I Quattro Cavalieri, la CIA e l’espresso della coca colombiana

Dean Henderson 10 giugno 2014
Two guerrillas of the Revolutionary Armed Forces oNel 1984, con il vicepresidente George Bush a capo della National Narcotics Border Inderdiction Service (NNBIS), i funzionari statunitensi ignorarono le ripetute occasioni per arrestare Pablo Escobar e Jorge Ochoa, al centro del Cartello di Medellin. I due erano occupati ad inviare cocaina in Costa Rica, presso il ranch dell’agente della CIA John Hull. Fuggirono dalla Colombia dopo aver ordinato l’assassinio del ministro della giustizia colombiana Rodrigo Lara Bonilla e trovarono rifugio nel Panama del dipendente della CIA Noriega, lo stesso anno il padrino dei contras del Nicaragua e autore del colpo di Stato contro Mossadegh, Vernon Walters, s’incontrava segretamente con il presidente colombiano Julio Turbay per lanciare la base militare top-secret statunitense sull’isola colombiana di San Andres. L’isola caraibica divenne subito importante per la rotta del narcotraffico di cocaina del cartello colombiano. Con l’avvio del NAFTA, il Messico di Salinas divenne il principale punto di transito della cocaina, dalla Colombia agli Stati Uniti. La prima fase del nuovo accordo di libero scambio delle Americhe venne attuata con il nome di Plan Colombia. Il Piano comprendeva una grande componente energetica, che aiutò i Quattro Cavalieri (Exxon Mobil, Chevron Texaco, BP Amoco e Royal Dutch/Shell) a sfruttare le vaste imprese petrolifere e petrolchimiche in Colombia, detenendo il monopolio sulle risorse energetiche del Paese. Nel 1980 Shell acquistò le operazioni colombiane di Occidental Petroleum e Tenneco. Exxon Mobil possiede le grandi miniere di carbone del Paese, mentre BP Amoco recentemente vi ha scoperto enormi giacimenti di petrolio. [1]
Il Plan Colombia comprende anche una componente militare, camuffata da eradicazione della droga, ma che è in realtà una campagna controinsurrezionale contro i due potenti eserciti guerriglieri di sinistra che combattono la narco-oligarchia colombiana da oltre 40 anni. La sinistra colombiana entrò in clandestinità dopo l’assassinio del leader popolare Jorge Eliecer Gaitan, alla Conferenza Inter-Americana di Bogotà del 1948. Si formarono due eserciti guerriglieri, FARC-(Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e ELN (Esercito di Liberazione Nazionale). Entrambe storicamente attaccarono le installazioni dei Quattro cavalieri. Gasdotti dell’Occidental furono danneggiati, dirigenti di Chevron Texaco rapiti e impianti della BP Amoco distrutti. Le FARC guidare da Manuel Marulanda controllano una parte enorme del territorio nel sud-ovest della Colombia, vicino Popayan. L’ottanta per cento degli 1,3 miliardi di dollari del Plan Colombia riguarda l’acquisto di armi e l’assunzione di consiglieri militari. Più di 400 consiglieri statunitensi addestrano 12500 colombiani delle Forze Speciali in 34 basi militari statunitensi in Colombia. Dispositivi di spionaggio high-tech e radar furono inviati in Colombia, con 80 elicotteri Huey e Blackhawk. Il piano consente la guerra chimica contro i contadini colombiani con l’irrorazione aerea di glicerin-fosfato sulle colture di coca. L’irrorazione uccide il bestiame dei poveri contadini, molti dei quali soffrono di malattie sconosciute.[2] Mentre la propaganda statunitense dipinge i guerriglieri come narcotrafficanti, in realtà sono oligarchia e militari colombiani a dirigere saldamente il narcotraffico nel Paese. Multinazionali statunitensi, banche internazionali e CIA li aiutano.
4415708_d5ba27362e La maggior parte dei presidenti colombiani fu comprata dai cartelli della droga. Chi non veniva  comprato non rimaneva in carica per molto. Ciò fu il destino del presidente Verhilio Barco, che nei primi anni ’90, insieme ai suoi colleghi peruviano e boliviano, ebbe l’audacia di chiedere al presidente Bush d’impedire a Exxon, Chevron e RD/Shell d’inviare acetone etilico in Sud America, poiché queste sostanze chimiche sono usate nella produzione di cocaina. Il senatore Harry Reid (D-NV) invitò Bush a fare lo stesso. Bush si rifiutò e la presidenza Barco fu di breve durata e arrivò  un un leader colombiano più flessibile. Nel 1994 il nuovo presidente Ernesto Samper accettò 6 miliardi di dollari dal cartello di Cali per la sua campagna. Il suo manager era il colonnello Fernando Botero-Zea, in seguito divenuto suo segretario alla Difesa. Botero-Zea fu il contatto principale della CIA nelle Forze Armate colombiane. Ricevette finanziamenti dal Cartello di Cali che depositò in un conto bancario della Barclay a Bogotà. Botero-Zea ebbe anche conto corrente alla Barclay di New York, che l’US DEA indagò. Ma il colonnello aveva i contatti giusti. Il suo avvocato era Stuart Abrams, che impedì qualsiasi indagine significativa sull’Iran/Contra. [3] Buon amico di Samper, Jaime Michelson Uribe fondò il consorzio Grancolombia, un canale importante per il narcotraffico. Nel 1997 gli Stati Uniti de-certificarono la Colombia come partner affidabile nella guerra alla droga, mentre il presidente Clinton minacciò di bandire Samper dagli Stati Uniti. Samper rispose dicendo che non avrebbe più collaborato con gli Stati Uniti sulla droga. Inoltre, minacciò di diffondere la lista delle multinazionali statunitensi coinvolte nel narcotraffico colombiano. [4] Clinton fece rapidamente marcia indietro. Samper non menzionò più la lista.
Le mega-banche statunitensi vanno notate. Quando l’esecutivo della Chase Manhattan John Marcilla portò le prove del riciclaggio di narcocapitali nella controllata colombiana della Chase, Banco de Comercio, ai suoi capi di New York, fu licenziato. David Edwards ebbe la stessa risposta quando portò l’argomento ai suoi superiori della Citibank. I Quattro Cavalieri mostrarono gratitudine per il silenzio di Samper, pompando investimenti record in Colombia ed esortando Clinton a non imporre sanzioni al Paese. Chevron Texaco, BP Amoco, l’Occidental kuwaitiana, Bechtel e Halliburton di Lawrence Eagleburger delle Industries Dresser, guidarono la carica per arraffare le risorse colombiane. [5] Nel 1998, mentre Clinton era occupato a lodare il successore di Samper, Andres Pastrana, per i suoi sforzi nella guerra alla droga, il capo dell’aeronautica della Colombia fu costretto a dimettersi dopo che su un jet fu scoperto un carico di 600 chili di cocaina, quando atterrò a Ft. Lauderdale, in Florida, lo Stato del governatore Jeb Bush. Il generale non fu arrestato o multato né dal governo colombiano né dagli Stati Uniti. [6] Gli alleati degli Stati Uniti nella guerra alla droga nei vicino Venezuela pre-Chavez erano ugualmente corruttibili. Nel 1996 un gran giurì di Miami incriminò l’ex-capo di un’unità anti-droga sponsorizzata dalla CIA nel Paese, per contrabbando di 22 tonnellate di cocaina negli Stati Uniti. Il generale Ramon Guillén guidava un’unità della Guardia Nazionale del Venezuela a Caracas, finanziata dalla CIA. I funzionari di polizia statunitensi dissero che la CIA approvava le spedizioni di Guillen. Il capo della stazione CIA in Venezuela fu costretto a dimettersi quando Guillen fu preso. Il capo della stazione DEA di Caracas, Annabelle Grimm, disse a 60 minutes che aveva respinto una richiesta della CIA d’inviare cocaina a Miami nell’ambito di una operazione per molestare il Cartello di Medellin del boss Pablo Escobar. Quando Grimm rifiutò, la CIA spedì comunque la coca. [7]
I militari colombiani dipendono dal narcotraffico, così come i paramilitari che gli oligarchi colombiani e i boss della droga utilizzano per attaccare la sinistra colombiana. I paramilitari di destra diffondo il loro terrorismo di Stato nell’ambito delle Unità di Autodifesa della Colombia, difatti, squadroni della morte il cui record di massacri di civili, sindacalisti e attivisti per i diritti umani è tra i peggiori al mondo. I maggiori signori della droga colombiani erano Pablo Escobar, Jorge e Fabio Ochoa, Gonzalo Rodriguez Gacha, Fidel Castano, Carlos Lehder e Victor Carranza, che collettivamente guidavano i cartelli di Medellin e Cali, i principali sponsor dei paramilitari della Columbia. I sicari furono addestrati da mercenari inglesi e israeliani, spesso torturando contadini nelle haciendas del cartello. [8] Carlos Lehder era un nazista dichiarato che creò il famigerato MAS (Morte ai rapitori), il più brutale degli squadroni della morte. Lehder era un socio di Robert Vesco. Fidel Castano è il principale finanziatore dei paramilitari di Cordoba. L’hacienda di Castano era un campo di addestramento dei terroristi che compivano spedizioni nella regione di Uraba di Pablo Escobar e Gonzalo Rodriguez Gacha, una campagna terroristica contro gli abitanti senza tetto della baraccopoli. Una campagna simile fu svolta a Cali dai paramilitari di Cali Linda (Bella Cali). I narco-paramilitari collaborano con la polizia colombiana e le unità militari. I paramilitari legati alle oligarchie della droga compirono i massacri di Trujillo e Cali. In entrambi i casi polizia locale e unità militari, così come l’élite dell’esercito, il battaglione del Palazzo Buga, furono coinvolti nelle atrocità. A Putamayo la polizia anti-narcotici controlla e protegge i paramilitari che commisero numerosi massacri. Nel 1995 il governo e i gruppi per i diritti umani colombiani pubblicarono un rapporto citando il colonnello dell’esercito Antonio Uruena quale capo dei paramilitari che uccisero più di 100 civili in casi legati alla droga, nel 1988-1991. [9]
eln_farcLe confessioni dell’ex-maggiore dell’esercito Oscar Echandia, a Puerto Boyaca nei primi anni ’80, illuminano il rapporto intimo tra i cartelli della cocaina, esercito colombiano e Big Oil. Echandia descrisse come ai paramilitari fu ordinato di uccidere i sostenitori del Partito Liberale centrista. Disse che l’alleanza tra paramilitari e narcotrafficanti fu costituita nel 1983-1984, citando l’insorgenza di strette relazioni tra Rodriguez Gacha e il colonnello Plazas Vega, comandante della Scuola di Cavalleria dell’Esercito. Questo quando Vernon Walters sistemava l’affare San Andres.  Echandia disse che mercenari inglesi e israeliani apparvero a Puerto Boyaca nel 1989 accompagnati da agenti segreti dell’F-2 e militari dell’esercito colombiani. Disse che il sostegno finanziario per l’addestramento dei paramilitari proveniva da ricchi allevatori e dai Quattro Cavalieri. [10] Con il Plan Colombia gli Stati Uniti riforniranno ampiamente di armi il corrotto esercito colombiano. Nel gennaio 2002, il presidente Andres Pastrana, forse sentendo che l’attuazione del Plan Colombia avrebbe dato alle sue truppe il tanto atteso vantaggio militare su FARC ed ELN, che misero in difficoltà l’esercito colombiano in numerose occasioni, annunciò un ultimatum di 48 ore alle FARC per evacuare la sua roccaforte nel sud-ovest della Colombia. Le FARC semplicemente si riposizionarono, aumentando le attività nelle principali città della Colombia, rapirono deputati di destra colombiani e tentarono di assassinare il candidato presidenziale Uribe, che prometteva di spazzare via i ribelli, se eletto. Il 7 agosto 2002, il duro Uribe giurò in una cerimonia sotto alta sicurezza a Bogotà, quando colpi di mortaio uccisero 14 persone. Con i ribelli all’attacco e il Plan Colombia che ingrana, la guerra totale in Colombia sembra inevitabile. Gettando benzina sul fuoco, nel 2007 i media colombiani scoprirono le prove che collegavano il governo Uribe ai paramilitari nello scandalo noto come Paragate.

U.S. President Barack Obama meets with Colombia's President Alvaro Uribe in the Oval Office at the White House in WashingtonNote:
[1] “A New Rush into Latin America”. New York Times. 4-11-93. Sec.3. p.1
[2] “The Geo-Strategy of Plan Colombia” Manuel Tamayo. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.40
[3] “US Has Obtained Barclay’s Records in Colombia Probe” Glenn Simpson Wall Street Journal. 2-26-96
[4] “Sampras Podria Frenar Programmes de Cooperacion”. AFP. Prensa Libre. Guatemala City. 3-8-97
[5] “Foreign Funds Buoy Foreign Leader”. Thomas T. Vogel Jr. Wall Street Journal. 8-20-96. p.A6
[6] Evening Edition. National Public Radio. 11-10-98
[7] “Former CIA Ally Faces Drug Charges”. Wall Street Journal. 11-22-96. p.A12
[8] Colombia: The Genocidal Democracy. Javier Giraldo S.J. Common Courage Press. Monroe. 1996. p.88
[9] “Troops in Panama Aim for Drug Runners”. Douglas Farah. Washington Post. 2-15-95
[10] Giraldo. p.90

Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’espansione dei BRICS: ragioni e vincoli

Quanto è importante aprire la porta a nuove adesioni al raggruppamento sempre più influente, e a quanti Paesi?
Debidatta Aurobinda Mahapatra, RIR, 16 maggio 2014
433119bricIl raggruppamento BRICS fa notizia recentemente con l’ambasciatore indiano in Argentina che segnala la possibilità che il Paese latinoamericano possa entrare nel gruppo. Anche se non vi è stata alcuna dichiarazione ufficiale sulla possibile espansione, il dibattito in merito è certamente tempestivo. Da quando il gruppo s’è riunito ufficialmente per la prima volta nella città russa di Ekaterinburg, nel 2009, la sua importanza sulla scena mondiale è aumentata in modo significativo.  Con un’economia combinata di 16.039 miliardi di dollari, è emerso come polo collettivo nel mondo multipolare. Che si tratti delle crisi in Siria, Iran o Ucraina, o della questione della riforma dell’ordine economico internazionale, i membri del gruppo hanno affermato e sostenuto un ordine non sempre in consonanza con quello abbracciato dall’occidente. L’originale BRIC è diventato BRICS nel 2011 con il Sudafrica come nuovo membro. L’adesione del Sud Africa è stata veloce e senza opposizione interna. I soci attuali provengono da Asia, Africa e America Latina. Tre continenti diversi dal Nord America e dall’Europa per crescita economica e peso politico. L’avanzata di questi continenti, che si riflette nella formazione dei BRICS, ha plasmato l’ordine mondiale post-Guerra Fredda. Due dei membri del gruppo, Russia e Cina, sono membri con diritto di veto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, e tutti gli aderenti sono in rapida crescita economica. Nonostante le previsioni di sventura, il gruppo resta ed è forte. Anche se originariamente concepito come agglomerato economico, il profilo dei BRICS ha superato le motivazioni economiche ed è considerato politicamente rilevante nella politica internazionale. In questo contesto, l’ascesa del gruppo è una conclusione scontata. I BRICS sono quasi un’entità d’élite. Sono citati in quasi tutti i dibattiti internazionali, e la loro voce è ritenuta importante. È quindi naturale che altre nazioni siano interessate a farne parte. Ma la questione controversa che si pone, e che i membri devono affrontare, è quanto sia importante aprire la porta a nuove adesioni, e a quanti Paesi?
Forse il caso del NAM è istruttivo, in questo contesto. Originariamente concepito come alternativa  politica ai blocchi della Guerra Fredda, il gruppo (originariamente di meno 30 Paesi) passò a 120. L’ampia adesione ne ha influenzato non solo la filosofia, ma anche le azioni. La sua composizione include Paesi filosoficamente divergenti, da Cuba a Singapore. Il gruppo comprendeva regimi democratici e regimi dittatoriali. La grande adesione ha anche creato gravi beghe interne. Anche se il gruppo festeggia il suo 60° anniversario quest’anno, non è considerato un organismo multilaterale significativo come i BRICS o i G20. Nessuno dei membri dei BRICS preferirebbe il destino del gruppo NAM. Ciò non per sostenere che i Paesi BRICS non debbano espandersi. Potrebbe essere altrimenti. Ma i membri devono considerare questi fattori prima di invitare altri Paesi ad aderire. Il gruppo è ancora nella sua fase formativa. Ha meno di un decennio. Vi sono molte questioni nel gruppo che devono essere affrontate. Prima fra cui la banca dei BRICS. Sebbene un sostanziale progresso è stato fatto sul tema, non è stata presa alcuna decisione concreta sulla posizione della banca, il suo capitale iniziale e la leadership. Sarà prudente affrontare questi problemi, e anche affrontare le divergenze politiche, prima di intraprendere l’allargamento. Quindi è necessario avere un orientamento sui Paesi che si adattano alle caratteristiche della filosofia e dell’agenda del gruppo. Il Viceministro degli Esteri russo Sergej Rybakov ha osservato, “Abbiamo un approccio costruttivo verso eventuali richieste di questo tipo, da chiunque inviate. Ecco perché eventuali problemi sull’ulteriore espansione del gruppo BRICS devono essere elaborate pienamente e completamente”. Anche se l’ambasciatore indiano ha fatto un annuncio ad effetto sull’accettazione della domanda d’adesione dell’Argentina, il governo indiano non ha ufficialmente espresso la sua posizione. Vi sono dibattiti sulla possibile adesione dell’Argentina. L’Argentina è un giocatore chiave in Sud America, ma la sua economia non è robusta come quella dei BRICS. Ha un enorme debito estero. L’adesione di un Paese dev’essere soppesata con attenzione. Paesi come la Siria hanno già chiesto l’adesione. Il gruppo deve essere selettivo nelle sue scelte. Georgij Toloraja, Direttore esecutivo del Comitato Nazionale per gli Studi sui BRICS della Russia, ha definito l’Indonesia, una delle economie in più rapida crescita e dalla maggiore popolazione islamica, un possibile candidato. L’Egitto può essere un candidato anche se l’agitazione interna ne indebolisce la candidatura. La Nigeria, nonostante il problema dell’estremismo religioso, è una delle economie dalla più rapida crescita in Africa. L’uomo più ricco d’Africa è un nigeriano. Il Paese dell’Asia centrale Kazakistan si distingue anche per la sua buona posizione per l’adesione al gruppo. Il Paese dalle ricche risorse gode di una relativa stabilità ed ha adottato un approccio più sfumato sulle questioni internazionali. Alcuni altri possibili candidati sono Messico, Iran e Turchia. Questo elenco non è esaustivo.
Il punto qui è che il gruppo deve adottare un quadro calibrato nell’ammissione di un Paese. In questo contesto, si devono affrontare alcuni temi fondamentali. In primo luogo, l’identità. Si preferirà mantenere il nome BRICS per il corpo allargato o adottare un nome diverso che rifletta l’adesione al gruppo? In secondo luogo, la nomenclatura. Si preferirà suddividere gli aderenti in principali e nuovi? Ci sarebbero provvedimenti contro un membro che violi la filosofia del gruppo? Queste e relative questioni devono essere considerate prima di allargare l’entità. Il prossimo summit in Brasile sarà decisivo nel dibattito sull’allargamento. L’Argentina è nota per la sua opposizione al dominio occidentale sul continente, come Venezuela e Cuba, ma ciò non è sufficiente per l’adesione ai BRICS. I BRICS emergono come formatori dell’ordine mondiale con il loro peso economico e politico, e il Paese che contribuisce a relativi filosofie ed obiettivi può essere il candidato giusto per l’adesione.

10291106Dr. Debidatta Aurobinda Mahapatra è un commentatore indiano. Le sue aree di interesse sono conflitti, terrorismo, pace e sviluppo in Asia meridionale, e gli aspetti strategici della politica eurasiatica.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Da BRICS a BRICSA (o BARICS, ecc…)

Dedefensa 16 maggio 201410369222L’ormai famosa associazione BRICS esamina la domanda di adesione dell’Argentina. Sembra che una decisione sarà presa alla riunione dei cinque Paesi del 15 luglio nella città brasiliana di Fortaleza. Brasile, India e Sud Africa supportano tale proposta, Cina e Russia hanno una posizione di attesa pur essendo molto aperte alla prospettiva. Altri quattro Paesi sono vicini a essere candidati: Iran, Kazakhstan, Indonesia e Messico. La Voce della Russia spiega il 15 maggio 2014, alcuni elementi della situazione riguardo questa proposta oltre al contesto della situazione complessiva… A questo proposito, un argomento chiaro e che rende la situazione propizia ai BRICS per la loro organizzazione, sviluppo, ambizioni, ecc. è lo stato di tensione tra la Russia e il blocco BAO, che favorisce ovviamente il riallineamento dei Paesi non aderenti al blocco, tentati dalla formula  dei BRICS. Le avventure del blocco BAO logicamente facilitano sempre più lo scavo della tomba del mondo pseudo-unipolare e suprematista cui è affezionato… E’ quindi possibile che tra poche settimane l’acronimo BRICS diventi magari BRICSA o BARICS o ecc., cedendo al peso di nuove lettere e richiedendo un nuovo nome che non sia costituito dalle iniziali dei suoi membri.
Gli esperti concordano sul fatto che dal punto di vista politico, il già notevole potenziale dei BRICS possa solo rafforzarsi con l’adesione dell’Argentina. Penso che l’espansione del BRICS sia un passo nella giusta direzione. Se questo problema viene discusso nella riunione dei BRICS e i Paesi aderenti si pronunciato a favore, ciò andrà a beneficio di tutti. L’ingresso dell’Argentina nei BRICS contribuirà al rafforzamento delle relazioni tra la Russia e l’Argentina, un grande Paese del Sud America dall’enorme potenziale economico”, dice il direttore della rivista ‘America Latina’ Vladimir Travkin. “Rimane ancora da trovare le soluzioni ai molti problemi connessi alle molteplici concertazioni con i Paesi membri, data la vastità del territorio di tale Paese, la forza della sua economia e della sua popolazione. Ecco perché, forse, Pechino e Mosca mostrano moderazione in  materia. Tuttavia, Buenos Aires mira ad accelerare il processo. Per l’Argentina unirsi ai BRICS può significare la concessione di finanziamenti a condizioni più favorevoli rispetto a quelli offerti da altre istituzioni internazionali. (…) Il periodo di tensione tra  Russia e occidente può essere utile allo sviluppo della cooperazione nell’ambito delle relazioni BRICS. Molti Paesi in via di sviluppo seguono la situazione e traggono conclusioni prendendo decisioni strategiche nel proteggere i loro asset. E in questo senso, l’attuale crisi può avviare l’ampliamento dei BRICS e lo sviluppo di una zona di libero scambio“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Le otto famiglie della manipolazione del petrolio

Dean Henderson 13 maggio 2014
Saudi ArabiaDopo la seconda guerra mondiale, durante cui il presidente della Royal Dutch Shell Sir Henry Deterding sostenne i nazisti, mentre Exxon e Texaco collaborarono con i nazisti del cartello IG Farben, i Quattro Cavalieri rivolsero l’attenzione al Medio Oriente. C’è il cartello sotto nomi come Consorzio iraniano, Iraqi Petroleum Company e Aramco. Con la nascita dell’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) come cartello dei produttori, le aziende escogitarono modi sempre più sofisticati per ridurre la capacità di contrattazione collettiva dell’OPEC. Governi nazionalisti furono destabilizzati, screditati e rovesciati dalla CIA per volere di Big Oil. Henry Kissinger creò l’International Energy Agency (IEA), che i francesi chiamano macchina da guerra. La politica dei Due Pilastri di Nixon e il Consiglio di Cooperazione del Golfo di Reagan (GCC) furono tentativi di dividere l’OPEC tra ricche nazioni bancarie e povere nazioni industriali, con i sauditi che giocano il ruolo di chiave di volta produttivo in entrambi i sistemi. Come il petroliere George Perk una volta commentò il rapporto tra i Quattro Cavalieri e i sauditi, “I mercati del petrolio non sono liberi. I funzionari della compagnia petrolifera corrompono i funzionari dell’Arabia Saudita. Ma solo per controllare il mercato“.
Dopo la guerra del Golfo re Hussein di Giordania commentò il ruolo saudita nel ridurre il potere contrattuale dell’Opec, “A livello base, il vecchio risentimento sommerso della maggior parte degli arabi verso i sauditi, uscì oramai dalla bottiglia. Subiamo il fatto che comprano tutto, tecnologia,  protezione, idee, persone, rispettabilità… i popoli arabi dicono che gli Stati Uniti e l’Arabia Saudita sono indistinguibili, e da ciò concludono che i sauditi  appoggiano Israele. I sauditi se ne vergognano?” L’OPEC emerse con l’embargo del 1973 volto ad adottare quelle soluzioni regionali che ne diminuissero la dipendenza dall’occidente per le valute forti necessarie per operare nell’economia globale. Il vertice arabo del 1972 a Khartum, Sudan, che pose fine alla prima guerra tra Nord e Sud Yemen, invitò i ricchi sceiccati del Golfo a dirottare i petrodollari dai buoni occidentali ai programmi di sviluppo delle nazioni povere. I falchi dell’industrializzazione dell’OPEC formarono il fronte della fermezza di Iraq, Libia, Algeria, Yemen del Sud, OLP e Siria. L’OPEC emanò una dichiarazione solenne che chiedeva un più giusto ed equo nuovo ordine economico internazionale. Ciò portò alla Conferenza sulla cooperazione economica internazionale di Parigi, dove 19 Paesi in via di sviluppo del G-77 s’incontrarono con i loro omologhi del G-7 per discutere la creazione di un ambito economico globale più giusto. La leader dell’OPEC, l’Algeria, guidò il blocco politico della conferenza di solidarietà del Movimento dei Non Allineati Sud, che auspicava che la ricchezza petrolifera dell’OPEC si riversasse sulle nazioni in via di sviluppo, invece che nel riciclaggio dei petrodollari nelle mega-banche internazionali di proprietà delle otto famiglie. Oltre a tale balzo, l’influente e fastidioso Movimento dei Paesi Non Allineati non voleva avere niente a che fare con il confronto tra occidente e blocco sovietico. Ma l’IEA di Kissinger si presentò alla conferenza di Parigi chiedendo di concentrarsi esclusivamente sull’energia, senza collegarsi alla più ampia questione dell’ingiustizia economica globale. L’AIE era dominata dai banchieri internazionali, che preferivano puntare sul pagamento degli interessi sui pessimi prestiti all’America Latina finanziati dai petrodollari dell’OPEC che aiutare i poveri del mondo. I banchieri rastrellarono tale vasto pool di valute nelle casseforti occidentali, finanziando l’espansionismo militare degli Stati Uniti e le operazioni segrete della CIA per proteggere i Quattro Cavalieri e creare altre varie multinazionali estrattrici di risorse. Il fronte della fermezza s’incontrò a Damasco nel 1979 per tracciare la strategia per contrastare gli accordi di pace di Camp David tra Israele ed Egitto, che sauditi e statunitensi supportarono saldamente. I falchi dei prezzi sapevano che Israele serviva gli interessi dei Quattro Cavalieri nella regione. Temevano l’ulteriore divisione dell’OPEC se fosse stato sottoscritto tal primo trattato di pace arabo-israeliano. Ma gli Stati Uniti offrirono all’Egitto massicci aiuti militari e gli accordi furono firmati dopo l’intenso sforzo statunitense guidato dall’ex dirigente della Bechtel Philip Habib. Gli accordi, assieme alla creazione reaganiana del CCG (Arabia Saudita, Quwayt, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar e Oman) nel 1981, raggiunsero gli obiettivi della macchina da guerra di Kissinger. L’anno successivo il Fondo Monetario Internazionale (FMI) venne lanciato ufficialmente. Inondato di petrodollari riciclati del GCC, il FMI legittimò e continuò il sequestro delle risorse patrimoniali mondiali da parte delle otto famiglie. Nacque lo standard internazionale petrolifero.
Il FMI è l’agenzia di raccolta e polizia dei banchieri internazionali rappresentati da Kissinger. Kissinger detiene le sue carte più importanti nella vasta tenuta di Pocantico Hills della famiglia Rockefeller, nello Stato di New York. Su pressione del FMI, i Paesi in via di sviluppo presero in prestito i petrodollari riciclati del CCG con il 15-20% di tasso d’interesse dalle banche delle otto famiglie, aprendo le loro economie alle multinazionali di proprietà di queste stesse banche. Peggio, usurparono la ricchezza petrolifera dell’OPEC. che il G-77 prevedeva di utilizzare per lo sviluppo del Terzo Mondo. Ora i banchieri ebbero l’audacia di prestare questi petrodollari al Sud, per i quali gli sceicchi del GCC ebbero il 6% dei buoni del Tesoro degli Stati Uniti, a tassi d’interesse esorbitanti, gettando le nazioni povere nel ciclo del debito infinito. Una volta che le nazioni non potevano rimborsare, subirono il sequestro dei beni. I negoziati del 1995 sulla “crisi del debito” messicano, portarono la Citigroup, diretta dall’ASARCO dei Rockefeller, a prendere il controllo della società cementiera statale messicana e all’acquisizione delle ferrovie statali da parte della Burlington Northern (ora BNSF). La maggior parte dei prestiti usurai costituivano le operazioni esentasse delle multinazionali o finivano nelle tasche delle élite di questi Paesi, poi spogliate del denaro da vassalli controllati dall’intelligence occidentale come la BCCI. I lavoratori del Terzo Mondo subiscono poi la responsabilità di ripagare il debito sul denaro che non hanno mai nemmeno ricevuto. L’ex-presidente venezuelano Carlos Andres Perez definì tale pratica ingannevole del FMI “totalitarismo economico”. Nel 2001, quando il governo argentino fu costretto al default sui 132 miliardi di dollari “dovuti” ai banchieri, e il FMI annullò un pacchetto di salvataggio quando l’Argentina si rifiutò di accettarne le condizioni draconiane, il ministro delle Finanze del Paese, Domingo Cavallo, chiamò il FMI “vampiro internazionale”. [264] Cavallo fu dimesso, come fecero in successione i quattro presidenti che si rifiutarono di giocare al gioco truccato del FMI. Sotto la guida coraggiosa dell’attuale presidentessa Cristina Fernández de Kirchner, gli argentini sono ancora in arretrato con il FMI.
OPEC-Logo-5Un più recente trucco dei Quattro cavalieri è stato aumentare la produzione di petrolio nei Paesi non-OPEC. Nel 1990 Exxon Mobil ottenne il 29% del suo greggio per gli USA dall’Angola, il 16% dall’Oman e il 16% dalla Colombia. RD/Shell acquistò il 19% del suo petrolio per gli USA dal Messico e il 17% dallo Yemen. Chevron Texaco ebbe il 26% del proprio deposito negli Stati Uniti dal Messico. Nessuna di queste nazioni è membro dell’OPEC. [265] Un recente studio dell’American Petroleum Institute ha dichiarato che la crescita della produzione non-OPEC, dal 1980, ha eroso il mercato influenzato dall’OPEC. Nel 1984, le scoperte petrolifere nel Mare del Nord di Norvegia e Gran Bretagna indebolirono ulteriormente il potere contrattuale dei falchi dell’industrializzazione dell’OPEC. Norvegia e Gran Bretagna divennero esportatrici nette di greggio, utilizzando tale leva per abbassare i prezzi mondiali del petrolio. Le nazioni OPEC Venezuela, Iraq, Indonesia e Nigeria sono particolarmente dipendenti dai prezzi alti del greggio dato che il petrolio occupa una grande percentuale delle loro esportazioni. In Indonesia due presidenti furono estromessi dal 1999 per la svalutazione della rupia, spingendo la quarta nazione più popolosa del mondo nei disordini civili e nella crisi economica prolungata. Un articolo del 28 dicembre 1998 su Business Week, dettagliava gli enormi giacimenti e gli impianti petrolchimici della Mobil nella travagliata regione di Aceh, nel Nord Sumatra. Le truppe indonesiane del presidente Suharto, che la CIA installò dopo il colpo di Stato del 1964 guidato da John Hull, rovesciando il governo nazionalista di Sukarno e massacrando i manifestanti accanto a tali strutture della Mobil. Fu un momento di continuità storica. Nel 1882 la tribù degli Aceh attaccò la sede di RD/Shell nella stessa regione. Il governo coloniale olandese schiacciò la ribellione in modo altrettanto brutale. L’Indonesia divenne un caso economico disperato quando un consorzio di banche statunitensi, guidato da Citibank, iniziò il dumping monetario con il generale Ibnu Sutowo, il braccio destro di Suharto che controllava i cordoni della borsa della Pertamina, la compagnia petrolifera di Stato. Sutowo sperperò il bottino con palazzi, una flotta di aeromobili, una catena di alberghi e una Rolls Royce bianca. La Banca centrale indonesiana fu tenuta all’oscuro sull’ammontare dei suoi conti. Nel 1974 Sutowo volò a Göteborg, in Svezia, dove battezzò la nuova superpetroliera Ibnu accanto all’amico e agente della CIA Itzak Rappaport. Poi giocò a golf con Arnold Palmer, Gary Player e Sam Snead. I prestiti della Pertamina superavano i 6 miliardi di dollari. Inoltre, le tangenti prese da decine di ufficiali dell’aeronautica indonesiana negli anni ’70, per assicurare i contratti della Lockheed Martin, passavano attraverso numerosi conti correnti a Singapore conosciuti come Fondo per vedove e orfani. [266] L’Indonesia è ancora gravata da quel debito oggi. A consigliare il governo su questioni finanziarie sono Lazard Freres, Kuhn Loeb e Warburg, un gruppo che si chiamata la Triade. Consigliano anche i governi di Congo, Gabon, Sri Lanka, Panama e Turchia.
In Venezuela l’Exxon Creole Petroleum fu fondata dalla CIA, con cui condivide gli uffici. [267] Exxon è la CIA in Venezuela. Bechtel costruì il gasdotto Mena Grande per gli interessi petroliferi della Creole. Anche se il Paese è un importante fornitore di greggio degli Stati Uniti, il suo bolivar fu fortemente svalutato. La frustrazione pubblica culminò nell’elezione del presidente populista Hugo Chavez, critico dei Quattro Cavalieri e obiettivo di un continuo sforzo di destabilizzazione della CIA. Nel 2002 l’élite benestante del Paese indisse uno sciopero generale che spinse Chavez a dimettersi temporaneamente. Il luogotenente della Rockefeller e insider della Royal Bank of Canada Gustavo Cisneros era esattamente al centro di tale capriccio oligarchico. Nello stesso anno i ricos attaccarono ancora Chavez, che si rifiutò di cedere. Nel 2007 Chavez chiese una maggiore percentuale dalle entrate di Big Oil per il popolo venezuelano. Exxon Mobil e Conoco Philips si rifiutarono e furono costrette a lasciare il Paese.
In Nigeria Royal Dutch/Shell e Chevron Texaco dominano l’industria petrolifera, dove si produce il greggio di riferimento Bonny Light utilizzato nei carburanti per l’aviazione e altri prodotti di alta qualità. Le recenti violenze politiche hanno ucciso oltre 10000 persone. Le operazioni di Big Oil nel Delta nigeriano sono l’epicentro delle violenze. Il 10 novembre 1995 il drammaturgo nigeriano Ken Saro-Wiwa e altri otto leader della protesta furono impiccati dalla giunta militare del generale Sani Abacha, un altro dei pupazzi dei Quattro Cavalieri che hanno governato il Paese. Il regime di Abacha aveva dato il via libera alla Shell per la perforazione delle terre tribali Ogoni, causando le proteste di mezzo milione di ogoni che accusarono la Shell di aver gravemente inquinato la loro terra e la loro acqua. La famiglia di Saro-Wiwa citò in giudizio la Shell per concorso nella sua morte, ottenendo l’attenzione internazionale. L’azione legale accusava la Shell di omicidio colposo, torture, esecuzioni sommarie, arresti e detenzioni arbitrarie. Il fratello di Saro-Wiwa, un attore, dichiarò: “Questo è il classico caso dei metodi utilizzati dalle multinazionali contro chi li sfida. Portare la Shell in tribunale è uno dei tanti metodi di lotta nonviolenta contro il ruolo dell’azienda nel degrado ambientale e dei diritti umani degli ogoni“. [268] Solo un mese dopo le impiccagioni, la Shell provocatoriamente annunciò l’intenzione di imbarcarsi in un progetto da 3,8 miliardi di dollari sul gas naturale in Nigeria, in tandem con la giunta nigeriana, la francese Total e l’italiana Agip. I nigeriani erano indignati. Il 4 marzo 1997 i manifestanti presero prigionieri 127 dipendenti della Shell, bruciarono e saccheggiarono le stazioni di servizio della Shell e occuparono le sue piattaforme petrolifere. La Shell fu costretta a ridurre la produzione in Nigeria e passò sotto un maggiore controllo dei gruppi per i diritti umani nel mondo. [269] Nel luglio 2002 un gruppo di donne nigeriane prese in ostaggio dei dipendenti della Chevron Texaco e ne occupò le strutture. Il giorno dopo la sede di Lagos della società fu colpita da un blitz. La rivolta contro Big Oil in Nigeria continua.
Questi tre casi di atrocità dei Quattro Cavalieri presso nazioni dell’OPEC forniscono un altro motivo, per cui le aziende passano a fonti non-OPEC. Semplicemente non sono più benvenute. Nel 1972 l’OPEC produsse l’84,8% del petrolio al di fuori di Stati Uniti, URSS, Europa dell’Est e Cina. A partire dal 1991, l’OPEC ha fornito solo il 60,9% delle importazioni di petrolio degli Stati Uniti, la maggior parte proveniente dai Paesi del GCC Arabia Saudita, Quwayt ed Emirati Arabi Uniti. Nel 1989, il 18% era saudita. [270] La compiacenza del GCC nella sovrapproduzione di greggio per mantenerne i prezzi bassi per le operazioni dei Quattro Cavalieri, è la chiave che divide l’OPEC. I sauditi giocano il ruolo chiave di swing producer, con la capacità di 10 milioni di barili al giorno dell’Aramco e 261 miliardi di barili di riserve petrolifere. Il litorale sud-ovest del GCC sul Golfo Persico detiene il 42% del petrolio mondiale. E ‘ideale topograficamente per il trasporto a buon mercato del greggio verso le strutture costiere di stoccaggio e raffinazione, e per il carico sulle petroliere. Il giacimento gigante di Burgan in Quwayt è a soli cinque chilometri dal Golfo. Il greggio passa attraverso una pipeline costruita dalla Bechtel da Burgan ad un deposito di stoccaggio su un crinale che domina il golfo di al-Ahmadi. Da lì il petrolio fluisce nelle petroliere in attesa nel porto. [271] Nel 1978 il costo del pompaggio e trasporto di un barile di greggio del Golfo Persico era meno di un centesimo. [272] Fu il lavoro economico nel Golfo Persico che spinse Big Oil a chiudere i pozzi in Texas e Louisiana e a spostarsi nel Golfo. Le quote di produzione nazionali limitano la produzione delle compagnie petrolifere indipendenti. Gli indipendenti non hanno il capitale o i legami politici per divenire globali. Nel 1956-1974 la redditività del petrolio straniero raddoppiò mentre quella del greggio nazionale rimase la stessa. [273] Big Oil importa anche manodopera a basso costo nei Paesi del GCC da luoghi come Bangladesh, Filippine, Yemen e Pakistan. Alcuni indipendenti più grandi sono andati all’estero, ma furono relegati, insieme alle compagnie petrolifere governative del Terzo Mondo, nei compiti più rischiosi dell’esplorazione e della produzione petrolifera. Nel frattempo, i Quattro Cavalieri cavalcano nei verdi pascoli più a valle.

Exxon-mobil-te-Rotterdam-Background[264] BBC World News. November 2001.
[265] “Scorecards on the Oil Giants”. Susan Caminiti. Fortune. 9-10-90. p.45
[266] Spooks: The Haunting of America-the Private Use of Secret Agents. Jim Hougan. William Morrow & Company, Inc. New York. 1978. p.443
[267] Ibid. p.433
[268] “Shell Sued Over Nigerian Hangings”. AP. Missoulian. 11-9-96. p.A-6
[269] BBC World News. 3-24-97
[270] “Energy Blues and Oil”. Brian Tokar. Z Magazine. January 1991. p.14
[271] Oil, Industrialization and Development in the Gulf States. Atif Kubursi. Croom Helm. Kent, UK. 1984. p.24
[272] “A Reporter at Large: The World’s Resources: Parts I-III”. Richard Barnet. The New Yorker. p.26
[273] Tokar. p.22

Dean Henderson è autore di Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve, Stickin’ it to the Matrix & The Federal Reserve Cartel. Potete seguirlo su Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il telegramma Zimmermann: la vera ragione che spinse gli USA ad entrare in guerra nel 1917

zimmtransViene spesso, fin troppo spesso, affermato che la causa dell’entrata in guerra di Washington, nella Prima Guerra mondiale, sia stato l’affondamento da parte di un sommergibile tedesco del transatlantico inglese Lusitania, che trascinò con se 123 cittadini statunitensi. (1) In realtà la nave fu affondata nel 1915, mentre gli USA entrarono in guerra nel 1917. Infatti, entrarono in guerra in reazione alla faccenda del “telegramma Zimmermann”.
Il 16 gennaio 1917, Arthur Zimmermann, segretario agli Esteri della Germania imperiale, inviò un telegramma cifrato all’ambasciatore tedesco a Washington, utilizzando il nuovo codice 7500 che gli inglesi non avevano potuto decifrare, ma l’ambasciatore a Washington ritrasmise il telegramma nel vecchio codice 103040, noto agli inglesi, all’ambasciatore tedesco in Messico.
Il testo del telegramma affermava: “Abbiamo intenzione di cominciare la guerra sottomarina senza restrizioni il primo di febbraio. Ci adopereremo, nonostante ciò, a mantenere gli Stati Uniti neutrali. Nel caso non succeda, faremo al Messico una proposta di alleanza sulla seguente base: combattere insieme, fare la pace insieme, un generoso sostegno finanziario e la comprensione da parte nostra del diritto del Messico a riprendersi i territori perduti di Texas, New Mexico e Arizona. I dettagli sono lasciati a voi. Potrete informare il presidente (del Messico) di quanto sopra secretato non appena lo scoppio della guerra contro gli Stati Uniti è certo, e aggiungerei il suggerimento che avrebbe dovuto, di propria iniziativa, invitare il Giappone ad aderirvi immediatamente e anche a mediare tra il Giappone e noi. Si prega di richiamare l’attenzione del presidente sul fatto che l’impiego illimitato dei nostri sottomarini offre ora la prospettiva di convincere l’Inghilterra a fare la pace entro pochi mesi. Accusate ricevuta. Zimmermann
In realtà, il telegramma venne concepito da un funzionario del ministero degli esteri tedesco, Hans Arthur von Kemnitz, che ne scrisse una prima bozza che Zimmermann firmò quasi senza leggere, probabilmente perché impegnato a redigere il testo diplomatico che giustificava l’annuncio della “guerra sottomarina senza restrizioni” contro il traffico navale diretto nel Regno Unito. Quando un altro funzionario seppe del telegramma, esclamò: “Kemnitz, quel fantastico idiota, ha fatto questo!?
Berlino dovette criptare il telegramma perché la Germania era consapevole che gli alleati intercettavano tutte le comunicazioni transatlantiche, una conseguenza della prima azione offensiva della Gran Bretagna nella guerra. All’alba del primo giorno della Prima guerra mondiale, la nave inglese Telconia si avvicinò alle coste tedesche e tranciò i cavi sottomarini transatlantici che collegavano la Germania con il resto del mondo. Questo atto di sabotaggio costrinse i tedeschi ad inviare i messaggi tramite collegamenti radio poco sicuri o cavi sottomarini di proprietà estera. Zimmermann fu costretto a trasmettere il suo telegramma cifrato attraverso la Danimarca e la Svezia con un cavo sottomarino statunitense che passava anche per il Regno Unito. Va ricordato, inoltre, che uno stretto collaboratore del presidente statunitense Woodrow Wilson, il colonnello Edward House, fece si che il dipartimento di Stato degli USA consentisse ai tedeschi la trasmissione di messaggi cifrati diplomatici tra Washington, Londra, Copenhagen e Berlino.
Il telegramma di Zimmermann ben presto venne intercettato ed analizzato dalla Sala 40 dell’Ammiragliato inglese, l’ufficio dell’intelligence elettronica inglese. Winston Churchill, Primo lord dell’Ammiragliato inlgese, ordinò la creazione della sezione intercettazione e decodificazione dei messaggi criptati tedeschi, appunto la Sala 40, divenuta di vitale importanza per gli Alleati. La Sala 40 era formata da linguisti e criptoanalisti. Il telegramma Zimmermann, decifrato parzialmente da Nigel de Grey e dal reverendo William Montgomery, affermava che la Germania voleva istigare il Messico ad attaccare gli USA, un’informazione che avrebbe spinto il presidente degli USA Woodrow Wilson ad abbandonare la neutralità degli Stati Uniti, perciò Montgomery e de Grey lo passarono subito all’ammiraglio Reginald Hall, direttore della Naval Intelligence, aspettandosi che lo trasmettesse agli statunitensi. Ma l’ammiraglio lo ripose nella sua cassaforte, incoraggiando i criptoanalisti a completare il lavoro. Infatti, il 5 febbraio 1917, Hall non ebbe il nulla osta dal Foreign Office affinché consegnasse agli statunitensi tali informazioni. Ma Hall convocò un ufficiale dell’intelligence statunitense a Londra e gli diede lo stesso il telegramma. “In altre parole, il direttore dell’intelligence navale aveva unilateralmente preso la decisione di condividere un’informazione altamente sensibile con una potenza straniera, senza l’autorizzazione del proprio governo“.
Hall pensava che se gli statunitensi venivano a conoscenza del telegramma Zimmermann, i tedeschi avrebbero potuto concludere che il loro nuovo sistema di cifratura 7500 era stato spezzato, spingendoli a sviluppare un nuovo sistema di cifratura, bloccando così l’intelligence inglese. Inoltre “Hall era consapevole che la guerra totale degli U-boat sarebbe iniziata entro due settimane, e che essa avrebbe indotto il presidente Wilson a dichiarare guerra alla Germania imperiale, senza bisogno di compromettere la preziosa fonte dell’intelligence inglese”. Ma il 3 febbraio 1917, sebbene la Germania avesse avviato la guerra sottomarina senza restrizioni, il Congresso statunitense e il presidente Wilson annunciarono la prosecuzione della neutralità. D’altra parte, negli USA era diffuso un notevole sentimento anti-inglese, in particolare tra i cittadini di origini tedesche ed irlandesi, questi ultimi infuriati per la brutale repressione della Rivolta di Pasqua del 1916 a Dublino e, inoltre, presso la stampa statunitense Gran Bretagna e Francia non godevano di maggiore simpatia della Germania. Tutto ciò spinse gli inglesi a sfruttare il telegramma Zimmermann. All’improvviso, e in sole due settimane, Montgomery e de Grey completarono la decifrazione del telegramma. Inoltre, gli inglesi si resero conto che von Bernstorff, l’ambasciatore tedesco a Washington, trasmise il messaggio a von Eckhardt, l’ambasciatore tedesco in Messico, utilizzando il vecchio sistema di cifratura 103040 e “dopo aver fatto alcune piccole modifiche al testo” che poi von Eckhardt avrebbe presentato al presidente messicano Carranza. Se Hall avesse potuto avere la versione “messicana” del telegramma Zimmermann, i tedeschi avrebbero supposto che fosse stato reso pubblico dal governo messicano, e che non era stato intercettato dagli inglesi. Hall contattò un agente inglese in Messico, il signor H., che a sua volta s’infiltrò nell’ufficio telegrafico messicano. Il signor H. poté ottenere così la versione messicana del telegramma di Zimmermann. Hall consegnò tale versione del telegramma ad Arthur Balfour, il segretario agli Esteri inglese, che il 23 febbraio convocò l’ambasciatore statunitense a Londra Walter Page per consegnargli il telegramma di Zimmermann. Il 25 febbraio, il presidente Wilson ebbe la ‘prova eloquente’, come disse, che la Germania incoraggiava un’aggressione agli USA. Il telegramma, in realtà, affermava che il Messico avrebbe dichiarato guerra agli USA solo se questi avessero dichiarato guerra alla Germania. Ciò avrebbe giustificato l’intervento degli USA nella Prima guerra mondiale? Infatti il telegramma di Zimmermann viene citato come il casus belli della guerra tra USA e Germania imperiale. Ma, infine, il Messico sarebbe mai stato un serio nemico per gli Stati Uniti? Il Messico era preda da anni di una feroce guerra civile, non poteva costituire una qualsiasi seria minaccia per gli USA, e Berlino avrebbe dovuto saperlo. Il presidente messicano Venustiano Carranza assegnò a un generale il compito di valutare la fattibilità di un’aggressione agli USA, ma il generale concluse che non sarebbe stato possibile per i seguenti motivi:
- gli Stati Uniti erano militarmente molto più forti del Messico.
- le promesse della Germania erano ritenute appunto soltanto tali. Il Messico non poteva utilizzare alcun “generoso sostegno finanziario” per acquistare armi e munizioni, per la semplice ragione che poteva comprarli solo negli Stati Uniti, mentre la Germania non poteva inviare alcunché in Messico dato che la Royal Navy, ed eventualmente l’US Navy, controllava le rotte atlantiche.
- infine, il Messico aveva adottato una politica di cooperazione con Argentina, Brasile e Cile per evitare un qualsiasi contrasto con gli Stati Uniti e migliorare le relazioni regionali.
Comunque il telegramma fu reso pubblico, ma stampa e parte del governo degli Stati Uniti lo ritennero una bufala ideata dagli inglesi per coinvolgere gli USA nella guerra. Tuttavia, Zimmermann, in modo sbalorditivo, ne ammise pubblicamente la paternità, dicendo a una conferenza stampa a Berlino che semplicemente “non posso negarlo. E’ vero”. La Germania poteva benissimo dire che il “telegramma Zimmermann” era un falso, approfondendo così i gravi dubbi sulla faccenda espressi negli USA, dove l’opinione pubblica era poco restia a partecipare alla Grande Guerra. Perché allora Zimmerman confessò di averlo inviato?
Nell’ottobre 2005, venne scoperto il presunto dattiloscritto originale della decifratura del telegramma Zimmermann, “scoperto da uno storico rimasto ignoto” che lavorava su un testo ufficiale della storia del Government Communications Headquarters (GCHQ), il servizio segreto elettronico inglese. Si riteneva che tale documento sia il telegramma mostrato all’ambasciatore Page nel 1917. Molti documenti segreti relativi a tale incidente furono distrutti su ordine dell’ammiraglio Reginald Hall. Certo, tutto ciò suscita un sospetto: in realtà si sa cosa ha scritto Zimmermann (Kemnitz), ma non è noto cosa avessero di certo mostrato gli inglesi ai diplomatici e al presidente degli USA.
In Germania, le indagini su come gli statunitensi avessero ottenuto il telegramma Zimmermann portarono a credere che fosse stato violato in Messico, proprio come previsto dall’intelligence inglese. Quindi il presidente Wilson, che nel gennaio 1917 aveva detto che sarebbe stato un “crimine contro la civiltà” trascinare il suo popolo in guerra, il 2 aprile dello stesso 1917 affermò: “Consiglio che il Congresso dichiari che il recente corso del governo imperiale non sia in realtà nient’altro che una guerra contro il governo e il popolo degli Stati Uniti, e di accettare formalmente lo status di belligerante cui siamo stati così spinti”.
La diplomazia inglese (così come la sua propaganda nera) cercarono ostinatamente di convincere il presidente Wilson ad abbandonare la promessa di neutralità fatta nella sua campagna elettorale per le presidenziali del 1916, e di entrare in guerra a fianco degli Alleati, ma come affermò la storica statunitense Barbara Tuchman, “Una sola mossa della Sala 40 era riuscita laddove tre anni d’intensa diplomazia avevano fallito”.Unit7_map_Zimmerman_300g80Alessandro Lattanzio, 3/1/2014

Note:
1) “Gli inglesi contarono 1198 vittime, tra cui 123 statunitensi, mentre in realtà i morti furono 1201; vennero infatti omessi i corpi dei tre tedeschi inviati sul Lusitania dall’attaché militare tedesco a Washington di allora, von Papen, per fotografare eventuali materiali sospetti. I tre furono scoperti e tenuti a bordo come prigionieri. In seguito, il segretario personale del presidente Wilson, Joseph Tumulty, fece credere a Washington che le spie fossero in possesso di un ordigno esplosivo, mentre invece si trattava della macchina fotografica”.

Fonti:
The Telegram that brought US into Great War is found, Ben Fenton
The Zimmermann Telegram, Joseph C. Goulden
The Zimmermann Telegram, Barbara Tuchman

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