Fascismo, antifascismo e paradossi

Fabien Lécuyer 7 Seizh 7 giugno 2012

I salafiti e gli islamisti sono più che fascisti. C’è il regno del terrore qui, non riconosco il mio paese, i salafiti sono il braccio armato di Enahda*, che fa orecchie da mercante sui loro eccessi e orrori.” Tale osservazione proviene dalle fantasie di un estremista di destra francese o bretone imbevuto di propaganda lepenista? No, queste parole sono di Nejiba Bakhtri, co-fondatrice del partito ecologista di sinistra Tunisia Verde e membro della direzione nazionale.
Alla domanda sulle rivendicazioni islamiste in Europa, aggiunge, “Non dovrebbero in alcun modo richiedere piscine per le donne, possono nuotare a casa loro. La mia opinione personale sui  predicatori: l’unico luogo di culto è la moschea. Possono pregare a casa e non per le strade! In Tunisia, anche pregare per le strade è provocatorio. Avete visto cristiani o ebrei … pregare per strada? È inaccettabile“. Diversi mesi fa le avevo chiesto notizie del suo paese, sulla primavera araba che aveva appena abbattuto il dittatore Zine Ben Ali, e Nejiba vide la rivoluzione andare in una direzione inquietante: “Gli europei pensano solo ai loro interessi, e ciò è normale (…) bisogna andare in Tunisia e vedere la realtà degli islamisti. Bisogna prendere in considerazione il fatto che fanno un doppio discorso: un discorso per i media, un discorso per gli Stati Uniti e gli europei … Gli islamisti in Francia, ad esempio, hanno votato per la sinistra, qui hanno votato per la destra (… ) Per quanto mi riguarda, sloggerei da qui se arrivassero al potere, o se avessero la maggioranza.”
Le rivoluzioni arabe mi hanno dato l’opportunità di comunicare regolarmente con tunisini o egiziani via Twitter o Facebook. La preoccupazione quotidiana è tanto sul ruolo dell’esercito, il ritorno del terzo coltello degli odiati regimi, quanto l’ascesa degli islamisti. Questo discorso non è nuovo.  Qualche anno fa ho avuto l’opportunità di incontrare attivisti di estrema sinistra curdi e turchi.  Questi sono in lotta su tre fronti: il giacobinismo dello Stato turco, l’estrema destra e l’islamismo. Ricordo in particolare le discussioni con kurdi e turchi usciti da lunghi periodi di detenzione nei loro paesi, per attività relative all’azione dei guerriglieri marxisti del PKK o del TKP-ML (ora Partito Comunista-Maoista/Esercito Popolare di Liberazione) e DHKP-C (Partito-Fronte di Liberazione del Popolo Rivoluzionario -Guevarista-), le tre formazioni sono legate in particolare alla diaspora. Chi conosce questi movimenti, ognuno supporta una guerriglia a bassa intensità in Turchia, sa che sono dell’estrema sinistra rivoluzionaria più radicale possibile. Queste persone  combattono armi in pugno contro l’esercito e contro gli islamisti, né più né meno. Dagli anni ’90, la contro-guerriglia al PKK, per esempio, è stata condotta direttamente da estremisti religiosi. Non è una posizione di principio, una bravata da liceo o una goliardata di cui vantarsi.
Alcune discussioni le ho avute con giovani bretoni antifascisti, fiduciosi ed entusiasti. Una sera, il dibattito si è spostato sull’Islam e l’islamismo. E poi ho potuto misurare la distanza tra un rivoluzionario turco o curdo e un giovane antifascista bretone. Le espressioni “non-stigmatizzazione dell’Islam”, “la comprensione di alcune rivendicazioni dei musulmani in Europa“, “il ridicolo affare del velo”, “le fantasie orchestrate dall’estrema destra“, ecc … sembravano reali provocazioni alle orecchie dei nostri interlocutori. Per loro, “l’Islam è una regressione sociale, filosofica e politica totale” e l’ondata di religiosità presso qualche giovane immigrato, “un insopportabile ritorno del  fanatismo, tanto ridicolo quanto pericoloso”, e non parliamo dei convertiti europei, che bisognava quasi “fucilare!”
In ogni caso, quella notte, due concezioni della lotta antifascista si affrontavano.
Oggi navigando su siti, chattando con persone provenienti dai partiti di sinistra, l’islamismo non può, l’islamismo non deve essere incluso nella geografia bruna del fascismo. I fanatici del manganello, i neo-nazisti, i fans di tutti i regimi più odiati al mondo e nella storia, i suprematisti bianchi, gli antisemiti, i Dupont-Lajoie, il sessismo, l’omofobia sono al “centro” del combattimento, sì! Ma Nient’altro … lì …. là in fondo a destra, con la barba, il Corano, le stronzate e tutto il resto … Mentre i progressisti dei paesi tradizionalmente musulmani dicono, senza mezzi termini, che gli islamisti sono fascisti e l’Islam non è una religione particolarmente progressista; i partiti occidentali di sinistra si rifiutano di discutere la questione. I partiti di destra in Europa sono in forte avanzata, soprattutto tra la classe operaia, ma soprattutto non si deve vedere nulla. O negare. O avere delle spiegazioni una più farlocca dell’altra; qualsiasi informazione sull’Islam viene tacciata come “ossessione” o “deriva”.
In effetti, la galassia antifascista è paralizzata per lo più da un dato di fatto … etnico: l’Islam è una religione nata in Medio Oriente e i suoi seguaci sono per lo più del Maghreb, Africa e Asia. Se l’Islam fosse una religione norvegese, si vedrebbero coorti di manifestazioni anti-musulmane da far arrossire un maoista turco.
Molto diversamente dall’antifascismo storico degli anni ’30, l’antifascismo “della difesa degli immigrati” è nato negli anni ’60 con l’arrivo dei lavoratori di quelle che sarebbero diventate le ex colonie francesi, nell’industria automobilistica in particolare. Gli immigrati, spesso singoli, erano stati stipati nelle case Sonacotra. All’epoca, questi immigrati erano spesso influenzati dal nazionalismo di sinistra arabo (che scoprirono al loro arrivo in Europa) e si trovarono inquadrati da organizzazioni satelliti del Partito Comunista. Lasciati al razzismo di certi esagonali, furono subito difesi da formazioni di sinistra (a volte contro il parere di alcuni dei loro stessi membri, va detto!) E la difesa del movimento alla fine culminò con l’arrivo di Mitterrand al potere, l’invenzione di SOS Racisme, la “marcia dei beurs“, ecc … All’epoca si dovette combattere contro i picchiatori, gli skinhead, l’isolamento degli stranieri, il razzismo quotidiano, ecc…
Ma oggi è completamente diverso. Marginale in quel momento, l’ascesa dell’islamismo ha cambiato la situazione. Al contrario, la logica politica dell’antifascismo sembra essere bloccata agli anni ’80.  E qui la cosa infastidisce. Considerando che per l’estrema destra, l’Islam è “ovunque”, dietro ogni inciviltà orchestrata dalle “forze oscure dell’Islam“, fino al ridicolo; per l’estrema sinistra, l’islamismo non … esiste. Ridotto a “paura sfruttata da Le Pen“, a “epifenomeno”, a “fantasia di poveri coglioni“, di gente poco istruita, ecc … In breve, la classe operaia è diventata così volgare. La decenza obbliga soprattutto a non affrontare l’argomento, scabroso e intrinsecamente rischioso per coloro che non vogliono essere “sospettati di…”.
Perché vi è un timore: l’antifascista ha di fatto una paura fottuta di essere sospettato da altri più antifascisti di lui! Eppure, anche in Bretagna, esempi di questa avanzata di barbe non mancano: L’insediamento di Forsane Alizza a Nantes, le 74 donne Lies Hebbadj; i problemi nella regione di Brest, ecc … e soprattutto come non vedere che l’avanzata del Fronte Nazionale si nutre, tra le altre cose, di questa ascesa del radicalismo islamico e della sua negazione da parte dei partiti di sinistra!
Ed è così che tutti gli ingredienti sono raccolti per un disastro. Oggi, per esempio, la questione della carne halal è presente in molti macelli della Bretagna. In particolare, si traduce nella presenza di un religioso che controlla che gli animali siano macellati in conformità con i precetti del Corano. E che questi vincoli siano ben lungi dall’essere apprezzati dai non-musulmani, è un dato di fatto. Inoltre, portano a una preferenza religiosa come criterio per l’assunzione di una parte del personale. Il 14 marzo 2012, i due sacerdoti del macello LeFloch di Vannes, hanno spiegato al Télégramme, “si deve essere molto religiosi per avere il diritto di svolgere questa funzione.” Quale sarebbe la reazione dei progressisti se un paio di preti fosse stato assegnato a tempo pieno, in un affollato mattatoio, a salmodiare attorno a dei tacchini appesi?
Ma gli antifascisti “storici” rompono il tabù: il settimanale Charlie Hebdo e le sue caricature di Maometto … Sappiamo il resto, d’altronde. Anche gli anarchici, per chi ascolta Radio Libertaire, hanno regolarmente trattato l’islamizzazione dei giovani immigrati in termini molto poco politically correct. Ma usciti da queste due obbedienze, calma piatta. Il fatto stesso di affrontare l’argomento sembra stordire l’intero mondo antifascista e di sinistra, per i quali la bestia immonda non può che essere più o meno lo skinhead, il bestione del FN o il fondamentalista cattolico.
E peggio di tutto è che questo paradosso ha lasciato campo libero ai fascisti bruni stessi. La laicità, i diritti delle donne, la denuncia dei costumi barbari: tutto ciò è stato abbandonato a Marine Le Pen e agli Identitari. Anche questi ultimi, che qualche anno fa facevano festini per il paganesimo e tutte le cianfrusaglie solari, sono ormai divenuti i campioni imbattuti di laicità e libero pensiero. E cosa pensare riguardo la svolta giacobino-laicista del Fronte nazionale marinista, che spazza via i ninnoli religiosi, i fondi di magazzino del vecchio Fronte Nazionale?
Nella sinistra francese, fino al governo, il dibattito infuria su questo tema tra la linea di Terra Nova e la Sinistra Popolare. Ciò che si teme, purtroppo, è il recupero del secolarismo della sinistra giacobina o della destra oscurantista, come denunciano.
Tutto questo è stato possibile a causa della cecità, della rassegnazione e della codardia. Oggi, si dovrebbe finirla col raccontarsi delle storie e di ascoltare ciò che i democratici dei paesi colpiti dal cancro dell’islamismo hanno da dirci.
Prima di chiudere questo articolo, ho ricevuto un ultimo messaggio da Nejiba: “Fabien, infatti, qui c’è davvero l’avanzata dell’islamismo nelle amministrazioni, nei ministeri, nelle scuole, collegi, università, nella vita di tutti i giorni, il Nahda (un altro modo di chiamare Ehnada) ha piazzato i suoi dappertutto, vediamo donne sempre più velate e uomini in tenuta afgana…. con il coraggio che cerco di avere, è possibile chiedere asilo politico Fabien?????”.
Buona fortuna Nejiba, qui si sta ancora valutando se ciò che descrivi sia una “fantasia orchestrata dall’estrema destra” o no…

*Ehnada: partito islamista tunisino

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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