Perché Viktor Janukovich non ha firmato l’accordo con l’UE

Le Courrier de Russie  – Réseau International 5 dicembre 2013

janykovi4_ESQuesta è la domanda che devono porsi gli ucraini riuniti in Piazza Indipendenza a Kiev, così come i commissari europei a Bruxelles. La rivista russa Ekspert offre la sua visione dei fatti. Viktor Janukovich ha sorpreso tutti annunciando, una settimana prima del vertice di Vilnius, che l’Ucraina non avrebbe firmato l’accordo di associazione con l’Unione europea. I partner europei, non abituati a modi simili, rimasero alquanto interdetti. Il popolo ucraino, cui tutti i canali televisivi all’unanimità hanno raccontato per mesi come l’adesione del Paese all’integrazione nell’UE avrebbe comportato dei vantaggi, si sono infuriati. Le piazze di molte città erano piene di manifestanti che marciavano gridando “l’Ucraina è Europa” e maledicendo il governo ucraino venduto a Mosca. Cos’è successo in realtà? Perché Janukovich ha promesso la firma dell’accordo pubblicamente senza infine mantenere tale promessa?
Janukovich ha commesso due errori. Il primo, al presidente ucraino mancava una stima delle proposte fatte dall’Unione europea. E’ importante notare che, nel programma per far aderire l’Ucraina nell’UE, il ruolo di primo violino era giocato dal Regno Unito, desideroso di punire la Russia rafforzando le proprie posizioni in politica estera, e dai Paesi dell’Est europeo (Polonia, Romania e Stati baltici), che hanno tradizionalmente sostenuto nell’UE gli interessi anglo-statunitensi. Sono proprio gli europei dell’Est che hanno condotto il dialogo con l’Ucraina sul tema dell’integrazione: l’eurodeputato polacco Alexander Kwasniewski, il commissario europeo ceco Stefan Füle e la presidentessa lituana Dalia Grybauskaite. Per convincere Janukovich a firmare l’accordo, questi politici hanno promesso all’Ucraina 20 miliardi di euro in prestiti e aiuti finanziari del FMI e dell’UE. Janukovich e i suoi ministri erano convinti che sarebbe stato possibile avere i soldi senza rilasciare Tymoshenko, né ridurre la spesa sociale, come il FMI chiede. Il calcolo degli europei dell’est era che il presidente ucraino, una volta coinvolto nel processo di associazione con l’UE e trascinato dal suo stesso popolo, non avrebbe potuto tornare indietro anche scoprendo che Kiev non avrebbe ottenuto granché di tutto ciò che gli era stato promesso.
Il secondo errore è stato quando Janukovich sperava di poter convincere la Russia a mantenere il regime di libero scambio con l’Ucraina. I suoi colleghi dell’UE gli hanno confermato anche questa assicurazione. Alexander Kwasniewski evidenziava sulla stampa come sarebbe più facile per l’Ucraina negoziare con Mosca, una volta firmata l’associazione con l’UE. Come sperava Janukovich, l’Ucraina, godendo di una zona di libero scambio con i Paesi dell’Unione doganale e dell’UE, avrebbe potuto vivere comodamente sul flusso di beni che passerebbe sul suo territorio, dall’Europa alla Russia e ai Paesi CIS dell’Unione doganale. Soprattutto perché la Russia e i Paesi dell’Unione doganale, che non avevano alcun effetto leva sull’UE, sarebbero stati costretti a chiedere all’Ucraina di fare da mediatore. Questo piano avrebbe accresciuto l’importanza dell’Ucraina agli occhi dell’Unione europea così come a quelli della Russia.

Brusco risveglio
Ma il risultato è stato molto diverso. Quando la Russia ha lanciato ad agosto misure severe contro l’Ucraina e ha bloccato l’importazione di merci, l’occidente ha dettato a Janukovich le vere condizioni dell’accordo. Come ha detto ad Ekspert una fonte informata di Kiev, Janukovich ha dovuto rilasciare Julija Tymoshenko e consentire alle imprese europee di partecipare alla privatizzazione di importanti settori dell’economia ucraina, compresa l’energia e le ferrovie. Inoltre, il FMI ha insistito, sottolinea, per aumentare i prezzi del gas, in modo che le aziende pubbliche ne beneficiassero, per poi privatizzarle e venderle alle aziende occidentali, come è stato fatto in Bulgaria. Bruxelles ha voluto iniziare in Ucraina lo stesso processo nell’Europa orientale, solo a condizioni assai peggiori, dato che l’Ucraina non è membro dell’Unione europea non può influenzarne le decisioni. Infine, il piano non aveva assolutamente valutato l’introduzione di un regime senza visti, e l’Ucraina non poteva esportare i suoi disoccupati nell’UE, come fanno gli altri Paesi dell’Europa orientale.
Se Janukovich avesse adempiuto alle pretese dell’Unione europea, il governo e l’imprenditoria ucraini sarebbero stati privati di tutti i loro beni e mezzi di controllo della situazione. Inoltre, la pretesa dell’UE sulla Tymoshenko ha mostrato che l’occidente intende interferire attivamente nella  politica interna dell’Ucraina, e non avrebbe aiutato Janukovich nelle elezioni del 2015. “A settembre-ottobre Janukovich comprese che se continuava, si sarebbe legato le mani trasmettendo il potere ai prescelti di Bruxelles. Aveva una possibilità: accettare questo ruolo e andarsene in pensione, l’anno dopo, con l’onorevole qualifica di euro-integratore, oppure lottare per il potere“, dice la nostra fonte a Kiev. Viktor Janukovich, uomo duro e deciso capendo che lo si metteva in un angolo, ha compiuto una svolta di 180° e di nuovo si è rivolto alla Russia per chiederne il sostegno nel rifiutarsi di firmare l’accordo con l’UE.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sconfitta dai taliban, Washington decide di aggredire Russia e Cina

Dr. Paul Craig Roberts, Global Research, 4 dicembre 2013

1450709I diversi giorni di proteste organizzate in Ucraina sono notevoli per la relativa mancanza di violenza della polizia. A differenza di Stati Uniti, Canada, Thailandia, Grecia e Spagna, i manifestanti pacifici non sono stati picchiati, e colpiti dai gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e taser dalla polizia ucraina. A differenza di Egitto, Palestina e Bahrein, i manifestanti ucraini non sono colpiti da proiettili veri. La moderazione del governo e della polizia ucraini di fronte alle provocazioni è  notevole. A quanto pare, la polizia ucraina non è stata militarizzata dall’US Homeland Security. Quali sono le proteste ucraine? In superficie, le proteste non hanno senso. Il governo ucraino ha preso la decisione giusta di rimanere fuori dall’UE. Gli interessi economici dell’Ucraina sono con la Russia, non con l’UE. Ciò è del tutto evidente. L’UE vuole che l’Ucraina aderisca in modo che possa essere saccheggiata come Lettonia, Grecia, Spagna, Italia, Irlanda e Portogallo. La situazione è così grave in Grecia, per esempio, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità riporta che alcuni greci si sono infettati con l’HIV per ricevere l’assegno mensile di 700 euro. Gli Stati Uniti vogliono che l’Ucraina aderisca in modo che possa diventare un luogo per altre basi missilistiche di Washington contro la Russia.
Perché gli ucraini vorrebbero essere saccheggiati? Perché gli ucraini vorrebbero diventare il bersaglio dei missili Iskander della Russia, divenendo una base dell’aggressione di Washington alla Russia? Perché gli ucraini dopo aver ottenuto la sovranità dalla Russia dovrebbero perderla con l’UE? Ovviamente, l’intelligente e consapevole popolazione ucraina non avrebbe accettato questo prezzo per l’adesione all’UE. Quindi, perché le proteste?
Parte della risposta è l’odio verso la Russia dei nazionalisti ucraini. Con il crollo dell’Unione Sovietica, l’Ucraina divenne un Paese indipendente dalla Russia. Quando gli imperi si dissolvono altri interessi possono impadronirsi del potere. Le varie secessioni produssero una collezione di staterelli come Georgia, Azerbaigian, repubbliche ex-sovietiche dell’Asia centrale, Ucraina, Paesi Baltici e i pezzi in cui andarono la Cecoslovacchia e la Jugoslavia spezzate dal “nazionalismo”. I governi di questi Stati deboli erano facili acquisti per Washington, essendo impotenti e quindi più sensibili verso Washington che verso i loro popoli. Gran parte dell’ex impero sovietico è ora parte dell’impero di Washington. La Georgia, terra natale di Stalin, ora manda i suoi figli a morire per Washington in Afghanistan, proprio come ha fatto la Georgia per l’Unione Sovietica. Questi ex-elementi costitutivi dell’impero russo/sovietico sono stati incorporati nell’impero di Washington. I nazionalisti ingenui, veramente tali, in queste colonie statunitensi potrebbero pensare di essere liberi, ma semplicemente hanno cambiato un padrone con un altro. Sono ciechi nel loro servilismo, perché ricordano la loro sottomissione alla Russia/Unione Sovietica e non hanno ancora realizzato il loro servilismo verso Washington, che vedono come il liberatore con libretto degli assegni. Quando questi nuovi, deboli e impotenti Paesi, senza protezione, si renderanno conto che il loro destino non è nelle loro mani, ma in quelle di Washington, sarà troppo tardi.
Con il crollo dell’Unione Sovietica, Washington sostituì rapidamente la Russia. I nuovi Paesi erano  devastati, come la Russia al tempo e quindi impotenti. Washington utilizzò le sue ONG e le sue marionette dell’UE per creare movimenti pro-Unione europea, anti-russi e filo-americani negli ex-elementi costitutivi della Russia sovietica. I popoli creduloni erano così felici di essere sfuggiti al pollice sovietico che non si resero conto che ormai avevano nuovi padroni. E’ una facile scommessa che le proteste ucraine siano organizzate dalla CIA che utilizza ONG finanziate Washington e dell’Unione europea manipolando l’odio dei nazionalisti ucraini per la Russia. Le proteste sono dirette contro la Russia. Se l’Ucraina potrà essere riallineata e intrappolata nell’impero di Washington, la Russia sarà ulteriormente emarginata come potenza mondiale. A tal fine la NATO ha condotto le esercitazioni Steadfast Jazz 2013 contro la Russia, il mese scorso. Finlandia, Ucraina, Georgia e la neutrale Svezia si sono offerte di partecipare alle prossime esercitazioni della NATO presso i confini della Russia, nonostante il fatto che non siano membri della NATO.
L’emarginazione della Russia come Stato potente è fondamentale nell’agenda di Washington per l’egemonia mondiale. Se la Russia può essere resa impotente, l’unica preoccupazione di Washington sarà la Cina. Il “Pivot in Asia” del regime di Obama annuncia il piano di Washington per circondare la Cina con basi navali e aeree e frapporre Washington in ogni disputa della Cina con i vicini asiatici. La Cina ha risposto alla provocazione di Washington espandendo il suo spazio aereo, un’azione che Washington definisce destabilizzante quando in realtà è Washington che destabilizza la regione. La Cina difficilmente sarà intimidita, ma potrebbe minare se stessa se la riforma economica apre l’economia cinese alla manipolazione occidentale. Una volta che la Cina libera la moneta e abbraccia il “libero mercato”, Washington può manipolare la valuta cinese e trascinarla nella volatilità scoraggiandone l’uso al posto del dollaro. La Cina è svantaggiata dal fatto di avere tanti laureati provenienti da università statunitensi, dove sono stati indottrinati alla visione del mondo di Washington. Quando questi laureati programmati torneranno in Cina, alcuni tenderanno a diventare una quinta colonna la cui influenza si alleerà con Washington nella guerra alla Cina.
Allora, dove ci porta tutto questo? Washington prevarrà fino a quando non collasserà il dollaro. Molti meccanismi di sostegno del dollaro vengono attuati. I lingotti della Federal Reserve e banche dipendenti hanno fatto scendere il prezzo di oro e argento vendendoli nel mercato dei futures di carta, consentendo ai lingotti di fluire verso l’Asia a prezzi stracciati, ma abbassando la pressione sul prezzo dell’oro, aumentando il valore di scambio del dollaro USA. Washington ha prevalso sul Giappone e, a quanto pare, sulla Banca centrale europea, stampando dollari al fine di impedire l’ascesa di yen ed euro. I partenariati trans-Pacifico e trans-Atlantico sono volti a mantenere i Paesi nel sistema dei pagamenti in dollari, sostenendo in tal modo il valore del dollaro sui mercati valutari. Ai membri dell’Europa orientale dell’UE che hanno ancora proprie valute è stato detto che devono stamparle al fine di evitare di aumentarne il valore rispetto al dollaro USA, che ne limiterebbe le esportazioni. Il mondo finanziario è sotto il controllo di Washington. E Washington stampa denaro a vantaggio di 4 o 5 mega-banche. Cose che si dovrebbero dire ai manifestanti in Ucraina, e che tutti hanno bisogno di sapere.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché lo shale stagnerà e non si avranno bassi prezzi del petrolio

Rakesh Krishnan Simha RIR 1 dicembre 2013

53369petroleo7Gli Stati Uniti detronizzeranno l’Arabia Saudita e la Russia da pesi massimi del mercato energetico mondiale? L’Agenzia Internazionale dell’Energia (IEA) nel suo World Energy Outlook 2013 pubblicato a novembre, dice che gli Stati Uniti sorpasseranno la Russia quale primo Paese produttore di petrolio nel mondo, entro il 2015. Il rapporto ha fatto esplodere un pozzo di commenti nei media statunitensi, promettendo la nuova indipendenza energetica agli Stati Uniti. Inoltre,  presentano un profluvio di previsioni sull’economia russa, fortemente dipendente dal petrolio e dal gas, secondo cui probabilmente crollerà. E’ vero che vi è stato un balzo enorme nella produzione di petrolio e gas negli Stati Uniti. La nuova parola con la F negli USA è fracking o fratturazione idraulica, basata sul pompaggio di un cocktail di acqua e sostanze chimiche nelle formazioni rocciose di scisto, spezzandolo e rilasciando petrolio e gas intrappolati nella roccia. Inoltre, gli Stati Uniti si gettano nella perforazione orizzontale, che permette a un pozzo verticale di attingere  ampiamente petrolio e gas da un intero strato.
Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama spera che il fracking trasformi gli USA nell’”Arabia Saudita del gas”. Altri sono più diretti. I repubblicani, presentando un disegno di legge che permetta l’esportazione di gas dagli Stati Uniti, credono che la nuova normativa “promuova la sicurezza energetica dei principali alleati degli Stati Uniti, aiutando a ridurne la dipendenza da petrolio e gas di Paesi come Russia e Iran“. Ma quando qualcosa è troppo bello per essere vero, probabilmentenon lo è. Vi sono due problemi. Uno, i prodotti chimici utilizzati nel fracking sono estremamente pericolosi e possono filtrare nelle riserve idriche nel terreno. I residenti nelle zone in cui fracking dilaga scoprono che le fonti d’acqua sono ormai imbevibili. Resta da vedere per quanto il pubblico statunitense tollererà la distruzione del proprio habitat. In secondo luogo, la perforazione orizzontale e la fratturazione idraulica hanno breve durata. Secondo Route Magazine, vi saranno picchi di produzione per uno o due anni, ma poi il flusso iniziale si esaurirà. “La durata complessiva dei pozzi di scisto in Texas è di circa otto anni“, dice. “Le aziende di perforazione devono investire continuamente in nuovi pozzi o riaprire quelli vecchi. In confronto i convenzionali pozzi perforati verticalmente dimostrano una durata di 20-30 anni“.

Nonostante il scisto, i prezzi aumentano
Il singolo fattore più importante che nega il boom di scisto e mantiene elevati i prezzi è l’insaziabile domanda di energia dai Paesi emergenti. Con il commercio globale di energia già ri-orientato dall’Atlantico alla regione Asia-Pacifico, la Cina è destinata a diventare il più grande Paese importatore di petrolio al mondo. E dal 2020, l’India dovrebbe diventare la principale fonte della crescita della domanda mondiale di petrolio, dice l’IEA. Ed è anche sulla buona strada per diventare il più grande importatore di carbone dal 2020. Uno sviluppo interessante è il Medio Oriente che si  afferma quale importante centro di consumo, emergendo come secondo più grande consumatore di gas entro il 2020 e terzo più grande consumatore di petrolio entro il 2030. L’AIE dice che il centro di gravità della domanda globale di energia si passa decisamente verso le economie emergenti. Entro il 2035 rappresenteranno oltre il 90 per cento della crescita netta della domanda di energia. Quindi, anche se gli Stati Uniti potranno inondare il mercato con nuovo petrolio, Cina e India l’assorbiranno.

Il fattore saudita
Anche se non più dominante come negli anni passati, l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) guidata dall’Arabia Saudita è ancora un elemento chiave nel business del petrolio. L’Arabia Saudita per decenni ha subito i termini dettati dagli Stati Uniti, in cambio dell’ombrello della sicurezza. E’ un fatto che la famiglia reale al-Saud non durerebbe una settimana senza la protezione statunitense. Negli anni ’80, gli Stati Uniti fecero pressione sull’Arabia Saudita per spalancare le fonti petrolifere del regno e inondare i mercati mondiali con greggio a buon mercato, deprimendo i prezzi. Ciò allo scopo di danneggiare l’economia sovietica, a cui i sauditi felicemente adempirono. Con la fine dei “senza Dio” dell’Unione Sovietica e di fronte all’enorme buco nel bilancio, i sauditi non furono più così desiderosi di ridurre il prezzo del petrolio.

La rivoluzione russa
La grande novità sul fronte russo è lo scatto avutosi, soprattutto con la Gazprom, nella produzione  petrolifera della Russia, con un nuovo record post-sovietico di 10,59 milioni di barili al giorno nell’ottobre 2013. Il balzo russo è arrivato contro ogni proiezione disperante emessa dagli analisti occidentali. Anche se non si sviluppano nuovi giacimenti da tempo, la Russia prevede di sbloccarne di ulteriori cercando investimenti cinesi per perforare altri pozzi. Con il padre di tutte le offerte del giugno 2013, Rosneft, il più grande produttore di petrolio del mondo, accettava di fornire alla China National Petroleum Corp. 300000 barili di greggio al giorno per un periodo di 25 anni, un accordo pari a 270 miliardi di dollari. Molte altre offerte stipulate dai relativamente piccoli rivali russi della Gazprom con le raffinerie cinesi vedranno petrolio e gas, originariamente destinati al”Europa, finire ad est, verso la Cina.

Lo Shale non è un punto di svolta
L’AIE potrebbe screditare la crescita della produzione statunitense sul boom dello scisto, ma osserva che la produzione stagna ed infine diminuirà quando i principali giacimenti petroliferi in Texas e North Dakota avranno superato il primo momento. Inoltre, l’aumento della produzione statunitense non significherà prezzi bassi, perché tutto ciò che produce viene consumato internamente. Si tratta semplicemente di sostituire petrolio canadese e venezuelano importato con quello prodotto internamente. E poiché il petrolio è un bene internazionale, non vi sarà alcun impatto significativo sui prezzi. Quindi, a meno che gli Stati Uniti diventino un grande esportatore di energia, scenario improbabile, il petrolio di scisto non sarà il punto di svolta. Route Magazine riporta che a causa del forte movimento popolare anti-fracking in Europa, molti Paesi hanno accantonato gli irrealistici progetti sul scisto, nonostante il fatto che i prezzi energetici europei siano il doppio di quelli degli Stati Uniti. La Germania ha fissato forti barriere contro il fracking e il presidente francese Hollande ha bloccato le iniziative relative. “L’unico apologeta del fracking nell’Unione europea è la Gran Bretagna, fortemente influenzata dalle aziende statunitensi che cercano di vendere attrezzature di perforazione“, dice la rivista. La Polonia, un altro fedele alleato, ha consentito il fracking sul suo territorio, ma anche lì la gente protesta.

Lo shale non è del tutto un male
Il fracking può essere rischioso per l’ambiente e causare terremoti, ma se gli Stati Uniti perseveranno nel programma di esplorazione del scisto, qualcosa di buono potrebbe venirne. Se il più grande importatore mondiale diventasse autosufficiente, finirà l’era in cui l’Arabia Saudita poteva influenzare i prezzi sul mercato mondiale del petrolio. Insieme a ciò, finirà la capacità del regno di esportare il suo altro grande bene, il fondamentalismo wahabita.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina prevede di ridurre le sue riserve in dollari

Igor Alekseev, Route MagazineNsnbc

Cina e Russia abbandoneranno il dollaro, o almeno ne tagliaranno in modo significativo la quota in dollaro delle loro riserve.  Gli analisti statunitensi politicamente corretti chiamano tale processo “veloce diversificazione delle riserve”. In realtà, alcuni economisti vi vedono una tendenza verso l’ampliamento della crisi mondiale, perché l’intera piramide della finanza globale si basa su un semplice fatto i regolatori finanziari di tutto il mondo comprano comunque il debito degli Stati Uniti (dollaro e buoni del tesoro) .

05yuan01-650Non è più conveniente per la Cina accumulare riserve valutarie” ha detto Yi Gang, vicegovernatore della banca centrale, al Forum dei 50 economisti organizzato presso l’Università Tsinghua in Cina. L’autorità monetaria “fondamentalmente” pone fine all’intervento regolare nel mercato valutario e amplia il trading range giornaliero dello yuan, ha scritto il governatore Zhou Xiaochuan in un articolo volto a spiegare le riforme indicate la scorsa settimana durante una riunione del Partito Comunista. Né Yi Zhou ha indicato il periodo per eventuali modifiche. E’ ben noto che le autorità cinesi di regola tendono ad evitare bruschi cambiamenti nell’economia politica. Tali politiche vengono attuate discretamente, in modo che le persone non si rendano nemmeno conto della trasformazione in corso. Ciò che è interessante, è che le banche centrali non annunciano queste cose così apertamente. Ad esempio, da fine gennaio a fine luglio 2013, la Banca di Russia ha ridotto la sua scorta di titoli del Tesoro USA da 164,4 a 131,6 miliardi di dollari USA, il che significa che nel corso di sei mesi ha ridotto il suo portafoglio di obbligazioni del Tesoro USA di 32,8 miliardi di dollari, o del 20 per cento. Rafforzare le relazioni tra Pechino e Mosca non ha per scopo sfidare il dollaro, ma proteggere le rispettive economie nazionali.
1. “Negli ultimi anni, la Cina si allontana gradualmente dall’egemonia finanziaria statunitense.  Questa egemonia si basa sul dollaro quale valuta di riserva mondiale e, per convenzione, normale mezzo di pagamento nel commercio internazionale e in particolare del petrolio. Tale regime è obsoleto data la bancarotta dell’economia degli Stati Uniti. Ma permette agli Stati Uniti di continuare a rastrellare crediti. La Cina, seconda più grande economia del mondo e primo importatore di petrolio, ha o cerca accordi commerciali petroliferi con i suoi principali fornitori, tra cui Russia, Arabia Saudita, Iran e Venezuela, che coinvolgeranno il cambio con valute nazionali. Tale sviluppo rappresenta una grave minaccia per i petrodollari e il loro status di riserva globale. L’ultima mossa di Pechino del 20 novembre, con il preavviso di voler sostituire le sue riserve in valuta estera in rischiosi titoli del Tesoro degli Stati Uniti con una combinazione di altre valute, è un avvertimento sui giorni contati che ha l’economia statunitense, come Paul Craig Roberts ha osservato“. (Il piano della Cina di abbandonare il dollaro, fa infuriare gli statunitensi, Finian Cunningham – Press TV e Nsnbc International)
2. La lenta strategia di Pechino nell’abbandonare il dollaro si armonizza perfettamente con la strategia della Russia nel bilanciare le sue riserve estere, scrive Valentin Katasonov della Fondazione di cultura strategica. Osserva che la decisione cinese è un cauto tentativo di sfidare l’egemonia finanziaria degli Stati Uniti. L’idea di Pechino è impedire la creazione di una domanda artificialmente gonfiata di valuta degli Stati Uniti.
La sei fasi seguite dai cinesi sono le seguenti:
La decisione presa dalla Banca popolare di Cina, nell’estate del 2010, di ripristinare una “fluttuazione manovrata” dello yuan fu il primo piccolo passo per cambiarne la situazione di “moneta eremita”;
L’approvazione, nel 2011, del 12° piano quinquennale di sviluppo socio-economico della Cina;
Piani per fare dello yuan una “moneta internazionale” (senza ulteriori dettagli);
Il raggiungimento di accordi tra la Cina e un certo numero di altri Paesi per una transizione verso l’uso di monete nazionali negli scambi commerciali, compresi quelli sulle risorse naturali;
Una dichiarazione della banca centrale dell’Australia che prevede la conversione del 5 per cento delle proprie riserve internazionali in titoli di Stato cinesi, dopo i riusciti colloqui con Pechino;
Più importante: l’accordo raggiunto nell’ottobre 2013 tra Pechino e Londra, secondo cui il commercio di valuta tra yuan e sterlina inglese inizierà presso il Royal Exchange, così come l’autorizzazione dalle autorità inglesi alle banche cinesi, consentendogli di aprire filiali nella City di Londra. L’accordo tra la Gran Bretagna e la Cina prevede praticamente la trasformazione di Londra in una sorta di società off-shore per banche e società finanziarie cinesi.

000802aa2f4910bbbb1907Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il racconto di due proteste: Ucraina e Thailandia

Tony Cartalucci, Global Research, 2 dicembre 2013

2500986-ukraine-Quando una protesta è buona, progressiva e difendibile? Uno potrebbe pensare che ci sia una sola risposta a questa domanda, basata su una serie di metri oggettivi. Ma in realtà, secondo l’occidente, le proteste sono buone fintanto servano ai suoi interessi. Le proteste in Ucraina e Thailandia sono caratterizzate da manifestanti che tentano di assaltare e occupare edifici governativi. Entrambe sembrano preparare il lungo assedio di edifici che non possono prendere, ed entrambe hanno come obiettivo estromettere i rispettivi governi nazionali. Tuttavia, l’occidente trova solo una di queste nobile, l’altra no.

Le “nobili” proteste ucraine

7467Il saluto a tre dita della neo-nazista Svoboda appare nelle proteste pro-UE. La natura effettiva del tumulto non viene mai menzionata nei media occidentali, perché porterebbe i lettori più curiosi in siti come “Unità della Nobiltà – De-Kosherized News & Material Research”, che presentano Svoboda in articoli come “Nazionalisti ucraini urlano contro i ratti ebrei.”

1484362La CNN fornisce una chiara dimostrazione di tale ipocrisia. Nell’articolo “La polizia ucraina accusata di violenta repressione delle proteste pro-UE“, la CNN afferma: “Circa 10000 manifestanti contrari alla decisione dell’Ucraina di non firmare l’importante accordo commerciale con l’Unione europea sono scesi in piazza davanti al monastero, sabato mattina, in risposta ad un giro di vite della polizia sulle precedenti proteste. I coraggiosi manifestanti sventolavano bandiere ucraine ed europee e cantavano l’inno nazionale davanti al Monastero dalle cupole dorate di San Michele, dove gruppi di manifestanti si sono ritirati in precedenza, dopo una carica della polizia antisommossa lasciando sette persone ferite e decine di arresti a Piazza Indipendenza. I tre principali leader dell’opposizione hanno chiesto le dimissioni del Presidente Viktor Janukovych e nuove elezioni presidenziali e parlamentari, secondo una dichiarazione rilasciata da Vitalij Klichko, Arsenij Jatsenjuk e Oleg Tjagnybok”. Riguardo la “violenta repressione” la CNN riporta: “…La polizia antisommossa è intervenuta sabato mattina” e “ha brutalmente disperso diverse centinaia di persone che manifestavano pacificamente a sostegno dell’integrazione europea dell’Ucraina, secondo una dichiarazione del ministero degli Esteri della Polonia. La violenta dispersione delle pacifiche manifestazioni non aiuta la causa dell’integrazione dell’Ucraina nell’Europa”, ha detto il portavoce del ministero Marcin Wojciechowski. “Si avvertono le autorità ucraine contro l’uso della forza, in quanto possono comportare conseguenze imprevedibili e irrevocabili.”
Gli Stati Uniti hanno condannato quello che definiscono “violenze contro i manifestanti” in un comunicato pubblicato online dall’ambasciata statunitense di Kiev. “Una dichiarazione rilasciata dal dipartimento di Stato USA afferma, “Esortiamo i leader dell’Ucraina a rispettare il diritto alla libertà di espressione e di riunione del popolo… Chiediamo al governo ucraino di promuovere un ambiente positivo per la società civile e proteggere i diritti di tutti gli ucraini ad esprimere le proprie opinioni sul futuro del Paese in modo costruttivo e pacifico a Kiev e in altre parti del Paese. La violenza e l’intimidazione non dovrebbero avere luogo nell’Ucraina di oggi”.” I manifestanti ucraini hanno usato il fuoco e anche bulldozer nel tentativo di spezzare gli sbarramenti della polizia, come riferito sia dall’Independent che dalla BBC. Certo, dovrebbe essere ovvio perché Stati Uniti, Regno Unito e Unione europea e gli interessi di Fortune 500 che dirigono i loro governi, appoggino i manifestanti, finanziando la maggior parte delle loro attività. L’Unione europea ha semplicemente collettivizzato l’Europa riducendo il protezionismo che ostacolava le potenti multinazionali, offrendo ai responsabili politici aziendali da esse finanziati, la possibilità di creare un programma da applicare a tutte le nazioni in una volta sola. Un comodo passaggio aziendal-fascista.

Le “cattive” proteste tailandesi
In netto contrasto, gli Stati Uniti sono contrari, senza mezzi termini, alle continue proteste thailandesi contro il regime di Thaksin Shinawatra e di sua sorella, nominata primo ministro, Yingluck Shinawatra: “La violenza e il sequestro di proprietà pubblica o privata, non sono metodi accettabili per risolvere le divergenze politiche.” Ulteriore ipocrisia si può leggere sul Guardian, un’altra “affidabile” fonte occidentale che affronta una protesta simile, quella in Thailandia, dipingendola come tumulto violento ed antidemocratico. Il bersaglio delle proteste? Il regime filo-Wall Street di Thaksin Shinawatra e del primo ministro da lui nominato, la congiunta Yingluck Shinawatra. Un articolo del Guardian, “Gli scontri in Thailandia: premier costretto a fuggire mentre le dimostrazioni si aggravano“, afferma: “Un sostenitore del governo thailandese è stato ucciso domenica mattina nelle proteste a Bangkok, portando il bilancio delle vittime a due mentre i manifestanti hanno invaso una caserma della polizia e costretto all’evacuazione della prima ministra, Yingluck Shinawatra, in una località segreta. Alcuni articoli affermano che i manifestanti antigovernativi hanno preso il controllo della televisione thailandese PBS. La polizia, sostenuta dai militari, tentava di proteggere gli edifici governativi nei mortali scontri di piazza tra sostenitori e oppositori di Yingluck e del fratello il miliardario ex-premier deposto Thaksin Shinawatra. Manifestanti antigovernativi hanno fatto irruzione nel club sportivo della polizia in cui la prima ministra si era recata la mattina, ma non potendo lasciare i locali si recava in una località sconosciuta, affermava un assistente. In un’altra zona della città la polizia ha sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti, presso la sede del Governo, dove si trova l’ufficio di Yingluck, ha detto un testimone alla Reuters”.
The Guardian omette intenzionalmente almeno altri 3 morti accertati, tutti studenti e tutti uccisi prima che la morte dei “supporter del governo” venisse segnalata, nel tentativo di ritrarre i manifestanti come una folla omicida.

01_RamNov30Dec1_20131Sopra: Tiratori del regime sparano agli studenti negli scontri che hanno provocato almeno la morte di uno studente. Al centro: la sua t-shirt è identica a quelle indossate dalla setta pro-regime delle “camicie rosse” della provincia di Phitsanulok, la roccaforte politica di Thaksin Shinawatra nel nord-est. Questa particolare setta ha stretti legami con il regime di Jatuporn Prompan, coinvolto direttamente nelle sanguinarie violenze del 2010. L’immagine di un membro del gruppo in posa con  Thaksin Shinawatra. Il gruppo fu addestrato dal defunto Khattiya Sawasdipol, meglio conosciuto come “Seh Daeng”, ucciso al culmine dell’insurrezione armata del 2010 che guidava per le strade di Bangkok per conto di Thaksin Shinawatra.

Le violenze hanno avuto luogo dall’altro lato di Bangkok, lontano dalle proteste antiregime in corso, dove il regime guidava la propria “contromanifestazione.” Migliaia di studenti provenienti dalla vicina università iniziarono a protestare continuamente per 24 ore al giorno e per tutta la settimana. Dopo aver avvertito gli studenti di disperdersi, i leader del regime scatenarono i militanti vestiti di nero ripresi nei video e nelle fotografie mentre sparano agli studenti. Per ore gli studenti furono  circondati e presi continuamente sotto tiro, gli scontri proseguirono mentre gli studenti tentavano di liberarsi e di fuggire. Fu in questi scontri, e non nelle proteste, che si sono avuti i morti, un fatto che nessun lettore ignaro saprà se leggesse il Guardian per documentarsi. E mentre la stampa occidentale definisce le misure antisommossa ucraine “violente”, non parla di queste “repressioni violente”, come appare sui media occidentali riguardo le proteste thailandesi, nonostante il regime utilizzi i metodi antisommossa dell’Ucraina e i militanti armati abbiano già causato vittime.

Perché l’occidente difende il regime tailandese?
Il regime di Thaksin Shinawatra e di sua sorella Yingluck Shinawatra, è sostenuto dall’occidente da oltre un decennio, ben prima che Thaksin assumesse l’incarico nel 2001. Thaksin fu primo ministro nel 2001-2006. Molto prima che Thaksin Shinwatra divenisse primo ministro, già lavorava per aprire la via alle opportunità di Wall Street-Londra, e contemporaneamente si lanciava nella politica thailandese. Fu nominato consigliere del Carlyle Group mentre aveva una carica pubblica, e tentò di usare i suoi contatti per rafforzare la propria immagine politica. Thanong Khanthong del quotidiano anglofono tailandese “The Nation“, scrisse nel 2001: “Nell’aprile del 1998, mentre la Thailandia era ancora impantanata nella grave palude economica, Thaksin cercò di utilizzare i suoi rapporti con gli statunitensi per rafforzare la propria immagine politica per formare il suo partito Thai Rak Thai. Invitò Bush padre a visitare Bangkok e casa sua, dicendo che la sua missione era fungere da “sensale nazionale” tra il fondo azionario degli Stati Uniti e le imprese thailandesi. A marzo ospitò anche James Baker III, segretario di Stato degli Stati Uniti dell’amministrazione Bush senior, nel suo soggiorno in Thailandia.” Dopo esser divenuto primo ministro nel 2001, Thaksin iniziò a ricompensare il sostegno che ricevette dai suoi sponsor occidentali. Nel 2003,  impegnò le truppe thailandesi nell’invasione statunitense dell’Iraq, nonostante le diffuse proteste sia dei militari che dell’opinione pubblica tailandese. Thaksin avrebbe anche permesso alla CIA di usare la Thailandia per il suo aberrante programma di estradizioni. Nel 2004, Thaksin tentò d’imporre l’accordo di libero scambio (FTA) USA-Thailandia senza l’approvazione del Parlamento, ma con il sostegno del Business Council USA-ASEAN che nel 2011, poco prima le elezioni che videro la sorella di Thaksin Shinawatra, Yingluck, andare al potere, ospitò i leader delle “camicie rosse” del “Fronte unito per la democrazia contro la dittatura” (UDD) di Thaksin.
Nel 2004 comparivano nel Consiglio i profittatori di guerra Bechtel, Boeing, Cargill, Citigroup, General Electric, IBM, la famigerata Monsanto, ed attualmente anche le banche Goldman Sachs e JP Morgan, la Lockheed Martin, Raytheon, Chevron, Exxon, BP, Glaxo Smith Kline, Merck, Northrop Grumman, il doppelganger OGM della Monsanto Syngenta, così come Phillip Morris.

Former Thai PM Thaksin greets the media upon his arrival at the Siem Reap International Airport in CambodiaIl deposto autocrate Thaksin Shinawatra, al CFR, alla vigilia del colpo di Stato del 2006 che lo avrebbe scalzato dal potere. Dal 2006 ebbe il pieno sostegno di Washington, Wall Street e della loro immensa macchina propagandistica nel suo tentativo di impadronirsi di nuovo del potere.

Thaksin sarebbe rimasto in carica fino al settembre del 2006. Alla vigilia del colpo di Stato che l’estromise dal potere, Thaksin era letteralmente ai piedi del Council on Foreign Relations finanziato da Fortune 500, dando una relazione sui progressi compiuti a New York City. Dal golpe del 2006 che rovesciò il suo regime, Thaksin è stato rappresentato dalle élite finanziere degli USA tramite le loro società di lobbying, tra cui Kenneth Adelman della società di PR Edelman (Freedom House, International Crisis Group, PNAC), James Baker della Baker Botts (CFR), Robert Blackwill della Barbour Griffith & Rogers (CFR), Kobre & Kim ed attualmente da Robert Amsterdam della Amsterdam e Peroff (Chatham House). Robert Amsterdam dell’Amsterdam e Peroff potrebbe anche rappresentare simultaneamente il movimento UDD delle “camice rosse” di Thaksin, presente alla riunione inaugurale del cosiddetto gruppo “accademico” Nitirat, frequentato per lo più da camicie rosse pro-Thaksin (che letteralmente portavano camicie rosse alla riunione). Ulteriore supporto per l’avanzata di Thaksin e del suo UDD venne fornito dal dipartimento di Stato degli USA tramite l’”ONG” Prachatai finanziata dalla National Endowment for Democracy. E’ chiaro che l’occidente ha investito cifre astronomiche, tempo e risorse nel regime di Shinwatra e la sua condanna delle manifestazioni antiregime indica che l’occidente tenta di proteggere i propri investimenti, non un qualsiasi ideale su “Stato di diritto” o “democrazia”.

Cosa i tailandesi possono imparare dalle proteste in Ucraina
Le proteste pro-UE in Ucraina hanno visto i bulldozer sfondare le barricate della polizia. Ciò non è stato condannato dall’occidente, e finché i manifestanti thailandesi proteggono la vita dei presenti e dei poliziotti, misure analoghe devono sicuramente essere viste “accettabili” per le “norme” internazionali. Per i manifestanti thailandesi, tuttavia, è improbabile che possa essere vantaggioso o desiderabile usare un bulldozer contro dei connazionali, potendo invece utilizzare veicoli di grandi dimensioni per sfondare punti che la polizia non può difendere, al fine di accedere agli edifici governativi. Il fuoco sembra anche essere un mezzo accettabile di protesta. Definito “pacifico” dagli Stati Uniti e da altri governi filo-europei, in Ucraina e nelle precedenti manifestazioni pro-regime in Thailandia, il fuoco può essere utilizzato (e deve essere utilizzato solo) per creare barriere difensive per limitare l’assalto della polizia. Può essere volto verso la polizia per costringerla a fare lunghi preparativi per violare tali barriere. In questo lasso di tempo, i manifestanti possono muoversi su migliori posizioni strategiche per raggiungere i loro obiettivi. E mentre le proteste in Ucraina sostenute dalla “comunità internazionale” possono dare ai tailandesi diversi spunti su cosa fare, possono anche dare ai tailandesi l’opportunità di dimostrarsi migliori. Mentre i manifestanti in Ucraina sono hooligans, razzisti, bigotti e partiti che promuovono letteralmente il neo-nazismo, come Svoboda menzionato in questo articolo della BBC, che non possono garantire un eventuale ricorso all’escalation delle violenze, i manifestanti thailandesi devono rimanere tranquilli. La polizia sopraffatta deve essere trattata con dignità, ricordando che sono dei connazionali e non i veri obiettivi dei manifestanti, il cui vero obiettivo, l’obiettivo di tutti, è la rimozione degli interessi aziendal-finanzieri dettati dall’estero.

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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