La Russia colpita dal terrorismo: petrodollari del Golfo, Siria e islamisti del Caucaso

Ramazan Khalidov e Lee Jay Walker, Modern Tokyo Times, 30 dicembre 2013

946851La Federazione russa è ancora una volta sotto i riflettori a causa del terrorismo islamista. Negli ultimi giorni due attentati terroristici mettono in evidenza i fattori legati agli intrighi delle grandi potenze occidentali e del Golfo assieme alla Turchia. Ciò sulla base di politiche destabilizzanti come in Siria e in altre nazioni. E’ evidente che i terroristi islamisti di Cecenia, Daghestan e altre parti della Federazione russa, sono andati in Siria per uccidere i siriani fedeli al governo. Questi islamisti sono anche intenzionati ad uccidere alawiti, cristiani e sciiti per settarismo. Inoltre, proprio come nella Federazione Russa e in Siria, gli stessi islamisti odiano i leader sunniti che sostengono il mosaico di entrambe le nazioni, pertanto religiosi sunniti sono stati uccisi da questi stessi taqfiristi. In molte nazioni colpite da terrorismo e settarismo, è chiaro il legame tra petrodollari del Golfo, militanti delle organizzazioni islamiste in occidente, ruolo oscuro degli agenti segreti di diverse nazioni, manipolazione dei media, ambizioni geopolitiche, enti di beneficenza islamici che provvedono ai finanziamenti, e altri fattori in gioco. Naturalmente, nazioni come Cina, Egitto, Kashmir (India), Iraq, Libia, Mali, Pakistan, Somalia, Yemen ed altre avranno diverse cause sottostanti. Tuttavia, l’elemento esterno è una realtà in tutto ciò, anche se la combinazione dei fattori è molto diversa. Pertanto, lo stesso vale anche per la Federazione russa, perché in passato era evidente che Georgia e Turchia, due nazioni con buone relazioni con le potenze occidentali, hanno protetto i terroristi ceceni con santuari terroristici, finanziamenti islamisti e altri fattori.
In effetti, il ruolo della NATO in Turchia è stato dirigere jihadisti internazionali e militanti taqfiristi, inviandogli equipaggiamenti militari, agenti segreti e così via, contro la Siria è un fatto. Allo stesso tempo, un gran numero di jihadisti del Caucaso entra in Siria tramite la NATO in Turchia. Pertanto, l’effetto a catena per la Federazione russa è abbondantemente evidente, anche se esistono questioni interne. Data tale realtà, le parole di Doku Umarov sembrano indicarlo affermando che la brigata Riyad-us-Salihin è ora “dotata dei migliori mujahidin e se i russi non capiscono che la guerra arriverà nelle loro strade, nelle loro case, sarà peggio per loro.” Umarov ha anche avvertito a luglio che le Olimpiadi invernali di Sochi saranno prese di mira. Ha affermato: “Noi, come mujahidin, non dobbiamo permettere che ciò accada con ogni mezzo possibile.” Pertanto, i due recenti attacchi terroristici nella Federazione russa sembrerebbero essere opera di Umarov e delle altre forze del terrorismo sunnita. La BBC riferisce degli ultimi attentati affermando “Almeno 14 persone sono state uccise in un attentato suicida su un filobus nella città russa di Volgograd, dicono gli investigatori. L’esplosione avviene il giorno dopo la morte di 17 persone in un attentato suicida presso la stazione centrale della città.
La barbarie dei recenti attacchi terroristici è fin troppo comune per i jihadisti in questa parte del mondo. Dopo tutto, gli islamisti del Caucaso massacrarono numerosi bambini a Beslan dopo averli presi in ostaggio nel 2004. Sì, i cosiddetti jihadisti condussero la guerra santa sequestrando oltre 700 bambini in quell’attacco barbaro. In altre parole, gli islamisti del Caucaso pensano a rapire bambini, ucciderli nelle loro operazioni, decapitare prigionieri, far saltare in aria la gente sugli autobus, ad attentati suicidi e altre brutalità. Allo stesso tempo, sperano di eliminare i cristiani ortodossi dal Caucaso con la paura e di schiacciare la tradizione sunnita.
Tornando alla Siria, Kavkaz Center, sito di propaganda degli islamisti ceceni e caucasici, ha dichiarato ad agosto, su questa nazione, che “Le truppe della Direzione nord dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham iniziavano un attacco decisivo alle posizioni degli assaditi, ancoratisi sul territorio di un importante impianto strategico, l’aeroporto Minig nei pressi di Aleppo.” Kavkaz continuava riferendo che “Recentemente, l’emiro dell’esercito degli emigranti credenti, Omar il ceceno, è stato nominato comandante della Direzione settentrionale dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham. La maggior parte delle forze dei mujahidin nel nord della Siria è sotto il suo comando“. Questo aspetto è stato menzionato anche da The Jamestown Foundation, affermando che “il Jaish al-Muhajirin wal-Ansar (Esercito degli emigranti e aiutanti) è costituito da ceceni e nordcaucasici ma, ovviamente, il gruppo comprende un grande numero di arabi, così il numero totale di persone nella brigata potrebbe essere 1500. Un ceceno della Georgia, Abu Umar Shishani (Umar Gorgashvili), è il leader di tale gruppo. In passato, Gorgashvili combatté in Cecenia e nelle forze speciali georgiane durante la guerra del 2008 con la Russia. Dalla scorsa estate, Gorgashvili è divenuto comandante del settore settentrionale dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham. Ci sono anche altri comandanti ceceni ben noti, come emir Muslim (Muslim Margoshvili), Emir Seifullah (Ruslan Machaliashvili), emir Salaqdin e emir Abu Musaba (Musa). Emir Seifullah fu espulso dal Jaish al-Muhajirin wal-Ansar per appropriazione indebita e l’interpretazione erronea dei valori islamici durante la jihad, e per le sue azioni durante la jihad.”
Nessun individuo serio negherebbe che Afghanistan, Cecenia, Daghestan, Iraq, Libia e altre parti del mondo, non abbiano veri e propri problemi interni di vario tipo. Eppure, senza gli intrighi delle  potenze occidentali e del Golfo, accanto al Pakistan con al-Qaida, i taliban e le altre forze sinistre per tutti gli anni ’80 e inizio anni ’90, non sarebbero mai esistiti, in primo luogo, o se esistessero,  sarebbero stato notevolmente minori. Tuttavia, un’enorme finanziamento è stato fornito ai vari movimenti islamisti in questo periodo. L’altra componente fondamentale è l’enorme spesa per diffondere il salafismo e altre ideologie islamiste. Il conflitto in Iraq che rovesciò Saddam Hussein ha creato un vuoto tragicamente riempito da jihadisti internazionali, forze settarie e vari affiliati di al-Qaida. In Libia, le grandi potenze della NATO e del Golfo hanno collaborato con vari gruppi jihadisti e diverse milizie. Una volta che Gheddafi è stato massacrato, un altro vuoto è apparso destabilizzando il Mali. Inoltre, la Libia è divenuta un potente elemento nella destabilizzazione della Siria, esportando materiale militare e jihadisti dal Nord Africa, collegando gli agenti segreti di varie nazioni direttamente ai sinistri intrighi della NATO in Turchia. Pertanto, proprio come in Afghanistan negli anni ’80 e i recenti eventi in Iraq, Libia e Siria,è evidente che gli intrighi del Golfo ed occidentali supportano enormemente i vari affiliati di al-Qaida e i gruppi islamisti. Allo stesso modo, l’indottrinamento salafita e le versioni militanti dell’Islam della regione del Golfo, iniziano ad usurpare il tradizionale Islam sunnita, diffondendo un messaggio alieno basato sui petrodollari del Golfo.
In un altro articolo su Caucaso e Siria è stato affermato “Gli intrighi collettivi di USA, Francia, Georgia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito verso la Siria, e le rispettive politiche verso il Caucaso del Nord, dovrebbero allarmare la Federazione russa perché gli stessi intrighi puntano su Mosca. Kadyrov ha affermato che le agenzie segrete sono attivamente coinvolte nel reclutamento di terroristi e mercenari nel Caucaso. Pertanto, la crescente influenza di questo gruppo rende credibile la potente forza estera cui chiaramente Georgia e Turchia forniscono il terreno geopolitico naturale per collegare Federazione russa e Siria“. Inoltre, Modern Tokyo Times ha dichiarato la necessità che la Federazione russa agisca in Siria poiché, come ha detto Umarov, i jihadisti hanno “ricevuto i migliori tra i migliori dei mujahidin.” Chiaramente, molti di questi islamisti reintegrantisi nel Caucaso sono andati in Siria per addestrarsi e soddisfare la loro sete di sangue settaria. Pertanto, Modern Tokyo Times ha commentato: “La crescente minaccia degli islamisti di Cecenia e  Caucaso e il ruolo del salafismo in Siria dovrebbero portare la Federazione russa ad agire. Cioé inviare agenti segreti per eliminare i leader dei terroristi islamisti, collaborare con le forze armate siriane, fornire ulteriore intelligence al governo della Siria, aumentare l’equipaggiamento militare più sofisticato ed adatto alla natura del conflitto, e fornire maggiore assistenza economica. Inoltre, i leader politici di Mosca devono sollevare la questione seriamente con la Turchia, perché chiaramente tale nazione è un’importante ratlines terroristica e militare antisiriana. Allo stesso modo, i petrodollari del Golfo diffondono la pericolosa ideologia salafita e tale fatto deve essere sollevato“.
Agenzie come CIA, MI6 e ISI sono coinvolte nel finanziamento di jihadisti islamisti dagli anni ’80 e primi anni ’90, al fine di rovesciare il governo dell’Afghanistan. Il caos che copre Libia e Mali, e la creazione di potenti moti in Tunisia, sono causati dagli intrighi delle potenze occidentali e del  Golfo. Naturalmente, realtà interne già esistevano nel Caucaso, proprio come esistevano nell’Iraq di Saddam Hussein. Eppure, una volta avutasi l’ingerenza, proprio come in Siria, ulteriori convulsioni impreviste o non intenzionali esplodono per via dei vuoti creati dalle potenze occidentali, del Golfo e dalla Turchia. In entrambi i casi, Umarov chiarisce che il movimento jihadista nel Caucaso è ora “rifornito.” Questo rifornimento è dovuto all’intromissione estera in Siria, ai petrodollari del Golfo e agli intrighi dei servizi segreti che ne sfruttano il caos. Di conseguenza, le élite di Mosca devono prendere misure difensive al fine di preservare la stabilità regionale e proteggere gli Stati-nazione. Dopo tutto, gli intrighi occidentali e del Golfo creano Stati falliti, e ciò è visibile in Afghanistan, Iraq e Libia. Le stesse forze sono intente a creare lo Stato fallito di Siria tramite diverse e differenti ambizioni geopolitiche, e tale politica mette in pericolo la Federazione Russa. Ovviamente, prima dell’intromissione estera in Siria, è chiaro che l’Iraq e la regione del Caucaso nella Federazione russa erano già colpite dal terrorismo. Tuttavia, il conflitto in Cecenia e in Iraq furono contenuti nonostante i contraccolpi che causarono in Daghestan e in altre parti del Caucaso, in relazione alla Cecenia. Tuttavia, l’ingerenza esterna in Siria e quindi la crisi in Iraq, ancora una volta diffondono ulteriore settarismo. Inoltre, gli affiliati di al-Qaida vengono rafforzati dagli intrighi in Siria delle potenze del Golfo e occidentali. Allo stesso modo, Umarov e gli islamisti si avvantaggiano della nuova ondata jihadista nella Federazione russa e nell’Asia centrale, grazie alla destabilizzazione della Siria.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

India e Stati Uniti, un partenariato strategico?

Vladimir Platov New Oriental Outlook 29/12/2013

India_USA-3Il presidente Obama ha recentemente definito l’India uno dei principali partner degli Stati Uniti del 21.mo secolo, ed ha anche osservato che l’India è un partner di vitale importanza strategica per gli interessi degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico, e in tutto il globo. Gli Stati Uniti sono uno dei principali partner commerciali dell’India: il volume degli scambi bilaterali è aumentato di quattro volte e mezzo negli ultimi dieci anni, pari a 86 miliardi dollari di dollari nel 2011. Gli investimenti indiani negli Stati Uniti erano alle stelle negli ultimi cinque anni, crescendo da 227 milioni di dollari nel 2002 a 5 miliardi di dollari di oggi. Ma quanto sincere sono quelle parole sul partenariato strategico tra i due Paesi, o è l’ennesimo tentativo di sfruttare qualche Stato a vantaggio dei responsabili politici degli Stati Uniti? I rapporti India-USA hanno subito una grave crisi il 12 dicembre, quando le autorità statunitensi hanno arrestato Devyani Khobragade. Deviani è Viceconsole Generale dell’India a New York, ma ha subito un procedimento piuttosto sgradevole davanti la figlia che andava a prendere a scuola. Nonostante il fatto che la Viceconsole Generale indiana avesse con sé tutte le carte che gli garantivano l’immunità diplomatica (é consigliere della rappresentanza permanente dell’India alle Nazioni Unite), è stata ammanettata, portata in una stazione di polizia locale e perquisita. Ma ovviamente ciò non bastava alle autorità locali, così decisero di prelevarle campioni di DNA come se fosse una criminale, e poi fu infine fotografata assieme a tossicodipendenti e criminali incalliti.
Il mandato di arresto emesso dal magistrato statunitense, la Giudice Debra Freeman, afferma che Devyani Hobragade è presunta colpevole di frode ai danni della cameriera. Agenti speciali presuppongono che non la pagasse “giustamente”; per tale “abuso” Khobragade potrebbe subire 15 anni di carcere. La diplomatica indiana è stata rilasciata, con una cauzione di 250 mila dollari, solo il giorno successivo. Il ministero degli Esteri indiano ha protestato per questo incidente, avendo gli Stati Uniti deliberatamente violato la Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche e la Convenzione sui privilegi e le immunità delle Nazioni Unite, specificando che i consiglieri delle Nazioni Unite godono “d’immunità da arresto o detenzione e sequestro del loro bagaglio personale“.  In risposta a tale gesto scortese, parlamentari e alti funzionari indiani si sono rifiutati di partecipare a un vertice con la delegazione del Congresso degli Stati Uniti, già previsto. Alcuni parlamentari indiani hanno espresso l’idea di arrestare i diplomatici statunitensi omosessuali che molestano cittadini indiani o vi convivono, poiché ne “corrompono i principi morali”. Yashwant Sinha, a capo del partito Popolare indiano all’opposizione, ha proposto ai sensi dell’articolo 377 del codice penale indiano, recentemente restaurato, di perseguire i partner omosessuali dei diplomatici statunitensi e di sottoporli a processi pubblici.
In seguito a tale incidente, una serie di misure è stata presa dai funzionari indiani nei confronti dei diplomatici statunitensi. Sono stati tutti invitati a restituire i documenti d’identità che gli garantiscono l’immunità diplomatica. L’ambasciata degli Stati Uniti è stata privata delle speciali tessere di sicurezza che permettevano l’ingresso privilegiato agli aeroporti locali. I diplomatici statunitensi dovranno fornire informazioni sui salari degli indiani che lavorano nell’ambasciata e nella scuola statunitense locale, per assicurarsi che obbediscano alle locali leggi sul lavoro. Inoltre, gli indiani esamineranno con attenzione tutti i casi di assunzione di familiari dei diplomatici degli Stati Uniti, dato che ciò richiede un permesso speciale, ma che di solito gli statunitensi violano in buona parte dei Paesi in cui operano. Soprattutto, le barricate di sicurezza disposte di fronte all’ambasciata degli Stati Uniti di Nuova Delhi, comune misura di protezione contro le manifestazioni aggressive locali, come in tutte le ambasciate statunitensi nei paesi dell’Asia e del Medio Oriente, sono state rimosse.
Il suddetto incidente ha ricevuto ampia copertura sui media indiani e stranieri. Vari commentatori ed esperti hanno iniziato a studiare gli aspetti “strategici” del rapporto India-Stati Uniti, citando numerosi casi di negligenza del governo degli Stati Uniti verso l’India e il suo popolo. Un certo numero di esperti e analisti tende a menzionare la recente indagine della rivista The Hindu, che dimostra come l’India sia uno dei principali obiettivi della NSA. Tale agenzia ha raccolto informazioni sui leader politici, gli scienziati e gli intellettuali indiani, inserendosi nei loro telefoni e leggendo le loro e-mail. Questa indagine dimostra che gli statunitensi intercettano miliardi di messaggi inviati tramite le reti cellulari indiane e internet. (Solo marzo 2013 mostra il numero impressionante di 135 milioni di messaggi intercettati). Ad oggi, gli USA hanno usato due principali programmi per la raccolta dati: Boundless Informant e PRISM. Il primo utilizzato per monitorare le conversazioni telefoniche e le reti internet in India, mentre PRISM raccoglie informazioni utilizzando le funzionalità dei vari giganti tecnologici statunitensi. I commentatori citano anche il ruolo del cittadino statunitense David Coleman Headley nella preparazione degli attacchi terroristici nella città indiana di Mumbai, nel 2008. Secondo i giornalisti indiani, il tribunale statunitense omise di infliggere ad Headley una pena adeguata, anche prendendo in considerazione il fatto di aver collaborato con l’accusa. Si possono anche ricordare gli atteggiamenti razzisti di alcuni diplomatici statunitensi nei confronti di cittadini indiani, non dimostrando rispetto verso i rappresentanti ed ostentando disprezzo verso componenti di gruppi etnici indiani. Un esempio scandaloso di tale comportamento è stato mostrato dal Viceconsole statunitense Maureen Chao, nell’agosto 2011, quando ha pubblicamente definito i tamil “torvi e sporchi”. Inoltre, molti corrispondenti hanno fornito esempi degli atteggiamenti ostili e discriminatori dei funzionari degli Stati Uniti nei confronti di rappresentanti delle missioni diplomatiche indiane negli Stati Uniti. Ad esempio, nel 2010 l’ambasciatrice indiana negli Stati Uniti Meera Shankar fu perquisita in un aeroporto del Mississippi, nonostante il fatto che godesse della totale immunità diplomatica. Un altro rappresentante dell’India, questa volta alle Nazioni Unite, fu pure arrestato in un aeroporto degli Stati Uniti, rifiutandosi di togliersi il turbante per via della sua fede religiosa (essendo un sikh). Nel 2011, la figlia del Viceconsole indiano a New York, Krittika Biswas, fu arrestata e trascorse 28 ore in carcere per sospetto “bullismo” via email verso il suo insegnante. E l’elenco potrebbe continuare.
Uno dei motivi per la recente aggressione di Washington all’India, secondo gli esperti, sono gli otto anni trascorsi dalla firma dell’accordo nucleare tra i due Paesi. Durante questo periodo, le compagnie nucleari statunitensi hanno cercato di accedere al mercato indiano, ma la porta gli veniva chiusa in faccia ogni volta che bussavano. Il malcontento in merito a tale fatto fu espresso ad agosto di quest’anno, in una lettera inviata al segretario di Stato USA John Kerry da due influenti senatori degli Stati Uniti, Mark Warner e John Cornyn, co-presidenti del Caucus India al Senato. In tale situazione le elezioni parlamentari in India, previste per maggio 2014 e la futura lotta tra il partito al governo Congresso Nazionale Indiano, e il favorito, il nazionalista Bharatiya Janata Party che ha posizioni antiamericane, molti esperti ritengono che ci sarà l’inferno se incidenti come quelli recenti, avranno ancora luogo. L’opinione pubblica indiana sembra riconsiderare la natura delle relazioni indiane con gli Stati Uniti. E’ chiaro che “l’aggressione” a Devyani Khobragade approfondirà il “carattere strategico” di questa partnership, nonostante la dichiarazione fatta da Salman Khurshid, ministro degli Esteri indiano, il 19 dicembre, secondo cui: “il delicato incidente non avrà effetti duraturi sulle strette relazioni tra i due Paesi”.

Vladimir Platov, esperto di Medio Oriente, in esclusiva per la rivista online “New Oriental  Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lotta per l’Ucraina

Valerij Kulikov New Oriental Outlook 17/12/2013

602px-Map_of_Ukraine_en.svgNove anni fa, la rivoluzione arancione (dal nome del colore della bandiera di Viktor Jushenko) fu avviata in Ucraina con il sostegno finanziario e politico del governo e degli strateghi degli Stati Uniti, con la partecipazione attiva dell’intelligence degli Stati Uniti e di numerose organizzazioni non governative e di ricerca come l’Open Society Institute del miliardario George Soros, l’Harvard University, l’Istituto Albert Einstein, l’International Republican Institute, il National Democratic Institute, ecc. Questa rivoluzione fu la logica continuazione dell’operazione attuata da Washington e dai suoi alleati europei, alla fine del secolo precedente, volta al “rinnovamento politico” dell’Europa dell’Est e dell’ex Unione Sovietica, portando al potere i loro regimi fantoccio. Questi regimi potrebbero cancellare dalla memoria dei popoli di questa regione la gratitudine per la Russia che  sentivano grazie alla lunga amicizia e collaborazione dalla Seconda guerra mondiale e dalla successiva ripresa delle loro economie. Tali furono la “rivoluzione delle rose” in Georgia nel 2003, la “rivoluzione arancione” in Ucraina nel 2004, la “rivoluzione dei tulipani” in Kirghizistan nel 2005, così come i tentativi di avviare la “rivoluzione dei fiordaliso” in Bielorussia nel 2006, e le rivoluzioni colorate in Armenia nel 2008 e in Moldavia nel 2009. Notevoli fondi per l’organizzazione di queste “rivoluzioni colorate” furono stanziati con il sostegno della statunitense Fondazione per la Democrazia Est-Europea (SEED), finanziata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti. Seguendo l’esempio di queste “rivoluzioni” e questi schemi già collaudati, la Casa Bianca lanciò la “primavera araba” pochi anni dopo, ma le somiglianze degli schemi e della “guida” di tali processi da parte di Washington sono chiare. Lo stesso per il ruolo “leader” della Casa Bianca nella destabilizzazione di questi Paesi, in un primo momento, e poi nell’erogazione dei finanziamenti alle autorità dell’opposizione attraverso “organizzazioni pubbliche e di ricerca” internazionali, per comprarne sentimenti e discorsi volti a mettere al potere scagnozzi e burattini e, quindi, avere l’accesso incontrollato alle risorse naturali tramite loro.
In un primo momento, la Casa Bianca la spuntò relativamente senza problemi in Ucraina. Grazie alla “rivoluzione arancione”, l’ascesa al potere di V. Janukovich, orientato verso la Russia, fu bloccata e poi il loro uomo Viktor Jushenko fu posto alla presidenza sull’onda dell’opposizione promossa da Washington nel 2004. Tuttavia, durante gli otto anni della “presidenza arancione” gli strateghi politici d’oltremare non riuscirono a cambiare completamente la mentalità della popolazione ucraina facendola diventare antirussa. Quindi, nel 2012, come nel 2004, la popolazione dell’Ucraina rielesse presidente, sempre a maggioranza, V. Janukovich. Tuttavia, un tale esito della lotta per l’ex-repubblica sovietica e granaio dell’impero russo del 19° secolo, ovviamente, non  soddisfece la Casa Bianca. In queste condizioni, gli strateghi politici stranieri scelsero lo slogan sui presunti “benefici celestiali” per il Paese con l’alleanza con l’Unione europea e l’indebolimento delle relazioni commerciali ed economiche con la Russia; ulteriore strumento per destabilizzare la società ucraina e separarla dalla Russia. In effetti, le “condizioni dell’alleanza” proposte dall’UE portano al netto peggioramento della situazione sociale ed economica in Ucraina: la limitazione delle retribuzioni e dei dipendenti del settore pubblico, aumento delle tariffe del gas per le famiglie e le aziende, il divieto di partecipare all’Unione doganale. L’ultimo di tali requisiti è il più sensibile per l’economia ucraina, incentrata sulla cooperazione con la Russia da decenni, e la cui rottura porterebbe inevitabilmente al collasso della maggioranza delle imprese aumentando la disoccupazione nel Paese. Al fine di aderire alle norme tecniche dell’UE, per essere competitivi e  vendere i propri prodotti sul mercato europeo, l’Ucraina, secondo le stime del Premier Azarov, avrà bisogno di circa 160 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni. L’UE è pronta a stanziarne solo una piccola parte, 1 miliardo, chiaramente insufficiente, così spiegando la resistenza di Kiev verso tale  pseudo-integrazione europea.
L’interesse dell’Europa verso l’Ucraina è abbastanza comprensibile. Stabilire stretti rapporti di alleanza con essa e separarla dall’Unione doganale aiuterebbe notevolmente commercialmente ed economicamente l’Europa verso la Russia. L’Ucraina stessa, con le sue risorse naturali, i ricchi terreni agricoli e 46 milioni di abitanti è sempre interessante per l’Europa, soprattutto per la Germania, quale bersaglio allettante per la colonizzazione dalle imprese tedesche che potrebbero produrvi prodotti a prezzi molto più bassi che in Cina. Tale interesse è stato più volte evidenziato dal tentativo di occupare questo territorio durante la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, la Germania, l’Unione europea e gli Stati Uniti perseguono obiettivi non solo economici, ma anche geopolitici, nella lotta per l’Ucraina. Data la perdita di influenza della Russia in Europa orientale, a causa del crollo dell’Unione Sovietica, l’integrazione dell’Ucraina nell’UE contribuirebbe a una rapida emarginazione della Russia nella politica ed economia europee. Per attuare tali piani, Washington e l’UE si sono concentrati sulla popolazione usando tre partiti ucraini “addomesticati”, che sono:
- l’Unione pan-ucraina “Batkivshyna“, guidata dalla detenuta ed ex-primo ministro Julija Tymoshenko. Per tale scopo, l’Unione ha avuto anche lo status di membro del Consiglio di Sorveglianza del Partito popolare europeo, l’Associazione dei partiti cristiano-democratici e  nazionalisti europei;
- Alleanza Democratica per la Riforma ucraina (Udar), guidato dal pugile peso massimo Vitalij Klitschko che vive in Germania da molto tempo. Non essendo portavoce della popolazione ucraina, il partito che nel 2010 contava circa 10000 aderenti, fu creato con l’aiuto del Partito democratico cristiano della cancelliera tedesca Angela Merkel e del suo centro di analisi, la Fondazione Konrad Adenauer. Quest’ultima ha attuato una palese interferenza negli affari interni dell’Ucraina, organizzando seminari per “addestrare gli attivisti” dell’alleanza attraverso i social network e internet;
- l’Unione pan-ucraina “Svoboda“. Anche secondo le conclusioni del tedesco Friedrich Ebert Stiftung, “Svoboda” è un partito radicale dell’estrema destra nazionalista ucraina, che in precedenza  utilizzava un simbolo simile alla svastica come logo. Le dichiarazioni antisemite e xenofobe dei leader di “Svoboda” furono fortemente criticate sia in Ucraina che all’estero, mostrando l’ideologia di tale partito, le cui dichiarazioni pubbliche e retorica sono neo-fasciste e neo-naziste. Tuttavia, come si può vedere, la Casa Bianca non rifiuta “servizi” da simili alleati per i suoi scopi, diventando così complice di nazisti e xenofobi.
Dopo che il governo e il Presidente dell’Ucraina hanno rifiutato di accettare i termini evidentemente sfavorevoli dell’integrazione con l’UE, Washington e Bruxelles gettarono forze sempre maggiori nella lotta per questa repubblica, ignorando i principi del diritto internazionale in materia di non-ingerenza negli affari interni di uno Stato straniero. Leader politici statunitensi ed europei furono inviati a sostenere i manifestanti che si oppongono al presidente e al governo legittimi dell’Ucraina. L’ex primo ministro e leader del partito conservatore polacco Legge e Giustizia Jaroslaw Kaczynski ha personalmente partecipato alle manifestazioni dell’opposizione a Kiev. I manifestanti di Maydan Nezalezhnosti furono visitati dalla sottosegretaria di Stato statunitense Victoria Nuland, che evidentemente aveva dimenticato che la sua agenzia dovrebbe proteggere il diritto internazionale e non interferire negli affari interni di un Paese straniero! L’opposizione ucraina e, in particolare, i neo-nazisti di “Svoboda“, sono sostenuti dal governo tedesco che aveva recentemente dichiarato la sua disapprovazione verso le attività similmente neo-naziste del Partito Nazionale Democratico di Germania. Se confrontiamo la reazione dei politici europei e statunitensi alle misure per ripristinare l’ordine pubblico nel Paese delle autorità ucraine, con l’assenza di qualsiasi reazione dei regimi politici occidentali ai recenti giri di vite contro i manifestanti in Grecia, Spagna e Portogallo, la loro parzialità politica e i loro pregiudizi sono evidenti. Le cose che accadono intorno l’Ucraina, oggi, non sono una lotta per la democrazia e lo Stato di diritto, come i media europei e statunitensi comprati da Washington cercano di presentare. Questa è la palese lotta per l’Ucraina, rivolta principalmente contro la Russia. E’ facile intuire le prossime fasi degli strateghi in tale lotta, aumentare la destabilizzazione della società ucraina, maggiore corruzione e sostegno finanziario all’opposizione. E, come ultima opzione, Washington ha esperienza nell’imporre soluzioni ai conflitti interni in Iraq, Libia, Siria…

Valerij Kulikov, analista politico, in esclusiva per la rivista online New Oriental Outlook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’alleanza occidentale con i “jihadisti” in Siria: frutti sinistri

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 13/12/20130
1476654Dopo aver subito una sconfitta militare dopo l’altra, l’opposizione radicale siriana, sostenuta dall’occidente e dalle monarchie del Golfo Persico, infligge sempre più crudeli rappresaglie alla popolazione civile. I jihadisti occupano città e siti culturali e religiosi, fino a quel momento rimasti  fuori dai combattimenti, proclamandole ad alta voce come sue vittorie. Ad esempio, in risposta all’avanzata dell’esercito governativo nel Qalamun, fra Damasco e Homs, dove un potente gruppo di ribelli si era riunito per un improvviso assalto alla capitale da nord (questo gruppo è arrivato da 5000 uomini, un anno fa, a 20000 questo novembre), i jihadisti, ancora una volta, aggredivano la vicina città cristiana di Malula. Dopo atti vandalici e la dissacrazione di antiche chiese, il 2 dicembre sequestrarono 12 suore del convento ortodosso di Santa Tecla, nascondendole nella città di Yabrud, occupata dai ribelli, che dichiararono che avrebbero bruciato il convento e ucciso gli ostaggi, tra cui la badessa Madre Pelagia Sayaf, dopo che l’esercito si era ritirato. La brigata ‘Qalamun libero’, dell’Esercito dell’Islam (Jaysh al-Islam), è responsabile di tali barbarie. Le agenzie hanno riportato solo l’offerta per scambiare le sorelle sequestrate con un migliaio di prigionieri femminili accusate di favoreggiamento dei terroristi, ma in realtà i ribelli hanno chiesto che le forze governative fermassero il loro attacco a Yabrud e togliesse l’assedio ai ribelli nel Ghuta orientale, in cambio della vita delle sfortunate monache, in altre parole, incoraggiarne la barbarie consegnandogli una vittoria. Il video trasmesso da al-Jazeera, la rete televisiva del Qatar, allo scopo di dimostrare che le sorelle “sono trattate bene in prigionia” (come se potessero essere considerate prigionieri di guerra!). Tuttavia, è chiaro dalla trasmissione che le monache sono state costrette a togliersi la croce, un insulto alla loro fede. Allo stesso tempo, centinaia di ribelli dei gruppi Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham al-Islami si spostavano da Yabrud a Ranqus, nel tentativo di occupare la vicina città cristiana di Saidnaya. Durante l’attacco alla città hanno usato i lanciagranate contro le chiese e il convento locali. In Siria orientale, nella città di Raqqah, il gruppo Stato Islamico d’Iraq e Siria (SIIS) ha distrutto tutti i simboli cristiani e in una chiesa della città ha insediato la sua base. In una conversazione con il patriarca di Antiochia Giovanni X, il primo ministro siriano Najib Miqa ha promesso di fare tutto il possibile per liberare le suore rapite, così come i due metropoliti ortodosso e giacobita siriani rapiti dai ribelli. Ha sottolineato la dedizione del governo nel proteggere i luoghi sacri di tutte le religioni nelle zone di combattimento. La diffusa profanazione di chiese cristiane da parte dei ribelli è solo una faccia della medaglia, l’altra è la profanazione dei santuari sciiti, anche quelli per la venerazione dei discendenti diretti del fondatore dell’Islam, così come le moschee  vengono trasformate in fortificazioni e depositi dei rifornimenti militari.
Riporta l’inglese Independent che la minaccia terroristica in Europa e negli Stati Uniti dei “jihadisti” in Siria cresce rapidamente. MI5 e Scotland Yard hanno rilevato il primo caso di ribelli inviati dalla Siria a Londra per compiere attacchi terroristici “se necessario”. Nel giugno di quest’anno i jihadisti europei “recatisi” in Siria sarebbero stati 600, e da allora la cifra è quasi triplicata. “Riguardo ai dati europei, si ritiene che siano tra 1500 e 2000”, dice la ministra degli Interni belga Joelle Milquet. “È un fenomeno molto generalizzato”. Gli analisti dell’intelligence occidentali già fanno raccomandazioni per preservare l’Esercito governativo siriano dopo il “rovesciamento del regime di Assad” per combattere gli islamisti, per non ripetere gli errori commessi in Iraq e Libia. Salim Idris, il comandante del filo-occidentale esercito libero siriano (ELS) avrebbe già accettato. Ma l’Esercito siriano sarà d’accordo? Idris si vede più spesso a Parigi e a Londra che sul campo di battaglia, e la sua intenzione di guidare l’esercito dell’”opposizione unita al governo” contro al-Qaida evoca solo sarcasmo.
Attualmente gli islamisti hanno il controllo totale dell’ELS. Secondo l’Independent, vi sono 22500 combattenti solo del SIIS. Questa organizzazione è particolarmente attiva nel sequestro di persone. Ad esempio, hanno rapito 35 giornalisti stranieri, così come 60 figure politiche e pubbliche. Secondo l’intelligence degli Stati Uniti, più della metà dei 17000 ribelli stranieri che combattono in Siria contro il governo fa parte dello Stato Islamico dell’Iraq e di Siria. L’ala russofona di questo gruppo, che conta diverse centinaia di combattenti, è guidata da un ceceno della Gola del Pankisi in Georgia, Tarkhan Batirashvili, noto anche come shaiq Umar al-Shishani… Come riporta il Wall Street Journal, Batirashvili fu addestrato dall’esercito georgiano sostenuto dagli statunitensi. Le sue truppe comprendono non solo emigrati dalle repubbliche ex-sovietiche, ma europei noti per la loro “violenza insolita… anche per gli standard raccapriccianti della guerra in Siria”. Anche se le persone vicine a Batirashvili dicono che cerchi colpire un alleato del Cremlino, non nasconde il suo odio per gli USA, scrive il Wall Street Journal. Nel 2008 combatté contro la Russia in un’unità d’intelligence militare georgiana. Vale la pena notare che nel settembre 2010, l’inquieto Batirashvili fu arrestato in Georgia per aver possesso illegale di armi e fu condannato a tre anni di carcere. Tuttavia, nei primi mesi del 2012 fu rilasciato per recarsi subito in Siria. Si potrebbe supporre che questa svolta del suo destino avvenne con l’aiuto dell’ex-presidente della Georgia M. Saakashvili. Le minacce dei jihadisti siriani ai Giochi Olimpici di Sochi vengono collegate a Batirashvili.
Alla fine di novembre, la maggioranza delle organizzazioni su cui l’ELS contava, dichiarò la propria adesione ai “valori islamici e ala sharia”, unendosi per formare il Fronte Islamico (FI) e annunciando la loro vicinanza ai “fratelli di Jabhat al-Nusra”. Il numero totale dei combattenti del fronte appena creato è stimato a 45-60000 uomini. I governi occidentali, che perdono rapidamente il controllo degli eventi in Siria, si sono già affrettati a dichiarare l’FI “una forza con cui è possibile avere una finestra di dialogo”, e hanno anche avviato trattative preliminari con loro. In realtà, l’FI è una copertura e un mezzo per legalizzare politicamente questi “jihadisti” compromessi. Basti dire che chi ha rapito le 12 suore ortodosse di Malula appartiene al Fronte Islamico. Mentre l’antica Malula cristiana veniva vandalizzata, i rappresentanti dei Paesi occidentali, tra cui gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, s’incontravano con i leader dell’FI ad Ankara grazie alla mediazione del Qatar. Il destino delle suore martiri non è stato discusso in tale incontro. Secondo le informazioni della stampa, nel corso dei negoziati di Ankara gli alleati occidentali hanno cercato di convincere gli islamisti a moderare le loro critiche al Consiglio militare supremo dell’ELS e al suo leader Salim Idris. Da parte loro, coloro che non erano compromessi prima della riunione, chiesero che il Consiglio militare gli mostrasse un sostegno più attivo, con particolare riguardo alle armi. E a quanto pare hanno ricevuto questo supporto. Uno dei partecipanti inglesi ai negoziati ha ammesso al Daily Telegraph che nel Fronte vi sono elementi “sinistri”.
Entrando in contatto con il Fronte islamico, i diplomatici occidentali sperano di evitare che si uniscano ai gruppi ancora più radicali di Jabhat al-Nusra e ISIS, che a differenza dell’FI hanno apertamente dichiarano i loro legami con al-Qaida. Tuttavia, queste speranze non sono giustificate.  Solo pochi giorni dopo la riunione ad Ankara, l’FI ha iniziato a scacciare dalla Siria l’Esercito libero siriano. I combattenti del Fronte Islamico hanno sequestro basi e depositi di armi dell’ELS lungo la frontiera turca del governatorato di Idlib. Hanno già occupato i più grandi depositi di armi di Bab al-Hawa. Alla fine di novembre, all’udienza del Congresso degli Stati Uniti, il massimo esperto del Washington Institute, Andrew J. Tabler, ha riconosciuto che i processi che avvengono in Siria non vi rimarranno, ma inevitabilmente si propagheranno in tutta la regione. E il brusco aumento degli estremisti nell’opposizione siriana rende improbabile aiutare i filo-occidentali bypassando i jihadisti. “Dobbiamo iniziare di nuovo a parlare con il regime di Assad di antiterrorismo e di altre questioni d’interesse comune”, ha dichiarato al New York Times Ryan Crocker, diplomatico attivo in Siria, Iraq e Afghanistan. “Dovrà essere fatto molto, molto tranquillamente. Ma per quanto male sia Assad, non lo è quanto i jihadisti che prevarrebbero in sua assenza”. Anche Z. Brzezinski, noto per la sua antipatia verso la Russia, afferma che la minaccia di un’esplosione del Medio Oriente, e della Siria in particolare, spinge gli Stati Uniti a dover cooperare strettamente con la Russia e la Cina e “in una certa misura, più che con la Gran Bretagna o la Francia”. E il paladino della guerra fredda Brzezinski sa di cosa parla.

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché la Francia è stata scelta per coordinare le operazioni dell’UE contro i terroristi di ritorno dalla Siria?

Ghaleb Kandil, direttore di New Orient News (Libano), 12/06/2013
Tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation

Alcuni dicono che la Siria avrebbe vissuto l’ultimo quarto d’ora nell’assalto universale, una guerra sporca che ha superato tutti gli orrori senza mai chiamarla per nome. Questo attacco è fallito e non può essere riconosciuto come vittoria. Questo perché gli attaccanti hanno scatenato dei mostri che gli sono sfuggiti e che possono minacciarli a loro volta. La Siria deve sconfiggerli per la sua salvezza e la loro. Ma gli aggressori non lo riconosceranno? [NdMAN]

544895Il 5 dicembre 2013 il ministro degli Interni francese Manuel Valls e la sua omologa belga Joëlle Milquet si sono incontrati a Bruxelles, mettendo in guardia contro il crescente numero di giovani europei che si recano in Siria per combattere nelle file dei gruppi legati all’organizzazione al-Qaida, costituendo un “potenziale pericolo” per i Paesi dell’Unione europea e i loro alleati USA, Canada e Australia!
Primo: nella dichiarazione congiunta [1] Milquet ha detto che il numero dei giovani europei recatosi a combattere in Siria è stimato a “più o meno 1500-2000″ contro i 600 dello scorso giugno, e che per il Belgio questo dato oscillava “tra 100 e 150, ed è in movimento!”. Quanto alla Francia, Valls ha detto: “Prima dell’estate, meno di un centinaio erano in Siria. Oggi, quando ne parlo, sono più di 180! Si può immaginare che ci siano altre persone… almeno 14 francesi o residenti in Francia sono morti in combattimento. E poi, 80 sono tornati. Un centinaio sarebbe andato e 80… cui si aggiungono… sono di transito… Quindi la cifra menzionata è oltre 400 persone coinvolte nel fenomeno, ma oggi precisamente più di 184 persone vi sono presenti.” Giustificando i servizi offerti dai governi europei ai terroristi diretti in Siria, Valls ha osservato: “Le difficoltà all’inizio (del conflitto siriano) su questo fenomeno sono complicate, si trattava di combattere un regime condannato da tutti. Di qui la difficoltà dell’incriminazione“! Come se i poteri di un ministro degli Interni siano stati usati per concedere ulteriori agevolazioni ai gruppi armati in Siria, e non per prendere le misure necessarie per risolvere il problema. Detto questo, quando il ministro francese ha detto “tutti”, si devono includere tutti i Paesi alleatisi contro la Siria per distruggerne lo Stato e l’esercito, cioè i Paesi della NATO, Israele, i burattini del Golfo e la Turchia in primo luogo. Ma ora, secondo Valls, le cose sono cambiate dato che “la maggior parte di queste persone quando arriva lì (in Siria)… viene reclutati o vuole combattere nei ranghi del jihadismo”! Naturalmente le cose sono cambiate. Ma ciò che il ministro francese non dice è che l’aggressione contro la Siria, attraverso questi “terroristi” sostenuti dal blocco occidentale, è fallita! Non dice più che questi terroristi “allenatisi” con l’esperienza siriana che possono tornare in Europa, sono finanziati dall’Arabia Saudita, vero alleato della Francia, e di cui il presidente e i suoi ministri sbavavano per dei contratti mirabolanti… Questo non gli impedisce di essere ritenuti responsabili per ogni goccia di sangue francese versata, nel caso in cui tornassero illesi dopo la clamorosa sconfitta in Siria.
Secondo: riducendo al minimo i pericoli nascondendo la paura dell’occidente verso questo nuovo terrorismo europeo, nato con il sostegno militare e politico della NATO nella sua aggressione criminale contro la Siria, il ministro francese ha aggiunto: “Oggi non vediamo, tranne ciò che è stato riferito da una serie di informazioni o frammenti di informazioni, minacce dirette o provate ai nostri Paesi riguardo i nostri interessi e concittadini, o agli interessi dei Paesi amici. Ma, naturalmente, seguiamo con attenzione tutti gli individui che preoccupano ciascuno dei nostri Paesi,  in Europa, che rappresentano un potenziale pericolo.” In realtà, l’informazione essenziale è che la Francia e il Belgio hanno il compito di coordinare le operazioni e stabilire una formula comune nei Paesi dell’Unione Europea, consentendogli di perseguire i terroristi di ritorno dalla Siria; i due ministri hanno detto di aver già partecipato a tre incontri con i loro omologhi di Gran Bretagna, Germania, Olanda, Spagna, Italia, Svezia e Danimarca. [2] Pertanto, la domanda sorge spontanea: perché la Francia è stata scelta per coordinare le operazioni antiterrorismo dell’Unione europea? La risposta è che queste operazioni richiedono la cooperazione con le autorità siriane, per la semplice ragione che i volontari europei coinvolti nel sostegno ai rivoluzionari della NATO ora vengono arruolati nelle molteplici ramificazioni di una neo-organizzazione che solo il governo siriano conosce; ma, mentre il governo francese s’è dimostrato essere il più aggressivo della NATO verso la Siria, ora dove trovare un modo che gli permetta di riprendere i contatti con i siriani. Quindi il coordinamento in Francia della lotta antiterrorismo con la benedizione degli Stati Uniti, come testimonia la presenza di Rand Beers a Bruxelles, durante la prolungata precedente riunione dei ministri degli Interni dell’Unione europea, cui parteciparono anche i rappresentanti di Canada e Australia, dimostra che la minaccia del terrorismo riguarda tutti i Paesi occidentali che hanno contribuito all’aggressione contro alla Siria.
Terzo: è ormai noto che molti funzionari dell’antiterrorismo di alcuni Paesi europei, tra cui la Germania, hanno visitato Damasco per coordinare alcune iniziative con lo Stato siriano [3], richiedendo così naturalmente delle posizioni politiche chiare in riconoscimento dell’aggressione prima di una qualsiasi collaborazione. Questo è il problema del presidente Hollande che ha messo il governo francese al servizio di Bandar bin Sultan! Ed è anche per questo che gli Stati Uniti cercano di scavalcarlo delegando ai rappresentanti della NATO il coordinamento dei Paesi occidentali nella lotta antiterrorismo. Il governo francese ha guidato la campagna di menzogne che sostiene la presunta “moderazione” dei gruppi terroristici che operano sul territorio siriano, mentre inviava armi pagate dai sauditi, che infine caddero nelle mani di al-Qaida… deve ora affrontare la verità. Dovrà pagarla per le menzogne riguardo la partnership con Bandar, Hamad ed Erdogan, una partnership che ha portato all’avvio di una nuova generazione di reti di al-Qaida che certamente non rimarranno confinate in Siria, come apprende il suo ministro degli Interni… In futuro, il blocco occidentale negozierà con il Comandante in Capo Bashar al-Assad che non offrirà più una cooperazione gratuita. Il prezzo sarà politico è fissato i anticipo: fermare qualsiasi aggressione contro la Siria e dichiarare pubblicamente solidarietà al governo siriano nella sua guerra contro il terrorismo!
Infine, questa è la storia dell’avvelenatore avvelenato… la maledizione di coloro che hanno contribuito all’aggressione della Siria?

Note:
[1] Dichiarazione congiunta di Milquet e Valls sui combattenti stranieri in Siria, dopo i colloqui al Consiglio dei ministri europei.
[2] Combattenti stranieri in Siria: Belgio e Francia assicurano maggiore cooperazione europea, così come Stati Uniti, Canada e Australia
[3] Quando gli europei hanno tranquillamente ripreso la via di Damasco

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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