Il sogno degli Stati Uniti si schianta in Asia centrale

Atul Bhardwaj (India) Purple BeretsOriental Review 13 maggio 2013

198224475Il 3 maggio, un aereo cisterna KC-135 dell’aeronautica degli Stati Uniti si è schiantato nel nord del Kirghizistan. Tutti e tre i membri dell’equipaggi a bordo sono rimasti uccisi. In precedenza, il 27 aprile, quattro aviatori statunitensi sono morti quando un aereo da sorveglianza e ricognizione MC-12 si è schiantato nel sud dell’Afghanistan. Il 30 aprile, un’altra tragedia si è avuta quando un cargo Boeing 747 si è schiantato poco dopo il decollo nella base militare statunitense di Bagram, in Afghanistan. Tutte le sette persone a bordo sono morte. Il velivolo era impiegato dalla National Air Cargo, una controllata delle National Airlines della Florida. Nell’anno in corso, l’incidente dell’aero-cisterna è stato l’ottavo riguardante un aereo militare statunitense impegnato nelle operazioni in Afghanistan. Quattro elicotteri, un aereo da combattimento F-16 e un velivolo Beachcraft MC-12 Liberty dell’USAF sono tra i velivoli schiantatisi.
Le perdite di elicotteri sono regolari in Afghanistan e ricevono una copertura mediatica di routine.  Tuttavia, dato che gli incidenti degli aerei ad ala fissa sono rari, ricevono molto più spazio nei media. Gli incidenti aerei sono causati da vari motivi, ma un grande fattore nella maggior parte dei disastri aerei è la fatica degli equipaggi e l’eccesso di fiducia, che spesso emergono durante campagne militari prolungate. La ultradecennale campagna statunitense in Afghanistan s’è dimostrata essere assai impegnativa per gli effettivi delle forze armate degli Stati Uniti e gli effetti negativi iniziano a mostrarsi. Il KC-135 è precipitato vicino a Manas, la base militare statunitense presso la capitale del Kirghizistan Bishkek. Viene utilizzato dai militari degli Stati Uniti come base logistica nel trasferimento di attrezzature e truppe dentro e fuori l’Afghanistan. Manas è stata creata nel 2001 ed è sede di una flotta di aerei-cisterna con 1.500 effettivi statunitensi. Manas è stata il pomo della discordia tra Stati Uniti e la nazione ospitante, il Kirghizistan. Nel 2009, il Kirghizistan aveva affittato il terreno agli Stati Uniti per 60 milioni di dollari all’anno. Il contratto scadrà nel giugno 2014. Washington vuole una proroga del contratto di locazione, al fine di garantirsi il regolare ritiro delle truppe dall’Afghanistan, ma Bishkek è decisa a porre fine all’accordo sull’affitto.
Perdere un aereo in un Paese straniero non è una novità per gli USA, che gestiscono più di 800 basi militari all’estero. Da quando gli Stati Uniti sono profondamente coinvolti nelle operazioni militari in tutto il mondo, è naturale che vi perdano velivoli e uomini. Fino a quando gli statunitensi utilizzano aerei con o senza piloti nello spazio aereo internazionale, va bene. Tuttavia, quando violano lo spazio aereo di una nazione sovrana, cominciano i guai. Ad esempio, quest’anno, a metà  marzo, un drone MQ-1 Predator degli Stati Uniti, in ricognizione sul Golfo Persico, è stato intercettato da caccia iraniani. Alla fine, la questione si risolse dopo un duello verbale. Il drone venne scortato alla base da due aerei militari statunitensi. Tuttavia, nel novembre dello scorso anno gli iraniani spararono contro dei droni statunitensi. Nel dicembre 2011, l’Iran catturò un drone da ricognizione statunitense RQ-170, conosciuto come la ‘Bestia di Kandahar’. Il video del drone con le ali e il corpo completamente intatti fu diffuso dagli iraniani come prova per aver “spezzato” il codice del sistema di comunicazioni dell’RQ-170, facendolo atterrare in modo sicuro in un aeroporto dell’aviazione iraniana rimasto ignoto. Tuttavia, gli statunitensi reagirono aspramente alle affermazioni iraniane e dissero che l’RQ-170 si era schiantato in territorio iraniano.
L’incidente più pubblicizzato che coinvolse un aereo statunitense avvenne il 1° aprile 2001, quando un velivolo d’intelligence elettronica dell’US Navy EP-3E ARIES II, segnalò di aver avuto una collisione in volo con un intercettore J-8II della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione (PLAN), sopra una zona economica esclusiva cinese. L’incidente sul Mar cinese meridionale causò l’uccisione del pilota cinese e l’atterraggio forzato dell’EP-3E sull’isola di Hainan. L’EP-3 era decollato dalla base aerea statunitense di Kadena a Okinawa, in Giappone. Presso l’isola di Hainan tutti i 24 membri dell’equipaggio dell’EP-3 furono catturati dai cinesi. Dopo le trattative, gli Stati Uniti scrissero una “lettera di doppie scuse” e la Repubblica popolare cinese rilasciò l’equipaggio.
Il più tragico incidente nella storia militare degli Stati Uniti accadde sul suolo canadese. Il 12 dicembre 1985, un aereo di linea DC-8-63CF, di un volo internazionale charter per il trasporto truppe statunitensi dal Cairo, in Egitto, alla base di Fort Campbell, Kentucky, via Colonia, in Germania, e Gander, a Terranova, si schiantò sulla pista di quest’ultima subito dopo il decollo. Tutti i 256 passeggeri, che appartenevano alle forze armate degli Stati Uniti, e l’equipaggio a bordo morirono. Il rapporto d’inchiesta sull’incidente ne individuò la causa nel: malfunzionamento dell’apparecchiatura, errore del pilota, impatto con un volatile o azione nemica. Tuttavia, indipendentemente dalle ragioni dell’incidente, i contribuenti degli Stati Uniti continueranno a perdere soldi, a meno che, naturalmente, l’amministrazione statunitense decida di ridurre l’impegno militare all’estero fornendo riposo e recupero ai propri soldati affaticati.

L’autore è un ricercatore presso la Scuola di Studi Liberali dell’Università Ambedkar, Delhi. È un alunno del College del Re, Londra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il missile balistico anti-nave cinese e la cattura del drone RQ-170 Sentinel

AviationIntel 26 gennaio 2012

Dong Feng 21D missiles
Il misterioso programma dei missili balistici antinave della Cina Dongfeng-21D, presumibilmente è in grado di colpire portaerei e le loro navi di scorta statunitensi fino a circa 4.000 km. Il DF-21D utilizza il concetto balistico inviando il suo carico mortale a grande gittata e con un veicolo manovrabile di rientro nella fase terminale di attacco. Se ne è comprovata l’operatività, il DF-21D ha il potenziale di interdire i gruppi di portaerei degli Stati Uniti, negandogli totalmente l’accesso strategicamente imperativo nel Mar Cinese Meridionale. Questo sistema d’arma potenzialmente rivoluzionario, è descritto nel seguente articolo di The Diplomat.
La grande domanda è quanto sia realmente efficace questo sistema d’arma “killer di portaerei”? È un mortale missile strategico anti-portaerei verso cui gli Stati Uniti hanno scarsa difesa, o è solo un sogno, solo un’altra parte della partita strategica giocata dalla Cina contro gli Stati Uniti? E’ molto difficile cercare di stimare l’affidabilità reale e provata del missile “stando fuori a guardare”; ma possiamo dare un’occhiata all’altro meno glamour ma altrettanto importante pezzo di questo sistema missilistico balistico anti-nave, nella capacità della Cina di colpire con precisione i Gruppi di portaerei statunitensi oltre l’orizzonte, per valutare la validità di un tale concetto di così vasta portata. Inoltre, i recenti avvenimenti che riguardano la fuga della tecnologia di avanguardia statunitense degli Unmanned Aerial Vehicles, può aiutarci a meglio prevedere esattamente quanto realisticamente possa diventare efficace il sistema d’arma. Inizialmente il rilevamento dei Gruppi di portaerei statunitensi può essere fatto utilizzando una varietà di metodi, come un avanzato radar ‘oltre l’orizzonte’ (che la Cina sta sviluppando attivamente), il tradizionale velivolo da pattugliamento marittimo, pattugliamenti di sottomarini, navi di sorveglianza e da combattimento di superficie, sorveglianza satellitare e forse dai più efficienti e resistenti Unmanned Aerial Vehicles (UAV).
Per aumentare la possibilità di trovare ciò che equivale ad un ago in un pagliaio, un velivolo da pattugliamento marittimo utilizzerebbe il radar per rilevare inizialmente una flottiglia statunitense, mentre i satelliti potrebbero utilizzare gli infrarossi o i radar di sorveglianza ad apertura sintetica, e i sottomarini potrebbero utilizzare i sonar sia nel ruolo passivo che attivo. Inoltre, quasi tutte le piattaforme di cui sopra potrebbero teoricamente essere in grado di rilevare, inizialmente su un piano generale, un gruppo di battaglia, utilizzando sistemi di rilevamento elettronici (ESM), che potrebbero passivamente rilevare un gruppo di portaerei “ascoltandone” le emissioni elettroniche. In realtà esiste un cocktail iniziale di capacità di rilevamento dei bersagli, quando si tratta di localizzare le flotte statunitensi in navigazione nella vastità del Pacifico. Tuttavia, la capacità che sembra essere di grande interesse per i militari cinesi, così come in tutto il Mondo, è l’uso di un sistema di sorveglianza di ampie aree marittime (BAMS), impiegndo dei Unmanned Aerial Vehicles del tipo High Altitude Long Endurance (HALE). Qualcosa di simile allo statunitense RQ-4 Global Hawk, una piattaforma che con un radar ad apertura sintetica (SAR) ad alta risoluzione e capacità Moving Target Indicator (MTI), e con potenti sistemi elettro-ottici per seguire e condurre la scansione di fasce massicce del Pacifico, in cui navigano le navi da combattimento di superficie statunitensi. Inoltre, questo aereo, volando a oltre 20.000 metri, sarebbe in grado di controllare a grandi distanze le zone in cui si sospetta operi la flotta degli Stati Uniti, rendendolo un mezzo capace di sopravvivere al contrario dei prevedibili satelliti e dei meno efficienti aeromobili da pattugliamento marittimo con equipaggio, che sono più facili da distruggere durante una guerra.
La realtà è che la Cina ha costruito e fatto volare una cellula simile all’RQ-4 Global Hawk, così come una versione a getto analogo al Predator-B, altrimenti noto come MQ-9 Reaper statunitense, così come altre versioni di UAV più piccoli. Sembrerebbe che la progettazione e la produzione di cellule per la Cina non sia un problema, quanto utilizzare le funzionalità avanzate dei velivoli senza equipaggio. In realtà, sembrerebbe che sia il Global Hawk della Cina che l’UAV HALE simile al Predator-B, siano in realtà più avanzate aerodinamicamente rispetto ai loro equivalenti statunitensi. Questo può essere visto dall’impiego nell’UAV HALE cinese di un avanzata e sfalsata ala a forma romboidale, ottimizzata per l’efficienza aerodinamica ad alta quota, contrariamente alla semplice sottile ala diritta in stile U-2 del Global Hawk. Inoltre, un piccolo UAV, simile al ben noto MQ-9, viene testato attivamente dalla PLAAF. La principale differenza tra questo e il suo cugino statunitense, sembra essere l’utilizzo di un motore a reazione e di una cellula dalla resistenza aerodinamica inferiore, che pone l’aereo tra l’MQ-9 Reaper e il nuovo Predator-C a getto e furtivo, noto anche come Avenger, della General Atomics (creatrice dei velivoli della serie Predator), e questo per quanto riguarda la sola progettazione della cellula. Sono apparse delle foto di quello che sembra essere un UAV cinese molto simile, nella configurazione, al furtivo RQ-170 Sentinel e al relativo P-175 Polecat, anche se non ci sono informazioni interne di dominio pubblico in merito alla situazione dei test, o perfino delle vere dimensioni di questa macchina. Dove la Cina sembra avere carenze tecnologiche riguardo gli UAV, è nel campo delle trassmisioni dati avanzati, dei controlli di volo autonomi e, nel caso del concetto BAMS, di un potente radar di sorveglianza a bassa probabilità di intercettazione (LPI).
Cioè laddove il RQ-170 Sentinel, atterrato in modo morbido nel territorio iraniano, può rivelarsi estremamente utile per i cinesi. L’Iran ha già dichiarato che i russi e i cinesi hanno esaminato il drone, più di un mese prima, ma ci si può immaginare che ci sarà una vera e propria guerra delle offerte su chi, effettivamente, metterà le mani sul Sentinel per eseguire una ‘reverse engineering’. Visto che i cinesi sono davvero i migliori retro-ingegneri del Mondo ed hanno portafogli capienti, è quasi un dato certo che otterranno dati di prima mano, facendo tesoro di ciò che è nascosto all’interno della liscia carlinga a boomerang della “Bestia di Kandahar”. Indipendentemente da quanto sia invisibile ai radar il design dell’RQ-170, è ciò che vi è impacchettato all’interno che gli permette di realizzare delle missioni uniche e altamente stimolanti, e potrebbe essere proprio ciò di cui la Cina ha bisogno per produrre un suo UAV, attualmente, mentre sviluppa i giochi strategici per il Teatro del Pacifico, soprattutto se esso viene abbinato al nascente programma di missili balistici anti-nave. I data link furtivi dell’RQ-170 sono molto probabilmente i pezzi più avanzati in dotazione che permettono al velivolo di rischiare missioni clandestine altamente sensibili, essendo in grado di operare in modo semi-autonomo, mentre rinvia continuamente e in tempo reale informazioni ai controllori di terra, molto probabilmente in tutto il mondo, senza essere rilevato dalle postazioni nemiche in ascolto. Si tratta davvero di uno dei più grandi aspetti del Sentinel. Non vi può essere dubbio che come minimo, l’hardware che permette ciò, compreso ciò che si trova sotto le sue due “gobbe” per le telecomunicazioni, siano rimasti in gran parte intatti dopo la sua sfortunata caduta dietro le linee nemiche. Tale hardware sarà prezioso per gli ingegneri cinesi, che hanno un grande bisogno di integrare il data link LPI nel BAMS del loro HALE/UAV, al fine di consentirgli di rimanere inosservato mentre vola lontano da casa, permettendogli così di sopravvivere in un  conflitto.
Come abbiamo detto in passato, l’RQ-170 molto probabilmente utilizza la stessa architettura di controllo dell’RQ-4 Global Hawk, in particolare la sua avanzata stazione di terra costruita dalla Northrop Grumman. Poter comprendere da un lato questo collegamento circolare delle comunicazioni, senza dubbio aiuterà i cinesi a produrre l’interfaccia umano dall’altro lato. Eppure, per i cinesi, il pezzo più importante dell’hardware a bordo dell’RQ-170 caduto, molto probabilmente è il radar miniaturizzato ad apertura sintetica a bassa probabilità di intercettazione ed il suo avanzato indicatore di movimento dei bersagli. Un pezzo dell’equipaggiamento che può veramente permettere al DF-21D la distruzione di una portaerei. L’RQ-170 ha avuto dei lontani predecessori, come il Tacit Blue  e il Darkstar (molto di più si può leggere, riguardo all’oscuro albero genealogico del Sentinel, alla fine di questo articolo), che certamente sono stati costruiti per sfuggire ai radar di sorveglianza di o presso un territorio interdetto. Che cosa ha a che fare tutto ciò con il missile balistico antinave della Cina DF-21D? Molto in realtà. Se, infatti, l’RQ-170 sfoggia un così efficiente radar, come sembra essere dalle ultime foto ad alta risoluzione scattate mentre operava fuori dalla sua base a Kandahar, che si tratti di un avanzato radar a scansione elettronica attiva (AESA), o anche un più datato radar a scansione passiva dotato di funzionalità LPI, può solo far compiere un salto necessario alla Cina nella capacità d’intercettazione oltre l’orizzonte e di quasi invisibilità del suo programma dei missili balistici antinave DF-21D. Ciò che è più sorprendente, nella possibilità dei cinesi d’impadronirsi del drone RQ-170 perduto, non sono necessariamente i singoli sistemi di bordo, ma  il sistema di targeting in tempo reale e le capacità di collegamento dati che possiede e che potrebbero essere quasi direttamente adattati alla cellula dei loro droni HALE/BAMS. Un velivolo senza dubbio concepito per supportare il missile balistico anti-nave DF-21D in tempo reale, capace di restare in volo in modo continuo, con capacità avanzate di poter inseguire i movimenti degli obiettivi, e di cui hanno un così disperato bisogno per rendere efficace l’intero sistema. Quando si tratta di inseguire oggetti in movimento a grande distanza, l’alta qualità dei dati forniti su un bersaglio remoto è in grado di fornire la migliore possibilità che l’arma colpisca tale bersaglio, soprattutto se lanciato da migliaia di chilometri di distanza e centrandolo. Se la Cina ha infatti accesso ai sistemi di collegamento dati, di controllo del volo e ai sensori dell’RQ-170, non ci può essere alcun dubbio che la qualità dei dati sarà tale che la capacità dei loro UAV di raccogliere e trasmetterli farà un balzo in vanti di anni, se non di decenni.
Nel caso del DF-21D non è chiaro come il missile, volando a velocità ipersonica con testate indipendenti (un singolo missile DF-21D sarebbe in grado di trasportare più veicoli di rientro (MRV)) mentre punta verso le sue vittime marittime in movimento, possa in realtà individuare o agganciare gli obiettivi. Inizialmente, una sorgente di targeting, in questo caso un UAV di sorveglianza marittima a lungo raggio ad alta quota, ritrasmetterebbe le precise coordinate del bersaglio al centro comando e controllo, passando le coordinate a un sistema di lancio mobile terrestre, o possibilmente navale, di un DF-21D. Minuti dopo il lancio, mentre il missile è al suo apogeo e prima che la testata si separi, un aggiornamento dei dati in fase di volo può essere trasmesso dall’UAV collegandosi al missile tramite un satellite, per rendere più precisa la regolazione della fase finale del volo. Prima che la testata si separi, deve continuare a manovrare verso il suo obiettivo, cosa che equivale a colpire un francobollo che galleggia in uno dei Grandi Laghi. Un dispositivo di tracking terminale a bordo della testata, quindi entra in azione. Questo è il momento in cui le capacità reali del DF-21D diventano un mistero. Un attacco terminale guidato potrebbe essere realizzato utilizzando un sensore a infrarossi nel naso della testata o ‘veicolo di rientro’, che guiderebbe la fase finale dell’attacco. Avverrebbe così, dopo che le coordinate iniziali del target sono state inviate al momento del lancio e aggiornate, possibilmente, nel corso della fase di volo a “metà percorso” del missile. Il sistema di ricerca a infrarossi passivo di bordo, non essendo ad energia elettromagnetica, dovrebbe essere utilizzato per illuminare il bersaglio. Il sensore a infrarossi acquisirebbe l’area in cui la nave è più probabile che navighi, durante gli ultimi secondi di volo, nella speranza di bloccarsi sulla firma di calore della portaerei che manovra rapidamente. La portaerei statunitense cambierebbe rapidamente rotta e velocità, mentre i satelliti di allerta precoce per il rilevamento del lancio di missili balistici sicuramente rileverebbero la fase di spinta iniziale del DF-21, allertando il gruppo della portaerei del missile in arrivo, o più probabilmente, dei missili. Anche gli incrociatori e cacciatorpediniere lanciamissili classe AEGIS, del gruppo d’attacco della portaerei, tenterebbero di monitorare e inseguire il missile con le loro limitate capacità di difesa antimissili balistici.
Un altro modo per agevolare la fase finale dell’attacco del missile balistico antinave DF-21D è utilizzare i collegamenti dei dati non solo riportando le coordinate iniziali del bersaglio al lanciatore del missile, ma trasmettendone continuamente la posizione esatta mentre si muove nel tempo e nello spazio, via satellite, al missile, finché avvia l’attacco finale sul suo bersaglio. Ciò massimizza il data-linking e il radar dell’UAV, e la loro tecnologia per tracciare il movimento dei bersagli. Una piccola antenna che può resistere ai violenti effetti atmosferici al rientro di una testata, può essere in grado di fornire, in tempo reale, i dati necessari inviati da un UAV che utilizzi tecnologia derivata dal RQ-170, per colpire con precisione una portaerei in manovra, e con un elevato grado di affidabilità. In questo caso l’UAV, o qualsiasi altra piattaforma per il rilevamento a distanza, potrebbe letteralmente dire alla testata dove andare, tramite il collegamento dati, fino a quando non trapassa il ponte della portaerei volando a Mach 10. Un altro metodo, molto probabilmente, potrebbe utilizzare un sistema di ricerca radar attivo o passivo. Un ricercatore radar attivo, in pratica un piccolo radar come quello utilizzato per i missili aria-aria a medio raggio, potrebbe essere efficace, anche se la sensibilità del sistema è limitata, essendo fragile e complesso e suscettibile di inceppamenti. Un’alternativa più probabile, in questa fase della capacità tecnologica della Cina, almeno sarebbe di far puntare la testata, nella sua fase finale, sul bersaglio mentre attraversa l’atmosfera usando un vecchio, ma più robusto, sistema di guida radar terminale, noto come radar homing “semi-attivo”. Il radar homing “semi-attivo”, a volte chiamato “fascio a onda”, funziona in modo simile al già accennato radar dei missili aria-aria, come l’AIM-7 Sparrow, resosi popolare in Vietnam e con Desert Storm. Questa forma di targeting via radar utilizza una potente fonte radio per “dipingere” un bersaglio con una certa banda e frequenza di energia elettromagnetica. Poi lo stesso missile, dotato di una rudimentale testata di ricerca, sintonizzata per “vedere” l’energia riflessa del radar d’inseguimento lontano, semplicemente riconosce e insegue le onde radar riflesse dal target “dipinto”, fino al punto d’impatto o fino a quando si attiva il radar di bordo. Questa forma semplice, collaudata e affidabile di puntamento richiederebbe una fonte secondaria, in questo caso un UAV HALE/BAMS dotato di un radar potente, che traccia l’obiettivo per la testata attaccante, durante gli ultimi momenti del volo d’attacco. Utilizzando tecnologia ad alta potenza, ma compatta, AESA o ESA, dove un fascio di energia molto potente può individuare un bersaglio a grande distanza, si consentirebbe a un tale sistema di operare in modo efficiente. Inoltre, il potente radar degli UAV armati dovrebbe solo “dipingere” un obiettivo per un periodo di tempo continuo molto breve, solo pochi secondi, mentre la testata compie l’avvicinamento finale a velocità ipersonica.
Una volta che l’attacco è completato, il sistema di puntamento dell’UAV può passare alle “emissioni silenziose” e cambiare rotta per sfuggire alla rappresaglia, anche se sarebbe molto probabilmente oltre la portata di una squadra statunitense, in primo luogo. Inoltre, se la Cina può rigenerare i sistemi derivati dall’hardware del Sentinel per un tale compito, le informazioni da tale cellula furtiva permetterebbero al velivolo di avvicinarsi ulteriormente a una squadra statunitense. Anche se l’UAV venisse abbattuto da ciò che resta di un gruppo di portaerei, dopo un massiccio tiro di sbarramento di DF-21D, sarebbe un prezzo esiguo da pagare per quello che sarebbe l’attacco antinave di maggior successo in 70 anni. Tra le possibilità di targeting di cui sopra, alla fine, tra una decina di anni si potrà vedere un DF-21D dotato di una serie variabile di sistemi di guida terminale e di targeting, al fine di aumentarne le probabilità di successo quando ne viene sparata una raffica contro delle unità di superficie nemiche. In effetti, questo renderebbe più difficile per la nave presa di mira sapere quale tipo di attacco verrebbe perseguito contro di essa. Inoltre, l’uso di diversi metodi di guida terminale complicherebbe gravemente l’attuazione delle contromisure, come razzi direzionali agli infrarossi, dispositivi “accecanti” per le testate dotate di homing IR, o di chaff per testate dotate di homing radar.
Alla fine, la bassa probabilità di intercettazione dei collegamenti dati, sia per per il funzionamento dell’UAV che per indirizzare il missile nella fase iniziale e per guidarne la testata durante la sua fase terminale di volo, sarebbe il “Sacro Graal” di tale sistema d’arma, molto difficile da ingannare o confondere. A quel punto, solo una difesa basata su armi laser attive o “hit to kill” sarebbe in grado di respingere un attacco del genere, che potrebbe essere efficace contro un DF-21DS in rientro, e durante una bella giornata, ma inutile contro uno sbarramento massiccio. Un targeting a lungo raggio che utilizzi un UAV tipo High Altitude Long Endurance (HALE) in operazioni semi-autonome di tipo sorveglianza marittima su grandi aree (BAMS), dotato di data link a bassa probabilità di intercettazione (LPI) e radar di acquisizione ad alta potenza e ad alta risoluzione, sarebbe senza dubbio l’attivatore e il moltiplicatore di forza definitivo che permetterebbe al missile balistico antinave cinese DF-21D di raggiungere il suo pieno potenziale. Con la recente perdita di un avanzatissimo drone degli Stati Uniti, che quasi certamente era dotato di tutti i componenti sopra citati, i cinesi potrebbe compiere l’enorme salto tecnologico di cui hanno bisogno proprio al momento giusto, rendendo efficace tale pericolosa sistema d’arma d’interdizione di area. Un sistema volto a colpire al cuore la potenza degli Stati Uniti: i loro gruppi di portaerei.
Con tutta la sua potenza, un gruppo di portaerei statunitense è efficace solo se i suoi obiettivi rientrano nella gittata dei suoi aerei da combattimento e missile cruise. Un arsenale operativo di DF-21D, accoppiato a una efficace assistenza di targeting oltre l’orizzonte, negherebbe agli statunitensi la prossimità utile per colpire le coste cinesi e i mari circostanti, e con un margine enorme. La necessità di una robusta e resiliente forza di puntamento e sorveglianza a lungo raggio è così importante per il sistema DF-21D, che mi spingerei a dire che l’RQ-170 catturato dagli iraniani si presenta come una grande opportunità per la difesa della Cina, e un enorme aumento del rischio potenziale per la Marina degli Stati Uniti, di cui non c’è davvero alcun precedente noto. In sostanza, le capacità del RQ-170, se riprodotte in modo esatto, o anche in modo più rudimentale, possono benissimo aver dato ai progettisti cinesi il prezioso “anello mancante” che cercavano di avere per fare del loro pregiato DF-21D un vero “Carrier Killer” realmente operativo.

Potete leggere tutta la mia copertura sul RQ-170, nel link seguente, compresa la mia analisi fotografica e la serie sulle “Origini dell’RQ-170“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

IRAN-DRONEGATE: l’acrimonia di Washington per l’abbattimento del drone da spionaggio Top Secret

Dr. Ismail Salami Global Research, 14 Dicembre 2011 

Nota del redattore:
LA SAGA IRAN-DRONEGATE
Benvenuti in quello che potrebbe essere descritto come la “Saga Iran-DroneGate“, un finale di partita diplomatico diretti contro la Repubblica Islamica dell’Iran.
Global Research fornirà una copertura dettagliata di questo importante argomento.

Michel Chossudovsky, 14 dicembre 2011

L’abbattimento del drone spia è un segno che l’Iran è militarmente potente ed efficiente. Tuttavia, la missione segreta del drone, che si presume fosse la raccolta di dati segreti sui siti nucleari iraniani, consolida l’idea che Washington è più che mai intenzionata a realizzare operazioni segrete in Iran e che cova un piano malintenzionato per orchestrare un attacco contro i siti nucleari iraniani, se non un Armageddon nella regione.
In quello che sembra essere nient’altro che la sfacciata arroganza in stile USA, il presidente Barack Obama ha chiesto la restituzione del drone spia che ha violato lo spazio aereo della Repubblica islamica, ma il cui abbattimento  dall’esercito iraniano, ha umiliato i funzionari degli Stati Uniti.
Il drone top-secret RQ-170 Sentinel, che è usato da Washington nelle operazioni segrete che i funzionari degli Stati Uniti hanno già promesso di condurre in Iran, è stato vittima di un agguato elettronico ed è atterrato con un minimi danni nella città di Kashmar, a circa 140 miglia nell’Iran.
Consapevolmente ciechi sulle realtà della politica abissale di Washington, i media occidentali hanno trattato l’argomento con una predilezione per il sospetto e l’incredulità, e hanno usato il termine alquanto innocuo di ‘drone da ricognizione ‘. Tuttavia, quando più tardi, il Pentagono ha riconosciuto la “misteriosa perdita di un drone di sorveglianza“, non avevano altra scelta che affrontare la verità.
Ciò che colpisce come bizzarramente ridicolo, è il fatto che Washington abbia chiesto la restituzione del drone che hanno confessato di aver inviato in missione segreta per la raccolta delle informazioni.
‘L’abbiamo chiesto indietro. Vedremo come gli iraniani risponderanno’, ha detto Obama.
Ciò nonostante, l’Iran dice che non ha alcuna intenzione di restituire il drone e che Washington dovrebbe risarcire Teheran per aver violato lo spazio aereo del paese.
Spazzando via la possibilità di restituire il drone, il presidente della Commissione per la sicurezza nazionale e politica estera del Majlis iraniano, Alaeddin Boroujerdi, ha detto che la Casa Bianca deve affrontare le conseguenze della violazione dello spazio aereo iraniano.
L’insistenza di Washington nel riavere il drone scaturisce dalla  preoccupazione sulla natura segreta di ciò che gli iraniani avrebbero raccolto dalla tecnologia  dal drone spia.
Esperti militari iraniani hanno riferito della fase finale di estrazione delle informazioni dal drone. Le informazioni estratte verranno utilizzate per citare in giudizio gli Stati Uniti, dice un funzionario iraniano.
Quando è stato chiesto, in una conferenza stampa alla Casa Bianca, se lui era preoccupato che l’Iran potesse indebolire la sicurezza nazionale degli USA ottenendo informazioni dal drone abbattuto, Obama ha detto, “non ho intenzione di commentare questioni dell’intelligence classificate“.
Senza riferirsi direttamente al drone spia, Obama in precedenza aveva ripetuto la stessa vecchia minaccia che ‘tutte le opzioni sono sul tavolo nel trattare con l’Iran’, dicendo: “Oggi l’Iran è isolato, e il mondo è unificato dall’applicazione delle sanzioni più dure che l’Iran abbia mai sperimentato. Si può rompere questo isolamento, agendo in modo responsabile e abbandonando lo sviluppo di armi nucleari… oppure possono continuare ad operare in modo da isolarsi dal resto del mondo intero“.
Le parole minacciose di Obama contro l’Iran evidentemente odorano della letteratura del suo predecessore George W. Bush. Infatti, sta seguendo le orme di Bush e si è metaforicamente trasformato nella personalità belligerante di quest’ultimo.
È evidente che Washington ha recentemente intensificato la sua attività di spionaggio in Iran.
Il 21 maggio 2011, il Ministero dell’Intelligence iraniano aveva arrestato una rete di spionaggio composta da 30 persone che lavoravano per la CIA, e altri 42 agenti della CIA che avevano collegamenti con la rete. La rete della CIA era composta di cittadini ingannati per spiare per conto dell’agenzia, con il pretesto di rilascio dei visti, aiutandoli con la residenza permanente negli Stati Uniti e con l’offerta di lavoro e opportunità di studio nelle università statunitensi.
Secondo il Ministero dell’Intelligence iraniano, la rete dissolta è stata principalmente focalizzata sulle centrali nucleari del paese, i giacimenti e i centri gasiferi e petroliferi più sensibili, con lo scopo principale di sabotare queste aree.
Funzionari dei servizi segreti iraniani hanno appreso che gli agenti della CIA avevano raccolto informazioni provenienti da università e centri di ricerca scientifica, del settore delle industrie aerospaziale, della difesa e delle biotecnologie.
Inoltre, il 24 novembre 2011, l’Iran ha arrestato altri 12 agenti della CIA che stavano lavorando con il Mossad israeliano e miravano al programma militare e nucleare del paese. Il membro della Commissione per la sicurezza nazionale e politica estera del Majlis iraniano, Parviz Sorouri, ha detto che la CIA e gli apparati di spionaggio del Mossad, stavano facendo sforzi per danneggiare l’Iran sia all’interno che all’esterno, e che organizzavano un duro colpo con l’aiuto dei servizi segreti regionali.
Fortunatamente, con la rapida reazione del dipartimento d’intelligence iraniani, i loro tentativi si sono rivelati vani“, ha detto Sorouri. Se dice la verità, l’abbattimento del drone spia ha sicuramente inferto un colpo pesante all’apparato di intelligence della CIA e fatto svolazzare molte piume a Washington. In maniera atrocemente antagonista, l’ex vicepresidente statunitense Dick Cheney ha scatenato le sue ire sul presidente Barack Obama, dicendo che avrebbe dovuto reagire, nell’essere colti a spiare, con un attacco aperto contro l’Iran.
La risposta giusta sarebbe stata quella di farlo subito, dopo che era stato abbattuto“, ha detto Cheney. Confondendo l’Iran con l’Iraq e l’Afghanistan, ha suggerito che questo potrebbe essere fatto sia con una invasione di terra, per recuperare il drone perso, o bombardando la zona fino a quando il drone veniva distrutto.
La giusta risposta a ciò sarebbe stata andarci subito dopo che era stato abbattuto e distruggerlo. Potete farlo dal cielo. Potete farlo con un rapido attacco aereo, e in effetti rendergli impossibile trarre benefici dal drone che hanno catturato. Mi è stato detto che il presidente aveva tre opzioni sulla sua scrivania. Le ha respinte tutte. Sono tutti coinvolti nell’inviare qualcuno a cercare di recuperarlo, o se non potete farlo, ammettendo che sarebbe stata un’operazione difficile, avreste certamente potuto andarci e distruggerlo a terra con un attacco aereo. Ma lui non ha preso nessuna delle opzioni. Ha chiesto loro di restituirlo. E non hanno intenzione di farlo.”
La furia del povero Cheney è abbastanza sensibile e patetica, e la difficile situazione del presidente Obama non è difficile da immaginare.
Tuttavia, sarebbe meglio se i funzionari degli Stati Uniti confessassero il valore militare dell’Iran, invece di attribuire disperatamente la perdita del loro drone alla inettitudine del loro Presidente.
L’abbattimento del drone spia è un buon segno che l’Iran è militarmente potente ed efficiente. Tuttavia, la missione segreta del drone, che si presume fosse la raccolta di dati sui siti nucleari segreti iraniani, consolida l’idea che Washington è più che mai intenzionata a realizzare operazioni segrete in Iran e che cova un piano malintenzionato per orchestrare un attacco contro i siti nucleari iraniani, se non un Armageddon nella regione.  

Il Dr. Ismail Salami è uno scrittore e analista politico iraniano. Scrittore prolifico, ha scritto numerosi libri e articoli sul Medio Oriente. I suoi articoli sono stati tradotti in diverse lingue.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Note sull’RQ-170 e le vertigini nebbiose sull’Iran

Dedefensa 9.12.2011

Così, sembra che gli iraniani abbiano mostrato al mondo il RQ-170 in condizioni superbe, la prova della qualità della macchina, mentre era parcheggiata in un hangar, lontano dalla ricognizione  elettronica di un altro RQ-170 che volasse nel cielo iraniano (la CIA ne ha un numero). Il DVD ormai famoso può essere trovato, per rintracciare la fonte, su PressTV.com dell’8 dicembre 2011:
«L’Iran ha pubblicato il video del più avanzato drone da ricognizione statunitense, abbattuto dall’esercito iraniano nella parte orientale della Repubblica islamico all’inizio di questa settimana».
Il filmato ha immediatamente innescato una valanga di commenti, valutazioni e ipotesi. Il sospetto si confonde con lo scetticismo, il catastrofismo con le suggestioni dei cambiamenti enormi che questo evento potrebbe causare nei piani del blocco BAO, e naturalmente, negli Stati Uniti in particolare.

L’RQ-170 dell’Iran è un “falso autentico“?
Uno degli assi originali(?) dei commenti era: Questo è un RQ-170 “falso”. In questo caso, tanto di cappello agli iraniani per sapere cosi rapidamente realizzare un “falso” di così buona fattura, oppure, un’altra ipotesi, ciò dimostrerebbe che loro stessi hanno un proprio pseudo RQ-170, vero o falso, chi lo sa… È particolarmente la Danger Room, l’8 Dicembre 2011, che sviluppa questa tesi. Ci sono vari argomenti che vengono sviluppati, tra cui il famigerato tradimento degli iraniani (in contrasto con il comportamento leale del blocco BAO), sempre pronti a ingannare il blocco BAO.
«Avvertenze. Quando si tratta di notizie dall’Iran – in particolare in materia di imprese militari – le false e sciocche storie ufficiali devono essere prese con una sana dose di scetticismo quale ingrediente necessario».
AOL.Defense.com dell’8 dicembre 2011 va nella stessa direzione. Il sito, tuttavia, ha i suoi esperti, e parlano anche della pittura stessa per mostrare l’inganno iraniano.
«Il nostro esperto è, beh, molto esperto. Ecco cosa ha detto in una e-mail dopo che gli ho inviato il link al filmato iraniano. “Sembra un falso”, ha scritto. “Non sembra un velivolo che ha perso il controllo. Colore è anche sbagliato, e non mostrano il carrello di atterraggio o la parte inferiore del velivolo … e le saldature sulle giunture delle ali sono difficilmente furtive…” Al fine di evitare i radar, le saldature sugli aerei stealth deve essere molto vicino alla superficie della struttura ed estremamente lisce».

L’RQ-170 è “autenticamente reale“?
Oltre a questo, o piuttosto il contrario, per molti altri commentatori si tratta, infatti del vero RQ-170. Intervistato dalla CNN, Bill Sweetman di Aviation Week & Space Technology, ha detto che gli sembrava che questo sia il vero RQ-170. La stessa CNN ha rilasciato un breve messaggio del suo giornalista Chris Lawrence, il 9 dicembre 2011, per noi in Europa, dove ha fornito un primo risultato della sua indagine – dal momento che è su Tweeter, è necessariamente  conciso – su questo nuova polemica nella polemica: “Ufficiale degli Stati Uniti dice @clawrencecnn “Non vi è ragione di ritenere il drone del video iraniano  falso“.
Tutti hanno un esperto e un “ufficiale”, così sappiamo anche che la CIA sta studiando attentamente il video iraniano. Per il colmo della villania, il video mostra che gli iraniani hanno avvolto la parte inferiore dell’unità (carrello di atterraggio) con una strana bandiera statunitense, necessariamente smisurata, allungata per la sua lunghezza. Così si perdono dettagli preziosi.
Va notato tuttavia che il prestigioso esperto Loren B. Thompson che aveva annunciato che gli iraniani, con questa “preda”, avevano in mano un mucchio di rottami senza valore, non mette in discussione l’autenticità della cosa mostrata dal video iraniano (su Forbes, l’8 dicembre 2011).
«Tuttavia, la televisione iraniana ha oggi trasmesso le prime immagini di quello che dice di essere il drone abbattuto, e l’aereo sembra essere quasi del tutto intatto. In effetti, uno dei funzionari militari nel film si vede far scivolare una parte delicata, dentro e fuori dai suoi slot sulla cellula, indicando praticamente l’assenza di alcun danno. A prima vista, sembra che gli iraniani siano davvero in possesso del drone, e saranno in grado di esaminarlo attentamente per capire come la comunità dell’intelligence USA ha spiato la loro nazione. Se è così, questo è un colpo significativo per la comunità dell’intelligence statunitense, cosa che porterà sicuramente ad un’indagine prolungata in cui un tale sensibile sistema di raccolta di intelligence sia letteralmente caduto nelle mani dell’Iran…»
(Seguendo un numero di argomenti per mostrarci che questo “terribile colpo” inflitto al segreti degli Stati Uniti, non è granché, per motivi numerosi quanto le argomentazioni.)

Il caso del raid per distruggere l’RQ-170
Oltre a questa controversia nella controversia, un’altra polemica nella polemica, che riguarda la reazione dell’amministrazione Obama. In una parola, l’amministrazione Obama prevedeva di lanciare un raid delle forze speciali “con l’aiuto di agenti statunitensi infiltrati nelle forze iraniane” (che è una ammissione inedita), o un attacco aereo per distruggere il RQ-170 catturato, abbandonando infine l’idea dicendo che questa azione sarebbe considerata “un atto di guerra”, con possibili conseguenze incalcolabili. Il Wall Street Journal aveva riferito della questione il 4 dicembre. Il New York Times l’ha confermato, il 7 dicembre 2011: «Due funzionari hanno detto che gli Stati Uniti hanno brevemente considerato di recuperare il drone abbattuto, o di distruggerlo, come per primo è stato riportato dal Wall Street Journal, ma l’operazione è stata ritenuta troppo rischiosa» – ciò, prima di dare ulteriori dettagli.
Questi sono i dettagli di particolare interesse per DEBKAFiles.com dell’8 dicembre 2011. Il sito israeliano riferisce le informazioni del New York Times e, in particolare, ne espone stati, secondo esso, le conclusioni tratte dagli israeliani che avrebbero “seguito intensamente” le deliberazioni statunitensi sulla questione. DEBKAFiles.com ritiene che questa decisione dell’amministrazione Obama abbia rafforzato il partito dei duri in Israele, e convinto i leader israeliani che non dovrebbero contare sugli Stati Uniti per attaccare l’Iran.
«Le discussioni interne all’amministrazione Obama su come gestire la perdita dell’importante drone da ricognizione sono intensamente seguite a Gerusalemme. Le decisioni adottate contro l’avvio di una missione per recuperare o distruggere il top-secret Sentinel, sono percepite in Israele come sintomatico della più ampia decisione di annullare la guerra occulta che gli USA stanno conducendo da alcuni mesi contro il programma per la bomba nucleare dell’Iran – almeno fino a quando i danni causati dall’incidente del  RQ-170 saranno pienamente valutati. Un alto funzionario della sicurezza israeliana ha detto questo: “Tutto quello che è successo riguardo il RQ-170 dimostra che quando si tratta di Iran e del suo programma nucleare, l’amministrazione Obama e Israele hanno obiettivi diversi. Su questo problema, ogni paese ha bisogno di andare per la sua strada.”»

L’RQ-170 e i piani per attaccare l’Iran
Ma l’aspetto più interessante nell’articolo di DEBKAfiles, sono le affermazioni sul carico operativa dell’RQ-170, una compilation del possibile piano di attacco attraverso gli obiettivi che sono stati identificati nelle informazioni a disposizione del drone.
«Alti diplomatici e di sicurezza israeliani che seguono la discussione a Washington, hanno concluso che, non agendo, l’amministrazione ha lasciato all’Iran non solo i segreti dei rivestimento furtivi del Sentinel, i suoi sensori e telecamere, ma anche i dati memorizzati nel computer di bordo sugli obiettivi segnalati per l’attacco degli Stati Uniti e/o d’Israele. Le fonti militari dicono che questa conoscenza costringe Stati Uniti e Israele a rivedere i loro piani di attacco per interrompere il programma nucleare iraniano…»
…Quindi, secondo la stessa analisi, la vera “catastrofe” di questa avventura (oltre alla necessità di rivedere i piani di attacco), che ha rivelato una enorme debolezza del sistema, quale sarebbe il fallimento dell’autodistruzione in caso di perdita di controllo. In questo caso di presenza di queste informazioni, è necessaria la revisione completa di questi sistemi a bordo dei droni statunitensi; “in questo caso”, si direbbe con un certo scetticismo, se il caso è confermato; ma la stessa ipotesi rimane un’incertezza e la burocrazia dell’intelligence del blocco BAO potrebbe basarsi sull’incertezza, anche se estremamente esigua? Il mondo del sistema tecnologico, nel grado di affermazione e di eccesso in cui si trova, non può essere soddisfatto che della perfezione in tale campo. Si tratta allora, per esempio, dell’ossessione per la perfezione, che è comprensibilmente una ricerca senza fine, dove l’ossessione trionfa sempre sulla perfezione…
Contro la tesi di DEBKAfile, ci sono quelli, come mostrato dalla Danger Room, che minimizzano questo aspetto delle informazioni trasportate dall’RQ-170, affermando che la “crittografia” delle informazioni che aveva, è assolutamente inviolabile per gli iraniani. Oppure … In questo argomento, si opporrà lo stesso argomento dell'”ossessione per la perfezione [...] dove l’ossessione trionfa sempre sulla perfezione…” Si deve essere perfettamente sicuri (che gli iraniani non possano decifrarli) ebbene, quindi, nulla è certo.

L’ossessione per la perfezione, o l’ossessione contro la perfezione
Il caro Loren B., nell’articolo citato, “ride bene” al pensiero degli innumerevoli esperti nella burocrazia dell’intelligence che si fanno una “bella risata” dopo aver letto tutte queste congetture e le ipotesi del sistema di comunicazione (esperti ‘indipendenti’, giornalisti, propagandisti, ecc), incluso i propri, in realtà – mentre tutte queste brave persone sanno poco dei vasti segreti di questa stessa burocrazia. Quindi, non ci sarebbe, in ultima analisi, nulla da temere…
«Gli operativi dell’intelligence statunitense devono essersela spassata alla grande vedendo la della copertura mediatica di questa settimana, riguardante il supposto abbattimento dall’Iran di un drone da ricognizione statunitense top-secret. Il governo ha rivelato alcuni dettagli sul velivolo senza pilota RQ-170 Sentinel, ad esempio la quantità di cui ne possiede o che tipo di missioni il di sistema è in grado di eseguire. Dal momento che i giornalisti non sono titolari di una qualsiasi delle autorizzazioni di sicurezza pertinenti, la loro copertura è necessariamente congetturale».
… Beh, non condividiamo la sana gioia di Loren B., sempre in virtù della famosa equazione che abbiamo proposto tra “perfezione” e “ossessione”. Il sistema del tecnologismo, nella sua  maestosa superpotenza, può infatti, come abbiamo detto, andare sul sicuro non lasciando spazio ad alcuna ipotesi, a caso, probabilità, anche estremamente limitata, anche infinitamente minima. Il sistema del tecnologismo abbraccia il mondo, quindi, può essere soddisfatto solo dalla perfezione nel suo campo, che deve  controllare in modo assoluto, la ricerca della perfezione è necessariamente una ricerca senza fine, perché non c’è un riferimento assoluto che assicuri la perfezione, e la ricerca della perfezione diventa ossessione, cioè una patologia della psicologia, che implica confusione, ansia e così via, sviluppandosi in misura inversa al progresso nella riduzione del dubbio implicito che questa ricerca della perfezione richiesta dal sistema del tecnologismo… Più si crede di avvicinarsi alla perfezione nella sua ricerca, che comporta la certezza del compimento perfetto della superpotenza del sistema del tecnologismo, più questa ricerca alimenta la paura del dubbio che non possiamo eliminare completamente, alla fine, il più piccolo granello di sabbia che, in ultima analisi, vi farà dubitare di questa stessa perfezione, esattamente quando la ragione vi dice che l’avete raggiunta… Dio Dubita di Dio, per così dire.
Certo, la nebbia iraniana, non rende le cose più facili.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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