La NATO accelera le attività contro la Russia per giustificare la propria esistenza

Andrej Akulov Strategic Culture Foundation 12/04/2014
1902742Questa settimana la NATO segna un triplice anniversario: i 15 anni dell’adesione all’alleanza di  Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca; i 10 anni dell’adesione di Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia e i 5 anni di Albania e Croazia. È il momento in cui la NATO sembra trovare una giustificazione alla propria esistenza. Ecco dove la crisi in Ucraina aiuta…
Parlando l’8 aprile a Parigi, il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha detto che ulteriori interventi della Russia in Ucraina avrebbero “gravi conseguenze” sulle relazioni di Mosca con la NATO e “isolerebbero ulteriormente la Russia a livello internazionale“. Rasmussen ha invitato la Russia a ritirare ciò che ha descritto come “decine di migliaia” di soldati ammassati sul confine ucraino. “Abbiamo attuato i piani per garantire la difesa e la protezione dei nostri alleati“, ha detto. “È evidente che l’evoluzione della situazione della sicurezza in Ucraina e alle sue frontiere rende necessario rivedere i nostri piani di difesa e rafforzare la nostra difesa collettiva“. Ha detto che la NATO esamina l’accordo di cooperazione (Atto istitutivo del 1997) con la Russia e la successiva dichiarazione di Roma del 2002 che impediva alla NATO la creazione di basi in Europa orientale e centrale. I ministri degli Esteri dell’alleanza decideranno a giugno. “Queste decisioni saranno influenzate dalla situazione in Ucraina e dal comportamento russo“, ha detto Rasmussen. (1) Il 9 aprile, il generale dell’US Air Force Philip Breedlove, comandante del comando europeo degli Stati Uniti e comandante supremo alleato in Europa (SACEUR) delle NATO Allied Command Operations, ha detto all’Associated Press (2) che i prossimi piani della NATO prevedono la mobilitazione delle truppe statunitensi. Secondo il generale, non “escluderebbe il coinvolgimento di alcuna nazione, inclusi gli Stati Uniti.” “Essenzialmente ciò che prevediamo è un pacchetto di misure terrestri, aeree e marittime per fornire sicurezza ai nostri alleati orientali“, ha detto Breedlove. “Ho il compito di deciderlo entro la prossima settimana. Intendo adottarlo pienamente e presto”, ha osservato. Le sue parole facevano eco al capo della difesa degli Stati Uniti. Parlando alla CNN, il 9 aprile, il segretario alla Difesa statunitense Chuck Hagel ha detto, “Siamo sempre vigili e guardiamo sempre le opzioni da prendere“. (3) L’assistente del segretario alla Difesa Derek Chollet, testimoniando alla Commissione Forze Armate della Camera l’8 aprile, ha detto che gli Stati Uniti “riesaminano le loro forze in Europa e le nostre esigenze in schieramenti futuri, esercitazioni e formazioni nella regione“. (4) Non ha specificato quale riesame potrebbe comportare quando il Pentagono affronta tagli di bilancio e cerca di ridispiegare parte delle proprie risorse nella regione Asia-Pacifico nell’ambito della strategia del pivot. Tutti questi funzionari degli Stati Uniti non avrebbero fatto tali dichiarazioni minacciose, ovviamente, se non avessero almeno un’opzione sul tavolo. Il giorno dopo la decisione della NATO di porre fine alla cooperazione con la Russia, l’8 aprile la Süddeutsche Zeitung, il maggiore quotidiano per abbonamento tedesco, per dirla chiaramente ha affermato che “la NATO ora vede nella Russia un nemico“. Ha intenzione di attuare il messaggio o è solo una dichiarazione raffazzonata?

I tamburi di guerra si sentono negli USA
I repubblicani della Camera USA chiedono al Pentagono di rivedere la sua strategia. Ad esempio, il presidente del Comitato Forze Armate della Camera Buck McKeon ha presentato, l’8 aprile, una legge volta a stimolare la postura e le capacità di militari degli Stati Uniti in Europa per contrastare “l’aggressione russa all’Ucraina e agli alleati della NATO“. Il disegno di legge, sostenuto dai repubblicani Mike Turner e Mike Rogers, chiede che gli Stati Uniti sospendano l’attività militare con la Russia e forniscano consulenze militare e assistenza tecnica all’Ucraina. I repubblicani hanno criticato il Quadrennial Defense Review, documento strategico recentemente pubblicato dal dipartimento della Difesa per, tra le altre cose, menzionare appena la Russia. Derek Chollet, assistente del segretario alla Difesa per la sicurezza internazionale, ha detto che “non pensiamo di riscrivere il QDR” ma le azioni della Russia spingeranno gli USA a riesaminare la presenza di truppe in Europa. (5) Vi sono voci che chiedono l’espansione della NATO. I senatori John McCain e Lindsey Graham raccomandano d’accrescere “cooperazione e sostegno a Ucraina, Georgia, Moldova e agli altri partner non-NATO“. McCain e Graham esortano l’espansione della NATO in Georgia e Moldavia. L’iniziativa in politica estera ha raggruppato 56 star neoconservatrici a sostegno del Membership Action Plan della Georgia e dell’adesione di Finlandia, Svezia, Ucraina e “altri partner europei della sicurezza“. Un gruppo di 40 membri del Congresso ha chiesto l’ammissione di Macedonia e Montenegro, e infine del Kosovo, avanzando “la prospettiva dell’adesione di Georgia e Bosnia-Erzegovina” e continuando la “stretta collaborazione… con altri Paesi dell’Europa centrale e orientale che vogliono relazioni più strette con Stati Uniti e NATO“.

La NATO intensifica le attività militari
Tra le crescenti tensioni in Ucraina, il governo polacco ha confermato che le esercitazioni militari congiunte con gli Stati Uniti continueranno a giugno con l’arrivo di altri caccia F-16. Secondo la radio polacca (6) del 10 aprile, aerei da rifornimento saranno inviati in Polonia dal Regno Unito, nello stesso periodo. “Ciò mostra il forte impegno degli alleati e la visibile presenza degli Stati Uniti“, ha detto al notiziario TVN24 il ministro della Difesa Tomasz Siemoniak. “Ci sforziamo di assicurare che le lezioni della crisi (russo-ucraina) portino alla duratura presenza della NATO in Oriente“, ha aggiunto. Alla domanda sulla disponibilità della NATO ad intervenire in caso di  attacco contro uno suo Stato membro, Siemoniak ha detto che “queste forze sono pronte ad un intervento immediato“. Il ministro ha osservato che 18 jet da combattimento F-16 degli Stati Uniti saranno dislocati in una base aerea di Lask, Polonia centrale, dove gli Stati Uniti e le forze armate polacche collaborano da oltre un anno e mezzo. “Per diverse settimane c’erano 12 aerei F-16 ed aerei da trasporto“, ha detto il ministro della Difesa aggiungendo che le forze della NATO nella regione sono interessate ad “attività a lungo termine che potrebbero durare anni o decenni“, anche se ha riconosciuto che un tale accordo non può essere concluso “in pochi giorni“. Nel frattempo l’USS Donald Cook e la nave-spia francese Dupuy de Lome sono nel Mar Nero. L’USS Donald Cook è la terza nave da guerra statunitense inviata nel Mar Nero. A febbraio, gli Stati Uniti hanno inviato la fregata USS Taylor nelle acque del mare per garantire la sicurezza dei Giochi Olimpici di Sochi. Il mese scorso, l’USS Truxtun aveva attraversato il Bosforo per condurre esercitazioni congiunte nel Mar Nero con Bulgaria e Romania. Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha già detto che la presenza di navi statunitensi nel Mar Nero ha superato il limite della convenzione. Le precedenti visite navali statunitensi nel Mar Nero avvenivano nell’arco di mesi.
Le aeronautiche di NATO e Partenariato per la Pace hanno appena terminato le esercitazioni offensive e difensive in Olanda nell’ambito delle manovre Frisian Flag. L’esercitazione olandese, nella base aerea di Leeuwarden, s’è svolta dal 31 marzo all’11 aprile 2014. Circa 50 aerei hanno partecipato alla missione. I jet della NATO parteciperanno ai pattugliamenti aerei nella regione, dopo l’esercitazione che gli analisti dicono aver assunto ulteriore significato per la crisi. Diversi membri dell’alleanza, tra cui Regno Unito, Stati Uniti e Francia hanno offerto altri aerei militari. Gli Stati Uniti hanno aggiunto sei F-15C in Lituania e una dozzina di F-16 e 300 truppe in Polonia, e previsto ulteriori forze per le esercitazioni in Polonia e Paesi baltici, aumentando i voli d’intelligence in Polonia e Romania. Nella riunione di marzo, la NATO ha ordinato lo studio di misure per sostenere i membri dell’alleanza dell’Europa orientale, tra cui l’invio di altre truppe e attrezzature sul posto, ulteriori esercitazioni militari, miglioramento della forza di rapido dispiegamento e revisione dei piani militari. Il comandante dell’alleanza generale Philip Breedlove ha detto che le opzioni per tale “pacchetto di assicurazione” include l’aumento delle potenza aerea e delle navi nel Mar Baltico, la creazione di una forza navale nel Mar Nero e il dispiegamento dal Texas di una brigata di 4500 effettivi dell’esercito. Ma gli europei orientali vogliono altro ancora. Il ministro della Difesa polacco Tomasz Siemoniak ha insistito: “Gli Stati Uniti devono aumentare la propria presenza in Europa centrale e orientale, anche in Polonia“. Il presidente della Romania Traian Basescu ha citato “la necessità di riposizionare maggiori risorse militari della NATO” in Romania. L’ambasciatore alla NATO dell’Estonia, Lauri Lepik, ha dichiarato: “ciò che i Paesi baltici vogliono è la presenza sul campo degli alleati”. Un ex-ministro lettone ha detto all’Economist: “Vorremmo vedere un paio di squadroni statunitensi qui, soldati e anche una portaerei“. (7) Tutti questi passaggi sono una chiara violazione del Trattato del 1997 sulla cooperazione NATO-Russia, incrementando le proprie forze in Europa orientale, la NATO ha promesso di rafforzare la difesa collettiva piuttosto che l’ulteriore stazionamento permanente di sostanziali forze da combattimento in basi regolari.

La Russia chiama alla ragione
Il Ministero degli Esteri russo ha detto che Ucraina e Stati Uniti non hanno “alcun motivo di preoccupazione” per la presenza accresciuta di forze nella regione, e che “la Russia ha ripetutamente dichiarato che non conduce attività insolite o non pianificate militarmente significative sul proprio territorio al confine con l’Ucraina“. Le autorità russe considerano le accuse del segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen contro Mosca un tentativo di rafforzare l’importanza dell’alleanza, ha detto il ministero degli Esteri russo in un commento sul suo sito del 10 aprile (8). “Le continue accuse del segretario generale contro di noi suggeriscono che l’alleanza stia cercando di usare la crisi in Ucraina per “consolidare le fila” di fronte a minacce  immaginarie presumibilmente rivolte contro Paesi della NATO, come pure di rafforzare l’importanza dell’alleanza nel 21° secolo“, dice la nota. Le recenti dichiarazioni del segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen sulla situazione in Ucraina, così come il doppio standard dell’alleanza in Crimea, ostacolano la riduzione delle tensioni, ha detto il Ministero degli Esteri russo. La Russia nega le accuse d’ingerenza in Ucraina e ha detto che vorrebbe dei colloqui sulla crisi politica ucraina coinvolgendo Stati Uniti, Unione Europea e “tutte le forze politiche in Ucraina”. La riunione di aprile dei capi degli Esteri della NATO ha dimostrato che i sostenitori dell’escalation hanno il sopravvento nell’alleanza. Truppe e forze aeree vengono concentrate in prossimità dei confini russi. La presenza e le attività militari vengono intensificate con la scusa delle esercitazioni.  L’alleanza avanza accuse infondate su un’imminente invasione dell’Ucraina dalla Russia come pretesto per ammassare forze in Europa orientale ed elaborare piani di guerra contro la Russia. La politica estera antirussa si acutizza nello spazio post-sovietico, in particolare in Ucraina, Moldova e Georgia. La NATO approfitta della situazione in Ucraina per giustificare la sua ragione d’essere, comprese le sue spese militari pari alla metà della spesa militare mondiale e superiore di decine di volte a quelle della Russia. I piani comporteranno la militarizzazione dell’Europa. L’escalation aggressiva della NATO minaccia la guerra tra NATO e Russia, una grande potenza militare nucleare. La minaccia di un disastro incombe.

nushi20130328193534277La ripubblicazione è gradita in riferimento al giornale on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Dell’Ucraina alla NATO, dalla Germania alla Russia

Dedefensa, 9 aprile 2014
481311Ognuno parla della seconda fase della crisi ucraina, della situazione in rapido peggioramento nella parte russofona dell’Ucraina meridionale e orientale. In questa processo il referendum in Crimea fu la prima fase. Seguiamo tali resoconti, ma dai contenuti del tutto diversi. Per noi, la fase 1 è iniziata nel novembre 2013, con l’incontro di Vilnius tra l’Ucraina (Janukovich) e l’Unione europea, con le conseguenze che conosciamo. Questa è la fase europea. Ora inizia la fase 2, con l’UE sostituita dalla NATO (da ciò, salvo eccezioni, si potrebbe passare a una nuova fase in cui l’UE ritornerebbe in prima linea). Finora, infatti, l’Unione europea se non è “la punta”, è almeno significativamente in ritirata per via dei gravi disaccordi tra i suoi membri (v. 8 aprile 2014).
E… siamo lontani dal dire che ci sia un coordinamento, che ci sia un piano generale, costruito qua e là (Stati Uniti, blocco BAO e tutti quanti, in aggiunta alle suddette organizzazioni). Ci sono opportunità, errori, battute d’arresto, cecità, contropiedi che si confondono allo stesso tempo, o si alternano, ma è pura tattica dell’occasione e dell’opportunità in generale, piuttosto che di comunicazione. Le vera dinamica è completamente dinamica del sistema, operata da due burocrazie (UE e NATO) in un processo a catena automatizzato dove troviamo l’ideale da grande potenza e la politica del sistema, e nessuna strategia, nessun piano prestabilito, nessun coordinamento, ecc., ma semplicemente una spinta cieca e furiosa, dalla stupidità così estrema quanto la forza che la guida, la nota dinamica del superpotere. Le circostanze hanno sempre più respinto in secondo piano l’UE, e la NATO a precipitarsi nel vuoto, tanto più che i fatti permettono di “militarizzare” la crisi il più rapidamente possibile. In realtà la stupidità estrema della NATO ha il vantaggio sull’UE della previsione e dell’esperienza, e i pupazzi cui il sistema da voce, Rasmussen in primo luogo, sono all’altezza del compito, cioè nei bassifondi del pensiero.
• MK Bhadrakumar in un breve articolo (dell’8 aprile 2014)  segnala la sceneggiata della NATO sul palco, con i soliti tonitruanti belle parole, giuramenti e valori storici, sempre nella testa di Rasmussen. Nessuna meraviglia che abbia eruttato in tale senso al palazzo dell’Eliseo, dove era in visita, alla presenza del nostro Presidente del pero, coronato dalla  clamorosa rilegittimazione nelle ultime elezioni. Naturalmente, Bhadrakumar non segue la nostra classifica ma le solite concezioni delle relazioni internazionali; ma la sostanza della posizione della NATO e implicitamente delle conseguenti sue ambizioni, sono visibili.
Nelle valutazioni occidentali sembra che le cose siano pericolosamente sul punto d’infiammarsi in Ucraina. Il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen ha usato un linguaggio particolarmente forte, mentre avvertiva in una conferenza stampa a Parigi, dopo i colloqui con il presidente Francois Hollande, che “un ulteriore intervento russo (in Ucraina) sarebbe un errore storico e avrebbe gravi conseguenze sul nostro rapporto con la Russia”. Significativamente, Rasmussen ha toccato i legami della NATO con l’Ucraina. La scorsa settimana, in un articolo, aveva fatto capire che l’adesione alla NATO era aperta per l’Ucraina. L’impulso del momento sembra apparire mentre si avvicina il vertice della NATO di settembre, in Galles. Chiaramente, l’Atto istitutivo delle relazioni reciproche, cooperazione e sicurezza (1997) tra NATO e Russia è diventato una reliquia. Tale accordo aveva lo scopo di arruolare l’allora presidente russo Boris Eltsin alla decisione dell’amministrazione di Bill Clinton, nel 1996, di fare aderire alla NATO i Paesi del Patto di Varsavia (contravvenendo all’intesa con il leader sovietico Mikhail Gorbaciov dell’allora segretario di Stato USA James Baker, secondo cui l’alleanza occidentale non si sarebbe mossa di un centimetro verso est, nel dopo-guerra fredda). Rasmussen ha detto oggi, a Parigi, “Per quanto concerne l’Atto istitutivo NATO-Russia del 1997, stiamo ora esaminando tutta le nostre relazioni con la Russia… E i ministri degli Esteri adotteranno decisioni in tale senso quando si incontreranno a giugno”. Per gli studiosi delle relazioni russo-statunitensi, gli archivi presenteranno un discorso affascinante al Consiglio Atlantico, il 20 maggio 1997, dell’allora vicesegretario di Stato Strobe Talbott che riconosceva che “la questione dell’allargamento della NATO è acutamente nevralgico per la Russia, soprattutto per la sua élite politica”. La storia ha chiuso il cerchio. In un articolo sul quotidiano Sunday Telegraph Rasmussen ha scritto, “Nessuno della NATO vuole un ritorno alla Guerra Fredda, ma vediamo che il Cremlino cerca di tornare indietro e spartirsi l’Europa in sfere d’influenza. Dobbiamo difendere i nostri valori“.
• Bhadrakumar conclude il suo commento affermando che in questo caso è Rasmussen, come al solito, “la voce del padrone”, cioè la voce di Washington. Come abbiamo visto, questa non è la nostra analisi e diremmo piuttosto che Washington, quando parla, è “la voce del caos”, che rinforza la non-politica con la vanteria propria dell’americanismo, essendo Kerry la voce di Nuland, che altro non è, naturalmente, che la voce del sistema; Rasmussen certamente è la “voce del padrone” (cos’altro potrebbe essere?), ma notando che il suo padrone è il sistema, nient’altro e niente di meno. Ha ragione Bhadrakumar quando infine dirige la sua attenzione sulla Germania: “In primo luogo, la sfida (per Washngton e la NATO) è convincere la Germania ad adottare una linea dura verso la Russia. La Germania, tuttavia, si trova in una situazione precaria, come un pezzo perspicace della rivista Spiegel spiega…
• Passiamo a Spiegel, come Bhadrakumar ci invita. In un lungo articolo del 7 aprile 2014, il settimanale tedesco studia gli aspetti militari della situazione della crisi, cioè il rapporto di forze tra NATO e Russia, ecc. Ma il nocciolo di questo articolo, il vero soggetto, è contenuto nel titolo stesso (“La Crisi sull’Ucraina mette a nudo le lacune tra NATO e Berlino“) è in definitiva contrapporre la via diplomatica ai preparativi militari, spingendo ai loro estremi le due logiche che si oppongono, la tesi volta a cercare di riparare i rapporti con la Russia alla tesi della preparazione del confronto con la Russia. L’articolo sembra, comunque e piuttosto ambiguamente, non perdere il contatto con la parte più dura (la NATO) mentre mette implicitamente in evidenza i benefici dell’”accordo”, esponendo implicitamente la voce della ragione del ministro degli Esteri tedesco, in prima linea nella ricerca di un accordo con la Russia (questo, ovviamente, il 3 febbraio 2014). Dobbiamo quindi leggere i primi paragrafi dell’articolo di Spiegel, di cui il primo presenta l’ambiguità in questione …
Una volta finita la Guerra Fredda, le forze armate occidentali hanno ridotto la loro attenzione sulla deterrenza militare in Europa. Di conseguenza, la crisi ucraina ha sorpreso la NATO, precipitatasi a cercare una risposta adeguata alla Russia. La Germania è riluttante ad andare avanti. Frank-Walter Steinmeier non ha perso tempo ritornando a Berlino dalla riunione dei ministri degli Esteri della NATO a Bruxelles, la scorsa settimana. Andò dritto al parlamento per informare i deputati tedeschi delle decisioni raggiunte. E l’ha fatto nel modo che dovrebbe essere percepito mentre negozia la crisi sulla Crimea: tranquillo, riservato e puntuale. Infatti, l’unica volta che ha mostrato emozione durante la riunione della commissione per gli Affari Esteri, fu quando parlava il segretario generale della NATO Anders Fogh Rasmussen. In precedenza, Rasmussen aveva pubblicato un editoriale sul quotidiano tedesco Die Welt dicendo che l’adesione dell’Ucraina alla NATO è fondamentalmente aperta. “Il diritto degli Stati sovrani a determinare il proprio futuro è uno dei fondamenti della moderna Europa”, ha scritto. Questo però s’allontana significativamente dall’attenzione della Germania per la de-escalation del confronto con la Russia. “L’adesione alla NATO dell’Ucraina non è prevista”, sbuffò Steinmeier. Disse che la politica estera correva il pericolo di militarizzarsi, aggiungendo che era giunto il momento per i leader politici di avere il sopravvento. Steinmeier, però, è pienamente consapevole che il corso che Rasmussen progetta non scomparirà tanto presto. Già i preparativi sono iniziati per il prossimo vertice dei capi di Stato e di governo della NATO per settembre. Finora c’è solo un punto all’ordine del giorno: la nuova strategia della NATO. Berlino è scettica e preoccupata”.
• Si aggiunga un elemento al dossier, la lettera aperta di centinaia di cittadini tedeschi, artisti, accademici, scientifici, giornalistici, esperti, legali, ecc. a seguito dell’iniziativa di un ex tenente-colonnello della Luftwaffe, Jochen Scholz, già segnalatosi diversi anni fa per attivismo antiamericanista (antisistema). RussiaToday, che ha intervistato Scholz, pubblicizza questo documento, il 9 aprile 2014. (Per non essere sospettati, cioè condannati e giustiziati per falso e commento falso da BHL o Victoria Nuland-Fuck, ci affrettiamo a presentare il link al testo della lettera e ai nomi dei firmatari).
L’ex-tenente colonnello dell’aeronautica tedesca Jochen Scholz ha scritto una lettera aperta al leader russo in risposta al discorso che Putin fece il 18 marzo 2014 sulla riunificazione della Crimea alla Russia. La lettera è stata firmata da centinaia di tedeschi, tra cui avvocati, giornalisti, medici, militari, studiosi, scienziati, diplomatici e storici. In tale lettera gli intellettuali tedeschi hanno detto che il discorso di Putin si “appella direttamente al popolo tedesco” e merita una “risposta positiva  corrispondente ai veri sentimenti dei tedeschi. La lettera riconosce che l’Unione Sovietica svolse un ruolo decisivo nella liberazione dell’Europa dalla Germania nazista e ha sostenuto la riunificazione della Germania e la sua ascesa nella NATO dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione del Patto di Varsavia. Poi il presidente degli Stati Uniti George Bush Sr. aveva assicurato alla Russia che la NATO non si sarebbe allargata ad est, eppure nonostante la dimostrazione di fiducia di Mosca, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno violato tale impegno, dice Scholz. L’espansione della NATO nelle repubbliche ex-sovietiche, la creazione di basi militari nei Paesi dell’ex-Patto di Varsavia e la messa a punto di un sistema di difesa missilistico in Europa orientale, mentre gli Stati Uniti unilateralmente si ritiravano dal trattato ABM, sono una flagrante violazione delle promesse”, si legge nella lettera. (…) In un’intervista a RT, Scholz ha elaborato la sua posizione sostenendo che gli interessi e la visione dell’ordine mondiale degli Stati Uniti, in cui al continente è assegnato il ruolo di “vassallo” di Washington, sono diversi dagli interessi europei. “Durante la Guerra Fredda, gli interessi di Stati Uniti ed Europa erano quasi al 100 per cento identici. Ma dal 1990 ciò è cambiato. Gli interessi europei sono oggettivamente diversi da quelli degli Stati Uniti”, ha detto a RT. “Quindi il nostro compito qui, in Europa, cui ovviamente la Russia appartiene, è occuparci noi stessi dei nostri affari cooperando in pace e nel rispetto dei diritti umani”. (…) Commentando la posizione del governo tedesco nei confronti della Russia, al momento, Scholz ha detto a RT che Berlino è in una “posizione molto difficile” in quanto membro di UE e NATO i cui obiettivi sono in contraddizione con il desiderio tedesco “di sviluppare una più stretta relazione con la Russia”. “Dobbiamo sviluppare la nostra politica di vicinato con la Russia e così poter andare avanti. Ma in ogni caso non ci dovrebbe essere un’ulteriore espansione della NATO verso i confini russi”, ha detto a RT”.
In periodo di normale Guerra Fredda, quasi tutti ne parlano, si direbbe che i problemi discussi qui (postura della mobilitazione NATO e posizione della Germania verso la NATO) conterebbero poco.  Le questioni saranno risolte avanti: con la NATO in piena espansione nel mobilitare l’applauso unanime ai nostri “valori” così solleciti, la Germania rientrerebbe nei ranghi. Ma come abbiamo detto non siamo in una “nuova guerra fredda” (20 marzo 2014). Allo stesso modo, quando Spiegel solleva la questione se la deterrenza della NATO (blocco BAO) contro la Russia operi come durante la Guerra Fredda, sbaglia fase, “non siamo in una nuova guerra fredda”. Non è questione di deterrenza della Russia, ma di scontro con la Russia… Se la NATO segue la rotta, lo scontro è garantito in tutti i casi e in tutti i modi (e la NATO, che calcola in anni la preparazione delle sue forze, non si rende conto di quanto sia pericoloso la strada che segue). E’ a questo punto che dobbiamo giudicare il pensiero della NATO, lo sforzo non è grande e l’altezza non da le vertigini. Certamente il pensiero della NATO non è affatto certo che, se non nell’immediato (già discutibile nelle attuali circostanze), ma in ogni caso nel prossimo periodo, prevalga ancora in Europa, perché non si tratta, alla fine di questa logica folle, della guerra perduta in Afghanistan o della sconfitta travestita da massacro democratico e destrutturante in Iraq, o dell’isteria per i massacri siriani lontani dai nostri week-end pasquali e dalle nostre discussioni fondamentali sul “matrimonio per tutti”. Alla fine di tale logica folle c’è una possibile guerra in Europa, con la Russia impegnata per la sua sopravvivenza di vecchia nazione, come dimostrato più volte nella Storia, quando si trovò negli ultimi momenti della metastoria, sulla via dell’eroismo e del sacrificio. La prospettiva è significativamente diversa e le alleanze accomodanti fatte con la peste americanista e in vergognosa fedeltà alla NATO, sempre in nome del sistema il cui scopo non è altro che la distruzione del mondo, questa volta scopriranno a chi parlare, se non di cosa parlare. Pertanto, la constatazione di questa seconda fase vede l’accelerazione della burocrazia della NATO nel compie un ulteriore passo avanti, rispetto all’UE, nella filosofia “guerrafondaia”; un gioco completamente nuovo e senza precedenti nell’era del Sistema organizzato dal 1945 con, per esempio e nel caso in esame, una vera e propria incertezza sulla direzione che la Germania prenderà nel caso di un decisivo peggioramento della situazione, in cui la fedeltà transatlantica non sarebbe più il riflesso pavloviano conosciuto dal 1949-1954.
Le solite posizioni, gli argomenti infiniti e la narrativa sui nostri “valori” non sono sufficienti a darci la chiave di ciò che sarebbe una sceneggiatura già scritta. Questa volta siamo di fronte a un enigma, sempre lo stesso mistero sacro della crisi mondiale, e riprendiamo, seguendo l’attualità, la frase alla fine del nostro testo del 29 marzo 2014Tale questione della visione metastorica (del nostro futuro immediato…) è, per il momento, l’equivalente di quello che disse Churchill nel 1939 del potere sovietico: “è un indovinello avvolto in un mistero, all’interno di un enigma…”. Ciò significa che prima del peggio che ci riserverebbe “lo scenario già scritto” della logica folle della NATO e del sistema, si potrebbero inserire le circostanze dei disaccordi e di catastrofi successive nel blocco BAO, portando alla decisa accelerazione della crisi di collasso del sistema, sperando sia prima che il sistema possa sputare il suo ultimo veleno”.

Pro-Russian-protester-Donetsk

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il Petro-Rublo russo sfida l’egemonia del dollaro USA. La Cina sviluppa il commercio eurasiatico

Peter Koenig Global Research, 8 aprile 2014

La Russia ha appena lanciato un’altra bomba, annunciando non solo il disaccoppiamento del commercio dal dollaro, ma anche che la commercializzazione dei suoi idrocarburi avverrà in rubli e nelle valute dei suoi partner commerciali, non più in dollari, vedasi La Voce della Russia.

BRICS-mapIl commerciale della Russia degli idrocarburi ammonta a circa un trilione di dollari all’anno. Altri Paesi, in particolare BRICS e BRICS-associati (BRICSA) potrebbe presto seguirne l’esempio e unirsi alla Russia, abbandonando il ‘petro-dollaro’ come unità per il trading di petrolio e gas. Ciò  potrebbe ammontare a decine di miliardi di perdite nella domanda annuale di petrodollari (il PIL degli Stati Uniti era circa 17 miliardi di dollari nel dicembre 2013), togliendo quanto meno un dente importante all’economia degli Stati Uniti. A ciò si aggiunge la dichiarazione di Press TV secondo cui la Cina riapre la vecchia Via della Seta come nuova rotta commerciale collegando Germania, Russia e Cina e permettendo di collegare e sviluppare nuovi mercati, specialmente in Asia centrale, dove il nuovo progetto porterà stabilità economica e politica, e nelle province occidentali della Cina, dove verranno create “nuove aree” di sviluppo. La prima sarà la Lanzhou New Area nel Gansu, una delle regioni più povere della Cina nordoccidentale. “Durante la sua visita a Duisburg, il presidente cinese Xi Jinping ha compiuto un colpo da maestro da diplomazia economica contrastando direttamente lo sforzo della fazione neo-conservatrice di Washington per suscitare un nuovo confronto tra NATO e Russia.” (Press TV, 6 aprile 2014)
Sfruttando il ruolo di Duisburg quale maggiore porto interno del mondo, snodo storico dei trasporti in Europa e centro dell’industria siderurgica della Ruhr in Germania, propone che Germania e Cina cooperino nella costruzione di una nuova “via della Seta economica” che colleghi Cina ed Europa. Le implicazioni della crescita economica per tutta l’Eurasia sono impressionanti“. Curiosamente i media occidentali hanno finora ignorato entrambi gli eventi. Sembra che ci sia il desiderio di accompagnare la falsità delle illusione e arroganza occidentali assieme al silenzio. La Germania, il motore economico d’Europa e quarta economia del mondo (PIL da 3600 miliardi dollari US), all’estremità occidentale del nuovo asse commerciale sarà la calamita che attirerà altri partner commerciali europei della Germania verso la Nuova Via della Seta. Ciò che appare come un futuro vantaggio per Russia e Cina, comporterà anche sicurezza e stabilità, ciò sarebbe una sconfitta letale per Washington. Inoltre, i BRICS si preparano a lanciare una nuova moneta, composta dal paniere di loro valute locali, da utilizzare nel commercio internazionale, nonché una nuova valuta di riserva, sostituendo un dollaro gravato dal debito e piuttosto inutile, una prodezza benvenuta nel mondo. Insieme con la valuta dei nuovi Paesi BRICS (A) arriverà un nuovo sistema di pagamento internazionale, sostituendo negli scambi SWIFT e IBAN, rompendo così l’egemonia della famigerata manipolatrice di oro e valuta di proprietà privata Banca dei regolamenti internazionali (BRI) di Basilea, in Svizzera, detta anche banca centrale di tutte le banche centrali. Per esserne sicuri, la BRI è un’istituzione di proprietà privata a scopo di lucro creata nei primi anni ’30, durante la grande crisi economica del 20° secolo. La BRI fu costituita proprio per questo scopo, controllare il sistema monetario mondiale insieme alla FED, anch’essa di proprietà privata dei Banksters di Wall Street, l’epitome della proprietà privata non regolamentata. La BRI è nota ospitare almeno una mezza dozzina di riunioni segrete all’anno, in cui partecipa l’élite mondiale per decidere il destino di Paesi e intere popolazioni. La sua scomparsa sarebbe un altro gradito nuovo sviluppo.
Con la nuova via commerciale e il nuovo sistema monetario in formazione, altri Paesi e nazioni, finora presi dagli artigli della dipendenza dagli Stati Uniti, accorreranno verso il ‘nuovo sistema’, isolando man mano l’economia industriale militare (sic) di Washington e la sua macchina da guerra della NATO. Questo mutamento economico potrà mettere l’impero in ginocchio senza spargere una goccia di sangue. Lo spazio per una nuova speranza di giustizia e maggiore uguaglianza, la rinascita di Stati sovrani, può sorgere trasformando la spirale delle tenebre in una di luce.

Peter Koenig è un economista ed ex-impiegato della Banca Mondiale. Ha lavorato a lungo nel mondo dell’ambiente e delle risorse idriche. Scrive regolarmente per Global Research, ICH, Voce della Russia e altri siti Internet. È autore di Implosion, racconto basato sui fatti e su 30 anni di esperienza in tutto il mondo.
Copyright © 2014 Global Research

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli Stati Uniti perseguono il caos generale: ora tocca all’Asia

Dedefensa, 9 aprile 2014

8860548Dato lo stato generale della situazione mondiale, rafforzata splendidamente dalla crisi ucraina, gli Stati Uniti cercano di capitalizzare l’estensione della svolta in Asia. Perché portare il caos anche in Asia? E’ vero che questa zona è un po’ indietro rispetto alla situazione europea, del Medio Oriente ed anche negli Stati Uniti, soprattutto in relazione alla situazione di Washington, dell’amministrazione Obama, del Congresso e della politica degli Stati Uniti, ecc. Si tratta di correttezza ed equilibrio. Questa è l’ipotesi che siamo portati a fare osservando la tensione ottenuta dagli Stati Uniti con le loro ultime dichiarazioni che promuovono solo il peggioramento delle cattive relazioni, in particolare tra Giappone e Filippine, da un lato, e Cina dall’altra. Il risultato è il progressivo indurimento della posizione della Cina contro gli Stati Uniti, con parole e giudizi di durezza mai vista, espresse in occasione della visita di Chuck Hagel in Cina e prima del viaggio  asiatico di Obama. Tyler Durden sviluppa un’osservazione della situazione su Zerohedge del 9 aprile 2014.
A quanto pare mettendo via i convenevoli diplomatici, i cinesi sono stati diretti con Chuck Hagel, mentre pone le basi per il viaggio in Asia del presidente Obama a fine mese (che dovrà visitare Giappone, Malesia e Filippine, tutti con conflitti territoriali diretti con la Cina). Come riporta Reuters, “Obama deve prestare seria considerazione a tale problema quando si tratta di Asia… La Cina ha già inviato questo messaggio durante gli incontri con Hagel”, ha detto Ruan Zongze, ex- diplomatico cinese presso l’Istituto di Studi Internazionali di Pechino, un think tank legato al ministero degli Esteri della Cina. “Gli Stati Uniti prendono una direzione che non vogliamo vedere, schierandosi con Giappone e Filippine, e la Cina è molto scontenta di ciò.” (…) Questi commenti dalla Cina sono senza precedenti… “il ministro della Difesa cinese Chang Wanquan ha detto ad Hagel che Washington dovrebbe frenare il Giappone e rimproverare le Filippine. Chang ha detto apertamente ad Hagel che “i cinesi non sono contenti” del sostegno degli Stati Uniti al Giappone e al Sud-Est asiatico, secondo una dichiarazione apparsa sul sito del ministero della Difesa cinese. L’influente tabloid Global Times, pubblicato dall’ufficiale Quotidiano del Popolo del Partito Comunista, ha scritto in un editoriale che tali parole forti “non sono state sentite molto in passato”.” Tyler cita ancora Ruan Zongze: “(I funzionari cinesi) sperano che la visita di Obama non sia usata per radunare altri Paesi contro la Cina. Se si ascolta la dura retorica dei vertici dell’amministrazione degli Stati Uniti, questa è una vera e propria preoccupazione.” “Loro (i funzionari cinesi) cercano di capire se è la bassa popolarità statunitense a spingere a fare commenti che non può fare il capo, o se ci si muove in un crescendo…” “Penso che ci sia la preoccupazione che tale dibattito possa essere influenzato in modo sostanziale se Obama facesse commenti molto espliciti in questo viaggio, che potrebbero capovolgere l’equilibrio interno e rendere più difficile per Xi sottolineare come fondamentale il rapporto sino-statunitense“.”
Naturalmente, tale atteggiamento degli Stati Uniti in Asia verso la Cina contrasta curiosamente con i loro sforzi per dividere Cina e Russia sulla crisi ucraina, come se non ci fosse un coordinamento tra queste due politiche; ovviamente l’ipotesi più accettabile è che il caos sia particolarmente florido nel governo degli Stati Uniti, come abbiamo visto. Pertanto, si prevede il rafforzamento dei legami tra la Cina e la Russia nelle rispettive crisi, dei BRICS, della Shanghai Cooperation Organization, ecc.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ampie opportunità di collaborazione finanziaria per i BRICS

Viktor Kuzmin, RIR, 7 aprile 2014

Il raggruppamento può avviare un sostituto al sistema SWIFT e creare un mercato finanziario pan-eurasiatico senza il dollaro. Inoltre, un accordo sui cieli aperti aiuterebbe ad incrementare il traffico aereo tra i Paesi.
brics-banner2-with-text2-jpegL’attuale crisi per l’Ucraina ha spinto i BRICS ad avviare una politica concertata nel campo finanziario. Gli aderenti al gruppo hanno già deciso di creare la propria banca di sviluppo e gli eventi sull’Ucraina hanno sottolineato l’importanza di questa decisione, dice Vladimir Lupenko, partner della società di consulenza FCG. Mikhail Krylov dell’United Traders ha fiducia che i BRICS possano fare un ulteriore passo avanti e accedere nei pagamenti nelle rispettive valute, consentendo di aumentare le possibilità di proteggere le proprie valute contro una guerra economica. Vassilij Jakimkin del FIBO Group ritiene che i recenti eventi riguardo la Russia dimostrano che i Paesi BRICS utilizzando i codici SWIFT per effettuare pagamenti in dollari o euro, dipendono dall’occidente. Ogni Paese può essere privato di tali codici in qualsiasi momento, rendendo impossibili i bonifici. Ciò significa che i Paesi dell’associazione devono iniziare a creare il proprio SWIFT, pensando allo stesso tempo a creare un proprio sistema di pagamenti. L’inaspettata decisione di VISA e MasterCard di bloccare le operazioni presso le banche russe colpite dalle sanzioni statunitensi dimostra l’elevato livello di dipendenza di tali operazioni dagli Stati Uniti Un altro passo in avanti, secondo Vladimir Rozhankovskij, direttore del dipartimento di analisi del Nord Capital Investment Group, sarebbe creare una borsa pan-eurasiatica “senza dollari” che possa dare la tanto attesa scossa nello sviluppo dei sistemi finanziari regionali. Secondo la valutazione del partner di RusEnergy Mikhail Krutikhin, la Cina può ricavare il maggiore beneficio dalle relazioni tese tra la Russia e l’occidente. “Le sanzioni possono rendere più difficile alle imprese statali russe accedere ai finanziamenti, e i cinesi, che hanno notevoli risorse monetarie a disposizione, hanno la possibilità di investire e fare prestiti in Russia a condizione di partecipare ai progetti che prevedono estrazione e trasporto degli idrocarburi“, ha detto. I membri dei BRICS hanno anche molte opportunità di rafforzare la partnership nei settori reali dell’economia. Secondo il professor Boris Eliseev, esperto presso la Camera dell’aviazione civile pubblica, i Paesi aderenti potrebbero attuare un regime dei cieli aperti nell’ambito dell’associazione. “Questo faciliterà la cooperazione tra i Paesi e lo sviluppo del trasporto dei passeggeri“, ha detto.
La carta vincente, naturalmente, è ampliare la cooperazione su petrolio e gas. La Russia non ha necessariamente bisogno dell’Unione europea e degli Stati Uniti per sostenere la produzione del petrolio e lo sviluppo di nuovi giacimenti. “La Russia ha appreso a produrre gli oleogasdotti. Acquisto impianti ed altro in Cina o li riunisce sotto il suo controllo, e le piattaforme vengono ordinate in Corea e Cina“, spiega Mikhail Krutikhin. Tecnicamente, il riorientamento delle esportazioni di petrolio dall’ovest all’est potrebbe effettuarsi in 1-2 anni. E’ più difficile con il gas, dove notevoli investimenti saranno necessari. Tuttavia, questo problema può essere risolto se Cina e India decidono di diventarne clienti “ancorando” ad oriente il gas siberiano. In altri settori, il Brasile è pienamente in grado d’incrementare la partnership con la Russia nel settore agricolo e, a quanto pare, dovrà sbrigarsi perché l’Europa non potrà tecnicamente fornire alla Russia carne di maiale a seguito della diffusione dell’influenza suina africana. Cina ed India possono inserirsi nei piani russi per l’esplorazione dello spazio e la produzione di energia nucleare più sicura. L’India può anche acquisire maggiore cooperazione tecnico-militare con la Russia e ulteriore accesso alle tecnologie militari russe.
Secondo la valutazione di Vassilij Jakimkin, la Cina potrà rafforzare la propria posizione di leadership nello sviluppo e produzione dell’elettronica, l’India nella farmaceutica e il Brasile supererà UE e USA nella produzione biotecnologica e del bestiame. Sud Africa, Cina e Russia potranno anche guidare certi settori agricoli, se non avranno problemi. È certo che “nel prossimo futuro, i Paesi BRICS potranno sempre più promuovere le loro priorità commerciali ed economiche strategiche, lavorando per acquisire, mantenere e rafforzare i propri progressi economici, ma ciò non sarà possibile senza liberarsi dalle incertezze finanziarie“. L’analista finanziario di FxPro, Aleksandr Kuptsikevich ritiene che i Paesi in via di sviluppo più forti devono investire nelle reciproche economie oltre che sui mutui scambi. “La crescita dei BRICS negli ultimi anni si basa soprattutto sui capitali provenienti da Paesi sviluppati, ma ora i capitali dei Paesi in via di sviluppo possono essere usati al posto dei capitali del mondo sviluppato. Mi sembra che le imprese in Russia e Cina siano abbastanza forti per tentare l’espansione sui mercati esteri. Gli iniziali timidi tentativi diverrebbero più dinamici“, ha detto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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