Ecco perché le cosiddette sanzioni occidentali contro la Russia sono un grande bluff

Una lezione di geostrategia di Jean-Paul Pougala, ex-scaricatore illegale, CameroonVoice Bandjoun (Camerun) 20/03/2014
Jean-Paul Pougala insegna “geostrategia africana” presso l’Istituto Superiore di Management (ISMA) al Rue des Ecoles di Douala, Camerun.

vladimir-putin-valery-gerasimov-sergei-shoiguParte 1/4 – Sul piano militare, la minaccia dell’occidente è un bluff
A – La Russia è inevitabile nelle strategie militari occidentali
Durante la crisi in Africa centrale, il popolo del Camerun inveiva perché le truppe francesi passarono sul territorio camerunese per arrivare in Africa Centrale. Le malelingue arrivarono a dire che la Francia voleva usare questa operazione per destabilizzare il Camerun. La vera ragione di tale transito, che radio e televisione francesi che trasmettono anche nell’Africa francofona furono attente a non svelare, era che la Francia, che si pretende così potente, non ha aeromobili di grandi dimensioni per il suo esercito. La Francia, che ha un deterrente nucleare molto costoso, paradossalmente non ha soldi per permettersi un aereo di tipo “jumbo”. Così è costretta a noleggiarli, e anche allora i costi sono proibitivi. E secondo voi, da chi affitta aerei di grandi dimensioni per trasportare le proprie truppe e materiale bellico? Dalla Russia. Proprio perché i grandi aerei meno costosi sono gli Antonov russi. Questo è lo stesso problema di tutti gli altri Paesi dell’Unione europea che di giorno giurano di torcere il collo della Russia, ma di notte spiegano a Mosca che stanno solo scherzando, affinché non si arrabbi. L’Unione europea la scorsa settimana ha firmato un accordo di associazione con il governo provvisorio (golpista) dell’Ucraina. Si tratta di un accordo che è di per sé un vero e proprio bluff, perché il grosso dell’economia ucraina è nella parte territoriale di lingua russa. Gli impianti industriali militari di epoca sovietica sono ancora legati a Mosca. E nessun accordo per salvare l’Ucraina può fare a meno della parte in cui si concentrano principalmente le industrie della Difesa ucraine. Vale a dire che l’Unione europea, sostenendo i manifestanti di Maidan fino all’accordo per emarginare i russofoni in Ucraina, ritiene di costruire un’alleanza strategica contro coloro che detengono l’industria delle armi necessaria anche per una piccola guerra. Si ha sempre l’impressione che i capi europei non ne sappiano molto della vera geopolitica di Ucraina e Russia. Da un lato, vogliono emarginare la Russia, mentre nei fatti non possono farne a meno. I cittadini europei non sanno che non c’è solo la Francia priva di mezzi per trasportare i suoi militari da un punto ad un altro. La NATO, che pretende di bombardare la Russia se cerca di riconquistare le regioni russofone dell’Ucraina, fa trasportate alla Russia il grosso delle sue truppe ed attrezzature nella maggior parte dei teatri non solo di guerra, ma anche di addestramento. Attraverso la sua agenzia, la Namsa, la NATO ha stipulato il contratto confidenziale SALIS (Strategic Air Lift Interim Solution) con la società russa Ruslan Salis GmbH di Lipsia, in Germania e che riguarda i grandi velivoli da trasporto di due aziende russe: l’Antonov Design Bureau (ADP) di Kiev, Ucraina e le Volga Dnepr Airlines (VDA) di Uljanovsk in Russia. Senza l’aiuto dei russi, la NATO dovrebbe rimanere a terra per mancanza di fondi. Per un confronto, il maggiore aereo cargo statunitense, il Boeing C-17, è 30 volte più costoso dell’Antonov. Questo spiega perché i 18 Paesi della NATO, tra cui la Francia, affittino aerei russi oggi. E anche se mostrano le loro zanne e danno l’impressione agli ignoranti di essere duri con la Russia, si nasconderanno con cura ogni volta che il Presidente russo Putin tossirà un po’. Secondo un articolo del 5 agosto 2009 sulla pagina Secret Défense del quotidiano francese Libération, la Francia paga ogni anno 30 milioni di dollari per l’affitto di aerei russi. Li ha usati per 1195 ore nel 2008, se ne calcoli l’ammontare con i 25000 euro per ogni ora di noleggio. Il giornale ha confrontato l’aereo dell’Antonov con quello dei partner statunitensi, e ha detto che per le stesse ore la Francia avrebbe dovuto pagare 600 milioni di euro se avesse scelto di affittare dagli statunitensi piuttosto che dai russi. Non importa, 25000 euro all’ora è una buona cifra, 16,4 milioni di FCFA per ogni ora di noleggio di un Antonov An-124 che trasporta un carico di 390 tonnellate in 1000 mc. La Francia può giocare a braccio di ferro facendo credere alla Polonia di inviare 4 caccia per proteggerla dalla Russia, ma tale iniziativa fa ridere gli asili in Russia. E chi finanzierebbe la guerra contro la Russia, se ancora non ha idea di chi finanzia le sue operazioni in Africa centrale, avendo l’Unione europea fatto alla Francia la vaga promessa di 50 milioni di euro mentre gli statunitensi erano riusciti a garantirsi che il voto del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non facesse di tale intervento un intervento delle Nazioni Unite, in modo che non lo pagassero. Quindi si capisce perché la Francia deve risparmiare mentre la decisione del trasporto via terra dal porto di Douala si rivela una soluzione imposta. Non si tratta quindi di una manovra per destabilizzare il Camerun, ma di una scelta dettata dalle tasche vuote di un Paese in crisi che pretende di sloggiare i russi dalla Crimea.

B – L’esercito statunitense ha un bisogno vitale della Russia
Senza l’aiuto della Russia, i marines statunitensi avrebbero mille volte più difficoltà in Afghanistan.  Questo Paese non ha accesso al mare e confina con la Comunità degli Stati Indipendenti, la Cina, il Pakistan e l’Iran. Gli statunitensi, non sentendosi al sicuro in Pakistan dove bin Ladin si nascose per 10 anni, hanno scelto di passare attraverso la Russia per arrivare in Afghanistan. Così, quando si parla del costo della guerra in Afghanistan, il contribuente statunitense non sa che finanzia il nemico russo. Basta sgranare i conti del Pentagono per capire che la Russia si sta già fregando le mani a mano a mano che il conflitto si trascina. Nel 2012, per esempio, una dichiarazione del Pentagono ha reso ufficiale il numero di soldati statunitensi transitati dalla Russia dall’inizio del conflitto: 379000 soldati e 45000 tonnellate di materiale statunitensi. Quando il presidente russo Vladimir Putin e il presidente degli Stati Uniti Barack Obama s’incontrarono a margine del vertice G-20 di Los Cabos, in Messico, nel giugno 2012, i media statunitensi sferzarono il demonio della Russia che sostiene Assad e assiste l’Iran nel costruire la bomba atomica. Ciò che non poterono commentare era il comunicato stampa ufficiale che accompagnava l’incontro, rilasciato dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti, che diceva: “Gli Stati Uniti ringraziano la Russia per il suo contributo a plasmare il futuro dell’Afghanistan. I nostri Paesi hanno stabilito una fruttuosa cooperazione e pianificazione nel sostenere gli sforzi di Kabul per ripristinare ambiente tranquillo e società stabile libere da terrorismo e droga. Ai sensi degli accordi, la Russia ha visto transitare sul suo territorio più di 379000 soldati, più di 45000 container di merci militari e più di 2200 sorvoli aerei“. Quindi perché le sanzioni verbali del presidente Obama alla Russia si limitano a un miserabile divieto di visto, ora si capisce. Perché è la Russia che ha le carte per impedire, ad esempio, che le truppe statunitensi in Afghanistan non possano passare sul suo territorio; ciò sarebbe un serio disastro finanziario per il Pentagono e per il ministero della Difesa degli Stati Uniti che dovrebbe trovarvi una soluzione alternativa. Si tratta quindi solo di propaganda per l’opinione pubblica statunitense, per definizione guerrafondaia.

Perché gli equipaggiamenti militari russi sono superiori a quelli della NATO in una guerra convenzionale?
Ci fu una battaglia presso il Congresso degli Stati Uniti d’America nel giugno 2012, quando il Pentagono annunciò di voler comprare un secondo ordine di 10 elicotteri russi. Che sacrilegio che i potenti USA chiedano armi ai nemici per combattere in Afghanistan. Non funziona. I generali degli Stati Uniti in Afghanistan preferiscono gli elicotteri russi a quegli statunitensi, se vogliono ottenere una vittoria sui taliban, anche se ufficialmente si tratta di dotarne l’esercito afgano. La storia comincia all’inizio dell’avventura militare afghana della NATO. Il contingente canadese della Forza internazionale di sicurezza si rende conto, molto presto, che i loro mezzi non sono adatti. Rapporti confidenziali vengono inviati a Ottawa, infine, permettendo ai generali canadesi che occupano il sud dell’Afghanistan di affittare elicotteri russi in segreto, con risultati positivi sul campo. I generali statunitensi in Afghanistan ne vengono informati. E invece di trattare direttamente con i russi, su richiesta del Pentagono, compiono la scelta completamente insensata di acquistare da trafficanti di armi elicotteri da combattimento russi. È la Repubblica ceca ad avere la possibilità di vendere ai militari degli Stati Uniti i suoi vecchi elicotteri dell’era sovietica, tra cui i Mi-8 per i quali gli Stati Uniti spendono molti soldi, mentre quelli nuovi sono più convenienti. Non si deve trattare con il nemico russo. Non si deve offendere il popolo statunitense. Tale situazione diventa insopportabile perché la Russia si rifiuta di fornire pezzi di ricambio ad acquirenti anonimi e chiede la tracciabilità del venditore e dell’acquirente di questi elicotteri. La situazione permane fino al 2011 quando i generali statunitensi decidono di bucare l’ascesso che si era formato troppo a lungo, e trattano direttamente con i russi. Questa è la versione ufficiale del Pentagono nell’annunciare lo storico accordo per l’acquisto di 21 elicotteri Mi-17B-5 versione da combattimento, per 375 milioni dollari, da impiegare in Afghanistan. Nel giugno 2012, il Pentagono  decise di ordinare 10 nuovi elicotteri da combattimento alla Russia per 217 milioni dollari. Questa volta alcuni membri del Congresso degli Stati Uniti d’America decisero di non arrendersi senza combattere prima del passaggio a Mosca di ciò che viene considerato il più potente esercito del mondo. Fu il senatore Richard Shelby dell’Alabama ad aprire le ostilità accusando il presidente Obama di vendere il Paese ai russi, acquistando, disse, “aeromobili non appropriati, senza coordinamento nell’acquisto” dicendo, secondo lui, che “gli Stati Uniti hanno i migliori aerei del mondo“. Ma i generali che combattono in Afghanistan passano a velocità massima in prima linea per parlare direttamente al pubblico statunitense per spiegare che non sono in Afghanistan per fare numero, ma per combattere e spesso morire. Quindi, se dobbiamo morire, lo facciamo con le armi migliori per combattere. Non fu che il generale dell’US Air Force Michael Boera, responsabile dell’addestramento della forza aerea afgana, davanti alla caparbietà dei senatori statunitensi, a dimenticarsi la segretezza parlando direttamente alla stampa. Ecco cosa disse al giornale Washington Post: “Se venite in Afghanistan e farete un volo sul Mi-17, capirete subito perché questo elicottero è così importante per il futuro dell’Afghanistan (…) Dimenticate che il Mi-17 è russo, vola alla perfezione in Afghanistan“. La cosa più divertente di tale storia è che per contrastare il Pentagono e tutti i suoi generali che preferiscono gli aerei russi, come rivelato dal giornalista Konstantin Bogdanov dell’agenzia di stampa russa RIA Novosti il 15 giugno 2012, 17 senatori statunitensi scrissero una lettera al segretario alla Difesa Leon Panetta, nell’aprile 2012, per legare l’accordo sulle armi con la Russia alla crisi siriana. Ecco quello che scrissero: “Non possiamo permettere che i contribuenti statunitensi finanzino indirettamente l’uccisione di civili siriani (…) il denaro dei contribuenti viene speso per l’acquisto di elicotteri russi invece che per comprare attrezzature degli Stati Uniti per i militari afgani“. Non funzionò, i generali preferivano gli elicotteri russi e così fu. Questa informazione supera ogni commento. Se solo per il teatro di guerra ancora aperto gli Stati Uniti debbono usare le armi di coloro che sostengono di combattere, e sul loro territorio, la Russia, è probabile che sarebbe un vero suicidio politico e militare attaccare la Russia sul suolo ucraino.

C – La Francia può dichiarare guerra alla Russia? No
Quando l’11 gennaio 2013 le truppe francesi in Mali iniziarono l’offensiva contro i jihadisti, i maliani credevano che fosse sufficiente dimostrare gratitudine alla Francia agitando piccole bandiere tricolori per le strade di Bamako. Quello che non potevano sapere è che, allo stesso tempo, al palazzo dell’Eliseo vi fu un vero rompicapo: come finanziare l’operazione militare in Mali? Quattro giorni dopo, il 15 gennaio 2013, l’aereo del presidente francese Hollande atterrò alle 06:30 (03:30 ora locale di Yaoundé), sulla pista dell’aeroporto di Abu Dhabi. Il presidente Hollande doveva trovare il denaro per le operazioni in Mali. Perciò, (secondo AFP) incontrò il Presidente della Federazione degli Emirati Arabi, Qalifa bin Zayad al-Nahyan, e il principe ereditario di Abu Dhabi, Muhammad bin Zayad al-Nahyan. Poi andò a Dubai dove incontrò l’emiro shaiq Muhammad bin Rashid al-Maqtum. E’ quindi evidente che, se per sconfiggere 4 jihadisti nel deserto del Mali, la Francia deve cercare i soldi nella penisola arabica per sconfiggere il vero esercito di un Paese come il Camerun, con la Russia andrà a bussare in paradiso? Ma cos’è realmente accaduto in Mali? Cosa non ci hanno detto delle operazioni militari francesi in Mali, e che potrebbe illuminarci sulle finte zanne che la Francia di oggi mostra alla Russia?

Le informazioni della missione parlamentare sull’operazione Serval in Mali
Il 17 luglio 2013, 2 deputati francesi presentano la relazione delle informazioni sulla missione dell’operazione Serval in Mali, una missione cognitiva promossa dall’Assemblea nazionale francese.  Costoro erano:
- Philippe Nauche, nato il 15 luglio 1957 a Brive (Corrèze), deputato socialista del 2° distretto del dipartimento di Corrèze. Vicepresidente della Commissione della Difesa nazionale e delle forze armate francesi.
- Christophe Guilloteau, nato il 18 giugno 1958 a Lione (Rodano), deputato UMP del 10° distretto del Rodano e membro della Commissione per la Difesa nazionale e delle forze armate francesi.
Come ben si può vedere, non due avventurieri che passavano di lì per divertire la platea con cose  imbarazzanti. No. Sono due veri deputati all’altezza della serietà dei loro propositi. E poi, trattandosi di due partiti opposti, non si può dubitare l’obiettività e l’imparzialità del loro lavoro che credo fosse ben fatto. La prima parte spacciava qualche piccolo successo indiscutibile dell’intervento militare francese in Mali, ma ciò che interessa è la seconda parte della loro relazione, quando, senza perifrasi, indicano le debolezze dell’esercito francese in un teatro di guerra in Africa, che sono particolarmente di due tipi: logistica e tattica. Philippe Nauche e Christophe Guilloteau parlano senza reticenze delle attrezzature obsolete dell’esercito francese. Sostengono che l’elicottero Gazelle sia molto vulnerabile in uno scontro reale con un vero esercito. E inoltre aggiungono che questo fu il problema che causò la morte del pilota Damien Lame, l’11 gennaio 2013, cioè nel primo giorno dell’intervento. L’altro elicottero usato in Mali soffre di un male maggiore: la sua scarsa autonomia. Si tratta dell’elicottero Puma. Tatticamente, i 2 deputati evidenziato due gravi carenze. Il primo è l’incapacità dell’esercito francese nel raccogliere informazioni affidabili. Ad oggi, i servizi segreti francesi si affidano in modo sproporzionato ai loro ex-studenti di Saint Cyr, divenuti generali o colonnelli africani, per avere le informazioni di cui hanno bisogno. Questo fu molto utile in molte situazioni per dare l’ordine di non combattere ad interi eserciti che rapidamente caddero o fuggirono senza combattere solo per via delle informazioni diffuse al mattino su alcune Radio molto ascoltate in Africa. Ma in Mali non combattevano contro l’esercito del Mali, in cui la Francia ha molti informatori, ma piuttosto un avversario invisibile dove la Francia non si era infiltrata. In questo caso, i droni sono generalmente utilizzati per raccogliere quante più informazioni sulle posizioni e i movimenti dei nemici. E la Francia non ha soldi per comprare droni militari. Ma senza droni in Mali, la Francia avanzava alla cieca mettendo la vita dei propri soldati a rischio. Così sostenevano in ogni caso i due deputati. Non è chiaro come la Francia, che non addestra i generali russi e non ha informatori nell’esercito russo, possa combattere in Ucraina o in Crimea. Un’altra breccia nel Mali fu, secondo questi due deputati, la scarsa autonomia per il rifornimento degli aerei francesi. In Mali, la Francia ha bisogno vitale degli altri eserciti europei per rifornire in volo i suoi aerei, perché non può farlo da sola, non ha gli aerei necessari. In conclusione, i due deputati deplorano la subordinazione della Francia ai suoi alleati europei nel minuscolo teatro di guerra del Mali, definendolo “grande freno all’autonomia strategica della Francia”.

D – L’Europa può dichiarare guerra alla Russia? No
Mentre tutti gli occhi erano puntati alla Conferenza dei Capi di Stato africani e francesi sulla sicurezza in Africa, del 6 e 7 dicembre 2013, conferenza priva d’importanza strategica secondo me, qualcosa di più importante accadde invece due giorni prima, il 4 dicembre 2013 alle ore 9.30 presso la “Commissione della Difesa nazionale e delle forze armate francesi”. Sotto la presidenza di una nostra conoscenza, Philippe Nauche, assistemmo alla presentazione di due nuove persone: Danjean, presidente della sottocommissione “sicurezza e Difesa” del Parlamento europeo, e Maria Eleni Koppa, relatrice sui temi del Consiglio europeo, nel dicembre 2013, che affrontarono questioni su Difesa e sicurezza. Si parlò, tra l’altro, dell’intervento francese in Africa Centrale.
Ecco cosa dichiara Arnaud Danjean: “Il problema politico si aggiunge al problema di leadership in Europa. La difficoltà non sta tanto nelle persone quanto nell’autocensura delle strutture di Bruxelles: anticipando il blocco di certi Stati, non osano prendere iniziative su sicurezza e Difesa. Questo è il motivo per cui, in questi ultimi anni, le istanze della Difesa europea appaiono piatte. La Repubblica Centrafricana soffre per tale inazione. È probabile che l’UE si accontenterà del consueto ruolo di principale fornitore di aiuti umanitari. Kristalina Georgieva, Commissario per l’azione umanitaria, s’è già recata più volte nel Paese. Certi Paesi potrebbero fornire aiuti logistici, come del caso del Mali dove lo sforzo francese, segnato dall’invio di truppe da combattimento, fu possibile solo grazie al sostegno dei nostri alleati europei e nordamericani. Infatti, l’invio di un aereo da trasporto belga o olandese può essere determinante. Si tratta di una scommessa sicura in Africa Centrale, dove gli sforzi saranno condivisi nello stesso modo: i francesi inviano uomini di nuovo, e alcuni partner europei, nessuno dei quali mostra il desiderio d’inviare contingenti sostanziali, forniranno il supporto logistico e la Commissione firmerà un assegno umanitario“. (…) riguardo lo stato d’animo dei nostri partner europei, mi si permetta una metafora. Affinché le cose funzionino nella Difesa europea bisogna allineare tre pianeti: Francia, Gran Bretagna e Germania. Ma al momento, anche se l’immagine è assurda da un rigoroso punto di vista scientifico, non ne sono allineati nemmeno due! La Francia ha sempre tenuto una posizione da leader nel caso della Difesa europea, ma il dialogo con i suoi alleati resta complicato. Infatti, Francia e Germania, suo partner privilegiato, non usano la stessa lingua; quando parliamo di operazioni e istituzioni, i nostri amici tedeschi rispondono industria. Tuttavia, la loro visione industriale differisce profondamente dalla nostra: lungi dal basarsi su una politica industriale attiva a livello europeo, danno priorità alle loro aziende nazionali,  approfittando parecchio dei fondi europei. Per la Germania, il consolidamento dei mercati della Difesa deriva dalla corretta applicazione delle direttive europee sulla libera concorrenza“.
Ecco ciò che dice il deputato UMP Bernard Deflesselles del comitato: “Come voi, non mi aspetto molto dal Consiglio europeo del dicembre 2013. I dati sulla crescita dei bilanci militari nel mondo sono illuminanti: l’aumento è stato del 71% per la Cina, 65% per la Russia, 60% per l’India e 40% per il Brasile. Tutti gli Stati-continente aumentano a dismisura le spese per la Difesa. E l’Europa?  Siamo consapevoli della mancanza di volontà politica. Il Parlamento europeo ha cercato di farlo emergere e i rapporti del vostro sottocomitato sono eccellenti, ma non comportano nulla nella volontà dei governi. Ne abbiamo un esempio con il Mali. Sono lieto di apprendere che il contingente olandese di 380 uomini è stato inviato in questo Paese, ma ho visto con i miei colleghi della missione d’inchiesta sull’operazione Serval, che l’impegno dell’UE sul campo, cioè un contingente di 500 uomini assegnati all’addestramento dei nuovi battaglioni in Mali, non era all’altezza né delle aspettative, né della volontà dell’Europa. (…) Riguardo l’Agenzia europea per la Difesa (EDA), dobbiamo riconoscere che non è cambiato nulla dalla sua nascita, dieci anni fa.  L’unico progetto di difesa europea era l’A400M. Possiamo dire che per la cyber-difesa e l’industria spaziale non vi è alcun progetto o budget. L’Agenzia deve ancora affrontare l’Organizzazione congiunta per la cooperazione in materia di armamenti (OCCAR). In breve, non c’è nulla. Temo che l’Europa sia destinata a rimanere uno spazio economico con un po’ di solidarietà, forse, ma di certo non diventerà una potenza in grado di influenzare il mondo di domani“.
Philippe Folliot, del partito UDI (Unione dei democratici ed indipendenti) e segretario della commissione per la Difesa nazionale e le forze armate francesi, s’è interessato: “Abbiamo appena parlato del progressivo ritiro degli Stati Uniti dalla NATO: il centro d’interesse geostrategico degli statunitensi passa dal Nord Atlantico al Pacifico, senza rendersi conto che potrebbe essere devastante per la nostra capacità nel garantirci la sicurezza e la nostra Difesa, dato che ci saranno, se così posso dire, più fori nell’”ombrello statunitense“.

E – Parziale conclusione della prima di quattro parti:
E’ chiaro che in caso di aperto conflitto diretto con la Russia, su Crimea e Ucraina, l’Unione europea avrebbe più di un motivo per preoccuparsi. L’Europa è assai impigliata nei suoi problemi sulla Difesa per via degli Stati Uniti che hanno deciso di abbandonare la NATO, cioè di non finanziare più la Difesa dell’Europa per avvicinarsi al Pacifico, dove si gioca tutto adesso. E chi c’è nel Pacifico? Due Paesi: Russia e Cina, con altri quattro Paesi riuniti nella nuova alleanza strategica da quasi 3 miliardi di persone, cioè il 40% della popolazione della Terra, su 32 milioni di kmq dell’organizzazione intergovernativa regionale asiatica chiamata Shanghai Cooperation Organization che comprende Russia, Cina, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. L’India ne è un osservatore così come Pakistan, Iran, Mongolia e dal 2012 anche Afghanistan. Altri Paesi come Turchia e Sri Lanka hanno chiesto di aderirvi e le loro richieste sono ancora in fase di elaborazione. Gli europei non vedono quanto di reale accade in Oriente, essendo impigliati nelle loro solite bugie finendo con il mentire a se stessi, cioè a credere nelle proprie bugie. Sebbene non contino più granché, subitaneamente di sono auto-proclamati comunità internazionale. S’è visto in Costa d’Avorio, e poi in Libia. Hanno inaugurato un nuovo modo di nascondere la propria debolezza militare con le sanzioni contro Costa d’Avorio e Libia e, avendo l’illusione che abbiano funzionato, oggi le brandiscono contro la Russia. Immaginate di dare il vostro raccolto di miglio al vicino di casa, che ha un grande granaio, affinché lo conservi. E il giorno in cui si arrabbiasse contro di voi, piuttosto che dire che non vuole tenere il vostro miglio e che dovete riprendervelo, vi dice che essendo arrabbiato vi blocca il raccolto, tenendoselo. Potreste chiamarlo bandito, si capisce. È il famoso congelamento dei capitali. Ed è così che Obama ha congelato 30 miliardi dollari di denaro libico detenuto in banche statunitensi. Oggi, nessuno sa cosa sia successo di quel grande bottino di guerra della Libia. Io ho una mia idea: forse Paul Bismuth, alias Don Sarko, ne sa qualcosa? Obama ed amici europei hanno voluto giocare alla Russia il colpo a Gheddafi. Solo che questa volta, come si dice ad Abidjan, hanno incontrato per strada un tizio. Un tizio con gli attributi di nome Putin. Ciò che fa tremare i capi europei è che il tizio non ha detto l’ultima parola e nessuno, nemmeno sua moglie, sa cos’ha in testa. Sulla testa di Gbagbo, in onore della Guida libica Gheddafi, vorrei dirgli: Parlate ancora!
Qui ci sono persone che si spacciano per “potenti” e che in ultima analisi sono forti con i deboli. Mi aspetto che Obama, Cameron e Hollande assemblino una coalizione dei volenterosi difensori del diritto internazionale per imporre una no-fly zone sulla Crimea. Là, sapremo chi sono i veri difensori del diritto internazionale.

644228Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’agente della CIA Stoltenberg guida la NATO

Aangirfan 28 marzo 2014

1283418114615_743Il 28 marzo 2014, l’ex-primo ministro norvegese Jens Stoltenberg è stato nominato nuovo capo della NATO. Cosa fa pensare che Stoltenberg sia una risorsa della CIA?
1. E’ il figlio di un ex-ministro degli Esteri e della Difesa.
2. All’inizio, proprio come Tony Blair, si presentava da uomo di sinistra.
3. Aderì al partito Laburista della Norvegia e spinse per farla aderire alla NATO. La Norvegia aiutò la NATO nel sopprimere i rapporti sui civili afgani uccisi.
4. Ha sostenuto le campagne militari della NATO in Afghanistan e in Libia.
5. E’ un forte sostenitore del programma della Lockheed Martin Corp. Joint Strike Fighter, nonostante i ritardi e i costi elevati.
6. Sembra partecipe dell’operazione false flag e del cover-up ‘Anders Breivik’.
Quando un Paese subisce il terrorismo, il suo leader diventa sempre più popolare? Jens Stoltenberg ha avuto un indice di gradimento del 94% dai norvegesi dopo gli attentati del luglio 2011. “Fuori dalla Norvegia alcuni pensavano che Stoltenberg si meriti il Premio Nobel per la Pace”. Da eroe a fante

article-2019138-0D1F49C900000578-244_468x302C’è una serie di stranezze nel caso Breivik.
1. Gli edifici governativi nel centro di Oslo furono bombardati. Una soffiata indicò le targhe del ‘bombardiere’. ‘L’attentatore’ ha potuto evitare due auto della polizia mentre era diretto all’isola Utoya senza essere fermato.
2. La polizia salì su una barca sovraccarica che affondò. La polizia si recò sull’isola sbagliata. Ci vollero 35 minuti alla polizia per attraversare il canale di 500 metri che separa Utoya dalla terraferma.
3. L’attentato di Oslo avrebbe potuto essere evitato se le misure di sicurezza precedentemente approvate fossero state messe in atto. Sembra che gli elementi della polizia possano essere stati coinvolti negli attentati in Norvegia, che sembrano un’operazione interna che coinvolge, tra gli altri, elementi fascisti delle forze di polizia, militari e di sicurezza norvegesi.

queen-sonjaNel 2008, la regina norvegese ha onorato lo scrittore Knut Hamsun, un famoso fascista norvegese.

Il 1° agosto 2011, James Petras scrisse della Norvegia (Terrorismo politico organizzato):
1. L’autobomba è un’arma estremamente complessa. Sono necessari competenza e coordinamento, del tipo a disposizione dei servizi di sicurezza come il Mossad, specializzato in autobombe. Dilettanti come Breivik di solito si fanno esplodere o mancano dell’abilità necessaria nel collegare i dispositivi di cronometraggio elettronici o i detonatori a distanza.
2. Un fanatico solitario non poteva fare tutte le seguenti operazioni:
A) Trasportare la bomba
B) Rubare un autoveicolo
C) Posizionare la bomba nel sito strategico
D) Farla detonare con successo
E) Vestire una speciale uniforme della polizia. Fuggire con un arsenale di centinaia di munizioni su un altro autoveicolo verso l’isola di Utoya
F) Attendere con pazienza, armato fino ai denti, il traghetto
G) Incrociare gli altri passeggeri nella sua uniforme della polizia
H) Sparare ai giovani attivisti laburisti massacrandone a decine
I) Terminata la caccia ferire coloro che si nascondevano o nuotavano via.
3. Secondo dei testimoni sull’isola di Utoya, furono sentiti i colpi di due armi distinte e da diverse direzioni durante il massacro.
4. Notare ‘la complicità’ degli ufficiali di polizia. La polizia arrivò 90 minuti dopo a Utoya, situata a meno di 20 km da Oslo, 12 minuti in elicottero e 25-30 minuti in auto e in barca. Il capo della polizia, Sveinung Sponheim, diede la scusa più debole, adducendo problemi di trasporto. Un elicottero era disponibile, riuscì a volare su Utoeya e a filmare il massacro. Oltre metà dei norvegesi possiede o ha accesso ad una barca.
5. L’ovvia domanda si pone sul ‘neo-fascismo’ infiltrato nelle forze di polizia e di sicurezza. Sembra che il pensiero neo-fascista ‘influenzi’ il governo.
6. La polizia non ha salvato una sola vita. Quando finalmente arrivò, Breivik si consegnò alla polizia. La polizia non ha dovuto inseguire o catturare l’assassino. Uno scenario quasi coreografato.
7. I militari norvegesi non hanno alcun problema ad inviare ruppe in Afghanistan, dall’altra parte del mondo, e a fornire jet e piloti dell’aeronautica per bombardare e terrorizzare la Libia. E tuttavia non riuscivano a trovare un elicottero o una barca a remi per trasportare i poliziotti per fermare un attacco interno.
8. La destra neofascista ‘invia un messaggio’ al partito Laburista: o accettare l’agenda pro-israeliana e neo-fascista o aspettarsi altri massacri, altri fascisti eletti, altri seguaci di Anders Behring Breivik.

article-2018974-0D21005F00000578-301_634x323La fattoria di Breivik a Rena sarebbe stata usata da una banda di narcotrafficanti. Anders Breivik ha affittato una fattoria a Rena, 90 km da Oslo. L’azienda era legata a narcotrafficanti. Due anni prima, l’azienda fu utilizzata da una banda criminale come una delle maggiori fattorie di marijuana della Norvegia. L’agriturismo affittato da Anders Behring Breivik

Breivik 3Il ‘solitario e fondamentalista cristiano’ Anders Breivik. Ha un doppio? (Daily Mail)
L’agriturismo è anche vicino alla maggior base militare della Norvegia in cui vengono addestrate le forze speciali della Norvegia. La base militare è legata all’Afghanistan da cui la NATO trasporterebbe eroina. (Basi militari ed eroina/I militari inglesi inviano eroina afgana nel Regno Unito su aerei militari?)

1455351962f9741ccf887899086La spettrale famiglia reale norvegese. Notare il rosso e nero.

Il corvo di Odino ci ricorda (High Crimes) che lo Stato può operare come un’impresa criminale… I governi di gran parte del mondo sono quasi sempre coinvolti in crimini come il traffico di droga. Secondo quanto riferito, il Mossad ha suggerito che la CIA, con l’aiuto di Monzar al-Qasar, contrabbandasse eroina dal Libano negli Stati Uniti. (BBC World News Lockerbie: Le teorie del complotto) Secondo quanto riferito, Monzar al-Qasar, era un siriano agente della CIA. Secondo quanto riferito, i profitti dell’eroina libanese furono utilizzati dalla CIA per finanziare l’11 settembre. Secondo quanto riferito, Muhammad Atta (o il suo doppio ebraico) trasportarono eroina per la CIA in Florida. (Aangirfan: Lockerbie e il finanziamento dell’11 settembre)

0000 4Nini Stoltenberg. Notare il rosso e nero e la stella di David.

Nini Stoltenberg è un personaggio televisivo norvegese e sorella di Jens Stoltenberg, attuale primo ministro della Norvegia. (Nini Stoltenberg). E’, tuttavia, meglio nota come tossicodipendente. Nini Stoltenberg ha avuto una relazione di lunga data con Karl John Sivertzen di Odda, un ex-tossicodipendente condannato per una rapina in banca negli anni ’70. Nini era una tossicodipendente per via endovenosa. Alla fine degli anni ’90 fu sul punto di morire. In un’intervista, Nini Stoltenberg racconta di un ragazzo che la sottopose a punizioni, terrore psicologico e molta paura.
In Norvegia vi sono molti satanisti che amano i colori rosso e nero. Musicisti e appassionati del black metal norvegese incendiarono oltre 50 chiese in Norvegia dal 1992 al 1996.

9150113542_418f1d1d4a_bMette-Marit in rosso e nero

“Il principe Haakon ha sposato Mette-Marit Tjessem Hoeiby. Mette-Marit è (presumibilmente) una drogata che frequentava diversi narcotrafficanti e criminali, dormendo con alcuni e girando un video porno con un altro, ed ha avuto un figlio con un altro uomo...” (Informazioni di un anonimo)  (Haakon, principe ereditario di Norvegia)
L’addetto alla sicurezza Trond Berntsen fu ucciso negli attacchi in Norvegia. Trond Bernsten era il fratellastro di Mette-Marit. Il padre di Trond Berntsen, Rolf, divenne il patrigno di Mette-Marit quando sposò la madre divorziata Marit Tjessem. Mette-Marit incontrò il principe Haakon ad un festival rock qualche anno dopo.

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article-2018974-0D28E4CA00000578-37_634x505Rosso e nero

Anonimo scrive: “Chiaramente un’operazione falsa bandiera della NATO probabilmente pianificata non appena il governo norvegese cominciò a vacillare sul suo ruolo in Libia. Spiegherebbe perché i profili online di Breivik erano così recenti. Interessante che abbiano scelto come storia di copertura un cristiano fondamentalista per tale lavoro, piuttosto che il solito capro espiatorio musulmano. Ho il sospetto che l’élite globale presenti “cristiani e nazionalisti come alter ego minacciosi” per far avanzare ulteriormente la repressione in occidente. Le élite globali sono chiaramente prive di fantasia e usano lo stesso stanco copione della “strategia della tensione della NATO”.

KronprinsHaakon2011Il principe ereditario Haakon di Norvegia discende dall’illuminato di Baviera duca Ernesto II di Sassonia-Gotha-Altenburg (1745-1804) (Discendenti degli Illuminati)

TheUSembassyinOslo-largeA. Dal 2000, gli ex-capi della polizia di Oslo, del servizio di sicurezza della polizia norvegese e della Kripos furono impiegati dagli Stati Uniti per operazioni segreteUbisurv
B. Un gruppo che avrebbe potuto essere armato era la Surveillance Detection Unit (SDU) dell’ambasciata statunitense di Oslo, istituita dopo l’11 settembre per spiare i norvegesi. TheForeigner/Defence.pk/VeteransToday

85253455-ambassadr-barryL’ambasciatore statunitense Barry White e il cicerone della giornata, il deputato Trygve Slagsvold Vedum (Partito di Centro) in visita a Rena. L’ambasciatore White visita Rena
Rena è il sito della fattoria di Anders Breivik, dove la polizia crede abbia pianificato gli attentati del  2011. La valle di Oesterdalen, dove Rena si trova, viene utilizzata dai militari per l’addestramento delle forze speciali; la base militare di Rena dell’esercito norvegese si trova nelle vicinanze. (Rena, Norvegia)
Secondo la Reuters, la fattoria di Breivik è vicino a una base militare che ospita il battaglione di  2000 uomini TelemarkBreivik in tribunale: Le autorità possono avere qualcosa da nascondere

OmG8A84AO6vdNHmTfLJOGAA4fwy5IyV2aQ8TXmlRoVYQL’ambasciatore White ha visitato la base dell’esercito norvegese di Rena nel maggio 2011. L’ambasciatore White visita Rena
L’ambasciatore degli Stati Uniti in Norvegia ha visitato Rena nel maggio 2011. “Il 20 maggio 2011, l’ambasciatore White s’è recato in visita nella contea di Hedmark, ospite del parlamentare del partito di Centro di Hedmark Trygve Slagsvold Vedum“. White ha visitato alcune aziende agricole e nel  pomeriggio è stato nella base di Rena a visitare il battaglione Telemark e le Forze Speciali norvegesi.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il terrorismo in Tunisia: Hamas s’infiltra nel Maghreb

Lilia Ben Rejeb, Tunisie Secret 17 marzo 2014

Oggi s’annuncia il tragico futuro tunisino con l’offensiva contro i terroristi islamici a Jinduba e Sidi Buzid, con la scoperta di un campo di addestramento jihadista a Monastir, e rivelazioni sui piani di criminali di ritorno dalla Siria… Che “belle” notizie da una Tunisia una volta pacifica e prospera.
map_of_tunisiaProve fotografiche in mano, il portavoce del ministero degli Interni, Muhammad Ali Larui, ha rivelato il 17 marzo 2014 l’esistenza di un campo di addestramento dei terroristi islamici nel governatorato di Monastir, la città natale di Burguiba! Più esattamente a Menzel Nur, dove un’operazione antiterrorismo è stata condotta il 13 marzo. È il risultato di questa operazione contro il campo di addestramento dei terroristi ad essere rivelato. “Abbiamo prove, documenti e foto di questo campo di addestramento dove giovani si allenano prima di essere inviati in Siria“, ha detto Muhammad Ali Larui. Secondo le nostre informazioni, 13 persone sono state arrestate, tra cui lo  sceicco Tawfiq, proprietario del “ristorante islamico” di Susa. Che in effetti si chiama Tawfiq al-Aisi ed è accusato di cospirazione e terrorismo, essendo un leader della rete di terroristi addestrati in Siria. Per ogni contingente inviato, prendeva 30000 dinari. Ma il portavoce degli Interni ha mentito su due punti. In primo luogo, non è l’unico campo di addestramento jihadista in Tunisia. Ve ne sono molti altri, soprattutto nella regione di Tatawin, Sfax, Biserta e Qalibia presso Huaria. In secondo luogo, i jihadisti non sono destinati alla Siria, dove la derattizzazione è al massimo. Si addestrano per la futura guerra santa che inghiottirà Tunisia, Libia e Algeria. E’ grazie a due operazioni antiterrorismo condotte congiuntamente a Jinduba e Sidi Buzid, la città natale del falso “martire” Tariq Buazizi, che il campo paramilitare Menzel Nur è stato scoperto. Nell’operazione a Jinduba, vi sono stati sei feriti tra le forze di polizia, tre morti tra gli islamo-terroristi e sei arresti: tre donne con niqab, tra cui Salwa Fijari, collegamento tra i finanziatori jihadisti e i terroristi nel Shambi. I tre terroristi eliminati erano Raqib Hanashi, Rabi Saydani e un terzo, non algerino contrariamente a quanto annunciato, ma palestinese di Hamas.
Secondo i nostri colleghi di Business News nella casa sequestrata la polizia ha trovato due Kalashnikov, due caricatori, una granata, una cintura esplosiva, una Smith & Wesson, un computer portatile, due pulci telefoniche e due documenti appartenenti a due agenti uccisi durante gli eventi di Uled Mana. Alla conferenza stampa, il portavoce del ministero degli Interni ha anche confermato la notizia che il fratello della “rappresentante del popolo” di al-Nahda, Sonia Ben Tumia, è uno dei capi delle bande terroriste che Ghanuchi e Marzuqi inviano in Siria. Secondo Muhammad Ali Larui, il fratello della poetessa dell’ANC attualmente è sul fronte siriano. È falso, ha detto la poetessa in una dichiarazione ad al-Sabah News, “Mio fratello è in Libia, dove lavora come meccanico!” Infatti, non è in Siria, essendo troppo codardo per andarci, ma a Tripoli dove gioca al meccanico con quei fratelli terroristi libici agli ordini dei loro mandanti del Qatar.
L’ultimo raccolto nella terra della “rivoluzione dei gelsomini”: jihadisti tunisini di ritorno dalla Siria hanno ideato un piano per attaccare, con il supporto di terroristi di varie nazionalità, una città tunisina e prendere il controllo dei suoi istituti di sicurezza. Ciò è almeno quello che ha confessato durante l’interrogatorio Qantari Salim (alias Abu Ayub), numero 2 del gruppo terroristico Ansar Sharia, ramo di al-Qaida, arrestato a Gabes, nella Tunisia meridionale. Secondo i nostri colleghi di Kapitalis, che citano il settimanale arabo al-Musawarterroristi di varie nazionalità arabe presenti sul territorio tunisino hanno ricevuto numerose armi dalla Libia. Pianificano lo scontro con l’esercito e la polizia e attendono rinforzi dalla Libia“.
Tali informazioni, diffuse in un solo giorno, indicano quanto la situazione sia pericolosa in Tunisia, un Paese una volta pacifico e prospero e il cui futuro è sempre più oscuro ed esplosivo.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Lavrov avverte algerini e tunisini

L’Expression Algérien, 12 marzo 2014 – Tunisie-secret

La Russia alza la voce. Toccherà all’Algeria avverte Sergej Lavrov, ministro degli Esteri della Russia, che detto en passant, è stato accolto a Tunisi con la bandiera serba, un errore della diplomazia tunisina oramai incapace di distinguere la bandiera russa da quella serba. Il complotto contro l’Algeria non è più un segreto. Tutto è pronto per destabilizzare questo Paese tra la Tunisia sotto mandato islamo-atlantista e il Marocco sotto l’influenza d’Israele e la Libia afghanizzata. A Tunisi, cinque condizioni sono state soddisfatte per completare il piano anti-algerino: la base militare degli Stati Uniti, vicino al confine con l’Algeria, la sede di Freedom House, terreno fertile dei cyber-collaborazionisti, i ratti palestinesi di Hamas che hanno scavato decine di tunnel al confine tunisino-algerino, il miniesercito di jihadisti tunisini, algerini, libici e ceceni in Tunisia e le cellule dormienti di al-Qaida.

map_of_algeriaNella breve visita in Tunisia, di qualche ora, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha avvertito che “partiti stranieri” vogliono mettere a ferro e fuoco l’Algeria spacciando la primavera algerina. Un diplomatico russo ha aggiunto che questi stessi partiti “hanno aperto diversi fronti presso il confine con l’Algeria, da Libia, Tunisia e Mali”. Da alleato, Lavrov ha ribadito il sostegno del suo Paese all’Algeria. Il capo della diplomazia russa ha svelato durante la sua visita in Tunisia, che l’Algeria sarà bersaglio di istigatori e altri fomentatori che scriveranno l’ultimo episodio della presunta primavera araba. Quindi ha avvertito le autorità algerine contro gli istigatori della cosiddetta “primavera araba”. Il ministro degli Esteri russo accusa direttamente coloro che hanno causato i tumulti deliberati in Tunisia, Libia e Mali da cui proviene la maggiore minaccia all’Algeria. Ritiene che i cospiratori del nuovo ordine mondiale abbiano piani basati su una politica d’influenza verso minoranze e reti terroristiche. Tuttavia, la minaccia sottolineata da Mosca non è nuova ai servizi segreti algerini. Sottoposte a una notevole pressione dall’inizio della guerra civile in Libia, le forze di sicurezza algerine hanno fatto affidamento sulla loro esperienza nella lotta al terrorismo. In tempi relativamente brevi, migliaia di fonti d’informazione di prima mano sono state analizzati e controllate dal DRS, nella corsa contro il tempo contro ogni minaccia, compresi i gruppi criminali nati all’ombra della crisi libica, usata come catalizzatore del movimento jihadista, relativizzata e talvolta banalizzata dai partiti in guerra contro il regime di Gheddafi, tra cui Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti. Nella loro banca dati, i servizi di sicurezza sono riusciti a identificare le  nuove reti composte da marocchini e libici. L’arresto di alcuni agenti del Mossad in Algeria n’è la prova. Non trovando necessario rivelare il vero scenario programmato contro l’Algeria, le stesse fonti vicine al contesto sanno che l’Algeria è “terreno fertile” per i grandi appetiti occidentali. Il rapporto del dipartimento di Stato USA sui diritti umani, che paradossalmente accusa l’Algeria e l’analisi del Centro anti-terrorismo (CTC) dell’Accademia Militare di West Point che ha messo sotto il microscopio tutto ciò che accade nel sud dell’Algeria, sostenendo che questa regione sensibile dell’economia del Paese sarà l’epicentro di una esplosione popolare per via della marginalizzazione delle minoranze, non possono essere considerati che un’introduzione degli obiettivi reali degli occidentali.
Una prima percezione di ciò che sta per accadere. “L’Algeria è nel mirino degli Stati Uniti?” si chiedeva L’Expression in una precedente edizione! La risposta è stata rivelata dal Los Angeles Times. Il giornale ha riferito che “Forze speciali statunitensi operano in Tunisia“. La presenza di cui avevamo prova, ma negata dalle autorità tunisine, è giustificata, dice lo stesso giornale, dal fatto “di addestrare i militari tunisini nella lotta contro il terrorismo.” I marine, che sarebbero una cinquantina, hanno preso posizione nel sud della Tunisia, presso la frontiera algerina, nel gennaio 2014. “Un aeromobile tipo elicottero è presente“, aggiunge il Los Angeles Times. E’ solo la parte visibile di un iceberg e della grande strategia della guerra annunciata contro l’Algeria. Infatti, dalla fine dello scorso anno, rapporti confermano la forte presenza di agenti dei servizi segreti statunitensi e dell’AFRICOM nel sud della Tunisia. Gelosa della sua sovranità, l’Algeria aveva agito a tempo di record per liberare oltre 600 ostaggi, garantendo al contempo i confini. L’unità speciale chiamata a condurre l’operazione aveva impressionato il mondo per la sua professionalità! Anche se il pretesto della mobilitazione degli Stati Uniti in Africa è il coordinamento della lotta contro il terrorismo e salvaguardare i propri interessi, non è difficile credere che gli Stati Uniti non abbiano interesse nelle regioni dell’Algeria con giacimenti di shale gas, gas convenzionale e altri minerali come l’uranio. Clan compiacenti sono già sul terreno, pronti ad avviare il motore della destabilizzazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Libia: Premier rimosso, e dopo?

Jurij Zinin New Oriental Outlook 14/03/2014
e2a1a92c-a7d2-11e3-_535444cL’Ucraina oscura gli eventi in altre parti del mondo, tra cui Libia. La situazione è peggiorata ancora una volta per via delle dimissioni di Ali Zaydan, il secondo primo ministro nella storia della nuova Libia. Il parlamento ad interim della Libia (General National Congress) l’ha rimosso dal potere per l’incidente con una petroliera straniera nel porto di al-Sidra, nell’oriente della Libia. Questa petroliera da 234000 barili, “Morning Glory“, ha recentemente e illegalmente caricato petrolio usurpato dalla Guardia delle infrastrutture petrolifere che dall’estate 2013 controlla questo e altri due porti petroliferi della Libia. I gruppi guidati dall’ex-comandante ribelle I. Jadhran, vogliono strappare la regione petrolifera della Cirenaica al governo centrale e ottenere l’autonomia. Hanno bloccato gli impianti petroliferi con il pretesto di combattere “la corruzione delle autorità e per una distribuzione equa” della ricchezza nazionale. Perciò, la produzione della Libia di oro nero è scesa drasticamente (che raggiunse gli 1,5 milioni di barili sotto il regime precedente), le perdite per il Paese ammontano a 9 miliardi di dollari. Il governo di A. Zaydan ha pazientemente negoziato con i militanti, che puntavano a tutto decidendo d’esportare il petrolio della compagnia statale. I funzionari hanno minacciato di bombardare le petroliere se venivano caricate illegalmente. La petroliera “Morning Glory” è stata fermata dalle forze governative, ma poi è riuscita a fuggire dal porto entrando nelle acque internazionali. Ciò è stato percepito come una sfida da molti parlamentari, portando alle rapide dimissioni del premier Zaydan che ha lasciato il Paese recandosi in uno europeo nonostante l’ufficio del pubblico ministero gli abbia proibito di lasciare il Paese fino al termine di un’indagine sulla sua cattiva condotta finanziaria.
La storia con la petroliera ha messo fine alla carriera del Premier. In realtà, questa figura è condannata perché agli occhi di molti era responsabile delle continue violenze in Libia dal collasso delle strutture militari e di sicurezza, nell’autunno 2011. Il governo di Zaydan non è riuscito a ripristinare la sicurezza e ad imporre un blocco di potere ristabilendo l’ordine. Zaydan manovrava sempre, viaggiava in tutto il Paese chiedendo aiuto ai Paesi europei e agli Stati Uniti. L’occidente simpatizzava, incoraggiandolo e promettendo aiuto tecnico e organizzativo, assistenza nel recuperare militari addestrandoli per formare nuove forze. Ma era ostaggio di una situazione contraddittoria: da un lato, costretto ad affidarsi alle milizie regionali e tribali, e d’altra parte, doveva limitarne l’arbitrio e metterle sotto il controllo di militari professionisti. Era difficile aspettarsi qualcosa di diverso in Libia, date la debolezza dello Stato e il culto delle armi.
Il parlamento ad interim volle rimuoverlo più di una volta. Gli islamisti, che si sono ringalluzziti  dopo il rovesciamento di Gheddafi, sono particolarmente zelanti. Partiti e organizzazioni dell’Islam politico sono stati legalizzati divenendo i più attivi nel Paese (anche in Parlamento). A. Zaydan, noto attivista per i diritti umani che ha vissuto in esilio in occidente per tre decenni, gli era inaccettabile. Gli eventi in Libia coincidono con il terzo anniversario della Risoluzione 1973 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, concernente l’introduzione della “no-fly zone” adottata il 17 marzo 2011. Due giorni dopo, senza tante cerimonie divenne il “bastone unilaterale” dei potenti attacchi aerei e bombardamenti della NATO che contribuirono a rovesciare il regime. Il Paese disintegrato ed esausto è retrocesso su molti aspetti, sprofondando nella palude del disordine che ha permesso ai militanti, trafficando a spese del popolo libico, di agire liberamente.
La petroliera straniera che ha illegalmente caricato petrolio, ha lasciato il porto libico ma sarebbe stato peggio se fosse stata bombardata dai libici irritati, il disastro ambientale sarebbe stato inevitabile nel Mediterraneo e avrebbe raggiunto l’Europa. Il ministro della Difesa è stato temporaneamente nominato al posto di Zaydan. Secondo notizie recenti, una brigata di Misurata, una delle principali roccaforti della rivolta anti-Gheddafi, è stata inviata nell’est della Libia, verso i porti occupati da dissidenti armati. Ha carri armati, artiglieria e lanciarazzi multipli. Potrà negoziare con i militanti o proverà ad usare la forza contro di loro?

Jurij Zinin, ricercatore presso il MGIMO, in esclusiva per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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