La soglia del disastro, Israele s’impegna nella guerra imperialista contro la Siria

Fida Dakroub, Global Research, 1 giugno 2013

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Generalità
Come già annunciato e confermato nei giorni precedenti, e forse ne riceveremo notizia nei prossimi giorni, Israele si è impegnato direttamente nella guerra imperialista contro la Siria quando le sue forze aeree hanno colpito postazioni militari dell’esercito siriano nei dintorni di Damasco, smascherando così l’imperialismo occidentale, il sionismo mondiale, il dispotismo e l’oscurantismo wahhabita, riunitisi in una Santa Alleanza contro l’”Asse della resistenza” di Iran, Siria, Iraq e  Libano, con dietro la Russia e la Cina; nel frattempo, sul territorio siriano, l’esercito arabo siriano avanza su più fronti nelle province di Damasco, Homs e di Aleppo, e la crisi siriana, entrata in un vicolo cieco, ha solo due modi per essere risolta:
o la Santa Alleanza abbandona l’opzione militare e smette di addestrare, armare e infiltrare gruppi taqfiristi in Siria, così avviando il dialogo tra la cosiddetta “opposizione” e il governo siriano;
o una guerra regionale viene avviata, bruciando non solo i Paesi coinvolti, ma l’intero Medio Oriente.
Non ci nascondiamo che il conflitto sorto in Siria non è un conflitto tra un regime dispotico e una folla di monaci meditabondi, come i media monopolizzano, ma un conflitto tra l’imperialismo occidentale, il sionismo mondiale e il dispotismo e l’oscurantismo wahhabita da un lato, che per la prima volta compongono una Santa Alleanza, e l’Iran, la Siria, l’Iraq, il Libano o il cosiddetto “Asse della resistenza” sostenuto da Russia e Cina, dall’altro lato. Tutto ruota intorno a questa demarcazione, e qualsiasi discorso che potrebbe vedere nella crisi siriana la battaglia contro un regime dispotico è davvero un discorso povero o un povero discorso.

Kerry a Mosca
I lunghi colloqui con i funzionari russi, prima al Cremlino e poi al Ministero degli Esteri, in occasione della visita del segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry a Mosca, hanno portato alla seguente dichiarazione: gli approcci della Russia e degli Stati Uniti sulla questione siriana “non sono realmente differenti. Sulla sistemazione della Siria le parti hanno convenuto nel cooperare in modo efficace (…), Mosca e Washington lavoreranno insieme nel pieno rispetto del comunicato di Ginevra“, ha dichiarato il Ministro degli Esteri della Russia Sergej Lavrov [1]. “Kerry, atterrato all’aeroporto di Mosca-Vnukovo, ha compiuto la sua prima visita in Russia come capo della diplomazia statunitense, una delle mosse più delicate dopo il forte deterioramento dei rapporti bilaterali nello scorso anno” [2]. Secondo lui, le parti sono effettivamente in grado di “sbloccare la situazione“. “Gli Stati Uniti ritengono che condividiamo interessi molto importanti in Siria, tra cui la stabilità della regione e impedire che gli estremisti creino problemi nella regione e altrove“, ha detto Kerry. “Abbiamo convenuto che la Russia e gli Stati Uniti incoraggino il governo siriano e l’opposizione a trovare una soluzione politica“, ha detto Sergej Lavrov, dopo i colloqui a Mosca con il suo omologo statunitense John Kerry.
La Siria è uno dei pomi della discordia tra i due Paesi, la Russia è il principale difensore della Siria e del popolo siriano, mentre gli Stati Uniti “benedicono” l’invio di gruppi taqfiristi dalla Turchia e da alcuni Paesi arabi, per ‘guerreggiare’ contro il governo siriano. Bisogna attendere la conferenza internazionale sulla Siria, che si terrà a giugno e il vertice Putin – Obama per sapere quale delle due direzioni prima indicate, prenderà la crisi siriana [3]. Come promemoria, Mosca e Washington hanno concordato di tenere al più presto una conferenza internazionale sulla Siria. Inoltre, Dmitrij Peskov, portavoce del capo di Stato russo ha detto che il prossimo incontro tra i due presidenti potrebbe avvenire nel quadro del vertice del G8 in Irlanda del nord. [4] Questo è il risultato principale della visita in Russia del segretario di Stato statunitense John Kerry. [5]

Israele rinuncia alla sua “neutralità”
In contrasto con l’ottimismo creato dalla visita di John Kerry a Mosca, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, non volendo mostrare che i suoi bicipiti, ha detto che gli Stati Uniti si riservano il diritto di adottare misure diplomatiche e militari per risolvere il conflitto in Siria, ma volendo risolvere questo problema insieme alla comunità internazionale. Su un altro livello, Israele è direttamente coinvolto nella guerra imperialista contro la Siria e rinuncia alla sua “neutralità”  credendo che la caduta di Assad possa anche indebolire l’Iran. All’inizio della guerra imperialista contro la Siria, Israele era rimasto rigorosamente discreto, ma questa precauzione non era più adeguata. Un anno fa, il presidente israeliano Shimon Peres disse che desiderava la vittoria dei ribelli siriani che ammira per il loro coraggio. [6] Questa piccola frase di Peres portò, qualche mese fa, al sostegno militare e logistico dei gruppi armati che combattono l’esercito siriano nei villaggi vicini al confine tra Israele e Siria [7]. Il coinvolgimento di Israele nella guerra in Siria si svolge già su due piani, logistico e tattico.
Sul piano logistico, Israele ha aperto i suoi ospedali ai militanti armati feriti. La prova si ebbe a marzo, quando undici terroristi feriti furono curati in Israele, secondo fonti ufficiali israeliane. Otto di loro furono rimpatriati in Siria e gli ultimi due rimasero ricoverati in ospedale nel nord d’Israele, uno a Nahariya e l’altro a Safed[8]. Basta fare un parallelo con la rivelazione di Moti Kahana al quotidiano israeliano Yediot Aharonot, circa la creazione di un fondo per finanziare i ribelli siriani, per determinare la misura in cui Israele è coinvolto nella guerra in Siria. Nel suo discorso al “Think Tank” Istituto di Washington per la Politica nel Vicino Oriente, Kahana dichiarò che suo fratello Steeve era un riservista dei servizi medici militari israeliani che avevano curato i feriti che passavano dal Golan siriano. Aveva detto tra l’altro di essersi recato in Siria come se andasse a Tel Aviv: “Abbiamo raccolto centinaia o addirittura migliaia di dollari negli ultimi due anni e sono responsabile del trasferimento delle donazioni alle organizzazioni liberali in Siria“, aggiunse sottolineando che lui stesso aveva dato a questo fondo una somma di 100 dollari. [9] Meglio ancora, il sito israeliano Debkafile aveva confermato che Israele aveva già costruito un ospedale da campo vicino al confine con la Siria e la Giordania, per curare gli insorti “siriani” feriti. “Israele ha creato un grande ospedale da campo nei pressi del posto di osservazione militare sul Golan di Tel Hazakah che si affaccia sul sud della Siria e sulla Giordania settentrionale. Lì, arrivavano i feriti della guerra siriana che venivano controllati ed esaminati dai medici dell’esercito israeliano, dove venivano  curati e rinviati indietro, o giudicati feriti abbastanza seriamente da richiedere assistenza ospedaliera. I feriti gravi vengono inviati in uno dei vicini ospedali israeliani di Safed o Haifa.” [10]
A livello tattico, Israele aveva deciso di cambiare le “regole del gioco” effettuando attacchi tattici contro obiettivi militari dell’esercito siriano. Israele ha avvertito che il trasferimento di “armi strategiche” ad Hezbollah potrebbe giustificare tali attacchi preventivi. Nel primo raid nella notte del 30-31 gennaio, aerei da guerra israeliani hanno effettuato numerosi attacchi contro obiettivi nella zona di confine tra la Siria e il Libano. Gli aerei avevano preso di mira un “centro di ricerca militare” a Jamraya, nei sobborghi di Damasco. Due persone che lavoravano nel sito furono uccise e altre cinque ferite. La Siria riconobbe l’attacco avvenuto contro il proprio territorio. [11] Il giorno dopo il raid, Amos Harel scrisse su Haaretz,Israele entra nella guerra civile siriana“. [12]
La seconda incursione nella notte del 2-3 maggio, aerei israeliani lanciarono un nuovo raid aereo in Siria. Secondo dei funzionari statunitensi citati dalla CNN, gli aerei israeliani attaccarono uno o più convogli che trasportavano armi destinate a Hezbollah. Una fonte ufficiale confermò il raid israeliano all’agenzia AP. Secondo questa fonte, che aveva chiesto l’anonimato, le armi non erano chimiche. La posizione precisa del raid non è attualmente nota. Tuttavia, la Siria non ha confermato queste incursioni. [13] Il Terzo raid, nella notte del 4-5 maggio, era il secondo raid che l’aviazione israeliana aveva condotto sulla Siria in 48 ore, sostenendo di voler impedire il trasferimento di armi a Hezbollah, ma a Damasco ciò apriva la porta a tutte le opzioni rendendo la situazione nella regione più “pericolosa”. Secondo la Siria, lo Stato ebraico aveva colpito tre postazioni militari a nord-ovest di Damasco con missili sparati da aerei israeliani sul Libano. Un funzionario israeliano aveva confermato l’attacco dicendo che “si trattava di missili iraniani per Hezbollah” [14]. Insieme a questi attacchi, i funzionari israeliani continuano a minacciare la Siria, basta seguire le dichiarazioni di Tel Aviv sui missili russi S-300 che sarebbero stati consegnati a Damasco recentemente, per determinare a quale punto Israele sia coinvolto nel conflitto siriano. Ad esempio, il capo del Consiglio di sicurezza di Israele, Yaakov Amidror, ha avvertito i leader europei che Israele è determinato a distruggere i missili S-300 una volta dispiegati sul territorio siriano. [15] Da parte sua, il colonnello Zvika Haimovich ha detto che Israele aveva già determinato, in tre punti, la “linea rossa” che spingerà il suo esercito a distruggere i missili S-300:
1. I missili vengono puntati sullo spazio aereo israeliano;
2. I missili vengono trasferiti a Hezbollah;
3. I missili cadono nelle mani dei gruppi taqfiristi. [16]
Tuttavia, una questione rilevante si pone qui: quanto le minacce e i recenti attacchi aerei di Tel Aviv sono efficaci nel frenare il dispiegamento dei missili S-300 in territorio siriano e il loro trasferimento a Hezbollah? Tuttavia, dobbiamo ammettere qui che a volte, nella vita, è meglio usare la saggezza del folle che la follia del saggio. Leggiamo ciò che il mullah Nasreddin Djeha disse in una situazione simile.

Lo schiaffo di Nasreddin Hodja Djeha
Nasreddin Hodja Djeha era davanti la sua porta con in mano una brocca, ma arrivare alla fontana con quel caldo era una faticata. Fermò una bambina che passava di lì e le chiese di andare a prendere l’acqua.
- Ti prego di non rompere la brocca, raccomandò e subito dopo le diede uno schiaffo in faccia.
La bambina si mise a piangere e il suo vicino di casa, che aveva visto la scena, s’infuriò per tale brutalità:
- Che Allah vi maledica Nasreddin! Non vi è nessuno più vile di voi!
- Dimmi, tu che fai il censore, a che servono gli schiaffi quando la brocca è rotta?
Se Tel Aviv teme invece che la Siria trasferisca a Hezbollah dei sistemi d’arma sofisticati che potrebbero cambiare i rapporti di forza con i libanesi al suo confine settentrionale, allora parodiando la storia del mullah Nasreddin citata sopra, a che servono gli attacchi preventivi israeliani contro la Siria quando i missili S-300 sono stati dispiegati sul territorio siriano e trasferiti a Hezbollah? Bisognerebbe vedere, in tal senso, il riferimento su questo punto del presidente siriano Assad nel corso di un’intervista alla TV libanese al-Manar. [17] Cioè che a Tel Aviv l’audacia di certo non manca, ma attenzione, attenzione!

Fida Dakroub, Ph.D

Note
[1] La voix de la Russie. (8 maggio 2013). «John Kerry à Moscou: pas de divergences Russie-USA sur la Syrie».
[2] Libération. (7 maggio 2013). «John Kerry à Moscou pour rencontrer Vladimir Poutine».
[3] Russia Today. (7 maggio 2013). “Russia, US to push for global Syria conference to bring conflicting sides to table”.
[4] La voix de la Russie. (8 maggio 2013). «Poutine espère rencontrer bientôt Obama».
[5] La voix de la Russie. (8 maggio 2013). «John Kerry à Moscou…», loc. cit.
[6] Le Figaro. (11 giugno 2012). «Israël prend position en faveur des insurgés syriens».
[7] Henry, Marc. (29 marzo 2013). «Un hôpital israélien sur le Golan pour soigner les rebelles anti-Assad». Le Figaro.
[8] Huffington Post. (27 marzo 2013). «Un insurgé syrien blessé sur le Golan soigné en Israël est décédé».
[9] Benhorin,Yitzhak. (10 maggio 2013). «Israeli raising funds to help Syrians ‘dying near us’». Yediot Aharonot.
[10] Debka File. (8 maggio 2013). «Israeli -and Hizballah- controlled enclaves inside Syria».
[11] Le Figaro. (31 gennaio 2013). «Syrie: le raid israélien aurait visé un convoi d’armes».
[12] Harel, Amos. (31 gennaio 2013). “Israel enters the civil war in Syria”. Haaretz.
[13] Le Figaro. (4 maggio 2013). «L’aviation israélienne a lancé un nouveau raid aérien en Syrie».
[14] Libération. (5 maggio 2013). «Syrie: nouveau raid israélien, Damas garde toutes les options ouvertes».
[15] The Jerusalem Post. (30 maggio 2013). “Analysis: Israel could hit S-300 missiles in Syria”.
[16] loc. cit.
[17] SANA. (30 maggio 2013). «Le président al-Assad : Les batailles que déclenche l’armée arabe syrienne visent à préserver l’unité de la Syrie».

Ricercatrice in Studi francesi (University of Western Ontario, 2010), Fida Dakroub è scrittrice e ricercatrice sulla teoria di Bachtin. È un’attivista per la pace e i diritti civili.
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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vera battaglia per la Siria, di cui i media non parlano mai

Valentin Vasilescu Algerie1 29 maggio 2013
Pilota ed ex vicecomandante delle forze militari dell’aeroporto Otopeni, laureato in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992.

11435_03Siria, un test per la sopravvivenza d’Israele
L’operazione di accerchiamento e conquista di Damasco (che ha avuto inizio nel novembre 2012) da parte di 30.000 ribelli appartenenti a Jabhat al-Nusra e Harakat Ahrar al-Sham al-Islami, terminò il 5 febbraio 2013 in un disastro per il cosiddetto Esercito libero siriano. Le perdite tra i ribelli sono stimate a 1/3 dei loro effettivi. I gruppi affiliati ad al-Qaida erano super-addestrati e armati da Stati Uniti, Turchia, Francia, Croazia, Arabia Saudita, Giordania e Qatar, ed erano composti da mercenari stranieri, per lo più ex ufficiali, ufficiali e soldati contractor assunti come jihadisti che avevano partecipato alla coalizione anti-irachena. Da allora, l’iniziativa è andata all’esercito siriano, fedele al presidente Bashar al-Assad. Nel marzo 2013, un attacco dell’esercito siriano ha sgretolato e disperso il resto dei gruppi combattenti ribelli, respingendoli a 50-60 km a nord ovest di Damasco. Il loro centro più importante era la città di al-Qusayr (provincia di Homs), situata a 15 km dal confine con il Libano. Al-Qusayr è diventata una roccaforte dei ribelli, istituita per controllare l’autostrada M5 dalla Giordania alla Turchia che attraversa Damasco e rifornisce i ribelli con le armi introdotte in Siria e Libano.
Alla fine di aprile 2013, lo stato maggiore dell’esercito siriano ha preparato un’operazione aero-terrestre completa per proteggere i confini e colpire le vie di rifornimento dei ribelli in reclute, armi e munizioni dal confine con la Giordania e il Libano. La prima operazione (5 maggio 2013) è stata attuata sulla base delle informazioni dei servizi siriani, in modo che coincidesse con l’arrivo in Siria dei trimestrali convogli di armi inviati dagli sponsor occidentali dei ribelli. Ma nelle notti del 3/4 e 4/5 maggio 2013, alle 1:40, l’aviazione israeliana, con la protezione di un aereo da guerra elettronica, aveva lanciato contemporaneamente tre attacchi aerei con 12 velivoli F-15 e F-16  armati di missili AGM-65 Maverick e bombe a guida laser contro tre obiettivi dell’esercito siriano, nel territorio della Siria. Il primo obiettivo era un convoglio corazzato appartenente al 501° Battaglione Carri, colpito da 10 bombe nel distretto di Barzah. Il battaglione faceva parte della 4.ta Divisione della Guardia al comando del Colonnello Maher Assad, fratello del presidente Bashar al-Assad, una forza fondamentale nel dispositivo di al-Qusayr. Il secondo obiettivo è stato il secondo battaglione meccanizzato della 4.ta divisione della Guardia, concentratosi nel quartiere di al-Sabura, a nord di Damasco, che aveva iniziato le sue operazioni verso al-Qusayr. Il terzo obiettivo era la 104.ta Brigata d’artiglieria della Guardia, con un deposito di munizioni sulle alture di Qasyun, a nord est di Damasco. La 104.ta Brigata forniva il supporto di fuoco all’offensiva dell’esercito siriano su al-Qusayr. Negli attacchi aerei israeliani, oltre 300 soldati siriani sono stati uccisi o feriti. Tuttavia, l’offensiva militare siriana è stata eseguita secondo i programmi, vale a dire, oltre ad al-Qusayr, attaccando e conquistando la città di Daraa controllata dai ribelli, che si trova a 10 km dal confine meridionale con la Giordania e a 30 km da Israele, oltre a diverse altre città in mano ai ribelli nella provincia di Hama e al-Mayadin, città situata nella Siria occidentale.
Ufficiali israeliani hanno detto di aver utilizzato questa procedura per impedire il trasferimento di armi chimiche in Siria per Hezbollah in Libano, e nello stesso tempo, riuscendo a distruggere i  mezzi in consegna, e cioè i missili Fateh-110. Naturalmente, nessuno gli ha creduto. In sostanza, gli israeliani hanno consapevolmente deciso di interferire nella guerra civile in Siria cercando di contrastare l’imminente offensiva dell’esercito governativo. In tal modo prolungando le sofferenze del popolo siriano. Il ministro degli Esteri russo ha risposto immediatamente, annunciando che Mosca avrebbe ripreso le forniture di armi stipulate nel 2007 con la Siria, senza dire altro. Le consegne non possono essere influenzate da fattori esterni, essendo basate su un accordo bilaterale firmato in precedenza tra Mosca e Damasco, anche se la Siria è da allora oggetto di un embargo sull’invio di armi. E se qualcuno ha da ridire, la Russia è uno dei cinque membri permanenti delle Nazioni Unite che può utilizzare il diritto di veto. Inoltre, il presidente russo Vladimir Putin ha detto che il sistema di difesa aerea S-300 ed altre armi moderne saranno immediatamente trasferiti alla Siria.
Cinque navi della Flotta del Pacifico (il cacciatorpediniere antisommergibile Admiral Panteleev, le navi da trasporto e sbarco truppe Peresvet e Admiral Nevelskoj, una petroliera e una nave appoggio) attraversando il canale di Suez ed entrando nel Mediterraneo per attraccare nella base di Tartus, si sono unite ad altre sette navi della Flotta del Baltico e della Flotta del Mar Nero che già pattugliavano al largo delle coste siriane. Sul posto, nell’esercito siriano, vi sono due battaglioni di difesa costiera con 36 sistemi lanciamissili per missili da crociera antinave P-800 Jakhont resistenti alle interferenze elettroniche e con una gittata di 460 km a Mach 2. Nel contratto firmato nel 2007 tra la Russia e la Siria vi sono quattro batterie di missili S-300, per 144 missili. Ogni batteria di S-300PMU2 può intercettare 12 bersagli aerei su traiettorie balistiche alte o basse, e può lanciare 6 missili in una sola raffica, ogni missile è guidato sul proprio bersaglio. I missili hanno una gittata massima di 195 km contro bersagli come F-16, F-15, F-18 e 40-70 km nel caso in cui il bersaglio sia un missile da crociera che vola a bassa quota o che integri tecnologia ‘Stealth’ (adottata su F-22, F-35 e B-2). Il sistema S-300 non è influenzato da contro-misure e interferenze radio-elettroniche, ed è protetto dal sistema di difesa AA a corta gittata SA-22 Pantsir-S1, di cui l’esercito siriano è già dotato. Il trasporto su ferrovia dei sistemi S-300 dalla fabbrica di Nizhnij Novgorod (vicino a Mosca) a Novorossijsk (sul Mar Nero), l’imbarco su navi e il trasporto fino a Tartus richiedono 3/4 giorni. Perché aver assegnato le navi da trasporto e sbarco truppe Admiral Nevelskoj e Peresvet al gruppo di navi russe al largo delle coste siriane? Per l’addestramento del personale siriano nel familiarizzare con la tecnologia dei missili russi e il loro uso e forse a posizionare istruttori russi anche in condizioni operative sul campo, per non più di un mese.
Il problema di Israele è il terreno svantaggioso, e cioè che dalle colline nel sud della Siria i radar delle batterie S-300 coprono tutto il territorio d’Israele. Subito dopo il decollo, la notizia di una formazione in volo di oltre quattro aerei da combattimento diviene subito nota e un attacco preventivo diventa impossibile prima di entrare nello spazio aereo siriano. I missili S-300 non costituiscono una minaccia per i ribelli siriani, per il semplice motivo che non hanno un’aviazione. Ma l’aviazione israeliana ed eventualmente quella della NATO, non solo non potrebbero raggiungere i loro obiettivi in territorio siriano, ma subirebbero anche pesanti perdite a causa dei sistemi S-300. Il conflitto militare in Libia è servito ai francesi da vetrina per l’esportazione dei Rafale, che fino ad allora non erano stati utilizzati in campagne militari. Il marketing è ora in voga, perché i russi non dovrebbero giovarsi nel consegnare ai siriani le 2 batterie di S-300PMU2 e le 2 batterie di S-400 Trjumf? Tra gli elementi richiesti dalla Siria, nel contratto del 2007 con la Russia, era anche incluso un numero imprecisato di sistemi missilistici Iskander-M. A questo proposito, il missile russo 9K720 Iskander-M è conosciuto per essere quasi balistico, con un margine di precisione di 5 m per una gittata di 500km, volando ad una quota di 50 km, e quindi fuori dalla portata dei missili antibalistici SM-3 statunitensi. Potendo manovrare in altitudine e direzione, e volando a 2,66 km/s (Mach 6-7), sfugge ai missili antibalistici endoatmosferici tipo Patriot, Iron Dome e THAAD. Inoltre, l’Iskander è progettato per ingannare lo scudo missilistico. La cattiva notizia per Israele è che il 9K720 Iskander-M è un missile che trasporta un carico di 6 bombe nell’ogiva, come il sistema JDAM, ognuna programmata con le coordinate GPS del bersaglio. Le 6 bombe sono dirompenti e possono perforare i rifugi degli aerei negli aeroporti. In sostanza, un missile Iskander può distruggere 8-12 aerei da combattimento e 15 Iskander possono lasciare Israele senza un aeromobile in 5 minuti. Tutti questi sistemi, e la presenza di 12 navi da guerra russe, sono volti a tenere lontano un grande gruppo d’assalto anfibio (strutturato intorno a 1-2 portaerei o portaelicotteri) che prenda di mira il territorio siriano, tenendo lontano dalla Siria i suoi aerei. Così, la possibilità per gli Stati Uniti d’imporre una “no fly zone”, come nel caso della Libia nel 2011, diventa un’illusione.

167110038La vera battaglia per la Siria, di cui i media non parlano
Ho spiegato nel precedente articolo (“Siria, un test per la sopravvivenza di Israele“), che l’operazione per l’accerchiamento e la conquista di Damasco dal novembre 2012 al 5 febbraio 2013 attuata dai ribelli, s’è conclusa in una grande catastrofe per il cosiddetto Esercito libero siriano. Ciò  ha permesso all’esercito nazionale del presidente siriano Bashar al-Assad di prendere l’iniziativa e di avviare un’offensiva generale che porterà inevitabilmente alla fine della guerra civile. Accanto a queste battaglie terrestri ha avuto luogo, nel Mediterraneo, una guerra più complessa tra le flotte russe e statunitensi, con manovre e riposizionamenti strategici estremamente rischiosi, secondo ogni regole della moderna arte militare. Senza sparare un solo colpo, questo confronto è stato vinto definitivamente, per la prima volta dalla fine della guerra fredda, dalla Russia. Ed è per questo che la stampa occidentale è rimasta in silenzio totale su ciò.
In primo luogo, nel Mediterraneo orientale, al largo delle coste siriane, è apparsa la 502.th Task Force Attack Group della Sesta Flotta degli Stati Uniti, con una portaerei (George Bush?) con 80-90 aerei ed elicotteri a bordo. La sua missione era posizionarsi per poter lanciare attacchi aerei contro obiettivi a Damasco, mentre l’esercito siriano era circondato dai ribelli, aiutandoli a superare la resistenza dell’esercito siriano e a prendere il potere. Ma i russi hanno sventato le intenzioni degli Stati Uniti interponendosi subito tra la 502.th Task Force e le coste siriane, con la portaerei Admiral Kuznetsov che trasportava un gruppo di 24 velivoli multiruolo Su-33 e MiG-29KUB, quattro Sukhoj Su-25UTG/UBP, 16 elicotteri antisommergibile Kamov Ka-27PLO. La portaerei Admiral Kuznetsov è armata con 12 missili antinave P-700 Granit, la cui velocità è di Mach 2,5 con una gittata di 625 km, superiore a quella del missile RGM-84 Harpoon (velocità di 864 chilometri all’ora, gittata di 125 km) di cui sono armati i cacciatorpediniere e le fregate statunitensi di scorta alla 502.th Task Force. La Kuznetsov era scortata dal cacciatorpediniere lanciamissili Admiral Chabanenko e dalla fregata Ladnij. Per 40 giorni, il gruppo navale degli Stati Uniti ha cercato di coprirsi con un intenso disturbo radar, per aprire un passaggio verso le coste siriane, bypassando il dispositivo russo, ma invano. Questa prima fase si è conclusa con il ritiro dal teatro di operazioni dei due gruppi formati intorno alla portaerei degli Stati Uniti. Ma gli statunitensi non avevano mollato e in questa parte del Mediterraneo, al largo delle coste siriane, la Sesta Flotta aveva mantenuto in pattuglia tre cacciatorpediniere classe Arleigh Burke armati con 110 missili da crociera BGM-109 (Tactical Tomahawk) con una gittata di 1600 chilometri, progettati per attaccare bersagli terrestri. Questo è il motivo per cui, da gennaio al 4 febbraio 2013, l’incrociatore Moskva, i cacciatorpediniere Severomorsk e Smetlivij (armati con i missili antinave Uran, con prestazioni simili a quelle dei missili RGM-84 Harpoon degli Stati Uniti) e la fregata Jaroslav Mudrij hanno compiuto esercitazioni di combattimento nel Mediterraneo, al largo delle coste della Siria. Vi avevano partecipato anche le navi anfibie Saratov, Azov, Kaliningrad e Aleksandr Shabalin e velivoli da pattugliamento marittimo a grande raggio e bombardieri strategici della 4.ta Armata Aerea russa. L’incrociatore Moskva è armato con lanciamissili 8×8 S-300 PMU Favorit, specializzati nell’abbattere missili da crociera e antinave. Ho scritto nel precedente articolo che quando volano a bassa quota, a causa del terreno irregolare, i missili da crociera possono essere abbattuti dai sistemi S-300 a 40-70 km di distanza. Al di sopra del mare, la loro distanza viene raddoppiata e con essa la portata dei missili S-300. L’incrociatore Moskva è anche dotato di 16 missili antinave P-500 Bazalt con una gittata di 550 km e dalla stessa velocità del P-700 Granit (Mach 2,5). Per questo motivo, se i tre cacciatorpediniere statunitensi avessero sparato la prima salva di missili da crociera contro la Siria, sarebbe stato il loro ultimo atto. In queste condizioni, la penetrazione delle coste della Siria con i missili cruise statunitensi è diventata impossibile.
Ai primi di febbraio 2013, con il crollo del cosiddetto esercito libero siriano, che assediava Damasco, il gioco del gatto col topo tra gruppi navali russi e statunitensi nel Mediterraneo orientale è stato sospeso. Le navi della Flotta del Mar Nero russa, guidate dall’incrociatore Moskva sono ritornate nella loro base in Crimea, e il loro posto nella forza navale russa nel Mediterraneo è stato preso da altre navi, che oggi è costituita principalmente dai cacciatorpediniere antisommergibili Admiral Panteleev e Severomorsk e dalla fregata Jaroslav Mudrij. Ritirando l’incrociatore Moskva (vale a dire i missili S-300PMU Favorit a bordo) dalle coste della Siria, i russi hanno volutamente lasciato indifeso lo spazio aereo siriano, attirando deliberatamente gli israeliani nella trappola, che si sono precipitati nella breccia con le loro incursioni aeree nelle notti del 3/4 e 4/5 maggio 2013, al fine di indebolire offensiva militare del governo siriano. A differenza dei precedenti dispositivi presso la Siria, le navi russe attualmente presenti nel Mediterraneo sono attrezzate per la lotta antisommergibili, con i missili-siluro RPK-2 Vjuga (gittata di 45 km), RU-100 e RPK-6/7 Veter (gittata di 120 km) che in immersione navigano alla velocità di 400 km sfruttando il fenomeno della cavitazione. Sono propulsi da razzi a combustibile solido, e possono facilmente passare dall’ambiente marino all’ambiente aereo volando a Mach 1,5. Esattamente come previsto dal comando della Marina russa, dopo il bombardamento israeliano del 3/4 e 4/5 maggio 2013, le forze navali degli Stati Uniti hanno inviato a pattugliare il Mediterraneo orientale, nei pressi dell’isola di Creta, due sottomarini d’attacco a propulsione nucleare classe Ohio (il SSBN-728/SSGN-728 Florida e il SSBN-729/SSGN-729 Georgia), da 18.000 tonnellate. Il sottomarino Florida ha partecipato alle operazioni in Libia nel marzo 2011, quando ha lanciato 93 missili da crociera, di cui 90 avevano centrato il bersaglio.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Storia delle armi chimiche viene utilizzata per nascondere la sconfitta dei ribelli in Siria

Mahdi Darius Nazemroaya, Strategic Culture Foundation 31.05.2013

syria_otaiba2La tempistica dei ripetuti attacchi di Tel Aviv alla Siria, nel maggio 2013, e l’avvio di un’altra serie di accuse e tensioni tra il governo turco e la Siria, e le conseguenti autobombe nella città turca di Reyhanli dicono molto. In primo luogo, gli attacchi aerei di Tel Aviv, violando lo spazio aereo libanese, contro l’impianto ricerca militare siriano nella città di Jamraya, che si trova nella galassia urbana di Damasco, chiarisce il ruolo di Israele nel destabilizzare la Siria. Israele agisce essenzialmente come aviazione dell’insurrezione. In secondo luogo, le accuse della Turchia contro la Siria sono parte della campagna di demonizzazione del governo turco contro Damasco, usata per giustificare l’atteggiamento aggressivo della Turchia contro i siriani.
Gli attacchi israeliani di maggio seguono un attacco simile all’inizio del 2013, a gennaio. L’attacco è stato giustificato come azione per impedire l’arrivo di un convoglio in Libano per consegnare missili iraniani all’ala militare di Hezbollah. Queste offensive israeliane in Siria riguardano sia la raccolta di informazioni per le forze a terra e, secondo il governo siriano, sia la collaborazione israeliana con le forze antigovernative che combattono in Siria. Israele ha anche incrementato la presenza militare sulle alture del Golan. A parte i suoi aviogetti, Israele ora ha apertamente detto di aver inviato truppe, spie, veicoli e droni in Siria. E’ coinvolto nel supporto dell’insurrezione. Tel Aviv è stato anche colto a spiare la marina russa nel porto mediterraneo di Tartus, dove tre grandi dispositivi galleggianti per la trasmissione elettronica sono stati trovati al largo di un’isola, per  monitorare le navi russe.
Le offensive israeliane inoltre illuminano il ruolo centrale di Washington nell’organizzazione dell’assedio e della guerra segreta contro i siriani mediante ascari e fantocci. Il coinvolgimento di Tel Aviv in Siria è coordinato dall’amministrazione Obama. Il commento di Barak Obama sugli attacchi israeliani ne dava immediato sostegno. Il presidente degli Stati Uniti ha detto alla rete Telemundo che gli israeliani sono giustificati nell’aggredire la Siria e che gli Stati Uniti si coordinano con Tel Aviv contro il governo siriano. Inoltre, gli attacchi aerei israeliani si sono avuti dopo le riunioni tra i membri dei gabinetti Obama e Netanyahu. Ancor prima, il presidente Obama aveva visitato Israele per ricucire i rapporti tra Israele e Turchia, per far sì che entrambi gli alleati degli Stati Uniti coordinassero i loro sforzi contro i siriani.

Il coordinamento militare israeliano e turco contro la Siria
Gli attacchi aerei israeliani contro Jamraya appaiono una provocazione calcolata, volta a istigare le ostilità utilizzando la risposta siriana come pretesto per la guerra. Non dovrebbe sorprendere che dopo l’attacco di Israele su Jamraya, Turchia e Israele abbiano lanciato esercitazioni militari sui rispettivi confini con la Siria, nel caso d’Israele questi comprendono le alture del Golan, territorio siriano occupato. Mentre i movimenti militari di Israele e Turchia, che sono stati presentati come esercitazioni separate, difatti erano dei coordinati pre-posizionamenti militari da parte dei due alleati. Inoltre, gli Stati Uniti e un gruppo di loro alleati hanno iniziato delle esercitazioni militari al largo delle coste iraniane, nel Golfo Persico, allo stesso tempo. L’atteggiamento militare era volto  sia ad intimidire la Siria che i suoi alleati regionali, a non reagire militarmente contro gli attacchi israeliani o di aspettarsi che una risposta militare siriana apra la porta all’attacco congiunto israeliano e turco alla Siria o a un conflitto regionale che potrebbe coinvolgere gli alleati della Siria,  Iran e Libano. Nonostante il fatto che l’Iron Dome si sia dimostrato inefficace nei combattimenti d’Israele a Gaza, nel 2012, e sia stato quindi chiamato il “Duomo di carta” per beffa, gli israeliani hanno inoltre dichiarato lo stato di allerta e inviato due delle loro batterie antimissile Iron Dome verso i confini libanesi e siriani.

Narrazioni contorte
La Turchia ha giocato un gioco simile nelle sue aree di confine con la Siria, compresi scambi di artiglieria turca e siriana. Il governo turco ha invano cercato di galvanizzare l’opinione pubblica turca nel sostenere le sue impopolari politiche ostili alla Siria. In entrambi i casi, la vera vittima, la Siria, è stata trasformata nell’aggressore, mentre i colpevoli vengono presentati come vittime. L’attacco d’Israele contro la Siria viene presentato come un atto puramente difensivo dai suoi fautori. Tale narrazione non coglie il punto che Israele ha apertamente detto di esser coinvolto nel conflitto in Siria per la ragione strategica di danneggiare la Siria e minare gli iraniani e i loro alleati regionali. C’è un errore d’inversione della logica qui, perché la narrazione israeliana ignora il fatto che eventuali ipotetici invi di armi iraniane ad Hezbollah sono il risultato diretto della continua aggressività d’Israele verso il Libano. Hezbollah, che significa “Partito di Dio” in arabo, non è stato creato per distruggere Israele, l’organizzazione libanese è stata creata con il sostegno dell’Iran con l’obiettivo di difendere il Libano dalle aggressioni israeliane, dopo diversi anni di occupazione israeliana del Libano. Vale la pena notare che l’invasione e l’occupazione israeliana del Libano veniva giustificata da Tel Aviv con la scusa di scacciare l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ma ciò continuò anche dopo che l’OLP lasciò il Libano.
Nel caso della Turchia, i siriani non hanno cercato di istigare un conflitto con la Turchia. Il governo dell’AKP di Turchia ha sostenuto attivamente il terrorismo contro la Siria, permettendo alle forze straniere di utilizzare il suolo turco per l’infiltrazione e come base logistica. Questo, però, non ha fermato il governo turco dall’incolpare delle autobombe di Reyhanli la Siria, subito dopo le esplosioni e senza nemmeno condurre un’indagine adeguata. Il primo ministro Erdogan e il suo governo non riconoscono nemmeno la maggiore probabilità che le bombe siano state piazzate dai loro stessi alleati, che combattono contro il governo siriano. Qualcuno chiamerebbe gli attentati di Reyhanli una specie di “ritorno di fiamma”, mentre altri non hanno escluso la possibilità di una “false flag” perpetrata per incastrare la Siria. In realtà, si scopre che i funzionari turchi sapevano  che gli attentati terroristici stavano per essere effettuati. Redhack, un gruppo di attivisti hacker turchi, ha diffuso una serie di cabli che rivelano che l’intelligence della gendarmeria di Ankara,  responsabile verso il Ministero degli Interni della Turchia, fosse consapevole che gli attentati di Reyhanli stavano per avere luogo.

Il motivo di fondo delle nuove pressioni: l’insurrezione è stata sconfitta
Una nuova equazione è entrata in vigore. A causa della sconfitta degli insorti, la pressione esterna viene ora applicata per sostituire la calante pressione interna sulla Siria. In questo contesto, le mosse israeliane e turche sono parte di una strategia coordinata e orchestrata da Washington contro la Siria. Gli attacchi israeliani e le autobombe terroristiche in Turchia servono a rinnovare le pressioni straniere sulla Siria e l’escalation della retorica interventista contro Damasco. Questa è una diretta conseguenza delle gravi sconfitte che le forze anti-governative hanno subito in Siria. Tutto il rumore sull’uso di armi chimiche da parte del regime siriano proviene da funzionari e media ufficialisti statunitensi, canadesi, israeliani, europei occidentali, turchi, sauditi e qatarioti nell’ambito di questo nuovo rimescolamento… le voci sull’uso di armi chimiche in Siria e le sfacciate accuse di Ankara circa il sostegno siriano al terrorismo al confine turco, nascondono la ritirata delle milizie anti-governative.
Le accuse sull’uso di armi chimiche e gli eventi che coinvolgono Israele e Turchia servono, inoltre, da nuove variabili in mancanza di una strategia di Washington verso la Siria. Queste nuove variabili forniscono a Washington una leva nelle trattative con gli alleati della Siria, in particolare la Russia e la Cina, e una maggiore flessibilità di azione nella guerra segreta in Siria. In un modo o nell’altro, hanno anche aperto la porta a nuove possibilità all’obiettivo del cambio di regime in Siria e fornendo maggiore spazio a Washington nel contrattare vantaggi politici in Siria.

Chi usa armi chimiche in Siria?
Il governo siriano si è rivolto alle Nazioni Unite sull’uso di armi chimiche da parte delle forze ribelli. Ha chiesto un’indagine formale delle Nazioni Unite. A sua volta, riprendendo l’assai poco originale farsa delle ispezioni sulle armi delle Nazioni Unite contro l’Iraq di Saddam Hussein, l’amministrazione Obama e i suoi alleati lavorano a politicizzare le indagini delle Nazioni Unite per darne la colpa al governo siriano. Questo è uno dei motivi per cui gli Stati Uniti e i loro alleati hanno scelto d’impedire alla Russia d’inviare ispettori in Siria. Nonostante il fatto che le armi chimiche siano state usate contro i sostenitori del governo nelle zone controllate dal governo, i ribelli e i nemici della Siria cercano d’incolpare Damasco per gli attacchi chimici. I siriani hanno accusato i ribelli e i loro sostenitori stranieri di aver deliberatamente usato armi chimiche in Siria per creare il pretesto per una guerra diretta dalla NATO contro il loro Paese. Sono stati accusati anche la Turchia e Israele. Lawrence Wilkerson, ex capo dello staff del segretario di Stato Colin Powell, ha anche detto, durante un’intervista a Current TV, che l’uso di armi chimiche in Siria potrebbe essere il risultato di un’operazione false flag, che avrebbe potuto essere stata eventualmente perpetrata da Israele.
Anche se le Nazioni Unite sono per lo più acquiescenti verso le richieste degli Stati Uniti contro la Siria, hanno respinto le accuse sulle armi chimiche contro Damasco. La Commissione d’inchiesta internazionale indipendente sulla Repubblica araba siriana, un corpo investigativo dell’ONU che è stato istituito dall’Ufficio dell’Alto Commissario per i Diritti Umani  delle Nazioni Unite, ha rivelato che secondo i suoi accertamenti risulta che in Siria sia stato utilizzato gas Sarin dalle forze anti-governative e non dal governo siriano. Ciò è troppo scomodo per Washington. Gli Stati Uniti hanno immediatamente respinto le valutazioni delle Nazioni Unite, mentre la NATO si è affrettata a minare il rapporto dicendo di essere scettica verso i risultati delle Nazioni Unite. Invece gli Stati Uniti e i loro alleati hanno supportato una risoluzione il 15 maggio 2013 contro la Siria  all’Assemblea generale delle Nazioni Unite, che in sostanza ha visto gli Stati Uniti e i loro alleati e fantocci, votare contro la Siria, e tutti i Paesi dalla politica estera indipendente votare contro o astenersi. E’ in questo quadro che l’amministrazione Obama ha detto che l’uso di armi chimiche è una “linea rossa” per l’intervento degli Stati Uniti. Il governo degli Stati Uniti ha anche pubblicamente esortato la NATO a riconsiderare il suo ruolo in Siria, sulla base delle accuse da parte di Israele, Gran Bretagna, Turchia, Francia e dell’amministrazione Obama sull’uso di armi chimiche da parte del governo siriano. La situazione di stallo tra i principali alleati della Siria e gli Stati Uniti, tuttavia, rende l’intervento militare diretto del Pentagono e della NATO una proposta difficile, pericolosa e improbabile. La creazione di una nuova task force mediterranea della Russia, attraverso il dispiegamento permanente di un contingente di navi da guerra della Flotta del Pacifico russa nel Mar Mediterraneo, è volto ad impedire l’intervento militare degli Stati Uniti e della NATO in Siria.
Il fiasco delle armi chimiche viene usato per giustificare ulteriori aiuti degli Stati Uniti agli insorti, invece della guerra diretta che elementi del tipo Coalizione Nazionale siriana, i petro-sceiccati arabi, i neo-con e l’Istituto di Washington per la Politica del Vicino Oriente hanno promosso come cheerleaders. La sconfitta degli insorti ha avviato una nuova serie di piani contro la Siria e i suoi alleati. Anche mentre il segretario di Stato John Kerry parla con il suo omologo russo, Sergej Lavrov, di organizzare una seconda conferenza di pace in Siria a Ginevra, gli Stati Uniti dichiarano che si preparano ad armare i ribelli… sul modello delle accuse che spianarono le mosse anglo-francesi contro la Libia utilizzate per scatenare la guerra imperialista di Washington alla Libia, le accuse sulle armi chimiche usate dagli Stati Uniti e dai loro alleati contro il governo siriano agiscono da cortina fumogena per porre fine all’embargo dell’Unione europea sulle armi alla Siria. Stati membri dell’Unione europea effettivamente invieranno armi ai ribelli in Siria sulla base di queste accuse.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Israele combatte una guerra regionale in Siria

Mahdi Darius Nazemroaya, Global Research, 30 maggio 2013

110609-syrie-religion-9a1a6L’evoluzione della situazione interna in Siria mette in movimento una nuova serie di piani che coinvolgono l’aggressione israeliana contro la Siria. Non solo gli Stati Uniti e i loro alleati cercano di rinforzare militarmente le milizie anti-governative in ritirata, ma ora il loro obiettivo è creare una nuova fase del conflitto in cui gli Stati inizino ad agire contro la Siria al posto delle indebolite forze anti-governative. In altre parole, la pressione esterna viene applicata per sostituire la declinante pressione interna. L’ingresso delle truppe israeliane e del servizio di sicurezza Mossad in Siria con ripetuti attacchi aerei, in violazione dello spazio aereo libanese, all’impianto siriano di ricerca militare nella città di Jamraya chiarisce il ruolo d’Israele nel destabilizzare la Siria. Israele ha anche ammesso che “un’intensa attività d’intelligence” è stata attuata in Siria dalle forze israeliane e che pensa anche di occupare altro territorio siriano come nuova “zona cuscinetto”. Fox News, apertamente sbilanciata in favore di Israele, ha trasmesso un video di soldati israeliani che attraversano illegalmente la frontiera siriana. Notizie dalla Siria indicano che un veicolo militare israeliano è stato sequestrato durante i combattimenti contro le forze anti-governative nella città di Quseir, nel territorio siriano.

Epicentro di una guerra regionale?
Gli eventi che coinvolgono Israele sono parte della tendenza ad ampliare e internazionalizzare il conflitto siriano, creando ricadute violente. Secondo un quotidiano britannico: “Se qualcuno aveva dubbi che il raccapricciante [conflitto] in Siria stia già divenendo un più ampio conflitto in Medio Oriente, gli [attacchi israeliani] negli ultimi giorni dovrebbero dirgli di abbandonarli”. Turchia e Israele, come il Regno hashemita di Giordania, sono innegabilmente coinvolti nei combattimenti quali aggressori della Siria. La Turchia ha condotto le operazioni di ricognizione della NATO in Siria, ospita missili Patriot della NATO puntati contro la Siria (con la possibilità di schierarli contro l’Iran e la Russia) e favorisce apertamente le forze anti-governative. Israele è stato il più discreto dei due, ma ha inviato il Mossad in Siria e costruito strutture nelle alture del Golan per aiutare l’insurrezione. Entrambi i Paesi hanno continuamente minacciato la Siria e spinto per l’intervento della NATO e la no-fly zone. Per tutto il tempo, gli Stati Uniti hanno stimolato Ankara e Tel Aviv a proseguire le tensioni di guerra e hanno anche proposto la vendita alla Turchia di gas degli Stati Uniti per allontanare economicamente i turchi dagli alleati siriani Russia e l’Iran e dall’influenza che hanno sulla essa.
In realtà, la Siria è solo un fronte di una grande lotta egemonica che si estende dall’Afghanistan presidiato dalla NATO all’Iraq passando per il Libano e la Striscia di Gaza. La Repubblica libanese si presenta quale prossimo obiettivo della destabilizzazione nella grande lotta di cui la Siria è un fronte. Vi sono timori che ci possa essere un vuoto tra i parlamentari e il governo a Beirut, a causa della ricaduta della crisi in Siria che potrebbe essere capitalizzata per accendere un altro conflitto interno libanese. Le tensioni tra il filo-siriani guidati da Hezbollah dell’Alleanza 8 marzo e gli anti-siriani guidati da Hariri dell’Alleanza del 14 Marzo, si sono accumulate in seguito al conflitto in Siria. Entrambe le parti in Libano sono coinvolte nel conflitto siriano. Il Libano viene trascinato nel conflitto perché la Siria è utilizzata come arena per colpire e paralizzare Hezbollah e l’Alleanza 8 marzo, con l’obiettivo di trasformare il Libano in una colonia controllata da Washington e dai suoi alleati, che sarà governata dal corrotto Hariri alla guida dell’Alleanza del 14 Marzo. Hezbollah ha iniziato a combattere sul lato siriano del confine siro-libanese, mentre l’Alleanza del 14 Marzo ha iniziato l’invio di armi e finanziamenti agli insorti fin dall’inizio della sollevazione, nel 2011. Dopo mesi di menzogne, il ruolo di Hariri in Libano è stato scoperto nel novembre del 2012, quando furono fornite le prove che dimostrano che il membro del partito futuro di Hariri, Okab Sakr, era dietro l’invio di armi ai ribelli siriani in coordinamento con ufficiali dei servizi segreti turchi e qatarioti. Per quanto riguarda Hezbollah, i suoi membri cominciarono a lottare sul lato siriano del confine di propria iniziativa. Poi i ribelli in Siria hanno iniziato ad attaccare i villaggi sciiti su entrambi i lati del confine siro-libanese. Le forze anti-governative in Siria hanno iniziato a fare tutto il possibile per provocare Hezbollah ad azioni di rappresaglia, compreso il rapimento di pellegrini libanesi e, nel 2012, il deliberato attacco ai santuari sciiti in Siria. Dopo che la moschea in cui Hujr Adi ibn al-Kindi e suo figlio furono sepolti, in Siria, è stata profanata dagli insorti, Hezbollah e sciiti iracheni sono entrati ulteriormente nel conflitto siriano per proteggere la moschea di Sayyidah Zaynab. In Siria non solo sono stati attaccati i sacri edifici venerati dagli sciiti, ma leader sunniti sono stati uccisi e chiese cristiane sono state profanate. Leader spirituali cristiani sono stati aggrediti. I funzionari iraniani hanno accusato gli Stati Uniti, Israele e i sauditi per la profanazione di questi luoghi santi siriani e gli attacchi delle minoranze.
Mentre la maggior parte della popolazione araba sunnita di Siria sostiene il governo siriano contro i ribelli e i loro sostenitori stranieri, vi è una spinta reale per tracciare il conflitto in Siria lungo linee settarie tra arabi contro non-arabi, e sunniti contro alawiti e sciiti. Varie minoranze vengono sistematicamente aggredite. Drusi, cristiani maroniti cattolici, melchiti cristiani greco-cattolici, cristiani greco-ortodossi, armeni cristiani ortodossi, siriaci cristiani ortodossi, alawiti e duodecimani (jaffari) e sciiti vengono tutti aggrediti in quanto minoranze religiose. Armeni, assiri, curdi, e turcomanni vengono aggrediti in quanto minoranze etniche. L’Iraq conosce fin troppo bene l’incubo che la Siria sta affrontando. Molti ribelli in Siria provengono dall’Iraq e sono legati al movimento del Risveglio al-Anbar (o Figli del Movimento Iraq), collegato ad al-Qaida ed hanno cominciato a collaborare e ricevere finanziamenti dagli Stati Uniti durante la guerra contro l’occupazione anglo- statunitense. Se questi vincono in Siria, alla fine ritorneranno in Iraq per accendere la rivolta contro il governo federale di Baghdad. D’altra parte, il conflitto in Siria è il catalizzatore del rafforzamento russo in Medio Oriente e della costruzione di nuovi legami tra Hezbollah e Mosca. Nell’ottobre del 2011, Hezbollah ha inviato una delegazione in Russia per discutere dei combattimenti in Siria. E’ chiaro ormai che Mosca si coordina con l’”Asse della Resistenza” o Blocco della Resistenza guidata dagli iraniani che comprende Siria, Hezbollah, Michel Aoun e i palestinesi. Dopo colloqui sulla Siria a Teheran, durante la visita del viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov a Beirut il 26 aprile, in piena vacanza del governo formale libanese, è stata adottata questa cooperazione strategica. Il viaggio di Bogdanov in Libano è importante, perché è stato un chiaro indicatore del fatto che la Russia ha stretto legami strategici diretti con Hezbollah e che riconosce il Blocco della Resistenza come prolungamento della propria sicurezza.
Come Hezbollah, l’Iran è anche un obiettivo del conflitto in Siria. Questo è uno dei motivi per cui  Hassan Nasrallah, il segretario generale di Hezbollah, ha compiuto una visita a Teheran il 29 aprile (dopo l’incontro con Mikhail Bogdanov) per discutere di un fronte comune con gli iraniani. Lo stesso gruppo di Paesi che attaccano Siria e Hezbollah, hanno di mira l’Iran. E’ stato riportato che “Israele si prepara ad accettare un accordo di cooperazione di difesa con la Turchia e tre Stati arabi, volta ad istituire un sistema di allarme rapido per rilevare i missili balistici iraniani“. Uzi Mahnaimi ha spiegato che questa “proposta, a cui i diplomatici coinvolti si riferiscono come ’4 +1′, potrebbe alla fine portare i tecnici di Turchia, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Giordania a cooperare con gli israeliani nei centri di comando-e-controllo congiunti“. Proprio come Hezbollah ha confermato, è coinvolto nei combattimenti in Siria e ha promesso che i “veri amici” della Siria, cioè  Iran, Russia, Cina e l’Alleanza 8 marzo libanese, non lasceranno che la Siria cada nelle mani degli Stati Uniti e dei loro alleati, Teheran ha detto più volte a Washington e ai suoi alleati che la Siria è la ‘Linea Rossa’ degli iraniani. I comandanti iraniani hanno detto che la Siria è un’estensione dei perimetri di sicurezza dell’Iran. Inoltre, gli iraniani hanno ammesso apertamente che aiutano i loro alleati siriani e sono disposti a fornire addestramento ed assistenza a Damasco, come pure ad intervenire militarmente per aiutare la Siria se gli Stati Uniti e i loro alleati l’attaccano.

1150404024La Siria e il progetto per il “Nuovo Medio Oriente”
Ciò che accade in Siria avrà importanti ripercussioni regionali e globali. I tentativi di creare una guerra settaria fanno parte della logica del divide et impera. Ciò rientra nella strategia del “caos costruttivo” di Stati Uniti e Israele, per frammentare e ridisegnare l’intero Medio Oriente secondo il Piano Yinon e le sue versioni rimaneggiate. Il ministro degli Esteri iraniano Salehi ha avvertito che se il conflitto in Siria non finirà il risultato sarà la partizione della Siria e l’ampliamento del conflitto in tutto il Medio Oriente. Gli stessi avvertimenti riecheggiano da Russia, Siria e altri luoghi. Mentre i cinesi mantengono il silenzio, si rendono conto che l’assedio della Siria è parte del piano del Pentagono contro la Cina. Il giorno prima che Benjamin Netanyahu arrivasse a Pechino, la CNN aveva riferito che “il portavoce del ministero degli esteri cinese aveva suggerito che la linea dura di Netanyahu fosse un messaggio sgradito ai suoi ospiti cinesi“, per via degli attacchi israeliani a Jamraya.
La situazione in Siria è simile alla situazione che si è creata in Iraq durante l’occupazione anglo-statunitense. Si tratta della continuazione del medesimo processo di destabilizzazione che vuole distruggere il tessuto pluralistico delle antiche società del Medio Oriente. E’ il piano che ha scacciato i cristiani dall’Iraq e distrutto i quartieri misti sciiti e sunniti, arabi e curdi. Contemporaneamente l’Iraq soffre per la realizzazione virtuale sia del Piano Yinon che del Piano Biden, che vogliono che l’Iraq debba essere diviso in tre settori. Il governo regionale del Kurdistan, che opera apertamente contro la sovranità dell’Iraq ed è allineato a Turchia e Israele, è ai ferri corti con il governo federale di Baghdad e possiede de facto l’indipendenza. I corrotti leader del governo regionale del Kurdistan hanno impedito all’esercito iracheno di controllare alcuni valichi del confine iracheno-siriano nel nord, usati dai ribelli in Siria, ed hanno permesso agli israeliani di usare il Kurdistan iracheno come base delle operazioni contro la Siria e l’Iran. Come hanno fatto in Iraq durante il caos, gli Stati Uniti e i loro alleati usano soldi e settarismo. L’insurrezione in Siria è finanziata dagli Stati Uniti e dai membri della loro coalizione anti-siriana, come i sauditi e il Qatar.  Inoltre, i gruppi di opposizione al governo siriano sono stati finanziariamente cooptati dal ramo siriano della Fratellanza musulmana, grazie al finanziamento estero ricevuto per rovesciare il governo siriano. Un esponente dell’opposizione ha ammesso che i Fratelli musulmani “ci hanno chiesto di quanto avevamo bisogno, glielo abbiamo detto e loro ci hanno mandato immediatamente tale importo“. Inoltre, i fondi esteri non sono stati utilizzati solo per pagare ciò di cui avevano bisogno, ma i Fratelli musulmani dicevano ad attivisti e oppositori del governo che “dovrebbero prendere l’uno per cento dei finanziamenti per i loro stipendi personali“. Non ci dovrebbe essere alcun dubbio che i ribelli in Siria ed Israele siano dalla stessa parte. Le forze anti-governative in Siria hanno persino ringraziato Israele in diverse occasioni ed erano giubilanti per gli attacchi israeliani contro Jamraya. In conseguenza dell’imbarazzante attenzione che hanno ricevuto per essersi allineati con Israele, i ribelli in Siria hanno cambiato marcia e cercato di salvare la faccia  sostenendo ridicolmente che Israele è segretamente alleato con Bashar al-Assad, l’Iran e Hezbollah.
Ha qualcosa di significativo quando i funzionari israeliani dicono che non vedono il cambio di gestione di al-Qaida in Siria come una minaccia per Tel Aviv. Amos Gilad, ufficiale dell’esercito israeliano, ha dichiarato apertamente che al-Qaida non rappresenta alcuna preoccupazione per Israele e “anche se [i suoi] elementi ottengono un punto d’appoggio in Siria nel caos della guerra civile del paese, l’asse Siria-Iran-Hezbollah che affrontano [è] di gran lunga più pericoloso” per Israele. In realtà, i governi di Israele, Turchia, Arabia Saudita, Qatar, Regno Unito, Francia e Stati Uniti sono in combutta con i presunti terroristi che alcuni di loro dicono di contrastare o di combattere. Hanno utilizzato dei gruppi definiti dei rami di al-Qaida come truppe terrestri in Siria e in Libia. In caso di successo, alla fine si cercherà di utilizzare gli stessi militanti per accendere insurrezioni in luoghi come il Caucaso del Nord, Distretto Federale della Russia. Mentre Libano, Iran, Iraq e palestinesi vengono attaccati attraverso la destabilizzazione della Siria, i Paesi che aggrediscono la Siria preparano anche le fiamme che li bruceranno se il “Nuovo Medio Oriente” degli USA venisse inaugurato con un battesimo di fuoco e sangue. L’instabilità siriana e la possibile spartizione della Siria potrebbero innescare una guerra civile in Turchia e addirittura portare alla spartizione della Turchia stessa. Anche la Giordania sarà consumata dalle fiamme che bruciano la Siria. Se la Siria crolla, gli iraniani hanno espresso un avvertimento inequivocabile a re Abdullah II di Giordania sul suo futuro. Il messaggio di Teheran ad Abdullah II, un despota che arresta coloro che solo parlano negativamente di lui, ma che viene invitato alla Casa Bianca per parlare di democrazia in Siria, è semplice: “È necessario essere consapevoli del fatto che se gli Stati Uniti decidono di entrare in guerra con la Siria, il vostro regno vi sarà trascinato.” Né l’Arabia Saudita o il Qatar saranno risparmiati dalle fiamme che la Casa dei Saud e dei loro rivali al-Thani alimentano per conto dell’amministrazione Obama e d’Israele nei loro tentativi in Siria che potrebbero, infine, innescare una guerra totale in Medio Oriente e oltre.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su RT Op-Edge.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I missili antiaerei russi S-300 già schierati e operativi in Siria?

Prof. Michel Chossudovsky Global Research, 30 maggio 2013

923002Secondo fonti, il sistema missilistico superficie-aria russo S-300 deve essere consegnato e distribuito in Siria. Israele ha risposto con velate minacce. Secondo il ministro israeliano per gli Affari Militari Moshe Ya’alon: “È evidente che questa mossa è una minaccia per noi… In questa fase non posso dire che ci sia una escalation. Le spedizioni non sono state inviate ancora. E spero che non lo saranno… Dio non voglia che raggiungano la Siria, sapremo cosa fare“. Il presidente Assad ha confermato che gli S-300 sono stati consegnati. E’ importante inserire queste notizie nel contesto storico. L’annuncio di Mosca è stato casualmente descritto come un’improvvisata “rappresaglia” per la revoca dell’embargo sulle armi dell’Unione europea. Questa interpretazione eruttata dai media mainstream ignora la natura della pianificazione militare. Il dispiegamento dei missili antiaerei russi S-300 già schierati e operativi in Siria era previsto dal Ministero della Difesa russo dal 2006. Mosca ha annunciato nel giugno 2006 che avrebbe schierato i sistemi di difesa aerea S-300PMU per proteggere la sua base navale di Tartus nella Siria meridionale. Si era capito che questo dispiegamento potrebbe anche proteggere lo spazio aereo siriano. La notizia evidenzia lo schieramento degli S-300PMU, pur confermando che “i sistemi [s-300] non saranno consegnati ai siriani. Saranno equipaggiati e gestiti da personale russo. (Kommerzant)”.
L’intento dichiarato di Mosca, tuttavia, è “implementare un sistema di difesa aerea attorno alla base. Fornire una copertura aerea alla base stessa e a una parte consistente del territorio siriano“. Secondo le nostre fonti, la Russia e Damasco hanno raggiunto un accordo sulla modernizzazione delle difese aeree siriane. I suoi sistemi di difesa aerea a medio raggio S-125 saranno aggiornati allo fase Pechora-2A. L’aggiornamento certamente migliorerà la difesa aerea siriana, che utilizza equipaggiamenti in dotazione alla Siria dagli anni ’80. Mosca è pronta ad offrire alla Siria anche i più sofisticati sistemi a medio raggio Buk-M1. I sistemi Strelets a distanza ravvicinata, venduti a Damasco lo scorso anno, sono tutti dei sistemi di difesa aerea siriani che si dimostrano essere degli equipaggiamenti sofisticati, a questo punto (questi sistemi utilizzano il SAM Igla). (Kommerzant 28 luglio 2006)

Sviluppi recenti
Vi è ragione di credere che i principali componenti del sistema di difesa aerea S-300 siano stati consegnati e schierati in Siria nel corso degli ultimi 18 mesi. Vi sono indicazioni che i componenti del sistema S-300 siano già operativi. Secondo Arun Shavetz (24 novembre 2011), consiglieri tecnici russi sono arrivati in Siria nel novembre 2011, per “aiutare i siriani a gestire una batteria di missili S-300″. La relazione indica inoltre che un sistema radar avanzato è stato installato in tutte le installazioni chiave siriane, militari e industriali. “Il sistema radar copre anche le aree a nord e a sud della Siria, dove sarà in grado di rilevare il movimento di truppe o di aeromobili in direzione del confine siriano. I radar coprono gran parte d’Israele, così come la base militare di Incirlik in Turchia, utilizzata dalla NATO.” (Ibid)
Quasi un anno fa, nel giugno 2012, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak fece pressione su Mosca per annullare la vendita degli S-300 alla Siria. Il presidente russo Vladimir Putin, durante la sua visita in Israele, ha confermato la sospensione della vendita di S-300 (vedasi Israele convince la Russia ad annullare l’accordo siriano sui missili S-300: ufficiale, Xinhua 28 giugno 2012). Mentre non vi è alcuna conferma ufficiale che gli S-300 siano già operativi, la Siria possiede il sistema di difesa aerea Pechora-2M, che fonti militari statunitensi ammettono costituire “una minaccia”, vale a dire un ostacolo nel caso che una “no fly zone” sia attuata sulla Siria. Il Pechora-2M è un sofisticato sistema di puntamento multiplo che può essere utilizzato anche contro missili da crociera. Se questo sistema di difesa aerea non fosse attivo, l’attuazione di una “no fly zone” di USA-NATO, senza dubbio sarebbe stata già prevista in precedenza.

Pechora-2M_3Il sistema missilistico di difesa aerea SA-3 Pechora-2M è un sistema missilistico antiaereo superficie-aria a corto raggio progettato per la distruzione di aerei, missili da crociera, elicotteri d’assalto e altri bersagli a terra e aerei, a basse e medie altitudini.

Inoltre, in risposta all’installazione dei missili Patriot di USA-alleati in Turchia, la Russia ha consegnato alla Siria gli avanzati missili Iskander, ora pienamente operativi. L’Iskander è descritto come un sistema missilistico superficie-superficie “che nessun sistema di difesa missilistica può tracciare o distruggere“. L’Iskander può volare alla velocità ipersonica di oltre 1,3 chilometri al secondo (Mach 6-7) e ha una gittata di oltre 280 miglia con una precisione millimetrica nel distruggere bersagli con la sua testata da 1.500 chili, un incubo per qualsiasi sistema di difesa missilistica.

293016L’Iskander

Allegato
Portiamo all’attenzione dei lettori di Global Research una relazione che descrive la natura del sistema missilistico superficie-aria russo S-300V. Nota: questo sistema è diverso da quello installato in Siria.

Da MissileThreat:
L’S-300V, noto anche con la designazione NATO SA-12, è un avanzato sistema missilistico superficie-aria russo. Due sono le versioni attualmente esistenti: il Gladiator (NATO: SA-12A), in grado di distruggere i missili balistici, e il Gigant (NATO: SA-12B), per l’uso contro aerei e missili da crociera. Dall’inizio degli anni ’90, i russi hanno venduto migliaia di S-300V in Asia, Europa e Medio Oriente.

S-300V (SA-12A Gladiator, SA-12B Gigant)
Utente: Russia
Testata: HE (Alto Esplosivo)
Gittata: A: 6 – 75 km; B: 13 – 100 km
Basato: mobile terrestre
Stato: operativo

Air Power Australia WebsiteFonte: Pravda

L’S-300V è stato sviluppato dalla Antej Corporation, una delle maggiori società della difesa dell’ex Unione Sovietica. E’ stato progettato principalmente come sistema antimissile balistico, anche se ha anche la possibilità di individuare e distruggere aerei e missili da crociera, come il Patriot degli Stati Uniti. L’S-300V è stato schierato nel 1986 ed ebbe un tale successo che, alla fine degli anni ’80, l’esercito sovietico ordinava una media di tre-quattro battaglioni ogni anno. (1) Negli anni ’90, l’Antej migliorò la capacità dell’S-300V, dando al sistema la possibilità di ingaggiare bersagli che volano fino a 100 chilometri di distanza. (2) Fin dall’inizio, l’S-300V è stato progettato come un sistema missilistico duplice, incorporando due missili che differiscono per dimensione, portata e finalità. Il più piccolo dei due, il Gladiator, è soprattutto un missile antiaereo. Con una lunghezza di 7 metri, 0,72 metri di larghezza e un peso di 2.500 chilogrammi, vola a 1,7 chilometri al secondo e può distruggere aerei a 6-75 chilometri di distanza che si trovano a quote tra i 25 e i 25000 metri. Ogni Gladiator ha una testata da 150 chilogrammi di alto esplosivo. (3)
Al contrario, il Gigant è progettato per distruggere missili balistici tattici e missili da crociera, anche se può anche abbattere aerei. Con una lunghezza di 8,5 metri, 0,9 metri di larghezza e un peso di 4.600 chilogrammi, si avvicina al bersaglio a 2,4 chilometri al secondo. Può ingaggiare missili da crociera e velivoli a distanze tra i 13 e i 100 chilometri a quote tra 1 e 30 chilometri (20-40 km contro i missili balistici). Come il Gladiator, ogni Gigant è dotato di una testata da 150 chilogrammi di alto esplosivo. (4)
Entrambi i missili S-300V sono guidati dal radar a scansione phased-array russo 9S19M2, in grado di eseguire la scansione per una superficie di 90 gradi ogni secondo. Secondo i funzionari dell’Antej, il radar rileva obiettivi tra i 20 e i 175 km di distanza con una precisione di 200-300 metri. Il 9S19M2 è in grado di inseguire fino a 16 missili balistici, aerei o missili da crociera e contemporaneamente gestire fino a sei dispositivi di jamming. Entrambe le varianti dei missili S-300V più il sistema radar, vengono trasportati su lanciatori mobili.
Nel corso degli anni, i russi hanno testato l’S-300V contro una vasta gamma di obiettivi. I funzionari dell’Antej sostengono che, in una serie di test nel 1997, gli intercettori Gladiator e Gigant distrussero più di 60 missili balistici e da crociera. Tra i missili bersaglio vi erano Scud-B modificati per simulare il missile balistico a corto raggio al-Hussein usato dall’Iraq nella Guerra del Golfo. In una serie di test, l’S-300V con un colpo singolo ha 0,4-0,7 probabilità di distruggere missili balistici tattici. Una media di 1,5-1,75 intercettori è sufficiente per abbattere un singolo bersaglio. (6) Nel 1998, l’Antej presentò una versione dell’S-300V, soprannominato “Antej-2500″. Conosciuto come S-300VM, mentre era in fase di sviluppo, il modello aggiornato adotta due tipi di missili con velocità massime di 1,7 e 2,6 chilometri al secondo. Il sistema modificato è in grado di ingaggiare contemporaneamente 24 bersagli a una distanza di 40-200 km e a quote dai 25 metri ai 30 chilometri. E’ in grado di rilevare, inseguire e distruggere missili balistici tattici fino a 2.500 km di distanza, da qui il suo nome, Antej-2500. (7)
Negli ultimi dieci anni, la Russia ha dispiegato migliaia di S-300V e Antej-2500 presso i suoi complessi militari e industriali chiave. Inoltre, ha esportato questi sistemi in Asia, Europa e Medio Oriente per finanziare la propria economia in difficoltà, a seguito del crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Secondo Aviation Week & Space Technology, “nella competizione mondiale per la vendita dei sistemi di difesa missilistica, l’S-300V della russa Antej Corp. è il principale  concorrente“. (8) Il vantaggio per gli acquirenti dei missili terra-aria russi è che, a differenza degli Stati Uniti, non vi sono allegati obblighi politici e, molto spesso, le armi sono molto più economiche rispetto a quelle statunitensi. (9) Nel 1996, per esempio, la Russia commercializzò il sistema S-300V negli Emirati Arabi Uniti, in diretta concorrenza con gli Stati Uniti, che vendevano missili Patriot agli Emirati Arabi Uniti da diversi anni. La Russia offrì i missili S-300V agli Emirati Arabi Uniti a prezzi pesantemente scontati, in sostanza li vendettero a metà del prezzo normale, in cambio della risoluzione del debito a lungo termine con l’UAE. L’accordo Russia-Emirati Arabi Uniti, tuttavia, fece arrabbiare gli Stati Uniti che inasprirono le loro relazioni con la Russia. (10)
L’S-300V ha anche svolto un ruolo nei più grandi e più redditizi accordi sugli armamenti tra la Russia e altre potenze nucleari. Nel febbraio 2002, il viceprimo ministro russo Ilja Klebanov guidò una delegazione a New Delhi, in India, per negoziare un accordo sulle armi pesanti, il cui punto focale fu la vendita di missili S-300V. (11) Nel corso degli anni, essendo uno dei più importanti e  maggiori acquirenti di armamenti della Russia, l’India ha dotato quasi i due terzi delle sue forze armate di equipaggiamenti russi. (12) Nel febbraio 2004, la Russia ha formalmente offerto di vendere il sistema di difesa all’India. (13) Le recenti tensioni tra India e Pakistan, entrambi in possesso di armi nucleari, garantisce che i sistemi missilistici antibalistici S-300V, ed altri, saranno predominanti nei futuri accordi sugli armamenti. (14)
Allo stesso modo, è stato indicato nel dicembre 2003 che Mosca intendeva fornire all’Iran, una potenziale potenza nucleare, 1,6 miliardi dollari di dollari in armamenti, per la maggior parte missili terra-aria S-300V o Antej-2500. L’Iran ha fatto pressioni sulla Russia per vendergli lo scudo difensivo dalla fine degli anni ’90. Si prevede che utilizzerà i missili per proteggere la sua importante regione industriale di Esfahan, la sua base navale di Bandar Abbas (sul Golfo Persico), i terminali petroliferi di Abadan e Khorramshahr e la centrale nucleare di Bushehr. (15) Gli Stati Uniti, manco a dirlo, espressero forti obiezioni all’accordo Russia-Iran e, ad un certo punto, minacciarono persino sanzioni. Nonostante queste obiezioni, sembra che la Russia non abbia intenzione di fermare la commercializzazione dei propri missili S-300V, così come di altre armi, in Asia, Europa e Medio Oriente nei prossimi anni.

Note
1. Nikolay Novichkov e Michael A. Dornheim, “Russian SA-12, SA-10 On World ATBM Market”, Aviation Week & Space Technology, 3 marzo 1997.
2. Robert Wall, “Russia’s Premier SAMs Seen Proliferating Soon”, Aviation Week & Space Technology, 27 settembre 1999.
3. Novichkov, et al.; Missile.index.
4. Ibid.
5. Novichkov, et al.
6. Lbid.
7. “Russia’s Antey Offers Upgraded SA-12 For Export”, Aerospace Daily, 28 maggio 1998.
8. Novichkov, et al.
9. Carlo Kopp, “Next-Generation SAMs For Asia A Wake-Up Call For Australia”, Australian Aviation, 1 ottobre 2003.
10. “Russian/U.S. Tussle Over UAE Air Defence System Intensifies”, Flight International, 24 marzo 1999; GlobalSecurity.org.
11. “Russia: Moscow Begins Arms Trade Negotiations With New Delhi”, Periscope Daily Defense News Capsules, 6 febbraio 2002.
12. Sergei Blagov, “Trade: Russia Leads World In Arms Exports,” Inter Press Service, 1 liglio 2002.
13. “Russia Offers S-300V SAM Anti-Missile System To India”, The Press Trust of India Limited, 5 febbraio 2004.
14. Sergei Blagov, “Trade: Russia Leads World In Arms Exports”, Inter Press Service, 1 luglio 2002; Rajat Pandit, “India Wants Info On Patriot Missile System”, The Times of India, 14 agosto 2003.
15. Aleksandr Reutov, “Iran Yields To IAEA To Gain Time”, Kommersant, 19 dicembre 2003.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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