I sospettati di Woolwich protetti dall’intelligence inglese

AangirfanAangirfan 26 maggio 2013

001Michael Adebolajo venne rilasciato dal Kenya con l’aiuto dell’MI5? Michael Adebolajo, uno dei presunti ‘terroristi’ di Woolwich, sarebbe diventato padre pochi giorni prima dell’attentato a Woolwich. Mirror.co.uk Nel 2010, Michael Adebolajo potrebbe essere stato inviato dai servizi di sicurezza del Regno Unito a collaborare con al-Qaida in Somalia. (al-Qaida viene ora utilizzata per cercare di rovesciare il Presidente Assad della Siria). Secondo quanto riferito, Michael Adebolajo era in un gruppo diretto in Somalia e arrestato in Kenya nel 2010. Michael Adebolajo venne arrestato in Kenya in quanto sospettato di essere al centro di un complotto di al-Qaida e della CIA, nel 2010. L’MI5 ha ‘cercato di reclutare’ il sospettato dell’attentato di Woolwich Michael Adebolajo
Era una delle sette persone, tra cui due ragazzi delle scuole secondarie, arrestate dalla polizia del Kenya nel novembre 2010.

AswatL’ideatore dell’attentato di Londra del 7/7 Aswat (a destra), avrebbe lavorato per l’MI6. Le bombe di Londra: Domande senza risposta

La stampa keniota ha riferito che Michael Adebolajo era “sospettato di essere la mente del gruppo“. Michael Adebolajo sembra aver avuto l’appoggio del governo britannico, perché venne deportato in Gran Bretagna senza spese. Dopo il ritorno dal Kenya, i membri della sua famiglia hanno detto che era costantemente in contatto con agenti dell’MI5. L’MI5 ha ‘cercato di reclutare’ il sospettato dell’attentato di Woolwich Michael Adebolajo. Adel Abdul Majid fu implicato, nel 1981, nell’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat. Nel 1991 fuggì in Inghilterra e subito gli venne concesso asilo politico. Terroristi che lavorano per l’MI6
BBC Newsnight potrebbe essere stata utilizzata per diffondere disinformazione sulla connessione con l’MI5. ‘Un amico di Michael Adebolajo’ ha detto alla BBC che l’MI5 aveva tentato di reclutare Michael Adebolajo sei mesi fa. E’ più probabile che Michael Adebolajo sia stato un agente dell’MI5 per molti anni. Quando Michael Adebolajo fu arrestato in Kenya, alla famiglia era stato detto dalle autorità keniote che sarebbe stato impiccato o decapitato. Ma fu liberato per ritornare in Gran Bretagna. “La decisione sollevò interrogativi sul coinvolgimento ufficiale nel rilascio di Adebolajo, e sulla reale portata dei suoi legami con i servizi segreti quando tornò nel Regno Unito.” L’MI5 ha ‘cercato di reclutare’ il sospettato dell’attentato di Woolwich Michael Adebolajo

0ooooAimee West

Aimee West viene indicata essere l’amante di Lee Rigby. Un’amica di Aimee West, una poliziotta militare, ha detto al Sunday Mirror: “Si sono conosciuti circa due anni fa e le aveva fatto la proposta recentemente. Non credo che potrà mai avere quell’anello.” Il padre del presunto ‘terrorista di Woolwich’ Michael Adebowale è un diplomatico. Lavora per l’Alta Commissione nigeriana e vive in un appartamento a pochi metri dalla prigione di Holloway. La madre Juliette Obasuyi era addetta alla sorveglianza. Era un ragazzo amorevole, tranquillo”, dice Taylor Damilola, tutore di Adebowale. Anders Breivik era figlio di un diplomatico ed era un ragazzo affettuoso. I servizi di sicurezza spesso scelgono persone come Adebowale e Breivik per farne i loro capri espiatori mentalmente controllati. Steve Adebiyi ha detto del suo amico Michael Adebowale: ‘Gli hanno fatto il lavaggio del cervello’. Il presunto ‘terrorista di Woolwich’, Michael Adebolajo, era sotto l’influenza dell’MI5. Parlando al programma della BBC Newsnight, un amico di Michael Adebolajo ha detto che “Michael era stato torturato e vessato dall’MI5, che gli chiese di spiare per conto loro”.
Amico di un sospettato di Woolwich, dopo l’arresto, compare su Newsnight/Attentato di Woolwich: l’MI5 ‘ha offerto un lavoro al sospettato’
(Osama bin Laden, quando viveva a Wembley, sarebbe stato ospite dell’MI6 nel 1996.)

LewthwaiteSamantha Lewthwaite, un altro fantasma sottoposto a lavaggio del cervello.

L’amico di Michael, Abu Nusaybah, è stato arrestato in base alla legislazione antiterrorismo pochi minuti dopo aver agito da ‘informatore’ alla BBC. Abu Nusaybah dice che Michael, mentre studiava in un villaggio in Kenya nel 2012, era stato arrestato e poi violentato. Secondo The Guardian, nel 2012 Michael si recò da un avvocato per lamentarsi delle molestie da parte dell’MI5. Michael Adebowale, il secondo ‘terrorista’ di Woolwich, è sospettato di aver subito il lavaggio del cervello da parte dell’MI5, mentre era nell’istituto correzionale minorile di Feltham. Tra le altre persone dalla mente controllata dall’MI5, presenti a Feltham, si pensa vi fossero Richard Reid e Jermaine Grant. Richard Reid finse di cercare di far saltare in aria un aereo con un ‘scarpa bomba’ e Jermaine Grant è attualmente detenuto in Kenya accusato di terrorismo. Juliet, la madre di Adebowale, vi lavorava come addetta alla sorveglianza. Adebowale apparve brevemente in TV nella serie di Jamie Oliver ‘School Dinners.
Analogie tra quello che è successo nella Casa per bambini di Kincora e la Casa per bambini di Bryn Estyn. MI5 e MI6 torturano bambini? MI5 e MI6 si dice siano state coinvolte nell’organizzazione di pedofili delle Case per bambini di Kincora e di Bryn Estyn, nel Regno Unito. Secondo quanto riferito, l’ex capo dell’MI6 britannico, Sir Maurice Oldfield, sarebbe stato visto dalle sue guardie dello Special Branch avvalersi dei ragazzi della Casa per bambini di Kincora. (The Troubles) Presumibilmente, Oldfield condivideva i ragazzi con Sir Anthony Blunt, diversi vescovi e un arcivescovo.

savile 8Sir Jimmy Savile, sospettato di essere una spia, vicino alla casa di Kincora.

Michael Adebolajo è nato in una ricca famiglia cristiana. Samantha Lewthwaite è la figlia di un soldato. Molti dei bambini controllati mentalmente sono figli di militari. Il 3 marzo 2012, il Daily Mail ha narrato di Samantha Lewthwaite di Aylesbury, Buckinghamshire, in Inghilterra. La ragazza terrorista che di lavora per le spie. Samantha è collegata agli attentati alla metropolitana di Londra del 2005 e al terrorismo a Mombasa, in Kenya. Suo padre era un soldato dell’esercito britannico. I suoi genitori si sono separati quando lei aveva 11 anni. C’è il sospetto che Samantha lavorasse per l’intelligence militare (MI5 o MI6). Potrebbe essere stata sottoposta al lavaggio del cervello. Da adolescente, che indossava make-up e abiti firmati e andava alle feste con i suoi amici, si sarebbe convertita all’Islam.

*CONSULT DAILY MAIL PICTURE EDITOR BEFORE USE* LINDSEY JAMAL (boSamantha e Germaine Lindsay

Mentre studiava per una laurea in religione e politica presso la Scuola di Studi Orientali e Africani di Londra ha incontrato il giamaicano Germaine Lindsay, un collega convertitosi all’Islam. Germaine Maurice Lindsay ha avuto legami con la criminalità droga. Vi è il sospetto che sia stato protetto dalla polizia e dai servizi di sicurezza. La polizia non riuscì a seguire un caso di conflitto a fuoco in cui era coinvolta l’auto usata da Lindsay. (Inchieste del 7/7: la polizia fallisce.) Lindsay ebbe una condanna per importazione di droga. La CCTV della macchina non poteva essere utilizzata “perché fu oscurata da un manifesto della polizia del Bedfordshire.” Il funzionario incaricato delle indagini andò in vacanza e poi partecipò a un corso di formazione. Alla fine, l’auto di Lindsay venne trovata alla stazione ferroviaria di Luton, nell’ambito delle indagini sugli attentati del 7 luglio. Presumibilmente, Germaine Lindsay era uno degli attentatori della metropolitana di Londra del 2005 e morì al King Cross di Londra. Dopo gli attentati del 7 luglio, Samantha fu posta dalle autorità in una ‘casa sicura’. La polizia del Kenya dice che trovò la villa di lusso di Samantha Lewthwaite, nella località turistica di Mombasa in Kenya. Suggerisce che fosse coinvolta in un complotto per far esplodere alberghi e centri commerciali a Mombasa. Aveva un passaporto sudafricano con il nome di Natalie Faye Webb.

article-0-11F7EC47000005DC-607_634x362La polizia ritiene che le persone che vissero nella villa di Mombasa fossero Samantha Lewthwaite e Habib Ghani, originario di Hounslow, nel Regno Unito. Il padrone di casa, Nelson Korir, disse che l’uomo si faceva chiamare Mark e parlava con un accento inglese, che tre bambini erano con la coppia e che la donna indossava vestiti occidentali e non aveva la testa coperta. La polizia keniota era inciampata su una cellula dell’MI6 o del Mossad?

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I mandanti sauditi

Dean Henderson, Left Hook, 29 ottobre 2012

Fox News si svela sempre più essere un programma di psy-op saudita/israeliano per distruggere gli USA, incoraggiando stupidità, arroganza e la combinazione più micidiale e corrosiva di questi due elementi. Ciò non deve sorprendere, dato che il maggior azionista della psy-op Newscorp/Wall Street Journal/Fox News è il sionista Rupert Murdoch. La seconda delle parti interessate è il principe saudita al-Waleed bin Talal. La sottomissione degli statunitensi agli interessi di Israele è ben documentata. Meno noto è il ruolo saudita come finanziatore degli intrighi Mossad/MI6/CIA in tutto il mondo. Sia la Fratellanza Musulmana, che la Casa dei Saud e i cabalisti d’Israele sono stati creati dai loro fratelli massoni dei servizi segreti britannici. L’oligarchia bancaria degli Illuminati gestisce tutte e tre le società segrete e controlla l’economia globale attraverso il monopolio della banca centrale e l’egemonia sul traffico di petrolio, armi e droga. Questa cabala di satanisti guidata dai trilionari Rothschild, disprezza ugualmente le persone di tutte le fedi, siano ebrei, cristiani, musulmani, buddisti o animisti. Il trucco è escluderci e tenerci all’oscuro e divisi. Così i loro spaventapasseri indossano molti cappelli. (Quello che segue è tratto dal Capitolo 5: Affittasi sceicco del Golfo Persico: Big Oil & i suoi banchieri…)

La Casa dei Saud ha storicamente operato come ufficiale pagatore per le avventure militari segrete  ideate dalla City of London. Fa parte dell’inganno su petrolio in cambio di armi e droga, fungendo da carburante della lavanderia degli eurodollari a Londra. I sauditi inviarono oltre 3,8 miliardi dollari alla CIA per addestrare i mujahidin afghani. Il loro emissario era Usama bin Ladin. Diedero 35 milioni di dollari ai contras del Nicaragua. La tangente Northrop/Lockheed destinata ad Adnan Khashoggi, giocava un ruolo chiave nel rifornire l’Impresa di Richard Secord finanziata dalla Casa dei Saud. Ma mentre gli sforzi verso i contras e i mujahidin finirono sulle prime pagine dei  giornali, la Casa dei Saud era occupata a finanziare la contro-insurrezione in tutto il mondo.
In Africa, i sauditi fornirono supporto al Fronte per la Salvezza Nazionale (NFS) che operava dalle basi in Ciad, nel tentativo di rovesciare il presidente libico Muammar Gheddafi. Il Ciad è stato a lungo un paese importante per il dominio della Exxon-Mobil sulla produzione petrolifera del Nord Africa. Nel 1990, a seguito del riuscito contro-colpo di stato sostenuto dalla Libia contro il governo del Ciad che sponsorizzava l’NFS, gli Stati Uniti evacuarono 350 capi del NFS con il finanziamento saudita. Gli Stati Uniti restituirono 5 milioni di dollari di aiuti al governo dittatoriale del Kenya di Daniel Arap Moi, in modo che il Kenya ospitasse i leader del NFS, mentre altri governi africani rifiutarono di prenderseli. Arap Moi poi sostenne le operazioni segrete della CIA in Somalia, che sempre i sauditi finanziavano.
I sauditi finanziarono i ribelli dell’UNITA di Jonas Savimbi in Angola, nel loro brutale tentativo di rovesciare il governo socialista dell’MPLA del presidente Jose dos Santos. Su richiesta della CIA, i sauditi inviarono milioni in Marocco per pagare l’addestramento in quel paese dell’UNITA. L’Angola ha enormi giacimenti di petrolio. Nel 1985, la Chevron e la Texaco gestivano il 75% dei proventi del petrolio dell’Angola. Nel 1990, il 29% del greggio Exxon-Mobil diretto negli USA proveniva dall’Angola. Una relazione annuale della De Beers, il tentacolo della famiglia Oppenheimer che monopolizza il commercio mondiale dei diamanti, si vantava di acquistare  diamanti dall’UNITA. Savimbi venne accolto alla Casa Bianca dal presidente Reagan. I sauditi finanziarono la RENAMO nella campagna terroristica del ‘Piano Rosa’ della CIA, e da loro appoggiata, contro il governo nazionalista del Mozambico. Verso la metà degli anni ’80, sia i sauditi che l’Oman inviarono armi alla RENAMO attraverso le isole Comore, in nome di Israele e dell’apartheid in Sud Africa. Due presidenti delle Comore, Ali Soilah e Ahmed Abdullah Abderemane, furono assassinati dai mercenari che proteggevano il traffico di armi.
Nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), ex Zaire del fantoccio degli Illuminati Mobutu Sese-Seko che aveva governato con il pugno di ferro per quasi quattro decenni, aveva operato come cane da guardia della City of London sulle ricche riserve di cobalto, uranio e molibdeno dello Zaire; tutti elementi vitali per il programma militare nucleare degli Stati Uniti. Lo Zaire è anche ricco di rame, cromo, zinco, cadmio, stagno, oro e platino. Mentre Mobutu accumulava oltre 5 miliardi di dollari nei conti bancari svizzeri, belgi e francesi, il popolo dello Zaire viveva nello squallore. Mobutu fu insediato nei primi anni ’60 dopo che l’agente della CIA Frank Carlucci, poi segretario alla difesa di Reagan e Bush, e ora presidente del fondo di investimento della famiglia bin Ladin, Carlyle Group, aveva operato come consulente dei gangster che assassinarono il primo ministro del Congo Patrice Lumumba. Sotto il regno di Mobutu, gli Stati Uniti ebbero basi militari a Kitona e Kamina, da dove la CIA perseguiva le guerre segrete contro l’Angola, il Mozambico e la Namibia, con il finanziamento della Casa dei Saud. La guardia del palazzo di Mobutu, DSP, fu addestrata dal Mossad israeliano. Alla fine degli anni ’70, i sauditi pagarono molto affinché le truppe marocchine salvassero Mobutu dai secessionisti katanghesi guidati da Laurant Kabila. Mobutu fu deposto nel 1998 dalle forze fedeli a Kabila, amico di Fidel Castro. I sauditi cominciarono il finanziamento delle incursioni militari nel Congo dei governi di Rwanda, Uganda e Burundi. Questa destabilizzazione della regione dei laghi causò il genocidio ruandese. Kabila fu assassinato nel 2000, dopo aver rifiutato di giocare per conto degli Illuminati. Più di quattro milioni di persone sono morte nella RDC, negli ultimi dieci anni. Lumumba e Kabila non furono i primi nazionalisti africani presi di mira dagli illuminati.
Nel corso degli anni ’50 e ’60 la CIA e l’intelligence francese assassinarono il nazionalista marocchino Mahdi ben Barqa, la cui Union Nationale des Forces Populaires minacciavano il monarca-fantoccio degli USA, re Hassan II. Il presidente di sinistra della Giunea Sekou Toure e il socialista tunisino Habib Bourgiba furono assassinati dai servizi segreti occidentali. Nel 1993 il presidente sudanese Omar al-Bashir ha accusato i sauditi di fornire armi all’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA) di John Garang. La parte meridionale del Sudan, che l’SPLA sta cercando di staccare, è ricca di petrolio. Il Mossad ha rifornito per anni l’SPLA dal Kenya. Nel 1996, l’amministrazione Clinton annunciava aiuti militari a Etiopia, Eritrea e Uganda. L’aiuto venne incanalato per un’offensiva del SPLA su Khartoum. La crisi nel Darfur è il risultato diretto dell’ingerenza di Arabia Saudita/Israele/USA per conto di Big Oil.
Il Presidente algerino Chadli Benjladid accusò i sauditi di finanziare il barbaro Gruppo Islamico Armato (GIA) che, dopo che l’Algeria aveva protestato contro gli USA per l’avvio della Guerra del Golfo, scatenò il terrore contro il popolo algerino. Benjladid fu costretto a dimettersi. Ciò fu seguito dal passaggio frettoloso della legge sugli idrocarburi, che aveva aperto i giacimenti petroliferi del paese storicamente socialista ai Quattro Cavalieri. La CIA ha poi aiutato i terroristi del GIA a recarsi in Bosnia, dove contribuirono a distruggere la Jugoslavia socialista. L’Algeria ha una lunga storia di sfida a Big Oil. Il presidente Houari Boumedienne, uno dei grandi leader arabi socialisti di tutti i tempi, fece appello ad avviare un ordine economico internazionale più giusto, nei suoi discorsi infuocati alle Nazioni Unite. Aveva incoraggiato i produttori a fare del cartello un mezzo per l’emancipazione del Terzo Mondo dai banchieri di Londra.
Il petroliere indipendente italiano Enrico Mattei iniziò a negoziare con l’Algeria e altri paesi nazionalisti dell’OPEC che volevano vendere il loro petrolio a livello internazionale, senza avere a che fare con i Quattro Cavalieri. Nel 1962 Mattei morì in un misterioso incidente aereo. L’ex agente dell’intelligence francese, Thyraud de Vosjoli, dice che la sua agenzia era coinvolta. William McHale del Time, che aveva seguito il tentativo di Mattei di spezzare il cartello di Big Oil, morì anch’egli in circostanze strane.
Nel 1975 gli Stati Uniti inviarono 138 milioni di dollari in aiuti militari, attraverso l’Arabia Saudita, allo Yemen, nella speranza di rovesciarvi la rivoluzione marxista. Il tentativo fallì e il paese fu diviso tra Nord e Sud Yemen per due decenni, prima di fondersi di nuovo nel 1990. L’aiuto di Stati Uniti/Arabia Saudita a Yemen e Oman continua fino ad oggi, nel tentativo di eliminare i movimenti nazionalisti in quei paesi, che confinano con il regno saudita e i suoi vasti giacimenti petroliferi controllati dai Quattro Cavalieri. Durante il tentativo di partizione della Bosnia dalla Jugoslavia, il re saudita Fuad arrivò a chiedere la fine dell’embargo dell’ONU sulle armi. Quando l’embargo venne tolto, i sauditi finanziarono gli acquisti di armi dei bosniaci musulmani. Più tardi, i sauditi finanziarono il narcotrafficante Kosovo Liberation Army, così come i separatisti albanesi dell’NLA che attaccavano il governo nazionalista di Macedonia. I sauditi finanziarono anche le operazioni segrete della CIA in Italia, dove sborsarono quasi 10 milioni di dollari, nel 1985, per cercare di distruggere il partito comunista.
Recentemente il principe saudita Bandar ha donato un milione di dollari alla Biblioteca presidenziale Bush Sr., e un altro milione alla campagna di alfabetizzazione Barbara Bush. La sera dell’11 settembre 2001, il principe Bandar fumava sigari alla Casa Bianca con il presidente Bush, mentre i membri della famiglia bin Ladin venivano evacuati dagli Stati Uniti nello spazio aereo chiuso a tutto il resto del traffico. I sauditi semplicemente giocarono il loro storico ruolo di ufficiali pagatori di Mossad/MI6/CIA nell’attuazione del 9/11?

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

I Rothschild mettono le mani sul petrolio del Sud Sudan

Dean Henderson, Counterpsyops 11 ottobre 2012

Il 9 luglio 2011 il Sud Sudan è diventato la 193.ma nazione del mondo. Meno di una settimana dopo  violenze sono scoppiate nel Sud Kordofan, una zona alla nuova frontiera tra Sudan e Sud Sudan,  controllata dal Sudan e ricca di petrolio. Non contenti del sequestro di giacimenti di petrolio del Sud Sudan, il cartello delle otto famiglie di banchieri guidato dai Rothschild, sembra voler spostare la nuova frontiera più a nord, strappando ancora più petrolio greggio al popolo del Sudan. Per decenni i servizi segreti occidentali hanno sostenuto l’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA), nel tentativo di consegnare la parte meridionale del Sudan ai quattro cavalieri del petrolio. La regione possiede il 75% delle riserve petrolifere del Sudan.
Ciò che è stata la più lunga guerra civile dell’Africa, alla fine terminò quando il presidente sudanese Omar Hassan al-Bashir, sotto pressione, cedette la parte meridionale del suo paese ai vampiri bancari del FMI/Banca Mondiale, dopo un conflitto che ha lasciato più di 2 milioni di morti. [1] Pochi giorni dopo essersi dichiarata nazione sovrana, la società petrolifera statale del Sud Sudan, la Nilepet, costituiva una joint venture con la Glencore International Plc., per commercializzare il suo petrolio. Glencore è controllata dai Rothschild. La joint venture sarà la PetroNile, con il 51 per cento controllato da Nilepet e il 49 per cento dalla Glencore. [2]
Il nuovo presidente del Sud Sudan, Salva Kiir Mayardit, ha firmato una legge che istituisce formalmente la Banca Centrale del Sud Sudan. Il Sudan è uno dei cinque paesi – insieme a Cuba, Corea del Nord, Siria e Iran – la cui banca centrale non è sotto il controllo del cartello delle otto famiglie di banchieri guidate dai Rothschild. Non è dunque un caso che la moneta di questo nuovo feudo petrolifero dei Rothschild, si chiami sterlina del Sud Sudan. [3] Già nel 1993 il presidente sudanese al-Bashir aveva accusato l’Arabia Saudita di fornire armi all’Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA) di Johnny Garang. Il Mossad israeliano ha anch’esso rifornito lo SPLA per anni attraverso il Kenya, con l’approvazione della CIA.
Nel 1996 l’amministrazione Clinton annunciava che l’aiuto militare a Etiopia, Eritrea e Uganda doveva essere utilizzato per aiutare l’SPLA per un’offensiva contro Khartoum. [4] Quando questo sforzo sanguinoso fallì, gli scagnozzi delle otto famiglie iniziarono ad armare i ribelli in Ciad. Il Ciad è stato a lungo un paese importante per gli schemi produttivi in Nord Africa dell’Exxon-Mobil e della Chevron-Texaco. Il presidente del Ciad, Idriss Deby, che salì al potere nel 1991, era condiscendente con Big Oil. Fu anche classificato 16.mo nella lista dei peggiori dittatori del mondo, nel 2009, sulla rivista Parade. [5]
I ribelli in Ciad  avevano due obiettivi. Gli ufficiali pagatori della casa dei Saud della CIA, fornirono il supporto al Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS), che aveva tentato di rovesciare il Presidente libico Muammar Gheddafi. Nel 1990, a seguito del successo del contro-colpo di stato  supportato dai libici contro il governo del Ciad che sponsorizzava la NFS, gli Stati Uniti evacuarono 350 capi del NFS con il finanziamento saudita. Gli Stati Uniti consegnarono 5 milioni di dollari in aiuti al governo dittatoriale del Kenya di Daniel Arap Moi, in modo che il Kenya ospitasse i leader del NFS, che gli altri governi africani si rifiutarono di accogliere. Arap Moi poi figurò nelle operazioni segrete della CIA in Somalia, dove i sauditi avevano finanziato anche la controinsurrezione. [6]
Le agenzie di intelligence occidentali poi utilizzarono il governo del Ciad per finanziare il Movimento Giustizia e Uguaglianza (JEM). Dalle basi in Ciad, questi terroristi lanciavano incursioni nella regione sudanese del Darfur, creando la grave crisi dei rifugiati, durante l’apertura del secondo fronte settentrionale della guerra condotta contro il Sudan sul fianco meridionale, dall’SPLA di Big Oil. [7]
I media occidentali, ovviamente, accusarono del conflitto in Darfur soltanto il governo sudanese e l’idiocrazia liberale seguì presa per il suo stupido naso, come in Jugoslavia. Nel marzo 2009 il tribunale farsa preferito dalle otto famiglie, la Corte penale internazionale (CPI), accusò il presidente sudanese al-Bashir di crimini di guerra. Non vi fu alcuna menzione del JEM nelle accuse del CPI. Nell’agosto 2006, il presidente del Ciad Deby aveva fatto una svolta a sinistra, chiedendo che il Ciad ottenesse la quota del 60% della sua produzione petrolifera nazionale, dopo aver ricevuto per decenni solo le “briciole” dalle società straniere che gestivano il settore. Aveva accusato Chevron e Petronas di rifiuarsi di pagare le tasse, per un totale di 486,2 milioni dollari. [8]
Nel 2008, il presidente sudanese al-Bashir partecipò all’inaugurazione della rielezione di Déby, segnalando la ripresa delle relazioni che posero fine al conflitto nel Darfur. Con al-Bashir ancora seduto in cima a enormi giacimenti di petrolio, le otto famiglie idearono il piano per la secessione del Sud Sudan dal Sudan. Estenuato dai continui attacchi al suo popolo, che avevano lasciato due milioni di morti, al-Bashir è stato costretto all’accordo sulla divisione. Con le violenze che già esplodono nel Sud Kordofan, controllato dal Sudan e ricco di petrolio, sembra che l’SPLA e il suo sponsor Glencore/Rothschild non si accontentino di aver rubato la maggior parte dei giacimenti petroliferi del Sudan. I vampiri li vogliono tutti.

Note:
[1] “South Sudan: The World’s Newest Fragile Oil-Rich Petrostate” John Daly. 11.7.11
[2] “South Sudan’s Oil Company Forms Joint Venture With Glencore to Sell Oil” Matt Richmond. 12.7.11.
[3] “South Sudan Establishes Central Bank As It Receives Its New CurrencyBNO News. 15.7.11
[4] “US to Aid Regimes to Oust Government”, David B. Ottaway. Washington Post. 10.11.96
[5] “The World’s Ten Worst Dictators” Parade Magazine. 23.3.09
[6] “Mercenary Mischief in Zaire”, Jane Hunter. Covert Action Information Bulletin. Spring 1991.
[7] “Sudanese Warplanes Hit Darfur Rebels Inside Chad” Sudan Tribune. 3.6.09
[8] “Petronas Disputes Chad’s Tax Claims” Aljazeera. 30.8.06

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le operazioni militari in Somalia

za-Afriku  26.11.2011
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da un mese e mezzo vi è una vera e propria operazione militare “del Consorzio Petrolifero Internazionale” nei confronti della Somalia. I primi passi attivi iniziarono il 17 ottobre, quando il Kenya ha attraversato il confine della Somalia, ufficialmente per il fatto che dei somali avevano rapito due keniani.
L’operazione è stata denominata “Linda Nchi” (in swahili – “Difendere il paese“)
Sul raggruppamento delle truppe del Kenya, si sa ancora poco: l’operazione è stata preceduta dalla creazione al confine con la Somalia di un gruppo interarma tra Esercito, Aeronautica e Marina Militare, per un totale di 4 mila soldati del Kenya. La composizione delle forze e dei mezzi dei gruppi è elencata di seguito:
Dell’Esercito: 1° Battaglione di Fanteria (da Nanyuki), 78.mo Battaglione Carri (da Isiolo), 77.mo Battaglione Artiglieria (da Mariakani), 65.ma divisione artiglieria da campo (da Embakasi) e 50.mo battaglione aeromobile con elicotteri MD-500 (da Embakasi).
Dell’Aviazione: uno squadrone di F-5 (A/B), trasferito all’aeroporto di Uadjir.
Della Marina: navi e motovedette dalle basi navali Mtongve (Mombasa) e Manda.
Il gruppo operativo ha installato il centro di comando a Garissa (provincia nord-orientale del Kenya).
I droni israeliani Heron e Hermes 450 degli Stati Uniti, di stanza nelle basi aeree etiopi di Arba Minch, che ovviamente, ospitano i professionisti e le loro attrezzature nuove di zecca.
Inoltre a sostegno delle forze armate keniote vi sono le milizie locali, Ahlu Sunnah Waljamaah (ASWJ), una milizia sufi di Afmadow, che insieme con i keniani combattono al-Shabaab. Si tratta di 2mila uomini addestrati in Etiopia. Infine il gruppo di Ras Kamboni armato del clan Hawiye e guidato da Sheikh Ahmed del clan Madobe. In precedenza, gli uomini erano nell’organizzazione Hizbul Islam, con cui combatterono contro al-Shabab, agendo sul fronte meridionale.
Hizbul Islam poi, si è fusa con al-Shabab nel dicembre 2010. Da allora, Madobe e i suoi uomini hanno unito le forze con l’ASWJ e il governo federale di transizione della Somalia, al fine di continuare la loro lotta contro al-Shabab.
La Polizia di Djubaland – un gruppo in guerra con gli al-Shabab, dalla parte dei keniani. È diretta dall’ex ministro della Difesa della Somalia, Mohamed Abdi, un funzionario conosciuto anche con il suo soprannome “Gandhi”. Mohamed si definisce Presidente dell’Azania (Dzhubalanda). Sotto il suo comando, ha circa 2.500 somali reclutati dai campi di rifugiati somali in Kenya, e addestrati dal governo keniano (che ha fornito loro armi cinesi). Tale polizia in primo luogo sostiene le forze del Kenya nel centro di Gaza, presso Afmadow.
Per inciso, Sufi ed islamisti radicali sono uniti solo dall’odio verso al-Shabab. Ma nelle aree occupate dai rispettivi soldati, si sparano a vicenda, tanto che i keniani devono separarli.
E poi ci sono i separatisti del Djubaland – è qui gli al-Shabaab svolgono una guerra di propaganda. La polizia locale ha già arrestato centinaia di persone nei territori occupati, accusandoli di sostenere al-Shabaab. Nel discorso di Sheikh Hassan Dahir Aweys e di Mukhtar Robo, noto anche come Abu Mansur, leader degli al-Shabaab, hanno invitato i somali a resistere agli invasori.
Il 19 ottobre alle truppe del Kenya si sono unite quelle etiopi, sulla cui composizione e ampiezza non si conosce molto. La Città di Beletweyne si trova a 50 km dal valico di frontiera somala, sulla strada principale che attraversa il paese da nord a sud, e da Mogadiscio a Chisimaio, nel sud, l’autostrada è quasi sul mare (come in Libia) e da Mogadiscio svolta a nord verso Beletweyne, nei pressi del confine con l’Etiopia, e poi corre lungo il confine etiope per tutto il paese.
Gli al-Shabab, a nord non hanno alcun supporto, e non ci sono le forze per realizzare un rischieramento strategico delle truppe lungo le strade principali del paese, bloccando la strada a sud di Mogadiscio ed escludendo il Somaliland, già autonomo per conto suo.
Contemporaneamente con l’inizio delle truppe della coalizione nel sud della Somalia, il WWF (governo somalo ad interim, appoggiato dagli statunitensi, e disposto a concedergli il petrolio, come il CNT libico) e la forza di pace dell’Unione africana Amisom, che il 20 settembre è entrato in funzione nella periferia sud-ovest di Mogadiscio (regione di Daynile), sono intervenuti contro i militanti “al-Shabab” a Benadir, capoluogo della provincia. Durante i tre giorni di aspri combattimenti le truppe di Amisom e del WWF hanno messo sotto controllo gran parte della zona di Daynile. Le milizie hanno subito gravi perdite spostandosi nella periferia di Mogadiscio, a Elasha-Biyaha.

Il corso dei combattimenti
Secondo fonti filo-occidentali: Le forze della coalizione sono arrivate simultaneamente nelle province di Lower Juba, Middle Juba e nelle regioni di Gedo, da diverse strade, ma il colpo principale è stato applicato in direzione di Chisimaio da nord-ovest (dalla città di Afmadow) e da sud-ovest. Allo stesso tempo i gruppi armati somali preparati e armati in Kenya, che operano nel primo scaglione delle forze d’attacco, e le unità delle forze armate del Kenya, per lo più sostenute dal fuoco dell’artiglieria, dei carri armati e da attacchi missilistici aerei. A partire dal 24 ottobre, durante l’offensiva le forze della coalizione provincia di Lower Juba, sono avanzate fino a 100 km dal confine e hanno occupato i villaggi di Tabdo, Kokani, Cambon, Burgabo, Oddo e Kulbieu e un piccolo gruppo di isolati situato a sud di Chisimaio. Sono stati distrutti diversi campi di addestramento degli “al-Shabab“, tra cui il più grande campo nel sud della Somalia, Hul al-Adjer. Gli islamisti hanno subito considerevoli perdite in risorse umane e mezzi. Tuttavia, l’ulteriore sviluppo dell’offensiva, è stato ostacolato dalle condizioni stradali non ottimali, e nel sud della Somalia, a causa delle forti piogge. La rottura dell’assalto della coalizione  ha permesso al comando degli “al-Shabab” di avviare una mobilitazione generale nelle province meridionali, e di inviare rinforzi nella zona di Afmadow, dove, a quanto pare, si prevede una battaglia decisiva per il controllo della provincia del Basso Giuba e del Sud della Somalia, nel suo complesso.
L’operazione “Linda Nchi” si è svolta nelle province meridionali dalle truppe del Kenya in stretta collaborazione con il WWF della Somalia e le milizie delle fazioni somale di “Ras Kamboni” e “al-Sunna al-Djamaa“, per un numero totale stimato a 4-5000. Inoltre, le forze della coalizione sono supportate dagli attacchi arei dei droni dell’USAF MQ-9, e dal mare dalle navi della marina militare sttaunitense e della marina francese, del gruppo internazionale delle forze antipirateria, che effettuano il blocco del porto di Chisimaio, attraverso cui l’organizzazione “al-Shabab” ottiene le armi e munizioni ricevute dall’estero (principalmente da Yemen e Eritrea). Il 27 novembre, un drone statunitense bombarda la periferia di Chisimaio, a circa 500 chilometri a sud della capitale, Mogadiscio. 39 persone restano uccise.

Lo scopo politico della guerra
Pianificata e organizzata dagli Stati Uniti, le truppe del Kenya dovranno dare il potere formale della regione alle forze pro-keniane, supportando la creazione dello stato Azania, da cui gli Stati Uniti estraranno il petrolio, da cui  questa piccola Azania, otterrà quel denaro da spendere in armi per respingere i vicini.
L’esercito del Kenya non ha combattuto negli ultimi cento anni, in Kenya non avendo un’industria, ha il PIL che si basa sul turismo, incontra difficoltà già all’inizio delle operazioni, quando ancora l’artiglieria era concentrata e le linee delle comunicazioni lavoravano regolarmente; ma il primo attacco si è spento quando la pioggia ha spazzato le strade; mentre con l’unica rotabile, costruita da bin Ladin, il nemico ha raggruppato e mobilito le sue truppe, e  grazie all’esperienza accumulata, è riuscito a fermare e a colpire le linee delle comunicazioni nemiche, rallentando e intralciando le truppe regolari etiopi e keniane. Organizzata la difesa, gli islamici di al-Shabab potrebbero essere in grado di trasformazione la loro piccola struttura paramilitare, evolvendo in un movimento nazional-patriottico assai ostico per i paesi occidentali (come l’Afghanistan), le multinazionali e i regimi fantocci locali.

Creato il Fronte di liberazione libico per resistere al regime fantoccio USA-NATO

I lealisti si organizzano e lanciano la guerriglia contro lo stato neo-coloniale
Abayomi Azikiwe redattore di Pan-African News Wire
Abayomi Azikiwe, direttore di Pan-African News Wire, è stato intervistato in numerose occasioni da PressTV. Azikiwe ha discusso della politica estera statunitense verso la Libia e il continente africano.

Mentre la guerra degli Stati Uniti e della NATO contro la Libia entra in un’altra fase, il disegno neo-coloniale sul più grande stato produttore di petrolio dell’Africa diventa sempre più evidente ogni settimana. I decreti attuativi emanati dal Consiglio nazionale di transizione imperialista, stanno tentando di invertire le acquisizioni avute dall’inizio della Rivoluzione Al-Fatah del 1 settembre 1969.
Gli annunci che il paese sarà governato dalla legge islamica, devono essere esaminato in relazione alle politiche attuali del regime del CNT, che ha preso di mira l’eliminazione delle conquiste  sociali dei lavoratori, delle donne e degli africani del paese. Oggettivamente, lo status delle donne è minacciato con l’abrogazione dell’atto coniugale della Jamahiriya, che aveva fornito i diritti di eredità e di proprietà nel divorzio, che sarà con ogni probabilità radicalmente modificato dai nuovi governanti.
Tuttavia, questi cambiamenti imposti al popolo libico, sono accolti con obiezioni e ferma resistenza. I segni di questa sfida sono stati rivelati dai graffiti dipinti sui muri, che criticano fortemente e condannano il governo fantoccio e ne chiedono la rimozione.
Uno sforzo è in corso, per organizzare formalmente l’opposizione ai piani neo-coloniali per la Libia, basata soprattutto nel sud-ovest del paese. Nella regione conosciuta come Sahel, ex funzionari, operatori e sostenitori del governo di Gheddafi, si incontrano  giornalmente per tracciare la prossima fase della lotta per reclamare la loro nazione.
Nominandosi Fronte di liberazione libico (LLF), l’organizzazione è decisa ad attivare gli esistenti comitati popolari, stabilito durante il governo di Gheddafi, per avviare una campagna per rendere il regime del CNT ingovernabile. Il paese è pieno di sofisticate armi leggere, mortai e missili a corto raggio, in conseguenza della distribuzione di tali armi da parte della Jamahiriya, a seguito dell’assalto USA-NATO a questo stato del Nord Africa.
Anche il LLF sta esaminando le modalità per intervenire nelle supposte elezioni nazionali, che il CNT ha annunciato recentemente a Tripoli. Queste elezioni dovrebbero tenersi entro la metà del 2012, e le forze LLF hanno in programma di presentare candidati, se non sono vietati dal regime filo-occidentale.

Le prospettive del Movimento di Resistenza Nazionale in Libia
In Libia esiste un ampio sostegno e lealtà al governo precedente sulla base di una miriade di fattori. Nonostante la disaffezione di alcuni settori della popolazione libica dal governo Gheddafi, le manifestazioni a sostegno della Jamahiriya hanno attirato centinaia di migliaia di persone, prima della caduta di Tripoli a fine agosto.
Le conquiste sociali della Rivoluzione Al-Fatah sotto Gheddafi, hanno garantito istruzione gratuita, assistenza sanitaria, alloggi, pensioni e diritti civili ai popoli indigeni e alle donne. Questi benefici saranno negati con l’attuale sistema, e non ci sarà una diffusa ridistribuzione svolta dalle forze del CNT contro i leali del precedente governo.
Con la distruzione delle infrastrutture nazionali, insieme con il furto del tesoro di stato e delle attività estere della Libia, la rabbia e il malcontento si stanno diffondendo rapidamente. Questi fattori alimenteranno la resistenza alla attuale situazione politica e farà esplodere la ribellione che il CNT sarà incapace di reprimere.
Inoltre, le forze del CNT sono armati fino ai denti dagli Stati Uniti e dalla NATO, ma rimangono in gran parte una rete indisciplinata di unità autonome. Ci sono profonde divisioni tra le fila dei ribelli, che hanno portato a sparatorie tra le varie fazioni. L’apparente leadership politica del CNT è stata in grado di dominare le milizie armate che si sono rifiutate di unirsi in un’unica struttura militare, controllato dagli ufficiali.
Nel frattempo i rapporti indicano che il confinante Niger serve come retroguardia del LLF, mentre si organizza per le azioni future. Secondo un membro del movimento di resistenza, “Più di 800 organizzatori sono arrivati dalla Libia solo nel Niger, e molti altri arriveranno ogni giorno.” (Franklin Lamb in CounterPunch, 04-06 Novembre)
Questo stesso combattente lealista avrebbe detto che “Non è come i vostri media occidentali presentano la situazione di disperati fedelissimi di Gheddafi, che freneticamente distribuiscono fasci di banconote in contanti e lingotti d’oro per comprare la propria sicurezza dagli squadroni della morte della NATO, che ora brulicano nelle aree settentrionali della nostra patria. I nostri fratelli hanno controllato le vie sconfinate di questa regione per migliaia di anni, e sanno di non essere rilevati neanche dai satelliti e dai droni della NATO.”
Inizialmente il LLF avrebbe lavorato per la costruzione di una “lotta do popolo, impiegando la tattica maoista dei 1000 tagli contro il gruppo attuale che pretende di rappresentare la Libia“. Gli organizzatori del movimento di resistenza hanno accesso a telefoni satellitari, computer portatili e altro materiale, che saranno utilizzato per raccogliere informazioni e inviare i combattenti in tutto il paese. (CounterPunch)
Il LLF ha già rivendicato la responsabilità di due importanti operazioni nel paese. Il bombardamento di un impianto di stoccaggio dei carburanti a Sirte, che è stato riportato nel numero del 10 novembre del Workers World, e che avrebbe provocato la morte di oltre 100 ribelli del CNT. Inoltre il LLF dice di aver assassinato un ufficiale del CNT, Amin al-Manfur al-Manfa, che aveva precedentemente lavorato per Gheddafi, ma che cambiò bandiera dopo la ribellione del 17 febbraio, che ebbe inizio a Bengasi. (Adnkronos.com, 4 novembre)
Un portavoce del LLF avrebbe detto che il movimento sta lanciando una campagna di omicidi mirati contro 500 alti funzionari e agenti del regime del CNT. Il movimento di resistenza sottolinea che “Siamo pronti ad avviare una campagna per eliminare tutti i leader del Consiglio nazionale di transizione, uccidendoli uno ad uno. Questo è solo il primo elenco che intendiamo tracciare. Ci sono nomi di tutti i traditori che meritano la pena di morte“.
Allo stesso tempo, gli ufficiali del LLF hanno negato che il figlio ed erede di Muammar Gheddafi, Seif al-Islam, stia cercando di consegnarsi alla Corte penale internazionale (CPI) per essere processato per presunti crimini di guerra. Le dichiarazioni rese da Seif al-Islam nel corso degli ultime settimane, hanno riaffermato il suo impegno alla resistenza contro il regime neocoloniale, che ora afferma di essere la legittima autorità in Libia.
La CPI ha emesso mandati di cattura contro Muammar Gheddafi, Seif al-Islam e altri funzionari, durante la campagna di bombardamenti imperialista contro il paese, all’inizio dell’anno. L’ente si trova nei Paesi Bassi ed è uno strumento della politica estera occidentale, negli sforzi volti al cambio di regime in vari stati africani.
La CPI è nota per i suoi tentativi di perseguire i leader africani e non ha mai preso di mira nessun  funzionario degli stati imperialisti e dei loro alleati, che hanno commesso orrendi crimini di guerra negli ultimi due decenni. Anche se la Corte penale internazionale ha fatto dichiarazioni che indicano che avrebbe indagato sui crimini commessi dalla NATO e dalle forze del CNT, alcun rinvio a giudizio è stato emesso contro i ribelli, per non parlare dei loro sostenitori nelle classi dominanti degli Stati capitalisti dell’Europa Occidentale e del Nord America.

L’importanza della Libia per la guerra imperialista contro l’Africa
La guerra USA-NATO in Libia, l’installazione di un regime fantoccio e il furto su larga scala delle risorse e del tesoro nazionali del paese, preannuncia molto al resto del continente africano. Il ruolo strategico dell’Africa nel fornire  petrolio e minerali al sistema capitalista mondiale, richiede l’espansione del militarismo nel continente.
Gli sviluppi in Libia non possono essere visti separatamente dal rafforzamento del ruolo dell’US Africa Command (AFRICOM) in diversi paesi. In Africa centrale e orientale, il Pentagono ha inviato almeno 100 consiglieri e commandos delle Forze Speciali, in quattro diversi stati indipendenti.
In Somalia, a centinaia vengono uccisi ogni settimana dai droni Predator dalla CIA-Pentagono, in una campagna militare volta a liquidare il movimento di resistenza islamico al-Shabaab, che controlla gran parte del centro e del sud di questa nazione del Corno d’Africa. Il regime appoggiato dagli USA in Kenya, ha lanciato una vera e propria invasione della Somalia meridionale, sostenuta da Washington e Parigi.
Le forze militari del Kenya hanno perso 15 soldati, il 6 novembre, quando il loro battaglione è caduto in un’imboscata dei combattenti al-Shabaab, nella città meridionale di Tabata. Aerei dell’aeronautica del Kenya hanno bombardato il sud della Somalia, e la marina francese ha anche bombardato le aree che si riteneva fossero occupate dai sostenitori di al-Shabaab.
Questi attacchi contro la sovranità e l’indipendenza dell’Africa continueranno. I popoli africani devono inevitabilmente organizzarsi politicamente e militarmente per battere questa rinnovata sfida da parte dell’imperialismo, per consolidare il suo controllo neo-coloniale del continente.
I regimi filo-occidentali in Africa sono economicamente e socialmente fragili e sono, quindi, soggetti alle pressioni esercitate dagli Stati Uniti e dagli altri stati imperialisti. Il movimento contro la guerra nel Nord America e in Europa deve categoricamente opporsi a questa nuova ondata di interventi militari in Africa.
Queste lotte in Africa contro il militarismo imperialista, sono strettamente connesse con il peggioramento della crisi economica negli stati capitalisti. Le risorse che dovrebbero essere utilizzate per la creazione di posti di lavoro, alloggi adeguati, assistenza sanitaria universale e istruzione di qualità, nei paesi occidentali, vengono sprecati in ripetuti tentativi non riusciti di dominare l’Africa, l’Asia Centrale, il Medio Oriente e l’America Latina.
Di conseguenza, le forze progressiste dei paesi occidentali devono dimostrare la loro massima solidarietà ai popoli africani nella loro lotta contro l’intervento militare e lo sfruttamento da parte degli Stati imperialisti. Questa unità internazionale, di intenti e di azione, è in grado di assicurare il progresso necessario in questo periodo per promuovere la liberazione dell’umanità in tutto il mondo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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