Pronto il primo sottomarino nucleare indiano costruito con l’aiuto russo

Arun Mohanty, RIR, 5 dicembre 2013

arihant released early June 2010L’INS Arihant, primo sottomarino a propulsione nucleare lanciamissili dell’India, nell’ambito del programma Advanced Technology Vessel (ATV) della Marina indiana, con l’aiuto russo, è pronto per le prove in mare. Il reattore del sottomarino è stato attivato ad agosto. Le prove in mare, che includeranno il lancio di missili balistici a testata nucleare K-15 dal sottomarino all’inizio del prossimo anno, sarà la pietra miliare del potenziamento della deterrenza strategica dell’India. Il comandante della Marina indiana Ammiraglio D K Joshi, ha detto che il reattore nucleare dell’INS Arihant, attivato il 10 agosto, è attualmente oggetto di una serie di attività per raggiungere la piena potenza a Vishakapatanam. Ciò sarà completato nelle prossime settimane e il sottomarino nucleare effettuerà le prove in mare, avendo già completato le prove di accettazione in porto, ha detto l’ammiraglio Joshi.
Il programma ATV fu concepito nei primi anni ’70, all’indomani della guerra indo-pakistana del 1971, quando la portaerei degli Stati Uniti USS Enterprise fu schierata nel Golfo del Bengala per intimidire l’India, e dopo che l’Unione Sovietica inviò navi armate con missili nucleari e sottomarini nucleari nella baia per scongiurare la minaccia statunitense. La presenza di una formidabile flotta nucleare sovietica nel Golfo del Bengala a sostegno dell’India, giocò un ruolo importante nel neutralizzare i piani statunitensi e porre fine alla guerra. A quanto pare, l’allora primo ministro indiano Indira Gandhi apparentemente fu molto impressionata dalla flottiglia a propulsione nucleare sovietica, ed ordinò il programma ATV. Anche se il programma fu concepito dalla signora Gandhi, tutti i successivi primi ministri dell’India, tra cui Rajiv Gandhi, VP Singh, IK Gujral, Atal Bihari Vajpayee e l’attuale Primo ministro Manmohan Singh, hanno mostrato notevole interesse nel successo del programma.
L’Arihant può trasportare dodici missili nucleari K-15. In linea con la ‘politica del non primo impiego’ dell’India, il sottomarino permetterà lo sviluppo di una credibile ‘capacità di secondo colpo’ del Paese. Il sottomarino nucleare non solo incrementa la deterrenza strategica dell’India, ma riflette anche la saga della cooperazione strategica del Paese con la Russia. Infatti, il progetto dell’Arihant si basa sui sottomarini russi classe Akula-1 e il suo reattore ad acqua pressurizzata da 83MW è stato costruito con il significativo contributo russo. Mentre il suo equipaggio di 100 membri è stato addestrato da specialisti russi, gli scienziati indiani del Bhabha Atomic Research Centre hanno tratto una significativa esperienza nel ridurre le dimensioni del reattore per poterlo inserire nello scafo del diametro di 10m del sottomarino nucleare.
Il primo ministro indiano Manmohan Singh, parlando alla cerimonia del varo dell’Arihant, aveva detto che rappresenta “un grande passo nel progresso della nostra tecnologia.” Infatti, la cooperazione nucleare costituisce uno dei principali pilastri della partnership strategica indo-russa, sigillata durante la prima visita di Stato del presidente russo Vladimir Putin in India, nel 2000.  Tuttavia, la cooperazione strategica in questo settore vitale iniziò molto prima della firma della Dichiarazione di Delhi sul partenariato strategico. La Russia è l’unico Paese che abbia affittato sottomarini nucleari all’India, riflettendo la natura strategica della consolidata amicizia. Il primo sottomarino nucleare russo classe Akula-1, battezzato INS Chakra, fu affittato all’India dall’ex Unione Sovietica per tre anni, nel 1988. Il secondo sottomarino nucleare russo fu affittato all’India nel 2012, per un periodo di 10 anni. Attualmente entrambi i Paesi sarebbero in trattative per l’affitto di un altro sottomarino nucleare russo all’India. L’equipaggio indiano dell’Arihant ha ricevuto l’addestramento sul secondo INS Chakra.
Anche se l’India ha missili Agni e caccia Mirage-2000 per trasportare testate nucleari, la sua triade nucleare sarà completata solo quando l’INS Arihant completerà con successo le sue prove in mare,  nei prossimi 12 mesi. L’India programma di costruire un paio di sottomarini nucleari a Vadodara e Vishakapatanam. Tuttavia, l’Arihant è il dimostratore tecnologico, come descritto dall’ex comandante della Marina indiana Ammiraglio Nirmal Verma. Il contributo della Russia nel sviluppare le capacità nucleari dell’India è lodevole. La presenza dell’ambasciatore russo in India Vjacheslav Trubnikov e di altri alti diplomatici, alla cerimonia di lancio dell’Arihant nel luglio 2009, ha confermato l’enorme contributo russo al successo del programma per la triade nucleare indiana.

Arihant_3Arun Mohanty è professore presso la Scuola di Studi Internazionali della Jawaharlal Nehru University e direttore dell’Eurasian Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il formato RIC prende slancio

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 7 novembre 2013

china-india-russiaI ministri degli esteri di Russia, India e Cina (RIC) si sono riuniti a Nuova Delhi il 10 novembre 2013. Come rivelato dal portavoce del ministero degli Esteri indiano, l’ordine del giorno della riunione era vario, da terrorismo, traffico di droga, all’Afghanistan, situazione in Medio Oriente e  futuro del gruppo. Le riuscite visite del primo ministro indiano Manmohan Singh in Russia e in Cina del mese scorso, hanno generato ottimismo sul ruolo chiave che giocherà la triplice negli affari asiatici e non solo. Il portavoce è stato citato da The Economic Times dire: “Le preoccupazioni riguardanti terrorismo, traffico di droga e cooperazione multilaterale, in cui i tre Paesi partecipano, saranno discusse assieme ai cruciali problemi globali e regionali“. L’incontro dei tre ministri degli esteri, che si terrà il giorno del vertice ASEM (Asia-Europe Meeting), appare significativo perché i tre Paesi, anche membri dell’ASEM, presenteranno ai 48 Paesi partecipanti di Asia ed Europa un RIC che emerge sulla scena mondiale con crescente abilità. Nell’era mediatica, la programmazione della riunione dei RIC prima dell’ASEM, appare tempestiva. Forse invierà il messaggio che i RIC non sono più l’incarnazione della passata lentezza, ma piuttosto il riflesso della crescente aspirazione dei tre Paesi a plasmare collettivamente l’ordine globale.
I ministri degli esteri dei RIC a Nuova Delhi delibereranno sulla questione del terrorismo. Tale problema è descritto nelle loro riunioni passate. Non solo emettono dichiarazioni congiunte sull’antiterrorismo, ma hanno anche meccanismi bilaterali come le esercitazioni congiunte per contrastarne la minaccia. Il mese scorso, le forze indiane e russe hanno condotto esercitazioni congiunte denominate ‘Indra‘, nello Stato indiano del Rajasthan. Forze indiane e cinesi attualmente conducono l’esercitazione denominata ‘Mano nella mano‘ per la lotta al terrorismo, nei pressi della città cinese di Chengdu. L’Afghanistan sarà un altro elemento di riflessione. Più i Paesi s’incontrano, più potranno sviluppare un quadro comune per affrontare il conflitto. Senza entrare nei dettagli del conflitto, è importante notare che il Paese devastato dalla guerra attraversa una delle sue fasi tumultuose, e l’anno prossimo sarà fondamentale. Se le forze NATO dell’ISAF si ritireranno, secondo il piano dichiarato, è probabile che il vuoto creatone sarà riempito dai taliban ed altri come loro. Non sorprenderà se il Paese scivolasse nel caos degli anni ’90, quando i signori della guerra dei vari gruppi etnici si combattevano e uccidevano a vicenda.
I membri del RIC, i Paesi più vicini geograficamente, nonché per interessi geopolitici, beneficeranno della loro cooperazione. In questo processo collettivo, possono supportare organizzazioni regionali come l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai per promuovere la pace in un quadro regionale. La pace in Afghanistan non è necessaria solo per il Paese, ma anche per l’intera Eurasia. I membri RIC puntano a realizzare questo imperativo, e il loro incontro a New Delhi sarà un passo in quella direzione. I RIC, inoltre, decideranno sul Medio Oriente. Tra le varie problematiche della regione, la Siria sarà predominante. La dichiarazione congiunta indo-russa del mese scorso ha già mostrato la serietà di entrambi i Paesi nell’affrontare la crisi. La dichiarazione congiunta ha inoltre espresso l’interesse della Russia nell’accogliere la partecipazione dell’India alla conferenza Ginevra-2 sulla Siria. Russia e Cina fin dal principio si sono opposte a qualsiasi intervento militare in Siria. I ministri dovranno reiterare la stessa posizione e l’interesse espresso al dialogo pacifico tra le varie parti interessate al conflitto. Purtroppo, nell’opposizione siriana sono state emarginate le voci moderate e lo spazio è stato occupato da un miscuglio di gruppi estremisti. Tuttavia, la volontà comune di RIC e BRICS a una risoluzione pacifica, ha sventato le prospettive di intervento militare nel Paese. L’enfasi collettiva sul processo pacifico potrebbe contribuire a cambiare il corso del conflitto.
Oltre a questioni geopolitiche e strategiche, i membri discuteranno su come coordinare le loro posizioni nella prossima riunione dell’OMC a Bali. Le relazioni economiche tra i tre Paesi sono in armonia, e il loro coordinamento in seno all’OMC sarà reciprocamente vantaggioso. È stato riferito che nella prossima riunione sarà sollevata la questione delle sovvenzioni alimentari, che potrebbero ostacolare gli interessi dei Paesi in via di sviluppo. Ad una tale prospettiva, il portavoce indiano ha dichiarato: “Siamo sicuri che potremo difendere con forza i nostri interessi e articolare in modo efficace le nostre preoccupazioni.”

W020080521498192194692Il Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree d’interesse includono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo, Asia meridionale e aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sfruttare l’autonomia strategica dell’India

M. K. Bhadrakumar RIR 1 novembre 2013

IN06_MANMOHAN_1575776fIl sipario scende sull’era politica di Manmohan Singh in India. La visita in Cina segna l’ultima grande avventura in politica estera del primo ministro, ciò un mese dopo la visita a Washington. Le priorità gemelle in politica estera del dottor Singh sono state le relazioni dell’India con gli Stati Uniti e con la Cina, in gran parte anche collegate tra esse. Il culmine della politica estera del dottor Singh fu la firma dell’accordo di cooperazione nucleare civile USA-India nel 2008. Questa fu l’unica occasione in cui il dottor Singh mostrò un ferreo coraggio, facendo approvare una cosa che voleva davvero venisse fatta sulla scena della politica estera. Il dottor Singh puntò sulla sopravvivenza del suo governo di coalizione e rielaborò gli allineamenti nella politica interna dell’India. Per un leader pubblicizzato quale “politico accidentale”, fu straordinariamente audace. In altre parole, il dottor Singh non si è mai curato di nascondere che la sua priorità numero uno, in politica estera, era costruire una solida partnership strategica con gli Stati Uniti, come ancora di salvezza dell’”emergente India.” In realtà, però, le circostanze frustrarono i suoi sforzi. L’accordo nucleare, che avrebbe dovuto essere la bandiera del partenariato strategico, non riuscì a portare l’attesa manna della produzione di energia elettrica o a facilitare l’ammissione dell’India nel regime di controllo della tecnologia.
Una serie di fattori andarono contro, in primo luogo l’accento del presidente Barack Obama sulla non proliferazione e il disarmo nucleare; la crisi economica negli Stati Uniti; il dissiparsi della “storia sulla crescita” dell’India; l’ammaccata credibilità del governo indiano per via di scandali sulla corruzione e le incertezze elettorali per il 2014, e così via. In ogni caso, vi è stato un ridimensionamento delle aspettative, evidente durante la visita del dottor Singh negli Stati Uniti. Nel frattempo, l’iniziativa della difesa, svelata durante la visita del dottor Singh, ristagnava. Si basava sulla costante curva ascendente della cooperazione militare fin dal 2005, diventata poi abbastanza pesante. L’iniziativa sulla difesa sarà l’eredità del dottor Singh, avendo l’amministrazione Obama infine avviato la modifica della legislazione nazionale per attuare la cooperazione high-tech con l’India. In effetti, l’iniziativa della difesa è fondamentale per ricalibrare i legami dell’India con la Cina. L’India segna un certo distacco studiato dalla strategia del riequilibrio dagli Stati Uniti, ma non l’ha rifiutata. L’ambivalenza verso la creazione di basi militari statunitensi in Afghanistan è sintomatica. Il punto è che ci sono dei risvolti. In tutto il mondo la Cina ha superato l’India e l’asimmetria del potere aumenta. La Cina costruisce così drammaticamente le sue relazioni con la regione dell’ASEAN, mentre la politica “che guarda ad oriente” dell’India comincia ad apparire provinciale. Le incertezze sul ruolo degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico, aiutano la Cina, dato su cui gli Stati regionali puntano, mentre d’altro canto l’India non ha semplicemente la capacità di promuovere i propri partenariati regionali.
Il cuore della questione è che la diplomazia indiana verso la Cina s’è ridotta alla gestione di rapporti volatili. L’accordo nucleare USA-India ha contribuito a tale volatilità, poiché la dichiarazione sulla transazione strategica e l’idea estremamente scorretta che New Delhi contemporaneamente sondasse, su un binario parallelo, l’”alleanza quadripartita” con Stati Uniti, Giappone, Australia e l’India, ha fatto retrocedere la Cina. Certamente, se si dovesse puntare il dito laddove le cose iniziarono ad andare male, si dovrebbe indicare il periodo 2005-2008, dopo la firma della relazione decennale sulla difesa tra India e Stati Uniti (nota come “Nuovo quadro della relazione sulla difesa USA-India”) e l’avvio dei negoziati per l’accordo sul nucleare. Wikileaks ha rivelato che l’amministrazione di George W. Bush faceva grandi calcoli militari e strategici, in base al Quadro della difesa 2005, sulle dimensioni del mercato indiano o la sua importazione di armamenti (stimata dai diplomatici statunitensi superiore ai 27 miliardi di dollari, nel solo “breve termine”) e sulla prospettiva di una più stretta cooperazione (“interoperabilità”) con le forze armate indiane, nella regione asiatica. Pertanto, non si può esagerare l’esito della visita del dottor Singh a Pechino, la scorsa settimana. Le due idee brillanti sul piano economico, la creazione di un parco industriale cinese in India ed esaminare la fattibilità di un corridoio economico Bangladesh-Cina-India-Myanmar, hanno un certo periodo di gestazione e non possono affrontare l’enorme squilibrio commerciale nel prossimo futuro. Riguardo l’accordo di cooperazione per la difesa dei confini, il ministro della Difesa A. K. Antony ha fatto la cosa giusta, introducendo del realismo dicendo: “Il fatto che ci siamo accordati su una serie di procedure e meccanismi, non significa che non accadrà nulla ai confini. Ma con l’accordo di oggi, se succedesse qualcosa, fornisce dei meccanismi per intervenire immediatamente e trovare una soluzione… non ci saranno più contatti tra le due forze armate… L’idea è far avere maggiore fiducia tra le due forze armate”, affrettandosi ad aggiungere, tuttavia, che non è un “profeta o un astrologo” dicendo che non ci sarebbero più stati confronti tra i due eserciti. La probabilità di “incidenti” è piuttosto elevata, mentre l’India procede nella costruzione di nuove infrastrutture militari e al dispiegamento di altre truppe sulla linea di controllo effettivo. Oggi appare evidente che la centralità attribuita alla partnership strategica con gli Stati Uniti, nella politica estera indiana, non ha contribuito ad allentare le tensioni tra India e Cina. Naturalmente, l’India avrebbe potuto e dovuto prestare maggiore attenzione nell’impedire il deterioramento della sua posizione regionale, che avrebbe dovuto essere il vero punto centrale della politica estera, in un momento di grande fluidità nella politica mondiale.
Su un altro piano, la storia del rapporto Russia-Cina fornisce lezioni importanti per la relazione tra India e Cina. Le trentennali ed improduttive trattative sulla frontiera tra l’ex Unione Sovietica e la Cina, infine, furono concluse con un accordo proficuo e reciprocamente soddisfacente solo dopo la comparsa della fiducia nel complesso dei rapporti. La traiettoria del rapporto avviato, oggi, scala vette strategiche ad un livello inaudito. E’ qui che l’India dovrebbe saper sfruttare il forum RIC (Russia-India-Cina) per dare verve ai rapporti con la Cina. Perché ciò avvenga, indubbiamente, un maggiore contenuto dovrebbe essere integrato nella tradizionale comprensione strategica India-Russia. Basti dire che l’eredità pesante di puntare sulla scelta strategica di Washington per influenzare le dinamiche della regione, non ha permesso all’India di sfruttare lo spazio diplomatico a sua disposizione, in un ambiente internazionale in rapida evoluzione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vertici a Pechino

Konstantin Penzev New Oriental Outlook 01.11.2013

tpbje201310222a4_38845401Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha visitato la Cina dal 22 al 24 ottobre. Le visite da parte della leadership russa nel Regno di Mezzo non sono eventi straordinari di per sé. Prestare maggiore attenzione a questa potenza è del tutto comprensibile. Eppure ci sono alcuni aspetti nell’ultima visita di Medvedev che ci spingono a prestare ancora più attenzione. Il 22 ottobre, mentre Medvedev era a Pechino, il primo ministro indiano Manmohan Singh compiva una visita di tre giorni, e altra curiosa coincidenza, anche il capo del governo della Mongolia, Norovyn Altankhuyag. Perchè questa casualità? Come Hua Yiwen del Quotidiano del Popolo suppone, la necessità si cela dietro la casualità. Sullo sfondo generale dei più recenti incontri a Pechino, si può affermare molto brevemente: prossimamente, l’India e la Cina diventeranno (la Cina lo è già) le principali regioni produttive dell’Eurasia e probabilmente del mondo. La loro domanda di energia ed elettricità a buon mercato cresce molto rapidamente. Quale peso ha la Russia in questo triangolo geopolitico emergente? Soprattutto un peso legato all’energia. Ma non è tutto. La Russia è forse l’unico Paese che ha più volte affrontato militarmente l’occidente senza mai esser stato sconfitto. La potenza militare è un argomento potente per la Russia nel grande gioco politico. Il Paese è anche leader mondiale nella progettazione e produzione di nuovi sistemi d’arma. Il “pivot in Asia” dell’amministrazione Obama impone a Pechino la necessità di potenziare il suo esercito e la sua forza navale. Cooperare con la Russia sarebbe molto utile per questa relazione.
Tutto ciò sono i cosiddetti “presupposti oggettivi” per ravvicinare i “tre eurasiatici”. Le economie di questi Paesi possono integrarsi e gli interessi sulla sicurezza potrebbero forzare i governi a cooperare più strettamente. Quali temi erano all’ordine del giorno nel vertice di Medvedev con i suoi colleghi cinesi? I media globali hanno seguito superficialmente l’agenda, concentrandosi invece sulle preferenze letterarie e sportive del primo ministro russo. Riguardo al Quotidiano del Popolo, Hua Yiwen ha osservato che i leader cinesi, durante un viaggio all’estero quest’anno, hanno suggerito l’idea di creare una “Zona economica della Via della Seta ” e una “Via della Seta marittima”, che comporterebbe enormi opportunità a Russia, Cina e Mongolia. Gli scambi commerciali tra la Russia e la Cina si avvicinano ai 100 miliardi di dollari. Come Medvedev ha detto: “Il premier Li Keqiang ed io dicemmo, in occasione del vertice, che questo non è il limite.  Tale cifra potrebbe salire a 150 miliardi di dollari, a 200 miliardi o più.” Inoltre, il passaggio delle merci cinesi dirette in Europa attraverso la Mongolia e la Russia, e il diretto rifornimento energetico russo della Cina promettono profitti considerevoli per tutti i Paesi coinvolti. Questa prospettiva  difficilmente susciterà sentimenti positivi a Washington, ma è così. Ahimè, le portaerei non possono controllare le vaste distese della Siberia. Alla luce delle affermazioni di Washington sulla sua esclusività, la rotta attraverso lo Stretto di Malacca non sembra più così attraente per la Cina. Il collo di bottiglia dello stretto inizia ad essere visto più come la via a una trappola. E’ ovvio che i cinesi vogliono diversificare non solo le fonti di petrolio e gas del Paese, ma anche le rotte che li collega ai partner commerciali.
Va notato che anche se il governo russo attribuisce particolare importanza alle relazioni con la Cina, il Presidente Vladimir Putin considera le relazioni Russia-India non meno significative. Il 21 ottobre, immediatamente prima della sua visita a Pechino, Singh ha visitato Mosca. In un incontro con il primo ministro indiano, Putin ha ricordato alcuni aspetti della cooperazione russo-indiana, in particolare l’aggiornamento della portaerei Vikramaditya, quasi pronta per essere consegnata all’India. Putin ha anche preso atto della partecipazione della Russia alla realizzazione dei futuri armamenti indiani. Purtroppo, il piccolo incremento commerciale tra l’India e la Russia lascia molto a desiderare, ma alcune modifiche vanno illustrate qui. L’India, ripetiamo, ha estremo bisogno di grandi quantità di energia. Nello Stato del Tamil Nadu, la Russia sta costruendo l’impianto nucleare di Kudankulam. Citando Putin: “A luglio, il primo blocco dei reattori della centrale di Kudankulam è stato attivato, collegandolo alla rete elettrica dell’India. Il secondo blocco dei reattori è in costruzione. I blocchi successivi sono già programmati, forse in più di quattro.” Tuttavia, non basta. Il lavoro è stato modificato, recentemente, per organizzare il rifornimento diretto di gas all’India, e si discute la possibilità di una rete di oleogasdotti che colleghi l’India e la Russia. Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid, nella recente intervista a La Voce della Russia, ha osservato che la Russia potrebbe diventare un partner importante nella costruzione del gasdotto TAPI che colleghi il Turkmenistan all’India via Afghanistan e Pakistan. “Tutto il gas russo ora va in Europa“, ha detto Khurshid. “Perché non inviarne nell’Asia del Sud?” La fornitura di gas attraverso il Pakistan e l’Afghanistan potrebbe stimolare lo sviluppo industriale di questi Paesi che, nel caso dell’Afghanistan, dovrebbe compiere una vera svolta verso il 21° secolo. Una parte considerevole della popolazione afgana partecipa alla produzione di oppio ed eroina per soddisfare le esigenze dei tossicodipendenti di tutto il mondo. La forza di spedizione statunitense controlla il territorio dell’Afghanistan. La costruzione di un gasdotto attraverso i campi di oppio potrebbe sembrare a Washington un’impresa vana e inutile, privando i lavoratori afghani dei loro mezzi di sussistenza. E’ un peccato che la Casa Bianca non aderisca alla strategia del “divide et impera“, come viene comunemente presentata dai media. E’ più attratta dalla possibilità di giocare sporco ovunque sia possibile.
Riguardo le relazioni tra l’India e la Cina, non sono semplici e sono appesantite dal fardello del passato recente: i conflitti di frontiera, il supporto ai separatisti tibetani e altri spiacevoli equivoci.  Questi devono essere affrontati. Ciò richiede volontà politica, qualcosa che i governi di India e Cina possiedono. Entrambi si concentrano sulla cooperazione, la questione principale. Secondo il Quotidiano del Popolo, durante la visita di Singh in Cina, le parti hanno convenuto nel rafforzare la cooperazione creando un corridoio economico che colleghi Cina, India, Bangladesh e Myanmar; realizzando progetti nel campo della cooperazione ferroviaria e dei parchi industriali. Questi progetti consentiranno inoltre alla Cina di bypassare lo stretto di Malacca e di facilitarne l’accesso al Golfo Persico. In sintesi, la conclusione da trarre è questa: la Cina continua a rafforzare la sua posizione economica, politica e soprattutto geopolitica grazie ai suoi buoni rapporti con la Russia, l’India e altri Paesi. Inoltre, il governo cinese è ovviamente preoccupato dal forte aumento dell’aggressività di Washington, ultimamente, e prende tutte le precauzioni per rafforzare la sicurezza del Paese. Peccato che gli Stati Uniti, subendo grandi difficoltà finanziarie, cerchino solo di risolverle a spese di altri Paesi.

Konstantin Penzev, scrittore, storico e editorialista della rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Perché l’alleanza Russia-India-Cina è un’idea necessaria

Rakesh Krishnan Simha RIR 24 ottobre 2013

Vladimir Putin, Chinese Xi Jinping, Manmohan Singh,L’economista e primo ministro dell’India Manmohan Singh è solitamente economico con le parole, ma ciononostante offre l’indizio che qualcosa succede nei BRICS. A Mosca ha ringraziato la Russia per il sostegno all’India, quando “i nostri amici erano pochi“. Il giorno dopo a Pechino ha detto, “La Cina è il nostro grande vicino.” Questo è lo stesso Premier che nel settembre 2008, poche settimane prima che George W. Bush lasciasse la carica da presidente statunitense più impopolare a memoria, “Il popolo dell’India ti ama.” Non importa se Singh fosse semplicemente gentile o se davvero non avesse idea di cosa stesse dicendo. Quello che conta fu che il Primo ministro mostrò scarsa capacità di giudizio, mostrando agli statunitensi le sue carte.

Fare le mosse giuste
Ma a Pechino, le parole di Singh hanno suscitato quello che è forse l’affermazione più significativa mai fatta sull’India dagli imperscrutabili cinesi. Quella India-Cina, ha detto il premier cinese Li Keqiang, è la “più importante amicizia bilaterale del mondo“. Non è una semplice dichiarazione, ma uno spostamento tettonico. In realtà, il suggerimento che l’atteggiamento di Pechino verso l’India si stesse ammorbidendo era evidente nell’inedito editoriale su China Daily dell’anno scorso: “La questione dei confini è solo una piccola parte delle relazioni Cina-India.” Il giornale, che riflette la politica ufficiale della Cina, continuava dicendo che i due Paesi sono “partner cooperativi, rivali non competitivi, in quanto hanno molto più in comune che differenze“. I due Paesi hanno firmato un accordo sui confini che la parte cinese ha descritto documento legale da “pietra miliare” nel regolare il comportamento delle truppe di entrambe le parti.

Tripla Intesa
L’arrivo a Pechino lo stesso giorno dei primi ministri di India e Russia, spinse gli strateghi politici a domandarsi se il presidente cinese Xi Jinping stesse cercando di sviluppare una nuova alleanza. Secondo il taiwanese China Times Group News: “L’ex primo ministro russo Evgenij Primakov ebbe per primo l’idea di un’alleanza trilaterale tra Russia, Cina e India negli anni ’90, con un importante passo avanti verificatosi nel luglio 2006 al G8 di San Pietroburgo, quando sul momento il Presidente Vladimir Putin organizzò un incontro tra i leader dei tre Paesi“.

Sindrome cinese
La Cina ha le sue ragioni per cercare conforto nella compagnia di India e Russia. Nonostante la sua spettacolare crescita economica e le alte spese militari, il gigante asiatico sente la pressione della strategia del contenimento dell’occidente. Il Perno asiatico degli USA vede intere flotte dell’US Navy, che una volta pattugliavano gli Oceani Atlantico e Indiano, dirigersi verso il Pacifico. L’enorme presenza di marines a Darwin, in Australia, è specificamente rivolta contro Pechino. La leadership cinese è quindi pronta a neutralizzare i piani statunitensi per imbottigliare le proprie ambizioni nella regione Asia-Pacifico. Pechino si rende conto che non importa quanto potente  diventi, da sola non può affrontare la potenza combinata di Stati Uniti, India e Giappone, con Taiwan, ASEAN e Australia che forniscono un importante supporto. Solo alleandosi con l’India e la Russia, ritengono gli intelligenti Han, daranno un vero scacco matto agli sforzi statunitensi per acquisire una posizione dominante nella regione.

Delhi disillusa
Il diplomatico statunitense Henry Kissinger ha detto una volta di India e Cina: “Serve al meglio ai nostri scopi avere strette relazioni con ciascun di loro, che piuttosto loro averne di reciproche.” Beh, Henry il tuo tempo è scaduto. L’India difficilmente sarà lieta di svolgere il ruolo di sceriffo degli USA in Asia meridionale. Sarebbe umiliante per un Paese come l’India, che aspetta di essere un grande giocatore nei prossimi decenni. La maggior parte degli indiani la crede destinata ad essere una grande potenza, mentre l’occidente si riduce a delle sacche isolate intorno il Nord America e l’Europa. Il declino dell’economia statunitense, che sembra eccessivamente dipendente dalle guerre, è un campanello d’allarme fastidioso per la cricca della Banca Mondiale che opera nel ministero delle Finanze indiano. Se il modello di crescita statunitense non può più nutrire gli statunitensi, come può funzionare per Paesi meno ricchi come l’India? Mentre le tradizioni democratiche occidentali non hanno portato benefici a gran parte del pianeta, il modello rivale di prosperità autoritaria abbracciata da Russia e Cina da i suoi chiari risultati. Gran parte della grande attività economica ha adesso origine in Asia. La grande novità da Pechino di questa settimana, è la firma di un accordo petrolifero da 85 miliardi di dollari tra Russia e Cina. Altre mega-offerte seguiranno mentre la Russia delinea dei gasdotti transcontinentali per alimentare le fameliche economie d’Oriente.

Gioco di potere
Un’importante spinta all’alleanza Cina-Russia-India darà vita alla tanto dormiente Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. Mentre il BRICS è un gruppo economico, la SCO può diventare  un’alleanza militare pari alla NATO, che potrebbe scongiurare l’avventurismo occidentale o islamista in Eurasia. I media occidentali raramente mancano di evidenziare la natura eterogenea dei membri BRICS, in particolare l’infiammabilità del confine tra India e Cina. Nello stesso tempo, la SCO viene derisa come Club dei Dittatori. Con grande dispiacere dell’occidente, la cosa cambierà con l’ingresso dell’India che eliminerà l’immagine non democratica della SCO. Inoltre, una SCO militarizzata potrebbe eliminare la possibilità di un conflitto militare India-Cina, e forse anche India-Pakistan.

Rabbia rossa o specchietto per le allodole
Non tutti sono convinti che ci sarà la triplice alleanza. Zhou Fangyin, stratega globale presso l’Accademia Cinese delle Scienze Sociali, ha detto a Duowei News che le probabilità di un’alleanza Cina-Russia-India è prossima allo zero. La tempistica della Cina nel formare alleanze non è ancora quella giusta, ha detto Zhou, aggiungendo che le aree di cooperazione in questo momento sono estremamente limitate. Un altro ostacolo è il fastidioso, ma “sempiterno” amico della Cina, il Pakistan. Pechino ha firmato un trattato di amicizia con Islamabad, nel 2005, in modo che qualsiasi alleanza con l’India dovrà aspettare la scadenza del trattato nel 2015. In ogni caso, il Pakistan è più una merce di scambio da utilizzare contro l’India e gli Stati Uniti.

Necessità storica
Ma queste sono piccole questioni irritanti. Il quadro più grande è che l’India e la Cina non sono nemici naturali, e dopo che Pechino ha scaricato il comunismo negli anni ’70, non c’è neanche rivalità ideologica. Se l’India può accettare dei confini scarabocchiati attraverso l’Himalaya dai colonialisti inglesi, intenti a distruggere le civiltà di entrambi i lati di esso, una pace totale può aversi in Himalaya. Come al solito, le voci più equilibrate sulle relazioni India-Cina provengono dall’occidente. Taylor Fravel, professore associato di Scienze Politiche e membro del Programma di studi sulla sicurezza presso il Massachusetts Institute of Technology, ha dichiarato: “La Cina vede l’India quale potenza emergente che può aiutarla a limitare l’influenza degli Stati Uniti in varie arene, soprattutto nelle istituzioni internazionali“. Nel 2007, l’economista Angus Maddison aveva fatto una delle rivelazioni più sorprendenti del 20° secolo, con il suo studio finanziato dell’OCSE sull’economia mondiale. Ha detto che nell’anno 1001 dC, l’India era il Paese più ricco del mondo, rappresentando un terzo del PIL mondiale, seguita dalla Cina e dall’Impero Romano. Dopo gli assalti islamici, l’India cedette il primo posto alla Cina nel 1700, con i due che sommavano il 50 per cento dell’economia globale. Con il 1900, dopo che le potenze coloniali europee avevano spogliato entrambi i Paesi delle loro ricchezza e industria, la Cina e l’India scesero a circa il 3 e l’1 per cento rispettivamente.
La marea cambia. Potere finanziario, potenza manifatturiera e valore militare sono tutti in movimento in Oriente. Un’intesa India-Cina terrebbe il passo con questo sconvolgimento storico. Aggiungendo la Russia si accelererebbe tale processo.

L’appartenenza alla SCO potrebbe avvicinare l’India e il Pakistan
Boris Volkhonskij, RIR 18 ottobre 2013

U158P5029T2D639667F24DT20131024071731Ai primi di ottobre, durante la visita del ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid a Mosca, il suo omologo russo Sergej Lavrov ha sostenuto in modo inequivocabile la volontà dell’India di diventare membro a pieno titolo della Shanghai Cooperation Organization (SCO), dove attualmente l’India ha lo status di osservatore. Non v’è dubbio che la questione sarà discussa la prossima settimana, durante la visita di Manmohan Singh in Russia. La domanda che l’India (e il Pakistan) passino dallo status di Paese osservatore a membro a pieno titolo della SCO, fu emesso tempo fa. S’è sempre considerato (e in molti modi, questo era vero) che la Cina avrebbe inequivocabilmente supportato l’adozione del Pakistan, e la Russia avrebbe sostenuto la domanda dell’India. Nel 2011, durante una visita a Mosca del presidente pakistano Asif Ali Zardari, la leadership russa sostenne la volontà del Pakistan di diventare membro a pieno titolo dell’organizzazione. Sembrava che la questione dell’accettazione simultanea dei due Paesi dell’Asia meridionale alla SCO si sarebbe risolta molto rapidamente. Tuttavia, ciò non è ancora avvenuto e il problema si trascina in una serie di lungaggini burocratiche; nessuno si opponeva apertamente, ma non s’è visto un gran progresso.
Nel frattempo, l’importanza dell’adesione di India e Pakistan alla SCO (credo sia evidente a tutti che questi due Paesi possono essere accettati solo contemporaneamente) è ovvia, soprattutto in vista del ritiro delle truppe straniere dall’Afghanistan, prevista per la fine del 2014. Se i vicini dell’Afghanistan non vogliono che questo Paese diventi una fonte di continue minacce di terrorismo, estremismo religioso e traffico di droga, i Paesi di questa vasta regione, che copre una parte del Medio Oriente e dell’Asia centrale, meridionale e orientale in diversa misura, dovrebbero accettare la responsabilità dello Stato di cose in Afghanistan. È importante notare che sia l’Afghanistan che il vicino occidentale Iran siano anche essi osservatori della SCO, quindi il successo complessivo dipenderà dall’attività coerente nell’organizzazione. Quando si parla di Afghanistan e del ruolo dei Paesi vicini nella soluzione pacifica della situazione in questo Paese, dobbiamo ricordarci quanto segue. Sia l’India che il Pakistan hanno legami di lunga data con l’Afghanistan, ma ognuno di questi Paesi supporta diverse e, non è esagerato dire, opposte forze. Il Pakistan ha forti legami con i taliban, e l’India è praticamente l’avversario più implacabile dei taliban sulla scena mondiale. Pertanto, se ogni forza esterna (aggiungeremmo altri Paesi vicini, ognuno che aiuta certi gruppi etnici e religiosi in Afghanistan, ad esempio, l’Iran, Uzbekistan, ecc.) cerca di mutare a proprio vantaggio l’equilibrio di forze nella guerra che dilania il Paese, allora la situazione potrebbe svilupparsi verso lo scenario più sfavorevole, quello implementato in Afghanistan nei primi anni ’90, vale a dire una guerra a tutto campo. Deve essere chiaro che il gioco a somma zero è impossibile in Afghanistan, e tentativi di trarre benefici a spese dell’altro porteranno inevitabilmente ad una situazione negativa per tutti. Per impedirlo, c’è bisogno di una piattaforma autorevole, dove molte questioni controverse possano essere risolte in anticipo, in modo che l’interazione dei Paesi confinanti con l’Afghanistan possa caratterizzarsi nella cooperazione e nel coordinamento degli sforzi, piuttosto che nello scontro. La SCO è la piattaforma naturale e più conveniente per ciò.
La questione afghana è urgente e richiede la rapida adesione della SCO da parte dell’India, ma è solo uno dei tanti problemi della regione. Uno degli ostacoli che impediscono oggettivamente la piena partecipazione dell’India nell’organizzazione è la connettività con l’Asia centrale, dove si trova la maggior parte degli attuali membri dell’organizzazione. Vie terrestri dall’India al nord attraversano l’Himalaya o il Pakistan, con cui i rapporti sono scarsi, o attraverso l’Afghanistan, dove la guerra non cessa da diversi decenni e minaccia di continuare nel prossimo futuro. Tuttavia, dato lo status dell’Iran di osservatore della SCO e la sua possibile adesione a membro a pieno titolo in futuro, l’appartenenza alla SCO apre all’India grandi opportunità per promuovere un progetto quasi dimenticato come il corridoio dei trasporti Nord-Sud, che collegherebbe i porti della costa occidentale dell’India con i porti dell’Iran ed altri, attraverso una rete ferroviaria e stradale, con l’Afghanistan, Asia centrale, Caucaso del Sud, Russia e Nord Europa. L’attuazione di questo progetto non solo contribuirebbe a una maggiore integrazione dei Paesi di questa vasta regione, ma potrebbe anche disinnescare notevolmente le tensioni sull’Iran. Va anche notato come i vecchi conflitti tra India e Pakistan potrebbero influenzare l’interazione dei due Paesi nella SCO. Recentemente è stato osservato un miglioramento dei rapporti tra i due Paesi. Tuttavia, la questione del Kashmir non ha ancora perso la sua asprezza. Naturalmente, l’adesione di India e Pakistan nella SCO non influenzerà direttamente la risoluzione della controversia, mentre la posizione dell’India rimane la stessa, si tratta di una questione di relazioni bilaterali e l’impegno di terzi nella sua risoluzione è inaccettabile. Tuttavia, se guardiamo al futuro (anche molto distante), possiamo vedere che ogni possibile sviluppo di forme d’integrazione multilaterali può risolvere anche i problemi più vecchi e apparentemente irrisolvibili. Ricordiamoci delle questioni territoriali in Europa che portarono a due guerre mondiali. Eppure oggi, nessuno menziona le vecchie discussioni su Alsazia e Lorena, e la capitale dell’Alsazia, Strasburgo, è diventata la capitale di un’Europa unita. Naturalmente, le condizioni in Asia di oggi sono lontane da quelle esistenti in Europa alla vigilia della creazione dell’Unione europea. Ma ancora la storia non finisce domani.

L’autore è direttore del dipartimento del Centro Asia e Medio Oriente dell’Istituto russo di Studi Strategici.

Traduzioni di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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