Cinque bugie sul rapporto dell’ONU sulle armi chimiche in Siria

Cinque bugie inventate per orientare il rapporto dell’ONU sull’attacco con armi chimiche in Siria
Tony Cartalucci Land Destroyer 17 settembre 2013

Come previsto giorni prima che la relazione sulle armi chimiche siriane delle Nazioni Unite fosse pubblicata, l’occidente ha iniziato a manipolarne i risultati per sostenere la propria vacillante storia riguardante i presunti attacchi con armi chimiche del 21 agosto 2013, a Damasco orientale, Siria. L’obiettivo, naturalmente, è continuare a demonizzare il governo siriano e contemporaneamente sabotare il recente accordo siriano-russo per far controllare e disarmare le scorte di armi chimiche della Siria da parte di osservatori indipendenti.

999688Una raffica di titoli sospetti ha tentato di collegare, nella mente dei lettori disattenti, la “conferma” delle Nazioni Unite sull’uso in Siria di armi chimiche e le pretese occidentali che sia stata opera del governo siriano. Inoltre, i governi statunitense, inglese e francese hanno rapidamente stilato una lista di balle volte a fare presentare il rapporto delle Nazioni Unite come favorevole alle loro accuse infondate contro il governo siriano. L’articolo della BBC, “Stati Uniti e Gran Bretagna indicano che il rapporto delle Nazioni Unite ‘incolpa la Siria’“, ancora una volta afferma inequivocabilmente ciò: “Il rapporto delle Nazioni Unite non attribuisce la colpa dell’attacco, non facendo parte del suo mandato”. Tuttavia ciò non ha impedito al ministro degli Esteri inglese William Hague dal sostenere: “Dalla ricchezza di dettagli tecnici nella relazione, anche sulla portata dell’attacco, la coerenza dei risultati dei test dei campioni nei laboratori indipendenti, le dichiarazioni dei testimoni e le informazioni sulle munizioni utilizzate e le loro traiettorie, è del tutto evidente che il regime siriano sia l’unico che avrebbe potuto esserne responsabile”. E l’ambasciatrice statunitense all’ONU Samantha Power ha dichiarato: “I dettagli tecnici del rapporto delle Nazioni Unite evidenziano che solo il regime avrebbe effettuato questo attacco con armi chimiche su grande scala”. Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius avrebbe detto: “Quando si guardano i risultati con attenzione, le quantità di gas tossico utilizzate, la complessità delle miscele, la natura e la traiettoria dei vettori, non c’è alcun dubbio sull’origine dell’attacco”. Il Washington Post è andato oltre, e forse stupidamente, ha dato una spiegazione dettagliata di ogni montatura che l’occidente usa per strumentalizzare l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite. In un articolo intitolato “Il rapporto delle Nazioni Unite sulle armi chimiche è abbastanza schiacciante per Assad“, dove 5 punti vengono usati per motivare perché il rapporto delle Nazioni Unite “accusi” il governo siriano.

Le 5 bugie
Bugia n°1. Le armi chimiche, consegnate assieme alle munizioni, non sono state utilizzate dai ribelli: questa affermazione fa anche riferimento al “Syria watcher” Eliot Higgins, noto come “Brown Moses“, osservatore, seduto in una poltrona nel Regno Unito, della crisi siriana, che documenta le armi utilizzate nel conflitto sul suo blog. Mentre Higgins spiega che questi razzi, che hanno un calibro particolarmente grande (140 millimetri e 330 millimetri), non sono stati visti (da lui) nelle mani dei terroristi che operano all’interno e lungo i confini della Siria, vecchi suoi post mostrano razzi simili, ma più piccoli, certamente in costruzione e in azione nelle mani dei militanti. Il Washington Post sostiene che in qualche modo questi razzi più grandi richiedano una “tecnologia” cui i militanti non hanno accesso. Questo è decisamente falso. Un razzo viene lanciato da un semplice tubo, ed ai terroristi basterebbe la semplice tecnologia aggiuntiva per i razzi più grandi, quale un camion per montare il tutto. Per un fronte armato che schiera carri armati rubati, trovare un camion su cui montare tubi di metallo di grandi dimensioni sembrerebbe un compito piuttosto elementare, soprattutto se per effettuare un attacco simulato tale da giustificare l’intervento straniero e salvarne la vacillante offensiva.

Bugia n°2. Il sarin è stato lanciato da una zona controllata dal regime. Il Washington Post sostiene che: “La relazione conclude che i proiettili provenivano da nord-ovest del quartiere mirato. Quella zona era ed è controllata da forze del regime siriano ed è terribilmente vicina a una base militare siriana. Se i proiettili fossero stati sparati dai ribelli, probabilmente sarebbero giunti da sud-est, in mano ai ribelli”. Ciò che il Washington Post non cita sono i “limiti” che la stessa squadra dell’ONU ha indicato sulla credibilità delle proprie scoperte, a pagina 18 del rapporto (22 del .pdf), le Nazioni Unite dichiarano: “Il tempo necessario per condurre un’indagine dettagliata su entrambe le posizioni, nonché prelevare campioni, era molto limitato. I siti sono stati visitati da altri individui, sia prima che durante l’inchiesta. Frammenti e altre possibili prove sono stati chiaramente manipolati e spostati prima dell’arrivo della squadra investigativa”. Va inoltre notato che i militanti ancora controllano la zona dopo il presunto attacco e fino all’inchiesta del personale dell’ONU. La manomissione o l’inserimento di prove sarebbero stati effettuati da amici dell'”opposizione”, e sicuramente il governo siriano non punterebbe dei razzi in direzioni che potrebbero implicarlo.

Bugia n°3. L’analisi chimica suggerisce che il sarin probabilmente era parte di un rifornimento controllato, il Washington Post afferma: “Gli investigatori delle Nazioni Unite hanno analizzato 30 campioni, trovando che contenevano non solo sarin, ma anche “prodotti chimici rilevanti, come stabilizzatori.” Questo suggerisce che le armi chimiche sono state prese da un deposito controllato, dove avrebbero potuto essere trasformate per l’impiego da parte di truppe addestrate al loro uso. Solo, per effettuare un attacco sarebbe anche necessario utilizzare agenti chimici stabilizzati e personale addestrato al loro uso”. Dai depositi saccheggiati in Libia, alle armi chimiche segretamente trasferite da Stati Uniti, Regno Unito o Israele, attraverso l’Arabia Saudita o il Qatar, non vi è scarsità di fonti possibili. Per quanto riguarda i “ribelli” privi del necessario addestramento nell’usare armi chimiche, la politica degli Stati Uniti ha fatto in modo che non solo ricevessero l’addestramento necessario, ma aziende della difesa occidentali, specializzate nella guerra chimica, avrebbero affiancato i militanti in Siria. La CNN ha riferito, nel suo articolo del 2012 “Fonti: gli USA addestrano i ribelli siriani nella sicurezza delle armi chimiche“, che: “Gli Stati Uniti e alcuni alleati europei usano aziende della difesa private per addestrare i ribelli siriani su come proteggere le scorte di armi chimiche in Siria, hanno detto alla CNN un alto funzionario degli Stati Uniti e diversi diplomatici di alto livello. L’addestramento, che si svolge in Giordania e in Turchia, comprende come monitorare e proteggere le scorte, e gestire siti e materiali bellici, secondo le fonti. Alcuni contractor sono in Siria per collaborare con i ribelli nel monitorare alcuni dei siti, secondo uno dei funzionari”.

Bugia n°4. Caratteri cirillici sui proiettili, il Washington Post afferma: “Lettere russe sui proiettili di artiglieria suggeriscono fortemente che siano di fabbricazione russa. La Russia è un importante fornitore di armi del governo siriano, naturalmente, ma non al punto di rifornire direttamente o indirettamente di armi i ribelli”. La logica del Washington Post non vale una cicca. I terroristi che operano in Siria possiedono fucili e perfino carri armati di origine russa, rubati o acquisiti attraverso una vasta rete di trafficanti di armi costruita dalla NATO e dai suoi alleati regionali, per perpetuare il conflitto. Inoltre, inscenando gli attacchi, i terroristi e i loro sostenitori occidentali, in particolare gli attacchi la cui ricaduta dovrebbe suscitare un profondo cambiamento geopolitico a favore dell’occidente, avrebbero speso del tempo per far sembrare che l’attacco fosse opera del governo della Siria. L’uso di armi chimiche da parte di militanti contro una posizione di altri militanti, costituirebbe un attacco sotto “falsa bandiera” e ovviamente ciò richiederebbe una sorta di segno o prova incriminante sulle armi usate nel bombardamento.

Bugia n°5. Le osservazioni del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla relazione, il Washington Post ammette l’esiguità di questo ultimo punto, affermando: “Questo è forse il caso più circostanziale di tutti, ma è difficile ignorare il chiaro sottinteso della conferenza del Segretario Generale Ban Ki-moon nel discutere il rapporto...” Il Washington Post, e gli interessi che guidano il suo comitato di redazione, non riuscivano nemmeno a produrre cinque argomentazioni ragionevolmente convincenti sul perché il rapporto delle Nazioni Unite implichi, in qualche modo, il governo siriano, così mettendo in dubbio le affermazioni relative alla “ricchezza di dettagli tecnici” che accuserebbe il Presidente Bashar al-Assad. Il rapporto delle Nazioni Unite conferma che sono state utilizzate armi chimiche, un punto che non è contestato dalle parti in conflitto, né prima nè dopo che l’inchiesta delle Nazioni Unite avesse inizio. Ciò che l’occidente cerca di fare ora è sfruttare la propria narrativa della relazione e, ancora una volta, creare una giustificazione infondata per continuare la guerra contro la Siria, sia come elemento di una politica estera ufficiale che coperta.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Francia arma i terroristi di al-Qaida

La Francia invia armi ai terroristi di al-Qaida coinvolti nel massacro di civili nel villaggio Hatlah, Der Ezzor, in Siria
Gearóid Ó Colmáin, Global Research, 13 giugno 2013

64326La stampa occidentale era rimasta muta sulla guerra siriana, il 12 giugno, quando giunsero rapporti su un altro massacro compiuto dai cosiddetti “ribelli”, in realtà membri di al-Qaida e di gruppi affiliati. Tra i massacrati nel villaggio di Hatlah, nella regione di Deir al-Zohr, vi erano decine di donne e bambini. I numeri del massacro variano da 30 a 100. La stampa francese sembrava troppo interessata a nascondere la strage, cosa sorprendente data la sua profonda preoccupazione per la ‘protezione della popolazione civile’ e nell’invocare infaticabilmente l”intervento umanitario’ nel conflitto siriano. Le Monde, che ha pubblicato recentemente due rapporti sensazionali che pretendevano di ‘provare’ che il ‘regime’ siriano aveva usato armi chimiche ‘contro il proprio popolo’, senza presentare uno straccio di prova credibile a sostegno di tali affermazioni, ha tentato di sdrammatizzare il crimine contro l’umanità commesso dai “ribelli” che supporta. Il quotidiano francese ha riferito che 60 residenti sciiti del villaggio di Hatlah sono stati uccisi l’11 giugno. Non vi era alcuna menzione della parola ‘strage’, nessuna menzione della parola ‘crimine’, nessuna condanna di tale barbarie. Invece, il rapporto parlava di aree locali sotto il controllo delle ‘milizie’ del governo. Nessuna condanna del massacro di Hatlah da parte del Quai d’Orsay. Migliaia di massacri sono stati commessi dai terroristi filo-occidentali dallo scoppio del conflitto in Siria nel 2011, la maggior parte, se non tutti, sono stati ignorati dal governo francese. [1]
Le agenzie di stampa mainstream di solito usano i massacri commessi dai terroristi in Siria come propaganda di guerra incolpandone l’esercito siriano. Ma il coordinamento tra i terroristi e agenzie mediatiche della NATO sembra essere stata carente nel teatro di guerra siriana, quel giorno. I killer hanno postato un video su internet in cui si vantano del massacro di civili da loro compiuto nel villaggio, cantando ‘Allah akbar’, mostrando i resti delle loro vittime ‘raafidis’ (termine dispregiativo per gli sciiti). Non si tratta di testi che le agenzie mediatiche della NATO trovano utili. In realtà, ciò è controproducente e aiuta il ‘regime’. Avrebbero dovuto presentare il video delle vittime macellate postandolo on-line con la didascalia ‘civili innocenti massacrati dalle forze di Assad, la comunità internazionale deve intervenire'; sembra che questi terroristi siano stati male addestrati.
Assassini siriani e quwaitiani sono entrati nel villaggio di Hatlah l’11 giugno, circondato le case sciite per distruggerle e incendiarle. Ibrahim Said, un religioso locale, la moglie e due bambine di 4 e 2 anni sono stati trascinati fuori e massacrati. Il capo della banda ha anche invitato i sunniti del Kuwait a uccidere i loro vicini sciiti. Il video, visibile il 12 giugno, è stato censurato dal youtube, ma può essere visualizzato su Liveleak. [2] Secondo notizie, centinaia di abitanti della città sono stati rapiti dai terroristi, che si autodefiniscono brigata al-Mut’aa. La posizione dei rapiti non è attualmente nota. In un altro video pubblicato sul sito web SyriaNews, una piccola folla di manifestanti della città di al-Mayadin celebra la strage dei cittadini sciiti di Hatlah.
Fin dall’inizio dei disordini in Siria nel 2011, la stampa occidentale ha incitato all’odio religioso e settario demonizzando la comunità alawita, proprio come fece contro i serbi durante la distruzione della Jugoslavia. Ora c’è una pulizia etnica su vasta scala. La demonizzazione degli alawiti consiste nel sostenere che costituiscono la casta dominante sulla popolazione a maggioranza sunnita. Questo non è vero. La maggior parte dell’esercito arabo siriano è sunnita. Sunniti e cristiani hanno sempre avuto posizioni di vertice nel governo. La Siria è uno stato laico e multiculturale che è sempre stato orgoglioso delle proprie diversità. Ma Le Monde ha pubblicato un articolo importante riguardante la Siria su uomini donne e bambini massacrati ad Hatlah dai loro amati “ribelli”. Il rapporto intitolato ‘Siria:.. Fabius chiede di fermare l’avanzata delle forze di Assad‘. [3] Forse i redattori di Le Monde hanno deciso di ignorare il massacro di Hatlah perché sono restii a rischiare un’ulteriore perdita di credibilità del giornale. Sarebbe stato troppo imbarazzante per Fabius, che ha scarso sostegno tra la popolazione francese nel suo bellicismo contro la Siria. Basta leggere i commenti sul sito web di Le Monde per comprendere il disprezzo che lettori intelligenti e dalle buone letture hanno per il quotidiano francese. Lo stesso si può dire per il resto della stampa tradizionale della Francia. In realtà, molti giornali hanno deciso di non consentire ulteriori commenti sulla Siria, a causa della moltitudine di utenti che ne denunciano e svelano le menzogne criminali e la propaganda di guerra.
E’ possibile che il leader dello squadrone della morte che ha ucciso e rapito i cittadini di Hatlah possa un giorno soddisfare il suo più grande sostenitore francese, Laurent Fabius. Come il suo collega statunitense, il senatore John McCain, Fabius ha apparentemente incontrato di recente il terrorista siriano Mohammad Nur. Nur è il leader di un gruppo terrorista che ha rapito dei cristiani in Libano, lo scorso anno. La loro sorte resta ignota. [4]
Dato che questo autore ha sottolineato, in precedenza, che se gli squadroni della morte non riuscissero a distruggere lo Stato siriano, la NATO potrebbe usarli per giustificare l’intervento con il pretesto della ‘guerra al terrore’. Ma prima dovrebbe indebolire lo Stato in misura sufficiente per giustificare tale strategia. Dopo il trionfo dell’esercito arabo siriano sui terroristi stranieri nella città di al-Qusayr, la prospettiva di una vittoria sulla NATO aumenta. Un autore del sito web Syrianews nota come sia significativo che l’organo di propaganda dell’MI6 chiamato Osservatorio siriano per i diritti umani, che finora era stata la fonte della disinformazione dei media ufficialisti, abbia riferito della strage di Hatlah. Un tentativo è stato fatto per distinguere l’Esercito libero siriano dai terroristi di al-Qaida. Data l’efficacia delle menzogne dei media su una popolazione ipnotizzata, sarebbe facile sostenere che Assad stia segretamente collaborando con al-Qaida e sia necessario un intervento al fine di liberare il Paese dai terroristi. L’Osservatorio siriano per i diritti umani può iniziare a parlare di altre stragi compite dai terroristi per fornire una propaganda in tal senso, quando la NATO dovesse cambiare la strategia di guerra contro la Siria.
Una strategia simile è stata adottata dalla Francia contro il Mali, dopo aver permesso ai terroristi di dilagare nel Paese per mesi, affinché servissero da pretesto per la successiva invasione militare e occupazione da parte della Francia. La fiction della Guerra al Terrore è flessibile e può essere riscritta su richiesta, per soddisfare le esigenze geopolitiche della NATO. [5] Ma per ora, la narrazione della guerra francese rimane focalizzata su Assad. La risposta del governo degli Stati Uniti alla strage di Hatlah mostra divergenze tra gli psicopatici neo-conservatori di Parigi e Londra, che vogliono la guerra in Siria, e il regime di Obama che sembra tentare di disimpegnarsi dal Medio Oriente. Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha condannato il massacro. Questo dimostra che la Francia e il Regno Unito sono ancora più bellicosi delle loro controparti statunitensi. Il complesso militare-industriale-mediatico francese vuole furiosamente ricolonizzare la Siria, e il suo fedele bollettino di pubbliche relazioni Le Monde fa tutto quanto in suo potere per servire i suoi padroni guerrafondai. I cittadini massacrati ad Hatlah non hanno fatto notizia ieri, perché c’era la buona notizia, per i siriani che non sono ancora stati uccisi da autobombe o massacrati nelle loro case: il governo francese vuole dare ancora più armi ai terroristi.

fabiusNote
[1] Le Monde
[2] Youtube
[3] Le Monde
[4] Syria Report
[5] Syria News

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Siria: l’opposizione in rotta

Pjotr Lvov (Russia) New Oriental Outlook 7 giugno 2013 – Oriental Review

237633-a-syrian-soldier-displays-a-poster-of-president-bashar-al-assad-as-he-Con il sostegno finanziario di Qatar e Arabia Saudita in prosciugamento e il flusso di armi da Turchia e Libano in rallentamento, ciò che accade ora è che i ribelli iniziano a sbandarsi sotto l’assalto dell’esercito siriano. Ciò avviene sullo sfondo dei crimini commessi dai ribelli: Riyadh è chiaramente stanca di gettare soldi agli islamisti, sempre più dominati da Doha, piuttosto che dai sauditi; ci potrebbe essere un giro di vite nel governo del Qatar in qualsiasi momento, a causa della malattia dell’emiro, per il quale al momento è più importante risolvere il problema di nominare il principe ereditario capo dello Stato, mentre la Turchia è alle prese con la sua “primavera rivoluzionaria”. Il 4 giugno, le forze armate siriane sono riuscite a spazzare via i ribelli dalla città  strategicamente importante di al-Qusayr, che si trova nella Siria centrale presso il confine libanese.  I ribelli e le forze governative hanno combattuto per il controllo della città per circa sei mesi. Hama è stata quasi completamente liberata il 5 giugno. Secondo i rapporti le truppe fedeli al governo legittimo, comprese le unità speciali della Guardia, si preparano ad avviare nei prossimi giorni un’operazione per debellare i ribelli trinceratisi in alcuni quartieri. Se ciò accade, Damasco avrà il pieno controllo di tutte le principali città della Siria. Qualche sacca di resistenza può persistere per qualche tempo naturalmente, ma gli islamisti sono agli sgoccioli. Rendendosi conto della situazione disperata, dunque, alcuni estremisti hanno deciso di attaccare il centro della capitale con i mortai, ma senza ottenere il risultato desiderato. Inoltre, le truppe siriane hanno avviato le operazioni nella periferia di Damasco, dove l’esercito libero siriano è ancora presente.
Percependo ciò, i Paesi che avevano cercato il rovesciamento di Bashar al-Assad, in particolare la Francia, hanno deciso ancora una volta di giocare la “carta chimica.” Così, mentre il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius era a New York per firmare un accordo internazionale che disciplina la vendita delle armi convenzionali, consegnava un rapporto alle Nazioni Unite sulla base delle recenti “rivelazioni” del giornale Le Monde sul presunto uso, da parte dell’esercito siriano, di sostanze chimiche tossiche contro i combattenti dell’opposizione. Alcune oscure “analisi” sulla composizione di questi agenti tossici, compiuti in laboratori francesi, vi compaiono. Una cosa non è affatto chiara, chi ha usato le armi chimiche: le forze del governo o i ribelli? Dopo tutto, le prove ufficiali sono carenti. C’è solo da ipotizzare che qualcosa sta succedendo: mercenari estremisti con  fiale di Sarin arrestati recentemente in Turchia mentre tentavano di entrare in Siria, sono stati liberati quasi subito su pressione britannica. Non sembra strano che degli estremisti catturati con un tale carico mortale vengano trattati in questo modo? No, se si considera che Londra, ovviamente, non voleva che fossero arrestati, ma che entrassero in Siria dalla Turchia con il loro “carico” tossico e, quindi, creare un “caso” per poter accusare Damasco di utilizzare agenti tossici!
Carla del Ponte ha dato una buona risposta alle accuse di Fabius secondo cui Damasco ha usato armi chimiche. Ha detto che la prova è ancora carente riguardo chi abbia usato le armi chimiche, che hanno ucciso alcune persone, quando le armi convenzionali ne hanno uccise decine di migliaia. Mentre parlava domenica scorsa in qualità di membro della commissione d’indagine su eventuali violazioni dei diritti umani in Siria delle Nazioni Unite, gli esperti sospettano fortemente che siano i ribelli contrari al Presidente Assad ad aver usato armi chimiche. In un’intervista a una rete televisiva svizzera, ha detto che secondo le testimonianze delle vittime e dei medici, probabilmente furono i ribelli ad aver usato l’agente nervino Sarin. Ha anche sottolineato che gli esperti non hanno ancora prove concrete e ha ricordato che l’inchiesta è tutt’altro che completa.
Londra e Parigi chiaramente esaltano la storia delle armi chimiche solo per provocare un intervento militare straniero in Siria e spingere Stati Uniti e Israele a usare la forza militare contro Damasco. Dal momento che ciò non funziona, promuovono attivamente un tema diverso, l’intervento da parte di Hezbollah e dell’Iran, che presumibilmente combattono dalla parte delle forze di governo, come ad al-Qusayr. L’opposizione l’ha principalmente utilizzato come pretesto per evitare di partecipare alla conferenza di Ginevra 2, anche se è già stato accertato che non c’erano combattenti di Hezbollah ad al-Qusayr. Al contrario, il gruppo sciita ha contrastato i tentativi dei ribelli siriani di entrare in Libano dalla regione di al-Qusayr. Prostrarsi alla propaganda è l’arma principale usata da Gran Bretagna, Francia e Qatar, laddove al-Jazeera diffonde storie cui, a quanto pare, neanche i sostenitori dell’opposizione credono. Ma mi chiedo, che bisogno avrebbe Damasco della conferenza di Ginevra 2 se i ribelli subissero una grave sconfitta, prima che si svolga? Dopo tutto, il vincitore non ha bisogno di negoziare con il perdente. In cima a tutto il resto, la Francia ha detto tramite il suo ministro degli Esteri, che sarebbe meglio tenere la riunione a luglio invece che a giugno, perché dovrebbe essere una “conferenza di ultima istanza”. Poi è giunto un rapporto da Ginevra, la sera del 5 giugno, dopo un altro giro di consultazioni russo-statunitensi su Ginevra 2, dicendo che la riunione preparatoria potrebbe avvenire a fine giugno, e il vertice a luglio. In altre parole, la data viene spostata nuovamente. Evidentemente per evitare che non si svolga affatto. Infatti, prima delle vittorie del governo, molti in occidente speravano che al-Qusayr, Hezbollah, l’Iran e la questione delle armi chimiche divenissero pedine di scambio che avrebbero permesso all’opposizione e ai suoi sponsor di dettare condizioni. Sembrano abbiano sbagliato i calcolati ancora una volta. Dopo tutto, se le forze siriane continuano ad raccogliere successi e Damasco a riprendere il controllo sulle regioni dove i ribelli in precedenza erano forti, la conferenza non sarà più necessaria per altri motivi. Non ci sarà una vera e propria opposizione che possa prendere parte ai negoziati, perché potrebbe essere seppellita entro luglio, lasciando solo piccole sacche di terroristi a portare avanti la lotta contro Damasco, e i suoi leader potranno solo controllare la loro sede di Istanbul e le camere  nei due costosi hotel di Doha dove i ribelli vengono pagati e istruiti.
Per ora, tuttavia, i leader della Siria hanno intenzioni costruttive. Sono disposti a sedersi al tavolo delle trattative per elaborare un accordo riguardante il futuro del Paese sulla base di una soluzione politica. I ribelli dovrebbero essere dei pazzi a non approfittare del quadro pacifico che Damasco prospetta. In realtà, non possono esprimere le proprie condizioni, considerando l’attuale stato di cose in cui sono chiaramente in svantaggio. Inoltre, l’amministrazione Obama è ovviamente sempre meno desiderosa di vedere un regime islamista radicale in Siria. Come Israele. E senza  Washington, nessuno sponsor dell’opposizione deciderà d’intervenire militarmente in Siria, soprattutto dal momento che è sempre più difficile per la Turchia farlo.

Dr. Pjotr Lvov ha conseguito un dottorato in Scienze Politiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Qusayrgrad della III Guerra Mondiale?

SyriaNews

4117644-3x2-700x467[1]Una tranquilla città di confine di 30.000 abitanti circondata da bellissime orchidee, una città un tempo molto bella e in posizione strategica, come tutte le città siriane, la maggior parte strategiche al microscopio internazionale, ma questa volta non a causa di una qualsiasi ragione geografica, storia o artistica, ma per motivi molto più pericolosi, si tratta della guerra nucleare la cui fiamma nucleare potrebbe essere stata già accesa. La città di al-Qusayr prenderà presto il nome di ‘Qusayrgrad’.
Il vecchio Hafiz al-Assad ha detto una volta: “Siamo i migliori a giocare sul bordo del baratro, e se cadiamo, cadiamo sui corpi dei nostri nemici“, il giovane leone della Siria ha ereditato molte  funzioni dal padre, e questa è uno di esse. Dopo due anni, gli aggressori pensavano di avere il sopravvento nella crisi siriana, e nonostante le centinaia di avvertimenti da Damasco e dai suoi alleati, tra cui dal Presidente Bashar al-Assad: “Se la Siria cade, vi sarà un terremoto, un errore di calcolo e l’intera regione sarà devastata da un terremoto”. Gli strateghi occidentali notoriamente arroganti e razzisti, in altre parole stupidi, hanno sminuito gli avvertimenti di Assad, che continuava a dire che la Siria è diversa, non è la Libia, l’Iraq, la Somalia o qualsiasi altro Paese ‘democratizzato’ dall’occidente, come andavano dicendo saltellando i media occidentali tradizionali, sapendo e nascondendo l’infiltrazione in Siria più di 40.000 terroristi stranieri di al-Qaida, come l’inviato dell’ONU Ibrahim ha confermato. Sappiamo che è ciò che ne resta, oggi, su un totale di 125.000 almeno, unitisi ai criminali locali reclutati. I terroristi che controllavano la maggior parte delle campagne di Aleppo e la città di Raqqa, i migliaia provenienti dalla Giordania nel sud che occuparono la città di Daraa, caduta nelle loro mani, che infestarono la provincia di Damasco in molti luoghi, soprattutto Daraya e al-Utaibah, da cui i colpi di mortaio iniziarono a cadere sulla capitale. Non poteva andare meglio per i criminali Stati occidentali; la loro base nella città di al-Qusayr è il loro comando e centro di controllo principale, con ufficiali dei servizi segreti qatarioti, sauditi, israeliani, turchi, francesi, statunitensi, inglesi e tedeschi infiltratisi dal Libano, in particolare i francesi, che scomparvero dalla loro base nel nord del Libano quando Damasco non cadde.
La Siria di Assad era sul bordo del baratro sempre più sottile, restando solo con il suo vertice superiore, ma le Forze di Difesa Nazionale avevano finito l’addestramento intensivo, a Hezbollah era stato chiesto di custodire i santuari religiosi con l’aiuto dei comitati locali, un’amnistia presidenziale era stata emanata il 16 aprile, e un mese era stato concesso ai criminali per arrendersi.  Un’amnistia presidenziale in mezzo a tutto questo?! L’EAS ha avuto l’ordine: liberare il Paese e sterminare i terroristi. E l’EAS l’ha eseguito.
600 terroristi a Jididet Fadhl, presso Damasco, sono svaniti in 3 ore, facendo impazzire i chierici  wahhabiti che avevano dichiarato la jihad contro la Siria, a cui non risponde più nessuno; la strada dal centro di Hama ad Aleppo, nel nord, è ripulita, un’altra strada è ripulita da Idlib, nel nord ovest, alla provincia di Latakia, assai infestata da terroristi infiltrati dall’intelligence turca, dove le enormi operazioni dell’EAS, delle FDN e della resistenza locale siriana hanno eliminato decine di terroristi, liberando Qirbet Solas, Quota 45 e altri siti strategici; la città di al-Utaibah vicino all’aeroporto internazionale di Damasco e centro di comando e controllo dei terroristi nel sud, provenienti e riforniti dall’Iraq e dalla Giordania, attraverso il deserto, è caduta nelle mani dell’EAS, che poi avvolge la provincia, spostandosi a nord e a sud, e recupera la città strategica di Qirbet Ghazalah, infliggendo così un colpo decisivo ai terroristi nel sud, uccidendo, almeno secondo le stime, 1600 terroristi. E più importante è l’avanzata tra i villaggi e le città ad ovest del fiume Oronte, nella provincia di al-Qusayr, liberandole una dopo l’altra, accerchiando la città e impedendo ai terroristi di fuggire verso il Libano. Le armi chimiche, il cui utilizzo da parte dell’esercito arabo siriano contro i civili, avrebbe attraversato la linea rossa di Obama, non sono state utilizzate; la linea rossa di Obama non é stata attraversata, e la confusione e l’isteria regnano nel campo occidentale da quando pensava di celebrare la vittoria, invece iniziando a ricevere brutte notizie dalla Siria, ma buone per il mondo intero. Israele viene coinvolto direttamente e compie un raid contro le galline dei pollai e un deposito di armi nei pressi di Damasco, molto probabilmente utilizzando mini-bombe nucleari, in coordinamento con i combattenti di al-Qaida che avevano attaccato 19 diversi posti di blocco dell’EAS intorno alla capitale, un altro epico fallimento. L’ex-ambasciatore statunitense in Siria, Robert S. Ford, il padre degli squadroni della morte iracheni noti per uccidere sciiti e sunniti iracheni, oltre ai marine, arriva in una città di confine tra Siria e Turchia, proprio quando una doppia esplosione si verifica in quella città uccidendo più di 40 esseri umani e ferendone circa 100; le accuse contro la Siria sono immediate. Perché questa pazzia improvvisa? La NATO perde, ma c’è altro.
L’esercito arabo siriano invita i terroristi di al-Qusayr ad arrendersi, non c’è più il corridoio per fuggire, il corridoio che hanno usato per entrare, e l’amnistia presidenziale è passata, i terroristi si rifiutano di arrendersi e le notizie di trattative segrete con il governo siriano, con cui l’occidente chiede all’EAS di riaprire il corridoio affinché coloro che sono nella città di al-Qusayr si ritirino in Libano, sono respinte dalla Siria, e John Kerry va a Mosca, Cameron il giorno successivo visita Mosca, Laurent Fabius, che insisteva su una soluzione militare della crisi siriana, improvvisamente afferma che ci deve essere una soluzione pacifica alla crisi politica. Dopo più di due anni, e per al-Qusayr avviene questa svolta? Aspettate. Kerry è d’accordo con i russi sulla soluzione pacifica e una nuova conferenza internazionale per risolvere la crisi siriana, con Ginevra 2; il giorno dopo Kerry sostiene che laddove non è riuscita Ginevra 1, fallirà Ginevra 2, ovvero la partenza di Assad. Cameron è d’accordo con i russi sulla soluzione pacifica e la nuova conferenza internazionale per risolvere la crisi siriana, Ginevra 2, lascia la Russia per Washington e riprende di nuovo la storia delle armi chimiche! Cosa c’è nella città di al-Qusayr?
Ricapitoliamo: incursione d’Israele, attentati a Reyhanli, le ripetute accuse sulle armi di distruzione di massa ‘irachene’, funzionari occidentali in pellegrinaggio a Mosca e infine il dipartimento di Stato degli Stati Uniti che presente direttamente la seguente questione in inglese, arabo e persiano..!  Qusayr è la parola chiave principale:

Il dipartimento di Stato sui volantini a Qusayr, Siria
10 maggio 2013
DIPARTIMENTO DI STATO
Ufficio del Portavoce
10 Maggio 2013
2013/0551

DICHIARAZIONE DI JEN PSAKI, Portavoce

Volantini su Qusayr, Siria
Siamo profondamente preoccupati per le notizie secondo cui il regime di Assad ha lanciato volantini su Qusayr dicendo ai civili di evacuare o saranno considerati combattenti. Condanniamo con forza qualsiasi bombardamento di civili o minacce di farlo. Disporre un diverso dislocamento della popolazione civile in queste circostanze, è l’ultima dimostrazione di brutalità da parte del regime.
I continui indiscriminati bombardamenti aerei del regime su aree civili, tra cui panifici, file per il pane e ospedali, viola il diritto internazionale umanitario. Mentre notizie terribili su atrocità e massacri del regime continuano ad emergere, il regime di Assad e tutti i suoi sostenitori che commettono crimini contro il popolo siriano, dovrebbero sapere che il mondo sta guardando e che saranno identificati e ritenuti responsabili. Mentre il popolo siriano affronta tali responsabilità, gli Stati Uniti continueranno a lavorare con i siriani e la comunità internazionale per sostenere la documentazione delle violazioni.

Parole chiave: Siria, Qusayr, diritti umani, violazioni del diritto umanitario
IIPdigital

Perché non ci sono state dichiarazioni simili per Utaibah, Qirbet Ghazalah, Jididet Fadhl, la provincia meridionale di Aleppo, e tutto il resto?  L’occidente scatenerà stupidamente la Terza Guerra Mondiale, l’Armageddon per salvarsi dall’umiliazione di ciò che il mondo conoscerà su al-Qusayr? L’Iran ha mostrato solidarietà alla Siria, Hezbollah ha dichiarato che si unirà alla lotta  contro l’intervento straniero. L’esercito turco, sicuramente, secondo l’autore, non appoggerà il Primo ministro dei Fratelli musulmani Erdogan e si rifiuterà di essere coinvolto in una guerra tra Paesi musulmani per niente. I russi non permetteranno che il loro unico punto d’appoggio al mondo, al di fuori del Mar Nero, cada, non aderiranno alla lotta, ma sosterranno i loro alleati.
L’occidente è in grado di commettere stupidità e grandi crimini, speriamo che ci sia qualcuno sano di mente che l’impedisca.
Nel frattempo, guardate questo breve reportage dalla periferia di al-Qusayr:

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Parigi fa marcia indietro sulla Siria?

Thierry Meyssan, Mondialisation, 8 aprile 2013

11413
IRIB – Il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, è tra i più forti sostenitori dell’eliminazione dell’embargo sulle armi ai ribelli siriani. Ma proprio di recente, ha detto che il suo Paese non ha ancora deciso la revoca dell’embargo sulle armi, perché la Francia teme che queste armi finiscano nelle mani degli estremisti. Come si spiega la recente presa di posizione di Fabius?
TM – Allora, un primo punto semantico. Quando Fabius parla di “ribelli siriani”, sembra non essere informato del fatto, attestato da tutta la stampa che gli è favorevole, che la maggioranza di coloro che vengono chiamati ribelli non sono per nulla siriani. Seconda osservazione: quando Fabius ha detto che vuole togliere l’embargo sulle armi, per poterle inviare in Siria, si ignora il fatto che questo già accade: la Francia ha inviato un gran numero di armi in Siria, nel corso degli ultimi due anni, ma l’ha fatto segretamente e illegalmente. Quando dice che vuole “toglierne il divieto”, vuol dire che vuole renderlo legale e, probabilmente, sviluppare e intensificare la pratica illegale già perseguita dalla Francia.
Allora perché oggi, dopo essersi assai impegnato a Bruxelles (e anche all’ONU) per portare avanti queste sue idee, ha fatto marcia indietro? Penso che ci siano diverse ragioni. La prima è che la Francia abbia raggiunto, a livello internazionale, un certo grado di ridicolo. Offrendosi allo stesso tempo di votare a New York un nuovo accordo per frenare il traffico internazionale di armi, la Francia a New York dispiega un certo numero di argomenti, mentre in Siria fa l’esatto opposto di quello che sostiene di combattere in nome del diritto internazionale. Poi vi è certamente la pressione esterna. La Francia come Regno Unito, Turchia, Qatar, Arabia Saudita, fa parte del campo della rabbia, assolutamente desideroso di aggredire la Siria e di continuare la distruzione sistematica delle sue infrastrutture. Ma gli Stati Uniti, nel frattempo, che hanno ampiamente contribuito ad alimentare questo traffico di armi negli ultimi due anni, come essi stessi affermano attraverso rivelazioni organizzate prima sul New York Times e poi in diversi altri giornali, nelle ultime tre settimane, cercano invece di cambiare politica e dimostrare che, avendo causato solo disastri, se continuano, sarà peggio. Quindi, con ogni probabilità, Washington ha chiesto a Londra e Parigi d’abbandonare questo piano di legalizzare l’invio di armi in Siria.

IRIB – Il ministro degli Esteri francese dice che se non ci sarà una decisione, se non vi sarà una transizione politica nel Paese, la Siria sarà divisa in due campi: l’arco siriano-iraniano da un lato e  al-Qaida dall’altro lato. Pensa che Fabius in realtà stia cercando di nuovo di usare la minaccia di al-Qaida per giustificare la furia di Parigi verso la Siria?
TM – A quanto pare Fabius è sempre disordinato quando parla, perché dire che la Siria sarà divisa tra l’Iran da una parte e al-Qaida dall’altra, non ha molto senso. Oggi, infatti, quando si riferisce al Fronte al-Nusra (vale a dire, il ramo levantino di al-Qaida) come a un “pericolo”, dimentica le sue stesse parole dei mesi precedenti. Vi ricordo che quando il Fronte al-Nusra è stato classificato come organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, fu proprio Laurent Fabius, durante la conferenza degli “Amici della Siria” in Marocco, che difese il Fronte al-Nusra dicendo che “la gente di al-Qaida fa un buon lavoro” (cito testualmente). Oggi, essendo stato bacchettato dagli Stati Uniti, ha iniziato a cambiare registro dicendo che, in effetti, quelle di al-Nusra sono persone pericolose. E’ bene esserne consapevoli, perché se continuano a fornirgli armi, molte di queste persone continueranno a uccidere soldati francesi in Mali. Ora, c’è la prova che le armi inviate dalla Francia in Siria sono state utilizzate in Mali contro i soldati francesi. Il problema [che ci poniamo] sulle dichiarazioni e le azioni di Fabius non è capire cosa vuol fare, perché cambia idea da un momento all’altro, ma cercare la coerenza di ciò che fa e di come se ne assume le conseguenze.

IRIB – Riguardo la pressione esterna che ha appena citato, la Francia sta anche affrontando l’intransigenza di Russia e Cina.
TM – Il termine “intransigenza”, quando si tratta di rispettare il diritto internazionale è (beh, è il termine usato da Fabius e da Araud, l’ambasciatore alle Nazioni Unite) dunque un termine alquanto ridicolo, eh, finora non ci si mostra “intransigenti” quando si tratta di far rispettare la legge, si tratta  solo di rispettarla. Fabius, per giustificare le sue azioni, spiega che “ripristinerebbe l’equilibrio”, mentre la Russia, l’Iran (e altri) inviano armi allo Stato siriano per difendersi dall’aggressore israeliano, e per questo invierebbe munizioni ai gruppi armati stranieri attivi in Siria. Certo, per continuare a distruggere lo Stato siriano nell’interesse d’Israele. Fino a prova contraria, non si possono mettere sullo stesso piano di parità le armi desinate alla difesa della nazione, consegnate a uno Stato, con le armi leggere da consegnare a un gruppo non statale. Fabius non ha un solo argomento convincente, in alcun modo. Fino a prova contraria, non ha mai potuto portare alcuna prova che dimostri che la Russia, l’Iran e altri Paesi abbiano consegnato armi allo Stato siriano per uccidere e distruggere l’opposizione interna. Ciò non è mai stato dimostrato. Mi sembra che armi come gli S-300, non siano assolutamente suscettibili di essere utilizzate contro l’opposizione interna, in quanto servono solo ad abbattere i bombardieri nemici…

Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Qual è l’equazione della Siria, ora che i suoi nemici hanno usato armi chimiche per punirne i cittadini?

Amin Hoteit, Global Research, 22 marzo 2013

427666Nella sua ultima intervista al Sunday Times[1], pubblicata il 3 marzo 2013, il presidente siriano Bashar al-Assad ha detto: “Tutto ciò che è stato menzionato dai media e dalle retoriche dichiarazioni dei politici sulla questione delle armi chimiche siriane, è speculazione. Non abbiamo mai parlato, e non abbiamo mai discusso, con nessuno delle nostre armi. Ciò di cui il mondo deve preoccuparsi, sono le sostanze chimiche finite nelle mani dei terroristi. Le sequenze video già diffuse mostrano che attualmente testano tali sostanze tossiche sugli animali, e anche che oggi  minacciano il popolo siriano di farlo morire in questo modo! Abbiamo diffuso questo video in altri Paesi. Ecco dove il mondo dovrebbe concentrarsi invece di sprecare sforzi inventandosi titoli elusivi sulle armi chimiche siriane per giustificare un intervento in Siria.”
Non c’è dubbio che i video in questione sono stati visti e la loro autenticità verificata dai servizi competenti di Francia, Spagna e altrove [2]. Vi è il dubbio che la minaccia contro il popolo siriano sia stata spietatamente applicata il 19 marzo [3], a Khan al-Assal nella regione di Aleppo, dove il presidente francese vuole integrare le sue pretese agognate “zone liberate” degli “ammirevoli rivoluzionari“, che fanno il lavoro sporco che invoca e che “normalmente” ignora bellamente. Nessuno dubita delle ragioni per cui il ministro degli Esteri francese vuole “rapidamente armare” la cosiddetta opposizione siriana [4], ovvero che a suo parere non solo “Assad non merita di restare sulla terra” [5], ma neanche i recalcitranti cittadini siriani, civili e fedeli alla loro patria. Nessuno dubita che il Presidente siriano, le autorità siriane, non si siano mai nascoste “rifiutando la realtà” orribile e terrificante dei cittadini siriani, e infamante e nauseante per i cittadini occidentali ingannati dai loro leader bugiardi, rapaci e sciacalli. Senza dubbio perché è oramai chiaro, anche ad alcuni media da tempo disonesti[6], che lo Stato e il popolo siriani devono essere sacrificati sull’altare delle ambizioni egemoniche di certe “grandi” potenze e dei loro mediocri alleati. Ma ora l’uso criminale di armi chimiche, dopo tanti crimini non meno barbari, cambia l’equazione per il popolo e lo Stato siriani? Il Generale Hoteit risponde alla domanda.
[Nota di Mouna Alno-Nakhal].

Alcuni sono stati sorpresi dall’uso di armi chimiche da parte delle bande terroristiche che imperversano in Siria, suscitando addirittura la reazione di disapprovazione dei governi occidentali, che non si accontentano più di falsare i fatti prima di usarli per propagare ulteriormente la loro aggressività, ma si arrogano il diritto di nominare uno statunitense di origine siriana [un tale Ghassan Hitto, ignoto ai siriani [7] NdT] a capo di un governo dell’opposizione siriana, chiamato “governo ad interim”! Siamo quindi di fronte ad una “escalation pianificata dell’aggressione anti-siriana” e per individuare il livello effettivo di questi eventi, dobbiamo tornare ai fondamenti della questione. Uno di questi aspetti riguarda naturalmente l’identità di coloro che hanno utilizzato le armi chimiche; identità evidente a qualsiasi osservatore disposto a vedere l’ovvio. Il primo è dato dal fatto che il missile a testata chimica, lanciato sul Khan al-Assal nei pressi di Aleppo, ha preso di mira una zona interamente controllata dall’Esercito nazionale siriano, la cui popolazione ha respinto all’unanimità i presunti ribelli armati sia siriani che stranieri, e ha dimostrato il suo supporto costante allo Stato e al suo governo siriano legittimamente eletto. Il secondo è legato al “timing” dell’attacco, avvenuto in un momento critico che svela l’incapacità delle bande di cambiare i rapporti di forza a loro favore, tanto che non possono effettivamente riuscire a controllare nemmeno una parte del Paese, negandone l’accesso alle forze governative, non avendo così alcuna legittimità nonostante tutte le loro armi e la logistica a loro disposizione! Senza dimenticare un ovvio terzo aspetto: che la crisi vissuta dalla famigerata cosiddetta opposizione siriana, divisa dentro e fuori,  uniti solo nella sua “ostilità nei confronti del regime”, per disperdersi immediatamente davanti alla “sete di potere”.
Tutto questo ci permette di dire che i terroristi hanno usato armi chimiche su decisione del Comando Supremo [degli USA], con la collaborazione e la complicità di un triangolo regionale [Qatar, Arabia Saudita, Turchia] e di un binomio europeo [Francia, Gran Bretagna], che quindi non sono che degli esecutori per poter giungere ai seguenti obiettivi:
1. Superare la crisi strutturale e l’incapacità sul terreno subite dalla presunta opposizione siriana e introdurre una nuova arma nella battaglia, per raggiungere l’equilibrio agognato dal “fronte degli aggressori”, come ha detto il ministro degli esteri francese Laurent Fabius, che “non può accettare l’attuale squilibrio” tra uno Stato sovrano e i mercenari asserviti agli stranieri, e che ritiene che la “revoca dell’embargo sulle armi [destinate all'opposizione siriana] sia l’unico modo per giungere a una soluzione politica!” [4]. Ma le regole di guerra hanno sempre insegnato che un avversario, incapace di raggiungere i suoi obiettivi, chiede rinforzi e/o introduce una nuova arma sul campo di battaglia. E questo è proprio il caso dei mercenari, incapaci di controllare la situazione generale nonostante che gli incessanti rinforzi umani siano arrivati a 135.000 uomini armati, ridottisi a 65000 sotto i colpi dell’esercito nazionale siriano e anche dai cambiamenti nella loro situazione, non potendo più ingannare sulle loro vere motivazioni. Bloccati politicamente e militarmente, non gli rimane che usare armi chimiche per mutare la situazione sul campo e recuperare l’equilibrio agognato.
2. Soddisfare i leader della NATO, in particolare della Turchia, inviando un forte messaggio alla Siria dicendole che le loro ripetute minacce di fornire “armi letali” alla cosiddetta opposizione siriana, sono serie e che le autorità siriane farebbero bene a prendere in considerazione e a rivedere i loro calcoli, come affermato da più di un funzionario occidentale… a loro avviso, la Siria dovrebbe rivedere i calcoli che hanno portato alla determinazione del governo siriano e del Presidente al-Assad a non fare affidamento che esclusivamente sulle decisioni del popolo, respingendo i dettami stranieri, dovunque provengano, compresi quelli volti a designare dei leader saltando le urne. Inoltre, la nomina di un cittadino statunitense di origine siriana a primo ministro di un governo fantoccio, è solo un assaggio di ciò che gli occidentali imporrebbero alla Siria se il popolo siriano , così come le sue autorità nazionali e patriottiche, si rifiutassero. Anche in questo caso, gli è rimasto solo l’uso di armi chimiche per fare pressione, intimidire o terrorizzare le autorità siriane affinché rinuncino ai loro principi di governo, sovranità e indipendenza.
3. Permettere ai leader statunitensi di testare concretamente la coesione e la compostezza della leadership siriana, soprattutto mentre la spinge a rispondere a questo crimine commesso dalle bande al loro soldo, commettendo un crimine della stessa natura. In altre parole, spingendo la leadership siriana a contrattaccare con armi chimiche, nel caso in cui non riescano ad accusarla di averlo fatto.  E gli Stati Uniti avranno il pretesto sufficiente per intervenire militarmente sotto la copertura di diversi organismi internazionali e regionali e, infine, di riuscire a “far cadere il regime” che si è opposto ed è ancora in grado di resistere, nonostante il considerevole numero di attaccanti e dell’estrema violenza dell’aggressione; così spingendo la Russia ad avvertire chiaramente che “la sua caduta è impossibile!
La decisione di utilizzare il sarin è stata adottata dalla dirigenza USA due mesi fa, al fine di sfruttarla come pretesto per l’intervento. Gli articoli della CNN sul preteso impiego del gas da parte di Damasco messa alle strette, sono aumentati dall’inizio dell’anno [8] e dimostrano che quest’ultimo argomento è evaporato come i precedenti, poiché la coerenza siriana sul piano politico e mediatico ha fatto fallire alcuni dei principali obiettivi dei suoi nemici. Anche se i risultati di questo atto criminale hanno avuto gravi conseguenze, tra cui il numero delle vittime in Siria [26 morti, tra cui 16 soldati e 86 feriti, al 20 marzo 2013, nota del traduttore]. Tuttavia, i suoi effetti vanno nella direzione opposta alla volontà degli Stati Uniti. Infatti:
1.  La condanna internazionale di questo attacco chimico dei presunti oppositori per la libertà, ha creato imbarazzo tra i leader occidentali, in particolare rivelando l’ipocrisia dei leader degli Stati Uniti che, dopo aver detto di non sapere se i ribelli o le autorità siriane avessero usato queste armi, si sono impegnati in una fuga in avanti affermando: “non accetteremo che il regime usi armi chimiche“, il che equivale a un’implicita ammissione di averne accettato, incoraggiato e ordinato l’utilizzo da parte dei ribelli! Anche se riteniamo che i leader degli Stati Uniti non abbiano limiti legali, morali o umanitari, tuttavia crediamo che la situazione in cui si sono invischiati potrebbe impedirgli d’invocare l’uso di armi chimiche, chiedendo alla comunità internazionale d’intervenire militarmente in Siria.
2. Per quanto riguarda la cosiddetta opposizione siriana, si può dire che tale crimine supera il semplice imbarazzo e costituisce uno scandalo enorme che, sicuro, la dividerà ancor più di quanto già lo sia, soprattutto quando le vittime sono per lo più donne e bambini, tra cui una ragazza che non poteva non sentire: “Questa è la libertà? Possa Dio impedirla per sempre!“.
3. Rimangono gli “urbani” che ancora si incontrano sotto l’egida della presunta Lega araba e su cui  non mi soffermo, se non per dire che il loro silenzio è un’ammissione di complicità in questo crimine condannabile e riprovevole da parte di qualsiasi persona sana di mente e dotata di un minimo di nobiltà, tutti termini assenti dal loro vocabolario.
Infine, anche se l’uso di armi chimiche da parte del “fronte degli aggressori” guidato dagli Stati Uniti”, è un’escalation della violenza contro la Siria, non è riuscito a fare breccia nella difesa e non ha in nessun modo assicurato l’equilibrio delle forze che gli Stati Uniti cercano disperatamente prima di sedersi al tavolo dei negoziati. Invece, gli Stati Uniti hanno perso delle carte che non saranno compensate certamente dalla nomina di un cittadino statunitense di origine siriana a “capo di un governo provvisorio.” Né lui, né il criminale attacco con armi chimiche, sono riusciti a raggiungere i loro obiettivi, in quanto non alterano i parametri essenziali dell’equazione su cui poggiano lo Stato siriano e la sua legittimità.

Amin Hoteit 21/03/2013 Articolo originale: al-Tayyar
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

Note:
[1] Intervista completa con il presidente siriano con il Sunday Times
[2] I terroristi testano l’effetto di gas tossici di fabbricazione turca, in territorio siriano
[3] Siria: i terroristi di al-Qaida, sostenuti da USA-NATO, armati di ADM. Armi chimiche contro il popolo siriano
[4] Siria: Fabius vuole armare l’opposizione “velocemente”
[5] Siria: Fabius, “Assad non merita di restare sulla terra”
[6] In Siria, armi a doppio taglio.
[7] Siria: il primo ministro dell’opposizione rifiuta ogni dialogo con Assad
[8] Il potenziale bellico chimico della Siria: Cosa son e quali sono i rischi per la salute?

Il Dottor Amin Hoteit è un analista politico, esperto di strategia militare ed Generale di brigata in pensione libanese.
Copyright © 2013 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Smascherare i Fratelli musulmani in Siria, Egitto e altrove

Eric Draitser, Global Research, 12 dicembre 2012

546799La complessità della primavera araba e della lotta per la libertà politica in tutto il mondo arabo, non deve far dimenticare ciò che è ormai assolutamente essenziale comprendere per tutti gli anti-imperialisti: la Fratellanza musulmana è una delle armi più potenti della classe dirigente occidentale nel mondo musulmano. Mentre potrebbe essere una pillola difficile da digerire per alcuni, per ragioni emotive o psicologiche, bisogna guardare oltre, sul ruolo insidioso che l’organizzazione sta giocando in Siria e sugli abusi di potere contrari ai diritti umani del governo egiziano.
Nella guerra USA-NATO contro il governo Assad, la Fratellanza musulmana è emersa quale forza dominante sanzionata dall’occidente come avanguardia dell’assalto imperialista. Mentre in Egitto il presidente Morsi e il governo della Fratellanza cercano di distruggere ciò che era stata, poco più di un anno fa, la promessa della rivoluzione.

I Fratelli musulmani in Siria
La creazione, questa settimana, del Comando supremo militare responsabile di tutti gli aiuti militari e del coordinamento ai ribelli, dimostra in modo inequivocabile il ruolo della leadership dei Fratelli musulmani nel cambio di regime in Siria. Come Reuters riferisce: “Il comando unificato comprende molti collegamenti con i Fratelli musulmani e i salafiti… escludendo gli ufficiali che hanno disertato dal campo militare di Assad“. [1] Questa struttura di comando, costituita per volontà e con il patrocinio di Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Arabia Saudita, Qatar e Turchia, tra gli altri, non si limita a includere i membri della Fratellanza musulmana ma è, difatti, dominata da loro. E’ possibile che le potenze imperiali occidentali semplicemente non si accorgano che il gruppo che stanno formando sia composto da questi elementi? Suggerire una cosa del genere, equivarrebbe accusare alcuni dei principali “statisti” del mondo (Hillary Clinton, William Hague, Laurent Fabius, Ahmet Davutoglu, ecc) di essere degli stupidi. Ahimè, non è così. Invece, questi individui hanno collaborato per creare una forza delegata alla Fratellanza musulmana in Siria, che può essere controllata ed è dipendente dagli ordini dell’occidente.
Tuttavia, non è sufficiente dire che i Fratelli musulmani dirigano questa nuova struttura militare, perché sarebbe come dire che non hanno giocato un ruolo fondamentale in tutto questo tempo. Piuttosto, l’organizzazione è stata fondamentale per la destabilizzazione della Siria dall’inizio del conflitto armato. Il Consiglio nazionale siriano, in origine la facciata dell'”opposizione” sostenuta dall’occidente, era dominato da dietro le quinte dai Fratelli musulmani. Come l’ex leader dei Fratelli musulmani Ali Sadreddin ha dichiarato riguardo il CNS, “Abbiamo scelto questo volto, accetto all’occidente… Abbiamo nominato [l'ex capo del CNS Burhan] Ghalioun come un fronte di azione nazionale. Ora non ci muoviamo come Fratellanza, ma come parte di un fronte che comprende tutte le correnti.”[2]
Essenzialmente, quindi, vediamo che l’organizzazione ha fin dall’inizio mantenuto un elevato grado di controllo dell’opposizione all’estero, nettamente diversa dall’opposizione interna  dei Consigli di coordinamento nazionale e di altri gruppi. La Fratellanza musulmana, una macchina politica internazionale e paramilitare, vuole condurre la battaglia contro il governo Assad. In effetti, la Fratellanza Musulmana ha fornito molte forme di leadership e assistenza all’opposizione estera sostenuta da elementi stranieri, al di là della semplice leadership diretta. Fornendo copertura diplomatica e politica, supporto tattico sul terreno come il contrabbando di armi, il reclutamento di combattenti e altre responsabilità necessarie, l’organizzazione è giunta a permeare ogni aspetto di ciò che, in occidente, convenientemente viene definito come i “ribelli”.
Già nel maggio 2012, i Fratelli musulmani in Egitto, al centro dell’organizzazione, stavano già fornendo sostegno politico e diplomatico ai ribelli, necessario per rovesciare il regime di Assad. Mentre stavano per vincere le elezioni egiziane, la Fratellanza si era impegnata a fare commenti pubblici sulla necessità dell’intervento militare occidentale in Siria. Il portavoce dell’organizzazione, Mahmoud Ghozlan, aveva dichiarato, “I Fratelli musulmani invitano i governi arabi, islamici e internazionali ad intervenire… per far cadere il regime [Assad]“. [3] Questa sfacciata dichiarazione pubblica smentisce tutte le argomentazioni che sostengono che la Fratellanza musulmana sia in qualche modo anti-imperialista, opponendosi al dominio occidentale del mondo arabo. Al contrario, anche se si presentano come avversari dell’occidente, essi sono, difatti, strumenti delle potenze imperiali utilizzati per distruggere le nazioni indipendenti che si oppongono all’egemonia degli Stati Uniti in Medio Oriente. Questo sostegno politico e diplomatico è solo un aspetto del coinvolgimento della Fratellanza nella distruzione della Siria.
Il New York Times del giugno 2012, scriveva “Agenti della CIA operano segretamente in Turchia meridionale, aiutando gli alleati a scegliere quali combattenti dell’opposizione siriana, oltreconfine, riceveranno armi… per mezzo di un’oscura rete di intermediari dei Fratelli musulmani in Siria“. [4] L’uso dei Fratelli musulmani per contrabbandare armi ai ribelli in Siria, non dovrebbe sorprendere, se si tiene in considerazione il fatto che le monarchie sunnite della regione (Arabia Saudita e Qatar in primo luogo), sono state le voci più rumorose nel sostenere con ogni mezzo necessario il cambiamento di regime in Siria. Il rapporto tra queste monarchie e la Fratellanza musulmana è evidente: condividono convinzioni religiose simili e sono nemici giurati di ogni forma di sciismo. Inoltre, sono parte integrante del sistema egemonico degli Stati Uniti, che stringe tutta la regione nella sua morsa da decenni. Molti hanno sostenuto in passato che, anche se condividono ideologie e “simboli” identici, il ramo siriano della Fratellanza musulmana è in qualche modo indipendente di Fratelli musulmani principali. Questa affermazione assurda si contrappone al semplice fatto che ogni posizione pubblica dei Fratelli musulmani siriani si è allineata direttamente alle dichiarazioni pubbliche di Cairo.
Come l’articolo del Carnegie Middle East Center sui Fratelli musulmani in Siria dimostra, fin dall’inizio della rivoluzione, la “Fratellanza ha sostenuto che l’intervento straniero sia l’unica soluzione possibile alla crisi in Siria. Nell’ottobre 2011, aveva anche invitato la Turchia a intervenire e a stabilire zone umanitarie protette in territorio siriano“. [5] Quando due entità portano lo stesso nome, hanno gli stessi sponsor e prendono le stesse posizioni, è espressione di malafede  sostenere che in qualche modo non sono la stessa entità o, più precisamente, che non prendono ordini dagli stessi padroni. Ma chi sono questi padroni?

Le potenze dietro i Fratelli musulmani
Nell’esaminare il ruolo assolutamente insidioso che la Fratellanza musulmana sta giocando in Siria, si deve cominciare comprendendo il rapporto storico tra i Fratelli musulmani e l’imperialismo occidentale. L’organizzazione è stata fondata da Hassan al-Banna nel 1928 con l’intenzione di ristabilire una forma pura dell’Islam, così come era esistita secoli prima. Tuttavia, questo era solo il rivestimento religioso creato per mascherare le intenzioni politiche dell’organizzazione. Come spiegato nell’articolo di Mother Jones intitolato “Chi sono i Fratelli musulmani e conquisteranno  l’Egitto?“, l’autore spiega che “I Fratelli musulmani servono da ariete contro nazionalisti e comunisti, nonostante l’Islam dei Fratelli sia basato sull’antiimperialismo, il gruppo spesso è finito per fare causa comune con il colonialismo britannico. Ha svolto il ruolo di servizio segreto, infiltrandosi nei gruppi di sinistra e nazionalisti“. [6] Questo fatto è indiscutibile, la Fratellanza musulmana ha operato, fin dai suoi primi giorni, come braccio dei servizi segreti occidentali; ciò è fondamentale per comprendere il suo sviluppo e attuale potere politico.
Tuttavia, ci sono coloro che sostengono che, nonostante questa “coincidenza” di obiettivi e di ordini del giorno, i Fratelli musulmani non potrebbero mai essere collegati direttamente alla comunità d’intelligence. Tuttavia, come Robert Dreyfuss, autore dell’articolo di Mother Jones indica chiaramente, ci sono ampie prove che legano la leadership dei Fratelli musulmani direttamente alla CIA: “Da allora [1954], il capo dell’organizzazione internazionale del gruppo, e il più noto dei dirigenti, era Said Ramadan, genero di Hassan al-Banna. Ramadan sapeva sia della CIA che dell’MI-6, i servizi segreti britannici. Nelle ricerche per il mio libro… mi sono imbattuto in una fotografia insolita che mostrava Ramadan con il presidente Eisenhower nello Studio Ovale. A quel punto, o poco dopo, Ramadan venne probabilmente arruolato come agente della CIA. Ian Johnson del Wall Street Journal da allora ha documentato gli stretti legami tra Ramadan e vari servizi di intelligence occidentali… Johnson scrive: ‘Alla fine del decennio, la CIA sosteneva apertamente Ramadan’“. [7]
Il fatto che la figura centrale nell’organizzazione internazionale fosse un noto agente della CIA, conferma le affermazioni fatte da innumerevoli analisti e investigatori, secondo cui la Fratellanza sia stata usata come arma contro Nasser e, di fatto, contro tutti i leader arabi socialisti che, a quel tempo, facevano parte della crescente ondata del nazionalismo arabo che cercava, come fine ultimo, l’indipendenza dal dominio imperiale occidentale. Al fine di comprendere appieno quanto la Fratellanza sia diventata l’organizzazione che conosciamo oggi, si deve comprendere la relazione tra essa e la famiglia reale dell’Arabia Saudita.
In realtà, i sauditi sono stati i finanziatori principali della Fratellanza per decenni e per gli stessi motivi per cui gli Stati Uniti e le potenze occidentali ne avevano bisogno: l’opposizione al nazionalismo arabo e la crescente “insolenza” degli stati sciiti. Dreyfuss scrive: “Fin dai suoi primi giorni, la confraternita è stata finanziata generosamente dal regno dell’Arabia Saudita, che ha apprezzato la sua politica ultra-conservatrice e il suo odio virulento verso i comunisti arabi“. [8] In sostanza, appena gli Stati Uniti hanno cominciato ad esercitare la loro egemonia in tutta la regione, fin dal dopoguerra, i Fratelli musulmani era già presenti quali beneficiari disponibili ed umili servitori nel seminare l’odio tra sunniti e sciiti, sposando in pieno l’ideologia salafita dell’odio, predicando l’inevitabilità del conflitto e della guerra tra i rami dell’Islam. Naturalmente, a tutto vantaggio delle potenze occidentali, che si sono curate poco della sua ideologia, ma molto con denaro e risorse.

Uno strumento attuale delle potenze occidentali?
Si sostiene spesso che, anche se la documentazione storica dimostra inequivocabilmente che la Fratellanza sia intimamente connessa ai servizi segreti occidentali, in qualche modo l’organizzazione sia cambiata, diventando una forza di pace per il progresso politico nel mondo arabo. Come i recenti avvenimenti in Egitto hanno dimostrato, nulla potrebbe essere più lontano dalla verità. Con la presa del potere non democratica, tentata dal presidente egiziano Morsi, il ridimensionamento delle libertà civili, dei diritti delle donne e delle minoranze religiose ed etniche, la Fratellanza musulmana dimostra di essere poco più che una forza politica reazionaria, spacciata  sotto forme “progressiste”.
Se ci fossero dubbi circa le vere intenzioni e motivazioni dei Fratelli musulmani una volta al potere in Egitto, è necessario guardare oltre, alla sua posizione verso le istituzioni del capitale finanziario globale, in particolare il Fondo Monetario Internazionale. In una delle prime decisioni prese dal governo Morsi e dei Fratelli musulmani, Cairo ha stabilito che avrebbe, di fatto, accolto i prestiti condizionati del FMI [9], per salvarsi dalla prospettiva di una perdurante crisi economica. Tuttavia, nell’ambito delle condizioni del prestito, il governo Morsi dovrà ridurre drasticamente le sovvenzioni, i regolamenti e altri “restrizioni del mercato”, mentre aumenterà le tasse alla classe media. In sostanza, ciò significa che la Fratellanza ha accettato il solito cocktail di austerità che è già stato somministrato dagli agenti del capitale finanziario così tante volte, in tutto il mondo. Questo, naturalmente, pone l’inevitabile domanda: era questo il fine della rivoluzione? Infatti, in molti nelle piazze di Cairo si pongono la stessa domanda. O, per essere più precisi, conoscono già la risposta.
In Egitto, come in Siria, i Fratelli musulmani si sono trasformati in un’appendice della classe dominante imperialista occidentale. Si sono doverosamente serviti di questi interessi, nel corso dei decenni, anche se i nomi, i volti e la propaganda sono cambiati negli anni. Mentre guardiamo le tragiche immagini provenienti dalla Siria o le decine di migliaia di persone per le strade di Cairo, ci si deve chiedere perché ci sia voluto tanto tempo affinché questa perfida organizzazione venisse smascherata o anche compresa. La risposta è, come al solito, perché serve agli interessi del capitale globale mantenere il resto del mondo confuso su chi siano i veri nemici del progresso.
Rivelandone la vera natura, le vere forze della pace e del progresso in tutto il mondo possono respingere la Fratellanza musulmana e il sistema imperiale, in tutte le sue forme palesi o occulte.

Eric Draitser è fondatore di StopImperialism.com. È un analista indipendente di geopolitica di New York City ed assiduo collaboratore di RussiaToday, PressTV, GlobalResearch.ca e altri media.

Note
[1]  [2]  [3]  [5]  [6]  [7]  [8]  [9]

Copyright © 2012 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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