La situazione in Iraq, dal 28 giugno al 9 luglio

Alessandro Lattanzio, 10/7/2014

iraq-hell-terrorism-650_41628 giugno, un capo dell’ordine Naqshabandi, Qalid Ibrahim, viene ucciso a Baquba dalle forze speciali. Il SIIL distrugge tre moschee sciite: Husaniyah, Ahlulbayt e al-Haqim e tre mausolei, Qadir Ilyas, Imam Sad Ibn Aqil, Ar Mamut a Tal Afar. Il SIIL annuncia che santuari e mausolei nel suo territorio saranno distrutti. A Tiqrit, elicotteri da combattimento attaccano le postazioni dei terroristi prima dell’assalto dell’esercito. Il Tenente-Generale Sabah Fatawi, “I terroristi del SIIL hanno due scelte: fuggire o morire“. L’ammiraglio John Kirby, portavoce del dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dichiara che gli Stati Uniti possono schierare 30000 soldati in Iraq in caso il presidente lo decida. 5 terroristi del SIIL sono eliminati dalle forze di sicurezza a Falluja; 20 autoveicoli dei terroristi distrutti presso Samara; Abu Abdul Hadi, capo del SIIL e altri 29 terroristi sono eliminati a Tiqrit. Qasim Ata, portavoce dell’esercito iracheno, afferma che i velivoli russi Sukhoj Su-25 sosterranno presto le operazioni dell’esercito. Le forniture di aerei militari russi all’Iraq rientrano nei contratti già stipulati e da completare entro la fine dell’estate, afferma l’ambasciatore russo in Iraq Ilja Morgunov. “Prevediamo di fornire 5-10 aeroplani entro la fine dell’estate, se non prima. I contratti furono conclusi nel 2013 e ora sono adempiuti. Non sono per gli aerei, ma anche per altri equipaggiamenti, che verranno consegnati appena pronti“. 5 aviogetti sono stati consegnati con un aereo da trasporto russo An-124. “Il Sukhoj Su-25 è un aereo da supporto aria-terra per le missioni antiterrorismo. In questi tempi difficili abbiamo grande bisogno di tali aeromobili. Con l’aiuto di Dio, potremo schierarli nei prossimi 3-4 giorni a sostegno delle nostre forze di terra, nelle operazioni contro il SIIL“, aveva detto il Tenente-Generale dell’esercito iracheno Anwar Hamad Ahmad. “Abbiamo piloti provetti e altri professionisti. I nostri amici russi hanno anche inviato i propri esperti per aiutarci nella preparazione dei velivoli. Anche la logistica è pianificata“. Gli aerei da combattimento saranno di stanza in una base aerea meridionale, mentre il comandante dell’aeronautica irachena Hamid al-Maliqi ha confermato l’invio di elicotteri d’attacco russi MI-35M e MI-28, per “supportare lo slancio” negli attacchi contro il SIIL. Il comandante ha firmato tre contratti con i russi e ha sottolineato l’importanza degli elicotteri quali “eccellenti armi antiterrorismo“. Se l’Iraq crolla potrebbe destabilizzare l’intero Medio Oriente e le regioni limitrofe, avvertiva il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, “Se crolla l’Iraq, e considerando che la Libia è quasi crollata, e qualcuno vuole che la Siria condivida un destino simile, l’intera regione semplicemente esploderebbe e i disordini diventerebbero sua caratteristica dominante, influenzando non solo Medio Oriente e Nord Africa, ma le regioni adiacenti. Esortiamo tutti a trarre le conclusioni da ciò che è successo in Iraq, Libia e Yemen. Non sono Londra e Washington che dovrebbero decidere,.. come in Iraq nel 2003, ma tutti i Paesi della regione, tutti i vicini dell’Iraq“, aveva detto Lavrov aggiungendo che Russia e Cina dovrebbero partecipare a “questa consultazione”. “Vorrei sottolineare ancora una volta, che tutti i vicini dell’Iraq dovrebbero partecipare ai negoziati, proprio come tutti i vicini della Siria dovrebbero discutere la questione siriana. Credo che un simile approccio dovrebbe essere adottato affrontando la crisi in Afghanistan. Se l’occidente smettesse di pensare di esser l’unico ad elaborare una strategia per tutta la comunità internazionale, la situazione si svilupperebbe in modo assai positivo“.
29 giugno, Qasim Ata afferma che 142 terroristi sono stati eliminati e 51 loro autoveicoli distrutti. Scontri tra le forze di sicurezza e il SIIL a sud di Tiqrit, nel villaggio di al-Rwashid. La milizia turcomanna cerca di spezzare la presa del SIIL sul villaggio sciita Bashir, presso Kirkuk. Unmanned Aerial Vehicles (UAV) dell’esercito iracheno bombardano le basi del SIIL a Mosul. Inoltre, al-Iraqiya TV ha riferito che aerei da combattimento iracheni avevano attaccato un convoglio di decine di autoveicoli del SIIL presso Samara eliminando tutti i terroristi a bordo, “la forza aerea irachena ha lanciato intensi e precisi attacchi aerei su raduni del SIIL presso Mosul”. Un nuovo gruppo di resistenza a Mosul, composto da 183 elementi, soldati e ufficiali dell’esercito, si propone di contrastare la presenza dei terroristi nella provincia di Niniwa.
30 giugno, il capo della più grande tribù sunnita irachena, Ali Hatim Sulaymani, dichiarava che continuerà a sostenere gli islamisti fintanto che Maliqi sarà al potere. Il re dell’Arabia Saudita Abdullah licenziava il viceministro della Difesa principe Qalid bin Bandar bin Abdulaziz, su raccomandazione del ministro della Difesa, principe Salman.
1 luglio, l’aeronautica irachena attaccava gli islamisti a Samara. La Turchia registrava un forte calo delle esportazioni in Iraq, pari al 21% rispetto l’anno precedente. Hossein Amir Abdul Allahaan, viceministro degli Esteri iraniano, durante la sua visita a Mosca dichiarava la volontà dell’Iran di fornire attrezzature militari a Baghdad, contro “il tentativo degli Stati Uniti di fare dell’Iraq una seconda Ucraina. … Anche se l’Iraq ha un forte esercito, l’Iran è pronto ad inviarvi consulenti militari per aiutarlo nella battaglia contro il SIIL. Tutte le fazioni irachene dovrebbero rispettare la costituzione del Paese“. Gli Stati Uniti inviavano altri 200 militari in Iraq assieme a droni ed elicotteri, per proteggere i propri interessi. Secondo l’ONU 2417 iracheni furono uccisi a giugno. Il capo del SIIL di Kirkuk, il ceceno Abu Baqr al-Shishani, veniva eliminato dai servizi di sicurezza iracheni. Altri 50 terroristi del SIIL eliminati ad ovest di Mosul. Scontri a Baquba, 1 soldato e 3 terroristi uccisi. Due IED esplodevano a Baghdad uccidendo 9 civili. I seguaci del movimento anti-iraniano del religioso sciita Mahmud al-Hasani al-Sarqi si scontravano a Qarbala con la polizia, 25 persone sarebbero morte. Il movimento blocca anche le strade per Nasiriya e Basrah. L’aeronautica siriana bombardava le posizioni del SIIL a Raqah, distruggendo il centro di ricerca agricolo usato dai terroristi come deposito per gli autoveicoli, un campo di addestramento usato dai terroristi come centro comando, una postazione a 10 chilometri dalla città e le basi del SIIL di Raqah, al-Manaqir e al-Hamrat, e le raffinerie di petrolio. Gli attacchi aerei distrussero numerosi autoveicoli sottratti dai terroristi all’esercito iracheno ed inviati in Siria.
2 luglio, altri 5 aerei Sukhoj Su-25 arrivavano in Iraq. L’aeronautica irachena ora possiede 10 Su-25 forniti dalla Russia, assieme a 7 elicotteri russi, 3 Mil Mi-28 e 4 Mi-35M. Altri 24 Mi-28NE e Mi-35M saranno consegnati entro il 2016 con un contratto da 4,2 miliardi di dollari firmato nel 2012. Secondo fonti inglesi altri 7 Su-25 iraniani sarebbero arrivati a Baghdad per sostenere le operazioni delle forze armate irachene contro il SIIL. I velivoli sarebbero pilotati dai Pasdaran della Guardia rivoluzionaria islamica (IRGC). Gli aerei sarebbero schierati, assieme ai Su-25 russi, nella base aerea Imam Ali. Secondo ACIG.org, l’Iran ha fornito agli iracheni 3 velivoli da combattimento Su-25UBKM e 4 Su-25KM. Tiqrit veniva sgombrata dai terroristi. L’ambasciatore iracheno negli Stati Uniti, Luqman al-Fayli, dichiarava: “Baghdad non può aspettare oltre l’assistenza degli Stati Uniti“, sottolineando che l’Iraq potrebbe rivolgersi ad altri governi per gli aiuti militari, come Iran e Turchia. Il dr. Haydar al-Abadi, portavoce di Maliqi, dichiarava, “Dobbiamo stare attenti a non farci coinvolgere in una guerra settaria: gli sciiti non sono contro sunniti, e il SIIL ha una propria agenda sull’Iraq. Qualunque cosa facciamo, anche se nominassimo un primo ministro sunnita, saranno contro di noi. Combatteranno anche contro Alawi perché è laico, anche se non sciita“. I Su-25 attaccavano le posizioni del SIIL ad Anbar e Babylon, eliminando 60 terroristi. Athil al-Nujayfi, governatore di Niniwa, chiedeva la creazione di un “territorio sunnita” in Iraq, sottolineando che la regione è ricca di petrolio, come i 15 giacimenti recentemente scoperti nella provincia di Anbar, oltre ad ampie risorse idriche. Il SIIL a Mosul chiedeva alle tribù alleate e ai combattenti baathisti di deporre le armi e giurare fedeltà al loro califfo. I capi di al-Qaida giordana Abu Muhammad al-Maqdisi e Muhammad Shalabi condannavano il SIIL. Scontri tra terroristi del SIIL e combattenti Naqshabandi ad Himrin, provincia di Niniwa, che lasciavano 4 morti. I terroristi del SIIL conquistavano la cittadina siriana di Buqamal, occupata dal rivale Jabhat al-Nusra. Il SIIL avanzava verso la roccaforte di Jabhat al-Nusra, Shuhayl. Masud Barzani incontrava il capo della Coalizione nazionale siriana Ahmad al-Jarba.
3 luglio, aeromobili iracheni bombardavano un convoglio di autocisterne del SIIL  presso il villaggio di al-Safra, a sud di Kirkuk. Il raid ha distruggeva 3 autocisterne e ne danneggiava altre 6. I peshmerga si scontravano con i militanti del SIIL a Baquba. Da Jurf al-Saqar, provincia di Babil, venivano cacciati i terroristi del SIIL, mentre l’aviazione bombardava Shurqat, nella provincia di Salahudin. Abu al-Ula al-Shami, capo del SIIL responsabile del reclutamento, veniva eliminato dalle forze di sicurezza ad Anbar. Usama al-Nujayfi, capo del partito Mutahidun, affermava di “aver ricevuto la conferma dal vicepresidente statunitense Joe Biden della ‘necessità di un cambio’ nel Paese. Maliqi è ormai il passato“, e giustificava l’indipendenza curda. La coalizione dello Stato di Diritto guidata da Nuri al-Maliqi dichiarava che non avrebbe permesso ad Usama al-Nujayfi di occupare la carica di presidente, primo ministro o presidente del parlamento. Il portavoce Muhammad al-Sayhud dichiarava: “la nostra convinzione è che Nujayfi abbia fallito nel processo politico iracheno“. L’esercito iracheno liberava il villaggio di Awja, a sud di Tiqrit, eliminando 50 terroristi.
4 luglio, scontri tra SIIL e peshmerga a Jalawa, provincia di Diyala. Il comando delle forze speciali degli Stati Uniti diventava operativo ad Irbil, nel Kurdistan iracheno. Le forze antiterrorismo del governo iracheno eliminavano 80 terroristi e 12 autoveicoli nella provincia di Salahudin, e controllavano Qarbala e le altre città coinvolte nella rivolta di Mahmud al-Sarqi. I velivoli Sukhoj Su-25 iracheni effettuavano attacchi a Kirkuk contro obiettivi del SIIL. 30 terroristi del SIIL venivano eliminati nell’assalto alla raffineria di Baiji. Maliqi dichiarava “Non rinuncerò mai alla mia candidatura a primo ministro“.
5 luglio, la Tunisia ritirava il personale diplomatico in Iraq. I curdi scoprivano finanziariamente e politicamente difficile dichiarare l’indipendenza, dato che per poter vendere il petrolio devono raffinarlo presso gli impianti di Baghdad. Una nave cisterna carica del loro greggio era al largo del Marocco in attesa di acquirenti. Le tribù irachene eliminavano un capo del SIIL, Nasir Sabat. Il pilota iraniano colonnello Shojat Alamdari Murjani cadeva in combattimento in Iraq, presso il santuario sciita di Samara. Il SIIL distruggeva un santuario sunnita, la tomba del nipote del secondo Califfo Umar ibn Qatab a Mosul. Rinforzi arrivavano alla raffineria di Baiji mentre si ebbero scontri tra il personale della sicurezza e milizie filogovernative con i terroristi a Babil, a sud di Baghdad. 2 civili venivano uccisi da 2 autobombe a Basrah. Husayn Firas al-Mashadani, l’emiro di al-Qaida in Iraq, veniva eliminato dalle forze di sicurezza irachene. Il primo ministro Nuri al-Maliqi avvertiva che un referendum sullo Stato curdo nel nord dell’Iraq è incostituzionale, “Nessuno ha il diritto di sfruttare gli eventi attuali per imporre il fatto compiuto, come è già accaduto nella regione curda“.
L’ambasciatore iracheno in Sud Africa, dr. Hisham al-Alawi, dichiarava “L’insurrezione non è solo un problema iracheno, ma internazionale, quindi richiede cooperazione internazionale per essere sconfitta. Le nostre forze di sicurezza hanno ripreso il controllo del campus universitario di Tiqrit e continuano le operazioni di rastrellamento in città, ma ci vorrà del tempo dato che gli insorti hanno piazzato molte bombe. Abbiamo ricevuto jet Sukhoj dalla Russia e attendiamo la consegna di alcuni jet F-16 dagli Stati Uniti. L’Iran ha offerto assistenza militare, se il nostro governo lo richiede, quindi abbiamo supporto morale e materiale da tutto il mondo. Gli insorti hanno ucciso più di 2000 uomini disarmati, donne e bambini nel tentativo di seminare paura tra la popolazione civile, così almeno mezzo milione di persone è fuggito dalle aree che controllano. Gli insorti provengono per lo più dell’apparato di sicurezza della vecchia dittatura. Hanno cercato di dipingerla come un conflitto settario, ma non è così, il capo dell’esercito e il capo delle forze speciali sono sunniti, 9 delle 14 divisioni sono guidate da generali sunniti. Abbiamo diviso il reddito tra le province sulla base della popolazione e le due province più povere sono infatti quelle sciite, a sud di Baghdad. Abbiamo avuto tre elezioni negli ultimi dieci anni e ridotto la disoccupazione dal 30 per cento nel 2003 all’11 per cento dell’anno scorso. Siamo impegnati in uno Stato federale democratico e unito nel rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto. I ribelli hanno commesso crimini di guerra, ucciso 14 importanti imam sunniti e distrutto santuari. Questo è un modello visto in altre parti del mondo, motivo per cui diciamo che è una minaccia globale e dobbiamo avere la cooperazione internazionale per sconfiggerlo“.
miraq 6 luglio, 20 terroristi vengono eliminati nella provincia di Salahudin, a Tiqrit, mentre un capo del SIIL e due guardie del corpo vengono eliminati da una IED, a nord-est di Baquba. Masud Barzani dichiarava a un giornale tedesco che la partizione dell’Iraq è inevitabile e che la Turchia è ormai un “buon vicino” del Kurdistan. Il ministero della Difesa iracheno inviava un battaglione di carri armati a supporto delle forze governative che combattono a Jurf al-Saqir, a nord di Babil. L’ex primo ministro iracheno Iyad Allawi incontrava funzionari turchi a Istanbul chiedendo a Maliqi di dimettersi. 3 civili uccisi a Baquba. L’esercito iracheno distruggeva 8 autoveicoli del SIIL presso la raffineria di Baiji e 5 autoveicoli di un convoglio del SIIL presso Falluja. Il giornale curdo Ozgur Gundem, del Partito dei lavoratori curdo, affermava che l’operazione avviata dal SIIL contro Mosul seguiva un piano stabilito in un incontro ad Amman, il 1° giugno, tra esponenti di Stati Uniti, Israele, Arabia Saudita, Giordania, Turchia e il leader del Kurdistan Masud Barzani. Parteciparono alla riunione il capo dell’intelligence giordana e rappresentante del re Salah Qalab, il rappresentate del Partito Democratico del Kurdistan Azad Bervari, il vicepresidente dell’intelligence curda Masrur Barzani noto come “Juma”, rappresentanti del partito Baath, due delegati dell’esercito dei mujahidin, e rappresentanti di Ansar al-Islam, Ansar al-Sunnah, esercito della ‘Comunità vittoriosa’ maghrebina, “Brigate della Rivoluzione del 1920″, Esercito dell’Islam e un libico residente a Mosul. L’obiettivo della riunione era l’occupazione di Mosul e l’avanzata su Baghdad, con cui imporsi sull’Iraq, mentre Barzani riceveva il sostegno di Gran Bretagna, Israele e Turchia all’indipendenza del Kurdistan iracheno. Secondo la rete irachena al-Sumarya, il capo del SIIL, Abu Baqr al-Baghdadi, sarebbe in Siria dopo essere stato gravemente ferito in un raid aereo ad Anbar. Secondo il rappresentante del Parlamento internazionale iracheno, dr. Haydar al-Shara, “Le forze di sicurezza irachene hanno effettuato un’operazione nella città di Qaim, al confine con la Siria. Grazie ad intelligence accurata e con l’aiuto dell’aeronautica, avrebbero ferito gravemente il capo del SIIL. Dopo essere stato colpito, al-Baghdadi e vari elementi della sua organizzazione sono fuggiti nella vicina Siria, dove al-Baghdadi potrebbe essere morto per le ferite”. Iran e Russia concordi nel sostenere congiuntamente l’Iraq contro il terrorismo, affermava il Viceministro degli Esteri iraniano per gli affari arabi e africani Hossein Amir-Abdollahian. “Teheran e Mosca sostengono fermamente l’Iraq nella sua lotta contro il terrorismo e sosterranno nettamente la nazione e il governo iracheni nel proteggere unità, indipendenza e l’integrità territoriale irachene“. Iran e Russia si oppongono a qualsiasi cospirazione per la disintegrazione dell’Iraq, “Teheran e Mosca hanno stretto in molti casi una comune e coordinata posizione sugli sviluppi regionali. Se Maliqi viene riproposto come primo ministro dell’Iraq, lo sosterremo con forza; e chiunque altro venga eletto nell’ambito del risultato delle recenti elezione, sarà anch’egli sostenuto dalla Repubblica islamica dell’Iran. È una questione interna dell’Iraq”. Il generale di brigata iraniano Masud Jazayri indica negli USA il cervello dei gruppi terroristici nella regione.
7 luglio, il Viceministro degli Esteri iraniano Hossein Amir-Abdollahian visiterà Oman, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti. Il comandante delle forze Basiji iraniane, Generale di brigata Mohammad Reza Naqdi, dichiarava che un nuovo fronte di resistenza contro l’occidente si formerebbe in Iraq se gli Stati Uniti continueranno a proteggere i terroristi. Citibank e Standard Chartered Bank ritiravano i loro uffici dall’Iraq, come HSBC aveva già fatto a crisi iniziata. Il governo iracheno affermava di combattere contro SIIL, baathisti e l’ordine Naqshabandi. Il Kurdistan iracheno ha bisogno di 6 milioni di litri di benzina al giorno, per alimentare oltre 600000 vetture, ma ne produce solo 3,2 milioni di litri. Il governo locale ricorre al razionamento. La protezione del santuario di Samara dell’Imam Asqari veniva assegnata alle Brigate Badr guidate da Haji al-Amari e alla Asayb Ahlal Haq guidata da Qais al-Qazali, la periferia era assegnata alle Brigate della Pace di Muqtada Sadr, mentre la polizia federale veniva allontanata. Un alto comandante delle forze irachene, Maggior-Generale Najm Abdullah Sudan, della 6° Brigata, rimaneva ucciso nelle operazioni antiterrorismo presso Baghdad, dove 60 terroristi venivano eliminati dalle forze di sicurezza irachene. L’alleanza del Kurdistan dichiarava che non parteciperà ai colloqui per la formazione del governo fino a quando non sarà scelto un nuovo Primo ministro. Le forze peshmerga effettuavano operazioni contro il SIIL a Jalawla, presso Diyala. L’esercito e l’aviazione iracheni distruggevano 15 autoveicoli del SIIL a Baiji, provincia di Salahudin, mentre altri 125 terroristi venivano eliminati a Baghdad e dintorni. Il Primo ministro iracheno licenziava il comandante delle forze di terra irachene, Tenente-Generale Ali Ghaidan Majid, insieme al suo vice maggiore Abdul Rahman al-Handal e al suo capo di stato maggiore, Generale di brigata Hasan Abdul Razaq. La motivazione era la ritirata da Mosul di giugno.
8 luglio, l’esercito iracheno assaltava Tiqrit da nord. Muqtada Sadr incontrava la leadership delle Brigate della Pace a Samara. Ad al-Zwaya, a nord di Tiqrit, l’esercito distruggeva 3 autoveicoli del SIIL. Il religioso sunnita e capo degli Studiosi in Iraq, shayq Qalid al-Mulla dichiarava che nelle città sunnite verranno organizzati i Battaglioni di Difesa Nazionale per lottare contro i terroristi, in sintonia con l’appello lanciato da Sistani. Una bomba uccideva 3 poliziotti presso Samara. Diverse bombe a Baghdad uccidevano 3 civili e ne ferivano 17. Maliqi nominava il Generale Raid Shair Jawdat nuovo capo della polizia irachena. Abdulqadir Hamat, ex-colonnello dell’esercito baathista veniva eliminato assieme a 33 terroristi nei raid aerei governativi su Tal Afar. Altri 38 terroristi rimanevano feriti. Un ex-jihadista turco afferma che oltre 6000 islamisti turchi sono stati addestrati dal SIIL. Masud Barzani affermava che i curdi non sono più soggetti alla costituzione irachena. I curdi sosteevano di aver eliminato 200 terroristi del SIIL. Il Consiglio provinciale di Najaf vietava la vendita di merci saudite. L’inviato cinese in Medio Oriente Wu Sike  incontrava il premier iracheno Nuri al-Maliqi, affermando che la Cina è saldamente al fianco degli iracheni nella loro lotta per preservare la sovranità e l’indipendenza contro il terrorismo. Iraq e Cina hanno piena fiducia reciproca e sincera amicizia, dichiarava il Primo ministro, ringraziando il governo cinese per il sostegno a sovranità e indipendenza dell’Iraq, promettendo che Baghdad continuerà a promuovere la cooperazione con Pechino in tutti i settori. Invitava inoltre la Cina a partecipare alla ricostruzione del Paese. “La stabilità dell’Iraq è essenziale per la pace e la stabilità del Medio Oriente e del mondo”, dichiarava Wu. La Cina esorta la comunità internazionale a fare di più per aiutare l’Iraq, sottolineando che continuerà a fornire sostegno materiale all’Iraq.
9 luglio, 3 autobombe esplodevano a Hila, provincia di Babil, uccidendo 3 civili e ferendone 11. Abu Usama al-Musrati, emiro di Sadiya, veniva eliminato insieme a due guardie del corpo in un attentato nella provincia di Diyala. Aerei Sukhoj Su-25 bombardavano le posizioni del SIIL a Babil, eliminando 28 terroristi, mentre unità antiterrorismo del governo, in coordinamento con l’aviazione, assaltavano le posizioni del SIIL nella provincia di Salahudin. Agenti dei servizi segreti del Qatar venivano arrestati negli Emirati Arabi Uniti. La Coalizione nazionale siriana sostituiva Ahmad al-Jarba con Hadi al-Bahra, un agente dell’Arabia Saudita.

1535591Fonti:
Electronic Resistance
ITAR-TASS
Iraqi News
Nsnbc
Nsnbc
PressTV
Reseau International
Reseau International
RussiaToday
The Aviationist
The BRICS Post
Vineyard Saker
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Voice of Russia

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Lo strano caso di Nuri al-Maliqi

Eric Draitser New Oriental Outlook 03/07/2014

pirhayati20121113210450680Mentre l’attenzione del mondo s’è fissata sulla rapida avanzata e conquista del territorio del SIIL in Iraq, un chiaro cambio nella retorica e nell’analisi ha avuto luogo contro il Primo ministro Nuri al-Maliqi e il suo governo. Anche se è stato elogiato da Washington mentre le truppe statunitensi  rimanevano sul suolo iracheno, nei quasi tre anni dalla loro ritirata s’è magicamente trasformato in un autocrate settario e brutale evocando gli aspetti peggiori del regime di Sadam e dei suoi vicini e alleati sciiti in Iran. Cosa potrebbe spiegare un tale drammatico voltafaccia? La questione allora è: il mondo ha semplicemente preso atto della dittatura di Maliqi, sullo sfondo della guerra contro il SIIL? Oppure può darsi che il racconto muta perché l’ordine del giorno e gli interessi degli Stati Uniti sono cambiati e, quindi, anche l’immagine di Maliqi. Da rappresentante democratico della maggioranza religiosa/etnica a feroce tiranno volto alla distruzione delle minoranze sunnite e curde, Maliqi ha subito un restyling politico scioccante. Infatti, Maliqi non è il primo, né è probabilmente l’ultimo, capo appoggiato, armato e sostenuto politicamente e militarmente dagli Stati Uniti divenire la proverbiale “maggiore minaccia a pace e stabilità regionali”. Tale fu il destino di Sadam, così pure di Jean-Bertrand Aristide ad Haiti. E sembra ora che Maliqi, come innumerevoli altri aspiranti burattini statunitensi che improvvisamente scoprono i propri interessi nazionali, è magicamente divenuto il centro del male in Iraq e nella regione. Va notato che l’esame di come la narrativa su Maliqi sia mutata non deve essere considerata un avallo di tutte le sue azioni politiche. Al contrario, una tale analisi si basa sull’esame di fatti e condizioni materiali, piuttosto che un appello emotivo a “schierarsi” e “sostenere il popolo”. Queste e altre frasi vuote hanno adornato le tesi di molti analisti su tale problema, nelle scorse settimane, senza esaminare a fondo le reali forze in gioco. In quanto tali, le frasi vuote diventano analisi superficiali che producono confusione sull’Iraq di oggi.

Washington, Teheran e le ‘colpe’ di Maliqi
Non sorprenderebbe nessuno, anche moderatamente consapevole di come la politica estera e la propaganda degli Stati Uniti operino storicamente, che la demonizzazione di Maliqi sia direttamente legata all’incapacità di Washington di controllarlo, o altrimenti detto, il suo rifiuto di accettare i diktat degli Stati Uniti. Di conseguenza, è diventato un capo cattivo, piuttosto che un leader che tenta di creare istituzioni indipendenti, in un Paese in cui tutte le istituzioni sono state create dalle autorità di occupazione militare. Quindi, la domanda è Maliqi cerca semplicemente di consolidare  il suo potere? O Maliqi tenta di eliminare dal governo agenti, clienti, marionette e altri uomini degli statunitensi? Come spesso accade, la risposta sarà nel mezzo. Ascoltando i punti del dipartimento di Stato, esperti ed “esperti di sicurezza”, si potrebbe pensare che l’amministrazione Obama e l’élite politica statunitense siano d’accordo che Maliqi sia un dittatore autocratico. Tuttavia, Obama disse tutto il contrario quando il Primo ministro iracheno giunse alla Casa Bianca meno di due anni e mezzo fa. Il 12 dicembre 2011, poche settimane prima del ritiro definitivo delle truppe statunitensi dall’Iraq, il presidente Obama accanto a Maliqi fece le seguenti osservazioni: “Oggi sono orgoglioso di accogliere il Primo Ministro Maliqi, leader legittimo di uno Stato sovrano, l’Iraq autosufficiente e democratico… che affronta grandi sfide ma che oggi riflette l’impressionante progresso che gli iracheni hanno compiuto. Milioni di persone hanno votato, alcune rischiando o dando la vita, per votare in elezioni libere. Il primo ministro guida ancora il governo iracheno più inclusivo. Gli iracheni lavorano per costruire istituzioni efficienti, indipendenti e trasparenti”. Esaminando queste e altre osservazioni di Obama e Bush prima di lui, appare chiaro che uno spostamento tettonico s’è verificato su come Maliqi sia visto da Washington. Una volta flessibile regime cliente, Maliqi è ormai l’incarnazione di corruzione, settarismo e brama di potere. Cosa avrà motivato un cambiamento così drastico?
In primo luogo gli atteggiamenti e le politiche di Maliqi verso l’occupazione e la presenza di personale militare e non militare statunitensi. In realtà, Maliqi si rifiuta di accogliere la richiesta degli Stati Uniti di mantenere basi militari nel Paese dopo il ritiro, inducendo i primi attacchi contro lui e il suo governo. Fu allora che l’immagine di Maliqi quale fantoccio iraniano è diventata veramente popolare, almeno nei media occidentali. Infatti, come The Guardian ha rilevato, al momento, “Il Pentagono voleva le basi per facilitare la lotta contro la crescente influenza iraniana in Medio Oriente. Solo pochi anni fa gli Stati Uniti avevano piani per lasciarsi alle spalle quattro grandi basi, ma di fronte alla resistenza irachena, il piano viene ridimensionato quest’anno a una forza di 10000. Ma anche questo era troppo per gli iracheni“. Maliqi ha anche compiuto il passo monumentale di chiudere Campo Ashraf ed eliminare od espellerne gli abitanti. Lungi dall’essere un campo per “esiliati politici iraniani”, come i media occidentali hanno tentato di ritrarre, Ashraf era la base dell’organizzazione terroristica iraniana Mujahidin-e-Khalq (MeK), un’organizzazione sostenuta a pieno dai neocon (così come dalla maggioranza dei “liberali”) nella sua guerra terroristica continua contro l’Iran. Naturalmente, poiché Maliqi ha osato purificare l’Iraq da tale teppa terroristica, fu immediatamente condannato dalla corte dell’opinione pubblica statunitense che ha descritto l’operazione come assalto ai “combattenti per la libertà” iraniani. Sappiamo fin troppo bene cosa significa per gli Stati Uniti quando descrive dei terroristi come combattenti per la libertà. E così, rifiutando i diritti alle basi, di estendere immunità e protezioni legali ai mercenari statunitensi che operano in Iraq, e spazzando via Campo Ashraf e il MEK, Maliqi è diventato il cattivo. Più precisamente, fu il suo rifiuto di consentire  che gli Stati Uniti e i alleati usassero l’Iraq come baluardo militare e politico contro l’Iran che gli valse l’ira dell’occidente. Lungi dal voler “un Iraq sovrano, autonomo e democratico”, come Obama eloquentemente proclamò, Washington aveva bisogno che il Paese rimanesse uno Stato cliente usato come arma dalla politica estera degli Stati Uniti nella regione. Rifiutandosi, Maliqi all’improvviso è diventato “un dittatore”. Ma il Maliqi dittatore è diventato un potente strumento per plasmare la narrativa sull’Iraq. Uno dei metodi principali di tale narrativa è indicare, e ribadire costantemente, che Maliqi ha consolidato il proprio potere eliminando dal governo i rivali politici. Mentre vi è indubbiamente qualcosa di vero nel fatto che Maliqi abbia cercato di emarginare alcuni personaggi politici che non volevano “giocare a palla” con il suo regime a Baghdad, questa è solo metà della storia, la sola che i media occidentali fanno ascoltare. L’altra metà di tale storia è il fatto che Maliqi ha ricevuto dagli Stati Uniti un governo fazioso e con personaggi che non rappresentavano l’Iraq ma gli interessi politici e finanziari occidentali. Uno dei modi con cui gli accusatori di Maliqi indicano come esempio della sua dittatura è l’epurazione di figure chiave dalle principali istituzioni irachene. Tuttavia, questi stessi accusatori non menzionano mai esattamente chi sia stato eliminato, e perché.
Uno degli esempi principali di tale epurazione di Maliqi è il licenziamento di due figure chiave nella dirigenza bancaria dell’Iraq. In particolare, Maliqi ha cacciato Sinan al-Shabibi, governatore della Banca Centrale dell’Iraq, e Husayn al-Uzri, ex-capo della Banca commerciale statale. Questi licenziamenti furono indicati come una presa del potere. Tuttavia, quasi mai si parla del fatto fondamentale che tali individui, molto potenti nella struttura finanziaria irachena, fossero amici e collaboratori di Ahmad Chalabi. Un nome che dovrebbe allarmare coloro che hanno seguito la tragedia dell’Iraq in questi ultimi dodici anni; Chalabi era il beniamino di Bush, Cheney e neocon.  Stretto alleato politico, Chalabi originariamente fu indicato da Cheney and Co. come capo del nuovo Iraq, un Iraq suscettibile agli interessi politici e corporativi statunitensi nel Paese. Sebbene Chalabi venisse respinto dal popolo iracheno, e non potesse mai imporsi politicamente, al momento lui e i suoi amici neocon poterono arraffare dal loro popolo gli istituti bancari iracheni, permettendo così l’effettivo controllo statunitense sul credito nel Paese. Come è da sempre noto, il potere sulle finanze è l’autorità politica de facto. Così, Maliqi cerca di consolidare tutto il potere a sé? O cerca di liberare le banche irachene dagli agenti corrotti del capitale finanziario occidentale imposti proprio dalle stesse forze che hanno propugnato con entusiasmo la distruzione dell’Iraq? Un altro dei gravi crimini di Maliqi è attaccare le compagnie petrolifere occidentali che cercano di trarre enormi profitti dai vasti giacimenti energetici dell’Iraq. Forse l’esempio più noto si ebbe nel 2012, quando la ExxonMobil firmò un accordo di esplorazione petrolifera nella regione semi-autonoma del Kurdistan nel nord dell’Iraq. Maliqi respinse la validità della transazione, rilevando che tutti i contratti petroliferi devono essere negoziati con il governo centrale di Baghdad, piuttosto che il governo filo-USA di Barzani ad Irbil. Il portavoce di Maliqi ne prese atto: “Maliqi vede tali offerte come un’iniziativa molto pericolosa che può provocare delle guerre… (e) spezzare l’unità dell’Iraq … Maliqi è pronto a fare il massimo per preservare la ricchezza nazionale e la necessaria trasparenza nell’investimento sulle ricchezze degli iracheni, in particolare sul petrolio… inviando un messaggio al presidente statunitense Barak (sic) Obama, la scorsa settimana, per sollecitarlo ad intervenire per evitare che ExxonMobil vada in tale direzione”. Non è un segreto che la volitiva resistenza di Maliqi a tale accordo, oltre al suo rifiuto di versare ad ExxonMobil 50 milioni di dollari per migliorare la produzione di un importante giacimento di petrolio del sud, ha spinto la compagnia petrolifera a ritirarsi dal lucroso progetto West Qurna-1. In sostanza, quindi, Maliqi ha affrontato potenti compagnie petrolifere (BP non è amica di Maliqi), cercando di avere un accordo migliore per l’Iraq. Sarebbe lecito ritenere che la corruzione endemica in Iraq avrebbe reso più facile a Maliqi e soci arricchirsi con tangenti e/o ricevendo versamenti da altri interessi petroliferi. Tuttavia, ciò è secondario rispetto al “crimine” principale di mettere in discussione l’egemonia delle compagnie petrolifere in Iraq. Maliqi non si rende conto che gli Stati Uniti hanno combattuto la guerra in Iraq anche per proteggere e promuovere gli interessi delle proprie compagnie petrolifere?
Senza dubbio, il maggiore peccato di Maliqi agli occhi di USA-NATO-Israele-GCC è il suo sostegno costante alla Siria e ad Assad. Maliqi s’è rifiutato di abbandonare Assad quando la macchina da guerra USA-NATO si stava preparando a bombardare la Siria. Proclamò a gran voce il suo sostegno ad Assad e la sua resistenza contro qualsiasi tentativo di convincere e persuadere l’Iraq ad allearsi contro di lui. Così, Maliqi ha affermato l’alleanza Teheran-Baghdad-Damasco-Hezbollah contro l’asse USA-NATO-Israele-CCG, e mettendosi in cima alla lista dei nemici di Washington. Alla fine del 2013, Maliqi, assieme ad Assad e alle autorità iraniane, partecipò al proseguimento dei negoziati sul gasdotto Iran-Iraq-Siria che porterà il gas iraniano e iracheno sul Mediterraneo attraverso la Siria, dando così a questi Paesi l’accesso diretto al mercato europeo. Naturalmente, ciò fu visto come sfida diretta all’alleato degli USA Qatar e al suo predominio sul commercio del gas mediorientale in Europa. Va notato che non è un caso che l’esplosione della guerra in Siria coincida perfettamente con i primi negoziati sul gasdotto. Quindi, piuttosto che un leader che difende gli interessi nazionali tentando d’impegnarsi nello sviluppo economico indipendente al di fuori dell’egemonia dei poteri politici e corporativi occidentali, Maliqi viene dipinto come un corrotto e brutale tiranno deciso a distruggere sunniti, curdi e chiunque altro l’ostacoli. Non è forse qualcosa che riguarda il fantoccio Maliqi contrario alla guerra contro la Siria? Quasi come un ripensamento, vi sono ancora altri motivi per cui Maliqi è demonizzato. Ha acquistato notevole materiale militare dalla Russia, come elicotteri d’attacco, piuttosto che fare esclusivamente affidamento sull’assistenza militare degli Stati Uniti. Maliqi ha permesso al vicepresidente iracheno Hashimi, politico noto per essere vicino a Qatar e Stati Uniti, di essere incriminato e processato quale mandante di un assassinio. Maliqi ha riorganizzato la vita politica irachena spezzando alcune istituzioni politiche deliberatamente disfunzionali create dagli occupanti statunitensi dopo la guerra. Ha cercato di utilizzare prestiti e crediti per ricostruire alcune infrastrutture distrutte. Ha rifiutato di permettere che la politica sciita sia territorio esclusivo dei sadristi ed altri. Queste ed innumerevoli altre azioni, ovviamente dimostrano a Stati Uniti ed alleati che “Maliqi deve andarsene”, come amano dire.

Gli Stati Uniti sostengono davvero Maliqi?
Uno degli aspetti più perniciosi della copertura del conflitto in Iraq è la propaganda mainstream e di certi media non tradizionali secondo cui gli Stati Uniti “sostengono” e “puntellano” Maliqi. Decine di articoli e interviste sono apparse nelle ultime settimane, in cui esperti sposano l’idea che l’amministrazione Obama cerca di mantenere al potere Maliqi. Nonostante le giravolte su logica e  fatti, tale racconto si diffonde ovunquei ed è la base su cui molti sostengono de facto il SIIL e gli insorti sunniti loro deboli alleati. Sembrerebbe che coloro che sostengono che gli Stati Uniti vogliano conservare la posizione di Maliqi in Iraq non facciano attenzione. Infatti, titoli come “I capi americani vogliono che l’iracheno Nuri al-Maliqi si dimetta in cambio degli attacchi aerei degli Stati Uniti sul SIIL“, dell’International Business Times, o “L’Iraq deve formare il nuovo governo, Kerry mette in guardia Baghdad” del Financial Times, mettono in discussione tale affermazione. In realtà, non è Maliqi che gli Stati Uniti cercano di preservare, ma la propria influenza sull’Iraq. Questo è il punto che molti cosiddetti esperti hanno totalmente omesso di cogliere; Maliqi non fa ciò che gli dicono, quindi gli Stati Uniti vogliono mettere al suo posto qualcuno che lo faccia, usando l’avanzata del SIIL come conveniente pretesto per il cambio di regime. E quale nome emerge dal dibattito su con chi gli Stati Uniti vorrebbero sostituire Maliqi? Nientemeno che il buon vecchio Ahmad Chalabi, lo stesso fantoccio che Bush e Co. tentarono di piazzare all’inizio. Ayad Alawi, altro politico iracheno con stretti legami con gli Stati Uniti, è anche in lizza. Così, due falliti fantocci statunitensi sono ora promossi a futuro “democratico” e “inclusivo” della politica irachena. E’ abbastanza per non fare ridere nessuno, o star male. E’ anche divertente sentire i cosiddetti esperti che parlano di come gli Stati Uniti inviano truppe in Iraq per aiutare Maliqi. Tale analisi superficiale rivela totale mancanza di comprensione di questioni militari e del modo di operare degli Stati Uniti all’estero. L’autorizzazione all’invio di 300 militari in Iraq non è la prova del tentativo di salvare Maliqi, ma di preservare certe infrastrutture politiche, finanziarie ed energetiche degli interessi occidentali. Gli Stati Uniti non proteggono Maliqi, ma se stessi e loro investimenti da Maliqi, se tentasse di aggrapparsi al potere. Quei soldati proteggeranno l’ambasciata statunitense, e anche saranno i consulenti chiave per la protezione dei giacimenti petroliferi e dei lavoratori petroliferi stranieri. Ciò non può essere scambiato con il sostegno militare a Maliqi, a meno che naturalmente  coloro che sposano tali assurdità convincano il mondo che Maliqi sia l'”uomo degli Stati Uniti in Iraq”.
Oggi l’Iraq è in guerra e rischia di frantumarsi. Con islamisti e insorti sunniti che combattono una guerra contro il governo di Baghdad, il Paese è vicino al collasso totale e alla partizione. Ma questa guerra non è iniziata con il SIIL che conquista Mosul. Non inizia con Maliqi che consolida il potere. E’ iniziata prima che le ultime truppe statunitensi lasciassero l’Iraq. Tutto è iniziato quando Maliqi decise di non farsi intimidire da minacce e diktat statunitensi, iniziando a cercare d’affermare un secondo Iraq indipendente. Perciò l’Iraq paga un prezzo vitale.

iraqEric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City, fondatore di StopImperialism.org ed editorialista di RT, in esclusiva per la rivista online ” New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iran si prepara a sconfiggere il SIIL

MK Bhadrakumar – 1 luglio 2014
mappedDopo una pausa di una settimana, Teheran ha mutato retorica e approccio sulla crisi in Iraq e Siria.  Allusioni e suggerimenti oscuri delle dichiarazioni iraniane, sono sostituiti da aperte critiche al supporto saudita allo Stato Islamico dell’Iraq e Levante (SIIL). Due esponenti di spicco della commissione della Majlis sulla politica estera e di sicurezza si scagliano contro Riyadh: “L’Arabia Saudita è il sostenitore spirituale, materiale e ideologico del SIIL e il re saudita aveva incaricato l’ex-capo dei servizi segreti del Paese (principe Bandar) della missione speciale di sostenere il SIIL“. (Mohammad Hassan Asafari). E’ estremamente raro che il re Abdullah sia denunciato per nome in una dichiarazione iraniana. Ancora, un altro eminente deputato, Mohammad Saleh Jokar, ha implicitamente avvertito Riyadh dal tirare pietre su una casa di vetro, “Invece d’interferire negli affari iracheni e seguire le trame degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita farebbe bene ad affrontare i propri affari interni“. Secondo la linea iraniana la lotta di successione nella famiglia reale saudita si acutizza. Significativamente, la Guida Suprema Ali Khamenei ha ripetuto un’espressione coniata dall’Imam Khomeini nei primi anni della rivoluzione iraniana, riferendosi all’Arabia Saudita come il barboncino degli Stati Uniti e complice occulto d’Israele. Khamenei ha anche detto, ad un uditorio di lettori del Corano a Teheran, che c’è differenza tra l'”American Islam” e il vero Islam, “L’Islam americano, pur avendo aspetto e nome islamico, è conforme al dispotismo e al sionismo… e totalmente al servizio degli obiettivi del sionismo e degli Stati Uniti“. Nel frattempo, l’aperto sostegno del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu all’idea di uno Stato curdo indipendente nel nord dell’Iraq, oltre le visite del segretario di Stato USA John Kerry e del ministro degli Esteri inglese William Hague ad Irbil la scorsa settimana, hanno allertato Teheran sulla strategia anglo-statunitense volta (con la partecipazione d’Israele) a creare uno petro-Stato ai  confini occidentali dell’Iran.
Teheran sorveglia la forte presenza dell’intelligence israeliana ad Irbil. In una dichiarazione Teheran minaccia direttamente la nascita di un Kurdistan indipendente. Il Viceministro degli Esteri Hossein Amir Abdollahian ha consigliato la leadership curda che non sarebbe saggio perseguire la secessione. Un importante deputato iracheno ha criticato apertamente il capo curdo Masud Barzani e le sue dichiarazioni sull’annessione di Kirkuk. Barzani è vicino all’intelligence israeliana.  L’attività d’intelligence israeliana s’è intensificata nella regione del Kurdistan e la mossa di Netanyahu di sfruttare le differenze intra-irachene, in parte spiegherebbe la possibilità che Teheran possa considerare la ripresa dell’assistenza ad Hamas. I legami di Teheran con Hamas si sono atrofizzati negli ultimi anni, dopo la decisione catastrofica di Qalid Mishaal di lasciare Damasco e prendere la residenza a Doha, allineandosi con i Paesi della regione sostenitori del cambio di regime in Siria. Senza dubbio, Mishaal è un uomo più triste e saggio oggi come risulta dalla lettera al presidente iraniano Hassan Ruhani, a cui chiede aiuto. Inoltre, Teheran ha fatto un passo importante sul fronte diplomatico. Abdollahian s’è recato a Mosca nel fine settimana, per consultazioni con il suo omologo russo sugli sviluppi in Iraq-Siria, in particolare la necessità di vanificare la strategia degli Stati Uniti. Lo stretto coordinamento russo-iraniano è evidente nei colloqui a Mosca. Per essere sicuri, l’Iran accoglie con favore la mossa russa d’inviare aviogetti e consiglieri militari a Baghdad. L’obiettivo dei due Paesi è impedire a Washington la prerogativa di dettare condizioni al governo iracheno. È interessante notare che Mosca ha risposto alla richiesta di aiuto del Primo ministro in carica Nuri al-Maliqi, nonostante i disperati tentativi di Washington di rimuoverlo dal potere e sostituirlo con una figura flessibile a capo del governo di Baghdad. I media occidentali hanno descritto Maliqi come un caso chiuso, ma Mosca e Teheran potrebbero vederla in modo diverso.
Ancora una volta, Teheran ha concluso che la saga del SIIL in Iraq è un’operazione segreta USA-Arabia Saudita che esclude il Qatar (i legami sauditi-qatarioti sono freddi). La cabala che ha incontrato Kerry a Parigi, il 26 giugno, per discutere della road map per Iraq e Siria includeva Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania, ma il Qatar ha brillato per la sua assenza. Così, Ruhani ha preso il telefono e ha discusso sull’Iraq e la sfida del SIIL con l’emiro del Qatar. Ruhani ha proposto che Iran e Qatar uniscano le forze per combattere il terrorismo in Iraq. Allo stesso modo, Teheran ha ribadito il suo sostegno a Bashar in Siria in una telefonata del Primo Vicepresidente iraniano Eshaq Jahangiri al Primo ministro siriano Wail al-Halqi. Il risultato di queste mosse sul fronte diplomatico è che l’Iran spera d’infliggere una pesante sconfitta al SIIL. Una mobilitazione a tal fine è chiaramente in corso. L’Iran non permetterà che la vittoria in Siria sia messa in discussione dalle parti sconfitte tramite l’avanzata del SIIL in Iraq; né potrà tollerare il rovesciamento del potere sciita in Iraq attraverso la scappatoia della ‘balcanizzazione’ del Paese. Insomma, Teheran non è disposta a transigere sui propri interessi vitali e preoccupazioni principali in Siria e Iraq, semplicemente perché i colloqui sul nucleare tra P5+1 e Iran si avvicinano alla conclusione.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’Iraq ringrazia la Siria per aver bombardato il SIIS, e Obama aiuta il settarismo in Siria

Boutros Hussein e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 27 giugno 2014

10455051Il presidente degli USA Obama è ancora una volta coinvolto in nuovi intrighi sinistri, perché mentre lo Stato Islamico d’Iraq e Siria (SIIS) è intento a frazionare Iraq e Siria, l’unica risposta a tale realtà è, per Obama, cercare di portare altro caos e settarismo in Siria. Infatti, è evidente come l’assalto del SIIS in Iraq segua naturalmente le orme delle manovre militari in Giordania di USA e innumerevoli alleati. Mai SIIS e altre forze settarie e taqfiriste in Siria hanno temuto Israele e la NATO in Turchia. Al contrario, SIIS e altre forze settarie e taqfiriste prosperano all’ombra di Israele, Giordania e NATO in Turchia. Allo stesso modo, alcuni elementi del blocco anti-Hezbollah e anti-Aoun in Libano giocano con i taqfiristi e il demonio settario. Il recente attacco del SIIS in regioni dell’Iraq è stato accolto dalla solita bizzarria dell’amministrazione Obama. Ciò vale per l’illogica necessità di rafforzare le forze anti-siriane in Siria, così rafforzando SIIS e altre forze settarie e terroristiche. L’Iraq deve prendere atto che le potenze del Golfo e della NATO partecipano all’intera agenda settaria in Siria e, naturalmente, che tale realtà mina lo Stato nazione iracheno. Dopo tutto, le forze settarie taqfiriste in Siria sono sostenute da varie nazioni del Golfo e dalla Turchia, alleate degli USA e che ovviamente la destabilizzazione della Siria iniziò usando le enormi scorte militari rimaste in Libia. Allo stesso tempo, il cosiddetto controllo di CIA, MI6, DGSE e altre intelligence in Turchia e Golfo è una farsa, perché i terroristi inondano la Siria e l’Iraq da tutto il mondo. Infatti, l’unico controllo che sembra esserci è volto ad armare le varie forze settarie in Siria contro il governo laico del Presidente Bashar al-Assad.
USA ed alleati occidentali adorano la parola “democrazia” quando fa comodo, ma il popolo della Siria è dannato se vota o meno. Questa visione neo-coloniale di USA, Francia, Quwayt, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito è estremamente irritante. Pertanto i siriani, nel Paese e all’estero, che sostengono il governo di Assad, non contano. Ciò spinge Obama ad ignorare le elezioni in Siria, proprio come USA ed alleati occidentali ignorano la schiavitù delle donne nel Golfo. Allo stesso modo, l’Arabia Saudita è il paradiso dei pedofili perché vecchi possono sposare bambine di otto anni, mentre naturalmente il regno della Casa dei Saud supporta l’uccisione degli gli apostati verso il cristianesimo. Naturalmente, ciò non fa aggrottare la fronte, pur essendo  completamente nota tale realtà. Pertanto, con l’Iraq che affronta altro settarismo e barbarie taqfirista, non sorprende sentire Obama finanziare ulteriore settarismo e terrorismo in Siria. Anche le forze  antisiriane fuori dalla nazione non possono negare che l’esercito libero siriano (ELS) spesso combatte a fianco delle varie forze taqfiriste e settarie. Altre volte si combattono perché la loro unica caratteristica vincolante è uccidere, decapitare, perseguitare minoranze e applicare barbarie a chiunque capiti di essere in disaccordo con il loro dominio.
Diversamente dall’amministrazione Obama che cerca d’indebolire le forze centrali in Siria al fine di potenziare il SIIS, il governo siriano bombarda tale movimento barbaro presso il confine tra Iraq e  Siria. L’Iraq viene messo in pericolo da USA e satelliti di NATO e Golfo, accendendo il settarismo in Siria, con il risultato di mettere in pericolo Libano e Iraq. Allo stesso tempo, la Turchia di Erdogan non disdegna contrattare in Iraq con strutture di potere estranee a Baghdad. Ciò significa che l’Iraq deve affrontare la duplice minaccia della barbarie del SIIS e del ruolo della Turchia nell’ignorare le forze economiche centrali della nazione. Nel frattempo, mentre le potenze del Golfo e la Turchia giocano la carta settaria contro il governo della Siria, mettendo chiaramente in pericolo l’Iraq, la saggezza del Grande Ayatollah Ali al-Sistani entra in gioco. Ciò vale in particolare per i fedeli sciiti che ascoltano con passione il grande ayatollah dell’Iraq. Tuttavia, questo venerato leader religioso si rivolge a tutti i cittadini iracheni, a prescindere dall’appartenenza religiosa. Il grande ayatollah sa bene che le forze sinistre estranee all’Iraq cercano di trascinare la nazione, ancora una volta, nel settarismo. Nonostante ciò, il venerato leader sciita fa sapere che l’unità è essenziale contro SIIS e altre forze settarie che prosperano sulle divisioni nella società. Pertanto, a prescindere dall’aspetto politico dell’Iraq moderno, è chiaro che il SIIS cerca d’imporre uno status draconiano alla società, per imporle l'”anno zero”. Non sorprendono gli appelli all’unità dei leader sunniti e sciiti in Iraq, perché i leader religiosi sanno perfettamente che i taqfiristi odiano tutti. Allo stesso modo, gli studiosi religiosi in Iraq comprendono appieno che tali forze brutali lavorano all’ombra delle potenze del Golfo e della NATO.
Recentemente è stato riportato che la Siria ha bombardato il SIIS al confine tra Iraq e Siria. La BBC riferisce: “Il primo ministro Nuri al-Maliqi dell’Iraq ha detto alla BBC di sostenere l’attacco aereo sui militanti islamici in un valico di frontiera tra Iraq e Siria… Fonti militari e ribelli dicono che l’attacco ha avuto luogo nell’Iraq, all’incrocio Qaim, anche se Maliqi ha detto che s’è avuto sul lato siriano“. Tuttavia, mentre la Siria cerca di arginare la marea del SIIS, il governo USA è intento a promuovere la minaccia taqfirista sostenendo altre forze settarie in Siria contro il governo centrale.  Il New York Times: “Il presidente Obama ha chiesto 500 milioni di dollari al Congresso per addestrare ed equipaggiare ciò che la Casa Bianca chiama membri “adeguatamente controllati” dell’opposizione siriana, riflettendo maggiore preoccupazione per l’allargamento del conflitto siriano in Iraq“. Naturalmente, gli “opportunamente controllati” esistono solo nelle menti deliranti dell’amministrazione Obama. In effetti, un gran numero di massacri brutali sono dovuti a tali cosiddetti “moderati”, che in realtà sono settari e apertamente partecipi al banditismo di massa. Pertanto, mentre Baghdad e Damasco sono minacciate dai “taqfiri da anno zero”, l’amministrazione Obama cerca di versare ulteriore benzina sul fuoco sostenendo altra destabilizzazione in Siria. Ciò  deve aprire gli occhi ai leader dell’Iraq, perché sanno che gli alleati degli USA nel Golfo e la Turchia consentono che il virus settario, sedizioso e terrorista taqfirista si diffonda. Pertanto, i governi di Iraq, Iran, Siria e il movimento Hezbollah devono collaborare più strettamente, arginando l’agenda settaria e taqfirista di Arabia Saudita, Quwayt e Qatar, amplificata dalla NATO in Turchia e dal totale fallimento di USA, Francia e Regno Unito.

ap229496324122Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iraq: situazione dal 23 al 27 giugno

Alessandro Lattanzio, 28/6/2014
801cff3273e5183d6ee40d9cf5b4042e22 giugno, Umaya Naji Jabara, consigliera del governatore di Tiqrit, veniva uccisa da un cecchino del SIIL, ma dopo aver eliminato tre terroristi.
23 giugno, la Giordania invia truppe, blindati e pezzi di artiglieria al suo confine con l’Iraq. Presso la raffineria Baiji, l’assalto di 11 autoveicoli dei terroristi viene respinto con la distruzione di 9 di essi tramite attacchi aerei, 22 i terroristi eliminati. Presso Ramadi, le forze di sicurezza irachene riprendono il controllo del valico di frontiera di al-Walid, tra Iraq e Siria, dopo che i terroristi del SIIL l’avevano brevemente sequestrato. Liberato anche il valico di Tribil con la Giordania. Più di 70 persone uccise nella provincia di Babil, dopo che i terroristi hanno attaccato un convoglio che trasferiva i detenuti di una prigione.
24 giugno, l’aviazione irachena attacca le postazioni dei terroristi a Tal Afar. Il Maggior-Generale Abu Walid afferma di aver ripreso la parte meridionale della città dopo la riorganizzazione delle forze governative. I terroristi entrano ad al-Alam, ad est di Tiqrit, dopo un accordo con il locale clan Jabur. I servizi di sicurezza e le milizie irachene eliminano i terroristi da al-Athim, 60 km a nord di Baquba. Riyadh al-Athath, a capo del governo provinciale di Baghdad, afferma che le forze di sicurezza a Baghdad sono sufficienti per affrontare il SIIL. Arrivano i primi 50 ‘consiglieri’ statunitensi, inviati a Kirkuk per crearvi un centro d’intelligence. Il compito principale degli “osservatori” degli Stati Uniti è, secondo il dipartimento della Difesa USA, “valutare le forze irachene che combattono contro le brigate del SIIL“. I 300 “consiglieri” statunitensi non sono che spie inviate a compromettere la sicurezza operativa e le forze irachene. Il quotidiano turco Milliyet afferma che cittadini dei seguenti Paesi sono presenti al confine con la Siria: Cina, Germania, Francia, Svizzera, Svezia, Arabia Saudita, Azerbaijan, Afghanistan, Stati Uniti, Uzbekistan, Tagikistan, Yemen, Marocco, Tunisia, Libano, Sudan e Russia. Il capogruppo parlamentare di Hezbollah, Muhammad Rad, afferma che il movimento di resistenza libanese affronterà i mandanti del SIIL, dopo che il presidente iraniano Hassan Ruhani aveva indicato negli Stati del Golfo Arabo i finanziatori del terrorismo. “Sappiamo come affrontare i vostri piani e come abbattere le vostre illusioni. Si volgeranno contro di voi quando il nostro popolo in Iraq li scaccerà“. Ruhani aveva invitato gli “Stati dei petrodollari” a interrompere il finanziamento del terrorismo, “Consiglio i Paesi musulmani che sostengono i terroristi con i loro petrodollari di fermarsi. Domani sarete i prossimi ad essere presi di mira… da tali terroristi selvaggi, che si sporcano le mani uccidendo musulmani“.
25 giugno: il premier Nuri al-Maliqi dichiara che i tentativi occidentali di eliminarlo tramite “l’invito a formare un governo nazionale di emergenza è un colpo di Stato contro la costituzione e il processo politico. L’obiettivo pericoloso di formare un governo nazionale di emergenza non è occulto. È un tentativo di coloro contrari alla Costituzione e al processo democratico, sabotando il voto degli elettori”. L’alleanza elettorale dell’amministrazione al-Maliqi ha 92 seggi in parlamento, tre volte quelli del secondo partito. Al-Maliqi ha avuto circa 720000 voti personali, di gran lunga superiore a qualsiasi altro candidato. L’Iran avrebbe inviato velivoli carichi di forniture militari in Iraq, dove avrebbe anche istituito un centro di raccolta informazioni e d’intercettazione delle comunicazioni a Baghdad, ed impiegato droni da ricognizione. La Siria effettua attacchi aerei sulle posizioni dei terroristi nell’Iraq occidentale. Il governo egiziano chiude tre canali iracheni, al-Baghdadiya, al-Rafadayn e al-Hadath su richiesta del governo iracheno, poiché incitano all’odio settario in Iraq. Scontri tra terroristi a Sayda, provincia di Diyala. 5 terroristi del SIIL eliminati a Tiqrit. Il SIIL ha finora bruciato 11 chiese e distrutto la tomba del profeta Yunus e la tomba del profeta Shayth a Mosul.
26 giugno, 40 turcomanni sciiti vengono assassinati dal SIIL nei villaggi Tuz Khurmato e Bashir, presso Kirkuk. Muqtada al-Sadr, a Najaf, afferma “Faremo tremare il terreno sotto i piedi dell’ignoranza e dell’estremismo“. Il presidente del governo regionale del Kurdistan, Masud Barzani, visita Kirkuk per rassicurare i funzionari locali che le forze curde difenderanno la città contro il SIIL. La visita di Barzani è avvenuta il giorno dopo l’attentato che ha ucciso 7 persone e ferito altre 20. Una bomba nel quartiere sciita di Baghdad di Qadhimiya uccide 8 persone. William Hague, il ministro degli Esteri inglese si reca a Baghdad e nel Kurdistan iracheno per incontrarne i capi. Iyad Allawi, ex-premier fantoccio degli USA e capo della coalizione United Alliance, incontra capi curdi e sunniti “per trovare una soluzione per il futuro dell’Iraq”. Infatti Washington spera che i gruppi armati sunniti fiancheggiatori del SIIL possano essere persuasi a passare dall’altra parte, a condizione che siano inclusi in un nuovo governo. Gli iracheni riorganizzano le forze armate, che  respingono un altro assalto a Samara eliminando 6 terroristi. Le forze di sicurezza governative eliminano il capo del SIIL a nord di Tiqrit. Altri 22 terroristi e 8 loro autoveicoli vengono eliminati dai Servizi di sicurezza nella provincia di Anbar. Altri 7 terroristi sono liquidati a nord di Baquba. Elicotteri dell’esercito iracheno bombardano il palazzo di Sadam Husayn a Tiqrit. Le forze irachene lanciano un assalto aereo a Tiqrit sbarcando dei commando nello stadio dell’università, un elicottero viene abbattuto dai terroristi. Intensi scontri intorno al complesso universitario. I tiratori dell’esercito si posizionano sugli edifici del complesso universitario. In precedenza, le forze governative avevano inviato commando d’élite a bordo di elicotteri a difendere la più grande raffineria di petrolio del paese, a Baiji. Il segretario di Stato USA John Kerry s’incontra a Parigi con il ministro degli Esteri iracheno Nasser Judah e le controparti di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per discutere di Siria e Iraq.
27 giugno, il portavoce dell’esercito Qasim Ata dichiara, “i militanti del SIIL che cercavano di avvicinarsi alla raffineria di Baiji sono stati schiacciati. Vi assicuriamo che la raffineria è il cimitero dei vili terroristi del SIIL“. Dopo il raid dei commando governativi iracheni a Tiqrit, i terroristi del SIIL fuggivano verso Kirkuk, mentre la locale base militare ritornava ai governativi. Kerry chiarisce che gli Stati Uniti non chiedono un governo d’emergenza, avendo Maliqi respinto qualsiasi idea di governo di unità nazionale di emergenza, proposto ufficialmente dal fantoccio della CIA Iyad Allawi. Tre sospetti, l’ex-ufficiale statunitense Douglas Gillem, l”accademico’ (leggasi agente della CIA) statunitense Mark Polyak e il ‘ricercatore’ francese Fabrice Jean-Michel Robert Blanche, vengono arrestati mentre tentano d’infiltrarsi in Siria, a Kilis. Erano equipaggiati di macchine fotografiche, telefoni satellitari e dispositivi di navigazione. Il ministro degli Esteri israeliano Avigdor Lieberman afferma “L’Iraq si spezza sotto i nostri occhi e sembra che la creazione di uno Stato curdo indipendente sia scontata“, anche il presidente israeliano Shimon Perez, ha detto “I curdi hanno di fatto creato un proprio Stato democratico. Uno dei segni della democrazia è la concessione della parità alle donne“. Difatti, il greggio curdo fluisce in Israele passando per la Turchia: una nave cisterna, la Baltic Commodore, era arrivata nel porto israeliano di Ashkelon carica di greggio iracheno già il 31 gennaio 2014, seguita dalla Hope A carica di greggio curdo giunta ad Ashkhelon e Haifa il 10-15 febbraio. Infine la Kriti Jade, sempre carica di greggio curdo, era salpata dalla Turchia per Ashkhelon e Haifa, il 17-20 maggio. Il primo ministro della regione curda Nechervan Barzani, visita Ankara per incontrare il ministro degli Esteri turco Ahmed Davotoglu, il ministro dell’Energia e delle Risorse naturali Taner Yildiz, il capo del servizio d’intelligence turco MIT Hakan Fidan e rappresentanti dell’AKP, il partito al potere in Turchia, per discutere del riconoscimento dello Stato curdo nel Nord dell’Iraq. La visita in Turchia segue una del premier curdo a Teheran.
Dal 2004 le Forze Armate irachene hanno ricevuto dagli Stati Uniti 146 carri armati Abrams A1AIM; 10000 veicoli corazzati ruotati M-1117, Cougar, Humvee; 1000 veicoli trasporto truppe M-113; semoventi M-109 e obici M-198 da 155 mm; missili anticarro Hellfire; sistemi antiaerei missilistici Hawk ed Avenger/Stinger. L’Iraq intanto acquista velivoli da combattimento da Russia e Bielorussia per combattere i terroristi, dati i gravi ritardi nel consegnare i caccia F-16 degli Stati Uniti. Le truppe irachene sono rimaste senza supporto aereo e il primo ministro Nuri al-Maliqi dichiara che gli aviogetti “dovrebbero arrivare tra due o tre giorni. Se Dio vuole, entro una settimana questa forza sarà efficace e distruggerà i covi dei terroristi“. Al-Maliqi accusa “di lungaggine e grave lentezza” gli Stati Uniti nella consegna di 36 velivoli da combattimento. “Sarò franco dicendo che c’eravamo illusi quando abbiamo firmato il contratto con gli Stati Uniti. Non dovevamo comprare solo jet statunitensi, ma avremmo dovuto comprare jet inglesi, francesi e russi per fornire supporto aereo. Se oggi avessimo avuto il supporto aereo, niente di tutto questo sarebbe successo“. Secondo il sito dell’intelligence militare israeliana DEBKAfile “L’attacco aereo siriano in Iraq è una dimostrazione impressionante della stretta sincronizzazione operativa tra i centri di comando iraniani a Damasco e Baghdad, collegati agli alti comandi degli eserciti siriano e iracheno. Questo coordinamento permette flessibilità ai centri di comando di Teheran nelle due capitali arabe, inviando droni iraniani dalle basi aeree siriane e irachene, per informare i centri con l’intelligence necessaria per la pianificazione strategica delle operazioni militari degli eserciti siriano e iracheno”, volte a respingere il tentativo del SIIL di creare un’entità tra Diyala e Raqah, puntando a tagliare i collegamenti tra Iran e Siria, e a collegare la Turchia a Giordania e Arabia Saudita. Uno degli obiettivi della guerra d’Israele contro il Libano, nel luglio 2006, era il “Nabucco“, il gasdotto che dal Mar Caspio doveva raggiungere la Turchia e il porto di Haifa in Israele, per poi arrivare al Mar Rosso, creando un’alternativa alla rotta via stretto di Hormuz. È lo stesso obiettivo del SIIL. Il gasdotto Bassora-Banyas che trasporta petrolio e gas dall’Iran al Mar Mediterraneo è stato infatti interrotto dal SIIL.

Iraqi Checkpoint StationFonti:
al-Alam
Aydinlik Daily
Dedefensa
Islamic Invitation Turkey
Jordan Times
National Post
Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
Reseau International
Times of India
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Vineyard Saker
Zerohedge

Alessandro Lattanzio all’IRIB: “Guantanamo per reclutare dirigenti dell’esercito di mercenari e terroristi

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