Obama il chimico tra l’Iraq e i ribelli siriani

Dedefensa, 27 aprile 2013

399773Il 25 aprile 2013, DEBKAfiles spargeva la discreta isteria bellica, che caratterizza il senso storico del sito, del cambiamento (“una notevole inversione“) della valutazione del segretario della Difesa Hagel sull’utilizzo o meno di armi chimiche da parte di Assad. Hagel, alla fine di un tour in Medio Oriente e dopo aver respinto le dichiarazioni, nei giorni precedenti, che ritenevano che Assad abbia usato armi chimiche, all’improvviso questo impiego ora diventava, secondo lui, abbastanza probabile. Allo stesso tempo, la notizia è stata annunciata dal presidente Obama al leader del Congresso… “Con una notevole inversione, il segretario alla Difesa Chuck Hagel ha detto ad Abu Dhabi, il 25 aprile, che la comunità dell’intelligence degli USA crede che il governo siriano abbia usato armi chimiche contro il proprio popolo, determinando con “diversi gradi di fiducia” che le forze del presidente siriano Bashar al-Assad abbiano usato l’agente nervino sarin contro i civili e le forze che lottano per rimuovere Assad dal potere. La Casa Bianca informa il Congresso sulle armi chimiche ora utilizzare, ha detto Hagel, alcune ore dopo aver espresso riserve sulla valutazione del comandante dell’intelligence militare israeliana, brigadier-generale Itai Brun, che il regime di Assad abbia iniziato a ricorrere alla guerra chimica“. La cosa sarebbe importante perché l’anno scorso Obama ha annunciato che l’uso di armi chimiche da parte di Assad sarebbe stata la “linea rossa” da non superare, che sarebbe stato quasi un casus belli postmoderno, e che gli Stati Uniti avrebbero preso in considerazione l’intervento… Ma poi no, non è più sicuro: sono molto discreti a Washington su questa “famosa linea rossa” che non deve essere attraversata (luogo comune logoro utilizzato dai presidenti degli Stati Uniti che dettano al mondo) e ancor più discreti sul fatto che l’eventuale suddetto impiego (sempre meno presentato come assicurato) comporti automaticamente l’intervento.
Soffermiamoci su questo pasticcio chimico, fatto rivivere per l’ennesima volta, non senza aver già notato che, se c’è stato davvero un evento importante in Siria nelle ultime 72 ore, è piuttosto possibile, se non probabile, la risposta di un aereo iracheno contro i ribelli siriani in Siria. Lo vedremo quando ne parleremo più avanti in questo testo.
• In generale, la pomposa “allerta” di Washington sull’impiego(?) di armi chimiche in Siria ha incontrato molto scetticismo. (Cfr. John Glaser, Antiwar.com, 26 aprile 2013: “Questo sembra violare la “linea rossa” del presidente Obama, innescando certe azioni non specificate che si presumono di natura militare [...] Anche se non è chiaro se questo sia vero. Queste chiacchiere su una “linea rossa” sono una perdita di tempo“. O Stephan M. Walt, che il 26 aprile 2013, dice sulla politica estera: “Nessuno dovrebbe esser contento che le forze di Assad (forse) abbiano usato armi chimiche, ma non è ovvio, per me, perché la scelta di utilizzare tali armi è un’informazione decisiva a favore dei falchi interventisti.”)
• Quali sono le motivazioni dietro le argomentazioni di ognuno nella narrativa “Assad-ha-usato-le-armi-chimiche”? Da parte israeliana, presso i massimalisti di DEBKAfiles (26 aprile 2013), si tratta sempre di scatenare un meccanismo che coinvolga gli Stati Uniti in Siria, per farli scontrare con il problema iraniano, questa volta con la scusa delle armi di distruzione di massa (WMD). Per gli Stati Uniti, dove sembra certo che Obama non vuole un coinvolgimento diretto in Siria, appare che la drammatizzazione della “notizia” sia immediatamente soggetta a serie riserve, secondo informazioni del Congresso, ed è stata fatta per evitare l’offensiva dello stesso Congresso contro l’amministrazione, che verrebbe accusata di “morbidezza” dai report allarmistici che Israele potrebbe “far trapelare” ai parlamentari più militanti come Graham-McCain.
• Sul terreno in Siria, gli argomenti sull’uso di armi chimiche, spesso orchestrati dalla propaganda dei ribelli anti-Assad, ha ovviamente a che fare con la situazione sul terreno, che appunto sarebbe diventata più sempre più difficile per i ribelli. In particolare, abbiamo riportato due articoli che vanno in questo senso, da fonti molto distanti dall’attuale propaganda-sistema, ma per molti orientamenti, diversi. Tra questi la penna estremamente rispettata e rispettabile di Robert Fisk su The Independent del 26 aprile 2013: “Combattono per la Siria, non per Assad. Possono anche vincere. La morte insegue il regime siriano proprio come fa con i ribelli. Ma sulla prima linea della guerra, l’esercito del regime non è in vena di arrendersi, e sostiene che non ha bisogno di armi chimiche...” L’altra fonte citata è Tony Cartalucci, LandDestroyer del 25 aprile 2013:
“Le ultime due settimane hanno visto una serie di vittorie dell’esercito siriano in tutta la Siria.  Sembra che due intere compagnie di cosiddetti combattenti dell’”Esercito Libero siriano” siano state annientate presso Damasco, mentre le forze governative hanno ristabilito l’ordine dalle parti di Homs e lungo il precedentemente poroso confine siriano-libanese. Il tempo è scaduto per l’occidente, che sembra alla disperata ricerca di scuse per salvare la sua fallimentare guerra per procura. Così è necessaria un’azione militare, altrimenti ingiustificabile, dal solito pretesto “umanitario” inventato, come in Libia. In mancanza di ciò, come l’occidente ha già chiaramente fatto in Siria, una narrazione ancora più tenue viene resuscitata dalla sua meritata tomba. La CNN ha riferito, nel suo articolo, “Hagel: Prove che armi chimiche sono usate in Siria”, secondo cui...”
• Nel frattempo, il dibattito continua su un eventuale invio di un team di “esperti” delle Nazioni Unite per indagare sul presunto uso di armi chimiche. RussiaToday, 27 aprile 2013, ci spiega molto bene le incredibili manovre dello strumentato del blocco BAO, l’ONU, dopo non aver risposto alle richieste di Assad, ha cercato d’inviare una squadra sostanzialmente anti-Assad, escludendo esperti cinesi e russi per “pregiudizio“. L’inviato russo presso l’ONU, Vitalij Churkin, ha condannato “questo tipo di logica“, dicendo che in questo caso consiglierei “l’esclusione anche di quelli della NATO“. Il portavoce del ministero degli Esteri russo ha detto: “L’amministrazione del Segretariato delle Nazioni Unite ha chiesto che Damasco accetti la creazione di un meccanismo permanente di controllo su tutto il territorio siriano con accesso illimitato dappertutto. Lo schema delle ispezioni proposto è simile a quello utilizzato alla fine dello scorso secolo in Iraq, che a differenza della Siria, era sottoposto alla sanzioni delle Nazioni Unite.” In ogni caso, la Siria (che non è sottoposta ad alcuna sanzione ONU e quindi non ha alcun obbligo nei confronti dell’organizzazione), per il momento non permette l’accesso al suo territorio di una tale squadra.
Su questo caso, dedichiamoci ad alcuni dettagli tralasciati dalla relazione, che sono ciò che gli assegnano del fascino. Il segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon è al suo secondo mandato, che svolge sulla base di condizioni interne fortemente contestate (vedi il rapporto OIOS, del dipartimento responsabile per la revisione contabile del segretariato generale del 14 luglio 2010, dal tono spietatamente critico). Il presidente della Commissione europea Barroso, anche lui al secondo  mandato, aveva recentemente fatto scivolare una parola nell’orecchio di Obama, suggerendo l’idea che avrebbe perfettamente soddisfatto Obama, se lui stesso, Barroso, succedesse a Ban. (Ban scade nel 2016, Barroso nel 2015, la visione è di lungo termine, come in tutti i grandi statisti). Il caso potrebbe essere interessante (e rassicurante per noi, dato il calibro di Barroso), nessuno dubita dell’immediata dipartita di Ban Ki-moon, data la sua scarsa leadership, del tutto incoerente anche per gli Stati Uniti che l’hanno installato lì, in qualità di loro ragazzo-immagine vassallo. Poi, improvvisamente, a sorpresa Barroso deve rimpacchettare le sue virtuose ambizioni apprendendo, dai corridoi congiunti dell’ONU e della Commissione, che Ban si sarebbe battuto con fierezza per avere infine un altro mandato. Quindi sembra del tutto inadeguato, se non offensivo, interrogarsi sul comportamento delle Nazioni Unite che, in modo scandaloso, favoriscono il partito del blocco BAO, tra cui gli Stati Uniti, in questo caso controllando l’impiego di sostanze chimici con un team delle Nazioni Unite. Sarebbe assurdo credere che la presunta operazione, così bassa, possa essere stata immaginata da uno stratega come Ban per avviare la ricostruzione di una base di supporto futura, soprattutto con il sostegno degli Stati Uniti… Non pensateci neanche per un secondo! Andiamo avanti.
• In realtà, la cosa più importante, se confermata, simbolicamente importante per la comunicazione sulla “guerra siriana”, forse dalle possibili conseguenze geopolitiche, proviene da un campo completamente diverso. Si tratta dell’incursione di quello che sarebbe stato un aereo iracheno nello spazio aereo siriano, per attaccare i ribelli siriani. Lo dice l’ELS (l’esercito libero siriano, come viene detto comunemente). Antiwar.com riassume questo caso il 27 aprile 2013. “I ribelli locali dicono che un aereo da guerra ha lanciato un attacco, è stato visto volare dal confine iracheno, anche se ci sono differenze di opinione sul fatto che si trattasse di un aereo iracheno o semplicemente di un MiG siriano che abbia usato lo spazio aereo iracheno durante il bombardamento. L’Iraq ha fatto un punto pubblico tentare di rimanere neutrale nella guerra civile in corso presso il vicino, ma con alcuni ribelli apertamente collegati ai militanti iracheni e alla crescente lotta settaria nel’Iraq stesso; potrebbero esserci delle pressioni su Maliki affinché appoggia Assad più apertamente. “Detto questo, mentre la diffusione delle violenze viene subita da diversi vicini dei siriani, questa sarebbe la prima volta che un confinante interviene militarmente direttamente in Siria, dal momento che anche la Turchia, che tuttora ospita i ribelli, si è rifiutata finora di attraversare le frontiere...” Questa possibile intrusione in Iraq è effettivamente possibile ed anche simbolica; ma un simbolo di quale peso! Da molti mesi sappiamo che gli eventi che lacerano l’Iraq vanno nella stessa direzione di quelli in Siria, quindi con lo stesso atteggiamento dell’Iran nei confronti dei due Paesi, in modo che si possa parlare di un asse de facto Damasco-Baghdad-Teheran. Il simbolo apparirebbe nel momento successivo all’impegno iracheno contro i corrispettivi iracheni dei ribelli jihadisti in Siria, tutti della stessa famiglia, a conferma del ruolo attivo dell’Iraq come relè per il trasferimento di armi e forze iraniane in Siria e, infine, la recente riaffermazione, discreta ma altamente significativa, dei grandi accordi sugli armamenti tra l’Iraq e la Russia (vedi 12 ottobre 2012). Il contratto era stato sospeso per alcuni mesi a causa di pressioni da parte degli Stati Uniti, e da assai gravi questioni di corruzione da parte russa.
Un simbolo non ha veramente bisogno di conferma “operativa” se corrisponde a una situazione, e di cui effettivamente ne provoca la percezione. In questo caso, ricorda la posizione dell’Iraq che amplia così il potenziale della “Guerra siriana”, spostandone il centro di gravità verso sud-est, nel cuore del Medio Oriente, a spese dell’apertura verso un occidente in crisi, corrispondente al blocco BAO e alla sua dialettica umanitario-democratica e ai suoi relè (Giordania e Israele). (I Paesi del Golfo non hanno alcuna reale posizione geografica o strategica nella mappatura simbolica, perché non hanno identità reali, sono completamente asserviti al loro stravagante rapporto con i petrodollari ancor più che al loro rapporto con il blocco BAO). Questo potenziale spostamento del centro di gravità della crisi ha una identità religiosa (asse Baghdad-Damasco-Teheran come asse sciita, in ogni caso anti-sunnita) solo per facilità di classificazione e perché la classificazione religiosa risponde perfettamente alle fantasie del blocco BAO. In realtà, questo asse ha come scopo   acquisire sostanza sbarazzandosi della classificazione religiosa e ponendosi come blocco anti-imperialista e anti-BAO, particolarmente surreale nel caso dell’Iraq, nella sua recente prospettiva storica, ma dopotutto un surrealismo che bilancia e quindi elimina il surrealismo iniziale che ha portato all’invasione dell’Iraq da parte degli USA. E’ in relazione a tali riclassificazioni, che Paesi come l’Egitto e la Turchia (se esce dalle fantasie di Erdogan) dovrebbero rientrare. Tale contesto è molto più interessante, naturalmente, delle armi chimiche che ricadono principalmente, anch’esse, nelle fantasie occidentali sui pericoli della sfrenata fabbricazione di armi di distruzione di massa in tutte le direzioni e in tutti i modi (comprese le pentole a pressione dei fratelli Tsarnaev che, si deduce, sono classificate “armi di distruzione di massa” dato che il fratello superstite è imputato del reato di averle usate). Il caso delle armi chimiche siriane è, in definitiva, solo la trasposizione in ambito nazionale del turbinio della crisi nel blocco BAO, le cui élite sono psicologicamente terrorizzate dalla frenetica narrazione su terrorismo e ADM, nuovo transfert della nostra confusione concettuale e della nostra impotenza a casa altrui. L’indiscussa “abilità” di BHO, che da mesi interpreta l’improbabile virtuoso, con la “minaccia siriana” volta a ingannare il Congresso di cui teme di essere prigioniero, dimostrando che egli è, difatti, un prigioniero, concentrando tutti i suoi sforzi su questo tema, mentre questa abilità è oggetto della grande stanchezza dei commentatori. Mentre i funzionari russi non si nascondono più di non capire nulla della politica degli Stati Uniti, o di cosa gli Stati Uniti vogliano davvero, ammettendo infine che gli stessi leader degli Stati Uniti ignorano sia l’uno che l’altro. Questo non significa che non si rischia nulla da questo lato, e vorremmo anche dire “altrimenti”… Con una politica estera ridotta a un tale stato di stupore, di falsi pretesti e di simulacri, tutto può davvero accadere, anche il peggio, come dice il proverbio. Sarebbe ironico, dopo tutto, oltre che essere stupido e tragico allo stesso tempo, che un aereo statunitense e un aereo iracheno s’affrontino fatalmente sui due campi contrapposti, nel cielo siriano…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Omicidi indotti per infarto e cancro

Oriental Review 9 marzo 2013
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Un articolo pubblicato da Veterans Today un anno e mezzo fa, acquista un nuovo significato dopo la dipartita di Chavez… 

Nel 1975, durante le audizioni del Comitato Church, venne alla luce l’esistenza di un’arma per assassini occulti. La CIA aveva sviluppato un veleno che uccideva la vittima con un infarto immediato. Questo veleno poteva essere congelato sotto forma di dardo e poi sparato da una pistola. La pistola era in grado di sparare il proiettile di ghiaccio a una velocità tale che il dardo avrebbe attraversato i vestiti del bersaglio e lasciato solo un piccolo segno rosso. Una volta nel corpo, il veleno si scioglieva e veniva assorbito nel sangue causando l’infarto! Il veleno fu sviluppato per non essere rilevabile dalle autopsie moderne.
Si può indurre il cancro in una persona? Se il cancro negli animali può essere causato iniettandogli  virus e batteri, sarebbe certamente possibile fare lo stesso con gli esseri umani! Nel 1931, Cornelius Rhoads, un patologo del Rockefeller Institute for Medical Research, infettò volutamente delle cavie umane a Puerto Rico con cellule tumorali, 13 di loro morirono. Anche se un dottore portoricano scoprì in seguito che Rhoads aveva volutamente coperto alcuni dei dettagli del suo esperimento e Rhoads rese una testimonianza scritta attestante che credeva che tutti i portoricani dovessero essere uccisi, in seguito lavorò agli impianti di guerra biologica dell’esercito degli Stati Uniti di Fort Detrick in Maryland (all’origine del virus dell’HIV/AIDS, del virus dell’influenza aviaria e del virus dell’influenza suina/A-H1N1), Utah e Panama, e venne nominato all’US Atomic Energy Commission, dove iniziò una serie di esperimenti sull’esposizione alle radiazioni di soldati e pazienti civili statunitensi. La risposta alla domanda, si può indurre il cancro su una persona, è sì.
Dopo quasi 80 anni di ricerche e sviluppi, ora c’è un modo per simulare un infarto vero e proprio e suscitare il cancro in una persona sana. Entrambi sono stati utilizzati come mezzi di assassinio. Solo un patologo molto esperto, che sappia esattamente cosa cercare nell’autopsia, è in grado di distinguere un assassinio per infarto o cancro indotto. La morte per attacco cardiaco, aneurisma, emorragia cerebrale è dovuta a “causa naturale”? No, se le agenzie governative hanno trovato un modo per influenzare la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna o la dilatazione vascolare. La ricerca neurologica ha scoperto che il cervello ha frequenze specifiche per ogni movimento volontario chiamato ‘set di preparazione’. Sparando al petto un fascio di microonde con frequenze ELF emesse dal cuore, questo organo può essere soggetto a uno stato caotico, il cosiddetto infarto. In questo modo, i leader dei partiti politici che sono inclini ad attacchi di cuore, possono essere uccisi prima che possano causare problemi.
Jack Ruby morì di cancro poche settimane dopo che la sua condanna per omicidio era stata annullata in corte d’appello e gli venisse ordinato di affrontare un processo fuori da Dallas, consentendogli così di parlare liberamente, se lo voleva. Ci fu poca esitazione in Jack Ruby nell’uccidere Lee Harvey Oswald, per impedirgli di parlare, quindi non c’è motivo di sospettare che ci sarebbe stata maggiore considerazione se Jack Ruby avesse rappresentato una minaccia per le persone del governo degli Stati Uniti che avevano cospirato per uccidere il Presidente degli Stati Uniti d’America John F Kennedy.
Matt Simmons, esperto petrolifero, venne assassinato per essere diventato uno spifferatore sull’insabbiamento dall’amministrazione Obama del disastro della BP nel Golf del Messico. Il banchiere Matt Simmons, morto improvvisamente, era un insider dell’industria energetica e consigliere del presidente, il cui profilo salì quando scrisse che l’Arabia Saudita era a corto di petrolio e che il mondo aveva raggiunto il picco (petrolifero). Simmons, 67 anni, era morto nella sua casa estiva nel Maine. L’autopsia del medico legale dello Stato concluse che era morto per annegamento accidentale “con la malattia al cuore come fattore indicente.” Il suo best-seller del 2005, Twilight in the Desert: The Coming Saudi Oil Shock and the World Economy, lo rese assai noto al pubblico. Il libro sostiene che l’Arabia Saudita ha enormemente sopravvalutato le dimensioni delle sue riserve di petrolio, e che il mondo era sull’orlo di una grave penuria di petrolio, mentre i giacimenti di petrolio si esauriscono. Questa rivelazione è sostenuta dall’Iran. L’Iran sa che il petrolio del Medio Oriente sta rapidamente esaurendosi e per questo motivo si concentra sulla costruzione di reattori nucleari. Una volta che il petrolio si esaurirà l’Iran sarà l’unico Paese del Medio Oriente energeticamente autosufficiente. Tutti gli altri Paesi del Medio Oriente, tra cui l’Arabia Saudita, diventeranno Stati del Terzo Mondo impoveriti.
tumblr_lmfk9xDjSd1qzezzfo1_400Anche l’ex presidente jugoslavo Slobodan Milosevic è stato assassinato. Fu trovato morto nel centro di detenzione del Tribunale dell’Aja. Milosevic affrontava accuse di crimini di guerra e crimini contro l’umanità per il suo presunto ruolo centrale nelle guerre in Bosnia, Croazia e Kosovo durante gli anni ’90. Fu anche accusato di genocidio nella guerra di Bosnia del 1992-1995, in cui morirono 100.000 persone. Milosevic scrisse una lettera il giorno prima della morte sostenendo di essere stato avvelenato in prigione. L’autopsia verificò la sua affermazione dimostrando che il corpo di Milosevic conteneva un farmaco che rendeva inefficaci il suo farmaco per la pressione alta e le condizioni del cuore, provocando l’infarto che l’ha ucciso. L’ex agente dell’MI6 Richard Tomlinson ha detto ai giornalisti di aver visto i documenti, del 1992, che discutevano dell’assassinio di Milosevic per mezzo di un incidente d’auto, in cui il conducente sarebbe stato accecato da un lampo di luce e un telecomando che avrebbe messo fuori controllo i freni, causando un incidente. Questa stessa tecnica è stata utilizzata realmente per l’omicidio della principessa Diana.
Se Milosevic è stato assassinato, in ultima analisi chi è il responsabile? La NATO. Perché la NATO? Perché anche se l’ICTY (o ‘Tribunale dell’Aja’) si presenta al mondo come organismo delle Nazioni Unite, i funzionari della NATO hanno chiarito al pubblico che appartiene in realtà alla NATO. La NATO ha nominato i pubblici ministeri e i giudici che esclusero di analizzare eventuali accuse di crimini di guerra contro la NATO. Ne consegue che Slobodan Milosevic, che era un prigioniero del carcere di Scheveningen del Tribunale dell’Aja quando è morto, era prigioniero della NATO. La NATO aveva sia il movente che l’opportunità per ucciderlo. Nel marzo 2002, Milosevic presentò al tribunale dell’Aja, controllato dalla NATO, dei documenti dell’FBI che dimostravano che sia il governo degli Stati Uniti che la NATO avevano fornito sostegno finanziario e militare ad al-Qaida per aiutare il Kosovo Liberation Army nella sua guerra contro la Serbia. Questo non andò giù al Pentagono e alla Casa Bianca, che all’epoca stavano cercando di vendere la guerra al terrore e si preparavano a giustificare l’invasione dell’Iraq.
Durante il processo a Milosevic per crimini di guerra, la NATO ha affermato che i serbi avevano commesso un massacro di civili albanesi nella città del Kosovo di Racak. Le prove presentate in tribunale dimostrarono che la pretesa della NATO era una bufala. Questo era particolarmente imbarazzante, perché la denuncia del massacro di Racak fu la scusa che la NATO utilizzò per iniziare a bombardare i serbi, il 24 marzo 1999 (il bombardamento a tappeto effettuato dall’US Air Force, autorizzato dall’allora presidente Bill e da Hillary Clinton). Poi la NATO sostenne che i serbi avrebbero presumibilmente ucciso 100.000 civili albanesi. Tuttavia, gli stessi scienziati della NATO dissero che non riuscivano a trovare nemmeno il corpo di un civile albanese ucciso dalle forze di Milosevic. L’incapacità di trovare eventuali corpi, alla fine, portò alla pretesa assurda della NATO che i serbi avevano presumibilmente coperto il genocidio spostando migliaia di corpi, su dei camion congelatori, in Serbia (mentre Bill Clinton bombardava a tappeto il luogo) senza lasciare alcuna traccia. Ma il Tribunale dell’Aja dimostrò che anche queste accuse erano del tutto fraudolente.
Milosevic fece diversi discorsi in cui disse come un gruppo ombra internazionalista avesse provocato il caos nei Balcani perché era il passo successivo sulla strada del “nuovo ordine mondiale”. Durante un discorso del febbraio 2000 al Congresso serbo, Milosevic dichiarò: La “Piccola Serbia e il suo popolo hanno dimostrato che la resistenza è possibile. Applicata a un livello più ampio, in primo luogo organizzandola come ribellione morale e politica contro la tirannia, l’egemonia, il monopolio che generano odio, paura, nuove violenze e vendette contro i campioni della libertà delle nazioni e dei popoli, una tale resistenza potrebbe fermare l’escalation dell’inquisizione moderna. Bombe all’uranio, manipolazioni informatiche, giovani assassini tossicodipendenti e teppisti nazionali corrotti e ricattati, promossi ad alleati del nuovo ordine mondiale, questi sono gli strumenti dell’inquisizione che hanno superato, in crudeltà e cinismo, tutte le forme precedenti di violenze vendicative commesse contro l’umanità, in passato.”
Le prove che collegavano Milosevic ai genocidi come a Srebrenica, in cui morirono 7.000 musulmani, si sono dimostrate fraudolente. In realtà, Srebrenica era una ‘zona di sicurezza delle Nazioni Unite’, ma proprio come in Ruanda, i caschi blu si ritirarono deliberatamente e permisero il massacro, accusò allora Milosevic. L’esposizione di Milosevic del coinvolgimento delle Nazioni Unite nel massacro di Srebrenica fu un altro motivo per cui le trascrizioni del tribunale sono state pesantemente modificate e censurate dalla NATO, e un altro fattore che spinse la NATO ad assassinarlo mentre era sotto la sua custodia. Il tribunale dell’Aja della NATO è chiaramente un tribunale illegale il cui unico scopo è convincere la gente comune, in tutto il mondo, che la distruzione a opera della NATO della Jugoslavia era giustificata. Dal momento che la NATO non l’ha dimostrato al proprio tribunale (per la totale assenza di prove che lo rendeva difficile), vi era infatti un potente motivo della NATO per uccidere Milosevic, evitare la sua assoluzione. In questo modo, la NATO può continuare a sostenere che Milosevic fosse colpevole, e nessuno avrebbe iniziato ad esaminare la montagna di prove che dimostra che furono i leader della NATO (in particolare il presidente degli Stati Uniti Bill Clinton) che commisero crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio in Jugoslavia.
Così tante persone sono state fatte colpite dal cancro in un momento opportuno nella storia, quando giunse il momento di porre la domanda “chi è l’assassino che uccide tramite l’induzione di cancro o di infarti“? Chi ha ordinato gli omicidi e perché?  Charles Senseney, uno sviluppatore di armi della CIA a Fort Detrick, nel Maryland, testimoniò al comitato sull’intelligence del Senato, nel settembre 1975, descrivendo la pistola-ombrello che sparava un dardo velenoso che aveva ideato. Disse che è stato sempre utilizzato tra la folla con ombrelli aperti, sparando tra la folla in modo che non avrebbe attirato l’attenzione. Dato che era silenziato, nessuno tra la folla avrebbe sentito e l’assassino avrebbe semplicemente piegato l’ombrello e andato via con la folla. Le riprese video dell’assassinio di John F. Kennedy mostrano la pistola ombrello usata sulla Dealey Plaza. Prove video degli eventi del 22 novembre 1963 mostrano che il primo colpo sparato, in quel giorno fatidico, sembra avesse avuto un effetto paralizzante su Kennedy. I suoi pugni si erano stretti e la testa, le spalle e le braccia sembrarono irrigidirsi. L’autopsia ha rivelato che c’era una piccola ferita d’ingresso nel collo, ma senza evidenza del passaggio di un proiettile nel collo e nessun proiettile corrispondente a quelle piccole dimensioni è stato mai recuperato.
wicked-bb-gun-300x246Charles Senseney testimoniò che la sua Divisione Operazioni Speciali di Fort Detrick aveva ricevuto incarichi dalla CIA per sviluppare armi esotiche. Una delle armi era una pistola per dardi che poteva sparare un dardo velenoso a un cane da guardia, mettendolo fuori servizio per diverse ore. Il dardo e il veleno non lasciavano traccia, in modo che l’esame non avrebbe rivelato che i cani erano stati messi fuori combattimento. La CIA ordinò circa 50 di queste armi e li usò operativamente. Senseney ha detto che i dardi avrebbero potuto essere utilizzati per uccidere esseri umani e non poteva escludere la possibilità che questo sia stato fatto dalla CIA.
Un particolare tipo di veleno sviluppato della CIA induce infarto e non lascia traccia di una qualsiasi influenza esterna, a meno che l’autopsia sia condotta per verificare la presenza di questo veleno particolare. La CIA rivelò questo veleno in diversi resoconti nei primi anni ’70. La CIA rivelò anche l’arma che sparava i dardi che inducono infarto, nel corso di un’audizione al Congresso. Il dardo di questa arma segreta della CIA era in grado di penetrare l’abbigliamento senza lasciare traccia, ma solo un puntino rosso sulla pelle. Alla penetrazione del dardo mortale, l’individuo bersagliato può sentire come un morso di una zanzara, o non sentire nulla. Il dardo velenoso si disintegra completamente entrando nel bersaglio. Il veleno letale poi entra rapidamente nel flusso sanguigno causando l’infarto. Una volta che il danno è fatto, il veleno sparisce rapidamente, in modo che all’autopsia sia improbabile rilevare che l’infarto sia stato causato da qualcosa di diverso dalle cause naturali. Un ex agente della CIA aveva rivelato che i dardi erano fatti con veleno liquido congelato. Rivelò che il dardo si scioglieva nel bersaglio e lasciava solo un  minuscolo puntino rosso d’ingresso, lo stesso tipo di piccola ferita d’ingresso trovata durante l’autopsia di John F. Kennedy.
Da oltre 50 anni gli omicidi sono stati eseguiti in modo abile, lasciando l’impressione che le vittime siano morte per cause naturali. Dettagli di alcune delle tecniche utilizzate per raggiungere questo obiettivo furono portati alla luce nel 1961, quando l’assassino professionista del KGB Bogdan Stashinskii disertò in occidente rivelando di aver effettuato con successo due missioni del genere. Nel 1957 uccise lo scrittore ucraino Lev Rebet a Monaco di Baviera, con una pistola che vaporizzava veleno, lasciando che la vittima morisse di un apparente infarto. Nel 1959, lo stesso tipo di arma fu utilizzato contro il leader ucraino Stepan Bandera, anche se la morte di Bandera non fu mai completamente accettata come dovuta a cause naturali.
Tra testimoni, persone importanti e cospiratori che avrebbero potuto essere eliminati da un attacco cardiaco e cancro indotto vi sono: Jack Ruby (morto da un infarto causato da una forma non diagnosticata di cancro aggressivo, poche settimane dopo aver accettato di testimoniare davanti al Congresso sull’assassinio di JFK ), Clay Shaw, J. Edgar Hoover, Earlene Roberts (affittuaria di Oswald), Marlyn Monroe, Slobodan Milosevic, Kenneth Lay (ex-amministratore delegato della Enron, il più grande finanziatore della campagna politica di Gorge W. Bush e Dick Cheney), Matt Simmons, Mark Pittman (giornalista che predisse la crisi finanziaria ed espose le malefatte della Federal Reserve. Pittman combatté per mettere la Federal Reserve sotto maggiore controllo), Elizabeth Edwards (le venne all’improvviso diagnosticato un cancro, mentre il marito era in campagna contro Barack Obama e Hillary Clinton per la presidenza della gli Stati Uniti. Nel corso di un discorso elettorale al Council on Foreign Relations, nel maggio 2007, Edwards definì la guerra al terrorismo uno slogan creato per ragioni politiche e che non era un piano volto alla sicurezza degli Stati Uniti. Si spinse oltre confrontandolo a un semplice adesivo che avrebbe danneggiato le alleanze statunitensi, mettendogli contro tutto il mondo).
… Inserire qui i nomi di ogni persona politicamente schietta, testimone o rivelatore morto improvvisamente per attacco cardiaco o rapidamente morto per un cancro incurabile.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La Jugoslavia e i Bilderberg: il tribunale-farsa

Dean Henderson – 2 marzo 2013

milosovicIl Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) è stato creato per volere degli Stati Uniti e ha ricevuto finanziamenti e direttive dai suoi sponsor della NATO. [1] Il concetto stesso di  tribunale ad hoc, istituito con l’intento di giudicare eventi che si verificano in un solo luogo geografico, viola il canone dell’equità del diritto. I tentativi della comunità mondiale d’istituire una Corte penale internazionale, che sarebbe competente su tutto il mondo, non sono riusciti a causa dell’insistenza degli Stati Uniti a che i cittadini statunitensi siano esentati dai procedimenti giudiziari da parte del tribunale. Questo atteggiamento degli Stati Uniti, essere al di sopra della legge, non è una novità. Nel 1984, quando la Corte Internazionale di Giustizia stabilì che gli Stati Uniti dovevano risarcire il Nicaragua per il sabotaggio del porto di Corinto, gli Stati Uniti semplicemente ignorarono il verdetto. Come Slobodan Milosevic ha scritto dell’ICTY, “Gli Stati Uniti stessi, immuni dal controllo o da una prosecuzione, e al di sopra della legge, usano il loro potere per avviare la persecuzione dei nemici che hanno scelto di terrorizzare e demonizzare.”
Nel modo in cui è stato creato l’ICTY, il giudice agisce in tandem con l’accusa, piuttosto che agire da arbitro imparziale del caso. Come l’ex avvocato britannico Geoffrey Locke ha sottolineato, “Il tribunale si crea da sé le regole di procedura e prova e non risponde a nessuno… il giudice di un vero tribunale deve dimostrare il caso, non solo esercitare un potere positivamente diretto, agendo come consulente dell’accusa nella preparazione del caso, suggerendo come potrebbe essere rafforzata e migliorata“. [2]
Il governo jugoslavo consegnò Milosevic all’ICTY dopo che gli erano stati promessi nuovi prestiti dal FMI. Per più di un mese Milosevic fu tenuto in isolamento, senza poter parlare neanche con i suoi avvocati, che ebbero difficoltà anche ad ottenere i visti per i Paesi Bassi. La sua cella aveva  telecamere che registravano ogni sua mossa. Milosevic, un avvocato di successo, volle rappresentare se stesso dinanzi al tribunale, ma l’ICTY in un primo momento gli negò questo diritto umano fondamentale e nominò tre amici curiae (amici della corte) per rappresentarlo. Il giudice disse che a Milosevic non sarebbe stato nemmeno consentito di avere voce in capitolo nella sua strategia di difesa, qualcosa che neanche i nazisti avevano vietato al leader comunista bulgaro Georgij Dimitrov, che fu in grado di guidare la propria difesa nel processo sull’incendio del Reichstag del 1933. Sotto la pressione internazionale, il giudice finalmente fece marcia indietro su questa misura draconiana.
Eppure, a Milosevic non fu permesso di parlare delle accuse, avendogli spento il suo doppio microfono. Più tardi, in una conferenza di stato, dove alla difesa dovrebbe essere consentito di sollevare questioni d’interesse, il suo microfono venne nuovamente spento e i giudici uscirono dalla stanza. Alla terza apparizione al tribunale dell’ICTY, venne spento di nuovo il microfono di Milosevic, dopo che aveva messo in discussione la legittimità del tribunale. Nel febbraio 2002 il processo-farsa a Milosevic iniziò. Quando il 13 febbraio Milosevic sostenne che il giudice non aveva legittimità e che l’ICTY aveva orchestrato un “processo parallelo mediatico” per emettere un verdetto prima che le prove venissero anche solo presentate, il giudice May gli disse che i suoi commenti erano “irrilevanti”. Il giorno dopo Milosevic, che aveva trascorso sette mesi in isolamento, replicò che il suo “processo farsa… faceva parte di un grande tentativo occidentale di controllare il mondo“. Ha poi mostrato un video comprovante che il massacro di Racak è una frode. [3] Un testimone da lui chiamato disse che il tanto sbandierato massacro serbo a Srbenica fu, difatti, istigato dai servizi segreti francesi.
Nell’agosto 2002 Milosevic aveva rovesciato la situazione al tribunale-farsa, presentando un flusso costante di informazioni ben documentate che dimostravano la spartizione CIA-mafia della Jugoslavia. I media improvvisamente non seguirono più il processo. Nel marzo 2006, un Slobodan Milosevic in salute morì improvvisamente nella sua cella all’Aja. Il suo avvocato e numerosi sostenitori dicono che fu avvelenato.
Mentre gli Stati Uniti e la NATO formularono il loro intervento jugoslavo in termini etnici, molti croati, bosniaci, moldavi, macedoni, montenegrini e albanesi continuano a vedere nell’occidente un nemico. Mentre i media statunitensi si fissavano sugli albanesi in fuga dai bombardamenti statunitensi in Kosovo per mettersi al sicuro in Macedonia, molti più albanesi fuggivano nella direzione opposta, a Belgrado, dove sostennero Milosevic e maledirono gli aggressori della NATO. Un albanese che giunse a Belgrado era Fatmir Seholi, che era stato caporedattore della Radio Televisione di Pristina finché le truppe della NATO l’espulsero dalla provincia. Seholi disse questo della guerra, “Ogni bombardamento della NATO è stato un grosso problema. L’uomo che ordina alla NATO di bombardare le persone non è umano. E’ un animale. Dopo il bombardamento di Djakovica ho visto corpi decapitati… ho visto gente senza braccia, senza piedi… Chi è questo  Clinton che accusa chicchessia? Vorrei dire a Hillary Clinton che suo marito è una persona immorale. Quel tizio ha rovinato il nostro Stato senza motivo. Che cosa avrebbe detto se qualcuno avesse bombardato la Casa Bianca? Chi è il malvagio qui? Milosevic, che protegge il territorio della Jugoslavia e la popolazione del Kosovo, o Clinton, che lo bombarda?

[665] “War Criminals, Real and Imagined“. Gregory Elich. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.24
[666] Ibidem
[667] CNN Headline News. 2-14-02

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

La Jugoslavia e i Bilderberg: Il Triangolo d’oro Kosovo/Albania

Dean Henderson – 27 febbraio 2013

greater-albaniaNel 1996 il servizio informazioni tedesco (BND) iniziò l’addestramento dell’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Il Bundesnachrichtendienst fu creato nel 1956 per sostituire l’organizzazione nazista Gehlen. L’idea di una Grande Albania era un’idea dei nazisti durante la loro occupazione della Jugoslavia, nella seconda guerra mondiale. Questa idea è condivisa oggi dalla NATO. Il BND era guidato da Hasjorg Geiger, che creò un enorme stazione regionale del BND a Tirana, in Albania nel 1995. La CIA impostò una vasta operazione a Tirana, l’anno prima. Il presidente Sali Berisha si era già insediato in Albania nel 1990. Caro al Fondo monetario internazionale, aprì l’economia dell’Albania alle multinazionali e alle banche occidentali, venendo ricompensato con un enorme pacchetto di prestiti del FMI.
Nel 1994, lo stesso anno, la Società atterrò a Tirana, una banca a schema piramidale su cui Berisha presiedeva come nuovo gattino del FMI, crollò improvvisamente cancellando i risparmi di una vita di migliaia di albanesi. Lo schema si basava sui modelli precedenti del FMI/BCCI coordinati per saccheggiare le nazioni debitrici del Terzo Mondo. Berisha venne estromesso da Tirana, ma fuggì a nord dell’Albania e prese il controllo di questa regione, sempre più senza legge, divenendo un percorso importante per il contrabbando di eroina e armi dalla Mezzaluna d’oro. Con l’aiuto della polizia segreta albanese (SHIK), la CIA e il BND reclutarono potenziali combattenti dell’UCK tra le fila di questi contrabbandieri, molti dei quali la CIA aveva fatto entrare nel business di Peshawar, in Pakistan, dieci anni prima [1].
I Kommando Spezialkräfte (KSS) tedeschi indossavano uniformi nere addestrarono l’UCK e l’armarono con armi della Germania democratica. Più tardi, nel vicino Kosovo vi furono molte segnalazioni di uomini in uniforme nera che terrorizzavano i contadini. Mentre gli Stati Uniti sostennero che questi fossero Forze Speciali jugoslave, probabilmente erano membri dei KSS tedeschi, che guidavano l’UCK nelle incursioni nel Kosovo. L’UCK indossava giacche di combattimento delle Bundeshehr con insegne tedesche. La Germania è stato il primo Paese a riconoscere la Croazia negli anni ’90, prima ancora che i separatisti croati iniziassero la rivolta contro Belgrado. I tedeschi condussero la campagna che incoraggiò la Croazia alla secessione dalla Jugoslavia. Quando il nuovo governo venne istituito a Zagabria, adottò la bandiera e l’inno nazionale degli Ustashi, fantocci di Hitler.
Nel 1998 l’UCK era una piccola cellula terroristica con solo 300 membri. Dopo un anno di costanti spedizioni di armi e addestramento da parte di Stati Uniti, Gran Bretagna e Germania, l’UCK divenne un importante esercito di guerriglieri con 30.000 membri. Il braccio destro di Usama bin Ladin, Muhammad al-Zawahiri, fu un comandante dell’UCK. Le provocazioni dell’UCK servirono da pretesto per l’aggressione della NATO contro la Jugoslavia e per la spartizione del Kosovo ricco di petrolio e minerali. Le forze di sicurezza jugoslave combatterono il terrorismo dell’UCK, anche rispondendo agli episodi di ritorsione eccessiva dei serbi, arrestando più di 500 serbi per crimini contro i civili albanesi. [2]
Il Presidente Milosevic aveva sempre sostenuto l’uguaglianza etnica e l’armonia. La sua delegazione ai colloqui di pace di Rambouillet, in Francia, era costituita da persone di tutti i gruppi etnici della Jugoslavia, tra cui albanesi. I serbi erano in realtà una minoranza nella delegazione. Nel discorso del 1992, tipico del pensiero di Milosevic sulle tensioni etniche in Kosovo, che le agenzie di intelligence occidentali hanno sfruttato storicamente, dichiarò: “Sappiamo che ci sono molti albanesi del Kosovo che non approvano la politica separatista dei loro capi nazionalisti. Sono sotto pressione, intimiditi e ricattati. Ma non dobbiamo rispondere nello stesso modo. Dobbiamo rispondere offrendo la nostra mano, vivendo con loro in parità e non permettendo che un singolo bambino, donna o uomo albanese siano discriminati in Kosovo in alcun modo. Noi dobbiamo… insistere su una politica di fraternità, di unità e di uguaglianza etnica in Kosovo. Dobbiamo perseverare questa politica“. [3]
Alla fine della campagna iugoslava di bombardamenti della NATO, venne trasferito in Kosovo una forza di occupazione sotto gli auspici della KFOR. La NATO continua a chiudere un occhio di fronte alle bande di rinnegati dell’UCK che attaccano i civili serbi sotto lo sguardo della KFOR, mentre favoreggia i ribelli dell’UCK che tentano di staccare una parte della Macedonia, a favore del la causa bancaria internazionale. Gli Stati Uniti hanno costruito in Kosovo la loro più grande base militare dai tempi del Vietnam. [4] Nel frattempo l’Albania veniva trasformata in un campo di addestramento dei terroristi della CIA, un centro di produzione dell’eroina e un supermercato delle armi.
Un articolo del 6 marzo 1995 dell’agenzia greca Athen News, citava il ministro dell’ordine pubblico greco Sifis Valyrakis dire che credeva che il governo albanese fosse coinvolto nella produzione e nel traffico di stupefacenti da Skopje, Macedonia, dove le truppe degli USA e della NATO si erano ammassate durante la guerra in Kosovo. Valyrakis disse che l’oppio veniva coltivato nella zona della Chimarra, nel sud dell’Albania, dove dei laboratori di eroina erano sorti in una zona triangolare formata dalle città di Gevgeli, Prilep e Pristina, in Albania, Macedonia e nel Kosovo secessionista. Citò il coinvolgimento nel traffico di eroina degli alleati degli USA: i militari macedoni e i mafiosi turchi dei Lupi grigi, da tempo alleati della CIA. Aveva notato il fiorente commercio di armi, in via di sviluppo in Macedonia e in Kosovo, e disse che i separatisti albanesi in Jugoslavia erano al centro dei traffici di eroina e di armi, che avevano sede a Pristina, nel comando della forza di “mantenimento della pace” in Kosovo, la KFOR della NATO. Secondo lo storico Alfred McCoy, “gli esuli albanesi utilizzavano i profitti della droga per inviare armi ceche e svizzere in Kosovo ai guerriglieri separatisti dell’UCK. Nel 1997-1998, questi cartelli della droga kosovari armarono l’UCK nella rivolta contro l’esercito di Belgrado… Anche dopo l’accordo del 1999, a Kumanovo, che risolse il conflitto in Kosovo, l’amministrazione delle Nazioni Unite della provincia permise… il fiorente traffico di eroina… ai comandanti dell’UCK… che continuavano a dominare il traffico attraverso i Balcani“. [5]
Una relazione da Tirana della Reuters del 16 giugno 1995, di Benet Koleka, accusava il governo albanese di scaricare segretamente tonnellate di armi dirette in Ruanda, prima del genocidio verificatosi in quel Paese dell’Africa centrale. Il più grande quotidiano albanese, Koha Jone, riferì che diversi aerei cargo Antonov An-12 avevano lasciato la base aerea di Gjadri, in Albania, con carichi di armi diretti per il Ruanda. Amnesty International intervistò quattro dei piloti che volavano sugli Antonov. Tutti dissero che stavano lavorando per una società britannica. Dissero che trasportavano armi per la Repubblica democratica del Congo che scaricavano all’aeroporto di Goma, nei pressi del confine ruandese. Dissero anche che trasportavano carichi di armi a Goma da Israele, e che vi erano agenti del Mossad israeliano che lavorano nella base aerea di Gjadri, supervisionando l’operazione albanese. Nello stesso anno, un inquietante appaltatore della difesa degli Stati Uniti, conosciuto come RONCO, si trovava in Ruanda con il pretesto dello sminamento. RONCO in realtà importava materiale militare per il Pentagono e le assegnava alle forze ruandesi appena prima che lo spopolamento ruandese cominciasse. [6]
Il Washington Times riferì nel 1999, “L’Esercito di liberazione del Kosovo, che l’amministrazione Clinton ha abbracciato e alcuni membri del Congressovogliono armare nell’ambito della campagna di bombardamenti della NATO, è un’organizzazione terroristica che ha finanziato gran parte del suo sforzo bellico con i profitti della vendita di eroina“. [7] Nel 1999 il Times of London dichiarò di aver trovato che l’UCK era il principale trafficante mondiale di eroina, ereditando tale affermazione dagli ultimi surrogati della CIA, i mujahidin. Europol invitò i governi di Svezia, Svizzera e Germania ad indagare i legami dell’UCK con il traffico di eroina. Walter Kege, capo dell’unità antidroga della polizia svedese che seguiva le indagini, dichiarò: “Abbiamo informazioni che ci portano a credere che ci sia una connessione tra il denaro della droga e il Kosovo Liberation Army“.
Il Berliner Zeitung tedesco citò una relazione dell’intelligence occidentale che dichiarava che 900 milioni di marchi tedeschi erano piovuti in Kosovo da quando l’UCK aveva iniziato ad attaccare il governo jugoslavo nel 1997. La metà derivava dai proventi della droga. La polizia tedesca osservò un parallelo tra l’aumento dell’UCK e l’aumento del traffico di eroina albanese in Germania, Svizzera e Paesi scandinavi. La polizia in Cechia rintracciò un albanese che era evaso da una prigione norvegese, dove stava scontando 12 anni per traffico di eroina. Nel suo appartamento trovarono documenti che lo collegavano a molti acquisti di armi effettuati per conto dell’UCK. [8] L’Agenzia criminale federale della Germania concluse: “Gli albanesi sono oggi il gruppo più importante nel traffico di eroina nei Paesi consumatori occidentali.” Europol preparò una relazione dettagliata sul traffico di eroina dell’UCK/albanese per la Corte internazionale dell’Aia.
Molti combattenti dell’UCK erano stati addestrati negli stessi campi infestati di eroina in Pakistan, da cui emersero i taliban afghani. Nel 1997 i signori della guerra ceceni, addestrati in quegli stessi campi, iniziarono ad acquistare grandi quantità di beni immobili in Kosovo. Il leader ribelle ceceno di origine araba, l’emiro al-Qattab, istituì campi in Cecenia per addestrare le truppe dell’UCK. Entrambi i tentativi furono finanziati con vendita di eroina, prostituzione, contrabbando di armi e contraffazione. [9]
Dopo che l’UCK poté usurpare il Kosovo da ciò che rimaneva della Jugoslavia, la macchina della propaganda degli Stati Uniti, ancora una volta, aumentò la pressione accusando la maggioranza serba di condurre un’altra campagna di pulizia etnica, questa volta contro la narcomafia albanese del Kosovo. Ancora una volta i media ripeterono a pappagallo la campagna della CIA demonizzante i serbi. Il 24 marzo 1999 le bombe statunitensi piovvero su Belgrado. Milosevic venne inseguito da killer armeni assoldati dalla CIA. Scuole, fabbriche, ospedali, centrali elettriche, autobus, treni e carri carichi di fieno furono bombardati. L’infrastruttura economica della Jugoslavia venne decimata, in stile ‘Piano Rosa’. In un momento di ironia della storia, la NATO bombardò lo stesso ponte di Novi Sad sul Danubio dove migliaia di serbi erano morti combattendo durante l’invasione nazista del 1941. La città di Novi Sad perse due altri ponti e la raffineria di petrolio. La residente Jasminka Bajic ha raccontato di come perse il marito Milan, mentre se ne stava sulla soglia della loro casa di Novi Sad, “fu alle 00:20 dell’8 giugno 1999. Nessuno si aspettava che le bombe colpissero così vicino le case. Ho dovuto vendere tutti i miei animali per comprare la lapide“. [10]
La città di Pancevo, vicino a Belgrado, vide rasa al suolo numerosi impianti petrolchimici e di fertilizzanti, e una raffineria di petrolio. Gas nocivi riempirono l’aria. Ammoniaca, mercurio e greggio inquinarono il Danubio. Il sindaco di Pancevo Borislava Kruska definì i bombardamenti della NATO, “un disastro ambientale… un crimine contro l’umanità. La comunità internazionale si occupa principalmente dei ponti di Novi Sad non a causa della nostra sofferenza, ma perché vuole la sua rotta di navigazione aperta“. [11] Il 7 maggio 1999 una bomba della NATO distrusse l’ambasciata cinese a Belgrado, provocando forti rimproveri dal governo cinese e dal suo popolo. Lo stesso giorno le bombe della NATO distrussero un ospedale e il mercato di Nis uccidendo quindici persone. I manifestanti a Belgrado presero a chiamare la NATO l’organizzazione terrorista americana nazista. In tutto 2000 civili jugoslavi furono uccisi dai bombardamenti della NATO e oltre 10.000 feriti. Altre migliaia persero le case e gli appartamenti, deliberatamente colpiti dalle bombe della NATO nel tentativo di convincere il popolo jugoslavo a gridare “zio”. [12] A Stari Trg il direttore della miniera Bjelic Novak, che lavorava per l’azienda statale iugoslava di Trepca, disse che quando i bombardamenti degli Stati Uniti cominciarono, “La guerra in Kosovo era solo per le miniere, per nient’altro. Inoltre, il Kosovo ha giacimenti di carbone per diciassette miliardi di tonnellate“.
Uno dei più pubblicizzati “massacri” presumibilmente condotti dall’esercito jugoslavo contro gli albanesi del Kosovo, si verificò a Racak. Un gruppo chiamato Kosovo Monitor International strumentalizzò il caso. Il suo capo era William Walker, che in precedenza era stato l’aiutante di Oliver North nell’impresa con i contras. Mentre Walker vomitava la sua versione dei fatti di Racak a degli ansiosi media statunitensi, molti media europei, tra cui la BBC, la tedesca Die Welt, Radio France International e il francese Le Figaro  cominciarono a mettere in discussione il resoconto di Walker, che naturalmente accusava i serbi. Una troupe televisiva francese che era a Racak al momento in cui il massacro sarebbe avvenuto, disse che il “massacro” era effettivamente stato uno scontro a fuoco tra l’esercito jugoslavo e un gruppo di assalitori dell’UCK. Più tardi gli uomini in divisa nera ritornarono sulla scena e rivestirono i morti dell’UCK con abiti civili. Esperti forensi jugoslavi convennero che il massacro di Racak fosse una bufala. Aveva impressionanti similitudini con il massacro del mercato in Bosnia, dove si scoprì poi che i combattenti islamici gestirono il massacro per conto dei media occidentali. [13]
L’incidente comportò le sanzioni delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia. Il quotidiano francese Le Monde riferì da Pristina, il 21 gennaio 1999, secondo cui due giornalisti dell’AP avevano contraddetto il resoconto di Walker degli eventi a Racak. Dissero che vi erano poche cartucce di fucile vuote nel sito e quasi nessuna traccia di sangue sui cadaveri. L’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa inviò una squadra di patologi finlandesi, su richiesta del governo jugoslavo, che aveva anche invitato una seconda squadra dalla Bielorussia. Entrambe le squadre confermarono i sospetti jugoslavi che le vittime erano morte per dei colpi di fucile da lungo distanza, fori di proiettile da breve distanza e ferite di coltello erano state inflitte sui corpi dopo la morte. Scoprirono anche che i fori di proiettile non avevano lacerato  gli abiti sui corpi, indicando che i vestiti erano stati cambiati dagli uomini in uniforme nera, probabilmente delle stesse Forze Speciali tedesche KSS che addestravano l’UCK. Nessuna relazione è stata mai pubblicata dai media statunitensi.
L’incidente ricorda una manovra di Adolf Hitler nel 1939, per giustificare l’invasione della Polonia. Hitler fece vestire dei prigionieri morti con uniformi dell’esercito polacco e li lasciò vicino a una stazione radio di confine, Hitler quindi disse che era stato attaccato dall’esercito polacco. [14] In una settimana, 1.500.000 di truppe naziste entrarono in Polonia. BBC News ha riportato, nel dicembre 2004, che un oleodotto da 1,2 miliardi dollari, a sud della massiccia base dell’esercito USA in Kosovo, era stato approvato dai governi di Albania, Bulgaria e Macedonia. [15]

Note
[1] “KLA a Creation of Western Intelligence”. Anthony Wayne. Lawgiver.org 4-11-99
[2] “Milosevic Defiantly Defends His Role in Kosovo Conflict”. Fox News. 8-24-01
[3] “Milosevic Addresses Kosovo Polje Rally”. Radio Belgrade. 12-17-92 [4] Escobar [5] The Politics of Heroin in Southeast Asia. Alfred W. McCoy. Lawrence Hill Books/Chicago Review Press. Chicago. 2001. p.517
[6] Silverstein
[7] Washington Times. 5-3-99
[8] “The KLA: Drug Money Linked to Kosovo Rebels”. The Times of London. 3-24-99
[9] Chossudovsky
[10] “The Danube: Europe’s River of Harmony and Discord”. Cliff Tarpy. National Geographic. March 2002
[11] Ibid
[12] “War Criminals, Real and Imagined”. Gregory Elich. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.22
[13] “Statement on Kosovo in Tandem with the Rockford Institute”. Chronicles. 3-25-99
[14] Marrs. p.171
[15] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June 2006. p.11-15

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

I ribelli siriani ricevono armi dal Kosovo e dalla Bosnia

Dmitrij Minin Strategic Culture Foundation 23/02/2013

6987Il sito Debka, vicino ai servizi segreti militari israeliani, conosce bene tutti i dettagli dei retroscena della politica regionale. Pochi giorni fa ha riferito in merito a una svolta fondamentale nello svolgersi degli eventi in Siria. Secondo gli israeliani, (1) gli estremisti siriani hanno ricevuto un carico di armi pesanti, per la prima volta da quando è iniziata la guerra. I mittenti sono i gruppi del Kosovo e della Repubblica di Bosnia-Erzegovina legati ad al-Qaida. Il pacchetto comprende sistemi anticarro Kornet e Fagot forniti dall’Unione Sovietica all’ex Jugoslavia in passato*. Le armi sono finite nelle mani degli estremisti a causa dei ben noti fatti di sangue. Per quanto riguarda le fonti d’intelligence israeliane, le armi pesanti sono state trasportate dai Balcani alla Siria via mare con l’aiuto della mafia albanese, che opera silenziosamente dietro queste operazioni… Ksenja Svetlova, esperta russa sul Medio Oriente, pensa che fluiscano le armi di contrabbando attraverso il confine tra Turchia e Siria, a dispetto che gli Amici della Siria, ufficialmente, evitino l’invio diretto di armi ai ribelli. (2)
Questa è la prima volta che le forze antigovernative in Siria ricevano un considerevole carico di armi pesanti aggirando il controllo delle agenzie speciali occidentali e arabe (le agenzie d’intelligence straniere hanno semplicemente ignorato la spedizione). La maggior parte delle armi viene inviata al Jabhat al-Nusra, un gruppo islamico legato ad al-Qaida. Dopo aver ricevuto le armi, i gruppi armati di Jabhat al-Nusra azzardano interventi in Libano impegnando Hezbollah nella roccaforte sciita della valle della Bekaa, cercando di farla finita con un alleato di Bashar Assad. Sono diventati abbastanza forti da lanciare offensive in alcune aree della Siria. Le azioni di combattimento vanno avanti con intense attività terroristiche, per esempio, un altro attentato sanguinario ha avuto luogo nel cuore di Damasco, nei pressi della sede del Baath, non lontano dall’ambasciata russa, provocando la morte di decine civili, tra cui molti bambini di una scuola vicina. Secondo le Nazioni Unite, almeno 70 mila persone hanno perso la vita in Siria, a seguito dello scontro tra le forze governative e i ribelli. Due colpi di mortaio sono esplosi nello stadio Tishreen di Damasco, quando gli atleti si stavano allenando. Secondo SANA, un giocatore della squadra di calcio Watbah è stato ucciso, e due suoi compagni sono rimasti feriti.
Gli eventi del Medio Oriente non sono ignorati nella parte musulmana dei Balcani. Le forniture di armi alla Siria non sono un’eccezione. Dopo aver messo a tacere i fucili lì, i movimenti e le organizzazioni radicali islamici hanno iniziato a svolgere le loro attività sotto copertura, ma oggi sono venute alla luce. Il motivo è che gli estremisti si sentivano a loro agio in Europa fino a quando non hanno iniziato a vietargli l’ingresso e la cittadinanza in molti Paesi del continente, spingendoli a recarsi in altri posti. (3) In passato al-Qaida ha sostenuto i suoi sodali in Kosovo e Bosnia, inviando veterani e armi. Ora vuole che i debiti siano pagati. Gli emissari di al-Qaida non hanno intenzione di ridurre le loro attività nei Balcani. Mentre infuriava la guerra in Bosnia-Erzegovina, circa duemila militanti provenienti dai Paesi arabi vi si recarono per gettarsi nella mischia. Alcuni di loro avevano legami diretti con Usama bin Ladin. Dopo la fine della guerra, a seguito degli accordi di Dayton, molti rimasero nel Paese e ne divennero cittadini. L’Arabia Saudita finanziò la moschea re Fahd di Sarajevo, che si crede sia la sede dei militanti wahhabiti. Atti terroristi vengono commessi dagli islamici nella Repubblica. Per esempio, il 23enne Mevlid Jasarevic, proveniva dalla Serbia, dalla regione meridionale del Sangiaccato, per sparare con il fucile presso l’ambasciata degli Stati Uniti di Sarajevo, ferendo gravemente un poliziotto. Una bomba è esplosa alla stazione di polizia del distretto di Bugojno, uccidendo un poliziotto e ferendone sei. Fu opera di un locale militante wahhabita.
Naturalmente, l’occidente è ben consapevole di tali attività. Un rapporto della NATO dedicato alle minacce islamiche in Europa, parla di un gruppo basato in Bosnia-Erzegovina denominato  Gioventù attiva islamica – AIY. I mujahidin bosniaci istruiscono al terrorismo i membri del gruppo, sulle tecniche di manipolazione degli esplosivi, per esempio. All’inizio di questo febbraio, radicali albanesi hanno dichiarato la costituzione del “Movimento islamico per l’Unità” o LISBA, considerato in occidente come il primo Partito davvero fondamentalista nei Balcani. Il partito è registrato e si sta preparando alle elezioni parlamentari del Kosovo. LISBA ha un leader pubblico, Arsim Krasniqi, anche se Fuad Ramiqi è ampiamente indicato come la figura dominante. È noto per essere legato alla rete fondamentalista musulmana europea guidata dall’islamista Tariq Ramadan, una celebrità mediatica, e dal predicatore dell’odio del Qatar Yusuf al-Qaradawi. Ha legami con il più moderato Partito dell’Azione Democratica SDA in Bosnia-Erzegovina, e con organizzazioni simili in Macedonia. Ramiqi ha protestato contro il divieto alle ragazze di portare il velo (hijab) nelle scuole pubbliche del Kosovo. (4)
Questa è solo la cima dell’iceberg. La radicalizzazione della popolazione in Kosovo è aggravata  dalla disoccupazione totale e dalla diffusa criminalità. L’auto-proclamata indipendenza del Kosovo, sostenuta dall’occidente, ha dato ben poco alla gente comune, non c’è da sorprendersi che sia vulnerabile alla propaganda islamista. Alcuni kosovari sono legati al contrabbando di armi, si comportano come istruttori sul loro uso in Siria, arricchendo la propria esperienza in combattimento. Flussi di droga già inondano l’Europa. In futuro, si potrà aggiungervi la riesportazione delle competenze belliche per difendere i diritti dei musulmani europei. La politica dell’occidente in Siria è miope. Perdendo il controllo sugli eventi in questo Paese, in realtà, offre rifugio ai terroristi, e si affaccia la prospettiva di far riversare in Europa un furioso terrorismo. I focolai dell’estremismo islamico, apparsi con la complicità dell’occidente nella ex Jugoslavia, vengono di nuovo scatenati dall’influenza degli eventi in Medio Oriente. L’Europa sembra essere minacciata da un grande incendio…

*Il missile anticarro Fagot è un’arma che risale al 1970, difficilmente costituirà un serio problema per i carri armati siriani, quasi tutti dotati di corazze reattive. Riguardo al missile Kornet, Debka sparge disinformazione, come al solito, poiché non è mai stato esportato in Jugoslavia, ma in Turchia sia. (NdT)

(1) Debka
(2) Zman
(3) Iimes.ru
(4) Weekly Standard

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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