Dean Henderson, Left Hook – Counterpsyops
Nel 1997 il ‘fondatore della Commissione Trilaterale’ Zbigniew Brzezinski, il padrino dei mujahidin afghani, scrisse un libro dal titolo La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geopolitici, nel libro Brzezinski, che sedeva nella direzione della BP Amoco, sostiene che la chiave del potere globale è il controllo dell’Eurasia e che la “chiave per controllare l’Eurasia è il controllo delle repubbliche dell’Asia centrale“. Il piano di Brzezinski prevedeva di occupare l’Asia centrale attraverso il controllo dell’Uzbekistan, che confina con l’Afghanistan a nord. Nel 1997 la Enron tentò di negoziare un accordo da 2 miliardi di dollari con la statale Neftegas uzbeka, con l’aiuto della Casa Bianca di Clinton. [1]
Se questo sforzo e altri tentativi di privatizzazione furono respinti nel 1998, gli attentati islamisti appoggiati dalla CIA contro il governo dell’Uzbekistan, ebbero libero sfogo. Nel 1999 una serie di esplosioni scosse la capitale uzbeka di Tashkent. Gli islamisti addestrati da al-Qaida ne erano i responsabili. I ribelli, che si definivano Partito Islamico del Turkestan, tentarono di assassinare il presidente socialista Islam Karimov. Attaccarono la fertile valle di Fergana, nel tentativo di distruggere i raccolti e l’approvvigionamento di cibo uzbeko. Karimov venne attaccato dal Movimento islamico dell’Uzbekistan e dall’Hizb-ut-Tahrir. Dopo che il “tappeto di bombe” aveva cominciato a piovere sul vicino Afghanistan, nell’ottobre 2001, l’Uzbekistan, insieme ai vicini Kirghizistan e Tagikistan, fu costretto ad accettare nuove basi militari statunitensi. Nel 2005 il presidente del Kirghizistan, il nazionalista Askar Akaev fu deposto dagli islamisti nella rivoluzione dei tulipani. In pochi giorni, Donald Rumsfeld incontrava i nuovi dirigenti. [2] Karimov aveva visto abbastanza e ordinò alle truppe statunitensi di lasciare l’Uzbekistan.
La tempistica del libro di Brzezinski e la minaccia ai taliban del “tappeto di bombe” dell’Amministrazione Bush Jr., è istruttiva in quanto avvenuta prima degli attentati dell’11 settembre 2001, che fornirono il pretesto ideale per il massiccio intervento nell’Asia centrale che Brzezinski, Bush e i loro capi della City di Londra volevano. Il dr. Johannes Koeppl, ex ufficiale del Ministero della Difesa tedesco e consigliere del Segretario Generale della NATO Manfred Werner, aveva spiegato questa ondata di “coincidenze” nel novembre del 2001, “Gli interessi dietro l’Amministrazione Bush, come il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale e il Gruppo Bilderberg, hanno preparato e stanno attuando la dittatura aperta sul mondo (che sarà istituita) entro i prossimi cinque anni. Non stanno combattendo contro i terroristi. Stanno combattendo contro i cittadini.”
Drogastan
L’Asia centrale produce il 75% dell’oppio mondiale. Secondo le Nazioni Unite, l’aumento della produzione di oppio nella regione coincise con il crollo dell’Unione Sovietica, “incoraggiata” dall’amministrazione Reagan e dalla CIA. Inoltre coincise con il boom petrolifero del Mar Caspio (dei Quattro Cavalieri Exxon-Mobil, Chevron-Texaco, BP-Amoco e Royal Dutch/Shell). Mentre gli Stati Uniti emettevano certificazioni umilianti per giudicare i paesi sulla loro capacità di fermare il traffico di droga, Big Oil produsse il 90% dei prodotti chimici necessari per la raffinazione di cocaina ed eroina, surrogati nel processo e nella distribuzione della CIA. I chimici della CIA furono i primi a produrre eroina. Come il candidato presidenziale ecuadoriano Manuel Salgado ha detto, “Questo ordine mondiale che professa il culto dell’opulenza e del crescente potere economico delle droghe illegali, non consente alcun attacco frontale diretto per distruggere il narcotraffico, perché tale attività, che muove 400 miliardi dollari ogni anno, è troppo importante perché le più importanti potenze mondiali l’eliminino. Gli Stati Uniti… puniscono i paesi che non fanno abbastanza per lottare contro la droga, mentre i loro ragazzi della CIA hanno costruito paradisi della corruzione in tutto il mondo con i profitti della droga“. [3]
Il “paradiso della corruzione” afgano ha prodotto 4.600 tonnellate di oppio nel 1998. Nel 1999 i taliban annunciarono un giro di vite sulla produzione di oppio in Afghanistan. La mossa fece arrabbiare la CIA, l’aristocrazia afghana e i loro alleati turchi dei Lupi grigi, le cui linee di contrabbando costeggiano l’oleodotto del Mar Caspio dei Quattro Cavalieri, recentemente aperto dalle loro imprese in Turchia. Quando i taliban hanno usato la mano pesante verso la produzione di oppio, i campi di papavero fiorirono a nord, dove gli islamisti sponsorizzati da CIA/ISI stavano combattendo in Tagikistan, Uzbekistan, Cecenia, Daghestan, Armenia e Azerbaijan. Pepe Escobar di Asia Times, ha definito l’intera regione “Drogastan”. [4] L’autore pakistano Ahmed Rashid dice che i sauditi adempirono il loro solito ruolo di “ufficiali pagatori”, finanziando lo spostamento a nord della produzione dei papaveri. [5] Facevano parte di una più ampia operazione gestita dalle agenzie di intelligence occidentali per accerchiare la Russia, occupare i giacimenti di petrolio e destabilizzare l’intera regione dell’Asia centrale con i fondamentalisti islamici e i proventi dell’eroina. Nel 1991 il super-fantasma Richard Secord della Air America/Iran-Contra arrivò a Baku, Azerbaigian sotto la copertura della azienda petrolifera MEGA. [6] Secord aveva venduto addestramento e armi israeliane, passato “valigie piene di soldi” e spedito oltre 2.000 combattenti islamici in Afghanistan in aiuto del cocco della CIA Gulbuddin Hekmatyar. L’eroina afghana aveva cominciato a invadere Baku. L’economista russo Aleksandr Daskevich disse che 184 laboratori di eroina furono scoperti dalla polizia a Mosca, nel 1991. “Ognuno di essi era gestito da azeri, che utilizzavano il ricavato per acquistare armi per la guerra dell’Azerbaigian contro l’Armenia per il Nagorno-Karabakh“. [7] Una fonte dell’ intelligence turca afferma che Exxon e Mobil (ora Exxon-Mobil) erano dietro il colpo di stato del 1993 contro il presidente azero Abulfaz Elchibey. Gli islamisti di Secord vi parteciparono. Usama bin Ladin istituì una ONG a Baku come base per attaccare i russi in Cecenia e Daghestan. Il più flessibile presidente Heidar Aliev venne installato in Azerbaigian. Nel 1996, per volere dell’Amoco (ora BP), il presidente venne invitato alla Casa Bianca per incontrare Clinton, il cui consigliere della sicurezza nazionale, Sandy Berger, possedeva azioni per 90.000 dollari dell’Amoco. [8]
Non contento che la polacca Solidarnosh conducesse l’occupazione dell’Europa orientale e la divisione delle petrolifere repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, la banda del CFR/Bilderberg ora utilizzava i surrogati mujahidin in Cecenia per cacciare via ancora la Russia. Nel 1994, 35.000 combattenti ceceni furono addestrati nel campo di Amir Muawia in Afghanistan. Nella provincia di Khost. Usama bin Ladin aveva costruito il campo per la CIA. L’ora defunto comandante ceceno Shamil Basaev si laureò ad Amir Muawia e venne inviato nel campo per le tattiche avanzate di guerriglia di Markazi-i-Dawar, in Pakistan. Qui si incontrò con i funzionari pakistani dell’ISI. [9] L’ISI storicamente eccelle nel lavare i panni sporchi della CIA. Gli islamisti ceceni si occuparono di una grossa fetta del commercio di eroina nella Golden Crescent, lavorando con le famiglie criminali cecene affiliate al gruppo russo Alfa, che faceva affari con l’Halliburton. Avevano anche legami con i laboratori di eroina albanesi, gestiti dall’esercito di liberazione del Kosovo (UCK). Un rapporto del FSB russo ha dichiarato che i ceceni cominciarono ad acquistare beni immobili in Kosovo nel 1997, poco prima della programmata separazione del Kosovo dalla Jugoslavia. Il comandante ceceno di origine araba, l’emiro al-Khattab, istituì campi di guerriglia per addestrare i ribelli albanesi dell’UCK. I campi erano finanziati dal traffico di eroina, dalla prostituzione e dalla contraffazione. Le reclute venivano invitate da Basaev e dall’Islamic Relief Organization della Fratellanza musulmana, finanziata dalla Casa dei Saud. [10] Nel febbraio 2002 inviò 200 consiglieri militari ed elicotteri d’attacco in Georgia per “sradicare il nostro terrorismo“. Il 20 settembre 2002, il Ministro degli Esteri russo Igor Ivanov aveva dichiarato che i ribelli ceceni addestrati da al-Qaida, e che prendevano di mira il suo paese, ottenevano rifugio dal governo della Georgia. La strategica pipeline Baku-Tblisi-Ceyhan dei Quattro Cavalieri, venne costruita attraverso la capitale georgiana Tbilisi. La presenza degli Stati Uniti era una cortina di fumo per la protezione della pipeline.
Nell’ottobre del 2003 il presidente georgiano Eduard Shevardnadze fu costretto a dimettersi, nonostante il fatto che fosse stato eletto per restarvi fino al 2005. Mikheil Saakashvili venne insediato dal FMI per completare il colpo di stato bancario, soprannominato Rivoluzione delle Rose. Secondo The Guardian, tra i finanziatori della Rivoluzione delle Rose vi erano il Dipartimento di Stato USA, l’USAID, il National Democratic Institute for International Affairs, l’International Republican Institute, il Bilderberg Group, l’ONG Freedom House, l’Open Society Institute di George Soros e la National Endowment for Democracy (NED). Quando Gulbuddin Hekmatyar cedette Kabul ai taliban nel 1995, i campi di addestramento dei taliban in Pakistan ed Afghanistan furono rilevati dal Jamiat-ul-Ulema-e-Islam (JUI) che, con l’aiuto dei chierici wahabiti sauditi, reclutarono e addestrarono i volontari fondamentalisti islamisti per combattere le guerre di destabilizzazione nei Balcani e in Asia centrale. Finanziati dall’eroina della Mezzaluna d’Oro (Golden Crescent), questi terroristi furono mandati a combattere assieme ai ribelli ceceni, all’esercito di liberazione del Kosovo, all’esercito bosniaco musulmano, all’esercito di liberazione nazionale (dei separatisti albanesi che combattevano contro il governo di Macedonia) e i ribelli uiguri del Turkestan dell’Est che lottano contro Pechino. Inoltre da questi stessi campi provenivano il Lakshar e-Taiba e il Jamiash-i-Mohammed, che nel dicembre 2001 attaccarono il Parlamento indiano di Nuova Delhi, uccidendo quattordici deputati e provocando gli indiani a un massiccio dispiegamento militare lungo il confine con il Pakistan.
Nei primi anni ’90, la CIA aveva aiutato i mujahidin afghani ad ottenere il passaporto per emigrare negli Stati Uniti. Il Centro rifugiati al-Kifah di Brooklyn, dove molti afgani sbarcarono, venne trasformato in una base di reclutamento della CIA per le guerre in Jugoslavia e nell’Asia centrale. Tra coloro che frequentarono il centro vi erano Sayyid al-Nosair, che assassinò l’israeliano estremista di destra rabbino Meir Kahane, e lo sceicco Omar Abdel Rahman, un religioso fondamentalista egiziano collegato all’assassinio del presidente egiziano Anwar Sadat. La CIA portò lo sceicco a Brooklyn come strumento per il reclutamento. [11] Suo figlio fu ucciso nel dicembre 2001, era un leader chiave di al-Qaida nella lotta contro gli Stati Uniti in Afghanistan. La CIA aveva organizzato il viaggio dei leader egiziani di al-Qaida in Albania nel 1997, dove aiutarono nell’addestramento e nei combattimenti l’esercito di liberazione del Kosovo. Il braccio destro di bin Ladin, Ayman al-Zawahiri, guidava la Jihad islamica egiziana. L’aiutante di al-Zawahiri, Ali Mohammed, venne negli Stati Uniti nel 1984, addestrava i terroristi a Brooklyn e a Jersey City, nei fine settimana. Il suo compito era istruirli con le forze speciali regolari statunitensi a Fort Bragg. Nel 1998 partecipò al bombardamento delle ambasciate statunitensi in Kenya e Tanzania. [12]
Secondo il parlamentare britannico Michael Meacher, in un articolo de The Guardian, l’MI6 ha reclutato fino a 200 musulmani britannici per combattere in Afghanistan e Jugoslavia. Meacher dice che una fondazione di Dehli descrive Omar Saeed Sheikh, l’uomo che ha decapitato il giornalista statunitense Daniel Pearl nel 2002, come un agente britannico. Dice che fu Sheikh che, per volere del generale dell’ISI Mahmood Ahmed, inviò 100.000 dollari a Mohammed Atta poco prima dell’11 settembre, un fatto confermato da Dennis Lomel, direttore dell’unità sui crimini finanziari dell’FBI.[13]
La restaurazione della petro-monarchia
Secondo i rapporti del Mossad, dal 1° luglio 2001, 120.000 tonnellate di oppio erano state immagazzinate in Afghanistan in attesa di essere spedite. Due mesi dopo gli Stati Uniti bombardavano l’Afghanistan. Le spedizioni di oppio ripresero. Gli Stati Uniti pagarono diversi signori della guerra afghani 200.000 dollari ciascuno e gli diedero telefoni satellitari per guidare un surrogato di esercito dell’Alleanza del Nord nell’attacco terrestre contro i taliban. Più di 7 milioni di dollari vennero spesi per comprare questi narcotrafficanti signori della guerra, tra cui il macellaio uzbeko Rashid Dostum. [14] Amnesty International e il Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Mary Robinson, chiesero una indagine su un incidente a Mazar-i-Sharif, dove Dostum si occupò della resa di centinaia di combattenti taliban e di al-Qaida, che furono poi massacrati in un bombardamento da parte di aerei degli USA, durante una presunta rivolta dei prigionieri. Il “talib americano” John Walker Lindh fu tra i pochi superstiti. I prigionieri erano venuti da Kunduz dove, secondo il giornalista investigativo Seymour Hersch del New Yorker, la Casa Bianca aveva ordinato alle forze speciali statunitensi di creare un corridoio di evacuazione con cui venne permesso agli aerei militari pakistani di trasportare non meno di 2.500 combattenti taliban e di al-Qaida con i loro consiglieri dell’ISI e almeno due generali pakistani, per metterli al sicuro in Pakistan. Mentre l’amministrazione Bush usava la presunta alleanza al-Qaida/Saddam Hussein come pretesto per voltare i suoi cannoni verso l’Iraq ricco di petrolio, i leader di al-Qaida e dei taliban in Pakistan rimanevano illesi.
In Afghanistan, l’inviato degli Stati Uniti ed ex dirigente dell’Unocal Zalmay Khalilzad era occupato a spianare la strada alla costruzione del gasdotto del Centgas guidato da Unocal. Più tardi Khalilzad divenne ambasciatore degli USA in Iraq. L’ambasciatrice degli Stati Uniti in Pakistan, Wendy Chamberlain si riunì con il ministro del petrolio del Pakistan, Usman Aminuddin, e l’ambasciatore saudita in Pakistan, per pianificare il gasdotto che sarebbe passato vicino a Khandahar, casa del leader talib mullah Mohammed Omar. Omar aveva favorito il consorzio Centgas e rimase misteriosamente libero. Il capo dell’Alleanza del Nord Burhanuddin Rabbani, che era stato primo ministro afgano fino a quando fu deposto da Hekmatyar e dai taliban nel 1996, entrò tranquillamente nel nuovo governo di Kabul, apparentemente per favorire il consorzio del gasdotto guidato dall’argentina Bridas. [15] La Banca Mondiale e il Fondo Monetario aprirono un ufficio a Kabul dopo una pausa di 25 anni. La Brown & Root controllata da Halliburton e altri “specialisti della ricostruzione” del dopoguerra fecero la fila per gli appalti. Il 27 dicembre 2002 il Turkmenistan, l’Afghanistan e il Pakistan firmarono un accordo che apriva la strada al gasdotto Centgas.
Il primo ministro afghano Hamid Karzai, selezionato con cura dagli USA, emerse dopo l’assassinio del contendente Abdul Haq, che finì su una mina in Afghanistan, mentre presumibilmente era sotto la protezione della CIA. Il gestore di Haq era Robert “Bud” McFarlane, consigliere per la sicurezza nazionale di Reagan che ora gestiva la società di consulenza petrolifera K-Street. Haq non aveva legami con l’industria petrolifera ed era considerato dalla CIA troppo accondiscendente con l’Iran e la Russia. Il comandante militare dell’Alleanza del Nord di Rabbani, Sheik Massoud, fu misteriosamente assassinato due giorni prima l’11 settembre 2001. Secondo fonti governative iraniane, afgane e turche, Hamid Karzai è stato un consigliere dell’Unocal durante i negoziati con i taliban. E’ stato anche un contatto della CIA durante la decennale guerra in Afghanistan. Bill Casey fece in modo che la famiglia Karzai fosse messa al sicuro negli Stati Uniti dopo che l’anarchia aveva investito Kabul. [16] Karzai era vicino a re Zahir Shah, che era tornato in Afghanistan dall’esilio per convocare la lealista loya jerga, nel luglio 2002. Quando tutti gli altri candidati alla presidenza misteriosamente abbandonarono la gara, appena 24 ore prima delle elezioni, Karzai ottenne l’assenso dei padroni per divenire capo di stato. La sua gente quindi sospese il dibattito in occasione della conferenza, fece ostruzionismo alla creazione del parlamento e si rifiutò di nominare un governo. La polizia segreta di Karzai setacciò la conferenza alla ricerca di dissidenti da mettere in prigione. Secondo il rappresentante tribale Hassan Kakar, i delegati in disaccordo con Karzai non ebbero nemmeno il permesso di parlare. [17]
Il governo Karzai rappresenta un ritorno della monarchia afghana, come sempre conforme agli interessi dei banchieri internazionali nella regione. Nel 2005 la Chevron-Texaco comprò la Unocal, cementando il controllo dei Quattro Cavalieri sul gasdotto trans-afghano Centgas.
Note:
[1] “Central Asia Unveiled”. Mike Edwards. National Geographic. 2-02
[2] Reaping the Whirlwind: The Taliban Movement in Afghanistan. Michael Griffin. Pluto Press. London. 2001. p.124
[3] “The Geostrategy of Plan Columbia”. Manuel Salgado Tamayo. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.37
[4] “The Roving Eye: Pipelineistan, Part I: The Rules of the Game”. Pepe Escobar. Asia Times Online. 1-25-02
[5] Taliban: Militant Islam, Oil and Fundamentalism in Central Asia. Ahmed Rashid. YaleUniversity Publishing. New Haven, CT. 2001. p.145
[6] Azerbaijan Diary: A Rogue Reporter’s Adventures in a Oil-Rich, War-Torn, Post- SovietRepublic. Thomas Goltz. M.E. Sharpe. Armonk, NY. 1999. p.272
[7] “al-Qaeda, US Oil Companies and Central Asia”. Peter Dale Scott. Nexus. May-June, 2006. p.11-15
[8] Vedasi Evil: The True Story of a Ground Soldier in the CIA’s War on Terrorism. Robert Baer. Crown. New York. 2002. p.243-244
[9] “Who is Osama bin Laden?” Michel Chossudovsky. 12-17-01
[10] Ibid
[11] “The Road to September 11”. Evan Thomas. Newsweek. 10-1-01. p.41
[12] “Bin Laden’s Invisible Network”. Evan Thomas. Newsweek. 10-29-01. p.42
[13] The Asian News. 9-30-05
[14] “US Paid Off Warlords”. Andrew Bushnell. Washington Times.2-7-02I
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora