Asia: Locomotiva della storia moderna

Gennadij Zjuganov alla 7a sessione dell’Assemblea Generale della Conferenza dei partiti politici asiatici
La Russia è pronta a compiere la sua missione storica di collegamento tra i centri principali delle civiltà del Mondo moderno
Soviet Russia Now 23 novembre 2012


Il 21 novembre a Baku la delegazione del Partito Comunista guidata dal Presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista, GA Zjuganov, partecipava alla 7.ma Assemblea Generale della Conferenza Internazionale di Partiti Politici Asiatici, che si è aperta nella capitale dell’Azerbaigian.

La riunione alla Fondazione Internazionale Nobel di Baku
Nel giorno dell’arrivo, GA Zjuganov e la delegazione hanno visitato a Baku la Fondazione Internazionale Nobel e il Museo Nobel – Villa Petrolia, il primo museo della famiglia Nobel al di fuori della Svezia. Il nome Nobel è strettamente legato alla storia del petrolio dell’Azerbaigian. Furono i pionieri nello sviluppo delle risorse petrolifere del paese. Fondata alla fine del secolo XIX, la società per azioni “Associazione Nobel” è stata la prima ad introdurre tecnologie e pensieri innovativi in questa industria, sull’economia orientata alla comunità, destinando il 40% dei profitti ai salari e ai servizi di assistenza sociale. Durante una visita alla Fondazione, GA Zjuganov è stato premiato con la medaglia istituita dalla Fondazione Internazionale Nobel.

Conversazione con il segretario del PCC Du Qinglin
Prima dell’apertura della 7.ma Assemblea Generale, GA Zjuganov ha incontrato il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese e Vicepresidente del Comitato consultivo politico popolare cinese, Du Qinglin. Du Qinglin ha informato GA Zjuganov sul XVIII° Congresso del Partito Comunista cinese appena concluso, e sulle relative decisioni sulle modalità di sviluppo della Cina nei prossimi anni. A sua volta, GA Zjuganov ha descritto la preparazione del partito per il quindicesimo congresso del partito comunista del prossimo primo febbraio, e ha invitato una delegazione del Partito comunista cinese a partecipare al congresso. Le parti si sono scambiate  opinioni su una vasta gamma di questioni d’interesse per entrambe i partiti. Alla riunione hanno partecipato i membri dell’Ufficio di presidenza, il Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista LI Kalashnikov e il deputato del Partito Comunista alla Duma di Stato, AP Tarnaev.

Asia: locomotiva della storia moderna
Discorso di Zjuganov alla sessione plenaria dell’Assemblea in occasione della seduta plenaria della 7a Assemblea Generale. Il primo ad intervenire dopo la relazione principale, il presidente del Comitato centrale del Partito comunista, GA Zjuganov, è stato molto calorosamente accolto dal forum.
“Come sapete, la Russia è il centro storico dell’Eurasia – ha iniziato Gennadij Zjuganov – il nostro paese svolge da per migliaia di anni il ruolo di “ponte” geopolitico che collega due mondi, due civiltà – europea e asiatica. Attraversando essa, abbiamo avviato la cooperazione economica e gli scambi culturali tra i due paesi, separati da migliaia di chilometri. Attraverso di essa ondate di conquistatori hanno sottomesso i più antichi centri della civiltà, e spesso distruggendoli. Si formarono diverse forme di dialogo eurasiatico. Ma per noi è sempre stato molto importante. Oggi, mentre ci prepariamo a celebrare il 90.mo anniversario dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, è utile ricordare che il nostro governo federale originariamente doveva chiamarsi, e in una serie di documenti chiave era chiamato, Unione delle Repubbliche Sovietiche d’Europa e Asia. Pertanto, seguiremo sempre con interesse i lavori della Conferenza internazionale dei partiti politici asiatici, e a prepararci seriamente per parteciparvi. Il tema della conferenza “Mondo – Sicurezza – Riconciliazione” è più che mai rilevante nella nuova situazione geopolitica emergente. I segni della putrefazione del sistema capitalistico sono evidenti. Colpisce tutte le aree del sistema: produzione, finanza, politica, cultura e moralità. Un intero gruppo di paesi della zona euro è sull’orlo del fallimento. Il debito nazionale degli Stati Uniti ha superato i 16.000 miliardi dollari.
La crisi generale del sistema sociale e dell’economia borghese si è protratta per un secolo, inasprendosi e arretrando ulteriormente. Ed un altro aggravamento oggi è davanti ai nostri occhi. Coloro che promuovono l’aguzza teoria della globalizzazione si aspettavano di “escludere” la teoria leninista dell’imperialismo come fase suprema del capitalismo, per portarla nell’oblio. Per noi, comunisti, è la guida ideologica e teorica per l’analisi e la valutazione della moderna economia capitalista. Nel 2002, abbiamo ritenuto il globalismo la fase attuale dell’imperialismo. Ecco le caratteristiche principali dell’imperialismo dell’epoca della globalizzazione:
1. Sottomissione finale della produzione di capitale, del capitale industriale, al capitale finanziario e speculativo.
2. La trasformazione dei rapporti di mercato in meccanismo artificiale per l’applicazione di scambi ineguali e di saccheggio di interi paesi e popoli.
3. Istituzione di un modello globale di “divisione internazionale del lavoro”, che incarna la flagrante disparità sociale planetaria.
4. La rapida crescita dell’influenza politica delle multinazionali e dei gruppi finanziari-industriali, rafforzandone la pretesa a una sovranità illimitata.
5. La perdita della capacità dei governi nazionali nel controllare i processi economici mondiali e anche nazionali. Revisione delle norme fondamentali del diritto internazionale, per la creazione di un governo mondiale.
6. L’espansione informativa e culturale come forma di aggressione. Unificazione spirituale al livello più primitivo. Eradicazione dell’identità nazionale delle nazioni e dei popoli.
7. Parassitismo del capitale transnazionale. Consegnargli i benefici dell’introduzione dell’alta tecnologia nel resto del Mondo significa povertà, decadenza ed inibizione qualitativa del progresso tecnologico.
Dopo la distruzione dell’Unione Sovietica vivere sulla Terra è diventato molto più difficile e pericoloso. Si acutizzano ed esplodono numerosi conflitti. Recentemente, quasi tutti gli Stati del Medio Oriente e Nord Africa sono stati destabilizzati. Dopo il massacro in Afghanistan, Iraq e Libia, vi è una vera e propria guerra civile in Siria e una crescente pressione su Iran e Corea del Nord. La strategia coloniale degli Stati Uniti e dei Paesi dipendenti dell’occidente, ancora una volta, mette l’umanità di fronte a una guerra mondiale, applicando attivamente la teoria reazionaria della “guerra di civiltà”. L’occidente ha dichiarato di supportare “libertà”, “democrazia” e “diritti umani” nel Mondo.
Il capitale finanziario globale opera svolgendo la sua attività sottomettendo la politica alla dipendenza economica. Costruendo un sistema di governance mondiale, l’imperialismo ha creato istituzioni speciali. Queste includono la Banca mondiale, il Fondo monetario internazionale e l’Organizzazione mondiale del commercio. Per coloro che resistono ai “pacifici” globalisti vi è l’intervento della NATO: l’istituzione della violenza militare. Tutto questo provoca resistenze. Ecco perché i vertici dell’UE e la signora Merkel vengono accolti in modo ostile ad Atene, da masse di manifestanti greci. Ecco perché le strade delle città spagnole si trasformano in un’arena di feroci battaglie di classe, ricordando le battaglie della guerra civile. I lavoratori protestano sempre più, non vogliono vivere come una volta. Nel mondo della globalizzazione, matura il rifiuto degli USA. Sempre più persone e movimenti sociali chiedono un cambiamento: lo sviluppo armonioso delle forze produttive, un consumo equilibrato, il rispetto per la natura.
Anche i sostenitori del capitalismo sono sempre più chiamati a trattare con il socialismo. L’ex presidente democristiano della Germania Keller ha invocato la fine del “capitalismo anglosassone” dei giocatori d’azzardo e degli avventurieri. François Hollande introduce una tassa speciale sui ricchi. Nei prossimi due anni, tutti i cittadini francesi che ricevono più di un milione all’anno, daranno allo stato il 75% del loro reddito. Riprendendo i leader europei, il presidente degli  USA Obama sta cercando di mettere le redini sui “gatti grassi” che traggono profitto dal picco della crisi. La borghesia è sempre più difficile da gestire “alla vecchia maniera”.
Una tendenza importante è il mutamento geopolitico del centro globale delle attività economiche, che passa alla regione Asia-Pacifico (APR), sottolineando la lunga crisi in Europa e Nord America. Secondo gli esperti, la crisi è tutt’altro che finita. A questo proposito, l’esperienza dei nostri vicini della Cina è importante, dimostrando che mantenere alti livelli di crescita economica è possibile solo con massicci investimenti nelle infrastrutture. In queste condizioni, il massimo utilizzo dell’enorme potenziale economico, scientifico e culturale dell’Asia apre, a nostro avviso, le prospettive di una soluzione a lungo termine e permanente dei problemi su cibo, energia, sicurezza militare ed ambientale.
La Conferenza internazionale sul dialogo tra più di 300 partiti politici, di governo e d’opposizione, conservatori, liberali e comunisti, in più di 50 paesi della regione, offre un’opportunità unica per discutere di tutte tali questioni. E, soprattutto, senza i “consigli” di “simpatizzanti” esterni alla nostra regione. Lo sviluppo congiunto delle proposte per affrontarle da parte di potenti forze politiche dei paesi partecipanti, può essere la chiave per la loro attuazione attraverso la politica dei governi. Ecco in breve la nostra visione di alcuni di questi problemi.
1. Il problema della sistemazione delle infrastrutture, dell’energia e dei trasporti della regione asiatica, cardini della sicurezza regionale. Questa operazione ridurrebbe l’asimmetria dello sviluppo socio-economico tra i paesi vicini, e aumenterà l’area di contatto tra i partecipanti al progetto. In Russia, sono in corso lavori in questa direzione. Come futura unica infrastruttura eurasiatica potrebbero esservi i progetti già all’opera: la Trans-Siberiana, l’oleodotto-gasdotto Sakhalin-Khabarovsk-Vladivostok, GLONASS, ecc. Strumenti per inserire saldamente l’Eurasia nel panorama economico del Pacifico e associarla con l’Europa che parla di Rotta del Mare del Nord, Sistema Trans-cavo, BAM, ecc. Egualmente vi si rientrano la ferroviaria e il gasdotto trans-coreani. In generale, potrebbe trattarsi del mega-progetto collettivo economico che gli esperti russi chiamano “Iniziativa eurasiatica per incrementare gli investimenti nel Pacifico.”
2. La sicurezza alimentare sarà uno dei temi centrali nel XXI.mo secolo. In molti paesi dell’Asia-Pacifico, la crescita della popolazione ha superato la crescita delle risorse alimentari. Per esempio nel 2010, di 925 milioni di persone che rientrano nella categoria dei più sottoalimentati nel Mondo, 578 milioni vivono nell’Asia-Pacifico. I settori più promettenti della cooperazione in questo campo possono essere i seguenti:
– La formazione di un sistema di monitoraggio regionale e di previsione della situazione alimentare;
– Avviare un coordinamento di alto livello nella fornitura degli aiuti alimentari, nelle situazioni di emergenza;
– Avvio ed attuazione di progetti comuni per la produzione di biocarburanti. Possiamo aspettarci che progressi concreti in questo settore non solo creino posti di lavoro, ma anche che riducano le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera. Per migliorare la sicurezza alimentare il potenziale della Russia nella regione viene determinata dalla presenza di vaste terre coltivabili e vaste riserve di acqua dolce. Così, nella Siberia orientale e nell’Estremo Oriente viene utilizzato il 50% del terreno coltivabile. A questo proposito, si potrebbe arrivare a creare un Fondo regionale per il grano coinvolgendo la Russia (sul modello del Fondo per il riso est-asiatico).
3. Il problema della condivisione dell’acqua è ancora una “pietra d’inciampo” nei rapporti tra un certo numero di paesi della regione. Questo stato suscita una situazione controproducente che potrebbe attivare conflitti a diversi livelli e destabilizzare l’intera regione. Ma a questo proposito, i nostri paesi hanno prospettive promettenti.
4. Un certo numero di paesi della regione è stato coinvolto nel traffico di droga. La produzione di materie prime, il trattamento e il trasporto di essa possono essere risolti soltanto con mezzi militari da formare nel territorio dei paesi fonte dell’instabilità. Uno Stato non può affrontare da solo, per conto proprio, questi “punti caldi”; la lotta contro ciò necessita di un coordinamento molto stretto tra tutti gli Stati interessati.
5. Si ritiene che un ulteriore impulso allo sviluppo della cooperazione multilaterale nella regione deriva dalla costruzione dell’Unione parlamentare dei paesi asiatici, proposto dai nostri colleghi del partito Yeni Azerbaijan. Tale struttura interparlamentare potrebbe, a livello politico, confermare il potenziale della crescita economica dell’Asia e diventare uno dei portavoce della volontà politica collettiva dei suoi popoli.
Nel complesso, ci offriamo di ricreare un aggiornato “Ponte Euro-Asiatico”, per una stretta ed efficace cooperazione tra i nostri popoli, paesi e continenti. La Russia è da migliaia di anni  attivamente coinvolta nella vita dell’Europa e dell’Asia, ed è pronta a compiere la sua missione storica, essere il collegamento tra i centri principali della civiltà del presente Mondo moderno, in un momento difficile nel suo sviluppo. Gennadij Zuganov, Presidente del CC-PCFR Russia

Sulla situazione geopolitica della regione
Su richiesta dei giornalisti, Gennadij Zjuganov ha condiviso la sua visione della situazione geopolitica nella regione. “Sono lieto che le relazioni tra la Russia e l’Azerbaigian si stiano rafforzando. Il nostro partito si è sempre distinto per l’amicizia e la fratellanza tra i due popoli”, ha detto il leader del Partito comunista. “In tutto il sud vi sono operazioni militari, e siamo al confine di questa fascia fornendo sicurezza e sviluppo sostenibile, proteggendo il nostro paese e il nostro popolo, i limiti delle grandi scosse che già si stanno avvendo. Dobbiamo continuare su questa strada e ricordare che, per competere in questo Mondo, è necessario disporre di una popolazione di 300 milioni di abitanti, cui solo l’Unione di Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakistan ed Azerbaigian è in grado di garantirne la sicurezza, i mercati, gli interessi e il progresso scientifico e tecnologico”, ha detto G. Zjuganov.
Il leader comunista russo l’ha ribadito all’Assemblea Generale della Conferenza Internazionale dei Partiti Politici asiatici, tenutasi a Baku, sullo sfondo della nuova crisi globale che coinvolge quasi 200 paesi. “Il tema è molto importante. Pace, sicurezza e riconciliazione, sullo sfondo di ciò che sta accadendo oggi in Medio Oriente, Nord Africa, Afghanistan. A mio parere, qui a Baku, vi è un dialogo molto serio su come uscire da questa difficile crisi. Ricordo che in 150 anni di capitalismo vi sono state 12 gravi crisi. Due di queste ultime, nel secolo scorso, hanno portato a due guerre mondiali”, ha detto il leader del Partito comunista.
Durante la sua visita a Baku, Zjuganov ha avuto numerosi incontri bilaterali, tra cui dei colloqui con la leadership del Partito Comunista dell’Azerbaigian.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Compagno Zjuganov: “il ritorno dei Rossi”?

Le elezioni presidenziali in Russia del 4 marzo
Jean-Marie Chauvier Mondialisation 2 marzo 2012

Gennadij Zjuganov, il segretario generale del Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF), è l’unico candidato che può competere con Putin, se non prevale al primo turno. Un personaggio curioso e originale, certamente, che spicca sul paesaggio delle istituzioni politiche in Russia.
Difende ‘tutta’ l’eredità sovietica – la rivoluzione, Lenin (ma non Trotzkij), la Rivoluzione Culturale, Stalin, la Vittoria del 1945, lo Sputnik e le grandi conquiste sociali – e come si suol dire, “cavalca l’onda della nostalgia” delle generazioni che hanno conosciuto e rimpiangono l’era sovietica in molti modi e per molte ragioni. Zjuganov è oggetto di questa critica: la sua assoluta fedeltà agli ideali comunisti di stampo sovietico, il suo rifiuto di condannare Stalin (anche se ha ammesso alcuni errori e i crimini di questo tragico passato), il suo rifiuto di seguire la via socialdemocratica o “neo-comunista“, suggerita da molti dei suoi compagni, financo di abbandonare l’etichetta “comunista”. Ha fatto tutto l’opposto: Zjuganov la rivendica, ne fa un vanto, esprimendo un giudizio senza riserve sul patrimonio rivoluzionario che ritiene “glorioso”. Per lui, abbandonare la questione dell’identità, significa essere come Gorbaciov e Eltsin: andare verso il tradimento e la sconfitta. Venti anni dopo la caduta dell’URSS, ci si pensa due volte! Va notato che la maggior parte delle persone in Russia non ha “celebrato l’evento“! Anche i liberali rimpiangono l’URSS come una famiglia di popoli … e un mercato unico. L’anti-sovietismo è caduto in disgrazia.
Ma Zjuganov, allo stesso tempo, flirta con gli eredi della contro-rivoluzione, quali sono i gerarchi della Chiesa ortodossa. Si ricorda che furono alleati di Stalin contro gli invasori nazisti. E così sarebbe anche oggi, fronteggiando l’invasione dei valori occidentali capitalistici. Zjuganov si richiama, in fin dei conti, alla “Grande Russia Eterna”, dove i cori ortodossi e quelli dell’Armata Rossa intonerebbero un solo lungo canto. Ha anche flirtato con i nazionalisti che farebbero rivoltare nel suo mausoleo quel vecchio internazionalista di Lenin. Precisiamo: non con l’estrema destra liberale anticomunista di Zhirinovskij (fatta eccezione per le iniziative di tattica elettorale) o con i neo-nazisti e altri fascisti della “Marcia Russa” del 4 novembre, il cui nazionalismo “etnico” ripugna al partigiano della Russia multinazionale quale resta Zjuganov. E neanche con il “bolscevismo nazionale” di un Eduard Limonov, che dopo essersi dichiarato “rosso e bruno”, si è unito ai liberali.
No, Zjuganov flirta con un nazional-stalinismo volentieri antisemita e xenofobo  come quello di Aleksandr Prokhanov, un seguace del neo-imperialismo russo. Oppure con i simpatizzanti dell’eurasiatismo, nel senso di alleanza anti-occidentale per preservare la “singolarità” della Russia e costruire legami con la Cina, l’India e il mondo musulmano, piuttosto che con il blocco euro-atlantico. Zjuganov è l’uomo della geopolitica continentale eurasiatica che garantisce la continuità tra l’impero zarista, l’Unione Sovietica e una potente Russia da far rivivere. Che è un po’ come la quadratura del cerchio: come conciliare la bandiera rossa e la tradizione monarchica nero-giallo-bianca? Zjuganov ci crede, pur continuando a mettere in mostra esclusivamente slogan e simboli comunisti e sovietici. Fino a nuovo ordine? Uno dei suoi alleati critici, il politologo Sergej Kurginjan, si sforza di portare i comunisti in un fronte unico “anti-arancione” riunendo tutti i patrioti contro la manovra per destabilizzare la Russia che gli Stati Uniti starebbero telecomandando, tramite le proteste, con il pretesto di fondare un’improbabile “Russia senza Putin“. Ma l’opposizione di Zjuganov a Putin sembra rimanere più forte del suo desiderio di resistere a questa “offensiva imperialista“, che ritiene esagerata dalla propaganda del Cremlino e dalla passione anti-americana di Kurginjan.
Zjuganov subisce la concorrenza, nel campo del nazionalismo, di Putin, che ha ripreso una parte della retorica patriottica. Così, il 7 novembre, il PC celebrava ancora la Rivoluzione d’Ottobre, che Putin condanna, ma il Cremlino teneva lo stesso giorno, come in epoca sovietica, una parata militare sulla Piazza Rossa per celebrare …non la rivoluzione, ma … il corteo storico del 7 novembre 1941, quando le truppe della parata andarono direttamente al fronte, essendo i tedeschi alle porte di Mosca. Putin non ricorda che la sfilata del 1941 celebrava la “Rivoluzione”, ma accetta che siano esibite le bandiere rosse. Come il 9 maggio, Giorno della Vittoria del 1945, si sventola ancora la bandiera piantata sul Reichstag. Quindi, una concorrenza attorno ai simboli “comunisti”, il cui valore dilaga soprattutto tra le fila comuniste.
Zjuganov gioca ovviamente sul prestigio dei valori sovietici, significativamente superiore a quello delle idee comuniste: sono i valori cui hanno creduto delle generazioni e che sono associati a delle vittorie, mentre l’ideologia e il Partito comunista dell’URSS sono identificati nella migliore delle ipotesi al “passato di un’illusione“, e nel peggiore dei casi, a un tragico errore e a una situazione di stallo finale che è costata la vita dell’URSS. Rimane una minoranza, è vero, attaccata agli ideali originari del comunismo, non è essa che dà il tono, ma Zjuganov la tiene in conto. Ma proporre un candidato, a questo punto rivolto verso il passato, alle giovani generazioni che – né specialmente “pro”, né necessariamente “anti” Sovietiche – vivono nella Nuova Russia, trasformata dal capitalismo, e che non è concepibile che possa “tornare al passato“? Zjuganov ha fatto delle proposte concrete e credibili per il prossimo futuro, che rispondono alle aspettative degli strati sociali che non sono più “il proletariato“, i “colcosiani” e l'”intellighenzia sovietica” – i tre strati ufficiali dell’ex URSS – ma i nuovi intellettuali, informatici, impiegati di banca, così come dipendenti pubblici, lavoratori salariati, contadini individuali, piccoli imprenditori, anche dei “grossi padroni”, invitati a “rilanciare il paese“? Riconoscendo questa eterogeneità della società, il PC di Zjuganov ha rinunciato alla “lotta di classe” e cerca invece di “unire il popolo“. Senza rinunciare a un anti-capitalismo di principio.
Inutile cercare in Zjuganov ciò che si trova talvolta nella sinistra radicale e libertaria: un’alternativa al sistema industriale, una prospettiva ecologica …. Questi problemi non hanno alcuna attualità qui nel dibattito politico russo. Ciò che è “attuale” è estrarre la Russia dal suo ruolo di riserva di materie prime e di fornitrice di energia del mondo sviluppato, salvarla in quanto stato federatore di molti popoli, mentre si ridefinisce una “identità russa” che, dopo la caduta dell’Impero e dell’Unione Sovietica, è estremamente confusa. Ciò che è “attuale” e politicamente “reale” è la capacità del PC di potersi presentare quale partito di governo responsabile. Sarà giudicato in base al suo programma. Se non dalle “azioni” che il PC non può attuare, finché resta “interdetto dal governo“. Tuttavia, Putin non è ancora riuscito a emarginarlo completamente. Si dice spesso che un tale partito è “utile” perché dimostra che un’opposizione parlamentare sussiste. Vero: ma i poteri del parlamento sono molto limitati dalla Costituzione presidenziale adottata nel 1993 (dai democratici liberali e molto utile per Putin) e dove il PC può “vegetare” (e invecchiare) lontano dal business. Ma è chiaro che nel caso in cui Zjuganov sia eletto e in grado di attuare il suo programma, la Russia avrebbe una radicale svolta “a sinistra“.

Qualche idea forza di Zjuganov
Nel preambolo, la constatazione del fallimento del capitalismo che in tutto il mondo semina miseria, conflitti e guerre, degrado culturale e problemi ambientali, e ha causato enormi perdite in Russia su tutti i campi, tra cui una colossale disuguaglianza sociale, una catastrofe demografica. Zjuganov promette di fermare questo degrado, imporre il rispetto dei diritti umani e il ripristino dell'”Amicizia dei Popoli”.

Le riforme politiche
Un sistema elettorale “aperto e onesto.” Pieni poteri al Parlamento. Ridurre il mandato presidenziale a cinque anni. L’elezione diretta dei governatori.

La politica estera
Ampliare il numero di alleati e partner della Russia. Rafforzare il ruolo delle Nazioni Unite, ridotto dalla NATO. Nuova “Unione dei popoli fratelli“, formazione comune di carattere economico tra Russia-Bielorussia-Ucraina-Kazakistan. Rafforzare le capacità difensive del paese.

Economia 
Nazionalizzazione delle risorse naturali, bancarie, energetiche, aerospaziali, del trasporto ferroviario. “Il 99% dei cittadini ne avrà beneficio, anche le piccole e medie imprese.” Nuova industrializzazione basata sul progresso scientifico e tecnico. Rilancio dell’agricoltura e dei villaggi in Russia.
Introduzione di una tassazione progressiva.
 
Sociale
Nuovo codice del lavoro per proteggere i lavoratori. Abolizione delle misure di commercializzazione della sfera sociale. Pensioni aumentate di due volte. (Tre volte per le più basse). Asili nido: colmare i vuoti. Ripristinare “la più grande conquista del potere sovietico: l’istruzione gratuita generale.” Aumentarne i finanziamenti dal 4% all’8-10% del PIL. Proposte simili per il sistema sanitario pubblico.
 
Cultura
Ripristinare i valori culturali e le tradizioni di tutti i popoli della Russia. Aumentare il livello culturale della TV, “liberare” i telespettatori dalla pubblicità. Difendere la lingua e la cultura russa e degli altri popoli della Russia. Elezioni presidenziali russe.

Traduzione di Alessandro LattanzioSitoAurora

La distruzione della Libia, una crescente minaccia per la Russia

Gennadij Zjuganov, Pravda 1 Settembre 2011
Tortilla con Sal 09/01/2011

Secondo i media, le forze che cercano di rovesciare il governo della Libia hanno occupato la capitale, Tripoli, e diverse altre città. Ovunque siano commettono omicidi di massa e saccheggi. E’ stato anche saccheggiato l’eccezionale museo nazionale di Tripoli. Tutto questo parla da se del tipo di persone coinvolte nella lotta contro il governo legittimo.
E’ ben noto che l'”opposizione” che si sarebbe ribellata contro la “tirannia” di Gheddafi, sta ricevendo armi dall’estero. Ma ancora, non avrebbero potuto affrontare le truppe del governo libico, senza il sostegno massiccio dell’aviazione della NATO, che ha distrutto i centri di comando, depositi di munizioni e armi e le linee di comunicazione. I “ribelli” appaiono solo dopo che la tempesta di fuoco della NATO ha distrutto ogni cosa sul suo cammino. Questo è certamente un intervento militare, accuratamente nascosto dietro lo schermo trasparente dei “ribelli“. In Libia, si sta perfezionando una nuova tattica per rovesciare i governi indesiderabili all’Occidente, con ampio uso di eserciti privati e di mercenari come ausiliari alla NATO.
Tutto questa orgia si svolge sotto la copertura della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e con l’attuazione del “no-fly zone“, il cui presunto obiettivo era proteggere la popolazione civile della Libia dai bombardamenti. In pratica, gli aerei della NATO ha lanciato attacchi con missili e bombe, non solo contro le posizioni dell’esercito libico, anche contro le strutture civili nelle città. Di conseguenza, essi hanno ucciso migliaia di civili, tra cui anziani e bambini. Fatti come questi sono, secondo il diritto internazionale, un crimine contro l’umanità. Ma la lingua dei Gesuiti della NATO, le vite distrutte vengono chiamate “danni collaterali“.
La Libia è l’ultima vittima dell’intervento globale della NATO, che è diventato possibile dopo la distruzione dell’Unione Sovietica. Proprio in questo momento, con la scomparsa di una forza capace di affrontare l’avventurismo dell’oligarchia mondiale, apparve al nostro attuale “partner” la sensazione dell’impunità. Imposta dall’esterno, ebbe inizio la guerra civile in Jugoslavia, che si è conclusa dopo 78 giorni di bombardamenti di città e cittadine indifese. Poi gli Stati Uniti ed i suoi alleati hanno invaso l’Iraq, impigliandosi nel filo spinato di quel paese. Poi seguì l’Afghanistan, convertito dalle truppe di occupazione in un ritrovo per la produzione di droga. Nel frattempo, le agenzie d’intelligence dell’Alleanza avviarono le rivolte “arancione” in Georgia, Ucraina e Moldavia. Passando anni a cercare di rovesciare il Presidente bielorusso Lukashenko. La Siria è prossimo della lista,  sottoposta ad attacchi di insorti armati dall’esterno. Assistiamo alla guerra di informazione contro il governo siriano. Prova eloquente dei preparativi per l’intervento della NATO.
Oggi il mondo affronta un nuovo colonialismo, nella sua variante più disgustosa e cinica, proprio come lo era due secoli fa. L’ex potenze coloniali, USA, Regno Unito e Francia ancora rivendicano il diritto di decidere del destino di qualsiasi stato sovrano. Durante questa operazione “umanitaria” hanno calpestato la Carta delle Nazioni Unite e le norme del diritto internazionale. Come risultato, la Libia è stata sommersa nel caos, e potrebbe eventualmente svilupparsi successivamente nello scenario somalo: la divisione in innumerevoli tribù e clan che si combattono tra loro.
La Russia è anch’essa responsabile della tragedia in Libia, dal momento che il governo ha dato il via libera alla risoluzione anti-Libia delle Nazioni Unite, non usando il suo potere di veto e, quindi, unendosi alle sanzioni contro la Libia. Questo ha significato non solo che abbiamo perso 20 miliardi di dollari di potenziali benefici dal commercio e della cooperazione economica con questo ricco paese africano, ma abbiamo anche perso uno degli stati amici che avevamo nella regione strategicamente importante del Mediterraneo.
Se non  finisce questa orgia del neo-colonialismo, la Russia con i suoi sconfinati territori e le sue enormi riserve di materie prime, diventerà uno degli obiettivi futuri dell’esportazione atlantista della “democrazia“. Indebolito da due decenni di cosciente deindustrializzazione e decadenza, con un esercito demoralizzato e distrutto, il nostro Paese inevitabilmente diventerà un bersaglio per l’intervento.
Il PCRF condanna la pirateria mondiale dell’oligarchia coloniale ed esorta il governo della Federazione Russa a prendere coscienza delle conseguenze più pericolose che comporta la collusione con gli aggressori.
Solo un governo forte e patriottico, che cercare di rilanciare l’industria, l’agricoltura, l’istruzione, la scienza e la cultura, il nostro passato di potenza e il ritorno delle nostre Forze Armate, può salvare la Russia dal ripetersi dello scenario libico delle rivoluzioni “colorate“.

Link:
[1] Josafat Scomin
[2] Pravda.ru

Traduzione di Alessandro Lattanzio  – Aurora03.da.ru

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