I Russi sfatano la Teoria del Peak Oil – è fasulla come l’effetto serra

John O’Sullivan, Climate Realists 8 settembre 2010

I russi dimostrano che la teoria del combustibile  ‘fossile’ è spazzatura scientifica  legata alla teoria del riscaldamento globale. Il petrolio s’è dimostrato essere originato dai minerali, non da organismi fossilizzati. Niente più paure per  la contrazione delle riserve, come dicono gli esperti del petrolio naturalmente ‘rinnovabile’.
Sì, avete letto bene, più di 2.000 revisori scientifici dell’Europa orientale, sinistramente ignorati dai governi e dai media mainstream occidentali, sostengono tale affermazione. Dalla metà del 20.mo secolo, gli scienziati sanno che la teoria dei combustibili fossili è falsa e hanno dimostrato irresistibilmente che il petrolio deriva da depositi di minerali altamente compressi dalle profondità alla superficie. Ma la conseguenza più sorprendente di questi risultati, è che il petrolio è una fonte rinnovabile dalla costante rigenerazione naturale.
Dalla crisi petrolifera del Medio Oriente negli anni ’70, i produttori di benzina hanno attizzato le paure mediatiche secondo cui le riserve del nostro pianeta sono in rapido declino. Il termine  ‘picco del petrolio’ fu coniato, e ci venne detto che i ‘combustibili fossili’ dovrebbero diventare sempre più costosi, mentre il nostro appetito insaziabile prosciugherà, bevendola, questa fonte ‘finita’ di energia liquida. Tale propaganda, adattata agli interessi dell’industria petrolifera e dei governi occidentali, è sistematicamente sostenuta da una debole teoria scientifica che riflette la truffa della teoria dell’effetto serra, che a sua volta è stata il veicolo per la tassazione delle emissioni di anidride carbonica. Entrambe le storie sono state agitate dall’universale connivenza dei media e degli scienziati del mondo accademico, finanziati dai governi e sistematicamente sincronizzati per decenni grazie ai lacci dei finanziamenti.

Riposizionamento della teoria come fatto
In tutti questi anni, i termini ‘Peak Oil‘ e ‘combustibili fossili‘ sono stati sinonimi. Implicando che siamo inesorabilmente di fronte alla diminuzione delle risorse naturali e che i giorni dell’energia a basso costo, a base di carbonio, sono finiti. Impiantata nella coscienza pubblica come realtà, abbiamo sempre più accettato come inevitabile l’aumento continuo dei prezzi dell’energia in conseguenza del nostro stile di vita da consumatori. I giornalisti hanno spigolato le ‘prove’ di tale racconto apocalittico da squallidi libri come ‘La lunga emergenza: sopravvivere alla fine del petrolio, cambiamenti climatici e altre catastrofi convergenti del XXI secolo’ di James Howard Kunstler e ‘Party’s Over: Oil, War and the Fate of Industrial Societies’ di Richard Heinberg, tra gli altri, e al pubblico sono state vendute le paure.
Costantemente alimentato da una dieta basata su questa immondizia, il nostro inconscio collettivo ha involontariamente consentito la trasformazione della Teoria del Picco del petrolio di Hubbert in un dato di fatto sui combustibili fossili. Di conseguenza, nel 2005, il rappresentante del Congresso Roscoe G. Bartlett, repubblicano del Maryland, e il senatore Tom Udall, democratico del New Mexico, crearono di colpo il Congressional Caucus Peak Oil. Gli scienziati che dissentivano dal gregge vennero diffamati o ignorati. Negli anni ’80, l’eminente scienziato inglese Sir Fred Hoyle tentò, e fallì, di denunciare l’imbroglio dei sostenitori della teoria dei combustibili fossili e della diminuzione delle riserve di petrolio mondiali. Hoyle, senza i vantaggi del web mondiale, cercò ripetutamente di denunciare questo imbroglio. “L’idea che il petrolio deriverebbe dalla trasformazione di qualche pesce schiacciato o da detriti biologici è sicuramente la più sciocca che sia mai stata accettata da un numero rilevante di persone per un prolungato periodo di tempo“.
Insieme ad altri scienziati occidentali, Hoyle rifiutò nettamente tale linea politicamente corretta, come evidenziato in un crescente numero di articoli per ristabilire l’equilibrio sull’economia del petrolio. Mentre anche diversi studi del professor Michael C. Lynch, del Massachusetts Institute of Technology, denunciavano il mito dell'”esaurimento del petrolio” dimostrando la genesi ad alta pressione del petrolio. Alcuna voce mediatica riferì nulla.

La Russia diventerà la prossima Superpotenza energetica mondiale
Solo in Russia, una nazione che ha schivato la supremazia militare per diventare una potenza economica mondiale, ha accolto le parole di Hoyle e Lynch, trovando una comunità di scienziati che la pensa nello stesso modo. Infatti, al di fuori del mondo anglofono non vi è alcuna controversia e si parla comunemente di petrolio quale prodotto minerale, e non prodotto biologico, e come tale il nostro pianeta ne possiede infinite riserve non sfruttate. In conseguenza all’applicazione di questa teoria, la Russia si è sempre più rafforzata capitalizzando astutamente le sue riserve di ‘oro liquido‘. “Potrei descrivere la mentalità dell’attuale élite politica russa come imbevuta di ‘petrofiducia'”, così dice Cliff Kupchan del gruppo Eurasia, in un’intervista con la BBC.
Infatti nel 1951-2001 migliaia di articoli e numerosi libri e monografie sono stati pubblicati, soprattutto nelle principali riviste scientifiche russe, comprovanti le origini abiotiche del petrolio, tutti ignorati dai governi e dai media occidentali. Ad esempio, l’esperto V. A. Krajushkin, da solo, ha pubblicato più di duecentocinquanta articoli sulla geologia del petrolio moderno, e diversi libri. I minerologi, esploratori petroliferi e i successivi governi russi, nei bui giorni dell’ex Unione Sovietica, erano nettamente ottimisti nel ritenere che avrebbero liquidato il ‘picco del petrolio e i combustibili fossili’ come sciocchezze. E chi siamo noi per contestarlo, loro hanno i conti in banca per dimostrarlo. Quindi la Russia s’è ben inserita quale secondo esportatore petrolifero più grande del mondo e sta diventando preminente nel campo della prospezione  e nell’innovazione di petrolio e gas. Una nazione che s’è imposta di sostituire gli Stati Uniti non come potenza militare, ma come superpotenza energetica mondiale del 21° secolo.

Petrolio, la nostra più grande fonte di energia rinnovabile naturale
Sfruttando la sua tecnologia d’avanguardia, la Russia ha scoperto numerosi campi petroliferi, alcuni dei quali producono in parte o interamente da un basamento cristallino, e che appaiono decisamente auto-alimentarsi. Sì, avete letto bene, la Russia gode della migliore fonte di energia rinnovabile naturale, il petrolio! Niente miliardi sprecati nelle aziende agricole eoliche, solari o negli elefanti bianchi delle onde. Infatti, per i nostri cugini dell’ex Unione Sovietica, l’idea del ‘Peak Oil’ è ridicola perché, se i calcoli sono giusti, il petrolio è il più abbondante, efficiente ed economico carburante rinnovabile, e durerà almeno per diverse centinaia di anni.
Scontento per il fatto che i russi abbiano un così lampante e potente grande vantaggio, l’occidente  ora utilizza la blogosfera per  ricuperare il mito del picco del petrolio e dei combustibili fossili. Così dice Daniel Yergin, vincitore del Premio Pulitzer, autore di “The Prize: The Epic Quest for Oil, Money and Power” e presidente dell’IHS Cambridge Energy Research Associates, una società che fornisce consulenze ai governi e all’industria. Yergin, come  altri, cita come convincente la prova che il MSM non mostra; i teorici del combustibile non-fossile indicano gli alcalini, i cherogeni e molti altri prodotti chimici del petrolio ritrovati anche sui meteoriti, che sappiamo poter supportare una vita non organica, comprovante così la bugia della teoria dei combustibili fossili.

Perché ancora ci mentono?
Infatti, la teoria dei combustibili fossili è così zoppicante che anche i suoi sostenitori più striduli non sono in grado di mettere insieme la più debole delle prove a sostegno della loro posizione. In “La controversia sul petrolio abiotico” l’esponente di punta dell’origine abiotica (fossile), Richard Heinberg, ammette che la sua ipotesi è sottoposto a un continuo logorio. “Forse un giorno ci sarà un accordo sul fatto che, almeno un po’ di petrolio sia davvero abiotico. Forse ci sono davvero cinture di metano a 20 miglia sotto la superficie della Terra.”
Così scarse sono le prove a sostegno di Heinberg e degli altri teorici occidentali pro-combustibili fossili, che leggendo il suo articolo ‘The Evidence for Limitless Oil and Gas’ (Digital Journal), Bill Jencks rivela: “Ho cercato su Internet con Google Scholar, e non sembra esserci nessuna ‘prova assoluta’  o sostegno diretto da moderne ricerche sulla Teoria biogenica della formazione del gas e del  petrolio. Questa teoria, in mancanza di una parola migliore, sembra essere molto ‘ispirata’ dai geologi nelle loro ricerche.” Come me, Jencks ha trovato una montagna di prove a sostegno delle affermazioni russe. Dall’Istituto congiunto di Fisica della Terra dell’Accademia delle Scienze Russa di Mosca troviamo fonti incredibili, rivelate da una tesi di J. F. Kenney che condanna l’obsoleta “ipotesi anacronistica” del 18° secolo secondo cui, in qualche modo, il petrolio si è evoluto (miracolosamente) da detriti biologici, e che pertanto ha un’abbondanza limitata.
Invece l’ipotesi dei combustibili fossili è stata sostituita, nel corso degli ultimi quarant’anni, dalla moderna teoria russo-ucraina delle origini abiotiche del petrolio nelle profondità della Terra, che hanno stabilito che il petrolio è un materiale primordiale eruttato da grandi profondità. Kenney dice: “Perciò, l’abbondanza del petrolio è limitata solo dalla quantità dei suoi componenti presenti al momento della formazione della Terra, e la loro disponibilità dipende dallo sviluppo tecnologico e della competenza nelle esplorazioni“.
Nel duello scientifico tra la ‘Teoria del Picco’ del petrolio e la moderna teoria russo-ucraina, i russi vincono a man bassa. Ma rimane l’anacronismo peculiare che non esista un organismo, statunitense o anglofono, che possa verificare o confutare la scienza russa. Ma perché ancora ci mentono? Riluttanti nel correggere questi difetti intellettuali, non c’è da meravigliarsi che ci sia crescente insoddisfazione tra gli eletti e i pensatori anglofoni e dell’UE. Coloro che studiano con attenzione i fatti, ora concludono ragionevolmente che, al di là della propaganda mediatica, non ci sia una crisi energetica, che il mondo disponga in abbondanza di petrolio a buon mercato rinnovabile e che un altro mito ambientalista deve essere abbattuto senza pietà.

Riferimenti:
Kudrjavtsev NA, 1959. Geological proof of the deep origin of Petroleum. Trudy Vsesoyuz. Neftjan. Nauch. Issledovatel Geologoraz Vedoch. Inst. No.132, pp. 242-262 (in russo)
Kudryavtsev NA, 1951. Against the organic hypothesis of oil origin. Oil Economy Jour. [Neftyanoe khoziaystvo], no. 9. – pp. 17-29 (in russo)

Traduzione di Alessandro Lattanzio

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