MH-17: attenzione al “Camaleonte”

Wayne Madsen Strategic Culture Foundation 21/07/2014
USS_Vella_Gulf_CG-72_01L’esercitazione NATO nel Mar Nero, di 10 giorni, denominata in codice “Sea Breeze 2014” è finita.  L’esercitazione, che comprendeva l’uso di aeromobili da guerra elettronica ed intelligence elettronica come il Boeing EA-18G Growler e il Boeing E-3 Sentry Airborne Warning and Control System (AWACS), è coincisa con l’abbattimento del volo MH17 delle Malaysian Airlines nella parte orientale dell’Ucraina, a 40 miglia dal confine russo. Navi e aerei della NATO avevano posto sotto totale sorveglianza radar ed elettronica le regioni di Donetsk e Lugansk. MH-17 è stato abbattuto sulla regione dove le forze separatiste russofone combattono contro l’alleanza tra forze armate ucraine e forze mercenarie private che rispondono a un oligarca miliardario ucraino-ebraico. L’esercito statunitense ha rivelato che l’esercitazione di 10 giorni ha coinvolto “il monitoraggio del traffico commerciale”. A causa della sofisticazione della guerra elettronica e d’intelligence di Sea Breeze, si può presumere che il monitoraggio del traffico commerciale includesse anche il monitoraggio della rotta del MH-17. In passato le esercitazioni NATO-Ucraina in Crimea furono chiamate “Sea Breeze”. L’esercitazione Sea Breeze di quest’anno con l’Ucraina, approvata da un Parlamento ucraino allo sbando, era avvolta nel mistero con il Pentagono che affermava che fosse solo “programmata e di non poterne annunciare ancora le date”. Tuttavia, 200 effettivi dell’US Army normalmente assegnati alle basi in Germania, si trovavano in Ucraina durante il volo del MH-17. Partecipavano a Rapid Trident II della NATO. Il ministero della Difesa dell’Ucraina guidava l’esercitazione. Sea Breeze includeva l’incrociatore lanciamissili USS Vella Gulf. Il radar AEGIS AN/SPY1 dell’incrociatore “può tracciare tutti i velivoli su una vasta regione. Ad esempio, il centro dei test degli AEGIS a Moorestown, New Jersey, poteva vedere il Boeing 747 del volo TWA 800, quando scomparve dagli schermi radar nel 1996, nei pressi di East Moriches Bay, Long Island. Secondo il personale della Lockheed Martin che operava nel centro di prova AEGIS del New Jersey, la marina ordinò di spegnere il radar SPY1 per “manutenzione” poco prima dell’abbattimento del TWA 800. Dal Mar Nero, il Vella Gulf poteva monitorare il Malaysian Airlines MH17 ed eventuali missili sparati contro l’aereo. Anche gli aeromobili AWACS e d’intelligence elettronica (ELINT) statunitensi sorvolavano la regione del Mar Nero, al momento del sorvolo del MH-17 dell’Ucraina. I velivoli Growler possono bloccare i sistemi radar di tutte le minacce terra-aria.
L’annuncio degli Stati Uniti delle manovre militari Sea Breeze e Rapid Trident II si ebbe il 21 maggio 2014, anche sul sito dell’ufficio del vicepresidente Joe Biden. Il figlio di Biden, Hunter Biden, è stato appena nominato direttore della società del gas e petrolio ucraino Burisma Holdings, Ltd., di proprietà di Igor Kolomojskij, l’oligarca mafioso ucraino-israeliano, noto come il “Camaleonte”. Kolomojskij ha creato un suo esercito di mercenari, i cui missili Buk sarebbero stati utilizzati per abbattere l’MH-17. Kolomojskij, governatore dell’Oblast di Dnepropetrovsk nella parte orientale dell’Ucraina, ha minacciato attacchi terroristici contro i funzionari russofoni dell’Ucraina orientale, anche l’omicidio. Burisma è una tipica operazione RUIM (mafia russo-ucraina-israeliana), con filiali in paradisi fiscali come Cipro e Isole Vergini inglesi. Fa parte della grande holding di Kolomojskij chiamata Privat Group. Kolomojskij sarebbe il secondo uomo più ricco dell’Ucraina, ed ha forti legami presso l’aeroporto internazionale Borispol di Kiev, dove le truppe del ministero degli Interni ucraini avrebbero assaltato la torre di controllo del traffico aereo, poco prima che l’MH-17 venisse abbattuto. Un controllore del traffico aereo spagnolo, che sapeva del coinvolgimento del ministero degli Interni ucraino nell’abbattimento del MH-17, sarebbe stato minacciato da individui descritti come truppe di “Majdan”, un riferimento alla rivolta di piazza Majdan che ha rovesciato il governo ucraino all’inizio dell’anno. Il controllore spagnolo, identificato solo come “Carlos”, ha sentito che l’abbattimento del MH-17 è stata opera dei sostenitori dell’ex-prima ministra ucraina Julija Timoshenko e del ministro degli Interni Arsen Avakov. Kolomojskij è un alleato politico di Timoshenko e Avakov. Kolomojskij, fino al 2012, possedeva le Aerosvit Airlines, che utilizzavano Borispol come hub, e Donbassaero, nell’aeroporto di Donetsk. Aerosvit affittava i suoi aerei, tra cui un Boeing 767, dalla Boeing Capital. Dopo la dichiarazione di fallimento, Aerosvit e Donbassaero cessarono le attività nell’aprile 2013. Tra le altre compagnie aeree di Kolomojskij vi sono Skyways Express, presso l’aeroporto Arland di Stoccolma, City Express, nell’aeroporto di Göteborg in Svezia, e Cimber Sterling, negli aeroporti di Sønderborg e Copenaghen Kastrup, in Danimarca, tutti presentarono istanza di fallimento nel 2012. Kolomojskij continua ad essere attivo nell’aviazione commerciale. Il suo gruppo privato possiede Dniproavia, che ha sede presso l’aeroporto di Dnepropetrovsk. Kolomojskij ha contatti con la sicurezza israeliana ottenendo pieno accesso alle infrastrutture di sicurezza aeroportuali in Europa e nel mondo.
igor-kolomoisky-wants-splash-80m-fence-ukraine-keep-russians-awayLe forze di Kolomojskij sono dotate di armi avanzate, ottenute dalle scorte ucraine e dal mercato nero. Le forze di Kolomojskij avrebbero il sistema missilistico superficie-aria Buk che sarebbe stato usato per abbattere l’MH-17. Le forze di Kolomojskij comprendono militari regolari ucraini; unità di neo-nazisti dall’ovest ucraino, mercenari stranieri, tra cui georgiani, romeni e suprematisti bianchi di Svezia e Germania; ed ex-commando baschi blu dell’Israeli Defense Force, divisi principalmente in quattro battaglioni: battaglione Azov; battaglione Ajdar, battaglione Donbass e battaglione Dnepr-1 (o Dnipro-1) di 2000 effettivi, responsabile delle persone intrappolate e bruciate vive all’interno del palazzo dei sindacati del 2 maggio a Odessa, e del mortale bombardamento della stazione di polizia di Marjupol il 9 maggio. Dnipro-1 ha anche una forza di riserva di 20000 membri. Il nucleo dell’esercito di Kolomojskij sono i fedelissimi di Kolomojskij, ardenti camicie brune naziste che usano pistole, sbarre di ferro e bastoni per prendere il controllo di fabbriche ed uffici ucraini che Kolomojskij ha espropriato ai cosiddetti simpatizzanti dei “separatisti”. Alcuni georgiani dell’esercito di Kolomojskij si sarebbero addestrati all’uso dei sistemi missilistici Buk, precedentemente venduti dall’Ucraina alla Georgia del presidente Mikheil Saakashvili. Kolomojskij ha utilizzato “le consulenze” dell’ex-presidente Saakashvili a Dnepropetrovsk nella campagna militar-politica contro le repubbliche popolari separatiste di Donetsk e Luhansk. Kolomojskij ha messo una taglia di un milione di dollari sul parlamentare ucraino Oleg Tsarjov, fuggito in Russia dopo essere stato picchiato da elementi di destra a Kiev. Kolomojskij ha scelto di “comandare” il suo esercito dalla sicura Svizzera, lontano dal fronte e relativamente protetto dall’arresto, se i suoi legami con gli attacchi terroristici saranno mai perseguiti dalle autorità governative legittime. Kolomojskij ha una potente “polizza di assicurazione” contro eventuali procedimenti legali. Conta sulla potente lobby israeliana negli Stati Uniti a sostegno della sua causa. Kolomojskij ha pubblicamente detto che l’Ucraina è la “seconda patria” del popolo ebraico. E con “la lobby” dalla sua, Kolomojskij ha accesso ai vertici del dipartimento della Difesa, NATO e US Intelligence Community.
Un Boeing 777 delle Malaysian Airlines, dello stesso tipo del volo MH-17 e del volo 370 delle Malaysian Airlines, scomparso dall’8 marzo sulla rotta Kuala Lumpur – Pechino, è conservato in un hangar presso il Ben Gurion International Airport di Tel Aviv. Il Boeing 777 israeliano, con numero di serie 28416, porta la registrazione di coda 9M-MRI della Malaysia, è stato venduto alla GA Telesis LLC di Fort Lauderdale, in Florida, il 21 ottobre 2013. Il Boeing 777 è stato ri-registrato con il numero di coda N105GT degli Stati Uniti e fu prima conservato presso l’aeroporto di Tarbes Lourdes, nei Pirenei, e il 4 novembre 2013 è stato trasferito a Tel Aviv, dove è stato avvistato l’ultima in un hangar. GA Telesis è stata fondata dal suo CEO, Abdol Moabery. GA Telesis è una società globale di leasing per aeromobili ed ora è di proprietà di Bank of America Merrill Lynch e Century Tokyo Leasing. Moabery, un ex-ufficiale della Marina degli Stati Uniti, in precedenza ha lavorato per l’Aviation Systems International, Inc. come vicepresidente esecutivo, e per la CS Aviation Services, Inc. come direttore vendite e marketing. Entrambe le ex-società di Moabery sono parzialmente di proprietà di George Soros, in parte autore del colpo di Stato ucraino che ha spodestato il Presidente Viktor Janukovich. CS (Chatterjee-Soros) Aviation Services, Inc. è in comproprietà con Purnenda Chatterjee, che gestisce il Gruppo Chaterjee, un’impresa di investimenti. Chatterjee Group possiede Winston Partners di Alexandria, in Virginia, un’impresa di investimenti co-fondata da Marvin Bush, figlio di George HW Bush. Winston possiede entità aziendali nelle Isole Cayman, Isola di Man, Curacao e Delaware. Una delle entità della Winston, Winston Capital Fund, ha un altro investitore della famiglia Bush, l’ex-governatore della Florida Jeb Bush. È interessante notare che Marvin Bush fu consigliere della HCC Insurance Holdings Ltd, un ri-assicuratore del World Trade Center di New York. I rapporti d’affari di Marvin riguardano anche l’acquisto e l’affitto di aeromobili commerciali. Il presidente esecutivo della GA Telesis Composite Repair Group LLC, che sarebbe responsabile del retrofit del Boeing 777 malese a Tel Aviv, è Aviv Tzur, cittadino israeliano già presidente dell’Ultimate Aircraft Composites (UAC), ditta israeliana fusasi con GA Telesis. UAC, come GA Telesis, è specializzata in riparazione e retrofit di aeromobili. UAC ha avuto anche contratti con il governo israeliano.
La presenza di un Boeing 777 delle Malaysian Airlines a Tel Aviv, la misteriosa scomparsa di un secondo Boeing 777 malese in volo da Kuala Lumpur a Pechino, e l’attacco a un terzo Boeing 777 delle Malaysian tra Amsterdam a Kuala Lumpur, sull’Ucraina orientale, è più di una coincidenza. Schiphol di Amsterdam è un centro delle attività del Mossad in Europa occidentale. La ICTS, di proprietà israeliana, controlla la sicurezza a Schiphol per passeggeri e merci. La ICTS permise al cittadino nigeriano Umar Farouk Abdulmutallah di superare la normalmente rigorosa sicurezza di Schiphol, nel Natale 2009, salendo su un Airbus delle Northwest Airlines diretto a Detroit. Mentre si avvicinava a Detroit, Abdulmutallah, che venne fatto salire a bordo dalla ICTS ad Amsterdam senza un passaporto o visto degli Stati Uniti, cercò di far esplodere materiale esplosivo cucito nelle mutande. L’occupazione del centro di controllo del traffico aereo a Borispol degli alleati di Kolomojskij, poco prima dell’abbattimento del MH-17, e i forti legami di Kolomojskij con Israele, che beneficia immensamente dall’abbattimento del MH-17 perché allontana l’attenzione dei media mondiali dall’invasione via terra di Gaza iniziata proprio quando le prime notizie sulla sorte di MH-17 venivano trasmesse, potrebbe essere la verità della fine del volo MH17 delle Malaysian Airlines e della morte orribile dei suoi 298 passeggeri ed equipaggio.

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SONY DSCLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA minacciano la Siria: la politica estera dal grilletto facile

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 29.08.2013

996546Le informazioni e le dichiarazioni fatte a Washington sono molteplici e spesso contraddittorie.  L’unica cosa chiara sono i funzionari degli Stati Uniti che sembrano preparare il terreno per un’azione militare contro la Siria per un presunto utilizzo di armi chimiche, un’affermazione non confermata. Con tutte le dichiarazioni fatte e il clamore sollevato sull’uso di armi chimiche in Siria, l’amministrazione è rimasta quasi nessuna scelta, poiché altrimenti minerebbe la propria credibilità. Il segretario di Stato John Kerry e il vicepresidente Joe Biden non hanno lasciato alcun dubbio che saranno presi provvedimenti. In un’intervista alla BBC, il segretario alla Difesa USA Chuck Hagel affermava che i militari sono ‘pronti a rispondere’ alla Siria. Aveva detto alla BBC, il 27 agosto, che l’esercito statunitense aveva ‘inviati i mezzi sul posto’, così tutte le opzioni sono a disposizione del presidente. Secondo Kerry, la prova di un grande attacco con armi chimiche in Siria era ‘innegabile’, una rivendicazione che Assad definiva ‘assurda’. Ricordandosi del ‘dossier’ prima della guerra in Iraq, le prove saranno sottoposte a notevoli controlli questa volta.
Gli Stati Uniti lanceranno un attacco contro la Siria, mentre la squadra delle Nazioni Unite è ancora nel Paese? L’amministrazione non potrà tentare alcun attacco mentre è in programma un viaggio di Obama, che deve avere incontri in Svezia e in Russia la prossima settimana, al fine di evitare che il comandante in capo sia all’estero, quando gli Stati Uniti lanceranno l’azione militare. Nel frattempo, le borse sprofondano e il prezzo del petrolio schizza vertiginosamente per la crescente preoccupazione di un attacco imminente.

Risposta internazionale
Il dibattito interno sottolinea lo scarso interesse internazionale per un ampio schieramento di forze in Siria. La posizione degli Stati Uniti è inequivocabilmente approvata da Regno Unito, Francia, Germania e alcuni altri membri della NATO. Fonti dell’opposizione siriana hanno detto di aspettarsi un imminente intervento occidentale nel conflitto. “Non vi è alcuna tempistica precisa… ma si può parlare di un imminente intervento internazionale contro il regime. E’ questione di giorni e non di settimane”, l’agenzia AFP citava il funzionario della Coalizione nazionale siriana Ahmad Ramadan. Ciò che è importante è l’assenza di un aperto sostegno dai governi arabi, neanche dall’Arabia Saudita, così l’occidente trova scarsa copertura politica regionale per un intervento che potrebbe prendere la direzione sbagliata. La Lega Araba aveva detto che riterrà il presidente siriano Bashar al-Assad responsabile degli attacchi e aveva richiesto l’intervento delle Nazioni Unite. Ma qui i suoi delegati, il 27 agosto, esortavano il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, piuttosto che l’occidente, ad adottare un’azione ‘deterrente’ contro la Siria per evitare il ripetersi dei presunti attacchi chimici del 21 agosto. I leader arabi hanno pubblicamente sostenuto che ogni azione militare internazionale dovrebbe essere sanzionata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Turchia è stato l’unico grande alleato musulmano in Medio Oriente degli Stati Uniti ad annunciare che avrebbe aderito alla coalizione militare internazionale contro la Siria, anche senza l’approvazione dell’ONU.
In un’intervista pubblicata il 27 agosto sul sito della Syrian Arab News Agency, il Presidente Assad accusava gli USA e altri Paesi di “indegna e palese mancanza di rispetto dell’opinione pubblica degli Stati Uniti e degli altri Paesi, non c’è ente nel mondo, per non parlare di una superpotenza, che lanci un’accusa e poi raccolga le prove per dimostrarla”. Assad avvertiva che se gli Stati Uniti attaccavano la Siria, si sarebbero trovati di fronte “ciò che hanno dovuto subire in ogni guerra dai tempi del Vietnam: il fallimento”. L’agenzia stampa della Cina ha ricordato che l’intelligence usata per giustificare l’invasione dell’Iraq, nel 2003, si rivelò errata, mentre il vicino e alleato della Siria, l’Iran, dichiarava che qualsiasi attacco potrebbe minacciare la stabilità della regione. La Russia avvertiva le potenze occidentali, il 26 agosto, contro qualsiasi intervento militare in Siria. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov aveva detto che Mosca non ha intenzione di essere coinvolta in un conflitto militare e che Washington e i suoi alleati avrebbero ripetuto ‘gli errori del passato’, se intervenivano in Siria. “L’uso della forza senza l’approvazione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite è una gravissima violazione del diritto internazionale”, aveva detto Lavrov in una conferenza stampa, in cui metteva in dubbio le accuse dei ribelli secondo cui le forze governative siriane hanno usato armi chimiche. “Se qualcuno pensa che con il bombardamento e la distruzione dell’infrastruttura militare siriana, lasciando che sul campo di battaglia gli oppositori del regime vincano, tutto sarebbe finito, s’illude”. Il ministro aveva anche espresso dubbi sulla veridicità delle affermazioni degli Stati Uniti e degli europei sull’incidente, “Washington, Londra e Parigi dicono di avere prove inconfutabili che il governo siriano sia dietro l’attacco chimico a Damasco, ma non hanno ancora presentato queste prove. Eppure, continuano a dire che la ‘linea rossa’ è stata attraversata.” Il ministro ha detto che tali eventi mettono il mondo su una ‘strada pericolosa’ ed ha avvertito che ‘ripetere lo scenario iracheno e libico’ coinvolgendo forze esterne, sarebbe un ‘terribile errore che porterà ad ulteriore spargimento di sangue‘. Nella conferenza stampa Lavrov ha parlato di come i governi di Stati Uniti, Regno Unito e Francia suscitino emozioni tra persone scarsamente informate che, una volta eccitate, devono essere soddisfatte con una guerra.

Le opzioni militari in generale
A luglio il presidente del Joint Chiefs of Staff (CJCS) degli USA, Generale Martin Dempsey, aveva detto che l’amministrazione Obama stava preparando diversi scenari per un possibile intervento militare in Siria. A luglio, il massimo comandante militare degli USA aveva pubblicamente sconsigliato l’intervento militare in Siria. Secondo le stime del CJC, stabilire una no-fly zone o un santuario in Siria, o controllare le armi chimiche del governo della Siria, costerebbe almeno un miliardo di dollari al mese e richiederebbe navi, aerei e diverse migliaia di truppe. La CIA aveva inviato armi in Giordania per consentire un assalto concertato con i ribelli per agosto-settembre. Qualche centinaio di combattenti è entrato in Siria. Il 22 luglio, Dempsey delineava cinque opzioni per l’intervento militare in Siria, in una lettera non classificata indirizzata al Congresso degli Stati Uniti. Il sito del quotidiano dei militari degli Stati Uniti Stars and Stripes, forniva un riassunto del documento, che diceva che gli Stati Uniti hanno bisogno di effettuare 700 sortite con inevitabili perdite, per degradare le forze armate del regime. Tale opzione richiederebbe centinaia di aerei e navi, e che “a seconda della durata, il costo sarebbe di miliardi di dollari”.
Secondo il giornale (1), queste sono le cinque opzioni descritte da Dempsey per l’azione militare degli Stati Uniti in Siria:
- una missione ‘per addestrare, consigliare e assistere’ senza che truppe degli USA siano direttamente coinvolte nei combattimenti;
- limitati attacchi aerei stand-off, al di fuori della Siria, mirando “alle strutture di difesa aerea, aviazione, esercito, missili, forze navali, di supporto e centri comando del regime”;
- adottare una no-fly zone per abbattere le difese aeree siriane e controllare i cieli in tutto il paese.  Perché all’aviazione statunitense sarebbe necessario sorvolare lo spazio aereo siriano, altrimenti il rischio per le truppe statunitensi sarebbe più alto.
- creazione di zone cuscinetto per proteggere i confini della Turchia e della Giordania, e per proteggere i civili siriani.
- controllare le armi chimiche. Questa è l’opzione più complessa. Richiederebbe attacchi aerei e missilistici, una no-fly zone e migliaia di truppe sul terreno.
Il mese scorso, il Pentagono lasciava circa 800 truppe da combattimento dotate di una squadriglia di aerei da combattimento F-16 e del sistema antimissile Patriot sul confine giordano, dopo un’esercitazione militare di routine. La forza farà parte dell’operazione.

Lo scenario di domani
Il presidente ha finora escluso d’inviare truppe statunitensi sul terreno in Siria ed ufficiali dicono che non prendono in considerazione la creazione unilaterale di una no-fly zone. Un attacco limitato consentirebbe ad Obama di poter dire di attuare il suo avvertimento di un anno prima, secondo cui Assad subirebbe il ‘cambio del gioco’ se usasse armi chimiche. Tra le opzioni militari in esame vi sono attacchi missilistici su unità siriane ritenute responsabili degli attacchi chimici o alla forza aerea e ai siti dei missili balistici di Assad, secondo ufficiali degli USA. Tali attacchi potrebbero essere lanciati da navi e sottomarini (in numero limitato) o da aerei da combattimento degli USA in grado di lanciare missili all’esterno dello spazio aereo siriano, evitando così le difese aeree siriane. Quattro cacciatorpediniere della marina degli Stati Uniti attendevano nel Mediterraneo orientale l’ordine del presidente Obama di colpire le risorse militari del regime siriano, ciascuno dotato di 90 missili da crociera Tomahawk (cifra assurda anche nel totale. NdT). L’USS Mahan, USS Gravely, USS Barry e USS Ramage sono “pronti e posizionati per qualsiasi opzione”, riferivano gli ufficiali della difesa USA. Gli ufficiali avevano detto che i probabili bersagli di eventuali attacchi con i missili cruise sarebbero collegati alla capacità del regime di lanciare attacchi con armi chimiche. Possibili obiettivi comprenderebbero arsenali, centri di comando e controllo, radar, comunicazioni, e altri comandi militari. Meno probabile l’attacco ai siti di armi chimiche, a causa del rischio di rilasciare gas tossici.
NBC aveva riportato che gli attacchi missilistici avrebbero luogo il 29 agosto. Altre fonti dicono che l’attacco si svolgerà nei prossimi giorni. Un breve singolo attacco potrebbe invece essere simbolico e non durare più di un paio di giorni, limitandosi ai quattro cacciatorpediniere, piattaforme di lancio dei missili da crociera nel Mediterraneo, che colpiscono il sistema di comando e controllo, nonché altri obiettivi militari fondamentali. Questa operazione sarebbe simile al bombardamento della Libia degli Stati Uniti nel 1986, nome in codice Operazione El Dorado Canyon. L’attacco fu condotto da US Air Force, US Navy e US Marine Corps per mezzo di attacchi aerei, in risposta all’attentato a una discoteca di Berlino del 1986. Limitata nel tempo, avrebbe costi  contenuti. Non c’è dubbio che in qualsiasi scenario, la Quarta Divisione corazzata e la sua 155.ma Brigata, principale componente da combattimento, saranno tra i bersagli. Il secondo scenario prevede un’operazione aerea piuttosto lunga, simile a quella condotta dalla NATO contro la Libia nel 2011. Questa linea di condotta coinvolgerà l’occidente nella guerra a fianco dei ribelli, continuandola fin quando Assad sarà rovesciato o l’intervento fallirà. C’è anche uno scenario intermedio che presuppone intensi bombardamenti e consecutiva sostituzione nell’iniziativa con attori regionali come Turchia, Qatar, Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha preso nessuna decisione sulla Siria, il 28 agosto, e non si sa ciò che s’è detto a porte chiuse. La Russia ha detto che l’ONU deve terminare le indagini sulle accuse, prima di discutere qualsiasi risoluzione. Prendendo in considerazione quanto forte sia il supporto all’intervento da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, bisogna dare un’occhiata a quale potrebbe essere la risposta…

Siria: capacità di resistenza
La Siria non cadrà vittima di attacchi informatici, il suo sistema di comando e controllo non dipende dai computer. E’ un vantaggio date le circostanze. Le Forze armate siriane hanno impedito l’intervento per due anni e mezzo. Sono una forza con cui fare i conti anche su scala globale (truppe di terra e forza aerea), il morale è alto, e vi sono stati pochi disertori finora. I sistemi di combattimento sono relativamente obsoleti, ma in grado di infliggere gravi danni. Si ricordi la Jugoslavia nel 1999, quando gli obsoleti S-125 colpirono i moderni F-117A e F-16C. La Siria è in grado di colpire da grande distanza bersagli navali, come piattaforme per missili da crociera e navi anfibie. Questa capacità è fornita da aggiornati missili antinave. Il K-300P Bastion-P (nome in codice NATO SSC-5) è un moderno sistema missilistico mobile a lungo raggio russo per la difesa costiera, progettato per distruggere diverse navi di superficie. Il sistema utilizza il P-800 Jakhont (SS-N-26) un missili cruise antinave con una portata massima di 300 km. Il sistema missilistico è montato su un veicolo mobile che può dispiegare i missili in meno di cinque minuti e rimanere in attesa attiva per un periodo di 3-5 giorni, mantenendo alla larga la 6a flotta statunitense.
La difesa aerea siriana ha 40.000 effettivi e un comando indipendente nelle Forze Armate; è dotata di 650 lanciamissili fissi SA-2 (S-200 Angara), SA-3 (2K12 Kub) e SA-5 (S-200), 200 lanciamissili mobili SA-6 (versione mobile del Kub), SA-11 (Buk) e Pantsir-S1 (SA-22) oltre a 4.000 cannoni antiaerei. La difesa a bassa quota comprende i moderni missili di produzione russa SA-22 Greyhound (96K6 Pantsir S-1E) e Buk-M2. I sistemi di alta quota sono i relativamente obsoleti SA-2 Guideline (CP-75 Dvina/S-75M Volga) e SA-3 Goa (S-125 Neva/S-125M Pechora), ma ancora abbastanza efficienti per colpire qualsiasi bersaglio volante moderno. La Siria ha una difesa aerea abbastanza forte per infliggere perdite significative. I lanciamissili antiaerei portatili e i sistemi di artiglieria per la difesa aerea resteranno intatti.
I 28 membri della NATO possiedono circa 20.000 carri armati e 6000 aerei da combattimento  dall’Alaska al Kurdistan turco. In contrasto, la Siria possiede circa 5000 carri armati e 500 aerei da combattimento concentrati sul suo territorio relativamente limitato. Facendo un confronto individuale, gli Stati Uniti sono l’unico membro dell’Alleanza numericamente prominente. La NATO ha il vantaggio sulle navi, ma non è un fattore decisivo, non questa volta, perché si tratta di una battaglia aereo-terrestre. Secondo il rapporto preparato dal prestigioso RUSI di Londra, il dato minimo richiederebbe almeno 500.000 truppe di terra efficienti con una forza aerea che fornisca supporto in combattimento e forze navali sufficienti ad assicurare un continuo e libero appoggio marittimo, soprattutto nelle prime fasi dell’intervento e quale precauzione in caso di fallimento. (2)

Implicazioni
La Siria è completamente diversa dalla Libia, ha alleati: Iran, Hezbollah in Libano, che si attiverebbero, soprattutto Hezbollah. L’organizzazione libanese è un fedele alleato della Siria, con più di 20.000 soldati, carri armati e missili. Il personale ha acquisito esperienza affrontando l’esercito israeliano. L’organizzazione ha filiali in Giordania, Yemen e nel Sinai. Il potenziale della Siria è reale, a differenza di quello della NATO, che in alcuni casi è forte solo sulla carta. Dopo aver lanciato l’operazione in Libia nel 2011, gli alleati non poterono trovare che un centinaio di aerei, mentre formalmente ne avevano più di 2500. Germania, Grecia ed Europa orientale evitarono l’operazione. Così oggi, Stati Uniti e Regno Unito otterrebbero probabilmente solo sostegno verbale. Colpendo le infrastrutture militari di comando e controllo siriani, gli Stati Uniti minerebbero la capacità della Siria di assicurare i depositi di armi chimiche, aumentando notevolmente la possibilità che possano finire nelle mani sbagliate. Sarà responsabilità degli Stati Uniti e dei loro compagni d’armi, se accadesse. Gli europei (e i nemici arabi dei siriani) entrano nel panico anche solo sentendo dell’impossibilità di attuare una qualsiasi operazione militare senza subire eventuali perdite militari. La crisi economica in atto in Europa non è certo un momento propizio per farsi coinvolgere in avventure militari. Si ricordi come la limitata operazione in Libia ha danneggiato i budget militari dei membri della NATO, con il resoconto dell’esaurimento di carburante e munizioni ad alta precisione. Le PGM furono quasi tutte usate per distruggere l’equipaggiamento corazzato e l’artiglieria estremamente obsoleti della Libia. Le ‘bombe intelligenti’ si rivelarono assai diverse da ciò che si credeva fossero, spesso una munizione ad alta precisione è più costosa del bersaglio, mentre l’arsenale occidentale ha avuto meno PGM che bersagli da colpire. La Libia è stata una vittoria di Pirro, facendo emergere i grandi errori del pensiero e della pianificazione militari occidentali contemporanei. Provate a immaginare cosa sarebbe stato se degli aerei da combattimento fossero andati persi. Lo saranno nel caso della Siria.
Se l’obiettivo è rovesciare il regime di Assad, allora i missili da crociera non sono sufficienti. In nessun modo potrebbero limitarsi ai soli attacchi aerei; una fase terrestre è inevitabile, e tale fase è impossibile senza la Turchia. Se la Turchia aderisce all’operazione, subirebbe pesanti perdite. La NATO colmerebbe i vuoti nel caso delle munizioni o degli equipaggiamenti necessari, ma la partecipazione non si tradurrà anche in un pesante tributo di vite umane. La Turchia ne avrà dei dividendi politici reali? Quasi nessuno, il suo ruolo sarà probabilmente quello di carne da cannone dell’occidente. La Turchia ebbe una clamorosa occasione per avviare la guerra, quando un suo aereo fu colpito il 22 giugno 2012, ma non invocò l’articolo 5 del trattato di Washington per una risoluzione del Consiglio di sicurezza. Invece preferì “lamentarsi” presso la NATO, ricevendo “sostegno morale” in cambio. Nessun articolo 5 era all’ordine del giorno. E il Paese ha appena visto cosa sia una rivolta civile su larga scala. Il popolo turco difficilmente sarebbe felice del coinvolgimento in un’avventura militare. E il fattore curdo è certamente qualcosa che il governo turco non può ignorare, soppesando le varie probabilità.
La Siria esaurirà la NATO diminuendone notevolmente le capacità per un’operazione contro l’Iran. Se l’Iran difenderà la Siria, allora lo scenario sarà molto più complicato e più ampio. Se l’Iran interviene poi in tutta la regione, sarà interessata da combattimenti che si diffonderanno nel Golfo Persico, dove gli sciiti hanno già dimostrato scontento verso la loro situazione nei Paesi governati da sunniti. L’Iran potrebbe chiudere lo Stretto di Hormuz, uno scenario che comporterebbe  difficoltà economiche per molti. Vi saranno violenze settarie nell’intera regione. La guerra innescherà scontri tra le comunità in Libano. Una possibilità è che la grande contesa locale si trasformerebbe in combattimenti su larga scala provocando la guerra civile. L’intervento verserà benzina sulle violenze in Iraq, dove gli attentati sono quasi diventati quotidiani. Il sentimento anti-americano nel mondo arabo sarà inevitabilmente diffuso, dopo tutto, essendo la Siria a lungo in contrasto con il suo vicino, Israele, stretto alleato degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti e gli altri partecipanti all’operazione saranno responsabili dei danni collaterali inevitabili, verso cui dicono di preoccuparsi tanto; la vita dei civili inermi in cittadine densamente popolate e assai vicine, renderanno la missione NATO assai più pericolosa, mentre ulteriori vittime civili sarebbero inevitabili, se la NATO dovesse compiere attacchi aerei. Se le forze di Assad sono così indiscriminate da uccidere civili, così lo saranno anche quelle degli Stati Uniti.
L’ultimo sondaggio indica che solo il 45% degli statunitensi vorrebbe attaccare la Siria se avesse usato armi chimiche. Il supporto non è abbastanza forte da giustificare l’azione. A giugno un sondaggio Pew evidenziava che il 70% degli statunitensi è contrario ad armare i ribelli siriani. Il presidente Obama deve ancora convincere le persone della necessità dell’azione. Tutti i recenti interventi militari degli USA hanno fallito. La Serbia ha perso il suo territorio quando il Kosovo è diventato una zona colpita dal crimine; l’Iraq è diviso ed estremamente instabile, il Kurdistan iracheno è ormai diventato uno Stato separato, l’Afghanistan è il luogo in cui la NATO rischia di giocarsi il proprio destino e la Libia è incontrollata e divisa. C’è un forte motivo per non credere alle affermazioni degli Stati Uniti sulla veridicità sull’impiego di armi chimiche da parte della Siria. A maggio, la commissione indipendente d’inchiesta delle Nazioni Unite sulla Siria segnalò ‘forti e concreti sospetti’ che i ribelli appoggiati dagli USA avessero gas sarin, “che fu usato dall’opposizione, dai ribelli, non dalle autorità del governo”, ha detto il commissario Carla del Ponte. C’è una ragione per credere che la corsa alla guerra, persegua l’obiettivo di impedire il controllo delle Nazioni Unite che smentirebbe le accuse di Washington ed eventualmente indicherebbe il coinvolgimento di Washington in un attacco false flag dei ribelli, inscenando una provocazione, qualcosa che sembrano aver già fatto in precedenza.
L’imminente attacco è un duro colpo alla speranza di una soluzione pacifica. Ora non vi è alcun incentivo ai ribelli per partecipare ai colloqui di pace con il governo siriano, mentre i militari dell’occidente vengono in loro aiuto. Parlando delle armi di distruzione di massa, è una questione di principio se delle persone vengono uccise da esplosivi all’uranio impoverito, come nei conflitti avviati dagli Stati Uniti, o con agenti chimici o qualsiasi altra arma. E perché dovrebbero essere demonizzate le armi chimiche, ma non le “bunker busters” nucleari da usare contro l’Iran? Un intervento militare in Siria potrebbe trasformarsi nella jihad dei terroristi, aiutandoli a rovesciare il governo secolare di Assad. Gli Stati Uniti non ha mai imparato la lezione dell’Iraq e sono sulla via di immergere loro stessi, e il mondo, in un altro pantano di caos e instabilità dalle conseguenze globali disastrose; gli appelli ad ascoltare la ragione non servono a nulla.

Note:
1. Stripes
2. Rusi.org

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I disordini della CIA in Brasile

Aangirfan 22 giugno 2013

Optimized-ChangeBrazilCelebs-620x465Arnold Schwarzenegger vuole i “disordini” della CIA in Brasile?

Schwarzenegger BeyonceBeyonce vuole i “disordini” della CIA in Brasile?


Quanti milioni potrebbe aver speso la CIA per questa propaganda, con persone dall’accento statunitense?

83252a921e7e5812330f6a70670097fbJoe Biden era in Brasile alla fine di maggio 2013, preparava la strada ai disordini della CIA?

Cina e Stati Uniti sono in concorrenza sul Brasile: “La Cina e gli Stati Uniti si muovono verso l’America Latina nella speranza di guadagnare maggiore influenza geopolitica in una regione in forte espansione...”

USS_Oak_Hill_(LSD_51)Militari statunitensi in Brasile

L’economia del Brasile è la sesta più grande del mondo grazie al governo attuale. La povertà è stata notevolmente ridotta dal governo attuale. Nell’ultima elezione presidenziale, la candidata del Partito dei Lavoratori Dilma Rousseff, sostenuta da Lula, ha sconfitto quello del Partito socialdemocratico brasiliano José Serra. José Serra è filo-USA ed è fortemente anti-Iran, anti-Venezuela ed anti-Bolivia. Serra avrebbe ridotto la spesa per i programmi di istruzione, salute e lotta alla povertà. Nel caso dei massicci giacimenti di gas e petrolio del Brasile, Serra avrebbe aumentato il ruolo delle imprese private petrolifere straniere.
(Prof. James Petras, Global Research, 20 agosto 2010, Brazil and Venezuela: Two Turning Point Elections this Fall)

Dilma-RousseffLa Presidentessa Dilma Rousseff, leader del Partito dei Lavoratori, o PT

“Il complesso sistema federale del Brasile rende difficile ai manifestanti riporre le proprie preoccupazioni sui trasporti pubblici o addirittura la brutalità della polizia, quando tali materie sono  responsabilità di Stati e Comuni. In più di un decennio di governo del PT, 40 milioni di persone sono salite alla classe medio-bassa, altri milioni studiano presso istituzioni terziarie, mentre la disoccupazione è scesa ai minimi storici. Gli ex poveri rivolgono la loro attenzione oltre la mera sopravvivenza, verso la qualità della vita.” (FT.com)

La presidentessa del Brasile Dilma Rousseff rompe il silenzio su disordini…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le prospettive della cooperazione geopolitica Russia-Cina

Leonid Ivashov Strategic Culture 20/10/2011

Il primo ministro russo Vladimir Putin ha compiuto una breve visita di due giorni in Cina, l’11-12 ottobre. L’evento non ha ricevuto ampia copertura sui media globali, anche se in realtà c’era qualcosa di speciale. La visita si è svolta dal momento in cui Putin era stato ufficialmente riconosciuto come il principale candidato per le elezioni presidenziali nel 2012. Quando un probabile leader viaggia in Cina, prima che negli Stati Uniti, gli esperti di solito lo vedono come un gesto che spiega cos’è la politica estera cui il futuro presidente si concentrerà. In secondo luogo, la Cina e la Russia avevano posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria, provocando molte critiche da parte dell’amministrazione statunitense. Questo è stato il primo precedente del genere.
Il vicepresidente statunitense Joe Biden s’è rivolto alla comunità pro-democratica della Russia, dicendo che a Putin non dovrebbe essere permesso di correre per la presidenza nel 2012. Ma Mosca non sembrano seguirne i consigli.  Ne era riuscito a Washington il tentativo di convincere la Russia che lo scudo di difesa missilistica degli Stati Uniti non è rivolto contro la Russia, ma gli alieni. Anche le differenze su alcune altre questioni sono in aumento. Quindi, è ovvio che il ‘reset’ ha fallito. Ora, cerchiamo di utilizzare il metodo di analisi geopolitica per fare luce su quello che realmente sta accadendo.
A settembre il Segretario della Difesa statunitense, Leon Panetta, implica che la Cina, l’India e la Russia sono una minaccia per gli Stati Uniti e il mondo intero. Come tutti ricordano, in precedenza gli USA avevano detto a tutti, che stavano iniziando la guerra al terrorismo internazionale, e poi attaccarono Iraq, Afghanistan, Libia, e di recente hanno cercato di invadere la Siria, l’Iran, e alcuni altri paesi. Nel maggio del 2010, svelando la nuova strategia di sicurezza nazionale, il segretario di Stato USA Hillary Clinton  ammise che gli USA non erano in grado di affrontare le sfide attuali da soli e, quindi, volevano collaborare con Cina, Russia e India.
Come mai? Potreste dirmi che, nonostante tutto questo, gli statunitensi non sono così pazzi per lanciare una vera e propria guerra, almeno per ora. Ma le guerre del 21° secolo non sono più quelle di una volta. Al giorno d’oggi, una guerra è più  basata sulla geopolitica piuttosto che sulle tattiche militari. Ed ecco la differenza.
In geopolitica, il militare non è una priorità, l’attenzione è sulle informazioni, formazione dell’opinione pubblica, così come sulla politica estera, economia, il mercenariato delle corporazioni militari private, ecc. Qualche volta, l’esercito non viene utilizzato del tutto, o solo quando l’operazione entra nella fase finale. Sorprendentemente, l’attuale operazione geopolitica sembra essere incentrata più sul nascondere i veri scopi, piuttosto che avvicinarli. Così, fingendo di essere preoccupati per la protezione della popolazione albanese nei Balcani, gli Stati Uniti ‘presentarono’ all’Europa la questione del Kosovo, che ha rigettarono la regione in termini di integrazione nella zona euro.
La situazione geopolitica in Medio Oriente è ancora peggiore. Guardate la cosiddetta Primavera araba e vedrete lo strano ruolo degli Stati Uniti nel sostenervi i movimenti radicali islamici. Facendo così, Washington rovescia quelli che ha sempre considerato regimi filo-USA allo scopo di garantire la stabilità nella regione. Inoltre, la Turchia, non senza l’approvazione degli Stati Uniti, scambia il fuoco con Israele. Gli Stati Uniti sviluppano il confronto con l’Arabia Saudita e l’Iran, creando una sorta di coalizione che circonda l’Iran, al fine di prepararsi a un attacco. Il motivo rimane praticamente lo stesso dalla tragedia del 9/11, ma ora dicono di voler prevenire un attacco contro l’Arabia Saudita, non gli Stati Uniti. Per fare cosa? Lo vedo come un tentativo di collegare la pesante instabilità del Medio Oriente con l’Afghanistan devastato dalla guerra e il Pakistan. Vogliono aggiungere la Turchia e il Caucaso a questa ‘linea’, in modo che questo possa tradursi in una grande guerra. Ancora una volta, qual’è lo scopo? Rimanere il paese leader del mondo.
Gli Stati Uniti stanno perdendo le loro posizioni nell’economia e nella politica globali; l’indebolimento del dollaro, che sta cedendo il passo ad altre valute (rublo, euro, yuan, rupie e valute latinoamericane). Oltre a questo, un divario è in crescita anche all’interno degli Stati Uniti, con anglo-sassoni, afro-americani e latino-americani che vivono per conto loro, mentre tutta la ricchezza è controllata da oligarchi. Questo divario è stato di recente portato alla luce con l’ondata di proteste di ‘Occupare Wall Street’, in tutti gli Stati Uniti, e in Australia, Nuova Zelanda, Europa e alcuni paesi asiatici. In uno dei suoi ultimi libri, l’uomo politico di primo piano P. Buchanan, predice il declino degli Stati Uniti entro il 2025. Ma difficilmente c’è qualcuno nel Paese pronto ad accettare questo punto di vista.
In considerazione di ciò, la guerra sembra essere l’unica via d’uscita per un paese con ambizioni egemoniche. Ma non a casa. La prima e la seconda guerra mondiale, hanno mostrato agli Stati Uniti la via d’uscita dalla crisi economica e li misero tra i paesi più potenti del mondo. E questo potrebbe essere una guerra contro la Cina, il principale contendente alla leadership mondiale, e l’India e l’Europa, principali rivali economici. Immaginate: l’Iran è in guerra con l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti aiutano i sauditi e gli altri alleati del Golfo Persico. Israele è attirato in un conflitto con i suoi vicini arabi, mentre la Turchia scambia i tiri con Israele. I palestinesi e Hezbollah attaccano le città israeliane, gli iracheni fanno saltare gli oleodotti e gli edifici governativi, i curdi avanzare ulteriormente in Turchia e Iran. Il Golfo Persico e la vicina zona sono minate. Tel-Aviv è invitata a usare armi nucleari. Anche se le cose potrebbero svilupparsi un po’ diversamente, in genere sarebbe lo stesso. Forniture di petrolio verso Europa, Cina e India sarebbero fermate, mentre gli Stati Uniti inizierebbero ad utilizzare i propri depositi alternativi e il petrolio prodotto in tutto il continente. Europa e Cina si troveranno ad affrontare la stagnazione economica, che sarebbe altrettanto difficile per entrambi, ma soprattutto per Pechino. In questo caso, la Cina cercherà il sostegno energetico dalla Russia, provocando la rabbia dell’Europa. Le truppe NATO verrebbero inviate in Russia nel pieno rispetto dell’Accordo sullo status delle forze armate, firmato nel 2007. Ed eccoci qui, con un’altra guerra mondiale che inizia. Quando sarà finita, gli Stati Uniti saranno il vincitore, di nuovo. E la divisione post-bellica del mondo servirà principalmente gli interessi di Washington.
Russia e Cina sono state probabilmente guidate dalla consapevolezza di questa potenziale catastrofe, quando hanno imposto un veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla Siria. Ma questo non basta. Mosca e Pechino dovrebbero sviluppare un vero e proprio accordo a lungo termine, in materia di energia e reciproca cooperazione economica. I due paesi sono pienamente d’accordo su molte questioni, compresi i piani USA per collocare il loro terzo sito missilistico in Europa, e anche nell’ulteriore sviluppo del BRICS. Speriamo che tutto questo sia all’ordine del giorno della visita di Putin in Cina. Nel suo ultimo libro, l’eccezionale uomo politico e diplomatico russo Evgenij Primakov, dice: “Possiamo dire che la Russia e la Cina stanno usando il loro potere di deterrenza per contrastare coloro che sono disposti a usare la forza senza preoccuparsi delle conseguenze“. Mosca l’ha dimostrato durante la visita di Putin in Cina, quando la crisi siriana è stata tra le altre questioni all’ordine del giorno.
La visita del Primo Ministro russo in Cina e la firma di diversi accordi sull’energia e il partenariato economico, può essere descritto come una misura per prevenire una nuova ondata di crisi. Cina e Russia dovrebbero essere consapevoli di prendere decisioni ben ponderate in ambito sia politico che militare, e dimostrare la loro disponibilità a difendere i propri interessi. Dichiarare gli Stati Uniti e la NATO una grave minaccia per l’umanità, sarebbe il primo passo da fare in questa direzione.

General-colonnello Leonid Ivashov – Presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici

É gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il ‘complotto iraniano’ è statunitense?

Thierry Meyssan Réseau Voltaire Beirut (Libano) 18 ottobre 2011

L’amministrazione Obama ha lanciato una nuova accusa contro l’Iran. Questa volta Teheran avrebbe ordinato un piano per uccidere l’ambasciatore saudita a Washington. Nonostante i dettagli forniti alla stampa, le cancellerie si mostrano riservate. Il tempo in cui gli alleati si sentivano obbligati ad aderire pienamente alle bugie statunitensi sembra finita.

La mediatizzazione del caso è stata organizzata con cura. L’amministrazione Obama ha chiaramente lo scopo di sfruttarla al meglio. Martedì 11 ottobre 2011, il Segretario alla Giustizia (Attorney General) Eric Holder, affiancato dal direttore dell’FBI Robert Mueller, ha annunciato l’incriminazione di due statunitensi di nazionalità iraniana, per aver richiesto a un cartello della droga messicano l’assassinio dell’ambasciatore saudita a Washington.  In questo comunicato stampa, il  Segretario Holder afferma che l’imputato, Manssor Arbabsiar, ha riconosciuto i fatti. Ha ammesso di lavorare per conto di un ufficiale delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran, Gholan Shakur, che ha già inviato circa 100000 dollari agli assassini come acconto di un contratto stimato a 1,5 milioni di dollari. Holder ha detto che gli Stati Uniti considerano l’Iran responsabile della cospirazione.
Da parte sua, il vice segretario al Tesoro, responsabile del terrorismo e dell’intelligence finanziaria, David S. Cohen, annuncia delle sanzioni contro cinque persone coinvolte nel complotto: Manssor Arbabsiar, Qasem Soleimani (Comandante delle Guardie Rivoluzionarie), Hamed Abdollahi (ufficiale della Guardia rivoluzionaria), Shahla Abdul Reza (“il cugino”) e Gholam Ali Shakur (“ufficiale di collegamento”). Da notare che solo due dei cinque nomi figurano sull’atto d’accusa, gli altri tre sono stati aggiunti dall’intelligence, e non si sa su quali prove si basa [1]. Quindici minuti dopo queste dichiarazioni, l’imputato è presentato alla Corte di New York e l’accusa è distribuita ai giornalisti [2]. Apprendiamo che Arbabsiar Manssor sarebbe andato il 24 maggio, 23 giugno e 14 Luglio 2011, a Città del Messico, per incontrare un rappresentante del cartello e chiedergli di assassinare l’ambasciatore. Ma l’interlocutore era un informatore pagato che si è affrettato ad avvertire le autorità USA.
Entrambi gli appuntamenti del suo ultimo viaggio sarebbero stati registrati dall’informatore, all’insaputa del convenuto, e così anche due conversazioni telefoniche. Durante la sua detenzione, l’iraniano avrebbe  autenticato le registrazioni e avrebbe confessato. Secondo le trascrizioni, Manssor Arbabsiar avrebbe riferito di lavorare per conto di suo cugino, un generale della Forza al-Quds delle Guardie Rivoluzionarie, che è ricercato negli Stati Uniti probabilmente per gli attacchi in Iraq. Il generale l’avrebbe reclutato a causa dei suoi frequenti viaggi di lavoro in Messico, con l’intenzione originaria di rapire l’ambasciatore piuttosto che ucciderlo. Il messicano avrebbe detto di disporre di quattro uomini per eseguire il contratto e di aver effettuato una ricognizione. Avrebbe descritto poi gli orari, le abitudini e il dispositivo di sicurezza dell’ambasciatore. In definitiva, avrebbe deciso di porre dell’esplosivo C4 in un ristorante di lusso frequentato dall’ambasciatore e fdi farlo esplodere durante il pasto, anche se il ristorante era frequentato da 100-150 clienti, tra cui dei Senatori degli Stati Uniti, col rischio di una carneficina. Il generale avrebbe inviato negli Stati Uniti un funzionario di collegamento, probabilmente un colonnello, di nome Gholam Shakur, per effettuare i versamenti di denaro liquido.
In definitiva, l’attentato avrebbe dovuto avvenire a fine settembre. Manssor Arbabsiar intendeva andare in Messico per assicurarsi dell’operazione e pagarla una volta realizzata. Tuttavia, gli è stato negato l’accesso al territorio messicano il 28 settembre ed è tornato negli Stati Uniti, dove è stato arrestato all’arrivo all’aeroporto JFK di New York. Durante la sua custodia, Manssor Arbabsiar ha accettato di fare diverse telefonate a Teheran per contattare Gholam Shakur. Ha fatto capire che il ritardo era dovuto alle nuove esigenze finanziarie degli assassini. Il “Colonnello”, in un primo momento, ha rifiutato di prendere in considerazione un aumento citando possibili contratti futuri, e ha dichiarato di voler contattare i superiori al fine di valutare il da farsi. In questo modo, gli investigatori hanno ritenuto che il contratto sia stato effettivamente promosso dalle Guardie Rivoluzionarie.
Altri elementi sono apparsi sulla stampa e che non sono elencati nell’atto di accusa. Il New York Times ha citato una fonte anonima ufficiale secondo cui si tratterebbe del cartello messicano Los Zetas. I congiurati avrebbero anche progettato di far saltare in aria l’ambasciata israeliana a Washington e le ambasciate di Israele e Arabia Saudita a Buenos Aires. La stessa fonte cita la consegna di tonnellate di oppio dagli iraniani al cartello [3]. Secondo l’Associated Press, il generale Abdul Reza Shahla che l’amministrazione Bush reputa responsabile di un attentato a Kerbala (Iraq), il 20 gennaio 2007, in cui sono stati uccisi cinque soldati statunitensi e altri tre feriti [4]. Infine, il Washington Post pensa di avere identificato il ristorante, sarebbe il Café Milano, dove d’abitudine si reca l’ambasciatore [5].
Il caso sembra chiaro. Eppure, contro ogni previsione, l’avvocato dell’imputato, Sabrina Shroff, in una dichiarazione al Palazzo di Giustizia, afferma Bloomberg News, che il suo cliente si dichiara innocente [6]. Secondo la CNN [7], Manssor Arbabsiar, un venditore di auto usate, non sembra avere alcuna idea politica. La sua fedina penale mostra che è stato condannato a 90 giorni di carcere per mancato soccorso nel 1987, e fu di nuovo condannato nel 2004 per guida senza patente, e nel 2007 per eccesso di velocità. E’ stato discolpato, nel 2001, dall’accusa di furto, segnala KIII-TV. Quindi un profilo poco coerente con il rigore delle Guardie rivoluzionarie. Un amico ha detto all’Associated Press che Manssor non può essere il cervello di una simile operazione, perché è troppo pigro per esserlo [8].

L’escalation
Seguendo un piano di comunicazione altamente organizzato, i funzionari statunitensi intervengono a raffica per commentare e amplificare le parole del Segretario alla giustizia.
Mercoledì 12 mattina, il vice presidente Joe Biden è onnipresente in tv a rullare il tamburo: commenta il “complotto iraniano” su ABC (Good Morning America), CBS (The Early Show) e NBC (Today). Ovunque, insiste sul fatto che gli iraniani hanno attraversato la linea, che violano il diritto internazionale e saranno ritenuti responsabili. Tuttavia, non riesce a accusare direttamente l’ayatollah Khamenei e Ahmadinejad, lasciando qualche dubbio su eventuali crepe nel “regime”.
Il servizio stampa della Casa Bianca dice che il presidente Obama ha raggiunto per telefono re Abdullah dell’Arabia Saudita. “Il presidente e il re sono d’accordo che questo complotto rappresenta una grave violazione delle norme fondamentali internazionali, dell’etica e del diritto. Hanno inoltre elogiato il lavoro delle agenzie di intelligence e delle forze dell’ordine che hanno fermato questo complotto, e hanno ribadito l’impegno congiunto di Stati Uniti e Arabia Saudita a dare una risposta internazionale forte e unitaria affinché i responsabili di questa cospirazione, rispondano delle loro azioni“. [9] [10] Allo stesso tempo, funzionari di FBI, NCTC, CIA, del Tesoro e del Dipartimento di Stato, hanno presentato a porte chiuse, informazioni più dettagliate ai membri della Commissione del Senato sull’Intelligence. Lasciando la riunione, il Presidente della Commissione, Dianne Feinstein, non faceva che imprecare contro l’Iran. In particolare la senatrice ha ripetuto due volte piuttosto che che questo complotto non può essere isolato e dovrebbe essere studiato per scoprire altre trame in altri paesi [11].
Si apprezzerà l’eleganza del metodo: l’incontro è stato a porte chiuse, ma le reazioni sono pubbliche. Presentano informazioni segrete, impossibili da valutare e verificare. la senatrice Feinstein può dire qualsiasi cosa senza timore di essere smentita. In questo caso, l’essenziale è chiaramente a preoccupare l’estero per mobilitare gli alleati.
La segretaria di Stato Hillary Clinton, parlando a una conferenza al Center for American Progress afferma: “Questo complotto, fortunatamente sventato dall’eccellente lavoro della nostra polizia e dai nostri professionisti dell’intelligence, è stata una violazione flagrante del diritto internazionale e degli Stati Uniti, e una pericolosa escalation nell’uso inveterato del governo iraniano della violenza politica e della sponsorizzazione del terrorismo. Non si tratta solo, tuttavia, dell’Iran e degli Stati Uniti, o anche dell’Arabia Saudita. Prendere di mira un ambasciatore viola la Convenzione sulla protezione e la repressione dei reati contro le persone che godono della protezione internazionale che, certamente, comprende i diplomatici. L’Iran è firmatario di questa convenzione. L’Iran è anche tenuto dalle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza a farle rispettare. Questo tipo di atto sconsiderato mina le norme internazionali e il sistema internazionale. L’Iran deve esserne ritenuto responsabile. In aggiunta alle misure annunciate dal Procuratore Generale, ieri, gli Stati Uniti hanno aumentato le nostre sanzioni contro individui del governo iraniano che sono coinvolti in questa cospirazione e nel supporto al terrorismo dell’Iran. Lavoreremo a stretto contatto con i nostri partner internazionali per aumentare l’isolamento dell’Iran e la pressione sul suo governo, e chiamare altri paesi ad unirsi a noi nel condannare questa minaccia contro la pace e la sicurezza” [12] [13].
Al briefing quotidiano alla Casa Bianca, Jay Carney, il portavoce, ha ripetuto lo slogan “Si tratta di una pericolosa escalation nell’uso inveterato della violenza da parte del governo iraniano. E riteniamo che un tentativo di assassinare un diplomatico negli Stati Uniti costituisca una violazione flagrante del diritto internazionale” [14] [15].
Il senatore democratico Carl Levin, presidente della Commissione del Senato sulle forze armate, drammatizza un po’ di più. Descrive il “complotto iraniano” come un “atto di guerra” contro gli Stati Uniti d’America [16]. Diversi membri repubblicani lo seguono facendo a gara, come Michael McCaul, Mark Kirk e Peter King.
Presso il Dipartimento di Stato, la portavoce Victoria Nuland ha annunciato che Hillary Clinton e il suo aggiunto William Burns hanno aumentato i contatti telefonici non solo con la loro controparte saudita e gli amici messicani, ma con le grandi cancellerie, per mobilitarle contro l’Iran. [17] Sul suo account Twitter, la rappresentante permanente degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite, Sussan Rice, annuncia: “Con un team di esperti degli Stati Uniti, ho contattato uno a uno ormai i membro del Consiglio di Sicurezza sul complotto smantellato dell’Iran” [18].
Giovedì 13, la cose camminavano a dovere, una audizione era in programma da lungo tempo, alla commissione del Senato per le banche sul tema: “Protezione contro le possibili minacce iraniane: le prospettive per l’amministrazione di implementare nuove sanzioni, un anno dopo” [19]. Wendy Sherman, ex assistente di Madeleine Albright è diventata Sottosegretaria di Stato per le relazioni col Congresso (Sottosegretario di Stato per gli affari politici), aggiorna sulle sanzioni in atto contro l’Iran per dissuaderlo dal sviluppare un programma nucleare militare e spiegare il nuovo sforzo degli Stati Uniti. Indica che importanti funzionari del Dipartimento di Stato si sono mobilitati per convincere tutti i partner del mondo a vietare i movimenti delle Guardie rivoluzionarie e le loro attività all’estero. Ecco, questo è in gioco in tutta questo affare: evitare che l’Iran esporti la sua rivoluzione.

Il movente introvabile
Quando era intervenuto a fianco del Segretario alla Giustizia, il direttore dell’FBI aveva paragonato il caso a “una sceneggiatura di Hollywood.” Questo parallelo colpisce tutti i commentatori. Infatti, i film d’azione non sono sempre coerenti, ma con una buona suspense e gli inseguimenti, lo spettatore non ha il tempo di pensare. Questa volta l’accusa contro l’Iran è troppo grande per non essere controllata. Per cominciare, qual è il movente?
Interrogato dal Washington Post, lo specialista dell’Iran alla Rand Corporation, Alireza Nader, ha espresso scetticismo. Ha detto che lo scenario di questo caso non corrisponde a nulla. Soprattutto, “Perché l’Iran dovrebbe assassinare l’ambasciatore saudita a Washington?” [20]. E’ davvero assurdo, l’ambasciatore Adel A. al-Jubeir è un confidente del re Abdullah con il quale l’Iran sta lavorando per mantenere le migliori relazioni possibili. Un tale attentato indebolirebbe inevitabilmente la monarchia a favore del clan Sudairi, acerrimi nemici di Teheran. In breve, per l’Iran, sponsorizzare il suo omicidio sarebbe come sparandosi in un piede.
Stessa storia con un altro esperto della Rand, il professor Rasool Nafisi della Strayer University, intervistato da The New York Times. Secondo lui in nessun modo la Guardia Rivoluzionaria opera sul suolo statunitense. E poi, osserva, l’ultima operazione attribuita all’Iran dagli Stati Uniti, risale al travagliato periodo della rivoluzione nel 1980 con l’assassinio di un oppositore.
Sulla CNN, i professori Jamsheed K. e Carol EB Choksy spiegano questa contraddizione. Riferendosi ad una fonte anonima degli Stati Uniti, gli esperti indicano che le Guardie Rivoluzionarie avrebbero agito per conto proprio per sabotare il riavvicinamento Iran-USA voluto dal presidente Mahmoud Ahmadinejad e dal suo nuovo ministro degli Esteri, Ali Akbar Salehi, e annunciato da loro a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il complotto sarebbe stato sponsorizzato dai generali Qassem Soleimani e Ali Jafari, comandanti delle Guardie Rivoluzionarie, dal generale Rostam Ghasemi, ministro del petrolio, tutti e tre fedeli seguaci di Ali Khamenei [21].
Questo tipo di commento rileva la scelta per la propaganda di guerra o per la frode intellettuale in ciò che sembra saggio, ma non è in alcun modo motivato.  Indipendentemente da ciò, piace ai media e convince gli spettatori distratti. Seguendo la serie dei talk show durante cui degli esperti s’ingolfano sulle orme di Eric Holder e Joe Biden: l’incoerenza del complotto non attesta che si tratta di una montatura, ma di una guerra tra i leader iraniano. Immediatamente, le differenze di opinione e di rivalità tra le figure politiche iraniano devono essere presentata e sovra-interpretate in modo americanocentrico, come se si basassero sulla pace e sulla guerra tra Washington e Teheran. Questi commenti inducono l’idea che alcuni elementi canaglia iraniani, desiderino lo scontro armato e che, in queste condizioni, gli Stati Uniti devono agire senza aspettare che questi elementi siano pronti.

Una sceneggiatura hollywoodiana? Ovviamente, ma per un B-movie
Nonostante tutti questi sforzi, la messa in scena del “complotto iraniano” si sgonfia. Certo, il principe Saud al-Faisal, Ministro degli Affari Esteri saudita, ha denunciato le ingerenze iraniane nel mondo. Il primo ministro britannico David Cameron, i ministri degli esteri francese, olandese e del Kosovo, hanno espresso la loro profonda preoccupazione. Poi più nulla. Solo il silenzio imbarazzato di molte cancellerie stanche degli spettacoli americani. Per la CNN, l’ex capo del dossier iraniano del Consiglio di sicurezza nazionale, Gary Sick ha osservato, “l’Iran non ha effettuato – o apparentemente anche cercato – un assassinio o un attacco negli Stati Uniti, ed è difficile credere che si baserebbe su una banda non-islamica, per compiere questa missione, tra le più sensibili possibili. In questo caso, avrebbero assunto  un dilettante e un cartello della droga messicano, conosciuto per essere infiltrati dalle intelligence ufficiali messicana e statunitense” [22] [23]. Infatti, Los Zetas è formato da ex militari messicani, alcuni dei quali erano noti per essersi formati negli Stati Uniti, presso la Scuola delle Americhe.
Ancor più banalmente, l’ex agente della CIA Robert Baer, habitué dei media, si fa beffe presso il Time Magazine di questo scenario grottesco. Come può l’amministrazione Obama sperare di far credere che un gruppo elitario come la forza al-Quds abbia dato in appalto questa operazione a un venditore di auto e a una organizzazione criminale messicana? Questo sembro per lo più  disinformazione dei Mujahedeen e-Khalq [24], di cui hanno fatto una specialità e che Washington sostiene con entusiasmo [25].
Se ognuno capisce che l’amministrazione Obama inventa o recupera false accuse per indurire il tono nei confronti di Teheran, ci rendiamo anche conto che la sua politica è di contenimento, non di guerra. Paradossalmente, questa febbre improvvisa mostra che gli Stati Uniti non hanno la capacità di confrontarsi con l’Iran e preferiscono arringare i loro partner affinché rinuncino a un qualsiasi rapporto con l’Iran.
In breve, il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha concluso su al-Jazeera: “In passato, l’amministrazione americana ha detto che vi erano armi di distruzione di massa in Iraq. Loro [gli americani] l’hanno detto con grande forza, hanno presentato dei documenti e tutti dicevano: ‘Sì, noi ci crediamo, siamo d’accordo (…) E se oggi gli si chiedesse se queste affermazioni sono vere? Hanno trovato armi di distruzione di massa in Iraq? Hanno fabbricato una manciata di carte. E’ difficile da fare? La verità [circa il presunto complotto] finirà per scoppierà e tutto andrà bene per noi, in quel momento.”

Documenti allegati
Atto d’accusa. Gli Stati Uniti d’America contro Manssor Arbabsiar e Gholam Ali Shakur (11 ottobre 2011) (PDF – 2,5 MB)

Note
[1] “Treasury Sanctions Five Individuals Tied to Iranian Plot to Assassinate the Saudi Arabian Ambassador to the United States”, US Department of Treasury, 11 ottobre 2011.
[2] Cfr. documento scaricabile in fondo a questa pagina.
[3] “US Accuses Iranians of Plotting to Kill Saudi Envoy”, Charlie Savage e Scott Shane, The New York Times, 11 ottobre 2011.
[4] “How an alleged plot to assassinate Saudi ambassador was discovered along the Mexican border”, Associated Press, 12 ottobre 2011.
[5] “Iranian plot may have involved ambassador’s favorite restaurant. Cafe Milano?”, Roxanne Roberts e Amy Argetsinger, The Reliable Source, The Washington Post, 11 ottobre 2011.
[6] “Iran behind alleged terrorist plot, US says”, Jerry Markon e Karen DeYoung, The Washington Post, 11 ottobre 2011.
[7] “Friend: Man accused in Saudi assassination plot likes to be called ‘Jack’”,  Ed Payne, CNN, 12 ottobre 2011.
[8] “Friend: Suspect in ambassador plot ‘no mastermind’”, Associated Press, 12  Ottobre 2011.
[9] “The President and the King agreed that this plot represents a flagrant violation of fundamental international norms, ethics, and law. They also praised the work of intelligence and law enforcement agencies that led to the disruption of this plot, and reiterated the joint commitment on the part of the United States and Saudi Arabia to pursue a strong and unified international response that holds those responsible accountable for their actions“.
[10] “Summary of Obama’s Call with King Abdullah of Saudi Arabia”, Casa Bianca, 12 ottobre 2011.
[11] “Sen. Dianne Feinstein on Iranian Plot: ‘There May Be a Chain of These Things’”, Sunlen Miller, ABC News, 12 ottobre 2011.
[12] “This plot, very fortunately disrupted by the excellent work of our law enforcement and intelligence professionals, was a flagrant violation of international and US law, and a dangerous escalation of the Iranian Government’s longstanding use of political violence and sponsorship of terrorism. This is not just, however, about Iran and the United States or even just about Saudi Arabia. Targeting an ambassador violates the Convention on the Protection and Punishment of Crimes against Internationally Protected Persons, which, of course, includes diplomats. Iran is also in agreement with the Security Council resolutions to implement it. This kind of reckless act undermines international norms and the international system. QIran must be held accountable for its actions. In addition to the steps announced by the attorney general yesterday, the United States has increased our sanctions on individuals within the Iranian Government who are associated with this plot and Iran’s support for terrorism. We will work closely with our international partners to increase Iran’s isolation and the pressure on its government, and we call upon other nations to join us in condemning this threat to international peace and security“.
[13] “American Global Leadership at the Center for American Progress”, Hillary Rodham Clinton, US Department of State, 12 ottobre 2011.
[14] “It’s a dangerous escalation of the Iranian government’s longstanding use of violence. And we consider an effort to assassinate a diplomat in the United States to be a flagrant violation of international law“.
[15] “White House Press Briefing”, Jay Carney, 12 ottobre 2011.
[16] “A top Senate Dem says Iran plot may be act of war”, Associated Press, 12 ottobre 2011.
[17] “Daily Press Briefing”, Victoria Nuland, Département d’État, 12 ottobre 2011.
[18] “Together with a team of US experts, I’m briefing individual members of the #UN Security Council today on the disrupted #Iran plot
[19] “Addressing Potential Threats from Iran: Administration Perspectives on Implementing New Economic Sanctions One Year Later”, Banking Senate Commitee, 13  ottobre 2011.
[20] Washington Post, op cit.
[21] “Terror plot aids Iran hardliners, fuels enmity with US”, Jamsheed K. Jamsheed Choksy e Carol EB Choksy, CNN. 12 ottobre 2011.
[22] “Iran has never conducted — or apparently even attempted — an assassination or a bombing inside the US And it is difficult to believe that they would rely on a non-Islamic criminal gang to carry out this most sensitive of all possible missions. In this instance, they allegedly relied on at least one amateur and a Mexican criminal drug gang that is known to be riddled with both Mexican and US intelligence agents“.
[23] “Did Iran launch a plot against the US?”, CNN, 12 ottobre 2011.
[24] Cfr. il nostro file sui Mujahidin-e Khalq.
[25] “Washington Bombing Plot Is Out of Character for Iran’s Professional Killers”, Robert Baer, Time Magazine, 12 ottobre 2011.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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