The Italian party is over

Negli ultimi mesi, tanti uccellacci del malaugurio hanno svolazzato sopra le nostre teste, dall’isterico Giulietto Chiesa che, dal 2004, si sveglia ogni mattina sperando in un bombardamento nucleare dell’Iran, al marmagliume confusionario, violento e pericoloso della cosiddetta sinistra radicale italidiota che, salvo poche eccezioni, aveva partecipato militarmente all’assalto dell’ambasciata libica nel febbraio 2011, in strettissimo coordinamento con le frange terroristiche salafito-qatariote, nel quadro di un’alleanza stretta tra la sinistra radicale e fazioni integraliste finanziate dalle petromonarchie del Golfo Persico, e suggellata  tramite la cosiddetta ‘Freedom Flottilla‘. Oggi, parte di quel pantano ‘rivoluzionario’, o pseudo-tale, vedendo la resistenza opposta dal partito Baath di Damasco all’aggressione salafito-atlantista contro la Siria, per ridarsi verginità e una dignità persa da un decennio buono, si riscopre antimperialista e anticolonialista (ma non Laica e Socialista, termini divenuti nella neolingua ‘partigianny correct’ sinonimo di nazifascismo!), e al solo scopo di salvare il salvabile di una bancarotta irreversibile, evidentissima non solo sul piano internazionalista, ma anche e soprattutto sul piano sociale ed economico, dove il panzer-oekonomismus dei Monti-Marchionne e figli, sta liquidando il costrutto marcio e fatiscente che i sindacati, dal 1991, hanno così faticosamente e meschinamente tirato su, fino a inventarsi e manipolare totalmente il famoso referendum sul TFR dei bei tempi andati di Prodi-bis.
Oggi, per contrappasso, dobbiamo sorbirci gli squittì logorroici e irritanti dei Landini e dei Cremaschi, generalicchi senza truppa tanto incompetenti quanti petulanti e fastidiosi. E spiace per gli operai di ILVA, Sulcis e quant’altro. La loro vita da proletariato andreottiano, moroteo, con pizzichi berlingueriani, è finita. Meglio, terminata. Il mercato mondiale, verso cui l’italietta velinara-berluskina dei guitti antiberlusconiani travaglio-savianei ha espresso un sommo disprezzo snobistico, si vendica con sadismo. Gli altri sono andati avanti, perfino gli spagnoli in crisi, se ne usciranno, poiché hanno investito in infrastrutture, aziende, produzione, mentre l’italietta velinara-tottesca imitava il peggio del circo politico statunitense, irridendo il resto del Mondo non-americanizzato. Il risultato lo stiamo vedendo. La Cina e l’India se ne fanno un baffo delle minacce espresse da bimbiminkia come Benetazzo & friends, e hanno macinato tutto quel che c’era da macinare. Anzi. Non gli è stato consentito di vendere auto sul mercato dell’UE; vedi mai che avrebbero potuto liquidare carrozzoni privati a carico pubblico, come la FIAT, prima di venderne la polpa a Obama e sputandone l’osso invendibile sulla testa di Roma. Ma tant’è, l’importante per i militont ‘rivoluzzionari’ e le femministedisotto, è combattere invece per il diritto delle anarcocapitaliste Pussy Riot di danneggiare i beni pubblici pur di vendere la loro mercanzia scaduta e scadente sul mercato delle Hollywood di terza categoria,  mentre se ne fottono altamente di veri artisti dissidenti, come le due aderenti al gruppo rock-folk maoista Grup Yorum, arrestate e pestate dalla polizia turca. Il cosiddetto ‘internazionalismo’ della compagneria italiana, che si ferma regolarmente sui marciapiedi delle basi della NATO.
Già, perché l’importante è, nell’Italia sull’orlo dell’abisso, combattere per le marce gay e salafite, volantinare per il ‘bombardamento umanitario’ di regimi immensamente più degni dei loro sogni sclerotizzati di paradisi hippies, inventarsi gli orchi rosso-bruni per darsi un’identità diafana, afona e fantasmatica, avendo scoperto di essere totalmente escrescenziali, superflui, per quella che una volta, secoli fa, avrebbe dovuto essere il loro riferimento sociale. Dulcis in fundo, per questa massa amorfa di adolescenziali liderini liceali con la pensione assicurata dalla vituperatissima mamma DC, è vitale perpetrare all’infinito, fino alla tomba, il manicomio post-sessantottino e settantasettino. Un passato, senza storia, che non vuole passare.
Saltando a bomba sulle cose serie. Con la schiacciante sconfitta militare, ad opera della Siria, dell’asse atlantista-gulenista-salafita rappresentata dall’alleanza politico-strategica USA-NATO-Qatar-Arabia Saudita*, l’assalto geostrategico elaborato dal clan Brzezinsky, all’interno dell’amministrazione Obama, subisce un colpo tremendo. A ciò, si unisce la reazione della frazione Putin all’interno dei vertici strategici di Mosca: la cacciata, finalmente!, delle ONG statali USA, che per vent’anni hanno avvelenato l’ambiente politico russo ed ex-sovietico, con la loro opera missionaria: finanziamento a gruppi e gruppetti di teppisti, dai neocon come Kasparov e Navalnij, ai ‘comunisti’ di Udaltsov, alle anarco-capitaliste Pussy Riot, al buffone Limonov (il più amato dai nostrani cacciatori di rosso-bruni, che non capiscono che insultano un loro collega della CIA, che con il movimento Eurasiatico non ha una cippa a che fare. Ma vallo spiegare a dei caproni anarcoidi che si credono aquile leniniste). Obama, impegnatissimo sul fronte della campagna presidenziale, cui partecipa abusivamente, ma potentemente appoggiato dal sistema bancario-mediatico, può solo sparare vacue amenità anti-siriane e anti-iraniane, giusto per gasare amici dichiarati dell’impero USA, e amici travestiti da nemici del medesimo impero. Non è mica poi così facile bombardare Stati come Siria e Iran, anche se si è l’America di Capitan Hollywood. E ciò è ben dimostrato sia dall’isterismo della megera Hillary Clinton che del premier israeliano Binyamin Netanyahu.
La vecchia Clinton, in quattro anni da Segretaria di Stato di Washington, non ha portato a casa che l’Honduras e il Paraguay, mentre la succosissima Libia resta ancora aldilà del traguardo. Ciò farà sprofondare la sua carriera politica, mentre, grazie anche a lei, pure il Medio Oriente sprofonderà nel caos dissolvente degli integralisti islamisti al potere, incapaci di gestire  società ben più complesse degli incubi sociali saudita e qatariota. Incubi che nella porno-italietta hanno trovato, purtroppo, diversi estimatori nel milieux dei cosiddetti amici della Palestina, flottigliatori, campantimperialisti et similia. Potenza dei petrodollari. Da parte sua, il vecchio Biniamyn Netanyahu costerna i nemicissimi del sionismo globale mondiale invincibile, dando un sonoro colpo alla loro amata teoria, e che cioè gli ebrei sono dei formidabili manipolatori dei mass-media, dei telegiornali, del cinema, di Hollywood, della radio e della banda larga su Internet. Smentendo che l’umorismo ebraico sia volto alla conquista del mondo, Netanyahu invece ha dimostrato che il senso dell’humor non è presente in tutti gli ebrei, e che le barzellette dagli shtetl possono avere effetti-boomerang. Così, il famigerato capo del formidabile sionismo invincibile e imbattibile, ha dato uno spettacolo che neanche Meyerchold o Mel Brookes (lasciando perdere quella mezzasega gonfiata di Woody Allen), si sarebbero sognati nelle loro più sfrenate fantasie: presentarsi all’Assemblea Generale dell’ONU con un disegno della Bomba usata nei cartoni animati della Warner Bros., per indicare l’imminente minaccia dell’arma atomica iraniana. Uno sputtanamento simile, da far sganasciare, nell’arco di un paio di secondi, tutto il mondo tramite l’internet messoci a disposizione da quel sant’uomo di Bill Gates.
Manco fosse stato intervistato da Fulvio Grimaldi o Massimo Fini.
Con queste premesse, è improbabile un qualsiasi lancio di petardi sionisti su suolo iraniano, siriano o libanese. Con grande disperazione di quegli anti-americani totali assoluti, che hanno sul comodino le opere omnie dei loro guru e santini: Henry Ford, Robert Dukes, Otis Pike e Anthony Sutton. Ovviamente tutti American WASP purissimi. Se Marx e Trotskij non vanno bene perché erano ebrei, Lenin perché mezzo-asiatico, Mao perchè tutto asiatico, ecc. ecc. Allora agli anti-americanisti totali assoluti restano il peggio della politica statunitense, anzi, americana; anche se si passa da Vichy, Preziosi, Pio XII o Goebbels, finiscono tutti nelle pianure del Midwest o sul Ponte dei Frati Neri, a prendere il thè con Ford, Teddy Roosevelt, Churchill e Houston Chamberlein, tutti anglo-sassoni DOC.
Per fortuna, Mosca, Beijing, Minsk, Damasco, Caracas e tante altre capitali hanno forgiato la loro visione del mondo basandosi su analisi e studi che hanno anche radici secolari, come quelle forniteci da Bolivar o Marx, ma che al contrario dei vari adoratori di mummie adusi a mummificare il cervello per rituale, utilizzano per comprendere la realtà di oggi e non per crearsi fumisterie ideologiche a scopo consolatorio. L’abisso tra occidente, tutto, e l’avanguardia più sveglia del resto mondo, sta essenzialmente in ciò. Ed è stato questo, che ha permesso di sventare la mossa anti-eurasiatica e neoegemonistica studiata da vecchi arnesi come Brzezinsky, Kissinger, Rockefeller, queste ‘speranze’ dell’America che assieme totalizzano quasi 300 anni di età…
Un impero senza futuro, che ha giocato le sue ultime carte puntando sulla primavera araba, un fantasmatico fuoco di artificio, originale e creativo, che ha entusiasmato bimbetti, giornalisti d’assalto della RAI** e analisti della supponente mailing lista accademica Sesamo, ma sempre un fuoco d’artificio, che si spegne rapidamente e lascia solo cenere. Turbinio di cenere che, qui nell’Italietta velinaro-saviannea, ci arriverà in faccia.


Canzone militarista, laico-socialista, in sostanza Rosso-Bruna. Compagnetti, tappatevi le orecchie!!

Note
*Intorno cui ruota una immensa galassia di gruppi di giannizzeri, dalla Fratellanza musulmana alle ONG statali degli USA, dai mercenari della Blackwater e della Legione straniera jihadista, ai volenterosi kollabos dei salotti alternativi parigini, londinesi e della Roma sinistra e destra.
** Ricordiamoci del contegno ripugnante tenuto da Gabanelli, Belinguer, Goracci, Iacona, Ricucci, ecc. ecc.

Alessandro Lattanzio

La “sinistra” italiana e la Libia

Marc Wells WSWS 29 marzo 2011

Mentre le bombe europee e statunitensi cadono sulla Libia, la cosiddetta “sinistra” in Italia opera nulla più che come agente dell’imperialismo occidentale, che cerca di mantenere il pieno controllo geopolitico ed economico del Nord Africa e del Medio Oriente, e a reprimere la lotta rivoluzionaria della classe operaia. In Italia il Ministro della Difesa Ignazio La Russa ha annunciato lo schieramento iniziale di quattro bombardieri Tornado e quattro F-16 in coordinamento con la coalizione delle Nazioni Unite guidata da Francia, Regno Unito e Stati Uniti. Inoltre, le basi militari e le forze navali italiane sono tenute in piena disponibilità come punti operativi centrali nella guerra alla Libia e al regime del colonnello Muammar Gheddafi.
In coincidenza con la commemorazione del 150° anniversario dell’unità italiana, questa guerra di aggressione segna anche il centesimo anniversario proprio dell’attacco dell’Italia e della colonizzazione della Libia nel 1911. Tale crimine dell’imperialismo italiano ha visto il primo impiego di bombe aeree nella storia, contro il popolo libico. Così potente è la rivalità per il controllo del petrolio della Libia e del Nord Africa, che la coalizione occidentale s’è già divisa, la competizione per la leadership delle operazioni militari ha subito causato una frattura diplomatica tra Italia e Francia. L’Italia ha accusato la Francia di assumere la leadership, invece di subordinarsi a uno sforzo concertato della NATO. E ha minacciato di ritirare l’autorizzazione ad utilizzare le sue basi militari estesa ai suoi alleati, mentre la Francia afferma di mantenere la stretta osservanza della risoluzione ONU 1973. Sebbene la NATO ha dato formalmente prevalso, l’attrito tra Italia e Francia dimostra il carattere fraudolento del cosiddetto “impegno umanitario.” Proteggere la sicurezza delle masse libiche non è mai stato l’obiettivo di questa iniziativa militare. Al contrario, nel bel mezzo di una grave crisi mondiale economica, ciascun paese sta cercando di riposizionarsi in una sistemazione post-Gheddafi ed è pronto a combattere per essa.
Senza l’appoggio della “sinistra” borghese italiana nel reprimere l’opposizione popolare alla guerra, il governo del primo ministro Silvio Berlusconi non avrebbe potuto partecipare a questa guerra d’aggressione colonialista. (Vedi “La rinascita delle ambizioni imperialiste dell’Italia in Libia“) Questo non è un fenomeno esclusivamente italiano. In Europa, i cosiddetti partiti di “sinistra” o “anti-capitalisti” svolgono un ruolo vitale nella difesa degli interessi di classe delle loro rispettive borghesie nazionali. (Vedere “I leader della sinistra ecologista tedesca vota a favore di un intervento militare in Libia“.)
I governi europei di varie colorazioni politiche sostenengono che il Consiglio nazionale di transizione della Libia (TNC) si batte per la democrazia e la libertà. Il 28 febbraio, ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha dichiarato che l’Italia è il primo paese ad avere contatti con il TNC. Frattini ha descritto il suo collegamento principale, il leader del TNC ed ex-ministro della Giustizia, Mustafa Abdul Jalil, come un uomo “al servizio del popolo libico, non del regime“, ignorando il passato ruolo di Jalil sotto Gheddafi. Questa presentazione del TNC è cinica e falsa. Il TNC è un complesso gruppo di ex-funzionari del regime di Gheddafi, partiti islamici come il partito Oumma e del Gruppo di Combattimento per la Repubblica islamica e gruppi legali o per i diritti umani della classe media. Tuttavia, non hanno nulla a che fare con la democrazia. Il loro ruolo è quello di guidare i lavoratori e i giovani oppositori a Gheddafi nella trappola di uno scontro militare imperialista con il regime.
Sul suo sito web, il TNC applaude l’aggressione imperialista alla Libia: “accoglie con favore la risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (2011), così come l’esito della riunione tenutasi a Parigi il 19 marzo 2011, e si congratula per tutti gli sforzi esercitati per accelerare l’attuazione della risoluzione, soprattutto per quanto riguarda l’imposizione della zona di non volo e gli attacchi aerei contro le brigate di Gheddafi“.  Sostenendo il TNC e la risoluzione delle Nazioni Unite di legittimare la guerra di aggressione con la Libia, l’italiano borghese “sinistra” sta dimostrando il suo carattere reazionario e filo-imperialista. Questo può essere inteso solo come il prodotto dell’adozione decennale della politica pro-capitalista e nazionalista degli stalinisti e dei pablisti.
Il più grande partito della borghesia “di sinistra” in Italia è il Partito Democratico (PD), in gran parte popolato da burocrati ex-stalinisti. Il suo segretario, Pier Luigi Bersani, rappresenta al meglio questa tradizione. Negli ultimi mesi, ha dimostrato la sua disponibilità a creare alleanze con qualsiasi partito politico, dai neo-fascisti di Gianfranco Fini alla Lega Nord razzista e secessionista, e anche con Berlusconi stesso. Ha mostrato il carattere sciovinista del suo partito nella sua recente dichiarazione sul 150° anniversario: “Siamo un gruppo di patrioti, autonomisti e riformisti. La parola ‘Patriota’ è sempre stata legata a un’idea democratica di cambiamento e mai a uno di conservatorismo“.
In realtà, come le dichiarazioni di Bersani chiariscono, la promozione del patriottismo è legata al sostegno della classe dominante in guerra. Bersani ha presentato il supporto degli imperialisti per il TNC come un’operazione umanitaria: “In Libia dobbiamo evitare la continuazione dei massacri di civili e il soffocamento di un movimento democratico. Entro i limiti della risoluzione delle Nazioni Unite, siamo pronti a sostenere il ruolo attivo dell’Italia.”
La posa umanitario degli argomenti di Bersani è ipocrita e falsa. L’intervento italiano è  realizzata mediante l’utilizzo di Tornado ed F-16, come parte di un’operazione imperialista per distruggere grandi porzioni dell’esercito libico ed installare un docile regime filo-occidentale a Tripoli. Tale regime, guidato da forze di destra totalmente dipendenti dalla potenza militare occidentale, consegnerebbe il petrolio della Libia alle imprese petrolifere occidentali e farebbe del suo territorio una base per intrighi imperialista contro la lotta rivoluzionaria esplosa in Nord Africa.
La posizione di Nichi Vendola, leader di Sinistra Ecologia Libertà, non differisce sostanzialmente da quella del PD. Appoggia la risoluzione ONU che legittima le operazioni militari, anche se lamenta il rischio che “l’opzione militare potrebbe trasformarsi in qualcosa di imprevedibile.” Un editoriale sul sito web del suo partito è scritto dalla reporter Giuliana Sgrena. Lei fu ferita in una sparatoria in Iraq che ha provocato l’uccisione di un agente italiano, Nicola Calipari, e ha contribuito al ritiro delle truppe italiane dall’Iraq. (Vedasi: “I militari statunitensi hanno preso di mira la giornalista italiana Giuliana Sgrena in Iraq?) Nonostante l’esperienza della Sgrena con i crimini di guerra imperialisti, lei e la redazione di SEL dichiarano il loro appoggio alla risoluzione delle Nazioni Unite: “Ora vi è una risoluzione del Consiglio di sicurezza che implementa una serie di misure, alcune delle quali (economiche e diplomatiche, il cessate-il- fuoco e la ricerca della mediazione), che deve essere perseguita con convinzione.”
La posizione di Rifondazione Comunista è intrisa di ipocrisia. Ha già dimostrato di essere un agente della politica imperialista italiana all’estero e in patria.  Fu membro di spicco dell’Unione la coalizione di governo 2006-2008 con il PD. Sotto il primo ministro Romano Prodi, ha sostenuto la partecipazione dell’Italia alle operazioni militari nel sud del Libano e in Afghanistan, l’espansione della base di Aviano, e gli attacchi alle pensioni e ai programmi sociali interni.
In un’intervista al segretario del Partito, Paolo Ferrero ha detto: “Vogliamo che il governo italiano parli seriamente contro il governo libico, perché fino ad ora, ne è stato l’alleato [di Gheddafi]. E poi chiediamo che l’Italia e l’Europa intervengano immediatamente e propongano un programma di cooperazione economica con i paesi del Nord Africa“.
Ferrero discretamente tace su quale “cooperazione economica” di Berlusconi, Ferrero, o di altri politici italiani borghese, sarebbe imposta alla Libia, dopo essere intervenuti per aiutare a distruggere il suo governo e le sue forze armate. Tuttavia, per essere franchi, si tratta di un programma dell’imperialismo italiano, da cui ottiene un quarto del suo petrolio dalla Libia, per saccheggiare la sua ex colonia, dopo averlo bombardata. Altrove, però, Ferrero ha ipocritamente dichiarato che egli ritiene che “la rivolta libica sia una questione interna libica“.
Il gruppo Pablista di Sinistra Critica, che si staccò da Rifondazione nel dicembre 2007 dopo aver attuato le politiche di destra del governo Prodi, opera in modo simile a una foglia di fico di pseudo-sinistra della politica imperialista nel Medio Oriente. Nella loro dichiarazione, dopo una superficiale opposizione “anti-imperialista“, “chiede la fine della repressione e dell’esercito di Tripoli. Gheddafi deve andarsene e il popolo deve decidere liberamente del suo futuro, come in Egitto e in Tunisia“. Questa affermazione è di per sé una ripulitura della politica imperialista in Africa del Nord. La giunta militare egiziano sostenuta dagli USA, che ha sostituito il presidente Hosni Mubarak e il rimpasto borghese che ha sostituito il presidente Zine El Abidine Ben Ali in Tunisia, non permettono ai popoli di “decidere liberamente del loro futuro.” Stanno cercando di rendere illegali scioperi e proteste, e di re-imporre l’ordine capitalistico sulle masse di lavoratori che si sono ribellati contro le dittature sostenute dall’imperialismo occidentale.
Questo è anche il carattere di classe della base di destra del TNC libico che, se giungesse al potere, lo farebbe sulla base della dipendenza politica e militare dai paesi occidentali. Tuttavia, Sinistra Critica scrive semplicemente la “fine” dell’esercito di Tripoli, cioè che la realizzazione della finalità della guerra dell’imperialismo occidentale, consentirebbe al popolo libico a “decidere liberamente” sul loro futuro. Così, mentre Sinistra Critica si allinea sulle politiche di guerra del PD e di Rifondazione, fa eco alla propaganda di guerra ufficiale, secondo cui la guerra di aggressione contro la Libia è dettata dal desiderio di portare democrazia e diritti umani in quel paese.
Tutto ciò sottolinea come l’intera “sinistra” borghese italiana abbia rotto con la politica della classe operaia e si sia trasferita nel campo della reazione imperialista.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – Aurora03.da.ru

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