Vertici a Pechino

Konstantin Penzev New Oriental Outlook 01.11.2013

tpbje201310222a4_38845401Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha visitato la Cina dal 22 al 24 ottobre. Le visite da parte della leadership russa nel Regno di Mezzo non sono eventi straordinari di per sé. Prestare maggiore attenzione a questa potenza è del tutto comprensibile. Eppure ci sono alcuni aspetti nell’ultima visita di Medvedev che ci spingono a prestare ancora più attenzione. Il 22 ottobre, mentre Medvedev era a Pechino, il primo ministro indiano Manmohan Singh compiva una visita di tre giorni, e altra curiosa coincidenza, anche il capo del governo della Mongolia, Norovyn Altankhuyag. Perchè questa casualità? Come Hua Yiwen del Quotidiano del Popolo suppone, la necessità si cela dietro la casualità. Sullo sfondo generale dei più recenti incontri a Pechino, si può affermare molto brevemente: prossimamente, l’India e la Cina diventeranno (la Cina lo è già) le principali regioni produttive dell’Eurasia e probabilmente del mondo. La loro domanda di energia ed elettricità a buon mercato cresce molto rapidamente. Quale peso ha la Russia in questo triangolo geopolitico emergente? Soprattutto un peso legato all’energia. Ma non è tutto. La Russia è forse l’unico Paese che ha più volte affrontato militarmente l’occidente senza mai esser stato sconfitto. La potenza militare è un argomento potente per la Russia nel grande gioco politico. Il Paese è anche leader mondiale nella progettazione e produzione di nuovi sistemi d’arma. Il “pivot in Asia” dell’amministrazione Obama impone a Pechino la necessità di potenziare il suo esercito e la sua forza navale. Cooperare con la Russia sarebbe molto utile per questa relazione.
Tutto ciò sono i cosiddetti “presupposti oggettivi” per ravvicinare i “tre eurasiatici”. Le economie di questi Paesi possono integrarsi e gli interessi sulla sicurezza potrebbero forzare i governi a cooperare più strettamente. Quali temi erano all’ordine del giorno nel vertice di Medvedev con i suoi colleghi cinesi? I media globali hanno seguito superficialmente l’agenda, concentrandosi invece sulle preferenze letterarie e sportive del primo ministro russo. Riguardo al Quotidiano del Popolo, Hua Yiwen ha osservato che i leader cinesi, durante un viaggio all’estero quest’anno, hanno suggerito l’idea di creare una “Zona economica della Via della Seta ” e una “Via della Seta marittima”, che comporterebbe enormi opportunità a Russia, Cina e Mongolia. Gli scambi commerciali tra la Russia e la Cina si avvicinano ai 100 miliardi di dollari. Come Medvedev ha detto: “Il premier Li Keqiang ed io dicemmo, in occasione del vertice, che questo non è il limite.  Tale cifra potrebbe salire a 150 miliardi di dollari, a 200 miliardi o più.” Inoltre, il passaggio delle merci cinesi dirette in Europa attraverso la Mongolia e la Russia, e il diretto rifornimento energetico russo della Cina promettono profitti considerevoli per tutti i Paesi coinvolti. Questa prospettiva  difficilmente susciterà sentimenti positivi a Washington, ma è così. Ahimè, le portaerei non possono controllare le vaste distese della Siberia. Alla luce delle affermazioni di Washington sulla sua esclusività, la rotta attraverso lo Stretto di Malacca non sembra più così attraente per la Cina. Il collo di bottiglia dello stretto inizia ad essere visto più come la via a una trappola. E’ ovvio che i cinesi vogliono diversificare non solo le fonti di petrolio e gas del Paese, ma anche le rotte che li collega ai partner commerciali.
Va notato che anche se il governo russo attribuisce particolare importanza alle relazioni con la Cina, il Presidente Vladimir Putin considera le relazioni Russia-India non meno significative. Il 21 ottobre, immediatamente prima della sua visita a Pechino, Singh ha visitato Mosca. In un incontro con il primo ministro indiano, Putin ha ricordato alcuni aspetti della cooperazione russo-indiana, in particolare l’aggiornamento della portaerei Vikramaditya, quasi pronta per essere consegnata all’India. Putin ha anche preso atto della partecipazione della Russia alla realizzazione dei futuri armamenti indiani. Purtroppo, il piccolo incremento commerciale tra l’India e la Russia lascia molto a desiderare, ma alcune modifiche vanno illustrate qui. L’India, ripetiamo, ha estremo bisogno di grandi quantità di energia. Nello Stato del Tamil Nadu, la Russia sta costruendo l’impianto nucleare di Kudankulam. Citando Putin: “A luglio, il primo blocco dei reattori della centrale di Kudankulam è stato attivato, collegandolo alla rete elettrica dell’India. Il secondo blocco dei reattori è in costruzione. I blocchi successivi sono già programmati, forse in più di quattro.” Tuttavia, non basta. Il lavoro è stato modificato, recentemente, per organizzare il rifornimento diretto di gas all’India, e si discute la possibilità di una rete di oleogasdotti che colleghi l’India e la Russia. Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid, nella recente intervista a La Voce della Russia, ha osservato che la Russia potrebbe diventare un partner importante nella costruzione del gasdotto TAPI che colleghi il Turkmenistan all’India via Afghanistan e Pakistan. “Tutto il gas russo ora va in Europa“, ha detto Khurshid. “Perché non inviarne nell’Asia del Sud?” La fornitura di gas attraverso il Pakistan e l’Afghanistan potrebbe stimolare lo sviluppo industriale di questi Paesi che, nel caso dell’Afghanistan, dovrebbe compiere una vera svolta verso il 21° secolo. Una parte considerevole della popolazione afgana partecipa alla produzione di oppio ed eroina per soddisfare le esigenze dei tossicodipendenti di tutto il mondo. La forza di spedizione statunitense controlla il territorio dell’Afghanistan. La costruzione di un gasdotto attraverso i campi di oppio potrebbe sembrare a Washington un’impresa vana e inutile, privando i lavoratori afghani dei loro mezzi di sussistenza. E’ un peccato che la Casa Bianca non aderisca alla strategia del “divide et impera“, come viene comunemente presentata dai media. E’ più attratta dalla possibilità di giocare sporco ovunque sia possibile.
Riguardo le relazioni tra l’India e la Cina, non sono semplici e sono appesantite dal fardello del passato recente: i conflitti di frontiera, il supporto ai separatisti tibetani e altri spiacevoli equivoci.  Questi devono essere affrontati. Ciò richiede volontà politica, qualcosa che i governi di India e Cina possiedono. Entrambi si concentrano sulla cooperazione, la questione principale. Secondo il Quotidiano del Popolo, durante la visita di Singh in Cina, le parti hanno convenuto nel rafforzare la cooperazione creando un corridoio economico che colleghi Cina, India, Bangladesh e Myanmar; realizzando progetti nel campo della cooperazione ferroviaria e dei parchi industriali. Questi progetti consentiranno inoltre alla Cina di bypassare lo stretto di Malacca e di facilitarne l’accesso al Golfo Persico. In sintesi, la conclusione da trarre è questa: la Cina continua a rafforzare la sua posizione economica, politica e soprattutto geopolitica grazie ai suoi buoni rapporti con la Russia, l’India e altri Paesi. Inoltre, il governo cinese è ovviamente preoccupato dal forte aumento dell’aggressività di Washington, ultimamente, e prende tutte le precauzioni per rafforzare la sicurezza del Paese. Peccato che gli Stati Uniti, subendo grandi difficoltà finanziarie, cerchino solo di risolverle a spese di altri Paesi.

Konstantin Penzev, scrittore, storico e editorialista della rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Shanghai Cooperation Organisation avverte contro la guerra alla Siria

John Chan WSWS 19 settembre 2013

Ñîâìåñòíûå ó÷åíèÿ ñòðàí Øàíõàéñêîé îðãàíèçàöèè ñîòðóäíè÷åñòâà "Ìèðíàÿ ìèññèÿ - 2010"L’ultimo vertice del raggruppamento dell’Asia centrale, a guida russa e cinese, l’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), tenutosi a Bishkek, capitale del Kirghizistan, il 13 settembre, è stata dominata dalle crescenti tensioni globali prodotte dai preparativi degli Stati Uniti per la guerra contro la Siria. Il presidente russo Vladimir Putin ha insistito sul fatto che “l’interferenza militare estera nel Paese, senza una sanzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è inammissibile.” La dichiarazione congiunta del vertice si oppone all’“intervento occidentale in Siria, così come all’allentamento della stabilità interna e regionale in Medio Oriente”. La SCO chiede una “conferenza internazionale di riconciliazione”, per consentire i negoziati tra il governo siriano e le forze di opposizione. Come aveva già fatto in occasione del recente vertice del G20 a San Pietroburgo, il presidente cinese Xi Jinping s’è allineato con la Russia contro qualsiasi attacco militare contro Damasco, temendo che ciò sarebbe il preludio a un attacco all’Iran, uno dei principali fornitori di petrolio della Cina.
Significativamente, il nuovo presidente dell’Iran Hassan Ruhani ha partecipato alla riunione, nonostante le voci che il suo governo avrebbe segnato il passaggio dall’ex-presidente Mahmud Ahmadinejad e dalla sua retorica anti-americana, nei precedenti vertici della SCO. Ruhani ha accolto la proposta della Russia di mettere le armi chimiche della Siria sotto il controllo internazionale, sostenendo che ciò “dava la speranza di poter evitare una nuova guerra nella regione.” La SCO sostiene esplicitamente il diritto dell’Iran a sviluppare il proprio programma nucleare. Putin ha ribadito, in un discorso, che “l’Iran, come qualsiasi altro Stato, ha il diritto di usare pacificamente l’energia atomica, comprese le operazioni di arricchimento (dell’uranio).” La dichiarazione della SCO ha avvertito, senza nominare gli Stati Uniti ed i loro alleati, che “la minaccia della forza militare e delle sanzioni unilaterali contro uno Stato indipendente (l’Iran) sono inaccettabili”. Un confronto contro l’Iran causerebbe “danni incalcolabili” nella regione e nel mondo in generale.
La dichiarazione della SCO critica anche la costruzione di Washington dei sistemi di difesa anti-missili balistici in Europa orientale e in Asia, volti a minare la capacità nucleari della Cina e della Russia. “Non si può provvedere alla propria sicurezza a scapito degli altri“, affermava la dichiarazione. Nonostante tale linguaggio critico, né Putin né Xi vogliono confrontarsi apertamente con Washington e i suoi alleati europei. Prima del vertice SCO, si è speculato sul fatto che Putin avrebbe consegnato gli avanzati sistemi missilistici terra-aria S-300 all’Iran e costruito un secondo reattore nucleare nel Paese. Funzionari russi infine hanno smentito. Russia e Cina si trovano ad affrontare la crescente pressione dell’imperialismo degli Stati Uniti, compresa la minaccia di usare la forza militare per dominare i giacimenti energetici chiave in Medio Oriente e Asia Centrale.
La SCO è stata fondata nel 2001, poco prima che gli Stati Uniti utilizzassero la “guerra al terrore” per  invadere l’Afghanistan. Sebbene l’obiettivo ufficiale della SCO è contrastare “tre mali”: separatismo, estremismo e terrorismo nella regione, essa è soprattutto un tentativo di assicurarsi che l’Eurasia non finisca completamente nell’orbita di Washington. A parte le quattro repubbliche dell’Asia centrale ex-sovietica, Kazakhstan, Uzbekistan, Kirghizistan e Tagikistan, il gruppo comprende anche, come Stati osservatori, Mongolia, Iran, India, Pakistan e Afghanistan. I “partner del dialogo” sono Bielorussia, Sri Lanka e, in modo significativo, la Turchia, membro della NATO, che è stata aggiunta l’anno scorso.
Tuttavia, l’influenza degli Stati Uniti viene chiaramente esercitata sul raggruppamento. Prima del vertice, vi sono state segnalazioni sulla stampa pakistana che il Paese potrebbe essere accettato come pieno membro della SCO. La Russia ha invitato il nuovo Primo ministro Nawaz Sharif a partecipare. Tuttavia, Sharif ha inviato solo il suo consigliere per la sicurezza nazionale Sartaj Aziz, e l’adesione del Pakistan non è stata concessa. Mentre la SCO cerca di rafforzare il suo ruolo nel confinante del Pakistan, l’Afghanistan, dopo il ritiro programmato delle forze della NATO, Aziz ha detto che la politica del Pakistan è la “non interferenza e l’assenza di favoritismo.” Ha insistito sul fatto che il regime fantoccio di Kabul potrebbe avviare la “riconciliazione tra gli afghani”, se tutti i Paesi della regione resistono alla tentazione di “riempire il vuoto di potere.”
Cina e Russia sono anche profondamente preoccupate dal “perno in Asia” dagli Stati Uniti, per  minacciare militarmente la Cina e, in misura minore, l’Estremo Oriente della Russia, rafforzando le capacità e le alleanze militari di Washington con Paesi come il Giappone e la Corea del Sud. A  giugno, la Cina e la Russia hanno tenuto una grande esercitazione navale congiunta nel Mar del Giappone, e ad agosto hanno effettuato esercitazioni congiunte aero-terrestri in Russia, coinvolgendo carri armati, artiglieria pesante e aerei da guerra. Di fronte alle minacce degli Stati Uniti ai suoi interessi in Medio Oriente e nella regione Asia-Pacifico, la Cina intensifica i propri sforzi per acquisire forniture energetiche in Asia centrale. Per il Presidente Xi, il vertice SCO è stata l’ultima tappa di un viaggio di 10 giorni in Turkmenistan, Kazakhstan, Uzbekistan e Kirghizistan, dove ha firmato o inaugurato accordi multi-miliardi per progetti sul petrolio e il gas. Nella sua prima sosta, in Turkmenistan, Xi ha inaugurato un impianto per il trattamento del gas ed un grande nuovo giacimento al confine con l’Afghanistan. Pechino ha prestato al Turkmenistan 8 miliardi di dollari per il progetto, che triplicherà le forniture di gas alla Cina entro la fine di questo decennio. Il Paese è già il più grande fornitore di gas della Cina, grazie ad un gasdotto di 1.800 km che attraversa l’Uzbekistan e il Kazakhstan diretto in Cina. In Kazakhstan, dove Xi ha firmato un accordo per acquistare una quota di minoranza di un giacimento petrolifero off-shore per 5 miliardi di dollari, ha chiesto di sviluppare una nuova “Via della Seta economica”. Gli scambi commerciali tra la Cina e le cinque repubbliche dell’Asia centrale sono aumentati di quasi 100 volte dal 1992, e il Kazakhstan è oggi il terzo più grande destinatario degli investimenti esteri cinesi. Xi ha pronunciato un discorso dichiarando che Pechino non interferirà mai negli affari interni degli Stati dell’Asia centrale, e che non cercherà mai un ruolo dominante nella regione e di “coltivare una sfera d’influenza.” Questo messaggio cercava chiaramente di placare le preoccupazioni, anche in Russia, sulla crescente influenza della Cina nelle repubbliche ex-sovietiche.
Durante il vertice del G20, la China National Petroleum Corporation ha firmato un accordo “di base” con la russa Gazprom, per preparare un accordo che dovrebbe essere firmato il prossimo anno, in cui Gazprom fornirà almeno 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno alla Cina tramite un gasdotto, entro il 2018. Con così tanto in gioco, Wang Haiyun della Shanghai University ha dichiarato al Global Times che “mantenere la sicurezza del regime è diventata la massima preoccupazione per i membri della SCO nell’Asia centrale, tra cui anche la Russia.” Ha accusato gli Stati Uniti e le altre potenze occidentali di istigare il “fermento democratico” e “le rivoluzioni colorate”, ed ha avvertito che se un membro della SCO “divenisse uno Stato filo-occidentale, ciò avrebbe conseguenze sull’esistenza stessa della SCO.” Se necessario, la Cina deve dimostrare “risolutezza e responsabilità” aiutando la Russia e gli altri membri a contenere le turbolenze, cioè a schiacciare militarmente qualsiasi “rivoluzione colorata” nella regione.
Le discussioni della riunione della SCO sono una chiara indicazione che la Russia e la Cina vedono i piani di guerra degli Stati Uniti contro la Siria e l’Iran quale parte di un grande disegno volto a minare la loro sicurezza, sottolineando il pericolo della temerarietà degli Stati Uniti nell’intervenire contro la Siria, che provocherebbe una assai ampia conflagrazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Guerra in Oriente: come Khalkhin-Gol ha cambiato il corso della seconda guerra mondiale

Rakesh Krishnan Simha Indrus 7 maggio 2013

Nel 1939 un generale sconosciuto di nome Georgij Zhukov, sconfisse il Giappone nella battaglia di Khalkhin-Gol nelle steppe della Mongolia, spostando la traiettoria dell’espansionismo giapponese verso Pearl Harbour e le colonie asiatiche dell’Europa.

soldat_0Le ragioni delle spettacolari vittorie sovietiche in Europa durante la seconda guerra mondiale, possono essere ricondotte a una poco nota, ma significativa, battaglia che ebbe luogo in Asia ben due anni prima che Adolf Hitler invadesse l’Unione Sovietica. Nell’agosto del 1939, poche settimane prima che Hitler e Stalin invadessero la Polonia, l’Unione Sovietica e il Giappone combatterono una massiccia battaglia tra carri armati a Khalkhin-Gol, al confine con la Mongolia. Fu la più grande battaglia di carri armati nel mondo fino a quel momento. Khalkhin-Gol cambiò radicalmente il corso della seconda guerra mondiale, e quindi la Storia. Ossessionati dalla schiacciante sconfitta, i giapponesi strapparono i loro piani per annettersi l’Estremo Oriente russo e la Siberia. Invece decisero che sarebbe stato più facile espandersi verso il Pacifico e il Sud-Est asiatico. Il risultato: Pearl Harbor e l’invasione giapponese delle colonie asiatiche dell’Europa.

Offensive e contrattacchi
Se si avesse l’opportunità di viaggiare indietro nel tempo, si cerchi di evitare la Russia nel 1917.  Alcune cose davvero terribili stavano succedendo lì: la caduta dello zar, la rivoluzione bolscevica e una guerra civile intercontinentale. Tutto questo nel bel mezzo di una guerra mondiale durante la quale l’esercito tedesco arrivò a 500 km da St. Pietroburgo. (Sì, questo era prima che riapparissero nei paraggi durante la seconda guerra mondiale). Vedendo il vicino gigante in difficoltà, i giapponesi occuparono le sue province dell’Estremo Oriente e parti della Siberia nel 1918. Tuttavia, l’avventurismo giapponese non durò a lungo. Nel 1922, i comunisti poterono concentrare le loro forze e costrinsero Tokyo a ritirarsi da quei territori. Ma nel 1931 il Giappone ritornò occupando la Manciuria dove creò lo Stato fantoccio del Manchukuo. Ciò era abbastanza allarmante dal punto di vista dei russi, perché la Transiberiana, il loro unico legame con l’Estremo Oriente russo, adesso era  alla portata del territorio occupato dai giapponesi. Un altro temibile fattore fu il patto anti-comunista firmato nel 1936 tra la Germania e il Giappone, e successivamente raggiunto da altri Paesi, tra cui Italia, Spagna, Turchia, Croazia, Ungheria e Finlandia.

Motivazioni e paure del Giappone
GV8UG2aTTupiNDOYTZNOZHaV20kI giapponesi avevano validi motivi per espandersi in Asia. Uno, si era ancora nell’età degli imperi. Se i nazisti parlavano di Lebensraum (spazio vitale in più per i tedeschi dagli occhi azzurri) a occidente, dall’altra parte del globo il Giappone spacciava la sua Grande Asia Orientale-Sfera di coprosperità, un eufemismo per la propria versione di Lebensraum. Il secondo fattore furono le risorse naturali, tra cui il petrolio. L’Estremo Oriente della Russia, per esempio, essendo sotto-abitato, sotto-difeso e sovrabbondante di risorse, era semplicemente troppo allettante.
Essendo potenze sul Pacifico, Russia e Giappone erano rivali da decenni. Nella guerra russo-giapponese del 1905, il Giappone aveva affondato l’intera flotta russa che aveva imprudentemente circumnavigato il mondo dal Mar Baltico. Il Giappone aveva anche occupato Vladivostok durante la guerra civile russa. Ma dal 1930 la Russia risorse. Lo Stato Maggiore Generale Imperiale di Tokyo era particolarmente preoccupato per la minaccia dei sommergibili sovietici alle rotte giapponesi, e per la possibilità che i bombardieri sovietici di Vladivostok potessero colpire l’entroterra giapponese.
Il Giappone aveva due opzioni strategiche. Il Gruppo dei generali per l’Attacco a Nord dell’esercito giapponese voleva occupare la Siberia fino al Lago Bajkal, per via delle sue risorse. Il Gruppo per l’Attacco al Sud, sostenuto dalla Marina giapponese, cercava le ricche terre del sud-est asiatico, che erano sotto il dominio traballante di potenze europee come Gran Bretagna, Paesi Bassi e Francia.

Colpire in Cina e in Mongolia
Il Gruppo per l’Attacco a Nord prevalse. Nel 1937, i giapponesi, convinti che le purghe di Stalin del 1935-1937 avessero paralizzato il corpo degli ufficiali sovietici, entrarono in Cina. Il Paese era nel bel mezzo di una guerra civile e non avrebbe potuto reagire. L’invasione occupò rapidamente Shanghai e Nanchino, dove furono uccisi milioni di civili cinesi. I russi, temendo l’accerchiamento da parte del Giappone e della Germania, agirono rapidamente. Conclusero un trattato con la Cina, fornendo aiuti finanziari e militari; 450 piloti e tecnici e 225 aerei da guerra furono inviati in Cina nel 1937. Ma la vera posta in gioco venne puntata sulle steppe mongole. Nei mesi di luglio e agosto 1938, il Giappone e l’URSS si scontrarono ripetutamente al confine tra  Mongolia (alleato dei sovietici) e Manciuria. Dopo aspre battaglie aero-terrestri, i giapponesi infine decisero per lo scontro totale. Scelsero la zona remota del Khalkhin-Gol, il fiume tra la Mongolia e la Manciuria. Nel maggio 1939 i giapponesi occuparono la zona intorno al villaggio di Nomonhan, sperando di sfidare la Russia. L’esercito giapponese era fiducioso che la propria forza d’attacco avrebbe colpito il nemico “come la mannaia del macellaio smembra un pollo“.
Il comando delle forze sovietiche fu affidato a un generale relativamente sconosciuto, che era sfuggito alle sanguinose purghe di Stalin per puro caso. Questi era il 42enne Comandante di Corpo Georgij Zhukov. A metà agosto, Zhukov aveva raccolto 50.000 soldati, 216 pezzi di artiglieria e 498 veicoli blindati tra cui carri armati. Il supporto aereo era fornito da 581 velivoli. Alle 05:00 del 20 agosto 1939, Zhukov colpì. Iniziarono 200 bombardieri sovietici che martellarono le posizioni giapponesi. Quando i bombardieri si ritirarono, un massiccio sbarramento di artiglieria iniziò, durando quasi tre ore. Nel frattempo, gli aerei tornarono per un secondo bombardamento. Infine, Zhukov ordinò all’artiglieria un tiro di sbarramento di 15 minuti sui concentramenti delle truppe giapponesi. “I giapponesi erano rannicchiati nelle loro trincee sotto il bombardamento più pesante a cui qualsiasi unità giapponesi era mai stata sottoposta“, scrive Stuart D. Goldman in Nomonhan 1939: la vittoria dell’Armata Rossa che decise la seconda guerra mondiale. “L’artiglieria sparava 2-3 colpi al secondo. Terra e cielo pulsavano.”
Con la propria artiglieria eliminata, i giapponesi erano indifesi contro i carri armati dotati di lanciafiamme, che un ufficiale giapponese descrisse “sputare dardi rossi come lingue di serpenti“.  Un comandante d’artiglieria giapponese descrisse il bombardamento, riverberante come “i gong dell’inferno“. L’effetto, fisicamente e psicologicamente, fu sconvolgente. L’epilogo si ebbe quando i soldati giapponesi, traumatizzati, erano così a corto di acqua che per disperazione bevettero il liquido dei radiatori dei loro veicoli, immobilizzandoli. Ciò che seguì fu un assalto combinato. La fanteria sovietica attaccò il centro giapponese e i corazzati circondarono i fianchi giapponesi.  Nell’11.mo giorno della battaglia, la forza giapponese era decimata e circondata. Poche unità giapponesi riuscirono a rompere l’accerchiamento, ma coloro che rimasero furono finiti dagli attacchi aerei e dall’artiglieria. Il 16 settembre la guerra non dichiarata venne dichiarata finita.

Cambiare il corso della storia
Georgi-ZhukovKhalkhin-Gol ebbe due importanti risultati. Uno, assicurò le retrovie della Russia. I militaristi imperialisti del Giappone si resero conto di aver gravemente sottovalutato i sovietici. Non avrebbero mai più minacciato l’URSS. Ed infatti quando la Germania attaccò, i giapponesi, nonostante la tentazione e la pressione di Hitler, ne rimasero alla larga. Zhukov assicurò che la Germania e il Giappone non avessero mai la possibilità di collegare le loro aree conquistate attraverso la Russia. I militari sovietici, oberati, furono in grado di concentrare le proprie forze su un solo fronte. Poterono muovere 15 divisioni di fanteria, tre divisioni di cavalleria, 1.700 carri armati e 1.500 aerei dall’Estremo Oriente al fronte europeo. Questi rinforzi trasformarono l’andamento nella battaglia di Mosca nel 1941 (Ma non è vero! NdT). La battaglia catapultò Zhukov ai vertici militari sovietici. Molti dei suoi compagni di trincea a Khalkhin-Gol, in seguito, divennero importanti comandanti in tempo di guerra. S. I. Bogdanov, Capo di Stato Maggiore di Zhukov, continuò a comandare la Seconda Armata corazzata della Guardia, una delle formazioni meccanizzate d’élite che giocarono un ruolo importante nella sconfitta della Germania. Khalkhin-Gol dimostrò la fattibilità delle tattiche militari sovietiche. Un anno dopo aver contrattaccato respingendo i tedeschi da Mosca, Zhukov pianificò ed eseguì la sua offensiva nella battaglia di Stalingrado, utilizzando una tecnica simile a Khalkhin-Gol. In questa battaglia, le forze sovietiche mantennero il nemico al centro, costruendo una forza massiccia nelle zone inosservate, e lanciò un attacco a tenaglia intrappolando i tedeschi.
In secondo luogo, i pianificatori della guerra giapponesi cominciarono a guardare ai possedimenti coloniali inglesi, francesi e olandesi nel sud-est asiatico, che offrivano maggiori prospettive di espansione. Mentre gli eserciti europei venivano sonoramente battuti dalla Germania, il Gruppo per l’Attacco a Sud discese spazzando e occupando le loro colonie uno a uno, con la più spettacolare vittoria avutasi nella battaglia di Singapore, dove sconfissero 135.000 truppe inglesi. L’umiliazione degli ufficiali e dei soldati inglesi di fronte ai popoli asiatici assoggettati, giocò un ruolo enorme nel porre fine al colonialismo in Asia. La marcia d’inversione del Giappone, inoltre, lo gettò a capofitto nella guerra contro gli Stati Uniti, con il susseguente brillante, anche se in definitiva controproducente, attacco a Pearl Harbor del 7 dicembre 1941.
Il resto, come si dice, è storia.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Stella Rossa su Shambhala: Soviet, l’intelligence anglo-statunitense e la ricerca delle civiltà perdute in Asia centrale

Dr. Richard Spence, 25 settembre 2008
L’articolo è apparso su New Dawn 109 (luglio-agosto 2008)

Sulla sua strada attraverso l’immensità della Mongolia nel 1921, lo scrittore e profugo polacco Ferdinand Ossendowski fu testimone di alcuni strani comportamenti da parte delle sue guide mongole. Fermarono i loro cammelli in mezzo al nulla e cominciarono a pregare fervidamente, mentre uno strano silenzio cadde sugli animali e tutto intorno. I mongoli successivamente spiegarono che questo rituale accadeva ogni volta che “il Re del Mondo prega nel suo palazzo sotterraneo e cerca il destino di tutti i popoli della Terra.” (1) Da diversi lama, Ossendowski apprese che questo Re del Mondo era il sovrano di un misterioso, ma presumibilmente molto reale, regno di “Agharti.” In Agharti, gli fu detto, “I maestri Panditas [maestri di arti e delle scienze buddisti] scrissero su tavole di pietra tutta la scienza del nostro pianeta e degli altri mondi” (2). Chi entrava nel regno sotterraneo avrebbe avuto accesso a una conoscenza e una potenza incredibili. Ossendowski non era esattamente un ascoltatore casuale. Come visto in un precedente articolo [Il barone 'sanguinario' von Ungern-Sternberg: Pazzo o Mistico, New Dawn n° 108 (maggio-giugno 2008)], nel 1921 sarebbe diventato un consulente chiave del “Barone Pazzo” Roman von Ungern-Sternberg, che aveva istituito un breve regime nella capitale della Mongolia esterna di Urga. (3) Sedicente guerriero buddista che sognava di condurre una guerra santa in Asia, il barone avrebbe cercato di contattare il “Re del Mondo”, nella speranza di favorire il suo piano.
La credibilità di Ossendowski, in un secondo momento, venne messa in dubbio da personaggi come l’esploratore svedese Sven Hedin. (4) Tra le altre cose, Hedin l’accusò di aver plagiato la storia di Agarthi da un precedente lavoro dell’esoterista francese Joseph Alexandre St. Yves d’Alveydre. (5) Per un aspetto  o un altro, probabilmente era vero, ma Hedin, un vecchio ricercatore di città perdute, non respinse la possibilità di un regno nascosto anzi, probabilmente aveva l’occulto obiettivo di trovarlo da solo. In ogni caso, Ossendowski non aveva inventato la storia di una terra favolosa e segreta da qualche parte, o sotto, le vastità dell’Asia centrale, sia che si chiamasse Agharti, Agarttha, Shangri-la o più comunemente Shambhala. (6) Alcuni lo ritennero un reale regno sotterraneo abitato da una antica e avanzata razza, mentre per gli altri si trattava di una dimensione spirituale accessibile solo all’illuminato. La leggenda di Shambhala è saldamente radicata nella tradizione buddista, che pone vagamente il regno da qualche parte a nord dell’India. La leggenda, inoltre, proclamava che sarebbe venuto il tempo in cui il re di Shambhala e i suoi possenti eserciti, sarebbero apparsi per vincere il male e inaugurare un periodo d’oro guidato dal puro Dharma.
Come già detto, il barone von Ungern-Sternberg stesso si vedeva come l’iniziatore di questa “guerra per Shambhala”. E così fu anche per altri. La possibilità allettante di un tesoro nascosto di conoscenze e know-how tecnologico avanzati non solo stuzzicò la curiosità di esploratori e occultisti. I vantaggi pratici che si potevano ottenere mediante l’accesso e lo sfruttamento di tale conoscenza, non vennero persi di vista da alcuni politici e agenti dei servizi segreti, soprattutto nella Russia sovietica. Ma qualsiasi cosa attraesse l’attenzione dei bolscevichi, era destinato a destare anche la curiosità inglese, e ciò che preoccupava entrambe le potenze, difficilmente sarebbe stato ignorato da statunitensi, tedeschi e giapponesi. Questo articolo si concentra sull’attività di tre uomini, due russi e uno statunitense: Aleksandr Vasilevich Barchenko, il cosiddetto “professore dell’occulto bolscevico”, l’artista-mistico-esploratore Nicholas Roerich, e l’uomo spesso citato come il modello reale di Indiana Jones, Roy Chapman Andrews. Mentre, per quanto si può raccontare, non si sono mai incontrati, tutti furono coinvolti in spedizioni che setacciarono i deserti della Mongolia e le alte valli dell’Himalaya, alla ricerca della civiltà perduta e dell’uomo antico. Nel caso di Barchenko e Roerich, l’oggetto specifico era Shambhala. Come vedremo, queste esplorazioni erano solo la punta di un iceberg clandestino di intrighi e obiettivi occulti, che coinvolgevano società segrete e una schiera di spie. Solo chi ha fatto cosa, per chi e perché, resta incerto.

A. V. Barchenko

Il “professore dell’occulto bolscevico” Aleksandr Barchenko
AV Barchenko era nato a Elets nel 1881 e manifestò un precoce interesse per il “paranormale”. In parte occultista, in parte scienziato, in parte esploratore, e forse anche un po’ ciarlatano, Barchenko era soprattutto un ricercatore. I suoi interessi si concentravano sul recupero della conoscenza perduta di una civiltà preistorica, i resti della quale, pensava, potevano ancora sopravvivere. Quando studiava medicina nel 1901-1905, Barchenko gravitava negli ambienti massonici e teosofici e nelle loro dottrine esoteriche. Uno dei suoi professori era a conoscenza del succitato Saint-Yves d’Alveydre, e così ha introdotto il suo allievo alla leggenda di Agarttha/Shambhala. I lavori di d’Alveydre promuovevano anche la dottrina mistico-politica della Sinarchia, un sistema messo a punto presumibilmente dagli abitanti del regno nascosto. Liberamente definita, Sinarchia significa “governo della società segreta” o dell’élite illuminata. Nel tardo 19° secolo, l’idea fu ripresa da un altro occultista francese, Gerard Encausse, meglio noto come Papus, che la combinò con un’altra corrente del misticismo, il martinismo, per formare il quasi-massonico Ordre et Synarchie Martiniste. (7)
Nel 1900-1905 Papus visitò la Russia dove creò delle cellule del suo nuovo ordine e reclutò anche dei membri tra i più intriganti dei Romanov. (8) Si suppone che Papus, allo stesso tempo, fosse un “agente di influenza” francese per contrastare gli intrighi dei tedeschi tra l’élite russa e, più segretamente, promuovere la rivoluzione sociale. Un associato di Papus dichiarò, in seguito, che il martinismo era il “germe del sovietismo.” (9) Prima della prima guerra mondiale, Barchenko intraprese la carriera di giornalista e scrittore. Allo stesso tempo, entrò a far parte dell’Ordine Martinista e dell’”Ordine Kabbalistico della Rosa e della Croce”. (10) Il suo sempre più ampio interesse per l’occulto giunse a includere la chiromanzia, i tarocchi, l’alchimia, l’ipnosi, l’”energia radiante”, l’astrologia e lettura del pensiero. Nel 1911 scrisse un articolo per Priroda i Judi (“Natura e Persone”) sulla “trasmissione del pensiero.” (11) I suoi lavori letterari comprendevano due romanzi “fantastici” Doktor Chernyi (“Dr. Nero”) e Iz Mrak (“Dall’oscurità”). Il suo alter ego letterario, il Dott. Aleksandr Nikolaevich Chernyj, aveva trascorso anni in India e Tibet studiando le arcane conoscenze presso mahatma misteriosi. Barchenko sognava di fare lo stesso. Dopo il breve servizio nella prima guerra mondiale, Barchenko tornò a Pietrogrado (così fu ribattezzata San Pietroburgo), dove sprofondò nei circoli occultistici. Un sedicente maestro di misticismo orientale che frequentava Pietrogrado, in quel periodo, era Georgij Gurdjieff. Se Barchenko abbia avuto un contatto diretto con lui è incerto, ma era ben versato negli insegnamenti di Gurdjieff e i due si sarebbero collegati in modi curiosi, negli anni a venire.
Mentre Barchenko accolse con favore il rovesciamento dello zar Nicola nel 1917, non gradiva i bolscevichi di Lenin. Eppure, per guadagnarsi da vivere nell’ambiente post-ottobre, iniziò a tenere conferenze su argomenti esoterici ai marinai rivoluzionari della Flotta del Baltico. Usò Shambhala come esempio di “società primordiale comunista“, che avrebbe fatto parte di una preistorica “grande federazione universale di popoli.” (12) Tali sentimenti dal suono bolscevico erano in contrasto con le sue affiliazioni più private. Nella società “Sfinge”, Barchenko era associato a martinisti, teosofi e “pacifisti cristiani”, che erano nemici dichiarati del potere sovietico. In seguito confessò che il gruppo conservava “sentimenti cospirativi con le guardie bianche” e che era connivente con militanti anti-bolscevichi come Boris Savinkov. (13) Savinkov, a sua volta, aveva attivamente cospirato con agenti inglesi e francesi, tra cui la ‘spia del secolo’ Sidney Reilly che aveva contribuito a pianificare un tentativo fallito di rovesciare Lenin, nell’estate del 1918. (14) Risultato di tale complotto fu il “Terrore Rosso”, un’ondata di rappresaglie sanguinose capeggiata dalla polizia segreta bolscevica, la Ceka. Così, quando Barchenko ricevette una citazione dall’ufficio della Ceka di Pietrogrado (P-Ceka), nell’autunno del 1918, pensò a un brutto segno. Tuttavia, vi trovò una squadra di colleghi e seguaci martinisti dell’occulto, che non avevano alcun interesse a fucilarlo come contro-rivoluzionario. (15) Il più importante di questi era il cekista Konstantin Konstantinovich Vladimirov, un auto-descrittosi “psico-grafologo” che avrebbe fatto molto per promuovere Barchenko e le sue idee all’interno dell’establishment sovietico. A prima vista, sembrerebbe che Vladimirov reclutasse Barchenko come informatore nei circoli occultistici, ma le cose non potrebbero essere così semplici.
La lealtà personale di Vladimirov è discutibile. Ben presto venne coinvolto nel caso di due cittadini britannici, Harold Rayner e GH Turner, arrestati per un presunto coinvolgimento nell’assassinio, nell’agosto 1918, del capo della P-Ceka Moisej Uritskij. Il vero assassino era un seguace di Boris Savinkov. Ancora più interessante, Vladimirov e compagni evidentemente presero gli uomini sbagliati. Poi, invece di essere giustiziati, uno in qualche modo riuscì a sottrarsi alla giustizia proletaria e a tornare in Inghilterra. Infine, Vladimirov si legò sentimentalmente alla vedova del secondo inglese, una donna identificata anch’essa come spia inglese. Di conseguenza, venne espulso dalla Ceka, ma in qualche modo riuscì a farsi reintegrare. Tuttavia, nel 1927 Vladimirov fu di nuovo arrestato e, infine, giustiziato come spia inglese, esattamente come il suo protetto Barchenko lo sarebbe stato un decennio dopo. (16) Allora, Vladimirov reclutò il suo compagno occultista come spia della Ceka nel 1918, o già allora era una agente britannico che aveva arruolato Barchenko per un’altra, e più segreta, cospirazione? Un’altra versione su cui alcuni insistono, è che Vladimirov fosse anche l’agente clandestino Jakov Blumkin.(17) Che fossero la stessa persona è palesemente falso, ma Blumkin e Vladimirov si muovevano negli stessi torbidi circoli, nel 1918. Attraverso questi stessi circoli, anche Blumkin venne a sapere di Barchenko. Pertanto, non vi è ragione di non sospettare, se non di più, che Blumkin fosse un altro agente doppio britannico. Come cekista rinnegato, presumibilmente, assassinò l’ambasciatore tedesco a Mosca nel luglio 1918. Tuttavia, come Vladimirov, subito ritrovò la strada per tornare nelle grazie dei servizi segreti sovietici. Un anno dopo la morte di Vladimirov, tuttavia, Blumkin sarebbe comparso dinanzi al plotone di esecuzione come cospiratore trotzkista. Barchenko trovò amici anche nel mondo accademico sovietico. Con appoggi del genere, durante il 1921-1922, condusse una spedizione nella penisola di Kola, a nord del Circolo Polare Artico, dove trovò antichi petroglifi e strutture megalitiche. (18) Ciò rafforzò la sua fede in una civiltà avanzata preistorica legata alla misteriosa Shambhala. Già nel 1920, Barchenko chiese il permesso di formare  una spedizione “scientifica-propagandistica” in Mongolia e Tibet per la ricerca della “Shambhala Rossa.” (19) Recuperando la sua antica scienza e sapienza, sostenne, avrebbe fatto espandere l’influenza di Mosca in tutta l’Asia. Questo progetto presto si risolse nel nulla, anche se può aver influenzato Mosca nell’inviare due marinai baltici, ex “allievi” di Barchenko, per una missione segreta in Tibet, nei primi anni ’20. (20)
Nel frattempo, Barchenko fondò una loggia “massonica”, soprannominata Edinoe Trudovoe Bratstvo, ETB o “Fratellanza dell’Unione del Lavoro.” La nuova fratellanza includeva Vladimirov e numerosi altri cekisti, attuali o ex. Strettamente associato all’ETB, se non membro ufficiale, era Jakov Blumkin, di nuovo in sella come agente speciale dei servizi segreti sovietici. Il nome della loggia aveva una somiglianza curiosa a un precedente gruppo formato da seguaci di Gurdjieff, l’Edinoe Trudovoe Sodruzhstvo (“Amicizia dell’Unione del Lavoro”), e almeno un membro di spicco dell’ETB, PS Shandarovskii, era un devoto di Gurdjieff. (21) Un altro collegamento può essere esistito grazie allo scultore sovietico Sergej Merkurov, cugino di Gurdjieff. (22) Collegamento interessante, aveva accusato Gurdjieff di spionaggio per i britannici, e di aver operato per anni come agente inglese in Asia centrale e nel Vicino Oriente. (23) Ciò che è innegabile, è che tra gli allievi di Gurdjieff nella Russia pre-rivoluzionaria vi era il compositore inglese Sir Paul Dukes, un uomo i cui interessi comprendevano non solo Gurdjieff, ma anche il buddismo esoterico e il Tibet. Dukes aderì all’MI1c (MI6) durante la prima guerra mondiale e per gran parte del 1919 era a capo della rete spionistica inglese di Pietrogrado. (24) Barchenko e Vladimirov erano collegati ad essa? Il fratello di gran lunga più importante dell’ETB era il boss cekista Gleb Ivanovic Bokij. Bokij, un vecchio bolscevico, aveva un interesse altrettanto venerabile per l’occulto. Tra le altre cose, era un membro dell’”Ordine Kabbalistico della Rosa e della Croce” pre-rivoluzionario. Curiosamente, il suo ingresso in questo ordine venne approvato da nient’altri che Aleksandr Barchenko. (25) Più curioso ancora, Bokij venne assunto nella P-Ceka dopo la morte di Uritskij, e condusse la scena quando Barchenko venne “reclutato” alla fine del 1918. Tuttavia, i due poi giurarono di non essersi mai incontrati prima dei primi anni ’20. Bokij avrebbe confessato che per lui la rivoluzione era morta con Lenin, nei primi mesi del 1924. La disillusione crescente lo portò ad opporsi a Stalin e a sostenere i piani di Barchenko, piani, ammise, che comprendevano lo spionaggio. (26)
Nel 1924, Bokij dirigeva lo Spetsotdel, o “servizio speciale”, controllato dell’OGPU (come venne rinominata la Ceka). Questo ufficio gestiva i codici e comprendeva una unità d’élite, la Sezione 7, che approfondiva le questioni paranormali, dall’ipnotismo e ESP all’Abominevole Uomo delle Nevi. (27) Lo Spetsotdel custodiva anche i cosiddetti “dossier neri”, i fascicoli personali dei dirigenti sovietici, comprese le trappole sessuali e, senza dubbio, qualsiasi associazione con l’occultismo. (28) Oltre alla curiosità personale, Bokij ebbe un incentivo pratico nel portare avanti la ricerca paranormale. La comunicazione telepatica offriva un mezzo perfetto per inviare e ricevere messaggi dagli agenti all’estero. Allo stesso modo, ciò che noi oggi chiamiamo Remote Viewing, offriva la possibilità di spiare il nemico imperialista senza lasciare Mosca. Trovando i segreti dell’ipnotismo e del controllo mentale, si avrebbero avuto potenziali applicazioni nella propaganda. Per esplorare tali questioni, Bokij mise Barchenko a capo di uno speciale laboratorio “neuroenergetica” nell’ambito dell’Istituto di Medicina Sperimentale Pan-sovietico. (29) Tuttavia, l’obiettivo primario di Barchenko e dell’ETB era stabilire un contatto diretto con Shambhala. A tal fine, sfruttò l’aiuto di Bokij e fece causa comune con altri gruppi esoterici, in particolare la “grande fratellanza dell’Asia.” Era connivente con almeno due membri della confraternita, un lama tibetano, Naga Naven, che sosteneva di essere un rappresentante diretto di Shambhala, e un funzionario della Mongolia, Khayan Khirva, futuro capo della polizia segreta della Mongolia. (30) In quel ruolo, Khirva avrebbe lavorato fianco a fianco con Jakov Blumkin.
Nella primavera del 1925, grazie all’accesso di Bokij ai fondi segreti, la spedizione per Shambhala sembrava pronta a partire. Bokij scelse Blumkin come capo dei servizi segreti nella spedizione. (31) Ma il piano incontrò un’opposizione. Delle voci dipinsero Bokij come un pericoloso degenerato che beveva sangue umano. (32) Un grande avversario era Mikhail Trilisser, capo del braccio dell’intelligence estera della OGPU (INO). Naturalmente sapeva che qualsiasi attività esterna all’Unione Sovietica ricadeva nel suo campo. Nell’estate, la spedizione di Barchenko per Shambhala era finita. O no?
Nel settembre 1925, un umile pellegrino musulmano attraversò il Pamir, passando nel Kashmir controllato dai britannici. In effetti, il pellegrino era Jakov Blumkin in viaggio per l’ancora più remota Ladakh, dove doveva incontrarsi con la spedizione guidata da Nicholas Roerich. Scopo di Roerich era entrare in Tibet e contattare Shambhala. Tuttavia, subito dopo aver attraversato la frontiera, la polizia tribale sequestrò Blumkin. A quanto pare, qualcuno aveva avvertito gli inglesi. Il furbo cekista persto si sottrasse ai suoi rapitori assumendo la nuova veste di lama mongolo, e si diresse verso Roerich. In ogni caso, questo è ciò che Blumkin in seguito ha raccontato della storia. Ci potrebbe essere un’altra spiegazione. L’arresto e la breve fuga fortuita avrebbero anche dato a Blumkin una comoda copertura per contattare l’intelligence britannica, prima di incontrare Roerich.

Pittore, teosofo e filosofo russo: Nicholas Roerich
Nato a San Pietroburgo nel 1874, Nicholas (Nikolaj) Konstantinovich Roerich è conosciuto oggi come pittore e instancabile sostenitore dello Yoga e del buddismo in Occidente. E’ sicuramente stato un teosofo e probabilmente un martinista. (3) Inoltre è diventato un agente d’influenza sovietico. Alcuni dei suoi ammiratori hanno messo sonoramente in discussione ciò, e può essere vero che i bolscevichi abbiano utilizzato Roerich di tanto in tanto. Tuttavia, i suoi legami con servizi segreti sovietici sono troppo estesi per essere negati. (34) Nel momento in cui la rivoluzione esplodeva in Russia, Roerich aveva lasciato il paese, e inizialmente non aveva mostrato alcun interesse per il Grande Esperimento socialista. Nel 1920 era a Londra, dove entrò a far parte della scena teosofica locale dominata da Annie Besant. Besant ed i suoi seguaci erano espliciti sostenitori dell’indipendenza indiana, mettendosi così sotto il controllo del controspionaggio inglese. Dai primi anni ’20, Mosca era diventata la principale benefattrice dell’agitazione anti-britannica in Asia, secondo  Desmond Morton dell’MI6 (in seguito una delle spie più fidate di Churchill) “quasi tutte queste società teosofe e teosofiche erano collegate in qualche modo al bolscevismo, ai rivoluzionari indiani e ad altre attività spiacevoli.” (35)
Roerich giunse alla conclusione che l’influenza britannica sul Tibet fosse un male da dover combattere, e nel 1920 ciò lo spinse ulteriormente verso Mosca. La moglie di Roerich, Elena (Helene), una medium, cominciò a ricevere messaggi da un soggetto che si faceva chiamare Maestro Morya, o Allal Ming, che sosteneva di essere un membro della Grande Fratellanza Bianca e un “maestro spirituale del Tibet.” (36) Allal Ming convinse Roerich che fosse la chiave per la realizzazione di un “grande piano” che sarebbe sfociato nella creazione di un vasto stato pan-buddista che avrebbe compreso il Tibet, la Mongolia, parti della Cina e gran parte della Siberia. La prima tappa sarebbe stata la “guerra per Shambhala“, il cui risultato finale sarebbe stata l’”espressione terrena del Regno invisibile di Shambhala.” (37) Il Piano era praticamente identico a quello previsto dal barone Ungern, quasi nello stesso momento. Tuttavia, mentre Ungern mirava a costruire il suo nuovo ordine facendo la guerra ai bolscevichi senza Dio, la guida di Roerich lo incoraggiò a vedere nei sovietici degli alleati e in Lenin un presagio di una nuova epoca illuminata. Forse il Re del Mondo puntava su tutte le carte le sue scommesse. Nello stesso tempo, Roerich acquisì un nuovo seguace nella persona di un giovane teosofo russo, Vladimir Anatolevich Shibaev. Shibaev era casualmente un agente dell’Internazionale Comunista (Comintern) che lavorava con i nazionalisti indiani. Presentò Roerich ad altri funzionari sovietici e incoraggiò i loro piani per muoversi in India come primo passo nella realizzazione del Grande Piano. L’MI5 di Londra tenne d’occhio Shibaev e i suoi rapporti con Roerich. (38)
Roerich si trasferì a New York nell’ottobre 1920. Eludendo così il controllo ostile delle autorità britanniche e si assicurò il sostegno di ricchi statunitensi. Un simile benefattore era un broker di Wall Street, Louis Levy Horch, che contribuì alla fondazione del Museo Roerich e che divenne il  finanziatore e sostegno del Mistico. Naturalmente, anche Horch aveva una vita segreta. Uomo d’affari di successo con importanti connessioni nella politica statunitense, anche lui era un agente coperto della Ceka/OGPU. (39) Roerich si trasferì a Darjeeling, in India, alla fine del 1923. Questo lo mise sotto gli occhi attenti di Frederick Marsham Bailey, il “residente politico” inglese nel vicino Sikkim, e uomo intimamente familiare con le attività russe in Asia centrale. Nella primavera del 1925, Roerich era pronto a lanciare la sua spedizione in Himalaya e oltre. La sincronicità con il piano di Barchenko sembra più che una coincidenza, e senza dubbio aveva qualcosa a che fare con la fine di questo tentativo. Viaggiando sotto la bandiera degli USA e sostenuto dal denaro yankee, Roerich aveva il vantaggio di non essere una palese barbafinta sovietica. Tuttavia, è interessante notare che Blumkin, l’amico di Bokij e Barchenko, dovesse materializzarsi al fianco di Roerich. Qualunque fosse il suo legame con gli inglesi, Blumkin mantenne i contatti con i suoi amici a Mosca? Indipendentemente da ciò, lui e Roerich si aggirarono ai confini del Tibet (senza mai raggiungere Lhasa), e si spinsero nel Xinjiang e in Mongolia. Ci fu anche il tempo per un viaggio a Mosca, dove Roerich si presentò a diversi funzionari sovietici. In realtà, la sua spedizione era gestita da Mosca dall’inizio alla fine, l’avesse pienamente capito o meno Roerich. Tale circostanza non sfuggi agli inglesi. Durante questo periodo, l’MI6 monitorava le attività dei Rossi in Asia attraverso uno dei suoi uomini all’ambasciata di Mosca, Arthur V. Burbury. Nel 1928, delle persone a Londra conclusero che Roerich fosse l’”illuminato” per “l’eccellenza dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.” (40)

Il vero modello di Indiana Jones, Roy Chapman Andrews
Al contrario di Barchenko e Roerich, lo statunitense Roy Chapman Andrews non aveva alcun evidente interesse per l’occulto e il paranormale. (41) Naturalmente, data la sua curiosità per i misteri naturali, deve aver nutrito un po’ quella verso il soprannaturale. Nato nel Wisconsin nel 1884, Andrews evidenziò subito la sua brama di conoscenza e di avventura. Con la prima guerra mondiale aveva acquisito la laurea alla Columbia University, l’appartenenza all’esclusivo Club Explorer e un’occupazione presso il Museo Americano di Storia Naturale (MNH). Le sue prime esplorazioni lo portarono in Cina, che senza dubbio rappresentava il nuovo mutamento capitatogli nel 1918. Viaggiava come “naturalista”, ma era veramente un ufficiale dell’US Office of Naval Intelligence (ONI) assegnato alla legazione statunitense di Beijing. (42) Come si addice a una buona spia, Andrews fu successivamente molto discreto su quello che fece lì, ma effettuò almeno due viaggi di “ricognizione” nella turbolenta Mongolia, visitando la capitale Urga (dove il barone Ungern avrebbe presto preso il comando) e avventurandosi in Siberia, dove la Guerra civile russa infuriava. (43) Andrews successivamente compilò una mappa della “regione del confine meridionale della Russia asiatica“, che inviò alla divisione dell’intelligence militare dell’esercito degli Stati Uniti (MID). (44)
Nei suoi viaggi, Andrews sentì le stesse voci su Agharti/Shambhala che raggiunsero le orecchie di Ossendowski, Roerich e Barchenko? Andrews lasciò la marina nella primavera del 1919, ma non appena tornò negli Stati offrì i suoi servizi al MID dell’esercito. Il suo ex capo di Pechino, l’attaché della marina comandante IV Gillis, garantì Andrews come qualcuno “che in caso di emergenza, potrebbe svolgere il lavoro con l’abilità e i nervi necessari“, e un collega presso il Museo di Storia Naturale, aveva assicurato il MID che Andrews era l’”unico americano che ha una totale familiarità con i mongoli.” (45) Tra il 1922 e il 1930, Andrews guidò cinque spedizioni nel deserto del Gobi e nelle regioni adiacenti della Mongolia. Tutte furono sponsorizzate dal MNH e fece notevoli scoperte fossili, comprese le prime uova di dinosauro. Tuttavia, l’obiettivo originale delle esplorazioni non erano i fossili animali, ma le prove dei primi uomini. Il capo di Andrew al museo, Henry Fairfield Osborn, era convinto che le origini della razza umana giacessero da qualche parte nell’Europa orientale o in Asia centrale. Alcune delle sue teorie riecheggiavano quelle dei teosofi, o almeno così pensavano i teosofi. (46)
Dal nostro punto di vista, la più interessante delle escursioni di Andrews fu quella svoltasi nei primi mesi del 1925, e che lo portò, lui e i suoi compagni, all’interno della Mongolia occidentale. Il team dei “cartografi” consisteva in un ufficiale dell’esercito statunitense, il tenente Fred Butler, e un ufficiale inglese, il tenente HO Robinson, distaccato dalla legazione di Sua Maestà a Beijing. (47) I successivi rapporti di Butler andarono anche al MID. (48) Andrews avrebbe raccolto informazioni sulle attività di Roerich da un altro esploratore che attraversava le immensità dell’Asia centrale, la nemesi di Ossendowski, Sven Hedin. Lo svedese disse a Andrews che la sua spedizione era una “ricognizione” in previsione dei collegamenti aerei della Lufthansa in tutta l’Asia centrale, fino a Pechino; ma forse era qualcosa di più. (49) In ogni caso, Andrews riferì doverosamente della sua conversazione con Hedin al MID.
Alla fine, Shambhala è rimasta nascosta, o almeno così sembra. Roerich e Andrews continuarono a vivere una vita piena, morendo rispettivamente nel 1947 e nel 1960. Barchenko, Bokij e i fratelli dell’ETB non furono così fortunati. Tutti morirono nelle purghe alla fine degli anni ’30, condannati per crimini che non avevano, o avrebbero, commesso.

Note:
1. Ferdinand Ossendowski, Beasts, Men and Gods (New York: E. P. Dutton, 1922), 300.
2. Ibid., 311.
3. Richard Spence, “The ‘Bloody’ Baron von Ungern-Sternberg: Madman or Mystic?” New Dawn, No. 108 (May-June 2008), 31-36.
4. Sven Hedin, Ossendowski und die Wahrheit (Leipzig: Brockhaus, 1925).
5. Joseph Alexandre St.-Yves d’Alveydre, Mission de l’Inde (1910). D’Alveydre, possibilmente, a sya era influenzato da due altre opere: The Coming Race di Edward Bulwer-Lytton (1870) e Les Fils de Dieu (1873) del suo seguace farncese Louis Jacolliot.
6. See, e.g., Jason Jeffrey, “Mystery of Shambhala,” New Dawn, No. 73 (May-June 2002), and Joscelyn Goodwin, Arktos: The Polar Myth in Science, Symbolism and Nazi Survival (Kempton, IL: Adventures Unlimited Press, 1996), 95-104.
7. Chiaramente della scuola mistica cristiana, il martinismo prende il suo nome dall’esoterista e filosofo fracnese del 18° secolo, Louis-Claude de Saint-Martin.
8. Markus Osterrieder, “From Synarchy to Shambala: The Role of Political Occultism and Social Messianism in the Activities of Nicholas Roerich,” Paper presented at the conference on The Occult in 20th Century Russia, Berlin, March 2007, 11, n. 68.
9. Ibid., 11, n. 67.
10. Oleg Shishkin, Bitva za Gimalai (Moscow: Eksmo, 2003), 31.
11. Anton Pervushin, Okkul’tnyi Stalin (Moscow: Yauza, 2006), 133.
12. Aleksandr Andreev, Okkul’tist Strany Sovetov (Moscow: Yauza/Eksmo, 2004), 101.
13. Ibid., 74.
14. Sugli intrighi di Reilly e Savinkov, Richard Spence, Trust No One: The Secret World of Sidney Reilly (Los Angeles: Feral House, 2002), soprattutto, Chapter Nine.
15. Pervushin, 143-144.
16. Andreev, 91.
17. Aleksei Velidov, Pokhozhdeniia terrorista: Odisseia Yakova Bliumkina (Moscow: Sovremnik, 1998), 243.
18. Pervushin, 144-152. La spedizione nella regione di Lovozero-Seidozero.
19. Aleksandr Andreev, Soviet Russia and Tibet: The Debacle of Secret Diplomacy, 1918-1930s (Leiden: Brill, 2003), 108-109.
20. Andreev, 101.
21. Shishkin, 105-106.
22. Ibid., 259.
23. Peter Roberts, “Gurdjieff’s Origins”, (12 May 2008).
24. Sir Paul Dukes, The Story of “ST 25”: Adventure and Romance in the Secret Intelligence Service in Red Russia (London: Cassell, 1938).
25. Shishkin, 31.
26. Protokol dopros [Interrogation of Bokii], 18-18 May 1937, in Andreev (2004), 360-361.
27. Shishkin, 177.
28. Ibid., 367.
29. Shishkin, 179, Pervushin, 171-173, and Barchenko, Aleksandr Vasil’evich” Liudi i sud’by.
30. Protokol dopros [Interrogation] of Bokii, 17-18 May 1937, in Andreev (2004), 354-355.
31. Shishkin, 197.
32. Ibid., 203.
33. Osterrieder, 12 and n. 78.
34. Ibid., 1 and n. 3, and Shishkin, passim.
35. Gill Bennett, Churchill’s Man of Mystery: Desmond Morton and the World of Intelligence (Routledge: London, 2007), 72.
36. Osterrieder, 2, 4 and n. 8.
37. Ibid, 1.
38. Shishkin, 48.
39. Shishkin, 68.
40. UK, Foreign and Commonwealth Office, notes on July 1928 exchange between India Office and Foreign Office.
41. Su Andrews: Charles Gallenkamp, Dragon Hunter: Roy Chapman Andrews and the Central Asiatic Expeditions (New York: Penguin Books, 2001).
42. Andrews US Passport application, 18 June 1918.
43. Gallenkamp, 72-73.
44. US National Archives, Records of the Military Intelligence Division, MID, 10989-H-12/8, MID to George H. Sherwood, 20 Jan. 1922.
45. MID, 2338-H-12/39, Report from N.A. China, 5 July 1921, and MID 2657-H-158/2, Clarence A. Manning to MID, 8 Nov. 1921.
46. G. de Purucker, Theosophy and Modern Science, Pt. I [Reprint] (Whitefish, MT: Kessinger, 2003), 101.
47. Gallenkamp, 188.
48. MID, 2055-632-5, C of E to G2, 5 April 1926.
49. MID, 2657-D-935/2, HA, 29 April 1927.

Dr. Richard Spence è professore di storia presso l’Università dell’Idaho. Tra le altre opere, è autore di Trust No One: Il mondo segreto di Sidney Reilly (Feral House, 2002). Il suo ultimo libro è Secret Agent 666: Aleister Crowley, l’intelligence britannica e l’occulto, edito da Feral House.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il braccio di ferro di Cina e Russia contro l’Occidente

Brendan O’Reilly Questions Critiques, 8 giugno 2012, Copyright 2012 – Asia Times Online

Beijing e Mosca hanno inviato un chiaro messaggio al mondo dopo il vertice dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO). I leader russi e cinesi hanno tracciato due linee sul campo della politica internazionale – un “No” inequivocabile al bombardamento dell’Iran e un altro “no” inequivocabile al cambiamento di regime in Siria, che si avrebbe dopo una campagna di bombardamenti occidentale.
Il presidente russo Vladimir Putin è arrivato a Pechino per iniziare la sua prima importante visita all’estero dalla sua rielezione a presidente della Russia [aveva incontrato Francois Hollande, il nuovo presidente francese, a Parigi la settimana precedente]. Questo dimostra l’importanza che attribuisce alle relazioni tra il suo paese e la Cina. E a Beijing, ha incontrato il suo omologo iraniano, Mahmoud Ahmadinejad, fornendo un’indicazione della comune strategia geopolitica esistente tra Cina e Russia.
La portavoce degli esteri cinese, Liu Wenmin, ha spiegato chiaramente l’opinione condivisa dai cinesi e dai russi sulla crisi in Siria: “Sulla questione siriana, Cina e Russia sono rimaste in stretto contatto per coordinarsi a New York, Mosca e Beijing. … La posizione delle due parti è perfettamente chiara: ci dovrebbe essere la fine immediata delle violenze e il processo di dialogo politico deve essere iniziato al più presto possibile“. Oltre all’elogio sulla cooperazione sino-russa su questo tema, Liu ha esposto esplicitamente l’obiezione costante dei due paesi ad usare la forza per risolvere il problema della Siria: “La Cina e la Russia condividono la stessa opinione su questi temi, ed entrambe si oppongono a un intervento esterno nella situazione siriana, e al cambio di regime con la forza.”
Il guanto di sfida è stato gettato. Cina e Russia non autorizzeranno al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite l’uso della forza contro il governo siriano. Inoltre, Beijing e Mosca stanno giocando la carta della difesa contro ciò che viene percepito come un’aggressione militare occidentale. Per comprendere gli interessi e i metodi che questi due paesi condividono nell’arena globale, è utile esaminare le origini della stessa SCO.
La SCO è nata dal “Gruppo dei cinque di Shanghai“, un blocco formato nel 1996 che comprendeva la Cina, la Russia e i nuovi Stati indipendenti di Kazakhstan, Tagikistan e Kirghizistan. L’obiettivo iniziale di questo gruppo era allentare le tensioni ai confini dei suoi membri. Nel giugno 2001, questo gruppo si allargò all’Uzbekistan e venne ribattezzato Organizzazione della Cooperazione di Shanghai. L’obiettivo cardine di questo nuovo gruppo è combattere i cosiddetti “tre demoni“, cioè terrorismo, separatismo ed estremismo. La concentrazione sui “tre demoni” suggerisce la strategia fondamentalmente conservatrice di Russia e Cina. Russia e Cina hanno grandi territori popolati da minoranze etniche a volte turbolenti. Russia, Cina e gli “-stan” affrontano gli islamisti politici che sfidano la loro autorità. La missione primaria della SCO è, quindi, perpetuare la politica dello status quo in Asia centrale.
Dalle sue modeste origini, la SCO è diventata un alleanza politica e quasi-militare. Nei primi mesi del 2003, gli Stati membri hanno effettuato una esercitazione militare congiunta chiamata “Missioni di pace“. Sotto l’egida della SCO, Cina e Russia hanno condotto le loro prime esercitazioni militari congiunte nel 2005. L’ultima e più grande di queste “Missioni di pace” ha coinvolto più di 5.000 soldati russi, cinesi, del Kirghizistan, Tagikistan e Kazakhstan, partecipando alle manovre militari in Kazakhstan. Mongolia, India, Pakistan e Iran sono, per ora, “osservatori” nella SCO. Nel 2008, l’Iran ha ufficialmente chiesto l’ammissione come membro a pieno titolo, ma è stato rinviato a causa delle sanzioni dell’ONU contro il paese. Bielorussia e Sri Lanka hanno aderito come “interlocutori”.
Gli Stati Uniti e l’Europa occidentale sono preoccupati per il fatto che la SCO possa svilupparsi in una futura alleanza anti-occidentale. Anche se tale sviluppo è confutata dagli stati membri della SCO, ci sono segni che mostrano che una tale coalizione potrebbe prendere forma. Tuttavia, tale alleanza non sarebbe naturalmente aggressiva. I suoi Stati membri cooperano tra di loro, in modo significativo, per impedire effettive pressione occidentali che invocano il cambiamento delle politiche e dei dirigenti nazionali.

I due pesi massimi
Russia e Cina sono chiaramente gli stati più grandi della SCO. Questi due paesi, nonostante una lunga storia di reciproca diffidenza e di conflitti, hanno interesse comune a resistere all’egemonia statunitense. La Russia si sente minacciata dall’espansione continua dell’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico (NATO). Gli stati ex sovietici dell’Europa dell’est sono considerati parte della sfera d’influenza russa. La Russia è particolarmente preoccupata per la potenziale espansione della NATO in Ucraina e Georgia. Questa espansione, se formalizzata, costringerebbe gli Stati Uniti e i suoi alleati europei ad andare in guerra contro la Russia, in caso di scoppio delle ostilità tra la Russia e gli Stati limitrofi.
Da parte sua, la Cina è preoccupata dal perno nordamericano che si sposta in Asia. La vendita di armi a Taiwan e il sostegno incessante alle Filippine nell’impasse nel Mar Cinese Meridionale, sono argomenti specifici di preoccupazione.
Russia e Cina si sentono minacciate dallo sviluppo e dal continuo dispiegamento della tecnologia missilistica degli Stati Uniti. Queste due potenze, in particolare la Russia, sono preoccupate che questo sistema di difesa sia destinato a rimettere in discussione la loro influenza strategica, con la dottrina della mutua distruzione. Gli statunitensi sostengono che questa tecnologia è diretta contro i cosiddetti “stati canaglia” come l’Iran, ma ciò è stato accolto con scetticismo. Al di là di queste preoccupazioni strategiche, i due leader sono preoccupati da ciò che percepiscono come tentativi degli Stati Uniti di interferire nella politica interna dei loro due paesi.

I problemi in Medio Oriente
I recenti colloqui a Baghdad tra l’Iran e il “Gruppo dei Cinque più Uno” (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza più la Germania) non hanno dato più di un accordo per programmare, verso la fine di giugno, un altro incontro a Mosca. Il punto su cui i negoziati si scontrano, è l’insistenza continua delle potenze occidentali a fermare l’arricchimento dell’uranio dell’Iran a oltre il 20%, e il rifiuto dell’Iran ad accondiscendervi.
Il punto nodale è costituito dal prezzo del Brent, salito del 18% negli ultimi dodici mesi, in gran parte per i timori speculativi di una campagna di bombardamenti aerei contro l’Iran, e della capacità di ritorsione di questo paese. La Cina dipende in larga misura dalle importazioni di petrolio e la sua economia sta soffrendo le conseguenze dell’aumento dei suoi prezzi. Nella possibilità di attacchi contro l’Iran da parte di Israele e /o degli USA, e del blocco iraniano dello Stretto di Hormuz che ne risulterebbe, i prezzi del petrolio potrebbero aumentare notevolmente. La crescita impressionante della Cina negli ultimi trent’anni, potrebbe fermarsi all’improvviso, con imprevedibili conseguenze sociali e politiche.
Le obiezioni della Russia ad un’azione militare contro l’Iran, sono essenzialmente strategiche, ma contengono anche una dimensione economica. L’Iran è un ponte tra l’Asia meridionale, il Golfo Persico e l’Asia centrale. L’Iran confina con gli stati dell’ex Unione Sovietica come Turkmenistan, Armenia e Azerbaigian. Qualsiasi attacco contro l’Iran potrebbe avere conseguenze imprevedibili in una regione che la Russia considera sua sfera di influenza.
Il governo russo è irremovibile nella sua opposizione a qualsiasi azione militare contro l’Iran. Il viceministro degli esteri russo, Sergei Rjabkov, ha recentemente ribadito questi avvertimenti. Oltre a prevedere un “effetto negativo per la sicurezza di molti paesi”, in caso di attacco all’Iran, ha detto che ci sarebbero “conseguenze disastrose per l’economia globale, a causa dell’inevitabile aumento dei prezzi dei carburanti, rallentando l’uscita dalla recessione“.
Cina e Russia condividono comuni ragioni politiche ed economiche per opporsi a un possibile attacco contro l’Iran. Come al solito, le loro motivazioni più comuni sono essenzialmente conservative – entrambi i paesi vogliono evitare le incertezze economiche e geopolitiche.
La cooperazione contro ciò che viene percepito come avventurismo occidentale in Medio Oriente, va oltre la Siria. Come membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Russia e la Cina hanno posto il veto alle risoluzioni proposte recentemente contro il governo siriano.
Cina e Russia temono una ripetizione in Siria della campagna occidentale di attacchi condotta contro il regime di Muammar Gheddafi in Libia. La Risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza fu votata per stabilire una no-fly zone sulla Libia, apparentemente per proteggere la popolazione civile. Russia e Cina si erano congiuntamente astenute dal voto, permettendo alla risoluzione di passare. Due giorni dopo, una coalizione di Stati del Golfo e della NATO ha usato questa risoluzione come opportunità per iniziare una campagna aerea con l’obiettivo finale di formalizzare il cambiamento di regime in Libia.
Cina e Russia vogliono davvero evitare una duplicazione dello scenario libico in Siria e hanno bloccato, quindi, le due risoluzioni del Consiglio di sicurezza che chiedevano sanzioni contro Damasco. Nessuno dei due paesi darà all’Occidente l’occasione per lanciare operazioni militari in Siria. La Russia vuole mantenere i suoi interessi strategici in Siria, in particolare il suo solo accesso nel Mediterraneo, il porto di Tartous. La Cina teme il diffondersi della violenza settaria dalla Siria agli altri paesi della regione, e un conseguente aumento dei prezzi del petrolio. Inoltre, entrambi i paesi vogliono ostacolare la pratica del “cambio di regime“, condotta per motivi ideologici e geopolitici dagli occidentali.

Si tratta di una questione di sovranità
L’ambasciatore cinese alle Nazioni Unite, Li Baodong, ha definito il punto di vista del governo cinese sul conflitto in Siria, dicendo: “Non abbiamo intenzione di proteggere nessuno contro chicchessia. (…) Ciò che  vogliamo veramente garantire è che la sovranità di questo paese sia salvata, e che il destino di questo paese possa rimanere nelle mani del popolo siriano“.
Li ha efficacemente sintetizzato la prospettiva globale geostrategica e politica di Russia, Cina e SCO. La sovranità di ogni singolo paese è sacrosanta. Non importa chi dirige un determinato paese, se il suo governo non è imposto dall’esterno.
Vi è una chiara sfida alla politica estera degli Stati Uniti e dei loro alleati occidentali. Dall’Afghanistan all’Iraq attraverso la Libia, gli Stati Uniti hanno utilizzato il potere militare per effettuare il cambiamento di regime contro i loro rivali regionali. Questi interventi sono stati giustificati facendo riferimento a “diritti umani“, “lotta al terrorismo” e “fermare la diffusione delle armi di distruzione di massa“. Tuttavia, Cina e Russia ritengono che queste campagne siano state lanciate al fine di favorire gli interessi geopolitici degli USA.
L’alleanza sino-russa, di cui la SCO è un esempio perfetto, ha essenzialmente un atteggiamento difensivo e conservatore. Cina e Russia non tollereranno alcuna ulteriore intrusione dell’Occidente nei settori strategicamente sensibili dell’Africa occidentale e centrale. Useranno la loro influenza economica e politica per bloccare i tentativi occidentali di cambio di regime in Siria, Iran e altri paesi in cui Cina e Russia hanno interessi geopolitici.

Brendan O’Reilly è un autore originario di Seattle e residente in Cina.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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