IlManifesto e il fascinoso nazismo ucraino

Alessandro Lattanzio, 20/10/2014800_externalIl fecciume di sinistra italiano continua a tessere elogi alle strappone naziste di George Soros e Federica Mogherini, come dimostra l’accoglienza entusiastica che i pornofilm propagandistici delle Femen, presentati all’ennesimo festival ‘cinofilo’ di Bologna, ricevono da parte del pornoquotidiano virtuale ilmanifesto, ultimo sopravvissuto della serie di testate della sinistra integralista anticomunista, come Liberazione e l’Unità, sempre in prima linea, assieme ai camerati de ilfattoquotidiano, nell’aggredire e infangare chiunque si trovi sulla strada dell’impero statunitense, come Jugoslavia, Libia, Siria, Iran e ultimamente Novorossija. Oggetto del pezzaccio di propaganda pecoreccio-hollywoodiana del fantasma virtuale manifestarolo (scritto dall’ennesima esimia nullità lgbt e ripreso acriticamente dai vari lerci siti post-sessantottini fluttuanti sul nulla virutale che esprimono), è la propaganda autoelogiativa delle attività delle ‘kompagne’ Femen, che si descrivono così, “Noi siamo un piccolissimo gruppo che catalizza la forza di una piazza intera piena di gente che protesta per gettare in faccia al potere la sua violenza, mettendo al centro la questione gender. Quanto sta accadendo in Ucraina, a loro avviso, è un po’ la grande eco della resistenza che le Femen avevano iniziato nell’aprile 2008, con migliaia di azioni anche fuori dal loro paese, subendo una repressione di violenza inaudita. Per esempio in Bielorussia, dove ad azione nemmeno iniziata sono state caricate su un furgone dalla polizia, scortate al confine e lasciate in mezzo al nulla dopo essere state picchiate duramente. A piedi e al buio hanno dovuto orientarsi per arrivare nel paese oltreconfine, mentre Kitty è stata trattenuta per ore in un ufficio del Kgb di Minsk”. Quindi, ecco cosa scriveva l’11 giugno 2014 lo squallido e nauseante porno-giornalaccio sorosiano ilmanifesto, sempre prodigo e attivo nel supportare qualsiasi crimine atlantista nel mondo, e che ora si aggrappa alle tette delle troie della NATO per istigare ulteriormente la propaganda naziatlantista contro la Novorossija e la rinascita della Russia. Rivoltante e stomachevole fogliaccio, cui il ‘sommo solone’ Manlio Dinucci presta la penna per legittimare da ‘sinistra’, dal fianco ‘antimperialista’, tale cloaca, de ilmanifesto, che continua a traboccare di propaganda atlantista e marketing ideologico sorosiano. Ripeto, l’articoletto è stato scritto l’11 giugno 2014 quando era chiaramente noto a chiunque cosa siano le Femen e la loro partecipazione attiva e diretta al massacro di Odessa; crimine che non ha smosso il fard e il liner del vladimirluxurismo vigente nella redazione de ilmanifesto e nelle menti bacate della vecchia oltraggiosa ciabatta Rossanda e dei due vecchi ipocriti Dinucci e Parlato.

Evgenija Krajzman, una duecetta delle Femen mentre sollazza la stragressivistà del pornogiornale il Manifesto.

Evgenija Krajzman, una ducetta delle Femen, a Odessa il 2 maggio 2014, davanti alla Casa dei sindacati incendiata dai nazisti di Gladio. Krajzman qui sollazza la ‘stragressività’ cercata ed esaltata dal pornogiornale di punta della sinistra ilmanifesto. Sulla pagina fb è scritto: Avanti Odessa, avanti Ucraina! Per l’unità del Paese, sottolineando un totale entusiastico appoggio alla strage di Odessa. Manlio Dinucci, solone ‘antimperialista’, presta la sua firma alla cloaca imperialista de ilmanifesto, che per mezzo dei testi di una scribacchina nazi-lesbica, supporta una campagna mediatica russofoba, atlantista e filo-nazista in Italia.

Riferimenti:
Les Crises
Indybay

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Tra gli amici di Krajzman, nome ebraico, compare ovviamente Pravij Sektor. Krajzman rappresentava le Femen al massacro di Odessa. Ilmanifesto non ha mai condannato tale crimine, essendo partecipe al circuito della propaganda naziatlantista ucraina, alimentata anche dall’oligarca sionista mafioso Kolomojskij. Dinucci e Parlato svolgono la funzione di proteggere a ‘sinistra’ l’infiltrazione e la diffusione di tale propaganda naziatlantista.

Il fascino discreto dei nazisti ucraini
Vladimir Novkov, Nevskoe VremjaNovorossia

10659277Uno dei miei colleghi giornalisti si lamentava con amara ironia dei tanti presi dalla febbre della guerra dell’informazione che paragonano i radicali ucraini ai nazisti. Presumibilmente è propaganda, ma non si dovrebbe perdere completamente il buon senso! Molti di noi hanno, se non genitori, amici o parenti in Ucraina. Rimangono come sempre gente semplice che lavora, visita gli amici, si innamora, hanno figli. Quindi di quali nazisti preoccuparsi? In risposta ho chiesto al mio collega, come lui immagini i nazisti veri? Si suppone abbiano corna e zanne, artigli? Oppure vadano in giro con un’uniforme nazista ornata di svastiche ogni giorno a sparare a qualunque cosa che si muova con le loro “Schmeissers”? I tedeschi divennero nazisti dal 1933, ma allo stesso tempo non cambiarono esternamente e neanche internamente. Continuavano ad amare come prima i loro figli e le loro mogli, ascoltavano buona musica e poesia. Probabilmente aiutavano le vecchiette ad attraversare la strada. È difficile dire cosa li rese diversi da ciò che erano prima di divenire nazisti. In un primo momento rimasero persone abbastanza normali e anche rispettabili. E’ solo ora, con il senno del poi vediamo che non erano normali. La caratteristica dei nazisti tedeschi era la loro fede nella loro eccezione, la convinzione di essere il popolo eletto. Eletti non per ricchezza o per talento, ma solo perché appartenevano alla grande razza tedesca, la schiatta degli “ariani”. La seconda caratteristica distintiva è la totale assenza di rimorso e compassione per coloro che non avevano il loro stesso sangue. Al contrario, l”inferiore’ umiliava il vero ariano testimoniandone origini dubbie. Penso che non valga la pena di continuare ad elencare altri tratti, tutti sanno la Storia. Ma torniamo ai nostri affari ucraini. Sono d’accordo con il mio collega che sull’Ucraina spesso si parli dei nazisti in modo spiritoso, o in assenza di argomenti. Dove è più facile attaccare un’etichetta per arrivare al fondo delle cose. Gli ucraini che ho incontrato puntano l’indice alla testa e si chiedono se siamo diventati matti in Russia, prendendoli per nazisti. No, non siamo pazzi. Io onestamente cerco di vedere chiaramente e sapere se ci sono nazisti nell’Ucraina contemporanea. Penso che ci siano, non perché qualche moccioso di “Pravij Sektor” o dei cosiddetti ultras del calcio usino simboli nazisti leggermente camuffati, riprendano l’uniforme della Wehrmacht con berretto, giacca, cintura. Non perché sia stato tradotto in ucraino il saluto nazista “Sieg Heil!”, come “Gloria all’Ucraina-Gloria agli eroi”. E’ solo il mimetismo di un senso di debolezza e infantilismo: presumibilmente, se vi piacciono i grandi e terribili soldati nazisti, ereditereste parte della loro gloria e forza.
Uomini e donne seri e rispettabili, che lavorano onestamente in ufficio e in fabbrica, pagano le tasse, crescono i figli, non indossano svastiche ma camicie ricamate, al massimo. E almeno non si ritengono dei nazisti. Sono solo convinti della loro superiorità sui “vatniks” (“piumini” indumenti indossati in Russia d’inverno dai lavoratori che lavorano all’esterno, e soprannome dato al popolo della regione mineraria del Donbas, in riferimento alle sue origini proletarie) e “dorifora” (alludendo ai colori del nastro di San Giorgio, emblema patriottico russo) in altri termini ai russi tout court, pur essendo ucraini. Oggi, per un vero ucraino i russi non sono abbastanza umani, proprio come gli schiavi per gli ariani. E come gli ariani, oramai estinti, compassione o semplice comprensione per i “vatniks” sono una vergogna, quasi un tradimento. Le donne ucraine sono sinceramente preoccupate per i loro mariti e figli inviati a combattere, e piangono ad ogni notifica di morte dall’area in cui si svolge l’operazione antiterrorismo (eufemismo di Kiev per evitare di parlare di guerra civile), una semplice reazione umana e normale. Ma quando bruciano vivi coloro che manifestavano contro Majdan nella Casa de sindacati di Odessa, quando strangolato donne in gravidanza, quando uccidono i feriti con mazze da baseball, queste madri e mogli, con i loro mariti e figli fanno gli spiritosi scambiandosi sui social network battute su “grigliate come Odessa” o “bistecche ben cotte”. Mentre i quotidiani assassini di “terroristi” nel sud-est, compresi bambini, sono motivo d’orgoglio per la classe media ucraina. Andava bene quando s’invocava lo sterminio di milioni di persone del proprio Paese pur di non avere più impedimenti ad essere orgogliosamente degli europei, che agli occhi degli ucraini “di coscienza”, sono sinonimo di razza suprema. E non solo per gli ucraini “di coscienza”. Molto prima di Majdan a Kiev, la fede nella superiorità intrinseca dei valori europei divenne un’ossessione per i popoli baltici. “Il vaccino contro il nazismo”, come ha osservato Vladimir Putin, perde la sua efficacia in certi Paesi d’Europa. E ciò non si vede sempre. Apparentemente, gli ucraini che ci sono così vicini e cari, sono rimasti gli stessi di prima: non indossano una divisa nera, si possono sempre visitare, possiamo parlare russo in pace per le strade di Kiev e Lvov. Forse non tutti diventano nazisti, o meglio non tutti hanno partecipato alla Marzabotto di Odessa. Ma qual è la differenza tra i nazisti convinti e coloro che li supportano? Per coloro che vengono uccisi, nessuna. Così non s’inquietano.

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Il ripugnante pornogiornale ilmanifesto ha sempre svolto operazioni di disnformazione diosorientamento, dipingendo a tinte fosche tutti gli avversari dell'imperialismo atlantista, e giustificando sempre le guerre d'aggressione e gli interventi 'umanitari' della NATO. Tale cloaca deve seguire il destino di altri fogli della propaganda atlantista, come l'Unità e Liberazione.

Il ripugnante pornogiornale ilmanifesto ha sempre svolto operazioni di disinformazione dipingendo a tinte fosche tutti gli avversari dell’imperialismo atlantista, e giustificando sempre le guerre d’aggressione e gli interventi ‘umanitari’ della NATO. Tale cloaca deve seguire il destino di altri fogli della propaganda atlantista, come l’Unità e Liberazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La vera storia (o quasi) del Risorgimento

 

La spettacolare miseria del piddismo atlantista

La spettacolare miseria del piddismo atlantista

Ricordarsi sempre cos'è il PD e cosa sono le sue cinghie di tramissione non propriamente 'antifasciste'.

Ricordarsi sempre cos’è il PD e cosa sono le sue amicizie ‘non propriamente antifasciste’.

Alla cortese attenzione della Presidenza, della Segreteria e del Comitato nazionale Anpi e della sez. di Vittorio Veneto

380px-Mossad_seal.svg_Oggetto: Convegno Ucraina previsto per sabato 18 p. v. a Vittorio Veneto Sul blog “Aurora”, di evidente orientamento rossobrunista, è comparso questo post di attacco all’Anpi, passibile di querela per i contenuti diffamatori che esprime. L’intento è, palesemente, quello di gettare discredito sulla nostra Associazione al fine di delegittimare l’Antifascismo in generale, soprattutto agli occhi delle masse giovanili che, in alcuni casi, rari certo ma non per questo non allarmanti, ci cascano. Perciò occorre prestare a queste espressioni la massima attenzione.
Il pretesto è quello dell’ennesimo convegno locale che vede nostre sezioni dibattere pubblicamente su temi delicati con personaggi, in teoria e pratica, non proprio in sintonia con l’Antifascismo. Sulla questione ucraina, come ribadito da più parti, il posto dell’Associazione partigiani non può che essere al fianco delle forze che in quelle terre si stanno battendo contro la giunta golpista di Kiev, con i suoi palesi richiami al collaborazionismo filonazista della Seconda guerra mondiale, sebbene nella consapevolezza che l’Antifascismo espresso da quelle forze possa presentare caratteri più patriottici che strettamente valoriali. Anche nella Resistenza, da noi come nei paesi slavi, esistevano però più “pensamenti” (l’espressione è di Sigaro, esponente della Banda bassotti, il gruppo che proprio ora si trova nel Donbass con la Carovana antifascista).
L’Anpi ha in questi tempi preso serie posizioni in netta autonomia dai partiti. Sulla stessa guerra ucraina, fatto salvo un tentennamento iniziale, si sono denunciati i rigurgiti neonazisti; sul Medio Oriente si sono denunciati gli attacchi israeliani a Gaza. Nella politica interna si stanno contrastando energicamente le riforme costituzionali, e sociali, in corso. In luce di ciò, per quanto in quest’occasione il titolo del Convegno presenti un punto interrogativo, l’Anpi, che certo non deve sottrarsi al confronto, ha l‘obbligo, in ogni dove, di mettere al primo posto la condanna del nazifascismo, che qui non risulta affatto.
Salute & solidarietà

Silvio Antonini
Presidente Cp Anpi Viterbo

I nuovi amichetti 'non propriamente antifascisti' dell'ANPI e di Antonini.

I nuovi amichetti ‘non propriamente antifascisti’ dell’ANPI e di Antonini.

Soldato ucraino diversamente antifascista, con cui ANPI e Antonini fanno fronte comune contro l''imperialismo russo'.

Chi è il rosso-bruno? Soldato ucraino diversamente antifascista, con cui ANPI e Antonini fanno fronte comune contro l”imperialismo russo’. Naziatlantismo puro.

Le vergognosa affermazione da tarantolato di tale ‘partigiano’, indica che la denuncia qui presentata, ha solidissime ragioni e fondamenti.
935039 Lo squallore che gronda la lettera di tale Antonini è infinito: chi sostiene Siria, Russia, Cina, Venezuela e Novorossija contro l’aggressione atlantista, viene bollatto, da costui, presunto ‘partigiano’, come un rosso-bruno, infido fascista, pur avendo il sottoscritto perso cinque anni nel cosiddetto Partito della Rifondazione Comunista, e per giunta nella frazione di Ferrando-Grisolia. Ma sempre per tale Antonini, “sono personaggi, in teoria e pratica, non proprio in sintonia con l’Antifascismo”, coloro che invece sostengono il golpe di Gladio a Kiev, attuato per interesse del Patto Atlantico, dell’Unione Europea e degli USA (si chiama imperialismo dappertutto, tranne che nei covi sionisti dell’ANPI e del PD), e tramite l’impiego di bande di teppisti dichiaratamente e apertamente fascisti, autori di massacri a Piazza Majdan a Kiev, ad Odessa, nel palazzo dei sindacati (non mi pare che l’ANPI abbia spiccicato parola su tale crimine), ed infine dei massacri nel Donbass commessi sempre da forze “non propriamente antifasciste”. Che dire? Nauseante, come è nauseante questo mondo di ‘pigliainculo’ della sinistra italiana, tutta allineata in appoggio ai bombardamenti a Jugoslavia e Libia, e alle aggressioni contro Siria, Venezuela, Cuba (la cheeleaders della CIA Yoani Sanchez, è un’icona dell’universo piddino) e ultimamente Ucraina, dove tutta o quasi la cosiddetta sinistra italiana organizzata si è schierata in appoggio alla ‘rivoluzione colorata’ di Majdan e ai conseguenti crimini russofobi, dal divieto del Partito Comunista e del Partito delle Regioni, alla tentata invasione della Nuovarussia, passando per le fosse comuni che sempre più numerose vengono scovate nel Donbas-Donets. Vergognoso, ma non poi tanto. La missione dell’ANPI, oggi, è supportare le aggressioni atlantiste ovunque: dalla Libia a Gaza, dalla Siria ad Hong Kong, ammantantole di farsesche fraseologie democraticiste. Da qui, l’esempio ultimo di denigrare e infangare la Resistenza della popolazione di Novorossija (la Resistenza, lo sanno cos’è la Resistenza i burocratelli piddino-anpini? Non è il voto farsa alle primarie truccate del PD, ad esempio) affermando che è intrecciata con ‘le oscure forze reazionarie’ russe, ungheresi, francesi e peggio che peggio, con Putin stesso, il demonio come indicano Obama e la sua coorte di buffoni mediatici hollywoodiani, referenti culturali-ideologici dell’ANPI, del PD e della cosiddetta ‘sinistra diffusa’. Una sinistra diffusa che seguendo pavlovianamente i cliché ideologici del circo mediatico hollywoodiano, denigra la storia stessa del movimento comnunista e operaio mondiale, infamando le esperienze societica, cinese, jugoslava, perfino cubana, e che oggi diffama chiunque si opponga all’imperialismo: Siria, Iran, Bielorussia, Venezuela, perfino i presidenti autenticamente socialdemocratici latinoamericani come Rousseff, Kirchner, Morales, Ortega e Correa. Tutti vengono infangati quotidianemnte dai pornogiornalacci Repubblica e Fatto quotidiano: guide ideologiche della ‘sinistra diffusa’ italiana e del PD (e quindi anche dall’ANPI) in primo luogo.
Non è un mistero che l’ANPI sia affetto da russofobia, come lo è la sinistra italiana, che più è radicale, più è russsofoba e più sposa l’ideologia creata dall’ex-ufficiale dell’US Army Gene Sharp, specializzato nella guerra psicologica, e spacciata dalle ONG di Washington e di George Soros, il criminale oligarca miliardario statunitense che finanzia tutte le ‘rivoluzioni colorate’ e le ‘primavere arabe’ che solo morte e distruzione hanno saputo diffondere. E sempre, sempre!, tra gli applausi e l’istigazione delle sinistre italiane, ANPI anti-palestinese compresa. Non era l’Unità, quotidiano-cult della sinistra italiana, piddina e anpina, che affermava a tambur battente che i cittadini ucraini, vittime dell’orrendo pogrom nazista ad Odessa cui hanno partecipato i sodali degli esimi invitati ‘non proprio in sintonia con l’Antifascismo’ dell’ANPI, si erano dati fuoco da soli? Questa infamia non ha mai suscitato l’indignazione di Antonini e dei suoi sodali ‘partigiani’?? Non mi risulta.
Riguardo alla Mogherini, che sia una spia degli USA, basta per provarlo questo passaggio:
“C) Mogherini discussed government formation developments in light of the recent decision by DS President Massimo D’Alema to step aside and allow Communist Renewal Secretary Fausto Bertinotti (RC) to take the pole position for the important Presidency of the Chamber of Deputies. She argued that Prodi strengthened his coalition and reinforced the more moderate elements within the Communist Renewal party by giving Bertinotti such a high-profile institutional position in the new government. By making Bertinotti part of the establishment, Prodi weakened the more extreme elements within Bertinotti’s party and has ensured a more cooperative, centrist RC party.”  Wikileaks
Non serve aggiungere altro, se non che non c’è bisogno che qualcuno getti discredito sull’ANPI e ambiente viciniori. Se le getta da sola con le proprie improvvide iniziative; farlo notare è un crimine solo in realtà come l’Ucraina majdanista, l’Arabia Saudita, il Qatar e i califfati islamisti, non a caso realtà applaudite dal PD, dall’ANPI e dal resto della sinistra atlantista e mercenaria d’Italia.
j_49MOBfcUgAlessandro Lattanzio, 4/10/2014

The Italian party is over

Negli ultimi mesi, tanti uccellacci del malaugurio hanno svolazzato sopra le nostre teste, dall’isterico Giulietto Chiesa che, dal 2004, si sveglia ogni mattina sperando in un bombardamento nucleare dell’Iran, al marmagliume confusionario, violento e pericoloso della cosiddetta sinistra radicale italidiota che, salvo poche eccezioni, aveva partecipato militarmente all’assalto dell’ambasciata libica nel febbraio 2011, in strettissimo coordinamento con le frange terroristiche salafito-qatariote, nel quadro di un’alleanza stretta tra la sinistra radicale e fazioni integraliste finanziate dalle petromonarchie del Golfo Persico, e suggellata  tramite la cosiddetta ‘Freedom Flottilla‘. Oggi, parte di quel pantano ‘rivoluzionario’, o pseudo-tale, vedendo la resistenza opposta dal partito Baath di Damasco all’aggressione salafito-atlantista contro la Siria, per ridarsi verginità e una dignità persa da un decennio buono, si riscopre antimperialista e anticolonialista (ma non Laica e Socialista, termini divenuti nella neolingua ‘partigianny correct’ sinonimo di nazifascismo!), e al solo scopo di salvare il salvabile di una bancarotta irreversibile, evidentissima non solo sul piano internazionalista, ma anche e soprattutto sul piano sociale ed economico, dove il panzer-oekonomismus dei Monti-Marchionne e figli, sta liquidando il costrutto marcio e fatiscente che i sindacati, dal 1991, hanno così faticosamente e meschinamente tirato su, fino a inventarsi e manipolare totalmente il famoso referendum sul TFR dei bei tempi andati di Prodi-bis.
Oggi, per contrappasso, dobbiamo sorbirci gli squittì logorroici e irritanti dei Landini e dei Cremaschi, generalicchi senza truppa tanto incompetenti quanti petulanti e fastidiosi. E spiace per gli operai di ILVA, Sulcis e quant’altro. La loro vita da proletariato andreottiano, moroteo, con pizzichi berlingueriani, è finita. Meglio, terminata. Il mercato mondiale, verso cui l’italietta velinara-berluskina dei guitti antiberlusconiani travaglio-savianei ha espresso un sommo disprezzo snobistico, si vendica con sadismo. Gli altri sono andati avanti, perfino gli spagnoli in crisi, se ne usciranno, poiché hanno investito in infrastrutture, aziende, produzione, mentre l’italietta velinara-tottesca imitava il peggio del circo politico statunitense, irridendo il resto del Mondo non-americanizzato. Il risultato lo stiamo vedendo. La Cina e l’India se ne fanno un baffo delle minacce espresse da bimbiminkia come Benetazzo & friends, e hanno macinato tutto quel che c’era da macinare. Anzi. Non gli è stato consentito di vendere auto sul mercato dell’UE; vedi mai che avrebbero potuto liquidare carrozzoni privati a carico pubblico, come la FIAT, prima di venderne la polpa a Obama e sputandone l’osso invendibile sulla testa di Roma. Ma tant’è, l’importante per i militont ‘rivoluzzionari’ e le femministedisotto, è combattere invece per il diritto delle anarcocapitaliste Pussy Riot di danneggiare i beni pubblici pur di vendere la loro mercanzia scaduta e scadente sul mercato delle Hollywood di terza categoria,  mentre se ne fottono altamente di veri artisti dissidenti, come le due aderenti al gruppo rock-folk maoista Grup Yorum, arrestate e pestate dalla polizia turca. Il cosiddetto ‘internazionalismo’ della compagneria italiana, che si ferma regolarmente sui marciapiedi delle basi della NATO.
Già, perché l’importante è, nell’Italia sull’orlo dell’abisso, combattere per le marce gay e salafite, volantinare per il ‘bombardamento umanitario’ di regimi immensamente più degni dei loro sogni sclerotizzati di paradisi hippies, inventarsi gli orchi rosso-bruni per darsi un’identità diafana, afona e fantasmatica, avendo scoperto di essere totalmente escrescenziali, superflui, per quella che una volta, secoli fa, avrebbe dovuto essere il loro riferimento sociale. Dulcis in fundo, per questa massa amorfa di adolescenziali liderini liceali con la pensione assicurata dalla vituperatissima mamma DC, è vitale perpetrare all’infinito, fino alla tomba, il manicomio post-sessantottino e settantasettino. Un passato, senza storia, che non vuole passare.
Saltando a bomba sulle cose serie. Con la schiacciante sconfitta militare, ad opera della Siria, dell’asse atlantista-gulenista-salafita rappresentata dall’alleanza politico-strategica USA-NATO-Qatar-Arabia Saudita*, l’assalto geostrategico elaborato dal clan Brzezinsky, all’interno dell’amministrazione Obama, subisce un colpo tremendo. A ciò, si unisce la reazione della frazione Putin all’interno dei vertici strategici di Mosca: la cacciata, finalmente!, delle ONG statali USA, che per vent’anni hanno avvelenato l’ambiente politico russo ed ex-sovietico, con la loro opera missionaria: finanziamento a gruppi e gruppetti di teppisti, dai neocon come Kasparov e Navalnij, ai ‘comunisti’ di Udaltsov, alle anarco-capitaliste Pussy Riot, al buffone Limonov (il più amato dai nostrani cacciatori di rosso-bruni, che non capiscono che insultano un loro collega della CIA, che con il movimento Eurasiatico non ha una cippa a che fare. Ma vallo spiegare a dei caproni anarcoidi che si credono aquile leniniste). Obama, impegnatissimo sul fronte della campagna presidenziale, cui partecipa abusivamente, ma potentemente appoggiato dal sistema bancario-mediatico, può solo sparare vacue amenità anti-siriane e anti-iraniane, giusto per gasare amici dichiarati dell’impero USA, e amici travestiti da nemici del medesimo impero. Non è mica poi così facile bombardare Stati come Siria e Iran, anche se si è l’America di Capitan Hollywood. E ciò è ben dimostrato sia dall’isterismo della megera Hillary Clinton che del premier israeliano Binyamin Netanyahu.
La vecchia Clinton, in quattro anni da Segretaria di Stato di Washington, non ha portato a casa che l’Honduras e il Paraguay, mentre la succosissima Libia resta ancora aldilà del traguardo. Ciò farà sprofondare la sua carriera politica, mentre, grazie anche a lei, pure il Medio Oriente sprofonderà nel caos dissolvente degli integralisti islamisti al potere, incapaci di gestire  società ben più complesse degli incubi sociali saudita e qatariota. Incubi che nella porno-italietta hanno trovato, purtroppo, diversi estimatori nel milieux dei cosiddetti amici della Palestina, flottigliatori, campantimperialisti et similia. Potenza dei petrodollari. Da parte sua, il vecchio Biniamyn Netanyahu costerna i nemicissimi del sionismo globale mondiale invincibile, dando un sonoro colpo alla loro amata teoria, e che cioè gli ebrei sono dei formidabili manipolatori dei mass-media, dei telegiornali, del cinema, di Hollywood, della radio e della banda larga su Internet. Smentendo che l’umorismo ebraico sia volto alla conquista del mondo, Netanyahu invece ha dimostrato che il senso dell’humor non è presente in tutti gli ebrei, e che le barzellette dagli shtetl possono avere effetti-boomerang. Così, il famigerato capo del formidabile sionismo invincibile e imbattibile, ha dato uno spettacolo che neanche Meyerchold o Mel Brookes (lasciando perdere quella mezzasega gonfiata di Woody Allen), si sarebbero sognati nelle loro più sfrenate fantasie: presentarsi all’Assemblea Generale dell’ONU con un disegno della Bomba usata nei cartoni animati della Warner Bros., per indicare l’imminente minaccia dell’arma atomica iraniana. Uno sputtanamento simile, da far sganasciare, nell’arco di un paio di secondi, tutto il mondo tramite l’internet messoci a disposizione da quel sant’uomo di Bill Gates.
Manco fosse stato intervistato da Fulvio Grimaldi o Massimo Fini.
Con queste premesse, è improbabile un qualsiasi lancio di petardi sionisti su suolo iraniano, siriano o libanese. Con grande disperazione di quegli anti-americani totali assoluti, che hanno sul comodino le opere omnie dei loro guru e santini: Henry Ford, Robert Dukes, Otis Pike e Anthony Sutton. Ovviamente tutti American WASP purissimi. Se Marx e Trotskij non vanno bene perché erano ebrei, Lenin perché mezzo-asiatico, Mao perchè tutto asiatico, ecc. ecc. Allora agli anti-americanisti totali assoluti restano il peggio della politica statunitense, anzi, americana; anche se si passa da Vichy, Preziosi, Pio XII o Goebbels, finiscono tutti nelle pianure del Midwest o sul Ponte dei Frati Neri, a prendere il thè con Ford, Teddy Roosevelt, Churchill e Houston Chamberlein, tutti anglo-sassoni DOC.
Per fortuna, Mosca, Beijing, Minsk, Damasco, Caracas e tante altre capitali hanno forgiato la loro visione del mondo basandosi su analisi e studi che hanno anche radici secolari, come quelle forniteci da Bolivar o Marx, ma che al contrario dei vari adoratori di mummie adusi a mummificare il cervello per rituale, utilizzano per comprendere la realtà di oggi e non per crearsi fumisterie ideologiche a scopo consolatorio. L’abisso tra occidente, tutto, e l’avanguardia più sveglia del resto mondo, sta essenzialmente in ciò. Ed è stato questo, che ha permesso di sventare la mossa anti-eurasiatica e neoegemonistica studiata da vecchi arnesi come Brzezinsky, Kissinger, Rockefeller, queste ‘speranze’ dell’America che assieme totalizzano quasi 300 anni di età…
Un impero senza futuro, che ha giocato le sue ultime carte puntando sulla primavera araba, un fantasmatico fuoco di artificio, originale e creativo, che ha entusiasmato bimbetti, giornalisti d’assalto della RAI** e analisti della supponente mailing lista accademica Sesamo, ma sempre un fuoco d’artificio, che si spegne rapidamente e lascia solo cenere. Turbinio di cenere che, qui nell’Italietta velinaro-saviannea, ci arriverà in faccia.


Canzone militarista, laico-socialista, in sostanza Rosso-Bruna. Compagnetti, tappatevi le orecchie!!

Note
*Intorno cui ruota una immensa galassia di gruppi di giannizzeri, dalla Fratellanza musulmana alle ONG statali degli USA, dai mercenari della Blackwater e della Legione straniera jihadista, ai volenterosi kollabos dei salotti alternativi parigini, londinesi e della Roma sinistra e destra.
** Ricordiamoci del contegno ripugnante tenuto da Gabanelli, Belinguer, Goracci, Iacona, Ricucci, ecc. ecc.

Alessandro Lattanzio

La “sinistra” italiana e la Libia

Marc Wells WSWS 29 marzo 2011

Mentre le bombe europee e statunitensi cadono sulla Libia, la cosiddetta “sinistra” in Italia opera nulla più che come agente dell’imperialismo occidentale, che cerca di mantenere il pieno controllo geopolitico ed economico del Nord Africa e del Medio Oriente, e a reprimere la lotta rivoluzionaria della classe operaia. In Italia il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha annunciato lo schieramento iniziale di quattro bombardieri Tornado e quattro F-16 in coordinamento con la coalizione delle Nazioni Unite guidata da Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Inoltre, le basi militari e le forze navali italiane sono tenute in piena disponibilità come punti operativi centrali nella guerra alla Libia e al regime del colonnello Muammar Gheddafi.
In coincidenza con la commemorazione del 150° anniversario dell’unità italiana, questa guerra di aggressione segna anche il centesimo anniversario proprio dell’attacco dell’Italia e della colonizzazione della Libia nel 1911. Tale crimine dell’imperialismo italiano ha visto il primo impiego di bombe aeree nella storia, contro il popolo libico. Così potente è la rivalità per il controllo del petrolio della Libia e del Nord Africa, che la coalizione occidentale s’è già divisa, la competizione per la leadership delle operazioni militari ha subito causato una frattura diplomatica tra Italia e Francia. L’Italia ha accusato la Francia di assumere la leadership, invece di subordinarsi a uno sforzo concertato della NATO. E ha minacciato di ritirare l’autorizzazione ad utilizzare le sue basi militari estesa ai suoi alleati, mentre la Francia afferma di mantenere la stretta osservanza della risoluzione ONU 1973. Sebbene la NATO ha dato formalmente prevalso, l’attrito tra Italia e Francia dimostra il carattere fraudolento del cosiddetto “impegno umanitario.” Proteggere la sicurezza delle masse libiche non è mai stato l’obiettivo di questa iniziativa militare. Al contrario, nel bel mezzo di una grave crisi mondiale economica, ciascun paese sta cercando di riposizionarsi in una sistemazione post-Gheddafi ed è pronto a combattere per essa.
Senza l’appoggio della “sinistra” borghese italiana nel reprimere l’opposizione popolare alla guerra, il governo del primo ministro Silvio Berlusconi non avrebbe potuto partecipare a questa guerra d’aggressione colonialista. (Vedi “La rinascita delle ambizioni imperialiste dell’Italia in Libia“) Questo non è un fenomeno esclusivamente italiano. In Europa, i cosiddetti partiti di “sinistra” o “anti-capitalisti” svolgono un ruolo vitale nella difesa degli interessi di classe delle loro rispettive borghesie nazionali. (Vedere “I leader della sinistra ecologista tedesca vota a favore di un intervento militare in Libia“.)
I governi europei di varie colorazioni politiche sostenengono che il Consiglio nazionale di transizione della Libia (TNC) si batte per la democrazia e la libertà. Il 28 febbraio, ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha dichiarato che l’Italia è il primo paese ad avere contatti con il TNC. Frattini ha descritto il suo collegamento principale, il leader del TNC ed ex-ministro della Giustizia, Mustafa Abdul Jalil, come un uomo “al servizio del popolo libico, non del regime“, ignorando il passato ruolo di Jalil sotto Gheddafi. Questa presentazione del TNC è cinica e falsa. Il TNC è un complesso gruppo di ex-funzionari del regime di Gheddafi, partiti islamici come il partito Oumma e del Gruppo di Combattimento per la Repubblica islamica e gruppi legali o per i diritti umani della classe media. Tuttavia, non hanno nulla a che fare con la democrazia. Il loro ruolo è quello di guidare i lavoratori e i giovani oppositori a Gheddafi nella trappola di uno scontro militare imperialista con il regime.
Sul suo sito web, il TNC applaude l’aggressione imperialista alla Libia: “accoglie con favore la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (2011), così come l’esito della riunione tenutasi a Parigi il 19 marzo 2011, e si congratula per tutti gli sforzi esercitati per accelerare l’attuazione della risoluzione, soprattutto per quanto riguarda l’imposizione della zona di non volo e gli attacchi aerei contro le brigate di Gheddafi“.  Sostenendo il TNC e la risoluzione delle Nazioni Unite di legittimare la guerra di aggressione con la Libia, l’italiano borghese “sinistra” sta dimostrando il suo carattere reazionario e filo-imperialista. Questo può essere inteso solo come il prodotto dell’adozione decennale della politica pro-capitalista e nazionalista degli stalinisti e dei pablisti.
Il più grande partito della borghesia “di sinistra” in Italia è il Partito Democratico (PD), in gran parte popolato da burocrati ex-stalinisti. Il suo segretario, Pier Luigi Bersani, rappresenta al meglio questa tradizione. Negli ultimi mesi, ha dimostrato la sua disponibilità a creare alleanze con qualsiasi partito politico, dai neo-fascisti di Gianfranco Fini alla Lega Nord razzista e secessionista, e anche con Berlusconi stesso. Ha mostrato il carattere sciovinista del suo partito nella sua recente dichiarazione sul 150° anniversario: “Siamo un gruppo di patrioti, autonomisti e riformisti. La parola ‘Patriota’ è sempre stata legata a un’idea democratica di cambiamento e mai a uno di conservatorismo“.
In realtà, come le dichiarazioni di Bersani chiariscono, la promozione del patriottismo è legata al sostegno della classe dominante in guerra. Bersani ha presentato il supporto degli imperialisti per il TNC come un’operazione umanitaria: “In Libia dobbiamo evitare la continuazione dei massacri di civili e il soffocamento di un movimento democratico. Entro i limiti della risoluzione delle Nazioni Unite, siamo pronti a sostenere il ruolo attivo dell’Italia.”
La posa umanitario degli argomenti di Bersani è ipocrita e falsa. L’intervento italiano è  realizzata mediante l’utilizzo di Tornado ed F-16, come parte di un’operazione imperialista per distruggere grandi porzioni dell’esercito libico ed installare un docile regime filo-occidentale a Tripoli. Tale regime, guidato da forze di destra totalmente dipendenti dalla potenza militare occidentale, consegnerebbe il petrolio della Libia alle imprese petrolifere occidentali e farebbe del suo territorio una base per intrighi imperialista contro la lotta rivoluzionaria esplosa in Nord Africa.
La posizione di Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia Libertà, non differisce sostanzialmente da quella del PD. Appoggia la risoluzione ONU che legittima le operazioni militari, anche se lamenta il rischio che “l’opzione militare potrebbe trasformarsi in qualcosa di imprevedibile.” Un editoriale sul sito web del suo partito è scritto dalla reporter Giuliana Sgrena. Lei fu ferita in una sparatoria in Iraq che ha provocato l’uccisione di un agente italiano, Nicola Calipari, e ha contribuito al ritiro delle truppe italiane dall’Iraq. (Vedasi: “I militari statunitensi hanno preso di mira la giornalista italiana Giuliana Sgrena in Iraq?) Nonostante l’esperienza della Sgrena con i crimini di guerra imperialisti, lei e la redazione di SEL dichiarano il loro appoggio alla risoluzione delle Nazioni Unite: “Ora vi è una risoluzione del Consiglio di sicurezza che implementa una serie di misure, alcune delle quali (economiche e diplomatiche, il cessate-il- fuoco e la ricerca della mediazione), che deve essere perseguita con convinzione.”
La posizione di Rifondazione Comunista è intrisa di ipocrisia. Ha già dimostrato di essere un agente della politica imperialista italiana all’estero e in patria.  Fu membro di spicco dell’Unione la coalizione di governo 2006-2008 con il PD. Sotto il primo ministro Romano Prodi, ha sostenuto la partecipazione dell’Italia alle operazioni militari nel sud del Libano e in Afghanistan, l’espansione della base di Aviano, e gli attacchi alle pensioni e ai programmi sociali interni.
In un’intervista al segretario del Partito, Paolo Ferrero ha detto: “Vogliamo che il governo italiano parli seriamente contro il governo libico, perché fino ad ora, ne è stato l’alleato [di Gheddafi]. E poi chiediamo che l’Italia e l’Europa intervengano immediatamente e propongano un programma di cooperazione economica con i paesi del Nord Africa“.
Ferrero discretamente tace su quale “cooperazione economica” di Berlusconi, Ferrero, o di altri politici italiani borghese, sarebbe imposta alla Libia, dopo essere intervenuti per aiutare a distruggere il suo governo e le sue forze armate. Tuttavia, per essere franchi, si tratta di un programma dell’imperialismo italiano, da cui ottiene un quarto del suo petrolio dalla Libia, per saccheggiare la sua ex colonia, dopo averlo bombardata. Altrove, però, Ferrero ha ipocritamente dichiarato che egli ritiene che “la rivolta libica sia una questione interna libica“.
Il gruppo Pablista di Sinistra Critica, che si staccò da Rifondazione nel dicembre 2007 dopo aver attuato le politiche di destra del governo Prodi, opera in modo simile a una foglia di fico di pseudo-sinistra della politica imperialista nel Medio Oriente. Nella loro dichiarazione, dopo una superficiale opposizione “anti-imperialista“, “chiede la fine della repressione e dell’esercito di Tripoli. Gheddafi deve andarsene e il popolo deve decidere liberamente del suo futuro, come in Egitto e in Tunisia“. Questa affermazione è di per sé una ripulitura della politica imperialista in Africa del Nord. La giunta militare egiziano sostenuta dagli USA, che ha sostituito il presidente Hosni Mubarak e il rimpasto borghese che ha sostituito il presidente Zine El Abidine Ben Ali in Tunisia, non permettono ai popoli di “decidere liberamente del loro futuro.” Stanno cercando di rendere illegali scioperi e proteste, e di re-imporre l’ordine capitalistico sulle masse di lavoratori che si sono ribellati contro le dittature sostenute dall’imperialismo occidentale.
Questo è anche il carattere di classe della base di destra del TNC libico che, se giungesse al potere, lo farebbe sulla base della dipendenza politica e militare dai paesi occidentali. Tuttavia, Sinistra Critica scrive semplicemente la “fine” dell’esercito di Tripoli, cioè che la realizzazione della finalità della guerra dell’imperialismo occidentale, consentirebbe al popolo libico a “decidere liberamente” sul loro futuro. Così, mentre Sinistra Critica si allinea sulle politiche di guerra del PD e di Rifondazione, fa eco alla propaganda di guerra ufficiale, secondo cui la guerra di aggressione contro la Libia è dettata dal desiderio di portare democrazia e diritti umani in quel paese.
Tutto ciò sottolinea come l’intera “sinistra” borghese italiana abbia rotto con la politica della classe operaia e si sia trasferita nel campo della reazione imperialista.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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