“The Lone Gladio” rivela la strategia di Washington per il Nuovo Grande Gioco

Christoph Germann, 27 settembre 201410702010Il nuovo testo di Sibel Edmonds The Lone Gladio accompagna il lettore in un viaggio emozionante attraverso il globo, da Cipro Nord e Azerbaigian al sud-est asiatico e nel ventre della bestia degli Stati Uniti. Se i fili della trama sembrano scollegati, vengono brillantemente intrecciati, arrivando a vedere come lavori una delle più importanti operazioni clandestine dei nostri tempi e chi tira le fila da dietro le quinte.
L’operazione Gladio-B è l’arma preferita dalle “compagnie” (Pentagono, NATO, CIA e MI6) nella lotta geopolitica contro Russia e Cina. Tale lotta è in pieno svolgimento in molte parti del mondo, ma da quando i Balcani Eurasiatici sono di primaria importanza per il Nuovo Grande Gioco, la rete ombra paramilitare di Gladio è particolarmente attiva in Asia centrale, Caucaso e Turchia. Il modus operandi della società viene evidenziata nelle prime pagine di The Lone Gladio, quando l’agente di Gladio Greg McPhearson (OG 68) entra in un centro operativo sotterraneo, sotto una moschea nella capitale dell’Azerbaijan Baku, per preparare il prossimo attacco terroristico sul suolo russo. [1] Mentre OG 68 ed i suoi colleghi osservano il “loro” imam trasformare una disperata vedova cecena in un kamikaze, il lettore si domanda se alcune di tali “vedove nere”, che commisero molti dei peggiori attacchi terroristici in Russia, abbiano avuto un trattamento simile [2] Ma una cosa è certa: l’Azerbaigian ha un ruolo centrale nella Gladio-B e altre operazioni d’intelligence di Stati Uniti/NATO nella regione [3]. Pertanto, non sarebbe una sorpresa se Baku difatti ospitasse un centro operativo per coordinare “pianificazione e preparazione di alcuni dei più elaborati attacchi terroristici in Russia, Caucaso e Asia Centrale”. [4] È interessante notare che il centro operativo in The Lone Gladio sia collegato all’edificio dell’addetto militare degli USA, il cui ruolo viene svelato più avanti nel libro. Un altro canale principale delle operazioni di Gladio-B è la Turchia e Sibel Edmonds accenna al ruolo chiave turco nel promuovere l’insurrezione islamista nel Caucaso del Nord della Russia, quando il colonnello Winston Tanner (OG 52) spiega a Greg McPhearson come si prenderà il merito dell’attacco alla Russia: “Il colonnello annuì. “La nostra base cecena attualmente è divisa. Coloro che non ci servono più si prenderanno il merito di questo attacco. Quelli che ci servono gestiranno lo spettacolo successivo dal loro quartier generale ad Ankara”. Greg fece una pausa. “Come possiamo garantirci il silenzio della fazione cecena?” “Non rimarrà nessuno, almeno con informazioni o legami con noi. Ne esfiltriamo cinque, tre dei quali in Turchia, accusati dal FSB. Lasciamo una scia di briciole diretta ai russi. Possono sfogarsi e accusare, ma non andranno lontano. Non hanno le nostre capacità multimediali“. [5] Negli ultimi anni, agenti dei servizi segreti russi hanno eliminato molti ceceni all’estero, la maggior parte dei quali in Turchia. [6] Così nessuno avrebbe creduto ai russi, anche se innocenti.
0722_LGPost The Lone Gladio è stimolante fin dalla prima pagina, sfocando il confine tra finzione e realtà incoraggia il lettore ad osservare più da vicino le informazioni disponibili su attori, luoghi e operazioni elencate da Sibel Edmonds nel suo romanzo. Anche piccoli dettagli meritano maggiore attenzione. Ad esempio, quando il porto di Poti in Georgia viene definito punto di transito per l’eroina afgana della rete del nercotraffico della società, [7] e ciò non è certo casuale. [8] Quando l’analista dell’FBI Elsie Simon, esperto nel nesso Turchia-Asia centrale-Caucaso, s’imbatte in alcuni documenti assai esplosivi, scopriamo molto altro sull’Operazione Gladio-B. [9] Tra gli altri, i documenti rivelano il ruolo della Georgia in tutto ciò. Ascaro della NATO nel Caucaso meridionale fu determinante nel sostenere i “ribelli ceceni” e spesso ciò viene indicato. Due anni fa, il cosiddetto incidente di Lopota scosse il Paese. Dopo che 14 persone furono uccise negli scontri tra forze di sicurezza georgiane e combattenti ceceni, i funzionari georgiani affermarono di aver sventato un tentativo degli insorti di entrare in Georgia dal Daghestan. Ma l’indagine di un avvocato dei diritti umani georgiano, in seguito, concluse che i ceceni “furono reclutati in Europa dai funzionari del ministero degli Interni georgiano, portati a Tbilisi ed addestrati per alcuni mesi all’uso di armi con l’intento di infiltrarli dalla Georgia in Cecenia per aderire alla rivolta islamica“.[10] I lettori di The Lone Gladio si renderanno conto che le operazioni di questo tipo non sono condotte solo dal governo fantoccio del posto, come spesso si è portati a credere. Invece, Pentagono, NATO, CIA e MI6 ne tirano le fili da dietro le quinte. Questa regola vale anche per uno degli agenti più importanti della società nell’Operazione Gladio-B: Fethullah Gülen. Il burattino della CIA Gülen e il suo vasto movimento giocano un ruolo decisivo nel promuovere l’islamizzazione dell’Asia centrale e del Caucaso. Quando Greg McPhearson entra nel principale centro di formazione dei mullah della società di Houston, gestito dal movimento di Gülen, ci racconta come opera: “Il vero scopo di tale centro della società è reclutare e addestrare i candidati prescelti come mullah, predicatori musulmani, poi assegnati a specifiche regioni e nazioni come Azerbaigian, Kirghizistan, Tagikistan e Xinjiang, Qui avrebbero reclutato, indottrinano, soggiogato e formato islamisti fanatici da utilizzare nelle varie operazioni terroristiche progettate e realizzate dalla società, in caso di necessità”. [11]
L’informatrice dell’FBI Sibel Edmonds ha ripetutamente evidenziato le attività dubbie del movimento Gülen nei Balcani Eurasiatici, dove le sue scuole ospitano regolarmente agenti della CIA. [12] Dato il gran numero di combattenti provenienti dall’Asia centrale e dal Caucaso tra i “ribelli siriani”, tale modus operandi sembra essere ancora forte. Soprattutto il governo cinese è attualmente preoccupato dal lavaggio del cervello dei giovani musulmani, per cui ha lanciato la repressione nelle madrasse nel Xinjiang. [13] Ma finché l’azienda cerca di attuare il suo piano sul Turkestan orientale, non ci sarà fine alle violenze nello Xinjiang. [14]
The Lone Gladio è una lettura obbligata per chiunque sia interessato al Nuovo Grande Gioco nei Balcani Eurasiatici. Sibel Edmonds ha scritto un libro rivelatore, facendo luce sull’Operazione Gladio-B e fornendo informazioni assai necessarie per comprendere gli attuali sviluppi in Asia centrale, Caucaso e altrove.

2012621210609-bNote:
[1] Sibel Edmonds, The Lone Gladio (Bend: Sibel Edmonds, 2014) p. 10.
[2] Jim Heinz, “Le ‘vedove nere’ legate al decennale terrorismo in Russia“, Associated Press, 21 gennaio 2014.
[3] Christoph Germann, “The New Great Game Round-Up #39“, Boiling Frogs Messaggio 9 febbraio 2014.
[4] Ibid., Edmonds p.14.
[5] Ibid., Edmonds pp. 14-15.
[6] Sibel Edmonds, “Esclusiva BFP: Base militare comune per le operazioni di USA-NATO-militanti ceceni“, Boiling Frogs Post, 22 novembre 2011.
[7] Ibid., Edmonds p. 146.
[8] “Circa 100 kg di eroina scoperti nel porto di Poti“, Trend News Agency, 3 giugno 2010.
[9] Ibid., Edmonds p. 185.
[10] “I responsabili dello scontro georgiano-ceceno non ancora identificati“, Radio Free Europe/Radio Liberty, 4 settembre 2013.
[11] Ibid., Edmonds p. 307.
[12] Sibel Edmonds, “Il capo dell’intelligence turca svela le operazioni della CIA in Asia centrale tramite il gruppo islamico“, Boiling Frogs Post, 6 gennaio 201.
[13] “La Cina ‘salva’ altri bambini dalle scuole religiose nello Xinjiang“, Reuters, 14 settembre 2014.
[14] Scott Neuman, “Cina: serie di attentati uccide 50 persone nello Xinjiang“, NPR, 26 settembre 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La guerra informativa sull’Ucraina

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Raid USA in coordinamento con la Siria… bugie e segreti!

Nasser Kandil al-Bina 24/09/2014
Traduzione dall’arabo di Mouna Alno-Nakhal – Reseau International10473492I raid aerei statunitensi sui siti occupati dai terroristi di SIIL e Jabhat al-Nusra nelle province siriane di Raqqa, Hasaqah, Dayr al-Zur e Idlib il 23 settembre, sono un passo timido degli Stati Uniti che finora non hanno ammesso l’urgente necessità di adeguare la loro politica anti-siriana e abbandonare palesi menzogne, in particolare puntando su coloro che il presidente Obama oggi descrive come oppositori “moderati”, dimenticando che egli stesso aveva detto che tale scommessa era pura fantasia [1]! Ma bisogna credere che la “guerra contro il SIIL” abbia aperto una breccia spingendo Stati Uniti ed alleati a riconsiderare tale scommessa fantasiosa, in quanto l’annuncio è accompagnato dal rifiuto di una qualsiasi cooperazione con la Siria e dalla ripresa del ritornello che chiede armamento e addestramento dell'”opposizione moderata siriana” [2] [3]. L’escalation verbale contro la Siria divampa. La Russia è intervenuta consigliando le autorità siriane a dichiararsi pronte a partecipare a qualsiasi alleanza internazionale seriamente decisa a combattere il terrorismo, mentre avvertiva sui pericoli di qualsiasi azione sul territorio siriano senza coordinamento con lo Stato siriano, consentendo a Mosca di negoziare con Washington in condizioni migliori. Il ministro degli Esteri siriano Walid al-Mualam in conferenza stampa ha chiaramente e fermamente dichiarato le condizioni di tale cooperazione [4], senza impedire agli Stati Uniti di continuare con lo stesso ritornello. Perciò Mosca e Teheran hanno espresso sostegno alla posizione siriana e condannato qualsiasi tentativo di violare la sovranità dello Stato siriano. La CNN trasmetteva un’intervista alla signora Buthayna Shaban, consigliera del Presidente Bashar al-Assad. [5] Shaban ha ricordato le posizioni del suo governo, ma i media statunitensi hanno fatto sì che il suo messaggio divenisse una minaccia per giustificare il successivo discorso di Obama, che minacciava di colpire le forze della Difesa aerea siriana se avessero osato rispondere ai suoi attacchi. [6] Le incursioni statunitensi hanno avuto luogo e il filo-Pentagono Francois Hollande, l’alleato più entusiasta dell’aggressione alla Siria, è rimasto lontano dalla Siria, dai suoi spazio aereo e territorio. Subito, costui ha dichiarato di non aver intenzione d’inviare la sua aviazione in Siria, limitandosi ai movimenti in Iraq. [7]
Cos’è accaduto a Washington per avvertire le autorità siriane sulle operazioni aeree e che la Siria ha accettato di considerare come un coordinamento? Una fonte irachena molto ben informata ha detto ad al-Bina che i servizi segreti iracheni hanno tracciato una serie di informazioni di massima importanza con i servizi occidentali. I servizi statunitensi ne hanno verificato la validità in Turchia e consultazioni si sono svolte con la Siria. Tali informazioni possono riassumersi in armi sofisticate e terroristi addestrati, guidati da noti capi, giunte dalla Turchia alle aree siriane controllate dal SIIL. Secondo la stessa fonte dell’Iraq, l’Iran era ben consapevole di quanto accadeva, considerandone l’enormità, ciò meritava l’abbandono di ogni riserva e la riduzione delle tensioni tra Stati Uniti e Siria. Gli eventi in Yemen spingevano a un riavvicinamento con gli Stati Uniti, e l’Iran chiedeva garanzie di non colpire le posizioni siriane, ne oggi, ne domani, con il pretesto degli attacchi alle posizioni del SIIL. Cosa che l’Iran ha ottenuto. Da parte sua, la Russia ha chiesto agli Stati Uniti di preavvertire il governo siriano degli attacchi aerei su obiettivi specifici del SIIL, notificandone le rotte e gli orari di entrata e uscita nello spazio aereo siriano, in modo che venissero coordinati con la moderna rete della difesa aerea siriana di fabbricazione russa. Riguardo la Siria, ha insistito su due punti. La prima che gli Stati Uniti dimostrassero un serio impegno nel combattere il SIIL portando la Turchia ad aderire ufficialmente all’alleanza internazionale contro il terrorismo guidata dagli Stati Uniti, e a fermare il flusso di armi e combattenti in Siria. La seconda che gli Stati Uniti fornissero i propri dati al rappresentante permanente della Siria alle Nazioni Unite a New York, dottor Bashar al-Jaafari, per un coordinamento nel contesto diplomatico. Sempre secondo la fonte irachena, Washington ha risposto positivamente a queste due condizioni formulate dalla Siria, chiedendo a sua volta due condizioni: gli Stati Uniti non cesseranno di proclamare il loro rifiuto a qualsiasi forma di cooperazione con il governo siriano, e a sostenere l’opposizione che chiamano “moderata”. E la fonte ha aggiunto che l’operazione statunitense, meticolosamente preparata da giorni e che ha impiegato missili Tomahawk, ha completamente distrutto il deposito sotterraneo di un impianto di produzione di armi chimiche e i camion che trasportavano il materiale necessario alla loro fabbricazione, che avrebbero posto un problema militarmente insolubile se fossero rimaste nelle mani del SIIL per un altro mese! La stessa fonte ha negato che i Paesi arabi, tra cui l’Arabia Saudita, abbiano partecipato agli attacchi aerei, contrariamente a quanto dicono i media [9] [10].
La fonte irachena concludeva: “Se gli Stati Uniti mentono dicendo che non hanno preavvertito il governo siriano degli attacchi aerei alle posizioni del SIIL, i loro alleati arabi mentono ancor di più quando affermano di parteciparvi!

ByNnRn1IIAEslcWNote:
[1] Obama: Il concetto di opposizione siriana che dovrebbe rovesciare Assad è una “fantasia”:
Non c’è opposizione siriana che possa sconfiggere al-Assad… Penso che l’idea che ci sia attualmente un’opposizione moderata in grado di sconfiggere al-Assad non sia semplicemente vera… Abbiamo passato molto tempo cercando di lavorare con l’opposizione moderata in Siria… l’idea che possano improvvisamente rovesciare non solo Assad, ma anche spietati jihadisti altamente addestrati, se gli inviamo alcune armi, è una fantasia… Penso che sia molto importante che il popolo degli USA e probabilmente più importante Washington e le agenzie stampa, lo capiscono!
[2] Standing United Against ISIL: “We’re Strongest as a Nation When the President and Congress Work Together”
[3] SI: Barack Obama saluta il voto del Congresso e l’aiuto della Francia
[4] Conferenza stampa di Walid al-Mualam: la Siria è disposta a cooperare nella lotta al terrorismo [25/08/2014]
[5] Siria: Buthayna Shaban, consigliera del presidente siriano al-Assad alla CNN, 11 settembre 2014.
“Siamo pronti a far parte di qualsiasi coalizione contro il terrorismo, e qualsiasi attacco in Siria senza coordinamento con il governo siriano sarà considerato un’aggressione alla Siria”.
[6] Obama minaccia di cacciare Assad se un aereo statunitense sarà abbattuto nello spazio aereo siriano
Se Assad osa farlo, Obama ha detto che avrebbe ordinato alle forze statunitensi di spazzare via il sistema di difesa aerea della Siria, che sarebbe stato più facile che non colpire il SIIL, ha osservato, poiché le sue posizioni sono meglio conosciute. Ha continuato dicendo che quest’anno le azioni di Assad avrebbero portato alla sua caduta, secondo lui”, ha detto il Times“.
[7] Hollande annuncia attacchi aerei in Iraq e difende le sue azioni
[8] Washington ha preavvertito Damasco degli attacchi, “Gli Stati Uniti non hanno avvertivo il regime siriano degli attacchi aerei sulle posizioni dei jihadisti dello Stato islamico, ha detto il dipartimento di Stato USA. “Non abbiamo chiesto il permesso al regime. Non coordiniamo le nostre azioni con il governo siriano. Non abbiamo preavvisato i siriani, né dato alcuna indicazione su tempo od obiettivi specifici degli attacchi”, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato Jennifer Psaki… “Abbiamo informato direttamente il regime siriano con il nostro ambasciatore presso le Nazioni Unite (Samantha Power), che ha informato il rappresentante siriano permanente alla Nazioni Unite”, ha detto Psaki. “Abbiamo avvertito la Siria di non attaccare gli aerei statunitensi“.
[9] I jihadisti bombardati in Siria “erano vicini ad un attacco agli Stati Uniti”
[10] I piloti sauditi hanno partecipato alle incursioni degli Stati Uniti?
pilotes-saoudiensNasser Kandil, ex-deputato libanese e direttore di TopNews-Nasser Kandil e del quotidiano al-Bina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA provocano l’Iran

Nikolaj Bobkin Strategic Culture Foundation 21/09/201424dcd34b-6e5d-46db-ac81-eda73e1b37eb_RTX13JW3 L’Iran e sei potenze mondiali (Russia, Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Germania e Cina) hanno iniziato un vertice tra esperti sul programma nucleare di Teheran il 19 settembre, nell’ambito degli sforzi per giungere a un accordo dalla fine di luglio su come risolvere la decennale controversia che ha suscitato timori di una guerra in Medio Oriente. Seyed Abbas Araghchi, Viceministro degli Esteri iraniano, ha detto che prima che i colloqui iniziassero tali gravi divergenze rimanevano, ma l’Iran spera di avere risultati positivi con il gruppo 5+1 e soprattutto con Stati Uniti, Russia e Cina. Vi sono chiari segnali che l’Iran non sia disposto a pagare qualsiasi prezzo. Il rispetto dei diritti e delle conquiste degli scienziati iraniani è per l’Iran la linea rossa da non superare. Il 24 novembre 2013, l’accordo interinale di Ginevra, ufficialmente intitolato piano d’azione comune, è un patto firmato tra Iran e i Paesi P5+1 a Ginevra, Svizzera. Si tratta del congelamento a breve termine di parte del programma nucleare iraniano in cambio della riduzione delle sanzioni economiche contro l’Iran, mentre si lavora a un accordo a lungo termine. Rappresenta il primo accordo formale tra Stati Uniti ed Iran in 34 anni. L’attuazione dell’accordo ebbe inizio il 20 gennaio 2014. In un primo momento i colloqui furono programmati per entro il 20 luglio 2014, poi la data fu spostata a novembre. L’accordo interinale di Ginevra è in vigore da un anno, alla data della firma, quindi un nuovo accordo dovrebbe vedere la luce prima del 24 novembre. C’è poco tempo e la situazione è critica. Gli Stati Uniti lo sanno e non importa quale politica speciale attui il dipartimento di Stato. Il segretario di Stato John Kerry dice di voler giungere a un accordo d’importanza universale ma, come prima, insiste su concessioni dall’Iran. Spera che l’Iran mostri un ingegnoso e ben pensato approccio per dimostrare che è pronto alla cooperazione. La posizione degli Stati Uniti prevede che compromessi e revoca delle sanzioni debbano essere collegati alle concessioni dall’Iran senza legami con il programma nucleare.
Incontrando il ministro degli Esteri della Finlandia a Teheran, Ruhani ha condannato tale politica dicendo: “Oggi anche noi siamo pronti a continuare i colloqui per giungere a un accordo definitivo, ma non se il G5+1 ha intenzione di fare pressione ai colloqui sull’Iran per impedirne il progresso scientifico e tecnologico, la strada per un accordo è aperta“. Ha osservato che l’Iran non accetterà un qualsiasi approccio discriminatorio contrario alle leggi internazionali e che vuole avere gli stessi diritti degli altri membri dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Pur sottolineando che i colloqui di Ginevra hanno deciso l’accordo a breve termine, successivamente prorogato, il Presidente ha detto, “La nostra linea rossa è i nostri sviluppo scientifico e ricerca nucleare, e l’Iran in alcun modo negozierà la sua Difesa, come il programma missilistico“. Ovviamente, le richieste di Washington sono inaccettabili. Ad esempio, la Casa Bianca insiste sulla riduzione del programma missilistico iraniano. La delegazione russa è guidata dal Viceministro degli Esteri Sergej Rjabkov che ha detto nell’intervista a RIA Novosti del 16 settembre, che la posizione degli Stati Uniti sulla questione nucleare iraniana è controproducente e affligge le prospettive per giungere a un accordo nei colloqui a New York. Secondo lui, non ci dovrebbero essere restrizioni al programma missilistico iraniano. La Russia non ha mai sostenuto tale approccio e non lo farà mai. Ecco dove le parti si bloccano. Foreign Policy scrive che la politica occidentale in Iran è sbagliata. Se la politica non viene rettificata sarà estremamente difficile aspettarsi un risultato positivo nel vertice Iran-Sestetto. Il nocciolo del problema è se Stati Uniti e NATO vogliono veramente chiudere il dossier iraniano. Con pretese inammissibili vogliono il pretesto per continuare ad imporre sanzioni e fare leva sull’Iran. Ma l’Iran è irremovibile nel non cedere alle pressioni. Ad esempio, l’Iran ha rifiutato di cooperare con gli Stati Uniti sullo Stato islamico. Il 15 settembre, l’Iran respinse la richiesta statunitense di cooperare nella lotta contro i militanti dello Stato islamico, ma gli Stati Uniti hanno detto che la porta rimane aperta all’opportunità di fare causa comune con il principale avversario in Medio Oriente. Il rifiuto dell’Iran è giunto mentre le potenze mondiali s’incontravano nella capitale francese accettando di usare “tutti i mezzi necessari” per combattere i militanti in avanzata in Iraq e Siria. L’Iran ritiene che gli statunitensi formino la coalizione contro lo Stato islamico per giustificare la loro presenza in Medio Oriente. Questo punto di vista è espresso dal leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khameney, che ha twittato il suo rigetto dell’impegno internazionale e ha rivelato un’offerta di collaborazione sottobanco, non specificata, degli statunitensi contro i militanti. Khameney ha detto che l’Iran ha respinto la richiesta degli Stati Uniti per via delle “cattive intenzioni” di Washington, ha riferito l’agenzia della Repubblica islamica. L’agenzia Reuters ha citato Khameney dire alla televisione iraniana che la richiesta degli Stati Uniti è “vuota e strumentale”, facendo eco alle affermazioni iraniane secondo cui le nazioni occidentali cercano di espandere la propria influenza nella regione, nell’ambito della campagna contro lo Stato islamico. “Ho rifiutato le offerte all’Iran sull’IS poiché gli Stati Uniti sono corrotti nella questione. Anche Zarif ha respinto l’offerta del segretario di Stato USA” ha detto. È la prima volta che il tentativo degli Stati Uniti di accordarsi con l’Iran sulla questione dello Stato islamico diventa pubblico. Il fatto che l’Iran abbia reso pubblico il rifiuto di compromettersi con gli Stati Uniti a scapito dei propri interessi nazionali, è il chiaro segnale che Teheran ha tracciato la linea rossa verso Washington.
Gli statunitensi cercano di accordarsi con l’Iran a danno di Mosca. L’idea è sostituire il petrolio russo sul mercato mondiale con forniture iraniane in cambio dell’eliminazione delle sanzioni. I media occidentali diffondono voci circa l’intenzione dell’Iran di approfittare della crisi ucraina ed iniziare le esportazioni di petrolio verso l’Europa. Storie vengono fatte circolare su Teheran che accetta di lasciare che le forze della NATO attraversino il suo territorio. Si sente in giro che l’Iran è pronto a sospendere il suo sostegno al governo siriano in cambio della fine delle sanzioni. Tutte queste voci non hanno nulla a che fare con la realtà. Non è null’altro che aria fritta. Il vero rapporto nel quadro Iran-USA-Russia è molto diverso. Gli iraniani sono un popolo sobrio che considera le offerte di Washington con attenzione; è l’atteggiamento giusto. Tutti i tentativi degli Stati Uniti di inserire un cuneo tra Russia e Iran sono andati in malora, essendo condannati fin dall’inizio. L’Iran ritiene che gli Stati Uniti non abbiano abbandonato il vecchio desiderio di cambiare il sistema politico in Iran. Quindi non vi è alcun motivo di aspettarsi che i colloqui abbiano successo entro la data assegnata dall’accordo di Ginevra, il 24 novembre. Inoltre, poche settimane prima dei prossimi colloqui, gli Stati Uniti hanno preso nuove misure per complicare i rapporti con Teheran. Il 29 agosto, gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni a più di 25 imprese, banche ed individui che sospettano lavorare al programma nucleare iraniano, sostenere il terrorismo e aiutare l’Iran ad eludere le sanzioni. Le misure statunitensi impediscono le transazioni con le parti designate, congelandone i beni e bloccandoli nella giurisdizione degli Stati Uniti. Washington ha detto che le sue azioni sono in linea con l’impegno ad alleggerire le sanzioni in cambio della sospensione del programma. In una dichiarazione, il sottosegretario per il terrorismo e l’intelligence finanziaria David Cohen ha detto che l’azione di Washington nell’imporre le nuove sanzioni “riflette la nostra volontà di continuare ad agire contro chiunque ovunque violi le nostre sanzioni”. Alti funzionari dell’amministrazione hanno detto che le ultime sanzioni includono il ricorso contro la Banca Asia della Russia, che secondo Washington è coinvolta nella conversione ed invio di dollari USA al governo iraniano. Inoltre le imprese colpite hanno aiutato l’Iran a sostenere il governo del Presidente Bashar Assad in Siria. Non c’è dubbio che la mossa influenzerà negativamente l’esito dei colloqui.
Le sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran recentemente inflitte ostacoleranno i colloqui sul programma nucleare del Paese, ha avvertito il ministero degli Esteri iraniano. I commenti del presidente iraniano Hassan Ruhani affermano che il Paese dovrebbe “resistere” alle misure. La portavoce del ministero degli Esteri iraniano Marzieh Afkham ha detto che le nuove sanzioni potrebbero compromettere l’accordo nucleare tra Iran e potenze mondiali, ha riferito il 30 agosto l’agenzia di stampa ufficiale IRNA. “Tali azioni hanno un impatto negativo e non costruttivo sull’andamento dei colloqui. La Repubblica islamica dell’Iran rifiuta ogni interpretazione unilaterale e strumentale dell’accordo di Ginevra dello scorso anno“, ha detto aggiungendo che “l’Iran è fermamente convinto che le sanzioni siano contrarie agli impegni assunti dagli Stati Uniti in virtù dell’accordo di Ginevra”. Anche Ruhani ha attaccato le sanzioni, dicendo che sono un'”invasione della nazione iraniana”. “Dobbiamo resistere all’invasione e mettere gli invasori al loro posto. Non dovremmo permettere la continuazione e ripetizione dell’invasione“. La televisione di Stato iraniana ha anche detto che la mossa viola l’accordo provvisorio raggiunto con le potenze mondiali secondo cui le nazioni occidentali accettano di alleggerire le sanzioni in cambio del rallentamento delle attività nucleari dell’Iran. Gli Stati Uniti prestano poca attenzione a ciò che dice Teheran. I funzionari sottolineano che l’azione non costituisce un ampliamento delle sanzioni, ma piuttosto applica le sanzioni esistenti. Sembra che Iran, Russia e Cina dovranno adottare nuove iniziative nel caso in cui l’occidente violi gli accordi di Ginevra. Geografia, ricchezza energetica, potenziale umano e militare potranno fare dell’Iran un potente e stabile Stato mediorientale, un fatto indiscutibile. L’idea dell’isolamento internazionale di Teheran proposto da Washington è arcaica ed obsoleta da tempo. Isolare l’Iran quando i terroristi occupano un terzo del territorio iracheno, minaccia seriamente gli sforzi internazionali per la pace. Il Medio Oriente ha urgente bisogno di un Iran potente ed indipendente, immune agli sforzi degli Stati Uniti per fare pressione sul suo processo decisionale. Date le circostanze, la prima cosa che Russia e Cina dovrebbero fare è ignorare le sanzioni, sostenute in passato dai due membri al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Togliere il divieto di cooperazione militare con Teheran è una decisione tempestiva e motivata.
Le sanzioni unilaterali degli Stati Uniti sono sempre stati illegali, ed ora sono strumento di ricatto contro le Nazioni Unite che, di fatto, ha ceduto la questione ai “Big Six”. L’organizzazione si tiene lontana dalla questione. La partecipazione al processo di negoziazione di Catherine Ashton, l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e vicepresidente della Commissione europea, è illegale; la commissaria non ha alcuna giustificazione per partecipare ai colloqui. Quando si parla dell’Iran, i negoziatori occidentali danzano in sintonia di Washington, come quando definiscono la loro politica verso l’Ucraina.

CHINA-CICA-DIPLOMACYLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Oggi in Siria e Libia contro gli islamisti, domani in Ucraina contro i banderisti?

Alessandro Lattanzio, 24/9/2014

Ciò che ricevono oggi dagli USA i loro ex-alleati islamisti, in Siria e Iraq, è un monito per ciò che subiranno, domani, i futuri ex-alleati degli USA e della NATO: i banderisti locali e i loro camerati gladiatori atlantisti.

10341569Operazioni in Siria 19-23 settembre
Il 19 settembre, alle ore 11.00 a Raqqa, era previsto un incontro tra i capi del SIIL. L’intelligence militare siriana apprese della riunione ed infiltrò nella città un commando per le operazioni speciali il cui compito era fornire le coordinate del luogo della riunione, che avvenne presso l’Agricultural Research Building. Il commando trasmise le coordinate e piazzò un dispositivo di puntamento radio presso l’edificio. Alle 11:10, la SAAF compì una serie di sortite con attacchi di precisione sul luogo dell’incontro, dove erano presenti anche 8 tra ex-ufficiali dell’esercito iracheno e membri del Baath di Sadam Husayn, oltre ai capi del SIIL. 15 medici furono portati nella zona occupata dal SIIL, tra cui un medico statunitense e uno turco, per soccorrere i sopravvissuti, che furono poi trasferiti presso l’ex base militare di al-Manaqar, prontamente bombardata dalla SAAF sempre su indicazione del commando siriano. I terroristi, tra cui un alto responsabile del SIIL, e i 15 medici furono eliminati.
Il 20 settembre, la 105.ta Brigata della Guardia repubblicana siriana liberava le Torri Fitina a Jubar, dopo aver eliminato 25 terroristi del Jaysh al-Islam. Il capo militare di Jabhat al-Nusra, Abu Abdalrahman al-Baqa, veniva eliminato da Hezbollah a Falita, presso Yabrud. L’EAS e l’Esercito di liberazione della Palestina (ELP) assaltavano le posizioni di Jabhat al-Islamiya ad Adra, eliminando decine di terroristi, tra cui 2 capi di Jabhat al-Islamiya, Hani al-Musa e Anad al-Halmi. L’EAS subiva 9 caduti. Il 21 settembre presso Idlib, l’EAS e le NDF liberavano la città di al-Aziziya, le fattorie Abu Ruayda e Rawdha al-Jalma, i villaggi al-Turaymisa e Luwaybida, le località di Zuru Abu Zayd, Hajiriya al-Saman, Qafr al-Uwayna, al-Qaramita, al-Husayniya, al-Huwayr e la città di Jibin. L’esercito siriano sgomberava così 130 chilometri quadrati, liberando la rotabile Maharda – Salamiya. Il 22 settembre, a Dair al-Zur la SAAF distruggeva le basi del SIIL nei distretti di al-Mayadin e Abuqamal, eliminando 120 terroristi e distruggendo 3 tecniche. Gli attacchi aerei si ebbero in concomitanza dell’attacco della 104.ta Brigata della Guardia Repubblicana dell’EAS alle posizioni del SIIL nel quartiere di Dair al-Zur di al-Hawiqa, eliminando 23 terroristi. Ad Arsal, Hezbollah effettuava un attacco aereo tramite un drone contro una base dei terroristi di Jabhat al-Nusra, eliminandone almeno 23. Le truppe di Hezbollah continuarono l’offensiva sulle basi dei terroristi, eliminando Layth Abu al-Shami, capo di Jabhat al-Nusra in Libano. Inoltre, la SAAF colpiva una postazione dei terroristi nei pressi di un valico di frontiera di al-Zamarani, tra Siria e Libano, eliminando 10 jihadisti. Altri 11 terroristi furono eliminati quando le truppe siriane distrussero una fabbrica di ordigni esplosivi a Sarqah, nella provincia di Idlib.
In concomitanza con l’avanzata dell’EAS, gli USA intervenivano allo scopo di ostacolare i progressi dell’esercito siriano, e il 23 mattina l’US Air Force e Giordania, Arabia Saudita, Bahrayn, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, effettuavano oltre 40 raid su 20 obiettivi del SIIL a Raqqa, Aleppo, al-Hasaqah, Dair al-Zur, Abu Qamal ed Idlib, utilizzando aerei da combattimento F-22, F-15E, F-16 e F-18, bombardieri strategici Rockwell B-1, droni Reaper e 47 missili da crociera Tomahawk sparati dalle navi della flotta statunitense Arleigh Burke e Philippine Sea. Le operazioni erano dirette dal CAOC (Combined Air Operations Center) della base statunitense di al-Udayd in Qatar, sede del Comando aereo avanzato del CENTCOM (Central Command) degli USA. 14 attacchi furono compiuti su Raqqa, “capitale del califfato” del SIIL, contro campi d’addestramento, centri comando, depositi di armi e munizioni, strutture per la produzione di esplosivi e diversi autoveicoli. Furono eliminati 60 terroristi del SIIL quando un Tomahawk centrò l’ospedale di al-Tabqa. Venne anche bombardato un gruppo di Jabhat al-Nusra, il cosiddetto “gruppo Qurasan“, presso Aleppo, eliminando altri 50 terroristi, tra cui un capo di Jabhat al-Nusra, Muhsan al-Fadli al-Quwayt. Va ricordato che Jabhat al-Nusra era stata pagata dal Qatar per rilasciare 40 terroristi del SIIL, in cambio della liberazione dei 46 diplomatici turchi sequestrati dal SIIL a Mosul, nel giugno 2014. Inoltre, la Turchia impiegava il SIIL per contrastare il PKK nel Kurdistan siriano. I terroristi del SIIL avevano le loro basi in Turchia, da dove avviavano i loro assalti contro le cittadine curde nella Siria settentrionale. “Siamo pronti a colpire obiettivi del SIIL in Siria degradandone le capacità“, aveva dichiarato in precedenza il generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff degli USA, “Questa non sarà simile alla campagna shock-and-awe, perché semplicemente il SIIL non è organizzato, ma ci sarà una campagna persistente e durevole“. Il segretario alla Difesa degli USA Chuck Hagel disse che il piano “comprende azioni mirate contro i santuari del SIIL in Siria, tra cui infrastrutture di comando e controllo e della logistica“. Finora gli Stati Uniti avevano lanciato circa 190 attacchi aerei contro il SIIL in Iraq. Il Ministero degli Esteri della Siria affermava che gli Stati Uniti aveva informato l’inviato di Damasco alle Nazioni Unite poche ore prima degli attacchi aerei contro il SIIL in Siria. Intanto le IDF (Forze di Difesa Israeliane) abbattevano un caccia MiG-21UM siriano utilizzando il sistema di difesa aerea Patriot. I due piloti a bordo riuscivano a lanciarsi dall’aereo, abbattuto mentre compiva una missione sulla zona di Qunaytra contro le postazioni dei terroristi islamisti protetti dagli israeliani. Il Ministero degli Esteri russo si dichiarava “profondamente preoccupato” dall’incidente, che “aggrava una situazione già tesa. Chiediamo a tutti i Paesi della regione, e altrove, di mostrare la massima moderazione“, aggiungendo che era di fondamentale importanza non aprire un nuovo “fronte”, ma unire gli sforzi di tutte le parti interessate per combattere la minaccia islamista.
Il 24 settembre, a Tripoli, in Libia, esplodeva la rivolta contro gli islamisti, mentre almeno sei attacchi aerei centravano le postazioni degli islamisti di “Alba della Libia” nel sud della capitale. Molti islamisti furono eliminati assieme a diversi blindati. Il primo ministro Abdullah Abdurahman al-Thani, da Tobruq, invocava la sollevazione “in risposta all’appello dei residenti di Tripoli per liberarli dai militanti“.

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Una modesta proposta: la Russia dovrebbe colpire il SIIL in Siria!

Ziad Fadil Syrian Perspective 22 settembre

547483Il fallimento della politica estera e militare statunitense è ben illustrato da ciò che gli Stati Uniti non dicono. Ho visto Leon Panetta, Scott Pelley e re Abdullah di Giordania umiliarsi nei più patetici momenti di 60 Minutes’ in 40 anni. Durante tutto la puntata, curiosamente limitata all’impavida campagna curda per bloccare il SIIL (i curdi sono alleati degli Stati Uniti, ora, e se lo meritano) e sui fallimenti di Obama ad armare l'”opposizione moderata” (come no!) siriana quando avrebbe dovuto, senza mai menzionare l’attore che potrebbe risolvere tutti i purulenti problemi del calderone chiamato “Pianificazione americana”. Con tutto il parlare del possibile attacco statunitense in Siria contro il SIIL e dell’impetuoso Obama che in TV dice come non esiterebbe a colpire tale organizzazione sociopatica ovunque si trovi, nessuno ha mai pensato a menzionare i russi. Ammettiamolo, Damasco non avrebbe alcun timore di un attacco delle forze armate russe. Mentre Vlad si cura degli affari in giro e l’esercito siriano scaccia i terroristi sul campo, gli Stati Uniti e i loro ritrovati amici curdi potrebbero essere visti sostenere l’esercito iracheno riprendere a contrastare il Califfone, e tutto senza truppe da combattimento statunitensi in Iraq o Siria! SyrPer è sempre all’avanguardia nel pensiero creativo, quando la capitale della nazione dorme o galleggia sul mare dell’irrilevanza. Con i francesi che dichiarano l’indisponibilità ad attaccare i virulenti parassiti del SIIL in Siria, probabilmente per paura di vedersi i loro jet Rafale abbattuti come tanti moscerini fastidiosi dagli S-300, e gli inglesi che zittiscono al parlamento il loro Miles Gloriosus, l’illustre David “Wellington” Cameron, ci sono davvero poche opzioni. Un osservatore mi aveva strappato una risata incontrollabile quando scrisse che i possibili candidati per l’attacco aereo in Siria potevano essere Arabia Saudita ed Emirati! Suggerendo anche la presenza di soldati arabi sul terreno. (Per favore non incolpatemi se vi rovesciate dal ridere. Non rimborserò il pranzo). Costui ovviamente ignora la sospetta assenza di addestrati da sauditi e arabi in tale viavai, (mercenari pakistani esclusi).
A meno che non si voglia impiegare la vantata aeronautica del Libano, davvero non c’è molto da scegliere. Ma Vlad è sempre lì a risolvere il problema che lasci. Con così tanto parlare di violazione del diritto internazionale da parte statunitense, perché il dr. Assad non invita la flotta di Vlad ad inviare i nuovissimi Sukhoj e MiG presso la base aerea di Mazah. I piloti russi acquisirebbero esperienza contro bersagli reali senza il disturbo dei noiosi occidentali che abbaiano “male!”… O qualcosa del genere alle proteste per l’occupazione sovietica dell’Afghanistan o per l’attuale Ucraina. Non vi sembra una soluzione plausibile? Possiamo salvare la faccia dei sauditi facendogli pagare carburante e manutenzione. Come ulteriore incentivo per i sauditi, tutte le parti potranno osservare con sospetto il prossimo trambusto se i sauditi decidessero di usare la loro impressionante potenza militare invadendo il truculento Qatar, liberando il mondo da tale pernicioso batterio. Ma sarebbe troppo semplice e facile. Gli Stati Uniti sostengono pubblicamente il coinvolgimento della Russia mentre segretamente fanno di tutto per sabotarlo. Oh, e Obama accusa i russi di trattare con un regime “illegittimo”, accusando i russi esattamente di ciò che tutti accusano fare gli statunitensi; usare il SIIL per attaccare l’Esercito siriano, anche se diverrebbe un sotterfugio moscovita attaccare il SIIL per farla finita con gli eroi statunitensi del gruppo al-Nusra! Non vi sembra così bizantino? I neocon sionisti avranno continue coliche renali contorcendosi sui freddi pavimenti nella capitale nazionale, trasudando urina e bile e spuntando veleno. “Non può farlo, Capo. Non può!” Hillary avrebbe una giornata campale condannando il malvagio Vlad e John McCain preannuncerebbe la Terza Guerra Mondiale mentre sarebbe misericordioso con il popolo dell’Arizona con una gradita e solitaria dipartita. Già. E’ meglio non pensarci troppo. Le buone idee in questi giorni sono per i piccioni. Vorrei solo che gli statunitensi sappiano quanto ottuso e noioso sia il loro governo.

10702010Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Marina Silva, fa parte del piano per destabilizzare il Brasile

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 23/09/2014Bvgqo5fIUAIq2SGWashington ha lanciato un’ampia propaganda a sostegno di Marina Silva, la candidata brasiliana alle presidenziali del Partito socialista brasiliano. Continuano a dire che la sua vittoria è sicura. Le predizioni si riducono soprattutto ai risultati incerti nel primo turno del 5 ottobre. Esperti statunitensi credono che Silva avrà il voto di coloro che sostengono Aécio Neves da Cunha del Partito socialdemocratico brasiliano, pari al 14-16% dell’elettorato. In questo caso la candidata pro-USA otterrà circa il 60% senza lasciare possibilità a Dilma Rousseff, che rappresenta il Partito dei Lavoratori, di un ballottaggio per il 26 ottobre, ma analisti indipendenti esprimono dubbi su tale scenario, affermando che sia un’illusione. Ci sono anche avvertimenti su possibili brogli. L’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva, compagno di partito di Dilma Rousseff, sostiene la presidentessa in carica. Dubita che Silva abbia una qualche chance. Secondo lui, non è Silva, ma piuttosto certi media a rappresentare una minaccia reale. Usano a loro vantaggio le difficoltà emerse dalle riforme sociali ed economiche attuate a vantaggio degli interessi del popolo. Il Paese è ancora sulla via del progresso, grandi piani industriali sono implementati. Lula è fiducioso sulla verità che abbatterà le menzogne. Il sostegno dell’ex-presidente a Dilma Rousseff è importante. Di conseguenza Silva potrebbe perdere molti voti. In un’intervista a un giornale, Silva scoppia in lacrime dicendo che non può controllare ciò che l’ex-presidente dice di lei, ma che potrebbe fare del suo meglio per non ricambiarlo con del male. L’ex-presidente ha risposto immediatamente dicendo che Marina Silva non doveva mentire su di lui piangendo, avendo altri motivi per piangere. Il significato è chiaro, Silva non è così sicura della vittoria, emozionandola. Silva faceva parte del Partito dei Lavoratori da più di un quarto di secolo, e fece carriera con Lula. Durante il suo mandato da senatrice, prima di divenire ministro dell’ambiente nel 2003, fu strettamente sorvegliata dagli Stati Uniti. Era sorvegliata da servizi speciali di diversi tipi e da organizzazioni internazionali alla ricerca di promesse future per usarle al servizio degli interessi di Washington. Basta guardare le decorazioni e i premi ricevuti, con l’aiuto degli amici statunitensi, per capire che è al centro della loro attenzione dai lontani anni ’80. Naturalmente, presero in considerazione le caratteristiche specifiche della personalità, tra cui l’inclinazione a compensare la scarsa attrazione fisica con i successi nella carriera politica.
Il Brasile è divenuto un forte Stato sovrano auto-assertivo e dalla grande influenza nell’emisfero occidentale, sfidando l’influenza degli Stati Uniti. I dibattiti a Washington si svolgono a porte chiuse, ma una cosa è evidente: gli Stati Uniti vogliono sostituire Rousseff con qualcuno più flessibile. Marina Silva sembra utile allo scopo. I servizi speciali statunitensi le hanno aperto la strada al successo, eliminando l’altro candidato Eduardo Campos, il leader del Partito socialista. Il suo aereo Cessna 560?L improvvisamente precipitò prima di atterrare e si schiantò. Il sito francese Slate.fr ha elencato l’incidente aereo come uno dei cinque eventi più importanti di questa estate, ignorati ma che potrebbero esercitare una seria influenza politica globale. Prima della tragedia, Dilma Rousseff era considerata vincitrice sicura. Silva s’è unita alla corsa presidenziale complicando le cose al Partito dei Lavoratori che cerca di restare al potere. Non c’è dubbio che il Brasile diverrebbe pro-USA in caso Silva andasse al potere. Lo scandalo dello spionaggio e le dichiarazioni della Presidentessa Rousseff sull’inaccettabilità delle intercettazioni statunitensi in Brasile, diverrebbero un ricordo. UNASUR (Unione delle Nazioni Sudamericane, unione intergovernativa che integra le due unioni doganali esistenti: Mercosur e la Comunità delle nazioni andine, nel processo continuo d’integrazione sudamericano) e Mercosur (Mercado Común del Sur, blocco sub-regionale che comprende Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay e Venezuela, con Cile, Bolivia, Colombia, Ecuador e Perù Paesi associati. L’obiettivo è promuovere il libero scambio e il movimento di merci, persone e valuta) non saranno più al centro della politica estera brasiliana. La riorganizzazione dell’Organizzazione degli Stati Americani, questione importante per gli Stati Uniti, sarà in cima alla lista delle priorità in politica estera. Il Mercosur può continuare ad esistere, ma non come concorrente dell’ALCA (Area di Libero Commercio delle Americhe) che Washington cercava d’imporre fino al 2005, quando l’idea fu rifiutata da Argentina, Brasile, Venezuela e altri Stati. Silva non è molto entusiasta verso le prospettive dei BRICS. Crede che la partecipazione a questo gruppo non porti nessun dividendo, non avendo alcuna intenzione di rafforzare le relazioni con Russia e Cina, e l’alleanza con Venezuela e Cuba non sarebbe più vigente. Tutto ciò che le amministrazioni di Lula Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno realizzato finora sarà rigettato per compiacere la potenza nordamericana.
BRICS Soros Marina Eduardo La battaglia pre-elettorale è diventata una lotta feroce. Silva non ha tempo da perdere e il compito è troppo pesante. Fa dichiarazioni a secondo la reazione del pubblico. Doveva spiegare l’intenzione di ridurre la produzione di petrolio nelle aree cosiddette “pre-sale” sul fondale marino. Silva espresse il rifiuto del matrimonio gay in passato, ma ha fatto un testa-coda per sostenerlo. Marina Silva (Partito socialista brasiliano) è un’evangelica che appartiene alla conservatrice Assemblea di Dio, ha ritrattato sul sostegno al matrimonio gay il giorno dopo aver presentato il suo piano di governo. Il capitolo su Cittadinanza e identità del programma include “sostegno alle proposte che difendono… il matrimonio civile“. Il team elettorale di Silva ha rilasciato una dichiarazione che corregge il testo. La nuova versione difende “i diritti all’unione civile tra persone dello stesso sesso“, cancellando la parola “matrimonio”, che includerebbe maggiori diritti per la coppia. Nel secondo dibattito tra i principali candidati in vista del primo turno del 5 ottobre, Rousseff ha cercato di reagire tre giorni dopo che il Brasile entrava in recessione, chiedendo all’ambientalista Silva come avrebbe finanziato i circa 60 miliardi di dollari d’impegni politici. “Dove vi proponete di prendere i soldi?” chiese Rousseff, cercando di dare al suo Partito dei Lavoratori (PT), un quarto mandato nella principale potenza dell’America Latina. “In primo luogo, non sono promesse ma impegni,” rispose Silva, che fu ministra dell’ambiente con il predecessore di Rousseff, Luiz Inacio Lula da Silva. Il denaro sarebbe stato preso, ha insistito, “dal nostro Paese ritornando all’efficienza della spesa pubblica. Oggi c’è molto spreco di risorse pubbliche“. Rousseff aveva ragione quando espresse il dubbio che qualcuno con tali opinioni e convinzioni instabili possa governare il Paese. Sempre più brasiliani cominciano a rendersi conto che Silva cambierebbe radicalmente politica conducendo il Paese verso il disastro nazionale. È esattamente ciò che i “burattinai” di Washington vogliono. Silva ha problemi psicologici, è una persona squilibrata, e tutto ciò influenzerebbe il processo decisionale ostacolando lo sviluppo progressivo del Brasile e spezzando l’equilibrio sociale, mentre le forze politiche del Paese imparano ad interagire nel quadro costituzionale. La missione di Washington è creare i presupposti per inscenare una “rivoluzione colorata” in Brasile, usando la “quinta colonna” e i media pro-USA per provocare “proteste civili spontanee”.
Gli Stati Uniti hanno inviato ulteriori esperti nell’ambasciata in Brasile. La stazione dell’Agenzia centrale d’intelligence è presidiata da guerrieri dell’ombra a tempo pieno. Il colonnello Samuel Prugh è un alto ufficiale e addetto della difesa in Brasile. Dall’esperienza unica nella raccolta di dati e d’intelligence umana, ha notevoli conoscenze personali tra i militari brasiliani e conosce bene il Paese. Luiz Inácio Lula da Silva e Dilma Rousseff hanno fatto del loro meglio per evitare un’espressione di pubblico malcontento verso le attività sovversive degli Stati Uniti nel Paese. Saltuariamente i brasiliani usano canali diplomatici protetti per dire a Washington di aver scoperto agenti coperti nell’industria petrolifera, nella rappresentanza diplomatica o nelle forze armate del Paese. Incidenti mai divenuti di dominio pubblico. Dopo il noto scandalo su come la National Security Agency degli Stati Uniti ascoltasse le comunicazioni personali della Presidentessa e spiasse la compagnia petrolifera statale brasiliana, il governo brasiliano ha preso una posizione ferma e richiesto pubbliche scuse dal governo degli Stati Uniti, che s’è rifiutato di scusarsi intensificando l’attività d’intelligence in Brasile. Gli Stati Uniti hanno inviato altro personale nei consolati. Il consolato di Rio de Janeiro si distingue, vi lavorarono 500 membri del personale. John Creamer, Console Generale, dice che 300 di loro vagliano le domande di visto dal primo mattino a tarda notte. Secondo lui, tale processo prima richiedeva sei mesi. Ora uno-due settimane. Gli impiegati dei consolati sono davvero interessati ai visti o sono impegnati a preparare la “Primavera araba” o una “Maidan di tipo ucraino” sotto l’egida dei servizi speciali degli Stati Uniti? Il tempo ce lo dirà.

Newswala-i-Brazilian_President_Dilma_Rousseff_former_President__Brazil_Luiz_Inacio_Lula_da_Silva_hands_campaign_Sao_Paulo_Brazil-Av-1La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Yukio Mishima: nazionalista, genio e morte perfetta

Lee Jay Walker Modern Tokyo Timesmishim12Yukio Mishima afferma: “Se valutiamo così altamente la dignità della vita, come possiamo non valutare anche la dignità della morte? Nessuna morte può essere definita futile“. Questo osservazione è scioccante per molte persone che non hanno mai letto Mishima, o letto profondamente il suo lavoro. Poi la sua morte incombe sulla realtà o irrealtà, poiché in ultima analisi si liberò o si dedicò a una mera illusione?
In realtà, da dove iniziare quando si scrive su Mishima? Inoltre, un critico deve affermare che conosce l’argomento dal lavoro interiore dell’individuo di cui scrive? Oppure immagini e riflessioni avrebbero maggiore profondità, grazie alle immagini degli ultimi momenti di Mishima? Dopo tutto, milioni di buddisti e cristiani hanno letto i libri sacri, ma la storia ci dice che il Buddismo Zen ha sostenuto il nazionalismo fino in fondo in Giappone, negli anni 30 e 40. Pertanto, i templi buddisti di Kyoto nel secolo scorso salutarono il massacro di cinesi inermi. Allo stesso modo, gli aborigeni in Australia si chiedono dove siano l’amore e la pace cristiani? Adolf Hitler rispettava l’Islam in quanto Muhammad avviò la schiavizzazione dei non-musulmani nella jihad, imponendo il potere dalla legge islamica Sharia e della dhimmitudine. Secondo Hitler, il cristianesimo era debole, mentre l’Islam era forte perché questa fede giustificava le guerre sante con il Corano e gli Hadith, radicati nella realtà della guerra e della concentrazione del potere. Quindi, forse è meglio guardare le istantanee e poi formulare le idee; perché Mishima certamente fece così. Dopo tutto, il nazionalismo come tutte le ideologie e o modelli di pensiero si basa su miti, ma con elementi di verità. Se la verità esiste veramente. Detto ciò, la mia istantanea di Mishima è la sua morte, perché le istantanee della storia fluivano nel suo sangue, ma finendo con l’arrampicarsi sugli specchi. Dopo tutto, la morte di Mishima non ha mutato il Giappone o riportato il Paese all’età di Edo, quando il senso di un Giappone isolato non esisteva pienamente per via del complesso sistema daimyo. Sì, un Giappone isolato esisteva, in certa misura, ma era un mito perché il daimyo Shimazu commerciò ed invase Ryukyu (Okinawa). Allo stesso tempo, la completa nipponizzazione del nord era in corso e presto gli Ainu si dissolsero nella schiatta e nella realtà coloniale linguistica giapponese. Pertanto, i momenti finali di Mishima furono un dramma totale, perché le sue azioni furono inutili. Tuttavia, dicendo ciò, Mishima morì di morte desiderata, nonostante i momenti finali siano una realtà che non si può pienamente percepire. Presumo che per quei fugaci minuti e secondi prima del decesso autoindotto, mente e spirito di Mishima fossero in estasi perché parte della sua fantasia divenne la realtà desiderata. Ma ben presto un articolato nazionalista non sarebbe stato, al dunque, per nulla impressionato da Mishima. perché l’occidentalizzazione continua a venare la psiche giapponese.
img_1 Nella breve memoria di Mishima, “Sole e Acciaio”, è chiara la sua ossessione degli ultimi dieci anni per la scrittura e un culturismo estremo. Questo libro fu pubblicato nel 1968 e riflette la psiche di Mishima che fuse la penna con l’allenamento fisico e i concetti sul “nuovo Giappone” che tradiva il “vecchio e glorificato Giappone”. Sole e Acciaio parla di come Mishima si sbarazza del suo precedente romanzo “Confessioni di una maschera”, perché ora Mishima costruiva l’uomo forte. In altre parole, l'”Ubermensch” di Nietzsche nasceva nell’io e nello spirito di Mishima. Mishima ora puntava ad allontanarsi dal suo genio letterario e a sprofondare nel mondo del “corpo e dell’azione”. Tuttavia se, come sostenuto, desiderava liberarsi e abbandonare il “potere della parola”, formandosi da “guerriero” nella sua visione del mondo, allora non ci riuscì. Gli ultimi giorni struggenti della sua vita si basarono sul “potere delle parole” e delle “idee”, derivanti dalla passione interiore in cui confusione, nazionalismo, ricerca dell’attenzione e uomo d’acciaio si fusero nella morte che l’ha glorificato. Mishima evidenziò anche la dualità con cui costantemente lottò, quando afferma: “Molte persone esprimono incredulità che un simile processo possa già essere al lavoro fin dai primi anni di una persona. Ma, senza ombra di dubbio, è ciò che mi è successo, gettando così le basi di tendenze contraddittorie in me, nella determinazione ad andare avanti lealmente, nella funzione corrosiva delle parole, svolgendo il lavoro della mia vita. E il desiderio d’incontrare la realtà in qualche campo in cui le parole non giochino alcun ruolo”. E’ chiaro che la dualità di Mishima deve avergli causato enorme ansia, insieme allo sviluppo di un forte ego basato su potere e forza. Dopo tutto, se si guarda il filmato della sua “rivolta illusoria”, allora si può vedere una passione e uno spirito difficile da trovare nell’ego altrui. Forse Mishima semplicemente combatteva contro se stesso? O forse l’ego ha superato la realtà o forse “la droga della vita” si fuse nella “droga di una morte glorificata?” Qualunque cosa stesse realmente accadendo nella sua mente, certamente credeva in se stesso, perché la trama nazionalista desiderata veniva ignorata dalle masse. Mishima aveva una natura complessa, perché aveva poco tempo per i cosiddetti intellettuali, venerando gli uomini d’azione. Nella sua mente s’identificava con samurai famosi, forti capi militari e persone che si sacrificarono. Ciò trascinò la sua anima, perché vedeva l’abilità letteraria come debolezza, ma come poteva Mishima esprimersi ed ispirare gli altri senza le “parole della passione?” L’allenamento fisico ossessivo di Mishima indicava la creazione del sé guerriero, ma i guerrieri che si sacrificarono avevano qualcosa da sacrificare. Mishima non aveva nulla da sacrificare, perché le sue azioni non furono solo inutili, ma dovute al mondo illusorio che si era creato. La maggior parte delle cricca letteraria del Giappone, negli anni ’60, era di sinistra, e i suoi libri erano incentrati su modelli di pensiero militaristi e nazionalisti. Mishima quindi si fissò sul Bunburyodo e una morte che facesse appello al suo ego. “Il mare della fertilità”, scritto da Mishima in quel periodo era una raccolta di quattro libri molto intriganti. L’anno successivo iniziò l’addestramento in una base militare e formò il suo esercito privato. Mishima era ormai negli ultimi anni di vita ed era intento alla fine nobile desiderata. Mishima nel 1969 su Runaway Horses affermava: “In che situazione strana tende a ritrovarsi un uomo all’età di trentotto anni! La sua giovinezza appartiene al lontano passato. Tuttavia, il periodo della memoria inizia con la fine della giovinezza e ad oggi non ha una singola vivida impressione. Quindi persiste nel sentire che nulla più che una barriera fragile lo separa dalla giovinezza. Ascoltando sempre con la massima chiarezza i suoni di questo dominio vicino, ma senza poterne penetrare la barriera“.
Mishima, nato nel 1925, era molto giovane durante la Seconda Guerra Mondiale ma poté partecipare all’ultimo anno di guerra; era scusato. All’epoca deve esser stato ossessionato dall'”uomo d’acciaio”, perché il suo amico Hasuda, collega scrittore, afferma: “Credo che si debba morire giovani, alla sua età”. Hasuda fu fedele alla parola, perché si suicidò. Sembra che l’omosessualità possa anche aver tormentato Mishima, poiché in Confessioni di una maschera (1949) si occupa di emozioni interiori e passioni. Tuttavia, se Mishima conosceva bene la storia di molti samurai, allora avrebbe creduto che l’omosessualità fosse la forma più pura di sesso. Inoltre, molti leader del Giappone nel periodo pre-Edo ed Edo ebbero concubini maschi. Pertanto, Mishima si vergognò dell’etica cristiana arrivata in Giappone con la Restaurazione Meiji (1868)? Se no, allora molti “uomini d’acciaio” del vecchio Giappone ebbero relazioni omosessuali e questo andava inteso alla luce della realtà. Dopo tutto, la lealtà nel vecchio Giappone era per il sovrano daimyo e i compagni samurai. Pertanto, la compassione era ritenuta cosa per deboli, a causa della natura della vita. Non sorprende che forti legami maschili prendessero piede nella psiche dei samurai e tale realtà culturale sia all’opposto dell’immagine dell’omosessualità nel Giappone moderno, percepita per deboli. Il Wakashudo aveva diversi modi di avviare i ragazzi nel “vecchio Giappone” e nella mentalità dei samurai, le donne venivano viste femminilizzare gli uomini indebolendone lo spirito. Il sistema Wakashudo fu spesso abusato dal clero buddista per proprie gratificazioni sessuali, in passato. Tuttavia, il sistema dei samurai si basava sulla creazione di “un processo di apprendimento secondo un codice etico” impiantando lealtà e forti legami per cui, in tempi di difficoltà, i samurai rimasero attaccati all’istruzione ricevuta. Mishima, gonfiando i muscoli e dalle competenze marziali ben levigate, divenne l'”uomo d’acciaio”. Tuttavia, fu contaminato dalle pose femminili fusesi nel suo martirio. Posò volentieri di fronte alle telecamere e le immagini di San Sebastiano ucciso da molte frecce o del samurai che invoca il suicidio rituale, giocarono la sua psiche e il suo essere. Il mondo di Mishima era reale e surreale, perché potere e forza si fusero, ma avendo una natura femminile seppellita nell’anima. Mishima dichiarò: “Il tipo più appropriato di vita quotidiana, per me, fu la quotidiana distruzione mondiale; la pace è il più duro e anormale modo di vivere”. Pertanto, il 25 novembre 1970, si avverò ciò che Mishima era divenuto. Tale realtà si basava su visioni suicide, quindi il suo mondo illusorio sfociò in un fine violenta. Tuttavia, la verità di Mishima fu la fine violenta e caotica entro una realtà struttura. Dopo tutto, Mishima stilò dei piani successivi alla morte. Inoltre, Mishima si dedicò per tale giorno da anni, ma ora il tempo della recitazione era finito, in parte, perché ancora si agitava nel mondo dell'”ego”. Nel suo mondo illusorio il “sé” avrebbe agito collettivamente con forza, a sua volta generando “uno spirito” tratto dal sogno di Mishima di morte glorificata. Eppure, non era un soldato, dopo tutto aveva mentito, non avendo combattuto per il Giappone; quindi, la retorica nazionalista fu proprio tale e il 25 novembre fu più una”redenzione personale” che pose fine alla “dualità della sua anima”. L’uomo delle parole sarebbe morto nel “paradiso dell’estremo dolore”, perché l’ultima sciabolata che lo decapitò non fu netta, furono necessari diversi tentativi. Dopo tutto, non era un soldato, non era un samurai e lo non erano neanche i suoi fedeli seguaci. L’atto finale è la prova che i “sognatori” sono proprio ciò; quindi, il finale non fu una bella immagine di serenità, ma una scena “infernale stupida e di follia autoindotta”. Il mondo illusorio di Mishima non poteva cambiare nulla, perché non riusciva a riscrivere la storia. Sì, dopo di lui si poté riscrivere la storia e forse questa era cui Mishima anelava?
Nonostante ciò, Mishima è un genio letterario e aveva più spirito ed ego della maggior parte delle persone. Il suo potere poggiava sui “demoni interni con cui lottava” e su una cultura che glorificava il sacrificio di sé. Tuttavia, Mishima non aveva nulla da sacrificare, perché l’ultimo evento della sua vita non scosse il Giappone, essendo più che altro “egoismo” nato dall'”irrealtà”. Eppure, l’opera di Mishima è molto particolare e nel XX secolo affianca i più grandi scrittori internazionali. Pertanto, il ragazzo di Tokyo fu enigmatico e dalla cruda passione. Purtroppo la passione di Mishima manca oggi e forse è qui che il suo “genio risiede”. In Mishima si può immaginare l’energia del passato e il visionario. Pertanto, le mancanze nella sua vita furono le mancanze di tutti; ma ciò va trascurato, perché ignorare gli scritti di Mishima significa ignorare una forza potente nell’energia letteraria del Giappone. Mishima, a differenza della maggior parte degli scrittori, trascese la nazione a cui apparteneva, perché la sua scrittura colpisce un nervo scoperto nell'”animo interiore”.

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Nell'anime Toshokan Sensou (La guerra delle biblioteche), i miliziani della censura vestono la stessa divisa dei 'soldati' di Mishima.

Nell’anime Toshokan Sensou (La guerra delle biblioteche), i miliziani della censura vestono la stessa divisa dei ‘soldati’ di Mishima.

Yukio Mishima Cyber Museum
Omaggio a Yukio Mishima
Yukio Mishima

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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