Gli Stati Uniti mettono in campo nuove armi

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 14.05.2013
WaveriderLa spesa militare degli Stati Uniti è in flessione, mentre in Russia e Cina aumenta. Tale concetto viene ripetuto sempre più frequentemente da alcuni media ed esperti. “Le emergenti superpotenze militari Cina e Russia hanno aumentato drasticamente le spese militari nel 2012, mentre la spesa degli Stati Uniti e della maggior parte dei Paesi della NATO si contrae”, secondo l”Arms Expenditure Report‘ pubblicato dal think tank dell’Istituto internazionale di Stoccolma per le ricerche sulla pace (SIPRI). Si dice che la quota di spesa militare mondiale degli USA nel 2012 sia scesa sotto la soglia del 40 per cento per la prima volta dal crollo dell’Unione Sovietica nel 1991. Al contrario, la Cina ha aumentato la spesa del 7,8 per cento, ovvero 7,8 miliardi dollari, a 166 miliardi dollari nel 2012. La Russia ha incrementato le proprie spese del 16 per cento, o 12,3 miliardi dollari, fino a 90,7 miliardi dollari. (1) Secondo American Live Wire, “La potenza militare della Cina e della Russia cresce, e nel frattempo gli USA continuano a tagliare la spesa della difesa. I liberali statunitensi ritengono che preoccuparsi della crescita di Russia e Cina, mentre gli USA tagliano il budget per la difesa, sia semplice terrorismo” (2).
Lo scorso febbraio i vertici militari statunitensi hanno incontrato il Comitato Forze Armate del Senato per discutere sui tagli lineari del 1 marzo, lanciando l’allarme sul loro pericoloso impatto sull’operatività in combattimento delle truppe statunitensi. Secondo il presidente dei Capi di stato maggiore riuniti, Generale Martin E. Dempsey, il sequestro “farà correre alla nazione grandi rischi di coercizioni”. L’ex segretario alla Difesa Leon Panetta ha detto che ciò “inviterebbe gli aggressori”! Il segretario della Difesa Chuck Hagel ha detto che le riduzioni “devasterebbero” i militari. Il Generale James Amos, comandante del Corpo dei Marines, va oltre avvertendo che la mancata correzione delle risorse militari metterà a rischio il “mantenimento della prosperità e degli interessi della sicurezza” degli Stati Uniti.
L’armamento della Russia (e della Cina) è giustificato nel contesto dei tagli degli Stati Uniti? Presentare fatti è il miglior modo per giungere a un giudizio imparziale. Un rapido sguardo a ciò che prende una forma tangibile, in questo momento e proprio quest’anno, avrebbe senso.

Il Waverider supera le prove
Il 1 maggio 2013 un aereo senza pilota sperimentale sviluppato per l’US Air Force, ha volato a più di cinque volte la velocità del suono in un test al largo della California. Il test ha segnato il quarto e ultimo volo dell’X-51A dell’US Air Force. Si tratta di un passo avanti nella tecnologia del scramjet, che presumibilmente potrà essere usata per compiere attacchi in tutto il mondo in pochi minuti. Mentre il test veniva effettuato, il motore scramjet è stato acceso separandosi dal booster e spingendo l’aereo a Mach 5,1 (4828 kmh) a 18.288 metri di quota. Qualsiasi velocità oltre Mach 5 è generalmente indicata come ‘ipersonica’. Il velivolo ha coperto 230 miglia in poco più di sei minuti. Il volo si è concluso con il previsto tuffo nell’oceano. Questo era il quarto e ultimo di una serie di test. Il velivolo X-51A è noto come Waverider (surfista) poiché veleggia in parte grazie all’ascensione generata dalle onde d’urto del proprio volo. Il progetto comprende un motore  ‘scramjet’ che utilizza il movimento in avanti del velivolo per comprimere l’aria volta alla combustione del carburante. L’X-51A è unico, principalmente per l’uso di idrocarburi per uno autoreattore a combustione supersonica, o Scramjet, usato come mezzo di propulsione. Senza parti in movimento, il carburante da idrocarburi viene iniettato nella camera di combustione del scramjet dove si mescola con l’aria che scorre veloce attraverso la camera avviando un processo simile all’accensione di un fiammifero nell’uragano. Dopo essere sganciato da un bombardiere B-52, un booster a propellente solido viene utilizzato nella fase iniziale del volo dell’aereo per accelerare fino alla velocità che consente al motore di accendersi risucchiando l’aria sfruttando lo slancio in volo del velivolo. Poiché non vi sono compressori meccanici nello scramjet, il velivolo deve volare a velocità quasi ipersonica. La teoria e il concetto sono relativamente semplici, ma il raggiungimento di un volo in scramjet è tecnicamente molto impegnativo a causa delle alte velocità e temperature generate.
Il Wave Rider è stato progettato per raggiungere la velocità di Mach 6 e oltre, sei volte la velocità del suono e abbastanza veloce da attraversare l’Oceano Atlantico e colpire un bersaglio in Europa in meno di un’ora. Molti dettagli del programma sono classificati… L’obiettivo è dimostrare la fattibilità dell’aspirazione dell’aria per la propulsione dello scramjet ad alta velocità. Come dimostratore tecnologico, l’X-51A non ha alcun immediato successore. Tuttavia, l’US Air Force continua le ricerche ipersoniche e i successi dell’X-51A daranno un contributo al programma del sistema d’arma d’attacco ad alta velocità, attualmente in fase di progettazione.

Il primo laser imbarcato va nel Golfo Persico
Nell’aprile 2013 l’US Navy ha annunciato lo schieramento di un prototipo di arma laser nel Golfo Persico. Per la prima volta le navi saranno equipaggiate con un laser d’attacco in grado di danneggiare motovedette e accecare o distruggere droni da ricognizione, come i test hanno dimostrato. La marina chiama le sue nuove armi LAWS (LAser Weapon System). Il prototipo del laser imbarcato sarà schierato su una nave d’assalto anfibio convertita, schierata nel Golfo Persico per contrastare le motovedette d’attacco iraniane e, possibilmente, velivoli teleguidati. L’USS Ponce sarà la base galleggiante per le operazioni militari e l’assistenza umanitaria nelle acque del Medio Oriente e del sud-ovest asiatico. La nave è stata scelta per una missione volta a garantire una presenza duratura nel Golfo, per contrastare le minacce marittime iraniane nella regione. Il laser sarà operativo il prossimo anno. Molti dei dettagli sul funzionamento del laser rimangono segreti, come ad esempio quale sia la portata del suo raggio, quanto sia potente o quanta potenza viene utilizzata per generarlo. Ma gli ufficiali della Marina hanno fornito alcuni dettagli non classificati.  Ad esempio, il laser è stato progettato per essere un sistema “plug and play” che integra le esistenti  tecnologie di puntamento e la potenza elettrica di una nave. Questi fattori rendono l’arma sorprendentemente a buon mercato.
Il dispiegamento del prototipo è inteso quale avvertimento all’Iran a non intensificare le proprie attività nel Golfo nei prossimi mesi. “Dotare le navi di superficie della Marina con il laser potrebbe portare a cambiamenti nelle tattiche navali, nella progettazione navale e nei piani di approvvigionamento delle armi navali, determinando un cambiamento tecnologico per la Marina, un ‘cambio del gioco’ paragonabile all’avvento dei missili imbarcati negli anni 50”, ha detto una valutazione del Congressional Research Service, un ramo della Biblioteca del Congresso. (3) Lo studio trova che il nuovo laser ad alta energia “potrebbe dotare le navi di superficie della Marina di un efficiente mezzo per contrastare mezzi di superficie, aerei e missili balistici”. Finora i laser non sono efficaci con il maltempo perché il fascio può essere disturbato o disperso dal vapore acqueo, nonché da fumo, sabbia e polvere. L’arma non può attaccare obiettivi oltre l’orizzonte ed è oggetto di contromisure come natanti e droni con superfici riflettenti. Il primo prototipo non è abbastanza potente per poter abbattere caccia a reazione o missili che si avvicinano. I vantaggi sono un basso costo (meno di 1 dollaro per impulso prolungato) e una fornitura illimitata di munizioni (impulsi ad alta energia), a condizione che la nave possa generare elettricità. Il fascio può raggiungere il suo bersaglio alla velocità della luce e può inseguire obiettivi in rapido movimento.
Uno degli ultimi esempi di sviluppo dei sistemi laser, è il laser della statunitense Raytheon Corp., il CIWS (Close-In Weapon System). Già presentato pubblicamente al Farnborough Airshow nel luglio 2010, la società ne dimostrava la capacità di danneggiare una serie di oggetti, tra cui aerei, droni, missili e navi di superficie, utilizzando un raggio laser a stato solido da 50 kW. In confronto con il CIWS radar-controllato Phalanx della Marina degli Stati Uniti, che utilizza un cannoncino multi-canna da 20 millimetri per colpire oggetti che si avvicinano, il laser CIWS ha il vantaggio di una portata maggiore e, teoricamente, di munizioni illimitate. La Northrop Grumman Corp. sta sviluppando anche il Gamma, un laser ad alta energia a stato solido (HEL) per distruggere missili cruise antinave e, collaborando con il Comando Mobilità dell’USAF e con la Guardia Nazionale Aereo, ha installato su un KC-135 un pod Large Aircraft Infrared Countermeasures che utilizza raggi laser per disabilitare missili terra-aria in arrivo. L’US Navy ha anche in fase di sviluppo sistemi che hanno lo scopo di abbattere droni nemici che puntano contro navi di superficie. Allo stesso modo, l’esercito statunitense ha annunciato nel 2011 di condurre ricerche sul Laser-Induced Plasma Channel (LIPC), un laser che può sparare un “fulmine” da 50 miliardi di watt contro un bersaglio.

Il Rail Gun, l’arma del futuro
La Marina degli Stati Uniti va avanti nel tentativo di migliorare la capacità delle navi da guerra “nell’abbattere missili così come proiettili sparati da molte miglia di distanza“. Annunciato lo scorso anno, il nuovo programma si chiama Hyper Velocity Projectile che affretta la fine del dominio del missile. Si tratta di un’arma in grado di sparare proiettili a Mach 10 senza esplosivi. I Rail Gun sono costituiti da due guide metalliche parallele, tra le quali viene caricato un proiettile tenuto in un’armatura, chiudendo il circuito tra di essi. Una massiccia corrente elettrica dell’ordine di un milione di ampere viene applicata, creando un campo elettromagnetico che a sua volta produce una forza che accelera il proiettile lungo le guide. Un Rail Gun offre una serie di potenziali vantaggi rispetto alle tradizionali armi a proiettili esplosivi. La forza di accelerazione viene applicata per tutto il periodo in cui il proiettile è posto tra le rotaie del dispositivo di lancio, al contrario delle forze esplosive che hanno una durata limitata. Ciò significa che velocità molto più elevate possono essere raggiunte. Potenzialmente Mach 10 a livello del mare, o più di tre volte la velocità di un proiettile di fucile. Ciò comporterebbe una gittata di 220 miglia, circa dieci volte quella di qualsiasi altra arma. Non essendo esplosivi, proiettili del Rail Gun si affidano alla loro enorme velocità per distruggere il bersaglio, riducendo così il rischio di un incendio a bordo della nave. Relativamente piccoli e leggeri, possono essere facilmente trasportati e conservati. L’energia cinetica sviluppata potrebbe fare più danni di un missile da crociera consentendogli di trapassare una nave. Alte velocità significano proiettili assai meno influenzati, rispetto alle armi convenzionali, da fattori quali il vento, permettendogli di mantenere la massima precisione lungo una grande distanza, piuttosto che di necessitare di sistemi di bordo per continue correzioni della traiettoria, rendendoli assai più economici. L’USS Arleigh Burke (DDG-51) è la piattaforma dei test più probabile per le prove in mare. La fase successiva è un sistema di alimentazione a impulsi per il lancio di proiettili in rapida successione. Rivolto a una frequenza di lancio di sei-dieci colpi da 50 millimetri al minuto, il sistema d’arma navale dovrebbe essere operativo entro il 2025.

Fornire un vantaggio tecnologico
I Rail Gun elettromagnetici, laser e siluri anti-siluro possono essere le tecnologie chiave necessarie per garantire la sopravvivenza dei gruppi d’attacco delle portaerei della Marina degli Stati Uniti, durante lo svolgimento di un’operazione di diniego e contro-accesso di un’area (A2/AD), come ex alti ufficiali hanno detto ad USNI News. “La vera svolta in tutto questo, a mio avviso, è il cannone elettromagnetico”, ha detto Bob Work, direttore esecutivo del Centro per una nuova sicurezza americana. Secondo il rapporto dell’US Naval Institute (USNI) (4) utilizzando un Rail Gun per la difesa, si potrebbe ridurre drasticamente il costo-per-colpo della Marina, quando si opera in difesa da salve in massa di missili balistici o da crociera, rispetto al missile intercettore come lo Standard Missile-3. Forse, ancora più importante, una nave da guerra può trasportare molte più munizioni per Rail Gun di quanto potrebbe mai sperare di avere tubi lanciamissili. L’USNI cita l’ex ammiraglio Gary Roughead, ex capo delle operazioni navali, dire che i Rail Gun sono un’arma di svolta per via delle dimensioni dei proiettili. Secondo l’articolo di Work e Roughead per l’US Naval Institute, Talk Fleet Protection del 7 maggio 2013, “La terza tecnologia cruciale per la Marina è un siluro anti-siluro. Mentre il gruppo di portaerei stende la rete A2/AD sulle coste, la minaccia dei sottomarini aumenta in modo esponenziale”. I siluri anti-siluro sono più piccoli dei siluri standard imbarcati o eliportati da 324mm, avendo circa 229mm di diametro. Work ha detto che la minaccia ai gruppi di portaerei indubbiamente è in aumento. Ciò è stato anticipato dalla metà degli anni ’90, ma se l’US Navy avrà armi elettromagnetiche, laser e siluri anti-siluro operativi entro il prossimo decennio, i gruppi di portaerei potranno operare maggiormente all’interno delle aree contrastate.
È vero, la Russia ha in programma ulteriori aumenti della sua spesa militare, con progetti di bilancio che mostrano un aumento del 53% in termini reali fino al 2014. Un anno fa, il Presidente Vladimir Putin ha apertamente dichiarato l’intenzione di espandere radicalmente e di aggiornare l’esercito russo. Oggi la Russia ha intrapreso la via per la valorizzazione militare. Programmi per il riequipaggiamento e la fondamentale riforma delle forze armate vengono adottati e attuati. Questa politica è coerente con le realtà internazionali emergenti? Viene sollevato molto clamore sui tagli lineari dell’esercito statunitense. Ma la difesa consuma quasi il 20 per cento del bilancio degli Stati Uniti. Il Paese spende più su ciò che su qualsiasi altra cosa. Gli Stati Uniti con il loro massiccio budget sono il determinante principale dell’attuale tendenza mondiale, e la loro spesa militare rappresenta ormai poco meno della metà del totale mondiale, il 41%. Come si può vedere, dispongono di nuove armi rivoluzionarie, oggi. Quindi non vi è motivo di ritenere che gli altri Stati non abbiano il diritto di preoccuparsi e di adottare una politica militare per affrontare la realtà.

Riferimenti:
1. Defense News
2. American Live Wire
3. NYTimes
4. USNI

La ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

 

La missione segreta dell’aerospazioplano militare USA, arriva al quinto mese
Leonard David, SPACE.com 28 maggio 2013

9769c621-7e55-436a-afde-203b173558a9.FullL’aerospazioplano robot X-37B dell’US Air Force ha tranquillamente superato la soglia dei cinque mesi nella sua ultima missione segreta nell’orbita terrestre. Il velivolo spaziale senza pilota X-37B, lanciato con un razzo Atlas-5 dalla stazione dell’USAF di Cape Canaveral, in Florida, l’11 dicembre 2012, avviando una missione i cui obiettivi e carichi utili sono classificati. Il velivolo alato è conosciuto come Orbital Test Vehicle-3 (OTV-3), poiché conduce la terza missione del programma X-37B dell’USAF.

Guardare e aspettare
Ciò che l’OTV-3 compie nella sua crociera riservata, rimane ignoto. Tuttavia, una rete di osservatori del cielo segue la missione. “E’ certamente importante non dimenticare questi programmi“, ha detto Ted Molczan di Toronto, un leader nella comunità mondiale dei cacciatori di satelliti. “Un’attenta osservazione, a lungo può fornire indizi per risolvere definitivamente il mistero.” Molczan ha detto che, anche allora, sospetta che ogni passo avanti nella conoscenza  riguardo le missioni orbitali di X-37B, probabilmente si avrà da qualche confidenza di un addetto ai giornalisti. “Le osservazioni per hobby possono fornire conferme e alcuni interessanti particolari, anche utili, ma raramente sufficienti a definire il quadro… soprattutto con i nuovi programmi“, ha detto a SPACE.com. “Con l’X-37B, possiamo solo guardare e aspettare“.

Speculazioni sulla missione
Gli osservatori satellitari hanno fatto notare che, ai primi di marzo, l’OTV-3 era passato da un’orbita a 46 km di altezza, a un’orbita a 399 km. L’inclinazione del velivolo è rimasta a 43,5 gradi. “Come per le precedenti missioni, una quota quasi costante viene mantenuta per mezzo dell’accensione periodica dei motori“, ha detto Molczan. “A differenza di quelle missioni, la precisione e la frequenza indicano una periodicità non poi così fortemente indicativa di una missione da ricognizione. Trovo le informazioni inconcludenti, ma un esperto di telerilevamento potrebbe ben vedervi qualche dato che non io non vedo”. Alla richiesta di commentare il volo in corso, i funzionari dell’X-37B hanno detto che non avrebbero discusso della missione fin quando fosse in corso.

Il pilota automatico
Qualunque osservazione dell’OTV-3 venga fatta, l’aerospazioplano X-37B ha già messo a segno un traguardo programmato, la riutilizzabilità. Questo stesso velivolo ha compiuto il volo inaugurale del programma X-37B nel 2010. La missione orbitale dell’OTV-1 durò quasi 225 giorni, scivolando verso la Terra sopra l’Oceano Pacifico e atterrando con il pilota automatico alla Vandenberg Air Force Base in California. La missione dell’OTV-2, che utilizzò un diverso velivolo X-37B, venne lanciata dalla stazione dell’USAF di Cape Canaveral nel marzo 2011. Il velivolo condusse esperimenti in orbita per 469 giorni, più che raddoppiando la permanenza nello spazio della sua nave gemella, per poi atterrare sempre a Vandenberg. Si dice che l’OTV-3 non può atterrare a Vandenberg. L’US Air Force pensa di fare atterrare il velivolo sulla pista di atterraggio dello Space Shuttle della NASA Kennedy Space Center, vicino a Cape Canaveral. Usare le ex infrastrutture della navetta spaziale è una possibile misura per la riduzione dei costi del programma, hanno detto i funzionari.

Operazioni a basso costo
Appena prima del volo inaugurale del programma X-37B nel 2010, Gary Payton, allora sottosegretario per i programmi spaziali dell’Aviazione, ha sottolineato alcuni obiettivi. In un briefing con i giornalisti, Payton sottolineò la speranza che la gestione e manutenzione (O&M) dei velivoli sia a basso costo. “Una volta che atterra, vediamo ciò che serve veramente per prepararlo e farlo volare di nuovo, come cambiare il carico di bordo sul posto, sapere quanto costa veramente riutilizzare queste nuove tecnologie dello stesso X-37“, ha detto Payton.

Massima priorità
Payton ha detto che la priorità è la dimostrazione del velivolo e dei suoi sistemi di controllo del volo autonomo, delle piastrelle di silice di nuova generazione e delle tante altre nuove tecnologie di una generazione più avanzate rispetto al defunto programma Space Shuttle della NASA. “A differenza della navetta, non dispone di un sistema di alimentazione a celle di combustibile. Ha pannelli solari con più batterie agli ioni di litio, mentre la navetta aveva celle a combustibile idrogeno/ossigeno. Quindi ci sono alcune differenze“, ha detto Payton. Presumibilmente, solo due aerospazioplani X-37B sono stati costruiti per l’US Air Force dalla Boeing Space Systems Government. Ma Payton ha detto a SPACE.com che è possibile che la flotta possa crescere, a seconda del successo dei primi due velivoli, del costo delle operazioni e della manutenzione e facilità di conversione tra le missioni. “Certo, questi mezzi non trasportano i nostri satelliti più grandi… ma ancora una volta, possono fare un ottimo lavoro con i nostri satelliti più piccoli“, ha detto Payton. “E se vi è un O&M a basso costo, dal questo punto di vista potrebbero avere un grande ruolo in futuro.”

Controllo di missione
L’X-37B sembra uno space shuttle in miniatura. Il veicolo è lungo 8,8 metri e largo 4,5 m. I voli della navetta sono condotti sotto l’egida del Rapid Capabilities Office dell’US Air Force, un’organizzazione che si occupa della riduzione del rischio, della sperimentazione e dello sviluppo dei concetti operativi delle tecnologie dei veilvoli spaziali riutilizzabili. Il Controllo Missione per i voli degli OTV è gestito dal 3° Squadrone Sperimentazione Spaziale della Schriever Air Force Base in Colorado. Questa unità viene indicata come primaria organizzazione del Comando Spaziale dell’USAF per le missioni, le esperienze e i test spaziali. La ristrutturazione organizzativa nell’aprile di quest’anno, ha mantenuto il Terzo Squadrone Sperimentazione Spaziale sotto il Comando Spaziale dell’USAF, ma è stato trasferito al 50° Gruppo Operazioni di Schriever. Una scansione dei documenti storici dell’USAF può dare indizi su come le missioni OTV possano contribuire a sostenere alcune delle operazioni dello squadrone. Il 3° Squadrone Sperimentazione Spaziale viene identificato come uno dei due squadroni del sistema di tracciamento spaziale presenti in tutto il mondo. Questi gruppi hanno il compito di inseguire con i sensori ottici gli oggetti in orbita sulla Terra, dato che le agenzie utilizzano queste informazioni per ogni aspetto, dalle collisioni alla raccolta d’intelligence.

La rivoluzione robotica
L’X-37B rientra nella tendenza tra gli scienziati e i governi a fare sempre più affidamento sui robot per esplorare e osservare il nostro pianeta, dicono gli esperti. “La rivoluzione robotica non si limita solo all’atmosfera. Abbiamo sistemi senza pilota che assumono sempre più ruoli, dallo spazio alle profondità del mare“, ha detto Peter Singer, direttore del Centro per la Sicurezza e l’Intelligence del 21° secolo del Brookings Institution di Washington, DC. “In effetti, vi è una lunga storia di sistemi senza pilota nel campo spaziale, che sempre più cresce la domanda sulla necessità del ruolo umano in ciò… in fondo ci chiediamo: ‘Perché ho bisogno di un pilota umano per questo?’ Riguardo la navetta, ma non è ancora il momento di fare la stessa domanda per gli aerei“, ha detto Singer. Singer ha detto a SPACE.com che l’X-37B è anche importante strategicamente, “in quanto fornisce all’esercito statunitense maggiore flessibilità nelle nostre attività spaziali, sia in termini di lancio che di sorveglianza. Riempie un interessante divario tra ciò che i tradizionali aerei spia e i satelliti spia possono fare.”

 

Leonard David si occupa dell’industria spaziale da più di cinquant’anni. Ex direttore della ricerca per la Commissione Nazionale sullo spazio, e co-autore del nuovo libro “Mission to Mars – My Vision for Space Exploration” di Buzz Aldrin, pubblicato da National Geographic.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Tra “al-Qaida buona” e “al-Qaida cattiva”

Peter Chamberlin (USA)  Oriental Review 6 gennaio 2013

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“Il segretario alla difesa USA Leon Panetta ha detto che le sempre più esigue forze dovrebbero essere concentrate per impedire ad al-Qaida … di riconquistare sostegno nelle nazioni distrutte dalla guerra”.

Quando abbiamo combattuto contro i terroristi e quando li abbiamo messi sul libro paga statunitense?
L’ipocrita politica estera di Barack Obama è identica a quella dei suoi due predecessori Bush il  Minorato e Squallido Jefferson Clinton. Tutti e tre, in qualche modo, sono riusciti a convertire i “mujahidin” alleati di Ronald Reagan (originariamente chiamati “combattenti per la libertà”) in terroristi, giusto il tempo di far ripartire il brillante piano di guerra mondiale limitata del Pentagono, prima che Obama convertisse i mujahidin (“al-Qaida“) di nuovo in nostri alleati in Libia e Siria. I mujahidin di al-Qaida hanno sempre lavorato a libro paga statunitense, anche quando facevano esplodere le nostre strutture estere e contribuivano a demolire luoghi di interesse statunitense. Ora che siamo di nuovo sul punto di rilanciare la moneta truccata a due teste di al-Qaida, ricordiamo agli statunitensi le scuse fasulle per “mantenere al-Qaida fuori dall’Afghanistan” e le truppe statunitensi in Afghanistan, nell’ultima reinterpretazione di “Why We Fight” secondo il signor Panetta.
Il Pentagono e i suoi seguaci nella produzione filmica in stile Hollywood, offrono la loro versione della realtà dalla Seconda Guerra Mondiale. Ora che i loro computer gli danno la capacità di creare simulazioni della loro versione della realtà, dispongono dei migliori bugiardi che lavorano a una reale simulazione della Terza Guerra Mondiale. Loro intenzione finale è utilizzare questa simulazione come un veicolo per scatenare una guerra mondiale tutto l’anno, una fin troppo reale per la vita dei popoli di tutto il mondo, a partire dal 2013. Questa è la chiave per comprendere le contraddizioni, l’ipocrisia e il mix di falsità mediatiche ed eventi reali. I mass media rendono tutto possibile, senza di essi ci sarebbe solo la realtà, una realtà che non sarebbe possibile negare.
Abbiamo raggiunto il punto di contraddizione della più grande delle PSYOP, dove la maggioranza  delle persone non sarà più capace di “sospendere l’incredulità,” elemento chiave di ogni buona produzione di Hollywood. La “guerra globale al terrorismo” degli USA funziona con gli stessi principi di ogni precedente stravaganza di Hollywood, in modo da far andare avanti la trama, dove lo spettatore deve innanzitutto accettare i termini di un contratto simbolico tra spettatore e regista. In questo caso, stiamo parlando della clausola sociale, nel contratto di intrattenimento, della “sospensione dell’incredulità“. Ogni spettatore deve rispettare questo concetto guida fin dall’inizio, per vedere il film con occhio acritico, sorvolare su ogni critica alle carenze della trama fino alla fine del film, o almeno fino a quando la vera storia viene rivelata.
Questo è laddove è arrivata la produzione (PSYOP) Hollywood/Pentagono, dove la vera trama viene rivelata da quelli tra noi che hanno la forza o la voglia di vedere la verità nella guerra al terrore statunitense, normalmente un punto che viene raggiunto verso la fine della produzione. Dal momento che veniamo risucchiati in uno stato di guerra mondiale limitata permanente, le regole del galateo dei film non si applicano più su di noi. Quelli di noi che possono vederlo sono liberi di strappare apertamente l’inconsistente trama che ci viene imposta. Siamo bloccati in una guerra terroristica, anche se ora siamo apertamente alleati con gli stessi  terroristi di “al-Qaida” contro cui avremmo presumibilmente combattuto dall’inizio della guerra al terrore di Bush. Barack Obama sta usando dei terroristi che sono chiaramente l’elemento centrale della sua politica estera. Li stiamo utilizzando come forza mercenaria a nostro servizio in Libia e Siria, come utilizziamo il Tehreek e-Taliban Pakistan (TTP) collegato ad “al-Qaida“, nella regione tribale del Pakistan. Anche Mehsud Hakeemullah proprietario del franchising TTP di “al-Qaida” in Pakistan, sta lavorando per Obama, anche se originariamente i pakistani venivano uccisi da Bush il Minorato.
Prima di noleggiare questi terroristi di “al-Qaida” in Pakistan, Bush e Cheney avevano noleggiato un ramo diverso di “al-Qaida”, per uccidere militari statunitensi in Iraq. Bush ne aveva bisogno per prolungare la guerra in Iraq, dopo l’efficace veloce vittoria iniziale. Ora Obama ha bisogno di loro per svolgere lo stesso servizio in Pakistan e in Afghanistan, aiutandolo a prolungarvi la guerra per un futuro indefinito. Ogni volta che la politica estera statunitense fa affidamento su un nucleo di forza dei militanti “islamisti”, che combattano per noi come “combattenti per la libertà”, o contro di noi come “terroristi”, la contraddizione intrinseca viene svelata. Questo è il punto di svolta, dove l’audience inizia a “guardare dietro lo schermo.”
Questo è il punto della contraddizione che ora affrontiamo, quando tutte le stronzate governative vanno in malora. Questo è il momento di sbarazzarci di tali ipocrite contraddizioni dalle nostre teste e volgerle a nostro vantaggio, o cedere il nostro paese ai fascisti e ai comunisti che hanno cospirato per rovinarci fino a questo punto? Un’altra rivoluzione americana batte sicuramente per un’altra guerra civile americana, ogni giorno.

Peter Chamberlin è un analista politico statunitense, autore del blog There Are No Sunglasses.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I fratelli d’Egitto attuano un colpo di stato preventivo

Melkulangara Bhadrakumar, Strategic Culture Foundation, 15.08.2012

Il presidente egiziano Mohammed Morsi ha fatto l’impensabile – affermando la supremazia civile su quella militare. Questo è stato un atto che doveva andare ben oltre le capacità della Fratellanza musulmana per un colpo come questo. Qualcosa è accaduto. Sei decenni di storia politica dell’Egitto sono stati chiusi. Ma questo è più di una svolta nella storia. Paesi vicini e lontani – Stati Uniti, Israele, Iran e Arabia Saudita, in particolare – ne terranno conto.
C’è silenzio nell’aria. A dire il vero, gli Stati Uniti e Israele sono traumatizzati. Israele, che non è mai a corto di parole, è senza parole. La cacciata del maresciallo Mohammed Tantawi, ministro della difesa dell’Egitto, rimuove il numero uno degli interlocutori-collaboratori degli Stati Uniti nel calcolo del potere a Cairo. Washington sembra aver completamente frainteso il panorama politico egiziano. Non più tardi di due settimane fa, il segretario alla difesa statunitense Leon Panetta aveva visitato Cairo ed espresso il suo convincimento che Tantawi e Morsi se la cavavano bene. In un commento che lo perseguiterà, oggi, Panetta aveva detto: “A mio avviso, in base a quello che ho visto [a Cairo], il presidente Morsi e il feldmaresciallo Tantawi hanno un rapporto molto buono e collaborano agli stessi obiettivi”. Ciò che Panetta diceva, era che gli interessi degli Stati Uniti a Cairo erano al sicuro, non importava la transizione democratica dell’Egitto e l’ascesa dei Fratelli musulmani, a condizione che Tantawi fosse al comando. L’autorevole opinionista del Washington Post, David Ignatius, che è collegato alla dirigenza degli Stati Uniti, ha riassunto l’acutezza del dilemma attuale dell’amministrazione statunitense:
Ciò che è indiscutibile è che i Fratelli musulmani, di cui Morsi è membro da tempo, ha rafforzato la sua presa sull’Egitto, controllando i militari, nonché la presidenza e il parlamento. Questo è un esempio di democrazia in azione e di controllo civile delle forze armate, o un colpo di stato dei Fratelli musulmani, a seconda del vostro punto di vista. Probabilmente è entrambe le cose”. Ignatius ha aggiunto, “la mossa di Morsi è avvenuta con la repentinità di un colpo di stato”. Evidentemente, vi è stato un fallimento dell’intelligence a Washington. La prima reazione della Casa Bianca è stata di rassegnazione. “E’ importante che l’esercito egiziano e i civili (il governo) lavorino a stretto contatto per affrontare la sfida economica e di sicurezza che affronta l’Egitto”, ha detto ai giornalisti il capo ufficio stampa della Casa Bianca, Jay Carney. “Ci auguriamo che l’annuncio del Presidente Morsi servirà gli interessi del popolo egiziano … e continueremo a lavorare con i leader civili e militari in Egitto, per far avanzare i molti nostri interessi comuni.”
Gli Stati Uniti capiscono che non è in loro potere sovvertire quanto è successo. Gli eventi di domenica testimoniano il drammatico declino dell’influenza degli Stati Uniti in Egitto, lo scorso anno. Ma Washington ha rapidamente risposto sostenendo che il nuovo ministro della Difesa, Abdel Fattah al-Sissi, nominato da Morsi, è una ‘nota’ figura che ha partecipato all’addestramento in un istituto militare degli Stati Uniti, circa tre decenni fa. Questo para il vero problema. Il cuore della questione è che la mossa di Morsi va ben al di là della questione dei nuovi volti militari. Ha anche annullato la dichiarazione costituzionale volta a contenere i poteri presidenziali e gli ha dato i poteri militari legislativi e altre prerogative. Ha modificato la costituzione ad interim negando all’esercito qualsiasi ruolo nella definizione delle politiche pubbliche, del bilancio e qualsiasi ruolo nella scelta di una assemblea costituente per redigere la nuova costituzione. Questo è a dir poco la presa, da parte dei Fratelli musulmani, delle leve del potere.
Chiaramente, Morsi ha agito secondo la decisione collettiva della leadership dei Fratelli musulmani. Si tratta di una decisione ben ponderata e le sue ramificazioni nella futura traiettoria delle politiche egiziane resta da vedere. Ignatius riassume, “Gli israeliani hanno detto di essere più preoccupati per la purga di domenica, preoccupati da Morsi che sta prendendo una serie di passi che possono portare verso una collisione con Gerusalemme. Ma per gli Stati Uniti e Israele, osservare gli sviluppi in Egitto è un po come andare a cavallo di una tigre, potenzialmente molto pericolosa e impossibile da governare”.
Ciò che gli Stati Uniti (e Israele) devono soppesare con attenzione in questo momento, è la connessione tra l’attentato terroristico in Sinai del 5 agosto, e la decisione di Morsi di frustare i militari. Il punto è se ci sia una connessione.

Una sceneggiatura hollywoodiana
In effetti, Washington ha rapidamente fatto seguito all’attacco terroristico del Sinai, offrendo ai militari egiziani un pacchetto di assistenza. Non prima che l’attacco terroristico avesse luogo, Israele si era anch’esso subito presentato come il miglior alleato che l’Egitto potrebbe mai pensare di avere in questi tempi pericolosi. Tuttavia, i Fratelli musulmani hanno volutamente ritenuto il Mossad israeliano responsabile della gestione dell’attacco in Sinai. Significativamente, il primo importante cambiamento di Morsi, che ha fatto seguito al misterioso attacco terroristico in Sinai del 5 agosto, è stato il licenziamento del capo dei servizi segreti, il generale Murad Muwafi, ampiamente ritenuto il singolo ‘asset strategico’ più importante degli Stati Uniti (e d’Israele) nella direzione della sicurezza egiziana.
In poche parole, i Fratelli sono diffidenti nei confronti dei tentativi degli Stati Uniti di portare il terrorismo al centro della scena del discorso egiziano, in questo frangente, quando Morsi deve ancora consolidare la sua presa sulla struttura di potere. I Fratelli sanno che se il centro si sposta sulla ‘guerra al terrorismo’, ciò inevitabilmente spingerà Cairo a ricercare la cooperazione nella sicurezza con Washington (e Tel Aviv), un’eventualità che danneggerebbe Morsi erodendone la base politica. Inoltre, ci sarebbe anche un programma che metterebbe ancor più i militari alla guida, e per molto tempo. In effetti, nelle ultime settimane, gli Stati Uniti hanno spinto la questione. Il mese scorso, quando il segretario di stato statunitense Hillary Clinton e Panetta visitarono Cairo, chiesero che l’esercito egiziano agisse con fermezza contro i militanti che operano in Sinai. Washington contava sull’esercito egiziano per stringere ulteriormente i legami del paese con gli Stati Uniti, in una comune ‘guerra al terrore’ nel Sinai. Gli Stati Uniti hanno promesso maggiore assistenza nella sicurezza all’esercito egiziano.
Poco dopo la sua visita a Cairo, Clinton ha detto alla CNN: “Abbiamo degli americani nel Sinai.  Abbiamo delle preoccupazioni per la loro sicurezza. Quindi questo non riguarda solo l’Egitto e Israele, si tratta anche degli Stati Uniti e degli altri membri di questa forza multinazionale. Perciò è nell’interesse di tutti lavorare insieme per fare in modo che la sicurezza sia vigente nel Sinai”. Vale a dire, Clinton implica che la presenza dei 700 soldati statunitensi nella forza internazionale di pace nel Sinai (con il trattato di Camp David) obbligato Washington ad intervenire per garantire che il governo Morsi non si discosti dalla politica perseguita da Hosni Mubarak verso il Sinai (implicando uno stretto coordinamento e cooperazione con Israele). Insomma, era un avvertimento a malapena dissimulato riguardo la ‘linea rossa’.
Si tratta di semplice buon senso, poiché il Sinai è una terra di nessuno senza legge, dove l’intelligence israeliana è molto attiva. Non sorprende che gli attacchi del 5 agosto abbiano sollevato una serie di domande per le quali non ci sono in realtà risposte facili. Gli attacchi hanno avuto luogo subito dopo che Morsi aveva ricevuto il capo di Hamas, Khaled Mashaal, e ordinato la progressiva eliminazione delle restrizioni al valico di Rafah, una parodia del blocco israeliano di Gaza. Ovviamente, la correzione politica di Morsi su Gaza e la sua bonomia verso la leadership di Hamas, fa suonare i campanelli d’allarme a Washington e Tel Aviv. Basti dire che Washington e Tel Aviv erano sempre più ottimiste, dopo le ultime visite a Cairo di Clinton e Panetta, verso la leadership militare egiziana, su cui potrebbero contare per un proseguimento degli orientamenti della politica estera dell’era Mubarak, nei confronti di Israele. Ma gli eventi di domenica hanno spazzato via questo ottimismo.
Chiaramente, a partire da domenica, la scommessa si ferma con Morsi. La realtà della situazione attuale è tale che solo la magistratura rimane al di fuori del controllo della presidenza egiziana. Né gli USA, né Israele, hanno un indizio su cosa pensino di fare i Fratelli nel prossimo periodo.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli osservatori delle Nazioni Unite hanno fornito armi chimiche ai ribelli?

Green Komitet.ru 02.08.2012

Il 29 luglio, forse nei pressi di Aleppo (forse in città) militanti dell’ELS hanno distrutto oltre 10 veicoli blindati delle Nazioni Unite. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon l’ha detto alla conferenza del 30 luglio.
Più di 10 veicoli blindati delle Nazioni Unite sono stati distrutti, ma nessuno è rimasto ferito.  Sembra che il corteo delle Nazioni Unite sia stato attaccato da qualcosa dal film Terminator 2, che giurava che non avrebbe ucciso le persone. Tuttavia, non esistono simili robot, e i militanti dell’ELS, che stanno terrorizzando la Siria, uccidendo persone di ogni genere ed età, stanno sempre cercando di ucciderne il più possibile, vantandosene loro stessi nelle loro pagine  e siti web. Ogni attacco armato contro un convoglio sarebbe accompagnato da perdite, soprattutto quando i teppisti hanno armi perforanti. L’assenza di feriti dopo un attacco e la perdita di 10 APC, dimostra che non vi era stato alcun attacco. Era una simulazione di attacco. Inoltre, l’obiettivo di questa simulazione è nascondere il fatto che le bande sono supportate dalle Nazioni Unite. Le auto sono state distrutte per nascondere gli indizi di tale sostegno. Non si sa esattamente, ma ci sono alcune informazioni secondo cui gli osservatori delle Nazioni Unite hanno inviato armi chimiche ai militanti dell’ELS.
I cosiddetti osservatori “indipendenti” delle Nazioni Unite sono già stati visti simpatizzare con i militanti, tempo fa e non una volta. Inoltre sono vedono con odio i civili pacifici che si sono rifiutati di aiutare e sostenere i terroristi dell’ELS. Gli “osservatori” delle Nazioni Unite hanno già abbandonato diverse persone che cercavano di chiedergli aiuto o di raccontare i massacri organizzati dai banditi dell’ELS. I militanti occupano gli ospedali senza che questi “osservatori” lo impediscano. Ma quando un giornalista siriano ha chiesto a questi osservatori aiuto e protezione dai banditi, hanno permesso a questi teppisti di catturarlo. In generale, gli osservatori delle Nazioni Unite hanno per obiettivo primario aiutare i militanti e interferire nel compito dell’esercito di proteggere i civili. In aggiunta, gli  “osservatori” delle Nazioni Unite sostengono sempre il punto di vista dei militanti (e dei loro padroni) e prendono parte alle campagne di propaganda contro la Siria, come testimoni. Alcuni di questi “osservatori” sono anche spie (come ad esempio Robert Mood).
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in cui i paesi occidentali intendono affrettare la risoluzione sulla Siria, deve riunirsi il 2 agosto negli USA. La risoluzione dell’Assemblea Generale non ha forza come la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma i paesi occidentali intendono usarla allo scopo di legittimare  l’invasione della Siria. I membri dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sono stati corrotti o terrorizzati dapprincipio, la minaccia dell’omicidio di un familiare di un politico indesiderato, è diventata la deterrenza convenzionale nei paesi occidentali e dei loro manutengoli alleati. Leon Panetta, segretario alla difesa degli  USA, ha già fatto dichiarazioni pubbliche con aperte minacce.
Al fine di far prendere decisioni all’Assemblea Generale in merito a una dura risoluzione sulla Siria, in cui apparirà l’appello all’invasione estera, cioè l’invasione della NATO della Siria, al di là del Consiglio di sicurezza dell’ONU, dovrebbe sembrare logico e non-alternativo, i crimini contro i civili di Aleppo è stato deciso ed effettivamente attuato. I combattenti del cosiddetto esercito libero siriano si stanno preparando a utilizzare armi chimiche, simili a quelle nei depositi dell’esercito siriano, contro i civili di Aleppo, in primo luogo contro curdi siriani, allo scopo di incolpare l’esercito siriano del loro utilizzo.
Alcuni carichi navi con armi chimiche saranno contrassegnati con simboli dell’esercito siriano, che poi verranno filmato dai militanti e  diffusa sui media globali. Queste foto possono essere pronte in questo momento.
Sembra che una quantità sufficiente i armi chimiche sia stata trasportata da veicoli delle Nazioni Unite con altri materiali per i militanti dell’ELS. Il 29 luglio, nei pressi di Aleppo. Tutti i veicoli da trasporto sono stati distrutti dopo lo scarico.  I convogli delle Nazioni Unite non possono essere esaminati dall’esercito siriano, né gli osservatori che li utilizzano. La Siria è costretto a sopportare la presenza degli osservatori sul territorio, perché è previsto dal piano Annan.
Tutto sembra che saranno utilizzate contro i curdi, ne saranno vittime per costringerli a non resistere alle forze militari turche, che invaderebbero la Siria in risposta a una provocazione dei turchi o dei militanti dell’ELS, in uniforme dell’esercito siriano. Come è stato tra la Polonia e la Germania nazista. In ogni caso, la Turchia si sta preparando all’invasione.
I cosiddetti leader della comunità internazionale desiderano creare un caos controllato in tutta la regione del Medio Oriente. Hanno creato il caos in Libia. Le bande di criminali hanno ora il potere in questo paese e vi commettono crimini. Quando i regimi occidentali in Siria saranno fermati, sarà tempo di aiutare i libici a rimuovere il loro regime di occupazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Combattere il terrorismo in Siria

Boris Dolgov, Strategic Culture Foundation, 24.07.2012

Dopo l’attacco terroristico del 18 luglio contro la sede del ministero della sicurezza di Damasco, che ha causato la morte di alcuni alti funzionari del governo e comandanti militari siriani, tra cui il ministro della difesa, il suo vice, il ministro degli interni e il capo dell’intelligence dell’esercito (cognato di B. Assad). Il ministro degli esteri siriano Walid al-Muallem e il direttore dell’agenzia del controspionaggio sarebbero stati ricoverati in ospedale e in condizioni critiche (l’autore fa una serie di confusioni. Il ministro degli interni al-Shaar è rimasto ferito, non ucciso, e Muallem non era neanche presente alla riunione. NdT). Un kamikaze, che evidentemente lavorava al ministero della difesa, aveva piazzato una bomba nell’edificio situato di fronte l’ambasciata degli Stati Uniti, e fatto esplodere quando l’amministrazione siriana stava tenendo una riunione con i capi della sicurezza. Due gruppi di insorti – l’ esercito libero siriano e le brigate di Allah – hanno rivendicato l’atto terroristico che ha portato a un’ondata di emozioni positive presso il Consiglio Nazionale siriano di Istanbul. Si deve notare nel contesto che, spingendo a un cambio di regime in Siria a tutti i costi, i leader dell’opposizione siriana che hanno visitato Mosca il 10-11 luglio, tra i quali il presidente del Consiglio Abdulbaset Saida e Michael Kilo, il leader della Tribuna Libera stabilita a Cairo lo scorso anno, avrebbero aderito ai contatti di Ginevra. Era abbastanza chiaro, durante i round dei negoziati in Russia, in uno dei quali ho preso parte, che l’unico vero obiettivo dietro l’agenda degli ospiti era parlare con Mosca per sostenere il corso finalizzato alla cacciata dell’attuale amministrazione in Siria. In realtà, gli inviati del Consiglio nazionale siriano hanno ammesso le attività di coordinamento con l’esercito libero siriano che, alla luce dei recenti sviluppi, significa automaticamente complicità col terrorismo.
L’assassinio dei funzionari chiave della sicurezza e del governo è stato un duro colpo per la Siria ma, contrariamente alle aspettative di coloro che avevano pianificato l’attentato, non ha destabilizzato il regime del paese. Sulla scia del dramma, vari media globali, con al-Jazeera e al-Arabiya che come al solito, spargevano la notizia che B. Assad era in viaggio verso l’aeroporto, nel tentativo di fuggire, e che i militari dell’esercito siriano stavano passando in massa dalla parte dell’opposizione. In realtà, il Gen. Fahd Jassem al-Freij, che B. Assad ha nominato nuovo ministro della difesa, ha promesso che le forze sotto il suo comando ripuliranno in modo decisivo il paese dalle formazioni di banditi e, anzi, la scorsa settimana circa, l’esercito siriano è riuscito a cacciare gli insorti dai sobborghi di Damasco, oltre a lanciare diversi raid riusciti nella città di Hama e nelle regioni adiacenti ai confini con l’Iraq, Libano e Turchia, uccidendo centinaia di guerriglieri.
La reazione occidentale all’atto terroristico era consonante con la sua più ampia politica nei confronti della Siria. Avendo sommariamente condannato il terrorismo, i capi della diplomazia di Gran Bretagna, Francia e Italia hanno continuato a dare la colpa dell’escalation all’amministrazione siriana e di affermare niente di meno che la rimozione del presidente Assad dal suo incarico, potrebbe contribuire a disinnescare la crisi. Il segretario alla difesa statunitense Leon Panetta ha detto di sperare che la comunità internazionale diventi più “aggressiva” nei suoi tentativi di porre fine alla crisi in Siria. Al contrario, il capo della missione delle Nazioni Unite Maggior-Generale Robert  Mood, dovrebbe essere accreditato per attenersi a una posizione equilibrata, esprimendo la sua disapprovazione del recente atto terroristico, esortando entrambe le parti in conflitto a rinunciare alla violenza e ad aprirsi al dialogo. L’inviato del ministero degli esteri russo ha rilasciato una dichiarazione dai toni forti in relazione all’attacco terroristico, consegnando le condoglianze alle famiglie delle vittime, e sottolineando che gli autori dovranno essere debitamente puniti. I leader russi e statunitensi hanno discusso della situazione al telefono, l’opinione condivisa è che le Convenzioni di Ginevra devono essere pienamente rispettate. Pochi giorni fa, il rispetto delle Convenzioni di Ginevra era stato analogamente espresso dal presidente russo Vladimir Putin e dal premier turco R.Erdogan, quando si erano incontrati a Mosca. Qualche tempo prima, Ankara aveva indicato che, dal suo punto di vista, un intervento in Siria sarebbe un’opzione accettabile. La Russia ha confermato la sua opposizione a qualsiasi intervento in Siria, quando si è votato al Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla risoluzione presentata dalla Gran Bretagna. Il documento, cui la Russia e la Cina hanno posto il veto di concerto, proponeva sanzioni contro l’amministrazione siriana e, con un riferimento all’articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, dichiarava che un intervento in Siria era tra le possibilità. Una risoluzione alternativa finalmente è stata approvata, riflettendo il compromesso tra l’approccio occidentale e quello seguito da Russia e Cina. E’ rivolto ad entrambe le parti nel conflitto siriano, con un appello a porre fine alle violenze e a prolungare di un mese il mandato della missione ONU.
Un segmento dei media russi compie seri sforzi per offrire una copertura obiettiva e imparziale di quanto sta accadendo in Siria. Il corrispondente del canale TV Vesti, A. Popov, per esempio, ha presentato le testimonianze di cittadini siriani sui ribelli dell’Esercito libero siriano che prendono in ostaggio i parenti dei residenti di un villaggio nei pressi di Hama, ne uccidono alcuni per costringere gli abitanti del villaggio a incendiare un posto di blocco del governo; costringendoli sotto la minaccia che il resto degli ostaggi sarebbero stati fucilati. Il ministro degli esteri della Russia S. Lavrov, in seguito ha citato il rapporto in una conferenza stampa.
L’attacco terroristico a Damasco del 18 luglio, ha segnato l’apertura di una nuova fase nella spirale della crisi siriana. I gruppi di opposizione, che hanno rivendicato l’attentato – l’esercito libero siriano e il Consiglio nazionale siriano che hanno scelto di sostenere pienamente l’atto – hanno mostrato la loro avversione a priori a ogni forma di dialogo con l’amministrazione e, come parte del pacchetto, hanno dimostrato disprezzo totale per tutte le pertinenti convenzioni internazionali, sia le convenzioni di Ginevra che il piano di Kofi Annan. Il recente atto terroristico, insieme a quelli precedenti, ha chiarito che l’obiettivo dell’opposizione è eliminare, politicamente e fisicamente, l’attuale leadership siriana, ed è dubbio che una più ampia agenda politica si trovi dietro l’insurrezione in Siria. Date le circostanze, dialogo o mosse di più ampia portata, come la formazione di un governo di transizione con i rappresentanti dell’opposizione, sono sicuramente fuori discussione. L’unico approccio ragionevole per gruppi che praticano il terrorismo è che essi devono o chiudere le attività terroristiche e gettare le armi o essere distrutti. Diversi paesi hanno dovuto reprimere gruppi terroristici in passato, come l’Italia con le Brigate Rosse negli anni ’70, la Spagna, con l’ETA negli anni ’80-’90, la Francia con il Gruppo Islamico Armato (GIA) negli anni ’90, l’Algeria col Fronte Islamico di Salvezza e il Gruppo Islamico Armato negli anni ’90-2000, e al-Qaida nel Maghreb islamico, in una campagna ancora in svolgimento.
La posizione adottata da Mosca – il rifiuto dell’intervento, richiesta di dialogo tra l’amministrazione e la parte ragionevole dell’opposizione – è del tutto adeguata. Tiene conto degli interessi della nazione siriana e anche quelle della Russia. Uno scenario alternativo all’orizzonte sarebbe la partizione della Siria lungo linee etniche e religiose, la conquista del potere nel paese frammentato da parte di gruppi radicali musulmani, con gli arsenali siriani probabilmente rivolti contro la Russia, una destabilizzazione regionale più ampia che richiederebbe una sempre più inclusiva campagna militare internazionale e, potenzialmente, una guerra combattuta da Iran, Israele e Turchia.
Il rafforzamento della presenza militare russa nella regione è di fondamentale importanza in questo momento. Sarebbe una mossa tempestiva rafforzare le strutture militari che la Russia mantiene a Tartus in Siria, forse al punto di trasformarle in una vera e propria base militare da utilizzare per garantire la permanente presenza militare russa in Siria e nella regione mediterranea … Le proteste dall’Occidente, che probabilmente seguirebbero, non devono essere prese a cuore – la rete di basi militari degli Stati Uniti si estende in gran parte del mondo, e che Washington vende come attuazione della democrazia globale. La tutela dei legittimi interessi nazionali della Russia non è affatto premessa di una ripresa della Guerra Fredda. Le aggressioni dell’Occidente contro Jugoslavia, Iraq, Costa d’Avorio e Libia, seguono con sempre maggiore frequenza, e Mosca ha bisogno di costruirsi i muscoli militari e salvaguardare il suo status geopolitico, al fine di rimanere sicura e immune da qualsiasi tipo di “Primavera russa”.

È gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation .

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lo spostamento strategico di Obama: de-globalizzazione e contenimento militare della Cina

Alfredo Jalife-Rahme Réseau Voltaire Città del Messico (Messico) 14 Gennaio 2012 – La Jornada

Il politologo politico messicano Alfredo Jalife-Rahme analizza le opzioni strategiche e di bilancio recenti del Pentagono e della Casa Bianca. Mentre una frangia estremista continua a sostenere che gli Stati Uniti l’impossibile mantenimento del loro dominio su tutta la superficie del globo, il presidente Obama e il Segretario alla Difesa Leon Panetta, in linea con la politica avviata da Robert Gates, prendono atto del declino strutturale della potenza statunitense. Approfondiscono la rottura con l’era Bush-Cheney, reindirizzando le proprie risorse su obiettivi più realistici e ri-allocando gradualmente il loro mezzi verso l’Asia e la Cina.

Il 5 gennaio il presidente Obama presentava all’improvviso il nuovo spostamento della strategia del Pentagono, un progetto che è delineato in un documento di otto pagine dal titolo: “Sostenere la preminenza globale degli Stati Uniti nella difesa del XXI secolo“.
Obama ha sostenuto che si potrebbe considerare finito il tempo delle guerre lunghe dell’ultimo decennio, chiaro riferimento al fallimento del bushismo belligerante che ha firmato, a mio parere, il suicidio degli Stati Uniti come potenza unipolare. In linea di massima, dicono che la sconfitta militare strategica in Iraq degli Stati Uniti (dove l’Iran è emerso vittorioso senza dover sparare un solo colpo) e l’impantanamento in Afghanistan sono i fattori che hanno costretto Obama a concentrarsi sulla regione Asia-Pacifico, con tre obiettivi: contenere la Cina, spezzare l’alleanza dei paesi BRIC (Cina, India, Russia, Brasile, Sud Africa), e infine sedurre l’India.
Il costo dell’avventurismo militare del bushismo, per dieci anni, in Medio Oriente, che Joseph Stiglitz (premio Nobel ed ex funzionario di Clinton) stima essere più di 3000 miliardi di dollari [1], ha seriamente svuotato le casse degli Stati Uniti, approfondendo tanto l’insolvenza del debito quanto un deficit colossale.
Le limitazioni sul budget militare annunciate da Leon Panetta, Segretario della Difesa, e dal generale Martin Dempsey, capo di stato maggiore delle forze armate, che sono pari a 500 miliardi di dollari in 10 anni (senza contare l’importo equivalente che il Congresso dovrà sostenere all’inizio del 2013), si applicano sia alle forze di terra che alla marina; si tratta di concentrarsi sullo schieramento di droni, con un accento sulla superiorità tecnologica degli Stati Uniti, grazie alla sicurezza informatica di cui godono (dato che gli Stati Uniti ha un proprio centro di comando, oltre a quelli che hanno in tutto il mondo, e mille basi militari in tutto il mondo).
A mio parere, lo spostamento strategico di Obama prevede di lasciare l’Europa al suo destino, di ritirarsi dal Levante, e una presenza ultra-concentrata nel Golfo Persico per dispiegarvi le sue portaerei (che godono della supremazia mondiale) e il rischieramento (con il ritiro delle truppe da Iraq e Afghanistan) nell’area Asia-Pacifico, per circondare e contenere la Cina. Si tratta di una sottile fuga nella de-globalizzazione, una tappa evidente del declino degli Stati Uniti.
Donna Miles, del servizio stampa dell’esercito, riassume dal documento in questione: “La crescente importanza dell’Asia e del Pacifico, dal punto di vista strategico”, “Gli interessi economici e di sicurezza degli Stati Uniti sono legati allo sviluppo di una regione che comprende 39 paesi”, “tra i quali la Cina e l’India emergono come giganti”, “Si tratta quindi di investire nella prospettiva di una lunga partnership strategica con l’India, per di stabilire un ancoraggio economico regionale che rafforzi la sicurezza nella regione confinante con l’Oceano Indiano. Nel quadro dell’ascesa della Cina come potenza regionale, e la preoccupazione circa le sue intenzioni strategiche”, “I 330.000 membri del Comando del Pacifico (United States Pacific Command) per garantire il libero flusso del commercio”, “Si deve anche garantire la pace nella penisola coreana, sotto il nuovo mandato della Corea del Nord“.
David Ignatius, sul Washington Post (7/1/12), ha detto che Obama ha voltato la pagina dell’11 settembre e che prende molto sul serio i tagli sul budget del Pentagono, sia a livello di politica estera che interna. “Potrebbe essere il passaggio più decisivo dal 1945“, poiché “anche le forze di terra si vedono tagliare pesantemente il rubinetto“.
Gli Stati Uniti allora saranno in grado di invadere due paesi alla volta, e dovranno semplicemente contentarsi di distruggerli in modo automatico dal cielo? Attraverso il controllo mondiale di Internet, gli Stati Uniti scateneranno la guerra informatica e prenderanno il controllo dei loro avversari, che ingenuamente hanno acquistato i dispositivi offertigli dalle transnazionali degli Stati Uniti, per spiarli meglio?
Secondo David Ignatius, si tratta “della fine dell’era dell’11 settembre,” l’annuncio della morte di Usama bin Ladin  ora permette agli Stati Uniti di impegnarsi con i Fratelli musulmani e i salafiti (dei fondamentalisti islamici), permettendo alle truppe di rientrare negli Stati Uniti e di evacuare l’Europa, probabilmente in un numero maggiore del previsto. L’Europa può quindi sentirsi abbandonata a se stessa e prendere in considerazione un riavvicinamento tra la Germania e la Russia, cosa altamente probabile.
David Ignatius ha detto che la Cina è naturalmente tesa, dopo la “svolta di Obama“, e sostiene che “i cinesi non sono stupidi e molti si aspettano che gli Stati Uniti gli saltino alla gola.”
Prevede che ci si avvicina a un periodo di rivalità e tensioni nel Pacifico, con tre punti fissi:
L’espansione recente degli Stati Uniti in Birmania, dove gli statunitensi hanno ipocritamente ignorato i diritti dell’uomo.
Il delicato passaggio dinastico nella Corea del nord, dove già si  decide sulla cooperazione o lo scontro tra Stati Uniti e Cina.
L’Associazione Trans-Pacifica (TPP), per strappare la supremazia commerciale alla Cina, integrando il Messico neoliberista del partito PAN attualmente al potere, in un modo altamente sterile per il Messico. Si tratterebbe dunque di opporre al BRICS la TPP.
La partnership strategica a lungo termine proposta dagli Stati Uniti all’India è stata evidenziata dal The Times of India (05/01/12), che riassume: “Gli Stati Uniti indicano la Cina come una minaccia contro la loro superiorità e cercano una partnership con l’India.”
Obama, Panetta e il generale Dempsey insistono: “Gli Stati Uniti manterranno la superiorità militare globale” (Robert Burns, AP, 05/01/12).
Ma la critica feroce del Partito Repubblicano non si è fatta aspettare: il rappresentante Howard Buck McKeon, presidente della Commissione sulle forze armate della Camera dei Rappresentanti, in un comunicato ufficiale, ha concluso che “si tratta di una ritirata mascherata da una nuova strategia, un grave declassamento militare degli Stati Uniti a potenza di secondo piano.”
McKeon ha probabilmente ragione, a giudicare dal tempo impiegato da Panetta e dal generale Dempsey per cercare di convincere la scettica opinione pubblica televisiva che “gli Stati Uniti hanno ancora l’esercito più potente del mondo, nonostante le restrizioni” (China Daily, 09/01/12).
Il generale Dempsey ha ammesso il suo disagio all’idea che alcuni paesi possano interpretare male il dibattito tra gli statunitensi sulla svolta e il ridimensionamento delle spese militari. “Qualcuno potrebbe vederci come un paese decadente, o anche come militarmente in rovina, e nulla è più lontano dalla verità.”
Mentre il segretario del Pentagono, Panetta, ha sottolineato che una cattiva stima della potenza del suo paese può essere dannosa nei rapporti con nazioni come l’Iran e la Corea del Nord, “Gli Stati Uniti sono la più grande potenza militare e ci sforziamo di rimanerlo, e in effetti il nostro bilancio della difesa è di gran lunga il più alto del mondo“, l’equivalente della somma dei 10 più grandi budget della difesa di tutto il mondo.

Nota
[1] Three Trillion Dollar War, Joseph Stiglitz e Linda Bilmes

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le prospettive della cooperazione geopolitica Russia-Cina

Leonid Ivashov Strategic Culture 20/10/2011

Il primo ministro russo Vladimir Putin ha compiuto una breve visita di due giorni in Cina, l’11-12 ottobre. L’evento non ha ricevuto ampia copertura sui media globali, anche se in realtà c’era qualcosa di speciale. La visita si è svolta dal momento in cui Putin era stato ufficialmente riconosciuto come il principale candidato per le elezioni presidenziali nel 2012. Quando un probabile leader viaggia in Cina, prima che negli Stati Uniti, gli esperti di solito lo vedono come un gesto che spiega cos’è la politica estera cui il futuro presidente si concentrerà. In secondo luogo, la Cina e la Russia avevano posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria, provocando molte critiche da parte dell’amministrazione statunitense. Questo è stato il primo precedente del genere.
Il vicepresidente statunitense Joe Biden s’è rivolto alla comunità pro-democratica della Russia, dicendo che a Putin non dovrebbe essere permesso di correre per la presidenza nel 2012. Ma Mosca non sembrano seguirne i consigli.  Ne era riuscito a Washington il tentativo di convincere la Russia che lo scudo di difesa missilistica degli Stati Uniti non è rivolto contro la Russia, ma gli alieni. Anche le differenze su alcune altre questioni sono in aumento. Quindi, è ovvio che il ‘reset’ ha fallito. Ora, cerchiamo di utilizzare il metodo di analisi geopolitica per fare luce su quello che realmente sta accadendo.
A settembre il Segretario della Difesa statunitense, Leon Panetta, implica che la Cina, l’India e la Russia sono una minaccia per gli Stati Uniti e il mondo intero. Come tutti ricordano, in precedenza gli USA avevano detto a tutti, che stavano iniziando la guerra al terrorismo internazionale, e poi attaccarono Iraq, Afghanistan, Libia, e di recente hanno cercato di invadere la Siria, l’Iran, e alcuni altri paesi. Nel maggio del 2010, svelando la nuova strategia di sicurezza nazionale, il segretario di Stato USA Hillary Clinton  ammise che gli USA non erano in grado di affrontare le sfide attuali da soli e, quindi, volevano collaborare con Cina, Russia e India.
Come mai? Potreste dirmi che, nonostante tutto questo, gli statunitensi non sono così pazzi per lanciare una vera e propria guerra, almeno per ora. Ma le guerre del 21° secolo non sono più quelle di una volta. Al giorno d’oggi, una guerra è più  basata sulla geopolitica piuttosto che sulle tattiche militari. Ed ecco la differenza.
In geopolitica, il militare non è una priorità, l’attenzione è sulle informazioni, formazione dell’opinione pubblica, così come sulla politica estera, economia, il mercenariato delle corporazioni militari private, ecc. Qualche volta, l’esercito non viene utilizzato del tutto, o solo quando l’operazione entra nella fase finale. Sorprendentemente, l’attuale operazione geopolitica sembra essere incentrata più sul nascondere i veri scopi, piuttosto che avvicinarli. Così, fingendo di essere preoccupati per la protezione della popolazione albanese nei Balcani, gli Stati Uniti ‘presentarono’ all’Europa la questione del Kosovo, che ha rigettarono la regione in termini di integrazione nella zona euro.
La situazione geopolitica in Medio Oriente è ancora peggiore. Guardate la cosiddetta Primavera araba e vedrete lo strano ruolo degli Stati Uniti nel sostenervi i movimenti radicali islamici. Facendo così, Washington rovescia quelli che ha sempre considerato regimi filo-USA allo scopo di garantire la stabilità nella regione. Inoltre, la Turchia, non senza l’approvazione degli Stati Uniti, scambia il fuoco con Israele. Gli Stati Uniti sviluppano il confronto con l’Arabia Saudita e l’Iran, creando una sorta di coalizione che circonda l’Iran, al fine di prepararsi a un attacco. Il motivo rimane praticamente lo stesso dalla tragedia del 9/11, ma ora dicono di voler prevenire un attacco contro l’Arabia Saudita, non gli Stati Uniti. Per fare cosa? Lo vedo come un tentativo di collegare la pesante instabilità del Medio Oriente con l’Afghanistan devastato dalla guerra e il Pakistan. Vogliono aggiungere la Turchia e il Caucaso a questa ‘linea’, in modo che questo possa tradursi in una grande guerra. Ancora una volta, qual’è lo scopo? Rimanere il paese leader del mondo.
Gli Stati Uniti stanno perdendo le loro posizioni nell’economia e nella politica globali; l’indebolimento del dollaro, che sta cedendo il passo ad altre valute (rublo, euro, yuan, rupie e valute latinoamericane). Oltre a questo, un divario è in crescita anche all’interno degli Stati Uniti, con anglo-sassoni, afro-americani e latino-americani che vivono per conto loro, mentre tutta la ricchezza è controllata da oligarchi. Questo divario è stato di recente portato alla luce con l’ondata di proteste di ‘Occupare Wall Street’, in tutti gli Stati Uniti, e in Australia, Nuova Zelanda, Europa e alcuni paesi asiatici. In uno dei suoi ultimi libri, l’uomo politico di primo piano P. Buchanan, predice il declino degli Stati Uniti entro il 2025. Ma difficilmente c’è qualcuno nel Paese pronto ad accettare questo punto di vista.
In considerazione di ciò, la guerra sembra essere l’unica via d’uscita per un paese con ambizioni egemoniche. Ma non a casa. La prima e la seconda guerra mondiale, hanno mostrato agli Stati Uniti la via d’uscita dalla crisi economica e li misero tra i paesi più potenti del mondo. E questo potrebbe essere una guerra contro la Cina, il principale contendente alla leadership mondiale, e l’India e l’Europa, principali rivali economici. Immaginate: l’Iran è in guerra con l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti aiutano i sauditi e gli altri alleati del Golfo Persico. Israele è attirato in un conflitto con i suoi vicini arabi, mentre la Turchia scambia i tiri con Israele. I palestinesi e Hezbollah attaccano le città israeliane, gli iracheni fanno saltare gli oleodotti e gli edifici governativi, i curdi avanzare ulteriormente in Turchia e Iran. Il Golfo Persico e la vicina zona sono minate. Tel-Aviv è invitata a usare armi nucleari. Anche se le cose potrebbero svilupparsi un po’ diversamente, in genere sarebbe lo stesso. Forniture di petrolio verso Europa, Cina e India sarebbero fermate, mentre gli Stati Uniti inizierebbero ad utilizzare i propri depositi alternativi e il petrolio prodotto in tutto il continente. Europa e Cina si troveranno ad affrontare la stagnazione economica, che sarebbe altrettanto difficile per entrambi, ma soprattutto per Pechino. In questo caso, la Cina cercherà il sostegno energetico dalla Russia, provocando la rabbia dell’Europa. Le truppe NATO verrebbero inviate in Russia nel pieno rispetto dell’Accordo sullo status delle forze armate, firmato nel 2007. Ed eccoci qui, con un’altra guerra mondiale che inizia. Quando sarà finita, gli Stati Uniti saranno il vincitore, di nuovo. E la divisione post-bellica del mondo servirà principalmente gli interessi di Washington.
Russia e Cina sono state probabilmente guidate dalla consapevolezza di questa potenziale catastrofe, quando hanno imposto un veto alla risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla Siria. Ma questo non basta. Mosca e Pechino dovrebbero sviluppare un vero e proprio accordo a lungo termine, in materia di energia e reciproca cooperazione economica. I due paesi sono pienamente d’accordo su molte questioni, compresi i piani USA per collocare il loro terzo sito missilistico in Europa, e anche nell’ulteriore sviluppo del BRICS. Speriamo che tutto questo sia all’ordine del giorno della visita di Putin in Cina. Nel suo ultimo libro, l’eccezionale uomo politico e diplomatico russo Evgenij Primakov, dice: “Possiamo dire che la Russia e la Cina stanno usando il loro potere di deterrenza per contrastare coloro che sono disposti a usare la forza senza preoccuparsi delle conseguenze“. Mosca l’ha dimostrato durante la visita di Putin in Cina, quando la crisi siriana è stata tra le altre questioni all’ordine del giorno.
La visita del Primo Ministro russo in Cina e la firma di diversi accordi sull’energia e il partenariato economico, può essere descritto come una misura per prevenire una nuova ondata di crisi. Cina e Russia dovrebbero essere consapevoli di prendere decisioni ben ponderate in ambito sia politico che militare, e dimostrare la loro disponibilità a difendere i propri interessi. Dichiarare gli Stati Uniti e la NATO una grave minaccia per l’umanità, sarebbe il primo passo da fare in questa direzione.

General-colonnello Leonid Ivashov – Presidente dell’Accademia dei problemi geopolitici

É gradita la ripubblicazione con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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