La Jugoslavia e i Bilderberg: il tribunale-farsa

Dean Henderson – 2 marzo 2013

milosovicIl Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) è stato creato per volere degli Stati Uniti e ha ricevuto finanziamenti e direttive dai suoi sponsor della NATO. [1] Il concetto stesso di  tribunale ad hoc, istituito con l’intento di giudicare eventi che si verificano in un solo luogo geografico, viola il canone dell’equità del diritto. I tentativi della comunità mondiale d’istituire una Corte penale internazionale, che sarebbe competente su tutto il mondo, non sono riusciti a causa dell’insistenza degli Stati Uniti a che i cittadini statunitensi siano esentati dai procedimenti giudiziari da parte del tribunale. Questo atteggiamento degli Stati Uniti, essere al di sopra della legge, non è una novità. Nel 1984, quando la Corte Internazionale di Giustizia stabilì che gli Stati Uniti dovevano risarcire il Nicaragua per il sabotaggio del porto di Corinto, gli Stati Uniti semplicemente ignorarono il verdetto. Come Slobodan Milosevic ha scritto dell’ICTY, “Gli Stati Uniti stessi, immuni dal controllo o da una prosecuzione, e al di sopra della legge, usano il loro potere per avviare la persecuzione dei nemici che hanno scelto di terrorizzare e demonizzare.”
Nel modo in cui è stato creato l’ICTY, il giudice agisce in tandem con l’accusa, piuttosto che agire da arbitro imparziale del caso. Come l’ex avvocato britannico Geoffrey Locke ha sottolineato, “Il tribunale si crea da sé le regole di procedura e prova e non risponde a nessuno… il giudice di un vero tribunale deve dimostrare il caso, non solo esercitare un potere positivamente diretto, agendo come consulente dell’accusa nella preparazione del caso, suggerendo come potrebbe essere rafforzata e migliorata“. [2]
Il governo jugoslavo consegnò Milosevic all’ICTY dopo che gli erano stati promessi nuovi prestiti dal FMI. Per più di un mese Milosevic fu tenuto in isolamento, senza poter parlare neanche con i suoi avvocati, che ebbero difficoltà anche ad ottenere i visti per i Paesi Bassi. La sua cella aveva  telecamere che registravano ogni sua mossa. Milosevic, un avvocato di successo, volle rappresentare se stesso dinanzi al tribunale, ma l’ICTY in un primo momento gli negò questo diritto umano fondamentale e nominò tre amici curiae (amici della corte) per rappresentarlo. Il giudice disse che a Milosevic non sarebbe stato nemmeno consentito di avere voce in capitolo nella sua strategia di difesa, qualcosa che neanche i nazisti avevano vietato al leader comunista bulgaro Georgij Dimitrov, che fu in grado di guidare la propria difesa nel processo sull’incendio del Reichstag del 1933. Sotto la pressione internazionale, il giudice finalmente fece marcia indietro su questa misura draconiana.
Eppure, a Milosevic non fu permesso di parlare delle accuse, avendogli spento il suo doppio microfono. Più tardi, in una conferenza di stato, dove alla difesa dovrebbe essere consentito di sollevare questioni d’interesse, il suo microfono venne nuovamente spento e i giudici uscirono dalla stanza. Alla terza apparizione al tribunale dell’ICTY, venne spento di nuovo il microfono di Milosevic, dopo che aveva messo in discussione la legittimità del tribunale. Nel febbraio 2002 il processo-farsa a Milosevic iniziò. Quando il 13 febbraio Milosevic sostenne che il giudice non aveva legittimità e che l’ICTY aveva orchestrato un “processo parallelo mediatico” per emettere un verdetto prima che le prove venissero anche solo presentate, il giudice May gli disse che i suoi commenti erano “irrilevanti”. Il giorno dopo Milosevic, che aveva trascorso sette mesi in isolamento, replicò che il suo “processo farsa… faceva parte di un grande tentativo occidentale di controllare il mondo“. Ha poi mostrato un video comprovante che il massacro di Racak è una frode. [3] Un testimone da lui chiamato disse che il tanto sbandierato massacro serbo a Srbenica fu, difatti, istigato dai servizi segreti francesi.
Nell’agosto 2002 Milosevic aveva rovesciato la situazione al tribunale-farsa, presentando un flusso costante di informazioni ben documentate che dimostravano la spartizione CIA-mafia della Jugoslavia. I media improvvisamente non seguirono più il processo. Nel marzo 2006, un Slobodan Milosevic in salute morì improvvisamente nella sua cella all’Aja. Il suo avvocato e numerosi sostenitori dicono che fu avvelenato.
Mentre gli Stati Uniti e la NATO formularono il loro intervento jugoslavo in termini etnici, molti croati, bosniaci, moldavi, macedoni, montenegrini e albanesi continuano a vedere nell’occidente un nemico. Mentre i media statunitensi si fissavano sugli albanesi in fuga dai bombardamenti statunitensi in Kosovo per mettersi al sicuro in Macedonia, molti più albanesi fuggivano nella direzione opposta, a Belgrado, dove sostennero Milosevic e maledirono gli aggressori della NATO. Un albanese che giunse a Belgrado era Fatmir Seholi, che era stato caporedattore della Radio Televisione di Pristina finché le truppe della NATO l’espulsero dalla provincia. Seholi disse questo della guerra, “Ogni bombardamento della NATO è stato un grosso problema. L’uomo che ordina alla NATO di bombardare le persone non è umano. E’ un animale. Dopo il bombardamento di Djakovica ho visto corpi decapitati… ho visto gente senza braccia, senza piedi… Chi è questo  Clinton che accusa chicchessia? Vorrei dire a Hillary Clinton che suo marito è una persona immorale. Quel tizio ha rovinato il nostro Stato senza motivo. Che cosa avrebbe detto se qualcuno avesse bombardato la Casa Bianca? Chi è il malvagio qui? Milosevic, che protegge il territorio della Jugoslavia e la popolazione del Kosovo, o Clinton, che lo bombarda?

[665] “War Criminals, Real and Imagined“. Gregory Elich. Covert Action Quarterly. Winter 2001. p.24
[666] Ibidem
[667] CNN Headline News. 2-14-02

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ Deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Jugoslavia e il Bilderberg

Dean Henderson – 17 febbraio 2013

71406Non è un caso che la Jugoslavia fosse il secondo cliente più grande, dopo l’Iraq, della Banca Nazionale del Lavoro (BNL). Entrambi i Paesi avevano chiamato la loro moneta dinaro ed entrambe, dopo aver rifiutato la follia globale della “privatizzazione”, videro quelle valute fortemente svalutate. La Jugoslavia, come l’Iraq, ha una lunga storia di sfida alle interferenze esterne nei propri affari. La sua economia, come l’Iraq, inclinava verso il socialismo fin da quando il maresciallo Tito cacciò i nazisti ustasha durante la seconda guerra mondiale. Inoltre, la Jugoslavia è diventata un leader mondiale nel Movimento dei Non Allineati (NAM), un folto gruppo di nazioni tradizionalmente guidata dall’India che scelse di non allinearsi né con gli Stati Uniti, né con l’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. I banchieri internazionali disprezzano il NAM, perché i suoi membri tendono ad essere dei nazionalisti di centro-sinistra che custodiscono le proprie risorse contro Big Oil ed altre multinazionali. Il NAM è stato una spina nel fianco della banda CFR/Bilderberg che vedeva nelle lotte rivoluzionarie del Terzo Mondo contro la loro egemonia finanziaria, una minaccia comunista filo-sovietica. Poterono quindi riprodurre la carta della “Minaccia Rossa” per giustificare le loro guerre sanguinose di spopolamento.

Economic Warfare 101
La Jugoslavia era l’unica nazione dell’Europa orientale che non è mai stata un membro del Patto di Varsavia. Il Paese succedette all’India come presidente del NAM ed è diventato un rispettato leader del G-77, il gruppo delle nazioni in via di sviluppo che ha cercato di spostare i proventi del petrolio dell’OPEC dalle banche internazionali allo sviluppo del Terzo Mondo. La Jugoslavia era un importante fornitore di macchinari poco costosi per le fabbriche del Terzo Mondo e di aziende agricole di proprietà contadine. Dove una volta questi Paesi erano costretti ad acquistare costose attrezzature dall’occidente, utilizzando sempre più valuta forte e affondando sempre più nel debito,  ora si volgevano verso la Jugoslavia della nuova industrializzazione, che spesso era disposta a scambiare macchine con materie prime.
Le multinazionali occidentali erano fumanti. Ciò che veramente le irritava era che, come l’Iraq, la Jugoslavia aveva creato una economia socialista di grande successo, indipendente dall’iniquo sistema finanziario internazionale. Altri Paesi del Terzo Mondo presero atto dell’esempio jugoslavo, nonostante la propaganda degli Illuminati secondo cui “il socialismo era morto“. Come il Presidente jugoslavo Slobodan Milosevic, che è stato demonizzato dalla banda della globalizzazione, ha sottolineato, “…il governo socialista resta sotto la minaccia dell’Europa controllata dal capitalismo“, fornendo “la prova vivente che la storia non è finita, che un altro sistema  economico è possibile“.
Le risorse naturali della Jugoslavia sono molto vaste. I Quattro Cavalieri scoprirono notevoli giacimenti di petrolio al largo delle coste sul Mare Adriatico. Alcuni addetti del settore ritengono che i giacimenti di petrolio potrebbero eguagliare quelli sotto le dune di sabbia dell’Arabia Saudita. La Jugoslavia controlla diciassette miliardi di tonnellate di carbone e una vasta ricchezza mineraria, tra cui l’enorme complesso minerario di Stari Trg, la prima struttura che il Reichstag nazista di Hitler sequestrò quando invase la Jugoslavia nel 1941. Hitler estraeva piombo a Stari Trg per la rifornire le batterie dei suoi U-Boat. Ma Stari Trg contiene anche oro, argento, cadmio, zinco e platino per almeno 5 miliardi di dollari. Il territorio jugoslavo appare in qualsiasi percorso di oleodotto che colleghi via terra i giacimenti petroliferi dei Quattro Cavalieri del Mar Caspio all’Europa continentale. Si trova anche a cavallo della rotta principale che collega l’Europa all’Asia centrale, mentre lo strategico fiume Danubio scorre attraverso il centro della nazione. Agli occhi dell’oligarchia internazionale, il frutto maturo jugoslavo doveva essere raccolto. Entrarono in scena la BNL e la Kissinger Associates.
Lawrence Eagleburger è stato ambasciatore statunitense in Jugoslavia nel 1977-1981 e più tardi presidente della Kissinger Associates. Durante quest’ultimo incarico, è stato direttore presso la Banca LBS, una controllata della Ljubljanska Banka, la seconda banca della Jugoslavia. Mentre era alla LBS, Eagleburger è stato anche responsabile del rapporto della cliente BNL con la Kissinger Associates. Nel 1989, una relazione della Federal Reserve rilevava che il 20-25% delle attività della Banca LBS proveniva dalla BNL, tra cui milioni in prestiti della BNL all’Iraq; prestiti che la LBS comodamente riacquistò poco prima che Saddam ne divenisse inadempiente. La LBS riacquistò i fradici prestiti della BNL del gigante granario Cargill e finanziò un cantiere navale jugoslavo che costruiva le petroliere per la Mobil. Eagleburger forniva gratifiche aziendali ai suoi amici, mentre la LBS continuava una dieta di crediti inesigibili. Eagleburger fece anche parte del consiglio della  Global Motor, che fabbricava l’automobile Yugo. La Yugo era un simbolo dell’orgoglio nazionale in Jugoslavia, rappresentando un grande passo in avanti per il Paese, che si vedeva nel novero dei Paesi industrializzati. La Global Motor era una filiale della Zavodi Crevna Zastava, la spina dorsale dell’industria degli armamenti jugoslava.
Nel 1988, dopo aver opportunamente fatto uscire Eagleburger, la LBS venne accusata di riciclaggio di denaro. Le autorità jugoslave scoprirono  che Eagleburger aveva eluso i libri della LBS, e la sua capofiliale Ljublijanska Banka venne poi coinvolta in uno scandalo su false cambiali. Lo scandalo scosse il sistema bancario jugoslavo. La Global Motor fallì nel 1989. Il dinaro crollò, portando a diversi fallimenti e a un diffuso panico finanziario. Nel 2000, funzionari dei servizi segreti jugoslavi  dichiararono di avere le prove che la CIA avevano diffuso dinari contraffatti nell’ambito del suo piano per destabilizzare l’economia della nazione. La nave jugoslava, sabotata, stava affondando ed i suoi sabotatori del Bilderberger stavano afferrando le ultime scialuppe di salvataggio.
L’occidente si affrettò a dare la colpa dei problemi economici della Jugoslavia ai mali del socialismo, mentre la CIA iniziò a istigare le divisioni etniche nel Paese. Le potenze mondiali volevano distruggere la Jugoslavia socialista, spezzandola in piccoli feudi modellati sugli emirati fantoccio del GCC. Gli Stati Uniti organizzarono il patto di stabilità dei Balcani, che pretendeva un mercato regionale libero, mentre separatisti croati e musulmani, appoggiati dalla CIA, avviarono la rivolta armata. Per 45 anni gli Stati Uniti hanno giocato la carta etnica nei Balcani, una regione tradizionalmente colonizzata dalle potenze occidentali. Durante la seconda guerra mondiale oltre un milione di persone morì nei Balcani, la maggior parte per mano dei paramilitari di destra armati dai nazisti, come gli ustasha croati. Le loro vittime erano in gran parte serbi, ebrei e comunisti. Ora gli Stati Uniti, a scopo di propaganda, gettarono le loro risorse per scatenare lo scontro etnico.
I media statunitensi scelsero i vincitori schierandosi con i ricchi croati e musulmani, mentre demonizzavano la classe operaia serba, in generale socialista. Gli Stati Uniti giustificarono il loro sostegno ai separatisti musulmani e croati accusando l’esercito jugoslavo di pulizia etnica. Anche se vi erano molti musulmani e croati nell’esercito jugoslavo, la macchina propagandistica degli Stati Uniti lo denigrò insieme al popolo serbo. Un articolo di Newsweek del 17 agosto 1992, finalmente ammise che, “La maggior parte delle storie dell’orrore (attribuite ai serbi) sono impossibili da confermare.” Anche il burattino degli Stati Uniti, il Tribunale penale internazionale dell’Aja, accusò dirigenti croati e musulmani di genocidio tanto quanto fece con i serbi. Il movimento anti-guerra degli Stati Uniti, che si era già addormentato  durante il fiasco della Somalia, spappagallava la propaganda del dipartimento di Stato. Nessuna guerra nella Storia è stata così teleguidata da media aziendali schiumanti, isterici e completamente ciechi di quanto non fu la guerra che veniva condotta contro il popolo della Jugoslavia.
John Swainton, caporedattore del New York Times dal 1860-1870, spiegò meglio di chiunque altro perché, quando dichiarò di ritirarsi, “Non esiste una cosa come la libertà di stampa. Lo sapete voi e lo so io. Non c’è uno di voi che oserebbe scrivere le proprie vere opinioni. Il ruolo del giornalismo è distruggere la verità, mentire apertamente, pervertire, prostrarsi ai piedi di mammona… Siamo strumenti e vassalli degli uomini dietro le quinte. Siamo burattini: tirando le corde balliamo, i nostri talenti, le nostre possibilità e le nostre vite sono di proprietà di questi uomini. Siamo prostitute intellettuali“.

Untermenschen
I media statunitensi imboccati dalla CIA, non esaminarono mai una volta i paralleli storici vergognosi della loro demonizzazione del popolo serbo. Quasi mezzo secolo prima, Adolf Hitler usò esattamente la stessa tattica per giustificare il genocidio dei serbi. Nel 1941 i nazisti di Hitler invasero la Jugoslavia. Definendo untermenschen i serbi, “meno che umani”. Nel frattempo le famiglie aristocratiche della Jugoslavia, in gran parte musulmani che avevano il potere durante il regno dell’Impero ottomano, si unirono con la grande borghesia croata, per formare gli ustasha pro-Hitler, che commisero orribili atti di genocidio contro la maggioranza della classe lavoratrice serba. I serbi sono in gran parte ortodossi, mentre i 4,7 milioni di croati della la Jugoslavia sono per lo più cattolici. Il Vaticano è stato accusato da gruppi di ebrei vittime dell’Olocausto “di aver raccolto l’oro che gli ustasha saccheggiarono dagli ebrei e dai serbi  durante la loro campagna di terrore“. Papa Pio XII, non parlò mai una volta contro i nazisti. [1] Quando Hitler invase l’Austria, i vescovi cattolici dissero alle loro congregazioni di sostenere i nazisti. Svastiche sventolarono sulla cattedrale di Vienna. Rudolf Hess fu l’ufficiale delle SS al centro della segreta alleanza nazisti-Vaticano-USA durante la seconda guerra mondiale.
L’azienda nazista IG Farben, che creò il gas velenoso Zyklon B utilizzato per il genocidio di Auschwitz, dove i prigionieri venivano usati come schiavi, si è trasformato nella Sterling Drug, Hoechst e Bayer. Nel 1998 Papa Giovanni Paolo II confermò la posizione del papato quando beatificò il cardinale croato Alojzije Stepinac, arcivescovo di Zagabria durante la seconda guerra mondiale. Quando la Germania invase la Jugoslavia, nel 1941, Stepinac abbracciò il governo filonazista di Ante Pavelic come la “mano di Dio all’opera“. Papa Pio XII ne fu apparentemente colpito, promuovendo Stepinac cardinale. Il Maresciallo Tito, il grande nazionalista che durante la seconda guerra mondiale unì il popolo jugoslavo contro gli invasori nazisti, non era così innamorato di Stepinac. Tito gettò in cella l’arcivescovo per la sua collaborazione con i nazisti e gli ustasha. Il presidente Franjo Tudjman, che avrebbe governato la Croazia fino alla sua morte nel 2000, adorava il cardinale Stepinac. [2]
Anche le banche internazionali sostennero i nazisti. Max e Paul Warburg sedettero nel consiglio di amministrazione della IG Farben, come fece HA Metz, direttore della Banca Warburg di Manhattan, e poi della Chase Manhattan. Direttore della Bank of Manhattan e membro del consiglio della Federal Reserve, CE Mitchell sedeva nel consiglio di amministrazione della filiale statunitense della IG Farben. Nel 1936 Avery Rockefeller impostò una holding con la famiglia tedesca Schroeder, i banchieri personali di Hitler. La rivista Time definì la nuova Schroeder, Rockfeller & Companyil booster economico dell’Asse Roma-Berlino“. La Morgan Guaranty Trust e la Union Banking Corporation (UBC) finanziarono i nazisti. Un membro del consiglio della UBC fu Prescott Bush, nonno del presidente George Bush Jr. [3]
Altre società statunitensi si allearono con i nazisti. La Farben unì le forze con la ITT, e insieme a GM, Exxon, Ford e GE inviò fondi e armamenti alle SS di Himmler. Sosthenes Behn della ITT era un direttore della National City Bank, oggi Citigroup. La ITT fornì ai nazisti apparecchiature radar, dispositivi di segnalazione dei raid aerei, spolette per l’artiglieria e tutti gli elementi usati per le bombe-razzo che poi devastarono Londra. I veicoli blindati dei nazisti furono prodotti dalla Ford e dalla controllata GM, Opel. Henry Ford fu un grande ammiratore di Hitler, che a sua volta teneva in grande considerazione Ford dopo la pubblicazione nel 1920 del suo trattato ‘L’Ebreo internazionale’. Il Mein Kampf di Hitler riportava intere pagine del libro di Ford. Nel 1938 Ford ricevette la più alta onorificenza nazista per un non-tedesco, la Gran Croce dell’Ordine Supremo dell’Aquila tedesca. [4]
Nel 1932 i leader dei colossi industriali tedeschi Krupp, Siemens, Thyssen e Bosch firmarono una petizione chiedendo al feldmaresciallo Paul von Hindenburg di nominare Hitler cancelliere della Germania. Un anno dopo, a casa del banchiere barone Kurt von Schroeder, un accordo venne siglato per portare Hitler al potere. Presenti alla riunione vi erano i fratelli John Foster Dulles e Allen dello studio legale Sullivan & Cromwell, che rappresentava la Schroeder Bank. L’amministratore delegato della Schroeder, TC Tiarks fu un direttore della Banca d’Inghilterra. [5] Nella primavera del 1934, il presidente della Banca d’Inghilterra Norman Montagu convocò una riunione di banchieri a Londra, decidendo di finanziare segretamente Hitler. Il presidente della Royal Dutch/Shell Sir Henri Deterding supportò questo sforzo. Sperava che Hitler avrebbe marciato contro l’Unione Sovietica e restituito i beni della RD/Shell sequestrati dai rivoluzionari a Baku, Groznij e Majkop. Anche dopo che gli Stati Uniti entrarono in guerra contro la Germania, il residente della Exxon Walter Teagle rimase nel consiglio della IG Chemical, la controllata negli Stati Uniti della IG Farben. Exxon rifornì i nazisti di piombo tetraetile, un componente importante per i carburanti. Solo Exxon, Du Pont e GM l’avevano. Teagle rifornì anche i giapponesi del suo prodotto. [6] Exxon e IG Farben collaboravano strettamente nel 1942, quando Arnold Thurman, capo della divisione anti-trust del dipartimento di Giustizia degli USA, produsse dei documenti che dimostravano che “Standard e Farben, in Germania, hanno letteralmente disegnato i mercati mondiali, stabilendo monopoli petroliferi e chimici dappertutto.” A partire dal 1998 vi erano ancora decine di cause pendenti contro Ford, Chase Manhattan, JP Morgan, Deutsche Bank, Allianz AG e diverse banche svizzere, per i loro rapporti con i nazisti.
Al centro della cerchia intima di Hitler, vi era la società segreta Germanordern (fratelli degli Skull & Bones di Yale), le società Thule e Vril. I concetti di “Grandi Maestri”, “Adepti” e “Grande Fratellanza Bianca”, che i nazisti usavano per giustificare la loro idea di superiorità ariana, erano idee antiche che provenivano dalle scuole misteriche egizie, dai cavalieri teutonici, dagli Illuminati e dai cabalisti ebraici. Gli stessi concetti si trovano nel movimento New Age di oggi, la cui rivista New Age viene pubblicata dalla Loggia massonica del Grande Oriente di Washington. Henry Kissinger fu uno dei primi sostenitori del movimento New Age. Il centro globale di questo pensiero fascista si può trovare presso la Business Roundtables controllata dai Rothschild di Londra.
Gli occultisti tedeschi credevano che antiche tribù tedesche fossero le vere custodi degli antichi misteri che avevano origine in Atlantide, quando sette razze divine vennero introdotte sulla Terra, forse dagli Annunaki. Thule era l’Atlantide teutonica che secondo i nazisti ospitava queste razze antiche, che avevano perso i loro poteri divini incrociandosi con semplici esseri umani. Al nucleo interno della Società Thule vi erano satanisti che praticavano la magia nera. Il maestro degli adepti del gruppo era Dietrich Eckhart, e in seguito queste idee vennero adottate dalle SS di Heinrich Himmler. Il Vril fu ideato nel libro del guru spirituale della Business Roundtable, Lord Edward Bulwer-Litton, il Vril, che tratta di una super-razza ariana giunta sulla Terra in un lontano passato. Il Generale Karl Haushofer era il leader della Vril e mentore di Hitler e Rudolf Hess. Heinrich Himmler era un membro della Vril. Haushofer collaborò con la CIA e i massoni italiani della P-2 per creare la “linea dei topi” per il Sud America (Haushofer morì nel 1946, quindi che abbia collaborato con massoni e OSS/CIA per realizzare tali linee, resta questionabile. NdT).
Hitler era ossessionato dalla Lancia del Destino, utilizzata dal soldato romano Caio Cassio per uccidere Gesù Cristo quando era appeso sulla croce. Hitler credeva, come i potenti delle società segrete moderne, che chi possiede la lancia controlla il mondo. L’autore Tex Marrs e altri hanno previsto che un candidato probabile degli Illuminati da incoronare come re Sangreal del Nuovo Ordine Mondiale sia Filippo di Spagna, un Asburgo. La famiglia Asburgo si dice possieda la Lancia del Destino. La svastica era un simbolo collegato ad un dio del Sole che simboleggiava Lucifero. L’aderente alla Business Roundtable Rudyard Kipling diffuse il simbolo in India, mentre la Società Teosofica di Madame Blavatsky la diffuse in Europa. Hitler è stato una volta descritto come un “figlio dell’Illuminismo”. [7]
Secondo il dott. Walter Langer, che tracciò un profilo psicoanalitico di Hitler per l’OSS, durante la guerra, Hitler poteva essere stato egli stesso un Rothschild. Langer scoprì una relazione della polizia austriaca che dimostrava che il padre di Hitler era un figlio illegittimo di una cuoca contadina di nome Maria Anna Schicklgruber, che al momento del suo concepimento era governante a Vienna a casa del barone Rothschild. [8] Nel maggio 1941, un mese dopo che le truppe naziste assaltarono la Jugoslavia, Rudolf Hess venne paracadutato nella tenuta del duca di Hamilton, dicendo che una forza soprannaturale gli disse di negoziare con gli inglesi. Hitler, che venne ostentatamente visitato da questa stessa apparizione, improvvisamente si oppose con veemenza all’occultismo. Ordinò un giro di vite contro massoni, templari e la società teosofica. Improvvisamente la banda di banchieri internazionali staccò la spina finanziaria di Hitler e cominciò a denunciarlo. Sei mesi dopo gli Stati Uniti entrarono nella seconda guerra mondiale.

L’ora dello squartamento
Nel giugno 1991, con la guerra del Golfo appena conclusasi, i separatisti croati e musulmani dichiararono la propria indipendenza in due regioni della Jugoslavia. Combattenti arabi fondamentalisti finanziati da Arabia Saudita e Kuwait, e addestrati dalla CIA, arrivarono in Jugoslavia per difendere le nuove enclave. Nel 1992, 1.200 soldati delle forze di mantenimento della pace delle Nazioni Unite arrivarono nella Croazia recentemente costituita. Entro la fine di aprile, i loro ranghi arrivarono a 14.000. [9] Ulteriori truppe delle Nazioni Unite furono schierate nella nuova enclave bosniaca e in Slovenia. Marine degli Stati Uniti arrivarono nel Mediterraneo. Una flottiglia navale, rappresentante sette nazioni guidate dagli Stati Uniti, si dispose nel Mare Adriatico al largo delle coste jugoslave. Istituti di beneficenza statunitensi come Americares e la Croce maltese sbarcarono a Zagabria, roccaforte croata, cibo, beni di consumo e giocattoli. I 600mila serbi che vivevano nella enclave separatista non ebbero giocattoli. Al contrario, erano terrorizzati. [10]
Il segretario di Stato di Bush, James Baker, era l’uomo di punta nell’assalto al governo jugoslavo, che definiva governo ‘serbo’, come se la Jugoslavia fosse improvvisamente scomparsa dalle mappe del mondo. I suoi combattenti islamici importati ora si spostarono in Bosnia. Gli assassini provenivano da gente come la Jihad islamica egiziana, il sanguinario Gruppo islamico armato algerino e al-Qaida. Questi fanatici occuparono le principali città e proclamarono Alija Izetbegovic e i suoi compari governanti della Bosnia-Erzegovina. Nel 1992, gli sloveni nazionalisti di destra seguirono l’esempio e dichiararono l’indipendenza dalla Jugoslavia. [11] Il governo jugoslavo  presentò una protesta alle Nazioni Unite, dicendo che gli Stati Uniti si erano schierati con i separatisti. Gli Stati Uniti risposero inviando 1000000 dollari in forniture per la Bosnia a bordo di  aerei dell’aeronautica militare che volavano dall’Italia. L’inviato degli USA Ralph Johnson, s’incontrò con l’autodichiarato presidente della Bosnia Izetbegovic.
Gli Stati Uniti riconobbero Croazia, Bosnia e Slovenia come nazioni indipendenti. I Bilderberger si affrettarono a preparare squadre di atleti provenienti da queste nuove nazioni per partecipare ai loro Giochi olimpici dell’estate 1992. Gli Stati Uniti convinsero il Consiglio di Sicurezza dell’ONU a imporre sanzioni sulle restanti repubbliche jugoslave di Serbia e Montenegro. Lawrence Eagleburger e la Casa dei Saud spinsero per una revoca dell’embargo sulle armi delle Nazioni Unite contro la Jugoslavia, per fare avere armi ai combattenti islamici che la CIA addestrava. [12] Le importazioni di petrolio furono bloccate, il servizio di linea aerea sospeso e le squadre sportive jugoslave bandite dai Giochi olimpici. Il presidente Bush congelò 214 milioni dollari in attività jugoslave e annunciò l’imposizione di una no-fly zone, in stile iracheno, sulla Bosnia-Erzegovina. [13] Gli Stati Uniti  gettarono denaro nella campagna di Milan Panic, un milionario che viveva negli Stati Uniti, ora sostenuto dai media corporativi come nuovo cavaliere bianco di Belgrado da eleggere a Premier jugoslavo. Nel suo discorso della vittoria, Panic tirò un colpo sottile al socialismo, dichiarando: “Non è un’idea per cui valga la pena morire alla fine del 20° secolo“.
Mentre la Jugoslavia cercava di fermare la partizione del Paese guidata dalla CIA, i combattimenti s’intensificarono. Quando i marines degli Stati Uniti sbarcarono in Somalia, il regista del CFR George Pratt Schultz invocò una campagna di bombardamenti contro la Jugoslavia dal suo trespolo della Chevron-Texaco. Gli aerei da guerra della NATO subito bombardarono le forze jugoslave, che stavano cercando di ri-prendersi la Bosnia. I legislatori russi espressero la loro indignazione per questo primo bombardamento della NATO, approvando una legge che imponeva sanzioni commerciali contro la Croazia per “genocidio contro il popolo serbo“. L’ubriacone e ragazzo-poster del FMI, il presidente russo Boris Eltsin, pose il veto al disegno di legge. Secondo i resoconti dei media russi, la CIA era dietro l’attacco al mercato di Sarajevo che gli Stati Uniti avevano rumorosamente imputato ai serbi come pretesto per la campagna di bombardamenti. L’ex presidente sovietico Mikhail Gorbaciov definì i bombardamenti della NATO “un sentiero perverso che porta al passato, verso il nulla”. [14]
Sia l’esercito bosniaco che la neonata Federazione croato-musulmana e l’esercito croato, furono  addestrati ed equipaggiati da consiglieri turchi e statunitensi. L’addestramento fu curato da una società privata nota come Military Professional Resources International (MPRI), una società statunitense composta da generali e colonnelli in pensione. La MPRI venne pagata 400 milioni di dollari per addestrare l’esercito bosniaco, dai governi di Arabia Saudita, Kuwait, Brunei e Malesia. Molti membri dell’esercito bosniaco erano estremisti islamici che ora sono leader di al-Qaida. Dopo aver ricevuto l’addestramento dalla MPRI, l’esercito croato lanciò un’offensiva nel nord-ovest della Jugoslavia, occupando il territorio attorno a Banja Luka e la Krajina e distruggendo i colloqui di pace in corso a Belgrado. Nei cinque giorni precedenti l’offensiva croata, dal nome in codice operazione Tempesta di Fulmini, il generale della MPRI Carl Vuono, che fu Capo di Stato Maggiore dell’Esercito USA sia durante l’invasione di Panama che nella guerra del Golfo, s’incontrò almeno una decina di volte con il generale croato Varimar Cervenko, nell’isola di Brioni nel mare Adriatico. [15]
L’operazione Tempesta di Fulmini ha dato un nuovo significato alla frase “pulizia etnica”. Durante l’assalto sanguinoso croato alla Krajina, interi villaggi serbi furono saccheggiati e bruciati, lasciando centinaia di morti e oltre 170.000 senzatetto. Durante l’assalto croato a Knin, consiglieri degli Stati Uniti sostennero un sanguinoso massacro che spinse 200.000 contadini serbi a fuggire. Molti miliziani croati impiegati nell’assalto erano membri del fascista Congresso Nazionale croato (CNC), che aveva ricevuto finanziamenti da simili paria internazionali come il dittatore nicaraguense Anastasio Somoza e quello paraguaiano Alfredo Stroessner. Il leader del CNC, Janko Skrbin, fu condannato come criminale di guerra nazista, continuando ad evitare il carcere dal suo rifugio negli Stati Uniti. [16] Il comandante militare jugoslavo Momcilo Krajisnik disse dell’offensiva croata, “Ci troviamo nella posizione di fare fallire i colloqui di pace (a Belgrado), o  rendere chiaro che non accetteremo un falso cessate il fuoco, approvando così l’atteggiamento della comunità internazionale verso il comportamento musulmano e croato. Se singoli attori della crisi continuano a destabilizzare e distruggere lo Stato, l’esercito della Repubblica si impegna in misure per difenderne l’integrità, la sovranità e l’ordine costituzionale“. [17]
Con le bombe della NATO che piovevano sulla Bosnia e i croati che scatenavano l’offensiva con il sostegno degli USA, il governo jugoslavo fu costretto agli accordi di pace di Dayton, sponsorizzati dagli USA, che sancirono la spartizione della Jugoslavia. [18] Nel 1995, il presidente Milosevic  disse che fu ingannato a Dayton dalla delegazione degli Stati Uniti, guidata dall’inviato di Clinton Richard Holbrooke, ex banchiere del Credit Suisse First Boston, la vecchia narco-banca dell’Eastern Establishment che finanziò gli attentati a Kennedy e De Gaulle, e che gestiva i conti della Lake Resources di Richard Secord.
Nel dicembre 1995, durante lo sbarco di truppe straniere nelle nuove nazioni di Croazia, Bosnia e Slovenia, per “mantenere la pace”, il comandante dell’esercito jugoslava Ratko Mladic invitò il popolo jugoslavo a “difendere ciò che è nostro da secoli“. Disse degli sforzi in stile Iron Mountain della NATO, per il mantenimento della pace, “Non dobbiamo permettere che il nostro popolo finisca sotto il dominio di macellai. Coloro che ci hanno bombardato ora s’infiltrano come agnelli, dicendo che vogliono proteggere la pace.” Mladic è stato successivamente incriminato dal Tribunale internazionale per i crimini di guerra (IWCT), insieme al presidente serbo-bosniaco Radovan Karadzic. Prima di perseguire i dirigenti jugoslavi in contumacia, il procuratore capo dell’IWCT Richard Goldstone si riunì per due giorni con il direttore della CIA di Clinton, John Deutch, ex direttore di Citibank e SAIC.

Note
[1] “Vatican’s Finances in WWII being Questioned”. Naftali Bendavid. Chicago Tribune. 8-29-97. p.A1
[2] “Pope Beatifies Croatian Archbishop”. AP. Minneapolis Star Tribune. 10-4-98. p.A19
[3] The Robot’s Rebellion: The Story of the Spiritual Renaissance. David Icke. Gateway, UK. 1994. p.168
[4] Rule by Secrecy: The Hidden History that Connects the Trilateral Commission, the Freemasons and the Great Pyramids. Jim Marrs. HarperCollins Publishers. New York. 2000. p.165
[5] Ibid. p.164
[6] Ibid. p.178
[7] Ibid. p.157
[8] Ibid
[9] “Arriving UN Soldiers Carry Hope to Croatia”. AP. Missoulian. 4-15-92
[10] “Plane Carrying Aid, Holiday Gifts for Croatians Allowed to Land”. Reuters/Kyodo. Japan Times. 12-27-91. p.1
[11] “Slovenians to Choose President, Parliament”. AP. Tulsa World. 12-16-92
[12] Evening Edition. National Public Radio. 12-13-92
[13] “UN Swats Yugoslavia”. AP. Missoulian. 5-31-92
[14] “NATO Bombs Stir Russian Anger”. AP. Missoulian. 9-15-95. p.A1
[15] “Privatizing War: How Affairs of the State are Outsourced to Corporations Beyond Public Control”. Ken Silverstein. The Nation. 7-28 to 8-4, 1997.
[16] The Great Heroin Coup: Drugs, Intelligence and International Fascism. Henrik Kruger. South End Press. Boston. 1980. p.217
[17] “Supporters of Karadzic Ready to Battle in Bosnia”. Misha Savic. Denver Post. 8-23-97
[18] “As the War Winds Down, Troop Training Starts Up”. Missoulian. 2-11-96

Dean Henderson è l’autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. Puoi iscriverti gratuitamente alla sua rubrica settimanale Left Hook @ www.deanhenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Chi ha ucciso Slobodan Miloševic e perché

7 dicembre 2012 De-construct

Slobodan-MilosevicXL’improvvisa morte sospetta del presidente jugoslavo e serbo Slobodan Miloševic in una cella del tribunale dell’Aja, continua a suscitare interrogativi tra i ricercatori e i media indipendenti sei anni dopo. Robin de Ruiter, pubblicista e storico olandese cresciuto in Spagna, ha scritto un libro affascinante (di prossima pubblicazione in Serbia, ma non ancora disponibile in italiano), che non mette in discussione se l’ex presidente della Serbia sia stato ucciso a L’Aja, ma si concentra sui mandanti e gli esecutori di questo crimine.

Demonizzazione brutale tesa all’omicidio premeditato
De Ruiter utilizza fatti verificabili per smantellare il mito occidentale del “macellaio dei Balcani”, ed esamina le ragioni dietro la brutale propaganda di demonizzazione volta a trasformare l’ex presidente serbo in un mostro, insieme all’intera nazione serba. Utilizzando un metodo semplice, mettendo insieme il ritratto di una persona reale e i fatti storici, andando oltre le caricature grottesche create dall’occidente, l’autore presenta una forte prova sulla ragione principale per cui la NATO e e le potenze occidentali guidate da Washington, hanno voluto far tacere per sempre Miloševic.
Contrariamente a quanto sostenuto in generale e alle premesse dell’imputazione del tribunale dell’Aja, “l’obiettivo politico di Miloševic era mantenere il Kosovo all’interno dei confini della Serbia e impedire alla maggioranza albanese di scacciare la minoranza serba dal Kosovo. Non vi era alcun incitamento all’odio nazionalista, né è stata effettuata una pulizia etnica. Al contrario, i membri del Partito socialista di Milosevic hanno sempre sottolineato i vantaggi della multietnicità per la Serbia“, scrive Robin de Ruiter. L’autore, che si sentiva obbligato a scrivere questo libro “per amore della verità”, cita una serie di giuristi, storici e giornalisti investigativi indipendenti che l’hanno aiutato nella sua ricerca approfondita, mettendo insieme il materiale presentato.

Un aspirina al giorno toglie il medico di torno
L’11 marzo 2006, alle 10:00, a 65 anni, Miloševic veniva trovato morto nella sua cella situata a  Scheveningen, all’Aja, Paesi Bassi, mentre il suo processo per presunti crimini di guerra era in pieno svolgimento, con la presentazione delle prove della difesa. Secondo i patologi olandesi, la causa della morte fu un arresto cardiaco. Oltre alla autopsia, un’analisi tossicologia venne richiesta. Secondo i funzionari dell’Aja, la salute di Miloševic aveva iniziato a peggiorare bruscamente e progressivamente quando era iniziato il processo, ed era sotto costante supervisione da parte di “personale medico altamente qualificato”.
L’autore, tuttavia, ha scoperto il fatto che solo un medico generico e un infermiere componevano l’intera squadra del centro di detenzione dell’Aja composto da ‘personale medico altamente qualificato’. De Ruiter rivela anche che la ‘terapia’ che Miloševic ricevette durante il primo anno di detenzione, consisteva in una singola aspirina al giorno, nonostante il fatto che fosse noto che soffrisse di problemi cardiaci e di pressione alta. L’avvocato di Miloševic, Zdenko Tomanovic, afferma che d’allora la salute del suo cliente venne sistematicamente erosa.
Quando il presidente Miloševic morì, lo specialista russo Dr. Leo Bokeria, del famoso Istituto Bakulev, rivelò ai media: “Negli ultimi tre anni abbiamo sempre insistito, senza successo, che Miloševic venisse ricoverato in un ospedale per essere correttamente diagnosticato. Se a Miloševic fosse stato consentito l’accesso a una qualsiasi clinica specialistica, avrebbe avuto un trattamento adeguato e avrebbe vissuto molti anni.”
All’inizio di maggio 2003, un gruppo di tredici medici tedeschi inviarono al tribunale un testo, esprimendo la loro preoccupazione per la salute di Miloševi? e l’assenza di un trattamento adeguato. Ma tutti i suggerimenti dei medici specialisti vennero scartati e una terapia adeguata rimase indisponibile. Inoltre, non vi fu alcuna risposta a questa e ad altre proteste scritte dallo stesso gruppo di medici.

Farmaci sconosciuti nel sangue di Miloševic
Dopo un anno di trattamento della miracolosa aspirina quotidiana come panacea per malattie cardiovascolari, un gruppo di medici messo su dai burocrati del tribunale emise la seguente diagnosi: danni secondari a vari organi e pressione estremamente alta che in determinate condizioni potrebbe portare a ictus, arresto cardiaco e coronarico o morte prematura. In contrasto con questi risultati, il procuratore generale dell’Aja Carla del Ponte, che sembrava saperne di più, affermò che secondo lei Miloševic “stava eccezionalmente bene”.
L’analisi medica nel 2005 aveva mostrato la presenza di sostanze chimiche “sconosciute” presenti nei sangue di Miloševic, che annullavano gli effetti dei farmaci per la pressione alta. A causa di questa scoperta, Miloševic chiese di essere curato da specialisti russi. Anche se il governo russo il 18 gennaio 2006 offrì la garanzia che Miloševic sarebbe stato messo a disposizione del tribunale, dopo le cure, la richiesta di Miloševic venne negata a febbraio. Poche settimane dopo era già troppo tardi: Miloševic subì l’annunciato e atteso infarto. Tra gli altri, De Ruiter cita la conclusione della rivista olandese Obiettivi:Il fatto stesso che i giudici [Robinson, Kwon e Bonomy] si rifiutassero di dar seguito alla sua richiesta di cure, è sufficiente motivo per sporgere denuncia contro il Tribunale per omicidio premeditato.”
Ulteriori sospetti vennero sollevati dal fatto che le ripetute richieste della famiglia di Miloševic, di un’autopsia indipendente al di fuori dei Paesi Bassi, vennero negate e ignorate. Robin de Ruiter cita anche la dichiarazione di Hikeline Verine Stewart di Amnesty International, che ha sottolineato che la morte prematura di Miloševic era stata conseguenza diretta dei farmaci controindicati trovati nel suo sangue. “Siamo certi che siano la causa della morte. La morte per cause naturali è assolutamente fuori questione“, disse.

Purè di patate con rifampicina
L’autore prende in esame una serie di speculazioni circa l’avvelenamento prolungato dell’ex presidente, nel centro di detenzione di Scheveningen, e conclude che sono tutt’altro che infondate. Nel 2002 si scoprì che a Miloševic venivano somministrati farmaci sbagliati che alzavano la pressione già alta. De Ruiter cita il quotidiano olandese NRC Hadelsblad dal 23 novembre 2002: “Slobodan Miloševic assumeva farmaci sbagliati nel centro di detenzione di Scheveningen, che  aumentavano la sua pressione sanguigna. Questo fu il motivo per cui il processo all’ex presidente jugoslavo dovette essere sospeso all’inizio di novembre. Uno dei commentatori del tribunale sosteneva che questo non era un errore. Rifiutò ulteriori commenti.”
Una delle prove che dimostra che Miloševic è stato probabilmente avvelenato durante il suo processo, fu un incidente alla fine di agosto 2004, quando il personale di Scheveningen fu assai  allarmato dopo aver scoperto che un altro detenuto aveva ricevuto la cena di Miloševic. Nel settembre 2004, durante il processo, Miloševic citò questo episodio: “Per tre anni i medici di qui mi hanno considerato in salute e in grado di condurre la mia difesa. E poi qualcosa di veramente strano ha avuto luogo: tutto ad un tratto un ‘medico indipendente’ arrivato dal Belgio, paese in cui ha sede la NATO, annunciava che la mia salute non era abbastanza buona perché continuassi la mia difesa. E tutti i medici qui furono improvvisamente d’accordo in modo unanime su ciò [...] Sentitevi liberi di raggiungere le vostre conclusioni, ma vi prego di tenere presente che sto usando farmaci che i medici hanno prescritto. Io non sono molto sicuro di quello che sta succedendo qui, ma potrei chiamare il personale di guardia a testimoniare su tutto ciò che è accaduto quando mi è stato dato un pasto preparato per una persona dell’altro lato del corridoio. Ci fu un grande clamore per darmi del cibo che era stato preparato specificatamente per me, anche se tutti i pasti sembrano esattamente uguali. Non ne ho fatto un problema, non avevo idea di ciò che stava accadendo. Ma ho alcune ipotesi che possono essere giustificate o meno, ma non vi è una chiara prova…” A quel punto, il giudice Robinson fece tacere Miloševic chiudendo il suo microfono.
Questo incidente allarmante non è mai stato discusso o indagato. Nel frattempo, la salute di Miloševic continuava a deteriorarsi rapidamente e quotidianamente. Aveva riferito un malessere quotidiano, una terribile pressione dietro gli occhi e nelle orecchie. L’ex ambasciatore canadese James Bissett testimoniò, dopo aver visitato il presidente serbo Milosevic a Scheveningen, che improvvisamente era diventato terribilmente rosso in faccia e che si prese la testa fra le mani. Miloševic disse che la testa riecheggiava quando parlava, come una pentola di metallo.
Nel marzo 2006, Miloševic espresse le sue preoccupazioni per l’ennesima volta: “Nel corso di cinque anni di detenzione non ho preso un solo antibiotico, non ho avuto infezioni, tranne un’influenza e ancora, nel referto medico del 12 gennaio 2006 [che ricevette due mesi dopo] diceva che vi era un farmaco nel mio sangue, usato per trattare la tubercolosi e la lebbra, la Rifampicina.” Commentando questi risultati dei test che avevano rilevato la rifampicina, altamente tossica, nel sangue di Miloševic, Verine Stewart disse: “E’ un mistero inspiegabile perché dessero a Miloševic e ai suoi avvocati i risultati dei suoi test medici del 12 gennaio, solo due mesi dopo, il 7 marzo.”
Un’altra domanda rimasta senza risposta era perché la morte di Milosevic venne scoperta così tardi, nel più sicuro centro di detenzione, il più tecnologicamente avanzato e dotato di telecamere in ogni cellula, e con controlli ogni mezz’ora. Alla conferenza stampa seguente Carla del Ponte sostenne che non vi furono controlli ogni mezz’ora, durante la notte in cui Miloševic morì. Inoltre, per qualche ragione, tutte le telecamere erano spente quella notte. Quando gli chiesero perché, Del Ponte semplicemente rispose che “non era responsabile delle cose che accadono in prigione“.

L’ambasciatore tedesco: le accuse a Miloševic non valgono la carta su cui sono scritte
Nel frattempo, secondo De Ruiter, emerse una serie di dichiarazioni ufficiali dal mondo del diritto internazionale e degli esperti di crimini di guerra, che sottolineava che il processo a Miloševic, in un primo momento annunciato come il ‘processo del secolo’, si era trasformato in un processo segreto. Secondo l’ex ambasciatore tedesco Ralph Hartmann, “già nel suo discorso di apertura, Miloševic ha rivelato fatti sensazionali, dimostrando il ruolo attivo di Stati Uniti, Germania ed altri paesi della NATO giocato nello smembramento e nelle guerre della ex-Jugoslavia. Si può ignorare la verità, ma non la si può sconfiggere“. Mentre il processo progrediva divenne evidente che l’accusa del tribunale dell’Aja valeva solo la carta su cui era scritta.

Meglio … se muore nella sentenza
Molti giuristi, in tutto il mondo, criticarono la sciarada dell’Aja, sottolineando pubblicamente che il  tribunale dell’Aja chiaramente non aveva alcuna prova reale contro Miloševic e che le accuse contro di lui sfumavano senza tanti complimenti. Un certo numero di commentatori, alcuni dei quali citati da De Ruiter, in realtà avevano sottolineato che l’unico modo per l’Aja di uscire da quella situazione era che Miloševic morisse.
Sarebbe meglio se Miloševic muore mentre si è ancora in ballo, disse James Gaw, esperto e consulente del tribunale per i crimini di guerra dell’Aja. Perché, se il processo continua fino alla fine l’unica cosa che può eventualmente essere condannata è una violazione secondaria della legge”, disse Gaw. L’autore conclude che il tribunale può senza dubbio essere accusato di omicidio colposo, e forse anche di omicidio premeditato per cui, come alcuni resoconti dei media hanno affermato, dovrebbe rispondere. Non vi è alcun dubbio che la responsabilità per la morte di Miloševic ricada in pieno sul Tribunale dell’Aja e su Washington, scrive De Ruiter.

Effetto boomerang
Il 25 agosto del 2005 il procuratore dell’Aja Geoffrey Nice, annunciava che Miloševic non era più accusato del tentativo di creare la mitologica ‘Grande Serbia’. La rimozione di un elemento importante dell’accusa contro il presidente serbo aveva leso radicalmente l’intera costruzione. In effetti, le fondamenta su cui tutte le accuse dell’Aja contro Slobodan Miloševic riposavano e si reggevano tutti insieme, era la premessa che tutto ciò che aveva fatto Miloševic avrebbe avuto un unico obiettivo: creare la ‘Grande Serbia’.
Dolorosamente, il Tribunale comprese che la possibilità di ottenere una condanna anche nominalmente credibile, stava diventando sempre più esigua. L’avvocato olandese NMP Steijnen disse: “Il caos è sempre più evidente. Le accuse cominciano a rivoltarsi contro i pubblici ministeri, come un boomerang. Il tribunale teme che Miloševic e i suoi testimoni riveleranno il ruolo svolto dall’occidente nello smembramento della Jugoslavia, e come l’occidente ha sistematicamente diffuso bugie sulla presunta unità serba per la ‘Grande Serbia’, ed i crimini commessi dalla NATO nella guerra di aggressione contro la Jugoslavia e la Serbia e, quindi, che Miloševic e i suoi testimoni avrebbero in conclusione dimostrato chi doveva essere trascinato davanti ai giudici. Miloševic presentò più e più volte, e con l’aiuto di testimoni occidentali, le prove patenti che il Kosovo non affrontava una ‘catastrofe umanitaria’, alla vigilia del bombardamento NATO della Jugoslavia nel 1999. Non era Miloševic che stava perdendo il processo, ma il tribunale“.
In un articolo, il signor Steijnen scrisse: “Nel corso degli anni del processo, in 466 sessioni, i pubblici ministeri portarono centinaia di testimoni contro Milosevic, accumulando più di 5.000 documenti su di lui, e non hanno dimostrato nulla. Questa assenza di dati reali, la condiscendente  contrattazione dell’azione penale verso sospetti che si rifiutarono di testimoniare contro Miloševic per ottenere riduzioni di pena in cambio, tutto ciò poteva solo danneggiare il tribunale. Gli adoratori del tribunale, nel loro ruolo di reporter, fecero attentamente di tutto per impedire al pubblico di sapere che Miloševic, con i suoi testimoni, aveva inflitto colpi mortali a ciò che restava delle accuse.”

Seri motivi per un omicidio a sangue freddo
De Ruiter prende atto che il tribunale dell’Aja era già in guai seri, ma le cose sarebbero di molto peggiorate quando sarebbe stato finalmente il turno di Miloševic per la sua difesa. I testimoni che avrebbero testimoniato in difesa di Miloševic, senza eccezione, erano eminenti, autorevoli e credibili, e avrebbero causato gravi mal di testa al tribunale, soprattutto se si tiene presente il fatto che diverse testimonianze dell’accusa ‘erano state smontate e dimostrate delle falsità, a volte fino al punto di diventare ridicole e grottesche.
La situazione era diventata estremamente tesa quando, alla fine di febbraio 2006, Miloševic aveva annunciato che avrebbe chiamato Wesley Clark e Bill Clinton alla sbarra. Aveva intenzione di dimostrare, al di là di ogni dubbio, che gli Stati Uniti avevano condotto una guerra illegale contro la Jugoslavia, e consapevolmente e volutamente bombardato obiettivi civili, presentando in tal modo il vero crimine contro l’umanità. Secondo De Ruiter, l’intenzione di Miloševic non era solo inaccettabile per la NATO, ma anche per il tribunale, che sarebbe stato completamente distrutto se tali prove venivano presentate.
James Bissett, ambasciatore del Canada nell’ex Jugoslavia dal 1990-1992, disse: “Sono sempre stato scettico nei confronti di tribunale, perché sono convinto che è uno strumento utilizzato dagli Stati Uniti e dai loro alleati per mascherare i propri errori nella tragedia dei Balcani. Il tribunale serve per presentare Miloševic e la nazione serba come i responsabili di tutti i mali che colpirono quello sfortunato paese.” Il Generale russo Leonid Ivashov disse: “Slobodan Miloševic era l’unico che potesse testimoniare  nettamente e in modo chiaro sul ruolo che gli Stati Uniti hanno svolto nel sanguinoso smembramento della Jugoslavia degli anni novanta, e che avrebbe potuto farlo completamente e fino al più piccolo dettaglio. Questo è esattamente ciò per cui aveva combattuto mentre era sotto processo.” Secondo il Generale Ivashov, se Miloševic veniva dichiarato innocente, tale sentenza avrebbe avuto conseguenze di vasta portata sia per il tribunale che per la NATO. Il Generale Ivashov ritiene che fu questo il motivo dell’omicidio di Miloševic. “Si tratta di un assassinio politico su mandato”, disse Ivashov.
Slobodan Miloševic è morto nella sua cella proprio nel momento in cui la sua difesa era in pieno svolgimento. Era preoccupato per la sua salute, ma bruciava dal desiderio di esporre la verità su ciò che era realmente avvenuto nei Balcani. Non aveva motivo di suicidarsi. D’altra parte, il tribunale dell’Aja aveva un motivo evidente e considerevole per l’omicidio. La NATO, creatrice e finanziatrice del tribunale, stava perdendo il controllo del caso Miloševic. Miloševic doveva essere messo a tacere prima di poter esercitare il proprio diritto di parlare?”, si chiede De Ruiter.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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