Volontà internazionale di contrastare il SIIL: verità o inganno?

Dr. Amin Hoteit al-Thawra, al-Wihda (Siria) 18/08/2014
Articolo tradotto dall’arabo da Mouna Alno-Nakhal per Global Research
10590515In questi ultimi giorni il campo occidentale ha preso due posizioni contro il SIIL, creatore del califfato islamico in Iraq e Siria (CIIS); il primo sono gli attacchi aerei statunitensi nel nord Iraq, vicino al confine del Kurdistan; il secondo la risoluzione del Consiglio di Sicurezza contro SIIL e Jabhat al-Nusra. Qualcuno potrebbe spiegare tali dichiarazioni con il fatto che l’occidente ha finalmente deciso di ammettere la verità e di affrontare seriamente il terrorismo di queste due organizzazioni. E’ così? Rispondiamo che un documento non può essere letto dall’ultima pagina o riga, ma dobbiamo collegare le cose dal passato per capire il presente, prevedere il futuro e ridurre il secondario ai principi fondamentali, per dedurne il vero obiettivo. Pertanto, dobbiamo iniziare da una verità nota a tutti, e che si riduce al fatto che l’apparizione di tali due organizzazioni terroristiche è inseparabile dall’occidente, dai suoi alleati e strumenti regionali, essendo stato oramai chiarito e ampiamente documentato che Turchia, Arabia Saudita e Qatar hanno patrocinato, finanziato e covato entrambe le organizzazioni sperando di distruggere lo Stato siriano, sradicandolo in quanto baluardo dell’Asse della Resistenza come preludio alla distruzione del resto dell’Asse, come vuole il piano statunitense-sionista. Così molte verità emergono, tanto che non sfuggono nemmeno alle persone comuni o a coloro che non vogliono interessarsi minimamente alle questioni politiche e strategiche. D’altro canto, sulla base di prove concrete, è chiaro che l’assalto del SIIL alla Siria, e poi da lì all’Iraq, s’è verificato:
• Nel contesto che possiamo designare come “strategia della stretta” contro l’Asse della resistenza; ricordando la transazione avviata da Bashir Gemayel durante la guerra civile, quando chiese “l’unificazione di tutti i fucili cristiani”, un’operazione che portò alla formazione delle “Forze libanesi” e alla sua elezione, in quanto loro comandante in capo, alla presidenza della Repubblica durante l’invasione israeliana del Libano, nel 1982 [1].
• Nell’ambito dell’attuazione del nuovo piano statunitense per eliminare l’Asse della Resistenza e tagliarne il legami con la resistenza palestinese a Gaza; un piano di cui il SIIL era il responsabile dell’attuazione in Iraq, Siria e Libano, e Israele a Gaza.
Pertanto, anche se qualcuno potrebbe pensare che l’occidente rigetti il comportamento criminale del SIIL e che abbia effettivamente deciso di combatterlo con gli attacchi aerei e la risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, riteniamo prudente guardare oltre l’albero che nasconde la foresta e, in questo caso, diffidare delle trappole occidentali. Infatti:

Gli attacchi aerei USA sull’Iraq
Non crediamo assolutamente che gli attacchi aerei sull’Iraq siano volti alla sicurezza e sovranità dell’Iraq o, come sostengono certi politici iracheni che cercano di giustificarsi, con il cosiddetto accordo strategico del “trattato di sicurezza iracheno-statunitense”. Se così fosse, gli Stati Uniti avrebbero colpito quando le autorità irachene formalmente ne chiesero l’aiuto per contrastare l’avanzata del SIIL [2], dopo la messa in scena dell'”invasione di Mosul” [3] del SIIL o, almeno, quando i loro satelliti registrarono l’esecuzione di 1700 persone a Mosul e dintorni, o quando ebbero la conferma del genocidio e dei crimini contro l’umanità commessi dal SIIL contro Yezidi a Sinjar e cristiani o altre minoranze presso Mosul. Ma niente di tutto ciò è avvenuto. Tuttavia, Obama ha chiaramente affermato che “gli Stati Uniti hanno interesse strategico nel fermare l’avanzata del SIIL e di non essere l’aviazione degli sciiti iracheni o di qualsiasi altra fazione” [4]. È alla luce di tale affermazione che dobbiamo interpretare gli attacchi aerei in Iraq. Non diremo che gli Stati Uniti, che hanno creato e nutrito l’organizzazione terroristica al-Qaida e i suoi vari rami, si siano infine rivolti contro la loro creatura. Ma diciamo che vedendosi minacciati da “elementi indisciplinati” del SIIL, hanno lanciato il loro attacco aereo per i loro scopi:
• punendo gli errori e ricordando al SIIL la politiche e i confini terrestri già prefissati
• scaricando le accuse di molti analisti e ricercatori che l’incolpano del terrorismo del SIIL,
• garantendo l’integrità dei confini del Kurdistan iracheno, per continuare a usarlo contro la nostra regione come un pugnale, tra l’indipendenza incompiuta dall’Iraq e l’impossibile recupero di un legame organico con il governo centrale iracheno, da cui il nuovo concetto di “stato di quasi-indipendente”!
Ciò senza dimenticare la possibilità per gli Stati Uniti di creare un precedente su cui poter costruire una giustificare per l’intervento militare in Siria con il pretesto di colpire il SIIL e lasciare che la situazione evolvi nella direzione desiderata, senza incontrare alcun ostacolo ogni trimestre. Questo è, a nostro avviso, la ragione dell’adozione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza ed è ciò che intendiamo dimostrare.

La risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite n° 2170 [5]
Questa risoluzione, il cui disegno è stato presentato al Consiglio di Sicurezza dall’occidente, guidato dalla Gran Bretagna, è importante in quanto si tratta di un punto di vista di principio, ma non risolve il problema. Condanna SIIL, al-Nusra e tutti coloro che li sostengono, invitano a combatterli ed invoca il divieto del loro finanziamento diretto o indiretto, l’invio di armi, ecc., ma uno studio dettagliato e approfondito ci fa pensare alla favola della montagna che ha partorito il topolino! Infatti, nonostante la sua rilevanza giuridica, questa risoluzione è priva di efficacia operativa, di tutto ciò che potrebbe indurre a chiedere conto agli Stati che sostengono e facilitano le operazioni criminali del SIIL, mentre tutti sanno, almeno, del ruolo svolto da Turchia, Arabia Saudita e Qatar, ieri e oggi. A ciò bisogna aggiungere l’irritazione evidente del presidente inglese del Consiglio di Sicurezza per gli interventi dei delegati di Siria [6] e Iraq; irritazione interpretata come rifiuto di permettere d’illuminare le carenze della risoluzione e cosa possa nascondere. Pertanto, e nonostante tutto ciò che è stato detto della risoluzione, pensiamo che l’unica cosa utile sia il riconoscimento unanime dei membri del Consiglio di Sicurezza, della veridicità dell’indicazione della Siria sulla natura terroristica delle due organizzazioni citate. Il che implica che la Siria subisce un attacco terroristico straniero e non una rivoluzione popolare, come alcuni membri del Consiglio di sicurezza continuano ad affermare!
Oltre a ciò, non vediamo nulla nella presente risoluzione che soddisfi o ispiri la seria speranza della volontà occidentale di combattere il terrorismo. A questo proposito, cogliamo l’occasione per porre alcune domande agli ideatori di tale disegno di risoluzione e ai responsabili dell’adozione, come Stati Uniti e Gran Bretagna in particolare:
1. Perché Abu Baqr al-Baghdadi e i suoi 12 più stretti collaboratori non appaiono sulla lista dei terroristi internazionali? Perché non gli hanno congelato i beni? Perché non vengono trascinati davanti alla Corte Penale Internazionale per decisione del Consiglio di Sicurezza? Quest’ultima decisione era compromettente per i funzionari degli Stati Uniti che appaiono nelle foto assieme ad al-Baghdadi e altri?
2. Chi fornisce al SIIL mappe dettagliate dei territori siriani e iracheni? Chi indica al SIIL i punti di forza della struttura difensiva da evitare per poter infiltrarsi in entrambi i Paesi? Chi pianifica le invasioni del SIIL in base a tali informazioni? Le forze che hanno satelliti puntati sulla regione e agenzie d’intelligence internazionali, come Stati Uniti e NATO?
3. La Turchia, membro della NATO, non è forse l’unico Paese attraverso cui passa il petrolio rubato in Siria e Iraq e venduto sul mercato internazionale, in particolare in Europa, consegnando al SIIL tre milioni di dollari al giorno? Perché non si prendono misure drastiche contro la Turchia per fermarla?
4. La Turchia non è ora il punto di transito principale dei terroristi del SIIL diretti in Siria e Iraq? Perché non bandirne porti ed aeroporti? Perché non viene rimproverata?
5. Non è ben chiaro che Qatar, Arabia Saudita e gli altri stati del Golfo finanziano entrambe le organizzazioni terroristiche, avendo giustamente adottato l’ideologia del wahhabismo dell’alleato degli USA? [7].
Molte domande da porre le cui risposte indicano che, se l’occidente in generale e gli USA in particolare, volessero seriamente combattere il terrorismo di SIIL e Jabhat al-Nusra, potrebbero inaridirne le risorse in pochi mesi, senza nemmeno bisogno di alcuna risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO e gli Stati regionali sottoposti, potrebbero farlo se lo volessero. Ma la decisione dovrebbe venire dagli Stati Uniti, ma non verrà perché gli Stati Uniti vedono ancora nel terrorismo e nelle bande armate il loro “esercito segreto” permettendogli di raggiungere quegli obiettivi che un’esercito convenzionale non può raggiungere! Infine, la risoluzione 2170 si spiega con il fatto che l’occidente, avendo la responsabilità fisica e morale dei crimini di SIIL e Jabhat al-Nusra, cerca di discolparsi negandone i delitti, mentre crea un precedente che giustificherebbe gli attacchi aerei degli USA nel territorio siriano con la scusa della guerra contro il SIIL… e questo è ciò che si deve evitare!

mappedNote:
[1] Operazione Pace in Galilea o invasione del Libano 1982: il 6 giugno 1982 le forze israeliane invasero il sud del Libano, apparentemente per fermare gli attacchi dell’OLP lanciati dal Libano…
[2] L’Iraq chiede agli USA d’intervenire contro i jihadisti
[3] Quali sono gli obiettivi della finta invasione dell’Iraq da parte del SIIL?
[4] Obama giura di continuare gli attacchi aerei in Iraq, ‘se necessario’
[5] Risoluzione n° 2170: Il Consiglio di Sicurezza adotta all’unanimità una risoluzione sul divieto di qualsiasi supporto a SIIL e fronte al-Nusra
[6] Video: intervento del Dr. Bashar Jafari, delegato permanente della Siria alle Nazioni Unite, dopo l’adozione della risoluzione 2170
[7] Il “fondamentalismo islamico” sponsorizzato dagli USA: Le radici dell’alleanza USA-wahhabita

Il Dottor Amin Hoteit è analista politico, esperto di strategia militare ede x-generale di brigata  libanese.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia ed Egitto rilanciano la cooperazione strategica

Boris Dolgov Strategic Culture Foundation 19/08/2014
Bu1_rbPIIAEhjXL.jpg largeAbdelfatah Said Husayn Qalil al-Sisi, Presidente dell’Egitto, ha visitato la Russia il 12 agosto. Il vertice è un importante passo dal forte impulso allo sviluppo delle relazioni bilaterali. I presidenti hanno raggiunto accordi per creare una zona di libero scambio con i Paesi eurasiatici e una zona industriale russa in Egitto nell’ambito dell’Asse del Canale di Suez Axis. Il nuovo segmento del canale sarà lungo 45 miglia, diramandosi dal canale attuale di 120 chilometri. L’estensione è necessaria per ridurre i tempi di attesa delle navi da una media di 11 ore a 3. Il rapporto tra Egitto ed Unione doganale di Russia, Bielorussia e Kazakhstan si stringe. La cooperazione militare continuerà con l’invio di corazzati e sistemi di difesa aerea in Egitto. I due Paesi uniscono gli sforzi nella ricerca spaziale. Nell’aprile 2014 un missile russo ha posto in orbita un satellite egiziano. L’Egitto aumenterà le esportazioni verso la Russia. Il turismo avrà nuovo impulso. L’agenda internazionale dei colloqui include problemi scottanti come la crisi in Siria, Iraq, Libia e l’aggravamento dello scontro nella Striscia di Gaza tra Israele e Palestina. L’Islam radicale esercita un’influenza crescente utilizzando il terrore come strumento di lotta politica. Egitto e Russia hanno una ricca esperienza nella lotta ai radicali islamici. La maggior parte degli egiziani percepisce al-Sisi come il leader che ha salvato il Paese dal pantano della guerra civile. Un conflitto interno si stava preparando durante la permanenza in carica del presidente islamista Muhammad Mursi. Al-Sisi era ministro della Difesa nel luglio 2013, quando ebbe supporto da forze politiche sinistra e liberali, dal partito salafita al-Nur, da Corte Costituzionale, Ministero degli Interni, Gran Mufti d’Egitto, università musulmana al-Azhar e dal patriarca della Chiesa copta ortodossa. Con questo ampio sostegno al-Sisi depose l’allora presidente Mursi che rappresentava i Fratelli musulmani. Quegli eventi appaiono nella storia dell’Egitto come la “Rivoluzione del 30 giugno” (il 30 giugno 2013 l’esercito inviò un ultimatum a Mursi).
Al-Sisi ha vinto le elezioni presidenziali del maggio 2014. I Fratelli musulmani furono esclusi dalla vita politica del Paese in quanto organizzazione terroristica, secondo la nuova costituzione approvata dal 98% dei votanti nel referendum del gennaio 2014. Abdelfatah al-Sisi, ministro della Difesa e capo dei servizi di sicurezza ebbe oltre il 96% dei voti. La vittoria fu senza precedenti nei 60 anni di storia dell’Egitto repubblicano, da quando il Paese divenne una repubblica nel 1953. Mosca fu la meta del suo primo viaggio all’estero come ministro della Difesa, incontrando il Presidente Putin nel febbraio 2014. Da parte del suo popolo il Presidente russo sosteneva il “successo” dell’alto ufficiale egiziano nella corsa presidenziale della nazione. Il rapporto tra i due Paesi ha radici storiche. Abdelfatah al-Sisi gode di un forte sostegno tra coloro gli eredi dell’ex-Presidente Gamal Abdel Nasser, per esempio il Fronte di salvezza nazionale, tra cui al-Wafd (partito della delegazione), uno dei più antichi ed influenti partiti democratici liberali, il Partito arabo nasseriano e il movimento Tamarod (Ribellione) che rappresentano le forze di sinistra e liberaldemocratiche. In Egitto, al-Sisi viene spesso paragonato a Gamal Abdel Nasser che governò nel 1954-1970.
La politica filo-socialista di Nasser aveva lo scopo di mantenere la leadership dell’Egitto nel mondo arabo, e per contrastare la pressione neo-coloniale occidentale, si alleò all’Unione Sovietica. Luminosi esempi di cooperazione bilaterale sono la costruzione della diga di Assuan e il sostegno all’Egitto dall’URSS quando Gran Bretagna, Francia e Israele intervennero contro questo Paese nel 1956. L’attacco fu fermato dall’Unione Sovietica che sottolineò il diritto d’intervenire e colpire gli aggressori. Il popolo egiziano ricorda il sostegno dell’URSS in quei giorni. Molto spesso i manifestanti di Cairo portano insieme le tre immagini di al-Sisi, Nasser e Putin. Il mondo è assai cambiato dai tempi di Nasser, ma il neo-colonialismo è ancora vivo. Ad esempio, gli Stati Uniti hanno sospeso gli aiuti finanziari e militari all’Egitto dopo che Mursi fu rovesciato, l’ex-presidente attuava una politica estera filo-occidentale, in particolare verso la Siria. La caduta di Mursi non ha soddisfatto gli interessi degli Stati Uniti, quindi ne hanno etichettato la deposizione come “violazione della democrazia e golpe militare”. L’Unione africana pose fine all’adesione dell’Egitto all’organizzazione. Ma l’Egitto fu irremovibile nel ripristinare la propria posizione di leader del mondo arabo e centro di potere regionale.
Dopo gli eventi in Crimea e Ucraina, la Russia affronta lo stallo con l’occidente. Gli eventi internazionali fanno presumere che non sia l’ultimo confronto. Per contrastare tale sfida, la Russia ha bisogno di alleati esterni al mondo occidentale, in Asia, America Latina e Africa. Con la sua lunga storia di legami con la Russia, l’Egitto, nazione araba leader, può divenire un alleato dei russi.

C95FA882-1E5B-4D41-9DF0-8265588995CD_mw1024_s_nLa ripubblicazione è gradita in riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Bisogna distruggere Qatar e Arabia Saudita per evitare la terza guerra mondiale

John Wayne Tunisie Secret 14 agosto 2014

Non è un mistero che John Wayne, pseudonimo di un ex-alto funzionario degli Interni e degli  Esteri della Tunisia, ostacoli mercenari e traditori in sonno. Seguendo il nostro articolo “Con prove, un oppositore del Qatar accusa il suo Paese di finanziare il terrorismo“, ci ha inviato le cinque osservazioni seguenti.

623930-11-03-31-bashar-al-assadFui il primo al mondo ad aver predetto il ritorno della Guerra Fredda, sulla rivista elettronica tunisina Business News, meno di un anno dopo il 14 gennaio 2011, quando la Siria era immersa in  violenze inaudite e il cui regime laico e nazionalista di Bashar a-Assad, ancora una volta, mostrava al mondo il suo rapporto storico, stretto e leale con la Russia. Sì, la guerra fredda è tornata e i nazionalisti arabi sono felici, perché dopo tutto, l’ex-Guerra Fredda vide il sostegno incrollabile dell’URSS al mondo arabo abbandonato e sabotato dall’occidente a favore di Israele. Chi non ricorda il momento di gloria del Canale di Suez, quando Mosca minacciò di colpire con i missili Parigi e Londra, e quando Israele, Francia e Gran Bretagna si ritirarono davanti a un Nasser determinato e un Canale di Suez chiuso alla navigazione con le navi affondate dal Rais? Quel giorno fu l’indipendenza della Tunisia, uno dei momenti di maggiore orgoglio della mia vita.

La III guerra mondiale è iniziata
Ma questa non è una nuova guerra fredda. È l’inizio della terza guerra mondiale in cui le potenze nucleari NATO e Russia combattono tramite Paesi terzi… Per ora! Ciò che è peggio, è che la fine della guerra nel prossimo futuro è assai improbabile ed è molto probabile che si traduca anche nella morte di milioni di civili inermi, come nella Prima e Seconda Guerra Mondiale. Ma peggio ancora, questa guerra è arrivata alle porte della Russia, in Ucraina, dove l’incoscienza della NATO esegue esercitazioni militari sotto il naso di una Mosca infuriata e la cui costituzione prevede che il Paese, storicamente vicino agli arabi, si riserva il diritto di usare le armi nucleari per proteggere la propria sovranità e integrità territoriale. La III guerra mondiale è cominciata. E se si contano pogrom, abusi, atrocità e uccisioni in Siria, Libia e Iraq, tale guerra avrà presto il suo milione di morti e il genocidio di una minoranza religiosa, come nella seconda guerra mondiale. Mancano i campi di concentramento, ma esistono le prigioni in cui carcerieri libici salafiti, vicini a Bernard Henry Levi, ammucchiano neri africani accusati di lavorare per il regime di Gheddafi. E nel caso dei salafiti in avanzata nell’Iraq, hanno le camere a gas nelle tombe del deserto in cui seppelliscono vivi donne e bambini accusati del reato di essere cristiani.

Il 14 gennaio 2011 ci fu un colpo di Stato della CIA
Tale guerra non è iniziata con un incidente come l’assassinio di un arciduca o l’invasione della Polonia, ma con l’uccisione di un ex-detenuto trasformato in martire del regime per presunti abusi e le cui malefatte furono esagerate presso milioni di tunisini, uno più ignorante dell’altro. Un incidente istigato dalla CIA dopo aver incaricato un ufficiale dell’esercito tunisino, con il complesso dell’uomo bianco, compiendo uno dei colpi più intelligenti della sua storia. Anche più intelligente di quelli a Teheran, Saigon, Santiago, Cile e Guatemala. Il golpe della CIA dal 14 gennaio 2011 fu attuato così abilmente da lasciare ancora dubbi e confusione nella popolazione tunisina, che ancora crede fermamente che la piazza abbia cacciato Ben Ali dal palazzo di Cartagine, una vittoria del popolo che ha galvanizzato le rivoluzioni per la libertà e la dignità in altri Paesi arabi contro i tiranni. Le rivoluzioni di barbuti Gavroche in qamis che brandiscono teste mozze esangui e occhi vitrei. I colpi di Stato della CIA hanno generalmente la firma di tali servizi segreti distruttivi.  Questa volta non è così, in generale non ha alcuna maschera. Saigon e i suoi generali addirittura aspettarono ufficialmente il via libera dall’ambasciata degli Stati Uniti, sotto forma di una telefonata. A Santiago, in Cile, la CIA mobilitò cacciatorpediniere e sottomarini e migliaia di marines che effettuarono anche uno sbarco preventivo. A Teheran, il colpo di Stato contro Mossadeq vide Kermit Roosevelt, nipote del presidente Roosevelt supportato dai mullah di Qom, distribuire biglietti da 100 dollari negli inferi e nelle strade ai bazari iraniani, mentre l’esercito del generale Fazlollah Zahidi arrestava il presidente democraticamente eletto Mossadeq. Il golpe di Teheran fu un colpo di Stato in valuta, costando la modica somma di diecimila dollari. Diecimila dollari per rimuovere dalla carica il presidente di un Paese dal passato millenario così che la Anglo Persian Oil Company, poi chiamata British Petroleum, potesse restare inglese e rifornire le navi dell’impero di Londra che viaggiavano per l’India o il Corno d’Africa attraversando il Canale di Suez. A Tunisi, nel febbraio 2011, le banconote furono distribuite in Avenue Habib Bourguiba da ignoti alla guida di Mercedes, poco prima delle dimissioni di Muhammad Ghannuchi. Non c’è dubbio che l’uso dei dollari sia stato fin troppo evidente. A volte la CIA si rinnova nei suoi colpi, Come quando incaricò il suo servo Qatar di far crollare completamente il regime di Ben Ali e di non  lasciare al potere nessuno dei suoi geniali dirigenti. Gli spazi politici erano favorevoli ai parassiti dell’umanità, i cosiddetti islamisti alimentati nelle loro gabbie del fanatismo spirituale da CIA, MI6 e Mossad. C’è il diritto di porsi la domanda, oggi: quanto è costato il colpo di Stato del 14 gennaio 2011, a Cartagine? Spero sia costato più di diecimila dollari, una somma che sarebbe umiliante e ridicola per la Tunisia, il suo passato e cultura con tremila anni di storia.

Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen
E questa guerra in cui i cristiani vengono sepolti vivi nel deserto iracheno, ha alla testa CIA, MI6 e Mossad, ma il corpo, e in particolare le banche, sono Qatar e Arabia Saudita, Paesi più ricchi da quando il prezzo del barile è rimasto elevato e stabile dopo che George W. Bush ha cancellato dalla mappa l’Iraq e immerso l’intera regione nella guerriglia permanente tra sciiti e sunniti. I regimi feudali di Golfo e Arabia Saudita hanno il massimo desiderio di perpetuare per secoli la loro sopravvivenza, che dipende dalla creazione di una zona che raccolga gli islamisti del mondo arabo. Tali Paesi non attaccheranno mai Israele, anche se compie un genocidio, in quanto servono lo Stato ebraico indirettamente, ed essendo essi stessi e Israele grandi basi militari statunitensi. Arabia Saudita, Turchia, Qatar e Tunisia come altrove, sono sotto il comando statunitense. Condannano le atrocità di Israele, ma aiutano lo Stato ebraico obbedendo a Washington e promuovendo islamismo e barbarie nel mondo. Hamas è un’astuta creazione del Mossad affinché i palestinesi non abbiano mai uno Stato. Non ci saranno mai più altri accordi di Camp David con l’ostinazione degli islamisti palestinesi, caduti nella trappola della estrema destra israeliana che sogna sempre di radere la moschea di al-Aqsa di Gerusalemme.
Nei miei anni alla Sorbona, mi appassionai della cultura russa soprattutto perché ebbi la possibilità, come a Sadiqi e altrove, di frequentare gli insegnanti di storia più intelligenti e più colti. Per me c’è la civiltà russa e il resto del mondo. I russi, anche se a volte politicamente in pubblico appaiono maldestri nelle convenzioni internazionali in cui il sionismo è dilagante e domina, sono dei notevoli esseri umani. L’URSS ha combattuto il nazismo senza mendicare aiuti agli statunitensi e senza resistere pacificamente con dei governi di Vichy. I russi preferirono perdere dieci milioni di uomini affrontando la sesta armata del Führer, piuttosto che capitolare. La Francia cedette alla Blitzkrieg, ma peggio collaborò con i nazisti per mantenere lo stile di vita aristocratico, raffinato e sofisticato dei suoi politici. Infine, alcuni francesi erano buoni solo a uccidere civili algerini inermi, uccidendoli come si uccide un cane sospettato di avere la rabbia. Certo, la Francia mi ha istruito, ma ciò che rimprovero a questo Paese è il suo colonialismo il cui mascheramento ha attraversato i decenni. La Francia promuove i diritti umani nel mondo pur essendo uno dei Paesi più colonialisti. Falsifica il suo passato genocida in Algeria condannando i genocidi, tranne quelli d’Israele. Gli ultimi grandi politici francesi sono de Gaulle, Chirac e Le Pen. Alcuni nuovi politici francesi sono dei Menachem Begin e Golda Meir in incognito, quando non degli Al Capone, come colui che ha distrutto la Libia e ora gioca al salvatore provvidenziale di una Francia economicamente malconcia. Sì, a volte ho un certo risentimento verso la Francia, anche se la sua cultura mi affascina e alcuni dei suoi grandi capi meritano rispetto. Ma non posso perdonare questo Paese per aver colonizzato il mio popolo e io celebro la sconfitta di Dien Bien Phu più spesso del mio compleanno. E nemmeno intendo soffermarmi sulla campagna militare in Libia con cui la Francia, come tutta le campagne coloniali, ha distrutto questo Paese e il suo povero popolo, aggrappato all’Islam come soluzione al sottosviluppo voluto. E neanche oso affrontare la questione del supporto logistico e delle armi fornite ai salafiti siriani da Francois Hollande, che ora decapitano i cristiani dell’Iraq e giocano a bocce con le loro teste. Sì, molti francesi e alcuni dei loro  politici, come del resto tunisini, sono dei pezzenti. Anche dopo secoli di colonizzazione e abusi impuniti, continuano ad oltraggiare il diritto del popolo arabo e glorificano Israele.

Assad è il Georges Clemenceau degli arabi
Per vincere le guerre, si devono affrontare le infrastrutture e i finanziamenti dei nemici. Alla fine della seconda guerra mondiale, gli Alleati bombardarono ogni notte gli stabilimenti della Ruhr e le raffinerie tedesche. Un Paese senza denaro o petrolio difficilmente può continuare la guerra.  Durante la prima guerra del Golfo, l’esercito statunitense avanzò con i carri armati Abrams in Quwayt seguiti da centinaia di autocisterne. In guerra, è il petrolio la linfa vitale. Questa terza guerra mondiale potrebbe durare anni, soprattutto se si tiene conto del fatto triste che Paesi come Iran e Libano potrebbero essere attaccati dai jihadisti trascinandoli in un conflitto sanguinoso. L’uomo che emerge da questo conflitto come un eroe leggendario non è il Maresciallo al-Sisi, ma il Dottor Bashar al-Assad. Il Maresciallo al-Sisi ha certamente salvato il suo Paese dalle grinfie dell’islam, ma deve spezzare gli accordi di Camp David. Se difficilmente si può battere militarmente Israele, dev’essere isolato e gli arabi vinceranno con una continua guerra fredda che riduca lo Stato ebraico a una repubblica delle banane nel deserto, affollata e avendo, come il Terzo Reich e la Gestapo, dei generali inquisiti dalle Nazioni Unite per aver commesso genocidi in serie. L’aiuto statunitense all’Egitto è una forma di colonizzazione e di pressione per mantenere delle relazioni diplomatiche con Israele prive di significato. Non deve conciliarsi con un Paese che un tempo aveva progettato di sganciare la bomba atomica su Cairo.
Come ho già detto, questo sanguinoso conflitto farà della Siria il Paese arabo militarmente più potente. La Russia ha bisogno della Siria, perché è una zona cuscinetto all’islamismo che ne minaccia la popolazione musulmana. Perché se la Siria cade, le popolazioni musulmane del Caucaso settentrionale, tra Mar Caspio e Mar Nero, cederanno alla Jihad e attaccheranno il Cremlino. Dopo tutto, un sesto della popolazione russa è musulmana. Questa guerra potrebbe essere breve se la Siria e la sua alleata Russia attaccassero le infrastrutture degli sponsor della Jihad globale, cioè Arabia Saudita e Qatar. Senza le loro infrastrutture del gas e petrolio, verrebbero neutralizzati per decenni e travolti dalla bancarotta. La Russia ha fornito alla Siria missili balistici di nuove generazioni, ma questi, anche se molto precisi, possono raggiungere solo città come Ankara e Istanbul. La Turchia di Erdogan è un Paese di pezzenti e colonia israeliana. Non vale un missile russo. Ma se la Russia dovesse inviare in Siria dei missili balistici a lungo raggio che possano colpire il complesso gasifero del Qatar e gli impianti petroliferi in Arabia Saudita, la distruzione di essi sarebbe la svolta nella guerra globale, che potrebbe costare la vita di decine di milioni di innocenti. In ogni guerra serve una strategia di reciprocità. Qatar e Arabia Saudita preparano la loro versione crudele e falso di Islam, per distruggere il mondo arabo a vantaggio dell’espansione israeliana. Questi sono i nemici del mondo arabo e dell’umanità. La distruzione di questi due Paesi farebbe giustizia delle vittime del conflitto, ma anche del profeta Muhammad stesso, la cui parola è usurpata da regimi feudali assetati di sangue e privi di alcun rispetto per lui stesso o la specie umana.
Bashar al-Assad ha iniziato la guerra di logoramento contro i jihadisti della NATO da cui non può che emergere vittorioso. Una vittoria che farà della Siria un Paese distrutto, ma rafforzato, come la Russia, dopo l’Operazione Barbarossa di Hitler. L’Armata Rossa vittoriosa avanzò con i suoi carri armati fino a Berlino. I missili di Bashar devono colpire Doha e Riyadh. Bashar al-Assad è il Georges Clemenceau degli arabi, che devono sostenerne la linea dura.

Syria's President Bashar al-Assad and Russia's President Dmitry Medvedev review the honor guards at al-Shaaeb presidential palace in DamascusF. M. alias John Wayne. Ex-studente al Sadiqi College, laureato in Storia e Scienze Politiche presso l’Università di Parigi – Sorbona. Ex funzionari dei ministeri degli Esteri e degli Interni dei governi tunisini di Habib Burguiba e Zin al-Abidin Ben Ali. Diplomatico di carriera ed esperto di sicurezza e intelligence.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia e il tiro alla fune multipolare sulla ‘Jugoslavia araba’

Andrew Korybko (USA) 14 agosto 2014

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L’Egitto è il maggiore Paese del mondo arabo e di conseguenza è sempre stato uno dei pesi massimi negli affari regionali. Per quasi mezzo secolo, nel 1974-2013, il Paese fu saldamente comandato dagli Stati Uniti, ostacolandone la possibilità di crearsi una politica estera indipendente. Dalla caduta di Mursi, tuttavia, al-Sisi ha guidato il Paese sulla via della diversificazione nella politica estera, anche coltivando legami con la Russia. E’ attraverso questa ristabilita amicizia russo-egiziana che esiste una delle finestre più significative per la positiva trasformazione regionale, e la Russia può sottrarre l’Egitto alla stretta degli Stati Uniti abbracciando il mondo multipolare, dove il Paese assumerebbe il ruolo di ‘Jugoslavia araba’.

I nuovi amici sono d’argento e i vecchi d’oro
Al-Jazeera riporta che l’Unione Sovietica era “alleata” dell’Egitto governato da Nasser, dal 1956 al 1970 questo rapporto fu incarnato da legami culturali, militari ed economici, e la diga di Assuan, che fornisce metà dell’energia elettrica all’Egitto, fu costruita con l’assistenza sovietica, creando un solido monumento fisico all’amicizia storica tra i due Paesi. Nonostante ciò, il corteggiamento degli Stati Uniti di Sadat, successore di Nasser, capovolse l’equazione geopolitica regionale, trasformando l’Egitto da alleato sovietico ad ansioso Stato cliente degli USA. Essendo basata sul denaro, non era un vera alleanza ed era destinata a essere rovesciata, in un modo o nell’altro. Ironia della sorte, fu proprio la folle politica estera degli Stati Uniti che respinse l’Egitto da tale relazione politica neo-coloniale verso il sistema multipolare.

Il maggiore tradimento
L’amicizia d’argento degli USA con l’Egitto apparve nel 2011, con gli eventi della primavera araba.  In realtà, fu una rivoluzione colorata a livello di teatro, progettata da Washington per mantenere l’egemonia sulla regione. La maggior parte dei leader invecchiava ed era al potere da secoli, il che significa che erano pronti a scomparire o essere rimossi. Ciò era vero soprattutto per Mubaraq, insultato da un forte segmento della popolazione che poteva essere facilmente rinchiusa in organizzazione pubblica a lui contraria, se l’infrastruttura sociale fosse stata correttamente schierata. Gli Stati Uniti decisero di prendere l’iniziativa e avviare la trasformazione regionale da soli, per controllare il processo di transizione della leadership. Cercarono di utilizzare la transnazionale dei Fratelli musulmani come l’Unione Sovietica utilizzò il partito comunista, per portare al potere una cricca sotto il loro dominio, e questa missione richiese molto tempo per affermarsi. Il tradimento degli Stati Uniti di Mubaraq, equivalse pertanto a uno dei più rischiosi azzardi della politica estera della Guerra Fredda, e non sorprende che non sia riuscito quando il popolo d’Egitto si ribellò e rovesciò Mursi nel luglio 2013.

Sogni jugoslavi
L’anno scorso, la politica estera dell’Egitto subì colpi di scena e cambiamenti interessanti. Anche se sembrava irregolare ad un occhio inesperto, se esaminato nel contesto multipolare, si poteva vedere che l’Egitto iniziava a recuperare un elemento della precedente politica indipendente, provando a darsi un posizionamento politico nel sistema globale. Se visto dalla conclusione prevista, tale tentativo indica che al-Sisi immagina il suo Paese come la Jugoslavia del 21° secolo in Medio Oriente.

Il riallineamento russo
Operare con la potenza regionale Arabia Saudita e anche cercare di mediare un cessate il fuoco tra Israele e Palestina è una cosa, ma una volta che l’Egitto ha iniziato a contattare la Russia, grande potenza in ascesa, i suoi piani di orientamento multipolare divennero seri ed extra-regionali. Dopo tutto, sauditi, israeliani e statunitensi operavano sottobanco in Medio Oriente, quindi non c’è molta differenza tra le loro manovre di patronaggio che cercano di sfruttare posizioni vantaggiose (che, però, non possono essere sottovalutate nel caso dell’Egitto). A novembre, il ministro degli Esteri egiziano visitò Mosca, dove affermò che il suo Paese voleva ritornare a legami “dello stesso alto livello esistenti con l’Unione Sovietica”. Che un tale riorientamento intenso si verifichi o meno nella misura dichiarata, il fatto che un tale obiettivo sia stato esplicitato è estremamente simbolico. L’Egitto, come è stato rilevato precedentemente, era relativamente caduto in disgrazia presso gli Stati Uniti, dal colpo di Stato contro Morsi, quindi ciò dimostrava che Cairo imparava a manovrare nel mondo multipolare per avere assistenza da Stati non-occidentali o filo-occidentali (del Golfo). Al-Sisi fece il suo primo viaggio all’estero in Russia, dimostrandosi serio nel giocare la sua mano in tale gioco jugoslavo.

Armi agli amici:
Uno degli sviluppi più interessanti ad apparire sono Russia ed Egitto che concludono un accordo da 3 miliardi di dollari in armamenti (per lo più per la potenza aerea) che sarà finanziato da sauditi ed emirati. Ciò mostra le profondità della complessa politica dell’Egitto alleatosi agli Stati del Golfo, e alcuni analisti sospettano che agisca da tramite diplomatico tra Mosca e il Golfo. Può essere visto in tal senso che Russia ed Egitto, indipendentemente da chi paga, vogliono elevare l’amicizia ad un livello tecnico-militare superiore. La Russia vede il commercio di armi con l’Egitto come primo passo ufficiale per ricostruire l’amicizia ostacolata durante la Guerra Fredda, e l’Egitto è d’accordo su ciò.

Il giubbotto di salvataggio turistico:
I seguaci casuali della diplomazia russa in Medio Oriente, in genere non sanno che i turisti russi contribuiscono in modo significativo all’economia egiziana, e in alcuni casi anche come giubbotto di salvataggio economico durante disordini civili. Perciò, i turisti russi sono un prezioso capitale diplomatico ed economico umano, che può essere sfruttata da Mosca per aumentare ulteriormente i legami con Cairo. È un dato di fatto, si prevede che 3 milioni di turisti russi potranno visitare l’Egitto entro la fine dell’anno, continuando a mostrare il valore di questo tipo di diplomazia umana, anche se i protagonisti non sono consapevoli del grande ruolo che svolgono negli affari politici. Questo legame economico è ciò che teneva vivi i rapporti tra Russia e Egitto negli anni 2000, funzionando anche da giubbotto di salvataggio diplomatico ed infine ponendo le basi per l’interesse inter-civiltà e la cooperazione culturale futura.

Il filtro delle sanzioni:
Con le relazioni tra Russia e occidente al minimo, l’Egitto ha ora la possibilità di giocare una parte tra i tanti sanzionati dagli occidentali che possono entrare nel mercato russo. Ciò testimonierebbe impegno nella politica multipolare ignorando gli Stati Uniti. Colloqui sono già in corso per aumentare del 30% le esportazioni agricole egiziane in Russia. Il grande quadro è che le contro-sanzioni russe all’occidente abbiano lo scopo di stimolare lo sviluppo macroeconomico del Paese, allontanandosi dall’occidente e puntando ai centri di potere multipolari emergenti, con Cina, Turchia e America Latina che corrono a riempire il vuoto prodotto dall’occidente, ad esempio. L’Egitto aderendo alla corsa, invia l’ennesimo forte segnale all’occidente sull’indipendenza della propria politica estera.

Verso un’unione perfetta:
Proseguendo nella visione economica non-occidentale della Russia, l’Egitto è in trattative con l’Unione eurasiatica per creare una zona di libero scambio. Sarebbe lo schiaffo simbolico allo Zio Sam, se mai ve ne sia stato uno, soprattutto considerando i miliardi di aiuti dati al Paese, ma è improbabile che i sauditi l’accettino gentilmente, dato che il loro obiettivo a lungo termine è portare il Paese nel GCC. Indipendentemente da ciò, solo il fatto che Egitto ed Unione Eurasiatica prendano in considerazione la cooperazione, e che al-Sisi e Putin ne parlino a Mosca e pubblicamente, dimostra che vi è più di quanto si veda. Può far parte del nuovo perno jugoslavo dell’Egitto, cercando di mettere i grandi benefattori gli uni contro gli altri per maggiori vantaggi, ma è dubbio che Putin, l’uomo più potente del mondo, sprechi tempo prezioso per qualcuno o qualcosa che non costituisca un vantaggio tangibile.

Pensieri conclusivi
L’ultima visita di al-Sisi a Mosca dimostra che il rapporto egiziano-russo si sviluppa nuovamente e che Cairo gioca le sue carte multipolari. Anche se ancora ha una posizione privilegiata con i militari degli Stati Uniti e ha ricevuto 20 miliardi di dollari di aiuti dai regni del Golfo, l’Egitto si volge rapidamente verso la Russia creando un equilibrio triangolare tra questi tre attori. Se si confronta l’attuale stato di cose al 2010 di Mubaraq, gli Stati Uniti hanno chiaramente perso il monopolio dell’influenza sull’Egitto. Così al-Sisi si sforza davvero di diventare il Tito del 21° scolo, muovendosi abilmente tra Washington, Riyadh e Mosca, mettendo il suo Paese nella migliore posizione possibile. Se l’Egitto continuerà la sua trasformazione nella ‘Jugoslavia araba’, le prospettive di un mondo veramente multipolare aumenteranno sorprendentemente, e la cooperazione russa è il combustibile per accelerare questa evoluzione.

RUSSIA-EGYPT-POLITICSAndrew Korybko è corrispondente politico statunitense di La Voce della Russia, attualmente vive e studia a Mosca, in esclusiva per Oriental Review.

Al-Sisi evita lo spazio aereo turco
Hurriyet 13/8/2014

n_70406_1L’aereo del presidente egiziano Abdelfatah al-Sisi ha seguito una rotta inusuale rientrando dalla Russia, evitando di sorvolare lo spazio aereo turco, segnalava il 13 agosto il sito airporthaber.com.
Dopo l’incontro con il suo omologo Vladimir Putin a Sochi, al-Sisi era salito a bordo dell’Airbus 340-200 del governo egiziano che avrebbe dovuto volare verso Cairo. Dopo la decisione di evitare lo spazio aereo turco, il pilota ha dovuto anche evitare lo spazio aereo ucraino, per via degli scontri in corso che videro il volo MH17 delle Malaysia Airlines abbattuto sull’Ucraina orientale. Di conseguenza, l’aereo ha sorvolato Bielorussia, Polonia, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria e Grecia, rientrando in Egitto. Come  in Ucraina, gli spazi aerei iracheno e siriano non sono considerati sicuri per via dei conflitti in corso in entrambi i Paesi. Tuttavia, si è evitato lo spazio aereo turco probabilmente per la crisi diplomatica tra Cairo e Ankara.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti hanno tradito l’Egitto: al-Sisi

Christof Lehmann 10/08/2014RTX120E0-e1375297827217Il 4-6 agosto, il presidente statunitense Barack Obama ha ospitato a Washington il vertice dei leader dell’Africa presso la Casa Bianca. Obama disse “Non vedo i Paesi e i popoli dell’Africa come un mondo a parte. Vedo l’Africa come parte fondamentale del nostro mondo interconnesso, partner dell’America per il futuro che vogliamo per i nostri figli. Tale partenariato deve basarsi su responsabilità e rispetto reciproco“. Il 14 luglio, il portavoce della Casa Bianca al Consiglio di Sicurezza Nazionale, Ned Price, ha detto che il presidente Obama aveva deciso d’invitare il Presidente dell’Egitto Abdelfatah al-Sisi, con breve preavviso. Obama aveva deciso di invitare al-Sisi perché l’Unione Africana aveva ridato la piena adesione all’Egitto. Abdelfatah al-Sisi declinò l’invito dicendo che non aveva tempo per parteciparvi. Disse che invece avrebbe inviato il primo ministro Ibrahim Mahlab. Il rifiuto educato di al-Sisi ricorda l’intervista di Larry Weissman del 2012 con l’allora Generale Abdelfatah al-Sisi che disse: “Il popolo dell’Egitto è consapevole del fatto che gli Stati Uniti l’hanno pugnalato alla schiena con i Fratelli musulmani e Mursi. Nulla che l’Egitto possa facilmente dimenticare o perdonare“. Dicendo ciò al-Sisi s’è dimostrato non solo un vero statista coraggioso. Ha toccato uno dei temi centrali nei dibattiti africani sul neo-colonialismo. Cioè, se Mandubuchi Dukor aveva ragione quando parlava di “non-libertà africana”, sempre più  pensatori africani, come John Ezenwankwor, non respingono Dukor ma sottolineano che “l’africano come essere umano con libero arbitrio e responsabilità non può continuare a incolpare i colonizzatori quando può rifiutare azioni coloniali predeterminate o accettarle assumendosene la responsabilità“.

Come gli USA hanno tradito l’Egitto e il suo popolo con Mursi e i Fratelli musulmani?
Nel luglio 2012 il Capo dell’Intelligence militare egiziana, Umar Sulayman, morì durante un controllo medico di routine in un ospedale di Cleavland. Umar Sulayman era non solo uno degli amici più stretti di al-Sisi. Sulayman conosceva profondamente il coinvolgimento dei servizi segreti di Stati Uniti, Qatar e Turchia nella primavera araba. Mursi divenne il primo presidente democraticamente eletto dell’Egitto. Sospese la camera bassa del parlamento e la magistratura, senza proteste dagli Stati Uniti. Mursi cambiò costituzione e legge elettorale dell’Egitto, rendendo impossibile ai partiti non-islamisti competere alle elezioni. L’amministrazione Obama elogiò Mursi nel riformare l’Egitto. Mursi divenne il primo dittatore democraticamente eletto dell’Egitto. La propaganda spacciò un colpo di Stato per lotta per la libertà e la democrazia. Quando l’opposizione chiese di discutere seriamente delle modifiche costituzionali, il capo dei Fratelli musulmani Amir Darag disse che era “una perdita di tempo e sospendere il dialogo nazionale sulla questione costituzionale era irrealistico“. Fu dopo tale dichiarazione, nel gennaio 2013, che l’opposizione organizzò le proteste di massa. Nel giugno 2013 Mursi segnò un altro punto. Circa 14 milioni di egiziani scesero in piazza chiedendogli di avviare colloqui con l’opposizione o dimettersi.  L’esercito si schierò a protezione degli edifici pubblici. L’avvertimento che l’esercito doveva intervenire a meno che Mursi parlasse con l’opposizione, fu ignorato. La risposta degli Stati Uniti alla cacciata di Mursi, il 3 luglio 2013, fu una condanna inequivocabile. Il peggior tradimento, però, doveva ancora venire.
Ad agosto, la polizia e i militari annunciarono che i manifestanti avrebbero dovuto lasciare piazza Rabia perché la sua occupazione da un mese aveva portato il traffico e le attività di Cairo a un punto morto. Misteriosi cecchini furono visti sui tetti sparare ai manifestanti che seguivano gli ordini della polizia lasciando piazza Rabia. Il panico seguì e la gente fuggì di nuovo in piazza dove fu accolta con tiri di fucili automatici. Centinaia di manifestanti in preda al panico furono falciati dai militanti dei Fratelli Musulmani che aprirono il fuoco da dietro i sacchi di sabbia posizionati sulla piazza.  Video che mostravano i militari sparare furono diffusi da al-Jazeera. Non venne detta una parola sul fatto che l’esercito sparava a uomini armati che tiravano sui manifestanti. 578 furono uccisi e 4021 feriti. Gli Stati Uniti risposero inequivocabilmente condannando il brutale massacro dei pacifici manifestanti pro-Mursi. Fu dopo questo incidente che al-Sisi disse: “Il popolo dell’Egitto è consapevole del fatto che gli Stati Uniti hanno pugnalato alla schiena l’Egitto con i Fratelli musulmani e Mursi. E’ qualcosa che l’Egitto non dimenticherà o perdonerà facilmente“.

Il dipartimento di Stato degli Stati Uniti e i paralleli con l’Ucraina
Nel febbraio 2014, circa 100 poliziotti ucraini e manifestanti furono uccisi da cecchini misteriosi.  La risposta degli Stati Uniti al massacro era l’inequivocabile condanna del presidente ucraino Victor Janukovich. Una telefonata trapelata tra l’assistente del segretario di Stato USA Victoria Nuland e l’ambasciatore statunitense Geoffrey Pyatt dimostrò che gli Stati Uniti gestivano il cambio di regime in Ucraina. Nel corso di un’audizione presso la commissione Esteri della Camera, Nuland ammise  che gli Stati Uniti collaboravano con i nazisti ucraini. Una telefonata trapelata tra il capo degli Esteri dell’Unione europea Catherine Ashton e il ministro degli Esteri estone Umeas Paet, rivelò che i membri dell’opposizione filo-occidentale erano responsabili dei massacri. C’è un parallelo tra Cairo e Kiev che dimostra, oltre ogni ragionevole dubbio, che il dipartimento di Stato degli Stati Uniti era coinvolto nelle violenze a Cairo e Kiev. I volantini che incitavano i “manifestanti pacifici” di Cairo a prepararsi a manifestazioni violente erano identici ai volantini distribuiti tra i “manifestanti pacifici” di Kiev. L’organizzatore di tali volantinaggi era Canvas, già nota come Demoz. Canvas è sponsorizzata dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti. L’organizzazione fu coinvolta nelle sovversioni in Jugoslavia. È parte del kit per il cambio di regime del dipartimento di Stato degli Stati Uniti.

Troppo occupato per recarsi a Washington, per il vertice dei leader africani con Obama alla Casa Bianca
Il Presidente dell’Egitto Abdelfatah al-Sisi rifiutava cortesemente l’invito di Obama perché era troppo occupato. La situazione a Gaza richiede attenzione. L’Egitto s’è offerto di aprire il valico di Rafah tra Striscia di Gaza e Sinai. Condizione dell’Egitto per l’apertura delle frontiere è che sia un governo d’unità palestinese, e non Hamas o qualsiasi altro soggetto, a controllare la parte palestinese del confine. Qatar e Turchia hanno finora comunicato ad Hamas di respingere la proposta e gli Stati Uniti non sono interessati a un governo di unità. L’Egitto ancora affronta l’insurrezione armata nel Sinai, supportata da Turchia, Qatar e dalla fazione di Hamas di Qalid Mashal. Obama ha dovuto tenere a Washington il vertice dei leader africani senza al-Sisi. Il comandante in capo del neo-colonialismo e primo presidente afro-americano alla Casa Bianca è responsabile della morte di più neri africani dei cinque suoi predecessori. Al-Sisi mostra il potenziale di vero leader africano, concludendo il dibattito su Dukor e la “non libertà africana” mostrando libero arbitrio e pragmatismo.
_72955220_9ns4rbqnIl Dr. Christof Lehmann consulente politico indipendente su conflitti e risoluzione dei conflitti, fondatore e direttore di Nsnbc, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Qatar ha inviato 5000 terroristi del SIIL in Libia

Nabil Ben Yahmad, Tunisie Secret 9 agosto 2014

L’afferma Rafiq Shely, ex-direttore della sicurezza presidenziale (1984-1987), ex-alto ufficiale dei servizi segreti tunisini e attuale Segretario Generale del “Centro Studi sulla Sicurezza Globale” tunisino, in un’intervista al quotidiano arabo al-Tunisya. Ciò significa che dopo il ruolo attivo nei disordini in Siria e Iraq, il Qatar vuole incendiare con le fiamme della guerra civile e la barbarie in Libia inevitabilmente Tunisia e Algeria.

article-2506545-1964AE9B00000578-195_634x411In primo luogo va chiarito, contrariamente a quanto è stato detto in qualche media tunisino, che l’intervista di Rafiq Shely non è stata pubblicata dal quotidiano algerino “al-Qabar”, ma dal giornale tunisino al-Tunisya il 4 agosto 2014.

Con il suo silenzio, la troika sostiene Abu Iyadh
Alla domanda “E’ vero che l’occupazione della Tunisia, come alcuni osservatori pessimisti ritengono, da parte di organizzazioni terroristiche è solo questione di tempo, e che subiremo lo scenario libico, siriano e iracheno?” L’ex alto funzionario del Ministero degli Interni Rafiq Shely ha risposto: “Dobbiamo prima tornare alle vicende storiche che ci hanno portato alla situazione attuale. Inoltre, dopo l’annuncio di Abu Iyadh della creazione di Ansar al-Sharia, nell’aprile 2011, ha goduto di un’amnistia generale, compì una dimostrazione di forza nel maggio 2012 lasciando a Qayruan 5000 seguaci. Nonostante la minaccia per la sicurezza nazionale, la troika ha osservato il silenzio e incoraggiato Abu Iyadh e le sue truppe a ricomparire l’anno successivo, affermando che può mobilitare 50000 persone. Sua intenzione è approfittare della situazione per dichiarare la città di Qayruan emirato islamico, preoccupando al-Nahda che vietò la manifestazione per preservare l’immagine presso l’opinione pubblica tunisina e internazionale…” Secondo Rafiq Shely, dopo l’assassinio di Shuqri Belaid e Muhammad Ali Larayadh Brahmi, al-Nahda fu costretta a classificare Ansar al-Sharia organizzazione terroristica, nonostante l’opposizione radicale di qualche capo di al-Nahda. A causa di tale ritardo i capi di Ansar al-Sharia fuggirono dalla Tunisia in Libia unendosi ad Abu Iyadh e formando campi di addestramento a Sabrata e Derna.

Il Qatar rimpatria i jihadisti del SIIL
Alla seconda domanda, “Non pensa che il fallimento degli islamisti in Libia abbia messo in pericolo immediato tutta la regione?” Rafiq Shely ha risposto che “il totale fallimento degli islamisti nelle ultime elezioni del Consiglio nazionale è una svolta pericolosa. C’è l’operazione dell’aeroporto (in Libia), poi il viaggio di Abdelhaqim Belhadj, Belqaid e Ali Salabi in Turchia, Qatar e Iraq per incontrare il SIIL per due motivi: rimpatriare i jihadisti nordafricani in Libia e stipulare accordi per la vendita di armi moderne, con l’appoggio di certi Paesi. L’aeroporto di Sirte è stato costruito per ospitare carichi di armi, così come l’aeroporto Mitiqa“. Citando fonti attendibili, Rafiq Shely ha aggiunto che “gli aerei sono arrivati in Libia dal Qatar carichi di jihadisti, spiegando il successo di Ansar al-Sharia nell’occupare una base militare di Bengasi… Il numero di terroristi del SIIL, molti tunisini, oscilla tra 4000 e 5000. Loro obiettivo è imporre il dominio sulla capitale, poi prendere Zintan, in tal caso il pericolo della Tunisia sarà ancora maggiore alla frontiera...”  Contattato dal corrispondente a Tunisi di Tunisie-Secret, Rafiq Shely ha detto che tra questi 5000 jihadisti quasi 200 sono di nazionalità francese. In altre parole, binazionali.

Vertice segreto nella città turca
Si ricorda che già nel gennaio 2014 Rafiq Shely ha detto al quotidiano al-Tunisya (17 gennaio) che “4500 jihadisti tunisini appartenenti al movimento Ansar al-Sharia sono attualmente nei campi d’addestramento in Libia“. I 5000 jihadisti in questione torneranno al punto di partenza, in Libia, dove furono addestrati e da dove i servizi del Qatar li inviarono in Siria alla fine del 2011. Infine, è chiaro che sulla base dei rapporti d’intelligence ricevuti dal quotidiano algerino “Bilad al-Jazairiya” del 4 luglio, i jihadisti libici appartenenti a Ansar al-Sharia ed elementi del SIIL si sono incontrati in una città turca per concludere l’accordo per inviare i jihadisti nordafricani dall’Iraq in Libia, per rafforzare Ansar al-Sharia in questo Paese e in Tunisia. Lo stesso rapporto d’intelligence indica che il SIIL ha deciso di estendere la sua jihad nel Maghreb arabo e Sahel, lontano da un Medio Oriente già parzialmente occupato.

erdogan-qatar2Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Siria deve rafforzarsi per colpire il SIIS: schizofrenia di Iraq e Stati Uniti

Jibril Khoury e Lee Jay Walker, Tokyo Modern Times, 9 agosto 2014
1380760Il governo siriano del Presidente Bashar al-Assad continua a combattere con coraggio contro le forze settarie e terroristiche sponsorizzate dall’estero. Dopo diversi anni di conflitto brutale sponsorizzato da potenze del Golfo e NATO, è chiaro che la destabilizzazione della Siria porta al collasso dell’Iraq. Allo stesso modo, il Libano è preoccupato dai taqfiri settari che cercano di compiere ulteriori incursioni al fine di creare caos. Pertanto, la destabilizzazione della Siria deve finire in modo che le forze centrali schiacciano il SIIS (Stato Islamico in Iraq e Siria) e altre forze settarie e terroristiche brutali. Altrimenti il SIIS continuerà a destabilizzare l’Iraq utilizzando le armi  che entrano in Siria grazie agli intrighi di USA, Francia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito. E’ evidente che ogni soldato siriano morto è un ulteriore bonus al SIIS e alle altre forze settarie e terroristiche brutali. Tale realtà rende ridicolo, per le nazioni estere patrocinanti la destabilizzazione della Siria, preoccuparsi degli eventi in Iraq. Dopo tutto è chiaro che SIIS e la crescente minaccia settaria in Iraq è dovuta alle politiche brutali emanate da nazioni estere verso il popolo della Siria. Pertanto, le forze destabilizzanti anti-siriane di USA, Francia, Qatar, Arabia Saudita, Turchia e Regno Unito devono cessare le loro politiche brutali, altrimenti l’Iraq sarà in grave pericolo e in Libano potrebbe essere inghiottito nel caos.
Se si osservano le nazioni arse dal terrorismo e dal settarismo, sul punto di essere Stati falliti, basterà seguire l’intromissione delle potenze del Golfo e occidentali. Dall’Afghanistan degli anni ’80 e primi anni ’90 all’attuale crisi in Iraq, Libia e Siria, in cui i soliti giocatori sono coinvolti.  Naturalmente nazioni come Pakistan e Turchia sono coinvolte nei fattori geopolitici riguardo Afghanistan e Siria rispettivamente. Tale realtà crea caos e pertanto l’Iraq, è ancora una volta incendiato dalle brutali politiche delle nazioni estere per il loro odio collettivo verso la Siria indipendente. È interessante notare che, mentre la Turchia della NATO viene utilizzata per destabilizzare la Siria, la stessa nazione NATO non viene utilizzata per schiacciare il SIIL in Iraq.  Allo stesso modo, le stesse forze settarie e terroristiche sostenute contro la Siria laica sono gli stessi assassini psicopatici che massacrano cristiani, yazidi, shabak, sciiti e chiunque ritenuto fedeli al governo dell’Iraq. Infatti, anche i sunniti che s’oppongono alla brutale mentalità taqfirista vengono massacrati dai taqfiri salafiti. Inoltre, come di consueto, la brutale realtà dei petrodollari del Golfo è in gioco e lo stesso vale per i monarchi feudali che finanziano guerre per procura. Naturalmente, ciò  non sembra preoccupare troppo le potenze occidentali, perché non è stata intrapresa alcuna azione per arginare la marea di petrodollari del Golfo che sponsorizzano ovunque la barbarie taqfirita, e questo vale anche per il lavaggio del cervello con la propaganda. Tale realtà è evidente a tutti, perché molti barbari taqfiri che tagliano la gola agli sciiti e così via, sono nati e cresciuti in Europa, Nord America e Australia. In altre parole, i petrodollari del Golfo hanno anche permesso di propagare l’odio nelle società democratiche, perché sembrano avere via libera nel diffondere  divisioni nella società.
Non molto tempo fa diverse potenze della NATO erano sul punto di bombardare la Siria con un pretesto molto dubbio. Tale pretesto aveva tutte le caratteristiche di un’altra bugia grande quanto l’invasione dell’Iraq basata su falsità. Tuttavia, la Camera dei Comuni del Regno Unito si rifiutò di dare al primo ministro Cameron via libera. Allo stesso modo, il presidente Obama sapeva benissimo che era anche probabile che perdesse voti, e quindi la Federazione russa è intervenuta con il suo piano. Se le nazioni della NATO, soprattutto USA, Francia, Turchia e Regno Unito avessero bombardato la Siria, gli unici vincitori sarebbero state le forze del SIIS e gli altri terroristi brutali, barbari e settari taqfiri. Per fortuna, la cospirazione occidentale e del Golfo è fallita perché se il governo del Presidente Bashar al-Assad fosse crollato, la crisi in Iraq e in Libano sarebbe scoppiata in misura assai maggiore. A poco a poco sempre più individui che si opponevano al governo della Siria comprendono appieno la realtà sul terreno e vedono anche meglio il quadro. Ryan Crocker, ex-ambasciatore degli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq, afferma: “E’ tempo di prendere in considerazione il futuro della Siria senza la cacciata di Assad, perché è estremamente probabile che così sarà in futuro… Meglio armato, organizzato, sostenuto e motivato, Assad non se ne andrà. Molto probabilmente, si riprenderà il Paese centimetro per centimetro sanguinoso. Forse al-Qaida terrà alcune enclave nel nord. Ma egli terrà Damasco. E vogliamo davvero l’alternativa di un grande Paese nel cuore del mondo arabo nelle mani di al-Qaida? Quindi dobbiamo fare i conti con un futuro che includa Assad e, considerandolo cattivo quanto si vuole, c’è qualcosa di peggio“. Naturalmente, quanto sopra distorce la realtà della Siria di Bashar al-Assad, perché la Siria ha accolto milioni di rifugiati dall’Iraq a prescindere dalla fede religiosa. Allo stesso modo, i cristiani e le altre minoranze in Siria fuggono dalle forze terroristiche e settarie sponsorizzate da Golfo e occidente. Pertanto, il vero nemico del ricco mosaico del Levante e del moderno Iraq proviene dai monarchi feudali del Golfo, dalle politiche della Turchia del primo ministro Erdogan e delle grandi potenze occidentali. Data tale realtà, è giunto il momento di fermare la destabilizzazione della Siria, al fine che il SIIS e gli altri siano schiacciati dalle forze armate siriane. Per farlo, Turchia e potenze del Golfo devono essere trattenute e le grandi potenze occidentali concentrarsi sulla realtà brutale che semina settarismo, terrorismo, consentendo ai taqfiri di crescere in influenza.
L’Iraq è ora in grave crisi a causa del SIIS intento a tagliare le gole di sciiti, cristiani, shabak e yazidi. Infatti, chiunque sia contrario al SIIS subisce gravi persecuzioni. Se l’attuale campagna aerea limitata degli USA ha lo scopo di cambiare la bilancia in Iraq, allora è chiaro che questo non accadrà mentre la Siria è destabilizzata. Pertanto, è essenziale che la Siria sia vittoriosa e che un riallineamento si affermi eliminando dal quadro i petrodollari del Golfo, l’ingerenza occidentale e gli intrighi brutali della Turchia di Erdogan. Dopo tutto, una forte Siria taglierà le arterie del SIIS e permetterà alle forze armate di Iraq, Siria e ai vari gruppi curdi di mettere la minaccia taqfira in un angolo.

13921129000557_PhotoITraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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