Agenti della destabilizzazione in Venezuela: la sporca mano del National Endowment for Democracy

Eva Golinger Global Research, 26 aprile 2014

imagesLe proteste antigovernative in Venezuela volte al cambio di regime sono guidate da diverse persone e organizzazioni strettamente legate al governo degli Stati Uniti. Leopoldo Lopez e Maria Corina Machado, due dei capi pubblici dietro le violente proteste iniziate a febbraio, hanno una lunga storia da collaborazionisti e agenti di Washington. Il National Endowment for Democracy (NED) e l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) hanno inviato diversi milioni di dollari in finanziamenti ai partiti di Lopez, Primero Justicia e Voluntad Popular, e all’ONG Sumate e alle campagne elettorali di Machado. Queste agenzie di Washington hanno inviato più di 14 milioni di dollari ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra il 2013 e il 2014, anche finanziamenti per le campagne politiche nel 2013 e le proteste antigovernative in corso nel 2014. Tale finanziamento da parte del governo degli Stati Uniti ai gruppi anti-Chavez in Venezuela, continua dal 2001, quando milioni di dollari furono dati alle organizzazioni della cosiddetta “società civile” per attuare il colpo di Stato contro il Presidente Chavez nell’aprile del 2002. Dopo il loro fallimento, l’USAID aprì un Ufficio per le Iniziative per la Transizione (OTI) a Caracas, insieme alla NED, iniettando più di 100 milioni dollari negli sforzi per minare il governo Chavez e rafforzare l’opposizione nei successivi otto anni. All’inizio del 2011, dopo essere stato pubblicamente denunciato per le gravi violazioni del diritto e della sovranità venezuelana, l’OTI ha chiuso i battenti in Venezuela e le sue operazioni furono trasferite agli uffici dell’USAID negli Stati Uniti. Il flusso di denaro ai gruppi antigovernativi non si è fermato, nonostante la promulgazione da parte dell’Assemblea Nazionale del Venezuela della Legge sulla sovranità politica e l’auto-determinazione nazionale alla fine del 2010, che vieta totalmente finanziamenti esteri ai gruppi politici del Paese. Le agenzie degli Stati Uniti e i gruppi venezuelani che ricevono i soldi continuano a violare la legge impunemente. Nelle spese per le operazioni estere dell’amministrazione Obama dal 2012, 5-6 milioni di dollari sono stati inclusi per finanziare i gruppi di opposizione in Venezuela attraverso l’USAID.
Il NED, una “fondazione” creata dal Congresso nel 1983 sostanzialmente per svolgere apertamente il lavoro della CIA, è uno dei principali finanziatori della destabilizzazione in Venezuela, contro l’amministrazione Chavez e ora contro il Presidente Maduro. Secondo il rapporto annuale 2013 del NED, l’agenzia ha inviato più di 2,3 milioni dollari a gruppi e programmi dell’opposizione venezuelana. Di tale cifra, 1,787 milioni di dollari andarono direttamente ai gruppi antigovernativi, mentre altri 590mila dollari furono distribuiti alle organizzazioni regionali che lavorano e sono finanziate dall’opposizione venezuelana. Più di 300mila dollari andarono agli sforzi per allevare una nuova generazione di giovani capi dell’opposizione al governo Maduro. Uno dei gruppi finanziati dal NED per lavorare specificatamente con i giovani è FORMA, un’organizzazione guidata da Cesar Bricenho, legato al banchiere venezuelano Oscar Garcia Mendoza. Garcia Mendoza gestisce il Banco Venezolano de Credito, una banca che filtra il flusso di dollari da NED e USAID ai gruppi d’opposizione in Venezuela, tra cui Sumate, CEDICE, Sin Mordaza, Observatorio Venezolano de Prisiones e FORMA, tra gli altri. Un’altra parte significativa dei fondi del NED in Venezuela, nel 2013-2014, è andata a gruppi e iniziative che operano nei media e gestiscono la campagna per screditare il governo del Presidente Maduro. Alcune delle organizzazioni mediatiche più attive che si oppongono apertamente a Maduro e ricevono fondi dal NED sono Espacio Publico, Instituto Prensa y Sociedad (IPYS), Sin Mordaza e GALI. L’anno precedente, una guerra mediatica senza precedenti è stata condotta direttamente contro il governo venezuelano e il Presidente Maduro, intensificatasi con le proteste degli ultimi mesi.
In diretta violazione della legge venezuelana, il NED ha anche finanziato la coalizione d’opposizione Democratic Unity Table (MUD), tramite l‘International Republican Institute (IRI) statunitense, con 100mila dollari per “condividere le lezioni apprese con (i gruppi antigovernativi) in Nicaragua, Argentina e Bolivia… e consentire l’adattamento dell’esperienza venezuelana in questi Paesi“. Su tale iniziativa, la relazione annuale 2013 del NED afferma esplicitamente il suo obiettivo: “Sviluppare la capacità degli attori politici e della società civile di Nicaragua, Argentina e Bolivia a lavorare alle agende nazionali nei rispettivi Paesi utilizzando le lezioni apprese e le prassi riuscite delle controparti venezuelane. L’Istituto faciliterà lo scambio di esperienze tra la Democratic Unity Table venezuelana e le controparti di Bolivia, Nicaragua e Argentina. L’IRI riunirà questi attori in una serie di attività conformi permettendo l’adattamento dell’esperienza venezuelana in tali Paesi“. L’IRI ha contribuito a costruire i partiti d’opposizione di destra Primero Justicia e Voluntad Popular, e ha collaborato con la coalizione antigovernativa in Venezuela da prima del colpo di Stato contro Chavez del 2002. In realtà, il presidente dell’IRI dell’epoca, George Folsom, salutò apertamente il colpo di Stato e celebrò il ruolo dell’IRI in un comunicato stampa affermando: “L’Istituto ha fatto da ponte tra i partiti del Paese e tutti i gruppi della società civile, aiutando i venezuelani a forgiare una nuova democrazia futura…” Un dettagliato rapporto pubblicato dall’Istituto Spagnolo FRIDE, nel 2010, indica che le agenzie internazionali che finanziano l’opposizione venezuelana violano le leggi sul controllo della valuta inviando i loro dollari ai destinatari. Viene confermato nella relazione del FRIDE anche il fatto che la maggior parte delle agenzie internazionali, con l’eccezione della Commissione Europea, inviano valute estere cambiate sul mercato nero, in chiara violazione della legge venezuelana. In alcuni casi, secondo le analisi del FRIDE, le agenzie hanno aperto conti bancari all’estero per i gruppi venezuelani o importano contanti. L’ambasciata statunitense a Caracas userebbe anche la valigia diplomatica per importare grandi quantità di dollari e di euro nel Paese per  consegnarli illegalmente ai gruppi antigovernativi in Venezuela.
Ciò che è chiaro è che il governo degli Stati Uniti continua ad alimentare gli sforzi per destabilizzare il Venezuela, in chiara violazione della legge. Misure giuridiche ed esecutive forti  saranno necessarie per garantire la sovranità e la difesa della democrazia del Venezuela.

otpor02Eva Golinger è autrice de Il Codice Chavez. Può essere raggiunta sul suo blog.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le ONG statunitensi in Ucraina: strumenti della politica estera di Washington

Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 23/04/2014
10256449Il vicepresidente John Biden è venuto a Kiev per vedere con i propri occhi l’evolversi degli eventi nel Paese. Qui è importante affermare il fatto che l’Ucraina serve a irritare Mosca, che può divenire sua nemica ed è l’unica cosa che Washington vuole dall’Ucraina. La situazione nel Paese è peggiorata al punto da portarlo sull’orlo della guerra civile, ma a Washington non importa. La cosa principale è mantenere al potere il regime fantoccio. Biden è l’autore della politica delle “rivoluzioni colorate” e responsabile di disordini in altri Paesi. Per lui, l’Ucraina è solo un altro banco di prova, come il Nord Africa… Gli statunitensi non sono persone incline alla fantasia, hanno sempre un modello da seguire e misurano tutte le altre nazioni con il loro “criterio democratico” ignorando caratteristiche razziali e religiose. La stessa cosa si ripete a Kiev. La Casa Bianca dice che Biden incontrerà i capi della società civile per discuterne il ruolo nel rafforzamento delle istituzioni democratiche. Non è un caso che le ONG siano al centro della sua attenzione, miliardi di dollari vengono spesi per tenerle a galla per produrre i risultati previsti. Il governo dell’Ucraina ha utilizzato ogni occasione per sottolineare la sua indipendenza, mentre è abbastanza docile e remissivo verso tutte le organizzazioni non governative e le agenzie speciali straniere che agiscono nel territorio dell’Ucraina. Non importa che le ONG statunitensi sottolineino sempre quanto aperte, democratiche e trasparenti siano, in realtà agiscono come un club dai criteri di arruolamento  normalmente praticati dalla CIA quando sceglie gli agenti per le missioni per rafforzare l’influenza statunitense. Come regola generale, le posizioni principali sono detenute da soggetti appositamente selezionati e pronti a rappresentare gli interessi degli Stati Uniti in altri Paesi, l’Ucraina nel caso specifico, in cambio di una remunerazione finanziaria. Cercano di coinvolgere esperti ed élite ucraini nelle loro attività, mentre conferenze e seminari vengono utilizzati per raccogliere informazioni su politica, potenziale militare, economia, così come vita religiosa e sociale del Paese. Successivamente i dati vengono inviati ai corrispondenti centri di elaborazione delle informazioni e  analisi negli Stati Uniti.
Gli Stati Uniti rappresentano la maggior parte delle ONG straniere in Ucraina, tra cui ad esempio le ben note NDI (National Democratic Institute), IRI (International Republican Institute), e NED (National Endowment for Democracy). L’ambasciata degli Stati Uniti in Ucraina è attivamente coinvolta nel finanziamento estero e nella distribuzione di sovvenzioni. L’internazionale “Vozrozhdenie” è tenuta in speciale considerazione, incaricata di 500-600 progetti. L’organizzazione è un’idea del magnate finanziario George Soros. Per meriti eccezionali “Vozrozhdenie” è incaricata dei fondi destinati a media, assistenza sanitaria, sociologia e altre necessità. La Polonia ha ricordato di recente che alcuni territori dell’Ucraina le appartenevano in passato, quindi ha avviato un’attiva propaganda nelle zone di confine. Non svolge tali attività in modo indipendente; gli Stati Uniti usano le ONG polacche come strumenti della loro politica estera.  Il ruolo della Polonia è limitato all’espansione della presenza delle ONG statunitensi in Ucraina. La missione è la stessa, raccogliere informazioni e inviarle agli Stati Uniti, così come creare fonti informative al servizio degli interessi degli Stati Uniti nella regione. Oltre la russofobia, Polonia e Stati Uniti istigano e provocano l’ostilità degli ucraini verso la Russia. Le ONG polacche hanno diffuso una rete di filiali operanti formalmente nell’ambito della società civile. I nazionalisti radicali di Pravy Sektor hanno la loro parte nelle attività. La Polonia opera costantemente per penetrare Stato e strutture pubbliche ucraini. Si prenda la Fondazione degli aiuti ai polacchi in Oriente (Fundacja Pomoc Polakom na Wschodzie), fondata nel 1992 da Ministero delle Finanze, Ministero degli Esteri, Senato e Ministero della Cultura  polacchi. Gli obiettivi ufficialmente dichiarati è  prestare aiuto alla diaspora dei Kresy (“confini orientali), sviluppando lingua, cultura, spirito nazionale e coscienza di sé dei polacchi, creando condizioni favorevoli ai progetti politici, cooperando con organizzazioni polacche all’estero per collegarle con i gruppi polacchi. Ma basta dare uno sguardo a coloro che dirigono la Fondazione per capirne lo stretto collegamento con lo Stato: i suoi servizi speciali e l’apparato della propaganda. Ora Varsavia ha mano libera per espandere la propria influenza in Ucraina, mentre il governo ucraino ha dimenticato che governa un Paese indipendente, consentendo a Stati Uniti e Polonia di fare ciò che vogliono sul suolo ucraino. L’Ucraina è diventata una base sicura per le ONG che propagano estremismo, separatismo e nazionalismo, e sono coinvolte nella manipolazione delle persone fino alla vera e propria ingerenza negli affari interni. Secondo diverse stime, ci sono oltre 500 ONG internazionali che utilizzano Internet come strumento operativo principale. Molto spesso assumono il ruolo di giudici della politica statale e dell’opinione pubblica. Agiscono in base a ciò che gli Stati Uniti gli dettano per divenire una forza radicale. Vi sono gruppi speciali interagenzia della comunità d’intelligence USA che coordinano le attività delle ONG in Ucraina. Per esempio, il National Intelligence Council (NIC) controlla la National Intelligence per la Russia e l’Eurasia nella sua struttura. L’unità è sottoposta al direttore della National Intelligence ed è responsabile del National Intelligence Estimate, il rapporto redatto in base alle informazioni da fonti aperte, regolarmente trasmessa al presidente degli Stati Uniti. Insieme ad altri servizi operativi guida le attività delle ONG occidentali e filo-occidentali in Europa orientale e nell’ex Unione Sovietica, creando una rete d’influenza multi-stadio.
Gli ucraini passano dei momenti difficili imposti del modello straniero di democrazia, mentre  Washington s’ingerisce grossolanamente negli affari interni di uno Stato a migliaia di chilometri dal CONUS. La Casa Bianca ha assunto il ruolo di tutore del regime di Kiev, rendendosi responsabile dei crimini commessi dai provvisori governanti ucraini contro il loro popolo. Cerca di distogliere l’attenzione dal fallimento del regime ucraino incitando l’odio contro i russi. La storia delle due nazioni fraterne è distorta, i russofoni sono oppressi mentre la lingua russa è stata bandita, i russi vengono dichiarati minoranza nazionale ed i patrioti ucraini nel Sud-Est che scendono in piazza per protesta insieme alle loro famiglie, vengono definiti separatisti. I golpisti al potere hanno le mani sporche del sangue dei loro compatrioti. Ma tutti coloro che si rifiutano di piegarsi a loro vengono posti fuorilegge. Ci sono milioni di persone che violerebbero la legge, e che rappresentano la maggioranza della popolazione del Paese. Migliaia di giovani ucraini sono perduti nel mondo contemporaneo avendo perso senso morale. Il risveglio spirituale e la rottura con l’ideologia imposta dall’estero è ciò di cui l’Ucraina di oggi ha bisogno più di tutti. Le ONG finanziate dagli USA non hanno alcun ruolo da svolgere. Il vicepresidente Biden chiama tali organizzazioni “leader della società civile”, mentre discute del loro ruolo nel rafforzare il regime che combatte il proprio popolo.
Secondo la dichiarazione della Casa Bianca, la visita del vicepresidente Joe Biden in Ucraina è volta a mostrarne il sostegno degli Stati Uniti. Washington sa che il governo provvisorio a Kiev è sull’orlo del collasso. Ma la sua caduta equivarrebbe a una sconfitta degli Stati Uniti. Biden è atterrato a Kiev per salvare la faccia agli USA e definire le modalità della ritirata in caso di necessità. Con il pretesto degli impegni globali, la Casa Bianca s’è focalizzata sulla missione locale mantenendo al potere in Ucraina i suoi burattini… Il Paese è allo sbando; il piano per convertirlo in un trampolino di lancio antirusso non è riuscito. Un altro fallimento globale degli Stati Uniti che Biden deve coprire con dichiarazioni sulla “difesa dell’unità e dell’indipendenza dell’Ucraina e la restaurazione del suo onore ed orgoglio nazionali”. Ma i risultati della visita raccontano una storia diversa.
In primo luogo, nessuno ha dubbi, ora, che gli impostori a Kiev dipendano completamente da Washington. La crisi in Ucraina si diffonde su tutta la nazione. La situazione richiede misure urgenti. Gli statunitensi commettono un altro errore cercando di sostituire la gestione globale della crisi nazionale con la dichiarata “de-escalation” in Oriente.
In secondo luogo, appare chiaro a Washington che i governanti a Kiev non possono difenderne gli interessi in Ucraina, come previsto. L’influenza statunitense riguarda solo un numero limitato di singoli politici ucraini dalla scarsa popolarità. La frustrazione degli Stati Uniti è stata dimostrata dal modo in cui le cosiddette elezioni previste per maggio sono state discusse dai partiti. Alcuna campagna elettorale è possibile da quando il potere centrale ha occupato intere regioni con la forza. L’intero processo elettorale si riduce a una lunga lista di candidati, ma non c’è nessuno su cui gli Stati Uniti possono contare. Come potrebbe una vittoria “democratica” essere garantita quando la maggioranza della popolazione non ha voglia di esprimere la propria volontà? Ma il vicepresidente Biden ha detto a Kiev di andare avanti con la missione.
In terzo luogo, va ricordato che Biden è personalmente responsabile del crollo dello Stato ucraino. Alla fine di gennaio, Biden esortò il presidente ucraino Janukovich a rispondere alle preoccupazioni legittime dei manifestanti e a proteggere le libertà democratiche. Biden disse allora che le violenze da qualsiasi lato erano inaccettabili ma che solo il governo dell’Ucraina poteva por fine alla crisi. Il vicepresidente disse anche a Janukovich che ulteriori violenze avrebbero avuto conseguenze nei rapporti dell’Ucraina con gli Stati Uniti, che valutava sanzioni. Oggi ha un’altra faccia, esortando i nuovi governanti a Kiev ad usare la forza in Ucraina orientale. A gennaio Biden chiedeva di rispondere alle richieste dei manifestanti pacifici sottolineando l’importanza del dialogo con l’opposizione e la necessità di trovare una via d’uscita dalla crisi sulla base di un compromesso. Ora vuole impedire di venire incontro all’Oriente. Secondo lui, la volontà del popolo scuote le “fondamenta della società democratica”. Solo persone assai ingenue non possono vedervi lo sfacciato ipocrita che è.
In quarto luogo, le sue osservazioni alla Verkhovna Rada (parlamento) erano insolitamente dure. Ancora una volta ha sottolineato che l’ingerenza della Russia negli affari interni dell’Ucraina è inaccettabile. Solo pochi giorni prima del referendum in Crimea, Kerry minacciava che “i mezzi diplomatici per gestire la crisi potrebbero esaurirsi presto”. Gli avvertimenti degli Stati Uniti non hanno prodotto i risultati attesi. E’ il momento per l’amministrazione statunitense di re-impostare l’approccio nei confronti della Russia. Joe Biden ha condiviso la sua visione del posto della Russia sulla scena internazionale, in un’intervista con il Wall Street Journal. Secondo lui, la situazione nel mondo cambia, mentre la Russia cerca di attaccarsi a un passato traballante rischiando di perdere faccia e postura imperiale. Ammise che Washington doveva agire con cautela, citando anche  suo padre che gli disse di non mettere mai un uomo in un angolo senza via di scampo, puntandosi un dito sulla testa. Ma Biden Jr. porta gli Stati Uniti in un vicolo cieco in Ucraina, vicolo cieco lungi dal lasciare una via di fuga. Non c’è nulla di concreto che il curatore di Kiev possa offrire.
Quinto luogo, intervenendo ad un incontro con i deputati ucraini, Biden ha detto che gli Stati Uniti sostengono l’Ucraina di fronte a “minacce umilianti”, intendendo la Russia. Eppure, molti parlamentari ucraini che non hanno simpatia per la Russia trovano l’aiuto economico offerto dagli Stati Uniti imbarazzante. Gli Stati Uniti fornirebbero 50 milioni di dollari per le riforme politiche ed economiche in Ucraina, tra cui 11 milioni per le elezioni presidenziali del 25 maggio, e ancora 8 milioni per l’assistenza militare non letale, come apparecchiature per lo sminamento e radio. Nulla in confronto a ciò che è stato speso per il colpo di Stato. Gli ucraini sono sconvolti da tali briciole offerte dalla tavola del padrone. Kiev ricorda ancora l’importo degli aiuti economici ricevuti dalla Russia fin dal crollo dell’Unione Sovietica, di circa 250 miliardi di dollari.
In sesto luogo, la visita ha mostrato che gli Stati Uniti sono inclini a discutere dietro le quinte del destino del Paese con le autorità illegittime. La cecità di Kiev è stupefacente. Guarda la patria attraverso il prisma delle ostilità nei confronti della Russia. L’ottica russofoba distorce la realtà al di là del dovuto. Gli appelli del vicepresidente di “smettere di parlare e cominciare ad agire” perseguono l’unico obiettivo di far collassare l’Ucraina trasformandola in un satellite degli USA per minacciarne i vicini. Non solo la Russia, ma tutti i vicini. Gli USA non si preoccupano dell’opinione degli alleati europei. Non è venuto in mente al vicepresidente di tenere consultazioni preliminari con i partner dell’Unione europea. Si ha l’impressione che non abbia mai letto la dichiarazione finale di Ginevra sull’Ucraina firmata dagli europei. L’avvertimento di Biden alla Russia che un ulteriore “comportamento provocatorio” porterebbe ad un “maggiore isolamento”, sembra assai arcaico, qualcosa che non ha alcuna relazione con i recenti tentativi diplomatici di gestire la crisi ucraina. Parlando di “de-escalation” Biden continua a spingere Kiev ad iniziare una guerra contro il proprio popolo.

1779264La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line  della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La diplomazia del cambio di regime

Eric Draitser New Oriental Outlook 10/02/2014

usaid_omar_pppaLa registrazione recentemente diffusa dell’assistente del segretario di Stato USA, Victoria Nuland, che cospira con l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina per fabbricare un nuovo governo del Paese, rivela quanto gli Stati Uniti s’infiltrino direttamente negli affari di nazioni sovrane. Tuttavia, invece di un episodio isolato, ciò rientra nella ricca storia degli Stati Uniti della “diplomazia” come mezzo di cambio di regime.
Il 6 febbraio 2014, la conversazione telefonica registrata tra l’assistente del segretario di Stato Victoria Nuland e l’ambasciatore degli Stati Uniti in Ucraina Geoffrey Pyatt,viene svelato. Durante tale telefonata, i due discutono una serie di questioni, tra cui come dovrebbe costituirsi il nuovo governo ucraino e del ruolo specifico dei capi dell’opposizione. La registrazione svela il fatto che, nonostante la retorica su “democrazia” e “autodeterminazione”, l’intenzione di Washington in Ucraina è usare la crisi politica per imporre un governo favorevole agli interessi occidentali e apertamente ostile a Mosca. Durante la conversazione, Pyatt afferma: “Cerchiamo una lettura molto veloce su dove (Klishko) stia in questa roba… (Una telefonata a Klishko) è la prossima chiamata da fare… Sono contento che tu metta (Jatsenjuk) laddove avviene questo scenario.” Nuland risponde: “Non credo che Klish(ko) debba andare al governo… non credo sia una buona idea… Jats(enjuk) è quello giusto, ha esperienza...” Questo breve estratto della telefonata illustra molto chiaramente che, piuttosto che limitarsi a sostenere l’opposizione, Nuland e i suoi superiori a Washington la gestiscono direttamente per imporre un governo di loro scelta. Inoltre, dimostra il fatto inevitabile che, con tutta la sua retorica sulla “democrazia”, l’amministrazione Obama, come quelle precedenti, semplicemente l’usa come scusa dell’agenda del cambio di regime volta ad averre vantaggi geopolitici. Anche se molti osservatori e analisti politici sanno che da decenni gli Stati Uniti utilizzano tali tattiche, ancora molti in politica e nei media corporativi occidentali si rifiutano di riconoscerlo, liquidandolo come mera “speculazione”. La fuga dimostra definitivamente, attraverso prove concrete ed incontrovertibili, che gli Stati Uniti manipolano cinicamente movimenti politici e sociali a livello internazionale.

Paesi diversi, stessa strategia
In tutto il mondo, gli Stati Uniti usano la diplomazia come copertura per la destabilizzazione dei governi che ritiene ostili. Un esempio particolarmente eclatante sono i ripetuti tentativi di rovesciare il governo del Presidente Mugabe e del suo partito ZANU-PF del Zimbabwe. Washington sostiene da tempo l’agente statunitense Morgan Tsvangirai e il suo partito di opposizione noto come  Movimento per il cambiamento democratico (MDC-T), per la loro volontà di attuare ciò che viene eufemisticamente definita “liberalizzazione economica”, linguaggio in codice per collaborazione con il capitale finanziario neoliberista, così come la sua dedizione nel minare il governo cinese, alleato di Mugabe. Nel 2010, WikiLeaks diffuse i dispacci diplomatici tra l’ex ambasciatore USA in Zimbabwe, Christopher Dell, e i suoi superiori a Washington. I cabli rivelano come gli Stati Uniti abbiano lavorato attivamente a preparare il cambiamento di regime in Zimbabwe. L’ambasciatore Dell scrisse che: “La nostra politica funziona aiutando il cambio qui. Ciò che è richiesto è semplicemente grinta, determinazione e attenzione nel vederlo. Poi, quando finalmente arriva il cambio, dobbiamo essere pronti a muoverci rapidamente per consolidare il nuovo regime… (Tsvangirai) è indispensabile per il cambio di regime, ma forse un peso una volta al potere”. I cabli mostrano il rapporto intimo esistente tra la cosiddetta opposizione e i suoi sostenitori occidentali. Anche se non è un segreto in Zimbabwe, è una novità per molti in occidente, accuratamente indotti a credere che l’MDC-T e Tsvangirai rappresentino un cambiamento sostanziale e un passo verso una maggiore democrazia. Purtroppo, lo Zimbabwe non è il solo ad essere preso di mira dagli Stati Uniti con un cambio di regime sotto il pretesto della “democratizzazione”.
Il Venezuela è il bersaglio principale del cambio di regime degli Stati Uniti, una volta eletto presidente Hugo Chavez. Giustamente visto come minaccia all’egemonia politica ed economica degli Stati Uniti in Venezuela e tutta l’America Latina, Chavez e il suo governo socialista bolivariano furono oggetto di una serie di strategie volte a destabilizzarlo e rovesciarlo. A parte il colpo di Stato del 2002 che, temporaneamente (per qualche ora) depose Chavez e mise al suo posto un governo di destra filo-USA, Washington fece una serie di tentativi di cambio di regime con la vasta rete di ONG e altre organizzazioni finanziate dall’estero. In un dispaccio diplomatico pubblicato da Wikileaks, l’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela, William Brownfield,  dettaglia la miriade di modi con cui gli Stati Uniti tentavano di infiltrarsi nella base politica di Chavez per crearvi divisioni che potessero essere sfruttate per distruggere il movimento bolivariano.  Brownfield spiegò in dettaglio come gli Stati Uniti utilizzano l’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), l’Ufficio Iniziative di Transizione (OTI) e altre organizzazioni per distribuire fondi e fornire assistenza tecnica a una varietà di organizzazioni non governative che lavoravano attivamente contro il legittimo governo di Chavez. A testimonianza di tale impegno costante, basta guardare l’articolo scritto per il Council on Foreign Relations dall’ex ambasciatore degli Stati Uniti in Venezuela Patrick Duddy, in cui presenta una serie di scenari per la destabilizzazione del governo di Chavez dopo le elezioni del 2012. Uno degli scenari più sinistri vede l’uso delle violenze nei giorni successivi alle elezioni per delegittimarne i risultati. Ciò fu esattamente quel che avvenne, anche se Chavez e il suo partito poterono mantenere il controllo. Inoltre, si tratta di un segreto di pulcinella che l’opposizione della Democratic Unity Roundtable (MUD) sia solo un burattino della Camera di Commercio e di altri interessi degli Stati Uniti, e che il loro candidato Henrique Capriles sia solo un surrogato di Washington.
Il Venezuela non è certo l’unica nazione latino-americana guidata da un presidente di sinistra carismatico e popolare preso di mira dagli Stati Uniti per un cambio di regime. Bolivia ed Ecuador sono entrambi sulla lista dei nemici di Washington. In realtà, il presidente boliviano Evo Morales compì il passo straordinario di espellere l’USAID, affermando che non vi sono “null’altro che istituzioni statunitensi che cospirano contro il nostro popolo e soprattutto contro il governo nazionale, motivo per cui cogliamo l’occasione per annunciare… che abbiamo deciso di espellere l’USAID“. Morales sottolineò che i programmi dell’USAID hanno “fini politici piuttosto che sociali“. Nonostante le vigorose smentite dei funzionari dell’USAID e della dirigenza politica degli Stati Uniti, vi sono ampie prove a sostegno delle affermazioni del presidente boliviano. Come in Africa e America Latina, gli Stati Uniti cercarono di manipolare l’opposizione politica per il cambio di regime in Russia. Durante le proteste contro il presidente russo Vladimir Putin, nel 2011-2012, accuse emersero sull’ambasciatore statunitense Michael McFaul secondo cui guidava dall’ombra i capi del movimento d’opposizione. Anche se il dipartimento di Stato e McFaul negarono, la prova fu resa pubblica verificando le accuse. In un video virale caricato su youtube, si vede Boris Nemtsov (co-presidente del partito di opposizione RPR-PARNAS) ed altri esponenti dell’opposizione davanti l’ambasciata USA a Mosca dopo un incontro con l’ambasciatore. Il rapporto tra l’opposizione russa e gli Stati Uniti si vede in tali associazioni personali, ma anche nell’assistenza finanziaria fornita da organi statunitensi come il National Endowment for Democracy (NED). Ciò era ovviamente parte del programma degli Stati Uniti per destabilizzare il governo di Putin e sostituirlo con un governo fantoccio degli Stati Uniti.
Queste rivelazioni dipingono un quadro assai brutto della politica estera degli Stati Uniti, basata sulla cinica manipolazione di istituzioni apparentemente democratiche. Utilizzando una varietà di tattiche politiche e diplomatiche, Washington proietta il suo potere in nazioni che ritiene essere “contrarie”. In tal modo, gli Stati Uniti rivelano ipocrisia pretendendo di “promuovere la democrazia” mentre operano attivamente nel mondo per minare governi democraticamente eletti.

Eric Draitser è un analista geopolitico indipendente di New York City. È il fondatore di StopImperialism.org e opinionista di RT , in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le FEMEN legate all’estrema destra ucraina e ai think tank degli USA

Joe Lecorbeau 22 gennaio 2014

femen cavalleTale articolo è una bomba per tutti gli appassionati e sostenitori del controverso movimento delle FEMEN. In primo luogo, Joelecorbeau.com loda il lavoro eccezionale di Olivier Pechter che ha contribuito ad evidenziare il passato “nauseante” (riprendendo i mass media) di tali attiviste femministe. Lavoro che presenteremo con informazioni aggiuntive.

image002Inizio comunista
Come abbiamo visto nella prima parte del suo articolo “la faccia nascosta delle FEMEN”, queste attiviste sono delle note transfughe, passate dai movimenti giovanili comunisti a quelli ultranazionalisti, ma anche come “tecnologia politica: una manipolazione politica estrema. Gli strumenti sono familiari: narrazione, disinformazione, e interpolazione...” marketing ed organizzazione dei media sarebbe il termine oggi appropriato. Tra costoro troviamo Oksana Chashko (co-fondatrice delle FEMEN), Anna Hutsol (co-fondatrice delle FEMEN) e Viktor Svjatskij (l’uomo presentato come uno dei burattinai nell’ombra del movimento FEMEN ).

Il passaggio alla Grande Ucraina
In seguito ai risultati catastrofici del Partito comunista ucraino nel 2006, Anna Hutsol e Viktor Svjatskij, che crearono nel frattempo “due movimenti studenteschi alla fine del 2005, il Centro per le prospettive della gioventù (un sindacato) e Nuova Etica, prefigurando l’organizzazione delle FEMEN (che sarà guidata da Sasha Shevchenko, altra co-fondatrice delle FEMEN), si avvicinarono al partito della Grande Ucraina di Igor BerkutLa “Grande Ucraina” è un partito social-patriottico e vagamente di sinistra, quindi appartenente come il Partito Comunista al campo filo-russo. Il suo supporto deciso alla pena di morte gli valsero la mediatizzazione, e le proposte anti-immigrati (comprendenti il posizionamento al confine di “circoli militari-patriottico”) interessarono i forum di destra. Nel 2010, si dichiarò (sul serio) per una “buona dittatura democratica”.”

24103_3_image002-33741Viktor Svjatskij (Centro di prospettiva/Grande Ucraina), Sasha Shevchenko (che poi diresse Nuova Etica, e futura co-fondatrice delle FEMEN) e Igor Berkut (Grande Ucraina) ottobre 2007.

Quando le FEMEN furono avviate a Kiev, nella primavera 2008, Andrej Kolomets (“Andrew Kolomyjec”), uno dei quadri di Grande Ucraina (movimento rosso-bruno da cui provengono le FEMEN) entrò subito nel consiglio d’amministrazione. Sarà uno dei più “costanti sostegni finanziari” delle attiviste. “Al fine di garantirne l’indipendenza”, disse molto seriamente … aggiungendo che il movimento “non era mai scaduto nel razzismo”. Vedasi Mickael Orlyuk un altro quadro del partito, e anche partecipe delle proteste delle FEMEN.
Un certo numero di tesi della Grande Ucraina viene ripreso delle FEMEN. Immigrazione: l’esenzione dei visti per i cittadini europei che visitano l’Ucraina è un disastro, dovrebbero chiudere le frontiere. La Grande Ucraina denuncia le “centinaia di migliaia di immigrati clandestini (che) ci minacciano”. Le FEMEN si ponevano al suo fianco, con l’aiuto dell’influenza aviaria “all’ingresso di stranieri nel nostro Paese.” “Xenofobia? Forse”, rispose Anna Hutsol. Sull’esempio della Grande Ucraina, le FEMEN sostengono la pena di morte per i ‘sadici’.” Infine, ci sono i turchi contro cui Igor Berkut (leader di Grande Ucraina) ritiene che la guerra sia inevitabile. Le FEMEN, da parte loro, li hanno avuti a lungo come primi nemici, in nome della lotta al turismo sessuale.”

Il riavvicinamento con l’estrema destra ucraina
Tra le reclute del movimento FEMEN, troviamo Darija Stepanenko, membro del gruppo identitario  Confraternita di San Luca, che sostiene “la rivoluzione nel mondo ortodosso”, ramo del partito Bratstvo (“Fratellanza”).

24103_11-19962Inna e Sasha Shevchenko tengono per mano Darija Stepanenko, altra figura pubblicizzata dalla confraternita.

Le FEMEN appaiono accanto a Bogdan Titskij, capo del Comitato Nero, organizzazione di estrema destra ucraina i cui membri furono condannati per l’incendio doloso “di un ostello per studenti africani e per aver attaccato un centro della comunità ebraica“.

24103_13-e3d2aDa sinistra a destra: l’ultra-destra Anna Sinkova (a capo della Confraternita di San Luca), Sasha Shevchenko, Anna Hutsol, un’attivista delle FEMEN e Bogdan Titskij (responsabile del Comitato Nero), all’uscita da un interrogatorio della polizia (agosto 2013)

Le FEMEN sostengono un poster del partito di estrema destra Svoboda, fondato come Partito Nazionalsocialista d’Ucraina (in riferimento ai nazisti.) Il partito ottenne 36 seggi nelle elezioni parlamentari del 2012, divenendo il quarto del Paese. Membro del Fronte Nazionale Europeo che comprende, tra gli altri, l’NDP (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), un partito neo-nazista  tedesco.

24103_14-ff16f“Viva la Bielorussia indipendente! Viva la libera Ucraina!” “No al terrore rosso!”

Le FEMEN manifestano soprattutto con l’UNA-UNSO o Assemblea Nazionale ucraina – Autodifesa ucraina, il maggiore partito di destra, difensore della Chiesa ortodossa in Ucraina (Patriarcato di Kiev). Conoscendo l’odio delle FEMEN verso la religione, non c’è una contraddizione?

24103_15-d411cInna e Sasha Shevchenko, sullo sfondo Viktor Svjatskij

Concludiamo questa lista sui collegamenti tra FEMEN e le organizzazioni di estrema più radicali osservandone le connessioni trans-atlantiche.

24103_8-65ebdCollegamento con l’Open World Leadership Center
Il movimento delle FEMEN avrebbe ricevuto sostegno estero (soprattutto da Washington) per sviluppare il movimento? L’articolo di Olivier Pechter indica la strada. “Anna Hutsol (fondatrice delle FEMEN) fu infatti invitata negli Stati Uniti da un’agenzia del Congresso degli Stati Uniti, l’Open World Leadership Institute, che descrisse come “una studentessa”.” Nel report del 2008, Anna Hutsol viene chiaramente menzionata sulla settima pagina (link PDF):
Coordinate del centro:
The Library of Congress, 101 Independence Avenue., SE Camera LM 611, Washington DC, 20540-1026, USA Tel: (202) 707-8943 Fax: (202) 252-3464 E-mail: RLP@loc.gov, sito http://www.openworld.gov

Qual è l’obiettivo del centro?
L’Open World Leadership Center è descritto come: “Il programma Open World permette ai leader russi di sperimentare la democrazia e la libera impresa in azione nelle comunità degli Stati Uniti in una visita di 10 giorni. I partecipanti al World Open studiano ruoli e relazioni tra i tre diversi livelli e rami del governo degli Stati Uniti. Esaminano anche in che modo il settore privato e no-profit negli Stati Uniti contribuiscano a soddisfare le esigenze sociali e civiche.”

Billington-2A pagina 3 del report del 2008, trovate il discorso del presidente del consiglio d’amministrazione dell’Open World Leadership Center, l'”onorevole” James H.  Billington. Chi è costui? Secondo  Wikipedia, James Hadley Billington è un accademico e bibliotecario statunitense, fu membro del consiglio del comitato di redazione della rivista Foreign Affairs. Un bimestrale internazionale, pubblicato a New York dal Council on Foreign Relations, che appartiene a David Rockefeller! Ecco, trovato il think tank statunitense dietro le FEMEN. Poche righe dopo, gli ultimi dubbi scompaiono quando viene confermato che James Hadley Billington è membro del Council on Foreign Relations!

James H. BillingtonIl presidente George W. Bush consegna la Presidential Citizen Medal a James H Billington. Questa decorazione viene assegnata a qualsiasi cittadino degli Stati Uniti “che ha compiuto un servizio esemplare per il Paese o i cittadini di questo Paese.”

Associated Press, una seconda connessione?
Il 24 febbraio 2013, durante le elezioni presidenziali in Italia, tre membri delle FEMEN avviarono un’operazione mediatica per colpire, senza successo, Silvio Berlusconi mentre andava a votare a Milano. L’operazione mediatica riuscì potendosi avvicinare a Berlusconi con lo slogan sul petto “Basta Berlusconi”. Tuttavia, come poterono le FEMEN arrivare così vicino al loro obiettivo?
Le FEMEN avevano documenti contraffatti dell’agenzia di stampa statunitense Associated Press. Legalmente dovrebbero essere perseguite per falsificazione e uso di falsi. Tuttavia, nessuna inchiesta preliminare è stata aperta. Perché Associated Press non ha presentato una denuncia contro tale usurpazione? Forse la risposta è nel nome del proprietario di tale agenzia? In un articolo pubblicato nel maggio 2011, Fox News rivelava che l’Associated Press è di proprietà del miliardario George Soros! George Soros, oltre che per le speculazioni nelle valute estere è noto come il burattinaio delle rivoluzioni colorate in Serbia nel 2000, in Georgia nel 2003, Kirghizistan nel 2005 e anche in Ucraina nel 2004, passata al campo russo nel 2010 con la vittoria di Viktor Janukovich alle elezioni presidenziali.
Il ruolo dell’Open Society Institute di Soros è determinante nel passaggio degli ex-satelliti dell’URSS al campo atlantista. Vedasi il documentario: Gli USA alla conquista dell’Est. Open Society Institute finanzia Reporters Sans Frontières di Robert Ménard. Leggasi il libro di Maxime Vivas “La face cachée de Reporters sans frontières : de la CIA aux faucons du Pentagone

george_soros_4_13_2012George Soros, specialista in sovversioni e interferenze. Le FEMEN furono appoggiate dall’Associated Press di George Soros? Resta da determinare. Ma i primi tesserini (della stampa) furono gettati via.

In conclusione
E’ ormai chiaro che le FEMEN sono agenti delle sovversione per imporre l’ideale liberal-libertario anti-religioso e anti-tradizionale. Ideale nel servire interessi stranieri, se non atlantisti. Un servizio per la sovversione e la destabilizzazione invocando diritti umani, democrazia e libertà in Paesi come la filo-russa Ucraina e la Russia di Vladimir Putin, nell’ambito della partita geopolitica statunitense contro questi Paesi, grandi principi che portarono alla “guerra contro il terrorismo” e all’attacco all’Iraq nel 2003, con il risultato che tutti conosciamo.
Abbiamo sintetizzato il lavoro di Olivier Pechter combinandolo con le informazioni di Joelecorbeau.com, indicando il passato di transfughi ed estremisti delle FEMEN che, misteriosamente, non viene affrontato nel documentario di Foufou (Caroline Fourest): “I nostri seni, le nostre armi”, dove dice di ospitare Inna Shevchenko, la leader più estremista del movimento, Fufu s’è bruciata! Manuel Valls ha vietato lo spettacolo di Dieudonné in nome della dignità umana, mentre concede asilo politico alle FEMEN, gruppo affiliato all’estrema destra ucraina! Dire che i merdia hanno fatto tutto un gran baccano sul presunto antisemitismo e razzismo di Dieudonné, mentre puntano i riflettori sulle FEMEN, dimostra dove sia l’odio. Amici, non esitate a inviare queste informazioni a tutti coloro che sostengono le FEMEN. Tale organizzazione deve smetterla di danneggiare il nostro Paese e il mondo. Facciamo presente il loro passato “nauseante”.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le “rivoluzioni colorate” sono spontanee?

Vladimir Platov New Oriental Outlook 23/01/2014

1017542Per oltre 3 anni, i Paesi del mondo arabo hanno vissuto sotto l’influenza delle “rivoluzioni” che hanno scosso le fondamenta politiche di numerosi Stati regionali, determinando il cambio della classe dirigente e la nascita di nuovi partiti e movimenti politici. Nei media locali, ed esteri, si discute instancabilmente della domanda fondamentale: chi ha avvantaggiato tali “rivoluzioni” e chi ne è il vero istigatore? Queste domande vengono poste dai giornalisti seguendo la nascita e lo sviluppo delle “rivoluzioni colorate” in altre regioni del mondo, in particolare in Ucraina, che vede una recrudescenza ultimamente. Gli esperti sono particolarmente perplessi di fronte alle azioni dei politici europei e statunitensi, che chiedono all’opposizione ucraina maggiori azioni contro il governo legalmente eletto del Paese, con il quale, per inciso, l’Unione europea e i mandatari degli Stati Uniti hanno relazioni diplomatiche, come ufficialmente attestato dai governanti di Kiev. La questione non si limita solo agli appelli del senatore John McCain degli Stati Uniti, & company, a rovesciare il regime ucraino attuale, ma si estende anche al sostegno finanziario organizzato per i singoli “leader” dell’opposizione, che indubbiamente sono ospitati negli Stati Uniti e nei Paesi dell’UE, “per servizi rivoluzionari”.
Un primo esempio di ciò è il “leader” dell’opposizione ucraina Klischko, che ha la residenza negli Stati Uniti e in Germania. In tale contesto, le conclusioni degli esperti del noto Centro francese per la ricerca sull’Intelligence (CF2R) possono rivelarsi particolarmente interessanti: domandandosi se le “rivoluzioni colorate” siano spontanee o il risultato di operazioni coordinate. Gli esperti francesi ritengono che gli attivisti rivoluzionari nei Paesi dell’Europa orientale e del mondo arabo, in particolare il movimento giovanile 6 aprile che spodestò il presidente egiziano Hosni Mubaraq, e persino in Sud America, furono istruiti nei seminari sulla strategia della “rivoluzione nonviolenta”, tenuti in Serbia dalla celebre organizzazione CANVAS (Centre for Applied Nonviolent Action and Strategies), nata nel 2001 dal soggetto politico serbo Otpor!, diventando un centro di formazione per l'”azione nonviolenta” dopo l’abbattimento del regime di Slobodan Milosevic. Gli esperti del  CF2R hanno rintracciato le attività dei “consiglieri” di CANVAS nel preparare la rivoluzione delle rose in Georgia e la rivoluzione arancione in Ucraina, così come i loro stretti legami con l’organizzazione bielorussa Zubr (“Bisonte“) fondata nel 2001 con l’obiettivo di rovesciare il regime di Aleksandr Lukashenko. Hanno anche scoperto i legami di CANVAS con l’opposizione venezuelana.
Durante l’inverno del 2011 le bandiere con gli emblemi di CANVAS, ereditate da Otpor!, furono sventolate dagli studenti egiziani del movimento giovanile 6 aprile, giocando un ruolo attivo nelle manifestazioni per le strade del Cairo. CF2R presta particolare attenzione alle fonti del finanziamento dichiarato da CANVAS, dato che le attività di questa struttura necessitano di un sostegno finanziario sostanziale. Secondo il direttore di CANVAS, Srda Popovic, l’organizzazione opera “esclusivamente con donazioni private”. Gli autori dello studio, tuttavia, dipingono un quadro abbastanza diverso. Secondo fonti francesi informate, due organizzazioni statunitensi finanziano attivamente CANVAS, l’International Republican Institute (IRI) e Freedom House. L’International Republican Institute è un’organizzazione politica associata al Partito Repubblicano degli Stati Uniti, fondata nel 1983 dopo il discorso del presidente statunitense Ronald Reagan al parlamento inglese  a Westminster, dove offrì a partiti politici e organizzazioni estere aiuto nel creare “infrastrutture per la democrazia”. E’ ben noto che l’IRI sia finanziato dal governo degli Stati Uniti (in particolare, da dipartimento di Stato, Agenzia per lo sviluppo internazionale – USAID e National Endowment for Democracy). Le sue attività comprendono “fornire ampia assistenza ai partiti politici e formazione dei loro attivisti”. Gli esperti francesi, tuttavia, indicano chiaramente che l’International Republican Institute, infatti, non sia altro che una copertura della CIA. In tali circostanze, vale la pena notare che il famoso attivista di Euromaidan a Kiev, il senatore statunitense John McCain, non è solo un rappresentante del Partito Repubblicano degli Stati Uniti, ma anche un campione dell’IRI. Alla  domanda su chi possa guidare le sue azioni, le informazioni rispondono da sé.
Riguardo la Freedom House, la sua attività principale è l'”esportazione dei valori americani”. Tale  organizzazione non governativa fu fondata nel 1941 e svolge attività di ricerca sullo stato delle libertà politiche e civili in diversi Paesi. Tra il 60 e il 80 per cento del suo bilancio è costituito da sovvenzioni del governo degli Stati Uniti (principalmente dipartimento di Stato e USAID). Fino al 2005 il suo direttore era l’ex capo della CIA James Woolsey indicando chiaramente, secondo il parere degli esperti di CF2R, il coinvolgimento dell’intelligence USA nelle attività di Freedom House. Un fatto molto notevole, trovato dai francesi, è l’invito di Freedom House al famoso blogger egiziano Abdel Fatah Isra, co-fondatore del movimento giovanile 6 aprile, a partecipare a un evento organizzato dall’organizzazione, dove seguì un programma di addestramento alle “riforme politiche e sociali”. Tutte le attività erano finanziate da USAID.
La partecipazione finanziaria di IRI e Freedom House, così come delle forze speciali statunitensi dietro di esse, può essere rintracciata nelle “attività rivoluzionarie” non solo in Egitto, ma anche in Tunisia, Libia, Siria e altri Stati del Medio Oriente. Come notato dai francesi, è estremamente difficile in tali condizioni non notare il ruolo degli Stati Uniti e la loro manipolazione degli eventi in Medio Oriente in questi ultimi anni, anche in mancanza di riferimenti diretti in tali attività dell’amministrazione Obama. Ancora più sorprendente è il fatto che la stampa occidentale sia stata e continui ad essere assai discreta sul tema (con rare eccezioni), e taccia sul rapporto tra gli eventi in corso nel mondo arabo e i “consiglieri” degli Stati Uniti. “Anche coloro che di solito sono prossimi alle “teorie del complotto”, restano stranamente silenziose“, rilevano gli esperti francesi. Dato che le attività di IRI, Freedom House, l’USAID e le altre organizzazioni fortemente utilizzate da Washington nelle “riforme politiche”, continuano ad essere sfruttate (e non solo in Medio Oriente), non possiamo aspettarci un rapido declino dei movimenti “rivoluzionari” nel mondo, neanche in Medio Oriente, Ucraina e altrove.

Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verdoni per dei secchi blu: il supporto dell’USAID all’instabilità in Russia

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 13/01/2014

usaidUna “rivoluzione a tema”, per le quali l’Agenzia statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e i suoi alleati del National Endowment for Democracy (NED) e dell’Istituto Open Society di George Soros sono famigerati, è praticamente passata inosservata nei media occidentali anglofoni. Nel 2010, provocatori antigovernativi russi, finanziati da organizzazioni non governative occidentali (ONG), organizzarono una serie di proteste caratterizzate da secchi di plastica blu. I secchi dovevano simboleggiare le luci lampeggianti blu portatili, note in russo come migalkij, utilizzati su molti veicoli dei vip russi, tra cui funzionari governativi e imprenditori privati. Il tema della protesta dei secchi blu era direttamente collegato alle attività “pro-democrazia” dell’USAID in Russia. I provocatori filo-americani misero dei secchi blu sul tetto delle loro automobili per deridere l’uso delle luci blu da parte dei funzionari. In risposta, tre partiti rappresentati nella Duma di Stato, Russia Unita, Russia Giusta e Partito Liberal-Democratico, proposero un disegno di legge per reprimere l’uso dei secchi blu dei manifestanti intenti a causare problemi di traffico, a volte con conseguenti incidenti stradali. Il sostegno delle ONG degli Stati Uniti alla rivoluzione dei “secchi blu” precedeva di un anno la nomina da parte del presidente Barack Obama dell’attivista anti-russo Michael McFaul ad ambasciatore degli Stati Uniti in Russia. McFaul iniziò il suo mandato a Mosca aprendo l’ambasciata degli Stati Uniti a ogni sorta di attivista, provocatore e disturbatore anti-russo. Questi provocatori, tra cui il leader del Partito della Libertà e popolare blogger Aleksej Navalnij, del “Fronte di sinistra” Sergej Udaltsov, la celebrità degli scacchi Garry Kasparov, la “ragazza copertina” russa Ksenija Sobchak, i co-leader di “solidarietà” Ilja Jashin e Boris Nemtsov, il capo neo-fascista del partito nazionalbolscevico Eduard Limonov, i capi del partito Jabloko Sergej Mitrokhin, e Lev Ponomarev, furono ben istruiti all’uso di vari dispositivi e accorgimenti per attrarre l’attenzione dei media sulle loro cause e proteste. Le proteste a tema di piazza furono usate dagli attivisti addestrati da Gene Sharp in diverse avanzate operazioni della CIA-Soros. Il primo di questi gruppi a cacciare con successo un governo fu OTPOR, che guidò le proteste che abbatterono Slobodan Milosevic da presidente della Serbia. Altri gruppi sostenuti da attivisti addestrati dagli USA furono Kmara in Georgia, Pora in Ucraina, Kelkel in Kirghizistan e Zubr in Bielorussia.
L’arte di usare simboli come il pugno e trucchi come il secchio blu fu sviluppata dal “guru” della disobbedienza civile Gene Sharp dell’Albert Einstein Institution e di Harvard. Il lavoro di Sharp sulle azioni “non violente” per abbattere i governi fu adottato dalla CIA per fomentare rivolte nei Paesi dello spazio post-sovietico. Sharp nega che la sua opera sia collegata ai servizi segreti degli Stati Uniti, tuttavia, fu finanziato dai maggiori pensatoi utilizzati dalla CIA per operare nel mondo accademico. Sharp fu direttamente finanziato da RAND Corporation, Ford Foundation e NED. Il suo lavoro fu finanziato dall’International Republican Institute, ramo del Partito Repubblicano degli Stati Uniti. L’idea di Sharp di usare icone culturali, religiose e storiche da ridicolizzare in piccole e grandi proteste di massa, ha spesso comportato reazioni violente, smentendo la tesi di Sharp che il suo piano per il cambiamento politico sia “non violento”.
McFaul fu reclutato dai neo-conservatori dell’Hoover Institution presso la Stanford University, per agire da inviato di Obama in Russia. McFaul lavorò presso la direzione di numerose ONG orientate alla Guerra Fredda, tra cui Freedom House, l’Eurasia Foundation di Soros e la NED finanziata dall’USAID. Il coordinatore della “campagna dei secchi blu” era Peter Shkumatov. Le attività di Shkumatov e dei suoi sabotatori del traffico videro i frequenti ospiti dell’ambasciata di McFaul, in particolare Nemtsov e Udaltsov. Un manifestante con il secchio e che indossa una t-shirt con Obama appare in un video caricato su YouTube il 5 maggio 2010. Il video fu prodotto da Nikita Tatarskij, un russo al servizio di Radio Free Europe/Radio Liberty controllata da CIA e Soros. Altri manifestanti dei secchi blu confusero la polizia mettendo i secchi sul tetto dei loro veicoli, causando un ingorgo nel centro di Mosca. Se si scoprisse che l’ambasciata russa a Washington organizza  manifestanti da infiltrare nell’apparato governativo tramite finti veicoli ufficiali, vi sarebbero due reazioni immediate: l’incriminazione per travisamento da agenti delle forze dell’ordine e una forte protesta diplomatica contro il governo russo.
Fu nel settembre 2012, oltre due anni dopo i secchi blu dell’USAID, che il Presidente Vladimir Putin ordinò l’espulsione dell’USAID dalla Russia. 57 ONG in Russia ricevevano ufficialmente finanziamenti dall’USAID, senza contare il supporto non ufficiale dell’USAID ad altri gruppi, alcuni strettamente legati ai terroristi nel Caucaso russo, particolarmente Cecenia e Daghestan. In linea con la formula del gruppo di protesta di Sharp, la campagna dei secchi blu venne suddivisa in “colombe” e “falchi” sotto un organismo ufficiale con il sito web RU-verderko.ru, che in inglese si si traduce “ru-pail.ru”. Per non chiamare il sito “secchio blu”, i provocatori lasciarono aperta la possibilità di cambiare i loro bersagli con gli altri colori dei migalkij, tra cui il rosso usato dai veicoli di emergenza e della polizia, nel caso i manifestanti avessero deciso di alzare la posta delle loro attività anti-governative. L’organizzazione dei secchi blu fu attenta ad informare di essere finanziata da quote e donazioni in modo da non essere collegata a McFaul e all’ambasciata degli Stati Uniti. Tuttavia, un certo numero di organizzazioni rivoluzionarie russe ricevette “donazioni” da entità legate direttamente a Soros, USAID e NED. I “secchi blu” furono registrati dal governo russo come organizzazione pubblica, pagando la tariffa standard di 35.000 rubli, poco più di 1000 dollari. I manifestanti dei secchi blu ostacolarono i veicoli ufficiali con i “migalkij” anche sulla Piazza Rossa. Comparativamente, se dei manifestanti assaltassero veicoli dell’US Secret Service presso la Casa Bianca, vi sarebbe la probabilità che vengano uccisi dalle forze dell’ordine. Le autorità russe hanno mostrato moderazione nel trattare i secchi blu.
Il gruppo anti-cristiano e anti-musulmano delle FEMEN, creato in Ucraina da finanzieri sionisti statunitensi, adottò la causa dei secchi blu. Le manifestanti in topless delle Femen furono viste in varie manifestazioni dei secchi blu a Mosca, facendo gesti osceni con i secchi. L’uso di chincaglieria come i secchi blu, in Russia, e di fogli bianchi e bende per occhi in Cina sono esempi dei sotterfugi di Sharp/Soros/NED per manipolare l’opinione pubblica. In Indonesia, sandali di gomma e plastica furono il simbolo di un movimento popolare antigovernativo abortito. Nel 2012, un ragazzo di 15 anni su condannato a una pena detentiva di cinque anni con l’accusa di aver rubato i vecchi sandali logori di un agente di polizia presso una stazione di polizia di Palu, nel Sulawesi centrale. La sentenza provocò una grande protesta dove la gente lasciava sandali e infradito davanti le stazioni di polizia in tutta l’Indonesia. Il movimento, legato ai manipolatori di USAID, Soros e NED, non decollò e il presidente Susilo Bambang Yudhoyono non fu abbattuto.
Mentre i manipolatori della democrazia vantano i loro successi, non hanno mai voglia di scrivere o parlare dei loro fallimenti, che sono molti. Le rivoluzioni dei secchi blu, bianca, dei sandali, loto, gelsomino, cedro, verde, arancione 2 e dei capperi in Russia, Cina, Indonesia, Egitto, Tunisia, Libano, Iran e Ucraina, sono stati tutti errori miserabili… Finché Obama, Soros, McFaul e compagnia cercheranno di tornare alla Guerra Fredda, i loro agenti provocatori continueranno a subire fallimenti dopo fallimenti finché la “borsa dei trucchi”, con secchi blu, fogli bianchi, sandali, vagabonde in topless, non avrà più l’attenzione del pubblico…

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lotta per l’Ucraina

Valerij Kulikov New Oriental Outlook 17/12/2013

602px-Map_of_Ukraine_en.svgNove anni fa, la rivoluzione arancione (dal nome del colore della bandiera di Viktor Jushenko) fu avviata in Ucraina con il sostegno finanziario e politico del governo e degli strateghi degli Stati Uniti, con la partecipazione attiva dell’intelligence degli Stati Uniti e di numerose organizzazioni non governative e di ricerca come l’Open Society Institute del miliardario George Soros, l’Harvard University, l’Istituto Albert Einstein, l’International Republican Institute, il National Democratic Institute, ecc. Questa rivoluzione fu la logica continuazione dell’operazione attuata da Washington e dai suoi alleati europei, alla fine del secolo precedente, volta al “rinnovamento politico” dell’Europa dell’Est e dell’ex Unione Sovietica, portando al potere i loro regimi fantoccio. Questi regimi potrebbero cancellare dalla memoria dei popoli di questa regione la gratitudine per la Russia che  sentivano grazie alla lunga amicizia e collaborazione dalla Seconda guerra mondiale e dalla successiva ripresa delle loro economie. Tali furono la “rivoluzione delle rose” in Georgia nel 2003, la “rivoluzione arancione” in Ucraina nel 2004, la “rivoluzione dei tulipani” in Kirghizistan nel 2005, così come i tentativi di avviare la “rivoluzione dei fiordaliso” in Bielorussia nel 2006, e le rivoluzioni colorate in Armenia nel 2008 e in Moldavia nel 2009. Notevoli fondi per l’organizzazione di queste “rivoluzioni colorate” furono stanziati con il sostegno della statunitense Fondazione per la Democrazia Est-Europea (SEED), finanziata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Seguendo l’esempio di queste “rivoluzioni” e questi schemi già collaudati, la Casa Bianca lanciò la “primavera araba” pochi anni dopo, ma le somiglianze degli schemi e della “guida” di tali processi da parte di Washington sono chiare. Lo stesso per il ruolo “leader” della Casa Bianca nella destabilizzazione di questi Paesi, in un primo momento, e poi nell’erogazione dei finanziamenti alle autorità dell’opposizione attraverso “organizzazioni pubbliche e di ricerca” internazionali, per comprarne sentimenti e discorsi volti a mettere al potere scagnozzi e burattini e, quindi, avere l’accesso incontrollato alle risorse naturali tramite loro.
In un primo momento, la Casa Bianca la spuntò relativamente senza problemi in Ucraina. Grazie alla “rivoluzione arancione”, l’ascesa al potere di V. Janukovich, orientato verso la Russia, fu bloccata e poi il loro uomo Viktor Jushenko fu posto alla presidenza sull’onda dell’opposizione promossa da Washington nel 2004. Tuttavia, durante gli otto anni della “presidenza arancione” gli strateghi politici d’oltremare non riuscirono a cambiare completamente la mentalità della popolazione ucraina facendola diventare antirussa. Quindi, nel 2012, come nel 2004, la popolazione dell’Ucraina rielesse presidente, sempre a maggioranza, V. Janukovich. Tuttavia, un tale esito della lotta per l’ex-repubblica sovietica e granaio dell’impero russo del 19° secolo, ovviamente, non  soddisfece la Casa Bianca. In queste condizioni, gli strateghi politici stranieri scelsero lo slogan sui presunti “benefici celestiali” per il Paese con l’alleanza con l’Unione europea e l’indebolimento delle relazioni commerciali ed economiche con la Russia; ulteriore strumento per destabilizzare la società ucraina e separarla dalla Russia. In effetti, le “condizioni dell’alleanza” proposte dall’UE portano al netto peggioramento della situazione sociale ed economica in Ucraina: la limitazione delle retribuzioni e dei dipendenti del settore pubblico, aumento delle tariffe del gas per le famiglie e le aziende, il divieto di partecipare all’Unione doganale. L’ultimo di tali requisiti è il più sensibile per l’economia ucraina, incentrata sulla cooperazione con la Russia da decenni, e la cui rottura porterebbe inevitabilmente al collasso della maggioranza delle imprese aumentando la disoccupazione nel Paese. Al fine di aderire alle norme tecniche dell’UE, per essere competitivi e  vendere i propri prodotti sul mercato europeo, l’Ucraina, secondo le stime del Premier Azarov, avrà bisogno di circa 160 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. L’UE è pronta a stanziarne solo una piccola parte, 1 miliardo, chiaramente insufficiente, così spiegando la resistenza di Kiev verso tale  pseudo-integrazione europea.
L’interesse dell’Europa verso l’Ucraina è abbastanza comprensibile. Stabilire stretti rapporti di alleanza con essa e separarla dall’Unione doganale aiuterebbe notevolmente commercialmente ed economicamente l’Europa verso la Russia. L’Ucraina stessa, con le sue risorse naturali, i ricchi terreni agricoli e 46 milioni di abitanti è sempre interessante per l’Europa, soprattutto per la Germania, quale bersaglio allettante per la colonizzazione dalle imprese tedesche che potrebbero produrvi prodotti a prezzi molto più bassi che in Cina. Tale interesse è stato più volte evidenziato dal tentativo di occupare questo territorio durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, la Germania, l’Unione europea e gli Stati Uniti perseguono obiettivi non solo economici, ma anche geopolitici, nella lotta per l’Ucraina. Data la perdita di influenza della Russia in Europa orientale, a causa del crollo dell’Unione Sovietica, l’integrazione dell’Ucraina nell’UE contribuirebbe a una rapida emarginazione della Russia nella politica ed economia europee. Per attuare tali piani, Washington e l’UE si sono concentrati sulla popolazione usando tre partiti ucraini “addomesticati”, che sono:
– l’Unione pan-ucraina “Batkivshyna“, guidata dalla detenuta ed ex-primo ministro Julija Tymoshenko. Per tale scopo, l’Unione ha avuto anche lo status di membro del Consiglio di Sorveglianza del Partito popolare europeo, l’Associazione dei partiti cristiano-democratici e  nazionalisti europei;
– Alleanza Democratica per la Riforma ucraina (Udar), guidato dal pugile peso massimo Vitalij Klitschko che vive in Germania da molto tempo. Non essendo portavoce della popolazione ucraina, il partito che nel 2010 contava circa 10000 aderenti, fu creato con l’aiuto del Partito democratico cristiano della cancelliera tedesca Angela Merkel e del suo centro di analisi, la Fondazione Konrad Adenauer. Quest’ultima ha attuato una palese interferenza negli affari interni dell’Ucraina, organizzando seminari per “addestrare gli attivisti” dell’alleanza attraverso i social network e internet;
– l’Unione pan-ucraina “Svoboda“. Anche secondo le conclusioni del tedesco Friedrich Ebert Stiftung, “Svoboda” è un partito radicale dell’estrema destra nazionalista ucraina, che in precedenza  utilizzava un simbolo simile alla svastica come logo. Le dichiarazioni antisemite e xenofobe dei leader di “Svoboda” furono fortemente criticate sia in Ucraina che all’estero, mostrando l’ideologia di tale partito, le cui dichiarazioni pubbliche e retorica sono neo-fasciste e neo-naziste. Tuttavia, come si può vedere, la Casa Bianca non rifiuta “servizi” da simili alleati per i suoi scopi, diventando così complice di nazisti e xenofobi.
Dopo che il governo e il Presidente dell’Ucraina hanno rifiutato di accettare i termini evidentemente sfavorevoli dell’integrazione con l’UE, Washington e Bruxelles gettarono forze sempre maggiori nella lotta per questa repubblica, ignorando i principi del diritto internazionale in materia di non-ingerenza negli affari interni di uno Stato straniero. Leader politici statunitensi ed europei furono inviati a sostenere i manifestanti che si oppongono al presidente e al governo legittimi dell’Ucraina. L’ex primo ministro e leader del partito conservatore polacco Legge e Giustizia Jaroslaw Kaczynski ha personalmente partecipato alle manifestazioni dell’opposizione a Kiev. I manifestanti di Maydan Nezalezhnosti furono visitati dalla sottosegretaria di Stato statunitense Victoria Nuland, che evidentemente aveva dimenticato che la sua agenzia dovrebbe proteggere il diritto internazionale e non interferire negli affari interni di un Paese straniero! L’opposizione ucraina e, in particolare, i neo-nazisti di “Svoboda“, sono sostenuti dal governo tedesco che aveva recentemente dichiarato la sua disapprovazione verso le attività similmente neo-naziste del Partito Nazionale Democratico di Germania. Se confrontiamo la reazione dei politici europei e statunitensi alle misure per ripristinare l’ordine pubblico nel Paese delle autorità ucraine, con l’assenza di qualsiasi reazione dei regimi politici occidentali ai recenti giri di vite contro i manifestanti in Grecia, Spagna e Portogallo, la loro parzialità politica e i loro pregiudizi sono evidenti. Le cose che accadono intorno l’Ucraina, oggi, non sono una lotta per la democrazia e lo Stato di diritto, come i media europei e statunitensi comprati da Washington cercano di presentare. Questa è la palese lotta per l’Ucraina, rivolta principalmente contro la Russia. E’ facile intuire le prossime fasi degli strateghi in tale lotta, aumentare la destabilizzazione della società ucraina, maggiore corruzione e sostegno finanziario all’opposizione. E, come ultima opzione, Washington ha esperienza nell’imporre soluzioni ai conflitti interni in Iraq, Libia, Siria…

Valerij Kulikov, analista politico, in esclusiva per la rivista online New Oriental Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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