Obama, Erdogan, i ribelli siriani e la linea rossa

Seymour M. Hersh Global Research, 8 aprile 2014
obamaerdNel 2011, Barack Obama decise l’intervento militare alleato in Libia senza consultare il Congresso. Ad agosto, dopo l’attacco con il gas sarin su Ghuta, sobborgo di Damasco, era pronto a lanciare una nuova compagnia aerea alleata, questa volta per punire il governo siriano per aver attraversato la “linea rossa” che aveva tracciato nel 2012 sull’uso di armi chimiche. Poi, due giorni prima degli attacchi annunciò che avrebbe cercato l’approvazione del Congresso. L’attacco fu rinviato mentre il Congresso si preparava per le audizioni, solo per essere annullate quando Obama accettò l’offerta di Assad di cedere l’arsenale chimico a seguito di un accordo negoziato dalla Russia. Perché Obama ritardò e poi mollò l’attacco alla Siria quando non esitò in Libia? La risposta è nello scontro tra coloro che nell’amministrazione erano determinati a far rispettare la linea rossa e i capi militari che pensavano che una guerra fosse ingiustificata e potenzialmente disastrosa. Il motivo del ripensamento di Obama si trova a Porton Down, un laboratorio della difesa nel Wiltshire. I servizi segreti inglesi avevano ricevuto un campione del gas sarin usato dell’attacco del 21 agosto e le analisi dimostrarono che il gas utilizzato non corrispondeva a quello dell’arsenale chimico dell’esercito siriano. Venne rapidamente detto ai capi di Stato maggiore degli Stati Uniti che le le accuse contro la Siria non avrebbero retto. La relazione dal Regno Unito confermava i dubbi del Pentagono; i capi di stato maggiore già si preparavano a mettere in guardia Obama sui piani d’attacco su larga scala, con bombardamenti e missile sulle infrastrutture in Siria, che avrebbero causato una grande guerra in Medio Oriente. Perciò, gli ufficiali statunitensi avvertirono all’ultimo minuto il Presidente del loro avviso, infine portand alla cancellazione dell’attacco. Per mesi ci fu grande preoccupazione tra i militari e i capi della comunità d’intelligence, sul ruolo svolto nella guerra dai vicini della Siria, in particolare dalla Turchia. Il primo ministro Recep Erdogan era noto per il suo sostegno ad al-Nusra, una fazione jihadista della ribellione, e ad altri gruppi di insorti islamisti.  “Sapevamo che c’erano alcuni, nel governo turco“, ha detto un ex-alto ufficiale dell’intelligence statunitense, che ha accesso ai documenti, “che credevano di poter agguantare per le palle Assad coinvolgendolo nell’uso del gas sarin in Siria, costringendo Obama a rispondere“. I Capi di Stato Maggiore sapevano anche che le accuse dell’amministrazione Obama, secondo cui solo l’esercito siriano aveva accesso al sarin, erano false. I servizi d’intelligence statunitensi e inglesi sapevano fin dalla primavera 2013 che certe unità ribelli in Siria avevano prodotto armi chimiche. Il 20 giugno, gli analisti della Defense Intelligence Agency (DIA – servizi d’intelligence delle forze armate statunitensi) pubblicarono un rapporto di cinque pagine, altamente classificato, sui “punti discussi” in una riunione informativa del vicedirettore della DIA, David Shedd, secondo cui al-Nusra aveva prodotto del sarin: il suo programma, dice il rapporto, erano “sforzi più avanzati della cospirazione sul sarin di al-Qaida, già prima del 9/11“. (Secondo un consulente del dipartimento della Difesa, l’intelligence statunitense da tempo sapeva che al-Qaida aveva sperimentato armi chimiche, ed è in possesso di un video di tali esperimenti sui cani). Il documento della DIA continua: “Finora, l’attenzione dei servizi d’intelligence s’è concentrata quasi esclusivamente sulle armi chimiche siriane; ora vediamo che al-Nusra tenta di fabbricare le stesse armi… la relativamente grande libertà di manovra di al-Nusra in Siria ci porta a credere che il gruppo creerà difficoltà in futuro“. Il documento cita numerose informazioni classificate di molte organizzazioni. “Con l’intermediazione turca e saudita“, dice, “ha tentato di avere decine di chili di componenti per il sarin, probabilmente per avviarne la produzione su vasta scala in Siria“. (Alla domanda sul documento DIA, un portavoce del direttore della National Intelligence dichiarava: “Nessun rapporto è mai stato richiesto o prodotto dagli analisti dell’intelligence“).
A maggio, più di dieci membri del Fronte al-Nusra furono arrestati nel sud della Turchia, per quello che la polizia locale riferì alla stampa essere due chili di sarin. Nell’accusa di 130 pagine, il gruppo fu accusato di cercare di comprare detonatori, tubi per mortai e prodotti chimici per il sarin. Cinque degli arrestati furono rilasciati dopo una breve detenzione. Gli altri, tra cui il capo Haytham Qasab, per il quale il pubblico ministero chiese una pena di 25 anni, furono rilasciati in attesa di giudizio. Nel frattempo, la stampa turca diffuse la speculazione secondo cui l’amministrazione Erdogan avesse occultato la propria complicità con i ribelli. In una conferenza stampa della scorsa estate, Aydin Sezgin, ambasciatore della Turchia a Mosca, minimizzava gli arresti e disse ai giornalisti che il “sarin” fornito era semplicemente “antigelo”. Il documento della DIA dice che gli arresti sono la prova che al-Nusra aveva accesso alle armi chimiche. Dice che Qasab s’era “auto-identificato” come membro di al-Nusra direttamente correlato ad Abd al-Ghani, “l’emiro del Fronte addetto alla produzione militare.” Qasab e il suo partner Usta Qalid lavoravano con Halit Unalkaya, dipendente della società turca Zirve Export, che fornì i “preventivi per grosse quantità di componenti del sarin“. Il piano di Abd al-Ghani era che i due soci “perfezionassero la produzione del sarin, per poi recarsi in Siria ad addestrare altri nella produzione su larga scala, in un laboratorio non identificato in Siria”. Il documento della DIA afferma che uno dei suoi agenti aveva comprato un componente sul “mercato dei prodotti chimici di Baghdad“, “presidendo ad almeno sette tentativi di produrre armi chimiche, dal 2004“. Una serie di attacchi con armi chimiche, a marzo e aprile 2013, venne studiato nel mese successivo da una speciale missione delle Nazioni Unite in Siria. Una persona con conoscenza specifica delle attività delle Nazioni Unite in Siria, mi ha detto che c’erano prove che collegano l’opposizione siriana al primo attacco con il gas del 19 marzo a Qan Al-Asal, un villaggio nei pressi di Aleppo. Nella sua relazione finale di dicembre, la missione affermò che almeno 19 civili e un soldato siriano furono uccisi e decine feriti. La missione non era autorizzata ad indicare il responsabile dell’attacco, ma la persona a conoscenza delle attività delle Nazioni Unite mi ha detto: “Gli investigatori hanno intervistato le persone presenti, compresi i medici che curarono le vittime. Era chiaro che furono i ribelli ad usare il gas. L’informazione non fu resa pubblica perché nessuno avrebbe ascoltato“. Nei mesi precedenti gli attentati, mi ha detto un ex-alto funzionario del dipartimento della Difesa, la DIA diffuse un rapporto classificato, noto come SYRUP, su tutte le informazioni relative al conflitto siriano, tra cui le armi chimiche. Ma in primavera, la distribuzione di una parte del rapporto sulle armi chimiche fu gravemente ridotta su ordine di Denis McDonough, capo dello staff della Casa Bianca. “C’era qualcosa che innescò il nervosismo di McDonough“, ha detto l’ex-funzionario del ministero della Difesa. “A un certo punto, divenne un’enormità e poi, dopo gli attacchi con il sarin di marzo e aprile, schioccò le dita e puf, tutto finì“.  La decisione di limitare la distribuzione del rapporto fu presa mentre i capi di Stato Maggiore ordinavano la pianificazione dettagliata ed urgente della possibile invasione via terra della Siria, con l’obiettivo principale di eliminare le armi chimiche. L’ex funzionario dell’intelligence ha detto che molti della sicurezza nazionale degli Stati Uniti furono a lungo turbati dalla linea rossa del presidente: “I Joint Chiefs of Staff chiesero alla Casa Bianca “Cos’è la linea rossa? Che significa in termini militari? Truppe di terra? Attacchi massicci? Attacchi limitati?” Assegnarono uno studio all’intelligence militare su come attuare le minacce. Non seppero altro delle intenzioni del presidente“.
All’indomani dell’attacco del 21 agosto, Obama ordinò al Pentagono di redigere un elenco degli obiettivi da bombardare. All’inizio, ha detto l’ex-agente dell’intelligence, “la Casa Bianca respinse 35 elenchi forniti dai Capi di Stato Maggiore, per il fatto che non erano sufficientemente “dolorosi” per il regime di Assad”. Gli obiettivi iniziali includevano solo siti militari e non infrastrutture civili. Sotto la pressione della Casa Bianca, il piano di attacco degli Stati Uniti divenne una “mostruosità” e due flotte di bombardieri B-52 furono trasferite in basi aeree vicine alla Siria e sottomarini e navi armati di missili Tomahawk furono schierati. “Ogni giorno, l’elenco degli obiettivi si allungava“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “I pianificatori del Pentagono dissero che non potevamo usare solo i Tomahawk per colpire i siti missilistici in Siria, perché le strutture erano troppo profonde, perciò i B-52 ebbero tale missione venendo dotati di bombe da una tonnellata. In secondo luogo, c’era bisogno di squadre di soccorso per recuperare i piloti abbattuti e di droni per gli obiettivi selezionati. Divenne una cosa enorme“. Il nuovo elenco dei bersagli fu progettato per “sradicare totalmente la capacità militare di Assad“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. L’elenco dei principali obiettivi includeva le reti elettriche ad alta tensione, giacimenti di petrolio e gas, tutti i depositi logistici e di armi, i posti di comando e di controllo, e tutti gli edifici militari e dell’intelligence noti. Gran Bretagna e Francia avrebbero svolto un ruolo. Il 29 agosto, giorno in cui il Parlamento (inglese) votò contro la proposta di Cameron di aderire all’attacco, The Guardian riferì  che Cameron aveva già ordinato il dispiegamento di sei caccia Typhoon a Cipro, e inviò un sottomarino in grado di lanciare missili Tomahawk. L’aviazione francese, attore chiave durante l’attacco del 2011 alla Libia, venne profondamente impegnata, secondo un articolo di Le Nouvel Observateur; François Hollande aveva ordinato a diversi caccia-bombardieri Rafale di partecipare all’attacco statunitense. I loro obiettivi furono localizzati nella Siria occidentale. A fine agosto, il presidente diede ai Capi di Stato Maggiore un termine per l’inizio delle operazioni. “L’ora zero doveva andare non oltre la mattina del 2 settembre, per un attacco massiccio volto a neutralizzare Assad“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. Quindi, fu per molti una sorpresa  quando in un discorso alla Casa Bianca nel Giardino delle Rose, il 31 agosto, Obama dichiarò che l’attacco veniva respinto e che si rivolgeva al Congresso per un voto. A questo punto, la supposizione di Obama secondo cui solo l’esercito siriano poteva usare il sarin, si disintegrò. Pochi giorni dopo l’attacco del 21 agosto, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, gli ufficiali dei servizi segreti militari russi aveva recuperato dei campioni dell’agente chimico di Ghuta. L’analizzarono e l’inviarono al servizio d’intelligence militare inglese; era il materiale inviato a Porton Down. (Un portavoce di Porton Down disse: “La maggior parte dei campioni analizzati nel Regno Unito risultò l’agente nervino sarin“, l’MI6 disse di non commentare gli affari dell’intelligence). L’ex funzionario dell’intelligence ha detto che il russo che diede il campione era “una fonte affidabile. Una persona che aveva accesso, conoscenze e fiducia”  Dopo la prima notizia sull’utilizzo di armi chimiche in Siria, lo scorso anno, le agenzie d’intelligence degli Stati Uniti e degli alleati “tentarono di scoprire cosa fosse stato utilizzato e la sua origine“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “Usiamo i dati scambiati nel quadro della Convenzione sulle armi chimiche. La procedura della DIA è conoscere la composizione di ogni arma chimica di produzione sovietica. Ma non sapevamo che tipo di scorte avesse l’arsenale siriano. Nei giorni che seguirono l’incidente di Damasco, abbiamo chiesto a una fonte del governo siriano di darci un elenco delle scorte di proprietà del governo. Ecco perché siamo arrivati così rapidamente alla conclusione“. La procedura non operò così a primavera, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, perché gli studi dei servizi d’intelligence occidentali “non furono conclusivi sul tipo di gas utilizzato. La parola “sarin” non fu pronunciata. Ci fu molta discussione su ciò, ma dato che nessuno poteva decidere la natura del gas, non potemmo dire che Assad aveva attraversato la linea rossa del presidente“. Il 21 agosto, secondo l’ex-capo dell’intelligence, “l’opposizione siriana aveva chiaramente appreso la lezione e annunciò che il “sarin” dell’esercito siriano era stato utilizzato prima delle analisi, e la stampa e la Casa Bianca colsero al volo l’occasione. Per cui il sarin “doveva essere stato usato da Assad“. I militari del Regno Unito che trasmisero i risultati di Porton Down ai Capi di Stato Maggiore degli Stati Uniti inviarono un messaggio agli statunitensi, ha detto l’ex-ufficiale dell’intelligence: “Ve lo faremo avere” (ciò dà senso al messaggio laconico di fine agosto di un agente della CIA: “Non è opera del regime, Regno Unito e Stati Uniti lo sanno“). Si era a un paio di giorni dall’assalto e aerei, navi e sottomarini statunitensi, inglesi e francesi erano pronti.
Il responsabile per la pianificazione e l’esecuzione dell’attacco era il Generale Martin Dempsey, presidente del Joint Chiefs of Staff. Fin dall’inizio della crisi, ha detto l’ex funzionario dell’intelligence, i Capi di Stato Maggiore erano scettici sugli argomenti addotti dall’amministrazione per sostenere la colpevolezza di Assad. Esortarono DIA e altre agenzie a fornire  dati più conclusivi. “Pensarono che fosse impossibile che la Siria utilizzasse il gas in quella fase, perché Assad stava vincendo la guerra“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. Dempsey aveva fatto arrabbiare molte persone nell’amministrazione Obama durante l’estate, e avvertì ripetutamente il Congresso sul pericolo del coinvolgimento militare degli Stati Uniti in Siria. Lo scorso aprile, dopo una valutazione ottimistica dei progressi dei ribelli da parte del segretario di Stato John Kerry, davanti alla Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti, Dempsey disse alla Commissione Forze Armate del Senato che “è possibile che questo conflitto sia entrato in una fase di stallo”. L’ex-funzionario dell’intelligence ha detto che la prima idea di Dempsey dopo il 21 agosto, fu che l’attacco degli Stati Uniti alla Siria, nel caso in cui il governo di Assad fosse responsabile dell’attacco con il sarin, sarebbe stato un errore militare. La relazione di Porton Down spinse il Joint Chiefs of Staff a confidare al presidente la preoccupazione ancora più grave che il desiderio dell’attacco della Casa Bianca costituisse un atto di aggressione ingiustificata. Così i capi di Stato Maggiore fecero cambiare rotta ad Obama. La spiegazione ufficiale della Casa Bianca sul voltafaccia, secondo i media, fu che il presidente durante una passeggiata nel Giardino delle Rose con Denis McDonough, suo capo dello staff, improvvisamente decidesse di chiedere l’approvazione da un Congresso profondamente diviso, con cui era in conflitto da anni. L’ex-capo del dipartimento della Difesa ha detto che la Casa Bianca diede una spiegazione diversa ai membri della leadership civile del Pentagono: l’attacco era stato annullato a causa di informazioni secondo cui, in caso di attacco, “il Medio Oriente sarebbe andato in fumo“. La decisione del presidente di rivolgersi al Congresso fu inizialmente considerata dai vertici dalla Casa Bianca, ha detto l’ex-agente dell’intelligence, un recupero della tattica di George W. Bush nell’autunno del 2002, prima dell’invasione dell’Iraq: “Quando apparve chiaro che non c’erano ADM (armi di distruzione di massa) in Iraq, il Congresso, che aveva approvato la guerra in Iraq, e la Casa Bianca, condivisero le responsabilità invocando ripetutamente la disinformazione. Se l’attuale Congresso avesse votato a favore dell’attacco, la Casa Bianca poteva ancora vincere su due tavoli, colpendo la Siria con un attacco massiccio e confermando l’impegno della linea rossa del presidente, mentre poteva condividerne la colpa con il Congresso se si fosse scoperto che l’esercito siriano non era responsabile dell’attacco“. L’inversione fu una sorpresa anche per i capi democratici del Congresso. A settembre, il Wall Street Journal riportò che tre giorni prima del suo discorso al Giardino delle Rose, Obama telefonò a Nancy Pelosi, capo democratico alla Camera dei Rappresentanti, “per discutere le varie opzioni“. Poi disse ai colleghi, secondo il giornale, che non chiese al presidente di presentare un voto sul bombardamento al Congresso. La manovra di Obama per avere l’approvazione del Congresso entrò rapidamente in stallo. “Al Congresso non sarebbe passato“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “Il Congresso indicò che, contrariamente all’autorizzazione della guerra in Iraq, ci sarebbero state ampie udienze. In quel momento c’era un senso di disperazione alla Casa Bianca“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. “E improvvisamente apparve il piano B. Si annullavano gli attacchi ad Assad se accettava di firmare unilateralmente il trattato sulle armi chimiche e di distruggere tutte le armi chimiche sotto il controllo delle Nazioni Unite“. Nel corso di una conferenza stampa a Londra, il 9 settembre, Kerry parlava ancora d’intervento: “il rischio di non agire è maggiore del rischio di agire“. Ma quando un giornalista gli chiese se c’era qualcosa che Assad poteva fare per fermare i bombardamenti, Kerry disse: “Certo. Potrebbe cedere tutte le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la prossima settimana… Ma lui non intende farlo, non può farlo ovviamente“. Secondo il New York Times del giorno dopo, l’accordo negoziato dai russi apparso subito dopo, era già stato negoziato da Obama e Putin nell’estate 2012. Anche se erano stati esclusi i piani d’attacco, l’amministrazione non cambiò la tesi ufficiale per giustificare la guerra. “A quel punto non c’è alcuna tolleranza per gli errori“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence, parlando dei vertici della Casa Bianca. “Non potevano permettersi di dire: “Abbiamo sbagliato”.” (Il portavoce del DNI  dichiarò: “E’ solo il regime di Assad responsabile dell’attacco chimico del 21 agosto”).
L’estensione della cooperazione degli Stati Uniti con Turchia, Arabia Saudita e Qatar nel sostenere l’opposizione dei ribelli in Siria, è ancora da scoprire. L’amministrazione Obama non ha mai ammesso pubblicamente il suo ruolo nella creazione di ciò che la CIA definisce “linea dei ratti: linea di esfiltrazione/infiltrazione” clandestina in Siria. La “linea dei ratti” autorizzata nei primi mesi del 2012 fu utilizzata per inviare all’opposizione armi e munizioni dalla Libia alla Siria passando dal sud della Turchia. Molti di quelli che in Siria ricevettero le armi erano jihadisti, alcuni affiliati ad al-Qaida. (Il portavoce della DNI ha detto: “L’idea che gli Stati Uniti diano a chiunque le armi della Libia è falsa“). A gennaio, il comitato per l’intelligence del Senato degli Stati Uniti pubblicò un rapporto sull’attacco del settembre 2012 di una milizia locale contro il Consolato degli Stati Uniti e il centro clandestino della la CIA di Bengasi, che provocò la morte dell’ambasciatore Christopher Stevens e di altri tre. Le critiche nella relazione al dipartimento di Stato erano che non avesse fornito adeguata protezione al consolato e che i servizi segreti non avevano allertato l’esercito degli Stati Uniti sulla presenza dell’avamposto della CIA nella regione. Ciò fece sensazione e creò animosità a Washington, con i repubblicani che accusavano Obama e Hillary Clinton di cercare di coprirlo. Un allegato altamente classificato alla relazione, mai reso pubblico, descrive l’accordo segreto d’inizio 2012 tra Obama e il governo Erdogan sulla “linea dei ratti”. Secondo i termini dell’accordo, il finanziamento proveniva da Turchia, Arabia Saudita e Qatar; la CIA, con il sostegno dell’MI6 inglese, era responsabile dell’invio di armi dall’arsenale di Gheddafi alla Siria. Un certo numero di società di copertura fu creato in Libia, alcuni sotto la copertura di enti australiani. Gli ex-militari statunitensi, spesso ignari su chi fosse il loro vero datore di lavoro, furono assunti per gestire approvvigionamento e trasporto. L’operazione era guidata da David Petraeus, il direttore della CIA che presto si sarebbe dimesso dopo la rivelazione della sua relazione con l’autrice della sua biografia. (Un portavoce di Petraeus ha negato l’esistenza di tali operazioni). L’accordo non fu comunicato alle commissioni sull’intelligence e ai capi del Congresso, in violazione delle leggi dal 1970. Il coinvolgimento dell’MI6 permise alla CIA di evitare la legge classificando la missione come operazione di collegamento. L’ex-agente dell’intelligence mi ha detto che per anni fu riconosciuta una legge che consente alla CIA di non dichiarare le proprie operazioni di collegamento al Congresso (Tutte le operazioni segrete della CIA devono essere descritte sui documenti e approvate dai vertici del Congresso). La diffusione delle dichiarazioni fu limitata agli assistenti che prepararono la relazione e agli otto massimi dirigenti del Congresso, i capi democratici e repubblicani della Camera dei Rappresentanti e del Senato, e i capi democratici e repubblicani delle commissioni sull’intelligence di Camera e Senato. Questa misura non può essere considerata una volontà di controllo, dato che questi otto capi in realtà non hanno l’abitudine di porre domande o discutere le informazioni segrete che ricevono. L’allegato non dice nulla di ciò che successe a Bengasi prima dell’attacco, e non spiega perché il consolato degli Stati Uniti fu attaccato. “L’unica missione del Consolato era fornire la copertura per l’invio delle armi“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence che lesse il programma. “Non ebbe alcun reale ruolo politico“. Dopo l’attacco al consolato, Washington interruppe bruscamente la partecipazione della CIA nel trasferimento di armi dalla Libia, ma la “linea dei ratti” fu mantenuta. “Gli Stati Uniti non controllavano più ciò che i turchi inviavano ai jihadisti“, ha detto l’ex-funzionario dell’intelligence. In poche settimane, non meno di quaranta lanciamissili portatili antiaerei, comunemente chiamati MANPADS, finirono nelle mani dei ribelli siriani. Il 28 novembre 2012, Joby Warrick del Washington Post riferì che i ribelli vicini ad Aleppo usarono il giorno prima, quasi certamente, un Manpad per abbattere un elicottero da trasporto siriano. “L’amministrazione Obama“, ha scritto Warrick, “si era sempre rifiutata di armare le forze di opposizione siriane con tali missili, avvertendo che queste armi potrebbero cadere nelle mani dei terroristi ed essere utilizzate per abbattere aerei civili“. Due agenti dell’intelligence in Medio Oriente indicarono il Qatar come fonte, e un ex-analista dell’intelligence negli Stati Uniti ipotizzò che i MANPADS potrebbero essere recuperati dagli avamposti militari siriani investiti dai ribelli. Non c’era alcuna indicazione che il possesso di MANPADS dei ribelli fosse l’involontaria conseguenza del programma illegale degli Stati Uniti, poi sfuggito al controllo.
Alla fine del 2012, l’opinione generale dominante nella comunità d’intelligence degli Stati Uniti era che i ribelli stavano perdendo la guerra. “Erdogan era arrabbiato“, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, “e si sentì abbandonato come un vecchio calzino. Aveva speso il suo denaro e vide la rottura come un tradimento“. Nella primavera del 2013, l’intelligence degli Stati Uniti apprese che il governo turco, attraverso elementi del MIT, l’agenzia di intelligence nazionale, e la gendarmeria, organizzazione per la repressione militare, lavoravano direttamente con al-Nusra e i suoi alleati per produrre armi chimiche. “Il MIT aveva legami politici con i capi dei ribelli, e la gendarmeria forniva logistica, consulenza e addestramento militare, anche per la guerra chimica“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Il rafforzamento del ruolo della Turchia nella primavera del 2013 fu visto come una soluzione ai problemi. Erdogan sapeva che se fermava il sostegno ai jihadisti, sarebbe finito. I sauditi non potevano sostenere la guerra a causa dei problemi logistici, la distanza e la difficoltà d’inviare armi. La speranza di Erdogan era creare un evento che permettesse agli Stati Uniti di attraversare la linea rossa. Ma Obama non rispose a marzo e aprile“. Non c’era alcun segno di discordia pubblica quando Erdogan e Obama s’incontrarono il 16 maggio 2013 alla Casa Bianca. Nel corso della conferenza stampa seguente, Obama disse di aver convenuto che Assad “deve andarsene”. Alla domanda se pensava che la Siria avesse varcato la linea, Obama riconobbe che non vi era la prova che fossero state utilizzate tali armi, ma aggiunse “è importante avere informazioni più precise su quanto accade esattamente”. La linea rossa era ancora intonsa. Un esperto di politica estera statunitense, che incontra regolarmente funzionari di Washington e Ankara, mi ha parlato di una cena di lavoro ospitata da Obama per Erdogan, durante la sua visita di maggio. Il pasto fu dominato dall’insistenza dei turchi secondo cui  la Siria aveva attraversato la linea e dalla loro richiesta d’intervenire verso cui Obama era riluttante. Obama era accompagnato da John Kerry e Tom Donilon, consigliere per la sicurezza nazionale uscente. Erdogan fu raggiunto da Ahmet Davutoglu, ministro degli Esteri della Turchia e da Hakan Fidan a capo del MIT. Fidan è noto essere un prossimo di Erdogan e un regolare finanziatore dell’opposizione dei ribelli radicali in Siria. L’esperto di politica estera mi ha detto che la relazione su questa riunione fu fatta da Donilon. (Fu poi confermato da un ex-funzionario statunitense, che l’aveva appreso da un alto diplomatico turco). Secondo l’esperto, Erdogan chiese una riunione per dimostrare a Obama che la linea rossa era stata attraversata, e s’era portato Fidan per perorare tale causa. Quando Erdogan cercò di far condurre la conversazione a Fidan, appena iniziò Obama lo fermò dicendo: “Sappiamo“. Erdogan provò una seconda volta a condurre la conversazione a Fidan e Obama ancora tagliò corto dicendo: “Lo sappiamo“. A questo punto, Erdogan esasperato disse: “Ma la tua linea rossa è stata superata!” E mi ha detto l’esperto, “secondo Donilon, Erdogan agitò il dito medio al Presidente, alla Casa Bianca”. Obama puntò il suo di dito su Fidan e disse: “Sappiamo cosa fate con gli estremisti in Siria“. (Donilon, che entrò al Council on Foreign Relations a luglio, non ha risposto alle nostre domande su questa storia. Il ministero degli Esteri turco non ha risposto alle domande sulla cena. Un portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale ha confermato che la cena ha avuto luogo e mi diede una foto che mostra Obama, Kerry, Donilon, Erdogan, Davutoglu e Fidan seduti intorno a un tavolo. “Oltre a ciò“, disse, “Non voglio dirvi i dettagli della discussione“). Ma Erdogan non se ne andò a mani vuote. Obama acconsentì ancora alla Turchia di continuare a sfruttare la vulnerabilità di un decreto presidenziale che vietava l’esportazione di oro in Iran, una delle sanzioni degli Stati Uniti contro quel Paese. Nel marzo 2012, in risposta alle sanzioni contro le banche iraniane dell’UE, il sistema di pagamento elettronico SWIFT, che facilita i pagamenti transfrontalieri, espulse decine di istituti finanziari iraniani, limitando gravemente il Paese nel commercio internazionale. Gli Stati Uniti le perpetuarono con un decreto a luglio, ma lasciarono ciò che in seguito fu noto come “scappatoia d’oro” permettendo di far continuare il traffico di oro a singoli privati iraniani. La Turchia è un importante acquirente di petrolio e gas iraniani, e ne approfittò depositando i versamenti in moneta turca in un conto iraniano in Turchia; questi fondi furono poi utilizzati per comprare oro turco da esportare in Iran. Oro per 13 miliardi dollari fu trasferito in Iran tra marzo 2012 e luglio 2013. Il programma divenne rapidamente una vacca da mungere per i politici e gli affaristi corrotti di Turchia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. “Gli intermediari fecero quello che fanno sempre“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Con una tangente del 15 per cento, la CIA ha stimato che ben due miliardi di dollari furono scremati. Oro e lire turche scorrevano“. La cresta illegale fu svelata, suscitando lo scandalo “sulla benzina contro oro” in Turchia, a dicembre, e portando all’arresto di venti persone, tra cui uomini d’affari e funzionari governativi di primo piano, e alle dimissioni di tre ministri, tra cui uno invitato da Erdogan a dimettersi. Il direttore esecutivo della banca controllata dallo Stato turco, al centro dello scandalo, insistette sul fatto che gli oltre 4,5 milioni di dollari in contanti, trovati dalla polizia nelle scatole delle scarpe durante una perquisizione della casa, erano destinati alla beneficenza. L’anno scorso, Jonathan Schanzer e Mark Dubowitz scrissero sulla rivista Foreign Policy che l’amministrazione Obama aveva chiuso la scappatoia dell’oro nel gennaio 2013, ma “fece pressione per garantirsi che la legislazione non… entrasse in vigore prima di sei mesi”. Ipotizzarono che l’amministrazione volesse utilizzare il tempo come incentivo per portare l’Iran al tavolo dei negoziati sul suo programma nucleare, o per placare l’alleato turco sulla guerra civile siriana. Il ritardo permise all’Iran “di raccogliere miliardi di dollari supplementari in oro, minando ulteriormente il regime delle sanzioni“.
La decisione degli Stati Uniti di porre fine al sostegno della CIA all’invio di armi in Siria, espose Erdogan politicamente e militarmente. “Uno dei temi al vertice di maggio fu che la Turchia era l’unica via per rifornire i ribelli in Siria“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Non possiamo passare dalla Giordania, dato che il campo a sud è scoperto e i siriani sono ovunque. E non può passare attraverso le valli e le colline del Libano, non possiamo mai essere sicuri che non finiscano dall’altra parte“. Senza il sostegno militare degli Stati Uniti ai ribelli, ha detto l’ex-agente dell’intelligence, “il sogno di Erdogan di assoggettare lo Stato siriano evaporerà, e penserà che è stata colpa nostra. Quando la Siria vincerà la guerra, sa che i ribelli potranno perfettamente prendersela con lui, dove possono andare? A quel punto, avrà migliaia di estremisti a casa“. Il consulente del’intelligence degli Stati Uniti mi ha detto che un paio di settimane prima del 21 agosto, visionò informazioni altamente riservate preparate per Dempsey e il segretario della Difesa Chuck Hagel, che descrivevano l’”acuta preoccupazione” dell’amministrazione Erdogan sul tetro futuro dei ribelli. L’analisi avvertiva che i capi turchi avevano espresso “la necessità di fare qualcosa che potesse precipitare l’intervento militare degli Stati Uniti“. Alla fine dell’estate, l’esercito siriano era in vantaggio sui ribelli, ha detto l’ex-capo dei servizi segreti, e la potenza degli attacchi aerei degli Stati Uniti poteva invertire la tendenza. In autunno, ha continuato l’ex-capo dei servizi segreti, gli analisti dell’intelligence degli Stati Uniti continuavano a lavorare sugli eventi del 21 agosto “capendo che la Siria non era l’autrice dell’attacco con i gas. Ma la grande domanda era, chi? Abbiamo subito sospettato dei turchi, perché avevano tutti gli elementi per farlo“. Mentre furono raccolti informazioni e frammenti di dati sugli attacchi del 21 agosto, la comunità d’intelligence ebbe le prove dei propri sospetti. “Ora sappiamo che si trattava di una operazione segreta progettata dalla gente di Erdogan per spingere Obama ad attraversare la linea rossa“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “Bisognava alzare la posta e scatenare un attacco con i gas nella zona di Damasco, mentre gli ispettori dell’ONU, arrivati il 18 agosto per indagare sugli attacchi dei gas precedenti, erano ancora presenti. Il piano era creare un’operazione spettacolare. I nostri alti ufficiali seppero da DIA e altre fonti d’intelligence che il sarin proveniva dalla Turchia, e non poteva arrivare senza il sostegno della Turchia. I turchi hanno anche addestrato alla produzione e alla manipolazione del gas. Gran parte delle conferme a questa versione proviene dagli stessi turchi, tramite le intercettazioni all’indomani dell’attacco. La prova principale proviene dalle molte intercettazioni con saluti e complimenti reciproci dopo l’attacco. Le operazioni sono sempre un grande segreto, durante la fase di preparazione, ma tutto crolla quando si tratta di congratularsene dopo. La maggiore vulnerabilità di tali operazioni sono gli autori che se ne vantano“. I problemi di Erdogan in Siria si sarebbero presto risolti. “Si invia il gas, e Obama dirà che la linea rossa è stata attraversata, e gli USA attaccheranno la Siria, almeno questo era il piano. Ma il piano non andò come previsto“. Le informazioni furono raccolte dopo l’attacco mancato della Casa Bianca. “Nessuno vuole parlarne“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. “C’è grande riluttanza nel contraddire il presidente, anche se le analisi dei servizi d’intelligence non supportano le sue conclusioni. Non ci sono mai state prove del coinvolgimento siriano nell’attacco con il sarin da quando la Casa Bianca ha annullato la rappresaglia. Il mio governo non può dirlo, perché abbiamo agito in modo totalmente irresponsabile. E poiché abbiamo accusato Assad, non possiamo tornare indietro e accusare Erdogan“.
La volontà della Turchia di manipolare gli eventi in Siria per i propri interessi sembra essere stata confermata alla fine del mese scorso, pochi giorni prima delle elezioni comunali, quando una registrazione tra Erdogan e i suoi assistenti è stata postata su Youtube. Sentiamo la conversazione su un’operazione sotto falsa bandiera (false flag) per giustificare l’incursione dell’esercito turco in Siria. Si parla di bombardare la tomba di Sulayman Shah, nonno di Osman primo venerato fondatore dell’impero ottomano che si trova vicino Aleppo, ceduta alla Turchia nel 1921 quando la Siria era sotto dominio francese. Una fazione dei ribelli islamici minacciava di distruggere la tomba, ai loro occhi simbolo d’idolatria, e il governo Erdogan minacciava pubblicamente ritorsioni. Secondo un articolo della Reuters su questa conversazione, una voce, apparentemente quella di Fidan, dice come creare una provocazione: “Guardate, mio comandante (Erdogan), se serve una giustificazione, inviamo quattro uomini dall’altra parte. Gli faccio sparare otto razzi su un campo vuoto (vicino alla tomba). Non è un problema. Una giustificazione si può trovare“. Il governo turco ha riconosciuto che la riunione della sicurezza nazionale riguardò le minacce provenienti dalla Siria, ma disse che la registrazione era manomessa. Il governo turco improvvisamente bloccò l’accesso a Youtube. A meno di un cambiamento importante nella politica di Obama, l’interferenza della Turchia nella guerra civile siriana è destinata a continuare. “Ho chiesto ai miei colleghi se ci sia un modo per fermare Erdogan nel continuare a sostenere i ribelli, soprattutto ora che va così male“, ha detto l’ex-agente dell’intelligence. La risposta è stata: “Siamo fottuti. Se fosse stato qualcuno di diverso da Erdogan, avremmo potuto rivelare tutto, ma la Turchia è un caso speciale, è un membro della NATO. I turchi non si fidano dell’occidente. Non rimarranno con noi se agiamo contro i loro interessi. Se rivelassimo ciò che sappiamo sul ruolo di Erdogan con il gas, sarebbe un disastro. I turchi ci dicono “Odiamo sentirci dire cosa possiamo e non possiamo fare“.

068_2142824Seymour Hersh London Review of Books
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yeneTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Quinta Colonna islamista di Gaza diretta da Golfo e occidente: Egitto e Siria

Boutros Hussein e Lee Jay Walker Modern Tokyo Times 14 aprile 2014

331724_US-Saudi-ArabiaSe si vuole vedere il vicolo cieco del radicalismo taqfirista, allora basta osservare il mantra di odio e discordia a Gaza, perché questa realtà estraniata dice tutto sulla realtà internazionale di tale forma d’Islam. L’islamismo taqfirista non si preoccupa dell’identità nazionale, pertanto uccidere connazionali fa parte dell’attuale distruzione delle rispettive civiltà. Tale realtà significa che nazioni come USA, Francia, Israele, Qatar, Turchia, Arabia Saudita e Regno Unito possono dirigerli manipolando vari ordini del giorno. Il risultato è che i “jihadisti internazionali” possono essere manipolati subito, mentre i “jihadisti interni” diventano la quinta colonna, come si vede in Afghanistan, Egitto, Iraq, Libia, Nigeria, Pakistan e Siria. In Egitto e in Siria i militanti islamici interni uccidono egiziani e siriani con gioia, perché la loro visione del mondo schizofrenica segue l’indottrinamento taqfirista e dei fratelli musulmani. Sarebbe stato impensabile, in passato, che i palestinesi desiderassero la jihad contro Egitto e Siria, piuttosto che occuparsi della questione palestinese. Tuttavia, i petrodollari del Golfo e la diffusione dell’ideologia salafita hanno modificato il panorama religioso e politico. Naturalmente, gli islamisti di Gaza non sono abbastanza potenti da cambiare gli eventi in Egitto e Siria. Nonostante ciò, è chiaro che gli islamisti di Gaza possono provocare caos nel Sinai e in Siria grazie ai rifornimenti di armi e partecipando al terrorismo. Allo stesso modo, se gli islamisti rispettano la melodia dei nuovi pifferai magici, continueranno a seminare altre divisioni. Ahimè, nella moderna Siria vari gruppi terroristici islamici taqfiristi, nel 2014 si massacrano a vicenda e ciò viene replicato in Afghanistan e in altre nazioni dove tale virus è libero. I petrodollari del Golfo seminano la frantumazione dei sunniti autoctoni, creando destabilizzazione, diffondendo settarismo, suscitando il terrorismo contro le minoranze non musulmane. USA, Francia, Israele, Turchia e Regno Unito “cavalcano tale tigre islamista” destabilizzando le nazioni che vogliono schiacciare. Naturalmente, l’Afghanistan fu il trampolino di lancio negli anni ’80 e primi anni ’90, ma l’evoluzione e la diffusione del salafismo è molto più potente oggi.
In Libia era necessaria la forza della NATO per bombardare e, naturalmente, agenti segreti erano  sul terreno alleati delle varie milizie e gruppi affiliati di al-Qaida. Allo stesso modo, in Siria è chiaro che gli affiliati di al-Qaida, i vari gruppi terroristici salafiti, collaborano con le potenze del Golfo e della NATO. Pertanto, in Libia e Siria sono principalmente i fratelli mussulmani, assieme ai jihadisti internazionali, che lavorano per USA, Francia, Israele, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito. Il colonnello Gheddafi in Libia non poteva mai prevedere che i libici avrebbero apertamente collaborato con le forze della NATO e che i jihadisti internazionali l’avrebbero ritenuto  un apostata. Eppure, la Libia è stata schiacciata tramite la manipolazione del malcontento interno  da parte di nazioni estere, le potenze della NATO e del Golfo e dalla terza trinità, da jihadisti internazionali e predicatori salafiti che istigano all’odio. La Siria affronta la stessa trinità, nonostante gli eventi sul campo siano assai diversi grazie alla persistenza delle Forze Armate della Siria ed altri fattori importanti. E’ interessante notare che mentre il caos abbonda in molte nazioni della cosiddetta “primavera araba”, che in realtà dovrebbe essere chiamata “cooperazione occidentale e del Golfo”, Israele e Arabia Saudita ne sono uscite indenni, mentre i jihadisti internazionali e militanti in Siria sono impegnati a combattere e uccidere in nome di Allah; è evidente che non si preoccupano d’Israele a sud e di Turchia e NATO a nord. Infatti, in più occasioni Israele ha bombardato la Siria e ciò non ha suscitati vere manifestazioni di massa, né convulsioni politiche in Medio Oriente. Allo stesso modo, è evidente che i gruppi affiliati ad al-Qaida siano notevolmente forti nel nord della Siria, potendo utilizzare la NATO in Turchia per i rifornimenti di armi.
In un video diretto ai militanti di Gaza, l’islamista shayq Ahmad Uwayda istiga all’odio verso la Siria, affermando che “è il momento del sangue e della distruzione, dell’invasione e delle battaglie“. Altre osservazioni nel video, durante la manifestazione a Gaza, sono dirette contro Egitto e Siria. Improvvisamente, il ruolo di NATO e Israele appare assai distante e chiaramente per gli intermediari delle potenze del Golfo ed occidentali, ciò è un risultato notevole. Dopo tutto, indica che l’Islam militante può essere usato come “cavallo di Troia” nella destabilizzazione interna. Pertanto, al momento giusto i jihadisti internazionali lavorano per le potenze del Golfo e occidentali. Uwayda ha dichiarato che in Egitto la “lancia dell’Islam punta al petto della spregevole laicità… Sei la nostra speranza che la shariah ritorni a ciò che era prima“.
Il Programma di studio sul terrorismo riferisce che “Post sulle bacheche jihadiste suggeriscono che ora è il momento per i jihadisti di attaccare l’Egitto per vendicarsi dell’esercito egiziano“. “Non è più possibile chiudere un occhio sul fatto ovvio che laici e miscredenti idolatri siano ostili all’Islam e gli  muovano guerra e odio“, ha detto Abdullah Muhammad Mahmud del gruppo jihadista Fondazione per gli studi e la ricerca Dawat al-Haq, scrivendo in un forum jihadista, come ha riportato il Long War Journal. “Se la jihad non viene dichiarata oggi per difendere la religione, quando lo sarà?” continuava: “I musulmani aspetteranno fin quando non verrà vietateo pregare nelle moschee?! Potranno attendere fino a quando la barba diventerà un’accusa punita con la reclusione?! Potranno aspettare fin quando i loro figli saranno nelle carceri a decine di migliaia, torturati, passandovi decine di anni della loro vita?” “O musulmani d’Egitto, se non fate la jihad oggi, allora è solo colpa vostra“. L’Egitto è molto più complesso, perché mentre Golfo e potenze occidentali hanno tutti governi anti-siriani, non succede lo stesso per questa nazione. Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo (tranne il Qatar pro-fratelli musulmani e terrorismo) sostengono finanziariamente l’Egitto perché temono di perdere la loro base di potere interna. Infatti, l’Arabia Saudita è contro l’ordine del giorno pro-fratelli musulmani dell’amministrazione Obama che ha provocato lo scontro tra Riyadh e Washington. Tuttavia, la questione della diffusione del salafismo è un problema reale per l’Egitto e altri Paesi come la Tunisia. Pertanto, i petrodollari del Golfo non devono poter diffondere l’ideologia islamista. In altre parole, i religiosi musulmani indigeni devono tendere allo spirito. Le questioni relative ai fratelli Musulmani devono essere risolte, perché tale movimento islamico vuole imporre la sua ideologia al popolo d’Egitto. Al-Ahram Weekly ha riferito nel periodo cruciale dell’anno scorso che: “Muhammad Guma, specialista di questioni palestinesi del Centro di studi politici e strategici al-Ahram, dice che mentre il “rapporto organico” tra Hamas e Fratellanza musulmana è da tempo noto, Hamas rischia di perdere quei legami mentre la brigata al-Qasam attraversa Gaza. Vi sono, dice Guma, differenze all’interno di Hamas su come rispondere agli sviluppi in Egitto. Alcuni nel movimento sollecitano moderazione ed evitano una retorica che possa essere vista come provocazione dall’esercito egiziano. La comparsa di un convoglio di al-Qasam, sostiene, suggerisce che tali voci perdono davanti allo zelo pro-fratellanza musulmana del contingente. Il governo di Hamas vede il Sinai come suo cortile di casa“, dice Guma, “un corridoio di sicurezza per armi e altre esigenze strategiche. Questo è il motivo per cui il movimento sostiene gli attacchi contro le forze di sicurezza egiziane nel Sinai. E spiega perché così tanti elementi palestinesi siano apertamente per le operazioni contro l’esercito“.
Il governo siriano nel frattempo lotta per la sua sopravvivenza contro la trinità blasfema contro questa nazione. Allo stesso modo, l’Egitto affronta convulsioni politiche interne e la minaccia terroristica nel Sinai e in altre parti del Paese. La Libia ha ceduto alla trinità e chiaramente la Siria affronta la stessa combinazione di forze, nonostante le situazioni interne siano molto diverse. Dopo tutto la Libia è stata solo “abbandonata ai lupi”, ma diverse potenti nazioni sostengono la Siria, nonostante il loro sostegno sia insufficiente rispetto a quello dei nemici della Siria. In altre parole, se le potenze del Golfo e occidentali decidono collettivamente la destabilizzazione, chiaramente le nazioni di Nord Africa e Medio Oriente vi sono assai vulnerabili. La grazia salvifica dell’Egitto è che la maggior parte delle nazioni del Golfo si oppone all’amministrazione di Obama, quando si tratta di essa. Tuttavia, la Siria non è così fortunata perché questa nazione affronta la manipolazione estera e la trinità brutale che rifiuta di andarsene. Gli islamisti di Gaza apertamente celebrano l’assassinio dei siriani e istigano all’odio contro questa nazione laica. In nessun punto mostrano la stessa volontà di morire contro Israele o la NATO in Turchia. Allo stesso modo, i jihadisti palestinesi taqfiristi sono coinvolti nella diffusione di terrorismo e caos nel Sinai, e più recentemente gli sciiti in Libano sono aggrediti dalle stesse forze che hanno abbandonato la causa palestinese. Pertanto, la schizofrenia islamista salafita è un ottimo strumento di USA, Francia, Israele, Qatar, Turchia, Arabia Saudita e Regno Unito nel breve termine, nazioni che condividono la stessa visione.
Gli islamisti a Gaza ora esprimono odio principalmente contro la Siria, ma anche contro l’Egitto. Il Long War Journal ha riportato, lo scorso anno: “nel mercato aperto della jihad in Siria, i giovani islamci arrivano da ogni dove per combattere” contro il regime di Assad. L’autore stesso s’è vantato che “convogli di mujahidin” di Gaza si recano in Siria per combattere e che alcuni vi sono morti“. In altre parole, l’Islam militante è uno comodo strumento della manipolazione delle nazioni estere che desiderano cambiare il panorama politico e militare. Naturalmente, se l’Afghanistan e la Libia vengono visti nel lungo termine, proprio come la destabilizzazione dell’Iraq e le politiche autodistruttive del Pakistan, allora il lungo termine sarà molto diverso, a meno che non si sostengano Stati falliti, terrorismo, settarismo, misoginia e frantumazione religiosa e culturale.
Gli islamisti di Gaza sono solo un pezzo di un puzzle molto complesso. Tuttavia, se possono abbandonare la loro patria per uccidere altri musulmani e arabi, perseguitare minoranze religiose e partecipare alle politiche antisciite in Siria, allora ciò evidenzia la nuova forza sostenuta dal Golfo e dai circoli occidentali. Infatti, le nazioni estere non hanno bisogno di una presenza sul terreno come in Afghanistan e in Iraq. Invece, la trinità può fare tutto da lontano e, se è necessario un sostegno extra, allora si potenzieranno le ratlines assieme all’ulteriore indottrinamento salafita.

26cnd-hamas.600Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La menzogna libica

Dean Henderson 7 aprile 2014

G8: AL VIA ULTIMA GIORNATAIl golpe del 2011 in Libia sarà ricordato in due modi. In primo luogo, ha segnato l’usurpazione e l’infiltrazione della primavera araba da parte delle agenzie d’intelligence occidentali e del Consiglio di cooperazione del Golfo. In secondo luogo, e peggio, rappresenta la distruzione della nazione più moderna e riuscita dell’Africa, nota dal 1977 al suo popolo come Jamahiriya Araba Socialista del Popolo Libico. Mentre ancora la propaganda degli illuminati si crogiola tra notizie fasulle che fanno rivivere la caricatura del “pazzo Gheddafi”, i loro giornalisti rigurgitato le psyops della CIA, i noti falsi sui “massacri e bombardamenti”. L’elemento più significativo del loro misero repertorio erano le bandiere rosse, verdi e nere tirate fuori dai “ribelli” di Bengasi, la bandiera della monarchia di re Idris. Ben presto nacque anche una banca centrale privata. La Libia era una colonia italiana dal 1911 fino al 1951, quando re Idris fu messo sul trono dagli inglesi. Firmò trattati con Gran Bretagna (1953), Stati Uniti (1954) e Italia (1956) permettendo a questi Paesi di stabilire basi militari, come la base aerea Wheelus nei pressi di Tripoli. Subito Exxon Mobil, British Petroleum e Agip ebbero enormi concessioni petrolifere. Re Idris era assai impopolare tra i libici poiché vendeva il loro Paese alle compagnie petrolifere estere. Le proteste furono represse assai brutalmente e la rivolta sotterranea crescente incluse molti delle forze armate. Nel 1969 un incruento colpo di Stato fu effettuato da poche decine di ufficiali che si facevano chiamare “ufficiali liberi”, sull’esempio di Gamal Nasser in Egitto. Nasser aveva guidato la ribellione che depose il re egiziano Faruq nel 1952. L’architetto del colpo di Stato libico del 1969 che pose fine alla monarchia di re Idris era un capitano dell’esercito di nome Muammar Gheddafi.
La nuova Repubblica della Libia adottò la bandiera verde, che simboleggia il ‘Libro Verde’ di Gheddafi, che scrisse per spiegare il modello economico unico dell’anarco-sindacalismo libico. E’ un libro molto premuroso di cui raccomando la lettura. Nel 1970 Gheddafi costrinse le forze statunitensi ed inglesi ad evacuare le loro basi militari. L’anno seguente nazionalizzò le proprietà della British Petroleum e costrinse le altre compagnie a versare allo Stato libico una quota molto più alta dei loro profitti. Inoltre nazionalizzò la banca centrale della Libia. La Libia era uno dei soli cinque Paesi al mondo la cui banca centrale non era controllata dalle otto famiglie del sindacato bancario guidato dai Rothschild. A causa della drastica uscita dall’usura coloniale, la Libia ebbe uno dei più alti standard di vita di tutta l’Africa. Il reddito medio pro-capite era di 14000 dollari all’anno. I lavoratori non solo avevano le proprietà delle fabbriche in cui lavoravano, ma decidevano cosa produrre. Le donne godevano di pari diritti. Mentre i media degli illuminati ritraggono lo Stato libico come altamente centralizzato e onnipotente, niente era più lontano dalla verità. L’idea dell’anarco-sindacalismo è che lo Stato alla fine sparisce. E fu così. Quando Gheddafi diceva che non aveva molto a che fare con la gestione quotidiana degli affari della nazione, intendeva ciò. Il popolo gestiva quegli affari e il potere era assai disperso. Gheddafi accusò la rivolta libica di essere opera di al-Qaida e delle nazioni occidentali. Si riferiva al Fronte Nazionale per la Salvezza (NFS), affiliato ad al-Qaida, che a lungo operò dalle basi in Ciad tentando di rovesciare Gheddafi. Gli estremisti del NFS erano finanziati dall’Arabia Saudita ed erano guidati dai loro gestori di CIA/MI6/Mossad. I giornalisti occidentali ricevevano notizie fresche dai capi del NFS. Il Ciad fu a lungo il Paese nordafricano più importante nel sistema di produzione petrolifero della Exxon. Nel 1990, a seguito di un contro-colpo di Stato filo-libico contro il governo del Ciad che dava rifugio al NFS, gli Stati Uniti evacuarono in Kenya 350 elementi del NFS con il finanziamento saudita. Negli anni ’80 il pazzo Reagan bombardò la casa di Gheddafi uccidendo molti suoi parenti dopo che l’intelligence occidentale falsamente gli attribuì un attentato ad una discoteca tedesca.

La menzogna di Lockerbie
lockerbieIl volo Pan Am 103 del 21 dicembre 1988 fu fatto esplodere su Lockerbie, in Scozia. Quando il presidente Bush prestò giuramento il mese dopo, accusò dell’attentato terroristico due libici, Abdal Basat Ali al-Magrahi e Lamin Qalifa Fimah. Bush impose le sanzioni alla Libia. Il presidente Bill Clinton poi chiese il boicottaggio internazionale del petrolio libico. Nel 2000 i libici furono condannati da un tribunale scozzese istituito a L’Aia. Le prove erano inconsistenti. Numerose indagini indipendenti sull’incidente dipingono un quadro molto diverso. Interfor, una società d’intelligence aziendale di New York City, assunta dalla compagnia assicurativa della Pan Am, scoprì che una cellula della CIA a Francoforte, Germania, proteggeva un’operazione di contrabbando di eroina mediorientale, che usava il deposito di Francoforte della Pan Am come punto di trasbordo del suo traffico. Interfor individuò nel siriano Manzar al-Qasar il capo dell’operazione di contrabbando. Un’indagine della rivista Time giunse alla stessa identica conclusione. Andò oltre scoprendo che al-Qasar era anche parte di una cellula super-segreta della CIA dal nome in codice COREA. Un altro gruppo di agenti della CIA che lavorava per liberare i cinque ostaggi della CIA, detenuti dagli aguzzini dell’Hezbollah di William Buckley, scoprì che al-Qasar poté continuare il contrabbando di eroina, nonostante i vertici della CIA sapessero delle sue attività. Il team sugli ostaggi a Beirut aveva scritto e chiamato il quartier generale della CIA a Langley per denunciare la rete di al-Qasar. Non ebbe alcuna risposta. Così decisero di andare negli Stati Uniti e informare di persona i loro capi della CIA. Tutti e sei gli agenti erano sul Pan Am 103 quando fu fatto esplodere. Dopo un’ora dall’attentato, agenti della CIA indossanti le uniformi della Pan Am giunsero sul luogo dello schianto. Gli agenti rimossero una valigia che apparteneva a uno degli agenti morto insieme agli altri 269. La valigia molto probabilmente conteneva prove incriminanti sul coinvolgimento di al-Qasar e dell’unità COREA della CIA nella rete del narcotraffico siriana. Forse conteneva anche una videocassetta sulle confessioni del capo stazione della CIA a Beirut, William Buckley, ai suoi torturatori di Hezbollah, che avrebbe potuto ulteriormente svelare il coinvolgimento della CIA nel narcotraffico in Medio Oriente.
L’ex-investigatore dell’US Air Force Gene Wheaton pensò che il colonnello Charles McKee e gli altri cinque agenti della CIA fossero gli obiettivi primari dell’attentato. Wheaton dichiarò: “Un paio di miei vecchi compagni del Pentagono ritengono che gli attentatori del Pan Am mirassero alla squadra di soccorso degli ostaggi di McKee“. Wheaton sospetta il coinvolgimento della CIA in un altro incidente aereo verificatosi poco dopo l’attentato della Pan Am. In quell’incidente, 248 soldati statunitensi di ritorno dal servizio in Europa rimasero uccisi quando un aereo da trasporto militare Arrow Air si schiantò nei pressi di Gander, Terranova. Wheaton ritiene che l’Arrow Air fosse una compagnia aerea della CIA e che l’incidente fosse collegato a un “accordo su operazioni segrete andate male” tra la CIA e la BCCI. Il giorno in cui Arrow Air si schiantò, due uomini in borghese arrivarono sul posto portandosi via una sacca da viaggio di 70 chili. Wheaton pensa che la borsa fosse zeppa di denaro che la BCCI aveva fornito alla CIA per un’operazione segreta. Pensa che la CIA avesse causato l’incidente per far sembrare che il denaro della BCCI fosse bruciato per poi arrivare sul posto e rubarlo, dopo averlo avvolto con materiale ignifugo. La CIA poté quindi andare dalla BCCI e riscuoterne altro. Poco dopo, le relazioni BCCI/CIA s’inasprirono. La CIA si preparò ad abbandonare la nave della BCCI che affondava e ad attaccare i poveri del Terzo Mondo con la chiusura della Bank of England dei Rothschild.
La Polizia Federale Tedesca (BKA) fece irruzione nella casa di un sospetto terrorista, due mesi prima l’attentato di Lockerbie. Trovò una bomba identica a quella utilizzata sul Volo 103. Tutti, tranne uno degli arrestati nel raid, furono misteriosamente rilasciati. Il giorno dell’attentato un agente di sorveglianza della BKA assegnato al controllo del bagaglio, notò un diverso tipo di valigia per la droga utilizzata dalla gente di al-Qasar. Informò i suoi superiori che trasmise le informazioni a un’unità della CIA di Francoforte. Al-Qasar contattò la stessa unità della CIA per farle sapere che McKee e gli altri cinque agenti stavano rientrando negli USA quel giorno. La risposta del gruppo della CIA di Francoforte al rapporto della BKA fu: “Non vi preoccupare. Non fermatelo. Lasciatelo perdere”. L’ambasciata degli Stati Uniti in Finlandia ricevette l’avvertimento di un possibile attentato aereo quel giorno. Si strinse nelle spalle, nonostante un altro avvertimento della FAA. Un’indagine di PBS Frontline scoprì la prova che la bomba era stata effettivamente piazzata sul Volo 103 quando si fermò a Heathrow, Londra. Una valigia appartenente all’agente della CIA Matthew Gannon, uno degli altri cinque della squadra del colonnello McKee, fu scambiata con una valigia a Heathrow. Frontline ritiene che la valigia di Gannon contenesse informazioni che collegavano la cellula COREA della CIA di Damasco con la narcorete di al-Qasar, così la valigia fu rubata e sostituita da una contenente la bomba. Secondo il settimanale tedesco Stern, un funzionario della sicurezza Pan Am a Francoforte fu sorpreso a retrodatare l’allerta che la FAA aveva emesso. La Pan Am fu multata per 600000 dollari dalla FAA dopo l’attentato. L’agenzia accusò il lassismo della sicurezza nelle operazioni di movimentazione dei bagagli della Pan Am. Secondo l’indagine d’Interfor queste operazioni con i bagagli furono più che inette. Furono seguite da al-Qasar. Nel giugno 2007 la polizia spagnola arrestò al-Qasar per traffico di armi. Pan Am ha vecchie relazioni con la CIA. Il suo consiglio consultivo internazionale è il “chi è” dei trafficanti di droga e armi dei Caraibi. Tra costoro Ronald Joseph Stark, il piduista collegato agli spacciatori di LSD della Brotherhood of Eternal Love; Sol Linowitz della Carl Lindner United Brands; il segretario di Stato di Carter Cyrus Vance della Gulf & Western Corporation, controllata dalla Lindner, e Walter Sterling Surrey, agente dell’OSS in Cina che contribuì a lanciare la Cartaya World Finance Corporation di Guillermo Hernandez.
Stati Uniti e Gran Bretagna si impegnarono ad insabbiare i fatti. L’editorialista Jack Anderson registrò una conversazione telefonica tra il presidente Bush Sr. e il primo ministro inglese Margaret Thatcher, dopo l’attentato entrambi decisero che l’indagine doveva essere limitata, per non danneggiare l’intelligence delle due nazioni. Paul Hudson, avvocato di Albany, NY, che dirige il gruppo “Famiglie di Pan Am 103/Lockerbie“, perse la figlia 16enne nello schianto. “Sembra che il governo sappia i fatti e li copra, o non conosce tutti i fatti e non vuole sapere“, spiega Hudson.  Nell’aprile 1990, l’omologo inglese del gruppo “familiari inglesi del Volo 103″ inviò lettere aspre a Bush e Thatcher, citando “resoconti pubblici interamente credibili…avete deciso di minimizzare deliberatamente le prove e ridurre le indagini fino a liquidare il caso come storia vecchia“. Abdel Basat Ali al-Magrahi, uno dei libici capro espiatorio dell’attentato, fece appello nel febbraio 2002. L’argomento centrale dell’avvocato era la nuova prova secondo cui il reparto bagagli di Heathrow, a Londra, era stato violato la notte prima dell’attentato. Nel 2010 i libici furono improvvisamente liberati. Alcune voci insistettero che il loro rilascio fosse parte di un accordo petrolifero della BP con la Libia. Gheddafi fece altre aperture verso l’occidente, ma fu tutto inutile. Quando hai a che fare con i dei pazzi veri, come lo sono senza dubbio i banchieri illuminati, le concessioni sono raramente efficaci. Il popolo libico ha perso la bandiera verde che simboleggiava la fuga rivoluzionaria dalla trappola dei bankster, tornando a vivere sotto colonialismo, feudalesimo e monarchia.

Dean Henderson è autore di: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo gratuitamente su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Erdogan, il sultano della CIA!

Bahar Kimyongür al-Manar 03/04/2014/

Milioni di turchi, arabi e musulmani hanno visto Erdogan come l’eroe e liberatore dopo il suo spettacolo con Shimon Peres a Davos nel 2009. In effetti, era cinema. Come dimostra la sua nuova spedizione militare contro la Siria e il desiderio d’inscenare un finto attacco, il tutto al servizio dei suoi padroni di Washington. Bahar Kimyongür analizza la menzogna di tale “operazione bottino”…

1532150Una forza di spedizione jihadista addestrata nel sud della Turchia si muove verso la città costiera di Lataqia nel nord-ovest della Siria. Principalmente composta da europei, asiatici, nordafricani, turchi, arabi del Golfo e alcuni siriani sparsi, tra cui dei turkmeni, la Legione Straniera è l’ultimo cavallo di battaglia del primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan nella sua guerra per procura contro la Siria. Dopo la rivolta di milioni di turchi contro la sua politica repressiva e bellicosa, dopo le rivelazioni sul suo coinvolgimento in una vasta rete mafiosa e, soprattutto, dopo tre anni di fallimenti sul fronte siriano, Erdogan sembra scommettere tutto. Non aveva promesso ai suoi seguaci di pregare nella moschea degli Omayadi dopo aver rovesciato il governo siriano? Non riuscendo a realizzare il suo piano megalomane, Erdogan sente molto il bisogno di conquistare animo e terra dei popoli ribelli. Per questo, volentieri s’ispira al patrimonio imperiale del Paese, sognandosi novello Selim I, il sultano ottomano soprannominato “il terribile” o “il crudele”, che sottomise la Siria e l’Egitto nei primi anni del Cinquecento. Erdogan non battezzò a caso il terzo ponte sul Bosforo, attualmente in costruzione, con il nome del suo mentore imperiale. Come il sultano Selim, Erdogan vuole governare la Siria e l’Egitto. E come il sultano Selim, Erdogan ha inviato le sue truppe a massacrare aleviti, alawiti e altre comunità sospettate di infedeltà, eresia e vicinanza all’Iran. Tuttavia, a differenza del tremendo sultano-califfo, Erdogan è il tirapiedi di un potere più forte di lui, l’impero USA. La sua carriera politica a capo dello Stato è segnata dal desiderio di conciliare le ambizioni personali con gli interessi dei suoi padroni. Lo stesso per il suo sostegno imperturbabile a terrorismo e guerra in Siria, incoraggiato e sostenuto sin dall’inizio della crisi siriana dal partner strategico degli Stati Uniti.

False Flags anti-turche, CIA, Menderes e Erdogan
Le conversazioni top-secret tra funzionari turchi sui piani di Erdogan, diffuse la scorsa settimana sui social network, hanno rivelato che il capo dell’intelligence Hakan Fidan era pronto a bombardare il mausoleo del nonno del fondatore dell’Impero Ottomano, Sulayman Shah, che si trova in un’enclave turca in Siria, per giustificare l’entrata in guerra di Ankara contro Damasco. Il sultano neo-ottomano Erdogan era pronto a distruggere un tesoro nazionale per la propria gloria e indirettamente, per il bene degli USA. Non è la prima volta che un governo turco organizza, in coordinamento con Washington, un attacco fasullo contro un edificio turco di alto valore simbolico, per prevalere sui  più deboli. Nel 1955, i servizi segreti turchi perpetrarono un attacco sotto falsa bandiera(false flag) contro la casa di Mustafa Kemal Ataturk a Salonicco in Grecia. La Turchia accusò i comunisti di esserne gli autori. All’epoca, la Turchia era guidata da Adnan Menderes, primo ministro “islamo-conservatore” pro-USA. Con questa “strategia della tensione”, gli spettri turchi e statunitensi  cercarono di giustificare la guerra interna contro i comunisti turchi. In conseguenza di questo falso attacco del 6-7 settembre 1955, chiese greche e armene, sinagoghe, scuole, case e negozi furono saccheggiati, bruciati, uomini linciati nel cuore di Istanbul, per la loro identità religiosa. L’operazione fu orchestrata dall’esercito segreto della Gladio turca della NATO, in guerra contro la “minaccia comunista”. Precisamente, Adnan Menderes, negli anni ’50 l’uomo della CIA che coprì il pogrom di Istanbul, è anche il modello di Recep Tayyip Erdogan.

La guerra del regime di Ankara agli armeni siriani
Se il piano di attacco al mausoleo ottomano in Siria non ha avuto successo, armeni e altre minoranze in Siria, denunciate come “infedeli”, sono ora il nuovo obiettivo del regime di Ankara.  Infatti, dal primo giorno di primavera, orde di jihadisti provenienti dalla Turchia hanno invaso Qasab, villaggio armeno e alawita sulle pendici del Monte Casius nel nord-ovest della provincia costiera di Lataqia. Soprannominata “operazione bottino” (Anfal) dai capi jihadisti, questa nuova incursione barbara non potrebbe avere nome più azzeccato. Per facilitare l’avanzata degli invasori jihadisti, l’aviazione turca ha abbattuto un MiG-23 siriano che proteggeva Qasab. Erdogan ha rivendicato la violazione dello spazio territoriale turco da parte dell’aereo siriano abbattuto. Tuttavia, l’aereo è precipitato nella zona di Qasab, in Siria. Il pilota Ismayl Thabat non è superman né era dotato di una tuta alata. Paracadutandosi, logicamente è atterrato diversi chilometri all’interno della Siria. Il regime di Ankara ha attaccato non solo la Siria, ma anche fornito copertura aerea ai mercenari. Ad esempio, Quota 45 domina la zona montuosa Qastal Maf, presso Qasab, brevemente occupata dalla Legione straniera di Erdogan grazie al fuoco dell’artiglieria dell’esercito turco. E i jihadisti feriti in battaglia venivano trasferiti dai militari turchi negli ospedali nella provincia turca di Hatay. Davanti l’avanzata dei jihadisti, gli abitanti di Qasab e dei villaggi circostanti si rassegnarono a fuggire verso Lataqia. Solo pochi anziani armeni, probabilmente stanchi di essere ossessionati dallo spettro della migrazione, preferirono rimanere. Furono il bersaglio di violenze e umiliazioni: le loro case saccheggiate, crocifissi, bottiglie di vino e maiali distrutti davanti ai loro occhi, come riconosciuto dal signore della guerra saudita Abdullah Mhasna (France 24, 26 marzo 2014). Mentre i patrioti che resistevano all’assalto jihadista, furono assassinati. Come nel caso di Nazim Shihadah. Ad agosto, sua madre, sua moglie e due figli furono rapiti dai terroristi solo perché alawiti. Centinaia di civili e soldati siriani furono uccisi durante l’assalto jihadista turco nel nord della provincia di Lataqia.

Siria, un altro Vietnam degli Stati Uniti
Sarebbe ingenuo credere che gli Stati Uniti siano neutrali, disinteressati ed estranei a tale nuovo assalto contro il territorio siriano. Dall’inizio della guerra in Siria, le forze speciali degli Stati Uniti e la CIA sono discretamente presenti su entrambi i lati del confine turco-siriano. Il generale Paul E. Vallely, il senatore John McCain, l’intera vecchia guardia statunitense che ha combattuto in Vietnam hanno visitato i jihadisti nel nord della Siria, provenendo dalla Turchia di Erdogan. Decine di foto mostrano Vallely e McCain insieme ai capi jihadisti in Turchia e in Siria. La presenza statunitense  prova sufficientemente la cooperazione tra il governo di Erdogan e la dirigenza degli Stati Uniti nella guerra contro la Siria. Si noti incidentalmente che dall’invasione dell’Iraq, Erdogan s’era dichiarato vicepresidente del Programma del Grande Medio Oriente (“Büyük Ortadogu Projesinin Esbaskaniyim” in turco), il piano di conquista con il “soft power” dei Paesi arabi, sviluppato durante l’era George Bush. La rivoluzione colorata del marzo 2011 sponsorizzata da Washington (si ricordi la partecipazione dell’ambasciatore statunitense in Siria Robert Ford alle proteste antigovernative) fu repressa dallo Stato siriano, che ora affronta una rivolta terroristica sempre sponsorizzata da Washington. Nonostante i suoi battibecchi mediatici per via del suo temperamento, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan sembra essere il proconsole fedele e zelante pronto a reclutare tutti gli psicopatici del mondo nella sua campagna militare contro la Siria. Milioni di turchi, arabi e musulmani hanno visto in Erdogan un eroe e liberatore con il suo spettacolo “One Minute” con Shimon Peres, al vertice di Davos nel 2009. In realtà, Erdogan ha ereditato dai conquistatori sultani la loro arroganza e crudeltà. Tutto il resto è Hollywood.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sulayman Shah, le elezioni in Turchia e l’invasione della Siria

Mahdi Darius Nazemroaya Strategic Culture Foundation 30/03/2014

TURKEY-GOVERNMENT-PARLIAMENTGli oppositori turchi del primo ministro Recep Tayyip Erdogan e del suo governo assediato, sostengono che un Erdogan in difficoltà può tentare di avviare un conflitto con la Siria e addirittura invaderne il territorio. Secondo gli oppositori di Erdogan, lo scopo dell’invasione turca della Siria per Erdogan sarebbe richiamare i sentimenti patriottici. Lo scopo è manipolare la popolazione turca in sostegno del primo ministro Erdogan e del partito Giustizia e Sviluppo (AKP) in declino, nelle elezioni comunali programmate per il 30 marzo 2014…
Vi è una serie di eventi che sempre più accredita tali argomentazioni e accuse alla dirigenza dell’AKp. La prima afferma che Ankara sia preoccupata da una reliquia storica nel territorio siriano nota come Tomba di Sulayman Shah. A seguito di presunte e discutibili minacce da parte delle forze antigovernative siriane contro la Tomba di Sulayman Shah, il 16 marzo 2014 la Turchia ha autorizzato le sue truppe ad entrare nel territorio siriano per proteggere il sito. Sulla base di un accordo firmato da Francia e Turchia nel 1921, prima che la Siria diventasse una repubblica indipendente, la tomba di Sulayman Shah è considerata territorio turco, anche se si trova in Siria. Truppe turche sono stazionate per proteggere il sito. Dopo la proclamazione di Ankara che avrebbe difeso la Tomba di Sulayman Shah, la Turchia ha abbattuto un jet militare siriano il 23 marzo 2014. A ciò seguì uno scandalo politico legato a YouTube. Le conversazioni di funzionari turchi che parlano di come fabbricare un pretesto per invadere la Siria trapelarono su YouTube il 27 marzo 2014. I video di YouTube sono analoghi alla conversazione sul cambio di regime ucraino di Victoria Nuland del dipartimento di Stato USA. Le conversazioni trapelate rientrano negli schemi della lotta intestina in Turchia, con cui conversazioni di Erdogan e funzionari turchi erano già trapelate in precedenza.

L’abbattimento dell’aereo siriano da parte della Turchia
Se le affermazioni degli oppositori turchi di Erdogan sono reali, cosa rivelano riguardo l’abbattimento di un jet militare siriano per mano dei militari turchi alla fine di marzo 2014? Ankara ha sostenuto inizialmente che l’aereo siriano aveva violato lo spazio aereo assieme ad un altro aereo militare siriano che si ritirò. Il governo turco sostiene anche che avvisò quattro volte il jet militare siriano prima di abbatterlo, ma il governo siriano dice categoricamente che Ankara mente e che il jet siriano era in missione di combattimento nello spazio aereo siriano. Lo Stato Maggiore delle Forze armate turche ha rilasciato una dichiarazione sull’incidente vicino al confine turco-siriano.  Mettendo  in dubbio le affermazioni di Ankara secondo cui il suo spazio aereo era stato violato, l’esercito turco ha affermato che l’aereo militare siriano si era schiantato a 1,2 chilometri nel territorio siriano. La dichiarazione dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate turche dice che l’aereo siriano è caduto a “1200 metri a sud del confine siriano nella regione di Qasab”. La geografia di Qasab è importante. Si tratta di una città armena vicino al confine turco nel governatorato di Lataqia e del suo Distretto. Anche se il governatorato di Lataqia è noto soprattutto per essere la provincia siriana con un’alta concentrazione di alawiti, la sua parte settentrionale è abitata da armeni cristiani. Città come Esguran e Qaradash sono popolate da armeni. Qasab è anche un nome da ricordare; sarà menzionata da altre fonti. Le notizie sulla città siriana dipingono il quadro di un certo tipo di operazione turca. E’ anche interessante notare quanto l’Osservatorio siriano per i diritti umani inglese ha detto dell’abbattimento del jet siriano da parte turca. L’Osservatorio siriano per i diritti umani non è amico del governo siriano. Ha sostenuto il cambio di regime in Siria ed ha fabbricato numerose informazioni sul conflitto siriano solo per promuovere le milizie antigovernative e le idee per il cambio di regime a Damasco. Nonostante la sua posizione antigovernativa, l’Osservatorio siriano per i diritti umani ha detto che l’esercito turco ha “colpito un cacciabombardiere siriano in quanto ha colpito le zone della provincia settentrionale di Lataqia” mentre l’aereo militare siriano era impegnato in un attacco contro i ribelli antigovernativi.
Indipendentemente dai fatti, il primo ministro Erdogan e il suo governo hanno minacciato una “risposta forte” contro i siriani. Giorni dopo l’abbattimento l’aereo siriano, Ankara ha iniziato una campagna retorica per ritrarsi come parte che reagisce a provocazioni. Il governo turco ha affermato che in precedenza  aerei da guerra turchi erano decollati per evitare che un aereo siriano violasse lo spazio aereo turco e che l’esercito siriano molestava continuamente i jet militari turchi che pattugliavano lo spazio aereo turco, puntando i radar o sparando contro i turchi. Due punti devono essere chiariti in merito a quest’ultima accusa turca sul radar: non ha alcun valore giuridico né segnala alcuna aggressione contro la Turchia da parte dei siriani. A differenza del disturbo delle frequenze, il puntamento su un bersaglio con un sistema di tracciamento radar non è un atto di aggressione o una violazione della sovranità. Il risentimento di Ankara è puramente retorico e in contrasto ai fatti riguardanti le procedure militari difensive. Le unità che sono bersaglio di un puntamento radar sono consapevoli di essere seguite da un sistema di tracciamento difensivo che può sparargli, ma ciò non è una mossa offensiva, è chiaramente difensiva da parte di Damasco. Le  unità siriane puntando contro i jet turchi, indicano che la Siria non si fida del governo turco e che l’esercito siriano controlla gli aerei da guerra turchi nello spazio aereo turco per precauzione. La ragioni di ciò è che i siriani ritengono che gli aerei da guerra turchi potrebbero violare lo spazio aereo siriano o condurre un certo tipo di missione contro la Siria, in ogni momento.

Un’offensiva turca nel governatorato di Lataqia?
Al momento si faccia attenzione alla Tomba di Sulayman Shah. Tale mausoleo si trova nella parte settentrionale del Governatorato di Aleppo in Siria. Prima dell’abbattimento del jet militare siriano, il governo dell’AKP del premier Erdogan aveva più volte detto di essere preoccupato per la sicurezza della cripta. Sulayman Shah era un capo tribù dell’Asia centrale, di Merv, che si trova in Turkmenistan. Ciò che lo rende noto è che fu il nonno di Osman I, il fondatore dell’Impero Ottomano. Questo è il motivo per cui la tomba di Sulayman ha importanza storica per i turchi. Nonostante i tre anni di combattimenti, il sito storico turco non è mai stato minacciato dal governo o dagli insorti in Siria. Ankara, tuttavia, ha iniziato a sostenere di temere che i suoi alleati ribelli in Siria avrebbero attaccato il sito. Così l’allarme è stato lanciato dall’AKP circa la sicurezza del mausoleo. Il ministro degli Esteri turco Ahmet Davutoglu tenne una conferenza a Van sulle preoccupazioni del governo. Il ministro degli Esteri Davutoglu però andò oltre le preoccupazioni delle autorità turche. Davutoglu promise che la Turchia avrebbe reagito senza la minima esitazione a qualsiasi attacco alla Tomba di Sulayman Shah. Ha anche chiarito che la Turchia si preparava ad intervenire se il sito e l’unità di guardia turca che vi staziona venissero attaccati. Vatan, giornale turco, subito sottolineò che ciò che Davutoglu intendeva dire era che la Turchia si preparava ad inviare truppe presso Aleppo. Minacce contro il sito storico sotto forma di video caricato su YouTube apparvero alcuni giorni dopo. Nel video i ribelli antigovernativi in Siria avvertivano il governo turco che aveva un paio di giorni per cedere il sito storico o l’avrebbero distrutto. Il video fu caricato il 21 marzo 2014. Nello stesso periodo, con l’abbattimento del jet militare siriano, fu  anche riferito da fonti turche, con diversi gradi di enfasi, che le forze armate turche avevano inviato unità terrestri nella città siriana di Qasab e dintorni. Alcune fonti dissero che le unità turche  scortavano illegalmente i ribelli antigovernativi in territorio siriano, che i feriti venivano inoltre accolti negli ospedali da campo militari turchi (simili a quelli che Tel Aviv ha creato per i ribelli sulle alture occupate dagli israeliani del Golan), e che l’esercito turco è coinvolto nell’espansione dei combattimenti in Siria.
Ciò che è chiaro è che la Turchia aiuta militarmente gli insorti nell’offensiva su Qasab e Distretto di Lataqia contro l’esercito siriano. L’abbattimento del velivolo siriano fa parte del sostegno turco a tale operazione contro la Siria. Le forze antigovernative in Siria avrebbero affermato di aver catturato e occupato Qasab durante questo periodo. Negli Stati Uniti, l’Armenian Bar Association inviava una lettera di denuncia al governo degli Stati Uniti, il 25 marzo 2014. Esigeva che l’amministrazione Obama condannasse l’incursione militare turca su Qasab. I membri della comunità armena avrebbero dichiarato la Turchia giuridicamente responsabile delle violenze in Siria e dei disagi e morti tra gli armeni di Qasab e del governatorato di Lataqia.

Fughe di guerra: Erdogan e Davutoglu colti in flagrante come Nuland ed Ashton?
La bomba delle rivelazioni esplose poco dopo. Le conversazioni trapelate tra i funzionari turchi sulle prossime elezioni e i loro piani in Siria furono diffuse. Le fughe avvennero con due video su YouTube caricati il 27 marzo 2014. Un video dura poco più di sette minuti, mentre l’altro è di circa nove minuti. Erdogan ha dovuto affrontare un flusso costante di fughe che denunciano rapporti e  attività occulte del suo governo. L’AKP ha accusato i gulenisti, influente movimento internazionale diretto da un predicatore turco-statunitense, per tali fughe. Anche se le ultime fughe potrebbero eventualmente essere parte del conflitto interno in Turchia, potrebbero anche essere opera di un’agenzia d’intelligence straniera. Le fughe dei funzionari degli Stati Uniti e dell’Unione europea hanno dimostrato l’aumento dell’efficienza nel divulgare conversazioni segrete governative denuncianti agende occulte. La fuga sull’assistente-segretaria Victoria Nuland e il diplomatico statunitense Geoffrey Pyatt, illustrano che l’obiettivo di Washington in Ucraina è il cambio di regime e l’installazione di Arsenij Jatsenjuk a primo ministro. Una fuga riguardava più tardi Catherine Ashton che sa dal ministro degli Esteri estone Urmas Paet che il medico alla testa delle contestazioni di Euromaidan espresse l’opinione che Jatsenjuk e i politici dell’opposizione fossero coinvolti nell’uccisione di civili, mettendo in seria discussione la narrazione spacciata da Stati Uniti, Canada e Unione europea sulle proteste a Kiev. Le fughe turche mostrano che le autorità turche hanno pianificato la fabbricazione di un incidente con la Siria per motivazioni politiche volte a garantire la vittoria dell’AKP nelle elezioni comunali di fine marzo. Durante la conversazione, il ministro degli Esteri Davutoglu dice ad Hakan Fidan, il capo dell’Organizzazione Nazionale d’Intelligence (MIT) turca, che “il primo ministro ha detto che nell’attuale congiuntura, tale attacco (alla tomba di Sulayman Shah) dev’essere un’opportunità”. Davutoglu ipotizzava l’uso di un incidente al mausoleo come pretesto per un’incursione turca in Siria. La risposta di Fidan, però, va oltre. Risponde a Davutoglu con il seguente piano: “manderò quattro uomini in Siria, se servirà.  Darò una ragione alla guerra ordinando un attacco missilistico sulla Turchia. Possiamo anche preparare un attacco diretto alla tomba di Sulayman Shah, se necessario”.

La Tomba di Sulayman Shah: dove iniziò la storia ottomana è laddove il neo-ottomanismo finisce
La reazione del governo turco alle fughe di notizie è stata rapida. Le autorità dell’AKP hanno detto che le fughe sono manipolate per decontestualizzare il dialogo dolosamente e definendole grave minaccia alla sicurezza nazionale turca. Di conseguenza, il governo turco ha rapidamente bloccato YouTube in Turchia. Ciò è stato fatto affinché la popolazione turca non possa accedere alle conversazioni trapelate. Gli eventi si dipanano portando a nuova vita i fallimenti “neo-ottomani” del primo ministro Erdogan e del ministro degli Esteri Davutoglu. La loro visione della Turchia come potenza imperialista è crollata e l’ultimo chiodo è stato piantato sulla sua bara. Alcuni sostengono che il neo-ottomanismo era solo pseudo-ottomanismo. I due e l’AKP si sono lentamente scavati la fossa con la loro politica in Siria. La storia turca può, in termini concettuali, iniziare dalla Tomba di Sulayman Shah, ma Recep Tayyip Erdogan qui sembra avviarvi la fine. Vi sono forti malumori alla base dell’AKP verso lui. Le elezioni comunali sono una cartina di tornasole per lui e il partito. Se l’AKP ne esce male, Erdogan ed i suoi più stretti collaboratori si troveranno ad affrontare la rivolta interna nell’AKP. Questo è il motivo per cui le elezioni comunali sono così importanti.

Una risposta agli eventi in Ucraina?
La scacchiera eurasiatica è in movimento. Gli eventi in Siria e Turchia non dovrebbero essere considerati nel vuoto degli eventi mondiali, come se fossero estranei l’uno all’altro. I pezzi si muovono sulla scacchiera geopolitica. Un confronto tra la Turchia e la Siria potrebbe benissimo essere una risposta agli eventi in Ucraina e al ricongiungimento della Crimea alla Russia. Tale scandalo, però, sembra un caso turco di “Wag the Dog”. Le conseguenze sono imprevedibili e potrebbero portare a un’escalation. Inoltre avvengono mentre vi è il concentramento di Stati Uniti e NATO ai confini occidentali di Russia e Bielorussia in Europa orientale e nel Mar Nero. Inoltre, le fughe espongono ulteriormente il coinvolgimento del governo turco nel sostegno all’insurrezione in Siria. Il Vicecapo di Stato Maggiore delle forze armate turche tenente-generale Yasar Guler, compare in tali fughe. Il tenente-generale Guler descrive l’oggetto della discussione tra i funzionari turchi come avvio della guerra tra Turchia e Siria. Nel contesto di ciò che è stato discusso, raccomanda che la Turchia aumenti il supporto militare agli insorti in Siria, con ulteriori consegne di armi e munizioni ai loro combattenti. Prima di tali fughe, uno scandalo esplose quando la polizia turca fermò un autocarro del MIT in Siria carico di armi per i combattenti ribelli. In conseguenza della crescente consapevolezza pubblica mondiale sul ruolo del governo turco nella destabilizzazione della Siria, collaboratori e alleati della Turchia hanno pubblicamente preso le distanze dal primo ministro Erdogan e dall’AKp. Ankara dovrebbe prenderne atto: ora vi sono rapporti di funzionari anonimi alleati della Turchia che si lavano le mani delle azioni della Turchia.

1979561La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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