El Salvador diventerà un altro Venezuela?

Mahdi Darius Nazemroaya Global Research, 27 marzo 2014 131968399_11nIspirati dalle proteste antigovernative appoggiate dagli USA in Venezuela, gli oligarchi di El Salvador si preparano alla stessa strategia. Se i risultati elettorali non sono a suo vantaggio, l’opposizione venezuelana filo-USA si rifiuta di riconoscere l’esito delle elezioni del Venezuela. Ora tocca anche ad El Salvador. Gli oligarchi di destra del Partito Repubblicano Nazionale (ARENA) usano lo stesso copione degli oligarchi venezuelani. I capi di ARENA si rifiutano di riconoscere di aver perso le elezioni presidenziali del 2014 e che il Fronte di Liberazione Nazionale Farabundo Martí (FMLN) di sinistra ha vinto. Prima che tutte le schede elettorali venissero anche contate, ARENA accusava l’FMLN di frode sostenendo che le elezioni erano state truccate. Il candidato presidenziale di ARENA, Norman Quijano Noel González, promise che ARENA “non permetterà che questa vittoria ci venga rubata come in Venezuela” degli oppositori dei chavisti. Facendo eco al capo dell’opposizione venezuelana Henrique Capriles e al cosiddetta Movimento Unito Democratico (MUD), ARENA disse di “prepararsi alla guerra“. Per un po’ molti temettero che El Salvador, Paese profondamente polarizzato, ritornasse alla guerra civile. ARENA esortava l’esercito salvadoregno a rovesciare il governo e a permettere al suo candidato d’assumere la presidenza. Alla fine ARENA fu costretto ad ammettere la sconfitta e a riconoscere il vicepresidente del Salvador Sánchez Cerén e Oscar Ortiz, rispettivamente presidente e vicepresidente eletti. Sánchez ha battuto il candidato di ARENA, Norman Quijano, con il 0,22 per cento secondo il Tribunale Supremo Elettorale di El Salvador. Aveva ottenuto il 50,11 per cento dei voti, mentre Quijano il 49,89 per cento. Ho avuto il vantaggio di essere presente in El Salvador da osservatore internazionale per monitorare le elezioni. Ho potuto vedere il processo da vicino e osservare come entrambe le parti si sono comportate. Ho monitorato le elezioni presidenziali del 2 febbraio 2014; il voto a febbraio divenne il primo turno delle elezioni presidenziali, perché Sánchez e Ortíz ebbero il 48,93 per cento del voto. Dovevano averne il 50 per cento per vincere le elezioni senza un secondo turno. Il secondo turno hanno avuto luogo il 9 marzo. Tatticamente ARENA aveva cercato di annullare il maggior numero di voti possibile durante il primo turno. Un esempio è il caso delle schede dall’estero che ARENA annullò su basi tecniciste; molti elettori salvadoregni inviarono le schede elettorali del secondo turno invece di quelle del primo turno. Nonostante il fatto che la scelta elettorale degli elettori all’estero fosse chiara, ARENA fece sì che le loro schede elettorali fossero annullate per il loro voto di preferenza all’FMLN. È interessante notare che ARENA perse le elezioni presidenziali del 2009, anche se frodò. Gli ex-osservatori elettorali affermarono come i sindaci salvadoregni di ARENA concedessero falsi tesserini di riconoscimento salvadoregni a cittadini stranieri introdotti in El Salvador su autobus di altri Paesi dell’America centrale.

I gringos non hanno perso tutta la loro influenza
Il governo degli Stati Uniti aveva sostenuto ARENA alle elezioni presidenziali del 2004 e del 2009. Prima di questo, durante la guerra civile negli anni ’80, il governo USA sosteneva gli oligarchi salvadoregni al potere in un continuum di regimi non democratici. Washington intervenne direttamente in El Salvador e il Pentagono combatté in nome degli oligarchi. Il governo degli Stati Uniti, tuttavia, non approvava pubblicamente ARENA questa volta. Il silenzio di Washington durante la campagna elettorale del 2014 era sospetta e ne parlai con vari funzionari del Salvador e politici dell’FMLN. Mentre mi stavo preparando per le elezioni a San Salvador, fui informato dai colleghi del contingente canadese che William G. Walker, diplomatico di carriera ed ex-ambasciatore USA in El Salvador nel 1988-1992, aveva scritto un simpatico editoriale sul New York Times intitolato “Non si tema la sinistra in El Salvador“. L’articolo di Walker di gennaio 2014 era un messaggio pre-elettorale ai politici e funzionari della cosiddetta cintura di Washington, secondo cui non vi era alcuna necessità di allarmarsi per la vittoria dell’FMLN. “Il rullo di tamburi è iniziato questo mese, quando Elliott Abrams, che curò la politica dell’America Centrale dell’amministrazione Reagan durante la guerra civile in El Salvador, ha avvertito sul Washington Post dei pericoli della “vittoria elettorale del vicepresidente salvadoregno Sánchez, come pretende il NYT“. Altri conservatori fecero eco. L’implicita minaccia era che se i salvadoregni fanno la scelta sbagliata, gli USA ridurranno gli aiuti”, ha scritto l’ex diplomatico, parlando della linea che Abrams e una sezione della classe dirigente degli Stati Uniti avevano adottato. Walker, però, rompe con Elliott Abrams così: “Dal 1985 al 1988 ho lavorato a stretto contatto con Abrams al dipartimento di Stato. Rispetto la sua onestà, ma credo che sbagli in questo caso“. E’ necessaria una pausa. Chiedo scusa: Elliott Abrams, onesto? Questi è lo stesso superneocon propagandista della fondazione Progetto per un Nuovo Secolo Americano e pianificatore della conquista del mondo, esempio di disonestà in tutta la sua carriera. È uno dei mascalzoni della cabala di Bush II, che mentì spudoratamente al mondo sulle armi di distruzione di massa dell’Iraq per giustificare l’invasione anglo-statunitense di Baghdad nel 2003. Su Libia e Siria sostenne sempre la guerra. È un sostenitore impenitente del militarismo e dell’imperialismo guerrafondaio contro l’Iran, e per anni ha utilizzato il dubbio discorso di Benjamin Netanyahu che falsamente sostiene che Teheran sia vicina alla bomba nucleare. Ora vuole che Stati Uniti e NATO affrontino la Russia sulla crisi in Ucraina. Walker stesso è tutt’altro che un santo. Appena ho sentito che Walker ha preso tale posizione, mi sono preoccupato. Dopo tutto fu il funzionario statunitense che collaborò strettamente con l’esercito salvadoregno e con gli squadroni della morte in San Salvador nella repressione contro la maggioranza della popolazione e ogni forma di dissenso. Walker fu inviato in El Salvador da Washington, per la sua esperienza con milizie e squadroni della morte. Non solo tale funzionario statunitense era coinvolto nell’organizzazione delle squadre della morte, ma coordinò l’intervento militare statunitense in El Salvador, mentre il vicesegretario di Stato dell’amministrazione Reagan forniva un fondamentale sostegno (assieme alla disgraziato tenente colonnello Oliver North) all’insurrezione dei narcos dei Contra della CIA nel vicino Nicaragua. Tutto ciò suona familiare? Dovrebbe. Per coloro che non lo sanno, le attività di Walker in Nicaragua portarono allo scandalo Iran-Contra, dove il pubblico statunitense scoprì le guerre sporche del loro governo, coinvolto nel narcotraffico e nel traffico di armi internazionale per mezzo di gente come Elliott Abram e i suoi amici, che apertamente disobbedirono all’emendamento Boland che proibiva al governo degli Stati Uniti di continuare a finanziare il rovesciamento del governo nicaraguense tramite la contro-rivoluzione. I membri del dipartimento di Stato degli Stati Uniti “sostennero che i Contras erano coinvolti nel traffico di droga“, secondo un rapporto del 1989 del Comitato di Kerry, dal nome, avete indovinato, del bugiardo giramondo sconclusionato John Kerry. Anche i loro amici d’Israele furono coinvolti nell’invio di armi in America Centrale.

Cercando un accordo con Washington
A causa del coinvolgimento nel contrabbando di armi, traffico di stupefacenti e squadre della morte, Walker ebbe finalmente un posto di lavoro nella provincia serba secessionista del Kosovo, dove le milizie dell’Esercito di Liberazione del Kosovo (KLA) erano coinvolte nel contrabbando di armi e nel traffico di stupefacenti, poi fu promosso a capo della Missione di Verifica in Kosovo (KVM) dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Walker sul suo articolo per il NYT prosegue: “Vado spesso in El Salvador per affari. Ho visto cos’è il Paese e cos’è il FMLN, sono cambiati nei 22 anni dalla fine della guerra nel 1992. Chi diffonde paura è rimasto nel passato“. L’inferno non congelerà. La posizione di Walker sul FMLN ha una spiegazione razionale rassicurando i funzionari degli Stati Uniti in merito a una vittoria del FMLN. I gringos hanno ancora ampio controllo. Vittoria del FMLN o meno, il FMLN ha lavorato per un accomodamento con Washington. La maggior parte delle esportazioni e delle importazioni di El Salvador sono con gli Stati Uniti. A parte il commercio, l’economia salvadoregna è fortemente dipendente dalle rimesse dei salvadoregni che lavorano negli Stati Uniti. Le rimesse rappresentano il 17 per cento del prodotto interno lordo (PIL) di El Salvador. Washington ha anche una leva sulla sovranità fiscale di El Salvador. Grazie ad ARENA, il dollaro USA è la valuta ufficiale. Poi c’è la struttura neoliberista dell’economia salvadoregna. A questo proposito il FMLN è stato criticato. Ci sono ex-membri del FMLN che accusano le alte sfere di compromettere la piattaforma della guerra civile.

Il neoliberismo garantito dagli “amici di Mauricio Funes” o dal FMLN?
Uno dei critici radicali del FMLN è il sociologo James Petras. Il sociologo marxista ha interpretato l’accordo di pace che ha portato l’FMLN alla politica elettorale, trasformandolo da movimento di guerriglia in partito politico, come un arretramento ideologico. “Quando iniziarono i negoziati, il FMLN cedette sulla richiesta di smantellare i militari, espropriare i principali interessi commerciali, bancari, finanziari e minerari, di una ‘commissione per la verità’ che ‘esaminasse’ i crimini di guerra: la strage di oltre 75000 civili“, dice Petras. Per Petras e molti altri, è chiaro che gli accordi di pace di Chapultepec tra le forze del Fronte Farabundo Martí di Liberazione del Popolo (FPL), divenuto FMLN, e gli oligarchi salvadoregni permisero l’amnistia a degli infami criminali responsabili dell’assassinio di intere famiglie e villaggi. Anche se è stata una scelta dolorosa, ci sono chiare spiegazioni da parte del FPL/FMLN secondo cui il perdono era una decisione strategica. Per molti leali al FMLN, l’amnistia agli squadroni della morte appoggiati dagli USA, di cui molti sono ora membri e sostenitori di ARENA, fu visto come un modo per porre fine alle violenze che attanagliavano l’America Centrale. Una ex-guerrigliera del FPL mi ha detto che nulla poteva riportarle il marito accoltellato alla testa 60 volte con uno scalpello da ghiaccio e poi smembrato; vedendo sempre morte e distruzione, sente che il perdono è il modo migliore per ricostruire il Paese e la società. Nonostante ciò, esistono contraddizioni in El Salvador. La corruzione è ancora un problema strutturale. Petras ha ragione sul pragmatismo del FMLN e l’abbraccio del neoliberismo di un segmento della sua leadership. Sono in corso dibattiti pratici ed ideologici nel FMLN su tali temi. Si deve ricordare che ci fu una guerra civile grottesca che ha creato problemi mentre parallelamente crescevano i problemi socioeconomici. Tutto ciò ha segnato la società salvadoregna. Inoltre, l’FMLN ha assunto le redini del governo in un Paese già profondamente radicato nell’orbita di Washington e nel paradigma neoliberista. Questo è il motivo per cui il FMLN si muove con cautela. Perciò i leader del FMLN hanno deciso di presentare il politico indipendente Mauricio Funes quale loro candidato alla presidenza nel 2009. Funes non è un membro del FMLN, come spesso è erroneamente ritenuto fuori dall’America Latina.
Dopo che l’FMLN vinse le elezioni presidenziali del 2009, il gabinetto di El Salvador fu diviso tra Funes e l’FMLN e il Vicepresidente Sánchez fu costretto a dire pubblicamente che l’FMLN non poteva mantenere tutte le sue promesse elettorali. Funes e i suoi consiglieri (chiamati gli amici di Mauricio Funes) controllavano le questioni strategiche, economiche e la segreteria per le riforme politiche, mentre il FMLN settori come sanità, istruzione e sicurezza. In tale quadro, l’FMLN non poté attuare riforme economiche, ristrutturazione politica e cambi strategici che la maggior parte dei suoi sostenitori voleva. Damian Alegría (José Mauricio Rivera), attualmente deputato supplente del FMLN nell’Assemblea legislativa del Salvador e ex-leader guerrigliero del FPL, mi ha detto in diverse occasioni che il presidente Funes e i suoi consiglieri impedirono il riconoscimento diplomatico della Repubblica popolare cinese. Questo fu possibile solo per l’accordo che l’FMLN  aveva con i sostenitori di Funes. Il FMLN cammina sul filo del rasoio, motivo per cui come partito di governo deve agire da trapezista. Il risultato è che l’FMLN ha introdotto la pianificazione pubblica nel sistema neoliberista. I funzionari del FMLN hanno creato servizi pubblici e infrastrutture essenziali in El Salvador. Allo stesso tempo, però, il FMLN cerca di non antagonizzarsi con USA, capitale straniero e oligarchi salvadoregni. Così il FMLN è ostaggio della cappa che ha ereditato. Se il FMLN si oppone a Stati Uniti, imprese straniere e oligarchi, la sua leadership teme che l’economia possa collassare e la guerra civile essere riavviata da ARENA. Le maquiladoras di proprietà straniera che solitamente sfruttano i lavoratori del settore dell’abbigliamento, sono ancora aperte. Ora però ci sono servizi medici gratuiti e i bambini in età scolare ricevono latte (con il programma sulla “tazza di latte”) e scarpe. I salari sono aumentati anche per gli insegnanti e in generale tutto il settore pubblico. Cliniche pubbliche mobili gratuite diagnosticano i pazienti e distribuiscono farmaci senza alcun costo per gli utenti.

Oligarchi e Monsanto contro FMLN
Non si sottovaluta l’importanza delle critiche contro il FMLN, ma si compiono grandi passi avanti.  Certo, questi balzi non sono ciò che molti ex-guerriglieri del FPL e sostenitori del FMLN vogliono. Anche se i cambiamenti in El Salvador con l’FMLN non vanno abbastanza lontano nella ristrutturazione del Paese, devono essere riconosciuti. Quando il FMLN fu eletto al governo, esistevano numerosi monopoli privati illeciti e quasi tutte le infrastrutture statali erano state privatizzate da ARENA. Le leggi sui monopoli furono decisi da ARENA per proteggere gli interessi  degli oligarchi. Era illegale e impossibile acquistare farmaci se non da Alfredo Cristiani, l’oligarca di ARENA ed ex-presidente di El Salvador. Cristiani usò il suo monopolio privato sui farmaci per tartassare i salvadoregni e vendere impunemente farmaci scaduti. Tramite il monopolio legalizzato da ARENA, il corrotto Cristiani fece lo stesso con i fertilizzanti costosi e i pesticidi chimici mortali della Monsanto ed altri prodotti. Il professor Adrian Bergmann, norvegese nominato dalla squadra di transizione del presidente Funes nel 2009, mi ha detto che la criminalità organizzata in El Salvador ruotava intorno ad Alfredo Cristiani. Nonostante ciò, ARENA accusa il FMLN per il crimine in El Salvador. Certuni in El Salvador lo dimenticano o fingono di non saperne nulla. Durante il focus group con studenti universitari appare chiaro che la presa degli oligarchi di ARENA sui media è un motivo serio. Una lezione che dovrebbe auspicare la diversificazione delle fonti d’informazione: altra questione.

political-map-of-El-SalvadoQuesto articolo è stato originariamente pubblicato da Russia Today il 26 marzo 2014.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dell’Ucraina alla NATO, dalla Germania alla Russia

Dedefensa, 9 aprile 2014
481311Ognuno parla della seconda fase della crisi ucraina, della situazione in rapido peggioramento nella parte russofona dell’Ucraina meridionale e orientale. In questa processo il referendum in Crimea fu la prima fase. Seguiamo tali resoconti, ma dai contenuti del tutto diversi. Per noi, la fase 1 è iniziata nel novembre 2013, con l’incontro di Vilnius tra l’Ucraina (Janukovich) e l’Unione europea, con le conseguenze che conosciamo. Questa è la fase europea. Ora inizia la fase 2, con l’UE sostituita dalla NATO (da ciò, salvo eccezioni, si potrebbe passare a una nuova fase in cui l’UE ritornerebbe in prima linea). Finora, infatti, l’Unione europea se non è “la punta”, è almeno significativamente in ritirata per via dei gravi disaccordi tra i suoi membri (v. 8 aprile 2014).
E… siamo lontani dal dire che ci sia un coordinamento, che ci sia un piano generale, costruito qua e là (Stati Uniti, blocco BAO e tutti quanti, in aggiunta alle suddette organizzazioni). Ci sono opportunità, errori, battute d’arresto, cecità, contropiedi che si confondono allo stesso tempo, o si alternano, ma è pura tattica dell’occasione e dell’opportunità in generale, piuttosto che di comunicazione. Le vera dinamica è completamente dinamica del sistema, operata da due burocrazie (UE e NATO) in un processo a catena automatizzato dove troviamo l’ideale da grande potenza e la politica del sistema, e nessuna strategia, nessun piano prestabilito, nessun coordinamento, ecc., ma semplicemente una spinta cieca e furiosa, dalla stupidità così estrema quanto la forza che la guida, la nota dinamica del superpotere. Le circostanze hanno sempre più respinto in secondo piano l’UE, e la NATO a precipitarsi nel vuoto, tanto più che i fatti permettono di “militarizzare” la crisi il più rapidamente possibile. In realtà la stupidità estrema della NATO ha il vantaggio sull’UE della previsione e dell’esperienza, e i pupazzi cui il sistema da voce, Rasmussen in primo luogo, sono all’altezza del compito, cioè nei bassifondi del pensiero.
• MK Bhadrakumar in un breve articolo (dell’8 aprile 2014)  segnala la sceneggiata della NATO sul palco, con i soliti tonitruanti belle parole, giuramenti e valori storici, sempre nella testa di Rasmussen. Nessuna meraviglia che abbia eruttato in tale senso al palazzo dell’Eliseo, dove era in visita, alla presenza del nostro Presidente del pero, coronato dalla  clamorosa rilegittimazione nelle ultime elezioni. Naturalmente, Bhadrakumar non segue la nostra classifica ma le solite concezioni delle relazioni internazionali; ma la sostanza della posizione della NATO e implicitamente delle conseguenti sue ambizioni, sono visibili.
Nelle valutazioni occidentali sembra che le cose siano pericolosamente sul punto d’infiammarsi in Ucraina. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha usato un linguaggio particolarmente forte, mentre avvertiva in una conferenza stampa a Parigi, dopo i colloqui con il presidente Francois Hollande, che “un ulteriore intervento russo (in Ucraina) sarebbe un errore storico e avrebbe gravi conseguenze sul nostro rapporto con la Russia”. Significativamente, Rasmussen ha toccato i legami della NATO con l’Ucraina. La scorsa settimana, in un articolo, aveva fatto capire che l’adesione alla NATO era aperta per l’Ucraina. L’impulso del momento sembra apparire mentre si avvicina il vertice della NATO di settembre, in Galles. Chiaramente, l’Atto istitutivo delle relazioni reciproche, cooperazione e sicurezza (1997) tra NATO e Russia è diventato una reliquia. Tale accordo aveva lo scopo di arruolare l’allora presidente russo Boris Eltsin alla decisione dell’amministrazione di Bill Clinton, nel 1996, di fare aderire alla NATO i Paesi del Patto di Varsavia (contravvenendo all’intesa con il leader sovietico Mikhail Gorbaciov dell’allora segretario di Stato USA James Baker, secondo cui l’alleanza occidentale non si sarebbe mossa di un centimetro verso est, nel dopo-guerra fredda). Rasmussen ha detto oggi, a Parigi, “Per quanto concerne l’Atto istitutivo NATO-Russia del 1997, stiamo ora esaminando tutta le nostre relazioni con la Russia… E i ministri degli Esteri adotteranno decisioni in tale senso quando si incontreranno a giugno”. Per gli studiosi delle relazioni russo-statunitensi, gli archivi presenteranno un discorso affascinante al Consiglio Atlantico, il 20 maggio 1997, dell’allora vicesegretario di Stato Strobe Talbott che riconosceva che “la questione dell’allargamento della NATO è acutamente nevralgico per la Russia, soprattutto per la sua élite politica”. La storia ha chiuso il cerchio. In un articolo sul quotidiano Sunday Telegraph Rasmussen ha scritto, “Nessuno della NATO vuole un ritorno alla Guerra Fredda, ma vediamo che il Cremlino cerca di tornare indietro e spartirsi l’Europa in sfere d’influenza. Dobbiamo difendere i nostri valori“.
• Bhadrakumar conclude il suo commento affermando che in questo caso è Rasmussen, come al solito, “la voce del padrone”, cioè la voce di Washington. Come abbiamo visto, questa non è la nostra analisi e diremmo piuttosto che Washington, quando parla, è “la voce del caos”, che rinforza la non-politica con la vanteria propria dell’americanismo, essendo Kerry la voce di Nuland, che altro non è, naturalmente, che la voce del sistema; Rasmussen certamente è la “voce del padrone” (cos’altro potrebbe essere?), ma notando che il suo padrone è il sistema, nient’altro e niente di meno. Ha ragione Bhadrakumar quando infine dirige la sua attenzione sulla Germania: “In primo luogo, la sfida (per Washngton e la NATO) è convincere la Germania ad adottare una linea dura verso la Russia. La Germania, tuttavia, si trova in una situazione precaria, come un pezzo perspicace della rivista Spiegel spiega…
• Passiamo a Spiegel, come Bhadrakumar ci invita. In un lungo articolo del 7 aprile 2014, il settimanale tedesco studia gli aspetti militari della situazione della crisi, cioè il rapporto di forze tra NATO e Russia, ecc. Ma il nocciolo di questo articolo, il vero soggetto, è contenuto nel titolo stesso (“La Crisi sull’Ucraina mette a nudo le lacune tra NATO e Berlino“) è in definitiva contrapporre la via diplomatica ai preparativi militari, spingendo ai loro estremi le due logiche che si oppongono, la tesi volta a cercare di riparare i rapporti con la Russia alla tesi della preparazione del confronto con la Russia. L’articolo sembra, comunque e piuttosto ambiguamente, non perdere il contatto con la parte più dura (la NATO) mentre mette implicitamente in evidenza i benefici dell’”accordo”, esponendo implicitamente la voce della ragione del ministro degli Esteri tedesco, in prima linea nella ricerca di un accordo con la Russia (questo, ovviamente, il 3 febbraio 2014). Dobbiamo quindi leggere i primi paragrafi dell’articolo di Spiegel, di cui il primo presenta l’ambiguità in questione …
Una volta finita la Guerra Fredda, le forze armate occidentali hanno ridotto la loro attenzione sulla deterrenza militare in Europa. Di conseguenza, la crisi ucraina ha sorpreso la NATO, precipitatasi a cercare una risposta adeguata alla Russia. La Germania è riluttante ad andare avanti. Frank-Walter Steinmeier non ha perso tempo ritornando a Berlino dalla riunione dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles, la scorsa settimana. Andò dritto al parlamento per informare i deputati tedeschi delle decisioni raggiunte. E l’ha fatto nel modo che dovrebbe essere percepito mentre negozia la crisi sulla Crimea: tranquillo, riservato e puntuale. Infatti, l’unica volta che ha mostrato emozione durante la riunione della commissione per gli Affari Esteri, fu quando parlava il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. In precedenza, Rasmussen aveva pubblicato un editoriale sul quotidiano tedesco Die Welt dicendo che l’adesione dell’Ucraina alla NATO è fondamentalmente aperta. “Il diritto degli Stati sovrani a determinare il proprio futuro è uno dei fondamenti della moderna Europa”, ha scritto. Questo però s’allontana significativamente dall’attenzione della Germania per la de-escalation del confronto con la Russia. “L’adesione alla NATO dell’Ucraina non è prevista”, sbuffò Steinmeier. Disse che la politica estera correva il pericolo di militarizzarsi, aggiungendo che era giunto il momento per i leader politici di avere il sopravvento. Steinmeier, però, è pienamente consapevole che il corso che Rasmussen progetta non scomparirà tanto presto. Già i preparativi sono iniziati per il prossimo vertice dei capi di Stato e di governo della NATO per settembre. Finora c’è solo un punto all’ordine del giorno: la nuova strategia della NATO. Berlino è scettica e preoccupata”.
• Si aggiunga un elemento al dossier, la lettera aperta di centinaia di cittadini tedeschi, artisti, accademici, scientifici, giornalistici, esperti, legali, ecc. a seguito dell’iniziativa di un ex tenente-colonnello della Luftwaffe, Jochen Scholz, già segnalatosi diversi anni fa per attivismo antiamericanista (antisistema). RussiaToday, che ha intervistato Scholz, pubblicizza questo documento, il 9 aprile 2014. (Per non essere sospettati, cioè condannati e giustiziati per falso e commento falso da BHL o Victoria Nuland-Fuck, ci affrettiamo a presentare il link al testo della lettera e ai nomi dei firmatari).
L’ex-tenente colonnello dell’aeronautica tedesca Jochen Scholz ha scritto una lettera aperta al leader russo in risposta al discorso che Putin fece il 18 marzo 2014 sulla riunificazione della Crimea alla Russia. La lettera è stata firmata da centinaia di tedeschi, tra cui avvocati, giornalisti, medici, militari, studiosi, scienziati, diplomatici e storici. In tale lettera gli intellettuali tedeschi hanno detto che il discorso di Putin si “appella direttamente al popolo tedesco” e merita una “risposta positiva  corrispondente ai veri sentimenti dei tedeschi. La lettera riconosce che l’Unione Sovietica svolse un ruolo decisivo nella liberazione dell’Europa dalla Germania nazista e ha sostenuto la riunificazione della Germania e la sua ascesa nella NATO dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione del Patto di Varsavia. Poi il presidente degli Stati Uniti George Bush Sr. aveva assicurato alla Russia che la NATO non si sarebbe allargata ad est, eppure nonostante la dimostrazione di fiducia di Mosca, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno violato tale impegno, dice Scholz. L’espansione della NATO nelle repubbliche ex-sovietiche, la creazione di basi militari nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia e la messa a punto di un sistema di difesa missilistico in Europa orientale, mentre gli Stati Uniti unilateralmente si ritiravano dal trattato ABM, sono una flagrante violazione delle promesse”, si legge nella lettera. (…) In un’intervista a RT, Scholz ha elaborato la sua posizione sostenendo che gli interessi e la visione dell’ordine mondiale degli Stati Uniti, in cui al continente è assegnato il ruolo di “vassallo” di Washington, sono diversi dagli interessi europei. “Durante la Guerra Fredda, gli interessi di Stati Uniti ed Europa erano quasi al 100 per cento identici. Ma dal 1990 ciò è cambiato. Gli interessi europei sono oggettivamente diversi da quelli degli Stati Uniti”, ha detto a RT. “Quindi il nostro compito qui, in Europa, cui ovviamente la Russia appartiene, è occuparci noi stessi dei nostri affari cooperando in pace e nel rispetto dei diritti umani”. (…) Commentando la posizione del governo tedesco nei confronti della Russia, al momento, Scholz ha detto a RT che Berlino è in una “posizione molto difficile” in quanto membro di UE e NATO i cui obiettivi sono in contraddizione con il desiderio tedesco “di sviluppare una più stretta relazione con la Russia”. “Dobbiamo sviluppare la nostra politica di vicinato con la Russia e così poter andare avanti. Ma in ogni caso non ci dovrebbe essere un’ulteriore espansione della NATO verso i confini russi”, ha detto a RT”.
In periodo di normale Guerra Fredda, quasi tutti ne parlano, si direbbe che i problemi discussi qui (postura della mobilitazione NATO e posizione della Germania verso la NATO) conterebbero poco.  Le questioni saranno risolte avanti: con la NATO in piena espansione nel mobilitare l’applauso unanime ai nostri “valori” così solleciti, la Germania rientrerebbe nei ranghi. Ma come abbiamo detto non siamo in una “nuova guerra fredda” (20 marzo 2014). Allo stesso modo, quando Spiegel solleva la questione se la deterrenza della NATO (blocco BAO) contro la Russia operi come durante la Guerra Fredda, sbaglia fase, “non siamo in una nuova guerra fredda”. Non è questione di deterrenza della Russia, ma di scontro con la Russia… Se la NATO segue la rotta, lo scontro è garantito in tutti i casi e in tutti i modi (e la NATO, che calcola in anni la preparazione delle sue forze, non si rende conto di quanto sia pericoloso la strada che segue). E’ a questo punto che dobbiamo giudicare il pensiero della NATO, lo sforzo non è grande e l’altezza non da le vertigini. Certamente il pensiero della NATO non è affatto certo che, se non nell’immediato (già discutibile nelle attuali circostanze), ma in ogni caso nel prossimo periodo, prevalga ancora in Europa, perché non si tratta, alla fine di questa logica folle, della guerra perduta in Afghanistan o della sconfitta travestita da massacro democratico e destrutturante in Iraq, o dell’isteria per i massacri siriani lontani dai nostri week-end pasquali e dalle nostre discussioni fondamentali sul “matrimonio per tutti”. Alla fine di tale logica folle c’è una possibile guerra in Europa, con la Russia impegnata per la sua sopravvivenza di vecchia nazione, come dimostrato più volte nella Storia, quando si trovò negli ultimi momenti della metastoria, sulla via dell’eroismo e del sacrificio. La prospettiva è significativamente diversa e le alleanze accomodanti fatte con la peste americanista e in vergognosa fedeltà alla NATO, sempre in nome del sistema il cui scopo non è altro che la distruzione del mondo, questa volta scopriranno a chi parlare, se non di cosa parlare. Pertanto, la constatazione di questa seconda fase vede l’accelerazione della burocrazia della NATO nel compie un ulteriore passo avanti, rispetto all’UE, nella filosofia “guerrafondaia”; un gioco completamente nuovo e senza precedenti nell’era del Sistema organizzato dal 1945 con, per esempio e nel caso in esame, una vera e propria incertezza sulla direzione che la Germania prenderà nel caso di un decisivo peggioramento della situazione, in cui la fedeltà transatlantica non sarebbe più il riflesso pavloviano conosciuto dal 1949-1954.
Le solite posizioni, gli argomenti infiniti e la narrativa sui nostri “valori” non sono sufficienti a darci la chiave di ciò che sarebbe una sceneggiatura già scritta. Questa volta siamo di fronte a un enigma, sempre lo stesso mistero sacro della crisi mondiale, e riprendiamo, seguendo l’attualità, la frase alla fine del nostro testo del 29 marzo 2014Tale questione della visione metastorica (del nostro futuro immediato…) è, per il momento, l’equivalente di quello che disse Churchill nel 1939 del potere sovietico: “è un indovinello avvolto in un mistero, all’interno di un enigma…”. Ciò significa che prima del peggio che ci riserverebbe “lo scenario già scritto” della logica folle della NATO e del sistema, si potrebbero inserire le circostanze dei disaccordi e di catastrofi successive nel blocco BAO, portando alla decisa accelerazione della crisi di collasso del sistema, sperando sia prima che il sistema possa sputare il suo ultimo veleno”.

Pro-Russian-protester-Donetsk

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gladio II: guerra di quarta generazione contro Russia, Siria, Iran

Dr. Christof Lehmann, PressTV 8 aprile 2014

fsbIl Direttore del FSB Aleksandr Bortnikov ha annunciato che Umarov è stato neutralizzato a seguito di operazioni di combattimento chirurgiche nel primo trimestre del 2014. Centinaia di altri militanti e loro sostenitori sono stati arrestati. In vista delle Olimpiadi Invernali del 2014 a Sochi, i servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014. Tredici signori della guerra e 65 terroristi sono stati uccisi durante le operazioni, altri 240 terroristi e 18 emissari di organizzazioni terroristiche internazionali sono stati arrestati. Il capo dell’intelligence russa non ha rivelato esattamente quando Umarov è stato ucciso e non è improbabile che la sua morte fosse tenuta riservata per evitare ritorsioni durante i Giochi Olimpici Invernali 2014. A gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, aveva annunciato che le comunicazioni intercettate tra i capi dei terroristi indicavano che Umarov era stato ucciso. La dichiarazione è stata confermata oggi. Uno dei più stretti collaboratori di Doku Umarov, Islam Atev, è stato ucciso a dicembre insieme ad altri due taqfiri. Gli esplosivi nel loro nascondiglio, in un villaggio in Daghestan, furono attivati e fatti esplodere durante uno scontro a fuoco con le forze di sicurezza russe. Il FSB della Russia stava per prendere Umarov, uno dei più pericolosi agenti taqfiri contro la Russia sponsorizzato da sauditi e NATO. Una delle ultime apparizioni pubbliche di Umarov è un video in cui invitava taqfiri russi e stranieri a sabotare a tutti i costi le Olimpiadi invernali 2014 di Sochi.
Le prove del supporto dell’Arabia Saudita ai gruppi taqfiri ceceni e di altro tipo nelle repubbliche caucasiche della Russia, così come in Siria, divennero di pubblico dominio ad agosto 2013, quando l’ufficio stampa presidenziale del Presidente russo Putin divulgò parte del verbale di una riunione tra il Presidente Vladimir Putin e l’allora capo dell’intelligence saudita principe Bandar bin Sultan, del 3 agosto 2013. I verbali rivelarono che i servizi segreti e il ministero degli interni dell’Arabia Saudita hanno il controllo diretto delle reti terroristiche in Russia e Siria. Putin e Bandar discussero, tra l’altro, dell’attacco con armi chimiche nel sobborgo di Damasco del Ghuta orientale, il 21 agosto 2013, che secondo i testimoni e altre fonti, fu effettuato dal Liwa al-Islam filo-saudita al comando di Zahran al-Lush. Fin dal 1980 l’esperto di armi chimiche Zahran al-Lush ha lavorato per le intelligence dell’Arabia Saudita e degli Stati Uniti nelle reti di al-Qaida. Il verbale della riunione Putin-Bandar ha rivelato che Bandar cercava di corrompere Putin con accordi su armi e petrolio per avere il sostegno del presidente russo nel spodestare il governo di Assad. Bandar supponeva che il governo siriano doveva essere sostituito dall’opposizione sostenuta e sponsorizzata dai sauditi. Bandar garantì che gli interessi della Russia in Siria sarebbero stati preservati dal governo filo-saudita se la Russia sosteneva il cambio di regime. Mentre Bandar ha tentato di fare di Putin un potenziale alleato del cambio di regime in Siria, ha anche fatto una minaccia velata dicendo, tra l’altro: “Posso garantirvi la protezione delle Olimpiadi invernali nella città di Sochi, sul Mar Nero, del prossimo anno. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi, e non si muoveranno sul territorio siriano senza coordinarsi con noi. Tali gruppi non ci spaventano, li usiamo contro il regime siriano, ma non avranno alcun ruolo o influenza nel futuro politico della Siria“. Putin rispose che i russi sanno che i sauditi sostengono i gruppi terroristici ceceni da un decennio, e che il supporto che Bandar appena aveva offerto era assolutamente incompatibile con gli obiettivi comuni della lotta globale contro il terrorismo.
La conferma della morte di Umarov da parte del capo del FSB Aleksandr Bortnikov getta anche nuova luce su Gladio II della NATO e la sua Guerra di 4.ta generazione contro Russia, Siria, Iran, Ucraina e altri Paesi presi di mira. I terroristi dalla Cecenia e altre repubbliche caucasiche della Russia operano in Siria in unità dalle dimensioni del gruppo di combattimento e in stretto collegamento con Jabhat al-Nusrah, Liwa al-Islam e altre brigate taqfire controllate e formate dall’Arabia Saudita e dalla NATO. Combattono in Siria anche le truppe filo-USA del MEK,  responsabile della morte di almeno 17000 iraniani. A febbraio, il capo ultranazionalista ucraino dell’apertamente neonazista Pravý Sektor (Fazione Destra), Dmitrij Jarosh, aveva chiesto pubblicamente a Doku Umarov e ad altre brigate takqire in Russia e internazionali, di colpire gli interessi russi per “sostenere la rivoluzione in Ucraina”. Dmitrij Jarosh, insieme ad altri ultranazionalisti ucraini, ha combattuto contro la Russia nella guerra cecena, dove Jarosh conobbe Umarov. Pravý Sektor collabora strettamente con il cosiddetto esercito di liberazione nazionale dell’Ucraina, UNA-UNSO, che aveva giocato un ruolo chiave nella guerra filo-NATO della Georgia contro l’Ossezia del 2007. Le unità ucraine di UNA-UNSO sono ritenute responsabili di alcuni dei peggiori crimini di guerra commessi durante il tentativo della Georgia di pulizia etnica nella regione. UNA-UNSO è noto per i suoi stretti legami con l’intelligence e la rete Gladio della NATO. UNA-UNSO è, secondo gli analisti, responsabile dell’uccisione di 90 e il ferimento di oltre 500 manifestanti e agenti di polizia a Kiev ad opera dei cecchini, attribuiti alle forze speciali della polizia ucraina (Berkut) e al Presidente Janukovich. L’incidente fu usato come pretesto per il sequestro del parlamento e l’estromissione di Janukovich, il giorno dopo l’accordo mediato da polacchi, tedeschi, francesi e UE per una soluzione pacifica, riforma costituzionale ed elezioni anticipate con l’”opposizione” di Euro-Majdan. Gli Stati dell’UE e della NATO continuarono il sostegno al colpo di Stato, nonostante il fatto che una telefonata trapelata tra il capo degli affari esteri dell’UE Ashton e il ministro degli Esteri lettone Paet rivelasse che l’opposizione aveva ordinato ai cecchini gli assassini.
Una delle operazioni di alto profilo di Doku Umarov, nel 2010, fu l’attentato alla metropolitana di Mosca sotto l’ufficio del servizio d’intelligence russo FSB. L’esplosione uccise e ferì 24 persone. Dopo soli 40 minuti un’altra esplosione deragliò un treno a Park Kulturij (Parco della Cultura) a Mosca, uccidendo 12 persone e ferendone un’altra decina. Considerando l’esplosione del 2010 sotto l’ufficio di Mosca del FSB, il direttore Aleksandr Bortnikov poteva aver interesse personale nella preparazione dell’eliminazione di Doku Umarov. La Guerra di 4.ta generazione della NATO, tuttavia, è destinata a continuare fin quando la “comunità internazionale” chiuderà un occhio sulla sponsorizzazione e il controllo della NATO e dell’Arabia Saudita di morte e distruzione in nome di “libertà e demoinganno”.

spetsnaz_fsb_by_muaythai40000-d51ml1gTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Scontro navale tra Corea del Nord e del Sud

Konstantin Asmolov Nuovo Oriental Outlook 09/04/2014

northkorea-8bf0bab48301cbf27686e2d795f8969354e64714-s6-c30Il 31 marzo 2014 c’è stato uno scontro a fuoco in mare tra Corea del Nord e del Sud, durante cui  nessuno è rimasto ferito. Ciò s’è verificato per i seguenti motivi:
A differenza degli anni precedenti, nel 2014, la Corea democratica ha fatto ricorso ad una risposta simmetrica allo svolgersi regolare delle esercitazioni militari di Corea del Sud e Stati Uniti nelle vicinanze del confine marittimo della Corea democratica, importante punto controverso. Il nocciolo della questione è che nel 1953, la frontiera terrestre fu decisa da entrambe le parti, mentre il confine marittimo fu imposto unilateralmente al Nord, lasciando la maggior parte del Mar Giallo, tra cui diverse isole d’importanza strategica, alla Corea del Sud. La Corea democratica non riconosce tale confine e sostene che vada stabilito più a sud. Quindi, c’è un contenzioso sulle acque tra i due Paesi.  Tale problema persiste ancora oggi. Nel 2007, nel corso di un summit tra i leader di Corea del Nord e del Sud, Kim Jong-il e Roh Moo-hyun s’incontrarono per risolvere il problema. L’equivalente di una zona demilitarizzata doveva essere aperta alle imbarcazioni civili di entrambi i Paesi. Tuttavia, nel 2008, il partito conservatore andò al potere in Corea del Sud abbandonando questi piani. Il confine marittimo rimase fonte di tensioni. Ciò divenne più evidente nel 2010, durante l’incidente con la corvetta Cheonan e il bombardamento di Yeonpyeong.
Nell’incidente che ha avuto luogo alla fine di marzo, i nordcoreani inizialmente lanciarono diversi missili a corto raggio. Poi, secondo i militari della Corea del Sud, lanciarono due missili Rodong, dei missili balistici. Ciò portò ad una “condanna de jure” da parte del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e alla prevedibile reazione della Corea democratica. Infine, la Corea democratica ha annunciato un’esercitazione dell’artiglieria dopo aver informato il Sud e “chiuso” l’area in cui i proiettili dovevano cadere. La maggior parte cadde nelle acque della Corea del Nord, ma alcuni di essi (i dati differiscono) caddero sulle acque contese. La presidentessa Park Geun-hye e i rappresentanti della leadership militare della Corea del Sud affermarono ripetutamente che, “Replicheremo adeguatamente alle provocazioni della Corea del Nord“. Ciò causò il bombardamento sudcoreano delle acque nordcoreane, dopo l’evacuazione della popolazione dalle isole nella zona del possibile conflitto, nel caso in cui la Corea democratica rispondesse. Sulla base dei dati attuali, tuttavia, la situazione non degenerava. Tutti i bombardamenti finirono nelle acque ed entrambe le parti fecero i dovuti appelli ad evitare provocazioni. Anche se non è chiaro come la situazione si svilupperà, i mass media sudcoreani hanno riferito razionalmente, sottolineando che i sud-coreani furono informati delle imminenti esercitazioni d’artiglieria. In questo contesto, si dovrebbe prestare attenzione alla pronta risposta della Cina. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Hong Lei, quel giorno ha invitato le parti interessate nella penisola coreana a mantenere sobrietà, moderazione e cautela, nelle parole e negli atti, per evitare un’ulteriore escalation del conflitto. Questo è un buon segno, dato che le prime relazioni sul bombardamento fecero riferimento al bombardamento del 2010, quando a causa di un errore tecnico avutosi durante un’esercitazione, e al desiderio di superiorità, le acque nordcoreane furono bombardate. La Corea democratica in risposta bombardò la base militare più vicina della Corea del Sud. Nel bombardamento due soldati e due operai militari furono uccisi. Sebbene la reazione della Corea del Sud dimostrasse scarsa preparazione, rispose al bombardamento infliggendo al nemico dei danni. Ciò fu seguito dal netto peggioramento della situazione, bloccato da una riunione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU convocato da Russia e Cina. Il caso fu risolto senza spargimento di sangue.
Le relazioni inter-coreane oggi sono una combinazione di due tendenze opposte, dichiarazioni di pace e fiducia combinate ad azioni contrastanti. La situazione sarà descritta più in dettaglio nei prossimi articoli, ma vale la pena notare ora che la prudenza dei militari e dei politici di entrambi i Paesi sono volte ad evitare un’escalation del conflitto. Anche se le esercitazioni della Corea del Sud prevedono azioni offensive, compreso l’uso di vettori nucleari, e la Corea del Nord non esclude lo svolgimento di test nucleari in risposta ad ulteriori provocazioni da parte del Sud, non vi è stato alcun aggravarsi della situazione in questo momento, ed è una buona cosa.

NLL-and-DPRK-alternativeKonstantin Asmolov, PhD, Senior Fellow presso il Center for Korean Studies dell’Institute for Far Eastern Studies, in esclusiva per la rivista online “Nuovo Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Surrealpolitik di Washington e della NATO

Finian Cunningham Strategic Culture Foundation 09/04/2014

1975046La giunta illegittima a Kiev invia paramilitari mascherati e armati per sedare le proteste nelle città orientali dell’Ucraina dichiarandola operazione “anti-terrorismo”. Il presidente (sic) a Kiev Aleksandr Turchinov ha etichettato tutti coloro che cercano l’autonomia politica di Kharkov, Donetsk, Lugansk e altre città filo-russe nella parte orientale del Paese come “terroristi e criminali”;  una nuova serie di leggi raffazzonate dalla giunta, le elezioni da tenersi tra due mesi, quindi di dubbia legalità, dà ai politici sedicenti a Kiev la facoltà di perseguire chi non riconosce un’autorità auto-proclamata… Nel frattempo la NATO avverte Mosca a fare un “passo indietro” sulla presunta aggressione militare (nei propri confini!) all’Ucraina, anche se l’alleanza guidata dagli USA ha intensificato la presenza dei suoi aerei da combattimento e truppe nei Paesi vicini alla Russia. Anders Fogh Rasmussen, segretario generale dell’organizzazione della NATO, ha anche chiesto di accelerare l’integrazione di Georgia, Macedonia, Montenegro e Bosnia-Erzegovina nel patto nucleare. Ciò in aggiunta all’accordo frettoloso tra NATO e la sua giunta a Kiev sulle esercitazioni  congiunte sul territorio ucraino. Ciò costituisce un nuovo genere di politica, che si può definire “surrealpolitik”. L’ex-realpolitik della Guerra Fredda passata potrebbe essere stata cinica ed insensibile, ma almeno si basava su una realtà oggettiva che le parti poterono comunemente riconoscere e quindi negoziare. Nel nuovo genere di surrealpolitik, la versione della realtà di una parte sembra esistere nel regno della fantasia, rendendo ogni dialogo sulle contese politiche quasi, se non del tutto, impossibile.
Il regime illegale a Kiev è stato piazzato dalla NATO con un colpo di Stato contro un governo legittimamente eletto. Ciò è un fatto, eppure, nel mondo surreale di Washington e dei suoi alleati della NATO, questo fatto viene invertito nella fantasticheria che ciò che è successo a Kiev a febbraio sia stato il culmine di “una rivoluzione democratica”. Cancellati dalla narrazione oggettiva dei dettagli come il nuovo regime filo-occidentale che si arroga il potere amministrativo attraverso violenze e terrorismo, anche con cecchini nascosti che sparano sugli agenti di polizia. Senza prove a sostegno, il regime dei cecchini a Kiev, cui venne accordata prontamente l’autorità di “governo” dalle capitali occidentali e dai loro media, accusa i servizi segreti russi e il deposto Presidente Viktor Janukovich di aver orchestrato gli attacchi. Naturalmente, la fuga della telefonata incriminante del 26 febbraio tra i ministri dell’UE Catherine Ashton e dell’Estonia Urmas Paet sui cecchini segreti filo-occidentali è stata convenientemente eliminata dalle tesi ufficiali occidentali. La giunta apertamente fascista poi ha rapidamente annunciato una legislazione repressiva contro la popolazione a maggioranza etnica russa nella parte orientale del Paese. I suoi capi politici, come la truffatrice Julija Timoshenko appena uscita dal carcere, chiedono apertamente il massacro dei russi e degli oppositori, e quando scoppiano le proteste di piazza nelle città orientali dell’Ucraina contro la giunta a Kiev, quest’ultima dichiara tali manifestanti “terroristiche”. Cosa c’è più di una demagoga come Timoshenko che scherza su come bombardare i russi, per poi accusare Mosca d’intimidazione. Il segretario di Stato USA John Kerry disinfetta tale provocazione scandalosa ribadendo le intimidazioni ai russi. Il portavoce della Casa Bianca Jay Carney questa settimana ha accusato Mosca d’incitare sovversione e violenze nella parte orientale dell’Ucraina, dando così il via libera politico al regime a Kiev per inviare i suoi paramilitari neo-nazisti a Donetz e Kharkov per reprimere le manifestazioni in quelle città, dove la popolazione è comprensibilmente allarmata dalle minacce espresse pubblicamente dal regime della NATO di Kiev.
La popolazione di Donetz, Kharkov e altre città orientali assiste all’anarchia e alla teppa politica a Kiev premiata dall’esagerato sostegno diplomatico e finanziario occidentale. Le regole costituzionali e il diritto internazionale sono stati cestinati. Quindi, perché la popolazione della regione orientale, come quella di Crimea ha già fatto, non può affermare la propria autonomia politica di fronte a tale sfrenato banditismo politico? Quale autorità morale o giuridica possiede la cabala della NATO a Kiev per dare lezioni a chiunque data la sua ascesa criminale al potere amministrativo? E ancor più in particolare, le esplicite minacce alla vita e all’incolumità fisica della popolazione nella parte orientale del Paese espresse dalla giunta di Kiev e dai suoi paramilitari. Le misure di sicurezza adottate da Mosca per prepararsi a proteggere i russi in Ucraina sono  ragionevoli alla luce della presente e passata esperienza. I cosiddetti ministri di Svoboda e Fazione Destra a Kiev rendono omaggio ai fascisti ucraini che durante la Seconda Guerra Mondiale  collaborarono allo sterminio nazista di milioni di loro compatrioti. Quando gli odierni fascisti ucraini chiedono “la pulizia etnica dei russi” e di “sparargli in testa in massa” si ha un chiaro pericolo imminente che riprende in modo spaventoso gli episodi più atroci del 20° secolo. Eppure, gente come John Kerry capovolge la realtà accusando Mosca di essere travolta dall’ottenebrato atavismo del 20° secolo. Ciò cui i governi occidentali, la NATO e la sua giunta di ascari di Kiev sono impegnati è uno spericolato e ridicolo protagonismo completamente avulso dalla realtà. Alla base di tale discorso politico allucinato, i teppisti fascisti filo-occidentali che hanno preso il potere  a Kiev accusano Mosca di “aggressione” e “violazione della sovranità dell’Ucraina”. La NATO lancia accuse infiammate sostenendo che le preoccupazioni per la sicurezza russa minacciano la pace e la stabilità dell’Europa; permettendo così all’organizzazione di accelerare l’espansione delle sue forze sulle frontiere russe, in flagrante violazione degli accordi post-guerra fredda tra Washington e Mosca sulla non espansione della NATO in questa zona sensibile. Come Aleksandr Grushko, l’inviato russo presso la NATO, ha recentemente dichiarato: “Le accuse sui piani aggressivi di Mosca che minacciano i Paesi della NATO sono assolutamente infondate e inverosimili. Se qualche pericolo potrà anche emergere, allora verrà solo dalle forze nazionaliste e radicali in Ucraina, in caso di ulteriore deterioramento della situazione in questo Paese”. Grushko ha aggiunto: “Le misure aggiuntive annunciate (dalla NATO) per la cosiddetta protezione dei membri dell’Europa orientale, sono assolutamente infondate”. Benvenuti nel mondo della surrealpolitik, dove tutto che si afferma essere vero è vero, nonostante la realtà.
Quando il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha ricordato alla NATO i suoi obblighi verso la dichiarazione di Roma e gli altri trattati con Mosca sulla non espansione, ha detto: “Ci aspettiamo non solo una risposta, ma una risposta pienamente rispettosa delle regole che abbiamo coordinato”. Un segno preoccupante che la surrealpolitik ha preso piede nelle capitali occidentali, è quando il capo della NATO Anders Fogh Rasmussen ha respinto bruscamente la dichiarazione di Lavrov. Data la gravità della questione, è sembrato più che una scortesia che Rasmussen facesse un commento sardonico su twitter dicendo che le preoccupazioni del diplomatico russo sono solo “propaganda e disinformazione”. NATO e Washington non solo capovolgono la realtà in Ucraina ma anche le maggiori gravi implicazioni geopolitiche. Una distorsione sconsiderata dovuta da un disprezzo che nasce dall’arroganza miope più fatua. L’enigma è come trattare con tale follia?

2f700__73413744_donetsk_afpLa ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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