Incontri a Islamabad: svolgimento tra testo e contesto

Andrej Volodin, Strategic Culture Foundation 30/09/2012

Il presidente russo V. Putin prevede di visitare Islamabad in un futuro non troppo lontano. I colloqui promettono un ricco programma che comprende la firma di 12 accordi di cooperazione bilaterale tra la Russia e il Pakistan in una varietà di ambiti. La logica del raggruppamento globale in corso, costringe Mosca a ristabilirsi nelle regioni in cui ha perso l’influenza dal crollo dell’Unione Sovietica. L’Asia del Sud è una tappa fondamentale per il suo ritorno, Delhi e Islamabad danno credito alla Russia nel perseguimento della stabilità regionale, senza obblighi collegati, e la missione dovrebbe essere particolarmente gradita mentre la coalizione internazionale prepara il ritiro dall’Afghanistan. La discordia tra India e Pakistan è profondamente radicata, e molto dipenderà da quanto i due paesi saranno pronti a modificare le loro relazioni e, di conseguenza, il clima della più ampia politica regionale.
Le tensioni tra India e Pakistan persistono dalla spartizione del 1947 del subcontinente. Stranamente, non ha mai contribuito a dissipare l’ostilità persistente il fatto che i due paesi hanno molto in comune in termini di condizioni geografiche, retaggio culturale patrimonio politico. India e Pakistan hanno relazioni diplomatiche dall’indipendenza, ma la partizione dell’Hindustan lungo linee religiose e le conseguenti dispute territoriali, hanno portato all’esodo caotico di oltre 12,5 milioni di persone e alla morte stimata di centinaia di migliaia o un milione di persone. Tre gravi conflitti, le guerre del 1947, 1965 e 1971, e la meno intensa improvvisa guerra di Kargil, scoppiata come risultato dell’escalation di combattimenti locali e sporadici divampati nella zona di confine indo-pakistana con una regolarità notevole.
Una serie di tentativi di costruire relazioni ragionevoli sono state fatte da India e Pakistan, sullo sfondo della rivalità spesso sanguinosa. L’accordo di Simla del 1972 ha definito i principi chiave per la normalizzazione ed è servito a creare le basi per futuri progressi: firmandolo, India e Pakistan si sono impegnati a risolvere i problemi con mezzi pacifici e tramite il dialogo. La Dichiarazione di Lahore del 1999 afferma che i paesi, anche se dotati di armi nucleari, dovrebbero onestamente prendere in considerazione i reciproci interessi nella gestione bilaterale dei problemi, e il Vertice di Agra del 2001 ha segnato risultati importanti, con Delhi e Islamabad che andavano verso una più sana forma di convivenza. Nel 1980, l’inviato diplomatico indiano a Islamabad e aspirante ministro degli affari esteri, Kunwar Natwar Singh, descrisse le relazioni tra India e Pakistan come una sorta di rete diabolica, e per molti il suo punto di vista sembra  applicarsi anche in questi giorni. Una serie estremamente ampia di questioni – memoria storica, pregiudizi ricorrenti, carattere cronico delle controversie territoriali, le spesso vaghe percezioni delle identità nazionali, dei conflitti religiosi e ideologici, e la paura permanente di restare indifesi nei confronti del confinante, sono fattori in cui l’intrigo, l’inerzia e la sfiducia mostrano piccoli segni di declino.
Il quadro dell’opinione pubblica in India e Pakistan riflette pienamente il senso di disagio che incombe sulla situazione. I sondaggi mostrano che attualmente circa il 50% della popolazione in India, e il 46% in Pakistan, è convinta che il paese limitrofo rappresenti una minaccia sensibile, mentre solo il 13% nel primo paese e il 28% nel secondo paese, dicono che credono che non ci sia praticamente alcuna motivo di preoccuparsi. L’opinione ampiamente diffusa in India è che soltanto una revisione profonda della sovranità pakistana, compresa l’eliminazione di quel che vedono come la sua ideologia aggressivamente anti-indiana, può portare ad una vera ripresa nei rapporti tra India e Pakistan. Analisti indiani, in gran parte attribuiscono all’accentuazione ideologica del Pakistan le dinamiche negative all’interno della società del paese. Da questo punto di vista, i problemi del Pakistan sarebbero:
1.  Crescita demografica esplosiva. Al momento, la popolazione del Pakistan supera i 190 milioni e si prevede, secondo le amministrazioni nazionali, che raggiungerà i 240-250 milioni entro il 2030. Naturalmente, aumentano gli strati  urbani inferiori e gli abitanti impoveriti delle zone rurali, che tendono ad essere ricettivi all’Islam politicizzato.
2.  Cambiamenti politici e ideologici indirettamente legati alla crescita della popolazione. La diffusione di dottrine radicali come la versione wahhabita dell’Islam, rende la società pakistana sempre più sorda a qualsiasi propaganda sui modelli di sviluppo liberali, ed erode l’eredità inizialmente tollerante e religiosamente pluralistica dell’Hindustan. Pochissimi studiosi in Pakistan interpretano quanto sopra come una deriva dalla tradizionale identità meridionale, verso quella arabo-musulmana esemplificata dall’Arabia Saudita.
3.  La politicizzazione dell’Islam incoraggiata alla fine degli anni ’70 dal generale Mohammad Zia-ul-Haq (con la benedizione dell’amministrazione Reagan) è diventato un trend di lungo periodo, e oggi in Pakistan i radicali musulmani sono una forza influente perfettamente in grado di contendere all’esercito il ruolo di primo piano nella società pakistana. I queste condizioni, il sistema democratico del Pakistan sembra puramente decorativo per molti osservatori. L’incapacità delle amministrazioni pakistane – civile o militare – di modernizzare la società nell’interesse di tutta la nazione, richiede la ricerca di meccanismi alternativi per cementare il paese. Consigliata a tal fine, la nuova identità pakistana combina il ricorso al programma nazionale delle armi nucleari con l’ostilità storicamente radicata verso l’India. L’amministrazione pakistana, abbastanza realisticamente ricorre a una piattaforma dall’ideologia alquanto eclettica, come causa unificante dal forte richiamo sulla massa.
Nel corso degli ultimi tre decenni, la politica estera del Pakistan si basava sul presupposto che il paese dovrebbe consolidarsi sulla propria posizione strategica nella regione. Per le élite pakistane, l’epopea dell’invasione sovietica dell’Afghanistan e il conseguente infame ritiro, sembravano rafforzare tale visione. I circoli dominanti pakistani credono che (1) gli Stati Uniti sono geopoliticamente impantanati nel Medio Oriente, (2) la Cina evolve verso una grande influenza in Asia meridionale (sul piano economico, la Cina è il primo partner di India, Pakistan e Bangladesh) (3), gli Stati Uniti avrebbero imprevedibilmente consentito a Pechino di essere il custode della pace in Asia meridionale, che significa soprattutto impedire l’escalation tra India e Pakistan. Non è raro, per gli esperti, pensare che Washington si aspetti che Pechino ricambi, eventualmente passando a fianco degli Stati Uniti nei conflitti politici che li coinvolgono riguardo Teheran e Pyongyang. Delhi, si deve rilevare, oppone una mediazione nelle relazioni bilaterali – cui contribuiscono la Cina o gli Stati Uniti – in quanto tali, e per dei motivi importanti.
Senza farsi notare, la Cina è un giocatore dal notevole peso nel gioco che si svolge tra India e Pakistan. Diversi sono gli obiettivi che si scorgono dietro l’impegno cinese verso il Pakistan:
•  Pechino ha bisogno di fare in modo che i radicali musulmani, soprattutto i loro gruppi armati, non proliferino dal Pakistan alle regioni della Cina, come la regione autonoma uigura dello Xinjiang, che è già un problema per l’amministrazione cinese;
•  La Cina sarebbe felice di arginare l’influenza degli Stati Uniti nell’Asia centrale e meridionale;
•  Un elemento importante per la Cina è il controllo delle vie di transito dell’energia, che si estendono dal Golfo al Mar Cinese Meridionale;
•  Per Pechino, un complesso sistema di alleanze con i paesi limitrofi o  relativamente lontani, come lo Sri Lanka, dovrebbe essere un modo di domare le ambizioni dell’India sul continente. Vedendo India e Cina in competizione per l’Asia meridionale, Islamabad si sente più sicura quando parla con Delhi.
Le posizioni dei sostenitori dei legami economici, scientifici e culturali con l’India, sono relativamente deboli nell’élite pakistana, mentre l’India deve essere molto interessata dall’integrità territoriale e dall’unità del Pakistan. Conflitti etnici in stile balcanico, nel paese, potrebbero avviare dei flussi di rifugiati pakistani in India ed esporla alla piena espansione del traffico di droga e armi, o di altri mali che minerebbero il governo dell’India e la sua capacità di attrarre investimenti. Gli esperti sperano che – dato lo status nucleare dell’India e del Pakistan – lo status quo possa funzionare bene, in quanto qualsiasi escalation comporta dei rischi intollerabili per entrambi. Secondo quanto riferito, gli arsenali indiani e pakistani contano 80-100 e 90-110 testate nucleari rispettivamente.
Il Premier indiano Manmohan Singh e il suo gabinetto probabilmente prevedono che – a prescindere da come gli Stati Uniti, la Cina e l’Arabia Saudita sosterranno il Pakistan – la crisi che ribolle nella sua società, prima o poi richiederà un cambiamento di rotta, adottando necessariamente un tono più morbido nel dialogo strategico con l’India. L’India è pronta a promuovere le nuove tendenze che si profilano nella politica pakistana, compiendo di volta in volta gesti unilaterali, come quando il Premier Singh disse nell’estate del 2009, per la prima volta, che il ruolo che l’India svolge negli sviluppi in Balochistan era un tema di discussione ammissibile (anche se Islamabad non aveva prove sull’implicazione da mettere sul tavolo). La tattica scelta, però, non dovrebbe far passare in secondo piano gli elementi essenziali della strategia indiana, che implica una permanente prontezza al combattimento e un deterrente convincente, assieme alla politica di coinvolgimento del Pakistan nei progetti economici comuni, suscitando sensibili mutamenti di Islamabad su questioni bilaterali, quali il problema del Kashmir. In verità, le possibilità di un compromesso tra India e Pakistan sono limitate, mentre l’opposizione a Delhi, dai comunisti al Bharatiya Janata Party, risponde alla manovra di riconciliazione del Premier Singh con grida. In ogni caso, il governo indiano continua ad agire con gradualità, come ha evidenziato la reazione incredibilmente sobria di Delhi al dramma di Mumbai del 2008.
Oggi è interessante rilevare i concetti che sottostanno alla politica che l’India cerca di attuare nei rapporti con il Pakistan. Una serie di idee strettamente intrecciate sono all’orizzonte.
1.  E’ chiaro che i circoli dominanti indiani hanno l’impressione che il Pakistan abbia perso la capacità di seguire un percorso indipendente nel campo della politica internazionale. Le isolate realizzazioni del Pakistan, il raggiungimento dello status nucleare o la rapida espansione delle infrastrutture di trasporto cinesi, tra cui la costruzione del porto di Gwadar, non influenzano tale concetto, né la convergenza di aiuti internazionali al Pakistan. Delhi è fermamente convinta che la strada di un possibile scongelamento delle relazioni con l’India si rivelerà inevitabile per il Pakistan.
2.  Gli strateghi indiani mettono evidentemente in discussione la portata della leadership esercitata dall’esercito sulla società pakistana. Resoconti sugli attriti tra i vari gruppi militari del Pakistan – tra coloro che provengono dalle province del Punjab e i pashtun, in particolare – emergono spesso nei media indiani. Inoltre, alcuni partiti delle forze armate pakistane sono noti per essere strettamente legati ai taliban. A proposito, ci può essere un elemento di verità nelle rivendicazioni del Pakistan che l’India sia, in un paio di iniziative parallele, dietro ai disordini in Balochistan, e che intrighi per affermarsi in Afghanistan dopo il ritiro degli Stati Uniti. Così Delhi cerca presumibilmente di assediare il Pakistan da ovest e da est, come ha fatto quando i sovietici lanciarono la loro campagna in Afghanistan. Almeno – per convalidare la sua versione – Islamabad spiega costantemente come l’India investa pesantemente sull’Afghanistan.
3.  Delhi è sicura che il Pakistan abbia esaurito il potenziale di sviluppo basato sugli aiuti esteri e la radicale militarizzazione dell’economia. Il momento cruciale si avvicina, quando le élite pakistani dovranno tracciare sul serio le politiche socio-economiche e le priorità della politica estera, e quindi la vicinanza geografica con l’India sarà un argomento a favore di una cooperazione che non deve essere ignorata. In contrasto con la maggior parte dei suoi predecessori, il Premier Singh è popolare nel mondo degli affari indiano come difensore dei suoi interessi ed economista intelligente. I suoi passi orientati al coinvolgimento economico del Pakistan sarebbero, senza dubbio, in sintonia con la Federazione delle camere di commercio indiane e la Confederazione delle industrie indiane.
4.  Sembra che attualmente i pianificatori della politica indiana anticipino la spaccatura tra élite militari e civili pakistane, mentre nessuno dei due ha un valido approccio per mantenere il paese stabile, precipitandosi in uno scambio di accuse le cui prospettive apparirebbero tetre. Alla luce di ciò, la politica di riconciliazione adottata dal premier Singh è molto lungimirante: Delhi sta riducendo in tal modo gli stereotipi anti-indiani tra la popolazione pakistana, lasciando le élite pakistane senza una piattaforma retorica con cui inquadrare la società.
Per la Russia, lo stato attuale delle relazioni indiano-pakistane apre certamente nuove opportunità per riguadagnare posizioni in Asia meridionale, una regione con buone possibilità di diventare centrale per il transito delle risorse energetiche dal Golfo Persico all’Estremo Oriente. Mosca ha anche bisogno di una maggiore influenza sull’Asia meridionale, per costruire una barriera contro l’Islam radicale nell’Asia centrale post-sovietica. Gli aspetti principali dell’attività russa proiettata sulla regione sono elencati di seguito.
1.  In vista del ritorno russo (che può, in parte, prendere la forma di un ritorno alle politiche sovietiche degli ’60), la Shanghai Cooperation Organization (SCO) dovrebbe aderire al dibattito sulla sicurezza in Asia Centrale e del Sud, toccando questioni di particolare rilevanza per la Russia, l’India e il Pakistan, come la formazione del corridoio di transito Nord-Sud. L’impiego della SCO avrà un grande impatto sulle relazioni tra la Russia e l’India, con la seconda che ancora sospetta che la SCO funga da semplice travestimento della politica estera cinese. E’ nell’interesse strategico della Russia portare India e Pakistan nell’orbita della SCO come partner.
2.  È giunto il momento in cui la Russia deve semplicemente rispondere all’attività degli Stati Uniti in Asia meridionale. Le misure da adottare sono  aumentare il livello delle relazioni con l’India, come all’epoca sovietica e, allo stesso tempo, riconnettersi pienamente con il Pakistan. Sia Delhi che Islamabad probabilmente favorirebbero il ritorno di Mosca … Inoltre, l’iperattività degli Stati Uniti è una grande preoccupazione per Pechino, che vede nelle operazioni in Tibet e nello Xinjiang dei componenti di un progetto degli Stati Uniti per circondare la Cina. Come quartetto, l’India, il Pakistan, la Cina e la Russia sarebbero meglio attrezzate, in ultima analisi, per fermare le destabilizzazioni nell’Asia centrale e meridionale.
La collaborazione tra l’Asia centrale e l’Asia meridionale, potrebbe accelerare se la Russia riprende il concetto di concertare fornitori di energia (Russia, Iran, oltre a diverse repubbliche dell’Asia centrale) e importatori di energia (Cina, India, Pakistan). Secondo l’accordo, la presenza di influenze esterne in Asia meridionale e in parte dell’Asia centrale s’indebolirebbe, mentre la partnership tra India, Pakistan, Afghanistan e Iran nel contesto della SCO contribuirebbe a promuovere gli obiettivi strategici della Russia. É facile intuire che il contesto del viaggio del Presidente V. Putin ad Islamabad va ben oltre l’Asia meridionale. Uno dei vantaggi che la crisi in Siria rappresenta per agli Stati Uniti e ai loro alleati, è che potrebbe essere usata per allontanare la Russia dal mondo musulmano. Timidamente, a Islamabad Putin presenterà la visione di Mosca su come l’Islam tradizionale e le sue attuali versioni radicali, interagiscono con il mondo moderno in via di globalizzazione.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso una “relazione” Russia-Pakistan in sfida a Washington

Farooq Yousaf, Global Research, 27 settembre 2012

Si assiste ad un nuovo inizio dei legami Pakistan-Russia con la prevista visita del presidente russo Vladimir Putin, citata dei media del Pakistan per i primi di ottobre; la prima visita di un presidente russo in Pakistan. Una cosa considerata improbabile, in passato, potrebbe presto diventare una realtà con le due parti che si battono per un nuovo inizio nei rapporti bilaterali. Anche se i media statali russi hanno messo in dubbio la visita di Putin, è ovvio che anche se la visita venisse annullata, un altro funzionario di alto livello, come il ministro degli Esteri, si recherà in visita in Pakistan.
La visita, rivolta principalmente alla conferenza quadrilaterale sull’Afghanistan di Islamabad, porterebbe anche a un faccia a faccia con il presidente del Pakistan. È stato riferito dai funzionari del ministero degli Esteri russo, che i due stati firmeranno anche un MOU (Memorandum of Understanding) multiplo per lo sviluppo e gli investimenti nei settori dell’acciaio e dell’energia del Pakistan. Il presidente Asif Ali Zardari, che ha incontrato una delegazione di alto livello russa in Pakistan, all’inizio di settembre, guidata dal ministro dello sport russo, ha espresso il suo desiderio di cooperazione con Mosca nei settori succitati. [i]
Storicamente, la Russia e il Pakistan non hanno mai goduto di prolungati fruttuosi legami. Anche dopo la nascita del Pakistan, Liaqat Ali Khan, primo ministro del Pakistan, aveva preferito visitare gli Stati Uniti, anche se fu invitato per primo dal governo sovietico. Le relazioni videro il loro culmine solo durante il governo di Zulfiqar Ali Bhutto, quando durante la sua visita, nel 1974 [ii], il governo sovietico decise di costruire l’Acciaieria del Pakistan a proprie spese, aiutandolo anche nel settore dell’energia nucleare. Poi con  il regime di Zia-ul-Haq, l’amministrazione Carter degli Stati Uniti, l’Arabia Saudita e il generale Zia collaborarono, con l’aiuto dei partiti di destra, per formare i mujaheddin contro i sovietici in Afghanistan [iii].
Tenendo a mente il contesto attuale della situazione politica del Pakistan, gli ultimi sviluppi hanno  la massima importanza per il paese.
Attualmente, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno aumentato la pressione sul Pakistan per strapparne il supporto alla politica di Washington di rafforzamento della propria influenza nella regione, nonostante l’apparente contraddizione con gli interessi nazionali del Pakistan. Insieme a ciò, gli Stati Uniti stanno perdendo la loro influenza nella regione a causa del crescente sentimento anti-USA. È per questo che una maggiore cooperazione a livello bilaterale e nel quadro della Shanghai Cooperation Organization (SCO), aiuterà a affrontare le questioni politiche ed economiche del Pakistan. Questo, a sua volta, offrirà nuove opportunità a Islamabad per una politica estera più indipendente e una minore dipendenza economica dagli Stati Uniti e dalle istituzioni finanziarie internazionali, apparentemente controllate dagli Stati Uniti [iv]. L’attuale politica di Washington nella guerra in Afghanistan, sembra essere volta a diminuire l’impatto di Islamabad nel paese e sul processo di pace, e a rafforzare il ruolo dell’India nella soluzione della crisi [v]. Non sorprende che i funzionari di Kabul abbiano anche mostrato un atteggiamento ostile nei confronti del Pakistan, che si riflette in regolari accuse nei confronti della dirigenza pakistana di sostenere la rete haqqani e le organizzazioni estremiste che operano in Pakistan [vi] [vii] [viii].
Con l’attuale dipendenza finanziaria e strategica, il Pakistan può agire solo come semplice spettatore contro le politiche e le pretese degli Stati Uniti. Solo aumentando la cooperazione con la Cina e la Russia nell’approccio regionale che affronti la questione afgana e garantisca la stabilità del paese, aiuterà il Pakistan a tutelare i propri interessi nazionali. E’ ovvio che i legami positivi con la Russia non solo rafforzeranno strategicamente il Pakistan, ma saranno anche una buona occasione per superare i problemi energetici del paese, stimolando anche gli scambi e la cooperazione regionali. Nel quadro della cooperazione militare, il Maresciallo dell’Aria Tahir Rafiq Butt, ha visitato Mosca ad agosto, e ha definito la sua visita uno sviluppo significativo verso una maggiore cooperazione con la Russia nel settore della difesa, in particolare nella difesa aerea. Inoltre, è stato segnalato che all’inizio di settembre il capo dell’esercito del Pakistan, Generale Ashfaq Pervez Kiyani, è stato in visita a Mosca per un incontro ad alto livello con il suo omologo russo. Questa visita potrebbe essere di enorme importanza, in quanto punta verso una svolta politica importante. Un portavoce del ministero degli Esteri di Islamabad, in condizioni di anonimato, ha detto: “Abbiamo voltato una nuova pagina nelle nostre relazioni con la Russia. Si tratta di un grande cambiamento.” [ix]
Il Pakistan è un membro attivo della comunità internazionale nella lotta al terrorismo e alla criminalità transfrontaliera. Tenendo conto di questo significato speciale e la pubblicità negativa raccolta dai media mondiali, anche dopo aver fatto tutti gli sforzi e sacrifici possibili, sarebbe utile ampliare la cooperazione con i paesi della SCO, in particolare Russia e Cina. Tale cooperazione può esservi anche in settori quali la prevenzione e la mitigazione dei rischi naturali e tecnologici, la gestione delle emergenze, la formazione e lo sviluppo di esperti locali – dove la Russia ha una vasta esperienza – in materia di risorse scientifiche e tecniche assieme alle risorse umane e finanziarie. L’attuale ripresa nei rapporti può essere utilizzata per sviluppare una cooperazione economica a lungo termine con la Russia.
Mosca ha espresso interesse a partecipare alla costruzione del TAPI (Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India, Trans-Afghanistan Pipeline), al programma energetico CASA-1000 (Commercio ed Energia per la Regione Asia Centrale – Asia Meridionale) e all’Acciaieria del Pakistan [x]. A questo proposito, Islamabad potrebbe elaborare proposte per la partecipazione di Mosca nella realizzazione di grandi progetti infrastrutturali del paese, portando a uno sviluppo positivo delle relazioni bilaterali. Il Pakistan gode di un grande vantaggio strategico, è un ponte e corridoio per diverse regioni. Questo lo rende, anche per la Russia, un luogo attraente per materializzare la sua profondità strategica. Pertanto, gli sviluppi in corso tra Mosca e Islamabad, le visite ad alto livello e il possibile ruolo del Pakistan nella SCO, le indicazioni per una grande alleanza Sud ed Est asiatica, nella forma dello SCO e di un asse del partenariato Cina-Russia-Pakistan-Iran, possono portare a presagi positivi non solo per la regione, ma anche per il continente asiatico nel suo complesso.

Note
[i] [ii] [iii] [iv] [v] [vi] [vii] [viii] [ix] [x]

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Russia, India e la cooperazione Pakistan-Cina

Andrej Volodin Strategic Culture Foundation 07.07.2012

Il presidente russo Vladimir Putin ha in programma di visitare il Pakistan. Si dice che l’evento si svolgerà nel settembre di quest’anno. E’ una cosa naturale per il periodo estivo, dando l’opportunità di riflettere sulle ragioni che definiscono la politica della Russia, nella parte meridionale dell’Eurasia Centrale. Ci sono assai diverse opinioni sulla questione. Per esempio, alcuni dei miei amici tra i giornalisti indiani, vedono l’atteso evento come una sorta di “punizione” dell’India per la sua politica estera “pro-USA”. Trovo questa spiegazione troppo semplice, non prendendo in considerazione la complessità della situazione, che sarà ancora più complicata dopo che le truppe straniere si ritireranno dall’Afghanistan. Poi una nuova “equazione” geopolitica sarà posta in essere, con il Pakistan che inevitabilmente ne diventerà l’elemento centrale per ragioni storiche ed oggettive condizioni geografiche. Questo è ciò che non può essere ignorato, pur considerando categorie come la “forza del quartetto” di India, Cina, Pakistan e Russia, che sta gradualmente prendendo forma. Ovviamente la “perenne” e lunga associazione geopolitica formata della Repubblica islamica e dalla Cina, sarà una delle strutture di base su cui verrà costruita questa entità.
Il Pakistan è stato uno dei primi a riconoscere la Repubblica popolare cinese, nel 1950, rimando l’alleato più saldo di Beijing nel periodo degli anni ’60 e dei primi anni ’70, durante il relativo isolamento internazionale della Cina. La Cina è assai apprezzata per il sostegno che fornisce nell’assistenza militare, tecnica ed economica della Repubblica islamica, compreso il trasferimento di tecnologia e attrezzature nucleari sensibili. Oggi alcuni esperti prevedono la crescita delle relazioni tra gli Stati Uniti e la rivale India, che alla fine spingerà il Pakistan ad allacciare legami più stretti con il suo antico partner strategico, soprattutto tenendo conto che l’elite del Pakistan considera il partenariato con la Cina come una garanzia di sicurezza per il proprio paese.
La cooperazione tecnico-militare tra Islamabad e Beijing è un asse delle relazioni bilaterali che ha tre dimensioni:
- Missili: le forze armate del Pakistan hanno missili a media e a breve gittata, che gli esperti indicano come modifiche di quelli cinesi importati;
- Aerei da combattimento: L’aviazione pakistana ha nel suo arsenale JF-17 Thunder e K-8 Karakorum, aerei prodotti in Cina, così come aerei intercettori prodotti congiuntamente. Il sistema operativo di primo allarme e di controllo radar aerotrasportato è prodotto anch’esso in Cina (1);
- Il programma nucleare: si suppone che la Cina abbia potuto condividere con il Pakistan tecnologia di fondamentale importanza per la produzione di armi nucleari.
Oltre alla cooperazione tecnico-militare, Pakistan e Cina hanno intensamente sviluppato il commercio e le relazioni economiche, fortemente favorite dall’“accordo globale di libero scambio” firmato nel 2008. Secondo alcune stime, il commercio tra i due paesi si aggira intorno ai 15 miliardi di dollari l’anno. La cooperazione ha un significato strategico, soprattutto per il Pakistan. I due paesi hanno collaborato su una serie di grandi progetti infrastrutturali in Pakistan, comprese le autostrade, lo sviluppo delle risorse minerarie (tra cui oro e rame), i grandi impianti di energia elettrica convenzionali, così come alcuni progetti di centrali nucleari (non convenzionali). Uno dei più significativi programmi di sviluppo congiunti è il grande complesso portuale per acque profonde di Gwadar, situato nella provincia pakistana del Baluchistan (diventato operativo nel dicembre 2008). Il porto è a soli 180 miglia nautiche dallo Stretto di Hormuz, attraverso il quale passa il 40 per cento di tutto il petrolio mondiale commercializzato. La struttura è di importanza strategica per Beijing: in primo luogo, permette al Celeste Impero di differenziare e stabilizzare le rotte di importazione delle sue risorse minerarie, in secondo luogo, fornisce alla provincia autonoma dello Xinjiang Uygur, senza sbocco sul mare, l’accesso al Mar Arabico, qualcosa di molto importante per la sicurezza economica della Cina in generale.
Formalmente la Repubblica islamica del Pakistan ha due principali alleati strategici, la Repubblica popolare della Cina e gli Stati Uniti. Ma alla luce degli eventi del 2011, i circoli dominanti in Pakistan hanno perso fiducia negli Stati Uniti, ponendo maggior valore nei confronti della Cina, che viene abitualmente definita “amica inossidabile”.
La perdita di servilismo da parte dell’élite militare pakistana verso gli Stati Uniti è un elemento nuovo delle relazioni, qualcosa che rende l’“alleanza strategica” tra i due paesi ancora più traballante. La diffidenza sull’“accordo nucleare” India-USA mette il Pakistan contro gli Stati Uniti. Il Pakistan pensa che l’accordo, in realtà, escluda l’India dal regime di non proliferazione. Al contrario, la decisione della Cina di costruire due reattori nucleari in Pakistan è diventata una dimostrazione di fiducia reciproca tra “amici inossidabili”.
Nel frattempo, alcuni seri problemi hanno oscurato le relazioni bilaterali. Per esempio, l’elite cinese è preoccupata per il crescente livello dell’estremismo in Pakistan, in particolare le attività dei separatisti uiguri nella provincia occidentale del Xinjiang, che trovano un rifugio sicuro nelle aree tribali del Pakistan. Esperti cinesi (così come occidentali) ritengono che un grande numero di militanti uiguri siano stati arruolati nelle madrasse pakistane, negli anni ’80. In seguito sono stati chiamati ad unirsi ai militanti che agiscono in Afghanistan; prima hanno combattuto le forze sovietiche e successivamente quelle della coalizione guidata gli Stati Uniti, che sta ancora combattendo i taliban. Gli esperti militari dicono che alcuni di questi mujahidin uiguri sono tornati in Cina.
Un altro motivo di preoccupazione per la Cina sono gli attacchi sempre più frequenti commessi dai radicali pakistani contro i lavoratori a contratto cinesi (circa 10 mila), in particolare nella provincia del Baluchistan, nella parte occidentale del paese. Preoccupata per la sicurezza dei cittadini e per la sua immagine nel mondo musulmano, oltre ad evitare di essere fortemente coinvolta nelle azioni dell’antiterrorismo, Beijing incoraggia gli Stati Uniti ad assumersene la guida.
A sua volta Washington tiene conto della crescente preoccupazione della Cina per l’Islam politico, che intensifica le sue attività in Pakistan. Vede l’opposizione al radicalismo musulmano come a un lungo allineamento degli interessi strategici USA-Cina. In relazione al Pakistan, la Cina cerca di attenersi a un percorso strategico che unisce due obiettivi contraddittori: 1) il contenimento dell’influenza geopolitica degli Stati Uniti e dell’India in Asia meridionale, 2) la tutela del Celeste Impero dall’estremismo politico proveniente dal Pakistan, con l’aiuto del rafforzamento di un rapporto equilibrato con Islamabad e Delhi, e lo sviluppo di buoni rapporti di vicinato con i due “concorrenti storici”. Spiegando parzialmente i 10-12 anni di politica relativamente “imparziale” della Cina nei confronti dei due principali paesi del Sud Asia, compreso il “problema del Kashmir”. La posizione di compromesso della Cina sembra essere basata sul timore di un possibile “grande” (storico) “effetto dimostrativo” del Kashmir, che possa diffondersi in Tibet e nello Xinjiang, aggravandovi le contraddizioni etnico-religiose. Infine, il rafforzamento dei taliban in Pakistan e in Afghanistan non fa ben sperare a Beijing.
E’ da molto tempo che gli esperti politici indiani sono irremovibili nel ritenere che le relazioni tra Cina e Pakistan hanno lo scopo primario di “dissuadere” l’India nell’Asia meridionale. E’ difficile contrastarne la logica, ma le tendenze che hanno seriamente influenzato la politica interna della Cina dall’estero, sono chiaramente sottovalutate qui. L’effetto destabilizzante costante degli eventi nella regione autonoma del Xinjiang Uygur sulla situazione generale in Cina, è un fatto di conoscenza comune. Inoltre, Beijing non esclude che i sostenitori dello “Stato indipendente uiguro” che agiscono dalla Provincia della Frontiera del nord-ovest del Pakistan svolgano le loro attività con l’appoggio degli Stati Uniti e di alcuni stati musulmani, come Arabia Saudita e altre “petromonarchie” del Golfo Persico. Ecco perché Beijing si sforza di utilizzare le sue varie vantaggiose opzioni per neutralizzare l’Islam politico nella regione autonoma del Xinjiang Uygur, anche a livello statale. (Attualmente la popolazione della regione autonoma di Xinjiang Uygur è di oltre 8 milioni di abitanti, un partito radicale cerca di creare lo stato indipendente uiguro, il “Turkestan Orientale”). Nuovi importanti fattori che definiscono la politica cinese nei confronti del Pakistan, sono apparsi.
Da un lato Pechino è stata soddisfatta per aver ricevuto il pieno sostegno dal Presidente del Pakistan Asif Ali Zardari, mentre reprimeva i disordini a Urumqi, nel luglio 2009. Era ancora più importante che il sostegno provenisse dal leader di un “importante” Stato musulmano che formalmente si è dissociato dal ‘Movimento Internazionale di Resistenza Islamica’ nella regione autonoma del Xinjiang Uygur. Secondo alcuni esperti occidentali, i “jihadisti” costituiscono il 5-10% del “movimento uiguro”. D’altra parte la Cina ha dubbi sulla capacità delle autorità del Pakistan di esercitare un controllo efficace in tutto il loro territorio. Alcune misure contro gli estremisti adottate da Islamabad, in particolare le dure misure contro gli insediamenti uiguri e le loro scuole religiose in Pakistan, che sono diventati dei vivai per futuri separatisti, non sono riuscite a convincere Beijing che il controllo è davvero efficace. I dubbi si sono materializzati in un accordo diretto sulla cooperazione multilaterale tra la Regione autonoma del Xinjiang Uygur della Cina e la North West Frontier Province del Pakistan (NWFP). L’obiettivo dell’accordo è stabilire contatti diretti con i leader del NWFP, al fine di sopprimere le attività degli islamisti svolte dal territorio della provincia. L’accordo ha anche un importante contenuto socio-economico. Sembra che la sua ‘struttura portante’ sia il progetto di ampliare (con l’aiuto della Cina) la Karakorum Highway, d’importanza strategica per entrambi i paesi. La strada collega lo Xinjiang e la North West Frontier Province del Pakistan (attraverso il passo Khunjerab, situato ad una altitudine di 4.693 metri sopra il mare). Le autorità pakistane cercano di persuadere la Cina dell’opportunità di utilizzare la Karakorum Highway come collegamento principale per le comunicazioni internazionali e per il trasferimento delle merci importate in Cina dai porti del Pakistan, in particolare da Gwadar sul Mar Arabico, aggiornato con l’aiuto di Beijing. Oltre alle infrastrutture dei trasporti, l’accordo prevede anche la cooperazione interregionale su commercio, scienza e tecnologia, cultura, educazione, salute, agricoltura, sport e turismo. Rendendo una situazione complicata un po’ più semplice, si può dire che la Cina cercherà di coinvolgere forze di lavoro possibilmente di grandi dimensioni, nell’attuazione dei progetti interregionali economici bilaterali, al fine di limitare l’attivismo nello Xinjiang,  potenzialmente distruttivo per la Cina.
Le relazioni interregionali sono sempre solo una parte del corso generale di Beijing volto a stabilizzare la situazione in Pakistan. La leadership cinese è consapevole del fatto che i problemi del Pakistan sono di origine sistemica, generati dalla politica dello Stato che costantemente allarga e aggrava le contraddizioni che minacciano l’unità e l’integrità territoriale del paese.
L’intera gamma dei problemi sembra essere vista da Beijing nel modo seguente:
1. Il fatto che nel 1947, lo Stato sia stato stabilito su base confessionale, piuttosto che politico ed economico, ha suscitato un’insufficiente attenzione da parte dell’elite pakistana per lo sviluppo (crescita economica basata sulla massima occupazione possibile e successiva cancellazione delle differenze socio-proprietarie della società) e frequenti crisi di “modernizzazione” che finivano con l’avvento dei militari al potere. Questi ultimi difficilmente appartenevano ai sostenitori delle idee costruttive e si focalizzavano sull’istituzione della legge e dell’ordine” nel paese, mentre rinviavano le riforme necessarie alla società dal futuro incerto.
2. L’alternanza di “militari” e “civili” al governo rientrava nel percorso delle istituzioni rappresentative politiche che maturavano in Pakistan. Ha inoltre ostacolato la formazione di un efficace élite politica focalizzata sugli interessi della società nel suo insieme, piuttosto che sui suoi segmenti separati.
3. L’assenza di progressivi cambiamenti economici e politici ha rafforzato la convinzione dei militari che non c’era alternativa al loro dominio, la convinzione che ha fatto si che tutto il paese dipenda dalle qualità personali dei leader militari. Senza dubbio, il generale Muhammad Zia-ul-Haq (1977-1988) era la personalità più odiosa. Il suo atteggiamento condiscendente nei confronti dell’Islam politico, alla fine aveva portato a renderlo abbastanza forte da lottare per il potere contro i militari, qualcosa che vediamo in atto in questo momento. Tale “potere duale” è altrettanto pericoloso per l’India così come per la Cina.
4. I problemi (rafforzamento degli islamisti) generati dai militari alla fine degli anni ’70 – primi anni ’80, si sono trasformati in una reale minaccia per l’unità e l’integrità territoriale del Pakistan. A sua volta, il probabile smembramento dello Stato pakistano, cosa che la stampa internazionale continua a discutere, minaccia la stabilità interna di Cina (“confini porosi”), India, Iran e Asia centrale (crollo degli Stati laici).
5. Cina, India e gli Stati dell’Asia centrale e del Sud sono interessati all’unità e integrità territoriale del paese, perché il Pakistan vanta il possesso di un significativo potenziale nucleare (80-100 testate secondo le stime degli esperti occidentali) sempre più forte col passare del tempo.
La difficile situazione in Pakistan fa si che Beijing diversifichi la propria strategia geopolitica nei confronti del Pakistan e dell’Asia meridionale nel suo complesso.
In primo luogo, Beijing sembra essere certa che, a causa del suo coinvolgimento nelle attività militari in Afghanistan, l’indebolimento della posizione degli Stati Uniti in Pakistan sia diventata una tendenza quasi impercettibile ma irreversibile. Probabilmente la nuova ‘equazione’ del potere geopolitico in Asia centrale, farà emergere la Cina come “attore” dominante nella zona. Beijing espelle dolcemente gli Stati Uniti dal Pakistan, usando la pratica testata da tempo dell’ampliamento delle relazioni economiche estere. Inoltre, il Pakistan conta su di una sostanziale assistenza finanziaria della Cina, nonché sulla cooperazione nei progetti energetici “convenzionali”, in primo luogo la costruzione di centrali idroelettriche che utilizzano una solida tecnologia cinese (basata sull’esperienza del progetto della diga delle ‘Tre Gole’ sul fiume Yangtze) tra le montagne.
In secondo luogo, fedele al suo principio strategico dell’“economia che definisce la geopolitica”, la Cina partecipa attivamente nella modernizzazione delle infrastrutture del trasporto in Pakistan. Infatti, l’attuazione dei progetti è finalizzata al raggiungimento di un duplice obiettivo: garantire la sicurezza del trasporto di energia sulla rotta Golfo Persico – Mar della Cina meridionale e limitare l’influenza degli Stati Uniti in qualche area del Medio Oriente e dell’Asia del Sud e Centrale, che sono dei punti ‘sensibili’ per la Cina. Il suddetto Gwadar, nella parte nord-occidentale del Mar Arabico, è ideale per il controllo delle rotte marittime che vanno dal Golfo Persico all’Oriente.  Se necessario, può essere utilizzato per la protezione degli approvvigionamenti energetici in Estremo Oriente. In particolare, la partecipazione attiva di esperti cinesi nella modernizzazione delle infrastrutture portuali per i sottomarini pakistani, supporta questa ipotesi.
In terzo luogo, secondo i media la Cina cerca l’autorizzazione a una presenza militare in Pakistan. Gli esperti militari ritengono che sono almeno tre gli obiettivi strategici perseguiti: una “leggera” pressione militare-politica sull’India, la riduzione dell’influenza statunitense in Pakistan e in Afghanistan, il controllo diretto delle attività dei “separatisti” uiguri nella North West Frontier Province del Pakistan. Le fonti ufficiali di Islamabad si astengono dal fare commenti sulla questione se il governo non escluda la possibilità che la Cina possa utilizzare le strutture militari già esistenti, “lontano dalla vista del pubblico”.
In quarto luogo, secondo il Times of India, la Cina è già diventata un importante fornitore di attrezzature militari del Pakistan. Si suppone che armi e attrezzature cinesi costituiscano il 70 per cento delle scorte dell’esercito pakistano, in questo momento. Inoltre, citando alcune fonti militari di Delhi, la stampa indiana dice che quando il caccia di quinta generazione prodotto dalla Russia entrerà in servizio nell’Indian Air Force, il Pakistan si rivolgerà per l’aiuto alla Cina, impegnata in similari progetti di ricerca. E, infine, la Cina è un indispensabile alleato e partner per l’ammodernamento delle armi nucleari e dei loro vettori, fin dal 1976. E non c’è evidenza che tale assistenza possa terminare nel prossimo futuro.
Così, la politica strategica della Cina nei confronti del Pakistan è una simbiosi complessa di almeno tre obiettivi geopolitici: 1) il contenimento dell’Islam politico (vale a dire delle forze che operano dal territorio pakistano), impedendone l’influenza sugli sviluppi interni in Cina (soprattutto nella Regione Autonoma del Xinjiang Uygur), 2) arginare l’influenza dell’India in Asia meridionale, e 3) “pressione morbida” sugli Stati Uniti, per cacciarli dall’Asia centrale e del Sud.
Naturalmente emerge la domanda: le relazioni sino-pakistane influenzeranno gli interessi russi? Apparentemente la risposta è sì, e ci sono due ragioni per questo.
1. A causa di una serie di motivi, il Pakistan si è trasformato in una sorta di “santuario” dell’islam politico e del terrorismo internazionale. L’assenza di un controllo effettivo esercitato dal governo centrale sul territorio, sfocia nell’esportazione di idee e pratiche radicali nei territori adiacenti, in Cina per esempio. La minaccia islamica diventa sempre più imminente per l’Asia centrale. Sembra che la Russia abbia bisogno del cambiamento dell’algoritmo di politica estera in relazione a un Pakistan che ritorna al ruolo di attore attivo nell’Asia meridionale. La crescente complessità dell’“equazione” geopolitica nella regione soddisfa gli interessi a lungo termine della Federazione russa, dal momento che, metaforicamente parlando, la lotta per la pace in Asia centrale parte dal Pakistan. Il ripristino del dialogo politico e delle relazioni economiche internazionali con questo paese, almeno al livello della metà degli anni ’60, permetterà ai russi di influenzare attivamente la politica estera del Pakistan.
2. Il “ritorno” della Russia nell’Asia meridionale, suggerisce che ci dovrebbe essere un quadro organizzativo e istituzionale adeguato per mantenere il dialogo sulla sicurezza di questa importante regione. La partecipazione attiva della Russia nella Shanghai Cooperation Organization (SCO) insieme con la piena adesione di India e Pakistan a questa entità, faciliterà il dialogo e troverà le soluzioni ai problemi della sicurezza in Asia meridionale.
Mosca è in grado di farlo divenire un contrappeso di Beijng, nel quadro di questa organizzazione internazionale. Questo è ciò che definisce, infine, l’efficacia della SCO come strumento politico della sicurezza internazionale. E’ inoltre opportuno prendere in considerazione l’eventuale partecipazione della Russia, in un modo o nell’altro, alle attività dell’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC).

(1) gli esperti militari statunitensi sono convinti che il ritardo nella restituzione dell’elicottero Stealth, colpito nell’operazione per eliminare Usama bin Ladin, il 2 maggio 2011, si spiega con il bisogno dei militari cinesi di avere tempo per familiarizzare con la tecnologia del velivolo ad ala rotante degli USA.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla Fondazione per la Cultura Strategica rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il significato della decisione sulla NPF del Pakistan

Melkulangara Bhadrakumar, Strategic Culture, 08/11/2011

La Russia dovrebbe sapere meglio di qualsiasi paese che superare la logica dei ‘muri contrapposti’ non è mai facile. Non solo richiede tempo, ma richiede un atto di fede. L’emendamento Jackson-Vanik del 1974, vive in eterno, nonostante la ‘non esistenza’ dell’URSS e delle sue restrizioni emigrazione ebraica, ora la sua abrogazione è solamente in funzione della politica negli Stati Uniti – e non della politica russa.
Naturalmente, l’emendamento Jackson-Vanik è un caso estremo di come il tempo si ferma, quando è palesemente evidente che una mentalità è diventata irrimediabilmente arcaica. Ma l’analogia aiuta a comprendere il significato della difficile decisione che il Pakistan ha preso quando ha  accordato lo status di ‘nazione più favorita’ [NPF] all’India nelle relazioni commerciali. Ci sono voluti dieci anni e mezzo al Pakistan per ricambiare la decisione di NPF dell’India, nel 1996.
Sicuramente, la decisione del Pakistan è più complessa di ciò che gli USA ebbero bisogno per ripristinare i legami con la Russia post-sovietica. Gli Stati Uniti e l’URSS combatterono solo delle ‘guerre per procura’, mentre India e Pakistan hanno combattuto si guerre per procura che guerre vere, e le due parti si sono continuamente inflitte morte e distruzione a vicenda. Mentre gli Stati Uniti non hanno motivo di preservare paure manichee che le esportazioni russe possano sciamare sul suo mercato e, probabilmente indebolirne l’industria, le preoccupazioni del Pakistan sono reali. L’industria indiana sembra essere di gran lunga più grande di quella del Pakistan, e sta sempre più assumendo l’istinto assassino del mercato globale. Infine, mentre i ‘guerrieri freddi’ sono oggi una infima dozzina negli Stati Uniti, non hanno il colpo letale dei ‘jihadisti’ in Pakistan, che minacciano contro una qualsiasi decisione di NPF da Islamabad, fino a quando il Kashmir sarà ‘liberato’.
Così, in qualunque modo lo si guardi, il governo pakistano ha dimostrato una sua statualità nell’accordare lo status di NPF all’India. Come è potuto succedere? Il significato di ciò ha molto importanza per la sicurezza e la stabilità regionali.
In primo luogo, i fiori non appaiono dal nulla. In un certo senso, è una precoce fioritura, fuori stagione, di un alberello semplice – l’alberello del ‘dialogo’ tra i due paesi, che è ancora tenero e vulnerabile alle malattie.
Il processo del dialogo è iniziato originariamente sotto una persistente sollecitazione degli Stati Uniti, ma da allora ha lottato per affermarsi e apparentemente è sopravvissuto al freddo nel rapporto USA-Pakistan. Nel calcolo degli Stati Uniti, in origine, la normalizzazione India-Pakistan sarebbe andata di pari passo con la strategia globale dell’AfPak, creando così una sinergia. Ma alla fine, però, lo squilibrio è riapparso con il crollo virtuale della strategia AfPak degli Stati Uniti. Nonostante il sottile suggerimento degli Stati Uniti, negli ultimi mesi, a collaborare a una ‘mossa a tenaglia’ contro il Pakistan (al fine di salvare la moribonda strategia statunitense dell’AfPak), Delhi sembra aver deciso di proseguire il suo percorso, nel proprio interesse.
Forse, è solo la congenita indecisione e procrastinazione di Delhi, ma Islamabad ha scelto di apprezzare la ‘neutralità’ o l”autonomia strategica’ dell’India nei confronti dello stallo tra Stati Uniti e Pakistan. Un segno di ciò, si è avuto due settimane fa, quando un elicottero militare indiano con 3 alti ufficiali dell’esercito, allontanatosi dal confine per il maltempo, era entrato in profondità nel territorio pakistano nel super-sensibile settore Siachen, nel Kashmir; il GHQ a Rawalpindi aveva preso la decisione di consentire all’elicottero di ritornare nel giro di poche ore – un gesto raro (per entrambe le parti), nelle cronache del loro travagliato rapporto.
L’ultima decisione sullo status di NPF dà ulteriore conferma della volontà del Pakistan di continuare sulla traccia del dialogo con l’India, a prescindere dal freddo che si approfondisce nei legami tra Pakistan e Stati Uniti. Per amore della discussione, l’approccio pragmatico del Pakistan deriva da motivi complicati. Infatti, il Pakistan ha bisogno di concentrarsi risolutamente sulla risoluzione del confronto con gli Stati Uniti, e anche sulle questioni esistenziali poste dal finale di partita afghana: la Linea Durand, la questione del Pashtunistan, la ‘talebanizzazione’ della regione AfPak, piuttosto che distrarsi nelle scaramucce con l’India sull’Hindu Kush. Così, probabilmente, il Pakistan dovrebbe calibrare il suo atteggiamento generale verso l’India, e la decisione della NPF potrebbe essere una mossa intelligente per creare un ‘aria di intesa’ tra le élite indiane, in particolare le élite economiche più influenti.

Se lo desideri avrai le ali…
Ma in termini politici, si spinge   l’India a fare altrettanto. La profonda ironia è che, nonostante il ‘deficit di democrazia’ in Pakistan, il processo del dialogo gode di ampio sostegno nell’opinione pubblica del Pakistan, mentre è visto con scetticismo diffuso da quella indiana. La leadership pakistana ha lanciato il guanto di sfida all’India, spingendola a fare qualcosa di ‘fattibile’, come la sua decisione di NPF, per portare avanti  il processo di normalizzazione.
L’unica cosa sensata sarà quella di mettere in cantiere uno o due accordi eminentemente ‘fattibili’, ad esempio, Sir Creek o Siachen, su cui un accordo è possibile. Idealmente, l’accordo su uno o due questioni ‘fattibili’, potrebbe essere l’occasione per il primo ministro indiano, Manmohan Singh, di intraprendere un viaggio, a lungo atteso, in Pakistan. Cioè, se lo desideri avrai le ali.
Più precisamente, la decisione di NPF del Pakistan, solleva una questione profonda per quanto riguarda il tipo di rapporto a lungo termine, a cui i due paesi dovrebbero mirare. La decisione di NPF è in qualche modo un CdF [clima di fiducia]. La crescita delle relazioni commerciali e degli investimento, può creare un clima di fiducia in cui i due paesi avranno la presenza di spirito per affrontare i loro contrasti più difficili. Il Pakistan ha fatto un passo coraggioso, anche se un piccolo passo, verso l’integrazione con l’economia indiana. In un certo senso, il Pakistan non è contrario ad essere una ‘parte interessata’ nelle relazioni con l’India.
Nel frattempo, l’India preferisce concentrarsi sempre più sulla Cina quale principale sfida alla sicurezza nazionale e vorrebbe ‘alleggerire’ il suo problema col Pakistan, quale evento secondario.  Ma, in realtà, le due sfide nella politica estera si intrecciano, e rimarranno tali nel futuro immaginabile, anche se, qualunque cosa faccia la Cina in Pakistan, sta diventando sempre meno ‘India-centrico’.
La parte più difficile sarà il ‘programma di modernizzazione’ massiccia per le forze armate dell’India, con la spesa di oltre 100 miliardi di dollari, nel breve termine. L’India prevede di aumentare le dimensioni del suo esercito di 1,1 milioni di effettivi, del 10 per cento. È in gran parte una risposta alle percezioni dell’India della minaccia dalla Cina. Ma non c’è dibattito pubblico in India nel clima intellettuale presente del paese, per quanto riguarda l’impatto della militarizzazione dell’economia politica dell’India, ma anche su come questa militarizzazione giocherebbe nella politica regionale.
Il cuore della questione è che oltre il problema del Kashmir è l”equilibrio strategico’ con l’India, che sta creando delle angosce nelle menti pakistane. Paradossalmente, questa angoscia impatta sul rapporto del Pakistan con gli Stati Uniti, anche, e indirettamente, sulla sua partecipazione nella ‘guerra al terrore’ in Afghanistan. Gli Stati Uniti, da parte loro, umiliano il Pakistan incessantemente per la sua ‘ambiguità’ sulla guerra in Afghanistan, mentre allo stesso tempo, non perdono una sola opportunità di far cassa nel bazar della armi dell’India.
Anche in mezzo all’attuale situazione di stallo nei rapporti con il Pakistan, mentre chiedono insistentemente al Pakistan di ‘spremere’ i suoi ‘asset strategici’, la rete Haqqani, gli USA assicurano l’ordine aziendale dall’India per altri sei C-17 Globemaster III, aereo da trasporto militare dal valore di miliardi di dollari, e il Pentagono ha mostrato disponibilità a lavorare con l’India sul suo futuristico aereo da combattimento stealth di ‘quinta generazione’. E tutto questo mentre lo Zio Sam è pronto e impaziente di poter mediare le dispute tra India e Pakistan.
In sintesi, la geopolitica della regione getta la sua ombra sul rapporto tra India e Pakistan, tanto quanto le loro dispute bilaterali e le loro differenze. Come spezzare questo circolo vizioso? Qui è dove una struttura per la sicurezza regionale, in cui l’India e il Pakistan convivono, avrebbe un grande scopo.
La Shanghai Cooperation Organization [SCO] è in una posizione unica per giocare un ruolo nella sicurezza regionale … Guardando avanti, la decisione di NPF del Pakistan, sarebbe in linea con i piani futuri della SCO per una zona di libero scambio, per il prossimo decennio. E coincide anche con l’adesione della Russia all’Organizzazione mondiale del commercio [OMC]. A sua volta, con l’adesione della Russia all’OMC, Mosca e Delhi possono insieme concludere un accordo globale di cooperazione economica, che è in attesa della firma. A dire il vero, la decisione della SCO, in questa circostanza, di ammettere l’India e il Pakistan come membri a pieno sarebbe la più tempestiva.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Orrore Furtivo: Pakistan, Cina e Stati Uniti e l’elicottero stealth

Dedefensa.org - 15 agosto 2011

Un articolo del Financial Times, che attinge da un dispaccio della Reuters del 14 Agosto 2011, ha riferito che il Pakistan (il servizio d’intelligence, ISI) ha fornito ampio accesso ai cinesi ai rottami dell’elicottero dalla tecnologia stealth abbattuto durante il raid contro bin Ladin, il 1° maggio (o alcuni di questi elicotteri, l’incertezza rimane). I dati indicano che l’accesso alle informazioni è stato importante. (Questo caso ricorda la distruzione di un aereo stealth F-117A dell’USAF nel maggio 1999, durante la guerra del Kosovo, e voci assai precise si erano accumulate sull’accesso consentito dai serbi ai russi, per esaminare il relitto.)
Il caso, che sembra serio e ben documentato, sostiene che i pakistani sono sempre più strategicamente vicini alla Cina a scapito dei legami con gli Stati Uniti. Queste rivelazioni non mancheranno, naturalmente, di causare un’ondata di isteria al Congresso, consueto in questo tipo di circostanze, contro il Pakistan e contro la Cina. Per gli spiriti del sistemi dell’americanismo, la tecnologia stealth (invisibile), nonostante i suoi enormi handicap e il peso tremendo, tanto aerodinamico che finanziario, che pesa sui sistemi americanisti , è considerato l’equivalente del Santo Gral tecnologico degli Stati Uniti – secondo le parole dell’analista Norma Polmar.

Il Pakistan ha dato accesso alla Cina al finora sconosciuto elicottero “stealth” statunitense, che si era schiantato durante il raid del commando che ha ucciso Osama bin Ladin a maggio, nonostante le richieste esplicite della CIA di non farlo, afferma il Financial Times. L’informativa, se confermata, probabilmente colpirà ulteriormente le relazioni USA-Pakistan, che erano migliorato leggermente dopo aver toccato il punto più basso degli ultimi decenni, in seguito all’uccisione di bin Ladin. [...]
“Gli Stati Uniti hanno informazioni secondo cui il Pakistan, in particolare l’ISI, ha dato accesso ai militari cinesi all’elicottero abbattuto ad Abbottabad”, afferma il giornale citando una persona “dell’intelligence”, come dice sul suo sito web. Dice che il Pakistan, che gode di stretti rapporti con la Cina, ha consentito ai funzionari dell’intelligence cinese di scattare foto del velivolo precipitato e di prelevare campioni della sua “pelle” particolare, che ha permesso al raid statunitense di eludere i radar pakistani.
“Un funzionario statunitense, parlando in condizione di anonimato, ha detto alla Reuters che non c’era ragione di credere che il Pakistan avesse permesso ai cinesi di controllare il velivolo. Ma il funzionario non ha potuto confermare che sia successo con certezza. Nessuno dell’esercito pakistano è stato disponibile per un commento, ma l’Inter-Services Intelligence Directorate (ISI), l’agenzia di spionaggio principale del Pakistan, ha negato il rapporto. Il giornale afferma che il generale capo di stato maggiore dell’esercito del Pakistan, Ashfaq Kayani, ha negato che la Cina ne abbia avuto accesso.
La sezione di coda sopravvissuta, le cui foto sono state ampiamente diffuse su Internet, è stata restituita agli Stati Uniti dopo un viaggio del senatore statunitense John Kerry a maggio, ha detto alla Reuters un portavoce dell’ambasciata USA.”
“Poco dopo il raid, il Pakistan ha fatto capire che potrebbe dare l’accesso all’elicottero alla Cina, data la sua rabbia per il raid, che considera una grave violazione della propria sovranità. “Avevamo chiesto esplicitamente ai pakistani, nel periodo immediatamente successivo al raid, di non permettere a nessuno di accedere ai resti dell’elicottero danneggiato”, riportava il Financial Times citando la fonte.”

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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