La situazione in Libia: ambizioni militari e racket del petrolio

120912_Libya1Il 1 febbraio 2014, il quotidiano francese Le Figaro sosteneva che membri della forza d’élite statunitense Delta Force, operassero assieme a forze del CNT nel sud della Libia. Citando “una fonte diplomatica a Tunisi“, Le Figaro affermava che le forze statunitensi erano di stanza in una base segreta nel governatorato di Tatawin, nel sud della Tunisia, presso il confine libico. Ma se il governo tunisino negava ciò, altre fonti d’informazione rivelarono la presenza di agenti della CIA e militari dell’Africom in quattro basi tunisine: due nel sud del Paese a Bin Qirdan Madanin e a Djerjis, per controllare le coste tunisine nei pressi del confine libico, e due nelle montagne Shanbi, al confine con l’Algeria, dove ufficiali statunitensi disponevano di sistemi di rilevazione e sorveglianza satellitare. I militari statunitensi collaborano da mesi con i vertici dell’esercito tunisino nel creare una base militare tunisino-statunitense per sorvegliare i movimenti da e per la Tunisia. Hosin al-Qafi, ex-funzionario del ministero degli Interni tunisino, affermò che “Vi sono 12 campi di addestramento jihadisti in territorio tunisino, e i funzionari degli Interni lo sanno. Una volta addestrati, i jihadisti vengono inviati nel Sahara algerino, in Mali e Siria”. Al-Qafi aggiunse: “Se c’è un’esplosione in un luogo pubblico, hotel, centro commerciale, si deve sapere che sono le forze speciali tunisine che l’hanno pianificato, cercando di aggravare la situazione per ingannare il popolo tunisino e dargli l’impressione che il terrorismo si diffonda in Tunisia e che al-Qaida attacchi la società civile. L’obiettivo è preparare il terreno all’intervento dei marines degli Stati Uniti in Tunisia.” Intanto il presidente ciadiano Idris Deby prorogava la presenza della base militare di Parigi, permettendo ai francesi di rafforzare la loro presenza militare nel nord del Ciad, ampliando la base militare di Faya e creandone una nuova a Zuar, per sorvegliare il sud della Libia. Ed infatti, il 21 febbraio 2014, un aereo-ospedale militare Antonov An-26 diretto verso l’aeroporto di Tunisi-Cartagine si schiantava nel governatorato tunisino di Nabul. A bordo c’erano sette passeggeri e quattro membri d’equipaggio, tutti rimasti uccisi. I sette passeggeri erano membri di al-Qaida e di Ansar al-Sharia, che dovevano essere curati negli ospedali della capitale tunisina. Tra di loro vi era Muftah Dhauadi. Originario di Sabratha, Dhauadi era l’emiro e fondatore di Ansar al-Sharia e del Gruppo armato islamico combattente libico (LIFG). Muftah Dhauadi era noto nell’ambito di al-Qaida come Abu Abd al-Ghafar. Dopo l’invasione della Libia nel 2011, divenne il capo del consiglio militare di Sabratha. Inoltre, a bordo dell’aereo vi erano quattro importanti capi di al-Qaida, che il Qatar, con la complicità dei fratelli mussulmani tunisini di al-Nahda, cerca di insediare in Tunisia. I quattro islamisti erano Ali Nur al-Din al-Sid, Abdelhaqim al-Sid, Walid Salah al-Sid e Tahar Abdelmula al-Sharif. Se “lo schianto del velivolo può essere un incidente, riesce gradito in certi Stati occidentali. La scomparsa di mercenari, testimoni scomodi, è un loro obiettivo strategico”. Intanto, la presenza della Resistenza Verde si consolidava nelle seguenti città e cittadine: Sabha, al-Gilat, Ghat, Ragdalin, Tobruq, Im Sat, al-Qubah, Timimi, al-Bayda, Fatahya, al-Murj, Tulmina, Dersia, Ribyana, al-Ragurya, Persis, al-Abyar, Sluq, Jadabya, Jawat, al-Mitanya, al-Alziziyah, Guminis, al-Briga, Ras Lanuf, Soluq, Gardina, Ubari, Tarhuna, Bani Walid, Warshala, al-Asadia, Abu Salim, Gadamis, mentre scontri tra milizie e elementi “verdi” si registrarono a Tripoli, Misurata, Benghazi; Sabha e Qufra erano sotto il controllo della Resistenza.
Stati Uniti e Gran Bretagna presiedono alla ricostruzione delle forze armate della Libia. A gennaio, la Defense Security Cooperation Agency degli Stati Uniti annunciava di aver notificato al Congresso USA di aver approvato vendite militari alla Libia per diversi milioni di dollari e l’avvio dell’addestramento di 6000-8000 soldati. “L’addestramento comprende fino ad otto anni di addestramento, sostentamento e miglioramento delle infrastrutture ed attrezzature, tra cui 637 carabine M4A4 e munizioni per armi leggere, servizi di supporto logistico ed organizzativo, abbigliamento e attrezzature individuali, e altri elementi logistici legati al programma“. Nel frattempo, 340 reclute libiche erano giunte in Italia presso la base militare italiana di Cassino. L’Italia addestrerà 5200 soldati libici in due anni. Tripoli ha versato alla Gran Bretagna 2,5 milioni dollari per riaprire la vecchia base militare di Bassingbourn, nell’Inghilterra orientale, per addestrare un altro contingente. La Libia, impegnata nella ricostruzione delle forze armate (Comitato Supremo di Sicurezza), dovrebbe arruolare 40000–55000 uomini. Si parla anche dell’acquisizione di vari sistemi d’arma. Oltre a Italia, Gran Bretagna e Francia, anche la Turchia nel 2013 ha addestrato 1000 soldati libici presso la scuola di fanteria di Egirdir, e nel 2014 è previsto l’arrivo di 2000 effettivi, oltre ad 800 agenti di polizia. Come visto, 6/7000 soldati libici saranno addestrati dagli statunitensi nell’arco di 8 anni presso due basi bulgare, tra cui quella di Novo Selo. I corsi riguardano l’addestramento della fanteria e di un nucleo antiterrorismo. Infine, altre reclute si addestrano in Giordania, ma probabilmente si tratta una copertura per ospitare e armare terroristi libici da infiltrare in Siria. Il CNT ha richiesto 287 fuoristrada Humvee statunitensi, di cui 54 già consegnati, oltre a 20 autoblindo FIAT Puma regalati da Roma (e ‘requisite’ dalla milizia di Zintan) e a 49 NIMR-II ottenuti dagli EAU, usati nelle zone di confine e per sorvegliare gli edifici governativi. La Libia avrebbe anche ricevuto 10 sistemi missilistici anticarro Khrizantema-S. L’unico battaglione corazzato attivo, il 204.to, raccoglie i veicoli da combattimento ancora efficienti già impiegati dalla Jamahiriya. La marina del CNT è costituita dalla fregata al-Hani e dalle navi da sbarco Ibn Harisa e Ibn Uf, che sono in cantiere per lavori di manutenzione assieme a 2 motovedette classe Bigliani, in riparazione a Napoli. Ad esse si aggiungerebbe la motomissilistica Shafaq. Nel 2013 la Marina libica ha ricevuto i primi 30 di 50 gommoni 1200UM ordinati alla francese Sillinger, che saranno schierati nelle basi navali di Ras Agadir e Bardia. A ciò si aggiunge l’ordinativo per due battelli, Janzur e Aqrama, all’azienda francese Raidco che si occuperà anche dell’addestramento di 32 marinai libici a Lorient. Infine l’aeronautica del CNT consiste in pochissimi velivoli ereditati dalla Jamahiriya. Il Capo di Stato Maggiore del CNT, generale Gerushi, aveva avanzato un programma che prevedeva l’acquisizione di 14/16 caccia Dassault Rafale per costituire le squadriglie schierate nelle basi di Gordabaya e Watya, nel Fezzan, e 7/9 caccia EFA Typhoon da schierare a Tobruq e Bengasi-Benina. Il CNT avrebbe anche richiesto l’acquisto negli USA di due aerei cargo C-130J-30 Super Hercules e di sei elicotteri da trasporto CH-47D Chinook. Secondo la pubblicazione statunitense Defense News, il colonnello Ibrahim al-Fortya, addetto militare libico a Washington, aveva dichiarato alla Camera di Commercio Americana: “Ci piacerebbe dare priorità alle aziende statunitensi“.
Reuters_VP-lybia(1)Nel frattempo, il 14 febbraio 2014, con un discorso di 11 minuti trasmesso dalla televisione di Stato libica, il generale Qalifa Belqasim Haftar affermava di aver preso il controllo delle istituzioni e di sospendere il governo e il parlamento, “il comando nazionale dell’esercito libico si muove per impostare la nuova tabella di marcia verso la democrazia per salvare il Paese dalla sciagura. Terremo incontri con partiti e gruppi di potere per testare la condivisone di questa marcia”. Da parte sua, il primo ministro Ali Zaydan dichiarava alla TV saudita al-Arabiya di aver licenziato il generale Haftar e di mantenere l’esercizio delle sue funzioni. Il generale Haftar aveva detto di non voler imporre il potere militare, ma di agire nell’interesse nazionale per porre fine al regno delle milizie, annunciando una consultazione con le principali forze politiche allo scopo di nominare un presidente e un governo civile ad interim. La settimana precedente, sebbene il Parlamento avesse esaurito il proprio mandato, decideva unilateralmente di prolungare la propria attività fino ad agosto per poter stendere la nuova Costituzione. Probabilmente, in tale quadro, il generale Haftar interveniva su richiesta di Washington, mentre da oltre un mese le forze nazionaliste occupano diverse città nel sud del Paese. Ex-generale della Jamahiriya Araba di Libia, nel 1987 durante la guerra in Ciad Qalifa Haftar subì una pesante sconfitta e disertò. Fuggì negli Stati Uniti e fu addestrato dalla CIA. Creò l’Esercito di liberazione della Libia nell’ambito del Fronte nazionale per la salvezza della Libia, ma non riuscì a rovesciare Muammar Gheddafi. Con i suoi uomini, per lo più della sua tribù Farjani, combatté come mercenario di Washington nella Repubblica democratica del Congo. Portato a Bengasi dalla NATO, nel marzo 2011, divenne il numero due delle “forze ribelli” e loro capo dopo l’assassinio del generale Fatah al-Yunis per mano di al-Qaida. Dopo la vittoria della NATO, fu imposto quale Capo di stato maggiore dell’esercito libico. Anche Ali Zaydan è un ex-diplomatico libico che nel 1980 disertò passando agli oppositori libici rifugiatisi in occidente.
Il 18 febbraio 2014, il Consiglio generale nazionale della Libia raggiunse un accordo per indire le “elezioni anticipate”. Al Congresso Nazionale Generale (GNC), il primo partito era il Partito della Giustizia e Costruzione (PGC), ala politica dei Fratelli musulmani sostenuta da Qatar e Turchia, e il primo partito d’opposizione era l’Alleanza delle Forze Nazionali (NFA) liberale. I 200 membri del Congresso furono eletti nel luglio 2012, che dovevano entro 18 mesi guidare la transizione del Paese. Ma il 7 febbraio decisero di prorogare il loro mandato fino al dicembre 2014, suscitando una crescente opposizione popolare. Il 14 febbraio migliaia di libici protestarono contro l’estensione del mandato chiedendo nuove elezioni. Quindi il Consiglio decideva la nomina di un organo costituzionale per adottare una nuova costituzione entro quattro mesi dalla nomina, altrimenti si sarebbero indette le nuove elezioni, per formare organi legislativi transitori per altri 18 mesi.
Il 3 marzo 2014, i parlamentari della Libia si trasferivano nell’albergo Waddan, il giorno dopo che rivoltosi armati avevano assaltato il parlamento, incendiandolo, uccidendo una guardia e ferendone sei deputati. I manifestanti volevano che il Parlamento si sciogliesse immediatamente dopo la fine del mandato, scaduto a gennaio. L’assalto al parlamento avveniva mentre assassini e attacchi contro migranti cristiani e milizie filo-governative aumentavano in Cirenaica. L’ultimo assassinio fu quello di un ingegnere francese che lavorava presso un centro medico attivo a Bengasi dal 2009. A gennaio sette egiziani cristiani copti erano stati rapiti dalle loro case, ed uccisi con un colpo alla testa e al torace.
L’8 e 9 marzo i separatisti libici iniziarono caricare greggio su una petroliera saudita, ignorando le minacce del CNT di Tripoli. I separatisti controllano i terminali petroliferi della Libia orientale su richiesta delle regioni autonome orientali. L’8 marzo la nave cisterna battente bandiera panamense Morning Glory, ma di proprietà di una società saudita, ormeggiava al terminal di al-Sidra, il primo ministro Ali Zaydan aveva ordinato di non far imbarcare il greggio altrimenti la petroliera sarebbe stata bombardata, mentre il ministro del petrolio, Omar Shaqmaq, accusava i separatisti di “pirateria”. Il 9 marzo, il ministro della Cultura Amin al-Habib disse che navi della marina libica erano state dispiegate in mare per fermare la petroliera. “La petroliera non deve lasciare il porto, o sarà trasformata in un mucchio di metallo“. Il ministero della Difesa aveva impostato l’azione militare, ordinando al comandanti di marina ed aeronautica “di colpire le petroliere che entrano nelle acque libiche senza il permesso delle autorità legittime“. Zaydan però riconobbe che l’esercito non era riuscito ad adempiere agli ordini, quando inviò dei rinforzi da Aghedabia, ad ovest di Bengasi, ad al-Sidra, che rimane in mano ai separatisti della Cirenaica. A gennaio, la marina libica aveva sparato contro una petroliera battente bandiera maltese mentre cercava di caricare greggio sempre ad al-Sidra. Il portavoce della National Oil Corporation, Muhammad al-Harayri, ha detto che la Morning Glory era “ancora nel porto e il caricamento è in corso“. La nave avrebbe dovuto imbarcare 350000 barili di greggio. Fonti militari avevano detto che vi era un piano per intercettare la petroliera prima che lasciasse le acque territoriali della Libia. Zaydan aveva detto che “Tutte le parti devono rispettare la sovranità libica. Se la nave non le rispetterà, sarà bombardata“, aggiungendo che le autorità avevano intimato al comandante della nave di lasciare le acque della Libia, ma che uomini armati a bordo gli impedivano di salpare. Un portavoce del governo della Cirenaica a est, ribadiva che le esportazioni di petrolio da al-Sidra erano comunque cominciate, “Non sfidiamo il governo o il congresso, ma insistiamo sui nostri diritti“, dichiarava Rabo al-Barasi, a capo dell’ufficio esecutivo della Cirenaica, formato nell’agosto 2013.

Alessandro Lattanzio, 10/3/2014

Fonti:
Allain Jules
Al-Wihda
CTV News
ChasVoice
Nsnbc
Nsnbc
RID
Tunisie-secret
SpaceWar
Voltairenet

Libia: campo di battaglia tra occidente ed Eurasia

Brigatisti, islamo-sionistri e spioni italiani in Siria e altrove

Il terrorista e criminale Haisam 'abu Omar', arrestato per l'assalto all'ambasciata siriana del 10 febbraio 2012, assieme all'inviata speciale del TG-3 della RAI Lucia Goracci, velina della NATO, propagandista islamista e supporter del terrorismo in Libia e Siria.

Il terrorista e criminale Haisam Saqan ‘Abu Omar’, arrestato per l’assalto all’ambasciata siriana del 10 febbraio 2012, assieme all’inviata speciale del TG-3 della RAI Lucia Goracci, notissima velina della NATO, propagandista islamista e supporter del terrorismo in Libia e Siria. Il tizio con gli occhiali scuri che fa il gesto della V è un agente della CIA. Il TG-3 non si fa mancare nulla.

Un militante islamista italo-siriano Haisam Saqan (Abu Omar), arrestato dalla polizia italiana dopo che il 10 febbraio 2012, assieme ad Amar Basha, elemento legato a Nur Dachan, presidente dell’Unione italiana delle comunità islamiche, e altri 10 attivisti islamisti del “coordinamento libero siriano di Milano“, aveva assaltato l’ambasciata siriana a Roma con l’evidente supporto dei servizi segreti italiani.
Gli islamisti furono incriminati, e sottoposi all’obbligo della firma, per danni aggravati, furto con scasso e violenze aggravata nei confronti delle due guardie dell’ambasciata. Il ‘dissidente’ siriano Faisal al-Muhammad, a capo dell’UICI, assicurava la difesa legale dei terroristi. A sua volta, la figlia del presidente emerito dell’Unione italiana delle comunità islamiche, Asmae Dachan, dichiarava, “Il prossimo 15 marzo a Roma sarà giudicato il gruppo di attivisti per i diritti umani in Siria, che lo scorso 10 febbraio aveva assalito l’ambasciata siriana nella capitale italiana. Questo gesto dall’alto valore simbolico è stato fatto per il bene della popolazione siriana ed è dedicata alle donne e bambini, ai giovani e tutte le persone che pagano con la loro vita la scelta di libertà e democrazia. L’ambasciata siriana rappresenta il governo siriano, che uccide la nostra gente non rappresentando coloro che credono nel diritto sacro della vita umana. Al contrario, la bandiera dell’indipendenza ci rappresenta, mi rappresenta e rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria“.

Al contrario, la bandiera dell'indipendenza ci rappresenta, mi rappresenta e rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria

Al contrario, la bandiera dell’indipendenza ci rappresenta, mi rappresenta e rappresenta il futuro di pace e libertà della Siria“. Asmae Dachan

Con il permesso delle autorità italiane, i terroristi islamisti in Italia fluiscono in Siria per compiere  crimini contro l’umanità.
Dopo essere stato rilasciato il 12 febbraio 2012, Haisam Saqan raggiungeva le file dei terroristi attivi in Siria, partecipando agli ordini di Abdul Samad Isa a diversi crimini di guerra, come l’assassinio di sette prigionieri nella provincia di Idlib, nell’aprile 2012, esecuzione videoripresa che fu poi diffusa dal New York Times. Nel filmato Haisam impugna un Kalashnikov mentre ascolta il comandante spiegare “perché sia giusto e doveroso ammazzare i prigionieri”, per poi subito sparare alla nuca del prigioniero disteso ai suoi piedi. Nel giugno 2013, un altro terrorista islamista, Giuliano Ibrahim Del Nevo un genovese convertitosi all’Islam, venne liquidato dopo aver frequentato un campo di addestramento in Turchia gestito da taqfiriti ceceni e così raggiunto le file del terrorismo attivo in Siria. Un altro terrorista islamista italiano era Anas al-Abubi, che dalla  provincia di Brescia partiva per la Siria, perché “Il martirio mi seduce, voglio morire a mano armata, tengo il bersaglio sulla Crociata…”. Anche costui era stato in precedenza arrestato perché diffondeva documenti su come maneggiare la nitroglicerina e testi dell’imam jihadista Anwar al-Awlaqi, riferimento ideologico di molti terroristi in Europa, per poi essere rimesso in libertà affinché potesse recarsi ad Aleppo, per condurre la jihad taqfirita con lo pseudonimo Anas al-Italy. In effetti, in Siria è attiva una “brigata islamista italiana”.

im1Il sito Fortress Europe, del ripugnante Gabriele Del Grande, italico supporter del terrorismo islamista in Siria e altrove, si vanta delle prodezze dei suoi fidanzatini, quale un’odalisca nell’harem di Doha non potrebbe fare: “Per anni quella bandiera nera è stata usata da una miriade di sigle del terrorismo islamico. Nella Siria di oggi però è diventata il simbolo dell’internazionalismo islamista. Sì perché nella scuola di Sukkari fanno base combattenti di mezzo mondo. Libici, sauditi, ceceni, tunisini, afghani, ma anche francesi e australiani. Hanno le barbe lunghe, il turbante nero, pantaloni mimetici militari, e un kalashnikov in spalla. Tra di loro ci sono alcuni veterani della guerra, come i ceceni, i libici e gli afghani. Altri invece sono ventenni alla prima esperienza. Non tutti hanno una formazione islamista radicale. Tanti sono venuti semplicemente per seguire un grande ideale di solidarietà con la comunità musulmana sunnita siriana, a cui sentono di appartenere al di là delle frontiere. Né più né meno come i comunisti italiani che nel 1936 andarono in Spagna a combattere contro il fascismo. … Sporca come il sacco sulle spalle del vecchio appena uscito dalla sede della brigata islamista. Gronda sangue. Dentro ci sono i vestiti degli shabbiha catturati nei giorni scorsi. Si tratta dei criminali assoldati dal regime per perseguitare gli oppositori. A tagliare loro la gola è stato l’afgano, con una specie di spada. I corpi li hanno sepolti nella piazzola sotto il cavalcavia, dove hanno già sotterrato un’altra ventina di sgherri del regime giustiziati alla stessa maniera. Il vecchio ora sta andando a bruciare i loro panni.” Solidarietà è l’apostrofo rosa tra t’ammazzo. Questo spregevole scritto pornografico “in Italia è stato esressamente rifiutato“, piagnucola in nota il piccolo bin ladin del quartierino, “viste le vergognose condizioni di sfruttamento lavorativo che praticano.” Direi che di vergognoso in tutto ciò ci sia ben altro che la mancata paghetta da ruffiano dei terroristi. Non tutti sono egualmente utili al Pentagono come una Lucia Goracci o un Cristiano Tinazzi.
Un peana al macello taqfirista, per la democrazia e la libertà c’è da scommetterci. Dal ché si comprende che il tizio, questa sposina della Jihad, è un nipotino di Rossana Rossanda, vecchia e rancida cheerleader del terrorismo atlantista che sia delle brigate rosse, dei bombardamenti umanitari o del jihadismo taqfirita. Inoltre questo Delgrande, come certi altri ‘giornalisti’ italiani e della NATO, ha potuto tranquillamente infiltrarsi in territorio Siriano assieme alle bande terroristiche islamiste, partecipare ai loro crimini e celebrarli tranquillamente in Italia, grazie all’appoggio benevolente, se non attivo, e tutt’altro che occulto, dell’intelligence e dei servizi segreti italiani che, contemporaneamente, sebbene abbiano davanti tali figuri a sostenere il terrorismo islamista “internazionale”, fedeli al loro ruolo di barboncini atlantisti, redigono documenti in cui dipingono come ‘terroristi’ i sostenitori della restaurazione della Russia e della costituzione del blocco eurasiatista.
1Analisi boldrinianamente degna della psico-sbirraglia militante a sinistra in Italia, che a quanto pare, nonostante il suo abbaiare contro la ‘repressione poliziesca’, sembra aver fatto breccia, con tali analisi pecoreccio-hollywoodiane, nei cuori del così miserramente atlantista apparato poliziesco-spionistico italiano.

Riferimenti:
Ilgiornale
Brescia Corriere.it

Alessandro Lattanzio, 22/1/2014

Cosa succede in Libia?

Eventi militari in Libia: dicembre 2013 – gennaio 2014

securedownloadA Bengasi,  dal 24 al 26 novembre 2013, le forze speciali dell’esercito del CNT si scontrarono con gli islamisti del gruppo salafita jihadista Ansar al-Sharia, dopo che avevano attaccato le forze di sicurezza locali causando almeno 14 morti e decine di feriti. Nella città di Derna, altra roccaforte islamista, aggressori non identificati facevano esplodere gli uffici utilizzati dalle organizzazioni non governative. Il 1 dicembre decine di manifestanti avevano bloccato diverse strade bruciando pneumatici e invocato lo sciopero per porre fine all’anarchia in città, e il 2 dicembre ignoti spararono contro i manifestanti ferendone almeno quattro. In precedenza un gruppo denominato brigata Abu Baqr al-Sidiqi aveva affisso dei volantini che minacciavano chiunque manifestasse contro gli islamisti. Intanto al-Qaida costituiva l’emirato di Derna guidato da Abdelqarim al-Hasadi, ex-detenuto di Guantanamo. Al-Hasadi era un aiutante del capo di al-Qaida di al-Bayda, Qairallah al-Barasi. A Bengasi, un militare veniva ucciso e una clinica collegata ad Ansar al-Sharia veniva distrutta.
Nel frattempo Veniva fondato il “Gruppo di azione politica per il bene della Libia” guidato da Ahmad Muharib Gheddafi, parente del defunto leader della Jamahiriya. Durante gli ultimi mesi della guerra del 2011, Ahmad Muharib Gheddafi si occupò degli affari personali del leader libico, contattando capi di Stato europei e membri del CNT per far cessare le ostilità. Intervistato, Ahmad Muharib Gheddafi aveva affermato: “Non siamo per un colpo di Stato. Siamo un gruppo politico, non militare. Vogliamo far uscire la Libia dallo stallo, in quanto il Paese è oggi in una situazione catastrofica. Coloro che si opposero a Muammar Gheddafi se ne rammaricano. Con l’ex leader libico, le famiglie potevano facilmente avere un alloggio e, in determinate condizioni, il governo glielo forniva addirittura gratuitamente. Il governo rimborsava le cure mediche e i farmaci. Muammar Gheddafi andava personalmente negli ospedali e si assicurava che i pazienti non spendessero nulla. L’istruzione era accessibile a tutti. Oggi la situazione è diversa. Nelle regioni periferiche del Paese, è apparso un nuovo strato marginale. Queste persone vivono di traffico di armi e violenza. Queste aree erano controllate, in passato. Guardate cosa succede al petrolio nel nostro Paese. Dove va? Subito dopo la ‘rivoluzione’ abbiamo insistito sullo sfruttamento dei giacimenti di petrolio con le nostre società. Siamo finiti in prigione per averlo detto. Risultato, le aziende straniere pompano il nostro petrolio, oggi. Penso che non sia stato un regime ad essere stato rovesciato nel 2011, ma il potere del popolo. I libici hanno capito che sono stati ingannati e protestano contro il nuovo governo. Tra i manifestanti, vi sono ex-militari, ex-funzionari ed imprenditori che si sono uniti a noi. Credo che il nostro popolo abbia compreso l’errore commesso e che voglia tornare al potere nel Paese. Citiamo l’esempio del feroce dibattito al Congresso generale nazionale sulla separazione della Cirenaica. Un numero crescente di deputati è contrario al separatismo. Riguardo i finanziamenti per la ricostruzione del Paese, potrebbero essere coperti dai fondi rimasti nelle banche estere. Ho lavorato nel settore degli investimenti esteri e so che abbiamo accumulato all’estero circa 1,2 miliardi di dollari. Tale importo è stato sottratto al popolo libico. E l’ex-ministro delle Finanze Hasan Ziglam è stato il primo a parlarne. Nel 2012 aveva detto che 50 miliardi di dollari erano stati confiscati dalle società del Qatar per coprire le spese per l’intervento militare in Libia. Ne sono la prova ricevute e bonifici dai conti esteri libici alle compagnie petrolifere del Qatar operanti nel nostro Paese. Per recuperare il denaro, Ziglam ordinò controlli finanziari creando una commissione d’indagine sul dirottamento dei fondi. Pochi giorni dopo, l’edificio del Ministero fu bombardato e tutti i documenti relativi alle operazioni del controllo finanziario furono distrutti. Anche il più ingenuo capisce il legame tra l’attentato e le indagini. Quindi sono sicuro che molto presto la nostra nazione inizierà la ricostruzione.” Nel novembre 2013 si era svolta la prima conferenza dell’opposizione libica a Cairo, dove erano presenti molti rappresentanti del vecchio regime e del regime attuale.
Ai primi di gennaio 2014, un primo contingente di 341 militari libici provenienti da Bengasi, Misurata e Tripoli, e comandati dal colonnello Muhammad Badi e da altri 34 ufficiali e sottufficiali, iniziava l’addestramento presso l’80° Reggimento addestramento dell’Esercito italiano, a Cassino, nel quadro dell’Accordo di cooperazione bilaterale nella Difesa Italia-Libia, firmato a Roma il 28 maggio 2012. L’addestramento riguarda la “formazione in Italia di più gruppi, scaglionati nel tempo, provenienti dalle regioni di Tripolitania, Cirenaica e Fezzan” curata da Esercito, Marina, Aeronautica e Carabinieri, volto a ricostruire le forze armate libiche. I nuovi soldati “supportano la Libia libera“, dichiarava il tenente-generale Claudio Graziano, Capo di stato maggiore dell’esercito italiano, durante una visita alla base di Cassino il 18 gennaio 2014. “Un forte esercito diventerà punto di riferimento per la democrazia e la sicurezza“. Graziano continuava affermando che “Nessuno di loro era nell’esercito del Colonnello Gheddafi“. Come deciso al G8 di Lough Erne del giugno 2013, Italia e Regno Unito addestreranno 4000 militari all’anno, gli Stati Uniti 6000, la Turchia 5000 e la Francia addestrerà la polizia. Inoltre, è presente in Libia la Missione Italiana in Libia (MIL) avviata il 1° ottobre 2013 in sostituzione dell’operazione “Cyrene” attuata nell’ottobre 2011. “La Missione Italiana in Libia ha lo scopo di organizzare, condurre e coordinare le attività di addestramento, assistenza e consulenza nella Difesa” con il CNT, affermava il Capo di stato maggiore italiano, l’ammiraglio Luigi Binelli Mantelli. “Si articola in una componente interforze permanente, e in una componente ad hoc costituita da gruppi mobili formativi, addestrativi e di supporto, secondo le esigenze delle forze armate libiche”. L’addestramento in Libia era iniziato nel dicembre 2012, con 20 agenti di polizia libici ammessi a un corso organizzato dai carabinieri. Nel 2013 vi furono altri corsi gestiti da ufficiali e sottufficiali della 2.nda Brigata Mobile dei carabinieri della MIL, che si occuparono anche dell’addestramento degli agenti dell’ordine pubblico e della Guardia di frontiera libici. Una trentina di militari della Guardia di frontiera seguirono un corso presso il COESPU (Centre of excellence for stability police units) di Vicenza, la scuola per le forze di polizia africane e asiatiche controllata dai Carabinieri e a cui partecipano anche effettivi statunitensi dell’Africom. Altri trenta agenti della Gendarmeria libica parteciparono a un corso presso la Scuola del Genio e Comando Logistico dell’Esercito di Velletri  sulle “tecniche di bonifica degli ordigni esplosivi convenzionali” e la manutenzione dei blindati Puma, di cui una ventina era stata ceduta ai libici il 6 febbraio 2013, durante la visita a Tripoli dell’allora ministro della Difesa ammiraglio Di Paola, per siglare un accordo tra Italia e Libia sui programmi “di cooperazione, anche tecnologica, nelle attività di controllo dell’immigrazione clandestina, di supporto nazionale alla ricostruzione della componente navale, sorveglianza e controllo integrato delle frontiere”.
Nel luglio 2013, una delegazione della marina libica aveva visitato l’Accademia navale di Livorno, la base degli elicotteri della marina di Luni e il Comando delle Forze contromisure mine (Comfordrag) di La Spezia. E a fine ottobre Tripoli annunciava l’accordo con Roma e la Selex ES di Finmeccanica per installare il sistema di sorveglianza radar Land Scout sia sulle coste che lungo le frontiere terresti libiche. Infine, il 28 novembre 2013, i ministri della Difesa Mario Mauro e Abdullah al-Thini firmarono un memorandum per l’impiego degli UAV Predator del 32° Stormo dell’AMI, stanziati a Sigonella e a Trapani-Birgi, nella sorveglianza dei confini meridionali della Libia. Il ministro Mauro aveva dichiarato che “nell’ottica dello sviluppo delle capacità nella sorveglianza e nella sicurezza marittima, è emersa anche la possibilità di imbarcare ufficiali libici sulle unità navali italiane impegnate nell’Operazione ‘Mare Nostrum’, nonché di avviare corsi di addestramento sull’impiego del V-RMTC (Virtual Maritime Traffic Centre)”. In precedenza, nel marzo 2012, il generale Abdal Monaym, responsabile delle pubbliche relazioni del ministero degli Interni del CNT, annunciò che la Libia aveva ricevuto l’offerta di 68 Mirage 2000-9 dagli Emirati Arabi Uniti e di altri 12 Mirage 2000-5 dal Qatar. In seguito il tutto sfumò. Quindi nel giugno 2013, in Francia iniziarono ad addestrarsi sui Mirage 2000 alcuni piloti libici. Ma attualmente ciò che resta delle attrezzature e del personale dell’aeronautica libica non può far volare che una dozzina di aeromobili.
Sabha-mapIl 12 gennaio 2014, il viceministro dell’industria Hasan al-Druin veniva ucciso a Sirte da ignoti. Al-Druin era un membro del CNT. Quello stesso giorno, si ebbero almeno 15 morti negli scontri a Sabha. Infatti, il 18 gennaio il governo del CNT dichiarava lo stato di emergenza dopo che gruppi della resistenza jamahiriyana avevano assalito e occupato le due basi militari di Sabha e la vicina base aerea di Taminhant. Negli ultimi mesi a Sabah e nel Fezzan vi erano stati diversi scontri fra la tribu Tubu, che vive tra Libia, Ciad e Niger, e la tribù Uggeche. Tali scontri si sono trasformati in una sollevazione filo-jamahiriana contro il CNT. Le milizie filo-CNT degli Uggeche avevano avuto il sopravvento con la caduta della Jamahiria, compiendo per mesi gravi crimini, assassinando avversari e oppositori. A gennaio, dopo l’omicidio di un capo della tribù Tubu, gli scontri si tramutarono nella sollevazione antigovernativa di un neonato fronte che riunisce diverse tribù che rivendicherebbero la Jamahiria, prendendo il controllo di Sabha e del Fezzan. A quel punto sono iniziati i bombardamenti aerei sul Fezzan effettuati probabilmente dalla forza aera francese dislocata a Ndjamena, capitale del Niger, e da velivoli pilotati da mercenari qatarioti e turchi, causando 75 morti e 200 feriti tra la popolazione di Sabha. Le milizie del CNT attaccavano anche Sawani bin Adam, presso Tripoli. Nel frattempo, il portavoce del ministero della Difesa Abdul-Raziq al-Shabahi affermava che “La situazione nel sud ha aperto la porte a dei criminali, fedeli al regime di Gheddafi, per cogliere l’opportunità di attaccare la base aerea militare di Taminhant“. Il primo ministro Ali Zaydan alla TV confermava che la resistenza jamahiriyana era entrata nella base aerea di Taminhant, presso Sabha, a 770 chilometri a sud di Tripoli. Inoltre, Zaydan inviava il ministro della Difesa a Misurata con l’ordine di radunare le milizie islamiste ed inviarle contro Sabha. Nel frattempo, forze nazionaliste libiche si manifestavano anche ad Aghedabia, Marsa al-Braga, Ras Lanuf, Saluq e Tobruq.

Riferimenti:
Ahmed Kadhafi: “Les Libyens vont reprendre le contrôle de leur pays”, 5 dicembre 2013
Libyan cabinet minister shot dead in hometown, 12 gennaio 2014
La Libye se prépare à recevoir des Mirages 2000, 13 gennaio 2014
La Libia ha dichiarato lo stato di emergenza: i combattenti pro-Gheddafi prendono una base militare nel sud del Paese, Tripoli lancia attacchi aerei e invia l’esercito, 19 gennaio 2014

Alessandro Lattanzio, SitoAurora

Libia: campo di battaglia tra occidente ed Eurasia

Perché la Francia è stata scelta per coordinare le operazioni dell’UE contro i terroristi di ritorno dalla Siria?

Ghaleb Kandil, direttore di New Orient News (Libano), 12/06/2013
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation

Alcuni dicono che la Siria avrebbe vissuto l’ultimo quarto d’ora nell’assalto universale, una guerra sporca che ha superato tutti gli orrori senza mai chiamarla per nome. Questo attacco è fallito e non può essere riconosciuto come vittoria. Questo perché gli attaccanti hanno scatenato dei mostri che gli sono sfuggiti e che possono minacciarli a loro volta. La Siria deve sconfiggerli per la sua salvezza e la loro. Ma gli aggressori non lo riconosceranno? [NdMAN]

544895Il 5 dicembre 2013 il ministro degli Interni francese Manuel Valls e la sua omologa belga Joëlle Milquet si sono incontrati a Bruxelles, mettendo in guardia contro il crescente numero di giovani europei che si recano in Siria per combattere nelle file dei gruppi legati all’organizzazione al-Qaida, costituendo un “potenziale pericolo” per i Paesi dell’Unione europea e i loro alleati USA, Canada e Australia!
Primo: nella dichiarazione congiunta [1] Milquet ha detto che il numero dei giovani europei recatosi a combattere in Siria è stimato a “più o meno 1500-2000″ contro i 600 dello scorso giugno, e che per il Belgio questo dato oscillava “tra 100 e 150, ed è in movimento!”. Quanto alla Francia, Valls ha detto: “Prima dell’estate, meno di un centinaio erano in Siria. Oggi, quando ne parlo, sono più di 180! Si può immaginare che ci siano altre persone… almeno 14 francesi o residenti in Francia sono morti in combattimento. E poi, 80 sono tornati. Un centinaio sarebbe andato e 80… cui si aggiungono… sono di transito… Quindi la cifra menzionata è oltre 400 persone coinvolte nel fenomeno, ma oggi precisamente più di 184 persone vi sono presenti.” Giustificando i servizi offerti dai governi europei ai terroristi diretti in Siria, Valls ha osservato: “Le difficoltà all’inizio (del conflitto siriano) su questo fenomeno sono complicate, si trattava di combattere un regime condannato da tutti. Di qui la difficoltà dell’incriminazione“! Come se i poteri di un ministro degli Interni siano stati usati per concedere ulteriori agevolazioni ai gruppi armati in Siria, e non per prendere le misure necessarie per risolvere il problema. Detto questo, quando il ministro francese ha detto “tutti”, si devono includere tutti i Paesi alleatisi contro la Siria per distruggerne lo Stato e l’esercito, cioè i Paesi della NATO, Israele, i burattini del Golfo e la Turchia in primo luogo. Ma ora, secondo Valls, le cose sono cambiate dato che “la maggior parte di queste persone quando arriva lì (in Siria)… viene reclutati o vuole combattere nei ranghi del jihadismo”! Naturalmente le cose sono cambiate. Ma ciò che il ministro francese non dice è che l’aggressione contro la Siria, attraverso questi “terroristi” sostenuti dal blocco occidentale, è fallita! Non dice più che questi terroristi “allenatisi” con l’esperienza siriana che possono tornare in Europa, sono finanziati dall’Arabia Saudita, vero alleato della Francia, e di cui il presidente e i suoi ministri sbavavano per dei contratti mirabolanti… Questo non gli impedisce di essere ritenuti responsabili per ogni goccia di sangue francese versata, nel caso in cui tornassero illesi dopo la clamorosa sconfitta in Siria.
Secondo: riducendo al minimo i pericoli nascondendo la paura dell’occidente verso questo nuovo terrorismo europeo, nato con il sostegno militare e politico della NATO nella sua aggressione criminale contro la Siria, il ministro francese ha aggiunto: “Oggi non vediamo, tranne ciò che è stato riferito da una serie di informazioni o frammenti di informazioni, minacce dirette o provate ai nostri Paesi riguardo i nostri interessi e concittadini, o agli interessi dei Paesi amici. Ma, naturalmente, seguiamo con attenzione tutti gli individui che preoccupano ciascuno dei nostri Paesi,  in Europa, che rappresentano un potenziale pericolo.” In realtà, l’informazione essenziale è che la Francia e il Belgio hanno il compito di coordinare le operazioni e stabilire una formula comune nei Paesi dell’Unione Europea, consentendogli di perseguire i terroristi di ritorno dalla Siria; i due ministri hanno detto di aver già partecipato a tre incontri con i loro omologhi di Gran Bretagna, Germania, Olanda, Spagna, Italia, Svezia e Danimarca. [2] Pertanto, la domanda sorge spontanea: perché la Francia è stata scelta per coordinare le operazioni antiterrorismo dell’Unione europea? La risposta è che queste operazioni richiedono la cooperazione con le autorità siriane, per la semplice ragione che i volontari europei coinvolti nel sostegno ai rivoluzionari della NATO ora vengono arruolati nelle molteplici ramificazioni di una neo-organizzazione che solo il governo siriano conosce; ma, mentre il governo francese s’è dimostrato essere il più aggressivo della NATO verso la Siria, ora dove trovare un modo che gli permetta di riprendere i contatti con i siriani. Quindi il coordinamento in Francia della lotta antiterrorismo con la benedizione degli Stati Uniti, come testimonia la presenza di Rand Beers a Bruxelles, durante la prolungata precedente riunione dei ministri degli Interni dell’Unione europea, cui parteciparono anche i rappresentanti di Canada e Australia, dimostra che la minaccia del terrorismo riguarda tutti i Paesi occidentali che hanno contribuito all’aggressione contro alla Siria.
Terzo: è ormai noto che molti funzionari dell’antiterrorismo di alcuni Paesi europei, tra cui la Germania, hanno visitato Damasco per coordinare alcune iniziative con lo Stato siriano [3], richiedendo così naturalmente delle posizioni politiche chiare in riconoscimento dell’aggressione prima di una qualsiasi collaborazione. Questo è il problema del presidente Hollande che ha messo il governo francese al servizio di Bandar bin Sultan! Ed è anche per questo che gli Stati Uniti cercano di scavalcarlo delegando ai rappresentanti della NATO il coordinamento dei Paesi occidentali nella lotta antiterrorismo. Il governo francese ha guidato la campagna di menzogne che sostiene la presunta “moderazione” dei gruppi terroristici che operano sul territorio siriano, mentre inviava armi pagate dai sauditi, che infine caddero nelle mani di al-Qaida… deve ora affrontare la verità. Dovrà pagarla per le menzogne riguardo la partnership con Bandar, Hamad ed Erdogan, una partnership che ha portato all’avvio di una nuova generazione di reti di al-Qaida che certamente non rimarranno confinate in Siria, come apprende il suo ministro degli Interni… In futuro, il blocco occidentale negozierà con il Comandante in Capo Bashar al-Assad che non offrirà più una cooperazione gratuita. Il prezzo sarà politico è fissato i anticipo: fermare qualsiasi aggressione contro la Siria e dichiarare pubblicamente solidarietà al governo siriano nella sua guerra contro il terrorismo!
Infine, questa è la storia dell’avvelenatore avvelenato… la maledizione di coloro che hanno contribuito all’aggressione della Siria?

Note:
[1] Dichiarazione congiunta di Milquet e Valls sui combattenti stranieri in Siria, dopo i colloqui al Consiglio dei ministri europei.
[2] Combattenti stranieri in Siria: Belgio e Francia assicurano maggiore cooperazione europea, così come Stati Uniti, Canada e Australia
[3] Quando gli europei hanno tranquillamente ripreso la via di Damasco

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

PanzerGirls, Streghe Ucroniche e Ragazze Celesti

GIRLS-und-PANZER_2Davanti allo strapotere mediatico hollywoodiano-disneyano non vi sono forze abbastanza potenti che possano confrontarvisi. Non la Cina, che ha un potente cinema, ma che sul piano internazionale è inesistente nella produzione video. L’URSS e Paesi del Blocco socialista, che avevano oltre a un cinema dalle grandissimi tradizioni una cinema d’animazione all’avanguardia e sviluppato, sono stati emarginati e nullificati con la democratizzazione, (Chi se la ricorda la famiglia Mézil?), mentre autori come Csupo e Tatarkovsky sono emigrati negli USA per rivivificare un’industria d’animazione preda della famiglia Simpson. L’Unione Europea ha una cinematografia piatta e squallida, incentrata sulla contemplazione di orifizi corporali (esclusa qualche eccezione come il film ‘The International’); non citiamo i prodotti TV, quasi sempre grottesche scimmiottature della produzione statunitense… degli anni ’80 (Squadra Speciale Cobra 11 e paccottiglia simile). La produzione europea di animazioni è sottovalutata e confinata alle fasce d’età dei più piccoli, sostanzialmente si segue una politica commerciale vile, superata e volta a non disturbare le gozzoviglie mercantili della famiglia Simpson e del tracotante imperialismo della Disney.
Nel campo dell’animazione, quindi, solo Canada e Giappone dimostrano di avere la volontà e i mezzi per affrontare l’impero hollywoodiano-disneyano e la sua egemonia culturale o pseudo-tale. Un piccolo studio di animazione grafica di Toronto è riuscito a colonizzare il colosso televisivo mondiale statunitense Cartoon Network in pochi anni; la maggior parte dei prodotti che trasmette provengono dal Canada, altro segno del declino dell’egemonia statunitense. A sua volta, il Giappone con la sua sterminata produzione di ‘anime‘ è riuscito a far concorrenza a Hollywood-Disney perfino sul piano dell’influenza culturale, imponendo all’attenzione di un pubblico giovanile sempre più ampio i modelli propri della storico-culturali giapponesi, quindi non solo una grafica e dei modelli artistici e mediatici (anche musicali) della produzione nipponica, ma perfino un’attenzione verso la lingua e la letteratura giapponese (che non si limita certo a Banana Yoshimoto o a Yukio Mishima). La produzione di film e serie televisive dell’animazione giapponese risale ai primi anni ’60. Il primo cartone animato TV prodotto in serie fu ‘Astroboy‘, nel 1962, e dall’allora furono creati più di 6000 serie animate, di cui ne arrivò in occidente e in Italia specificatamente, solo una esigua percentuale, soprattutto prodotti orientati alle fasce infantili e pre-adolescenziali, anche se l’ignoranza sulla sterminata produzione di anime giapponese comportò degli errori; come l’acquisto e la trasmissione di prodotti mirato a giovani quasi adulti ritenendo, in Italia, che i cartoni animati, come insegna la Disney, siano roba da bambini e basta, e come se tutta l’industria dell’animazione si risolvesse nel riprodurre infinite varianti di Topolino & Pluto, o peggio, del tristissimo draghetto Grisù o peggio l’orrore grafico di Peppa Pig, volto a limitare la visione del mondo ai bambini, presentandogli dei personaggi graficamente squallidi: sfoggio di un’ideologia dell’appiattimento e del miserismo. In compenso, gli anime nella TV italiana subirono la censura, per via di del suaccennato errore di interpretazione sui prodotti scelti dalle TV italiane, così giungendo al blocco quasi totale del loro acquisto tra gli anni ’80 e ’90. (Ecco perché Canale 5 riprodusse come miniserie TV il già brutto cartone animato ‘Kiss Me Lycia‘, partorendo un prodotto ancor più abominevole dell’originale).
La crisi che colpì il Giappone nel 1990, rallentò anche la produzione animata fino alla metà degli anni ’90. Ma la crisi fu salutare per quel settore industriale; infatti si decise di riorganizzarsi, non più produzioni chilometriche, come i 245 episodi di Astroboy o i 195 di Urusei Yatsura, ma di produrre serie da 12/25 episodi ciascuna, con ampio ricorso agli OVA, gli ‘Original Video Anime‘ pubblicati esclusivamente per il mercato delle cassette video. Ciò permise di produrre, dal 1995, oltre la metà degli anime pubblicati in Giappone dal 1962.

Miporin, la protagonista di Girls und Panzer, e la 'fascista' Anchovy.

Miho, la protagonista di Girls und Panzer, e la ‘fascista’ Anchovy.

Come detto, gli anime giapponesi, come i loro corrispettivi su carta, i manga, non si limitano a un pubblico infantile, ma coprono gli interessi di un pubblico di tutte le fasce di età, quindi esistono vari tipi di soggetti e varie formule narrative; i cosiddetti generi e sottogeneri suddivisi per età, sesso, interessi. Non si può affrontare qui l’insieme di queste varianti, anche perché aldilà di ciò che può sembrare, il mondo degli anime/manga è estremamente complesso, riflettendo la complessità della cultura giapponese; quindi si ci concentrerà sulla produzione che più interessa in questo testo, gli anime di carattere storico e ucronico, un genere apparso piuttosto recentemente in connessione con la sempre diffusa passione dei giapponesi con il modellismo, ma anche con la recente esplosione dell’interesse verso la storia contemporanea, trattata spesso, per motivi anche narrativi, tramite la lente performante dell’Ucronia, ovvero della Storia dei ‘se’, del ‘Come sarebbe stato se…’. I soggetti trattati in questi particolari tipi di anime sono sovente di carattere tecnico-militare, argomento saliente delle narrazioni qui affrontate. Affrontate, perché spesso è anche oggettivamente difficile descrivere tali tipo di anime, trattandosi di storie e narrazioni abbastanza peculiari e sui generis.

Un esempio è l’anime della serie Upotte! (rovescio della parola Teppu, arma da fuoco), i cui personaggi sono dei fucili d’assalto antropomorfizzati in studentesse liceali. Un argomento apparentemente astruso, eppure nella cultura giapponese, shintoista e quindi dalla radice animista, all’oggetto inanimato viene attribuito un carattere umano (e in fondo, come insegna Marx, non è nella produzione, nel controllo del proprio lavoro, che l’uomo si auto-forma e si auto-realizza?) una proiezione sostantivante del lavoro umano, una soggettivazione dell’oggetto prodotto dal soggetto, l’uomo stesso che si riflette nel risultato del proprio lavoro. E l’animismo non può essere una forma di filosofia del primo comunismo? Un modo che certe società hanno trovato, come appunto quella giapponese, di scacciare il fantasma dell’alienazione.
Comunque, il filone di Upotte, non proprio ucronico, anzi ben saldo nella contemporaneità della storia e della tecnologia, è di più recente affermazione, in parallelo con il processo di rielaborazione della storia contemporanea e anche della diplomazia del Giappone in quanto Stato-nazione. Le tematiche internazionali, l’ascesa della Cina, la dinamicizzazione dei rapporti con le potenze USA e Russia, il riaccendersi delle dispute storiche, mai sopite, con le due Coree, influenzano, e non poteva essere altrimenti, anche un settore, un sottogenere degli anime; evento inevitabile apparsa con la realizzazione dell’anime sciovinistico ‘Itsuki Koizumi‘, che vede come protagonista l’ex-premier neoconservatore nipponico Junichiro Koizumi duellare con le prime figure della scena internazionale: i Bush, Kim padre e figlio, Putin, Timoshenko, Hu Jintao e Li Peng. Un’ulteriore evoluzione in tale direzione, è la riuscitissima serie Girls und Panzer, dove con un ulteriore passo verso l’universo ucronico, le ragazze liceali studiano, tra le altre cose, anche l”arte’ del saper combattere battaglie tra veicoli corazzati, specialità eminentemente femminile in questo universo para-ucronico, dove i licei sono ospitati a bordo di gigantesche portaerei, “costruite per salvare dalla crisi finanziaria le industrie pesanti, le acciaierie e i cantieri navali” e in cui si insegnano materie come storia, geografia (geopolitica?), matematica, scienze, ingegneria, arte della navigazione e altre bazzecole da far trasecolare i benemeriti professorucoli che anche negli asili vogliono istituire i corsi per omosessualità indotta.

Questi licei per panzergirls si distinguono tra loro richiamandosi a modelli, simboli e divise di un determinato esercito protagonista della Seconda Guerra Mondiale (ad esempio, il liceo Gloriana riprende l’esercito inglese, il liceo Kuromorimine la Wehrmacht, il liceo Saunders l’US Army e il liceo Pravda ovviamente l’Armata Rossa, e non mancherà il liceo ‘Anzio’, le cui studentesse non si vergognano di esibire orbace, camice nere e saluti romani). E proprio qui scatta l’interesse storico-tecnico tipico di quegli sfegatati appassionati di modellismo quali sono i giapponesi medi. Infatti, non solo nell’anime i mezzi corazzati vengono riprodotti con fedeltà fotografica, ma le protagoniste sfoggiano una competenza tecnica e storica da far accapponare la pelle a qualsiasi bonzo dell’ARCI, professorucolo arcobalenico o studente militante di sinistra, perfino se svizzero. Ogni liceo presenta una sua squadra ‘artistica‘, ovvero un battaglione corazzato che partecipa a giochi di guerra la cui posta in palio è un premio: il finanziamento extra per il liceo rappresentato. Negli episodi vengono spiegati le modalità e le tecniche dei combattimenti tra carri, anche con notevoli citazioni storiche. Una visione altamente sconsigliabile agli smidollati che galleggiano nella melensa ipocrisia degli interventi ‘umanitari’ e degli spot del pacifinto hollywoodiano Clouney.

Spostandosi verso un piano più prossimo alla fantascienza che all’ucronia, ci si imbatte in alcune animazioni notevoli come Stratos 4, Sky Girls e Infinite Stratos. Sul piano tecnico vi è il serioso ‘Stratos 4‘, dove i mezzi utilizzati dalle protagoniste, delle pilotesse, sono una collezione di mezzi aerospaziali realmente esistiti ed esistenti, come i caccia-intercettori MiG-31 e Jak-28, per l’addestramento, accanto a velivoli mai prodotti in serie, come il cacciabombardiere inglese TSR o il bombardiere supersonico statunitense XB-70 Valkirye. Tutti mezzi utilizzati per distruggere i frammenti dei meteoriti disintegrati nello spazio da un primo anello difensivo anti-meteoriti, costituito anche qui da mezzi aerospaziali realmente esistiti o progettati. In sostanza, il più ‘filosovietico’ degli anime finora visti, dalla narrazione e sceneggiatura tutt’altro che banali, anche se lasciate in sospeso, probabilmente nella versione manga vi è un prosieguo, ma la serie anime termina senza concludersi. ‘Sky Girls‘ è un bella serie, che in Italia non è stata neanche sottotitolata in italiano, si trova solo in francese o inglese (Gli anime qui indicati sono tutti sottotitolati, poiché come detto, fortunatamente non sono stati acquistati da alcun network in Italia, quindi non c’è possibilità, per ora, di vederle sul digitale terrestre, ma su internet sì; e questo proprio grazie all’assenza di diritti di distribuzione). Tra ucronia e fantascienza, le eroine difendono un mondo devastato e in via di lenta ripresa. Il nemico è un’eredità del progresso umano, un virus informatico che è riuscito ad autoriprodursi per poter perseguire gli obiettivi degenerati rientranti nel programma nel proprio software: trattare gli agenti inquinanti, come gli idrocarburi, arrivando a scatenare l’assalto mondiale contro i centri di produzione energetici come raffinerie e centrali elettronucleari, facendo detonare una guerra globale devastante. Le eroine, in questo mondo post-bellico, operano eliminando le ultime tracce del micidiale virus ecologico. Un virus che sarebbe oggetto di brama dei sostenitori della burla del ‘picco del petrolio’ e dello scherzo macabro sulla ‘riduzione della popolazione mondiale’. Ma siamo ancora nel campo della fantascienza, forse.
Infinite Stratos in realtà è abbastanza leggero come soggetto che riprende vari aspetti, stilemmi e moduli apparsi nelle serie anzidette. La grafico e l’animazione sono di qualità elevata, e di certo il contesto, un’enorme scuola militare femminile che vede le avventure del protagonista, l’unico maschile nell’harem di guerriere-fidanzatine, rende abbastanza gradevole la serie. Consigliabile la visione agli alunni sottoposti ai corsi di omosessualità indotti dai suddetti professorucoli arcobalenici, onde evitargli danni permanenti.

Infine, si arriva sul piano propriamente ucronico con le serie Strike Witches e Sora no Woto. Le Strike Witches, o streghe combattenti, sono delle unità d’élites delle aviazioni delle varie potenze di un pianeta che non ha vissuto la prima guerra mondiale e ciò che ne è conseguito, a causa dell’invasione di torme di droni cosmici, avvenuta nel 1914. Le eroine sono giovani streghe che utilizzano le loro capacità sovrannaturali per poter usare motori aeronautici e armamenti per contrastare l’invasione delle oscure entità spaziali. Forti i richiami storici, poiché le varie protagoniste si richiamano, nel nome e nella nazionalità, ai maggiori assi delle aeronautiche militari della seconda guerra mondiale, oltre a un certo gusto anche per la storia navale della seconda guerra mondiale, che nella serie ha un suo posto d’onore. Anche qui l’aspetto storico-tecnico della vicenda narrata ha una forte rilevanza, combinandosi in modo fluente con gli aspetti sovrannaturali tipici della favola folklorica o della leggenda popolare. In questa anime, come in Girls und Panzer, il recupero delle vicende storiche, attraverso l’analisi, la rappresentazione e la raffigurazione soprattutto dei mezzi bellici usati nella seconda guerra mondiale, indicano il ritorno dell’interesse, a livello sociale e di opinione pubblica, a condizioni storico-politiche-internazionali del passato che però ricordano quelle attuali: la frattura del quadro internazionale tra varie e diverse grandi potenze, parzialmente composte entro gigantesche alleanze. Un indiretto riconoscimento, a livello mediatico-narrativo, della fine dell’egemonia statunitense e del suo mondo unipolare. E negli anime giapponesi traspare un certo sollievo in ciò, espresso anche tramite una certa dose di filo-sovietismo (si, proprio filo-URSS), soprattutto in alcune scene di Stratos 4 e di Girls und Panzer, dove il liceo Pravda appare il vero concorrente delle eroine in questione, sebbene il liceo di carriste più forte sia quello del ‘Picco della foresta nera’ (Kuromorimine), ovvero la trasposizione in minigonna della Wehrmacht.

Terminiamo l’excursus tutt’altro che risolutivo con l’anime Saro no Woto (Canto del Cielo), uno dei più belli e profondi, realizzato con estrema cura e attenzione nei particolari. Anime ucronico puro, si basa chiaramente sul racconto di Buzzati “Il Deserto dei Tartari”, dove il deserto vegliato con ansia dalle soldatine del regno ispano-nippo-francese Helvetia, è un immenso territorio devastato e reso radioattivo da una guerra che ha fatto fare all’umanità un balzo all’indietro di 100 anni, riportandola alla tecnologia da piena era industriale, pre-seconda guerra mondiale, senza computer e senza televisione. L’incombente ombra di Hiroshima e Nagasaki sull’animo giapponese.

Tutte questi anime hanno in comune vari aspetti, ad esempio sul piano tecnico, oltre a un’ottima animazione, inarrivabile in confronto alle animazioni stilizzate e scarne della produzione statunitense, (altro segno del declino tecnico-culturale degli USA); un supporto sonoro sempre originale, le tracklist utilizzate per queste sono sempre opere originali e specificamente prodotte per ogni determinato anime, senza ricorrere all’orrida pratica di sovvenzionare con le royalties le major pseudo-musicali anglosassoni, che ogni giorno sfornano crimini incisi su cd/dvd. Sovranità musicale del Giappone. Infine, la presenza di una narrativa che riesce a tenere un discorso anche complesso e prolungato senza ricorrere allo splatterismo diffuso, pervasivo e maniacale tipico della produzione televisiva statunitense. Gli USA non riescono più raccontarsi senza autorappresentarsi come una specie di immenso obitorio, non che sia sbagliato affrontare la tematica della violenza nella società, ma roba come NCIS e CSI sono l’apoteosi del sado-masochismo più efferato. Non c’è altro negli USA oltre a tribunali e sale per autopsia? Nei prodotti nipponici, anche quelli per un pubblico adulto, la violenza è rara. Questione di civiltà, che apparirà paradossalmente noiosa per quel ceto semi-incolto, sinistro e pacifinto, occidentale in generale e italiano in particolare, per cui la produzione hollywoodiana resta la summa artistico-culturale dell’umanità. Nulla di più lontano dalla verità.
Infine, il messaggio unico supportato e trasmesso da tali realizzazioni. Come indica la consapevolezza della Storia che emerge, questa tipologia di produzioni è dettata dal riconoscimento del mutamento storico e geopolitico a cui il mondo assiste, trattandosi forse perfino di un capovolgimento epocale, del passaggio del motore degli eventi dall’occidente all’oriente, dall’Atlantico all’Eurasia e all’Asia; un mutamento sentito dai giapponesi, nonostante occupino l’idealtipo del Rimland, il margine eurasiatico affacciato sull’immenso vuoto oceanico del Pacifico. Di fronte a tali mutamenti, e al timore che essi suscitano, emerge il sentimento della solidarietà, intima, quella che inizia dalla propria famiglia, comunità, popolo, nazione nel senso più nobile, che i giapponesi sentono ancora in profondità e con forza, aldilà delle schizofrenie e delle bizzarie che luccicano sulla superficie della società contemporanea del Giappone. E ciò si riflette in questi anime, profondamente ottimisti nonostante gli argomenti a volte apocalittici narrati, trasmettendo un messaggio preciso; davanti l’incombenza del pericolo, delle necessità e degli ostacoli, bisogna rispondere con dedizione e serietà, integrità, rispetto e solidarietà tra simili, perché è così che si affrontano le intemperie degli eventi, si abbattono i pericoli e si superano le tragedie. Aspetti derisi e denunciati come fascistoidi o soffocanti da un certo culturame (sì culturame) di stampo libertino, non libertario, ed edonista, non anarchico, costruitosi in occidente negli ultimi decenni, e ben espresso dalla figura massmediaticamente proposta in occidente dell’opportunista massimalista convertitosi nello yuppies arrivista prima e poi nell’ameba sociale vigente, dalla violenza amorfa e camaleontica e sempre pronta ad adattarsi e mai ad affrontare. Ciò si riflette nell’anomia dell’attuale produzione massmediatica occidentale. Violenta se statunitense, tediosa se europea, vacua se italiana.
Al suo confronto, sebbene sempre prodotto capitalistico, l’anime giapponese cerca ancora di rappresentare al meglio le intelligenze che li esprime. La loro narrazione resta legata alla consapevolezza del mondo, perché è anche consapevolezza delle proprie radici.

Ps. Non dimentichiamo il lavoraccio svolto dagli anonimi traduttori che passano ore e ore a sottotitolare decine di serie di anime resi disponibili online. So cosa significhi sottotitolare già due minuti di video. Un lavoro senza il quale la fruizione di anime in Italia sarebbe prossima allo zero.

Qualche sito:
Anime-ultime (francese)
Bleach Anime-Manga
Animehere (inglese)
Animestreamingita
Animetube – Guerra e politica

Alessandro Lattanzio

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