I robot giganti sono ufficialmente la bandiera del Giappone attraente

Tim Hornyak, The Japan Times 20 marzo 2014

1_1_Gundam_Model_in_Odaiba_by_JOEIANCon la sua montagna di debito pubblico, una fusione nucleare da riassorbire e le Olimpiadi del 2020, si potrebbe pensare che l’ultima cosa cui il governo giapponese spenderebbe soldi sia uno studio sui robot di fantascienza. Ma come Terminator disse una volta: “Sbagliato“. Dalle stanze del Kasumigaseki arriva “La guida agli anime giapponesi: la storia degli anime sui robot“, un’indagine di 90 pagine commissionata dall’Agenzia per gli Affari Culturali e dal suo Ufficio informazioni manga, anime, giochi, arte e media. L’ufficio dei cervelloni sembra intento a capitalizzare ciò che rimaneva del’attrattiva nazionale lorda del Giappone all’estero. Il Giappone attraente, un concetto di oltre un decennio fa, è stato sfruttato nella politica nazionale, e l’agenzia ha commissionato il rapporto nell’ambito della discussione fondamentale sugli anime presso i popoli esteri. Quello sui robot potrebbe essere il primo studio ad esaminare i diversi generi di anime. Pubblicato in Giappone lo scorso anno, una versione abbreviata dello studio è stata appena pubblicata in inglese. E’ il primo del genere, e fa alcune affermazioni sull’importanza del genere dei robot giganti.
Gli anime sui robot rappresentano una singolare forma di cultura popolare sviluppata in Giappone“, affermano gli autori. E ancora: “Il senso dell’esplorazione e la vitalità intrinseca nel medium degli anime sui robot è un riflesso della psiche giapponese“. I robot immaginari esistono in molte diverse culture da prima del debutto degli anime sci-fi giapponesi sui robot, come Tetsuwan Atom (Astro Boy) di Osamu Tezuka, cartone animato pionieristico della Fuji TV, nel 1963. Tuttavia, la trasmissione segnò l’inizio degli stessi anime come serie TV. Oltre ad essere un grande successo, l’affettuosamente carino Astro Boy, con il suo motore atomico, simboleggiava l’emersione del Giappone dalle ceneri della seconda guerra mondiale come un luccicante treno-proiettile guidato dalla tecnocrazia. Tetsujin 28-go (alias Gigantor) di Mitsuteru Yokoyama, un colosso controllato da un ragazzo che lotta contro la criminalità, è ispirato alla guerra, ai B-29 statunitensi che incendiavano le città giapponesi. Mentre Tezuka e Yokoyama gettarono le basi degli anime sui robot-giganti, essi fiorirono solo negli anni ’70 e ’80, dopo esser stato cosparso efficacemente il fertilizzante nell’inebriante forma del popolarissimo live-action tokusatsu dagli effetti speciali “Ultraman”. Queste combinazioni di eroi giganti, mostri Kaiju e drammatiche scene di battaglia, dai grandiosi, e spesso esilaranti, effetti.
age-2La macchina chiamata “Mazinger Z“, un anime del 1972-1974 basato sul manga di Go Nagai, era un torreggiante e puntuto veicolo da combattimento pilotato dal giovane Koji Kabuto. Mettendo il protagonista all’interno di Mazinga, Nagai scatenò la potente combinazione uomo-macchina cui i bambini non potevano resistere. Nella formula seriale, molti similari super-robot degli anni ’70 avevano piloti, statura gigantesca e capacità di trasformarsi, indica lo studio, aggiungendo che gli occhi di Mazinger mancavano delle pupille, al contrario dei precedenti robot di fantasia, facendolo apparire più simile a una macchina che a un personaggio. La popolarità di cartoni animati come “Mazinger Z” e “Raideen Yusha (Coraggioso Raideen)” vide il merchandising usurpare l’impulso creativo dominante nell’artista dei manga. Ma il diluvio di giocattoli e modelli divenne uno tsunami con “Mobile Suit Gundam“, che debuttò nel 1979. Risposta anime a “Star Wars” che creò la space opera dei “mecha“, enormi robot militari (soprannominati “mobile suit“) con elaborati armamenti e un’attenzione feticistica per il dettaglio e il realismo. Il marchio raccolse un seguito nazionale enorme, mostrando una notevole longevità, in questi ultimi 35 anni, con nuove serie continue negli anni. I suoi prodotti associati, come i modelli in plastica Gunpla, sono così ricercati dai rabbiosi otaku (fan ossessivi) di “Gundam” da raggiungere dimensioni sconcertanti: miliardi di dollari di fatturato e circa 50 milioni di dollari solo ad agosto per il marchio “Gundam“, dai tofu alle auto. Il suolo del Giappone s’è “Gundam“-ificato con una statua di 18 metri di altezza del robot marcato RX-78-2 di Odaiba, il quartiere ricreativo di Tokyo.
Gli anime dei robot giganti vissero il periodo d’oro nei primi anni ’80, prima di entrare in declino; prodotti come “Kido Keisatsu Patlabor (Mobile Police Patlabor)” e “Neon Genesis Evangelion” riuscirono ad invertire la tendenza. “Gundam“, tuttavia, non guarda mai indietro. “Il successo (di serie come ‘Gundam’) non solo ha riguardato le aziende di giocattoli, ma anche artisti e creativi di anime che hanno potuto realizzare originali racconti di fantascienza“, afferma il critico di anime Ryusuke Hikawa, coautore dello studio. “L’originale successo degli anime ha portato alla creazione di una quantità enorme di film anime. Film statunitensi come ‘Transformers’ e ‘Pacific Rim’ sono prodotti dal grande impatto della cultura giapponese degli anime sui robot”. Hikawa osserva che se la robotica giapponese ha creato robot autentici, come l’umanoide Asimo di Honda, è perchè ha tratto ispirazione dagli anime sui robot con cui s’è cresciuti. Ma sottolinea che il suo studio si propone di favorire lo scambio culturale e la “comprensione internazionale reciproca“. I robot giganti possono unire i popoli? “Questo rapporto è fondamentale perché è la prima volta che i giapponesi vedono la cultura dei robot giganti come unica e distintamente giapponese“, dice l’appassionato di sci-fi vintage sui robot Matt Alt, la cui azienda AltJapan ha tradotto lo studio.
Per decenni gli otaku giapponesi e stranieri hanno comunicato di rado tra di loro. Questa relazione è un serio tentativo di costruire ponti tra studiosi di cultura popolare, nazionali ed esteri“.

neon-genesis-evangelion-anime_224104Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Verso una resa dei conti

Alessandro Lattanzio, 8/5/2014

10277047Il pogrom di Odessa, dove 116 persone sono state bruciate vive, sgozzate, decapitate, squartate, violentate, crivellate di proiettili è uno spartiacque. Non in Ucraina, dove le cose erano e sono chiare, molto chiare. Ma qui nel flaccido occidente. Ma qui in Italia, da una parte la destra neonazista, dopo le ferule chiacchiere della lotta antimericanista, si bagna le mutandine davanti agli zombie banderisti e alle divise delle SS galiziane, e dall’altra la sinistra radicale (che ci tiene tanto a definirsi ‘sinistra’) sprofondata in un significativo mutismo davanti ai nazifascisti autentici a Kiev: e questo dopo aver speso anni a denunciare, su istigazione dei veri poteri forti, il ‘fascismo’ di Mosca, Beijing, Tripoli, Damasco e perfino Caracas.
Se alle porte di Tripoli e di Damasco è stata disintegrata la varia chincaglieria della sinistra radicale, antifa, anti-razzista, gayofila, altermondialista, social-forumista, anarchica e anarcoide, animalista e bestialista; in sostanza la sala giochi attivista dei pargoli della ricca borghesia cosmopolita, annoiati dal salottino di sinistra e in cerca di svago prima di occupare poltrone e scrivanie socio-economiche riservategli per diritto ereditario, si può affermare recisamente che a Odessa e a Kiev, i loro gemelli neonazisti e neofascisti, da sempre rigorosamente atlantisti, gettano via la mascherata di cartapesta, le affabulazioni ‘ingraiane’ sul percorso ‘alternativo’ e ‘rinnovativo’ del volemose bene e dell”abbattiamo i muri che ci dividono’ perché sennò vincono i demogiudeobolscevicusurai-annunaki, svelandosi per ciò che sono: frottole insegnate nei corsi Gladio di ‘Stay Behind‘. Come i loro camerati galiziani, adoratori dei kollabos delle SS, si sono presentati protendendo una finta mano amica, di plastica ‘made in Langley’, invocando il superamento degli ‘steccati’. S’indovini che significa ciò: “i comunisti devono rinnegare se stessi, in quanto ‘agenti’ del gran complotto giudeo-bolscevico-usurocratico contro quei sant’uomini immacolati, buoni e pacifici, di Mussolini e Hitler” (non era forse animalista e vegetariano il bravo e buono Adolfino? E quel Benitino, mica si meritava quella orrenda fine, avendo fatto tanto del bene in Italia, … Libia, Etiopia, Somalia, Spagna, Jugoslavia, Grecia, Russia….), invitando gli illusi ad abbracciare la soave maestà e superiorità morale di un Pavolini, Borghese, Ricci, Graziani, Himmler, Goebbels, Heydrich, Bormann e altre divinità pagane.
Ma dobbiamo ringraziare i nazisti ucraini allevati dalla NATO, i loro sodali e le loro puttane da campo: dai mercenari agli ‘intellettuali’ non-conformi, dai black bloc di Soros ai cecchini danesi della NATO, dai mercenari della Blackwater giù, fino in fondo, ai fantocci dei carabinieri di CasaPound (pardon CasaGladio). Hanno rigettato definitivamente la mascherata con cui c’intrattenevano da un po’ di anni, anche grazie all’aiuto di velenosi ‘fascistologhi’ della domenica, mostrandosi in tutto il loro reale splendore: Babij Jar, Eisentzgruppen, Quisling e Bandera, Anschluess, cavalieri teutonici, Otto Rahn e le crociate a oriente e/o antibolsceviche. Si sono saputi ben presentare spacciandosi persino da amici della Siria baathista. Ma era un espediente buono solo per colpire (alle spalle) al momento giusto. Non a caso i loro istruttori, nei covi della NATO, hanno saputo trasmettergli la notevole esperienza acquisita insegnando la ‘libertà’ e la ‘democrazia’ ai salafiti primaverili mediorientali, anche loro fratelli gemelli dei nazisti ucraini, che tanto hanno eccitato e fatto sognare, fino a fargli bagnare le mutandine, la bella sinistra radicalista occidentale, così antifa, antiraz, antitutto, soprattutto così anticomunista da disintegrarsi, per fortuna. Ma non prima di aver scatenato la caccia al fascista in ogni ambito anti-imperialista, in ogni supporto alla Resistenza Libica e Siriana, con tanto di campagne di disinformazione e di terrorismo mediatico supportate dai mass media di regime, la sinistra radicale oramai filo-sionista e filo-islamista, la sinistra che insultava Gheddafi con la scusa di immaginarie masse di negri ai ceppi nel pieno Sahara, o che insultava Putin perché spedisce in galera mafiosi e prostitute che infangano la propria nazione, o ancora accusava di stragismo l’ex-presidente Janukovich, perché fautore di immaginarie persecuzioni contro bastardi randagi, (evidentemente perché il sinistro radicale medio italidiota s’identifica con il cane rognoso e idrofobo). Ebbene, tale sinistra così piena di indignazione da rotocalco alla Barbara Durso, è rimasta in silenzio tombale davanti alla strage di 116 cittadini antifascisti, autenticamente antifascisti al contrario della feccia dei centri sociali, così come era rimasta muta davanti ai pogrom della popolazione nera in Libia, vittima dei virgulti primaverili islamisti; e ciò quando non ha deciso di parteggiare dichiaratamente per gli stragisti islamisti in Siria e Libia, e per i veri e autentici nazi-fascisti ucraini, tanto da arrivare a negarne la natura, per non sputtanarsi davanti a se stessa, e in ciò aggrappandosi alle oscenità di giornali pornografici come Internazionale e costeggiando le analisi di ‘esperti’ in disinformazione, gli scribacchini della Rivista Italiana Difesa e di AnalisiDifesa. La feccia si riconosce e si apprezza in quanto tale, aldilà di ogni steccato ideologico o pseudotale.
Tornando ai neonazisti, vengono smascherati e sputtanati dalla loro entusiastica partecipazione al linciaggio di decine di persone inermi, nonostante la loro personale allucinatoria vulgata sull’eroismo del ‘sangue contro l’oro’, una volgarità appunto che si manifesta, sempre, in tali casi: nazisti-fascisti inquadrati e armati da Stay Behind che scatenano il loro ‘eroismo’ su cittadini inermi e indifesi, dopo esser stati puntualmente armati da ogni tipo arma e di addestramento, gentilmente forniti da agenti e mercenari statunitensi (e questo a proposito dell’anti-‘americanismo’ da operetta delle facciate dei servizi segreti occidentali quali casapound e forza nuova). Ora qualcuno, non pochi, senza sapere se sia in buona fede o in malissima, perversa malafede, continua a sbracciarsi come filo-Russo, filo-Putin o quant’altro. Bazzecole, semmai viene da dire: fesso chi ci crede.
I regolamenti di conti contro tali radicalismi italiani ed occidentali, che siano di sinistra o di destra non conta, si svolgono sul campo in Siria e Ucraina. Qui si possono svolgere nell’ambito teorico, ideologico, umanista; dirimente ne è la Geopolitica, fatta oggetto di un sabotaggio ‘scientifico’ da parte di guru e santoni di ogni colore, che sia il mercenario Gino Strada o il mercenario Gabriele Adinolfi, costoro hanno svolto il loro bravo compitino assegnatogli dai centri di disinformazione atlantisti: l’ignoranza è quella forza che, senza sapere realmente per chi o per cosa, permette di assaltare l’ambasciata libica di Roma, di partecipare ai torbidi criminosi di piazza Majdan, o d’invitare e celebrare qualche mafio-fascista italo-venezuelano che vuole rovesciare il governo bolivariano di Caracas.
Si ringrazi la feccia autenticamente rosso-bruna (anzi rosso-bruna-blu atlantico) qui descritta, per tutto ciò.

La crisi ucraina accelera la ristrutturazione del mondo

Pierre Charasse Rete Voltaire Città del Messico (Messico) 29 aprile 2014

La crisi ucraina non ha cambiato radicalmente la situazione internazionale, ma ne ha precipitato gli sviluppi. La propaganda occidentale, che non è mai stata più forte, nasconde la realtà del declino occidentale alle popolazioni della NATO, ma non ha ulteriori effetti sulla realtà politica. Inesorabilmente, Russia e Cina, assistite dagli altri BRICS, occupano il loro giusto posto nelle relazioni internazionali.

Brics1La crisi ucraina ha evidenziato la dimensione della manipolazione della pubblica opinione occidentale da parte di importanti media come le reti televisive CNN, Foxnews, Euronews e molti altri, così come tutta la stampa alimentata dalle agenzie occidentali. Quanto il pubblico occidentale sia male informato è impressionante, eppure è facile accedere alla ricca informazione di ogni fonte. E’ assai preoccupante vedere quanti cittadini siano attratti da una russofobia mai vista nemmeno nei momenti peggiori della guerra fredda. L’immagine fornita dal potente apparato mediatico occidentale all’inconscio collettivo è che i russi siano “barbari” di fronte al mondo occidentale “civilizzato”. È molto importante che il discorso di Vladimir Putin del 18 marzo, dopo il referendum in Crimea, sia stato letteralmente boicottato dai media occidentali [1], in modo da fornire grande spazio alle reazioni occidentali, ovviamente tutte negative. Tuttavia, nel suo discorso Putin ha spiegato che la crisi in Ucraina non è stata innescata dalla Russia, presentando con grande razionalità la posizione russa e gli interessi politici legittimi del suo Paese nell’era post-conflitto ideologico. Umiliata dal trattamento riservatole dall’occidente dal 1989, la Russia si sveglia con Putin riprendendo la politica da grande potenza, cercando di ricostruire le linee della tradizionale forza storica della Russia zarista e dell’Unione Sovietica. La geografia controlla spesso la strategia. Dopo aver perso gran parte dei suoi “territori storici” e della sua popolazione russa e non-russa, con Putin la Russia ha impostato un grande progetto nazionale e patriottico recuperando il suo status di superpotenza, di attore “globale”, consolidando in primo luogo la sicurezza delle sue frontiere terrestri e marittime. Questo è esattamente ciò che vuole impedire l’occidente nella sua visione del mondo unipolare. Ma buon giocatore di scacchi, Putin ha anticipato diverse mosse grazie a una profonda conoscenza della storia, del mondo reale, delle aspirazioni della gran parte della popolazione dei territori precedentemente controllati dall’Unione Sovietica. Conosce perfettamente l’Unione europea, le sue divisioni e debolezze, la vera capacità militare della NATO e lo stato dell’opinione pubblica occidentale, riluttante a vedere un aumento della spesa militare in tempi di recessione economica. A differenza della Commissione europea i cui piani coincidono con quelli degli Stati Uniti rafforzando il blocco politico-economico-militare euro-atlantico, i cittadini europei in maggioranza non vogliono l’allargamento ad est dell’UE, né all’Ucraina o Georgia, o in qualsiasi altro Paese dell’ex Unione Sovietica.
Adottando e minacciando sanzioni, l’Unione europea s’è pedissequamente allineata a una Washington dimostratasi incapace di “punire” la Russia sul serio. Il suo peso effettivo non è all’altezza delle sue sempre proclamate ambizioni nel plasmare il mondo a propria immagine. Il governo russo, molto attento e reattivo, applica “risposte graduali” beffandosi delle misure punitive occidentali. Putin, freddo, si prende il lusso di annunciare che aprirà un conto presso la Banca Rossija di New York per depositarvi lo stipendio! Non ha menzionato la limitazione della fornitura di gas all’Ucraina e all’Europa occidentale, ma ognuno sa che ha questa carta nella manica, di già costringendo gli europei a pensare a una completa riorganizzazione del loro approvvigionamento energetico, cui serviranno anni per concretizzarsi. Errori e divisioni occidentali hanno messo la Russia in una posizione di forza. Putin gode di una popolarità eccezionale nel suo Paese e nelle comunità russe nei Paesi vicini, e possiamo essere sicuri che i suoi servizi d’intelligence hanno penetrato profondamente i Paesi ex-dell’Unione Sovietica fornendogli informazioni di prima mano sui rapporti di forza interni. Il suo apparato diplomatico usa forti argomenti nel rimuovere il monopolio “occidentale” dell’interpretazione del diritto internazionale, in particolare sulla spinosa questione dell’autodeterminazione. Come ci si poteva aspettare, Putin non esita a citare il precedente del Kosovo per diffamare il doppio standard dell’occidente, le sue incongruenze e il ruolo destabilizzante svolto nei Balcani. Mentre la propaganda dei media occidentali è a pieno ritmo dal referendum del 16 marzo in Crimea, le grida occidentali hanno improvvisamente ceduto di tono e al  vertice G7 dell’Aja, a margine della conferenza sulla sicurezza nucleare, non ha più minacciato di escludere la Russia dal G8 come sbandierato un paio di giorni prima, ma semplicemente ha annunciato che “non avrebbe partecipato al vertice di Sochi”. Ciò le permette di riattivare in qualsiasi momento il forum privilegiato per il dialogo con la Russia, fondato nel 1994 su sua espressa richiesta. Prima ritirata del G7. Obama a sua volta s’è affrettato ad annunciare che non ci sarà alcun intervento della NATO in aiuto dell’Ucraina, ma solo la promessa della cooperazione nella ricostruzione del potenziale militare ucraino, composto in gran parte da obsoleti equipaggiamenti sovietici. Seconda ritirata. Ci vorranno anni per mettere in piedi un esercito ucraino degno di questo nome, e ci si chiede chi pagherà considerando la situazione delle finanze del Paese. Inoltre, non sappiamo esattamente quale sia lo stato delle forze armate ucraine dopo l’invito di Mosca, con un certo successo, agli eredi ucraini dell’Armata Rossa ad unirsi all’esercito russo rispettandone i gradi. La flotta ucraina è già completamente passata sotto il controllo russo.  Infine, un’altra spettacolare sconfitta degli Stati Uniti: ci sarebbero state avanzate conversazioni segrete tra Mosca e Washington per far adottare una nuova costituzione all’Ucraina, insediando a Kiev per le elezioni del 25 maggio un governo di coalizione da cui sarebbero esclusi gli estremisti neo-nazisti, e soprattutto imponendo la neutralità all’Ucraina, la sua “finlandizzazione” (consigliata da Henry Kissinger e Zbigniew Brzezinski) [2], vietandone l’entrata nella NATO, ma consentendo accordi economici con l’UE e con l’Unione doganale eurasiatica (Russia, Bielorussia, Kazakistan).  Se viene concluso un tale accordo, per l’UE sarà un fatto compiuto e dovrà rassegnarsi a pagare il conto dell’accordo Russia-USA. Con tali garanzie Mosca si considererà soddisfatta dai requisiti di sicurezza, rimettendo piede nell’ex-sfera d’influenza con l’accordo di Washington, astenendosi dal fomentare il separatismo delle altre province ucraine o della Transnistria (provincia della Moldova popolata da russa) e ribadendo il suo forte rispetto dei confini europei. Il Cremlino allo stesso tempo darà una via d’uscita onorevole ad Obama. Un colpo da maestro per Putin.

Conseguenze geopolitiche della crisi ucraina
Il G7 non ha calcolato che prendendo misure per isolare la Russia, oltre al fatto di applicare a se stesso una “punizione sado-masochista” secondo Hubert Vedrine, ex-ministro degli Esteri francese,  abbia precipitato un processo già ben avviato di profonda ristrutturazione del mondo a beneficio del gruppo non-occidentale guidato da Cina e Russia intorno ai BRICS. In risposta al comunicato del G7 del 24 marzo [3], i ministri degli Esteri dei Paesi BRICS hanno espresso il loro rifiuto di tutte le misure per isolare la Russia e hanno immediatamente colto l’occasione per denunciare lo spionaggio statunitense contro i loro leader chiedendo in buona misura agli Stati Uniti di ratificare la nuova distribuzione dei diritti di voto in seno a FMI e Banca Mondiale, quale primo passo verso un “ordine mondiale più equo” [4]. Il G7 non si aspettava una risposta così rapida e virulenta dai BRICS. Questo episodio suggerisce che il G20, di cui G7 e BRICS sono i pilastri principali, potrebbe subire una grave crisi prima del prossimo vertice a Brisbane (Australia) il 15 e 16 novembre, soprattutto se il G7 continua a marginalizzare e punire la Russia. E’ quasi certo che una maggioranza nel G20 condannerà le sanzioni contro la Russia, così isolando il G7. Nella loro dichiarazione, i ministri dei Paesi BRICS hanno ritenuto che decidere che ne sia membro e quale sia il suo scopo dipenda dai suoi membri, messi tutti “su un piano di parità“, e che nessuno dei suoi membri “può deciderne unilateralmente natura e carattere“. I ministri hanno chiesto di risolvere l’attuale crisi nel contesto delle Nazioni Unite “con calma, competenza, rinunciando a linguaggio ostile, a sanzioni e contro-sanzioni”. Un duro colpo per il G7 e l’UE! Il G7, infilatosi in un vicolo cieco, viene avvertito di fare concessioni significative se vuole continuare ad avere una certa influenza nel G20. Inoltre, due importanti eventi sono annunciati per le prossime settimane.
Primo, Vladimir Putin si recherà in visita ufficiale in Cina a maggio. I due giganti sono in procinto di firmare un importante accordo energetico che intacca sostanzialmente il mercato globale dell’energia, sia strategicamente che finanziariamente. Le operazioni non saranno più in dollari ma nelle valute nazionali dei due Paesi. Riguardo la Cina, la Russia non avrà alcun problema a venderle la propria produzione di gas nel caso l’Europa occidentale decida di cambiare fornitore. E nello stesso evento Cina e Russia potrebbero firmare un accordo di partnership industriale per la produzione di 25 caccia Sukhoj, altamente simbolico. Dall’altra parte, durante il vertice dei Paesi BRICS in Brasile a luglio, la Banca di sviluppo del gruppo, annunciata nel 2012, potrebbe prendere forma e offrire un’alternativa a FMI e Banca mondiale, sempre riluttanti a cambiare le loro regole operative, dando più peso alle economie emergenti e alle loro valute rispetto al dollaro. Infine, vi è un aspetto importante del rapporto tra Russia e NATO poco commentato dai media, ma molto rivelatore dello stato di dipendenza dell'”occidente” quando ritirerà le sue truppe dall’Afghanistan. Dal 2002, la Russia ha accettato di cooperare con i Paesi occidentali nella logistica per le truppe nel teatro afgano. Su richiesta della NATO, Mosca ha autorizzato il transito di materiale non letale per l’ISAF (International Security Assistance Force), via aerea o terrestre tra Dushanbe (Tagikistan), Uzbekistan ed Estonia, attraverso la piattaforma multimodale di Uljanovsk in Siberia. Si tratta niente di meno di trasmettere i rifornimenti di migliaia di uomini che operano in Afghanistan, tra cui tonnellate di birra, vino, torte, hamburger, lattuga fresca, il tutto trasportato da aerei civili russi dato che le forze occidentali non dispongono di mezzi aerei sufficienti per supportare un dispiegamento militare di tale portata. L’accordo NATO-Russia dell’ottobre 2012 estende la cooperazione all’installazione di una base aerea russa in Afghanistan, con 40 elicotteri, in cui il personale afghano viene addestrato nella lotta antidroga a cui gli occidentali hanno rinunciato. La Russia ha rifiutato di consentire il transito nel suo territorio di attrezzature pesanti, ponendo un serio problema alla NATO al momento del ritiro delle sue truppe. Infatti non possono passare da Kabul a Karachi via terra, a causa degli attacchi ai convogli da parte dei taliban. Essendo impossibile la via del Nord (Russia), le attrezzature pesanti sono state portate da Kabul agli Emirati Arabi Uniti e poi spedite ai porti europei, quadruplicando il costo della ritirata. Per il governo russo l’intervento della NATO in Afghanistan è stato un fallimento, ma il suo ritiro “precipitoso” prima della fine del 2014, aumenterà il caos e comprometterà la sicurezza della Russia, causando una recrudescenza del terrorismo.
La Russia ha anche importanti accordi con l’occidente negli armamenti. Il più importante è probabilmente quello firmato con la Francia per la produzione nei rispettivi arsenali di due portaelicotteri francesi da 1,3 miliardi di dollari [5]. Se il contratto viene annullato per le sanzioni, la Francia dovrà restituire gli importi già versati più le sanzioni contrattuali e rimuovere migliaia di posti di lavoro. La cosa peggiore è probabilmente la perdita di fiducia sul mercato degli armamenti francesi, come rilevato dal Ministero della Difesa russo. Non dimentichiamo che senza l’intervento della Russia, i Paesi occidentali non sarebbero mai stati in grado di raggiungere un accordo con l’Iran sulla non-proliferazione nucleare, o con la Siria sul disarmo chimico. Questi sono fatti che i media occidentali tacciono. La realtà è che a causa della sua arroganza, ignoranza della storia e goffaggine, il blocco occidentale precipita nella decostruzione sistemica dell’ordine mondiale unipolare offrendo a Russia e Cina, sostenute da India, Brasile, Sud Africa e molti altri Paesi, la “l’ opportunità” di rafforzare l’unità del blocco alternativo. L’evoluzione è in corso, lentamente e gradualmente (nessuno vuole dare un calcio al formicaio destabilizzando improvvisamente il sistema globale), ma ad un tratto tutto va più veloce e l’interdipendenza cambia le regole del gioco. Al G20 a Brisbane sarà interessante vedere cosa farà il Messico, dopo i vertici del G7 a Bruxelles a giugno e dei BRICS in Brasile a luglio. La situazione è molto fluida e si evolverà rapidamente, richiedendo grande flessibilità diplomatica. Se il G7 persiste nella sua intenzione di emarginare o escludere la Russia, il G20 potrebbe disintegrarsi. Il Messico, catturato nelle reti del TLCAN e del futuro TPP, deve scegliere tra il Titanic occidentale che affonda o adottare una linea indipendente seguendo i suoi interessi di potenza regionale dalle ambizioni globali, avvicinandosi ai BRICS.

BRICS-ToonNote
[1] “Discours de Vladimir Poutine sur l’adhésion de la Crimée“, Vladimir Poutine, Réseau Voltaire, 18 marzo 2014.
[2] “Henry Kissinger propone di finlandizzare l’Ucraina“, Réseau Voltaire, 8 marzo 2014.
[3] “Déclaration du G7 sur la Russie“, Réseau Voltaire, 24 marzo 2014.
[4] “Conclusions of the BRICS Foreign Ministers Meeting”, Voltaire Network, 24 March 2014.
[5] “La Francia non venderà armi alla Russia?“, Réseau Voltaire, 20 mars 2014.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

David Icke

Aangirfan 29 aprile 2014
shayler3L’ex spia dell’MI5 David Shaylor avrebbe sostenuto che David Icke è un agente della disinformazione. Ma, Shaylor “ha anche omaggiato David Icke“, dicendo che è il Figlio di Dio e che il mondo è controllato da lucertole mutaforma. Shayler ha dichiarato: “David ha svolto un enorme importante lavoro. Lo vedo come il Giovanni Battista del mio Cristo. Gli ho parlato al telefono e ha suggerito d’incontrarci“. What renegade MI5 officer David Shayler did next

article-2083287-01E9C97100000578-888_233x423Il padre di David Icke era un militare collegato al controllo mentale. David Icke ha lavorato per la BBC. Nel 1991, Icke ha detto che il mondo sarebbe finito nel 1997.
Le lucertole fecero saltare le Torri Gemelle, secondo Icke“. David Icke
Nel 2010 Icke scrisse che la Terra e la mente umana collettiva vengono manipolate dalla Luna, che è un veicolo spaziale e un portale inter-dimensionale controllato dai rettiliani. David Icke

cnot_5230Ora parallelismi inquietanti emergono tra i pensieri di Icke… e gli scritti di personaggi di spicco del movimento della milizia armata negli USA… Una delle fonti de La rivolta dei robot di Icke è un altro libro, Behold A Pale Horse, il cui autore William Cooper era un ex-ufficiale dei servizi segreti della marina statunitense e un guru delle milizie patriottico-cristiane negli Stati Uniti“. Combat-18
Disinformation; William Cooper’s Behold a Pale/THE PEOPLE WHO BRAINWASH YOU?

article-2083287-0F5B352B00000578-116_468x351David Icke, il cui padre era nell’esercito inglese, s’innamorò di Pamela Leigh Richards, il cui padre era nell’esercito statunitense. Quando Icke incontrò Richards, Icke era ancora sposato e viveva con la prima moglie, Linda, i loro tre figli e Deborah Shaw. David, Linda e Deborah avrebbero avuto un menage a trois. Linda avrebbe cacciato Deborah quando rimase incinta della figlia Rebecca di Icke.
Il sito di Pamela Leigh Richards riporta una citazione del satanista Aleisteir Crowley. Vi si legge: “La magia è la scienza e l’arte di ottenere cambiamenti secondo volontà“.
David Icke iniziò a sospettare che Pamela fosse un alieno mutaforma e finalmente la cacciò. David Icke’s marriage breakdown

david-ickeAlcune persone credono che Icke abbia un gestore che lo controlla. Henry Makow
Icke si appella a … fanatici reazionari di destra… Il gruppo nazista inglese Combat-18 supporta i suoi scritti, e negli USA il gruppo dei Patrioti Cristiani dell’ultradestra conservatrice segue assiduamente le sue letture. Ma sono probabilmente vicini a qualcosa come un appassionato di UFO degli anni ’60, un nuwaubian, un posadista, un raeliano o un pagano newage della dea Terra…” (Fonte)

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le debacle delle foto dei russi sotto copertura in Ucraina

Dedefensa 25 aprile 2014 p8fWOh5Il 20 aprile 2014, il New York Times ha pubblicato le foto, con la benedizione papale del dipartimento di Stato, che mostravano delle specie di soldati-miliziani dalla barba rivelatrice (tipo Solzhenitsyn). Il metodo del rigore scientifico era di natura comparativa; se preferite del tipo: “qui ci sono dei soldati russi e vedete il barbuto, e qui ci sono miliziani ucraini filo-russi e vedete lo stesso barbuto, che ne dite eh? E così è, come volevasi dimostrare”. Queste foto non dovevano dimostrare che dei soldati russi si erano infiltrati in Ucraina per guidare la rivolta degli ucraini russofoni (nell’est e sud del Paese), ma lo dimostrano in modo positivo, senza dubbio o discussione, anche se il riconoscimento visivo consigliato dipendeva più dalla convinzione che si aveva prima di vedere la foto che dall’esperienza sensoriale di osservare le foto. C’è stata qualche remora sulla veridicità dei documenti e su ciò che dovevano dimostrare, ma niente di così terribile. Poi c’era qualcosa di più fastidioso che spunta all’orizzonte, che sembra essere la pretesa indipendenza del giornalista che ha scattato le foto; centrale e vitale nel fotomontaggio è colui che ha rappresentato un gruppo di uomini in mimetica, Kalashnikov e barba, con la didascalia “foto di gruppo scattata in Russia” che mostrava chiaramente cosa volevamo credere, agenti del GRU e delle forze speciali russe, insieme ad altre foto in cui si troverebbero gli stessi personaggi, secondo  l’occhio di falco del dipartimento di Stato, questa volta in Ucraina a simulare i manifestanti locali.  Maksim Dondjuk, il fotografo autore ha telefonato al New York Times per avvertire che le foto erano sue, che presentate come scattate in Russia, invece lo erano a Slavjansk, in Ucraina, e che erano anche state pubblicate senza il suo permesso.
All’inizio dell’articolo sul NYT del 21 aprile 2014, firmato da Michael R. Gordon, esperto indiscutibile di questioni della Difesa e grande modello di giornalista statunitense; il tipo venerato come la crema della professione… “Per due settimane, i misteriosi e ben armati professionisti, conosciuti come “uomini in verde”, hanno sequestrato i siti del governo ucraino città dopo città, accendendo i fuochi dell’agitazione separatista nell’Ucraina orientale. Strenue smentite dal Cremlino hanno fatto subito seguito ad ogni accusa dei funzionari ucraini, secondo cui il mondo è testimone dell’invasione furtiva delle forze russe. Ora, foto e descrizioni dall’Ucraina orientale, approvate dall’amministrazione Obama, suggeriscono che molti degli uomini in verde sono davvero militari e forze dell’intelligence russi equipaggiati nello stesso modo delle truppe per le operazioni speciali russe coinvolte nell’annessione della Crimea a febbraio. Alcuni degli uomini fotografati in Ucraina sono stati identificati in altre foto scattate chiaramente tra le truppe russe e in altri contesti. E il servizio di sicurezza dello Stato dell’Ucraina ha identificato un russo, che sarebbe attivo tra gli uomini in verde, come Igor Ivanovich Strelkov, un operativo 50enne dell’intelligence militare russa. Si dice che abbia un lungo curriculum nel servizio sotto copertura del Primo Direttorato d’Intelligence dello Stato Maggiore Generale russo, ultimamente in Crimea a febbraio e marzo, e ora nella città dell’ucraina orientale di Slavjansk”.
Due giorni dopo, il 23 aprile 2014, in un altro articolo del New York Times, gli stessi autori, compreso l’ancora prestigioso Gordon, retrocedevano con grazia. Facevano notare, con grande confusione nel testo e vari solleciti tendenti a cercare di “coprire” il NYT sul precedente articolo, che la foto proveniva dalla cricca di Kiev che l’aveva sbandierata, per poi concludere in modo ampolloso e barocco che semplicemente nulla, assolutamente nulla, affermava che tali foto rappresentassero ciò che affermavano di rappresentare. Dato che si doveva procedere, venne citata una fonte diretta e categorica… “Maksim Dondjuk, fotografo freelance che lavora a Slavjansk, soprattutto per la rivista Russian Reporter, ha detto che aveva scattato la foto del gruppo e postata sul suo account su Instagram.”Fu presa a Slavjansk”, ha detto in un’intervista telefonica. “Nessuno mi ha chiesto il permesso di utilizzare questa fotografia.'”
Robert Parry per primo evidenzia l’arcano. Cioè, nulla di sensazionale, semplicemente si doveva leggere il secondo articolo, che ha detto essere stato “sepolto” a pagina 9, mentre il primo articolo faceva una fiammeggiante incursione in un importante quotidiano di riferimento mondiale. Parry ha pubblicato il suo testo il 23 aprile 2014. Galantuomo, ha evidenziato il punto di vista del giornalismo e della sua etica (Parry è stato per molti anni giornalista di AP). “Due giorni dopo la pubblicazione sul New York Times di un articolo unilaterale in merito a foto che presumibilmente dimostravano che le forze speciali russe siano dietro le rivolte popolari in Ucraina orientale, il Times ha pubblicato ciò che si potrebbe chiamare parziale rettifica. Sepolta nell’edizione di mercoledì (pagina 9 nel mio giornale), l’articolo di Michael R. Gordon e Andrew E. Kramer, due dei tre autori del primo pezzo, ha questo curioso incipit: “Una serie di fotografie dice di mostrare la presenza in Ucraina di forze russe nella parte orientale del Paese, e che gli Stati Uniti hanno citato come prova del coinvolgimento russo, è finita sotto esame”. Ai vecchi tempi del giornalismo, eravamo soliti controllare prima di pubblicare una storia sulla prima, o qualsiasi altra, pagina, soprattutto se aveva implicazioni su guerra o pace, su gente che ne potesse vivere o morire. Tuttavia, in questo caso, in accordo al pregiudizio antirusso che ha pervaso la stampa mainstream degli Stati Uniti, l’esame è stato accantonato troppo a lungo da questa potente propaganda sul tema, avviata e propagatasi su tutti i media. Solo ora possiamo tardivamente apprendere qualcosa che doveva essere evidente: le fotografie sfocate fornite dal regime golpista a Kiev e approvate dall’amministrazione Obama, in realtà non provano nulla. Ci sono state ovvie spiegazioni alternative sulle immagini, ignorate dal Times, come ad esempio la possibilità che questi fossero veterani ormai non più aderenti all’esercito russo. O che alcune immagini non ritraessero la stessa persona“.
Infine, l’approccio generale descritto da questi vari articoli ed estratti di articoli, è stato confermato dal dipartimento di Stato, che precisava cionondimeno di avere documenti inoppugnabili, sicuramente irrefutabili, che confermano la presenza dei russi nei ranghi dei ribelli nella parte orientale e meridionale dell’Ucraina. Ecco le dichiarazioni ufficiali sul caso, questa volta tratte da un articolo di Russia Today del 24 aprile 2014, con l’affermazione secondo cui le foto sono prove inconfutabili della presenza dei russi (del 21 aprile) e la smentita del portavoce due giorni dopo… “Il dipartimento di Stato ha ripetuto le affermazioni, ‘confermando’ il coinvolgimento di Mosca. “Vediamo nelle foto riprese dai media internazionali, su Twitter, a disposizione del pubblico, delle persone che visibilmente sembrano legate alla Russia. L’abbiamo detto pubblicamente un numero infinito di volte”, ha detto la portavoce Jen Psaki del dipartimento di Stato. … “Psaki del dipartimento di Stato ammette che “l’affermazione secondo cui la fotografia apparsa sui media statunitensi è stata presa in Russia, non è corretta”. Ha spiegato che la foto era solo una parte di un progetto che non è stato utilizzato da Kerry nei colloqui. Psaki ha poi affermato di avere altre prove che collegano “i russi ai militanti armati” in Ucraina orientale, ma non avrebbe fornito dettagli”.
Il 25 aprile 2015 Justin Raimondo ha pubblicato un testo sulla situazione in Ucraina, cominciando dal caso della foto… Tratta la cosa nel modo corretto, quello della derisione, essendo un’operazione patetica: “E’ l’ora del dilettante alla CIA“… “Non c’è la propaganda di guerra di una volta, o forse ha qualcosa a che fare con questa diavoleria che chiamano Internet, ma l’ultima “prova” di truppe russe presumibilmente coinvolte direttamente nelle agitazioni delle zone orientali dell’Ucraina è stata smentita quasi subito, appena resa nota. Si scopre che una foto chiave, propagandata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti e dal New York Times come prova delle forze speciali russe in Ucraina, è stata presa dalla pagina su Instagram del fotografo. Sì, gente, è l’ora del dilettante alla CIA, o in qualsiasi agenzia spacciata per “intelligence”. La foto non è stata scattata in Russia, come il Times e i funzionari statunitensi hanno sostenuto, ma a Slavjansk, minando fatalmente la loro pretesa che questi fossero dei servizi speciali russi. Possiamo calcarlo fino alla disperazione. Dovevano fare qualcosa per salvare la loro credibilità in dissoluzione mentre l’operazione “anti-terrorista” del governo ucraino traballa appena cominciata. Con una scena davvero patetica, una falange di “forze speciali” ucraine su decrepiti trasporti truppa corazzati che avanza su Sloviansk e Kramatorsk, dove sono stati circondati da civili disarmati, disertando in massa  prontamente. E’ stata un’umiliante ritirata per il regime a Kiev: i funzionari ucraini si vantavano sui media internazionali che il loro potente esercito avrebbe sottomesso i “terroristi” in breve tempo...”
Eppure sono imperturbabili, cioè hanno imperturbabilmente ragione. Qualunque cosa accada, qualunque villania vengo svelata, nulla cambia la certezza che la potenza della gigantesca macchina passi in modalità superpotenza, che ha la resistenza del materiale più concentrato, più inespugnabile, ma anche più selvaggio. Così è l'”apparato” del blocco BAO che avanza ottuso e senza tema verso una drammatica, catastrofica, conclusione della crisi ucraina. Ciò che caratterizza la “propaganda” del blocco BAO nella crisi ucraina è l’aspetto raffazzonato, cui è sufficiente una semplice dichiarazione su una puerile ed evidente montatura. (Ecco perché, mettendo tra virgolette la “propaganda”, la cosa non ha lo spessore e la serietà professionale che caratterizza il campo). Ciò che caratterizza la diffusione di tale “propaganda” è la cieca accettazione, primitiva, “cui è sufficiente una dichiarazione” ufficiale di chiunque per scatenare immediatamente un articolo imperativo con tutti gli aspetti formali del giornalismo dalla forte pretesa professionale. La cosa è dovuta, in questo caso, al New York Times, indicandone la meschinità e straordinaria crudezza del metodo, dato che il “giornale di riferimento” del mondo civilizzato, niente di meno, è pronto senza esitazioni a tali manovre grossolane, senza l’ombra d’esitazione o minimo accenno di osservazione critica, senza alcuna verifica delle fonti, pubblicata letteralmente in modo automatico. Il caso della “foto”, come altri nella crisi in Ucraina, si compara ad analoghe azioni di propaganda (questa volta senza virgolette) come l’avvio della comunicazione a favore dell’attacco all’Iraq nel 2003. La nostra valutazione di tale propaganda di fine 2001 – inizio 2003, grezza com’era, era certamente più elaborata e studiata di quella attualmente diffusa in Ucraina. Anche la comunicazione del blocco BAO sulla crisi siriana, nelle sue varie montature, era più elaborata.
Tale grossolanità assoluta, da mezza tacca, è senza dubbio un’evoluzione del macchinismo attivo della politica-sistema. Nulla può fermarlo e non perde tempo con convenevoli e competenze vari, nel buio tutto è buono. Tutto ciò che viene presentato come “prova” è buono, anche quando l’inganno viene svelato, non per giustificare ma semplicemente accompagnare l’ovvio e inconfutabile. Il dipartimento di Stato s’è smentito due giorni dopo, ma in un modo così impudente che ne quasi se ne vanta: mentre le immagini non sono quello che diciamo essere, abbiamo le prove del coinvolgimento russo, che ci teniamo per noi, e che sono tanto più convincenti di quanto le foto non lo siano, perché si tratta del falso e dell’uso del falso; al più le prove false che vi mostriamo sono false; al più le vere prove che non vi mostriamo sono reali e giustificano ulteriormente la nostra politica; poiché il falso dimostratosi falso non può fermare per nulla la nostra corsa e non dimostra per nulla che non abbiamo ragione, al contrario, il vero che non vedrete ci da ragione nell’andare ancor più veloce e più lontano, ecc. Il discorso è orwelliano al secondo, terzo grado, al di là di ciò che immaginava Orwell. Da questo punto di vista, possiamo concludere che i dipendenti del Sistema che si agitano, i tirapiedi a Kiev, i giornalisti del NYT, i funzionari del dipartimento di Stato, non sono per nulla interessati alla validità delle loro azioni, ma corrono alla cieca, senza alcuna preoccupazione per il discernimento. La macchina è in funzione, la politica-sistema trascina tutto e ogni sfumatura di pensiero e indagine giudiziosa è irrilevante.

nyt-propaganda2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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