La Quinta Colonna islamista di Gaza diretta da Golfo e occidente: Egitto e Siria

Boutros Hussein e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 14 aprile 2014

331724_US-Saudi-ArabiaSe si vuole vedere il vicolo cieco del radicalismo taqfirista, allora basta osservare il mantra di odio e discordia a Gaza, perché questa realtà estraniata dice tutto sulla realtà internazionale di tale forma d’Islam. L’islamismo taqfirista non si preoccupa dell’identità nazionale, pertanto uccidere connazionali fa parte dell’attuale distruzione delle rispettive civiltà. Tale realtà significa che nazioni come USA, Francia, Israele, Qatar, Turchia, Arabia Saudita e Regno Unito possono dirigerli manipolando vari ordini del giorno. Il risultato è che i “jihadisti internazionali” possono essere manipolati subito, mentre i “jihadisti interni” diventano la quinta colonna, come si vede in Afghanistan, Egitto, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan e Siria. In Egitto e in Siria i militanti islamici interni uccidono egiziani e siriani con gioia, perché la loro visione del mondo schizofrenica segue l’indottrinamento taqfirista e dei fratelli musulmani. Sarebbe stato impensabile, in passato, che i palestinesi desiderassero la jihad contro Egitto e Siria, piuttosto che occuparsi della questione palestinese. Tuttavia, i petrodollari del Golfo e la diffusione dell’ideologia salafita hanno modificato il panorama religioso e politico. Naturalmente, gli islamisti di Gaza non sono abbastanza potenti da cambiare gli eventi in Egitto e Siria. Nonostante ciò, è chiaro che gli islamisti di Gaza possono provocare caos nel Sinai e in Siria grazie ai rifornimenti di armi e partecipando al terrorismo. Allo stesso modo, se gli islamisti rispettano la melodia dei nuovi pifferai magici, continueranno a seminare altre divisioni. Ahimè, nella moderna Siria vari gruppi terroristici islamici taqfiristi, nel 2014 si massacrano a vicenda e ciò viene replicato in Afghanistan e in altre nazioni dove tale virus è libero. I petrodollari del Golfo seminano la frantumazione dei sunniti autoctoni, creando destabilizzazione, diffondendo settarismo, suscitando il terrorismo contro le minoranze non musulmane. USA, Francia, Israele, Turchia e Regno Unito “cavalcano tale tigre islamista” destabilizzando le nazioni che vogliono schiacciare. Naturalmente, l’Afghanistan fu il trampolino di lancio negli anni ’80 e primi anni ’90, ma l’evoluzione e la diffusione del salafismo è molto più potente oggi.
In Libia era necessaria la forza della NATO per bombardare e, naturalmente, agenti segreti erano  sul terreno alleati delle varie milizie e gruppi affiliati di al-Qaida. Allo stesso modo, in Siria è chiaro che gli affiliati di al-Qaida, i vari gruppi terroristici salafiti, collaborano con le potenze del Golfo e della NATO. Pertanto, in Libia e Siria sono principalmente i fratelli mussulmani, assieme ai jihadisti internazionali, che lavorano per USA, Francia, Israele, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito. Il colonnello Gheddafi in Libia non poteva mai prevedere che i libici avrebbero apertamente collaborato con le forze della NATO e che i jihadisti internazionali l’avrebbero ritenuto  un apostata. Eppure, la Libia è stata schiacciata tramite la manipolazione del malcontento interno  da parte di nazioni estere, le potenze della NATO e del Golfo e dalla terza trinità, da jihadisti internazionali e predicatori salafiti che istigano all’odio. La Siria affronta la stessa trinità, nonostante gli eventi sul campo siano assai diversi grazie alla persistenza delle Forze Armate della Siria ed altri fattori importanti. E’ interessante notare che mentre il caos abbonda in molte nazioni della cosiddetta “primavera araba”, che in realtà dovrebbe essere chiamata “cooperazione occidentale e del Golfo”, Israele e Arabia Saudita ne sono uscite indenni, mentre i jihadisti internazionali e militanti in Siria sono impegnati a combattere e uccidere in nome di Allah; è evidente che non si preoccupano d’Israele a sud e di Turchia e NATO a nord. Infatti, in più occasioni Israele ha bombardato la Siria e ciò non ha suscitati vere manifestazioni di massa, né convulsioni politiche in Medio Oriente. Allo stesso modo, è evidente che i gruppi affiliati ad al-Qaida siano notevolmente forti nel nord della Siria, potendo utilizzare la NATO in Turchia per i rifornimenti di armi.
In un video diretto ai militanti di Gaza, l’islamista shayq Ahmad Uwayda istiga all’odio verso la Siria, affermando che “è il momento del sangue e della distruzione, dell’invasione e delle battaglie“. Altre osservazioni nel video, durante la manifestazione a Gaza, sono dirette contro Egitto e Siria. Improvvisamente, il ruolo di NATO e Israele appare assai distante e chiaramente per gli intermediari delle potenze del Golfo ed occidentali, ciò è un risultato notevole. Dopo tutto, indica che l’Islam militante può essere usato come “cavallo di Troia” nella destabilizzazione interna. Pertanto, al momento giusto i jihadisti internazionali lavorano per le potenze del Golfo e occidentali. Uwayda ha dichiarato che in Egitto la “lancia dell’Islam punta al petto della spregevole laicità… Sei la nostra speranza che la shariah ritorni a ciò che era prima“.
Il Programma di studio sul terrorismo riferisce che “Post sulle bacheche jihadiste suggeriscono che ora è il momento per i jihadisti di attaccare l’Egitto per vendicarsi dell’esercito egiziano“. “Non è più possibile chiudere un occhio sul fatto ovvio che laici e miscredenti idolatri siano ostili all’Islam e gli  muovano guerra e odio“, ha detto Abdullah Muhammad Mahmud del gruppo jihadista Fondazione per gli studi e la ricerca Dawat al-Haq, scrivendo in un forum jihadista, come ha riportato il Long War Journal. “Se la jihad non viene dichiarata oggi per difendere la religione, quando lo sarà?” continuava: “I musulmani aspetteranno fin quando non verrà vietateo pregare nelle moschee?! Potranno attendere fino a quando la barba diventerà un’accusa punita con la reclusione?! Potranno aspettare fin quando i loro figli saranno nelle carceri a decine di migliaia, torturati, passandovi decine di anni della loro vita?” “O musulmani d’Egitto, se non fate la jihad oggi, allora è solo colpa vostra“. L’Egitto è molto più complesso, perché mentre Golfo e potenze occidentali hanno tutti governi anti-siriani, non succede lo stesso per questa nazione. Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo (tranne il Qatar pro-fratelli musulmani e terrorismo) sostengono finanziariamente l’Egitto perché temono di perdere la loro base di potere interna. Infatti, l’Arabia Saudita è contro l’ordine del giorno pro-fratelli musulmani dell’amministrazione Obama che ha provocato lo scontro tra Riyadh e Washington. Tuttavia, la questione della diffusione del salafismo è un problema reale per l’Egitto e altri Paesi come la Tunisia. Pertanto, i petrodollari del Golfo non devono poter diffondere l’ideologia islamista. In altre parole, i religiosi musulmani indigeni devono tendere allo spirito. Le questioni relative ai fratelli Musulmani devono essere risolte, perché tale movimento islamico vuole imporre la sua ideologia al popolo d’Egitto. Al-Ahram Weekly ha riferito nel periodo cruciale dell’anno scorso che: “Muhammad Guma, specialista di questioni palestinesi del Centro di studi politici e strategici al-Ahram, dice che mentre il “rapporto organico” tra Hamas e Fratellanza musulmana è da tempo noto, Hamas rischia di perdere quei legami mentre la brigata al-Qasam attraversa Gaza. Vi sono, dice Guma, differenze all’interno di Hamas su come rispondere agli sviluppi in Egitto. Alcuni nel movimento sollecitano moderazione ed evitano una retorica che possa essere vista come provocazione dall’esercito egiziano. La comparsa di un convoglio di al-Qasam, sostiene, suggerisce che tali voci perdono davanti allo zelo pro-fratellanza musulmana del contingente. Il governo di Hamas vede il Sinai come suo cortile di casa“, dice Guma, “un corridoio di sicurezza per armi e altre esigenze strategiche. Questo è il motivo per cui il movimento sostiene gli attacchi contro le forze di sicurezza egiziane nel Sinai. E spiega perché così tanti elementi palestinesi siano apertamente per le operazioni contro l’esercito“.
Il governo siriano nel frattempo lotta per la sua sopravvivenza contro la trinità blasfema contro questa nazione. Allo stesso modo, l’Egitto affronta convulsioni politiche interne e la minaccia terroristica nel Sinai e in altre parti del Paese. La Libia ha ceduto alla trinità e chiaramente la Siria affronta la stessa combinazione di forze, nonostante le situazioni interne siano molto diverse. Dopo tutto la Libia è stata solo “abbandonata ai lupi”, ma diverse potenti nazioni sostengono la Siria, nonostante il loro sostegno sia insufficiente rispetto a quello dei nemici della Siria. In altre parole, se le potenze del Golfo e occidentali decidono collettivamente la destabilizzazione, chiaramente le nazioni di Nord Africa e Medio Oriente vi sono assai vulnerabili. La grazia salvifica dell’Egitto è che la maggior parte delle nazioni del Golfo si oppone all’amministrazione di Obama, quando si tratta di essa. Tuttavia, la Siria non è così fortunata perché questa nazione affronta la manipolazione estera e la trinità brutale che rifiuta di andarsene. Gli islamisti di Gaza apertamente celebrano l’assassinio dei siriani e istigano all’odio contro questa nazione laica. In nessun punto mostrano la stessa volontà di morire contro Israele o la NATO in Turchia. Allo stesso modo, i jihadisti palestinesi taqfiristi sono coinvolti nella diffusione di terrorismo e caos nel Sinai, e più recentemente gli sciiti in Libano sono aggrediti dalle stesse forze che hanno abbandonato la causa palestinese. Pertanto, la schizofrenia islamista salafita è un ottimo strumento di USA, Francia, Israele, Qatar, Turchia, Arabia Saudita e Regno Unito nel breve termine, nazioni che condividono la stessa visione.
Gli islamisti a Gaza ora esprimono odio principalmente contro la Siria, ma anche contro l’Egitto. Il Long War Journal ha riportato, lo scorso anno: “nel mercato aperto della jihad in Siria, i giovani islamci arrivano da ogni dove per combattere” contro il regime di Assad. L’autore stesso s’è vantato che “convogli di mujahidin” di Gaza si recano in Siria per combattere e che alcuni vi sono morti“. In altre parole, l’Islam militante è uno comodo strumento della manipolazione delle nazioni estere che desiderano cambiare il panorama politico e militare. Naturalmente, se l’Afghanistan e la Libia vengono visti nel lungo termine, proprio come la destabilizzazione dell’Iraq e le politiche autodistruttive del Pakistan, allora il lungo termine sarà molto diverso, a meno che non si sostengano Stati falliti, terrorismo, settarismo, misoginia e frantumazione religiosa e culturale.
Gli islamisti di Gaza sono solo un pezzo di un puzzle molto complesso. Tuttavia, se possono abbandonare la loro patria per uccidere altri musulmani e arabi, perseguitare minoranze religiose e partecipare alle politiche antisciite in Siria, allora ciò evidenzia la nuova forza sostenuta dal Golfo e dai circoli occidentali. Infatti, le nazioni estere non hanno bisogno di una presenza sul terreno come in Afghanistan e in Iraq. Invece, la trinità può fare tutto da lontano e, se è necessario un sostegno extra, allora si potenzieranno le ratlines assieme all’ulteriore indottrinamento salafita.

26cnd-hamas.600Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gladio II: guerra di quarta generazione contro Russia, Siria, Iran

Dr. Christof Lehmann, PressTV 8 aprile 2014

fsbIl Direttore del FSB Aleksandr Bortnikov ha annunciato che Umarov è stato neutralizzato a seguito di operazioni di combattimento chirurgiche nel primo trimestre del 2014. Centinaia di altri militanti e loro sostenitori sono stati arrestati. In vista delle Olimpiadi Invernali del 2014 a Sochi, i servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014. Tredici signori della guerra e 65 terroristi sono stati uccisi durante le operazioni, altri 240 terroristi e 18 emissari di organizzazioni terroristiche internazionali sono stati arrestati. Il capo dell’intelligence russa non ha rivelato esattamente quando Umarov è stato ucciso e non è improbabile che la sua morte fosse tenuta riservata per evitare ritorsioni durante i Giochi Olimpici Invernali 2014. A gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, aveva annunciato che le comunicazioni intercettate tra i capi dei terroristi indicavano che Umarov era stato ucciso. La dichiarazione è stata confermata oggi. Uno dei più stretti collaboratori di Doku Umarov, Islam Atev, è stato ucciso a dicembre insieme ad altri due taqfiri. Gli esplosivi nel loro nascondiglio, in un villaggio in Daghestan, furono attivati e fatti esplodere durante uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza russe. Il FSB della Russia stava per prendere Umarov, uno dei più pericolosi agenti taqfiri contro la Russia sponsorizzato da sauditi e NATO. Una delle ultime apparizioni pubbliche di Umarov è un video in cui invitava taqfiri russi e stranieri a sabotare a tutti i costi le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi.
Le prove del supporto dell’Arabia Saudita ai gruppi taqfiri ceceni e di altro tipo nelle repubbliche caucasiche della Russia, così come in Siria, divennero di pubblico dominio ad agosto 2013, quando l’ufficio stampa presidenziale del Presidente russo Putin divulgò parte del verbale di una riunione tra il Presidente Vladimir Putin e l’allora capo dell’intelligence saudita principe Bandar bin Sultan, del 3 agosto 2013. I verbali rivelarono che i servizi segreti e il ministero degli interni dell’Arabia Saudita hanno il controllo diretto delle reti terroristiche in Russia e Siria. Putin e Bandar discussero, tra l’altro, dell’attacco con armi chimiche nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, il 21 agosto 2013, che secondo i testimoni e altre fonti, fu effettuato dal Liwa al-Islam filo-saudita al comando di Zahran al-Lush. Fin dal 1980 l’esperto di armi chimiche Zahran al-Lush ha lavorato per le intelligence dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti nelle reti di al-Qaida. Il verbale della riunione Putin-Bandar ha rivelato che Bandar cercava di corrompere Putin con accordi su armi e petrolio per avere il sostegno del presidente russo nel spodestare il governo di Assad. Bandar supponeva che il governo siriano doveva essere sostituito dall’opposizione sostenuta e sponsorizzata dai sauditi. Bandar garantì che gli interessi della Russia in Siria sarebbero stati preservati dal governo filo-saudita se la Russia sosteneva il cambio di regime. Mentre Bandar ha tentato di fare di Putin un potenziale alleato del cambio di regime in Siria, ha anche fatto una minaccia velata dicendo, tra l’altro: “Posso garantirvi la protezione delle Olimpiadi invernali nella città di Sochi, sul Mar Nero, del prossimo anno. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi, e non si muoveranno sul territorio siriano senza coordinarsi con noi. Tali gruppi non ci spaventano, li usiamo contro il regime siriano, ma non avranno alcun ruolo o influenza nel futuro politico della Siria“. Putin rispose che i russi sanno che i sauditi sostengono i gruppi terroristici ceceni da un decennio, e che il supporto che Bandar appena aveva offerto era assolutamente incompatibile con gli obiettivi comuni della lotta globale contro il terrorismo.
La conferma della morte di Umarov da parte del capo del FSB Aleksandr Bortnikov getta anche nuova luce su Gladio II della NATO e la sua Guerra di 4.ta generazione contro Russia, Siria, Iran, Ucraina e altri Paesi presi di mira. I terroristi dalla Cecenia e altre repubbliche caucasiche della Russia operano in Siria in unità dalle dimensioni del gruppo di combattimento e in stretto collegamento con Jabhat al-Nusrah, Liwa al-Islam e altre brigate taqfire controllate e formate dall’Arabia Saudita e dalla NATO. Combattono in Siria anche le truppe filo-USA del MEK,  responsabile della morte di almeno 17000 iraniani. A febbraio, il capo ultranazionalista ucraino dell’apertamente neonazista Pravý Sektor (Fazione Destra), Dmitrij Jarosh, aveva chiesto pubblicamente a Doku Umarov e ad altre brigate takqire in Russia e internazionali, di colpire gli interessi russi per “sostenere la rivoluzione in Ucraina”. Dmitrij Jarosh, insieme ad altri ultranazionalisti ucraini, ha combattuto contro la Russia nella guerra cecena, dove Jarosh conobbe Umarov. Pravý Sektor collabora strettamente con il cosiddetto esercito di liberazione nazionale dell’Ucraina, UNA-UNSO, che aveva giocato un ruolo chiave nella guerra filo-NATO della Georgia contro l’Ossezia del 2007. Le unità ucraine di UNA-UNSO sono ritenute responsabili di alcuni dei peggiori crimini di guerra commessi durante il tentativo della Georgia di pulizia etnica nella regione. UNA-UNSO è noto per i suoi stretti legami con l’intelligence e la rete Gladio della NATO. UNA-UNSO è, secondo gli analisti, responsabile dell’uccisione di 90 e il ferimento di oltre 500 manifestanti e agenti di polizia a Kiev ad opera dei cecchini, attribuiti alle forze speciali della polizia ucraina (Berkut) e al Presidente Janukovich. L’incidente fu usato come pretesto per il sequestro del parlamento e l’estromissione di Janukovich, il giorno dopo l’accordo mediato da polacchi, tedeschi, francesi e UE per una soluzione pacifica, riforma costituzionale ed elezioni anticipate con l’”opposizione” di Euro-Majdan. Gli Stati dell’UE e della NATO continuarono il sostegno al colpo di Stato, nonostante il fatto che una telefonata trapelata tra il capo degli affari esteri dell’UE Ashton e il ministro degli Esteri lettone Paet rivelasse che l’opposizione aveva ordinato ai cecchini gli assassini.
Una delle operazioni di alto profilo di Doku Umarov, nel 2010, fu l’attentato alla metropolitana di Mosca sotto l’ufficio del servizio d’intelligence russo FSB. L’esplosione uccise e ferì 24 persone. Dopo soli 40 minuti un’altra esplosione deragliò un treno a Park Kulturij (Parco della Cultura) a Mosca, uccidendo 12 persone e ferendone un’altra decina. Considerando l’esplosione del 2010 sotto l’ufficio di Mosca del FSB, il direttore Aleksandr Bortnikov poteva aver interesse personale nella preparazione dell’eliminazione di Doku Umarov. La Guerra di 4.ta generazione della NATO, tuttavia, è destinata a continuare fin quando la “comunità internazionale” chiuderà un occhio sulla sponsorizzazione e il controllo della NATO e dell’Arabia Saudita di morte e distruzione in nome di “libertà e demoinganno”.

spetsnaz_fsb_by_muaythai40000-d51ml1gTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La menzogna libica

Dean Henderson 7 aprile 2014

G8: AL VIA ULTIMA GIORNATAIl golpe del 2011 in Libia sarà ricordato in due modi. In primo luogo, ha segnato l’usurpazione e l’infiltrazione della primavera araba da parte delle agenzie d’intelligence occidentali e del Consiglio di cooperazione del Golfo. In secondo luogo, e peggio, rappresenta la distruzione della nazione più moderna e riuscita dell’Africa, nota dal 1977 al suo popolo come Jamahiriya Araba Socialista del Popolo Libico. Mentre ancora la propaganda degli illuminati si crogiola tra notizie fasulle che fanno rivivere la caricatura del “pazzo Gheddafi”, i loro giornalisti rigurgitato le psyops della CIA, i noti falsi sui “massacri e bombardamenti”. L’elemento più significativo del loro misero repertorio erano le bandiere rosse, verdi e nere tirate fuori dai “ribelli” di Bengasi, la bandiera della monarchia di re Idris. Ben presto nacque anche una banca centrale privata. La Libia era una colonia italiana dal 1911 fino al 1951, quando re Idris fu messo sul trono dagli inglesi. Firmò trattati con Gran Bretagna (1953), Stati Uniti (1954) e Italia (1956) permettendo a questi Paesi di stabilire basi militari, come la base aerea Wheelus nei pressi di Tripoli. Subito Exxon Mobil, British Petroleum e Agip ebbero enormi concessioni petrolifere. Re Idris era assai impopolare tra i libici poiché vendeva il loro Paese alle compagnie petrolifere estere. Le proteste furono represse assai brutalmente e la rivolta sotterranea crescente incluse molti delle forze armate. Nel 1969 un incruento colpo di Stato fu effettuato da poche decine di ufficiali che si facevano chiamare “ufficiali liberi”, sull’esempio di Gamal Nasser in Egitto. Nasser aveva guidato la ribellione che depose il re egiziano Faruq nel 1952. L’architetto del colpo di Stato libico del 1969 che pose fine alla monarchia di re Idris era un capitano dell’esercito di nome Muammar Gheddafi.
La nuova Repubblica della Libia adottò la bandiera verde, che simboleggia il ‘Libro Verde’ di Gheddafi, che scrisse per spiegare il modello economico unico dell’anarco-sindacalismo libico. E’ un libro molto premuroso di cui raccomando la lettura. Nel 1970 Gheddafi costrinse le forze statunitensi ed inglesi ad evacuare le loro basi militari. L’anno seguente nazionalizzò le proprietà della British Petroleum e costrinse le altre compagnie a versare allo Stato libico una quota molto più alta dei loro profitti. Inoltre nazionalizzò la banca centrale della Libia. La Libia era uno dei soli cinque Paesi al mondo la cui banca centrale non era controllata dalle otto famiglie del sindacato bancario guidato dai Rothschild. A causa della drastica uscita dall’usura coloniale, la Libia ebbe uno dei più alti standard di vita di tutta l’Africa. Il reddito medio pro-capite era di 14000 dollari all’anno. I lavoratori non solo avevano le proprietà delle fabbriche in cui lavoravano, ma decidevano cosa produrre. Le donne godevano di pari diritti. Mentre i media degli illuminati ritraggono lo Stato libico come altamente centralizzato e onnipotente, niente era più lontano dalla verità. L’idea dell’anarco-sindacalismo è che lo Stato alla fine sparisce. E fu così. Quando Gheddafi diceva che non aveva molto a che fare con la gestione quotidiana degli affari della nazione, intendeva ciò. Il popolo gestiva quegli affari e il potere era assai disperso. Gheddafi accusò la rivolta libica di essere opera di al-Qaida e delle nazioni occidentali. Si riferiva al Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS), affiliato ad al-Qaida, che a lungo operò dalle basi in Ciad tentando di rovesciare Gheddafi. Gli estremisti del NFS erano finanziati dall’Arabia Saudita ed erano guidati dai loro gestori di CIA/MI6/Mossad. I giornalisti occidentali ricevevano notizie fresche dai capi del NFS. Il Ciad fu a lungo il Paese nordafricano più importante nel sistema di produzione petrolifero della Exxon. Nel 1990, a seguito di un contro-colpo di Stato filo-libico contro il governo del Ciad che dava rifugio al NFS, gli Stati Uniti evacuarono in Kenya 350 elementi del NFS con il finanziamento saudita. Negli anni ’80 il pazzo Reagan bombardò la casa di Gheddafi uccidendo molti suoi parenti dopo che l’intelligence occidentale falsamente gli attribuì un attentato ad una discoteca tedesca.

La menzogna di Lockerbie
lockerbieIl volo Pan Am 103 del 21 dicembre 1988 fu fatto esplodere su Lockerbie, in Scozia. Quando il presidente Bush prestò giuramento il mese dopo, accusò dell’attentato terroristico due libici, Abdal Basat Ali al-Magrahi e Lamin Qalifa Fimah. Bush impose le sanzioni alla Libia. Il presidente Bill Clinton poi chiese il boicottaggio internazionale del petrolio libico. Nel 2000 i libici furono condannati da un tribunale scozzese istituito a L’Aia. Le prove erano inconsistenti. Numerose indagini indipendenti sull’incidente dipingono un quadro molto diverso. Interfor, una società d’intelligence aziendale di New York City, assunta dalla compagnia assicurativa della Pan Am, scoprì che una cellula della CIA a Francoforte, Germania, proteggeva un’operazione di contrabbando di eroina mediorientale, che usava il deposito di Francoforte della Pan Am come punto di trasbordo del suo traffico. Interfor individuò nel siriano Manzar al-Qasar il capo dell’operazione di contrabbando. Un’indagine della rivista Time giunse alla stessa identica conclusione. Andò oltre scoprendo che al-Qasar era anche parte di una cellula super-segreta della CIA dal nome in codice COREA. Un altro gruppo di agenti della CIA che lavorava per liberare i cinque ostaggi della CIA, detenuti dagli aguzzini dell’Hezbollah di William Buckley, scoprì che al-Qasar poté continuare il contrabbando di eroina, nonostante i vertici della CIA sapessero delle sue attività. Il team sugli ostaggi a Beirut aveva scritto e chiamato il quartier generale della CIA a Langley per denunciare la rete di al-Qasar. Non ebbe alcuna risposta. Così decisero di andare negli Stati Uniti e informare di persona i loro capi della CIA. Tutti e sei gli agenti erano sul Pan Am 103 quando fu fatto esplodere. Dopo un’ora dall’attentato, agenti della CIA indossanti le uniformi della Pan Am giunsero sul luogo dello schianto. Gli agenti rimossero una valigia che apparteneva a uno degli agenti morto insieme agli altri 269. La valigia molto probabilmente conteneva prove incriminanti sul coinvolgimento di al-Qasar e dell’unità COREA della CIA nella rete del narcotraffico siriana. Forse conteneva anche una videocassetta sulle confessioni del capo stazione della CIA a Beirut, William Buckley, ai suoi torturatori di Hezbollah, che avrebbe potuto ulteriormente svelare il coinvolgimento della CIA nel narcotraffico in Medio Oriente.
L’ex-investigatore dell’US Air Force Gene Wheaton pensò che il colonnello Charles McKee e gli altri cinque agenti della CIA fossero gli obiettivi primari dell’attentato. Wheaton dichiarò: “Un paio di miei vecchi compagni del Pentagono ritengono che gli attentatori del Pan Am mirassero alla squadra di soccorso degli ostaggi di McKee“. Wheaton sospetta il coinvolgimento della CIA in un altro incidente aereo verificatosi poco dopo l’attentato della Pan Am. In quell’incidente, 248 soldati statunitensi di ritorno dal servizio in Europa rimasero uccisi quando un aereo da trasporto militare Arrow Air si schiantò nei pressi di Gander, Terranova. Wheaton ritiene che l’Arrow Air fosse una compagnia aerea della CIA e che l’incidente fosse collegato a un “accordo su operazioni segrete andate male” tra la CIA e la BCCI. Il giorno in cui Arrow Air si schiantò, due uomini in borghese arrivarono sul posto portandosi via una sacca da viaggio di 70 chili. Wheaton pensa che la borsa fosse zeppa di denaro che la BCCI aveva fornito alla CIA per un’operazione segreta. Pensa che la CIA avesse causato l’incidente per far sembrare che il denaro della BCCI fosse bruciato per poi arrivare sul posto e rubarlo, dopo averlo avvolto con materiale ignifugo. La CIA poté quindi andare dalla BCCI e riscuoterne altro. Poco dopo, le relazioni BCCI/CIA s’inasprirono. La CIA si preparò ad abbandonare la nave della BCCI che affondava e ad attaccare i poveri del Terzo Mondo con la chiusura della Bank of England dei Rothschild.
La Polizia Federale Tedesca (BKA) fece irruzione nella casa di un sospetto terrorista, due mesi prima l’attentato di Lockerbie. Trovò una bomba identica a quella utilizzata sul Volo 103. Tutti, tranne uno degli arrestati nel raid, furono misteriosamente rilasciati. Il giorno dell’attentato un agente di sorveglianza della BKA assegnato al controllo del bagaglio, notò un diverso tipo di valigia per la droga utilizzata dalla gente di al-Qasar. Informò i suoi superiori che trasmise le informazioni a un’unità della CIA di Francoforte. Al-Qasar contattò la stessa unità della CIA per farle sapere che McKee e gli altri cinque agenti stavano rientrando negli USA quel giorno. La risposta del gruppo della CIA di Francoforte al rapporto della BKA fu: “Non vi preoccupare. Non fermatelo. Lasciatelo perdere”. L’ambasciata degli Stati Uniti in Finlandia ricevette l’avvertimento di un possibile attentato aereo quel giorno. Si strinse nelle spalle, nonostante un altro avvertimento della FAA. Un’indagine di PBS Frontline scoprì la prova che la bomba era stata effettivamente piazzata sul Volo 103 quando si fermò a Heathrow, Londra. Una valigia appartenente all’agente della CIA Matthew Gannon, uno degli altri cinque della squadra del colonnello McKee, fu scambiata con una valigia a Heathrow. Frontline ritiene che la valigia di Gannon contenesse informazioni che collegavano la cellula COREA della CIA di Damasco con la narcorete di al-Qasar, così la valigia fu rubata e sostituita da una contenente la bomba. Secondo il settimanale tedesco Stern, un funzionario della sicurezza Pan Am a Francoforte fu sorpreso a retrodatare l’allerta che la FAA aveva emesso. La Pan Am fu multata per 600000 dollari dalla FAA dopo l’attentato. L’agenzia accusò il lassismo della sicurezza nelle operazioni di movimentazione dei bagagli della Pan Am. Secondo l’indagine d’Interfor queste operazioni con i bagagli furono più che inette. Furono seguite da al-Qasar. Nel giugno 2007 la polizia spagnola arrestò al-Qasar per traffico di armi. Pan Am ha vecchie relazioni con la CIA. Il suo consiglio consultivo internazionale è il “chi è” dei trafficanti di droga e armi dei Caraibi. Tra costoro Ronald Joseph Stark, il piduista collegato agli spacciatori di LSD della Brotherhood of Eternal Love; Sol Linowitz della Carl Lindner United Brands; il segretario di Stato di Carter Cyrus Vance della Gulf & Western Corporation, controllata dalla Lindner, e Walter Sterling Surrey, agente dell’OSS in Cina che contribuì a lanciare la Cartaya World Finance Corporation di Guillermo Hernandez.
Stati Uniti e Gran Bretagna si impegnarono ad insabbiare i fatti. L’editorialista Jack Anderson registrò una conversazione telefonica tra il presidente Bush Sr. e il primo ministro inglese Margaret Thatcher, dopo l’attentato entrambi decisero che l’indagine doveva essere limitata, per non danneggiare l’intelligence delle due nazioni. Paul Hudson, avvocato di Albany, NY, che dirige il gruppo “Famiglie di Pan Am 103/Lockerbie“, perse la figlia 16enne nello schianto. “Sembra che il governo sappia i fatti e li copra, o non conosce tutti i fatti e non vuole sapere“, spiega Hudson.  Nell’aprile 1990, l’omologo inglese del gruppo “familiari inglesi del Volo 103″ inviò lettere aspre a Bush e Thatcher, citando “resoconti pubblici interamente credibili…avete deciso di minimizzare deliberatamente le prove e ridurre le indagini fino a liquidare il caso come storia vecchia“. Abdel Basat Ali al-Magrahi, uno dei libici capro espiatorio dell’attentato, fece appello nel febbraio 2002. L’argomento centrale dell’avvocato era la nuova prova secondo cui il reparto bagagli di Heathrow, a Londra, era stato violato la notte prima dell’attentato. Nel 2010 i libici furono improvvisamente liberati. Alcune voci insistettero che il loro rilascio fosse parte di un accordo petrolifero della BP con la Libia. Gheddafi fece altre aperture verso l’occidente, ma fu tutto inutile. Quando hai a che fare con i dei pazzi veri, come lo sono senza dubbio i banchieri illuminati, le concessioni sono raramente efficaci. Il popolo libico ha perso la bandiera verde che simboleggiava la fuga rivoluzionaria dalla trappola dei bankster, tornando a vivere sotto colonialismo, feudalesimo e monarchia.

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo gratuitamente su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan, il sultano della CIA!

Bahar Kimyongür al-Manar 03/04/2014/

Milioni di turchi, arabi e musulmani hanno visto Erdogan come l’eroe e liberatore dopo il suo spettacolo con Shimon Peres a Davos nel 2009. In effetti, era cinema. Come dimostra la sua nuova spedizione militare contro la Siria e il desiderio d’inscenare un finto attacco, il tutto al servizio dei suoi padroni di Washington. Bahar Kimyongür analizza la menzogna di tale “operazione bottino”…

1532150Una forza di spedizione jihadista addestrata nel sud della Turchia si muove verso la città costiera di Lataqia nel nord-ovest della Siria. Principalmente composta da europei, asiatici, nordafricani, turchi, arabi del Golfo e alcuni siriani sparsi, tra cui dei turkmeni, la Legione Straniera è l’ultimo cavallo di battaglia del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan nella sua guerra per procura contro la Siria. Dopo la rivolta di milioni di turchi contro la sua politica repressiva e bellicosa, dopo le rivelazioni sul suo coinvolgimento in una vasta rete mafiosa e, soprattutto, dopo tre anni di fallimenti sul fronte siriano, Erdogan sembra scommettere tutto. Non aveva promesso ai suoi seguaci di pregare nella moschea degli Omayadi dopo aver rovesciato il governo siriano? Non riuscendo a realizzare il suo piano megalomane, Erdogan sente molto il bisogno di conquistare animo e terra dei popoli ribelli. Per questo, volentieri s’ispira al patrimonio imperiale del Paese, sognandosi novello Selim I, il sultano ottomano soprannominato “il terribile” o “il crudele”, che sottomise la Siria e l’Egitto nei primi anni del Cinquecento. Erdogan non battezzò a caso il terzo ponte sul Bosforo, attualmente in costruzione, con il nome del suo mentore imperiale. Come il sultano Selim, Erdogan vuole governare la Siria e l’Egitto. E come il sultano Selim, Erdogan ha inviato le sue truppe a massacrare aleviti, alawiti e altre comunità sospettate di infedeltà, eresia e vicinanza all’Iran. Tuttavia, a differenza del tremendo sultano-califfo, Erdogan è il tirapiedi di un potere più forte di lui, l’impero USA. La sua carriera politica a capo dello Stato è segnata dal desiderio di conciliare le ambizioni personali con gli interessi dei suoi padroni. Lo stesso per il suo sostegno imperturbabile a terrorismo e guerra in Siria, incoraggiato e sostenuto sin dall’inizio della crisi siriana dal partner strategico degli Stati Uniti.

False Flags anti-turche, CIA, Menderes e Erdogan
Le conversazioni top-secret tra funzionari turchi sui piani di Erdogan, diffuse la scorsa settimana sui social network, hanno rivelato che il capo dell’intelligence Hakan Fidan era pronto a bombardare il mausoleo del nonno del fondatore dell’Impero Ottomano, Sulayman Shah, che si trova in un’enclave turca in Siria, per giustificare l’entrata in guerra di Ankara contro Damasco. Il sultano neo-ottomano Erdogan era pronto a distruggere un tesoro nazionale per la propria gloria e indirettamente, per il bene degli USA. Non è la prima volta che un governo turco organizza, in coordinamento con Washington, un attacco fasullo contro un edificio turco di alto valore simbolico, per prevalere sui  più deboli. Nel 1955, i servizi segreti turchi perpetrarono un attacco sotto falsa bandiera(false flag) contro la casa di Mustafa Kemal Ataturk a Salonicco in Grecia. La Turchia accusò i comunisti di esserne gli autori. All’epoca, la Turchia era guidata da Adnan Menderes, primo ministro “islamo-conservatore” pro-USA. Con questa “strategia della tensione”, gli spettri turchi e statunitensi  cercarono di giustificare la guerra interna contro i comunisti turchi. In conseguenza di questo falso attacco del 6-7 settembre 1955, chiese greche e armene, sinagoghe, scuole, case e negozi furono saccheggiati, bruciati, uomini linciati nel cuore di Istanbul, per la loro identità religiosa. L’operazione fu orchestrata dall’esercito segreto della Gladio turca della NATO, in guerra contro la “minaccia comunista”. Precisamente, Adnan Menderes, negli anni ’50 l’uomo della CIA che coprì il pogrom di Istanbul, è anche il modello di Recep Tayyip Erdogan.

La guerra del regime di Ankara agli armeni siriani
Se il piano di attacco al mausoleo ottomano in Siria non ha avuto successo, armeni e altre minoranze in Siria, denunciate come “infedeli”, sono ora il nuovo obiettivo del regime di Ankara.  Infatti, dal primo giorno di primavera, orde di jihadisti provenienti dalla Turchia hanno invaso Qasab, villaggio armeno e alawita sulle pendici del Monte Casius nel nord-ovest della provincia costiera di Lataqia. Soprannominata “operazione bottino” (Anfal) dai capi jihadisti, questa nuova incursione barbara non potrebbe avere nome più azzeccato. Per facilitare l’avanzata degli invasori jihadisti, l’aviazione turca ha abbattuto un MiG-23 siriano che proteggeva Qasab. Erdogan ha rivendicato la violazione dello spazio territoriale turco da parte dell’aereo siriano abbattuto. Tuttavia, l’aereo è precipitato nella zona di Qasab, in Siria. Il pilota Ismayl Thabat non è superman né era dotato di una tuta alata. Paracadutandosi, logicamente è atterrato diversi chilometri all’interno della Siria. Il regime di Ankara ha attaccato non solo la Siria, ma anche fornito copertura aerea ai mercenari. Ad esempio, Quota 45 domina la zona montuosa Qastal Maf, presso Qasab, brevemente occupata dalla Legione straniera di Erdogan grazie al fuoco dell’artiglieria dell’esercito turco. E i jihadisti feriti in battaglia venivano trasferiti dai militari turchi negli ospedali nella provincia turca di Hatay. Davanti l’avanzata dei jihadisti, gli abitanti di Qasab e dei villaggi circostanti si rassegnarono a fuggire verso Lataqia. Solo pochi anziani armeni, probabilmente stanchi di essere ossessionati dallo spettro della migrazione, preferirono rimanere. Furono il bersaglio di violenze e umiliazioni: le loro case saccheggiate, crocifissi, bottiglie di vino e maiali distrutti davanti ai loro occhi, come riconosciuto dal signore della guerra saudita Abdullah Mhasna (France 24, 26 marzo 2014). Mentre i patrioti che resistevano all’assalto jihadista, furono assassinati. Come nel caso di Nazim Shihadah. Ad agosto, sua madre, sua moglie e due figli furono rapiti dai terroristi solo perché alawiti. Centinaia di civili e soldati siriani furono uccisi durante l’assalto jihadista turco nel nord della provincia di Lataqia.

Siria, un altro Vietnam degli Stati Uniti
Sarebbe ingenuo credere che gli Stati Uniti siano neutrali, disinteressati ed estranei a tale nuovo assalto contro il territorio siriano. Dall’inizio della guerra in Siria, le forze speciali degli Stati Uniti e la CIA sono discretamente presenti su entrambi i lati del confine turco-siriano. Il generale Paul E. Vallely, il senatore John McCain, l’intera vecchia guardia statunitense che ha combattuto in Vietnam hanno visitato i jihadisti nel nord della Siria, provenendo dalla Turchia di Erdogan. Decine di foto mostrano Vallely e McCain insieme ai capi jihadisti in Turchia e in Siria. La presenza statunitense  prova sufficientemente la cooperazione tra il governo di Erdogan e la dirigenza degli Stati Uniti nella guerra contro la Siria. Si noti incidentalmente che dall’invasione dell’Iraq, Erdogan s’era dichiarato vicepresidente del Programma del Grande Medio Oriente (“Büyük Ortadogu Projesinin Esbaskaniyim” in turco), il piano di conquista con il “soft power” dei Paesi arabi, sviluppato durante l’era George Bush. La rivoluzione colorata del marzo 2011 sponsorizzata da Washington (si ricordi la partecipazione dell’ambasciatore statunitense in Siria Robert Ford alle proteste antigovernative) fu repressa dallo Stato siriano, che ora affronta una rivolta terroristica sempre sponsorizzata da Washington. Nonostante i suoi battibecchi mediatici per via del suo temperamento, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan sembra essere il proconsole fedele e zelante pronto a reclutare tutti gli psicopatici del mondo nella sua campagna militare contro la Siria. Milioni di turchi, arabi e musulmani hanno visto in Erdogan un eroe e liberatore con il suo spettacolo “One Minute” con Shimon Peres, al vertice di Davos nel 2009. In realtà, Erdogan ha ereditato dai conquistatori sultani la loro arroganza e crudeltà. Tutto il resto è Hollywood.

560522
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sulayman Shah, le elezioni in Turchia e l’invasione della Siria

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 30/03/2014

TURKEY-GOVERNMENT-PARLIAMENTGli oppositori turchi del primo ministro Recep Tayyip Erdogan e del suo governo assediato, sostengono che un Erdogan in difficoltà può tentare di avviare un conflitto con la Siria e addirittura invaderne il territorio. Secondo gli oppositori di Erdogan, lo scopo dell’invasione turca della Siria per Erdogan sarebbe richiamare i sentimenti patriottici. Lo scopo è manipolare la popolazione turca in sostegno del primo ministro Erdogan e del partito Giustizia e Sviluppo (AKP) in declino, nelle elezioni comunali programmate per il 30 marzo 2014…
Vi è una serie di eventi che sempre più accredita tali argomentazioni e accuse alla dirigenza dell’AKp. La prima afferma che Ankara sia preoccupata da una reliquia storica nel territorio siriano nota come Tomba di Sulayman Shah. A seguito di presunte e discutibili minacce da parte delle forze antigovernative siriane contro la Tomba di Sulayman Shah, il 16 marzo 2014 la Turchia ha autorizzato le sue truppe ad entrare nel territorio siriano per proteggere il sito. Sulla base di un accordo firmato da Francia e Turchia nel 1921, prima che la Siria diventasse una repubblica indipendente, la tomba di Sulayman Shah è considerata territorio turco, anche se si trova in Siria. Truppe turche sono stazionate per proteggere il sito. Dopo la proclamazione di Ankara che avrebbe difeso la Tomba di Sulayman Shah, la Turchia ha abbattuto un jet militare siriano il 23 marzo 2014. A ciò seguì uno scandalo politico legato a YouTube. Le conversazioni di funzionari turchi che parlano di come fabbricare un pretesto per invadere la Siria trapelarono su YouTube il 27 marzo 2014. I video di YouTube sono analoghi alla conversazione sul cambio di regime ucraino di Victoria Nuland del dipartimento di Stato USA. Le conversazioni trapelate rientrano negli schemi della lotta intestina in Turchia, con cui conversazioni di Erdogan e funzionari turchi erano già trapelate in precedenza.

L’abbattimento dell’aereo siriano da parte della Turchia
Se le affermazioni degli oppositori turchi di Erdogan sono reali, cosa rivelano riguardo l’abbattimento di un jet militare siriano per mano dei militari turchi alla fine di marzo 2014? Ankara ha sostenuto inizialmente che l’aereo siriano aveva violato lo spazio aereo assieme ad un altro aereo militare siriano che si ritirò. Il governo turco sostiene anche che avvisò quattro volte il jet militare siriano prima di abbatterlo, ma il governo siriano dice categoricamente che Ankara mente e che il jet siriano era in missione di combattimento nello spazio aereo siriano. Lo Stato Maggiore delle Forze armate turche ha rilasciato una dichiarazione sull’incidente vicino al confine turco-siriano.  Mettendo  in dubbio le affermazioni di Ankara secondo cui il suo spazio aereo era stato violato, l’esercito turco ha affermato che l’aereo militare siriano si era schiantato a 1,2 chilometri nel territorio siriano. La dichiarazione dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate turche dice che l’aereo siriano è caduto a “1200 metri a sud del confine siriano nella regione di Qasab”. La geografia di Qasab è importante. Si tratta di una città armena vicino al confine turco nel governatorato di Lataqia e del suo Distretto. Anche se il governatorato di Lataqia è noto soprattutto per essere la provincia siriana con un’alta concentrazione di alawiti, la sua parte settentrionale è abitata da armeni cristiani. Città come Esguran e Qaradash sono popolate da armeni. Qasab è anche un nome da ricordare; sarà menzionata da altre fonti. Le notizie sulla città siriana dipingono il quadro di un certo tipo di operazione turca. E’ anche interessante notare quanto l’Osservatorio siriano per i diritti umani inglese ha detto dell’abbattimento del jet siriano da parte turca. L’Osservatorio siriano per i diritti umani non è amico del governo siriano. Ha sostenuto il cambio di regime in Siria ed ha fabbricato numerose informazioni sul conflitto siriano solo per promuovere le milizie antigovernative e le idee per il cambio di regime a Damasco. Nonostante la sua posizione antigovernativa, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha detto che l’esercito turco ha “colpito un cacciabombardiere siriano in quanto ha colpito le zone della provincia settentrionale di Lataqia” mentre l’aereo militare siriano era impegnato in un attacco contro i ribelli antigovernativi.
Indipendentemente dai fatti, il primo ministro Erdogan e il suo governo hanno minacciato una “risposta forte” contro i siriani. Giorni dopo l’abbattimento l’aereo siriano, Ankara ha iniziato una campagna retorica per ritrarsi come parte che reagisce a provocazioni. Il governo turco ha affermato che in precedenza  aerei da guerra turchi erano decollati per evitare che un aereo siriano violasse lo spazio aereo turco e che l’esercito siriano molestava continuamente i jet militari turchi che pattugliavano lo spazio aereo turco, puntando i radar o sparando contro i turchi. Due punti devono essere chiariti in merito a quest’ultima accusa turca sul radar: non ha alcun valore giuridico né segnala alcuna aggressione contro la Turchia da parte dei siriani. A differenza del disturbo delle frequenze, il puntamento su un bersaglio con un sistema di tracciamento radar non è un atto di aggressione o una violazione della sovranità. Il risentimento di Ankara è puramente retorico e in contrasto ai fatti riguardanti le procedure militari difensive. Le unità che sono bersaglio di un puntamento radar sono consapevoli di essere seguite da un sistema di tracciamento difensivo che può sparargli, ma ciò non è una mossa offensiva, è chiaramente difensiva da parte di Damasco. Le  unità siriane puntando contro i jet turchi, indicano che la Siria non si fida del governo turco e che l’esercito siriano controlla gli aerei da guerra turchi nello spazio aereo turco per precauzione. La ragioni di ciò è che i siriani ritengono che gli aerei da guerra turchi potrebbero violare lo spazio aereo siriano o condurre un certo tipo di missione contro la Siria, in ogni momento.

Un’offensiva turca nel governatorato di Lataqia?
Al momento si faccia attenzione alla Tomba di Sulayman Shah. Tale mausoleo si trova nella parte settentrionale del Governatorato di Aleppo in Siria. Prima dell’abbattimento del jet militare siriano, il governo dell’AKP del premier Erdogan aveva più volte detto di essere preoccupato per la sicurezza della cripta. Sulayman Shah era un capo tribù dell’Asia centrale, di Merv, che si trova in Turkmenistan. Ciò che lo rende noto è che fu il nonno di Osman I, il fondatore dell’Impero Ottomano. Questo è il motivo per cui la tomba di Sulayman ha importanza storica per i turchi. Nonostante i tre anni di combattimenti, il sito storico turco non è mai stato minacciato dal governo o dagli insorti in Siria. Ankara, tuttavia, ha iniziato a sostenere di temere che i suoi alleati ribelli in Siria avrebbero attaccato il sito. Così l’allarme è stato lanciato dall’AKP circa la sicurezza del mausoleo. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu tenne una conferenza a Van sulle preoccupazioni del governo. Il ministro degli Esteri Davutoglu però andò oltre le preoccupazioni delle autorità turche. Davutoglu promise che la Turchia avrebbe reagito senza la minima esitazione a qualsiasi attacco alla Tomba di Sulayman Shah. Ha anche chiarito che la Turchia si preparava ad intervenire se il sito e l’unità di guardia turca che vi staziona venissero attaccati. Vatan, giornale turco, subito sottolineò che ciò che Davutoglu intendeva dire era che la Turchia si preparava ad inviare truppe presso Aleppo. Minacce contro il sito storico sotto forma di video caricato su YouTube apparvero alcuni giorni dopo. Nel video i ribelli antigovernativi in Siria avvertivano il governo turco che aveva un paio di giorni per cedere il sito storico o l’avrebbero distrutto. Il video fu caricato il 21 marzo 2014. Nello stesso periodo, con l’abbattimento del jet militare siriano, fu  anche riferito da fonti turche, con diversi gradi di enfasi, che le forze armate turche avevano inviato unità terrestri nella città siriana di Qasab e dintorni. Alcune fonti dissero che le unità turche  scortavano illegalmente i ribelli antigovernativi in territorio siriano, che i feriti venivano inoltre accolti negli ospedali da campo militari turchi (simili a quelli che Tel Aviv ha creato per i ribelli sulle alture occupate dagli israeliani del Golan), e che l’esercito turco è coinvolto nell’espansione dei combattimenti in Siria.
Ciò che è chiaro è che la Turchia aiuta militarmente gli insorti nell’offensiva su Qasab e Distretto di Lataqia contro l’esercito siriano. L’abbattimento del velivolo siriano fa parte del sostegno turco a tale operazione contro la Siria. Le forze antigovernative in Siria avrebbero affermato di aver catturato e occupato Qasab durante questo periodo. Negli Stati Uniti, l’Armenian Bar Association inviava una lettera di denuncia al governo degli Stati Uniti, il 25 marzo 2014. Esigeva che l’amministrazione Obama condannasse l’incursione militare turca su Qasab. I membri della comunità armena avrebbero dichiarato la Turchia giuridicamente responsabile delle violenze in Siria e dei disagi e morti tra gli armeni di Qasab e del governatorato di Lataqia.

Fughe di guerra: Erdogan e Davutoglu colti in flagrante come Nuland ed Ashton?
La bomba delle rivelazioni esplose poco dopo. Le conversazioni trapelate tra i funzionari turchi sulle prossime elezioni e i loro piani in Siria furono diffuse. Le fughe avvennero con due video su YouTube caricati il 27 marzo 2014. Un video dura poco più di sette minuti, mentre l’altro è di circa nove minuti. Erdogan ha dovuto affrontare un flusso costante di fughe che denunciano rapporti e  attività occulte del suo governo. L’AKP ha accusato i gulenisti, influente movimento internazionale diretto da un predicatore turco-statunitense, per tali fughe. Anche se le ultime fughe potrebbero eventualmente essere parte del conflitto interno in Turchia, potrebbero anche essere opera di un’agenzia d’intelligence straniera. Le fughe dei funzionari degli Stati Uniti e dell’Unione europea hanno dimostrato l’aumento dell’efficienza nel divulgare conversazioni segrete governative denuncianti agende occulte. La fuga sull’assistente-segretaria Victoria Nuland e il diplomatico statunitense Geoffrey Pyatt, illustrano che l’obiettivo di Washington in Ucraina è il cambio di regime e l’installazione di Arsenij Jatsenjuk a primo ministro. Una fuga riguardava più tardi Catherine Ashton che sa dal ministro degli Esteri estone Urmas Paet che il medico alla testa delle contestazioni di Euromaidan espresse l’opinione che Jatsenjuk e i politici dell’opposizione fossero coinvolti nell’uccisione di civili, mettendo in seria discussione la narrazione spacciata da Stati Uniti, Canada e Unione europea sulle proteste a Kiev. Le fughe turche mostrano che le autorità turche hanno pianificato la fabbricazione di un incidente con la Siria per motivazioni politiche volte a garantire la vittoria dell’AKP nelle elezioni comunali di fine marzo. Durante la conversazione, il ministro degli Esteri Davutoglu dice ad Hakan Fidan, il capo dell’Organizzazione Nazionale d’Intelligence (MIT) turca, che “il primo ministro ha detto che nell’attuale congiuntura, tale attacco (alla tomba di Sulayman Shah) dev’essere un’opportunità”. Davutoglu ipotizzava l’uso di un incidente al mausoleo come pretesto per un’incursione turca in Siria. La risposta di Fidan, però, va oltre. Risponde a Davutoglu con il seguente piano: “manderò quattro uomini in Siria, se servirà.  Darò una ragione alla guerra ordinando un attacco missilistico sulla Turchia. Possiamo anche preparare un attacco diretto alla tomba di Sulayman Shah, se necessario”.

La Tomba di Sulayman Shah: dove iniziò la storia ottomana è laddove il neo-ottomanismo finisce
La reazione del governo turco alle fughe di notizie è stata rapida. Le autorità dell’AKP hanno detto che le fughe sono manipolate per decontestualizzare il dialogo dolosamente e definendole grave minaccia alla sicurezza nazionale turca. Di conseguenza, il governo turco ha rapidamente bloccato YouTube in Turchia. Ciò è stato fatto affinché la popolazione turca non possa accedere alle conversazioni trapelate. Gli eventi si dipanano portando a nuova vita i fallimenti “neo-ottomani” del primo ministro Erdogan e del ministro degli Esteri Davutoglu. La loro visione della Turchia come potenza imperialista è crollata e l’ultimo chiodo è stato piantato sulla sua bara. Alcuni sostengono che il neo-ottomanismo era solo pseudo-ottomanismo. I due e l’AKP si sono lentamente scavati la fossa con la loro politica in Siria. La storia turca può, in termini concettuali, iniziare dalla Tomba di Sulayman Shah, ma Recep Tayyip Erdogan qui sembra avviarvi la fine. Vi sono forti malumori alla base dell’AKP verso lui. Le elezioni comunali sono una cartina di tornasole per lui e il partito. Se l’AKP ne esce male, Erdogan ed i suoi più stretti collaboratori si troveranno ad affrontare la rivolta interna nell’AKP. Questo è il motivo per cui le elezioni comunali sono così importanti.

Una risposta agli eventi in Ucraina?
La scacchiera eurasiatica è in movimento. Gli eventi in Siria e Turchia non dovrebbero essere considerati nel vuoto degli eventi mondiali, come se fossero estranei l’uno all’altro. I pezzi si muovono sulla scacchiera geopolitica. Un confronto tra la Turchia e la Siria potrebbe benissimo essere una risposta agli eventi in Ucraina e al ricongiungimento della Crimea alla Russia. Tale scandalo, però, sembra un caso turco di “Wag the Dog”. Le conseguenze sono imprevedibili e potrebbero portare a un’escalation. Inoltre avvengono mentre vi è il concentramento di Stati Uniti e NATO ai confini occidentali di Russia e Bielorussia in Europa orientale e nel Mar Nero. Inoltre, le fughe espongono ulteriormente il coinvolgimento del governo turco nel sostegno all’insurrezione in Siria. Il Vicecapo di Stato Maggiore delle forze armate turche tenente-generale Yasar Guler, compare in tali fughe. Il tenente-generale Guler descrive l’oggetto della discussione tra i funzionari turchi come avvio della guerra tra Turchia e Siria. Nel contesto di ciò che è stato discusso, raccomanda che la Turchia aumenti il supporto militare agli insorti in Siria, con ulteriori consegne di armi e munizioni ai loro combattenti. Prima di tali fughe, uno scandalo esplose quando la polizia turca fermò un autocarro del MIT in Siria carico di armi per i combattenti ribelli. In conseguenza della crescente consapevolezza pubblica mondiale sul ruolo del governo turco nella destabilizzazione della Siria, collaboratori e alleati della Turchia hanno pubblicamente preso le distanze dal primo ministro Erdogan e dall’AKp. Ankara dovrebbe prenderne atto: ora vi sono rapporti di funzionari anonimi alleati della Turchia che si lavano le mani delle azioni della Turchia.

1979561La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 281 follower