La Russia nell’odissea nello spazio dell’India

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 27 settembre 2014

1420Il successo della Mars Orbiter Mission ha messo l’India sulla scena mondiale come potenza spaziale. E’ l’unico Paese asiatico che ha effettuato con successo una missione su Marte, e l’unico Paese al mondo che riesce in tale missione nel primo tentativo. Il successo dello sviluppo della tecnologia nazionale e il suo uso nell’esplorazione spaziale, negli ultimi anni, sono davvero sorprendenti. Quest’anno è anche il trentesimo anniversario del volo dell’unico astronauta indiano, Rakesh Sharma, sulla stazione spaziale sovietica Saljut-7 dal cosmodromo di Bajkonur. La storia della cooperazione spaziale indo-russa (sovietica) effettivamente iniziò molto prima. L’Unione Sovietica fu il primo Paese non solo ad inviare un astronauta indiano nello spazio, ma anche a lanciarne i satelliti, come Aryabhatta nel 1970. Il crollo dell’Unione Sovietica incise sulle relazioni bilaterali, anche nella cooperazione spaziale. La controversia sulla tecnologia criogenica ne fu una questione. Tuttavia, la cooperazione spaziale fu ripresa gradualmente. Nel 2004, entrambi i Paesi firmarono un accordo per l’esplorazione pacifica dello spazio e un altro per lo sviluppo del sistema di navigazione satellitare GLONASS e il lancio di veicoli spaziali russi con missili indiani. Vi furono anche discussioni sullo sviluppo congiunto di apparecchiature per le sonde solari, la costruzione dell’osservatorio spaziale solare per studiare la radiazione a raggi X, e la ricerca sui motori elettrici per veicoli spaziali. Nel 2005 fu firmato un accordo sulla tecnologia di sicurezza, e uno per l’attuazione della cooperazione a lungo termine sullo sviluppo congiunto, operatività ed uso del sistema GLONASS. Tale accordo prevede il lancio di satelliti GLONASS usando il vettore indiano GSLV, e a sua volta la Russia fornisce l’accesso al sistema GLONASS agli indiani. E’ inoltre previsto lo sviluppo congiunto di apparecchiature per lo sfruttamento dei segnali per scopi commerciali. L’accordo apre la strada all’attuazione di un accordo del 2004 sulla progettazione congiunta e il lancio dei satelliti per comunicazione GLONASS, utilizzabili da entrambi i Paesi per scopi civili e militari. Fu firmato un accordo di cooperazione nel campo della fisica solare e le relazioni terrestri-solari nell’ambito del progetto Coronas-Photon, del 2005. Il progetto era volto alla ricerca nel campo della fisica solare e delle relazioni terrestri solari. L’accordo inoltre permise l’integrazione dei carichi indiani RT-2 sulla sonda Coronas-Photon e l’esperimento spaziale congiunto utilizzando le attrezzature RT-2. L’accordo fece rivivere il progetto sovietico Coronas-Photon con cui sei strumenti fabbricati presso l’Istituto Tata di ricerca fondamentale dell’India, furono installati sul satellite russo Photon. Nel 2007, l’agenzia spaziale dell’India ISRO e l’agenzia spaziale russa Roscosmos firmarono un accordo per lo sviluppo congiunto della missione indiana Chandrayana-2. Il veicolo spaziale venne lanciato nel 2013. Nel 2008, entrambi i Paesi firmarono un memorandum d’intesa sul programma di volo spaziale umano. La lista è infatti lunga, indicando il desiderio di entrambi i Paesi di voler sviluppare congiuntamente programmi spaziali con reciproco vantaggio.

2014: anno promettente
00-glo-3russia-india-flag-glonass.3 Quest’anno s’è dimostrato promettente per la cooperazione spaziale bilaterale. Nel febbraio 2014, il viceprimo ministro della Russia, e anche co-presidente della Commissione inter-governativa russo-indiana per la cooperazione culturale commerciale, economica, scientifica e tecnica, Dmitrij Rogozin, durante la sua visita in India ha ricordato la passata cooperazione spaziale ed ha sostenuto che v’è un ‘enorme potenziale’ per la cooperazione bilaterale spaziale, rivelando anche un nuovo accordo: “Abbiamo concordato una serie di consultazioni tra le nostre agenzie spaziali per coinvolgere i nostri partner indiani nei piani e progetti intrapresi dall’United Rocket and Space Corporation“. Nell’aprile 2014, il capo dell’agenzia spaziale russa Oleg Ostapenko ha ribadito l’interesse della Russia a sviluppare la cooperazione spaziale con India e Cina. Recentemente, la Russia ha annunciato una serie di programmi spaziali da miliardi di dollari. L’India può essere interessata a partecipare ad alcuni di questi programmi. Ciò rafforzerà la cooperazione bilaterale, fornendo all’India la tecnologia spaziale necessaria e alla Russia il capitale, rafforzandone la cooperazione spaziale. Oltre alla cooperazione tra governi, è anche fondamentale promuovere la cooperazione pubblico-privato e tra privati nel settore spaziale. Già vi sono esempi come la Sistema Shyam Teleservices Ltd. Anche se alcuni problemi sono emersi a causa di una truffa in India, i funzionari di entrambi i Paesi li maneggiano con destrezza. A luglio la società indiana Aniara ha firmato un accordo per la progettazione e produzione di satelliti per telecomunicazioni con la società russa Dauria Aerospace. Il progetto vale 210 milioni di dollari. Insieme a un’altra società, Dauria attuerà il progetto, responsabile per l’analisi del volo e controllo a terra della missione. La cooperazione congiunta si allargherà alla commercializzazione di Aniara, consentendole di entrare nei mercati della radiotelediffusione e comunicazione via satellite di altri Paesi. E’ necessario che i partenariati pubblici e privati siano incoraggiati. I milionari in India aumentano, e i nuovi ricchi indiani possono svolgere un ruolo chiave nel dare impulso alla cooperazione spaziale bilaterale.

Andare avanti
Le agenzie spaziali indiane e russe, tuttavia, devono risolvere le differenze in modo reciprocamente vantaggioso. Le differenze su progetti come Chandrayana-2 o il programma di volo spaziale umano avrebbero potuto essere meglio affrontate. Lo scorso ottobre, il capo dell’agenzia spaziale indiana ha espresso insoddisfazione per la lentezza degli sviluppi del programma e dichiarato l’intenzione dell’India di continuare da sola. Forse i problemi riguardanti il programma avrebbero potuto essere meglio gestiti se i funzionari che si occupano del programma avessero resistito alla tentazione di rendere pubbliche i dettagli delle differenze, tentando di risolverle nei forum bilaterali. Potrebbe essere possibile che il programma sia sviluppato congiuntamente e lanciato entro il 2016 o 2017, con la Russia che fornisce il lander e l’India che costruisce rover e orbiter. L’Odissea nello spazio dell’India non sarebbe stata possibile senza la cooperazione russa (sovietica). Sebbene i rapidi progressi spaziali dell’India non sarebbero stati possibili senza la cooperazione russa, non è utile aver nostalgia del passato, ignorando il presente. Entrambi i Paesi devono sinergizzarsi tenendo presenti le dinamiche mutevoli. E’ possibile che il prossimo Forum dell’Innovazione a Mosca, ad ottobre, sia testimone di alcuni sviluppi positivi nella cooperazione spaziale bilaterale.

sat6-IRNSSTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia scopre un gigantesco giacimento di petrolio nell’Artico

Forse più grande di quelli del Golfo del Messico
Tyler Durden Zerohedge 27/09/2014

SakhlainCon un drammatico colpo di fortuna per il Cremlino, questa mattina non vi è persona al mondo più felice del Presidente Vladimir Putin, perché durante la notte l’OAO Rosneft ha annunciato di aver scoperto quello che potrebbe essere il tesoro dell’oro nero che ampliarebbe le casse della Russia per centinaia di miliardi, se non di più, quando un grande giacimento di greggio è stato scoperto nella regione del Mare di Kara nell’Oceano Artico, dimostrando che la regione può divenire una delle più importanti aree petrolifere del mondo, forse più grande del Golfo del Messico. L’annuncio è stato fatto da Igor Sechin, amministratore delegato di Rosneft, che ha trascorso due giorni su una nave da ricerca russa diretta alla piattaforma di perforazione il cui ritrovamento viene presentato oggi. Beh, una persona che potrebbe essere felice quanto Putin è il CEO di Exxon Mobil, dato che la scoperta è avvenuta con l’aiuto della società energetica più grande degli USA (e seconda per capitalizzazione sul mercato dopo AAPL). Ma forse no: come spiega Bloomberg. “il pozzo è stato perforato prima della scadenza del 10 ottobre concessa all’Exxon dal governo statunitense, per le sanzioni che vietano alle imprese statunitensi di operare off shore nell’artico russo. Rosneft ed Exxon non potranno compiere altre perforazioni, sospendendo esplorazione e sviluppo del territorio, nonostante la scoperta annunciata oggi“. Il che significa che invece di vedersi generare miliardi di entrate, XOM potrebbe finire, al meglio, con un niente. E questo sarebbe uno shock per la società statunitense perché il giacimento nell’Artico potrebbe contenere circa 1 miliardo di barili di petrolio, e data la geologia simile nelle vicinanze, l’area potrebbe detenere più petrolio che la parte statunitense del Golfo del Messico, ha detto. Per avere idea di quanto sia grande il bottino vediamo un altro pezzo di Bloomberg, che ci dice che “Universitetskaja, la struttura geologica perforata, ha le dimensione della città di Mosca ed è abbastanza grande da contenere oltre 9 miliardi di barili, un tesoro da oltre 900 miliardi di dollari ai prezzi attuali“. L’unico modo per raggiungere la piattaforma è navigare per quattro giorni da Murmansk, la più grande città a nord del circolo polare artico. Tutto viene spedito da lì, lavoratori, rifornimenti, attrezzature per un paio di mesi di perforazione per poi essere evacuati prima che l’inverno congeli il mare. Anche nella breve estate artica, è necessaria una flottiglia per spazzare il ghiaccio alla deriva. Purtroppo, tale tesoro potrebbe non essere intascato da Exxon dopo che Obama ha chiarito che tutte le società occidentali dovranno mollare le operazioni in Russia, oppure subire l’ira del dipartimento di Giustizia per la violazione delle sanzioni. Il che lascia a XOM due opzioni: ignorare gli ordini di Obama (cosa che molti hanno già fatto) o gettare la spugna su ciò che potrebbe essere la maggiore scoperta petrolifera da anni. E mentre la dirigenza di Exxon contempla le opzioni, oggi appare un’altra constatazione su Bloomberg: “Supera le nostre aspettative“, ha detto Sechin in un’intervista. Questa scoperta è d'”importanza eccezionale dimostrando la presenza di idrocarburi nell’Artico“.
Lo sviluppo dei giacimenti di petrolio dell’Artico, è un’impresa che costerà centinaia di miliardi di dollari e richiederà decenni, ed è una delle più grandi ambizioni di Putin. Mentre i giacimenti esistenti in Siberia si prosciugano, la Russia deve sviluppare nuovi giacimenti in quanto gareggia con gli Stati Uniti a primo produttore di petrolio e gas mondaile. L’avvio del giacimento del Mare di Kara potrebbe iniziare in 5-7 anni, ha detto Sechin aggiungendo che il giacimento scoperto oggi sarà chiamato “Vittoria“. Duh! Il pozzo sul Mare di Kara, il più costoso nella storia russa, mira alla struttura sottomarina chiamata Universitetskaja e il suo successo è fondamentale per questa strategia. L’avvio della perforazione, che ha raggiunto una profondità di oltre 2000 metri, avvenne con una cerimonia con Putin e Sechin. L’importanza della perforazione sull’Artico è uno dei motivi per cui l’esplorazione di petrolio offshore è stata inserita nelle ultime sanzioni degli Stati Uniti. Exxon e Rosneft hanno una joint venture per esplorare milioni di acri del Mar Glaciale Artico. Ma ciò che è peggio per Exxon è che ora che il duro lavoro è fatto, Rosneft potrebbe sbarazzarsi del suo partner occidentale tra non molto: “Una volta che il pozzo è avviato, ci sarà molto lavoro per interpretare i risultati e questo è probabilmente ciò che Rosneft farà“, ha detto Julian Lee, stratega petrolifero, a Bloomberg First Word a Londra, prima dell’annuncio di oggi. “Entrambe le parti probabilmente sperano che quando saranno pronti ad avviare il prossimo pozzo, saranno state tolte le sanzioni“. Ed ecco perché non c’è niente che Exxon vorrebbe più che veder abbandonate le sanzioni occidentali contro Mosca: “La posta in gioco è alta per Exxon, che vale 408 miliardi di dollari sul mercato, il più grande produttore energetico del mondo, e la Russia è la seconda maggiore prospettiva d’esplorazione del mondo. L’azienda di Irving, in Texas, detiene i diritti di trivellazione su 11,4 milioni di ettari in Russia, eclissati solo dai 15,1 milioni di acri negli Stati Uniti“. Per dimostrare quanto sia importante tale scoperta, che fa pendere la bilancia del potere molto più a favore della Russia, sono gli esperti pagati per minimizzare disperatamente la rilevanza della scoperta russa: “Saranno necessarie altre perforazioni e analisi geologiche prima di una stima attendibile delle dimensioni delle risorse petrolifere della zona Universitetskaja e dell’Artico russo in generale, ha detto Frances Hudson, stratega globale della questione, che partecipa alla gestione dei 305 miliardi di dollari della Standard Life Investments Ltd. di Edimburgo. Le sanzioni che vietano la cooperazione europea e statunitense con gli enti russi, significano che la nascente esplorazione artica di quel Paese abortirà, poiché Rosneft e le sue consociate controllate dallo Stato non sanno perforare off shore sui mari freddi, ha detto. Estrapolare da un piccolo campione di dati non è forse il modo migliore d’informare”, ha detto Hudson in un’intervista telefonica. “E a causa delle sanzioni, sembra che diminuiranno le esplorazioni, piuttosto che altro”. Inoltre, spese e difficoltà operative in una parte così remota del mondo, dove i pericoli sono iceberg e temperature sotto lo zero, indicano che le scoperte da sviluppare potrebbero non essere economiche, ai prezzi petroliferi di oggi”. Forse. Poi ancora, forse gli esperti stimeranno meglio il tempo lasciato dal miracolo del gas di scisto prima che gli Stati Uniti siano ancora una volta in balia dei venditori di greggio offshore.
In ogni caso, un Paese sicuramente avrà stampato un grande sorriso sul volto: la Cina, dato che la scoperta di oggi significa semplicemente che la Russia venderà, in ultima analisi, il prodotto finale a qualcuno, e quel qualcuno sarà quasi certamente il Regno di Mezzo, laddove cui il “Santo Graal dell’accordo sul gas” darà qualche indicazione, lo farà in qualsiasi termine scelto da Pechino.

kara%20seaTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Mistral e Rafale sotto lo sguardo dell’India

Dedefensa 17 settembre 2014akerfrance520Il 24 luglio 2014, Jean-Paul Baquiast aveva correttamente paragonato la consegna della portaelicotteri francese Mistral alla Russia ai 126 Rafale francesi ordinati dall’India, osservando che l’eventuale fallimento del primo minacciava il conseguimento del secondo. Tale legame s’è ulteriormente rafforzato quando s’è potuta distinguere una somiglianza, dato l’ultimo episodio (4 settembre 2014) del pero-presidente francese che annuncia la “sospensione” dell’attuazione della prima parte del contratto (consegna del primo esemplare) fino a novembre, dipendendo (la consegna della Mistral) dalla situazione in Ucraina. È ragionevole vedere nella nostra sfera di cristallo che qualcosa, un grave incidente, un attacco ai gentili, la distruzione di una aereo con pensionati occidentali o immigrati nordafricani nello spazio aereo violato dell’Ucraina, l'”invasione” di “omini verdi” su camion umanitari “tutti bianchi”, “qualcosa” che si dice accada in Ucraina orientale, verso la fine di ottobre, con cui accusare indignati i russi e da confermare alla corte della comunità internazionale, con la testimonianza-pera della mancata consegna della Mistral. A cosa acquisita (la mancata consegna), il presidente Obama s’è congratulato con il presidente Hollande. Infine, prendendola per ciò che vale, la nostra sfera di cristallo s’è dimostra inaffidabile, incapace di sviluppare una narrazione che abbia un senso. Tuttavia, possiamo concludere a favore della sfera di cristallo, se non è vero… L’ipotesi… della cosa (la relazione incestuosa tra due contratti) è in gran parte confermata da un articolo di Aleksandr Korablinov su RIR (Russia and India Report), rivista interessata a relazioni e iniziative tra Russia e India, riflettendo le opinioni dei commentatori indiani e russi sugli eventi internazionali.
Il 5 settembre 2014, Korablinov presentava una notiziola tratta da varie fonti, alimentando l’idea della triste e netta possibilità di un ripensamento dell’India sulla prospettiva di completare l’ordine dei Rafale. Un esperto francese dell’IRIS, parlando al sito russo Delovoj Peterburg, sarebbe stato citato, così come fonti indiane, su una dichiarazione del Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare indiana all’Hindustan Times del 3 settembre 2014. Parlando del rifiuto di consegnare la Mistral francese, Korablinov osservava: “…La maggiore ripercussione sarebbe la perdita di reputazione della Francia come fornitrice affidabile, ha detto Arnaud Dubien, ricercatore presso l’Institut de Relations Internationales et Strategiques. “I funzionari del ministero della Difesa francese, in conversazioni private riconoscono che se non consegnano la Mistral alla Russia, la Francia perderà i contratti per la fornitura di 126 aerei da combattimento all’India”, ha detto Dubien. Dubien ritiene che la decisione del presidente francese Francois Hollande di sospendere la consegna della Mistral non è definitiva, ed è stata presa sotto la tremenda pressione di Stati Uniti e Germania. Ha aggiunto che una decisione definitiva sarà presa entro novembre, e molto dipenderà da come la situazione in Ucraina evolverà. Una fonte del ministero della Difesa indiano ha detto che l’India “guarda da vicino gli sviluppi”. La fonte ha aggiunto che è troppo presto per dire se ciò influenzerà il governo nella firma del contratto. “Quando dopo notevoli somme di denaro, un fornitore fa geopolitica ritardando o sospendendo le consegne, disturba” ha detto la fonte, che non era autorizzata a parlare ai media. Non è stato possibile raggiungere Ministero della Difesa indiano per un commento ufficiale. [...] il maresciallo dell’Aria indiano Arup Raha ha detto ad Hindustan Times che un accordo sul Rafale “sarà stipulato presto”. Gli osservatori del settore a Delhi però, dicono che ci sarà una crescente pressione a riconsiderare la Francia, dato il voltafaccia di questa settimana, riguardo la fornitura delle Mistral alla Russia”.
Questi piccoli e interessanti dettagli sul sentimento degli indiani verso Francia, Mistral e Rafale ci è data, attraverso un debito collegamento, da un altro autore di RIR, l’esperto indiano Rakesh Krishnan Simha, con un articolo del 13 settembre 2014. Simha analizza la logica delle sanzioni antirusse e soprattutto i loro effetti negativi sui “sanzionatori”; assai negativi. Il testo è anche interessante per riecheggiare i possibili sentimenti indiani in tal senso. Una sezione è dedicata agli affari militari con una constatazione sull’incomprensibilità del comportamento francese (e tedesco), come se la Francia cessi di essere un fornitore di armi indipendente, principale se non unica alternativa agli USA (anglosassoni) nel blocco BAO, per coloro che vogliono acquisire armi avanzate… Ma comunque, la Francia ha almeno il “matrimonio per tutti”!
Indica lo scarso pensiero strategico di Francia e Germania, così facilmente influenzati da USA-UK nel sabotare contratti militari già firmati con la Russia. Sanzioni a parte, la violazione del contratto mette in allarme altri acquirenti. Se Germania e Francia hanno in programma di cacciare i loro clienti, fanno un buon lavoro. Ma vediamola così: forse è proprio ciò che Stati Uniti e Regno Unito pianificano attirando gli acquirenti delusi. Nella sua modernizzazione militare, la Russia aveva chiesto alla Rheinmetall tedesca di costruire una moderna struttura di addestramento militare. Ma sotto la pressione degli Stati Uniti, la Germania ha annullato il contratto da 134 milioni di dollari. Strategy Page dice che la Russia può volgersi alla Cina per costruire il centro di addestramento, avendo la Cina ottenuto, o meglio trafugato, la tecnologia e costruito il proprio. “La crescente lista delle sanzioni contro la Russia ha colpito l’industria delle armi russe in modo particolarmente duro, perché le nuove armi russe dipendono dai fornitori occidentali per alcuni componenti di alta tecnologia”, dice Strategy Page. “La Cina ne approfitta facendo notare di essere un importante produttore di componenti elettronici e meccanici di fascia alta, e probabilmente sostituirà i fornitori occidentali per via delle sanzioni. Mentre la Russia non compra armi straniere compra componenti high-tech (soprattutto elettronici) dall’occidente. Molti di tali elementi sono prodotti a duplice uso che Cina e altri Paesi dell’Asia orientale fabbricano. La Cina sostiene i russi (sull’Ucraina) ed è ostile alle sanzioni (cui è stata sottoposta per decenni). Pechino ritiene di poter sostituire numerosi fornitori occidentali in Russia, creando circa 1 miliardo di dollari all’anno di attività aggiuntive per le imprese cinesi”. Inoltre, l’India guarda, tra divertimento e sgomento, la Francia piegarsi agli Stati Uniti abbandonando l’accordo da 1,6 miliardi di dollari sulle Mistral alla Russia. La Francia era un fornitore affidabile di sistemi di combattimento di qualità e non aveva mai stracciato un accordo con l’India. Tuttavia, ciò in passato, quando la Francia aveva scelto di non aderire alla NATO. Con Parigi che sincronizza la propria politica estera con i signori della guerra di Washington, i militari indiani saranno cauti verso la tecnologia ‘Made in France’…
rafale_omnirole Ciò che è notevole in questo articolo, è che l’esperto indiano ripete, nella rivista rivolta ad un pubblico internazionale, sopratutto in Russia e India naturalmente, nell'”internazionalizzazione” del pubblico, il grande timore espresso da alcuni esperti francesi sulle conseguenze per le esportazioni di armi francesi del comportamento della Francia sul caso delle Mistral. In qualche modo, si può dedurre, inciso sul piano cronologico, che il danno è già fatto con la “reputazione” della Francia appannata se non decisamente minata dal comportamento del presidente francese. La decisione di sospendere la decisione sulla consegna (delle Mistral), proprio per il vertice della NATO, è stata ampiamente apprezzata dagli ambienti interessati nei Paesi interessati, cioè dai clienti tradizionali e potenziali della Francia dalla politica nazionale indipendente, segno che la politica francese non ha nulla d’indipendente, e di come è ridotta, sul caso delle Mistral, a manovre vergognose da garzone beccato con le mani nel sacco. Anche se le Mistral saranno consegnate, la reputazione francese è già offuscata completamente, e ci vorrà un ampio cambio politico (qualcosa come l’uscita della NATO) per invertire tale devastante giudizio. La posizione indiana è alquanto delicata. È in procinto di completare il contratto sui Rafale, e tecnicamente e operativamente la scelta dell’aereo francese è parte essenziale della riconversione in termini tecnici, militari e industriali. Sul versante politico, la posizione è assai imprecisa, in quanto il Rafale ha due avversari su entrambi i lati: da una parte, non è una novità, i concorrenti anglosassoni principalmente, se non esclusivamente, vogliono sabotare il contratto, ben inteso facendo pressioni; se la pressione fallisce sul piano diretto, sarà un pessimo elemento perpetuo, soprattutto se la Francia avrà difficoltà politiche per la perduta reputazione d’indipendenza, come in tale caso… Dall’altro lato, vi sono circoli politici indiani che riflettono la nuova politica del Primo ministro Modi, che vuole una linea più indipendente per l’India, cioè in uscita dalle norme del Sistema (a preponderanza statunitense). Il paradosso inestinguibile è che tale linea favorisce chiaramente la Francia tradizionale nota gli indiani, cioè la Francia gollista; non questa straordinaria caricatura di Hollande illustratasi agli occhi di tutti facendo pensare che la Francia sia percepita totalmente sottomessa agli Stati Uniti. Se ciò è coerente con la vera situazione o meno, non importa dato che l’essenziale è la percezione degli osservatori. L’articolo di Simha in questo senso ne è un segno tangibile.
Concretamente, dove porre la verità reale della situazione, dal lato indiano e dell’ordine dei Rafale? E’ difficile dire se tra l’abbandono dell’ordine o la sua firma. Forse qualcosa in mezzo, secondo fonti indipendenti indiane. Questa l’ipotesi: l’India richiederebbe straordinarie clausole politiche di garanzia, mettendo a grave repentaglio (se non offensiva, per coloro che ricordano ciò che fu il Paese) certa politica francese, reale o virtuale; anche alludendo al precedente delle Mistral, e con l’incognita degli indiani che aspettano di vedere se i francesi le consegneranno; alludendo anche alla questione dei vecchi legami con la Russia. Qualcuno potrebbe pensare che alcune di tali condizioni potrebbero imbarazzare gravemente la Francia verso gli Stati Uniti da un punto di vista strettamente politico; Stati Uniti non più politicamente imbarazzati dall’intervenire senza resistenze negli affari francesi e, quindi, ritenendo di non poter vendere armi senza i requisiti politici pretesi dell’acquirente, immaginandosi quali e con quali condizioni. Tali condizioni potrebbero imbarazzare la Francia, pur ponendo il Paese davanti la necessità di una possibile scelta politica visibile e pubblica verso l’alleanza con gli Stati Uniti, che sarebbe portata a negare e denunciare se desiderosa di stipulare il contratto sui Rafale… Ma sembra che tali azioni possano essere, al momento, un pio desiderio; scritto ciò pensando che, oggi, le cose vanno molto, molto veloci.

mmrca-finalTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’influenza combinata di India e Russia si accresce nell’Asia-Pacifico

Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 19 settembre 2014

La regione, attualmente trascurata per le in Medio Oriente e Ucraina, è un potenziale focolaio di conflitti geopolitici nei prossimi anni.15modi-xi2Una pacifica, stabile ed economicamente vivace regione Asia-Pacifico sarebbe di buon auspicio per gli interessi russi e indiani. Quando si tratta delle differenze tra la Cina e i suoi vicini sulle isole nel Mar Cinese Meridionale, India e Russia preferirebbero una soluzione pacifica delle controversie, e un’evoluzione nel quadro multilaterale con la Cina attore chiave nella risoluzione dei conflitti. Nuova Delhi e Mosca appoggerebbero la buona volontà dei Paesi regionali. Paesi che temono minacce all’integrità territoriale e alla sovranità ne cercano la cooperazione. Vietnam e Indonesia hanno espresso interesse ad acquistare il missile BrahMos sviluppato congiuntamente, rafforzando le proprie difese. La Russia è un fornitore chiave dei sistemi della difesa nella regione, laddove l’India ha recentemente aumentato la cooperazione nella difesa. Indiani e vietnamiti hanno firmato un accordo per l’esplorazione petrolifera nel 2013, e in seguito, durante la recente visita, il Presidente Pranab Mukherjee ha firmato una lettera di intenti per l’esplorazione petrolifera in un altro luogo. L’India può beneficiare dell’esperienza della Russia nell’esplorazione petrolifera nella regione.
Nel mondo globalizzato e multipolare le vecchie nozioni di rivalità diventano dura valutazione pragmatica dei costi e benefici di una particolare mossa. Mentre la Cina è il principale partner commerciale dell’India, con prospettive di un incremento con la visita del presidente cinese Xi Jinping in India, la cooperazione nella Difesa dell’India con il Vietnam e la fornitura della Russia di sottomarini classe Kilo, non necessariamente scompenserebbero l’equilibrio delle relazioni tra i tre Paesi. Come la stretta collaborazione della Cina con il Pakistan non ha ostacolato lo sviluppo di relazioni più strette con l’India, rivale del Pakistan, allo stesso modo la stretta cooperazione di India e Russia con il Vietnam e altri Paesi dell’Asia-Pacifico non squilibrerebbe le loro relazioni con la Cina. Questo è ciò che l’equilibrio di potere nella teoria politica internazionale suggerisce: le nazioni bilanciano reciprocamente le ambizioni geopolitiche sia singole che di gruppo, evitando la guerra e promuovendo interessi. India e Russia, partner strategici, possono bilanciare le ambizioni geopolitiche di altre potenze dominanti nella regione Asia-Pacifico. Con la cooperazione dell’India con la Cina pur tra differenze, e le crescenti relazioni della Russia con la Cina e altri Paesi nella regione Asia-Pacifico, i relativi problemi possono esser meglio affrontati congiuntamente da India e Russia piuttosto che separatamente.
Oltre alla Cina, l’altra potenza geopolitica ambiziosa nella regione Asia-Pacifico sono gli Stati Uniti Negli ultimi anni, Washington ha espresso il desiderio di giocare un ruolo più importante, forse per contrastare le crescenti aspirazioni della Cina. E una delle mosse recentemente teorizzate in questa direzione è corteggiare l’India. Le relazioni indo-statunitensi non sono state molto incoraggianti negli ultimi mesi. Gli USA devono fare i conti con un leader cui negano il visto da circa dieci anni. I rapporti non facili si riflettono anche nel fatto che non ci sia un ambasciatore statunitense in India da marzo. Circolano idee su come migliorare le relazioni, tra cui invitare l’India alla Trans-Pacific Partnership, in cui Stati Uniti, Australia e altri Paesi dell’Asia-Pacifico sono membri. Sovrapponendo l’invito a India e Cina a svolgere un ruolo più grande nell’Asia Pacific Economic Cooperation, in cui la Russia è membro. Le strette relazioni della Cina con India e Russia, e l’incremento della cooperazione economica tra i tre, possono svilupparsi bilanciando le manovre geopolitiche degli Stati Uniti, che potrebbero non coincidere sempre con gli interessi di questi Paesi.
Durante la Conferenza sull’interazione e la costruzione della fiducia in Asia a maggio, il presidente russo Vladimir Putin ha sottolineato la necessità di una architettura di sicurezza in Asia-Pacifico. Secondo lui, “La regione richiede un’architettura di sicurezza che garantisca parità d’interazione, vero equilibrio di forze e armonia di interessi”. Putin ha anche proposto l’idea di ‘sicurezza indivisibile’ implicando che la sicurezza non può più essere definita negli interessi di una particolare nazione o di un gruppo di nazioni. L’insicurezza di una parte del mondo colpisce le altre parti del mondo. Gli elementi di questa architettura dettati da Putin sono: armonia di interessi, parità d’interazione ed equilibrio di forze. L’India nella sua politica estera ha sottolineato questi elementi. I principi della coesistenza pacifica, o Panchsheel, adottati dall’India riflettono questi elementi. Putin durante il suo intervento ha sottolineato che il futuro della regione Asia-Pacifico dipenderà dall’equilibrio dei meccanismi della diplomazia bilaterale e multilaterale. Nel contesto della diplomazia multilaterale, India e Russia sono già coinvolti in molti forum multilaterali come RIC, BRICS e G20. L’inclusione dell’India all’APEC rafforzerà ulteriormente la diplomazia multilaterale. La Russia supporta la candidatura dell’India, e recentemente la Cina ha espresso disponibilità a prenderne in considerazione la candidatura. Il primo ministro indiano Narendra Modi molto probabilmente parteciperà al summit APEC di novembre. Appare incongruente che l’India non faccia parte di questo organismo multilaterale di 21 aderenti, tra cui Paesi lontani come il Perù e piccoli come il Brunei. L’India è la terza economia in Asia e una delle economie in rapida crescita. L’inclusione dell’India rafforzerà il multilateralismo, e bilancerà le ambizioni geopolitiche promuovendo diplomazia multilaterale ed armonia degli interessi.
Negli ultimi anni, India e Russia hanno sempre messo in gioco le loro richieste in Asia Pacifico. A luglio, il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha dichiarato: “La regione Asia-Pacifico è tra le priorità della politica estera della Russia”. Il ministro degli Esteri dell’India Sushma Swaraj ha sottolineato, nel contesto della politica dell’India verso Est, “Agire, non basta guardare ad Est“. India e Russia possono bilanciare la regione Asia-Pacifico. L’India di Modi non nasconde l’ambizione di svolgere un ruolo maggiore in Asia-Pacifico. Le superiori capacità militari della Russia e la sua partnership strategica possono aiutare l’India a promuovere gli interessi bilaterali e conciliare le ambizioni di altre potenze in un quadro multilaterale.

Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano che si occupa di conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, ed aspetti strategici della politica eurasiatica.

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Cina e India firmano accordi in vista della cooperazione nucleare
The BRICS Post 18 settembre 2014

201112290908087654406Cina e India hanno firmato un gran numero di accordi economici e commerciali durante la visita del Presidente Xi Jinping a Nuova Delhi mentre Pechino ne valuta il peso finanziario. I due membri dei BRICS hanno anche detto che avrebbero presto avviato i colloqui sulla “cooperazione per l’energia civile nucleare rafforzando l’ampia cooperazione sulla sicurezza energetica“. Xi e il primo ministro indiano hanno assistito alla firma di 12 accordi di cooperazione, tra cui la costruzione di due parchi industriali cinesi in India e l’impegno di circa 20 miliardi di investimenti cinesi in India per cinque anni. Le due nazioni hanno anche firmato un patto per la cooperazione ferroviaria e un gemellaggio tra gli hub commerciali di Shanghai e Mumbai. Xi è stato accolto dal primo ministro indiano Narendra Modi ad Ahmedabad, capitale dello stato occidentale indiano del Gujarat, il secondo incontro tra i due leader da quando il nuovo governo indiano ha prestato giuramento. Xi aveva incontrato Modi al 6° vertice dei BRICS in Brasile a luglio. Il Primo Ministro indiano ha inoltre sottolineato il maggiore accesso al mercato cinese delle merci indiane. “Ho esortato le nostre aziende all’opportunità di accedere più facilmente al mercato e agli investimenti in Cina“, ha detto Modi dopo i colloqui con Xi. Incontrando il suo omologo indiano Pranab Mukherjee a Nuova Delhi, Xi detto che Cina e India devono coordinarsi sulle questioni internazionali. “Siamo anche due importanti forze in un mondo sempre più multipolare. Pertanto, la nostra relazione ha un significato strategico e globale“, ha detto Xi.
Pechino e New Delhi hanno fissato come obiettivo rapporti commerciali per 100 miliardi dollari entro il 2015. Il portavoce del ministero degli Esteri indiano Syed Akbaruddin ha detto che Xi e Modi hanno discusso “tutte le questioni sensibili d’interesse, a lungo” a Nuova Delhi, riferendosi alle notizie della stampa indiana sulla presunta “incursione” di truppe cinesi in territorio indiano questa settimana. “Dovremmo anche cercare una tempestiva soluzione alla questione dei confini“, ha detto il primo ministro indiano, dopo i colloqui con Xi. La breve guerra di confine nel 1962 interruppe i legami tra i due vicini. Le due parti hanno firmato un accordo di base sul confine lo scorso anno. Cina e India condividono 2000 km di confine mai formalmente delineati. I due Paesi hanno iniziato a discutere della questione del confine nel 1980. I media cinesi hanno detto che i due Paesi hanno compiuto “grandi sforzi per garantire che la cooperazione globale non sia sviata dalle dispute sul confine“. “Cina e India sono membri dei BRICS e possono cooperare e coordinarsi strettamente nell’ambito del quadro regionale accelerando lo sviluppo economico e migliorando la vita dei propri popoli“, affermava un editoriale di Xinhua.
La Cina soppianta gli Stati Uniti come grande potenza dalla maggiore influenza nel continente asiatico. L’impennata economica della Cina trascina blocchi come ASEAN, SCO e la regione dell’Asia centrale nell’orbita di Pechino. La Cina ha anche detto che vorrebbe che l’India partecipi al piano della Cintura economica della Via della Seta della Cina. “La Via della Seta vanta una popolazione di 3 miliardi di abitanti e un mercato senza eguali per dimensioni e potenzialità“, ha detto Xi nel settembre dello scorso anno. Una nuova mappa svelata da Xinhua riporta i piani cinesi per la Via della Seta che passando dal nord del Xinjiang, attraverso l’Asia centrale, in Kazakistan e passando per Iraq, Iran, Siria e Istanbul, in Turchia, arrivi in Europa diretto a Germania, Paesi Bassi e Italia. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha detto l’anno scorso che Cina, India e Russia possono “svolgere un ruolo importante nella costruzione del Corridoio economico della Via della Seta“. La proposta del Presidente Xi Jinping d’integrare il corridoio Bangladesh-Cina-India-Myanmar (BCIM) alla grande cintura economica della Via della Seta mira a promuovere le opportunità d’investimento per la Cina. La Cina ha aumentato il commercio bilaterale con il Bangladesh a circa 10,3 miliardi di dollari, e con il Myanmar a 6 miliardi nel 2013.
La Cina è il principale partner commerciale dell’India, mentre l’India è il maggiore della Cina in Asia meridionale, con il commercio bilaterale che raggiungeva i 65,4 miliardi dollari nel 2013. Cina e India, assieme ad altri due vicini asiatici, hanno già istituito un organismo intergovernativo lo scorso dicembre per costruire il corridoio economico Cina-India-Birmania Bangladesh. Quest’anno ricorre anche il 60° anniversario dell’accordo firmato nei primi giorni della Guerra Fredda sul crescente impegno della Cina per la pace. Nel 1954, Cina, India e Myanmar firmarono i cinque principi della coesistenza pacifica, promettendo mutua non aggressione e non-ingerenza negli affari interni, ideali adottati dal Movimento dei Paesi Non-Allineati per non scegliere tra Stati Uniti ed Unione Sovietica.

Narendra Modi greets Xi JinpingTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Fine dell’impero, la carta della ‘de-dollarizzazione’ di Cina e Russia

Tyler Durden Zerohedge 12/09/2014

China-buying-U.S.-DebtLa storia non è finita con la guerra fredda e, come Mark Twain ha detto, se la storia non si ripete spesso fa rima. Come Alessandro, Roma e Gran Bretagna cedettero il loro dominio globale assoluto, così sarà anche per gli Stati Uniti già in declino. Il dominio economico globale degli USA è in declino dal 1998, ben prima della crisi finanziaria globale. Gran parte di tale declino ha effettivamente poco a che fare con le azioni degli Stati Uniti, ma piuttosto con il dipanarsi di un’anomalia economica lunga un secolo. La Cina ritorna ad avere la posizione economica globale che aveva per millenni prima della rivoluzione industriale. Proprio come il dollaro è divenuto valuta di riserva globale mentre la sua potenza economica cresceva così, come il grafico sottostante indica, la crescente spinta alla dedollarizzazione del ‘resto del mondo isolato’, è una scommessa intelligente…

20140912_USANo2Come spiega Jim Reid di Deutsche Bank, “Nel 1950 la quota della Cina di popolazione mondiale era il 29%, la sua quota di produzione economica mondiale (su base PPP) era di circa il 5% (Figura 98). Per contro gli Stati Uniti era il contrario, con l’8% della popolazione mondiale detenevano il 28% della produzione economica”.

20140912_USANo22Dal 2008, l’enorme secolare ritardo economico della Cina era già sulla via del superamento (Figura 97).

20140912_USANo21Sulla base delle tendenze attuali, l’economia cinese supererà quella statunitense in potere d’acquisto, nei prossimi anni. Gli Stati Uniti non sono più l’unica superpotenza economica del mondo e in effetti la loro quota di produzione mondiale (su base PPP) è caduta a meno del 20%, storicamente utile per indicare la singola superpotenza economicamente dominante. In termini economici siamo già nel mondo bipolare. Stati Uniti e Cina di oggi controllano oltre un terzo della produzione mondiale (su base PPP). Tuttavia, come abbiamo già sottolineato, la dimensione economica di una nazione non è l’unico fattore determinante dello status di superpotenza. C’è un moltiplicatore “geopolitico” che deve essere contabilizzato, permettendo alle nazioni performance superiori o inferiori al loro potere economico sul piano geopolitico globale. Abbiamo già discusso di come la riluttanza degli Stati Uniti ad impegnarsi nel resto del mondo prima della seconda guerra mondiale, fece sì che sulla scena mondiale gli Stati Uniti non fossero una superpotenza a dispetto dell’enorme vantaggio economico, e come la capacità e la volontà dell’URSS di sacrificare altri obiettivi per assicurarsi lo status di superpotenza, le permettesse di competere con gli Stati Uniti per il potere geopolitico, nonostante la sua economia molto più debole. Guardando il mondo di oggi, si potrebbe sostenere che gli USA continuano a godere di un’influenza smisurata rispetto alle dimensioni della propri economia, mentre geopoliticamente la Cina non sfrutta la sua economia. Per usare il termine che abbiamo qui sviluppato, gli Stati Uniti hanno un moltiplicatore geopolitico maggiore di uno, mentre per la Cina è minore di uno. Perché?
Quasi un secolo di dominio economico e mezzo secolo di status da superpotenza degli Stati Uniti, hanno lasciato il segno sul mondo. Il potere lascia un’eredità. Primo, il “soft power” degli Stati Uniti rimane in gran parte senza rivali, la cultura degli Stati Uniti è onnipresente (si pensi a Hollywood, alle università della Ivy League e a McDonald), le maggiori imprese statunitensi sono giganti globali e la lista degli alleati USA è senza pari. Secondo, il presidente degli Stati Uniti continua ad avere il titolo di “leader del mondo libero”, e gli USA sono impegnati a difendere questo mondo. Anche se ultimamente delle domande si pongono, gli Stati Uniti sono l’unica nazione disposta ad intervenire per sostenere tale ordine del “mondo libero”, e la sua spesa militare fa impallidire quella del resto del mondo. La spesa militare degli USA è oltre il 35% del totale mondiale e i loro alleati coprono un altro 25%.
Il ritardo geopolitico cinese ha una serie di ragioni plausibili, per cui la Cina continua a non sfruttare la sua economia sulla scena mondiale. Prima di tutto ha le sue priorità. La Cina pone la crescita interna in cima a tutte le sue preoccupazioni, nonostante i recenti progressi, milioni di cittadini cinesi continuano a vivere in povertà. Così finora è stata disposta a sacrificare il potere globale sull’altare della crescita economica. Ciò probabilmente si riflette meglio sulla dimensione del bilancio militare, che in dollari è meno di un terzo di quello degli USA. In secondo luogo la Cina non ha lo stesso livello di soft power degli Stati Uniti. Il comunismo cinese non fu seducente come il comunismo sovietico ed oggi l’ascesa della Cina generalmente spaventa i vicini piuttosto che farne degli alleati. Tali fattori probabilmente contribuiscono a spiegare perché, in un certo senso geopolitico, gli USA sembrano restare l’unica superpotenza del mondo; utilizzando il modello di superpotenza dominante di cui parliamo, ci aiuta a spiegare perché le tensioni geopolitiche globali fossero relativamente basse, almeno prima della crisi finanziaria globale. Tuttavia questa situazione è cambiata negli ultimi cinque anni. Non solo l’economia cinese continua a crescere molto più velocemente di quella statunitense, ma forse ancora più importante si può affermare che il moltiplicatore geopolitico degli Stati Uniti cede, riducendo il predominio degli Stati Uniti sulla scena mondiale, andando verso una ripartizione equilibrata del potere geopolitico mondiale, come non s’è visto dalla fine della Guerra Fredda. Se è così, allora il mondo sarebbe nel pieno dell’inasprimento delle tensioni geopolitiche, strutturali e non temporanee.
Perché affermiamo che il moltiplicatore geopolitico degli Stati Uniti, la sua capacità di trasformare la forza economica in potere geopolitico, sia in declino? Su molte ragioni secondo cui ciò sarebbe vero, tre ne spiccano. In primo luogo, dalla crisi gli Stati Uniti (e l’occidente in generale) hanno perso fiducia. L’apparente fallimento del laissez faire economico rappresentato dalla crisi, combinato con la debole ripresa economica degli Stati Uniti, li lascia meno sicuri sul generazionale modello nazionale democratico e liberista. Poiché tale incertezza è aumentata, la volontà statunitense di sostenere che il resto del mondo debba seguire il suo modello è scemata. Secondo, la guerra in Afghanistan e, in particolare, in Iraq hanno lasciato gli Stati Uniti assai meno disposti ad intervenire nel mondo. Una delle più importanti lezioni che gli Stati Uniti sembrano aver tratto dalla guerra in Iraq, è che non possono risolvere tutti i problemi del mondo, ed in effetti spesso li peggiorano. In terzo luogo, l’avanzata dei politici faziosi negli Stati Uniti, lascia il popolo sempre meno fiducioso verso il governo. Il risultato netto di questi cambiamenti nei sentimenti del popolo degli Stati Uniti e del suo governo, è il declino del loro predominio geopolitico globale. Gli eventi degli ultimi 5 anni l’hanno sottolineato. Guardando alle quattro principali questioni geopolitiche di questo periodo, l’esito della Primavera araba (soprattutto in Siria), l’ascesa dello Stato islamico, le azioni della Russia in Ucraina e della Cina nella regione con la sua dimostrazione di forza navale, gli Stati Uniti si sono dimostrati sostanzialmente inefficienti. Il presidente Obama si allontanò dalla “linea rossa” dell’uso da parte del governo siriano di armi chimiche. Gli Stati Uniti escludono un intervento significativo nel nord dell’Iraq contro lo Stato islamico. Gli USA non possono frenare l’azione pro-russa in Ucraina e solo dopo molto tempo (con l’impeto del tragico disastro aereo civile) hanno convinto i loro alleati ad adottare ciò che sarebbe generalmente considerata una “prima risposta” ad una situazione del genere, le sanzioni economiche. E finora gli Stati Uniti non hanno dato alcuna risposta strategica alle azioni della Cina nei mari orientale e meridionale cinesi. È importante sottolineare che tali scelte politiche non necessariamente riflettono la scelta dell’attuale amministrazione, ma piuttosto riflettono lo stato d’animo del popolo degli Stati Uniti. Nel sondaggio Pew 2013 sul ruolo degli USA nel mondo, la maggioranza (52%) ritiene che “gli Stati Uniti dovrebbero pensare ai propri affari e lasciare che altri Paesi facciano al meglio ciò che possono per conto proprio“. Questa percentuale oscillava dal 20% nel 1964, al 41% nel 1995 al 30% nel 2002.

Le conseguenze geopolitiche del declino del dominio globale
Ognuno di tali eventi ha mostrato la riluttanza statunitense nell’adottare una forte azione in politica estera e certamente ne sottolinea la riluttanza ad usare la forza. Alleati e nemici degli USA l’hanno notato e preso atto. Il moltiplicatore geopolitico degli USA è diminuito anche se la lor forza economica è relativamente in declino e gli Stati Uniti degradano rispetto al resto delle grandi potenze mondiali in termini di potere geopolitico. Qui cerchiamo di vedere cosa imparare dalla storia cercando di comprendere i cambiamenti nelle tensioni geopolitiche strutturali mondiali. Abbiamo in generale sostenuto che l’ampio dipanarsi della storia del mondo suggerisce che la spinta principale ai cambiamenti strutturali delle tensioni geopolitiche globali era l’ascesa o la caduta della potenza leader mondiale. Abbiamo anche suggerito una serie di segnali importanti per tale punto di vista, soprattutto che una superpotenza dominante causerebbe minori tensioni geopolitiche strutturali quando fosse stabile internamente. Abbiamo anche cercato di distinguere tra una superpotenza “economica” (che possiamo misurare direttamente) e una vera e propria superpotenza “geopolitica” (cosa che non possiamo misurare). Su tale argomento abbiamo ipotizzato che la potenza geopolitica di una nazione può essere stimata approssimativamente moltiplicandone la potenza economica con il “moltiplicatore geopolitico” che ne riflette la capacità di accumulare e pianificare la forza, la volontà d’intervenire negli affari mondiali e l’estensione del suo “soft power”.
Tenuto conto di questa analisi, ci colpisce il fatto che oggi siamo nel pieno di un evento storico estremamente raro, il relativo declino di una superpotenza mondiale, gli Stati Uniti, il cui dominio geopolitico mondiale è in declino, da un lato per l’ascesa storica della Cina dalla sua spropositata arretratezza e dall’altro da varie questioni interne, dalla crisi della fiducia sul nucleo del modello economico degli Stati Uniti e dalla stanchezza per la guerra in generale. Ciò non vuol dire che la posizione degli USA nel sistema globale sia sull’orlo del collasso. Lungi da ciò, gli Stati Uniti rimangono la maggiore delle due grandi potenze del prossimo futuro, dato che il “moltiplicatore geopolitico” potenziato dal soft power profondamente radicato e dal costante impegno per l’ordine del “mondo libero”, permette di sovrastimarne la potenza economica. Come l’attuale segretario alla Difesa USA Chuck Hagel ha detto all’inizio dell’anno, “Noi (gli USA) non c’impegniamo nel mondo perché siamo una grande nazione. Piuttosto, siamo una grande nazione perché c’impegniamo nel mondo“. Ciò nonostante gli Stati Uniti perdono il posto di unica superpotenza geopolitica dominante e la storia suggerisce che durante tali mutamenti le tensioni geopolitiche aumentano strutturalmente. Se questa analisi è corretta, allora l’aumento negli ultimi cinque anni, e più in particolare l’anno scorso, delle tensioni geopolitiche globali potrebbe rivelarsi non temporaneo, ma strutturale al sistema mondiale attuale, e il mondo continuerà a sperimentarne più frequenti, duraturi e ampi rispetto agli ultimi vent’anni, almeno. Se sarà davvero così, allora i mercati potrebbero aumentare i prezzi per via dei maggiori rischi geopolitici in futuro.

SCO_updated_versionCina e Russia affronteranno unite le sfide
The BRICS Post 11 settembre 2014

putin-sco-dushanbe-summit2.siIl presidente cinese Xi Jinping e il suo omologo russo, Vladimir Putin, si sono incontrati a Dushanbe, capitale del Tagikistan, per il 14° summit della Shanghai Cooperation Organization (SCO). I due alleati hanno discusso di “questioni urgenti della cooperazione bilaterale, in particolare nei settori energetico, aerospaziale e infrastrutturale“, ha detto un comunicato del Cremlino. E’ il quarto incontro nel 2014 tra i due leader. Il presidente cinese Xi Jinping ha detto, durante l’incontro, che le leadership delle due nazioni “affronteranno congiuntamente le sfide estere”. “Sono pronto ad ulteriori contatti per rafforzare il sostegno reciproco e ampliare l’apertura tra i nostri Paesi, in modo da poter sempre attingere al reciproco sostegno, affrontando congiuntamente le sfide estere e raggiungere i nostri grandi obiettivi di sviluppo e rinascita”, ha detto Xi.
All’inizio della scorsa settimana, la Cina ha solidamente appoggiato il piano di pace di Vladimir Putin sull’Ucraina , anche se l’Unione europea ha preparato altre sanzioni bancarie ed energetiche alla Russia. Il presidente russo ha lodato l’accordo sul gas da 400 miliardi di dollari firmato questo maggio tra i due Paesi, garantendo all’utente energetico più importante del mondo una delle principali fonti di combustibile pulito. “Ciò è stato fatto con il sostegno diretto del presidente della Cina. Ora ne abbiamo praticamente iniziato l’attuazione che, ne sono certo, che procederà secondo le regole del business e sarà realizzato efficacemente da entrambe le parti, Russia e Repubblica popolare di Cina“, ha detto Putin a Dushanbe. L’accordo ha aperto un nuovo mercato a Mosca che rischia di perdere clienti europei per la crisi ucraina. “L’amicizia personale di Putin” con il presidente cinese è un suo trionfo politico, mentre i capi occidentali intensificano i tentativi d’isolare Putin per il presunto sostegno della Russia ai ribelli pro-Mosca in Ucraina orientale. “Compiamo progressi in altri settori tradizionali della cooperazione come energia nucleare, ingegneria aerospaziale, infrastrutture e così via”, ha detto Putin.
Xi ha detto che Pechino e Mosca supervisionano i progressi nello sviluppo congiunto del jumbo jet a lungo raggio e degli elicotteri pesanti, così come altri importanti progetti comuni. “All’inizio del mese abbiamo preso personalmente parte alla cerimonia dell’avvio della costruzione del gasdotto Potere della Siberia, mostrando quanto seriamente consideriamo l’espansione della cooperazione energetica russo-cinese”, ha detto Xi Putin. “Abbiamo istituito una commissione intergovernativa russo-cinese sulla cooperazione degli investimenti. Valutiamo attivamente la cooperazione nella costruzione di ferrovie ad alta velocità e lanciato la cooperazione nei sistemi di navigazione satellitare, cui ho prestato personalmente grande attenzione“, ha aggiunto.
Xi e Putin hanno anche avuto colloqui a luglio in Brasile durante il 6° vertice BRICS. Xi ha avuto colloqui o incontrato Putin nove volte da quando ha assunto la carica di Presidente della Cina, nel marzo 2013, a testimonianza di relazioni sino-russe più forti e assertive. In un momento saliente dell’incontro sugli investimenti, Mosca e Pechino hanno stipulato un patto per incrementare l’uso di rublo e yuan nelle transazioni commerciali. Durante la riunione inaugurale nella Grande Sala del Popolo di Pechino, la Commissione per la Cooperazione negli Investimenti Russia-Cina ha discusso dei 32 progetti d’investimento bilaterali, ha detto il viceprimo ministro russo Igor Shuvalov.
Xi e Putin partecipavano al 14° summit della SCO nella capitale tagika.

Cina, Russia e Mongolia creano un corridoio economico
The BRICS Post 12 settembre 2014

2014091207125869365Il presidente cinese Xi Jinping ha proposto di costruire un corridoio economico che colleghi Cina, Mongolia e Russia, durante i colloqui tripartiti tra i leader dei tre Paesi a Dushanbe, capitale del Tagikistan. Xi ha avuto colloqui con i suoi omologhi russo Vladimir Putin e mongolo Tsakhiagiin Elbegdorj a margine del 14° summit della Shanghai Cooperation Organization (SCO). Xi ha detto che il vertice trilaterale è di “grande importanza per approfondire la fiducia reciproca e portare avanti la cooperazione regionale nell’Asia nordorientale“. Il presidente mongolo aveva suggerito che i tre Paesi s’incontrino in un formato trilaterale. “Naturalmente, la vicinanza geografica di Mongolia, Russia e Cina aiuta a realizzare vantaggiosi progetti a lungo termine infrastrutturali, energetici e minerari. Abbiamo cose da discutere e troviamo importante, fattibile e utile stabilire un dialogo regolare“, ha detto Putin durante l’incontro. Il presidente cinese ha detto che i tre vicini possono collegare l’iniziativa di Pechino della Cintura economica della Via della Seta al piano ferroviario transcontinentale della Russia e al programma Vie della Prateria della Mongolia, costruendo insieme un corridoio economico Cina-Mongolia-Russia. Ciò potrebbe trasformare la Mongolia in un “corridoio” che collega le economie cinese e russa.
La Mongolia è più estesa di Giappone, Francia e Spagna messe insieme. Le tre parti devono anche rafforzare l’interconnettività del traffico, agevolare il flusso dei trasporti e studiare la fattibilità della costruzione di una rete elettrica transnazionale, ha detto Xi. I tre leader hanno inoltre deciso di istituire un meccanismo di consultazione ministeriale per coordinare e promuovere la cooperazione trilaterale. La Mongolia è di crescente interesse strategico per Russia, Cina e Stati Uniti. La proposta del presidente cinese di un corridoio economico mira anche a contrastare il maggiore interesse di Washington sulla regione. La Cina è il maggiore partner commerciale della Mongolia, anche se gli Stati Uniti hanno significativi legami nella difesa con il Paese. Xi ha suggerito che le tre nazioni rafforzino la cooperazione attraverso gruppi di riflessione, media e l’allineamento sulla tutela ambientale e la prevenzione delle catastrofi. Sulla cooperazione internazionale, Xi ha detto che i tre Paesi devono “salvaguardare congiuntamente le norme fondamentali che disciplinano le relazioni internazionali, sostenere il nuovo concetto di sicurezza con fiducia reciproca, mutuo vantaggio, uguaglianza e collaborazione, promuovendo congiuntamente la soluzione politica delle controversie internazionali e questioni scottanti”.
Xi e Putin hanno ribadito l’invito alla Mongolia a partecipare alle attività congiunte di Cina e Russia previste il prossimo anno per commemorare il 70° anniversario della vittoria della guerra mondiale antifascista e della guerra popolare cinese di resistenza contro l’aggressione giapponese. Il presidente mongolo ha detto a Xi e Putin che il suo Paese è pronto a rafforzare la cooperazione con i due alleati nella Cooperazione economica Asia-Pacifico (APEC).

Xi-Jinping-and-Vladimir-Putin-toast-May-2014Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia: verso un nuovo modello di sviluppo?

Jacques Sapir, Russeurope 8 settembre 20141La questione del modello di sviluppo che la Russia potrebbe seguire nei prossimi anni è ormai apertamente legata all’evoluzione del contesto internazionale. Il gioco delle sanzioni e contro-sanzioni è destinato a continuare. Possiamo chiederci se non abbia già causato un cambiamento significativo nella percezione del mondo da parte del governo ed anche dell’élite russa.

Il ritorno della Guerra Fredda?
Le relazioni tra Stati Uniti, Unione europea e Russia sono peggiorate notevolmente dall’inizio del 2014, e non erano buone prima. Le contraddizioni in politica estera erano chiare da circa due anni. Ma l’iniziativa russa sulla questione delle armi chimiche in Siria ha mostrato che una collaborazione era ancora possibile. Collaborazioni anche necessarie per gli Stati Uniti, che non possono uscire dall’Afghanistan senza il supporto implicito della Russia, o per la Francia, che dipende in gran parte dal trasporto aereo pesante delle società russe per le operazioni in Africa. Eppure c’è un impressionante deterioramento del rapporto fin dall’inizio del 2014. John Mearsheimer, professore di scienze politiche presso l’Università di Chicago, ha dimostrato in un recente articolo sulla rivista Foreign Affairs che la responsabilità di tale peggioramento è piuttosto da ricercarsi negli Stati Uniti e nell’Unione europea [1]. In questo degrado, un importante punto di svolta sembra essere stato il dramma del volo MH17 delle Malaysian Airlines, distrutto sull’Ucraina orientale. Gli Stati Uniti subito dichiararono che gli insorti del Donbas e Russia erano responsabili della tragedia. Ora sembra che le cose siano molto più complesse e che prove per condannare la Russia e gli insorti semplicemente non esistano [2]. Gli ex-funzionari dei servizi segreti statunitensi si sono mossi [3]. Ma qualunque sia l’origine della crisi, il suo slancio attuale è perno importante nelle relazioni internazionali, ben oltre il caso della sola Russia. Questo nuovo contesto internazionale è naturalmente preso in considerazione dall’élite russa. Cambia, esplicitamente o implicitamente, il loro rapporto con il mondo e, da questo punto di vista, vi sono importanti implicazioni per il modello di sviluppo adottato dalla Russia. Quindi è probabilmente esagerato parlare di “nuova guerra fredda”, come fanno certi commentatori, non c’è dubbio che si osservano tutte le caratteristiche di un allontanamento tra la Russia e i Paesi definiti, a torto o a ragione, occidentali Tuttavia, la maggiore differenza tra la situazione attuale e quella della seconda metà del ventesimo secolo, è che ora il “bacino atlantico” (Stati Uniti, Canada e Europa occidentale) non concentra più l’essenziale delle tecniche e tecnologie di produzione. La possibile espulsione della Russia non può comportarne l’isolamento, ma lo spostamento delle relazioni verso altri Paesi.

Sanzioni e controsanzioni
Il meccanismo delle sanzioni e delle controsanzioni, ora al culmine, pesa sulle aspettative dei diversi attori economici. Le diverse fasi del processo delle sanzioni e delle risposte del governo russo, costruiscono un particolare contesto psicologico la cui importanza va ben al di là degli effetti concreti delle misure adottate. Riguardo gli Stati Uniti e l’Unione europea, vi è una serie di misure (comprese quelle dell’8 settembre 2014) che comprende la cooperazione industriale come le transazioni finanziarie. In primo luogo, le misure contro le attività industriali, soprattutto le compagnie petrolifere, la tecnologia militare o che potrebbe avere capacità “duale”. Queste misure, tuttavia, restano limitate per diversi motivi:
(I) Si dovrebbero applicare solo ai nuovi contratti, in particolare petrolio e militare, e non pregiudicare i contratti già firmati.
(II) Tali misure sono limitate nel tempo, rinnovabili (ogni 6 mesi).
Si noti inoltre che un certo numero di Paesi in possesso di tali tecnologie non partecipa alle “sanzioni” in questione. Questi Paesi continueranno a rifornire la Russia. Si può anche immaginare che una società di un Paese che applica le sanzioni, trasferisca ad una società in un Paese che non applica tali sanzioni, la concessione delle licenze tecnologiche colpite dalle sanzioni [4]. Ciò riduce notevolmente l’impatto sulla Russia. Poi vi sono le misure che riguardano la sfera finanziaria. Gli Stati Uniti hanno deciso dal 30 marzo di vietare qualsiasi contratto e congelare i beni della banca Rossija e di 6 piccole banche. A luglio decisero di estendere tali misure all’industria della difesa, cantieristica statale (OSK) e costruzioni aeronautiche statali (OAK). Poi vi sono le sanzioni che rientrano nel regime SSI delle sanzioni industriali. Si tratta del divieto alle compagnie russe di prendere prestiti per oltre 90 giorni sui mercati finanziari internazionali. Tali sanzioni vietano sia l’aumento del debito estero di imprese private, sia il fatturato del debito (roll-over) quando matura.

G1Il debito delle banche coinvolte è stimato a 140 miliardi di dollari. Di tale importo, circa 12 miliardi di dollari sarebbero soggetti alle misure roll-over entro il terzo trimestre del 2014 e 22 entro la fine del 2014.

Le aziende colpite dalle sanzioni
Banche: Gazprombank, VEB, VTB, Banca di Mosca, Rosselkhozbank
Industrie: Gazprom, Rosneft, Novatek, OAK, OSK

Il debito estero lordo delle società russe è dell’ordine dei 650 miliardi di dollari. Le banche rappresentano un po’ meno della metà dell’importo (310 miliardi dollari), ma sono loro che hanno la crescita più forte, poiché il debito aziendale è pressoché costante dal 2012. Tali misure essenzialmente penalizzano il settore bancario russo. Un aspetto importante delke sanzioni è che de facto danno agli Stati Uniti una presa sull’UE. La “legge BNP Paribas” renderà imprese e banche europee estremamente riluttanti nel trattare affari in dollari che potrebbero rientrare nel quadro dello status SSI degli Stati Uniti. L’effetto indotto potrebbe essere la riduzione dei flussi in dollari a favore dell’euro o dello yuan (ora utilizzato più degli euro per gli investimenti) e di altre valute. La Russia ha deciso, in risposta a queste misure, d’imporre il divieto di un anno su certi prodotti alimentari provenienti da UE, Stati Uniti, Canada e Australia. Tali misure rientrano in due approcci distinti: rappresaglia che può essere sospesa quando saranno annullate le sanzioni di Stati Uniti ed Unione europea, e misure protezionistiche. In realtà, sembra che il governo russo abbia colto l’occasione fornita dalle sanzioni per adottare misure il cui effetto sull’economia russa potrebbe essere positivo.

Il possibile impatto sul modello di sviluppo della Russia
Dall’ottobre 2005 sembrava esservi un compromesso tra “interventisti” e liberali nel governo, e più in generale nell’élite russa, per un uso misurato dei fondi da reddito delle materie prime. Le quattro “priorità nazionali” fissate da Putin al momento (salute, istruzione, alloggio e integrazione agro-industriale) sono destinate a canalizzare alcune attività degli investimenti, come desiderato dagli “interventisti” ma senza causare notevoli squilibri macroeconomici. Queste priorità nazionali sono responsabilità dell’ex-capo dell’amministrazione presidenziale, Medvedev. nominato Primo Vicepremier nell’autunno 2005, e dovrebbe essere coerente con le regole stabilite da Kudrin e Gref. Va notato che Kudrin, al tempo ministro delle finanze, continua ad opporsi a qualsiasi uso massiccio dei fondi accumulati con le esportazioni dell’economia russa, per il rischio di squilibrio macroeconomico. Questo fu già discusso con la crisi economica mondiale (2008-2010) che ha visto lo Stato assumere un ruolo sempre più importante nell’economia. Nel 2010-2013, vi fu ciò che potrebbe essere chiamata l'”illusione” del possibile ritorno a tale equilibrio.

G2Fonte: Banca Centrale della Russia. 2014: stime di Sberbank

Allo stesso tempo, apparve la strategia industriale per organizzare l’economia russa in tre settori.
A) Il settore prioritario per lo sviluppo dell’economia russa, strettamente controllato dallo Stato: energia e materie prime.
B) Il settore delle industrie strategiche, definito nella logica per la diversificazione della produzione industriale. C’è una notevole industria metalmeccanica. In questo settore, lo Stato non intende esercitare un controllo diretto, ma fornire una direzione strategica. L’ingresso di attori esteri è possibile ed anche auspicabile, ma solo se la politica di tali attori s’integra con la strategia formulata. Inoltre, le aziende russe cercheranno di entrare nel capitale delle grandi imprese occidentali (EADS, Oerlikon), e in cambio il capitale di alcune società russe potrebbe essere aperto.
C) il settore delle altre industrie in cui lo Stato russo non intende intervenire, salvo che per rispettare la legislazione.
In realtà, la compatibilità tra le varie politiche economiche presente nel compromesso del 2005 è problematica. Non sorprende che il punto di equilibrio tra le forze contrapposte nel governo russo sia mutato decisamente dopo la crisi del 2008. Il compromesso sembra essere stata la prima vittima dei cambiamenti del contesto internazionale. Ma i segni di un cambio potrebbero essere stati percepiti alla fine del 2013 o anche prima, con la dipartita del governo Kudrin. Da questo punto di vista, il cambio di modello di sviluppo non è la semplice reazione al cambio geopolitico, ma viene usato per mutare l’ordine del giorno dalla fine del 2012 e che dovrebbe portare ad un modello di sviluppo che per la Russia sarebbe molto più egoista di quanto appaia, puntando decisamente alla costruzione di un’industria innovativa [5].

Una politica per la sostituzione delle importazioni
Si notano negli ultimi mesi cambiamenti significativi, in qualche misura il prodotto del nuovo sistema di relazioni internazionali. L’impatto delle sanzioni sembrava molto debole fino ad aprile 2014, ma oggi possiamo fare le seguenti osservazioni:
A) Vi è una ripresa dell’attività industriale (+ 2,5% nel primo semestre), ed è chiara.
B) L’attività agricola e alimentare sembra accelerare a giugno e luglio, prima dell’entrata in vigore della rappresaglia russa.
C) Questi effetti positivi sembrano direttamente correlati al deprezzamento di circa il 10% del rublo da marzo.

G3La crisi ucraina ha anche causato gravi disagi, ma era limitata sul mercato dei cambi e finanziario russo. Se le fluttuazioni del mercato azionario di Mosca hanno poca influenza (i fondi della borsa di Mosca sono solo l’1% degli investimenti in Russia), le perturbazioni del mercato dei cambi sono più importanti. Da questo punto di vista, per valutare l’impatto reale della crisi ucraina si segnala quanto segue:
1) La Russia ha un tasso d’inflazione di gran lunga superiore a quello di UE e Stati Uniti, con un tasso nel 2014 stimato al 7,5%. Questo significa che per analoghi incrementi di produttività, il deprezzamento del rublo dovrebbe essere del 5% nei confronti del dollaro e del 6,5% verso l’euro, per mantenere la competitività del Paese.
2) Infatti, i guadagni di produttività della produzione russa sono superiori di circa il 2,5% rispetto a quanto noto di Stati Uniti e Unione europea. La svalutazione del rublo dovrebbe essere del 2% nei confronti del dollaro e del 4% nei confronti dell’euro.
3) Ora vediamo una perdita media dell’8-12% contro il dollaro e dell’11-16% rispetto all’euro, in media un deprezzamento reale del rublo dell’8% contro il dollaro e del 9% nei confronti dell’euro. Questi livelli di deprezzamento possono effettivamente avere un effetto positivo sui produttori locali russi. Ha senso allora che l’economia russa reagisca positivamente e non negativamente alle sanzioni, in quanto si ha un notevole potenziale di crescita nel settore delle sostituzioni delle importazioni. Tuttavia, l’effetto diretto del deprezzamento del tasso di cambio è al culmine da 6 a 18 mesi dopo l’ammortamento. L’effetto tende a diminuire in seguito, ed è considerato esaurito da 36 a 60 mesi dopo l’ammortamento. Tuttavia, si tratta di un’analisi puramente statica che presuppone che le società locali non investino per migliorare qualitativamente la loro competitività. La vera questione è se l’investimento in capitale produttivo delle società locali incrementerà la produzione dell’industria manifatturiera, ma anche dell’industria alimentare in qualità e diversità.

Verso l’indipendenza finanziaria?
In realtà, la questione degli investimenti si riferisce all’autonomia o indipendenza che la Russia potrebbe raggiungere nei prossimi anni. Dal 2011, le autorità russe hanno dato segni ricorrenti di voler acquisire una propria autonomia dai mercati finanziari occidentali. Ciò s’è accelerato significativamente a fine 2013m nell’ambito dell’alleanza di fatto con la Cina. Il cambio dello yuan alla borsa di Mosca, ma anche la creazione di un mercato del rublo “non residente”, vanno verso la costruzione di un’economia russa autonoma dallo spazio finanziario dominato dal dollaro. Ora, ciò è destinato ad avere implicazioni serie per l’equilibrio finanziario globale, perché la Russia è un importante esportatore di petrolio e gas, ma anche di alcuni metalli e, finora, queste operazioni sono state condotte in gran parte in dollari. La costruzione da parte della Russia di un sistema di finanziamento che ne assicuri l’autonomia dai mercati finanziari occidentali può avere accelerato la logica delle sanzioni. La costruzione di questo sistema è una priorità per la Russia se vuole sfruttare appieno la logica della sostituzione delle importazioni, in cui sembra essere impegnata. Il ruolo dello Stato sarà importante nel sistema dei finanziamento, e non è ancora chiaro se questo ruolo sarà legato direttamente al Ministero delle Finanze o se sarà attuato dalle banche statali. Tuttavia, la costruzione di un tale sistema avrà implicazioni estremamente importanti per il sistema finanziario internazionale, che potrebbe vedere la propria crisi accelerare dallo squilibrio così prodotto.

russias-pipelines-could-loop-around-earth-more-than-six-times[1] Mearsheimer J., “Why the Ukraine Crisis is the West’s fault“, Foreign Affairs, settembre/ottobre 2014
[2] Sapir J., “MH17, doubts in the intelligence community“, Russeurope, 1 agosto 2014
[3] “Senior U.S. Intelligence Officers: Obama Should Release Ukraine Evidence“, 29 luglio 2014
[4] “Rosneft to take 30 percent in Norwegian driller”, RT Business, 22 agosto 2014
[5] Trenim D., Russia’s New National Strategy

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Russia e Iran: energia in cambio della sopravvivenza

Sarkis Tsaturjan, IarexReseau International 9 settembre 2014

0,,16544700_303,00La politica delle sanzioni euro-statunitensi muta il sistema delle relazioni regionali. Il 10 e l’11 settembre la Commissione intergovernativa russo-iraniana studierà gli accordi concreti previsti nel protocollo d’intenti firmato a Teheran ai primi di agosto, per un periodo di 5 anni. Secondo le informazioni di “Kommersant”, l’accordo prevede l’acquisto dalla Russia di petrolio iraniano in grandi quantità, fino a 500000 barili al giorno o 25 milioni di tonnellate all’anno. Ciò rappresenta un quarto della produzione totale dell’Iran. L’Iran prevede di vendere con uno sconto di 5 dollari al barile meno dello Slightly Brent. L’embargo petrolifero imposto dall’occidente sulla vendita di greggio iraniano, che risale al 2013, è dimenticato. Mosca, in attesa delle sanzioni rinforzate da Washington e Bruxelles per via della sconfitta delle operazioni militari ucraine, ha iniziato a rompere il blocco grazie alla partnership con Teheran. Gli esperti di Kommersant ritengono che la maggioranza delle vendite sarà ‘puntuale’ e la maggior parte delle forniture andranno a Cina e Africa, in particolare Sud Africa. Ovviamente i BRICS avranno lo stimolo a sviluppare e rafforzare i reciproci legami. Per l’ambasciatore iraniano in Russia, Sanan, i profitti della vendita saranno usati da Teheran per acquistare dalla Russia macchine utensili, materiale rotabile, mezzi pesanti, metalli e cereali. Il gruppo di stato russo “Rostekhnologij” ha già annunciato la disponibilità a fornire all’Iran un’ampia gamma di apparecchiature ad alta tecnologia. Parte del ricavato dell’IRI (ente petrolifero iraniano) sarà destinato alle aziende russe per la costruzione della seconda unità della centrale nucleare di Bushehr. I piani statunitensi, che da tanti anni cercano di congelare il programma nucleare iraniano, si sgretolano sotto i nostri occhi. Ma non solo ciò colpisce l’amministrazione Obama: l’Iran chiede il lancio di un programma congiunto per la costruzione di miniraffinerie in Iran, e sviluppare i giacimenti di gas di Asaul e South Pars, che già occupano imprese russe. Non è un segreto che la partecipazione delle nostre imprese in tali progetti rafforza lo status della Russia quale potenza energetica globale. Anche il caos in Siria e in Iraq, su cui Arabia Saudita e Qatar hanno basato molte speranze, può cambiare il ruolo di leader della Russia nel mondo dell’energia.
“Lo Stato Islamico” ha polverizzato tali speranze. The Guardian riconosce che la situazione è senza speranza, “non abbiamo alcun desiderio di utilizzare i nostri punti di forza a vantaggio dello stato islamico, che si può apprezzare solo se uccide i coraggiosi sunniti in Iraq, con l’eventuale revisione delle relazioni occidentali con il Presidente Assad, preoccupando sunniti, o avvicinando i jihadisti“. I combattenti dello Stato Islamico legano le mani di Obama e Cameron, e le loro azioni danno a Putin e Rohani margini di manovra. L’Iran non si ferma facendo pressione sull’Arabia Saudita dal vicino Yemen. Nelle ultime settimane a Sana proseguono attivamente le manifestazioni organizzate dagli sciiti che ricordano lo sceicco Husayn Badr ad-Dina al-Husi, ucciso nel 2004 che, secondo l’agenzia Fars iraniana, installano nella capitale Sana una tendopoli da cui i manifestanti chiedono le dimissioni del governo di Abd Rabo Mansur Qadi, accusato di sostenere al-Qaida. La situazione è complicata al punto che il governo dello Yemen bombarda la provincia settentrionale di Amran controllata dagli sciiti. La preoccupazione del saudita non conosce confini: la stampa fa filtrare che Ryad prevede l’intervento terrestre nel Paese. Sciiti e salafiti sono impegnati in una lotta mortale.
Si noti che le azioni di Russia e Iran non sono solo diplomatiche; si tratta soltanto di ciò di cui avvertivamo poco prima delle informazioni dell’agenzia Rekh, che citano “l’incubo della coalizione”; in tale caso l'”incubo” di Obama e dei suoi consiglieri di politica estera. Gli Stati Uniti d’America da tempo spingono l’Iran nelle braccia della Russia: la riconciliazione di queste due potenze era prevedibile. Sullo sfondo del riavvicinamento russo-iraniano, gli esperti turchi reagiscono nervosamente ricordando l’accordo di partnership strategica tra Rosneft e ExxonMobil firmato un anno prima. L’articolo di Yenicag dal titolo paradossale “Sindacato americano-russo” suggerisce l’indipendenza di ExxonMobil dalla Casa Bianca avutasi con l’esplorazione congiunta con Rosneft nel Mar Glaciale Artico, rinforzata da investimenti inauditi per 400 miliardi di dollari entro il 2030. Yenicag è perplessa: “Gli Stati Uniti invitano gli europei ad imporre sanzioni contro le compagnie petrolifere russe, mentre non possono imporle ad ExxonMobil, sapendo che nessun presidente statunitense ha tale potere“. Annunciando che il petrolio della prima nave curda è stato acquistato da Rosneft e consegnato nel porto di Trieste. E’ possibile che ExxonMobil, che si sa operare nel nord dell’Iraq, abbia sfruttato i suoi rapporti con Rosneft per concludere tale vendita. L’autore dell’articolo suggerisce che ci sono due USA: quelli di Obama e quegli di ExxonMobil… dai processi diversi. Mentre gli ex-sovietologi del Congresso USA elucubrano su relazioni USA-Russia in stile “guerra fredda”, il ruolo del nostro Paese sulla politica globale è irriconoscibile. Negli anni ’80 Ronald Reagan e il suo direttore della CIA, William Joseph Casey, convinsero Arabia Saudita e Gran Bretagna ad aumentare l’offerta di petrolio sul mercato mondiale strangolando l’afflusso di valuta estera in URSS, comportando il crollo del modello economico sovietico. Attualmente una manovra simile non è possibile: le riserve artiche, l’esplorazione e lo sviluppo congiunto Rosneft-ExxonMobil, sono al di là dei mezzi di Arabia Saudita e partner regionali; e una quota delle esportazioni di petrolio iraniano alla Russia sarà la forza di riserva per impedirne il dumping sul mercato.

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Credo sia un messaggio confuso…

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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