltre lo stesso BHL ha fatto uno spettacolo sulla coscienza intellettuale europea (lui stesso) ad Odessa, la città dove l’oligarca ha compiuto la sua Oradour sur Glane nella casa dei sindacati. Personalmente ho completamente rotto con certi israeliani socialdemocratici che difendono “la pace ora”, o sono vicini a J. Call, che riprende compiaciuto la propaganda di Kolomojskij, sostenendo sulla loro rete la tesi del falso opuscolo antisemita prodotto da tale spazzatura. Proprio allora faceva assassinare il sindaco di Kharkov (ebreo come lui), ma rifiutando il fascismo banderista. Il paradosso di chi riprende tale spazzatura presso la socialdemocrazia israeliana, come nella sinistra intellettuale si riprende BHL. In Francia, la socialdemocrazia pubblica le menzogne sull’Ucraina e la virtù democratica di questi bastardi. La cosa triste sono i comunisti che si fanno travolgere da tali torbidi senza dire nulla e senza lottare a fianco di coloro che si difendono, lasciando alla destra e all’estrema destra la cura di rivelare i fatti e nel senso che immaginiamo. Danielle Bleitrach, Histoire et Societé

I frutti della collaborazione tra PD e neonazisti italiani in Ucraina:

Pittella e Cazzulati

Pittella e Cazzulani

I bisognosi che il nazista Voerzio e il piddino Cazzulani aiutano.

I bisognosi che l’ex-vigile urbano nazista Voerzio e il giovane piddino Cazzulani aiutano.

L'opportunità di Fontana, il filantropismo di Voerzio, la democraticità di Cazzulani

L’opportunità di Fontana, il filantropismo di Voerzio, la democraticità di Cazzulani

Battaglione Azov, milizia neonazista internazionale finanziata dall’oligarca israelo-ucraino I. Kolomojskij
Solidarité Internazionale 17 settembre 2014

BotspkyCYAA9-Nw.jpg largePropaganda mediatica è ben definita, anche se caricaturale: i combattenti per la libertà europeisti in marcia per schiacciare gli infidi separatisti filo-russi. I nostri amici di Junge Welt e di altri giornali interessati all’obiettività, hanno studiato i “battaglioni di volontari”, riportando storie edificanti.
Cosa accade in Ucraina? La confusione regna in un Paese in cui il popolo è ostaggio di rivalità inter-imperialiste, calcoli di oligarchi corrotti ora tutti allineati nel campo filo-occidentale, pronti a finanziare orde fasciste per conservare i propri privilegi. Di fronte alle fragile coesione e morale dei militari ucraini, le autorità utilizzano gruppi paramilitari: oltre alla carta bianca a servizi segreti (SBU), compagnie mercenarie statunitensi (ad esempio, Blackwater), la “Guardia Nazionale” viene integrata da combattenti dei gruppi di estrema destra, i “battaglioni di volontari” civili. Tali “battaglioni” furono autorizzati dal ministro dell’Interno Arsen Avakov nell’aprile 2014, permettendo la creazione di gruppi paramilitari per 12000 uomini (le dimensioni di una divisione di fanteria!). Ora si valuta la loro integrazione nell’esercito regolare. Il battaglione ‘Azov‘ con i battaglioni ‘Dnepr‘ e ‘Donbass‘ fa parte di tali battaglioni di volontari. E’ indicativo del contenuto politico controrivoluzionario di tali gruppi fascisti, così come dei calcoli di coloro che li finanziano.

Il braccio armato del partito nazista “raggruppamento nazionalsociale”
Il battaglione Azov si compone di circa 500 combattenti, tutti civili dalle stesse convinzioni: quella di un “nuovo ordine” basato sulla superiorità della razza bianca, una “rivoluzione nazionale” antidemocratica, antisemita, anticomunista, ma dietro Stati Uniti ed Unione europea. La spina dorsale del battaglione è composta da attivisti dell'”Adunata nazionalsociale” (SNA), tra cui il capo del battaglione Andrej Belitzkij, che non è altro che il capo del ramo paramilitare della SNA “Patrioti ucraini”. SNA fu fondata nel 2008 e si dichiara apertamente nazista, è nata dalla fusione di alcuni gruppuscoli neo-nazisti. Ha apertamente criticato il partito fascista Svoboda per la sua moderazione, la sua parte “liberale” (sic), ma anche i neo-nazisti di “Settore destro”, accusati di debolezza, anche se il rapporto tra SNA e Settore destro è stretto. SNA ufficialmente, come si può vedere sul loro sito, mira a “guidare la rivoluzione nazionale” e la “pulizia etnica dell’Ucraina”, “guidando i popoli bianchi nella lotta mondiale per la sopravvivenza, contro il nemico subumano, i semiti”. Sulla base del programma nazista, Andrej Belitzkij può impostare obiettivi più concreti: “la missione storica della nostra nazione in questo momento critico è guidare le razze bianche in una crociata finale per la sopravvivenza“.

I simboli del battaglione: wolfsangel, sole nero, divisa banderista
Il battaglione Azov ha scelto come simbolo il “wolfsangel” su sfondo bianco, il simbolo della SNA e vecchio riferimento iconografico nazista, preso dalla 2° divisione SS Panzer “Das Reich“, responsabile del massacro di Oradour-sur-Glane. Su tale emblema: oltre ai colori ucraini (blu e giallo) e il simbolo nazista “wolfsangel”, vi sono anche il sole nero sullo sfondo, presumibilmente ideato dal capo nazista Heinrich Himmler, che rappresenta le tre svastiche divenire un’identità e mitico riferimento dei gruppi neonazisti degli ultimi decenni. Il motto del battaglione: “Morte al nemico!” adottato come saluto dalle truppe del nazionalista ucraino Stepan Bandera, che collaborò con i nazisti nel 1941: “Gloria all’Ucraina” paragonabile a “Gloria agli eroi”. Le forze neo-naziste come SNA passano ora all’offensiva, non solo militare ma anche politica, illustrando la fascistizzazione dell’Ucraina in cui l’estrema destra continua a radicalizzarsi: Svoboda, Settore Destro e infine SNA.

Il battaglione Azov al servizio di Ljashko, il deputato di estrema destra che vuole distruggere il Partito Comunista!
L’ascesa di tale battaglione è correlata a quello della nuova stella politica ucraina, Oleg Ljashko, capo del populista Partito Radicale di estrema destra, che ha avviato il procedimento per bandire il partito comunista. Ljashko appare spesso mentre insulta poliziotti, minaccia funzionari di arresto o assassinio sul posto, costringendo sindaci a cedergli i poteri. Spesso è accompagnato dal “battaglione Azov“, di cui è il padrino politico. Il ruolo militare del “battaglione Azov” è ancora più oscuro. La maggior parte dei combattenti non ha un vero e proprio addestramento militare, se non il loro fanatismo ideologico. Hanno partecipato alla presa di Marjupol, dove uccisero una ventina di persone. Sembra che l’esercito usi i battaglioni di volontari per “sgombrare il terreno” nel corpo a corpo, come nella periferia di Donetsk, preferendo combattere a distanza. In ogni caso è ciò che dice il capo del battaglione Andrej Belitzkij. Si sappia che Andrej Belitzkij fu condannato per comportamento violento durante una manifestazione a sostegno del suo camerata del SNA Igor Mosijchuk colpevole di un attentato dinamitardo nel 2011, come Belitzkij, Mosijchuk è stato graziato dal nuovo potere. Il deputato fascista populista Oleg Ljashko di recente ha detto che più della metà dei combattenti del battaglione “Azov” sono ex-detenuti o criminali: “Preferisco che tali ex-prigionieri combattano tale guerra che delle persone innocenti muoiono per mano del nemico“.

Brigate internazionali del fascismo
495px-SS-Panzer-Division_symbol_svg Da dove provengono questi combattenti? Sono ancora per la maggior parte ucraini, anche se un numero crescente proviene non solo dalla Russia, ma anche da Paesi occidentali: Svezia, Italia, Irlanda, Francia, Finlandia, Norvegia. Il battaglione Azov ha anche lanciato una campagna di reclutamento internazionale di “volontari” per l’Ucraina, un appello che impressiona i gruppuscoli neo-nazisti di tutta Europa. Il reclutatore è il francese Gaston Besson. Mercenario e militante di estrema destra, ha combattuto in Laos, Cambogia, Birmania, Suriname e soprattutto in Croazia. Ha partecipato alla guerra in Bosnia a fianco delle HOS (Hrvastke Obrambene Snage), le forze di difesa croate, ala paramilitare del fascista “Partito croato dei diritti”, nostalgici dei collaborazionisti ustasha dei nazisti. Sostiene di ricevere “15, 16 domande al giorno, anche se solo 2-3 sono serie“. Chi vuole impegnarsi riceve da Besson una risposta scritta che l’informa che non sarà pagato e che resterà a lungo lontano dalla famiglia. Ancora più importante, chiarisce il senso politico: “Non dimentichiamo che siamo il braccio armato del SNA, e che siamo vicini a “Settore destro”. Siamo socialisti, nazionalisti, radicali“. Tale messaggio ha attirato i combattenti fascisti da tutto il mondo.
Due ritratti sintomatici di tale “brigata internazionale” di estrema destra. Il primo è lo svedese Mikael Skillt, cecchino dell’esercito e della guardia nazionale. È un attivista noto di Svenskarnas Party (svedese), organizzazione neonazista fondata nel 2008 sulle ceneri del “Fronte Socialista Nazionale”. Skillt mostra con orgoglio i suoi tatuaggi nazisti, presi in prestito dalla mitologia norrena, presentato dalla BBC come ‘combattente’ per il potere bianco innamoratosi degli indignati di Majdan con i loro scudi di legno e sbarre di ferro. Balzò da Stoccolma ad Azov. Il secondo, Francesco Saverio Fontana, sulla cinquantina. è italiano, fa parte di “Casa Pound“, organizzazione neo-fascista relativamente influente a Roma. Fontana è stato da giovane in Avanguardia Nazionale, gruppo terroristico di destra degli anni ’70, ramo giovanile del Movimento Sociale Italiano (MSI), successore del Partito Nazionale Fascista italiano. Fontana dice di essere stato sedotto dalle barricate di Kiev, che gli ricordavano la giovinezza in Avanguardia nazionale, incoraggiandolo a riprendere servizio in Ucraina.

Igor Kolomojskij, l’oligarca israelo-ucraino dietro tali battaglioni
Chi finanzia questi gruppi? Un nome, quello dell’oligarca miliardario Igor Kolomojskij, il secondo più ricco del Paese, l’uomo più potente del Paese dopo l'”oligarca sanguinario” Rinat Akhmatov. Kolomojskij è stato nominato governatore della regione chiave di Dnepropetrovsk, nel processo di feudalizzazione del Paese, mentre un altro oligarca, Sergej Taruta, è a capo della regione di Donetsk. La Russia accusa del finanziamento del ‘battaglione Azov‘ l’oligarca Kolomojskij, non solo via stampa (Voce della Russia), ma da parte del ministro degli Esteri Sergej Lavrov. Anche se dobbiamo stare attenti, come in qualsiasi propaganda di guerra, tale informazione non sorprende, Kolomojskij è noto per i suoi stretti legami con la formazione neo-nazista “Settore destro“. Il nuovo governatore di Donetsk, Sergej Taruta, fu costretto a lamentarsi il 20 agosto sul sito “LB.ua” di un “governatore pubblicamente associato al capo di Settore destro, Dmitrij Jarosh”. Fonti meno probabili di alimentare la propaganda filo-russa, il Wall Street Journal, ha recentemente confermato che Kolomojskij ha finanziato diversi battaglioni oltre ad Azov, come il Dnepr soprannominato “battaglione Kolomojskij”. È istruttiva che tale alleanza tra virulenti antisemiti e un sionista convinto non sia un problema per la milizia neo-nazista, o per il miliardario che orgogliosamente sostiene Israele (ha anche fondato un enigmatico “Parlamento ebraico” nel 2011!). Quanto tempo durerà la propaganda occidentale, basata su menzogne, ipocrisie, contraddizioni tra ideologia e pratica? In tempi bui, il “coraggio” è “cercare la verità e dirla”.

Stemma della 9.na Divisione Panzer SS ìHoenstaufenì

Stemma della 9.na Divisione Panzer SS Hoenstaufen

Stemma di Gladio/Stay Behind

Stemma di Gladio/Stay Behind

Pravij Sektor

Stemma di Pravij Sektor

Fonti:
Wall Street Journal, 27 giugno 2014: “Ukraine’s secret weapon : feisty oligarch Ihor Kolomoisky”;
The Daily Telegraph, 11 agosto 2014: “Ukraine crisis: the neo-nazi brigade fighting pro-russian separatists”;
Frankfurter Rundschau, 10 agosto 2014: “Neonazis in Haüserkampf”;
La voix de la Russie, 15 giugno 2014: “Moscou exige de punir les auteurs de l’attaque contre l’ambassade de la Russie”;
La voix de la Russie, 13 agosto 2014: “Les symboles nazis des forces armées d’Ukraine et des bataillons de Kiev”;
LB.ua, 20, 20 agosto 2014: intervista a Sergej Taruta;
Junge Welt, 25 agosto 2014: “Kreuzzug für Weiße Rassen”;
Junge Welt, 12 settembre 2014: “Die stimmung sinkt”;

Questi pensionati di Donetsk, non saranno più un minaccioso peso per il libero e democratico golpista di Kiev, andato al potere con l'aiuto del PD

Questi pensionati di Donetsk, non saranno più un minaccioso peso per il libero e democratico governo golpista di Kiev, andato al potere con l’aiuto del PD.

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Un’altra opportunità del nazista Fontana, sodale di Cazzulani, responsabile dei rapporti con la ‘dissidenza’ ucraina del Partito Democratico

Madre e figlia liberate da Mogherini/Pittella/Cazzulani

Madre e figlia liberate dal battaglione Mogherini/Pittella/Cazzulani

Ecco la beneficienza ucraina del nazipiddino Cazzulani e dei suoi camerati di Pravij Sektor Prevedello&Voerzio
L’arciprete di Lugansk Vladimir Moretskij, rapito dall’esercito della giunta ucraina e recentemente liberato, ha raccontato in quali condizioni lui ed i suoi compagni venivano tenuti durante la prigionia. Il sacerdote ha raccontato che i prigionieri venivano sistematicamente torturati.
“Se vi dico che ci picchiavano è come non dire niente. In realtà ci massacravano. Ci hanno pestati, ci hanno spaccato le ossa, per colpirci non usavano solo le mani e le gambe ma anche il calcio dei loro fucili” – ha raccontato Moretskij. L’ex prigioniero ha anche raccontato che Nadezhda Savchenko, militare e pilota dell’aviazione ucraina attualmente in stato di arresto in Russia (accusata di complicità nell’uccisione di 3 giornalisti Russi), divenuta eroina e povera vittima per i media del regime ucraino, si è fatta notare in modo particolare per il suo sadismo e la sua cattiveria: “E’ stata lei ad aver suggerito di usare tutto il nostro gruppo di prigionieri per poter tirare su dei soldi con il traffico di organi. Quando gli altri si sono rifiutati di darci via per gli organi, ha suggerito di spararci e di non sprecare soldi per consegnarci all’SBU (Servizi di sicurezza Ucraini). La Savchenko ha preso parte personalmente alle nostre torture. Aveva l’abitudine di farci una lezioncina dopo che ci aveva picchiati. Non potrò mai dimenticare la sua voce” – ha aggiunto Vladimir Moretskiy. Il prete ha anche riferito che i prigionieri venivano sempre tenuti con le mani legate mentre venivano torturati. Venivano posti faccia al muro e poi colpiti dai soldati ucraini. Il sacerdote Vladimir Moretskij era stato catturato dagli sgherri della giunta lo scorso mese di maggio e accusato di preparare “un gruppo terroristico” sul territorio dell’Ucraina. A giugno i media ucraini avevano chiesto il rilascio di Moretskij che però è stato liberato solo pochi giorni fa.

Video con l’intervista (in Russo) a Vladimir Moretskij

Il battaglione Ajdar, finanziato e capeggiato dall’oligarca ucraino Igor Kolomojskij, ha iniziato la distruzione della centrale di Lugansk
Il 17 settembre, è stata fatta saltare in aria una parte della centrale termoelettrica di Schastye, vicino Lugansk. E’ stato riferito dal servizio stampa del Consiglio Comunale della città di Lugansk. “Alle 17:00 ci sono state delle esplosioni nella centrale termoelettrica di Lugansk. La centrale fornisce energia elettrica a circa il 98 per cento della regione di Lugansk. E’ stata distrutta? Ancora non lo sappiamo” – ha riferito la nota del servizio stampa del Consiglio Comunale. Ricordiamo che lo scorso 3 settembre, Sergej Melnichuk, comandante del nazi-battaglione “Ajdar” aveva riferito davanti ad una telecamera che nel caso in cui la città di Shastie fosse stata liberata dalla Resistenza, il suo battaglione avrebbe fatto saltare in aria la centrale termoelettrica. I criminali del battaglione di Igor Kolomojskij, cittadino d’Israele, sono ormai noti per le loro azioni terroristiche. Saccheggiano tutto ciò che possono e danneggiano le infrastrutture civili, facendo “terra bruciata” ovunque passino. Gli stessi modi operativi che Israele ha messo in atto in Palestina.
Di seguito il video del 3 settembre con la dichiarazione di Sergej Melnichuk, lo sgherro di Kolomoisky che comanda il battaglione Ajdar. Riascoltiamo le parole di questo terrorista.

L’ultima lettera di Anna Mogova, giornalista della Crimea che ha lavorato nel Donbas, a suo fratello Andrej
“I nazisti sono capaci di uccidere gli uomini, stuprare le donne nelle loro case e portare via i loro figli …” Anna Mogova, giornalista della agenzia di stampa Vector Crimea, lo scorso 24 agosto è stata catturata dai nazisti ucraini su una strada vicino alla città di Makeevka, nella Repubblica di Donetsk. In macchina insieme a lei c’era un altro giornalista, Aleksej Shapovalov. Dalle informazioni pervenute, Anna Mogova si troverebbe tra le mani dell’SBU ucraina nella città di Kharkov. L’SBU della giunta di Kiev opera come la Gestapo ai tempi del reich. Ad Anna Mogova non è stato concesso nemmeno di chiamare i suoi familiari od il suo giornale. Non si hanno notizie di Aleksej Shapovalov. Questa è la sua ultima lettera prima che venisse rapita dai boia della giunta ucraina: “Andrej, puoi immaginare degli uomini armati che arrivano improvvisamente a casa tua ed appiccano il fuoco? Puoi immaginare che violentano tua moglie, uccidono nostra madre e portano tua figlia in un collegio speciale per ragazzi disadattati? Queste persone stanno facendo tutto questo nel silenzio e senza che nessuno lo sappia, e lo fanno ogni volta che vogliono, perché i rappresentanti dell’esercito e del governo li copriranno dicendo che stanno combattendo contro il terrorismo! Ho delle fotografie di case nelle quali fino al 5 agosto abitavano delle persone. Il 6 agosto, in quelle case la vita è stata messa in silenzio. Per sempre. L’ottanta per cento dei miliziani del Donbas sono locali. In un gruppo trovi idraulici, persone che conoscono molte lingue, persone con un master e anche criminali. Molti di loro hanno perso le loro case a causa di quello che sta facendo il governo, molti hanno perso i loro parenti più stretti, ma nonostante questo non si sono abbandonati al dolore e mantengono il coraggio e la loro umanità. Non si mettono in fila tra i rifugiati, le lacrime non sono per loro e non si girano i pollici. Molti di loro non hanno mai servito nell’esercito, ma, quando li si guarda, credimi, puoi esser certo che formano il miglior esercito del mondo. E giustamente! Si dice che il lupo è più pericoloso quando non ha più nulla da perdere. Qui ci sono tante persone così ed è per questo che non li spezzeranno”. Crimea Vector

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Anna Mogova, giornalista crimeana rapita dai nazisti dell’SBU, la polizia politica banderista

Vita Zaveruga

Vita Zaveruga

Vita Zaveruga nel nazibattaglione Ajdar

Vita Zaveruga nel nazibattaglione Ajdar

L’ucrofascista Vita Zaveruga ha partecipato, assieme al mercenario neonazista Francesco Fontana, al massacro di Odessa, e oggi partecipa, con il nazibattaglione Ajdar, alla devastazione della Repubblica Popolare di Lugansk. Il nazibattaglione Ajdar fa parte della Guardia nazionale ucraina, organizzazione armata irregolare di stampo nazi-fascista che riceve finanziamenti dalle associazioni benderiste di Voerzio e Prevedello, e legittimità politico-ideologica dal PD tramite il burocratello lombardo Cazzulani e i suoi mandanti, l’eurodeputato Pittella e la ministra degli Esteri Mogherini.

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna

Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna (servizio di spionaggio italiano all’estero)

Grazie ai combattenti di Novorossija che affrontano questa mostruosità a nome di tutti noi
Histoire et Societé 17 settembre 2014

Oggi veniamo a sapere della creazione dell’esercito unificato di Novorossija che unisce le forze delle repubbliche di Donetsk e di Lugansk. Dobbiamo sostenere il Donbas, in cui lavoratori, intellettuali e contadini non solo hanno preso le armi per impedire che il proprio popolo venisse assassinato come ad Odessa, moderna Oradour sur Glane perpetrata da individui che indossano i simbolo di coloro che avevano fatto le stesse cose in Francia.

L’emittente pubblica tedesca ZDF, che per questo è minacciata di una grossa multa, ha trasmesso il video di soldati ucraini con simboli nazisti. Nel telegiornale della sera di qualche giorno fa, trasmise i video di soldati ucraini con simboli nazisti sui loro elmetti. Ora viene perseguitata per una disposizione che vieta la pubblicazione di simboli nazisti, una vergogna che dimostra il grado di ipocrisia dei media occidentali e su chi e per cosa s’impone la censura. Il corrispondente Bernhard Lichte ha mostrato le immagini di un soldato che indossa un elmetto con le infami rune “SS” del corpo d’élite di Hitler. Un altro soldato aveva una svastica sul suo equipaggiamento del battaglione Azov con il Sole Nero. Il video è stato ripreso la scorsa settimana in Ucraina da un team dell’emittente norvegese TV2. Il battaglione Azov è la maggiore unità di volontari che combatte contro il popolo della Nuova Russia. Fu fondato dall’Assemblea nazionale socialista, un’alleanza di partiti di destra ultra-nazionalisti. Molti membri del battaglione Azov sono probabilmente neonazisti. Nei colori del battaglione nazista Azov c’è un emblema simile al wolfsangel usato durante il nazismo. Grazie ai combattenti di Novorossija che affrontano questa mostruosità a nome di tutti noi.

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Patrioti di Novorossija. In Italia s’è scatenata presso l’estrema sinistra una campagna denigratoria contro le Repubbliche Popolari di Novorossija, bollandole come fasciste, mentre tacciono sui crimini dei naziatlantisti ucraini, quando non li approvano apertamente. Le punte di lancia di tale miserabile azione di supporto al golpe di Gladio in Ucraina sono quasi tutte le sigle presunte ‘trotzkiste’, i sionisti di contropiano e militant, aut e altri anarchici che supportano i makhnoisti galiziani affiancati ai banderisti, le varie sigle della sinistra pacifinta che predicano pace e amore tra massacratori e massacrati, il fatto quotidiano, organo ufficiale di tale palude sinistra. Altri, come Gino Strada e il suo feudo Emergency, mantengono un silenzio plumbeo dopo aver esaltato la ‘rivoluzione’ golpista. Tutti costoro, stelline della costellazione social-colonialista nostrana, sono allineati alla sovversione nazitatlantista in Ucraina e sono sostenitori delle spedizioni punitive contro i lavoratori e la popolazione di Novorossija.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qualcuno già combatte il SIIL: l’Esercito Arabo Siriano

Tony Cartalucci New Eastern Outlook 15/09/2014

13921221000486_PhotoI1Dal 2011, l’Esercito Arabo Siriano (EAS) ha intrapreso una guerra implacabile sul territorio siriano contro ciò che fin dall’inizio ha chiamato invasione di estremisti settari armatissimi ed eterodiretti. In retrospettiva, la natura ridicola degli articoli del Guardian, come “I ribelli siriani si uniscono per cacciare Assad e sostenere la democrazia” è chiara. L’articolo riporta affermazioni sulla Siria in linea con le storie raccontate in occidente, affermando: “In uno degli scontri più feroci dall’insurrezione, le truppe siriane finalmente hanno preso il controllo della città di Rastan, dopo cinque giorni di intensi combattimenti con i disertori dell’esercito schieratisi con i manifestanti. Le autorità siriane hanno detto che combattono bande terroriste”. Col senno del poi, e dopo aver esaminato l’evidente situazione sui campi di battaglia della Siria oggi, le autorità siriane hanno chiaramente ragione. Poco dopo che la NATO effettuò con successo il “cambio di regime” in Libia nel 2011, sotto il falso pretesto dell'”intervento umanitario”, armando, finanziando e sostenendo via aerea i mercenari settari in Libia, ha iniziato ad infiltrarli costantemente in Siria dal confine settentrionale con il membro della NATO Turchia. I terroristi dell’organizzazione terroristica, secondo il dipartimento di Stato, del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), contattò ufficialmente i terroristi che combattono in Siria per offrirgli armi, denaro, addestramento e combattenti. Il London Telegraph riferiva nell’articolo “I capi libici islamici incontrano il libero gruppo dell’opposizione armata siriana“, che: “Gli incontri indicano i crescenti legami tra il nuovo governo della Libia e l’opposizione siriana. Il Daily Telegraph ha rivelato che le nuove autorità libiche avevano offerto denaro e armi alla crescente insurrezione contro Bashar al-Assad. Belhaj ha anche discusso l’invio di combattenti libici per addestrare le truppe, ha detto la fonte”. Infatti, i vertici, anche nel lontano 2011-2012, dei cosiddetti “ribelli moderati” erano legati ad al-Qaida, confermando le dichiarazioni del governo siriano di lottare contro il terrorismo straniero, e non una “rivolta pro-democrazia”. Oggi, l’occidente ha espunto ogni retorica “pro-democrazia”, con l’estremismo settario che chiaramente guida i militanti dalle frontiere della Siria con Libano e Iraq. Invece, l’occidente non s’è rassegnato ai tentativi di distinguere i gruppi come al-Nusra affiliati ad al-Qaida. e la loro controparte dello Stato islamico (SIIL), sostenendo che quest’ultimo deve essere affrontato con urgenza, anche a costo di cooperare ancora con l’ex-organizzazione terroristica designata dal dipartimento di Stato USA.

La lunga guerra della Siria
77829 Mentre i combattimenti feroci in Siria iniziarono nel 2011, la guerra dell’estremismo settario eterodiretto iniziò una generazione prima. Nel 1976-1982 il padre del presidente siriano Bashar al-Assad, Hafiz al-Assad, avviò la grande guerra ai Fratelli musulmani. Dopo la dissoluzione dell’organizzazione in Siria, fuggirono e successivamente furono ricostituiti da Stati Uniti e Arabia Saudita, divenendo al-Qaida nelle montagne dell’Afghanistan, combattendo l’Unione Sovietica. Nella relazione del 2008 del Centro antiterrorismo (CTC) dell’US Army di West Point, “Dimamitardi, conti bancari e sangue: al-Qaida da e per l’Iraq“, affermava inequivocabilmente che: “Nella prima metà degli anni ’80 il ruolo dei combattenti stranieri in Afghanistan era trascurabile ed ignorato dagli osservatori esteri. Il flusso di volontari provenienti dal centro dei Paesi arabi era solo un rivolo, anche se c’erano legami significativi tra i mujahidin e i musulmani dell’Asia centrale, soprattutto tagiki, uzbeki e kazaki. Individui come il suddetto Abu al-Walid, furono reclutati con campagne di sensibilizzazione ad hoc avviate in Afghanistan, ma nel 1984 le risorse versate nel conflitto da altri Paesi, in particolare Arabia Saudita e Stati Uniti, aumentò come l’efficacia e la raffinatezza dei reclutamenti. Solo allora gli osservatori stranieri notarono la presenza di volontari stranieri. La repressione dei movimenti islamici in Medio Oriente contribuì ad accelerare la partenza dei combattenti arabi per l’Afghanistan. Un processo importante fu la brutale campagna del regime siriano di Hafiz Assad contro il movimento jihadista in Siria, guidato dall'”avanguardia combattente” (al-Talia al-Muqatila) dei Fratelli musulmani siriani. Il giro di vite avviò l’esodo dei militanti dell’avanguardia negli Stati arabi confinanti. Nel 1984, molti di loro si diressero da Arabia Saudita, Quwayt e Giordania al sud-est Afghanistan per combattere i sovietici”. Nonostante termini come “repressione” e “brutale campagna,” è chiaro che il CTC si riferisce ai pesantemente armati e militarizzati movimenti estremisti su cui gli USA presumibilmente conducono “repressive e brutali” campagne in tutto il pianeta, anche nel vicino Iraq. E’ anche chiaro che la Siria combatte l’estremismo settario da decenni, di cui l’attuale violenza protratta è semplicemente l’ultimo capitolo. E’ anche chiaro che Stati Uniti ed Arabia Saudita certamente puntellano l’estremismo regionale dei Fratelli musulmani e delle sue varie fazioni armate, come di al-Qaida e quindi del SIIL. La Siria combatte una lunga guerra contro gli ascari dell’imperialismo, i terroristi armati fino ai denti ed infiltrati che agiscono da mercenari e da pretesto, se tutto il resto fallisse, per i loro Stati-sponsor d’intervenire direttamente per fermare il caos sparso dai loro piani.

C’è solo un logico alleato nella guerra al SIIL
Se l’occidente fosse veramente interessato a combattere il SIIL, avrebbe un solo alleato nella regione, l’Esercito Arabo Siriano che combatte ferocemente il SIIL ed i suoi affiliati dal 2011, e i suoi predecessori da decenni. Ciò che l’occidente invece propone è aumentare l’armamento e il finanziamento dei cosiddetti “moderati” del SIIL, al-Nusra e innumerevoli altre fazioni estremiste, svelando l’ipocrisia e la doppiezza assoluta delle sue intenzioni in Medio Oriente e Nord Africa (MENA). Si tratta di geopolitici incendiari che cercano di spegnere le fiamme dei loro crimini gettando benzina sull’inferno che infuria. Infatti, dal 2011 i cosiddetti “moderati” dell'”esercito libero siriano” collaborano apertamente con il LIFG, organizzazione terroristica per gli Stati Uniti. Sarebbe inoltre confermato che l'”esercito libero siriano” combatte al fianco della filiale di al-Qaida (se non sua componente integrale) al-Nusra nel territorio che ora sarebbe controllato dal SIIL. Il SIIL infatti non nasce da moderati idealisti, solo il racconto per nascondere l’esistenza e l’entità degli aiuti esteri al SIIL in Siria, e ora in Iraq e in Libano, è cambiato. Fin dall’inizio, e in effetti, prima della guerra in Siria, una grossa forza mercenaria genocida e settaria fu prevista per devastare la regione per conto degli Stati Uniti e dei loro partner regionali, il piano fu svelato già nel 2007. Il giornalista premio Pulitzer Seymour Hersh avvertì, in un profetico articolo sul New Yorker del 2007, intitolato “The Redirection, la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” che: “Per minare l’Iran sciita, l’amministrazione Bush ha deciso in effetti di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione collabora con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli USA inoltre partecipano ad operazioni clandestine contro l’Iran e la sua alleata Siria. Sottoprodotto di tali attività è il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti dalla visione militante dell’Islam ed ostili agli USA, e inclini verso al-Qaida”. Non si può più negare che l’occidente sia la causa, non la soluzione, del caos che lentamente devasta tutto il Medio Oriente e oltre. Non si può negare che l’unica vera forza regionale che combatte al-Qaida e la miriade di suoi alias sia il governo siriano con l’appoggio degli alleati Libano, Iraq, Iran e anche della Russia. L’occidente che posa da “nemico” del SIIL creando una coalizione composta dagli stessi patrocinatori dell’organizzazione terroristica, illustra l’audacia concessa all’occidente con i suoi immensi potere ed influenza ingiustificati, potere ed influenza che devono essere ridimensionati per risolvere veramente le violenze in Medio Oriente ed evitare che un caos simile sia istigato in altre parti del mondo.

1852Tony Cartalucci, ricercatore e scrittore di geopolitica a Bangkok, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

“Contro” lo Stato islamico, chi c’è dietro il califfato?

Prof. Michel Chossudovsky, Global Research, 12 settembre 201410660359Lo Stato islamico (IS) viene ritratto come nemico degli USA e del mondo occidentale. Con il supporto indefettibile dell’alleato inglese, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha ordinato una serie di bombardamenti sull’Iraq presumibilmente al fine di sconfiggere l’esercito ribelle dello Stato islamico (IS). “Non vacilleremo dalla nostra determinazione a contrastare lo Stato islamico… Se i terroristi pensano d’indebolirci con le minacce, non fanno che sbagliarsi al massimo“. (Barack Obama e David Cameron, Rafforzare la NATO, London Times, 4 settembre 2014) Ma chi c’è dietro lo Stato islamico? Con amara ironia, fino a poco prima i ribelli dello Stato islamico, già noto come Stato islamico dell’Iraq e Levante (SIIL), vennero presentati come “combattenti per la libertà” in Siria impegnati a “ripristinare la democrazia” e a scalzare il governo laico di Bashar al-Assad. E chi c’è dietro l’insurrezione jihadista in Siria? Chi ha ordinato i bombardamenti è lo stesso che pianifica il califfato. La milizia dello Stato islamico (IS), che sarebbe obiettivo dei bombardamenti “antiterrorismo” di USA-NATO, era sostenuta e continua ad essere sostenuta segretamente da Stati Uniti e alleati. In altre parole, lo Stato islamico (IS) è una creazione dell’intelligence degli Stati Uniti, con il sostegno di MI6 inglese, Mossad israeliano, Inter-Services Intelligence (ISI) pakistano e Presidenza dell’intelligence generale (GIP o Ryasat al-Istiqbarat al-Amah), saudita. Inoltre, secondo fonti dell’intelligence israeliana (Debka) la NATO, in collegamento con l’Alto Comando turco, è coinvolta nel reclutamento di mercenari jihadisti fin dall’inizio della crisi siriana, nel marzo 2011. In relazione alla rivolta siriana, i combattenti dello Stato Islamico, insieme alle forze di al-Qaida dei jihadisti del fronte al-Nusra, sono la fanteria dell’alleanza militare occidentale, segretamente sostenuti da USA-NATO-Israele. Il loro compito è l’insurrezione terroristica contro il governo di Bashar al-Assad. Le atrocità commesse dai combattenti Stato Islamico in Iraq sono simili a quelle commesse in Siria. Il risultato della disinformazione dei media è un’opinione pubblica occidentale che non sa che i terroristi dello Stato islamico dall’inizio sono sostenuti da Stati Uniti e alleati. L’assassinio dei civili da parte dei terroristi dello Stato Islamico in Iraq è usato come pretesto e giustificazione per l’intervento militare USA. I bombardamenti ordinati da Obama, tuttavia, non hanno lo scopo di eliminare lo Stato islamico, che costituisce una “risorsa dell’intelligence” degli Stati Uniti, al contrario, gli Stati Uniti prendono di mira la popolazione civile assieme al movimento di resistenza irachena.

Il ruolo di Arabia Saudita e Qatar
L’ampiamente documentato supporto segreto di USA-NATO allo Stato islamico avviene attraverso gli alleati più fedeli: Qatar e Arabia Saudita. È riconosciuto dai media occidentali che Riyadh e Doha agiscono d’intesa e per conto di Washington svolgendo (e continuando a svolgere) un ruolo centrale nel finanziamento dello Stato islamico (IS), così come nel reclutamento, addestramento e indottrinamento dei mercenari terroristi schierati in Siria. Secondo il londinese Daily Express “Loro [i terroristi dello Stato islamico] ricevono soldi e armi da Qatar e Arabia Saudita”.

Il legame USA-saudita
La prima fonte di finanziamento del SIIL finora proviene dai Paesi del Golfo, soprattutto l’Arabia Saudita, ma anche Qatar, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti“, (secondo il dr. Günter Meyer, direttore del Centro di ricerca sul mondo arabo presso l’Università di Mainz, Germania, Deutsche Welle). Il denaro arriva ai terroristi del SIIL che combattono contro le forze governative in Siria: “Attraverso gli alleati degli occidentali Arabia Saudita e Qatar, i gruppi dei ribelli filo-occidentali da allora sono divenuti il SIIL e le milizie di al-Qaida”. (Daily Telegraph, 12 giugno 2014) Secondo Robert Fisk, il piano del califfato dell’IS “è finanziato dall’Arabia Saudita”: “...l’ultimo contributo mostruoso dell’Arabia Saudita alla storia mondiale: il califfato islamico sunnita dell’Iraq e Levante, conquistatore di Mosul e Tiqrit, Raqqa in Siria, e forse Baghdad, umiliando l’ultimo Bush ed Obama. Da Aleppo nella Siria settentrionale al confine iracheno-iraniano, i jihadisti del SIIL e dei vari gruppuscoli comprati dai wahhabiti sauditi e dagli oligarchi del Quwayt governano migliaia di chilometri quadrati“. (Robert Fisk, The Independent, 12 giugno 2014) Nel 2013, nell’ambito del reclutamento dei terroristi, l’Arabia Saudita prese l’iniziativa di liberare i prigionieri nel braccio della morte delle carceri saudite. Un memorandum segreto rivelò che i prigionieri venivano “reclutati” per le milizie jihadiste (al-Nusrah e SIIL) che combattono contro le forze governative in Siria. I prigionieri avrebbero avuto offerto un accordo, rimanere ed essere giustiziato o combattere contro Assad in Siria. L’accordo offrvia ai ai prigionieri “perdono e stipendio mensile alle famiglie, autorizzate a rimanere nel regno sunnita”. I funzionari sauditi a quanto pare gli diedero una scelta: decapitazione o jihad? In totale, i detenuti da Yemen, Palestina, Arabia Saudita, Sudan, Siria, Giordania, Somalia, Afghanistan, Egitto, Pakistan, Iraq e Quwayt scelsero di combattere in Siria. (Global Research, 11 settembre 2013)

“Voltafaccia”: una svolta
L’11 settembre 2014, in coincidenza con la commemorazione del 9/11, il re dell’Arabia Saudita con i re del Golfo annunciavano il loro impegno inflessibile a sostenere la guerra santa di Obama contro lo Stato islamico (IS), che continua ad essere finanziato da Qatar e Arabia Saudita con un’operazione d’intelligence accuratamente pianificata. Arabia Saudita e Stati del Golfo, che hanno attivamente finanziato lo Stato islamico, per non parlare del reclutamento ed addestramento dei terroristi per conto di Washington, sono impegnati a sostenere inflessibilmente la campagna di Obama per “degradare e distruggere” lo Stato islamico. La dichiarazione di sostegno del comunicato impegna “gli Stati arabi a collaborare con gli Stati Uniti ad interrompere il flusso di combattenti stranieri e fondi allo Stato islamico“, confermando inoltre di aver discusso “una strategia per distruggere il ISIL ovunque sia, in Iraq e anche in Siria”. L’Arabia Saudita ha capito che il gruppo dello Stato islamico è una seria minaccia, come pure che non segue la tradizione sunnita. Il piano di Obama mira a minare le rivendicazioni ideologiche e religiose islamiche dei militanti dello Stato islamico. L’amministrazione spera che Riyadh usi la sua influenza tra i capi religiosi islamici. (Voice of America, 11 settembre 2014)

Reclutamento di “terroristi moderati”
Nell’ambito dell’accordo, la Casa dei Saud “ospiterà una struttura per addestrare migliaia di ribelli siriani per combattere sia lo Stato islamico che il regime del Presidente Bashar al-Assad”. Fino al 9 settembre, “ufficialmente” l’Arabia Saudita sosteneva lo Stato islamico contro il governo di Bashar al-Assad e ora deve reclutare i jihadisti per combattere lo Stato islamico. Una proposizione assurda e falsa, ma i media non uniscono i puntini per scoprire la menzogna. Si tratta di un piano diabolico: Gli architetti dello Stato islamico informano il mondo che “colpiranno” i propri terroristi, nell’operazione antiterrorismo. Anche se tali azioni sono intraprese sotto la bandiera della “guerra globale al terrorismo”, gli Stati Uniti non hanno alcuna intenzione di colpire le proprie brigate terroristiche dell’IS integrate da forze speciali e agenti dei servizi segreti occidentali. In realtà l’unica campagna significativa ed efficace contro i terroristi dello Stato islamico è condotta dalle forze governative siriane. Inutile dire che il sostegno di Stati Uniti, NATO, Arabia Saudita e Qatar e relativo finanziamento dello Stato islamico, continueranno. L’obiettivo non è distruggere lo Stato islamico come promesso da Obama, ma un processo sponsorizzato dagli USA per destabilizzare e distruggere l’Iraq e la Siria. La campagna contro lo Stato islamico è utilizzata per giustificare i bombardamento di entrambi i Paesi, colpendo soprattutto i civili. Il fine è destabilizzare l’Iraq come Stato-nazione e scatenarne la partizione in tre entità separate. L’obiettivo strategico di USA-NATO è destabilizzare l’intera regione del Medio Oriente-Nord Africa-Asia Centrale e Meridionale, compresi Iran, Pakistan e India.

Br6tNcQCEAAG8AeL’Iran sospetta della coalizione anti-IS degli USA
Xinhua 13/09/2014

14975Gli Stati Uniti cercano di violare la sovranità dei Paesi con il pretesto della lotta al terrorismo, ha detto il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano Ali Shamkhani. Gli Stati Uniti tentando di creare una coalizione antiterrorismo in coordinamento con numerosi Paesi sospetti, avrebbe detto Shamkhani secondo l’agenzia IRNA. La nuova mossa degli Stati Uniti ha lo scopo di deviare l’opinione pubblica internazionale dal “loro ruolo centrale nel sostenere e armare i terroristi in Siria con la copertura degli aiuti per rovesciare i governanti siriani“. Shamkhani ha detto che la coalizione contro lo Stato islamico (IS) è volta ritrarre i funzionari statunitensi quali eroi che salvano gli Stati Uniti dalla propria crisi. Il portavoce del Majlis (parlamento) iraniano Ali Larijani ha detto a Press TV che la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti che combatterebbe i militanti dell’IS, non ha la capacità di risolvere i problemi del Medio Oriente. La coalizione degli Stati Uniti per contrastare i militanti dell’IS non riuscirà a sradicare il gruppo terroristico e innescherebbe l’odio nella regione, avrebbe detto Larijani. Secondo lui gli Stati Uniti non possono sradicare il gruppo terrorista dell’IS con attacchi aerei. Inoltre, il presidente iraniano Hassan Ruhani ha detto a Teheran che l’idea di sradicare il terrorismo con gli attacchi aerei è “ingenua” e non basta ad eliminarlo. Senza la partecipazione degli Stati regionali, gli assalti aerei non risolveranno il problema del terrorismo nel Medio Oriente, ha detto Ruhani al 14° vertice della Shanghai Cooperation Organization nella capitale tagika Dushanbe. “Combattere il terrorismo esige pianificazione, cooperazione bilaterale e multilaterale ed eliminazione di povertà economica e culturale“, ha detto il presidente, esortando i Paesi regionali ad utilizzare il loro potenziale per combattere il terrorismo. La risoluzione del problema del terrorismo richiede impegno internazionale, ha aggiunto. Inoltre, un alto comandante iraniano ha detto che la cooperazione tra Iran e Stati Uniti nella lotta contro l’IS è impossibile. “Tale cooperazione non è possibile perché l’Iran resiste all’IS mentre gli Stati Uniti l’hanno creato“, ha detto il Vicecapo di Stato Maggiore iraniano Masud Jazayeri, citato da Press TV. I militanti dell’IS non possono avvicinarsi ai confini dell’Iran, in quanto si troveranno di fronte la potenza delle forze armate iraniane, ha aggiunto Jazayeri.
Un mese dopo il lancio degli attacchi aerei contro l’IS in Iraq, il presidente Barack Obama ha promesso che “non esiterà a prendere provvedimenti” contro l’IS in Siria e in Iraq, aggiungendo che Washington lavorerà con i suoi amici e alleati a “degradare e in ultima analisi distruggere” le forze dell’IS, osservando che gli Stati Uniti guideranno un’ampia coalizione che userà il potere aereo laddove tali forze “esistano”, eliminando la minaccia terroristica per i cittadini di Iraq e Siria, così come quelli del Medio Oriente, tra cui personale e strutture statunitensi. Ma la portavoce del ministero degli Esteri iraniano Marzieh Afkham ha detto che “ci sono dubbi sulla serietà della coalizione nata dopo il recente vertice NATO, nella lotta contro i terroristi.” La portavoce iraniana ha criticato ciò che chiama il “doppio standard dell’occidente” verso terrorismo ed estremismo, dicendo che l’azione occidentale contro il terrorismo non comporterà “nessun risultato se non la diffusione di terrorismo ed estremismo, nonché la nascita di loro nuove filiali in diverse parti del mondo“. Afkham ha detto che alcuni membri della cosiddetta coalizione sono sostenitori finanziari e militari dei terroristi in Iraq e in Siria, ed altri non sono riusciti ad agire secondo le loro responsabilità internazionali verso l’Iraq e la Siria. L’IS ha suscitato allarme dopo lo sconfinamento in vaste aree del territorio di Iraq e Siria nel tentativo di creare un proprio Stato-nazione governato da leggi islamiche radicali. I terroristi hanno ucciso bambini, giustiziato prigionieri e schiavizzato vittime. Hanno anche scioccato il mondo con la decapitazione di due giornalisti statunitensi postando i video della loro orribile morte.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Obama lancia la sua guerra, infine

Melkulangara Bhadrakumar Strategic Culture Foundation 12/09/2014

obama-third-world-president-de-silvaIl presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha presentato, con un importante discorso, la sua strategia per “degradare e distruggere” lo Stato Islamico in Iraq e Siria. La strategia non ha un calendario e, come al solito, gli Stati Uniti mettono musulmani contro musulmani in una truce guerra tramite lo ‘smart power’, che dovrebbe impedire vittime statunitensi. Da ogni apparenza, sarà anche una guerra autofinanziata dai petrodollari degli Stati arabi del Golfo. La strategia si basa su tre pilastri; fissare limiti ben definiti all’attuale intervento militare statunitense, risuscitare l’agenda del ‘cambio di regime’ in Siria e fare a meno di un qualsiasi mandato dalle Nazioni Unite. In sostanza, è una versione riconfezionata dell’intervento statunitense crudamente unilaterale in Medio Oriente dell’amministrazione George W. Bush. Chiaramente, Obama ha ritardato l’avvio della sua strategia fin quando l’opinione pubblica negli Stati Uniti è ‘maturata’. I sondaggi di opinione mostrano un alto gradimento negli USA sul nuovo intervento militare statunitense in Iraq e la Siria. Il macabro assassinio di due giornalisti statunitensi da parte dello Stato islamico indubbiamente ha infiammato la rabbia dell’opinione pubblica. Ma il fattore principale è la paura instillata nella mente statunitense in settimane e mesi di campagna mediatica che presentava lo Stato islamico come minaccia diretta alla ‘sicurezza nazionale’ degli Stati Uniti. Lo stratagemma ha funzionato, come i sondaggi testimoniano. I tempi di Obama sono perfetti, avendo abilmente scelto la vigilia dell’11° anniversario degli attacchi dell’11 settembre per svelare la sua strategia al pubblico statunitense. Curiosamente, però, con la riuscita ‘maturazione’ dell’opinione pubblica, Obama infligge il doloroso ridimensionamento della psicosi statunitense, chiarendo che gli Stati Uniti non hanno “rilevato piani specifici contro la nostra patria” dello Stato islamico, anche se i suoi capi “minacciano l’America e i nostri alleati”. Invece, ha interpretato lo Stato islamico come minaccia ai “popoli di Iraq e Siria e del Medio Oriente, compresi cittadini, personale e strutture statunitensi”. Chiaramente, non solo il senso delle proporzioni è stato introdotto calmando l’opinione pubblica statunitense, anche se il Paese s’imbarca virtualmente in un’altra guerra all’estero, ma Obama ha trovato una spiegazione razionale per il reclutamento di alleati mediorientali degli Stati Uniti per la prossima guerra. Il messaggio di Obama al popolo statunitense è semplice: ‘Non c’è bisogno di continuare la vostra vita con ansia, lasciate che il vostro comandante in capo ci pensi’. In cambio, Obama ha la certezza che i parametri dell’intervento militare degli Stati Uniti saranno ben definiti. Ci sarà “una sistematica campagna di attacchi aerei” proprio mentre le forze irachene attaccano; gli Stati Uniti daranno la caccia ai terroristi dell’IS aumentando il sostegno alle forze irachene e curde che lo combattono, compresi addestramento, informazioni ed attrezzature; il Pentagono implementerà ulteriori 475 militari in Iraq (portando il totale a quasi 1600). Ma “le forze statunitensi non avranno missioni di combattimento, non saranno trascinate in un’altra guerra in Iraq”.
Obama ha sottolineato che la prossima guerra sarà “diversa dalle guerre in Iraq e in Afghanistan. Non comporterà truppe statunitensi combattenti in terra straniera”. Invece, come gli Stati Uniti hanno fatto in Yemen e Somalia “per anni”, questa guerra “sarà condotta tramite un costante, incessante sforzo per colpire il SIIL ove sia, utilizzando la nostra potenza aerea e il nostro sostegno alle forze partner sul terreno”. Obama ha dichiarato che le operazioni militari statunitensi si estenderanno in territorio siriano. Ha precisato la strategia verso la Siria, volta ad ampliare l’assistenza militare all’opposizione siriana. Obama ha fatto appello al Congresso degli Stati Uniti per mettere a sua disposizione “autorità e risorse ulteriori per addestrare ed equipaggiare questi combattenti (siriani)”. In sostanza, una grande escalation dell’intervento statunitense in Siria è in vista. Obama ha respinto senza mezzi termini ogni idea degli Stati Uniti di appoggiarsi al regime siriano, chiamandolo regime illegittimo promettendo di “risolvere la crisi della Siria una volta per tutte”. In poche parole, gli Stati Uniti accelerano la spinta al cambio di regime in Siria. Ovviamente, Washington si rende conto che non può mai avere un mandato dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per realizzare il ‘cambio di regime’ in Siria, in violazione del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Obama, dunque aspetta semplicemente di presiedere una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, a fine mese a New York, “per mobilitare ulteriormente la comunità internazionale” intorno alla sua strategia in Iraq-Siria.
Gli Stati Uniti sostengono di aver finora raccolto un “nucleo di coalizione” di otto Paesi della North Atlantic Treaty Organization [NATO] più l’Australia, per combattere la nuova guerra in Medio Oriente. Ma Obama ha detto che ha bisogno di una “larga coalizione di partner”. Rivelando di conseguenza che il segretario di Stato John Kerry viaggia in Medio Oriente “per arruolare partner in questa lotta, in particolare le nazioni arabe che possono mobilitare le comunità sunnite in Iraq e Siria”. Ha scelto con cura le parole, lasciando intendere che gli Stati Uniti si propongono di accordare ruoli selettivi a sciiti e sunniti nella campagna contro l’IS. La parte più sconcertante, naturalmente, è l’intenzione implicita di arruolare attivamente sul teatro siriano Paesi come Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Senza dubbio, l’arruolamento degli Stati dei petrodollari assicura che il denaro non sia un problema per gli Stati Uniti in tale guerra infinita.

Il Nuovo Medio Oriente
Tuttavia, funzionerà la strategia di Obama? Chiaramente, la strategia di Obama di una guerra conveniente e in gran parte auto-finanziata potrebbe, quindi, essere sostenibile per un certo periodo di tempo. A dire il vero, non c’é alcuna carenza di risorse finanziarie, materiali o umane per combattere tale guerra, dato il coinvolgimento degli Stati dei petrodollari che sostengono il cambio di regime in Siria. Il pubblico statunitense potrebbe non agire subito contro tale guerra. La comunità strategica statunitense, in particolare i think tank e i media, sarebbe anche in gran parte favorevole, dato che tale guerra s’incastra esplicitamente con gli interessi israeliani. In realtà, gli Stati Uniti rappattumano lo stesso vecchio asse nel Medio Oriente, da Israele alle oligarchie arabe sunnite del Golfo. Allo stesso tempo, gli Stati Uniti non saranno responsabili di fronte al Consiglio di Sicurezza dell’ONU. È una “coalizione dei volenterosi” che combatte tale guerra e il dissenso interno nella coalizione è altamente improbabile, assicurando a Washington il comando e il controllo della guerra. Tuttavia, l’imponderabile ci attende. In primo luogo è estremamente significativo che Obama abbia evitato qualsiasi affermazione categorica sull’unità dell’Iraq. È fumosamente vago sulle sue aspettative sul governo “inclusivo” a Baghdad. Il punto è che, anche se Washington ha pianificato la sostituzione del primo ministro Nuri al-Maliqi, la riconciliazione sunnita è tutt’altro che chiara finora. Ciò è importante perché la strategia degli Stati Uniti può funzionare solo se vi sarà una chiara mobilitazione sunnita irachena contro l’IS, oppure peggiorerebbe in un conflitto confessionale continuo lacerando l’unità dell’Iraq. D’altra parte, ciò comporta anche la questione della responsabilizzazione sciita in Iraq. Basti dire che gli USA devono inventarsi una qualche formula magica che affini il concetto dei principi democratici che permettano il governo della maggioranza in Iraq. In altre parole, questa è anche una guerra che riguarda la costituzione dell’Iraq e l’esperienza degli Stati Uniti in tali imprese è assai triste, per usare un eufemismo. E ciò è un fatto.
La parte più sconcertante di tale guerra è il capitolo siriano. Forse gli Stati Uniti credono che ora che le scorte di armi chimiche della Siria sono state distrutte, sia una scommessa sicura attaccare il Paese. Anche ammesso sia così, l’opposizione siriana resta aperta ai gruppi estremisti, come la saga dello Stato islamico dimostra. Gli Stati Uniti non hanno imparato niente e sperano ancora di utilizzare gli estremisti come strumenti delle politiche regionali. Infatti, il fallimento avrà un costo gravissimo, con l’Iraq e la Siria che potrebbero cessare di esistere alla fine. Naturalmente, la parte davvero interessante è che un tale epilogo potrebbe essere l’obiettivo geopolitico degli Stati Uniti. In una recente intervista al New York Times, Obama ha sottolineato lo scioglimento dell’accordo Sykes-Picot del 1916 come questione centrale della politica mediorientale. Allo stesso modo, con l’intenzione di Obama di assumere come alleati “le nazioni arabe che possono mobilitare le comunità sunnite”, si riconosce praticamente la dimensione settaria dei conflitti in Iraq e Siria. Ora, c’è un contesto complicato nella politica regionale, coinvolgendo queste stesse nazioni arabe sunnite da protagoniste assolute. Obama avrebbe una qualche ricetta per eliminare tali tensioni regionali? Non ha detto nulla. È interessante notare che mai Obama ha fatto riferimento all’Iran. La sua strategia ignora completamente le Nazioni Unite e, in realtà, mina la Carta delle Nazioni Unite. Non è riuscito a spiegare in modo convincente la ragion d’essere di tale particolare variante dell’intervento militare statunitense nel mondo musulmano, l’unilateralismo senza rischi e a basso costo, in quanto la sicurezza nazionale degli Stati Uniti non è in pericolo imminente e nemmeno concepibile. Quindi, l’impressione inevitabile è che gli Stati Uniti continuino ad arrogarsi la prerogativa di violare l’integrità territoriale e la sovranità degli Stati nazionali, per i propri interessi. In effetti, tale idra della guerra assume molte forme diverse, cosa praticamente garantita anche con il passare del tempo, molto dopo che Obama sarà scomparso dai libri di storia.
La presidenza Obama ha chiuso il cerchio reinventando i dogmi neoconservatori che una volta diceva di respingere. Con il pretesto di combattere l’IS, Stati Uniti ed alleati riprendono ed attuano l’enorme piano neocon per rimodellare il Medio Oriente musulmano pur di raggiungere gli obiettivi geopolitici degli Stati Uniti. Chiamatela come volete, ma è una guerra imperiale, anche se con un Nobel come comandante in capo.

ISIS-CaliphateLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line dello Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Novorossija, la resa di Kiev

Alessandro Lattanzio, 4/9/2014

10467055Ai primi di agosto delle manifestazioni si svolgevano nella regione di Transcarpazia, soprattutto contro la mobilitazione indetta da Kiev. I residenti locali bloccavano strade, treni e punti strategici. La città di Mukachevo era al centro della ribellione, che si estese anche alle regioni di Mukachevo, Beregove e Hustskij. Perciò il 19 agosto Kiev inviava 3000 elementi armati in Transcarpazia per controllare la situazione. Il 21 agosto la Transnistria mobilitava l’esercito e tutti i dipendenti statali si addestravano al combattimento. Dopo il suo incontro con la leadership di Transnistria, il vicepremier russo Dmitrij Rogozin osservava che la Russia avrebbe continuato a sostenerla.
Il 29 agosto il 3.zo battaglione della 51.ma brigata meccanizzata ucraina, oltre a diversi battaglioni territoriali, tentarono di rompere l’accerchiamento presso Ilovajsk, dividendosi in due colonne, una di 77 mezzi militari e l’altra consistente in autoveicoli dei battaglioni territoriali. Nell’operazione l’artiglieria della milizia distrusse le colonne majdaniste. Complessivamente 300-500 guardie majdaniste furono eliminate, di cui 350 fatte prigioniere, mentre tutte le loro armi pesanti, come carri armati, artiglieria e MLRS furono abbandonate nella sacca.
Il 30 agosto, le truppe majdaniste iniziavano a ritirarsi da Donetsk a Zaporozhe mentre le milizie di Novorossija distruggevano circa 20 tra carri armati e blindati nei pressi di Marjupol. Nella notte tra il 30 e il 31 agosto, le milizie di Novorossija catturavano 198 guardie majdaniste a Starobeshevo, dopo averne eliminate altre 22, distrutto 2 carri armati e 2 BMP e catturato altri 6 carri armati della guardia nazionale ucraina. Sempre a Starobeshevo, la brigata dei minatori aveva accerchiato 14 veicoli blindati, di cui 5 carri armati, e circa 100 soldati ucraini. Dopo due ore di combattimento, gli ucraini accettavano di lasciare 5 carri armati e 1 BMP alle milizie, in cambio di un corridoio da cui fuggire. Un altro BMP era già stato distrutto nei combattimenti. Volnovakha, 45 km a sud di Donetsk, veniva liberata dalla milizia. A Donetsk, il Primo Ministro della Repubblica popolare di Donetsk Zaharchenko era oggetto di un attentato che feriva il suo autista.
Il 31 agosto, i miliziani di Donetsk affondavano due pattugliatori ucraini nel Mare d’Azov, che dal Golfo di Taganrog cercavano di bombardare Shirokino e Bezimennoe, a 10/20 chilometri ad est di Marjupol. Ad Ilovajsk, 200 neonazisti del battaglione “Donbass” di arrendevano alla milizia. L’artiglieria della Milizia distruggeva una batteria di Grad ucraini presso Shastie.
10525778 Il 1 settembre, la milizia liberava la città di Vesjolaja Gora, presso Lugansk, “punto chiave che permette di controllare il passaggio sul fiume Severskij Donets, presso Shastie, sulla strada Lugansk-Starobelsk”. L’Esercito di Novorossija liberava Novoamvrosevskoe, Blagodatnoe, Semjonovskoe, Artjomovka, Mnogopole, Metallist, Tretjaki, Kobzarij, Zeljonoe, Shirokoe, Pavlogradskoe e Grabskoe. A Svetloe, la milizia eliminava 20 guardie majdaniste e catturava un centinaio di soldati ucraini. L’esercito di Novorossija, presso Marjupol, eliminava 100 guardie ucraine, abbatteva 1 aereo d’attacco Su-25 e 2 elicotteri Mi-8 e catturava 2 T-64, 6 MLRS, 2 blindati, 4 pezzi d’artiglieria e mortai, 24 autoveicoli e 2 depositi di munizioni. Dopo una settimana di combattimenti, le milizie respinsero le truppe ucraine da Novosvetlovka, nella regione di Lugansk, aprendo la strada ai rifornimenti per Lugansk. I majdanisti abbandonavano Elenovka, Konstantinovka e Telmanovo, lasciando armamenti e munizioni e perdendo 1 BTR, 2 MLRS e 20 soldati. A Novosjolovka 35 militari ucraini si arrendevano e 5 loro MLRS furono distrutti. Ad Amvrosievka, 45 km a sud-est di Donetsk, l’esercito ucraino subiva gravi perdite ed abbandonava numeroso materiale, tra cui 1 cannone semovente da 152mm ‘Gjatsint’. Tra Amvrosievka e Starobeshevo, le unità della difesa aerea della milizia abbattevano un caccia Su-27 ucraino. A Malonikolaevka, 20 km a sud-ovest di Lugansk, la milizia danneggiava 2 elicotteri Mi-8 ucraini, distruggeva una batteria di MLRS Smerch, 6 cannoni D-30 da 122mm e 2 depositi di munizioni. A Lutugino, 10 km a sud-ovest di Lugansk, il contrattacco della milizia sulle posizioni majdaniste distruggeva 1 MLRS BM-21 Grad, blindati e 2 autocarri Ural, infliggendo 17 tra morti e feriti agli ucraini. La milizia occupava l’aeroporto di Lugansk, dopo un assalto in cui 5 soldati ucraini furono eliminati e altri 13 fatti prigionieri. Durante i combattimenti, il battaglione naziatlantista Ajdar si ritirava assieme a gruppi di mercenari polacchi, svedesi e baltici. A marzo, la NATO aveva inviato a Kiev un’unità di 16 ufficiali del centro cibernetico estone per svolgervi attività antirusse. A luglio, 6 di tali ufficiali crearono a Marjupol un centro per la guerra d’informazione contro la Russia, mentre gli altri continuavano le attività a Kiev presso il Consiglio di Sicurezza Nazionale. L’ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin dichiarava: “I nostri colleghi statunitensi ci dicano cosa fanno decine di consiglieri statunitensi negli uffici del Consiglio di Sicurezza e Difesa dell’Ucraina. Ci dicano quanti mercenari statunitensi delle cosiddette “società di sicurezza” combattono a migliaia di miglia da casa, e come i militari ucraini sono riusciti ad avere armi e tecnologia militare statunitensi“.
w590 Il 2 settembre, le milizie di Novorossija liberavano Rodnikovoe, Stila, Kommunarovka, Andreevka, nel Donetsk, e Uspenka, Lenina, Belorechenskij, Beloe, Gaevo, Sabovka, Sukhdol, Rodakov, Aleksandrovka, Zemlanoe, Shishkovo, Tsvetnie Peski e Vesjola Tarasovka nel Lugansk. La Milizia riprendeva il pieno controllo dell’aeroporto di Donetsk. A Georgievka Uspenka furono eliminati 5 terroristi neofascisti. Nel complesso, i majdanisti avevano perso nel corso della giornata 6 carri armati, 12 BMP, 6 MLRS BM-21 Grad e 21 autoveicoli diversi. 94 effettivi furono eliminati e 18 arrestati.
Ai primi di settembre, l’offensiva a sud dell’Esercito di Novorossija continuava da Georgievka e Karlovka al Mar d’Azov, seguendo le due direttrici di Selidovo e di Krasnoarmejsk-Konstantinovka, tentando una profonda manovra d’avvolgimento del gruppo ucraino che assediava Donetsk. Marjupol era accerchiata mentre i tentativi di rifornimenti via mare furono sventati sventati dall’affondamento dei 2 pattugliatori ucraini al largo di Marjupol. L’esercito di Novorossija inviava i gruppi di sabotaggio-ricognizione (SRG) verso Berdjansk e Zaporozhe. La disfatta costringeva la junta di Kiev a ritirare le riserve dal Donetsk, e le forze dai salienti circondati dall’esercito di Novorossija, e a ritirarsi dall’aeroporto di Donetsk. Gli ucraini si ritiravano anche dall’aeroporto di Lugansk e da Lutugino. La junta aveva perso la maggioranza dei propri carri armati a luglio e agosto, e le ultime unità operative furono distrutte nei pesanti combattimenti di Khrjashevatoe e Novosvetlovka. La ritirata da queste cittadine e dall’aeroporto mettevano fine al piano della junta naziatlantista di circondare Lugansk. In quel momento, per via delle perdite, la junta disponeva di non più di 40000 soldati contro i 33000 di Novorossija, mentre nel corso dell’offensiva la junta perse il vantaggio numerico in personale e materiale, e la superiorità aerea, mentre la milizia riequilibrava a proprio favore la differenza in blindati e artiglieria rispetto le forze majdaniste. Kiev non aveva potuto, in un mese, mobilitare e ripristinare le propria capacità di combattimento dopo le sconfitte estive. Ciò era dovuto alla strategia dei consiglieri militari di NATO e Washington, che si concentrava sugli attacchi aerei e d’artiglieria contro le città, ma evitando di entravi. Grazie a tale strategia le truppe ucraine si ritrovarono circondate a loro volta, venendo poi distrutte. Intanto la Germania inviava velivoli cargo a Kiev per prelevare i miliziani ucraini e curarli negli ospedali militari tedeschi.
Il 3 settembre, il Presidente Vladimir Putin proponeva a Pjotr Poroshenko un piano di stabilizzare, articolato in sette punti:
1. L’esercito ucraino e le forze di autodifesa popolari devono interrompere le operazioni offensive intorno Donetsk e Lugansk;
2. Le forze ucraine devono ritirarsi ad una distanza tale che i sistemi di artiglieria e lanciarazzi multipli non raggiungano le località;
3. La comunità internazionale dovrebbe monitorare il cessate il fuoco e controllare la situazione in questa nuova area di sicurezza;
4. Rinunciare all’uso di aerei contro i civili e luoghi nella zona del conflitto;
5. Le autorità ucraine e le forze di autodifesa devono scambiarsi i prigionieri “tutti contro tutti” e senza condizioni;
6. Aprire corridoi umanitari per i rifugiati e l’assistenza umanitaria per città e villaggi delle regioni di Donetsk e Lugansk;
7. Inviare squadre per la ricostruzione delle infrastrutture danneggiate nel conflitto, presso le comunità del Donbas colpite dalle ostilità ed aiutare i residenti a prepararsi per l’inverno.
La NATO si preparava all’esercitazione Rapid Trident 2014, prevista per il 15-26 settembre con la partecipazione di 1300 militari di 15 nazioni: Ucraina, Azerbaigian, Bulgaria, Canada, Georgia, Germania, Gran Bretagna, Lettonia, Lituania, Moldavia, Norvegia, Polonia, Romania, Spagna e Stati Uniti. L’esercitazione sarà condotta in prossimità di Javorov, dall’International Peacekeeping and Security Center (IPSC), a 60 km da Lvov, nel nord-ovest dell’Ucraina. L’IPSC è un centro volto all’addestramento multinazionale e alle esercitazioni ucraine con la NATO. Intanto, il 4 settembre il cacciatorpediniere dell’United States Navy, USS Ross, entrava nel Mar Nero, “Per dimostrare l’impegno degli Stati Uniti nel rafforzare la sicurezza collettiva di alleati e partner della NATO nella regione“.

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La fine dell’alleanza mediorientale degli USA

Alessandro Lattanzio, 3/9/2014

Barack Obama, King AbdullahGrandi mutamenti si sono avuti ad agosto in politica internazionale. Non solo si registrava la sconfitta della NATO in Ucraina, con la grande offensiva dell’Esercito Popolare di Novorossija, ma anche in Nord Africa/Medio Oriente, dove, dopo il sussulto causato dall’avanzata dell’esercito islamo-atlantista del SIIL (Stato Islamico in Iraq e Levante) in Iraq settentrionale e Siria orientale, le forze regionali del campo filo-USA, profondamente divise e contrapposte, avviavano la controffensiva al piano islamo-atlantista avviato nel dicembre 2010, noto come ‘Primavera araba’, radicalizzatosi immediatamente dal febbraio 2011 con le operazioni sovversive in Egitto, l’infiltrazione in Siria e il golpe-invasione in Libia. La serie di operazioni occulte e destabilizzanti attuate nel corso di questi tre anni da Washington, Tel Aviv, Parigi, Londra, Berlino, Roma e Ankara tramite le reti Stay Behind della NATO e con il supporto della Fratellanza mussulmana finanziata dal petroemirato del Qatar, hanno portato alla formazione dell’ultimo avatar di al-Qaida, ovvero il già citato SIIL. Tale organizzazione terroristica, una sorte di ‘super-clan’ delle dune, è un prodotto delle operazioni spionistiche e di guerra psicologica delle agenzie d’intelligence israeliane e statunitensi, allo scopo di scavalcare i Paesi arabi, soprattutto l’Arabia Saudita, nel controllo della legione islamista, composta da decine di migliaia di mercenari e terroristi islamisti, salafiti e taqfiriti radunati in Turchia, dove vengono addestrati, armati e finanziati. Ciò è dettato dell’inefficienza operativa dimostrata dai Paesi del Golfo e dalla Giordania nell’aggressione alla Siria, e dalla conseguente incapacità di affrontare seriamente l’Asse della Resistenza in costruzione, imperniata nell’Iraq risorgente di al-Maliqi. Tale inefficienza ha spinto Washington non solo a creare direttamente il suo esercito islamista, appunto il SIIL, ma ad iniziare ad usarlo in modo sotterraneo anche contro l’Arabia Saudita, una volta rivelatosi impossibile controllare la produzione petrolifera irachena, eliminare la Siria baathista, controllare il caos in Libia, dominare totalmente la stessa Turchia, imporre il dominio islamista in Egitto e Libano, ed allontanare l’Iran dall’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai. Dopo tutto ciò, rimane Ryadh quale ultimo bersaglio apparentemente abbordabile. L’occupazione degli enormi giacimenti petroliferi sauditi, di cui disporre a piacimento, sicuramente balena da decenni nelle menti del Pentagono e di Langley. E a Ryadh, e nelle capitali degli altri petroemirati del Golfo Persico, si sarà di certo intuito che qualcosa di torbido, a Washington, si muove dalla Siria alla penisola arabica. Da qui la probabile ragione dell’ultimo intervento del decrepito monarca saudita, re Abdullah, che il 29 agosto a Ryadh, ricevendo i nuovi ambasciatori accreditati in Arabia Saudita, tra cui quello degli Stati Uniti, si dichiarava “sorpreso dall’inazione verso il terrorismo del SIIL, da egli ritenuto ‘inaccettabile’ e verso cui reagire con forza e determinazione. “Vedete come (i jihadisti) decapitino e mostrino ai bambini teste mozzate per strada“, aveva detto condannando la crudeltà di tali atti. Piuttosto sorprendente da un re che aveva massicciamente sostenuto tali barbari criminali quando devastavano la Siria. Re Abdullah, che sembra aver ripreso coscienza, ha continuato: “Non è un segreto per voi ciò che fanno e faranno ancora. Se li ignorate, sono sicuro che arriveranno in un mese in Europa e dopo due in America“. Infatti, ciò non è un segreto per certi Paesi occidentali, complici nella nascita e metastasi di tale cancro islamo-terrorista. Sempre il 29 agosto, il principe saudita Walid bin Talil si recava a Parigi in visita privata, venendo ricevuto da François Hollande all’Eliseo. Tale incontro ebbe luogo pochi giorni prima dell’arrivo a Parigi del principe ereditario saudita Salman bin Abdul Aziz, ricevuto il 1 settembre all’Eliseo da François Hollande, nell’ambito della visita ufficiale per la cooperazione militare nella crisi in Medio Oriente. Il principe ereditario si recava in Francia per dire ciò che re Abdullah aveva detto ai diplomatici in Arabia Saudita. In altre parole, non si dovrebbe più giocare con il fuoco del fondamentalismo, perché vi è il pericolo dell’incendio. Era questo che ha spinto a reagire il re saudita, temendo per il suo regno l’indecisione e l’inazione di Barack Hussein Obama negli attacchi aerei contro i jihadisti del SIIL. Il 30 agosto 2014, il quotidiano saudita Asharq al-Awsat e la rete TV al-Arabiya riferivano tali propositi del re saudita. Abdullah aveva anche detto che “il terrorismo non conosce confini e può interessare diversi Paesi al di fuori del Medio Oriente“, dove i jihadisti del SIIL devastano barbaramente i territori conquistati in Siria e in Iraq grazie al denaro saudita e qatariota, e alle armi fornite da statunitensi, inglesi e francesi. Anche se ritardataria, la posizione di re Abdullah è un’importante svolta nella politica saudita. Rientra nella logica del sostegno saudita al Generale Abdelfatah al-Sisi contro la Fratellanza musulmana in Egitto. “Ma questa politica sarà ambigua fin quando non sarà avviato un cambiamento radicale nella crisi siriana, e non sia imposta una giusta correzione allo Stato canaglia del Qatar, principale finanziatore del terrorismo islamico nel mondo arabo, africano e occidentale.”
A ciò si aggiunga gli ultimi eventi nella Libia oramai martirizzata da tre anni d’interventismo islamo-atlantista, “A fine agosto 2014, il Paese aveva due parlamenti: uno eletto dal popolo libico, e l’altro legittimato esclusivamente dal supporto straniero. La situazione sembrava così difficile, a quel punto, che era possibile l’intervento militare da parte degli Stati regionali, capeggiati dall’Egitto, per l’obiettivo di stabilizzare il Paese eliminando i jihadisti finanziati e armati dall’estero e che utilizzano la Libia come trampolino di lancio della guerra islamista contro l’attuale governo egiziano. … Il Qatar ha creato un “esercito libero egiziano” nel deserto della Cirenaica, modellato sull'”esercito libero siriano” che Qatar, Turchia e Stati Uniti avevano costruito per sfidare il leader siriano Bashar al-Assad. … Nell’agosto 2014, i terroristi jihadisti legati ai gruppi salafiti collaboravano con i Fratelli musulmani (Iqwan) radicati in Cirenaica e sostenuti da Qatar, Turchia e Stati Uniti. … Il 18 agosto 2014, la situazione si era deteriorata al punto che aerei da combattimento degli Emirati Arabi Uniti (EAU), operando da basi egiziane, effettuarono attacchi contro le milizie jihadiste a Tripoli, senza preavvisare gli Stati Uniti. L’operazione fu coordinata con il governo dell’Arabia Saudita, che permise agli aerei dell’aeronautica degli Emirati Arabi Uniti si sorvolare il regno saudita verso l’Egitto. Gli aerei dell’aeronautica emirota utilizzarono le aviocisterne Airbus A330MRTT per rifornirsi in volo e raggiungere la base aerea di Marsa Matruh, o un’altra base aerea avanzata egiziana, da cui effettuare gli attacchi sugli obiettivi libici. I primi attacchi, il 18 agosto 2014, colpirono gruppi di terroristi; i successivi, del 23 agosto 2014, colpirono lanciarazzi e veicoli militari dei terroristi forniti dal Qatar. Gli attacchi non impedirono alle milizie della coalizione islamista di Misurata, Fajr al-Libiya (Alba della Libia), di occupare il 24 agosto Tripoli, sottraendola al controllo della milizia di Zintan. L’UAE colpì anche Ansar al-Sharia, altro gruppo islamista sostenuto da Washington”.
Il 25 agosto 2014, Stati Uniti, Francia, Germania, Italia e Regno Unito rilasciarono una dichiarazione che denunciava le “interferenze esterne” in Libia, che “aggravano le divisioni attuali e minano la transizione democratica della Libia“, nascondendo la realtà che gli Stati Uniti dal 2011 interferiscono in Libia continuando a sostenere l’invadenza del Qatar. Allo stesso tempo, sempre con l’incoraggiamento degli Stati Uniti, l’ex-parlamento islamista, senza mandato, veniva riconvocato il 25 agosto 2014 per deliberare lo scioglimento del governo ad interim votato dal Parlamento neoeletto e contrario agli islamisti. Il Parlamento non controllato dagli islamisti continua a riunirsi a Tobruq, in Cirenaica, dove il 24 agosto licenziava il Capo di Stato Maggiore dell’esercito, generale Abdesalam Jadallah al-Ubaydi, sostituendolo con il colonnello Abdelrazaq Nadhuri, promosso generale per l’occasione. Nadhuri, della città di Marj, a 1100 km ad est di Tripoli, ha partecipato con il ministro degli Esteri della Libia e agli omologhi regionali, al vertice di Cairo per discutere la minaccia islamista. Nadhuri sostiene l’operazione anti-islamista Qarama (Dignità) del generale Qalifa Haftar. All’annuncio della nomina di Nadhuri, alcuni generali libici espressero la loro contrarietà dichiarando “di rifiutarsi di lavorare al comando di un ufficiale che supporta l’operazione Qarama, e di riconoscere solo il generale al-Ubaydi come Capo di stato maggiore“. Intanto, il 25 agosto il Congresso Nazionale Generale (GNC), ufficialmente sostituito dal nuovo Parlamento, nominava una figura islamista, Umar al-Hasi, per formare un “governo di salvezza” che riceveva il riconoscimento degli Stati Uniti. Quindi la Libia oggi ha due parlamenti e due governi. Il ministro degli Esteri egiziano Samah Shuqri avrebbe detto, il 25 agosto, che la situazione in Libia minaccia la regione, “Gli sviluppi in Libia colpiscono la sicurezza dei Paesi vicini, per la presenza di movimenti estremisti e gruppi terroristi i cui attivisti non solo non si fermano ai territori libici ma s’infiltrano nei Paesi vicini”, affermando anche che la diffusione dell’illegalità dalla Libia potrebbe richiedere l’intervento straniero. La posizione di Egitto, Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti svela la divisione tra gli ex-alleati di Washington. Sottolineando ciò, il presidente egiziano Abdelfatah al-Sisi dichiarava, sempre il 24 agosto, che Qatar, Turchia, Stati Uniti e Fratellanza musulmana finanziano nuovi piani mediatici che “volti a minare la stabilità dell’Egitto“. Tali potenze, ha detto, “non esitano a spendere decine di milioni, o addirittura centinaia di milioni di dollari per tali siti, promuovendo idee che mirano a minare la stabilità dell’Egitto”.
Gli Stati Uniti, ed Israele, si alienano i principali alleati regionali nel perseguimento di obiettivi strategici confusi e indefiniti, volti solo a generare caos e, forse, creare terreno bruciato economico-sociale intorno all’Asse eurasiatico, il cui nucleo è rappresentato dal riallineamento strategico tra Mosca, Beijing e Tehran, verso cui gravitano sempre più Turchia, Siria, Iraq ed Egitto.

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Il senatore interventista neo-con McCain e, cerchiato in rosso, al-Baghdadi, presunto califfo del SIIL

Fonti:
Il re saudita non sostiene più i terroristi islamici! 1 settembre 2014
La Libia al centro della frattura tra gli alleati regionali degli USA  31/08/2014

‘Nel conflitto ucraino, si può osservare il rapporto tra petrolio, gas e NATO’

Dr. Daniele Ganser, Global Research, 29 agosto 2014
navy-nuclear-cheating-scandal-charlestonSecondo Daniele Ganser, specialista sulla NATO, assistiamo in Ucraina al prossimo passo dell’espansione di tale organizzazione. La Germania dovrebbe seguire perché gli statunitensi hanno il comando e vogliono impedire la nascita di un nuovo asse Mosca-Berlino. Gli Stati Uniti perciò mettono gli Stati europei uno contro l’altro, per continuare a controllarli. La NATO è la più grande e potente alleanza militare da anni. “Deutsche Wirtschafts Nachrichten” ha parlato con lo storico ed esperto della NATO Daniele Ganser sulla sua struttura, il ruolo della Germania nell’organizzazione, la sua influenza nell’UE e il coinvolgimento nel conflitto in Ucraina.

Deutsche Wirtschafts Nachrichten: Il danese Rasmussen s’é appena dimesso da Segretario Generale. Il suo successore sarà probabilmente il norvegese Stoltenberg. Cosa ne pensa dell’influenza degli europei nella NATO?
DG: Penso che l’influenza degli europei nella NATO sia minima, perché è guidata dagli Stati Uniti. Dato che gli europei possono ancora nominare il Segretario Generale, ciò appare spesso nei media europei. Pertanto, sembra che il Segretario Generale sia la persona più importante nella NATO. Tuttavia, non è vero! La persona più influente nella NATO è il SACEUR (Comandante supremo delle forze alleate in Europa) ed è sempre un generale statunitense. La leadership militare è più potente del Segretario Generale ufficiale. L’ex presidente Nixon, una volta disse: “L’unica organizzazione internazionale che non ha mai funzionato è la NATO, semplicemente perché è un’alleanza militare che controlliamo”.

In che modo la NATO impone i suoi interessi all’UE?
Gli ambasciatori della NATO presso tutti i Paesi membri, sono ambasciatori inviati da ciascun Paese al fine di essere informati dei progetti della NATO sui conseguenti passi. I canali sono operativi in modo che la NATO, e in primo luogo gli Stati Uniti, dica: E’ così e ora va fatto. Fu così in particolare con l’11 settembre e la guerra all’Afghanistan. Sostanzialmente gli europei obbediscono. Non hanno mai detto: dobbiamo agire in maniera indipendente. Una politica estera e di sicurezza comune europea non esiste. Siamo ancora indecisi: dovremmo andare in Iraq con gli statunitensi? Gli inglesi si, ma non i francesi. O dovremmo bombardare con gli USA la Libia, Paese dell’OPEC? I francesi l’hanno fatto, non i tedeschi. Gli Stati Uniti hanno molto successo nel mettere contro tra essi i Paesi europei. In questo momento, usano la Germania contro la Russia, naturalmente per gli interessi statunitensi. Questo è il vecchio sistema del “divide et impera”. Non è obiettivo di Washington che UE e Russia cooperino e costruiscano una grande area economica, oltre ad avere i maggiori giacimenti di petrolio e gas. Non sarebbe nell’interesse degli Stati Uniti.

A causa della mancanza di trasparenza, è difficile avere i dettaglia del finanziamento della NATO, come i deputati olandesi hanno scoperto di recente. Sa qualcosa di concreto a riguardo?
No, perché la NATO non è in realtà un’organizzazione trasparente. Condivido la frustrazione del Parlamento olandese, perché ho cercato di avere informazioni sugli eserciti segreti della NATO. Hanno ignorato le mie domande e non sono stato informato di nulla. Alcuni pensano che la NATO sia un’organizzazione democratica e trasparente. Tuttavia non è così. È un’organizzazione militare che si sforza continuamente di mantenere i suoi segreti. Il budget del Pentagono è in ultima analisi assai rilevante e arriva a circa 700 miliardi di dollari l’anno o due miliardi al giorno. Quindi la domanda è, naturalmente, se un giorno del Pentagono equivale a un giorno della NATO, come viene calcolato. Ma queste sono operazioni contabili e possono essere calcolate in modi diversi.

Qual è il ruolo della NATO nel conflitto in Ucraina?
La mia opinione è che la guerra in Ucraina sia centrata su NATO e gas. La NATO dal 1990 ha avviato la corsa verso est. Il primo passo fu la rimozione della DDR dal Patto di Varsavia e l’annessione alla NATO. Perciò dovevano in quel momento accordarsi con Gorbaciov. Cioè che la fusione tra RFT e RDT, molto importante e che saluto molto, fu possibile solo con l’accettazione della Russia, con l’adesione della Germania unificata alla NATO. Ma i russi espressero anche il rifiuto dell’allargamento della NATO. E Gorbaciov disse che la NATO l’aveva garantito. Tuttavia, la NATO non mantenne la parola. Estonia, Lettonia e Lituania furono accolte nella NATO, come Polonia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Slovenia, Repubblica Ceca e Slovacchia. Successivamente anche Albania e Croazia. Se si considera il punto di vista russo, la NATO tradì la sua parola e ora ancora cerca di prendersi gli elementi mancanti, Ucraina e Georgia, per circondare la Russia. I media occidentali dicono sempre che i russi sono irrazionali e si comportano in modo strano. In realtà si comportano come un giocatore di scacchi che, mossa dopo mossa, perde un giro qui, un cavallo lì e ancora una pedina. I russi sono infastiditi. L’espansione della NATO non viene in alcun modo menzionata dai media occidentali, nemmeno presa in considerazione. È possibile vederla semplicemente prendendo una mappa della NATO nel 1990 e nel 2014.

b8c3f371ffLa NATO vuole solo accerchiare la Russia o vuole anche le risorse del Paese?
E’ la stessa cosa. Arabia Saudita e Russia condividono il primo posto internazionale per lo sfruttamento del petrolio. I russi producono circa 10 milioni di barili al giorno. Anche i sauditi producono circa 10 milioni di barili al giorno. La Russia è il Paese più grande del mondo e ha molti grandi giacimenti di gas. La guerra globale per le riserve di petrolio e gas è anche una lotta contro la Russia. Putin impedirà che l’Ucraina si unisca alla NATO. Dal punto di vista russo, la caduta di Janukovich è stata orchestrata dai servizi segreti occidentali. Come la veda o meno Putin, non importa. Per lui è legittimo dire che “quando arriva l’inverno, potrei chiudere il gas. Oppure posso dire, mi devi altri soldi per il gas”. Ciò significa che nel conflitto ucraino si può osservare il rapporto tra petrolio, gas e NATO in tutta la sua gloria.

Quali sono le indicazioni secondo cui il colpo di Stato in Ucraina fu orchestrato dai servizi segreti occidentali?
Ciò che sappiamo finora è che il 2014 è l’anno del licenziamento di Janukovych e dell’insediamento di Poroshenko. È un dato di fatto. E se guardiamo attentamente, ne vedremo le sottigliezze. Quando fu rimosso? Fu rovesciato nel febbraio 2014 e ora veniamo al nodo cruciale, cioè il peggioramento delle proteste con tiratori scelti a Maidan. E’ interessante notare, i cecchini, secondo le mie informazioni, spararono su manifestanti e agenti di polizia. Molto insolito. Si può pensare che si trattasse di un’azione d’intelligence per precipitare l’Ucraina nel caos. Ciò che l’indica è la conversazione telefonica tra Urmas Paet, ministro degli Esteri dell’Estonia e Catherine Ashton, Alto rappresentante agli Esteri dell’Unione europea. In questa conversazione si dice che dietro i tiratori scelti di Majdan non ci fosse Janukovich, ma qualcuno nella nuova coalizione. Il gruppo intorno Klishko, Jatsenjuk e Poroshenko andato al potere con il colpo di Stato. Se si scopre che Poroshenko è al potere grazie ai cecchini, si comprenderà che si tratta di un golpe furtivo. Fu così veloce che realmente si deve ammettere: siamo troppo stupidi per capirlo. Può essere che Putin sia meno stupido e l’abbia visto correttamente. Non voglio dire che dovremmo credere ciecamente a Putin, perché anche lui ha la sua agenda. La domanda cui dobbiamo rispondere in storia economica e contemporanea è: si tratta di un evento come nel 1953, quando CIA, il servizio segreto statunitense, e MI6, servizio segreto inglese, rovesciarono il governo di Mossadegh in Iran, perché voleva nazionalizzare il petrolio? All’epoca agenti travestiti da terroristi commisero attentati e scatenarono il caos nel Paese. Si chiamava “strategia della tensione”, così si creava deliberatamente il caos e la tensione per rovesciare un governo, e ciò funzionava, com’è dimostrato storicamente. Negli ultimi mesi la NATO ha intensificato le manovre. Dopo le operazioni della NATO in diversi Paesi europei, la sicurezza aerea è scaduta. Si tratta solo della presenza militare, o vi sono altre ragioni per i movimenti di truppe? Russia e NATO possono solo dire che c’è una maggiore presenza militare. Ma contrariamente all’opinione di molti commentatori, penso che non siamo sull’orlo della Terza Guerra Mondiale, come nella crisi dei missili di Cuba nel 1962, però siamo in un clima di sfiducia. Mosca e Washington sono diffidenti e Berlino è incastrata tra esse.

In Germania ci sono diverse basi della NATO, tra cui la base statunitense di Ramstein e il Comando Africom di Stoccarda. Qual è il ruolo attuale e futuro della Germania nella strategia della NATO?
La Germania è nella NATO un alleato minoritario perché gli USA la controllano. Dal punto di vista degli Stati Uniti, la Germania è un Paese occupato. Certo, fa male leggerlo per un tedesco, ma questa è la situazione. Gli Stati Uniti hanno basi militari in Germania e il telefono cellulare della cancelliera Merkel è sempre sotto il controllo dai servizi segreti militari statunitensi, la NSA. E quando gli statunitensi dicono che si va sull’Hindu Kush, i soldati tedeschi devono andarci e uccidere afghani, anche se non hanno mai avuto problemi con loro. Ciò significa che, purtroppo, la Germania è un vassallo, ed ha difficoltà a liberarsi da tale posizione. Il motivo è semplice: gli Stati Uniti sono l’impero. Un impero che si distingue per la maggiore economia nazionale del mondo in PIL. Gli Stati Uniti che hanno il maggior numero di portaerei e la più potente, numerosa e moderna forza aerea. Sono gli Stati Uniti che hanno la valuta di riserva mondiale, il dollaro; sempre gli Stati Uniti. E infine gli Stati Uniti hanno il maggior numero di basi militari nel mondo, non solo Guantanamo, Diego Garcia e in Afghanistan, ma anche a Ramstein, ecc. La cosa importante: l’impero domina i media e si assicura che informino in modo benevolente. Quindi questa è la posizione della Germania: è sottoposta all’impero statunitense, e la maggior parte dei media tedeschi ha paura di parlarne apertamente. La Svizzera è, inoltre, in condizioni non migliori, sottoposta all’influenza dell’impero statunitense, ma almeno non è un membro della NATO e non ha basi militari statunitensi; gli svizzeri non le vogliono.

Tuttavia, la Svizzera è, come la Finlandia, un membro osservatore della NATO…
…Il “Partenariato per la Pace” vero, fortemente criticato in Svizzera, ed è giusto così, perché non vogliamo in alcun modo diventare un membro della NATO. Alcuni politici sono disposti, ma non la popolazione svizzera. In un referendum non prevarrebbero, perché la maggioranza degli elettori svizzeri rifiuta le guerre di aggressione della NATO. L’opinione pubblica è assai contrariata dagli Stati Uniti negli ultimi anni. Gli Stati Uniti appaiono bugiardi perché conducono guerre economiche in tutto il mondo. Hanno raccolto i dati da tutto il mondo, in particolare i dati SWIFT, con il servizio segreto statunitense NSA e abusato di tali dati a scapito delle banche svizzere UBS e Credit Suisse. Condannano la Svizzera perché le sue banche hanno aiutato cittadini statunitensi ad evadere le tasse, che non è giusto. Ma allo stesso tempo, gli svizzeri vedono con stupore come la frode fiscale negli Stati Uniti, nel Delaware o in Inghilterra, sia ancora possibile. Perciò gli svizzeri non capiscono perché gli USA giochino al buonismo contro la frode fiscale, ignorando i difetti del proprio Paese. Ecco perché l’opinione pubblica è qui sempre più anti-americana.

L’11 settembre 2001 svolge un ruolo fondamentale nell’ambito della NATO, perché al momento la clausola della difesa reciproca dell’articolo 5 entrò in vigore. La clausola di difesa reciproca è ancora in vigore?
E’ una domanda interessante. Dovremmo chiederlo alla NATO. Dopo l’11 settembre, c’è stato un ampio dibattito. In ogni caso, la clausola di difesa reciproca fu dichiarata dopo l’11 settembre, è chiaro. Gli statunitensi vennero in Europa e dissero che era così, andiamo nell’Hindu Kush. Poi l’11 settembre fu una storia di cui avvalersi o meno. Inoltre, fu il primo caso di difesa reciproca nella storia della NATO. Ancora una volta, il ruolo dell’impero si pone. La sovranità più importante di cui l’impero dispone è interpretare se stesso in ogni evento storico. Gli attacchi dell’11 settembre sono contestati dagli storici, esistono diverse opinioni a riguardo. Ma appena uno storico va oltre, viene denigrato come cospirazionista. E ciò significa che non abbiamo il diritto di dire: fate attenzione quando mettono in vigore l’articolo 5, alcune domande sorgono. La NATO non vuole parlarne. Non vuole dibattiti critici su 11 settembre e Operazione Gladio. Cerca semplicemente di rimuovere questi argomenti. Ma penso che non ci riuscirà, infine, perché viviamo nell’era dell’informazione. Le persone sono sempre più capaci di avere diverse prospettive su un tema, ed è un bene.

maxresdefaultDaniele Ganser è storico e ricercatore sulla pace. Analizza i temi di energia, guerra e pace da un punto di vista geopolitico. Studia la storia contemporanea internazionale dal 1945, servizi segreti, squadre speciali, strategia della guerra segreta, geostrategia e guerre, come il picco del petrolio e le risorse. Il suo libro “Gli eserciti segreti della NATO – Rete Stay Behiand, Gladio e terrorismo in Europa occidentale” è stato tradotto in dieci lingue.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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