L’esercito siriano può abbattere i missili tomahawk

Valentin Vasilescu, Réseau International, 11 settembre 2013

88I cacciatorpediniere classe Arleigh Burke hanno a bordo fino a 90 missili da crociera Tomahawk (TLAM) e i sottomarini d’attacco classe Los Angeles ne hanno 40, ma non sono una novità per l’esercito siriano. Né lo sono i bombardieri strategici B-52, che possono portare fino a 22 Tomahawk (CALCM), di cui 16 sui lanciatori rotanti (solo 8 per ridurre il consumo di carburante) e 6 sotto le ali. Né che il missile da crociera ha in memoria una traiettoria prefissata che il missile, una volta lanciato, non può cambiare. I missili da crociera non possono essere lanciati in salve, ma solo uno alla volta dai cacciatorpediniere e dai sottomarini (in ondate di 5-15 missili da crociera), la distanza tra essi è di almeno 20-30 km. Questo è un sistema di sicurezza per evitare collisioni a mezz’aria. La successiva ondata di missili da crociera può essere lanciata solo dopo 15-20 minuti dai precedenti. L’esperienza dimostra che circa il 5-10% dei missili da crociera, subito dopo il lancio, soffre di un guasto tecnico. Ecco perché i missili sono seguiti con esattezza entro i primi 50-70 km dai radar della nave che li lancia, con uno scarto di circa 15° rispetto alla rotta inserita nella memoria, quindi il controllo dell’autodistruzione viene innescato.
La distanza tra i cacciatorpediniere, i sottomarini e i bombardieri, che lanciano i Tomahawk, e gli obiettivi in Siria viene coperta in un ora e 45 minuti/due ore. Il tempo a disposizione è sufficiente per i comandanti della forza aerea e della difesa antiaerea siriane per calcolare con grande precisione la zona più probabile che ogni Tomahawk sorvolerà e quando. E i comandanti delle Forze aeree siriane stabiliranno, per ogni Tomahawk lanciato, 3-4 zone aeree scaglionate in successione a partire dalla prima linea sul Mediterraneo. In queste zone aeree, verrebbero inviati gli aerei da combattimento più potenti con l’equipaggiamento più ottimale per tali fini e pilotati dai migliori equipaggi siriani. Vi sono molti dettagli sull’implementazione assai sofisticati e la pianificazione impeccabile di questa missione fondamentale per l’esercito siriano, su cui per ragioni comprensibili mi rifiuto di parlare.
Per diversi decenni, i piloti russi di aerei da combattimento sono stati addestrati alle procedure per intercettare e distruggere i missili da crociera, ciascuno eseguendo almeno quattro esercitazioni annuali, con tiri reali, nel poligono di Astrakhan contro aerei senza pilota simulanti perfettamente il profilo di volo del Tomahawk. In base ad un accordo tra Nicolae Ceausescu e i dirigenti del Cremlino, una rotazione di due gruppi di 24 piloti da caccia rumeni, addestrati ad abbattere i missili da crociera, fu testata fino al 1991, effettuando tiri reali, di giorno e di notte, su bersagli aerei che volavano a bassa quota, nel poligono di Astrakhan. Negli ultimi anni dell’era Ceausescu, la Romania aveva acquistato dai sovietici una squadriglia di aerei senza pilota tipo VR-3, la cui manovrabilità, quota di volo e velocità erano identici a quelli del Tomahawk. La loro missione principale era la ricognizione aerea e, in secondo luogo, addestrare i piloti da caccia e le batterie dei missili antiaerei nelle procedure d’attacco dei missili da crociera. Per motivi politici nel 1995, i VR-3 smisero di volare e furono rimossi dall’arsenale. I piloti da caccia rumeni non compirono più, dal 1991 fino ad oggi, nessuna vera esercitazione intercettando bersagli aerei. Con il tempo e il cambiamento generazionale, tutti hanno perso la capacità di attaccare i missili da crociera.
Durante la Guerra del Golfo del 1991, gli Stati Uniti lanciarono 35 CALCM e 288 TLAM, e nell’aggressione militare della NATO contro la Jugoslavia, nel 1999, 60 CALCM e 150 TLAM furono lanciati. Mentre i piloti da caccia avevano discrete capacità, né i piloti iracheni né i piloti jugoslavi erano stati addestrati a riconoscere e attaccare di notte i missili da crociera, senza  conoscerne la rotta e il momento del lancio. Così non furono in grado di rilevare e abbattere i missili da crociera. Se i russi decidessero d’informare sulla tempistica dell’operazione, le coordinate di lancio e di guida di ogni missile da crociera lanciato dagli Stati Uniti, per l’esercito siriano la probabilità di eliminarli sarà vicina al 50%. Questa percentuale può aumentare o tendere a zero, a seconda della competenza professionale e alla calma mostrate dalla leadership militare siriana e dall’addestramento dei piloti e dei comandanti delle batterie dei missili antiaerei in questo tipo di missione.
L’aviazione siriana allinea 60 MiG-29, di cui 36 delle versioni M/M2 e SMT, sulle quali sono state installate apparecchiature KOLS/OEPS-29 di categoria IRST (ricerca e inseguimento bersaglio via infrarossi), il resto sono MiG-29C che hanno a bordo un meno efficace S-31E2. L’OEPS-29 è basato su un sensore montato sul naso per rilevare bersagli aerei indipendentemente dal radar. Nell’emisfero posteriore rileva bersagli distanti da 12/18 a 50 km. Nei test, con meteo perfetto, l’OEPS-29, sensore raffreddato con azoto liquido, aveva rilevato bersagli aerei fino a 90 km. Il sensore a infrarossi è accoppiato ad un microprocessore che controlla il processo di scansione dell’antenna radar dello spazio aereo (a ± 60° in azimut e a 60/-15° di elevazione). L’OEPS-29 è un ricevitore passivo che non viene rilevato e non può essere neutralizzato da interferenze. Altri 60 MiG-23MLD e 30 MiG-25PD siriani sono stati modernizzati dai russi, dotandoli di equipaggiamenti 23MLet TP-26Sh-1 a scansione ai raggi infrarossi a ± 40° azimut e 30/-15° in elevazione, potendo rilevare bersagli aerei a 15-25 km nell’emisfero posteriore.
Si può concludere, da quanto sopra, che almeno in teoria i siriani avranno abbastanza tempo per intercettare e abbattere con la loro aviazione i Tomahawk lanciati dagli statunitensi. Resta da dimostrare se vogliono e se i comandanti ne saranno capaci.
La reazione delle batterie di missili e artiglieria antiaerei dell’esercito siriano non deve essere sottovalutata, anche se i missili da crociera Tomahawk sono quasi invisibili ai loro radar. Il dispositivo di combattimento sembra scaglionato sul territorio per settori e allineamenti distinti. Damasco, l’obiettivo principale degli attacchi mirati USA, ha una forte densità di sistemi antiaerei, ossia 10 batterie di missili S-75, 8 batterie di S-125 e 28 di 2K12 (Kub).  Allo stesso modo, al confine sud-occidentale con Giordania e Israele, vi sono 7 batterie di S-75, 6 di S-125 e 9 batterie di 2K12 (Kub). Ma anche nella Siria nord-occidentale, dove vi sono due linee concentriche della difesa antiaerea profondamente scaglionate: le coste sul Mar Mediterraneo (5 batterie di S-75, 12 di S-125, 2 di S-200) e Homs-Aleppo (11 batterie di S-75, 10 di S-125, una di S-200 e 12 batterie di 2K12). Va notato che le stazioni di controllo del tiro delle batterie di missili e artiglieria antiaerei dell’esercito siriano, hanno un canale principale con radar di rilevamento e puntamento e un canale elettro-ottico. I vecchi sistemi antiaerei si basano su una telecamera comune 9Sh38/83-2 Karat, e i sensori delle emissioni termiche sono montati in cima a un’antenna di 21 metri.
Nei sistemi antiaerei a medio raggio Pantsir, Osa-1T, Buk-M2 e Tor, il canale di guida delle stazioni di controllo del tiro si basa su un modulo di ricerca indipendente agli infrarossi (1TPP1), con due sensori operanti su due canali. Uno per la ricerca omnidirezionale nello spazio aereo, funzionante nella gamma dei 3-5 micron, e l’altro per la rigorosa localizzazione dei missili da crociera, la cui impronta termica è compresa tra 0,8 e 0,9 micron. I segnali dei sensori vengono elaborati digitalmente e inviati al centro di controllo del tiro. Il tempo trascorso tra il rilevamento del bersaglio e il lancio del missile dalla rampa è di 4 secondi. L’esercito siriano ha oltre 4000 missili portatili russi 9K32, 9K34 e centinaia delle varianti più moderne 9K338 Igla-S, di cui gli operatori sono dotati di visori notturni. Mentre il missile da crociera vola a 50-100m sopra il terreno, una volta individuato, la probabilità di essere colpito con un missile portatile, dalla portata massima di 5 km, è del 48%. Dal 2000, la Siria ha collaborato per 10 anni con la società italiana Galileo Avionica, importando o producendo su licenza migliaia di telecamere a infrarossi di tipo militare, di cui solo 500 sono state montate su carri armati e veicoli da combattimento per la fanteria. Inoltre, l’azienda Rosoboronexport (Russia Romarm) ha consegnato all’esercito siriano, a giugno, una lunga serie di equipaggiamenti militari, tra cui un numero insolitamente elevato di dispositivi per la visione notturna, basandosi su una richiesta pervenuta nel marzo 2013.
Ricordiamo che il tempo a disposizione del comando della difesa antiaerea siriana, per la riconfigurazione del dispositivo antiaereo, è di un’ora, due al massimo, dopo la notifica da parte russa dei lanci e della traiettoria della prima ondata di missili crociera. L’arte militare è la felice combinazione di  scienza militare, esercitate competenze nel comando, d’intelligenza e dose d’immaginazione superiori alla media. Sono i comandanti della difesa antiaerea siriani che devono dimostrare di avere padronanza pratica dell’arte della guerra. Non mi permetto di lanciare ipotesi sulla configurazione ottimale della futura postura della difesa antiaerea siriana. Un fattore perturbatore della difesa aerea siriana nel combattimento dinamico è l’interferenza elettronica, in grado di generare centinaia di falsi bersagli nello spazio aereo siriano, per innescare la reazione prematura della difesa antiaerea, permettendone la penetrazione ai missili da crociera. Di solito i falsi bersagli vengono lanciati 3-5 minuti prima dei missili da crociera. Seguono un percorso prestabilito e cambiano direzione durante il volo per non rivelare la posizione degli obiettivi reali dei missili da crociera. Questo tipo di interferenze è stato utilizzato con successo in Jugoslavia, nelle guerre del Golfo e in Libia, da parte dei velivoli statunitensi EA-6B Prowler, EA-18G Growler ed EC-130H Compass Call. L’esercito israeliano ha usato, per attaccare obiettivi in Siria, un velivolo da guerra elettronica Gulfstream G550 Shavit. I velivoli da guerra elettronica sono costretti a rimanere lontano dai confini, al di là della portata della difesa aerea siriana. Il segnale di interferenza dei radar del velivolo è più debole e più distante dei falsi bersagli che genera, permettendo al sistema di controllo automatizzato della difesa antiaerea di dare la priorità ai bersagli più pericolosi, ignorando i velivoli da guerra elettronica.
Il gruppo navale russo nel Mediterraneo monitora costantemente l’intero spettro delle emissioni elettromagnetiche nella regione, grazie alla nave Prjazove (SSV-201). In collaborazione con le apparecchiature elettroniche delle batterie antiaeree tipo S-300, presenti a bordo dell’incrociatore Moskva, pochi secondi dopo l’avvio dei disturbi da parte del velivolo da guerra elettronica, l’equipaggio del Prjazove, tramite il metodo della triangolazione, rileva la disposizione di ogni fonte delle interferenze. Una volta identificati, questi obiettivi vengono inseriti nel programma di sorveglianza continua e i dati della loro traiettoria vengono inviati a tutte le navi russe e al centro comando aerospaziale di Armavir. Se i russi hanno proposto ciò, i siriani ne saranno istantaneamente informati, sui loro schermi radar, e potranno eliminare tutti i falsi bersagli e abbattere i velivoli da guerra elettronica.

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Valentin Vasilescu, pilota dell’aviazione, ex vicecomandante della base  militare di Otopeni, laurea in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari di Bucarest nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Evoluzioni Russe

DeDefensa - 15.08.2012

Uno dei nostri lettori ha segnalato, il 15 agosto 2012, una notizia pubblicata dalla Voce della Russia (14 agosto 2012), sulla continua presenza di sottomarini nucleari russi lungo le coste degli Stati Uniti. Questa informazione è stata presentata proveniente dal sito “Washington FreeBeacon“, dove è stata effettivamente pubblicata il 14 agosto 2012. La notizia è stata in gran parte spiegata, e in particolare sottolinea: 1) che la crociera dei sottomarini lanciamissili da crociera (a testata nucleare) del tipo Akula (NATO), non è stata rilevata per settimane nelle aree strategiche navali al largo delle coste degli Stati Uniti (nel Golfo del Messico), a portata degli Stati Uniti; 2) che è divenuta nota ai  militari statunitensi solo dopo esser terminata; 3) che dei voli di aerei Tu-95 Bear (da ricognizione strategica o lanciamissili da crociera) si sono svolti nei pressi dell’Alaska e della California, a giugno e luglio…
Un sottomarino d’attacco a propulsione nucleare russo, armato con missili da crociera  a lungo raggio, ha operato inosservato nel Golfo del Messico e viaggiato per diverse settimane, nelle acque strategiche statunitensi, e ciò è stato confermato solo dopo che aveva lasciato la zona, il Washington Free Beacon ha informato. E’ la seconda volta dal 2009, che un sottomarino d’attacco russo effettua pattugliamenti così vicino alle coste statunitensi. L’incursione furtiva del sottomarino nel Golfo, ha avuto luogo nello stesso momento in cui dei bombardieri strategici russi compivano incursioni nel ristretto spazio aereo statunitense, nei pressi di Alaska e California, a giugno e luglio, mettendo in evidenza la crescente assertività militare di Mosca. Il pattugliamento del sottomarino ha anche dimostrato quello che gli ufficiali statunitensi hanno definito le carenze delle capacità nella lotta antisottomarini degli USA, forza che sta affrontando dei tagli, secondo il piano dell’amministrazione Obama per ridurre la spesa nella difesa di 487 miliardi di dollari nei prossimi 10 anni. La marina è anche incaricata di rilevare i sottomarini, soprattutto quelli che navigano nei pressi dei sottomarini nucleari lanciamissili, e utilizza sensori sottomarini per individuarli e monitorarli. Il fatto che l’Akula non sia stato rilevato nel Golfo è motivo di preoccupazione, hanno detto gli ufficiali statunitensi.”
Sullo stesso sito FreeBeacon si legge una notizia interessante, del 15 agosto 2012, riguardo alle batterie antiaeree S-300 ordinate dall’Iran alla Russia e, infine, non consegnate. Questo caso oggi imbarazza la Russia e l’Iran; gli iraniani erano andati in un tribunale internazionale chiedendo il risarcimento dei danni alla Russia. La notizia è l’annuncio che un gruppo importante, all’interno della leadership russa, attualmente preme affinché la vendita, cancellata nel 2010 a seguito di una risoluzione delle Nazioni Unite (mentre, secondo gli iraniani, il contratto precedeva di tre anni la risoluzione, e che non vi rientrava legalmente), sia finalmente assolta. Dettagli interessanti vengono forniti sul modello Almaz Antey-S-300PMU-1, circa la sua capacità superficie-superficie o antinave, in aggiunta alle sue ben note capacità di difesa aerea, e in generale alle forti paure di israeliani e statunitensi. Secondo l’analisi dell’esperto di Novaja Gazeta, Pavel Felgenhauer (Non troppo affidabile, in realtà. NdT):
Il sistema S-300 ha capacità “doppio uso” costruita in considerazione delle esigenze di progettazione, Felgenhauer e altri dicono. Utilizza un missile balistico superficie-superficie, come applicazione secondaria che è stata completamente testata e convalidata. L’S-300 in mani iraniane è in grado di essere schierato e riconfigurato come un sistema di missili balistici a corto raggio convenzionale, sia terrestre che antinave, includendo negli obiettivi le navi da guerra degli Stati Uniti che operano nel Golfo Persico. Il sistema, anche configurato in questo modo, potrebbe esser dotato di una “testata speciale”, eufemismo ufficiale russo per indicare la testata nucleare“.
Ma, senza dubbio, la precisione più interessante, di natura politica, viene dato alla fine di questo testo, e naturalmente riguarda la proposta di vendere infine l’S-300 all’Iran, e che riguarderebbe sia le presunte attività del sottomarino tipo Akula che quelle dei Tu-95; ciò viene comunicato da uno “specialista degli Stati Uniti di affari russi“, senza ulteriori spiegazioni…”In un altra epoca, ci sarebbe stata più riluttanza da parte del governo russo, per la reazione degli Stati Uniti, alla conclusione della vendita all’Iran, che il resto del mondo crede violare le sanzioni delle Nazioni Unite“, ha detto un ex-specialista militare sulla Russia statunitense. “Ma vi è una sola condizione, oggi, che incoraggia i russi ad agire meno responsabilmente.” Una di queste condizioni, dice lo specialista militare, è la politica del “re-set” della Casa Bianca, che ha portato i russi a vedere “Obama debole e disinformato sugli affari esteri.”
La questione della veridicità degli eventi menzionati scompare in gran parte dietro tale avviso, raccolto alla fine del testo sull’S-300. La fonte generale (FreeBeacon) è chiaramente identificata: un “giornale on-line” pubblicato dal febbraio 2012 dal Center of American Freedom, un nuovo think-tank di tendenza neocon, anch’esso creato nei primi mesi del 2012. Le informazioni supportano l’idea di una debole difesa degli Stati Uniti, di una Russia che diventa più “aggressiva”, di un Obama debole, ecc., Tutto questo in base alla narrativa dell’ambiente. (La tendenza neocon è più visibile nel modo di presentare le notizie e di sfruttarle.)
L’obiettivo centrale per noi – Obama è “debole” ma soprattutto “disinformato” nel campo degli affari esteri, e “debole” perché “male informato” – è estremamente credibile, se non tangibile, e senza dubbio incontra molte disavventure da parte russa, e le ripetute delusioni su Obama, che ha promesso molto alla Russia, dando pochissimo; e sempre, comunque, con l’avviso mai negato dai russi che Obama sia un uomo di cui poter avere fiducia, se le sue promesse non sono state mantenute e le sue valutazioni sono fuorvianti, possono essere spiegate interamente dalle sue scarsissime informazioni sulla politica estera. Ciò non ha davvero nulla del complotto, necessariamente, tanto meno con le circostanze, argomentate dal citato “specialista”, del “re-set politico” di Obama verso la Russia, ma rivela ovviamente la frattura e le divisioni burocratiche e l’influenzare del sistema, assolutamente radicale negli Stati Uniti e che non può essere che sconfitto da un “golpe” all’interno, tipo “Gorbaciov americano”, cosa che Obama non ha mai avuto l’audacia di prendere in considerazione. (Per inciso, la “sottoinformazione” del presidente è condivisa da vari ministeri ed agenzie, ognuno con le sue politiche, informazioni, ecc., qualunque sia la politica nei confronti della Russia.) Secondo questa visione, non vi è alcuna ragione di non accettare le informazioni fornite dal FreeBeacon, rispetto ad altre fonti più ufficiali, e ci sono anche molti professionisti che ritengono perfettamente normale e logico che i russi inizino ad adottare misure concrete, per far capire alla dirigenza degli Stati Uniti che le cose stanno diventando serie. La nostra sensazione, al riguardo (vedasi 4 giugno e 11 luglio 2012 ) era e rimane che i russi, in realtà, dovranno, se già non lo fanno come si dice qui, indurire il loro atteggiamento verso lo sviluppo della crisi, in particolare la crisi siriana e la crisi dello scudo antimissile, d’altronde collegate tra di esse e a tutto ciò che va con esse. Ciò che abbiamo annunciato va in questa direzione, anche in assenza di rischi indebiti che minacciano di innescare reazioni a Washington, che si trova al limite, con le sue minacce, le sue capacità militari, i suoi mezzi per migliorarli, la sua capacità di dirigere una spedizione punitiva… Di fronte a un “impero” assolutamente marcio e traballante, Putin & Company avrebbero corso un modesto rischio inviando in crociera alcuni sottomarini e dei buoni vecchi Tu-95…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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