Gli USA espellono i diplomatici siriani: pericolosa disperazione

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 19/03/2014
1234418Gli Stati Uniti hanno detto al governo siriano di sospendere immediatamente le missioni diplomatiche e consolari negli USA, e ordinato ai suoi diplomatici di lasciare il Paese se non sono cittadini statunitensi. “Abbiamo deciso che sia inaccettabile che individui nominati da quel regime conducano operazioni diplomatiche o consolari negli Stati Uniti”, ha detto l’inviato speciale degli Stati Uniti per la Siria Daniel Rubinstein. La mossa è sospettata da molti essere la rappresaglia per il rovescio continuo delle fortune dei terroristi appoggiati dagli USA che operano in Siria, e forse il preludio di un’aggressione occidentale in risposta ad altre sconfitte geopolitiche, come la Crimea.

L’occidente ad una pericolosa svolta
Settimana turbolenta per l’egemonia occidentale. In primo luogo il regime traballante messo al potere a Kiev, in Ucraina, s’è svelato mondialmente guidato da neo-nazisti armati. Successivamente, il popolo della Crimea è fuggito in massa con un referendum scegliendo in modo schiacciante che la penisola strategica si unisca alla Russia, piuttosto che sottomettersi ai fascisti filo-occidentali che occupano Kiev. La risposta dell’occidente sono sanzioni impotenti, rapidamente derise dai russi e ucraini presi di mira, dall’atteggiamento militare della NATO e del suo nuovo regime a Kiev che appare irresponsabile e disperato. E infine in Siria, il completo rovesciamento delle fortune nel bagno di sangue orchestrato dagli occidentali, ormai al terzo anno, culminato con le forze siriane che riconquistano la città cardine di Yabrud, a nord-ovest di Damasco e vicino al confine siro-libanese. La riconquista di Yabrud sembra forse la maggiore vittoria simbolica e strategica, una vittoria molto importante. Si tratta di un ulteriore passo nell’arginare il flusso di terroristi stranieri, armi e denaro in Siria, isolando efficacemente i militanti nel Paese spazzati via dall’Esercito arabo siriano. Simbolicamente, rappresenta il momento dell’irreversibile avanzata del governo siriano e delle sue forze di sicurezza nel riprendersi il Paese e ristabilirvi l’ordine. Alla luce di questa sconfitta, già dall’inizio del 2013, l’Arabia Saudita a quanto pare ha abbandonato o almeno ridotto la presenza contro la Siria; ciò significa che i tentativi occidentali di riordinare geopoliticamente ed economicamente la Siria, per strappare ad Iran e Libano un alleato importante, sono finiti per sempre.
L’occidente, che aveva l’egemonia globale da tempo, perde potere e prestigio basati sull’illusione della sua forza, lasciando il mondo di fronte a un soggetto pericolosamente disperato e disposto a tutto pur di ristabilire l’illusione. I capi di Stato occidentali, incluso forse il più simbolico, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, creano all’infinito “linee rosse” che il mondo coraggiosamente attraversa, esemplifica quanto sia diminuita tale illusione. Una lezione doveva essere data con l’espulsione dei diplomatici siriani dagli Stati Uniti, e doveva essere la Siria.

Colpire la Siria, ultimo atto di debolezza
L’abitudine degli imperi nel colpire altrove quando le loro ambizioni sono sconvolte da ostacoli insormontabili, è una vecchia tradizione storica. Gli USA, durante la guerra del Vietnam, confusi da un conflitto che non potevano vincere, bombardarono la vicina Cambogia nel 1970 uccidendo più di 10000 persone e realizzando poco altro. Gli attacchi dei droni contro soprattutto civili e “sospetti terroristi” in Pakistan sono un sintomo dell’impotenza crescente degli USA e del loro imminente ritiro dall’Afghanistan. E ora, con la Crimea si separa al sicuro dall’illegittimo regime filo-occidentale a Kiev, dove i crimeani resistono al fianco della Russia, e con il governo della Siria ancora guidato dal Presidente Bashar al-Assad, all’occidente non è rimasta altra scelta: o ammette di aver perso il primato mondiale, o si scatena altrove per dimostrarsi ancora una forza da non sottovalutare. Il problema però resta anche se dovesse scatenarsi, ammettendo comunque di aver perso il primato mondiale, ricorrendo a cortine fumogene per continuare a convincere che controlla il mondo.
I siriani sono l’obiettivo più probabile di tale dispetto, vedendo ora la luce alla fine del tunnel lungo  3 anni di spargimenti di sangue e distruzione. Se l’occidente colpisse ora, in effetti, perpetuerebbe il conflitto o lo riaccenderebbe in favore dei terroristi stranieri sostenuti dall’occidente dal 2011; sarebbe un imperdonabile crimine contro l’umanità. La politica estera dell’occidente è impulsiva, illogica e passa da una macchinazione mal concepita ad un’altra, ma sempre minando ulteriormente credibilità e legittimità del Nord così come la propria stabilità politica, economica e strategica globale. E’ lo spericolato effetto domino autodistruttivo visto con il declino dell’Impero Romano. E come l’Impero Romano, l’occidente cogliendo ogni dispetto, impulso ed avidità insaziabile, continuerà a precipitare. Per i responsabili politici più sensibili dell’occidente, sarebbe il momento di considerare un’altra opzione, accordarsi e accettare un mondo multipolare in cui le nazioni occidentali possano operare ancora ed anzi crescere, se solo accettassero d’abbandonare il loro auto-assunto primato sugli altri. Un attacco alla Siria o a qualsiasi altro Paese per tale motivo, accelererebbe e non arresterebbe la fine dell’occidente che, ignorando questa realtà palese, mostra che ha del tutto perso logica e ragione.

1888548Tony Cartalucci, ricercatore in geopolitica e scrittore di Bangkok, in eslcusiva per la rivista online “New Oriental Outlook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: errore strategico degli USA

Vladimir Evseev New Oriental Outlook 18/03/2014
putin-and-rouhaniLa comunità internazionale entra in un periodo d’instabilità globale. Il mondo unipolare emerso dal crollo dell’Unione Sovietica è tornato al passato. Ovviamente, tutto questo sarebbe successo un po’ più tardi, ma gli Stati Uniti hanno accelerato in modo significativo i processi internazionali interferendo piuttosto rudemente negli affari interni dell’Ucraina. E’ stata Washington a spingere  questo Paese alla disintegrazione, quando ha puntato sugli estremisti. Ciò ha permesso di rovesciare Viktor Janukovich che, come tutti i suoi predecessori, era interessato solo al proprio benessere. Nello stesso tempo, l’Ucraina non ha nuove prospettive. Il Paese si dirige fiducioso verso il completo collasso. Non può essere salvato né dall’associazione con l’UE, né dai crediti occidentali a condizioni invalidanti, né dalle prossime elezioni presidenziali. Solo la federalizzazione dell’Ucraina ha la possibilità di salvarla come Stato unito. Invece, il nuovo governo a Kiev, assecondando gli estremisti di Majdan come “Fazione Destra”, continua la repressione politica nel Paese, limitando i diritti della popolazione russofona e altre minoranze, organizzando varie forme di provocazioni e violazioni del diritto internazionale. Gli Stati Uniti e i loro partner europei hanno immediatamente e incondizionatamente sostenuto il nuovo governo a Kiev. Ciò ha convinto molti del loro coinvolgimento diretto nel colpo di Stato spacciato come rivoluzione contro il regime odiato di Viktor Janukovich. Se analizziamo con attenzione tutti gli eventi che hanno avuto luogo a Kiev, la composizione di Majdan e le recenti azioni della Rada Suprema, i tentativi di pochi nazionalisti d’imporre la loro volontà sul popolo ucraino diventano evidenti.
In tali circostanze, la Russia è stata costretta ad agire non per prendersi territori ucraini, ma per garantire la sicurezza della popolazione russofona. In particolare, la Crimea era sull’orlo di una guerra civile con i tatari di Crimea, che secondo il censimento del 2001 sono solo 245000 su una popolazione di 2410000, formavano autorità parallele e forse anche armandosi. Seguendo l’esempio di Majdan e con il tacito appoggio della Turchia, i tatari di Crimea erano pronti a prendere il potere nella Repubblica Autonoma di Crimea. Con l’ampio sostegno della popolazione locale, le autorità della Crimea, grazie all’amicizia con la Russia, hanno paralizzato i tentativi volti a destabilizzare la penisola dei singoli rappresentanti del popolo tartaro di Crimea e del nuovo governo a Kiev. Ciò ha creato le condizioni per la libera espressione della propria volontà per il popolo di Crimea come del suo destino, attraverso il referendum, le cui condizioni sono pienamente conformi alle norme europee. La guerra dell’informazione contro la Russia, ha permesso la formazione di un atteggiamento estremamente negativo in occidente verso il Presidente Vladimir Putin e la sua politica estera. Ci sono chiari tentativi di demonizzare la Federazione russa che minaccerebbe gli Stati confinanti con le sue azioni cercando di annettersi i loro territori. Allo stesso tempo, si dimentica che l’occidente ha giocato un ruolo negativo nella disintegrazione della Jugoslavia, dettando la separazione dal Paese della provincia autonoma di Kosovo e Metohija. Azioni simili furono ripetute in altre regioni portando, per esempio, alla disintegrazione de facto di Libia e Iraq.
Non c’è dubbio che gli eventi in Ucraina e Crimea avranno un grave impatto sulla sicurezza non solo in Europa, ma anche nelle aree remote di Medio Oriente, Asia centrale e Caucaso. In primo luogo, nella condizione di un estremamente netto confronto tra Russia e occidente, dovremmo dimenticare eventuali riduzioni di armi nucleari, fiducia reciproca nel campo militare e risoluzione congiunta dei problemi della proliferazione delle armi nucleari. Ciò comporterà la corsa alle armi convenzionali e nucleari e il blocco degli sforzi per risolvere la crisi siriana, afgana e altre questioni di sicurezza regionale.
In secondo luogo, in vista dell’imminente introduzione non solo di sanzioni politiche, ma anche economiche contro la Russia da parte degli USA e dell’UE, Mosca cercherà di compensare le perdite con una maggiore cooperazione con Cina, Giappone, Turchia e Iran. L’interazione con quest’ultimo Stato è il più promettente, come l’accordo commerciale-petrolifero in preparazione in cui merci russe saranno fornite alla Repubblica islamica dell’Iran (IRI) in cambio del petrolio. Partendo con un volume di 100-200 mila barili di greggio al giorno, Mosca potrà arrivare a 500000 barili in futuro. Parte di questo petrolio sarà riesportato in Cina, consentendo a Pechino di aumentare notevolmente l’acquisto di petrolio iraniano senza aggravare i rapporti con Washington. Un altro settore della cooperazione russo-iraniana è il nucleare. Nel prossimo futuro, la Russia potrà iniziare la costruzione non solo della seconda, ma anche della terza unità della centrale nucleare di Bushehr, in Iran. Ciò rappresenterebbe la continuazione del contratto già stipulato per il completamento della costruzione della prima unità. Dobbiamo ricordare che Teheran ha fedelmente rispettato le condizioni della prima fase del “piano d’azione comune”, un accordo interinale tra i rappresentanti dell’Iran e dei “sei” mediatori internazionali (i membri permanenti del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e la Germania) nel risolvere la crisi nucleare iraniana, firmato a Ginevra il 24 novembre 2013. Questo si riflette nella relazione del direttore generale dell’AIEA. Di particolare interesse per le parti è la cooperazione militare e tecnica limitata dalla risoluzione 1929 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, nel presente. Tuttavia, a parte il decreto presidenziale della Federazione russa N° 1154 del 22 settembre 2010 “sulle misure per attuare la risoluzione 1929 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite del 9 giugno 2010“, nulla impedisce la fornitura di sistemi di difesa aerea all’Iran. Secondo questo decreto, venne proibito l’invio dei missili superficie-aria (SAM) S-300 all’Iran. Quest’ultimo ha comportato una richiesta di risarcimento di 4 miliardi di dollari contro la Rosoboronexport OJSC presso la Corte Arbitrale Internazionale di Ginevra. Questa domanda può essere chiusa consegnando SAM S-400 all’Iran, che amplierà notevolmente la gittata delle armi e attrezzature militari fornite dalla Russia. Vi sono altre aree di interesse reciproco, in cui i principali contratti possono essere firmati piuttosto rapidamente. In questo caso, il commercio bilaterale che ammonta a circa 2 miliardi di dollari l’anno oramai, può essere aumentato di molte volte. Inoltre, la Russia è ancora disposta a seguire la via della costruzione del partenariato strategico con l’Iran. Formalmente, questo potrebbe essere annunciato nel corso della visita ufficiale a Teheran dal Presidente Vladimir Putin o del suo incontro con il Presidente Hassan Ruhani al vertice degli Stati del Mar Caspio, che si terrà a Astrakhan nel settembre di quest’anno. Poi il ruolo della Russia in Medio Oriente cambierà radicalmente, così come nella risoluzione della crisi siriana e del problema afghano.
In terzo luogo, il rafforzamento delle relazioni russo-iraniane e il possibile miglioramento delle relazioni turco-iraniane daranno l’opportunità di sollevare la questione per la formazione di un sistema di sicurezza non-allineato nel Caucaso meridionale in un primo momento. Perciò è opportuno avere colloqui trilaterali tra Russia, Iran e Turchia nel prossimo futuro, sviluppando approcci comuni per risolvere i conflitti regionali. Ciò consentirà di formulare il concetto di nuovo sistema di sicurezza regionale. Di conseguenza sarà l’occasione non solo di evitare una nuova guerra nel Caucaso meridionale, ma anche per creare un ambiente favorevole per la risoluzione dei problemi di Nagorno-Karabakh, Abkhazia e Ossezia del sud.
In quarto luogo, il rafforzamento delle relazioni russo-cinesi, fino a diventare alleati in determinate condizioni, è inevitabile. Ciò segnerà la nascita di un mondo multipolare in cui l’occidente non sarà più dominante.
Pertanto, gli Stati Uniti hanno commesso un errore strategico avviando il colpo di Stato a Kiev. Speravano che avrebbero indebolito significativamente la Russia e i processi d’integrazione avviati nello spazio post-sovietico trascinando l’Ucraina verso l’occidente. Infatti, Washington subirà l’effetto contrario. Dopo il sostanziale rafforzamento dei legami con Cina, Iran, Turchia e altri Paesi, Mosca sarà uno dei centri del mondo multipolare, i cui interessi dovranno essere considerati dagli statunitensi.Vladimir Putin, Chinese Xi Jinping, Manmohan Singh,Vladimir Evseev, direttore del Centro di Studi Sociali e Politici, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Valutare costi e benefici “punendo la Russia”

Eric Draitser New Oriental Outlook 17/03/2014F92148F5-B647-4AF8-A9A9-D2538FA79023_mw1024_n_sCon il referendum sull’indipendenza di Crimea e la possibile riunificazione con la Russia, ora in corso, gli Stati Uniti e i loro alleati europei hanno minacciato azioni punitive contro Mosca. Tali misure comprendono la negazione dei visti, congelamento dei beni, forse anche sanzioni economiche contro Russia ed interessi russi. Tale escalation della tensione sarà indubbiamente negativa e potenzialmente disastrosa per l’economia europea e globale, per non parlare degli importanti legami politici e diplomatici tra occidente e oriente. Il 15 marzo, il giorno prima dello storico referendum in Crimea, il Washington Post, notoriamente considerato primo portavoce  dell’establishment politico degli Stati Uniti, ha pubblicato un pezzo collettivo del comitato di redazione intitolato USA, l’UE deve mantenere la rotta sulle sanzioni alla Russia per l’Ucraina. L’articolo definisce un certo numero di azioni punitive che l’occidente dovrebbe, secondo gli autori, utilizzare contro la Russia, comprese sanzioni mirate contro personaggi russi della cerchia di Putin. In particolare, gli autori suggeriscono di negare visti e congelare beni di figure chiave come Igor Sechin (presidente della Rosneft), Vladimir Jakunin (presidente delle Ferrovie russe) e Aleksej Miller (presidente di Gazprom). Tali misure devono, secondo gli autori, essere combinate con la “punizione” diplomatica della Russia, tra cui l’esclusione dal G8 e dall’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE). Se Stati Uniti ed Unione europea perseguono queste e altre sanzioni, senza dubbio scateneranno un’efficace risposta russa, una risposta che avrebbe conseguenze disastrose per la situazione economica già fragile di Europa e Stati Uniti.

Sanzioni e contromosse della Russia
Ci sono molti in occidente e in Russia che credono che il suggerimento di azioni punitive di Stati Uniti e Unione europea sia solo vuota minaccia. Tuttavia, è fondamentale esaminare come Mosca potrebbe rispondere a tali misure provocatorie, le sanzioni sarebbero certamente viste come una gravissima escalation. Inoltre, è essenziale considerare come la risposta russa colpirebbe il mondo. Prima di tutto la Russia detiene la chiave del futuro energetico dell’Europa. Con la Russia che fornisce più di un terzo delle importazioni di gas dell’Europa, le eventuali sanzioni potrebbero immediatamente portare la Russia a ridimensionare, o anche drasticamente tagliare il gas all’Europa. Ciò crea innumerevoli problemi all’Europa, in particolare all’economia dipendente dalle esportazioni della Germania, che senza dubbio è la potenza economica del continente. Con  tecnologia tedesca, auto di lusso e roba simile non più in produzione nelle quantità richieste, l’economia da un giorno all’altro subirebbe una brusca frenata. Inoltre, la futura sicurezza energetica tedesca sarebbe minacciata, essendo la linfa vitale principale del Paese il gasdotto russo Nord Stream, che trasporta il gas russo attraverso il Baltico al nord della Germania. Inoltre, un tale scenario creerebbe un’enorme quantità di discordie politiche nell’UE, tra Paesi tradizionalmente amichevoli con la Russia, come l’Italia, che fanno pesantemente affidamento sull’energia russa, divenendo sempre più disincantati verso le politiche bellicose di Bruxelles nei confronti di Russia e Ucraina. Con turbolenze già avanzate in Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e molti altri Paesi economicamente devastati del Sud Europa, è improbabile che permanga la volontà politica di portare avanti un regime di sanzioni suicida.
La Russia ha anche un’arma finanziaria enorme che potrebbe essere scatenata contro Stati Uniti ed UE: le sue riserve in dollari. Il governo russo, per non parlare delle aziende private russe, ha una quantità enorme di dollari e potrebbe facilmente scegliere di trasferire o scaricare i suoi dollari e creare il panico a Wall Street e Washington. In realtà, questo scenario potrebbe aver già avuto luogo su piccola scala. La CNBC ha riferito la scorsa settimana che la Banca centrale russa potrebbe aver discretamente trasferito offshore una parte dei suoi beni in dollari. Più di 106 miliardi di dollari in titoli statunitensi detenuti da banche centrali estere sono stati improvvisamente trasferiti dalla Federal Reserve statunitense, per la maggior parte costituiti da obbligazioni del Tesoro USA. Non è chiaro esattamente quale banca centrale abbia effettuato il trasferimento, anche se si ritiene abbastanza che si tratti della Russia. Sebbene la mossa non sia sufficiente a colpire gravemente i mercati, è stata interpretata come l’avvertimento di Mosca a Washington e Wall Street che i russi sono disposti a reagire in caso di guerra economica. Naturalmente, il pericolo per gli Stati Uniti non è semplicemente che le aziende russe facciano oggetto di dumping le loro attività in dollari, ma la fuga dal dollaro che tale dumping potrebbe innescare. La Cina e altre potenti economie possono pesantemente fare leva sul dollaro, le loro banche centrali potrebbero preoccuparsi per i propri investimenti e potrebbero con cautela cominciare ad uscire dal dollaro, innescando una reazione a catena che potrebbe rivelarsi devastante per la valuta statunitense e l’economia in generale. A parte contromisure puramente economiche, la Russia ha numerose mosse politiche e strategiche che potrebbe usare per vendicarsi contro eventuali sanzioni. Principalmente, Mosca potrebbe cominciare ad agire con maggiore impunità nei teatri di conflitto. In Siria, la Russia potrebbe passare da sostenitore discreto del governo Assad, a primo fornitore e finanziatore. La Russia potrebbe finalmente fornire i sistemi d’arma che finora era riluttante a cedere a Damasco, compresi i più moderni sistemi missilistici, aerei da combattimento e altre forniture militari critiche. In Iran, la Russia potrebbe cessare la sua ostinazione riguardo la fornitura di sistemi d’arma avanzati, scegliendo invece di rafforzare il potere militare iraniano, reagendo alla pressione degli Stati Uniti.

Sanzioni: una forza positiva per la Russia?
Anche se ci sono indubbiamente dei costi per la Russia connessi con la possibilità di sanzioni, è ugualmente possibile vedere in tali misure un vantaggio a lungo termine per il potere russo, in quanto potrebbero motivare la Russia a risolvere controversie ed espandere la propria influenza globale. In questo modo, le sanzioni potrebbero benissimo essere la forza esterna che promuove lo sviluppo geopolitico, economico e strategico della Russia. Ad esempio, la possibilità di sanzioni europee in materia di energia russa, potrebbe essere la spinta necessaria per la Russia per risolvere finalmente le sue controversie sui prezzi con la Cina ed ufficialmente compiere progressi sul  commercio energetico russo-cinese. Come il Financial Times ha riportato a gennaio, il colosso energetico russo Gazprom è molto vicino a concludere l’accordo con la Cina sui prezzi del gas. Una volta che l’accordo sarà ufficiale, Gazprom potrebbe quindi avviare il forte investimento necessario a sviluppare i gasdotti e altre infrastrutture energetiche necessari a raggiungere finalmente il sogno, a lungo ricercato, del vitale rapporto energetico sino-russo. Se le sanzioni UE saranno effettivamente attuate, la Russia sarebbe ancor più motivata a superare gli ultimi ostacoli e quindi a trasformare il proprio calcolo economico e geopolitico in modo incommensurabile.
Non solo ciò darebbe a Mosca ulteriori motivi per lavorare a stretto contatto con Pechino, ma trasformerebbe le relazioni della Russia con le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, in particolare il Turkmenistan, che attualmente fornisce una quantità enorme di energia alla Cina. Le relazioni tra i Paesi, spesso contestate negli ultimi anni, potrebbero stabilizzarsi sulla base della cooperazione sui prezzi dell’energia e la cooperazione con il gigante industriale cinese. Inoltre, le sanzioni probabilmente rafforzerebbero i legami nell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) che, per necessità, ha bisogno di concentrarsi per tutelare i propri interessi ed agire in contrappeso all’espansione della NATO. Inoltre, ciò fornirebbe un’altra leva alla Russia nelle sue relazioni con le altre repubbliche ex-sovietiche, in particolare il Kazakhstan, certamente candidate alla destabilizzazione occidentale. Infine, la cooperazione militare della Russia nel mondo senza dubbio migliorerebbe. Recentemente l’esercito russo ha dichiarato il desiderio di costruire strutture militari e navali in Venezuela, Nicaragua, Vietnam, Cuba, Seychelles, Singapore e altri Paesi. Con l’imposizione di sanzioni, Mosca avrebbe solo maggiore urgenza nell’attuare questi piani e fare concessioni necessarie ai Paesi interessati, al fine di raggiungere questo obiettivo. Senza dubbio, tali iniziative muterebbero enormemente la posizione geopolitica e strategica della Russia nel mondo.
Se Stati Uniti e UE perseguiranno con le loro minacce di sanzioni e altre misure punitive, per lo meno si avranno enormi effetti negativi sull’economia mondiale. Tuttavia, se l’occidente, accecato dalla sua arroganza, pensa che tali sanzioni metteranno la Russia in ginocchio, ha grossolanamente sbagliato i calcoli. Invece di punire la Russia, queste azioni spingeranno Mosca sulla strada della vera indipendenza strategica dall’occidente. Forse ciò potrebbe anche portare alla creazione di un vero e proprio mondo multipolare. Se ciò accadesse, chi è interessato a pace e stabilità giustamente ne gioirebbe.

1947736Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Passaporti rubati – Malaysian Airlines MH370

Aangirfan 11 marzo 2014

Rodzali_Daud_09032014_840_521_100Il Comandante delle forze aeree della Malesia, Generale Rodzali Daud

La Royal Malaysian Air force respinge un articolo del quotidiano Berita Harian secondo cui il comandante dell’aviazione avrebbe detto che l’aereo avrebbe virato attraversando la Malesia e volando ad ovest dello Stretto di Malacca.” MH370 rivelato
L’11 marzo 2014, tre giorni dopo la scomparsa dell’aereo, il comandante dell’aviazione della Malaysia, Generale Rodzali Daud, avrebbe detto a un giornale malese che i militari ricevevano “segnali” dall’aereo dopo che aveva smesso di comunicare con i controllori, virando da nord-est verso ovest, abbassando la quota e volando per centinaia di miglia sulla penisola della Malesia e sullo stretto di Malacca prima che le tracce svanissero. Tengku Sariffuddin Tengku Ahmad, portavoce del primo ministro, ha detto in un’intervista telefonica, di aver contattato i comandi militari che gli dissero che non vi era alcuna prova che l’aereo avesse riattraversato la penisola malese. “Il governo e la compagnia aerea hanno rilasciato informazioni imprecise, incomplete e talvolta inaffidabili, dove funzionari civili a volte contraddicevano i militari.” Il Generale Tan Sri Rodzali Daud, comandante della Royal Malaysian Air Force (RMAF), ha fatto la seguente dichiarazione ufficiale: “L’ultima volta che l’aereo è stato rilevato dalla torre di controllo era presso Pulau Perak nello stretto di Malacca, alle 2.40 del mattino, prima che il segnale scomparisse senza lasciare traccia. Tengo a precisare che non ho fatto dichiarazioni in precedenza”. L’articolo di Berita Harian su ricerca e salvataggio-Rodzali Daud
Il comandante dell’aviazione aveva detto che, secondo i radar militari, il Malaysian Airlines MH370 aveva virato e volato per centinaia di chilometri verso ovest, dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo civile. “Ha cambiato rotta dopo Kota Bharu ed ha abbassato la quota. Ed era sullo Stretto di Malacca“, ha detto l’alto ufficiale militare malese a Reuters. Ciò sembrerebbe escludere un guasto meccanico improvviso, in quanto significherebbe che l’aereo ha volato per almeno 500 km dopo l’ultimo contatto con il controllo del traffico aereo. Le autorità malesi avevano detto in precedenza che il volo MH370 era scomparso circa un’ora dopo il decollo da Kuala Lumpur. I militari della Malaysia hanno rintracciato l’aereo scomparso sulla costa occidentale. L’eco radar fu visto l’ultima volta nei pressi di Pulau Perak nello Stretto di Malacca. La Polizia di Bharu ha confermato che abitanti locali hanno detto di aver visto luci e un aereo a bassa quota su Bharu. Aviation Herald

Search Continues For Missing Malaysian Airliner Carrying 239 PassengersL’International Business Times suggerisce che il volo Malaysia Airlines MH370 sia stato dirottato. Vari giornali riportano che, parecchio tempo dopo che l’aereo era scomparso, i cellulari dei passeggeri funzionavano quando venivano chiamati dai parenti. Ma tali affermazioni non sono state raccolte. La sorella di uno dei passeggeri cinesi ha riferito: “Questa mattina, intorno alle 11:40, ho chiamato il numero di mio fratello due volte, che sentivo squillare. Alle 14:00, ho chiamato ancora e ancora sentivo squillare”. Un cinese ha chiamato il fratello sull’aereo scomparso, ed ha riferito che il telefono suonò tre volte prima di sentirlo riagganciare.
20 passeggeri dell’aereo scomparso sono “scienziati elettronici di fama mondiale” della Freescale Semiconductor di Austin. Secondo una teoria questi scienziati saprebbero far scomparire un aereo. L’aereo della Malaysia occultato da armi elettroniche? 20 passeggeri erano esperti di guerra elettronica.
Etihad 777 flightPattaya, in Thailandia, è un’importante base della CIA ed alleati. Un agente turistico di Pattaya ha detto che, il 1° marzo 2014, un uomo d’affari iraniano, il ‘signor Ali’, chiese di prenotare i biglietti per due uomini, di cui si scoprì avere passaporti rubati. Inizialmente li prenotò per altre compagnie aeree, ma tali prenotazioni scaderono. Quindi, il 6 marzo, li prenotò di nuovo per il volo Malaysian Airlines MH370. Nel 1955, si ritiene che un uomo delle pulizie dell’Hong Kong International Airport sia riuscito a piazzare una bomba su un volo Air India per Giacarta che si credeva avesse a bordo il premier cinese Zhou Enlai. Ma Zhou non viaggiava, ma il velivolo fu distrutto. Il 7 marzo 2008 (quasi sei anni prima del giorno della scomparsa dell’MH370), una 19enne di nome Guzalinur Turdi avrebbe tentato di distruggere un volo della China Southern in viaggio da Urumqi, nella provincia dello Xinjiang, a Pechino.

azharuddin-abdul-rahman-ahmad-jauhari-yahyainIl capo dell’aviazione civile Malesia Azharuddin Abdul Rahman ha detto che i due uomini che si erano imbarcati non avevano un ‘aspetto asiatico’. Un giornalista gli chiese chi sembrassero ‘grosso modo’. Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Conosce un calciatore di nome (Mario) Balotelli? È un italiano. Sapete che aspetto ha?’ Un giornalista rispose, ‘E’ nero?’ Azharuddin Abdul Rahman rispose: ‘Sì’.

IranAir_Flight_655_by_kombizzSecondo fonti, la CIA e i suoi alleati abbatterono il volo PanAm 103 su Lockerbie. Nel 1988, l’incrociatore lanciamissili dell’United States Navy, USS Vincennes, abbatté l’Iran Air Flight 655, un volo di linea dell’Iran Air da Teheran a Dubai. L’attacco avvenne nello spazio aereo iraniano, sulle acque territoriali iraniane nel Golfo Persico, e sulla consueta rotta di volo. Il velivolo, un Airbus A300-203B2, fu distrutto da un missile superficie-aria SM-2MR sparato dal Vincennes. Tutti i 290 passeggeri a bordo, tra cui 66 bambini e 16 membri dell’equipaggio, morirono.

abu-nidalAbu Nidal avrebbe effettuato l’attentato di Lockerbie. Abu Nidal era un agente degli Stati Uniti. L’ex-deputato laburista inglese Tam Dalyell ed il professore di diritto di Edimburgo Robert Black “per molto tempo credettero che Abu Nidal, morto in Iraq nel 2002, e il suo PFLP-GC, Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina-Comando Generale (sbagliato, il gruppo di Nidal si chiamava Fatah, il FPLP-GC è sempre stato guidato da Ahmad Jibril, suo nemico mortale. NdT), fossero responsabili della bomba che fece esplodere il volo Pan Am 103 su Lockerbie il 21 dicembre 1988, con la perdita di 270 vite umane“. Dalyell e Black sollecitarono i governi scozzese e inglese a rispondere alle notizie secondo cui Abu Nidal fosse un agente degli Stati Uniti. (Was Lockerbie suspect working for US? – Scotsman.com NewsAbu Nidal – Mossad terrorist) (Abu Nidal, notorious Palestinian mercenary, ‘was a US spy’, Lockerbie is about heroin)

malaysia-airlines-mh370-search-areaI due passeggeri che viaggiavano con passaporti rubati sul volo della Malaysia Airlines MH370 sarebbero stati iraniani. Un amico di uno degli iraniani ha detto alla BBC Persia di aver ospitato la coppia a Kuala Lumpur dopo il loro arrivo dall’Iran, giorni prima del volo per Pechino. La fonte, che sostiene di conoscere uno degli uomini fin dalla scuola in Iran, ha detto che i due avevano acquistato i passaporti falsi perché volevano emigrare in Europa. Avevano comprato i passaporti a Kuala Lumpur, nonché biglietti per Amsterdam, via Pechino. Il corrispondente ha detto a BBC Persia che uno degli iraniani andava a Francoforte, in Germania, dove vive sua madre, mentre l’altro voleva recarsi in Danimarca. Il corrispondente di BBC Persia ha detto al Telegraph che i due iraniani stavano “cercavano un posto dove stabilirsi“. (Mirror) Non ci fidiamo di BBC o Telegraph. Sembra una montatura creata dagli spettri.

MH370-Malaysia_Airlines-mas-last-location-graphics-updated-080314-kamarul_540_342_100Il 9 marzo 2014, un gruppo chiamato Brigata dei Martiri cinesi ha rivendicato la scomparsa del volo Malaysia Airlines MH370. Il gruppo, sconosciuto prima d’ora, ha inviato una mail ai giornalisti in  Cina che dice: “Tu uccidi uno del nostro clan, noi ne uccideremo 100 di voi per risposta“. Il ministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Seri Hishammuddin Hussein, ha detto ai giornalisti di dubitare della legittimità della rivendicazione. Altri funzionari hanno detto che la dichiarazione è  un falso per aumentare le tensioni etniche tra uiguri e cinesi Han dopo il recente attentato all’arma bianca nella città sud-occidentale di Kunming, il 1° marzo, che ha lasciato 29 morti e 140 altri feriti. Il comandante dell’aviazione civile della Malesia Azaharuddin Abdul Rahman ha detto che i funzionari avevano esaminato il nastro di sorveglianza dell’ingresso all’aereo e ora dicono che la coppia non era asiatica, come inizialmente indicato. “Abbiamo confermato che non sono maschi asiatici, ha detto Rahman, aggiungendo che uno degli uomini era nero. Uno era stato identificato, dissero i funzionari, anche se si rifiutarono di comunicare nome o nazionalità. Un’operatrice telefonica cinese della compagnia aerea KLM ha confermato che i passeggeri che viaggiavano con i passaporti rubati avevano prenotato biglietti di sola andata sullo stesso volo KLM, da Pechino a Amsterdam”. Gruppo cinese rivendica la scomparsa del jet

Operation-Northwoods-1L’operazione Northwoods del Pentagono. Un aereo doveva essere abbattuto e l’incidente attribuito a Cuba. Di chi è la colpa del 9/11?
Il South China Morning Post ha detto che il capo dei servizi segreti di Taiwan aveva ricevuto un’allerta su “attentati all’aeroporto e alla metropolitana di Pechino“, il 4 marzo, tre giorni dopo l’assalto alla stazione ferroviaria di Kunming in Cina, che lasciò 29 morti. “I capi della sicurezza  avrebbero ricevuto l’allerta sulle China Airlines, dopo una telefonata alla società la mattina della giornata, da un uomo che parla in francese e sosteneva di voler avvertire su possibili attività terroristiche“. Taiwan avvertita di un possibile attentato in Cina
Il ministro degli Interni della Malesia ha detto che i due passeggeri con i passaporti rubati che salirono sull’aereo della Malaysia Airlines scomparso avevano “caratteristiche facciali asiatiche“, secondo un articolo.

flugzeugabsturz-der-screenshot-von-flightradar24-com-zeigt-die-letzte-bekannte-position-des-malaysian-airlines-fluges-mh370-auf-dem-weg-von-kuala-lumRupert Murdoch twitta che i jihadisti sono responsabili dell’incidente della Malaysian Airlines. Murdoch la vede come un’opportunità degli Stati Uniti per avvicinarsi alla Cina.
Rupert Murdoch @ rupertmurdoch
Il crash del 777 conferma che i jihadisti vogliono creare problemi alla Cina. Chance per gli Stati Uniti di fare causa comune, amicizia con la Cina mentre la Russia minaccia.
15:15 – 9 marzo 2014
I “terroristi” responsabili dell’incidente aereo della compagnia malese? I timori crescono con la scoperta che due passeggeri usavano passaporti rubati. “Un funzionario europeo si è detto sorpreso che fosse stato possibile il check-in di passaporti rubati all’aeroporto di Kuala Lumpur e che un avviso avrebbe dovuto apparire sul computer dell’agente della compagnia aerea“. I passaporti rubati aggiungono mistero sulla scomparsa della Malaysia Airlines
Cinque passeggeri prenotati non erano a bordo. La BBC ha confermato che un uomo che usava  un falso passaporto italiano e un altro con un falso passaporto austriaco, acquistarono i biglietti nello stesso momenti, ed entrambi prenotarono la stessa coincidenza da Pechino all’Europa“. L’aereo scomparso della Malaysia Airlines ‘potrebbe essere tornato indietro’
Un anonimo funzionario del governo statunitense ha detto al New York Times che il Pentagono ha rivisto il sistema di rilevazione flash nel mondo, e ha visto alcun segno di un’esplosione. Agenzie antiterrorismo allertate sul volo scomparso MH370 della Malaysian Airlines

73483790_china_malaysia_plane3_624Parte della ‘pianificazione della CIA’ degli attacchi dell’11 settembre negli Stati Uniti avvenne in Malesia. Malesia e 9/11 ‘L’ideatore’ dei “bombardamenti della CIA” sull’isola indonesiana di Bali, nel 2002, Riduan Isamuddin, è malese. La CIA in Malesia e Indonesia, Hambali/ La bomba di Bali – Inside Job.
Nel caso del volo MH370 della Malaysia Airlines, le autorità malesi indagano sulla possibile falla dopo l’allerta sui passaporti rubati. La notizie sui due passeggeri, italiano e austriaco, indicati sul volo ma che non sono mai saliti a bordo dell’aereo. L’italiano Luigi Maraldi e l’austriaco Christian Kozel ebbero i loro passaporti rubati qualche tempo fa. Il Viceministro dei Trasporti della Malaysia, Datuk Aziz Kaprawi, ha detto che le autorità indagano su una possibile falla. Secondo The Telegraph, il 37enne Maraldi ha detto ai suoi genitori che era in Thailandia e non era mai salito sul volo, dopo che il suo nome era apparso sui giornali. In un articolo di The Guardian, il portavoce del ministero degli Esteri austriaco Martin Weiss avrebbe detto che il cittadino austriaco indicato è al sicuro in Austria e che alcuni anni fa ebbe il passaporto rubato in Thailandia. I passaporti dei dirottatori dell’11 settembre furono emessi dalla CIA – Whistleblower Michael Springmann

china-malaysiaIl presidente cinese Xi Jinping e il Primo ministro della Malesia Najib Razak a Kula Lumpur, ottobre 2013. Nell’ottobre 2013, “Cina e Malesia decisero di rafforzare i rapporti e di raddoppiare il commercio bilaterale a 160 miliardi dollari entro il 2017. Gli osservatori ritengono che l’accordo sottolinei la crescente influenza della Cina nella regione, in un momento in cui gli Stati Uniti lottano contro la crisi politica e fiscale interna. I leader dei due Paesi annunciarono l’intenzione di aumentare la cooperazione economica e della difesa e il presidente cinese Xi Jinping ha detto nella conferenza stampa nella capitale amministrativa malese Putrajaya: ‘Abbiamo deciso di rafforzare la nostra partnership nella difesa navale, le esercitazioni militari congiunte per combattere terrorismo e la criminalità transnazionale e di promuovere la sicurezza’”. Cina e Malesia allargano i rapporti nella difesa ed economici

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’asse della speranza da Pechino a Beirut, via Mosca, Teheran e Damasco

André Charny, Rete Voltaire, Parigi (Francia) 8 marzo 2014

La strategia degli Stati Uniti, ideata da Zbigniew Brzezinski, di supportare l’oscurantismo islamico per combattere sia i progressisti musulmani che la Russia, ha suscitato un’alleanza che gli resiste. Ora Cina, Russia, Iran, Siria e Hezbollah sono costretti a fare blocco per sopravvivere. Infine, osserva André Charny, la trappola scatta su chi l’ha tesa.26f02pol3-cina-russia-putin-reutersIslam contro Islam…
Iran, Siria e Libano grazie ad Hezbollah e ai suoi alleati, considerati per anni dall’occidente fonte del male per il loro sostegno a ciò che l’occidente chiama “terrorismo”, non hanno mai finito di parlarsi. Dopo il trattamento individuale per ciascuno di essi in funzione delle divisioni politiche regionali, nasce un asse che dalle porte di Russia e Cina arriva a quelle di Tel Aviv. Quest’asse nasce dalla politica occidentale nella regione. Gli Stati Uniti, seguiti dai principali Paesi occidentali, hanno dichiarato che i loro interessi economici devono essere preservati a tutti i costi. Questa politica faziosa negli anni ha generato tensioni, conflitti armati e scontri che non finiscono di fare notizia. Tale politica continua è stata attuata con il sostegno di attori locali. Tuttavia, è accelerata dopo la caduta del muro di Berlino, vissuto come evento storico giustamente, ma segnando l’avvento di una strategia aggressiva e sprezzante in Medio Oriente. Scomparsa l’URSS, i Paesi della regione non potevano sperare in null’altro che rimettersi alla volontà occidentale, anche quella degli Stati Uniti. Invece di approfittare di tale posizione privilegiata di arbitro, questi ultimi e certi Paesi occidentali preferirono l’imposizione e il dominio sul “Medio Oriente allargato” attraverso interventi diretti in Iraq e Afghanistan, ma anche in Libano, Yemen e Maghreb con la dichiarata intenzione di intervenire in Siria e Iran. Gli Stati Uniti fin dagli anni ’70 , dopo la crisi petrolifera, devono controllare le fonti delle materie prime, in particolare il petrolio, nonché le rotte di queste risorse, perché ebbero l’amara esperienza di scoprirne la necessità vitale per la loro economia e il benessere dei loro cittadini. Le opinioni degli esperti si differenziano sulla valutazione delle riserve di gas e idrocarburi, ma l’idea rimane la stessa, la natura finita di tali tesori che si trovano, secondo loro, nelle mani di avidi beduini che non sanno utilizzarli se non per accumulare oro e finanziarsi passatempi e divertimento.
Nel momento in cui lo “scontro di civiltà” di Samuel Huntington sostituisce la guerra fredda, l’Islam è diventato per gli Stati Uniti il nuovo utile nemico, in qualche modo loro “alleato” contro l’Europa.  Pragmatici e opportunisti, videro nel movimento islamico un’”ondata” e scelsero di giocare la carta musulmana per controllare meglio le arterie dell’oro nero. Questo pericoloso alleato islamista venne percepito come utile ben prima dell’implosione del comunismo. Dagli anni ’70, gli Stati Uniti sostennero gli estremisti islamici, dalla Fratellanza musulmana siriana agli islamisti bosniaci e albanesi, dai taliban a Jama Islamyah egiziano. Si parlò addirittura di rapporti con il FIS (Fronte islamico di salvezza, diventato il violento gruppo “GIA”), in Algeria. Coccolarono i wahhabiti a capo della monarchia saudita pro-USA, che finanzia quasi tutte le reti islamiste nel mondo. Fecero gli apprendisti stregoni, e i movimenti fondamentalisti che credevano di manipolare spesso si rivoltarono contro il “Grande Satana” per raggiungere i loro obiettivi. Al contrario, gli Stati Uniti abbandonarono o vollero neutralizzare quei Paesi musulmani suscettibili di conquistare potere politico e relativa autonomia. Si pensi al presidente Jimmy Carter che abbandonò lo Scià quando l’Iran stava diventando padrone del suo petrolio. A ciò si aggiunse la volontà di schiacciare ogni accenno d’indipendenza intellettuale anche nei Paesi arabi laici come Siria, Egitto e Iraq.
Giocando con l’islamismo a scapito dei movimenti laici che potessero rappresentare un’alternativa all’Islam politico radicale, ridivenendo rifugio sicuro dopo ogni fallimento in questa regione. Tuttavia, tale “islamismo” ovviamente non deve essere confuso con la Repubblica “islamica” dell’Iran, che ha una storia atipica. Inoltre, diversi autori importanti sui movimenti islamici, a volte commettono l’errore di confondere la Repubblica islamica dell’Iran con gli islamisti, che non hanno nulla in comune tranne il preteso riferimento a Islam e sharia. La differenza fondamentale è la definizione stessa di Islam politico auspicato da ognuno. Fondamentalmente tutto li separa, e se è vero che gli statunitensi non fecero molto per salvare lo Shah, ciò fu giustificato secondo le loro ragioni strategiche, perché con loro l’Iran in nessun modo poteva diventare un grande potenza regionale. Ciò spiega perché, qualche tempo dopo la caduta dello Scià, gli Stati Uniti avviarono la guerra scatenata da Saddam Hussein contro il confinante, permettendo di rovinare gli unici due Paesi che potessero avere un’influenza decisiva nella regione del Golfo. Tuttavia, gli sviluppi in Iran dopo la guerra con l’Iraq gli permisero di diventare una vera potenza regionale, temuta in particolare da certe monarchie del Golfo, che da allora preferirono affidare la propria sicurezza all’occidente, soprattutto agli USA. Per contropartita, affidarono le loro “risorse” alle economie occidentali, finanziando attività e movimenti indicatigli dai servizi segreti di Washington.
Tali monarchie chiusero gli occhi sugli eventi in corso in certe regioni, come la Palestina, anche se dicevano di sostenere le aspirazioni del popolo palestinese. Furono tra i primi Paesi arabi ad avere contatti diretti e segreti con Israele, portando poi alla riconciliazione del movimento di resistenza palestinese con gli iraniani, che oggi appaiono essere gli unici disposti a difendere i luoghi santi dell’Islam con gli uomini di al-Quds, ramo delle Guardie Rivoluzionarie, e attraverso il loro sostegno ad Hamas. La magia statunitense si rivolse contro il mago. Il mondo arabo-musulmano deve rimanere per il Nord America un mondo ricco di petrolio da sfruttare a volontà, ma povero di materia grigia e tenuto nella totale dipendenza dalla tecnologia; un mercato di un miliardo di consumatori privi d’indipendenza politico-militare ed economica. Il giogo coranico, secondo loro, ne sostiene la povertà intellettuale.

Le regole del gioco
L’asse passando da Baghdad e Damasco avanza a scapito della strategia regionale di Washington. Era essenziale, negli anni, che questo asse adottasse alleati e partner, soprattutto per via delle sanzioni contro Iran e Siria. Inoltre storicamente la linea Damasco-Mosca non è mai stata interrotta nonostante la scomparsa dell’Unione Sovietica, nonostante il periodo tumultuoso attraversato dalla Federazione russa. Ma l’arrivo del Presidente Vladimir Putin, che aspirava a ristabilire il ruolo internazionale della Russia e a preservarne gli interessi strategici, non fu gradito dagli Stati Uniti. Da parte sua, l’Iran doveva sviluppare le relazioni con la Russia, divenendone alleato oggettivo nei negoziati con l’occidente sul programma nucleare. Anche la Cina ha rafforzato i rapporti con Teheran, soprattutto dopo l’embargo sull’economia iraniana. Queste due grandi potenze sono diventate, per forza di cose, le basi, se non le riserve strategiche, dell’”asse della Speranza”. E’ ovvio che ognuno ne tragga vantaggio, ma i russi e cinesi sono contenti di avere partner che agiscono da pedine contro i loro avversari storici, mentre approfittano del petrolio e del gas iraniani, e delle posizioni strategiche offerte dalla situazione in Siria rispetto alle posizioni avanzate degli Stati Uniti. Nel suo libro La Grande Scacchiera, l’America e il resto del mondo, pubblicato nel 1997, Zbigniew Brzezinski, ex-consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Carter, molto influente negli Stati Uniti di Clinton, rivela con franchezza le ragioni ciniche alla base della strategia islamica del suo Paese. Secondo lui, la sfida principale degli Stati Uniti è l’Eurasia, il vasto spazio dall’Europa occidentale alla Cina passando per l’Asia centrale: “Dal punto di vista americano, la Russia sembra destinata divenire un problema…
Gli Stati Uniti dunque sono sempre più interessati a sfruttare le risorse della regione e a cercare d’impedire alla Russia di avere la supremazia. “La politica degli Stati Uniti ha anche lo scopo d’indebolire la Russia e privare di autonomia militare l’Europa. Da qui l’allargamento della NATO verso l’Europa centrale e orientale al fine di sostenere la presenza degli Stati Uniti, mentre la formula della difesa europea capace di contrastare l’egemonia americana sul vecchio continente comporterebbe un ‘asse anti-egemonico Parigi-Berlino-Mosca‘”. Infatti, attraverso le loro scelte, gli statunitensi sembrano essersi sbagliati su tutti i fronti utilizzati come basi per conquistare i giacimenti di petrolio e gas, ottenendo cocenti fallimenti politici. Riguardo gli europei occidentali, hanno praticamente abbandonato ogni strategia affidando la loro politica estera agli Stati Uniti. Anche se cercano di salvare la faccia con certe pose, sanno che non sono loro a comandare. Il recente esempio di François Hollande e Laurent Fabius che giocano alla guerra è lampante: hanno dovuto ripiegare rapidamente, comprendendo che i negoziati tra Lavrov e Kerry prevalgono sui loro annunci roboanti.

La risposta della tigre
Prendendo atto del fallimento delle loro manovre, gli statunitensi intendono alzare la tensione contro le autorità russe, decise ad opporsi mentre la Cina rimane appostata valutando la situazione, ma riluttante a fidarsi di Washington… Ricordiamo che la Cina è interessata tanto quanto la Russia al Medio Oriente: il primo segno d’interesse risale al 1958, durante la crisi in Libano che portò allo sbarco statunitense sulle coste libanesi, intervento cui si oppose aspramente, ben più dell’URSS. Tali manovre statunitensi sono particolarmente ben rodate, essendo un meccanismo relativamente semplice; si creano presunte ONG per i diritti umani, incoraggiando certi “allarmisti” e fornendo una sede ad oscuri oppositori senza spessore, creando nel momento opportuno le condizioni per destabilizzare un Paese. Questo è un lavoro che si prepara per anni. Fu sperimentato durante la Guerra Fredda, l’esempio più eclatante è il Cile, continuando fino ad oggi con le famose “rivoluzioni colorate” e, più recentemente, con la “primavera araba”. Le stesse azioni sono in preparazione in altri Paesi che appariranno sui titoli di giornale, specialmente in Azerbaijan. E’ in tale contesto che scoppiarono le “manifestazioni” in Iran nel giugno 2009, con il pretesto del condizionamento dell’elezione del Presidente Mahmud Ahmadinejad. La Repubblica islamica dovette affrontarle per quasi nove mesi. Hezbollah inoltre subì l’attacco israeliano per 33 giorni e un nuovo complotto del governo per privarlo dello strumento direttamente correlato alla sua sicurezza, cioè la rete di comunicazione. La sua risposta rapida ed efficace del 7 maggio 2008 fu considerata dai cospiratori un affronto, essendogli stata resa la pariglia!
Non restava dell’”Asse della speranza” che la Siria, cui venne intimato dagli statunitensi che se non rompeva i rapporti con Iran ed Hezbollah, avrebbe subito la sorte degli altri Paesi arabi colpiti dalla “primavera”, che invece di portare le rondini della democrazia, portava i corvi del terrore e dell’instabilità. E’ in questo contesto che le famose “rivoluzioni colorate” colpiscono la Russia attraverso l’esempio ucraino. Queste rivoluzioni hanno fatto perdere alla Russia la maggior parte del suo campo strategico. Furono utilizzate dall’Europa (UE), che vuole accogliere gli ucraini con la promessa di migliori condizioni economiche e di aiuti. Ma in realtà, tali eventi hanno permesso agli Stati Uniti d’imporre basi militari alla periferia di Mosca. All’epoca la Russia, indebolita da un potere che non aveva né ambizione né spessore, non poté rispondere. La Russia di oggi non può accettare che ciò si riproduca in Ucraina. Ciò spiega la sua reazione immediata. La sua reazione è, nonostante le apparenze, conforme agli esempi in Medio Oriente, dato che l’idea è dire che la democrazia non si esercita nelle piazze, ma conquistandosi i voti. Se l’opposizione vuole prendere il potere, dovrebbe farlo con le elezioni. Al di là di ciò, la Russia, appena uscita dall’aggressione in piena regola delle milizie cecene che hanno portato morte e terrore nel suo territorio, con il sostegno finanziario di certe monarchie del Golfo, ovviamente difende i suoi interessi. Questo spiega la velata minaccia dei sauditi: “Potremmo evitarvi la minaccia del terrorismo a Sochi, se abbandonate la questione siriana”. Gli è stato riposto con irricevibilità, ovviamente. In ogni caso, tutto ciò dimostra sia il ruolo delle monarchie del Golfo che l’uso dei movimenti islamisti nel sostenere occultamente la politica degli Stati Uniti di destabilizzazione di certi Stati, ritenendo di crearsi condizioni favorevoli nella regione.
L’asse Beijing-Beirut, via Mosca, Teheran e Damasco potrà solo divenire più forte. Si tratta per ognuno di essi di sopravvivenza. Secondo un proverbio orientale: “Non mettere nell’angolo un gatto, rischi di vederlo trasformarsi in una tigre”, ma se si vuole mettere nell’angolo una tigre? Certamente nessuno vorrebbe sapere la risposta.

Screen-Shot-2013-01-22-at-5_38_11-PMAndré Charny, sociologo e avvocato francese. L’Iran, la Syrie et le Liban – L’Axe de l’espoir (Les éditions du Panthéon, 2012). Vice-Presidente di Réseau Voltaire Francia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 281 follower