Israele cerca solo di guadagnare tempo!

Nasser Kandil Global Research, 16 luglio 2014

GazaBigWar1. Secondo lei, signor Kandil, fino a che punto Israele potrebbe spingere il suo assalto a Gaza?
Penso che Israele sia in difficoltà perché non può permettersi la pace che legittimerebbe la sua esistenza, come non può permettersi una guerra che gli consenta di tornare al “periodo delle iniziative”. Questo è il motivo per tale ennesima aggressione a Gaza, distruggendo tutto ciò che può colpire, armi, capi, combattenti e infrastrutture, ritenendo che ciò gli darebbe notevoli benefici nella prossima fase del conflitto. Guadagnare tempo sembra essere “l’unica strategia del momento” di fronte alla nuova mappa regionale che si delinea, dove non è più un fattore decisivo. Questo è anche il motivo per cui retrocede sulla creazione dello Stato curdo, che all’inizio ha incoraggiato [1], il clima internazionale e regionale è dominato da avvertimenti contro i pericoli delle partizione dell’Iraq.

2. Altre guerre d’Israele sono dunque in vista?
Quello che posso assicurare è che se Israele decide di impegnarsi in una guerra aperta e totale, troverà una Resistenza pronta ad andare fino in fondo e senza alcuna intenzione di lasciare porte aperte agli “aggiustamenti” che continua a pretendere ogni giorno [...]

3. Dice che Israele non ha una strategia chiara e che cerca solo di guadagnare tempo. Perché?
Penso che tutto ciò che la nostra regione ha vissuto dalla guerra d’Israele contro il Libano, nel luglio 2006, sia il risultato del rapporto intitolato “Baker-Hamilton” presentato al presidente George W. Bush il 6 dicembre 2006 [2] [3]. In realtà, sono passati otto anni, il Libano era sull’orlo di una guerra memorabile che ha imposto una nuova equazione regionale dopo “l’erosione della deterrenza israeliana“. Per cui è nato il nuovo approccio statunitense, presentato in tale famosa relazione firmata e supervisionata dai due pilastri democratico e repubblicano alla guida dei servizi segreti e degli Esteri, e Consiglieri della Sicurezza Nazionale… In breve, la relazione invita gli Stati Uniti a fare tutto il possibile per risolvere il conflitto israelo-palestinese, implicitamente riconoscendo:
• la sconfitta del progetto statunitense in Iraq e in Afghanistan,
• il fallimento del ruolo regionale d’Israele,
• l’emergere di potenze regionali concordi con gli Stati Uniti nel salvare l’Iraq e stabilizzare la regione.
Ciò sulla base del ritiro statunitense da Afghanistan e Iraq, con:
• l’accettazione di una partnership USA-Russia per gestire la stabilizzazione della regione,
• il riconoscimento del ruolo centrale dell’Iran, Stato nucleare, su Afghanistan, Iraq e Stati del Golfo,
• riconoscimento del ruolo influente della Siria nel Levante.
Ma la cosa più importante di tale relazione è spingere Israele ad attuare le risoluzioni delle Nazioni Unite sul conflitto arabo-israeliano, tra cui:
• uno Stato palestinese nei territori occupati nel 1967 con capitale Gerusalemme est
• una giusta soluzione al problema dei profughi sulla base della “risoluzione 194″ garantendo il diritto al ritorno e al risarcimento,
• la restituzione del Golan siriano occupato alla linea del 4 giugno,
• il ritorno ai libanesi delle fattorie Shaba.
Dal dicembre 2006 viviamo le conseguenze della denigrazione del rapporto Baker-Hamilton con  una serie di guerre per procura e conflitti che insanguinano l’asse della Resistenza. Nessuno conosce la portata della cooperazione tra Israele e Stati del Golfo, come Arabia Saudita e Qatar, per contrastare le raccomandazioni della relazione strategica degli Stati Uniti, o trovare alternative e quindi ignorare la Roadmap che raccomanda di garantire la necessaria stabilità regionale. Tali imbrogli si sono complicati passo passo. Per iniziare, c’erano le elezioni iraniane del 2008 con il piano di rovesciare il Presidente Ahmadinejad ed imporre Muhammad Khatami al potere con la promessa di permettere all’“Impero iraniano il suo dossier nucleare” contro l’abbandono della causa palestinese. All’epoca, Martin Indyk aveva parlato di “rovesciare l’Iran in Palestina”. Tale scommessa fallì, e la prima guerra contro Gaza ebbe luogo, ancora con lo stesso slogan di Indyk: “rovesciare l’Iran in Palestina”. Consacrata la sconfitta d’Israele, la ripresa del percorso di pace fu ridotta ad imporre all’Autorità palestinese ulteriore obbedienza. Quindi nel 2010 il piano di Hillary Clinton per una pace israelo-palestinese “parziale” fatta di concessioni minime degli israeliani. Ma l’estremismo israeliano è responsabile della distruzione del piano di Clinton, il piano d’Israele è una pace che si traduca nell’”alleanza arabo-israeliana contro l’Iran“. In altre parole, i sionisti hanno scelto di costruire tale alleanza invece di accettare il basso costo che avrebbe rappresentato lo smantellamento del 10% degli insediamenti israeliani in Cisgiordania, per garantire la continuità territoriale tra le parti del residuale mini-Stato palestinese.

4. Israele continuerà a guadagnare tempo iniziando altre guerre di logoramento, senza esaurirsi?
Dalla sconfitta d’Israele nella sua guerra contro il Libano, nel luglio 2006, riteniamo che non sia più questione di guerra aperta israeliana o statunitense. Ma la negazione di nuove realtà sul terreno  riempirebbe il vuoto strategico dopo il ritiro degli Stati Uniti da Iraq e Afghanistan. Pertanto, dal dicembre 2006, cioè negli ultimi otto anni, Israele cerca di evitare di pagare il conto della Baker-Hamilton, creando ogni sorta di problema per paralizzare l’Asse della Resistenza formato da Iran, Siria, Hezbollah e anche Hamas. Opportunamente, l’esplosione della cosiddetta “primavera araba” certamente nata dalla rabbia popolare contro i loro governanti, è stata l’occasione per Stati Uniti, Turchia e Qatar d’ adottare la loro idea di affidare il potere regionale ai Fratelli nusulmani, con l’idea che l”impero ottomano’ avrebbe ereditato il potere in Tunisia ed Egitto, con alla sola condizione di abbandonare la Siria. La guerra “universale” contro la Siria ha avuto quindi luogo, ma è fallita, mentre la strategia del caos ha creato un ambiente favorevole al terrorismo e al suo radicamento, con il rischio che il califfato del SIIL divida l’Iraq ed altre entità della regione…
Nel frattempo, Hamas ha perso l’illusione che l’identità condivisa con i Fratelli musulmani prevalesse sull’appartenenza alla resistenza palestinese. Ma dopo il fallimento delle vittorie in Egitto e Siria, ha rivisto i conti. I neo-ottomani sono stati sconfitti e il “Fronte del Rifiuto” si avvicina alla vittoria, Hamas non riesce a trovare il suo posto che rientrando nella trincea della resistenza all’occupazione israeliana. Israele ha fallito nonostante i ripetuti tentativi di minare la Resistenza.  Indipendentemente dalle posizioni assunte da certi capi di Hamas, qualsiasi siano i disaccordi con Fatah. Ciò che conta è che le Brigate al-Qasam (ramo militare di Hamas) operino e siano pienamente impegnate nella lotta contro l’aggressione israeliana a Gaza. Israele ha scommesso sulla sconfitta della Siria, e sulla sconfitta di Hezbollah in Siria, sostenendo i vari rami di al-Qaida con i suoi raid aerei [4] su Jamraya [Centro di ricerca scientifica a nord ovest di Damasco], nella speranza che vincessero la guerra ad al-Qusayr [maggio 2013], i raid su Janta affinché vincessero a Yabrud, e i raid su al-Qunaytra per imporre la cintura di sicurezza alla cosiddetta opposizione siriana complice. Ma tutti questi piani sono falliti, uno dopo l’altro. Israele oggi è in ansia perché incapace di scatenare una guerra ma anche di aspettare. Questo mentre il mondo assiste alla cristallizzazione di due campi, uno che rappresenta le crescenti forze di Russia, Cina, Brasile e altri Paesi BRICS, l’altro guidato da Washington, sconfitto in Ucraina e Siria e che si prepara ad altre sconfitte in Yemen e Iraq…
Israele si trova ad affrontare una nuova equazione basata sulla previsione di ciò che potrebbe derivare dal ritiro statunitense dall’Afghanistan, alla fine dell’anno, ora che l’Iraq è alleato di Siria e Iran, con un accordo tra occidente ed Iran si profila all’orizzonte e segnali indicanti la vittoria siriana che appaiono, mentre l’opposizione a uno Stato curdo nato dalla partizione dell’Iraq è quasi unanime, nonostante il suo dichiarato sostegno. Sa che le condizioni per una nuova guerra saranno diverse da quelle della guerra del 1973, come previsto da una relazione del Shabak [servizio di sicurezza interna d'Israele] nel 2010… Israele non potrà vincere una nuova guerra contro una resistenza che si prepara ad ogni evenienza, soffrendo dello stesso deficit strutturale che ha causato le sue sconfitte precedenti. Tutto ciò che ottiene da tale nuovo assalto su Gaza, è reindirizzare la bussola sulla “causa prima”: la lotta contro l’occupazione e la colonizzazione della Palestina.

5. Cosa ne pensate della nomina di Staffan de Mistura a successore di Laqdar al-Brahimi[5]?
Ad ogni fase della guerra contro la Siria, corrisponde un inviato con una specifica missione. Kofi Annan alla fine si dissociò con dimissioni storiche. Laqdar Brahimi, la cui unica missione era condurre colloqui politici, fece ciò che poteva. Qui siamo nella fase della scelta di De Mistura, probabilmente per le sue competenze tecniche e diplomatiche. Tecnicamente curò la prima missione dell’ONU di lancio di aiuti alimentari [Ciad – 1973], fu vicedirettore del Programma alimentare mondiale [2009-2010]. Diplomaticamente, ha ricoperto vari incarichi presso le Nazioni Unite [6], in particolare come rappresentante speciale delle Nazioni Unite in Afghanistan [2010-2011], Iraq [2007-2009] e Libano [2001 - 2004]. Pertanto, la sua nomina suggerisce l’esistenza di una nuova mappa regionale dall’Afghanistan al Libano, dove per anni ha gestito il conflitto tra Hezbollah e Israele e lo Stato libanese. In altre parole, ha le chiavi del conflitto arabo-israeliano. Probabilmente  non controlla sufficientemente il dossier siriano, ma può essere compensato dalle sue numerose relazioni con personalità regionali, che si precipiteranno, come dovrebbero, per renderlo edotto dei più piccoli dettagli.

6. Secondo Voi, qual è la missione di De Mistura?
Preparare il tavolo per la nuova mappa regionale. Come mediatore delle Nazioni Unite nel conflitto siriano, può passare dalla Siria a Iraq, Afghanistan e Libano. Penso che sarà il partner principale del presidente egiziano al-Sisi.

7. Tale nuova carta regionale richiede la partizione dell’Iraq?
Non credo assolutamente.

8. Eppure molti dicono il contrario, prevedendone la partizione in tre Stati: sunnita, sciita e curdo.  Alcuni parlano anche di uno “Stato del SIIL!”
In sostanza, l’idea di partizione, non solo dell’Iraq, si basa sulla tesi di Bernard Lewis, il famoso storico statunitense [7], la cui tesi venne discussa sotto l’egida della NATO a Francoforte nel novembre 2012. La domanda era: “Dovremmo mantenere i confini tracciati da Sykes-Picot, o dovremmo riprogettarli sulla base dei dati demografici regionali?“, cioè in base alle popolazioni sunnita, sciita, curda, alawita, ecc… tale partizione in linea di principio sarebbe più facile in Iraq che altrove. Se dovesse avvenire, il secondo passo dovrebbe portare alla partizione della Turchia, creando uno Stato curdo nei suoi territori orientali, e non dell’Iran, al 90% dalla stessa confessione. Ciò spiega l’immediata ritirata dei capi turchi che iniziano a rendersi conto che pagheranno per l’aggressione alla Siria, soprattutto per Qasab e Aleppo. Da parte loro, i sauditi hanno finalmente capito che rischiano grosso vedendo gli Houthi alla periferia di Sana, e la minaccia della creazione di uno Stato sciita sulle coste petrolifere orientali del loro regno. Ecco perché credo che la decisione sarà altra che non la partizione, ed è per questo motivo che quattro dichiarazioni dicono NO ad uno Stato curdo in Iraq! Di Ban ki Moon [8], del Presidente al-Sisi [9], dal comunicato congiunto Stati Uniti e Russia, del numero due della sicurezza nazionale alla Casa Bianca, Tony Blinken, che ha dichiarato che “l’unità dell’Iraq è l’obiettivo da difendere“. E quando si dice ciò, s’intende NO alla partizione dell’Iraq!

Nasser Kandil 11/07/2014, sintesi di due interventi:
Video di al-Mayadin, MN Kandil è intervistato da Diya Sham e articolo su al-Bina;
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal per Mondialisation.ca

ISIS TerritoryNote:
[1] Il premier israeliano è a favore di un Kurdistan indipendente
[2] Baker-Hamilton Report 2006
[3] Baker-Hamilton/Wikipedia
[4] VIDEO. Raid israeliano in Siria uccide almeno 42 soldati, bilancio incerto
[5] Staffan de Mistura successore di Brahimi come mediatore
[6] Staffan de Mistura/Wikipedia
[7] Bernard Lewis/Wikipedia
[8] L’Iraq deve avere uno Stato unito, secondo Ban Ki-moon
[9] Egitto: Sisi, un referendum nel Kurdistan iracheno sarebbe una “catastrofe”

Nasser Kandil è un ex-deputato libanese ed direttore di TopNews-Nasser-Kandil e del quotidiano libanese al-Bina
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Quali sono gli obiettivi dell’invasione dell’Iraq da parte del SIIL?

Mouna Alno-Nakhal Reseau International 30 giugno 2014

2799620501. Generale Hoteit, non temete che il SIIL (Stato Islamico in Iraq e Levante) arrivi in Libano?
Considerare gli eventi come sono e non cadiamo nelle trappole mediatiche occidentali, che ci fanno credere che il SIIL sia una forza gigantesca contro cui non possiamo resistere. Non è vero.

2. E com’è?
Abbiamo sufficienti informazioni sulla forza dell’organizzazione. Gli eventi succedutisi mi hanno portato a scrivere, un paio di giorni fa, un articolo intitolato “Mosul: una sceneggiata del SIIL” [1].  Perché abbiamo infatti assistito a una sceneggiata! Lo sapevate che 25000 uomini della polizia e dell’esercito dello Stato iracheno erano presenti a Mosul e il SIIL aveva solo 500 combattenti? Pertanto, ciò che è successo a Mosul non è una guerra, ma tradimento e capitolazione associati a una guerra mediatica condotta dai canali TV al-Jazeera (qatariota) e al-Arabiya (saudita) che annunciarono la capitolazione di Mosul sei ore prima della sua caduta reale! Esattamente come nel procedente di Bab al-Aziziyah in Libia, quando annunciarono la sconfitta di Muammar Gheddafi tre giorni prima della caduta e la morte tre giorni prima dell’assassinio. Nel caso di “guerra psicologica”, la regola è che gran parte della popolazione sia immersa nella “nebbia media”, in attesa di vedere chi sia il più forte per decidere da che parte stare. Era ovvio che se gli iracheni nelle aree sunnite delle quattro province coinvolte (Ninawa, Salah al-Din, Diyala e Anbar) sapevano che le forze attaccanti del SIIL avevano solo 500 elementi di fronte a 25000, non avrebbero mai accettato di essere utilizzati da “incubatori”. Fu necessario “esagerare” le forze del SIIL per ottenere la situazione desiderata prima che la nebbia dei media complici si dissipasse. Il SIIL fu istituito in Iraq nel 2004. Quando l’”incendio arabo” fu attizzato in Tunisia alla fine del 2010, era confinato in Iraq dove raccolse al massimo 5200 elementi. Il SIIL fu inviato in Siria dopo il primo veto sino-russo nell’ottobre 2011 e una volta che Jabhat al-Nusra, appositamente creato per la crisi siriana, si dimostrò incapace di rovesciare il governo. E’ noto che SIIL e Jabhat al-Nusra sono legati ad al-Qaida, creata dal governo statunitense come ammette Hilary Clinton [2]. E’ in Siria che il SIIL passa da 5200 a 7000 elementi nel 2012, mentre ora sono 15000 contro 10000 in Iraq, in totale 25000.

3. Ed ora SIIL e Jabhat al-Nusra si combattono in Siria!
No… è solo “tattica” del capo che guida il gioco. Così abbiamo appreso questo pomeriggio (25 giugno) che ad Abu Qamal (città di confine tra Siria e Iraq) al-Nusra è stata costretta a dichiarare fedeltà al SIIL [3] per farle “accumulare potenza” e facilitarne l’opera nelle province irachene. E questo perché il terreno principale della guerra s’è spostato in Iraq.

4. Chi controlla il SIIL?
E’ sempre lo stesso capo che pensava che l’”accordo di sicurezza USA-Iraq”, che doveva [4] [5] fare dell’Iraq una colonia statunitense eterodiretta da Washington. Ma si scopre che tre anni dopo il ritiro degli Stati Uniti, l’Iraq ha cercato la sua via dettata dalle condizioni geopolitiche; cioè armonizzarsi con Iran e Siria. Risultato: gli statunitensi sono furiosi per il fatto che l’Iraq sia vicino all’asse della Resistenza, e i Paesi del Golfo sono ancora più furiosi con al-Maliqi che si rifiuta di obbedire ai loro dettami. Ciò che è successo in Iraq è conseguenza del loro fallimento in Siria; soprattutto Obama suona la campana a morto della presunta opposizione siriana (alla CBS) ammettendo pubblicamente che “non v’è opposizione siriana che possa rovesciare il Presidente Assad“. [6] Il governo statunitense ha ammesso il proprio fallimento in Siria, ma non abbandona il suo piano originale. Sfumature! Quindi passa in Iraq, dove i suoi interessi s’intrecciano con quelli dell’Arabia Saudita, da un lato, e del Qatar e Turchia dall’altra, mettendo da parte le differenze essendo tutti di fronte alle stesse catastrofe ed emergenza: impedire che l’Iraq aderisca al fronte del rifiuto e quindi all’asse della Resistenza. La domanda è: come impedirlo? Essendo al-Maliqi parte della “Alleanza Nazionale Irachena” abilitata dalla Costituzione a formare il governo, hanno scatenando l’invasione del SIIL! Ma oggi, la nostra intelligence dice che più di un terzo dei sunniti di Mosul e altrove, s’è opposto in sole 24 ore a tale mossa che ha causato 750000 profughi; cioè un sunnita su sette, essendo i sunniti iracheni 5,5-6 milioni. Tale sceneggiata del SIIL ha così due cause: la sconfitta subita in Siria e la lotta per il potere. Terrorizzando al-Maliqi e la coalizione autorizzata a decidere in merito a Costituzione e governo, per proporre un governo che trascuri i risultati delle ultime elezioni. Da qui la proposta di un “governo di salvezza nazionale” di John Kerry [7] [8]. Ciò implica che la proposta di John Kerry sia, in effetti, ignorare i risultati delle recenti elezioni parlamentari, vinte dal blocco di al-Maliqi. e distribuire equamente il potere tra sciiti, sunniti e curdi; Quindi su base settaria ed etnica! Il che equivarrebbe a un terzo agli sciiti (60-65% della popolazione), un terzo ai sunniti (15-18% della popolazione) e un terzo ai curdi (20% della popolazione). Risultato: i due terzi sunnita e curdo sono nelle mani di Paesi del Golfo e Stati Uniti. E questo lo scopo della sceneggiata in Iraq!

5. Ma allora come dovremmo capire l’appello agli Stati Uniti di al-Maliqi[9]?
È piuttosto intelligente, dato che l’”accordo di sicurezza USA-Iraq” afferma che se un Paese (ovviamente l’Iraq) deve affrontare una minaccia a sua esistenza, confini, unità territoriale… può chiedere all’altro assistenza nei limiti, luogo e momento decisi. Tuttavia, al-Maliqi sa che gli Stati Uniti sono dietro tutto ciò, come sa che né sauditi né turchi avrebbero mai osato incoraggiare l’invasione del SIIL senza la decisione, e non solo l’accordo, degli Stati Uniti. Ha quindi chiesto aiuto! Nel caso in cui gli Stati Uniti decidano di applicare i termini dell’accordo di sicurezza,  invierebbero la loro aviazione. A tal proposito, condivido con voi un fatto che rivelo per la prima volta: quando al-Maliqi ha parlato dei bombardamenti statunitensi sui centri del SIIL nella regione di al-Anbar, non era vero! Ma così costrinse gli Stati Uniti a smentirlo e il capo dell’Iraqi National Alliance, Ibrahim al-Jafari, rinfacciò agli statunitensi di aver preparato l’accordo di sicurezza bilaterale nel loro interesse, poiché si astengono dall’applicarlo alla prima occasione, autorizzando quindi l’Iraq a rivederle e a far fronte da solo ai pericoli che lo minacciano. Di qui la “fatwa” pronunciata dalle autorità religiose sciiti e sunnite contro tale sceneggiata “tramata dagli statunitensi assieme a Turchia, Qatar e Arabia Saudita“…

Durante l’intervista arriva la notizia di un’esplosione durante un raid in un hotel di Beirut: 10 feriti [10]; che porta la questione alla prima domanda di questo estratto.

6. Generale Hoteit, non temete che il SIIL arrivi in Libano?
La risposta del Generale Hoteit a tali atti terroristi in Libano è che il suo sistema di sicurezza subisce colpi, ma non cede! Risposta articolata, inoltre, in un articolo del 26 giugno, dai seguenti punti chiave.
• L’occidente cerca di spezzare l’asse della resistenza fin dal 2000. Ha cominciato con la risoluzione 1559, approvando la guerra del 2006 e provocando discordia in Libano nel 2008 e in Iran nel 2009, per poi affrontare la Siria nel 2011, prima di arrivare all’Iraq di oggi; l’ultima carta sionista-statunitense… Pertanto, ci si può chiedere se la mossa in Iraq, dopo la chiusura della frontiera siriano-libanese, allontani il Libano dall’incendio. O è destinato a svolgere un altro ruolo?
• Ora che l’Iraq è divenuto il principale teatro dell’aggressione, riteniamo che l’occidente stia leggermente arretrando in Siria, divenuta teatro secondario, mentre il Libano è ora “il teatro della pressione” sui componenti dell’asse della Resistenza in generale, e in particolare su Hezbollah. Ma il problema dell’occidente risiede nell’incapacità a penetrare la società della Resistenza, dato lo scudo protettivo formatosi intorno. Questo è il motivo per cui i molti tentativi terroristici sono falliti uno dopo l’altro… (come accaduto).
• Certo, i tentativi si ripetono, ma si nota un forte calo in preparazione e attuazione, soprattutto perché sembra che la produzione sia ora locale da quando i terroristi sono stati privati dalle loro “fabbriche della morte” nel Qalamun.
• A questo punto, possiamo dire che il fallimento di molti altri tentativi terroristici è dovuto alla costante collaborazione tra le istituzioni della sicurezza e l’esercito libanese, da un lato, e i membri della società civile della resistenza e dei cittadini dall’altra. Questo più la complementarità con l’Esercito arabo siriano sull’altro lato del confine. Mentre questa collaborazione continuerà, la sicurezza del Libano non cederà, nonostante i tremori causati da qualche attacco terroristico per cercare di porre fine all’equazione libanese in vigore: “Popolo, Esercito, Resistenza”.

7. E cosa ne pensate del pericolo che la Giordania deve attendersi?
Il SIIL ha diffuso la sua mappa corrispondente in realtà all’avvertimento degli Stati Uniti a cinque Paesi, oltre a un sesto per inquinare! Tale mappa include Iraq e Quwayt, a est, Siria e Giordania, al centro, Libano e Palestina occupata ad ovest. Certo, Israele non è preoccupato dal SIIL perché l’alto comando del SIIL è statunitense e consapevole dei propri interessi. Pertanto, né il comando né il SIIL metteranno a repentaglio Israele. Il Quwayt è stato aggiunto alla mappa, poiché alcune notizie indicavano suoi tentativi di avvicinarsi a Siria e Iran dopo il “fallimento del piano”. L’avvertimento gli dice non ti muovere! La Giordania, che era nell’asse della guerra contro la Siria per tutto il periodo in cui Bandar bin Sultan operava, è riluttante. È stata avvertita (ma questa è un’altra storia. NdT). Il Libano è sulla mappa dall’inizio. Coloro che sostengono il contrario devono avere informazioni dirette dalle sale operative di statunitensi, sionisti, giordani e golfini che non abbiamo!

8. Infine, e dato lo scenario appena descritto, non temete una guerra regionale?
La guerra tradizionale in cui Israele farebbe parte, inviando i propri soldati a combattere su tutti i fronti in Libano, Golan o Iran, non è all’orizzonte. Se una tale guerra fosse possibile, Israele non avrebbe aspettato 8 anni per lanciarla!

Ayatollah Ali al-SistaniDottor Amin Hoteit, al-Bina  25/06/2014
Trascrizione e traduzione di Mouna Alno-Nakhal

Note:
[1] Mosul: sceneggiata del SIIL
[2] Hillary Clinton: abbiamo creato al-Qaida, abbiamo finanziato i mujahidin
[3] Al-Qaida e SIIL si uniscono al confine siriano-iracheno
[4] L’accordo del 17 novembre 2008 istituisce il quadro giuridico per la presenza statunitense in Iraq e la cooperazione tra i due Stati
[5] La truffa dell’accordo di sicurezza USA-Iraq
[6] Obama: ‘Notion that Syrian opposition could overthrow Assad a “fantasy”’: “Non c’è opposizione siriana che possa sconfiggere al-Assad… Penso che l’idea che ci sia attualmente una forza di opposizione moderata in grado di sconfiggere al-Assad è semplicemente falsa… Abbiamo passato molto tempo cercando di lavorare con l’opposizione moderata in Siria… l’idea che potessero improvvisamente rovesciare Assad, e non solo, ma anche jihadisti spietati e altamente qualificati, se gli inviamo alcune armi, è fantasia… Penso che sia molto importante che il popolo americano, e probabilmente ancor più importante, che Washington e le agenzie di stampa lo capiscano!
[7] Crisi in Iraq: Kerry ad Irbil per colloqui sulla crisi che imperversa
[8] Kerry chiede un governo di unità nazionale in Iraq
[9] L’Iraq chiede aiuto agli USA
[10] Ancora una volta, una carneficina sventata a Beirut

Il Dottor Amin Hoteit è analista politico libanese, esperto di strategia militare e generale di brigata in pensione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le orde terroristiche della NATO in Iraq un pretesto per l’invasione della Siria

Tony Cartalucci New Oriental Outlook 13/06/2014
Bp2WnwaCYAIX1KiTutte le strade portano a Baghdad e lo Stato Islamico in Iraq e Siria (ISIS) le segue dal nord della Siria e dal sud della Turchia. Leggendo i titoli occidentali, due racconti zoppicanti iniziano a girare. La prima è che ciò costituisce il “fallimento” della politica statunitense in Medio Oriente, un alibi di come Stati Uniti e loro partner della NATO non devono in alcun modo essere considerati complici dell’attuale coordinato, massiccio, immensamente finanziato e pesantemente armato blitzkrieg del terrore su Baghdad. La seconda è come l’ISIS sembri “balzare” dalle dune di sabbia alle palme viaggiando senza problemi come militari professionisti in convogli di camion Toyota. In realtà l’ISIS è il prodotto di una cospirazione NATO-GCC risalente al 2007, quando i politici USA-sauditi cercarono d’innescare una guerra settaria regionale per eliminare dal Medio Oriente l’arco d’influenza dell’Iran dai suoi confini, attraverso Siria e Iraq, a Libano e Mediterraneo. L’ISIS è nutrito, addestrato, armato ed ampiamente finanziato da una coalizione di Stati della NATO e del Golfo Persico nel territorio della Turchia (NATO) dalle cui frontiere ha lanciato incursioni nel nord della Siria con, spesso, la copertura aerea e d’artiglieria turca. L’ultimo esempio è stata l’invasione di al-Qaida del villaggio di Qasab, provincia di Lataqia nel nord-ovest della Siria. A marzo, l’ISIS ritirò i suoi battaglioni terroristici dalle province di Lataqia e Idlib riposizionandole nella parte orientale della Siria, chiaramente preparandosi ad invadere l’Iraq settentrionale. Il Daily Star ha riportato, in un articolo di marzo intitolato “Il gruppo scissionista in Siria di al-Qaida lascia due province: attivisti”: l’ISIS, alienatasi molti ribelli occupando territori ed uccidendo capi rivali, s’è ritirato dalle province di Idlib e Latakia ed ha inviato le proprie forze nella provincia orientale di Raqqa e nella periferia orientale della città di Aleppo, dicono gli attivisti”. Il territorio occupato dall’ISIS attraversa la frontiera siriano-irachena, il che significa che qualsiasi campagna per sradicarla dal territorio iracheno può facilmente sconfinare in Siria. Questo è esattamente il punto. L’ISIS ha devastato Mosul, in Iraq vicino al confine turco, dirigendo a sud la guerra lampo del terrore che ora minaccia la capitale irachena Baghdad, e il governo iracheno valuta l’assistenza USA e/o NATO per spezzare l’ondata terroristica. Rafforzando tale pretesto, l’ISIS, sfidando ogni idea o tattica o strategica, ha sequestrato il consolato turco a Mosul, prendendo 80 ostaggi turchi, dando alla Turchia non solo un nuovo pretesto per invadere l’Iraq settentrionale, come ha fatto tante volte nel perseguire presunti militanti curdi, ma per invadere il territorio siriano dove risiede l’ISIS.

La Turchia ha già tentato di utilizzare attacchi false flag di al-Qaida per giustificare l’invasione della Siria
Scoprendo che la NATO ha pianificato un attacco falsa bandiera contro la Turchia per giustificare l’invasione turca del nord della Siria, l’International Business Times, nel suo articolo “La Turchia vieta YouTube: la trascrizione completa della conversazione trapelata sulla ‘guerra’ in Siria tra funzionari si Erdogan”, pubblica la trascrizione completa di una conversazione tra il capo dell’intelligence turca Hakan Fidan e il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu: “Il divieto del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan di YouTube avviene dopo che è trapelata una conversazione tra il capo dell’intelligence turco Hakan Fidan e il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu, e volto a rimuoverlo dal sito dei video. I dettagli della conversazione trapelata, indicano che Erdogan pensava che un attacco alla Siria “deve essere un’opportunità per noi (la Turchia)”. Nella conversazione, il capo dell’intelligence Fidan diceva d’inviare quattro uomini dalla Siria ad attaccare la Turchia, per “farne un casus belli“. L’articolo inoltre indica: “Nel video trapelato, Fidan discute con Davutoglu, Guler e altri funzionari di una possibile operazione in Siria per assicurare la tomba di Suleyman Shah, nonno del fondatore dell’impero ottomano. Invece di quattro uomini che effettuano una false flag per occupare la tomba, sembra che un intero esercito di mercenari verrebbe utilizzato come pretesto per occupare tutto il nord dell’Iraq e la Siria orientale”.

Banche svaligiate per finanziare l’invasione? I media occidentali mettono il carro davanti ai buoi
Il racconto dell’ISIS che saccheggia armerie, autorimesse e banche viene accuratamente diffuso dai media occidentali per ritrarre l’invasione come  rivolta terrorista che si sostiene saccheggiando armi e denaro. In realtà, l’ISIS già possedeva tutto ciò di cui aveva bisogno prima d’iniziare la campagna dai territori siriano e turco. L’International Business Times, nel suo articolo “Mosul caduta: i jihadisti rubano 429 milioni di dollari dalla Banca centrale della città, divenendo la più ricca forza terroristica del mondo”, afferma: “Lo Stato Islamico dell’Iraq e al-Sham (ISIS) è diventato il gruppo terroristico più ricco dopo il saccheggio 500 miliardi di dinari iracheni, l’equivalente di 429 milioni di dollari, dalla banca centrale di Mosul, secondo il governatore regionale. Il governatore di Ninive Athil al-Nujaifi ha confermato le notizie della televisione curda secondo cui i militanti dell’ISIS avevano rubato numerosi milioni dalla banche di Mosul. Una grande quantità di lingotti d’oro sarebbe stata rubata. Dopo l’assedio della seconda città del Paese, il bottino raccolto dal gruppo lo rende più ricco di al-Qaida stessa, quanto piccole nazioni come Tonga, Kiribati, Isole Marshall e isole Falkland”. Tale storia di copertina è l’ultima della lunga propaganda destinata a coprire il patrocinio ampiamente documentato dell’ISIS ed altre filiali di al-Qaida da parte di Stati Uniti, NATO e monarchie del Golfo Persico. I precedenti tentativi di spiegare perché dei presunti “moderati” ricevessero miliardi dall’occidente che finivano ad al-Qaida in Siria, avevano affermazioni secondo cui “le donazioni via twitter” eclissavano gli aiuti forniti da Stati Uniti, UE, NATO e Stati del Golfo Persico.

Stati Uniti, NATO e Stati del Golfo Persico sono dietro l’ISIS
Nel 2007, ben quattro anni prima dell’avvio della “primavera araba” nel 2011, l’articolo sul New Yorker del giornalista vincitore del premio Pulitzer, Seymour Hersh, dal titolo, “The Redirection: la nuova politica dell’amministrazione avvantaggia i nostri nemici nella guerra al terrorismo?” dichiara espressamente: “Per minare l’Iran sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, sunnita, in operazioni clandestine volte ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni clandestine contro l’Iran e l’alleata Siria. Sottoprodotto di tali attività è il rafforzamento dell’azione dei gruppi estremisti sunniti dalla visione militante dell’Islam, ostili agli USA e simpatizzanti di al-Qaida”. Durante il conflitto siriano iniziato nel 2011, l’occidente e i suoi partner regionali hanno inviato miliardi in contanti, armi e attrezzature. Nel marzo 2013 l’articolo del Telegraph dal titolo “Stati Uniti ed Europa avviano un ponte aereo per armare i ribelli siriani attraverso Zagabria“, dice: “Da novembre, sono state inviate 3000 tonnellate di armi dell’ex-Jugoslavia a bordo di 75 aerei cargo dall’aeroporto di Zagabria ai ribelli, in gran parte attraverso la Giordania. La storia conferma che l’origine delle armi ex-jugoslave viste in numero crescente nelle mani dei ribelli sui video online, come descritto il mese scorso da The Daily Telegraph e altri giornali, suggerisce quantitativi assai maggiori di quanto sospettato. L’invio verrebbe pagato dall’Arabia Saudita agli ordini degli Stati Uniti, e il rifornimento delle armi organizzato attraverso Turchia e Giordania, confinanti della Siria. Ma l’articolo aggiunge che così come dalla Croazia, le armi provenivano “da diversi altri Paesi europei, tra cui la Gran Bretagna”, senza specificare se fossero armi fornite o procurate degli inglesi. È noto che consiglieri militari inglesi, tuttavia, operano nei Paesi confinanti con la Siria insieme a francesi e statunitensi, addestrando capi ribelli ed ex-ufficiali dell’esercito siriano. Gli statunitensi li addestrerebbero anche sulla protezione di siti di armi chimiche in Siria”.
Inoltre, The New York Times nel suo articolo, “L’invio di armi via aerea ai ribelli in Siria s’espande con l’aiuto della CIA“, ammette che: “Con l’aiuto della CIA, i governi arabi e la Turchia hanno fortemente aumentato il loro aiuto militare ai combattenti dell’opposizione in Siria negli ultimi mesi, espandendo il ponte aereo segreto per armi e attrezzature ai rivoltosi contro il Presidente Bashar al-Assad, secondo i dati del traffico aereo, le interviste a funzionari di diversi Paesi e i resoconti di capi ribelli. Il ponte aereo, iniziato su piccola scala nei primi mesi del 2012 e proseguito ad intermittenza fino allo scorso autunno, s’è ampliato in un flusso costante e molto più grande alla fine dello scorso anno, come mostrano i dati. È cresciuto fino a comprendere più di 160 voli di cargo militari giordani, sauditi e qatarioti che atterrano all’aeroporto Esenboga nei pressi di Ankara e, in misura minore, in altri aeroporti turchi e giordani. Con la promessa di nuovi aiuti, l’importo complessivo degli aiuti non letali dagli Stati Uniti alla coalizione e ai gruppi civici nel Paese è di 250 milioni di dollari. Durante l’incontro, Kerry ha invitato le altre nazioni ad intensificare la loro assistenza, con l’obiettivo di fornire un miliardo di dollari di aiuti internazionali”. Gli Stati Uniti ammisero anche che ufficialmente armano e addestrano terroristi in Siria. L’articolo del Washington Post, “Le armi statunitensi arrivano ai ribelli siriani“, riferiva: “La CIA ha iniziato a fornire armi ai ribelli in Siria, dopo mesi di ritardo negli aiuti letali promessi dall’amministrazione Obama, secondo funzionari statunitensi e figure siriane. Gli invii verso il Paese iniziarono nelle ultime due settimane, insieme con l’invio distinto dal dipartimento di Stato di autoveicoli ed altra attrezzatura, un flusso di materiale che segna un importante escalation del ruolo degli Stati Uniti nella guerra civile in Siria”. I media e i governi occidentali forniscono la loro visione ed ora si aspettano che il pubblico a creda che “donazioni via twitter” e “rapine in banca” siano superiori a tale inedita impresa logistica multinazionale facendo prevalere al-Qaida sulle inesistenti “forze moderate” filo-occidentali in Siria e creando legioni di terroristi fantasma capaci di occupare intere province oltre i confini nazionali. Le prove semplicemente non convincono.
I rapporti del Centro antiterrorismo di West Point dell’US Army, “Bombardieri, conti bancari e rinforzi: al-Qaida dentro e fuori l’Iraq” e “Combattenti stranieri di al-Qaida in Iraq“, chiariscono che le legioni di al-Qaida/ISIS furono create, finanziate ed armate dagli Stati del Golfo Persico e rinforzate da combattenti stranieri provenienti dall’epicentro terroristico libico di Bengasi, e dall’Arabia Saudita in particolare. Tali legioni sono attive da quando furono create dalla CIA e dalle intelligence pakistana e saudita negli anni ’80, per combattere le forze sovietiche in Afghanistan.

Un pretesto per l’invasione della NATO
Il territorio occupato dall’ISIS attraversa il confine iracheno-siriano formando una regione quasi dalle stesse dimensioni della Siria. Baghdad chiede l’intervento straniero, e l’ISIS da alla NATO il pretesto perfetto occupando il consolato turco di Mosul, permettendo una nuova invasione dell’Iraq. I media occidentali sfruttano la famigerata brutalità dell’ISIS’, come decapitazioni di massa e centinaia di migliaia di civili in fuga, attuando chiaramente la campagna per influenzare l’opinione pubblica a favore dell’intervento. Invadere l’Iraq settentrionale permetterebbe alla NATO di giustificare operazioni contro la Siria orientale. In realtà, ciò che la NATO farà è stabilire la tanta desiderata “zona cuscinetto” da cui i terroristi possano lanciare efficaci attacchi in profondità nel territorio siriano. Con la Siria occidentale che torna alla pace e all’ordine dopo le vittorie del governo siriano, l’ultimo fronte dei fantocci della NATO è l’arco del terrore di al-Qaida lungo il confine della Turchia e quello orientale e settentrionale tra Siria e Iraq. La presenza della NATO nel nord dell’Iraq ostacolerebbe la logistica iraniano-siriana. L’idea di una tale zona cuscinetto gira almeno dal marzo 2012, quando fu proposta dalla Brookings Institution finanziata dalle corporations finanziarie degli Stati Uniti, nel “Medio Oriente, Memo# 21: Valutare le opzioni del cambio di regime” in cui si dichiara espressamente: “Un’alternativa agli sforzi diplomatici concentrati in primo luogo su come porre fine alle violenze e avere l’accesso umanitario, secondo la direzione di Annan. Ciò può portare alla creazione di zone franche e corridoi umanitari che verrebbero sostenuti da un potere militare limitato. Ciò, naturalmente, non raggiunge gli obiettivi degli Stati Uniti sulla Siria e potrebbe mantenere Assad al potere. Da questo punto di partenza, tuttavia, è possibile che una vasta coalizione con l’appropriato mandato internazionale possa aggiungere un’ulteriore azione coercitiva ai suoi sforzi“.
Nell’Iraq, la NATO usa i propri ascari terroristici per creare il pretesto per riattuare la strategia della “zona cuscinetto”. La prospettiva di Stati Uniti, NATO e Stati del Golfo Persico che riforniscono l’ISIS in Iraq è un dramma ironico, in quanto prova definitiva che svela l’incursione brutale dell’ISIS quale opera collettiva di tale coalizione, avviata per fini insidiosi. Invece, una campagna antiterrorismo congiunta iraniano-iracheno-siriana dovrebbe essere condotta per schiacciare il corpo di spedizione terroristico dei mercenari della NATO, una volta per tutte.

2014-06-11T223604Z_1_LYNXMPEA5A0YD_RTROPTP_4_IRAQ-SECURITYTony Cartalucci, ricercatore di geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

SIIS in Iraq e Siria: vergogna su Obama mentre Hezbollah sostiene il mosaico

Murad Makhmudov e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 11 giugno 2014

iraqIl presidente Obama e gli altri capi di Francia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito dovrebbero essere ritenuti responsabili della ri-destabilizzazione dell’Iraq assieme alla destabilizzazione di Libia e Siria. Infatti, le conseguenze vengono sentite in Egitto, Libano, Mali, Tunisia e molto più lontano. Pertanto, i capi del Golfo e delle potenze occidentali assieme alla Turchia hanno scatenato forze che decapitano, massacrano minoranze, compiono attentati terroristici quotidianamente, distruggono monumenti e miriadi di altre barbarie. L’ex-capo degli USA George Bush junior iniziò la destabilizzazione dell’Iraq con scuse false e mendaci. Dopo anni finalmente si ha la stabilizzazione, nonostante il terrorismo sia una realtà in Iraq, e allora Obama apre le porte al caos che sostiene in Libia e Siria. Tale follia guida la grave crisi in Iraq a seguito del caos pianificato in Libia e Siria. Ironia della sorte, nonostante l’isteria di Israele e USA, Hezbollah in Libano supporta il mosaico del Levante. Dopo tutto, i cristiani in Siria fuggono e sono massacrati da terroristi e settari supportati da potenze del Golfo e Turchia. Naturalmente, il ruolo oscuro di USA, Francia e Regno Unito nell’inviarvi armi, combattenti e propaganda massiccia gioca un ruolo importante. Pertanto, Hezbollah è una potenza stabilizzante che opera assieme al principale partito cristiano in Libano di Michel Aoun. Questa realtà è ignorata comodamente da Israele e USA, perché non soddisfa il solito mantra contro Hezbollah. Il segretario generale di Hezbollah, Hassan Nasrallah, ha avvertito della minaccia taqfira affermando: “Se tali (gruppi taqfiri) vincono in Siria, e se Dio vuole non accadrà, la Siria sarà peggio dell’Afghanistan“. Nasrallah continuava: “Se tali gruppi armati vincono, ci sarà un futuro per il Movimento Futuro in Libano? Ci sarà una possibilità per chiunque tranne i taqfiri, nel Paese?” Infatti, il recente attacco frontale totale dello Stato Islamico dell’Iraq e Sham (SIIS) all’Iraq esprime vari motivi. Dopo tutto, è chiaro che il SIIS vuole staccare parti di Iraq e Siria creando uno Stato taqfiri da “anno zero dell’islamismo”, dove la mentalità salafita domini su tutto. Tuttavia, non è chiaro se il SIIS agisce sulla base della forza o perché le forze armate della Siria e i loro alleati, tra cui Hezbollah, respingono tali forze dal Paese. In entrambi i casi, è del tutto evidente che le forze centrali in Iraq devono iniziare a considerare un patto militare congiunto con la Siria, o almeno una maggiore cooperazione tra le due forze armate per attaccare il SIIS in modo coordinato. In altre parole, gli USA hanno in primo luogo destabilizzato l’Iraq sotto Bush figlio e poi tradito questa nazione con Obama quando sembrava che il peggio fosse passato, l’Iraq deve quindi avvicinarsi al governo della Siria. Dopo tutto, se il governo siriano cade, allora non solo crollerà il mosaico di questa nazione ma l’Iraq e il Libano subiranno terribili conseguenze ancora peggiori. Hezbollah l’ha pienamente compreso in Libano e assieme al governo della Siria è in prima linea nella guerra di civiltà, con cui taqfiri, petrodollari del Golfo e potenze occidentali cercano di schiacciare il mosaico del Levante.
Con i nuovi capi delle maggiori potenze della NATO e del Golfo, è chiaro che gli affiliati di al-Qaida e altri gruppi settari estremisti fioriscono. Nel nuovo ordine mondiale, da quando Obama è entrato in carica, è ovvio che al-Qaida e destabilizzazione si diffondono grazie ai petrodollari del Golfo e alle politiche torbide delle principali potenze occidentali. Pertanto, le varie forze settarie e taqfire crescono in tutto il Nord Africa, Africa occidentale, Medio Oriente e in altre parti del mondo, secondo gli intrighi del Golfo e occidentali. In altre parole, Usama bin Ladin era rintanato in un piccolo posto in Pakistan (chiaramente in cattiva salute, protetto dagli Stati Uniti e supportato dal  Pakistan) prima di essere ucciso. Tuttavia, oggi gli affiliati di al-Qaida e le forze settarie suscitano apertamente il caos per dei capricciosi torbidi obiettivi di politica estera. La ripetizione dell’Afghanistan degli anni ’80 e ’90 si rinnova in diverse nazioni perché le stesse potenze del Golfo e occidentali cercano di utilizzare la “bandiera terrorista e settaria”. Tuttavia, proprio come testimonia il contraccolpo dall’11 settembre, quando migliaia di innocenti furono uccisi, oggi l’Iraq  affronta tale ritorno di fiamma. La situazione di cui sopra è nauseante, perché in Siria gli stessi giocatori sono apertamente in combutta con vari gruppi terroristici, milizie settarie e forze mercenarie. In altre parole, tutte le decapitazioni in Siria da parte delle forze taqfiri e dell’esercito libero siriano (ELS) non significano nulla nei corridoi del potere delle prime nazioni del Golfo e occidentali. Allo stesso modo, la consapevolezza che le minoranze religiose in Siria affrontino un bagno di sangue, se il governo siriano crollasse, non sembra riguardare i soliti giocatori, pur sapendolo appieno. Tuttavia, il ritorno di fiamma in Iraq è una questione diversa, perché evidenzia il fallimento totale di Obama e di altre nazioni come il Regno Unito. Dopo tutto, migliaia di truppe alleate vi sono morte, e numerosi civili continuano a morire in Iraq. Eppure oggi è amico degli USA ma l’amministrazione Obama provoca quanto accade in Iraq per la propria politica contro il governo della Siria. Il SIIS lancia un’offensiva militare su Mosul e altre parti dell’Iraq. Nel frattempo l’amministrazione Obama ancora parla di assistere le varie forze in Siria, mentre l’Iraq è in fiamme e il Levante è minacciato. Attualmente, l’unica forza che redime è Hezbollah che rifiuta di piegarsi alle pressioni internazionali. Pertanto, in Siria le forze armate di questa nazione e altre forze fedeli al Presidente Bashar al-Assad resistono con Hezbollah preservando il ricco mosaico religioso del Levante. È giunto il momento che il governo iracheno unisca le forze con la Siria e Hezbollah perché gli amici degli USA inviano petrodollari del Golfo e jihadisti internazionali per diffondere il caos in Iraq.
Nasrallah ha dichiarato sull’Afghanistan: “Considerate l’esperienza dell’Afghanistan. Le fazioni jihadiste afghane combatterono uno dei due più potenti eserciti del mondo, l’esercito sovietico, che fu sconfitto in Afghanistan”. Tuttavia, Nasrallah continua: “C’erano alcune fazioni in Afghanistan dall’ideologia taqfira, esclusiva, discriminatoria, sanguinarie e omicida… le fazioni jihadiste afghane entrarono in un sanguinoso conflitto intestino… i jihadisti distrussero città e villaggi… cose che non fece neppure l’esercito sovietico… E ora, dov’è l’Afghanistan? Dal giorno in cui i sovietici si ritirarono ad oggi, portatemi un giorno in Afghanistan senza omicidi, feriti, profughi, distruzione e dove non sia difficile vivere. Portatemi un giorno di pace e felicità nella vita da tali (gruppi)...” Nonostante la realtà dell’Afghanistan, l’amministrazione Obama era disposta a vendere l’Egitto ai fratelli musulmani. Inoltre, sotto la supervisione sua e delle élite di Francia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito, allora affiliate ad al-Qaida e a varie forze settarie, furono avviate sommosse in molte nazioni. Infatti, l’Europa esporta sempre più terroristi taqfiri in Medio Oriente e altre parti del mondo. La realtà brutale è che Hezbollah e il governo della Siria si concentrano sulla conservazione del ricco mosaico del Levante. Tuttavia, le forze del settarismo e del terrorismo, apertamente supportate dagli amici di USA, Qatar, Arabia Saudita e Turchia, sono dedite a distruggere l’Iraq proprio come la Libia. Pertanto, l’Iraq dovrebbe riallinearsi con il governo della Siria ed Hezbollah, perché è del tutto ovvio che i petrodollari del Golfo e le ingerenze occidentali nel Levante sono alla radice dell’attuale avanzata del SIIS in tutta la regione.

Hezbollah-leader-Sheikh-Hassan-NasrallahTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Guerra Iran-Iraq: Mutua Distruzione Assicurata

Dean Henderson 21 aprile 2014

Iran-Iraq WarNel 1979, mentre i rivoluzionari iraniani prendevano il potere a Teheran, il consigliere della sicurezza nazionale di Carter, padrino del Frankenstein afghano e co-fondatore della Commissione Trilaterale Zbigniew Brzezinski, partecipò a un incontro a Quwayt City con l’emiro shaiq Jabir Ahmad al-Sabah, la Casa dei Saud e inviati del presidente iracheno Saddam Hussein. Il gruppo decise che la Guardia Repubblicana di Saddam avrebbe occupato la provincia iraniana ricca di petrolio del Khuzistan. Nel 1980 l’Iraq invase l’Iran. Nello stesso anno l’ambasciatore del Quwayt alle Nazioni Unite illuminò sulle forze che usarono Brzezinski per pungolare Hussein nel tentativo di separare i giacimenti petroliferi dall’Iran. Informò l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che “una cabala che controlla, manipola e sfrutta il resto dell’umanità controllando il denaro e la ricchezza mondiale“.

Armi silenziose per guerre discrete
La cabala di cui l’ambasciatore del Quwayt alle Nazioni Unite riferiva era la JASON Society che, secondo il libro dell’autore William Cooper, Behold a Pale Horse, nacque nel 1952 dall’alleanza tra nobiltà nera europea, Illuminati e Vaticano. La JASON Society è anche nota come L’ordine della Cerca, nome esatto dell’afghano Roshaniya “che Tutto Vede”. La struttura di potere della JASON viene reclutato da Skull & Bones, dal gruppo inglese di Oxford Scroll & Key e dalla tedesca Thule Society. JASON ha stretti legami con la Commissione Trilaterale e il CFR. [1] Il suo nome deriva dalla storia di Giasone e il vello d’oro, ovvero la ricerca della verità. Il presidente Eisenhower commissionò alla JASON l’indagine sulla questione degli UFO. Molti dei migliori scienziati del gruppo provenivano dal Progetto Manhattan che sviluppò la bomba atomica. Il gruppo era responsabile dell’avvento della guerra sottomarina e dell’iniziativa Star Wars del presidente Reagan. JASON è la forza trainante segreta della tecnologia militare degli Stati Uniti, sviluppata in luoghi come l’Area 51, nei pressi di Groom Lake, Nevada. Cooper, un ex-ufficiale della Naval Intelligence, affermava che gli scienziati della JASON erano giunti alla conclusione che l’effetto serra può effettivamente portare ad una nuova era glaciale. The Pentagon Papers rivelano che la JASON ideò la barriera elettromagnetica posta sulla DMZ (zona demilitarizzata) durante la guerra del Vietnam. [2] JASON, attraverso la nobiltà nera, opera con il gruppo Bilderberg, il cui comitato politico, nella sua prima riunione nota nel 1954, approvò il documento della JASON intitolato Armi silenziose per guerre discrete. La ricerca per conto del documento fu svolta presso la Harvard Economic Research Project della Fondazione Rockefeller. Ciò che segue sono stralci del documento, che Cooper sostiene di aver avuto in possesso:
Questa pubblicazione segna il 25° anniversario della Terza Guerra Mondiale, chiamata ‘guerra silenziosa’, condotta utilizzando armi biologiche personali… implicando ampi obiettivi di controllo sociale e distruzione della vita umana, cioè schiavitù e genocidio… dominio intorno al soggetto delle scienze energetiche… l’ideatore può dominare se il pubblico viene tenuto all’oscuro della metodologia… si è deciso che una nazione o popolo del mondo che non usi la propria intelligenza non sia migliore degli animali… Queste persone sono bestie da soma e bistecche sul tavolo per scelta e consenso… quindi… si è deciso di intraprendere privatamente una guerra segreta… togliendo l’energia naturale e sociale dai molti indisciplinati e irresponsabili per darla ai pochi auto-disciplinati, responsabili e degni. Al fine di realizzare un’economia del tutto prevedibile, gli elementi delle basse classi della società devono essere posti sotto controllo totale, cioè devono essere addomesticati, addestrati e soggiogati… il nucleo familiare della classe inferiore deve essere disintegrato con un processo di crescente preoccupazione per i genitori… La qualità dell’istruzione per le classi inferiori deve essere del tipo più povero… con un tale handicap iniziale, anche i più brillanti individui delle classi inferiori avranno scarse speranze di liberarsi dalla sorte assegnatagli dalla vita. Tale forma di schiavitù è essenziale per mantenere un certo grado di ordine sociale, pace e tranquillità per le classi superiori al governo. Il pubblico non può comprendere questa arma, e quindi non può credere che viene attaccato e sottomesso. Il pubblico… è diventato un branco di barbari  proliferanti… una piaga sulla faccia della terra… è possibile programmare i computer… realizzando il completo controllo e la sottomissione del pubblico… la forma più semplice di amplificatore economico è la pubblicità. Se a una persona gli parla un inserzionista TV come se fosse un 12enne, poi… romperà il suo salvadanaio per comprare quel prodotto… ottenendo ciò disattivandone la mente… coinvolgendone le emozioni… più confusione, più profitto. Crea problemi e quindi offre soluzioni… intrattenendo il pubblico a livello elementare… tenendo il pubblico occupato… tornando alla fattoria degli altri animali… la tecnologia delle armi silenziose è una conseguenza di una semplice idea succintamente espressa e applicata efficacemente… Mayer Amschel Rothschild… scoprì il componente passivo mancante della teoria economica conosciuto come induttanza economica… Tale principio è ‘quando assumete l’aspetto del potere, la gente presto vi cederà’… Rothschild scoperì che i conti correnti di deposito o prestito avevano la necessaria apparenza del potere da poter essere usata per indurre le persone a cedere la loro ricchezza reale in cambio di cambiali (carta moneta). Rothschild prestò le sue cambiali a individui e governi. Poi avrebbe fatto scarseggiare i soldi, stringendo il controllo del sistema e raccogliendo garanzie attraverso l’obbligo dei contratti (di debito)… Le pressioni potevano essere fatte per fomentare la guerra. Poi avrebbe controllato la disponibilità di moneta determinando chi avrebbe vinto la guerra. Quel governo che gli diede il controllo del sistema economico ne otteneva il supporto… bilanciato dalla negazione della popolazione (genocidio)… la guerra dunque bilancia il sistema uccidendo i veri creditori… i politici sono dei sicari pubblicamente arruolati che giustificano l’atto (della guerra)… prendendo il controllo del mondo con l’uso di armi economiche silenziose, sotto forma di ‘guerra silenziosa’ e riducendo l’induttanza economica del mondo a livelli di sicurezza con la schiavitù benevola e il genocidio… se le classi inferiori possono essere controllate abbastanza a lungo, l’élite può raggiungere una posizione dominante sull’energia… il livello ‘presidenziale’ di comandante in capo è condiviso dai banchieri internazionali“.

Sapevo che c'era qualcosa di sbagliato quando la cartolina precetto è arrivata con la stessa busta dell'estratto conto della mia compagnia petrolifera.

Sapevo che c’era qualcosa di sbagliato quando la cartolina precetto è arrivata con la stessa busta dell’estratto conto della mia compagnia petrolifera.

Armare gli iraniani
Mentre Brzezinski diede a Saddam il via libera per invadere l’Iran, il direttore della CIA Bill Casey incontrò l’iraniano leale allo Shah Cyrus Hashemi a Madrid, apparentemente per pianificare un nuovo ciclo di “dominio dell’energia” e “induttanza economica”. Gli Stati Uniti ora armavano sia l’Iran che l’Iraq mandandoli in guerra, sperando di decimare entrambe le nazioni, falchi del prezzo del petrolio. Nel 1981 mentre Hashemi diede alla principessa Ashraf,  sorella dello Scià  dell’Iran, 20 milioni di dollari per lanciare il fronte dei Mujahidin del duro John Shaheen di Hong Kong; il fratello Jamshid acquistò un cargo greco che compì quattro viaggi tra il porto israeliano di Eliat e il porto di Bandar Abbas, sulla costa del Golfo Persico dell’Iran. Il suo carico erano 150 milioni di armi e munizioni prodotte dalle industrie della Difesa israeliane su licenza statunitense. Arif Durfani, trafficante d’armi pakistano, guidava un’altra cellula della compagnia che consegnò centinaia di milioni di dollari in armi agli iraniani. Durfani era un amico intimo del fondatore della BCCI Aga Hasan Abedi, la cui banca finanziava l’operazione. Fu anche vicino ai fratelli sauditi Gokal, che inviarono armi da Israele all’Iran. [3] Mentre il porto iraniano di Bandar Abbas era in piena attività, altre spedizioni di missili TOW entravano in Iran da nord, a Tabriz. A supervisionare l’armamento dell’Iran era l’assistente del segretario alla Difesa Richard Armitage, padrino della Far East Trading Company e rivelatore di Valerie Plame. Armitage assicurò il costante invio di armi da parte del collegamento della Casa Bianca con l’Arabia Saudita Richard Secord. Nel 1985 Ted Shackley incontrò Cyrus Hashemi ad Amburgo, dove questi lo presentò a Manucher Gorbanifar, un altro ex-agente della SAVAK che ora lavorava per il Mossad israeliano. Gorbanifar era un amico del presidente iraniano Hashemi Rafsanjani, che aveva la coltivazione di famiglia di alberi di pistacchio in Iran. Lavorò con la Rete nera della BCCI e spesso si procurò finanziamenti per i suoi affari sulle armi dal miliardario saudita Adnan Khashoggi. Gorbanifar divenne il contatto chiave iraniano della Compagnia di Secord. La BCCI pagò i piloti della Southern Air Transport, come Eugene Hasenfus, per portare le armi della Compagnia ai contras nicaraguensi ed ai mullah iraniani. Nel 1978 il 42% dei contratti della Southern Air della CIA riguardava voli verso l’Iran. Nel 1997 il Record di Mobile segnalò un incidente nella città dell’Alabama riguardante un aereo della Southern Air Transport. L’aereo atterrò presso la Mobile Aerospace Technologies. I meccanici lavorando sull’aereo, tolsero un pannello in fibra di vetro e trovarono centinaia di chili di cocaina. Il volo della Southern Air proveniva dall’America Latina ed era diretto per Miami, ma aveva compiuto una deviazione piuttosto tortuosa in Germania, lungo la strada. [4]
Gli Stati Uniti inviarono missili Hawk e Phoenix per proteggere le installazioni petrolifere iraniane, in particolare la grande struttura di Kharg Island, che comprende l’enorme raffineria di Abadan alla foce della strategica via navigabile dello Shatt al-Arab sul Golfo Persico. Mansur Rafizadeh, ex-ufficiale dell’intelligence della SAVAK e collegamento della CIA, disse che gli Stati Uniti avevano sostenuto l’Ayatollah Khomeini pensando che il fondamentalismo islamico fosse la miglior difesa contro il comunismo in Medio Oriente. Questa strategia fu certamente usata in Afghanistan, dove la CIA finanziava la fazione più fanatica dei mujahidin assassini. Nonostante il rilascio degli ostaggi statunitensi, il giorno in cui Reagan giurò, gli iraniani avevano conservato un potente asso nella manica. L’Iran è il principale sostenitore di Hezbollah, il gruppo militare che combatteva l’occupazione israeliana del Libano meridionale. Gli israeliani continuamente si beffano della risoluzione ONU 3236, che prevede uno Stato palestinese, sequestrando altre terre arabe in Egitto, Siria, Giordania e Libano con le invasioni nel 1956, 1967 e 1973. Nel 1978 le truppe israeliane invasero il sud del Libano, dove rimasero fino al 2001. Nel 1984 gli Stati Uniti posero il veto a una risoluzione delle Nazioni Unite che all’unanimità chiedeva ad Israele di rispettare il diritto internazionale e di ritirarsi dal Libano. Nel giugno 2006 Israele bombardò Beirut e inviò truppe in Libano, dopo che due suoi soldati furono presumibilmente rapiti. Oltre 500 civili libanesi vennero uccisi. Il Libano è stato per decenni un paradiso fiscale offshore utilizzato dalla CIA attraverso la Republic Bank di Edmund Safra e una rete di contrabbandieri di droga e oro a Beirut. Henry Kissinger era un amico di Safra. Entrambi sedevano nel consiglio dell’American Express. Quando i nazionalisti arabi filosiriani presero il controllo del Libano repressero il riciclaggio di denaro della droga. La Republic Bank si trasferì a New York, dove continuò ad essere un attore importante nel mercato dell’oro. Nel 1999 la Republic Bank fu acquistata dal pescecane HSBC. Banchieri inglesi, israeliani e statunitensi furono costretti a spostare le loro attività a Dubai e Bahrayn, mentre i loro sicari di MI6, Mossad e CIA molestavano il nuovo governo libanese. Nel 1982 l’USS New Jersey bombardò Beirut supportando la milizia libanese pro-israeliana di Amin Gemayel. Nello stesso anno il ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon, ora primo ministro del Paese, supervisionò il massacro di centinaia di libanesi a Sabra e Shatila. Nel gennaio 2002 Gemayel, che prese parte al massacro sotto il comando di Sharon, fu ucciso mentre stava per testimoniare sul calvario dinanzi a un giudice belga. [5] Il tribunale comunque incriminò Sharon per crimini di guerra. Hezbollah si vendicò dei massacri rapendo il capo della CIA in Medio Oriente William Buckley. Buckley fu il contatto della CIA con i fascisti argentini negli anni ’70, che gettarono 30000 sospetti di sinistra nell’Oceano Atlantico. [6] Buckley fu torturato e ucciso, ma non prima che Hezbollah registrasse delle videocassette di Buckley che svelava le operazioni nere della CIA nella regione. Hezbollah teneva ancora altri cinque agenti della CIA in ostaggio. Nel 1983 Hezbollah bombardò la caserma dei marines statunitensi a Beirut, uccidendo 283 soldati statunitensi e precipitando il ritiro degli Stati Uniti dal Libano. La CIA ricambiò con un’autobomba nel marzo 1985 in un sobborgo affollato sciita di Beirut, uccidendo 80 civili e ferendone 200. Poche persone sapranno mai cosa Buckley confessò nell’interrogatorio di Hezbollah, ma a quanto pare la CIA pensava che fosse abbastanza imbarazzante d’accordarsi con i sostenitori iraniani di Hezbollah.
L’ex-agente della SAVAK e collegamento della CIA Mansur Rafizadeh disse che la CIA perseguiva una strategia a doppio binario in Iran. Da un lato armava l’Ayatollah e l’aiutavano a schiacciare la sinistra iraniana. Dall’altra parte lavoravano alla destabilizzazione del regime di Khomeini in vari modi. La CIA finanziava gruppi di esiliati iraniani come il Fronte per la Liberazione dell’Iran di Parigi e Radio Nejat con sede a Cairo. Nel 1986 la CIA reclutò il figlio dello Shah per deridere in 11 minuti i mullah e che fu trasmesso in Iran dalla CIA sulle reti televisive della nazione. Robert Sensi, un agente della CIA che lavorò con il riciclatore della BCCI Saud al-Faisal al-Fulaij della Quwayt Airways, creò una società di copertura della CIA in Iran con l’aiuto di Habib Moallem. Attraverso questi fronti, reclutarono gli agenti iraniani che avrebbero spiato i mullah e destabilizzato il governo.

Armare gli iracheni
Sauditi e kuwaitiani accettarono di finanziare l’aggressione di Saddam Hussein all’Iran, nella provincia petrolifera del Khuzistan, su richiesta di Brzezinski. L’idea era separare il Khuzistan dal resto dell’Iran, quindi installare un governo fantoccio con cui i Quattro Cavalieri potessero fare affari. Il Khuzistan ospita la via d’acqua strategica dello Shatt al-Arab che sfocia nel Golfo Persico e forma il confine Iran/Iraq. Kharg Island, nel delta del corso d’acqua, ospita la maggior parte degli impianti petroliferi dell’Iran, comprese le raffinerie di Abadan e Ahwaz. Il Khuzistan detiene anche il 90% delle riserve petrolifere iraniane e la maggior parte delle importanti riserve di gas naturale dell’Iran, superate solo in Russia e Turkmenistan. Il Khuzistan è la roccaforte del partito Tudeh e dei mujahidin popolari, spine nel fianco di Ayatollah, Shah, Big Oil e simili. La popolazione della provincia è in gran parte araba e curda, mentre altrove predominano i persiani. La CIA sperava di sfruttare queste differenze etniche, come fa spesso. Brzezinski disse a Saddam che la sua Guardia Rivoluzionaria sarebbe stata vista in Khuzistan come “grande liberatrice degli arabi”. Ad Hussein venne inoltre assicurato il controllo dello Shatt al-Arab, che l’ex-presidente iracheno al-Baqr aveva ceduto all’Iran nel quadro dell’accordo di Algeri del 1973, in cambio della cessazione da parte di Shah e CIA dell’appoggio ai ribelli dell’Unione Patriottica del Kurdistan iracheno. Nel 1980 le truppe di Hussein invasero l’Iran. L’Iraq acquisì il controllo dello Shatt al-Arab solo brevemente. Le sue truppe furono viste dai khuzistani per quello che realmente erano, strumenti dell’imperialismo statunitense.
I veri obiettivi degli Stati Uniti erano molto diversi da ciò che Brzezinski disse a Saddam Hussein. Mentre la CIA informava l’Ayatollah e i suoi scagnozzi sui nazionalisti iraniani, le truppe di Saddam Hussein ora bombardavano la sinistra dalla retroguardia. I dissidenti iraniani che avevano sostenuto l’appello di Mohammed Mossadegh a nazionalizzare il petrolio iraniano negli anni ’50, e che in seguito lanciò gli scioperi petroliferi contro il Consorzio iraniano piegando lo Shah, erano ormai intrappolati nel fuoco incrociato della CIA. Le forze irachene presero anche di mira l’infrastruttura petrolifera iraniana. Caccia MIG-27 mitragliarono le raffinerie di Abadan e Ahwaz di Kharg Island, mentre le truppe della Guardia Rivoluzionaria devastarono gli impianti del più grande porto iraniano di Khorramshahr, sul Golfo Persico. [7] Interrompendo le esportazioni di petrolio iraniano, la CIA sperava di vietare ai mullah la valuta estera, una situazione che portò alla svalutazione del rial iraniano e alla successiva iperinflazione. La CIA quindi sfruttò il decadimento economico per contrapporre il paese al governo Khomeini. L’Iran, che era diventato un moderno Stato-nazione, vide decenni di progressi distrutti nella guerra con l’Iraq. La nazione era letteralmente de-modernizzata. Gli obiettivi della CIA verso l’Iraq non erano diversi. Durante la guerra, i membri del GCC Quwayt, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti fornirono a Saddam prestiti senza interessi. Sauditi e kuwaitiani diedero all’Iraq oltre 120 miliardi di dollari. [8] Quwayt, Emirati Arabi Uniti e Giordania misero i loro porti a disposizione della Marina irachena. Arabia Saudita e Oman fornirono i diritti di atterraggio ai caccia iracheni MIG-27. Gli Stati Uniti si aggiunsero a Israele, Russia, Italia, Francia, Egitto e Brasile nell’invio di armi all’Iraq attraverso il porto giordano di Aqaba. Aziende statunitensi come Honeywell, Rockwell, Unisys e Hewlett Packard inviarono oltre 40 milioni di dollari in prodotti a duplice uso, all’Iran e all’Iraq durante la guerra.
La CIA appoggiò Saddam Hussein per lo stesso motivo usato con l’Ayatollah Khomeini. Nel 1974, come capo della sicurezza interna del Consiglio del Comando della Rivoluzione, Hussein attaccò i partiti di sinistra in Iraq. L’Unione Patriottica del Kurdistan di Jalal Talabani lavorava per la CIA e lo Shah di Persia attaccando il governo di al-Baqr a Baghdad. Al-Baqr era un influente leader dei falchi del prezzo del petrolio dell’OPEC, che si scagliò contro il dominio di Big Oil sul petrolio arabo. Saddam faceva tutto il possibile per sopprimere queste voci. Nel 1974-75 250000 curdi iracheni fuggirono in Iran. Nell’aprile 1979, mentre i suoi scagnozzi del Partito Baath brutalizzavano i musulmani sciiti, la sinistra e i rinnegati della fazioni curde, Saddam firmò un patto di sicurezza con l’Arabia Saudita. Nel 1980 Saddam, sunnita, vietò i due principali partiti politici sciiti dell’Iraq, al-Dawah al-Islamiya e al-Mujahidin. Gli sciiti di origine iraniana furono deportati, insieme a 3000 di sinistra. Ventidue dirigenti del Baath accusati di collaborare con la Siria furono giustiziati. [9] Le purghe di Hussein sembravano così simili a quelle condotte dall’Ayatollah che bisogna chiedersi se Saddam non avesse ricevuto anche lui una lista dalla Compagnia. Entusiaste della follia omicida fascista di Saddam, le multinazionali occidentali accorsero in Iraq dove una massiccia privatizzazione agricola era in corso. La terra cooperativa per decenni coltivata per gli alimenti base dai contadini iracheni, ora veniva venduta al miglior offerente. Una manciata di ricchi iracheni ebbe la maggior parte dei terreni e i loro Diras (possedimenti) cominciarono a coltivare per l’esportazione. L’Iraq fu costretto ad importare alimenti di base come grano e riso per sfamare la popolazione improvvisamente rimasta senza terra. I giganti del grano occidentali Cargill e Continental Grain (ora fusesi), Andre Louis Dreyfus e Bunge & Born riempirono il vuoto. Nel 1982 l’Iraq importava 820000 tonnellate di grano dagli Stati Uniti. [10] Altri segmenti dell’economia irachena furono ceduti alle multinazionali. Saddam stipulò un accordo con l’occidente, per cui le società statunitensi ottennero un maggiore accesso al bottino economico dell’Iraq in cambio del sostegno degli Stati Uniti nella guerra con l’Iran?
Fino al 1984 gli Stati Uniti favorirono pubblicamente l’Iran nella guerra con l’Iraq. Poi l’Iran recuperò lo Shatt al-Arab e il Khuzistan. La guerra mutava indirizzo in favore dell’Iran. Nel 1984 gli Stati Uniti iniziarono a immatricolare le petroliere del Quwayt nel Golfo Persico perché, sostennero, venivano attaccate dalle cannoniere iraniane. In realtà furono gli iracheni che iniziarono la guerra alle petroliere quell’anno. Nel 1987 la Marina irachena  danneggiò 219 petroliere. [11] Era il cambio. Nel 1984 Reagan rimosse l’Iraq dalla lista del dipartimento di Stato delle nazioni che sostenevano il terrorismo. Quell’anno segnò l’inizio della Guerra delle città, quando numerose grandi città di entrambi i Paesi furono ridotte in macerie, comprese Teheran e Baghdad. Entrambi i Paesi presero di mira l’infrastruttura economica dell’altro. Una nota del direttore della CIA Casey, del 1985, dichiarava, “La nostra inclinazione per l’Iraq fu tempestiva quando l’Iraq era alle corde e la rivoluzione islamica dilagava“. Nel 1987, 85000 truppe iraniane invasero Fao, principale terminal petrolifero iracheno e i vasti giacimenti di petrolio di Rumayla, vicino al confine con il Quwayt. Con il pretesto di un’operazione d’immatricolazione dell’US Navy, quarantadue navi dell’US Navy arrivarono nel Golfo Persico. Le cannoniere statunitensi bombardarono le installazioni petrolifere iraniane alla foce dello Shatt al-Arab e abbatterono un jumbo jet passeggeri iraniano, uccidendo tutti quelli a bordo. Quando l’Iraq usò il gas mostarda contro il proprio popolo curdo, nel 1987, gli Stati Uniti guardarono dall’altra parte e cominciarono ad armare Saddam Hussein. La Casa dei Saud, che finanziò lo sforzo bellico dell’Iraq per tutto il tempo, ora iniziava ad operare attraverso la BCCI per armare gli iracheni. In aggiunta al miliardo di dollari che ogni mese mandavano a Saddam, i sauditi resero disponibili intelligence, logistica e armi, tra cui elicotteri NK-84. I sauditi formarono una joint venture per rafforzare le capacità nucleari di Baghdad, che gli israeliani spazzarono via nel bombardamento aereo del 1981 ordinato da Ariel Sharon. [12] Arabia Saudita e Iraq istituirono banche internazionali nel Golfo per integrare la BCCI. Uno studio del dipartimento della Difesa del 1989 mostrava che l’aiuto militare degli Stati Uniti ai sauditi finiva nei conti iracheni in Svizzera. Aerei da sorveglianza AWACS degli Stati Uniti che partivano dalle basi saudite inviavano intelligence all’Iraq. La collaborazione Stati Uniti/Arabia Saudita era così palese che molti credevano gli statunitensi dirigessero le agenzie di sicurezza saudite. [13]

Mutua Distruzione Assicurata
Gli Stati Uniti continuarono a gestire entrambe le parti nella guerra Iran/Iraq, sostennero un Paese fino a quando non acquisiva un vantaggio militare, prima di passare a sostenere l’altro. Gli Stati Uniti impedirono una qualsiasi iniziativa per negoziare il trattato di pace. Entrambi i Paesi videro distrutte le infrastrutture, le economie paralizzate e il popolo decimato. In Iraq furono uccise 750000 persone. Una nota del 1979 al presidente Carter dell’NSA Brzezinski, spiega la politica degli Stati Uniti, “il conflitto Iran-Iraq è un’opportunità unica per consolidare la nostra posizione di sicurezza“. L’Export Import Bank diede 200 milioni di dollari dei contribuenti in prestito all’Iraq, la maggior parte dei quali furono incanalati dal Banca Nazionale del Lavoro. La Commodity Credit Corporation fornì una quantità simile di prestiti, assicurati dai contribuenti, in modo che l’Iraq potesse comprare il grano da Cargill e Continental Grain. Il 20% del raccolto di riso statunitense fu venduto all’Iraq. Nel primo trimestre del 1990, l’Iraq era il terzo partner commerciale degli Stati Uniti. [14] L’Iraq doveva 241 miliardi di dollari ai creditori globali: 120 miliardi di dollari a Quwayt e Arabia Saudita, 9 miliardi di dollari alla Russia e 3 miliardi di dollari al Giappone. Nel 1989 il Giappone fu escluso dall’Iraq. L’NSA di Carter Gary Sick disse più tardi che, “gli Stati Uniti impedirono alle Nazioni Unite una soluzione negoziata della guerra petrolifera“. [15] L’operazione d’immatricolazione dell’US Navy permise la presenza permanente degli Stati Uniti nel Golfo Persico. Il segretario alla Difesa di Reagan Caspar Weinberger, poi nominato cavaliere dalla regina Elisabetta II per i suoi atti di genocidio, definì l’immatricolazione uno “scambio di diritti” con i Paesi del CCG. I monarchi erano lenti a collaborare con piani della sicurezza degli Stati Uniti nella regione. La guerra Iran/Iraq ebbe l’effetto di spaventarli  inducendoli ad accordarsi con gli Stati Uniti ammodernando le basi in Arabia Saudita e costruendone di nuove negli altri emirati del GCC. Le relazioni saudite/statunitensi divennero molto affettuose in quel periodo, soprattutto sul piano militare. I sauditi divennero i più grandi beneficiari dell’aiuto militare annuale degli Stati Uniti. Nel 1983 i sauditi ricevettero 17 miliardi di dollari di attrezzature militari degli Stati Uniti. Nel 1984, passarono a 22,7 miliardi di dollari. Richard Secord era in mezzo, intermediando la vendita di cinque AWACS ai sauditi, la notte in cui Reagan prestava giuramento. Nascosta nel pacchetto di 8,5 miliardi di dollari vi era una disposizione che potenziava il sistema C3 nelle basi del regno, alcune delle quali ospitano centri di comando nucleare sotterranei che solo lo Stato Maggiore degli Stati Uniti controlla. Nel 1993 i sauditi spesero 156 miliardi di dollari per il rafforzamento militare congiunto Arabia Saudita/Stati Uniti. Gli Stati Uniti ora effettivamente occupano l’Arabia Saudita, a guardia dei 261 miliardi di barili di petrolio dei Quattro Cavalieri. Molti membri del Congresso non sapevano nemmeno ciò che stava succedendo. Come ha detto Howard Metzenbaum (D-OH), “Il rapporto saudita con gli USA è diverso perché solo un piccolo club della Casa Bianca ne è a conoscenza“. [16]
Iran e Iraq sono le uniche due nazioni dell’OPEC con riserve petrolifere grandi abbastanza da sfidare il controllo saudita/GCC sui prezzi del petrolio. L’Iraq è secondo solo ai sauditi con 112 miliardi di barili di riserve di petrolio e gran parte del Paese rimane inesplorato. L’Iran ha quasi 100 miliardi di barili di greggio. Entrambi sono saldamente nel campo dei falchi dei prezzi dell’OPEC.  Per interrompere i flussi di petrolio da queste due nazioni, Big Oil ha eliminato la concorrenza e tenuto i falchi del prezzo impegnati a ricostruire le loro economie in frantumi, invece di radunare l’OPEC. I principali impianti per l’esportazione petrolifera di Iran e Iraq, a Khorramshahr e Fao, furono demoliti durante la guerra. Intere strutture iraniane sull’Isola Kharg furono demolite. L’Iraq era ormai profondamente indebitato con sauditi e kuwaitiani. Molte petroliere di entrambe le nazioni furono danneggiate durante la guerra. Le città di entrambi i Paesi necessitavano di miliardi di dollari e un decennio per la ricostruzione, in conseguenza della guerra delle città. Fu una guerra di logoramento dove ognuno subì perdite incalcolabilo di vite e 25-35 miliardi di dollari di danni. Per la CIA, una vittoria decisiva dell’Iran o dell’Iraq avrebbe lasciato il vincitore in grado di affrontare militarmente i sauditi. La sconfitta incredibile di entrambi poteva allevare forze rivoluzionarie interne che avrebbero sfidato gli ayatollah o Saddam, molto utili alla CIA nel cancellare i nazionalisti e nel fornire un pretesto per la presenza militare statunitense nel Golfo Persico. Ma una lunga guerra di logoramento lasciava entrambe le nazioni paralizzate e concentrate sulla ricostruzione. Senza il lusso di una qualsiasi sfida sul controllo dei Quattro Cavalieri del petrolio del Golfo Persico. Big Oil usò la guerra come un’altra scusa per aumentare i prezzi del gas negli Stati Uniti. Gli sceicchi del GCC colmarono le carenze di petrolio che la guerra creò pompando sufficiente greggio per abbassare i prezzi all’ingrosso sui mercati mondiali. I Quattro Cavalieri intascarono la differenza, mentre stoccavano petrolio. Una nota scoperta di Edwin Rothschild, consulente energetico del gruppo Public Citizen, riassume la politica degli Stati Uniti verso la sovrapproduzione Arabia Saudita/GCC e la miseria nei Paesi Poveri dell’OPEC. La nota, inviata dal sottosegretario di Stato Richard Murphy al governo saudita, diceva semplicemente: “Lasciate che domini il mercato“.
I prezzi all’ingrosso più bassi resero più difficile a Iraq e Iran la ricostruzione. Nel 1988 l’Iran guadagnò il 90% della sua valuta pregiata attraverso le esportazioni di petrolio. L’Iraq il 99%. Sia il dinaro iracheno che il rial iraniano crollarono. Nel 1994 il rial perse il 100% del valore. Prima della guerra l’Iraq aveva 40 miliardi di dollari di riserve in valuta. Dopo non aveva che enormi debiti. Gli israeliani collaborarono con gli Stati Uniti nel distruggere entrambe le nazioni. Mentre rifornivano i curdi di Mustafa Barzani attaccando l’Iraq, gli israeliani fornivano i dati per gli attacchi missilistici di Saddam Hussein contro le città iraniane, grazie ai satelliti spia statunitensi. Nel 1988 il Mossad lanciò l’Operazione Brush Fire, una guerra psicologica volta ad attrarre l’esercito statunitense nel conflitto in Medio Oriente. Suo obiettivo finale era che gli Stati Uniti distruggessero la potenza militare dell’Iraq lasciando al potere il “perfetto cattivo” Saddam. La campagna fu lanciata quando un commando israeliano bombardò l’impianto bellico iracheno di al-Isqandariah, nel tentativo di rendere le “armi irachene di distruzione di massa” una frase globalmente familiare. Il Mossad istruì il giornalista freelance del London Observer Farzad Bazroft per diffondere la storia. Bazroft indagava sulla morte del lealista allo Shah e trafficante d’armi del Mossad Cyrus Hashemi, avvicinandosi troppo alla verità, e cioè che il Mossad l’aveva eliminato. Sapendo che Bazroft sarebbe stato visto da Baghdad come una spia straniera, dopo l’atto di terrorismo del Mossad presso l’impianto bellico, l’inviò in Iraq. Saddam abboccò e Bazroft fu impiccato come spia creando un incidente internazionale ancora più grande. Per velocizzare le cose, il Mossad diffuse documenti segreti sui programmi bellici iracheni presso l‘ABC News. I mercanti di armi di Stati Uniti e Israele commisero l’omicidio durante la guerra. Gli Stati Uniti si rifiutarono di fornire pezzi di ricambio ad entrambi, in modo che quando un sistema d’arma si rompesse in Iran o Iraq, ci si aspettava che ne acquistassero uno del tutto nuovo. Tale politica rafforzò le industrie della difesa degli Stati Uniti e assicurò che le armi malfunzionanti non potessero essere riparate sul campo di battaglia, vanificando in tal modo l’impulso che l’offensiva aveva raggiunto. Ciò contribuì a mantenere la guerra in continuo stallo. Il ministro della Difesa israeliano Ariel Sharon sfruttò il conflitto per bombardare gli impianti nucleari di Baghdad nel 1981. Nel 1982 Sharon dichiarò che Israele si era schierato con l’Iran, ma le sue parole esatte sono più rivelatrici. Sharon dichiarò a una conferenza di Parigi, che “Israele ha interesse vitale nella continua guerra nel Golfo Persico e nella vittoria dell’Iran”. Nel 1986 l’ex-direttore generale del Mossad Aharon Yariv espresse la posizione di Stati Uniti e Israele più succintamente, quando dichiarò senza mezzi termini, “Sarebbe un bene se la guerra Iran/Iraq finisse con un pareggio, ma sarebbe meglio se continuasse“.

Note
[1] Behold a Pale Horse. William Cooper. Light Technology Press. Sedona, AZ. 1991. p.81
[2] Ibid. p.83
[3] The Outlaw Bank: A Wild Ride into the Secret Heart of BCCI. Jonathan Beaty and S.C. Gwynne. Random House. New York. 1993. p.268
[4] The Spotlight. June 1997
[5] BBC World News. January 2002
[6] The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism. Henrik Kruger. South End Press. Boston. 1980. p.217
[7] The Reign of the Ayatollahs: Iran and the Islamic Revolution. Shaul Bakhash. Basic Books, Inc. New York. 1984. p.193
[8] Iraq and Kuwait: A History Suppressed. Ralph Schoenman. Veritas Press. Santa Barbara, CA. 1990. p.21
[9] Beyond the Storm: A Gulf Crisis Reader. Phyllis Bennis and Michel Monshabeck. Olive Branch Press. Brooklyn, NY. 1991. p.31
[10] Iraq Since 1958: From Revolution to Dictatorship. Marion Farouk-Sluglett and Peter Sluglett. I.B. Tauris & Company, Inc. 1990. p.260
[11] “The Gulf Between Pretense and Reality”. Larry Everest. In These Times. 7-20-88. p.9
[12] “The Arming of Saudi Arabia”. Frontline. PBS. 2-16-93
[13] The Gulf: Scramble for Security. Raj Choudry. Sreedhar Press. New Dehli. 1983. p.108
[14] March to War. James Ridgeway. Four Walls Four Windows. New York. 1991. p.13
[15] Everest. p.9
[16] Frontline

iran_iraq_warDean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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