Le relazioni russo-iraniane si rafforzano tra le sanzioni internazionali

Steven MacMillan New Eastern Outlook 02.09.2014
2Poiché le sanzioni contro il governo russo continuano ad essere attuate dalle nazioni occidentali, Mosca è costretta a cercare in Asia partenariati economici e strategici. Il Cremlino negozia importanti accordi commerciali con due giganti regionali da anni, con la prospettiva di una nuova realtà geopolitica emergente se Russia, Iran e Cina continueranno a stringere legami sempre più forti in futuro. All’inizio di agosto, Russia e Iran hanno firmato uno storico accordo petrolifero da 20 miliardi di dollari che vedrà le due nazioni rafforzare la cooperazione nell'”industria del petrolio e del gas”, oltre a rafforzare la collaborazione economica. L’accordo propone che la Russia aiuti Teheran a sviluppare la propria infrastruttura energetica acquistando petrolio iraniano, in cambio l’Iran importerà beni di consumo e prodotti agricoli, tra cui grano, cuoio, legumi e carne. Ulteriori colloqui si terranno al vertice della commissione intergovernativa Russia-Iran a Teheran, il 9-10 settembre, che vedrà i dettagli dell’accordo deciso. Le relazioni tra le due nazioni sono complesse e spaziarono dalla collaborazione all’ostilità negli ultimi decenni, con tensioni tra Mosca e Teheran su molte questioni. Il Mar Caspio è una controversia che ha teso i rapporti tra i cinque Paesi confinanti dal crollo dell’Unione Sovietica nei primi anni ’90. Russia, Iran, Kazakhstan, Azerbaigian e Turkmenistan non riescono ad accordarsi sul possesso legale territoriale di ciascuno su un mare che ospita vasti giacimenti di petrolio e gas. L’Iran fu anche colpito dal sostegno della Russia alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che imposero sanzioni all’Iran negli ultimi dieci anni, arrestandone lo sviluppo dell’economia. Eppure, le due nazioni si sono sempre trovata a condividere gli stessi interessi geostrategici, soprattutto sostenendo Bashar al-Assad nella lotta contro le forze ascare filo-occidentali in Siria. Un’alleanza strategica più stretta con l’Iran avvantaggerebbe anche la Russia, con Teheran che l’aiuterebbe regionalmente a stabilizzare Caucaso ed Asia centrale. Numerose cellule terroristiche, strettamente legate alla CIA, sono attive nel Caucaso da anni, nel tentativo di destabilizzare il ventre della Federazione Russia.

Un’alleanza ricca di risorse
La forza di Iran e Russia è sostenuta dal controllo di notevoli giacimenti di petrolio e gas, e l’incremento della cooperazione tra Teheran e Mosca potrebbe essere reciprocamente vantaggioso in relazione alle sanzioni inflitte a ciascuno Stato. L’Iran è un naturale attore dominante in Medio Oriente, avendo la “quarta maggiore riserva certa di petrolio greggio” sulla terra, assieme alla “seconda maggiore riserva di gas naturale del mondo” e alla terza maggiore popolazione della regione, oltre 80 milioni di abitanti. La Russia ha le maggiori riserve di gas naturale del mondo insieme all’ottava riserva certa di petrolio greggio. Mosca potrebbe importare petrolio iraniano, essenziale nelle sanzioni imposte da Stati Uniti e Unione europea nel 2011/2012, che ebbero considerevole effetto sulla produzione e le entrate dell’industria energetica iraniana. I proventi delle esportazioni di petrolio e gas furono pari al 47% nell’anno fiscale 2012/2013, pari a 63 miliardi dollari secondo il FMI, a fronte di un fatturato dell’export di 118 miliardi di dollari dell’anno precedente. La Russia ha anche annunciato la costruzione di una linea ferroviaria nel nord dell’Iran, dalla città di Rasht sul Mar Caspio ad Astara sul confine con l’Azerbaigian. La decisione dei capi occidentali d’imporre sanzioni alla Russia, a marzo, ha avvicinato Mosca a Iran e Cina, così come ha rafforzato il gruppo BRICS e la Comunità economica eurasiatica. A maggio, Russia e Cina decisero ciò che fu salutato da molti analisti come l”affare del decennio’, quando le due potenze firmarono l’accordo sul gas 30ennale da 400 miliardi di dollari. Cina e Iran programmano anche l’incremento di 5 volte del commercio nei prossimi 10 anni, con il rapporto commerciale che dovrebbe raggiungere i 200 miliardi di dollari entro il 2024, rispetto ai 40 miliardi del 2013. L’Iran è un importante fornitore di greggio della Cina, la cui domanda rimarrà elevata, mentre Pechino è il maggiore importatore netto di petrolio, superando gli Stati Uniti a settembre dello scorso anno.
Se la tendenza continuerà in futuro, nascerà l’alleanza russo-iraniano-cinese che dominerà il continente asiatico, e se sarà realmente indipendente dall’influenza occidentale, sfiderà l’ordine internazionale anglo-statunitense.

Gas1aSteven MacMillan è autore, ricercatore ed analista geopolitico indipendente e redattore di The Analyst Report, in esclusiva per “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

India e Giappone devono sostenere il colosso eurasiatico

Atul Bhardwaj (India)  Oriental Review 31 agosto 2014
iron_silk_roadLa rottura dell’alleanza ideologica sino-sovietica fu il brusco taglio di Kissinger alla Guerra Fredda. Un forte consolidamento socialista avrebbe potuto sfidare vigorosamente l’egemonia transatlantica. Non solo Kissinger inflisse lo scisma ai ranghi comunisti, ma fece anche in modo che India e Giappone, giganti asiatici disincantati dall’occidente, fossero lontani dalla probabile formazione eurasiatica. La morte di Stalin e le élite giapponese ed indiana che aderivano alla guerra anticomunista degli USA, fecero sentire la Cina isolata e vulnerabile. Nei primi anni ’70 la Cina abbandonò formalmente il blocco comunista per diventare partner degli USA capitalisti. 25 anni dopo la fine della guerra fredda, lo spettro dell’alleanza sino-russa ancora una volta inquieta gli USA, chiaramente preoccupati dall’alleanza post-guerra fredda tra Russia e Cina, non basata su ‘un rinnovato amore’ per l’ideologia. I nuovi legami eurasiatici sono costruiti su solide fondamenta, potere economico e finanziario cinese combinato con risolutezza e potere militare russo, costruiti nella convinzione comune che l'”unipolarità è perniciosa” debba essere contestata. La formazione della banca BRICS, la proposta della Cina della nuova “Via della Seta economica” che colleghi Germania, Russia e Cina e l’annuncio del ministro della Difesa russo Sergei Shojgu sulla prospettiva d’estendere la linea ferroviaria dalla Siberia e Mongolia occidentale ad Urumxi in Cina, e poi in Pakistan e India, non solo sono audaci, ma sono passi innovativi.
Il 2014 diventa rapidamente l’anno del passaggio al cambio del corso valutario e dei corridoi di collegamento. Né la Via della Seta, né le idee sul currency swap sono nuove. Tuttavia, le attuali aperture diplomatiche ed economiche cinesi acquisiscono maggiore rilevanza grazie al fatto che la Russia, con un’esportazione di idrocarburi da circa un trilione di dollari l’anno, abbandona il “petro-dollaro” quale unità di negoziazione per le operazioni su petrolio e gas. Assieme a questi sviluppi, la Cina, seconda maggiore economia del mondo ed primo importatore di petrolio, si avvicina sempre più alla Russia e sinceramente “cerca accordi commerciali petroliferi con i suoi principali fornitori, Russia, Arabia Saudita, Iran e Venezuela basati sulle valute nazionali.” Si dice che entro il 2018, la Russia invierà in Cina 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno, le cui “operazioni saranno valutate in rublo, yuan ed eventualmente oro“. Questi sviluppi hanno già causato nervosismo nei mercati azionari statunitensi e crescente scetticismo globale sul futuro del dollaro come valuta di riserva. Le tensioni montano anche nel Mar Nero, dove è stato recentemente riferito che una nave da guerra statunitense ha inutilmente indugiato sperando di minacciare il Presidente Putin. La Russia sa affrontare l’inutile diplomazia delle cannoniere statunitense. Tali manovre in alto mare erano comuni durante la Guerra Fredda, quando navi da guerra sovietiche e statunitensi, vincolate dalle regole d’ingaggio, s’impegnavano in duelli tranquilli solo per molestarsi vicenda, dimostrando la capacità di guidare una nave o l’addestramento sui missili.
La domanda è: i mutamenti globali economici e politici comporteranno l’aumento delle dimostrazioni di forza nella diplomazia delle cannoniere dagli Stati Uniti, o il crollo del dollaro inaugurerà la nuova era dell’autentico multipolarismo nell’ordine internazionale. Tuttavia, prima di passare oltre, si deve chiarire che il declino degli Stati Uniti nel 21° secolo non è assoluto. E’ solo relativo alla notevole crescita della Cina. Ciò che accade oggi non è la liquidazione dell’impero degli Stati Uniti, ma il vacillare delle sue basi? L’ascesa della Cina dalla povertà e della Russia dalla passività strategica, riaprono l’ordine internazionale offrendo opportunità ad economie emergenti come l’India. Questa volta, l’India non deve cadere nella trappola statunitense e tradire i BRICS e l’emergente formzione eurasiatica. Si tratta probabilmente della migliore occasione di domare l’egemonia occidentale. India e Giappone non dovrebbero rigettare questa opportunità solo per le piccole isole Senkaku e il feticcio di Shinzo Abe di trasformare Tokyo in una base militare. E’ giunto il momento che la proposta della nuova “via della seta marittima” non sia vista come uno stratagemma cinese, un piano ambiguo per ingannare la regione e imporre l’egemonia, ma come grande strategia per migliorare i legami dell’Asia, offrendo un nuovo modello per catapultare la regione via dalla trappola territoriale. I piccoli passi russo-cinesi sono o volti ad uscire dal sistema di dominio del dollaro statunitense e dall’insicurezza perpetua nel tracciare il nuovo ordine mondiale.

map19L’autore è membro del Consiglio indiano di Ricerche Sociali dell’Istituto di Studi Cinesi. È un alunno del College Reale di Londra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

L’iniziativa Eurasiatica della presidentessa della Corea del Sud

Konstantin Asmolov New Eastern Outlook 28/08/2014

putin-lobbies-iron-silk-seoulIl 18 ottobre 2013, nel suo discorso di apertura alla Conferenza internazionale sulla cooperazione in Eurasia, la presidentessa sudcoreana Park Geun-hye ha proposto la cosiddetta “iniziativa eurasiatica”. Questo è un piano ambizioso che vedrebbe il cambio nei fondamenti di economia globale, diplomazia e geografia della sicurezza nazionale. Sotto lo slogan di “un continente”, “continente creativo” o “continente pacifico”, avanza l’idea dello sviluppo della Corea del Sud con i Paesi dell’Eurasia in un sistema unificato di reti di trasporto, energetiche e commerciali, assieme all’attuazione della cooperazione economica e degli scambi nei settori scientifici, tecnologici, culturali, anche a livello di relazioni interpersonali, migliorando così le relazioni inter-coreane sulla base della fiducia. Ufficialmente, alla base di questa iniziativa vi è il riconoscimento del fatto che per avere una crescita economica stabile della Corea del Sud, è necessario sviluppare la cooperazione con i Paesi dell’Eurasia, Stati che diventano sempre più importanti e influenti. La promozione dell’iniziativa è in pieno svolgimento, rendendo necessario una breve supervisione di ciò sui cui si basa il progetto e di come attrae particolare interesse dalla Russia. Secondo l’autore, al centro dell’iniziativa eurasiatica vi sono tre motivazioni che non si escludono a vicenda, e in base all’interpretazione ideologica, possono essere evidenziate. In primo luogo, ogni presidente deve avere un progetto a lunga scadenza, come ad esempio la crescita economica verde dalle basse emissioni di carbonio di Lee Myung-bak, a prescindere da quanto attivo e realistico sia raggiungere un tale progetto. In secondo luogo, questo progetto può essere visto come tentativo prudente di garantirsi uno spazio di manovra politica simile alla “politica del nord” di Roh Tae-woo. La Corea del Sud non cerca tanto di uscire dall’ombrello statunitense, ma cerca un modo per ridurre la dipendenza dagli Stati Uniti, espandendo i contatti con l’Europa. Qui vale la pena ricordare che Kin Pak Hyo non ha ancora il pieno sostegno della destra, e quindi è costretto ad agire indirettamente. Questo vale per lo sviluppo delle relazioni con la Russia (e con l’Europa in futuro), nonché con i Paesi dell’Asia centrale che Park Geun-hye ha visitato nel giugno 2014. In terzo luogo, questo progetto può essere visto come un tentativo d’internazionalizzare le relazioni tra Nord e Sud Corea, così che Russia e altri Paesi eurasiatici abbiano interesse a creare un “continente unito, pacifico e creativo” esercitando una certa pressione sulla Corea democratica, così che sia coinvolta attivamente nel processo d’integrazione, sottolineata dallo “sviluppo delle riforme ed apertura”, preparando il terreno all’integrazione del nord con il sud. Tuttavia, è opinione dell’autore che il progetto non sia stato ancora pienamente sviluppato. Vi sono slogan, tracciati e idee, ma un chiaro programma con obiettivi prefissati è ancora da definire, come dimostrano i commenti e le interpretazioni dei vari esperti.
Vi è un certo disaccordo sull’instaurazione di relazioni con la Corea democratica in primo luogo. Alcuni suggeriscono che la prima priorità dovrebbe essere rafforzare investimenti, commercio e componente umanitaria, che poi contribuirebbe allo sviluppo delle relazioni bilaterali, concentrandosi in generale sull’economia e non sulla politica. Altri credono che limitare artificialmente la cooperazione sia una politica che non valga la pena perseguire. La cooperazione economica dovrebbe essere legata alla situazione politica e, se possibile in caso di successo o di un segno di debolezza del Nord, dovrebbe essere spostato dalle questioni economiche a quelle politiche. Inoltre è degna di nota la questione dell'”Eurasia”. Questo concetto ha solo un significato geografico, o dovrebbe essere più ampiamente comprensivo? Come osserva il professor Soo Kyung Chung, il coreano vede i confini eurasiatici in modo differente dal russo, perché vi comprende l’Oceano Pacifico. Ma anche se ci limitiamo alla terraferma, alcuni commentatori pensano all’Eurasia in generale, mentre altri si limitano ai Paesi del Nord-Est e alle regioni dell’Asia-Pacifico; altri, in particolare nell’ex spazio sovietico, ritengono che la regione abbia maggiore rilevanza con la visita di Park Geun-hye in Asia centrale. Nonostante il fatto che ci possa essere una certa sovrapposizione tra interessi russi e coreani, non dobbiamo ingannarci credendo che la parte coreana capisca il concetto di “Eurasia” nel senso russo. Questa comprensione può differire significativamente dall'”Eurasiatismo” nel senso promosso in Russia. Dubito che la Repubblica di Corea abbia familiarità con l’opera di L. N. Gumilev, per non parlare dei moderni teorici eurasiatisti come A. G. Dugin e altri. Ma se nel discorso russo, l'”Eurasiatismo” o i valori eurasiatici sono percepiti in alternativa ai valori universali/occidentali, in Corea del Sud il termine può essere inteso in modo diverso, nel paradigma della globalizzazione come diffusione dei valori europei in Asia e creazione nella regione non solo di infrastrutture energetiche e dei trasporti, ma di una base di valori. In generale, l’iniziativa di Park Geun-hye in qualche misura riflette le aspirazioni dei precedenti presidenti della Corea del Sud, che sognavamo di trasformare “isola coreana” in un polo industriale e dei trasporti nell’arco asiatico. Il primo ministro della Repubblica di Corea, Hong Jung-won, il 30 maggio 2014 ha detto che il suo Paese spera nella creazione da parte dei Paesi asiatici di “un’era asiatica di pace e prosperità” basata su fiducia reciproca e cooperazione, a cui la Repubblica di Corea contribuirà con “il concetto di pace e cooperazione nel nord-est dell’Asia”. In questo contesto, diplomatici ed esperti della Repubblica di Corea ben accologono la cooperazione tra i nostri due Paesi. Come il direttore dell’Istituto di Studi russi presso l’Università di Hankuk, professor Hong Wan-suk, crede, l’importanza della Russia in Corea del Sud va oltre i problemi della pace nella penisola coreana, ma comprende tutto il nord-est asiatico. La cooperazione permetterà alla Repubblica di Corea di recuperare parte della sua identità perduta sulla terraferma accedendo allo spazio eurasiatico. Pertanto, nel processo dei colloqui a sei sul regime di sicurezza multilaterale nel nordest asiatico, la partecipazione della Russia non deve essere percepita come un “limite” ma esattamente al contrario, come “un’opportunità”. Un noto esperto coreano dell’economia di Russia e CSI, il direttore del dipartimento Studi statunitensi e canadesi, europei ed eurasiatici dell’Istituto di politica economica estera della Corea (KIEP) Lee Jae-yong, valuta le prospettive dei progetti favorevolmente, considerando che le aree più promettenti della cooperazione economica tra Russia e Corea del Sud, come la partecipazione alla costruzione della rete ferroviaria Rajin-Hassan e del gasdotto Russia – Corea del Sud, le aziende sudcoreane che partecipano ai progetti nell’Estremo Oriente della Russia e agli investimenti nelle zone economiche speciali che saranno create in Estremo Oriente e Siberia. Secondo lui, ciò sarà vantaggioso per tutti. La Russia potrebbe avere il capitale aggiuntivo e la tecnologia necessaria, la Corea democratica potrebbe migliorare la situazione economica e la Repubblica di Corea “dovrebbe investire nello sviluppo dell’economia per una futura Corea unificata”. Lee ha sottolineato che “lo Stato centrale” con cui sviluppare la cooperazione nel quadro dell'”iniziativa trans-asiatica” dovrebbe rimanere solo la Russia. I ricercatori sudcoreani hanno ripetutamente osservato che l’iniziativa eurasiatica, volta a rendere l'”isola della Corea del Sud” parte integrata del continente, sia in sincronia con la politica orientale di Vladimir Putin diretta a sviluppare l’integrazione regionale e lo sviluppo associato dell’Estremo Oriente della Russia. Inoltre, si spera che l’iniziativa eurasiatica possa contribuire ad impedire o attenuare ogni possibile confronto regionale dovuto agli effetti della crisi ucraina sui due blocchi contrapposti (Russia, Cina, Corea democratica – Stati Uniti, Giappone e Corea del Sud), che potrebbero insorgere nella regione.
Riassumendo l’opinione dell’autore, l'”iniziativa eurasiatica” di Park Geun-hye ha per scopo integrare la regione e corrisponde a progetti e proposte russi in questo settore. Ciò può essere visto chiaramente nella situazione attuale, nelle nuove tensioni tra la Russia e l’occidente, dove non solo la Corea del Sud, ma anche il Giappone, non hanno fretta di unirsi alle sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, in particolare in quelle aree che possono danneggiare la cooperazione multilaterale. E se il Giappone attualmente supporta in parte gli Stati Uniti, la Repubblica di Corea è ancora “indecisa” e Washington è costretta ad adottare misure supplementari per rimorchiare Seoul su una linea più vicina alla politica degli Stati Uniti. Inoltre, un certo numero di esperti sudcoreani ha apertamente dichiarato che in questa situazione, il Paese deve “perseguire i propri interessi.” Non importa come la situazione si svilupperà, tale comportamento della Corea del Sud e la sua riluttanza a cambiare corso politico, anche dopo le pretese degli statunitensi, è abbastanza sintomatico.

visionmap2030asof2009Konstantin Asmolov, ricercatore presso il Centro di Studi Coreani dell’Istituto degli Studi Estremo Orientali dell’Accademia Russa delle Scienze, per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina, prova generale dell’unione tra liberali e neo-nazisti in Europa

S. Naylor Slavjangrad 28/05/14
A. I. Fursov è storico politico e sociologo, Capo del dipartimento dell’Università Statale di Mosca (MGU). 0008a348-642Gli anglo-sassoni continuano a sostenere l’Ucraina, sperando di farne un suo Stato neo-nazista, un nuovo Terzo Reich contro la Russia, quando incitarono Hitler contro l’Unione Sovietica a metà del secolo scorso. Questa l’ipotesi controversa che molti, ovviamente, non osano evocare. Cosa cerca l’occidente in Ucraina? Lo storico Andrej Fursov ritiene che il compito principale dell’occidente sia destabilizzare l’Eurasia. Ma dopo la “Vittoria in Crimea”, secondo Fursov, la Russia vive la fine dell’era delle sconfitte storiche. Dopo la vittoria più importante del 20° secolo, la nostra vittoria contro i fascisti tedeschi, affrontiamo il nuovo Terzo Reich da combattere in questo secolo?

D: Di recente, ha detto che oggi la Russia supera l’era delle sconfitte storiche. La vittoria più importante del 20° secolo fu la sconfitta del fascismo tedesco, ma c’è la sensazione incombente che affronteremo un nuovo Terzo Reich, questo secolo.
R: Nella storia non ci sono ripetizioni identiche e naturalmente possiamo confrontarla alla situazione attuale, ma non dobbiamo dimenticare che è molto diversa dal 1939-1941. C’era un aggressore evidente che si avvicinava ai nostri confini. La situazione attuale è diversa, laddove gli Stati avviano, dopo il fronte siriano (e la Siria è terreno di confronto tra Russia e Stati Uniti), il confronto in Ucraina. Arriverei a definirlo “Fronte ucraino” del confronto russo-statunitense. E gli statunitensi in Ucraina tentano di utilizzare la rivolta americanista-banderista per risolvere una situazione molto semplice. Volevano creare un punto d’appoggio politico, e se necessario, una provocazione armata, per respingere la Russia. Hanno cercato di creare una società slava ancora più russofoba di quella polacca, da poter utilizzare, quando necessario, contro la Russia creando focolai di tensione ai confini nazionali e strategici della Russia.

D: L’ascesa dei moderni governi russofobi è artificiale come l’ascesa di Hitler, che fu sponsorizzata dai clan finanziari di USA e Gran Bretagna. É la stessa situazione?
R: Tutto si riduce a questo: i nemici della Russia hanno sempre ampliato le proprie forze, pensando di scagliarle come entità armate contro la Russia, ma in ogni caso l’attuale Ucraina non potrà mai assomigliare al Terzo Reich, neanche come potenziale economico. Inoltre, in Ucraina la metà della popolazione si oppone ai neonazisti di Bandera, quindi è una situazione assai diversa.

D: Se vogliamo portare il discorso sul neo-nazismo in Ucraina, e nell’Europa in generale… nell’ultima elezione del Parlamento europeo. Qui osserviamo la vittoria dei nazionalisti e degli “euro-scettici” nelle elezioni francesi e inglesi. Ritiene che modifichino la direzione dell’UE?
R: L’elezione parla della profonda crisi dell’Unione europea, dimostrando come tale struttura, inizialmente praticabile, stia esaurendosi. E l’ascesa dei partiti di destra e di sinistra che non vogliono aderire all’UE e non vogliono perdere l’identità, ci dimostra la situazione attuale.

D: Iniziamo con i partiti di estrema destra; finiranno con riabilitare il nazismo?
R: La correlazione è parziale. Non credo che persone come Marine Le Pen riabiliteranno il nazismo. Ma naturalmente una delle conseguenze del crollo dell’Unione europea può essere la riabilitazione del nazismo. Il fatto è che la riabilitazione del nazismo è, in primo luogo, legata non alla crisi europea, ma agli obiettivi dell’attuale élite occidentale, che non può più risolvere i problemi con metodi liberali, ricercando nel neo-nazismo una soluzione alla propria crisi. A tal proposito, l’Ucraina è una chiara prova; qui si osserva il tentativo di unire i liberali, che non sono riusciti a staccare l’Ucraina dalla Russia con la rivoluzione “arancione” (nel 2004), ai neo-nazisti banderisti.

88E755D4-7A59-42C3-A0ED-5754D1FCEDDF_mw1024_n_sD: Cosa pensa, ci sarà una grande guerra?
R: Non nel prossimo futuro. Ma la storia dimostra che gli anglosassoni hanno sempre piani lungimiranti, e il loro compito costante è creare tensioni ai confini russi. Inoltre, tale nuovo Stato (l’Ucraina) sarebbe un esempio di “democrazia” e “libertà” in contrapposizione alla Russia “totalitaria”. Senza dubbio, ciò è un focolaio di tensione il cui scopo è creare tensioni lungo i nostri confini. Chiaramente, gli strateghi statunitensi non nascondono il fatto che gli USA vogliano disperatamente destabilizzare l’Eurasia. Per destabilizzare l’Eurasia bisogna destabilizzare la Russia.

D: Che ruolo ha giocato la Crimea in tale confronto?
R: La “Vittoria della Crimea” ha posto fine all’umiliazione iniziata il 2 dicembre del 1989, quando Gorbaciov, dopo il suo incontro con il noto russofobo Papa Giovanni Paolo II, a Malta tradì e consegnò il campo socialista a Bush. Dopo, la Russia subì l’umiliazione di Eltsin e del suo governo, continuando a cedere le proprie posizioni. E ora, finalmente, abbiamo iniziato a raccoglierci ed è evidente che l’occidente non abbia un piano per incontrare la Russia. Inoltre, la crisi ucraina ha mostrato una posizione occidentale del tutto inadeguata e l’incapacità di avere un ruolo nella politica mondiale. Non ha nulla da opporre alla Russia.

D: E cosa abbiamo? Abbiamo veri alleati di cui possiamo fidarci?
R: Il nostro alleato tattico è la Repubblica popolare cinese, i nostri interessi, in questo momento, coincidono su una serie di questioni. Ma quando si parla degli alleati dei russi, dobbiamo sempre ricordare la frase di Alessandro III: “La Russia ha solo due alleati: l’esercito e la flotta”, ed oggi aggiungerei anche le agenzie d’intelligence. Dobbiamo essere forti, altrimenti gli alleati saranno inutili.

D: Cina e Russia si avvicinano, e ciò è un fatto ben noto. Cosa significa?
R: Si dice che nel mondo non ci siano alleati o amici permanenti. Nei prossimi 10 anni avremo interessi e un nemico geostrategico comuni, quindi è difficile indovinare, tutto cambia rapidamente.

D: Dopo la visita ufficiale di Joe Biden a Pechino, nel dicembre 2013, tutti specularono che il fattore decisivo della politica mondiale sarebbe stato il rapporto USA-Cina. Che USA e Cina negoziassero la “divisione” del mondo. Ma oggi le cose sono cambiate?
R: Beh, prima di tutto non c’è mai stata una situazione del genere, dove Stati Uniti e Cina si sarebbero “spartiti” il mondo. Ricordiamo che l’unico Paese che può causare danni irreparabili agli Stati Uniti è la Russia. Questo, naturalmente, è assai evidente. Beh, la situazione attuale, dopo la crisi ucraina, è completamente cambiata: ora abbiamo una situazione bloccata, mentre l’occidente è preda di complessi processi disorganizzativi; e una certa tattica, e alcuni sostengono strategica, unione tra Cina e Russia.

D: Quindi, la Cina ha ridimensionato gli Stati Uniti rifiutandosi di collaborare?
R: A questo punto sì. Ma i cinesi sanno bene che gli statunitensi, che hanno costantemente ingannato l’Unione Sovietica e ancora la Russia, cercheranno d’ingannare la Cina. I cinesi non si fidano degli Stati Uniti, ed è giusto sia così.

russia-china-GRAPHICTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Japanime: Anime, Giappone e Capitalismo

Il business dell’animazione giapponese
Anime-kun, 05/06/2014

xHorribleSubs-Haiyore-Nyaruko-san-W-01-714x401_png_pagespeed_ic_LkQGf4Ibd9Con l’avvento di internet, i fan occidentali dell’animazione giapponese non sono mai stati così  coinvolti dal loro media preferito. Praticamente tutto ciò che viene fatto in Giappone è immediatamente accessibile in occidente, con ampio accesso a informazioni dettagliate su produzione, distribuzione e consumo degli anime nell’arcipelago. Gestire e interpretare questi dati è un’arte, permettendo a coloro che ne sanno di aprirsi a campi d’analisi e a critiche sull’industria.  Un’arte che può alimentare discussioni costruttive sul Japanime, ma può anche intrappolare chi venga accecato dai dati. Un’arte che ci si propone di presentare. Molti qui dicono cose apparentemente ovvie, soprattutto per coloro che battono da tempo le loro tastiere nei forum di Japanime. Tuttavia, più che le informazioni, sono legami e relazioni che rendono interessante questa informazione. Qui si parla solo delle serie televisive animate giapponesi, che costituiscono la maggior parte delle discussione dei fan nel mondo.

Japanime ed economia
Nonostante la recente abbondanza, se non proliferazione, gli anime giapponesi non vengono dal nulla; sono sempre più spesso il risultato della collaborazione di agenti a volte molto diversi. Inizialmente le serie animate erano prodotte su ordine delle reti TV dagli studi di animazione. Perciò gli anime erano spesso adattamenti di manga popolari e di serie originali per il grande pubblico. Gli studi che desiderano esprimesi più liberamente o per un pubblico particolare, ricorrevano agli OVA o alla pellicola. La svolta si ebbe nei primi anni 2000, quando le reti TV giapponesi decisero di produrre live set (sceneggiati) invece dei cartoni animati. Allo stesso tempo, grazie al successo di alcune serie presso gli otaku, negli anni ’90, e con l’invecchiamento della popolazione giapponese, la domanda di anime è costantemente cresciuta presso un pubblico di adolescenti e giovani adulti. Rispondendo a tale evoluzione le reti televisivi pubbliche si adattarono offrendo la trasmissione di anime a tarda notte, per un pubblico di giovani adulti, comunemente chiamati anime notturni. La serie Noitamina proposta da Fuji TV nel 2005, ne è un famoso esempio, così come i canali via cavo specializzati nell’animazione, come WOWOW o AT-X, che si distinguono trasmettendo versioni non censurate di alcune serie. D’altra parte, le serie iniziarono ad essere prodotte tramite l’innovativo sistema dei comitati di produzione. Ed è qui che inizia il vero divertimento.
Un comitato di produzione è un gruppo di persone che si riunisce per realizzare un progetto di una serie animata. Il comitato di produzione comprende il produttore, ovviamente, lo studio di animazione, l’emittente (rete TV), l’editore del manga o romanzo, un autore di videogiochi, il responsabile dei prodotti derivati, autori musicali, agenzie di marketing e tutti gli altri interessati al progetto. Una volta che il comitato è formato, ciascun membro apporterà il proprio capitale o capacità produttiva, come ad esempio un’azienda. Il produttore porta i soldi, lo studio l’esperienza, la rete TV il pacchetto della distribuzione, l’editore i diritti cinematografici, ecc. La serie proviene da tutte queste associazioni, spesso sconosciute al grande pubblico che non ha alcun motivo di indugiarvi. Tuttavia, per i curiosi, è possibile controllare l’elenco dei comitati di produzione degli anime trasmessi nel 2013, e si vedrebbe che spesso le stesse persone si trovano in varie serie, ma anche aziende lontane dall’animazione. Il vantaggio di ciò è che i membri di produzione non sono sullo stesso piano. Recentemente, mentre la maggior parte dei nuovi anime sono adattamenti di manga e light novel, gli editori tendono a creare e guidare i comitati. In realtà, la maggior parte della recenti serie animate sono progetti avviati dagli editori per promuovere i loro manga/LN, in cui gli studi di animazione sono solo degli esecutori. Se l’editore vede un potenziale commerciale nel suo prodotto, è più probabile che l’avvii, e viceversa. Gli utili riportati dalla serie non saranno equamente distribuiti tra i membri. Gli editori potranno intascarne la maggior parte, come i produttori e distributori. Le reti TV potranno beneficiare della pubblicità nella trasmissione e i produttori di giocattoli delle vendite dei loro prodotti. Gli studi di animazione si accontentano dei resti; in alcuni casi, sono contrattualmente vincolati al comitato di produzione e ricavano un reddito fisso indipendentemente dal successo della serie. In altre parole, una serie può avere un grande successo e dare molti profitti senza che lo studio di animazione sia necessariamente premiato. Ciò spiega i problemi con lo status degli animatori in Giappone: bassi salari, orari lunghi, mancanza di protezioni sociali che hanno portato alla crisi delle vocazioni nel Paese e alla crescente importanza dell’outsourcing in Corea del Sud e Cina. Per ridurre tale tensione, alcuni studi hanno istituito un regime speciale per discostarsi dall’influenza degli editori. Così lo studio Kyoto Animation ha lanciato una propria rete per controllare completamente la propria produzione di anime. Una configurazione audace ed i risultati sembrano comunque farsi aspettare. Una volta indicate queste generalità sulla produzione degli anime, possiamo guardare dall’altra parte del soggetto, il consumo di anime e il suo valore…

gargantia 1Japanime e statistiche
Perché i fan occidentali degli anime s’interessano alle vendite delle serie animate giapponesi? Dopo tutto loro stessi contribuiscono a trasformare l’industria, seduti comodamente davanti al computer su un qualche sito peer to peer. Come accennato in premessa, la disponibilità costante di dati commerciali sugli anime, ha permesso ai fan di aggiungere un ulteriore livello di argomentazione nelle loro discussioni sui media. In un così piccolo e competitivo mercato, il successo può dare rapidamente origine a delle tendenze. Pertanto, anche conoscendo parzialmente la situazione del mercato, si possono comprendere i legami tra le serie e gli obiettivi che ne sostengono lo sviluppo.  Dichiarare se una serie sia un successo o meno non è una semplice questione di dimensioni. Molti fattori vanno considerati: la serie a chi si rivolge? Come si svolge? Con quali mezzi è distribuita?  Tali domande portano a concentrarsi di nuovo sul comitato di produzione. La prima cosa cui il Comitato di produzione bada creando un anime è il target della serie, come ottenerne il massimo a seconda della tipologia della serie. I vari segmenti del pubblico non consumano gli anime allo stesso modo: tradizionalmente si distinguono gli anime per famiglie/figli, e anime per otaku.
I bambini guardano la loro serie in televisione, ma non sono del tipo che poi compra la serie su DVD/Blu-Ray, semplicemente perché DVD/Blu-Ray sono estremamente costosi in Giappone, ed i bambini non hanno abbastanza denaro per comprare la raccolta di tutte le serie che guardano. Così i comitati di produzione si concentrano su altri tipi di profitti: quelli televisivi (sponsor e pubblicità) e quelli relativi ai prodotti derivati (giocattoli, carte, giochi, gadget…). Allo stesso modo, per far funzionare il modello della serie per bambini, spesso vi sono numerosi episodi (oltre 50 puntate) per mantenere il pubblico e vendere più spazi pubblicitari in TV. Non sorprende, e quindi non preoccupa molto, non vedere serie ultra-popolari come Precure, Detective Conan o One Piece tra i grandi distributori: le vendite fisiche non fanno parte del loro modello di business e non ne limita la redditività. Al contrario, la serie notturne degli anime traggono profitto dalla vendita di DVD/BR, sfruttando le risorse finanziarie di un pubblico adulto. Perciò, tali serie devono essere brevi (una stagione di 12 episodi, o due stagioni di circa 24 episodi) invitando lo spettatore ad acquistare più spesso collezioni complete. E’ solo per queste serie che i dati di vendita di DVD/BR hanno un senso reale. Tuttavia, non bisogna dimenticare che dalle serie per otaku soprattutto derivano i profitti delle aziende (i produttori di giocattoli sono nel comitato di produzione di ogni serie di Gundam da decenni, per esempio). Si noti anche che le vendite di serie OST e dramma in CD con le voci dei doppiatori della serie, possono assumere notevole importanza se c’è una determinata persona nel cast.
Prima di passare alle cifre reali, alcuni dettagli aggiuntivi. In Giappone è possibile trovare la serie animata in edizione DVD o Blu-Ray, e questi due formati non sono per lo stesso tipo di pubblico. I DVD costano meno e sono più comuni. I Blu-Ray costano di più, sono meno diffusi ed offrono una migliore qualità dell’immagine e del suono. Così, il pubblico otaku tenderà ad acquistare anime in Blu-Ray, mentre la maggior parte del pubblico sarà generalmente soddisfatto dei DVD. Chi è interessato solo a vendere serie per otaku può quindi semplicemente puntare alle vendite di Blu-Ray; anche se l’analisi delle vendite dei DVD è anche importante per avere un’idea generale del successo di una serie (se una serie che ha avuto enorme successo in Blu-Ray ed ha completamente floppato nei DVD, è una serie fortemente orientata agli otaku, se le vendite sono più equilibrate, significa che la serie ha un ampio pubblico). Recentemente appaiono serie che fanno il passo ulteriore e sono pubblicati solo in edizioni Blu-Ray, come Fate/Zero o Suisei no Gargantia.
Andiamo ora finalmente al succo. In Giappone le vendite di DVD e Blu-Ray sono seguite con precisione e regolarmente da un’organizzazione chiamata Oricon. Inizialmente specializzata nella classifica di vendite di CD, Oricon segue anche le vendite di DVD/BR e di conseguenza le vendite di anime. Oricon raccoglie informazioni sui risultati della maggior parte dei rivenditori in Giappone e ne dà la classifica ogni settimana. Le informazioni di Oricon sono difficili da ottenere per la persona media; bisogna raccogliere dati grezzi da decine di siti giapponesi e occidentali, da presentare in modo comprensibile. Il grande sito giapponese DVDBD-WIKI propone un database di tutte le serie uscite per ogni stagione da quindici anni, con i dati di vendita di ogni volume. Ancora più chiaro, il sito inglese Someanithing riprende la classifica settimanale e compila i dati fornnedo la classifica per stagione e anno. Come leggere tali classifiche? Si giudicano le prestazioni di una serie facendo la media delle vendite di ogni volume in DVD e Blu-Ray. Si consideri il recente successo di Attacco dei Giganti. Quando si legge che Attacco dei Giganti ha raggiunto una media di 50k vendite, certamente non vuol dire che la serie ha venduto 50000 copie! Ne ha venduto di più; le vendite di ogni volume variano nel corso delle uscite, dando una media di 50k.

Il primo volume ha venduto 83K, i successivi 59k, 51k, 50k, 43k, 50k, 39k, 39k e 40k. Questo dà una media di 50k vendite per tutta la serie.

Il primo volume ha venduto 83K, i successivi 59k, 51k, 50k, 43k, 50k, 39k, 39k e 40k. Questo dà una media di 50k vendite per tutta la serie.

50k è una cifra enorme che pone la serie in cima agli anime di maggior successo degli ultimi dieci anni; la classifica è dominata da Bakemonogatari (78k), Madoka Magica (71k) Destiny Gundam Seed (68k) e Fate/Zero (52k). In realtà, qualsiasi serie che supera la media di 10k può legittimamente essere considerata un successo, assicurando redditività al comitato di produzione e ponendo le basi per un seguito. Tuttavia, dobbiamo interpretare i numeri alla luce delle aspettative del comitato di produzione; se una serie importante come la produzione di Suisei no Gargantia avesse ricevuto “solo” 10k, il suo comitato produzione probabilmente ne sarebbe stato deluso. Al contrario, una serie come Psycho-pass(*) non ha mai raggiunto 10k, ma è stato sufficiente al comitato di produzione per annunciarne un sequel. La chiave è collegare i dati con un’analisi critica della serie, per averne un quadro costruttivo. Allo stesso modo, i numeri devono essere contestualizzati per avere un senso. Il fatto che gli anime più vecchi (prima del 2000) non abbiano o abbiano pochi punti, non significa che queste serie non abbiano avuto successo all’epoca. Solo che il mercato da allora è cresciuto e il modello di vendita fisica non era ancora pienamente efficace, casi mitici come Evangelion e 100k+ sono ovviamente leggendarie eccezioni. Se si capisce tutto ciò, si comprende la sostanza di ciò che c’è da sapere sull’entità delle vendite in Japanimation. Tuttavia, si potrà certamente parlare delle vendite delle serie terminate, ma difficilmente si potrà farlo per le serie in corso. Nella terza e ultima parte, verrà indicato come leggere il futuro…

403477Japanime e prospettiva
Il calcolo delle vendite medie di una serie, e valutazione della performance finanziaria in genere, richiedono tempo e grande pazienza. A volte passa più di un anno dalla trasmissione della serie in televisione, per avere dati precisi. Allo stesso modo, le vendite non smettono improvvisamente, un anime popolare può continuare a vendere per anni; come nel caso dei film dello Studio Ghibli. Ma la pazienza non è forte presso la comunità online, soprattutto in un ambiente come Japanime, dove i numerosissimi e frequenti nuovi contenuti (più di venti nuove serie ad ogni stagione) impongono ai fan un ritmo costante. Pertanto, sono stati sviluppati strumenti per giudicare rapidamente le prestazioni di una serie. Il più elementare: giudicare una serie sulle vendite del primo volume uscito. Il vantaggio di tale metodo permette di avere l’ordine di grandezza media delle vendite; infatti, una delle costanti del settore è che le vendite del primo volume sono generalmente superiori alla media della serie. Se prendiamo l’esempio di Suisei no Gargantia, è abbastanza evidente che il primo volume ebbe 83k in totale, mentre la media della serie è 50k. È possibile andare oltre osservando le vendite il v1wk1, cioè le vendite del primo volume nella prima settimana. Anche qui funziona, Suisei no Gargantia fece 57k il v1wk1, sempre superiore alla media della serie. Le vendite nel primo volume sono molto utili a coloro che possono leggerle ogni settimana su Oricon, fornendo i dati di vendita dei primi volumi delle nuove serie, permettendo di discutere del successo (o fallimento) delle ultime serie. Questi dati non sono assoluti però: possono classificare in base alla popolarità una serie, ma non esistono dati precisi sulle loro prestazioni. Alcune serie vendono in modo costante per diverse settimane, mentre altre diminuiscono notevolmente dopo la spinta iniziale. Da qualche tempo, è ancora più difficile essere precisi, dato che i primi volumi della serie contengono alcuni gadget o biglietti per eventi (come concerti) gonfiandone i dati e dando un’immagine distorta della performance della serie. Un famoso caso di quest’anno è Super Sonico The Animation che ha venduto il suo primo volume con una figurina esclusiva. Il volume ebbe una performance relativamente rispettabile, la prima settimana (3,6k) prima del crollo dell’80% del secondo volume (0,7k). In questo caso, si può quasi dire che si sia comprato il gadget piuttosto che l’anime. Al contrario, poiché il primo volume di una serie di solito vende meglio rispetto alla media, una serie che inizia bassa o molto bassa, difficilmente si riprende e ha un grande successo; ciò consente d’identificare rapidamente i fallimenti aziendali. Per le serie degli anime notturni, i cui profitti provengono dalle vendite fisiche, viene considerata media meno di 5k e scarsa meno di 2k. Ma, come continuiamo a ripetere, tutto dipende da ciò su cui la serie ha investito da subito. Alcune serie dal budget molto basso si retribuiscono assai rapidamente accontentandosi di punteggi modesti. Il concetto di fallimento nel mercato Japanime è gestito con cura, non tutte le serie non sono destinate ad essere successoni.
Negli ultimi anni è possibile andare oltre le classifiche di Oricon, prevedendo le prestazioni della vendita. Stalker Amazon è un sito di fan giapponesi che utilizza complessi algoritmi per prevedere le vendite di DVD/Blu-Ray in base ai preordini sui vari siti di shopping on-line come Amazon, il maggiore rivenditore del mercato. Non necessariamente accurato sulle cifre, Stalker è comunque molto utile per individuare le tendenze di serie/film/OVA che fanno rumore in Giappone e potrebbero vendere molto. Aggiornato ogni giorno, Stalker rileva ogni forma di fluttuazione  monitorando in tempo reale l’evoluzione del mercato Japanime. Basta che una serie attualmente in onda alla TV faccia un buon punteggio, per vederla salire improvvisamente sulla classifica di Stalker. Invece una serie che trasmette una replica può vedersi degradata per via dell’annullamento dei preordini. Tutto ciò dimostra come il mercato sia esaminato in dettaglio dai fan, anche se TV/DVD/BR sono solo una piccola parte del settore. Un mercato ristretto altamente competitivo, da cui il desiderio dei fan (ma probabilmente dei comitati di produzioni) di tenere d’occhio dati e  classifiche, al fine di individuare le tendenze e guidare la creazione di anime verso le direzioni più richieste.

51qeov91jpLConclusione
Il mercato della serie animata rappresenta una parte della vasta industria dell’intrattenimento giapponese. Uno sguardo alla classifica del 2013 dei franchise più redditizi dimostra che, al di là delle cifre dell’ultimo anime alla moda dalle vendite eccezionali, il pubblico rimane fedele ad alcune vecchie serie ed il pubblico può diversificarsi molto. Nel frattempo, decine di serie, ogni stagione, finiscono in fondo alla classifica con dati di vendita terrificanti. Una riflessione su questi dati è in gran parte questione di gusti personali. Da un lato, i dati di vendita continuano a crescere, il modello dei comitati di produzione sembra funzionare assai efficacemente e il futuro promette forse anche dei blockbuster ambiziosi che irradieranno Japanime testimoniando la salute dell’industria. Ma d’altra parte, come ignorare gli allarmi sugli studi che chiudono, gli animatori che mollano sostituiti dal digital imaging senz’anima? I dati di vendita insolenti non sarebbero l’albero che nasconde la foresta? C’è dove poterlo dire, a voi la parola.

*E’ un caso che gli anime acquistati in Italia, soprattutto dai Rai4 del benemerito Carlo Freccero, siano generalmente brutti (esclusi SAO, La Maliconia di Haruhi Suzmiya, Toradora e PlanetE?). Non si dica che sia una questione di soldi. NdT.

Fonti: Someanithing, DVDBD, Oricon, The Japan Times, Anime News Network, Manga-News, Wikipedia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Turchia di Erdogan si avvicina alla Russia

William Engdahl New Eastern Outlook 23/08/2014

6D31656F-8DDC-4AEE-A8CA-5420D3FF0C82_mw1024_n_sIl primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan, non è altro che un superstite politico. Dopo un anno tempestoso di tentativi per cacciarlo degli USA, per il mancato avvio di un guerra diretta turca per rovesciare Bashar al-Assad nella vicina Siria, ora Erdogan, seguace della Realpolitik forse ancor più del Corano, cerca all’estero nuovi alleati strategici. Da quando NATO, amministrazione Obama e altri fanno di tutto per demonizzare Putin con il pretesto ucraino, Erdogan si avvicina molto  indovinate a quale leader politico mondiale. Sì, Vladimir Putin e la Russia. Le implicazioni di un  fondamentale riallineamento geopolitico turco potrebbero avere conseguenze globali ben oltre la mera dimensione o il peso politico della Turchia. I primi passi per una alleanza economica più stretta tra Turchia e Russia si sono avuti lo scorso aprile, dopo il colpo di Stato orchestrato dagli Stati Uniti in Ucraina e dopo che il Parlamento di Crimea chiese di unirsi alla Russia, aprendo il diluvio della propaganda anti-russa occidentale. Il 21 aprile il ministro dell’Energia turco Taner Yildiz invitava il vicepresidente di Gazprom, Aleksandr Medvedev, ad Ankara per definire i dettagli di un importante incremento del gas russo da inviare in Turchia con il gasdotto Blue Stream della Gazprom. La Turchia è già il secondo maggiore importatore di gas e petrolio russi dopo l’Unione europea. I due hanno deciso di incrementare la capacità del gasdotto Blue Stream a 16-19 miliardi di metri cubi all’anno, aumentando così i legami economici vincolanti tra i due storici rivali.

Partecipare all’Unione Economica Eurasiatica?
Ora il governo di Erdogan avvia colloqui con la Russia e altri Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica per aprire una zona di libero scambio tra Turchia e l’UEE, secondo il ministro dello Sviluppo Economico russo Aleksej Uljukaev, dopo i colloqui con il ministro dell’Economia turco Nihat Zeybekci, il 19 luglio, al culmine della demonizzazione NATO e Washington di Putin e della Russia, rimproverandogli l’abbattimento dell’aereo di linea malese MH17 sull’Ucraina orientale. “Abbiamo discusso delle possibili forme di cooperazione, tra cui la formazione di una zona di libero scambio tra Unione doganale e Turchia. Abbiamo deciso di creare un gruppo di lavoro e iniziare una discussione più dettagliata su queste possibilità e prospettive a settembre“, aveva detto Uljukaev a margine della riunione dei ministri del commercio del G20 a Sidney, in Australia. I colloqui hanno avuto luogo durante il recente vertice del G20 in Australia. C’è un significativo vantaggio economico per entrambi i gruppi. Attualmente il volume degli scambi tra  Russia e Turchia era pari a 32,7 miliardi dollari nel 2013, e la Russia è il secondo partner commerciale della Turchia dopo l’Unione europea. La Turchia si colloca all’ottavo posto tra i partner del commercio estero della Russia. La Turchia vuole costruire anche un hub per i trasporti e la logistica con la Russia con collegamenti a porti, aeroporti, ferrovie e autostrade, ha aggiunto Zeybekci.
Altre misure che si aggiungono alla tendenza crescente delle altre nazioni ad evitare il dollaro statunitense, uno dei pilastri del potere globale statunitense; la Turchia ha proposto solo due giorni prima dei colloqui con l’Unione Eurasiatica, di utilizzare le monete nazionali nel commercio con la Russia, al Ministero dello Sviluppo Economico della Russia. “La Turchia propone alla Russia l’uso delle valute nazionali nei pagamenti reciproci“, annunciava il servizio stampa del ministero dopo l’incontro tra il ministro dello sviluppo economico russo Aleksej Uljukaev e il suo omologo turco Nihat Zeybek. Dalla crisi ucraina e le crescente sanzioni economiche, la Russia è più aggressiva  nell’evitare l’uso del dollaro negli scambi. Inoltre, Erdogan ha espresso forte interesse per l’adesione della Turchia all’organizzazione dei BRICS. I BRICS hanno deciso non solo di creare una grande alternativa a FMI e Banca Mondiale di Washington per finanziare infrastrutture e altri progetti nei mercati emergenti, indipendentemente dai gravi condizionamenti di Washington, che storicamente ha agito da cuneo occulto neo-coloniale costringendo le economie emergenti ad aprirsi a multinazionali e banche dell’UE e degli Stati Uniti.
Tutto ciò porta a un possibile significativo cambio geopolitico della Turchia, Paese che Washington attirò nella NATO assieme alla Grecia nel 1952. Negli ultimi sessanta anni, la Turchia non fu solo un posto di osservazione della NATO per spiare l’Unione Sovietica e poi la Russia. Dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, la NATO e in particolare CIA e dipartimento di Stato, utilizzarono la Turchia, soprattutto tramite l’ex-imam della CIA Fetullah Gülen, ora in esilio a Saylorsburg, in Pennsylvania, per organizzare i fondamentalisti islamici jihadisti in Uzbekistan, Kirghizistan, Cecenia e in altre regioni islamiche dell’ex-Unione Sovietica. Un passo di Erdogan, che ha avuto un duro scontro con Gülen e il suo potente blocco nella polizia e sistema giudiziario turchi, che potrebbe assetare ai falchi neoconservatori di Washington un duro colpo alla loro corsa nel fomentare il conflitto in Medio Oriente, Eurasia ed altrove. Da quando gli inglesi manipolarono nel 1850 la guerra di Crimea per favorire le tensioni tra impero russo e impero ottomano, fu la politica anglo-statunitense a fare della Turchia un nemico geopoliticamente strategico della Russia. Che tale epoca possa presto finire. map_gp_eng_1
F. William Engdahl è consulente sui rischio strategico e docente, laureatosi in politica alla Princeton University, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Sveglia, i cinesi arrivano!

MK Bhadrakumar - 18 agosto 2014  modi-12C’è molta lavorio per la visita del presidente cinese Xi Jinping in India, il mese prossimo. E’ difficile ricordare un tale traffico per un vertice India-Cina. Dev’essere l’effetto ‘Modi’, basti dire che Pechino si appresta alla visita di Xi con grandi aspettative sulla svolta storica nelle relazioni con l’India. Cruciali nei colloqui preparatori tra Delhi e Pechino, saranno le consultazioni a Pechino del ministro del Commercio Nirmala Sitharaman, ai primi di settembre, poco prima della visita di Xi. Seetharaman è stato a Pechino di recente, accompagnato dal Vicepresidente MH Ansari. La seconda visita così ravvicinata, suggerisce che questioni commerciali e d’investimento domineranno l’agenda di Xi nei colloqui con il Primo ministro Modi. La visita di Xi offre la grande opportunità all’India d’attrarre investimenti cinesi in volumi molto più grandi di quanto è stato finora. L’espansione all’estero degli investimenti della Cina è iniziata solo circa un decennio fa, ma la media annuale che si attestava a quasi 3 miliardi di dollari nel 2005, è aumentata in modo esponenziale toccando i 90 miliardi già l’anno scorso. In effetti, questa ondata contrasta con i livelli decrescenti degli FDI globali. La Cina è oggi uno dei principali esportatori mondiali di investimenti diretti. Lo spread è semplicemente da mozzafiato, come l’Heritage Foundation Investment Tracker Map presenta qui. Le tendenze sono abbastanza chiare. La Cina traduce seriamente la sua ricchezza, accumulatasi negli ultimi decenni da maggiore potenza commerciale mondiale, in potenza economica globale. La quota dell’India è gracile, nemmeno mezzo miliardo di dollari. Dovrebbe avvertire il fatto che gli Stati Uniti, nonostante la tanto declamata strategia del ‘perno’ bla bla, abbiano attirato 15 dei 90 miliardi di dollari, l’anno scorso, divenendo di gran lunga la prima destinazione degli investimenti cinesi globali. Gli esperti indiani avrebbero qualcosa su cui rimuginare seriamente. L’aumento degli investimenti cinesi è destinato a continuare. Xi intende liberalizzare i flussi finanziari, e gli Stati Uniti sperano di attirare i liberalizzati flussi di investimenti esteri cinesi prestandovi maggiore attenzione e tenendo in considerazione il potenziale d’investimento quale acceleratore di forti relazioni USA-Cina. (qui).
Il governo UPA, al contrario, fu nervoso. Ora le recenti dichiarazioni di Sitharaman suggeriscono che il governo Modi è fiducioso nel compiere quest’atto di fede. Naturalmente è necessario un occhio più esigente, sempre in materia di investimenti stranieri nella nostra economia, non importa da dove provengano. Senza dubbio, i supremi interessi della sicurezza nazionale prevarranno. Ma detto ciò, un bilanciamento sagace è necessario, anche perché non c’è Paese che abbia un surplus investimenti come la Cina; è disposta a concedere finanziamenti e, innegabilmente, gli investimenti cinesi potrebbero rilanciare crescita ed occupazione, divenendo un0importante fonte dell’occupazione in India. Gli investimenti riguarderanno anche il problema dello squilibrio commerciale bilaterale. Lo spin-off politico è evidentemente svolto dagli investimenti cinesi, che non infondono più paura, ma cominciano a sembrare ‘normali’ e banali azioni di mercato. L”ordinarietà’ degli investimenti cinesi in India è certamente una prospettiva futura, ma in termini immediati vi sono grandi decisioni da prendere. Xi ha esteso l’invito alle Maldive ad aderire al progetto di Via della Seta Marittima, nella riunione con il Presidente Abdulla Yameen, a Nanchino. La Cina ha già invitato l’India a partecipare al progetto, ma il governo UPA non poteva prendere tale grande decisione prima di essere sostituito. Pechino ha mostrato interesse nell’adesione dell’India al progetto della Via della Seta Marittima. Un modo di guardare all’iniziativa cinese è considerarla (con disposizione predeterminata, forse) la conferma dell’ambizione del Paese d’emergere come grande nazione marittima. Se questo è l’obiettivo della Cina, è naturale. Ma un grave problema sorge se si dovesse caricarlo anche del gioco delle grandi rivalità. In secondo luogo, vi è una nozione fantasiosa tra i nostri esperti, incoraggiata senza dubbio dagli analisti occidentali, che il progetto cinese sfiderebbe le ambizioni indiane come supremo signore dell’Oceano Indiano. In realtà, però, l’iniziativa cinese della Via della Seta Marittima deve essere vista sullo sfondo del ‘perno in Asia’ degli Stati Uniti, che Pechino ritiene una malcelata strategia del contenimento contro la Cina. La spinta strategica dell’iniziativa della Via della Seta Marittima si basa sulla costruzione di una serie di accordi tra la Cina e i Paesi di Asia sud-orientale, Asia meridionale, Asia centrale, Eurasia, Golfo Persico e Asia occidentale, al fine di ‘neutralizzarli’, se non coltivarne amicizia, oltre ovviamente a sviluppare scambi e legami economici reciprocamente vantaggiosi, evitando l’emersione di una falange regionale guidata dagli Stati Uniti schierata contro la Cina.
Non ci vuole molto per capire che la spinta del progetto è nel contenuto economico, perché in tale ambito i fattori del vantaggio Cinese si ritrovano nel ‘sedurre’ i Paesi di queste regioni dalle diverse culture, sistemi politici e storia, affinché passino alla piattaforma comune della Cina. Pechino calcola giustamente che apporterebbe una certa ‘addizionalità’ che Stati Uniti ed Europa semplicemente non possono corrispondere, nel commercio e negli investimenti, integrandosi bene con gli obiettivi nazionali di sviluppo dei questi Paesi (come Turchia, Qatar, Iran, Mongolia, Uzbekistan, Pakistan, Maldive, Sri Lanka e Malaysia). La Cina non è così stupida da sperare di esercitare un’egemonia da ‘Grande Fratello’ su clienti difficili come Turchia, Iran, Uzbekistan, Sri Lanka e Malaysia, noti per il loro nazionalismo convinto e senso d’indipendenza. Né è nel DNA della Cina formare alleanze militari. Pertanto, fare un parallelo con le potenze coloniali dei secoli 17° e 18° significa travisare la storia moderna. La grande ondata di nazionalismo e liberazione del 20° secolo continua a modulare la politica mondiale e Pechino non può che esserne a conoscenza. D’altra parte, se l’India dovesse rimanere fuori dalla Via della Seta Marittima, rischia di perdervi notevolmente. Oltre a un possibile totale isolamento nella regione dell’Asia meridionale, è al cento per cento sicuro che Bangladesh, Nepal, Myanmar, Sri Lanka, Maldive, Pakistan saranno attratti dalle lusinghe dello sviluppo delle infrastrutture finanziato dai cinesi; l’India deve anche prevedere che l’iniziativa cinese sarà l’unico spettacolo in città per molto tempo. USA e Unione europea non avranno l’interesse (o la capacità) di entrare in una tale intensa cooperazione economica con i Paesi asiatici (che non sono d’importanza vitale quanto i collegamenti lo sono per la Cina). L’India può corrispondere alla Via della Seta Marittima cinese con un’iniziativa altrettanto seducente? Beh, no.
A mio avviso, la vera sfida dei responsabili politici indiani fu la lunga assenza di una visione sana della cooperazione regionale, come invece ha la Cina. Non si può negare il fatto che l’India abbia trascurato il SAARC. SAARC e SCO sono casi da manuale di come il formidabile ritardo storico e il lavoro incompiuto attuali possano  essere superati dal solo senso delle priorità politiche regionali con un ‘quadro generale’ sullo sfondo. Fortunatamente, però, l’India rientra oggi nella nuova alba della politica regionale. Tutto indica che l’adesione dell’India alla SCO probabilmente si materializzerà a settembre. Sempre a settembre, Xi potrebbe rinnovare l’invito a Modi di aderire all’Asian Investment Development Bank e al progetto della Via della Seta Marittima. La sfida di Sitharaman da ministro con doppio incarico, nel commercio e nella finanza, con un ruolo centrale nella preparazione della visita di Xi, sarà capire come i suddetti piani a settembre possano effettivamente correlarsi e divenire un vantaggio strategico dell’India tramite una complementarità con le priorità dello sviluppo nazionale del governo Modi.

modi-jinping_650_072114094947Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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