Israele colpisce la Siria: primo atto del “finale di partita”?

Dmitrij Minin, Strategic Culture Foundation, 06/02/2013

turkParlando al vertice dei capi della difesa a Monaco di Baviera, il ministro della Difesa israeliano Ehud Barak ha infine confermato ciò che le agenzie di stampa avevano rivelato con clamore nei giorni precedenti: l’aviazione israeliana aveva lanciato un’operazione militare contro il legittimo governo della Siria. Dando luogo a speculazioni su un intervento militare su vasta scala da intraprendere molto presto. Barak ha riconosciuto il fatto, nel suo solito modo ambiguo, spargendo i segni per diverse interpretazioni…, “Non posso aggiungere nulla a quello che avete letto sui giornali di ciò che è successo in questi giorni in Siria”, ha detto Barak alla riunione degli alti diplomatici e funzionari della difesa di tutto il mondo. Poi ha proseguito: “Io continuo a dire francamente ciò che abbiamo detto – e questa è la prova che quando diciamo qualcosa, è vera – che non crediamo debba essere consentito trasportare sistemi d’arma avanzati in Libano”. (1)
Questo tipo di affermazione è un buon esempio per illustrare quale tipo di operazioni venga lanciato contro Damasco. Oltre agli attacchi militari immediati, anche i metodi della guerra d’informazione vengono utilizzati intensamente, evidenziando i fatti con una grande quantità di ambiguità, insinuazioni torbide e anche supposizioni arbitrarie. La missione è demoralizzare il nemico, spezzare la sua forza di volontà a resistere e privare la Siria di un qualsiasi sostegno internazionale, di cui potrebbe aver goduto finora. Secondo le prime notizie, negli attacchi aerei dell’aviazione israeliana effettuati la notte del 30 gennaio, l’obiettivo era un impianto chimico della difesa situato nelle vicinanze di Damasco. L’interpretazione è stata rapidamente ripresa dall’opposizione siriana. Spiegando così facilmente perché il nemico storico sia dalla sua parte. Sostenendone ancora tale versione dei fatti. Al resto del mondo è stata raccontata una storia diversa, quattro gruppi aerei, ognuno composto da tre velivoli, hanno sorvolato a bassa quota il monte Hermon e colpito un centro logistico congiunto di Siria, Hezbollah e Iran dove venivano conservate delle “armi ad alta tecnologia”, tra cui moderni missili superficie-aria. Presumibilmente un convoglio di camion sulla strada per il confine con il Libano è stato danneggiato, ma ben presto questa versione scomparve senza essere confermata.
Damasco ha detto che Israele ha attaccato un centro di ricerca della difesa. L’edificio è stato distrutto e due membri del personale sono morti, cinque altri feriti. Il 31 gennaio i governi di Siria e Iran hanno fatto dichiarazioni affermando che si riservavano il diritto di vendicarsi. Finora la Siria non ha risposto, probabilmente non vuole coinvolgere nuovi attori nello scontro. L’ambasciatore siriano in Libano, Ali Abdul-Karim Ali, ha minacciato ritorsioni all’attacco aereo israeliano dicendo che Damasco “ha la possibilità e la capacità di effettuare una rappresaglia a sorpresa”. Non ha precisato di cosa si trattasse. Nel frattempo le attività militari in prossimità del confine israeliano con la Siria e il Libano si sono intensificate, andando oltre la portata di azioni limitate. Forse è il primo atto del previsto “finale di partita”. A Londra si ricordano che il giorno prima dell’attacco israeliano, il Maggior-Generale Amir Eshel aveva avvertito che la Siria sta cadendo a pezzi e nessuno sa che cosa accadrà il giorno dopo: “La guerra non può scoppiare domani”, aveva detto, “ma noi siamo pronti a qualsiasi evenienza”.
All’inizio del 3 febbraio, i media libanesi hanno riportato che l’aviazione israeliana ha aumentato le proprie attività in diverse parti del sud del Libano. Volando sopra le città di Nabatia, al-Hiam e altre aree urbane, conducendo missioni di addestramento al combattimento a bassa quota. Né le forze armate libanesi, né Hezbollah hanno risposto. (2) Il ministro degli Esteri libanese Adnan Mansour ha chiesto la condanna internazionale d’Israele. Ha detto che il raid aereo della scorsa settimana in Siria “è un’aggressione contro il Libano”. Ha inoltre aggiunto, “Israele merita risposte dure e un boicottaggio duro sul piano economico, politico e diplomatico”. Parlando prima di recarsi a Cairo per partecipare a una conferenza dell’Organizzazione per la Cooperazione Islamica, Mansour ha detto, “i jet israeliani continuano a invadere lo spazio aereo del Libano ogni giorno. Dobbiamo resistere agli attacchi israeliani, ma non solo con gli appelli, le dichiarazioni e la condanna”.
E’ noto che le forze armate israeliane sono in stato di allerta al combattimento dal 25 gennaio. Tre batterie della difesa missilistica Iron Dome sono stati dispiegati nel nord d’Israele. Secondo il canale TV al-Manar (Hezbollah), un’unità israeliana ha smantellato il filo spinato vicino al villaggio di Yarun. Il gruppo consisteva in venti soldati e alcuni veicoli blindati. Non hanno attraversato realmente la frontiera, ma vi si sono avvicinati. In Israele molti hanno iniziato a parlare della necessità urgente di creare una zona cuscinetto profonda 16 km tra Israele e la Siria, e di spostare due divisioni e un battaglione sulle alture del Golan. Secondo gli esperti, nel caso di un grande intervento contro la Siria, il Libano e Hezbollah sarebbero i principali obiettivi d’Israele. Nessun dubbio che Hezbollah lo sappia bene e stia intraprendendo le misure preparatorie. Le forze armate libanesi sono in stato di massima allerta. Presumibilmente i militari non si confronteranno con gli israeliani (non l’hanno fatto durante l’ultimo conflitto sul loro territorio), ma non ostacoleranno Hezbollah.
Nel caso di un conflitto, i 60.000 razzi che Hezbollah ha contrabbandato in Libano (tre volte in più rispetto al 2006), sarebbero un vero rompicapo per Israele. Le armi provenienti dalla Siria, nel caso collassasse, è una questione di particolare interesse, in particolare per i SA-15 e SA-17 di fabbricazione russa, in grado di colpire bersagli a bassa quota. Yiftah Shafir del Centro Jaffee per gli studi strategici dell’Università di Tel Aviv, ha detto a Ynet,Nel 2006 abbiamo visto che Hezbollah è un esercito come gli altri, con punti forti e deboli. Non ha carri armati, per esempio, e non è certo che vorrà avere dei carri armati siriani. Suppongo che vuole ancora essere rifornito dalla Siria di razzi e missili antiaerei. Abbattere un aereo israeliano con il sistema missilistico antiaereo SA-17 sarebbe una vittoria per la propaganda di Hezbollah, ma questo sistema è molto difficile da usare. Presumo che preferiscano i piccoli sistemi antiaerei, come il SA-8. Questi missili possono essere caricati su un camion e sono abbastanza facili da usare”. Israele teme che alcune di queste armi finiscano non solo nelle mani di Hezbollah, ma nelle mani di elementi legati alla Jihad globale di al-Qaida. (3)
Come in tempo di guerra, il tintinnare di sciabole va di pari passo con l’aggressione mediatica, comprese quella orchestrata ai vertici. Ad esempio, i media israeliani hanno diffuso dappertutto notizie secondo cui il governo ha ottenuto il via libera per l’attacco contro la Siria da Washington e da Mosca. Debkafile, sito open-source sull’intelligence militare israeliana, ha riferito che l’operazione è stata attuata con il via libero del presidente Obama, dopo che la Casa Bianca, il 22 gennaio, era stata informata del piano dal comandante dell’Aman (l’intelligence militare israeliana), Maggior-Generale Aviv Kochavi. Il sito ha anche riferito che un altro emissario israeliano, il consigliere della sicurezza nazionale Yakov Amidror aveva visitato Mosca, nello stesso momento, per avvertire i leader russi dell’imminente attacco. Mentre i funzionari russi hanno espresso obiezioni nei confronti dell’attacco israeliano alla Siria, apparentemente avrebbero omesso di avvertire il Presidente Assad di quello che sarebbe successo, che è stato colto di sorpresa. Dopo il raid, il presidente Vladimir Putin ha comunicato al leader siriano di non aggravare la situazione militare con Israele. (4) Secondo altre fonti, compresa Debka, gli israeliani hanno raccontato a Mosca la solita storia che era loro intenzione impedire che armi chimiche finissero nelle mani di Hezbollah, senza fornire dettagli. (5)
E’ chiaro che confondere i fatti e le informazioni abbia il solo scopo di legittimare le azioni israeliane, ottenendo una presunta approvazione dalle grandi potenze. Nel caso della Russia, l’obiettivo è minare la sua credibilità nel mondo arabo, anche presso Damasco. Questo abuso della riservatezza (è difficile credere che i funzionari di Stato israeliani non abbiano nulla a che fare con ciò che scrive Debka) non è passata inosservata a Mosca. Non è un caso che il raid aereo sia stato condannato da Mosca, e senza mezzi termini, “la Russia dice di essere estremamente preoccupata per le notizie di un attacco aereo israeliano in Siria, nei pressi di Damasco, e una tale azione sarebbe un’indebita interferenza militare. Se questa informazione è confermata, allora si tratta di un attacco non provocato contro obiettivi sul territorio di un Paese sovrano, che viola palesemente la Carta delle Nazioni Unite e che non è accettabile, non importano i motivi addotti per giustificarlo”, ha detto il ministero degli Esteri russo in una dichiarazione del 31 gennaio.
La risposta della Turchia è stata alquanto particolare. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu ha criticato il raid israeliano in Siria, mettendo pesantemente in discussione l’inazione di Damasco verso l’aggressione. “Perché [Bashar] al-Assad non ha neanche gettato un sasso quando i jet israeliani sorvolavano il suo palazzo e si facevano beffe della dignità del suo Paese?” ha detto Davutoglu ai giornalisti durante la sua visita bilaterale nella capitale serba Belgrado, ha riferito il quotidiano Hurriyet. “Perché l’esercito siriano, che ha attaccato il suo stesso inerme popolo per 22 mesi dal cielo, con gli aviogetti, e a terra con i carri armati e il fuoco dell’artiglieria, non risponde all’operazione d’Israele? Perché non è possibile per al-Assad, che ha dato ordine di sparare missili SCUD su Aleppo, fare qualcosa contro Israele?” ha chiesto Davutoglu. Ha detto di non conoscere le circostanze precise del raid, ma ha aggiunto che la Turchia non sarebbe rimasta senza rispondere ad un attacco israeliano contro un Paese musulmano. (6) Ecco perché gli israeliani hanno un motivo per credere che una guerra tra Israele e la Siria sarebbe la migliore soluzione per i militari turchi. La Turchia se ne sarebbe rimasta in disparte, avendo ancora la possibilità di giocare il ruolo del “pacificatore e del liberatore dal nemico secolare”.
Il fatto che Netanyahu possa gettare il paese nella mischia sta diventando una questione sempre più preoccupante per gli israeliani. Secondo il quotidiano di destra Maariv, alti funzionari del ministero degli Esteri israeliano dicono che non ci sono stati cambiamenti strategici in Siria di recente, e non vi è alcun motivo di esser presi dal panico o di fare dichiarazioni ad alta voce. C’é uno status quo e la probabilità che armi di distruzione di massa finiscano nelle mani dei terroristi rimane sempre la stessa. Maariv scrive che Netanyahu istiga la tensione cercando di formare il più ampio governo di coalizione nazionale possibile. La cosa più semplice è invitare le parti a essere responsabili e a formare il governo che Netanyahu vuole, sotto il condizionamento della paura e delle minacce alla sicurezza. (7)
Molti in Israele dicono che tali azioni non soddisfano gli interessi dello Stato di Israele. Gli analisti locali scrivono che Israele non è interessato alla caduta di Assad, ma volente o nolente l’indebolisce mostrando al mondo che la difesa aerea siriana è vulnerabile. In questo modo si potrebbe accelerare un intervento straniero in Siria e facendo finire nelle mani sbagliate delle armi non convenzionali, divenendo un vero e proprio incubo prima del previsto. (8)

Note
(1) Novosti
(2) Zman.com
(3) (4) (5)
(6) Novosti
(7) Novosti
(8) MigNews

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Verso una guerra totale a Gaza

La linea rossa che Israele ha sfacciatamente attraversato
Dr. Ismail Salami, Global Research, 17 novembre 2012

Rapporti indicano che Israele starebbe ponendo le basi per una vera e propria guerra a Gaza. Secondo i media israeliani, 16.000 riservisti sono stati informati di una vera e propria guerra nella Striscia di Gaza, mentre il ministro della difesa israeliano Ehud Barak ha ordinato di richiamare altri 75.000 riservisti. Vi sono anche rapporti che indicano che le unità di paracadutisti israeliani e la brigata d’élite Givati si radunano presso la Striscia di Gaza. Fonti israeliane hanno confermato che dei missili palestinesi hanno colpito diversi quartieri di Tel Aviv e che lo scudo antimissile Iron Dome, che è stato pensato per essere orgogliosamente impenetrabile, ha intercettato solo un quinto dei razzi lanciati contro Israele dalla Striscia di Gaza, mentre i media israeliani avevano in precedenza riferito che l’Iron Dome era incredibilmente avanzato e che avrebbe intercettato il 100 per cento dei missili lanciati. Il Secondo Canale di Israele ha detto che solo 210 missili, su un totale di 650 sparati da Gaza, sono stati intercettati dallo scudo antimissile israeliano Iron Dome.
Solo venerdì mattina, aerei da guerra israeliani hanno condotto altri raid sulla Striscia di Gaza, tra colpendo parecchie volte Gaza City. “Ci sono stati 130 attacchi durante la notte, fino ad ora“, ha detto il portavoce del ministero dell’Interno di Hamas, Islam Shahwan, all’AFP. Secondo i media israeliani, Israele ha colpito la Striscia di Gaza assediata circa 830 volte, finora. Harry Fear, un attivista e regista, racconta a PressTV ciò che ha visto a Gaza, “Quello che sta accadendo nella Striscia di Gaza è ciò che i palestinesi chiamano un massacro. Vediamo l’uccisione di donne in gravidanza, anziani e bambini. E’ una situazione molto, molto grave qui a Gaza, con praticamente ogni parte della Striscia di Gaza colpita dagli attacchi aerei o dai bombardamenti navali israeliani. Vediamo ammassare carri armati al confine.”
Gli attacchi israeliani sulla Striscia di Gaza hanno provocato l’ira del mondo musulmano. Israele è in un vicolo cieco. Grazie agli sviluppi nella regione, le equazioni politiche sono diventate drasticamente negative per Israele. Non vi è più il regime supportato dagli USA del dittatore Hosni Mubaraq, che ha aiutato finanziariamente e militarmente il regime sionista nel corso degli ultimi decenni. Il presidente egiziano Mohamed Morsi ha richiamato il suo ambasciatore da Israele e ha rimproverato gli attacchi israeliani come una “palese aggressione contro l’umanità.” “L’Egitto non lascerà sola Gaza… Quello che sta accadendo è una palese aggressione contro l’umanità”, ha detto dopo la preghiera del venerdì in una moschea del Cairo. “Io dico loro, in nome di tutto il popolo egiziano, che l’Egitto di oggi non è l’Egitto di ieri e che gli arabi di oggi sono diversi da quelli di ieri“, ha osservato Morsi. Il primo ministro egiziano Hisham Qandil dice che il suo paese “farà di tutto” per porre fine alla nuova ondata di attacchi israeliani contro la Striscia di Gaza assediata. “L’Egitto farà di tutto per fermare l’aggressione e raggiungere una tregua duratura. Saremo con i palestinesi fino alla loro indipendenza… Questo è l’unico modo per dare stabilità alla regione“, avrebbe detto Qandil secondo Xinhua. Da parte sua, l’Iran ha anch’esso denunciato le atrocità del regime israeliano contro i palestinesi. Il Ministro degli Esteri iraniano Alì Akbar Salehi ha espresso il sostegno morale e politico dell’Iran alla Palestina. Abbastanza sorprendentemente, il primo ministro e ministro degli esteri del Qatar Sheikh Hamad bin Jassim bin Jabir al-Thani ha espresso l’ira della sua nazione e ha detto, “Condanno nel nome del Qatar… Il grave crimine non deve restare impunito. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU deve assumersi le proprie responsabilità nel preservare la pace e la sicurezza nel mondo.”
Alcuni esperti e leader mondiali ritengono che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu stia perpetrando un genocidio come slancio pre-elettorale. Per esempio, il primo ministro turco Tayyip Erdogan ha detto: “Prima delle elezioni, costoro (Israele) sparano su persone innocenti a Gaza per motivi da loro fabbricati. Le potenze mondiali dominanti la stanno ora facendo pagare al popolo e ai combattenti di Gaza, e la Repubblica di Turchia sarà con i nostri fratelli di Gaza e la loro giusta causa.” Vi è infatti qualche consolazione nel sentire queste parole, soprattutto da Turchia e Qatar. Ma le parole non sono bastano e difficilmente aiuteranno la popolazione di Gaza che si trova in immediato pericolo di vita. Invece del sostegno verbale, devono aiutare finanziariamente e militarmente gli abitanti di Gaza, fornirgli armi e artiglierie (come fanno con i ribelli in Siria). Quando si tratta di Siria, insistono di avere buone intenzioni nell’armare i ribelli e che difendono una causa giusta. Che lo facciano con il popolo di Gaza e dimostrino che le loro buone intenzioni non sono solo riservate ad un gruppo, ma anche a un altro. Inoltre, proteste popolari contro l’attacco israeliano contro Gaza sono scoppiate in tutto il mondo musulmano, con molti slogan di “morte a Israele“.
Lo spettacolo universale della solidarietà nel mondo musulmano con il popolo di Gaza è un buon segno che all’entità sionista non sarà consentito intraprendere un qualsiasi cruento e diabolico avventurismo, e che c’è una linea rossa che ha attraversato così sfacciatamente. Ogni morte a Gaza non è solo la perdita di una vita umana, ma la graduale scomparsa della coscienza collettiva, che è così dolorosamente silenziosa verso le sofferenze di una nazione oppressa e la tirannia indicibile di un regime colonizzatore omicida. Vi è un notevole grado di verità nell’adagio secondo cui il silenzio di fronte alla tirannia è complicità con la tirannia stessa.

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 140 follower