La CIA pianifica in Ucraina una guerra terroristica di tipo siriano?

Jim Dean New Oriental Outlook 16/04/2014

Solo gli sciocchi credono a ciò che gli viene detto, quando è chiaro che molto altro viene nascosto“… Anonimo

10173652Qualcuno ha deciso di staccare la spina ai colloqui a quattro sull’Ucraina previsti per questa settimana. Kiev ha deciso d’invadere il proprio Paese. Sappiamo tutti che il movimento pro-referendum in Ucraina orientale è una certezza. Il governo golpista di Kiev, nei suoi primi giorni, millantava aperture ai piani per reprimere la popolazione russa in Oriente. Ha iniziato immediatamente vietandone la lingua negli affari di Stato. Ma questo era solo l’inizio della corsa per lacerare il Paese. Dimitrij Jarosh è la peggiore mina vagante, un parlamentare armato. Come capo dei 15000 nazionalisti di Fazione Destra, responsabile della gran parte delle violenze nel colpo di Stato a Kiev, organizza la nuova Guardia Nazionale con 50000 – 60000 nazionalisti, che così avrebbero accesso ad armi pesanti e stipendi pubblici. Inoltre ha dichiarato di voler essere ministro degli Interni per poter usare i suoi mafiosi nazionalisti eliminando gli oppositori. I russi in Oriente erano spaventati a morte. Non abbiamo dimenticato quanto fossero cauti i golpisti filo-occidentali su un’immediata indagine estera sulle violenze del golpe di Majdan, soprattutto su chi ne fosse il responsabile. L’intelligence statunitense ovviamente lo sa, ma non lo dice. Abbiamo tutti visto una rivolta popolare piuttosto non violenta svolgersi negli ultimi giorni, con i manifestanti e la polizia locale molto attenti ad evitare vittime. Alcune unità si sono persino ammutinate e unite al popolo, tra cui un’unità Berkut indossante nastri di San Giorgio, felicemente acclamata dalla folla mentre rientra nel comando. Manca dal quadro la teppaglia nazionalista che abbiamo visto a Kiev il mese scorso attaccare selvaggiamente la polizia antisommossa disarmata. Li abbiamo anche visti usare tattiche in cui furono chiaramente addestrati. Eppure non ci furono grida al vento per scoprire chi ci fosse dietro il golpe delle forze anti-Janukovich. Più tardi arrivarono le intercettazioni di posta elettronica sugli attacchi sotto falsa bandiera pianificati dall’ambasciata statunitense in coordinamento con il governo golpista… per incolparne i russi.
Un focus diplomatico per diminuire le tensioni era già stato deciso da Kerry e Lavrov. Il primo per una nuova costituzione. Ma le cose cominciarono a trascinarsi, per dare a Kiev il tempo per cercare di consolidare il potere, e così avere il sopravvento nei negoziati. Kiev aveva persino deciso di mettere in crisi i rifornimenti del gas europei, per non pagare un centesimo per l’approvvigionamento attuale, sperando d’innescare la rottura con l’occidente che possa trasformarsi in un colpo propagandistico all’orso russo. Gli Stati Uniti devono aver dato l’OK. Ma non ha funzionato. Putin ha contro-attaccato magistralmente con la sua accurata lettera ai 18 clienti europei della Russia, avvertendoli di concentrarsi maggiormente su quelle bollette del gas dell’Ucraina che la Russia non ha intenzione di sopportare da sola, ma piuttosto di farne una obbligo per tutti. Nonostante la continua serie di accuse pubblicizzata da Kiev e dal dipartimento di Stato degli Stati Uniti sull’imminente invasione russa dell’Ucraina, l’occidente perde la guerra della propaganda, insieme a coloro che appoggiano il colpo di Stato. Il generale della NATO Breedlove s’è screditato  tentando di utilizzare le immagini satellitari delle esercitazioni militari in Russia/Ucraina dello scorso anno, sostenendo che fossero la prova di una forza d’invasione imminente. Obama ha fatto peggio non chiedendo le dimissioni di Breedlove. L’enorme posta sul balzo delle sanzioni di Washington e di certi alleati europei, è anch’essa evaporata. La comunità imprenditoriale europea, vecchia cliente di Gazprom, non ha voluto averci a che fare. I media corporativi occidentali minimizzano l’enorme surplus commerciale dell’UE con la Russia, dove i soldi per comprare il gas russo finanziano l’avanzo da 110 miliardi di dollari, e l’affarone delle esportazioni con esso. Nessuno vuole una guerra commerciale tranne i manichini di Washington DC. Immaginate. Così abbiamo il rapido passaggio dell’Ucraina da una risposta moderata e dai negoziati con i leader che invocano il referendum, all’annuncio dell’attuazione della soluzione militare. E l’ha detto dopo che Lavrov aveva avvertito che qualsiasi azione militare minaccerebbe i colloqui a quattro di questa settimana. Cosa sia cambiato, non ci vuole molto a scoprirlo. Anche se la CIA nega che John Brennan fosse a Kiev, è evidente che invece ci fosse stato. Ha avuto incontri non solo con il governo, ma anche con i capi della sicurezza… e un buon numero di loro,… l’ha confermato facendo sapere che c’era. I deputati comunisti l’hanno subito saputo, e gli ex-capi della sicurezza del regime, ancora con contatti nell’ambiente, hanno saputo dei colloqui. Si può supporre che l’intelligence russa avesse anche orecchie lunghe, in quanto non avrebbe permesso a Janukovich di spifferare ai media il segreto della visita di Brennan. Non sarei sorpreso nel sentire un’altra telefonata intercettata su YouTube questa settimana, la pistola fumante del caso. Ma sono un po’ nel panico vedendo Brennan rischiare un viaggio a Kiev, sapendo che non poteva restare un segreto. Devo aspettarmi che gli Stati Uniti cerchino di adescare la Russia in Ucraina orientale per arginare il collasso della credibilità del prestigio degli Stati Uniti. Brennan ha dovuto recarvisi per garantire che se ottenessero la guerra, gli Stati Uniti potrebbero fare il balzo militare e scatenare le sanzioni gravi che vogliono adottare veramente contro la Russia. E qui vi sono più indizi. L’ammutinamento delle forze di sicurezza in Oriente deve aver scosso Kiev, anche se avrebbe dovuto aspettarselo. Dopo tutto, è una regione a maggioranza russa. Abbiamo poi sentito Dimitrij Jarosh di Fazione Destra invocare il suo “esercito” a prepararsi a purificare l’Oriente. Poi il presidente Turchinov stranamente ha sostenuto che l’invio di un reggimento di 350 riservisti iniziando le operazioni. Dove sono, mi chiedo, le unità regolari? Il ministro degli Interni ad interim, Arsen Avakov, ha annunciato la creazione di unità speciali del ministero degli Interni basate su “componenti civili” dell’Ucraina, per affrontare il sentimento separatista. Sulla sua pagina Facebook, Avakov dice che Kiev è pronta “ad attirare” 12000 persone nella nuova forza, che avranno armi, attrezzature e supervisione, e sostiene inoltre che l’Ucraina orientale assaggerà per prima tale unità. Vi presenta le unità dell’esercito? Sono i 12000 teppisti di Fazione Destra di Jarosh, o un altro gruppo? Brennan ha fatto promesse a certi fantocci terroristi che la CIA ha nascosto, come i ceceni con sui sarebbe vicina, scommettendo sulla sicura sconfitta dei russi? Diffido, ma sento puzza dei preparativi per due possibilità. L’esercito rimane in riserva, mentre si lanciano in avanti le truppe usa e getta e le “unità speciali”. Kiev si preoccupa che se l’esercito venisse schierato, possa passare al popolo dandogli le sue armi pesanti? Potrebbe essere un buon modo per sbarazzarsi di Fazione Destra?
La CIA, per punire la Russia del sostegno alla Siria, ha deciso di scatenare la guerra terroristica in stile siriano nell’Ucraina orientale, per attirare i russi in una lunga lotta con la nuova arma preferita degli USA, i fantocci terroristi? Chi pagherà questa guerra? Il FMI non l’ha finanziata. La NATO non vuole finanziare nulla. Così saranno il contribuente statunitense e il Pentagono, che ha già un bilancio spremuto. Ma con un Congresso guerrafondaio, quanto difficile pensate sia ottenere che il deficit dello stanziamento venga votato dal Congresso… un paio d’ore, forse? Avviando tale conflitto, si potrebbe anche risolvere un altro problema che il nuovo governo golpista vorrebbe evitare… le elezioni. S’è già visto come la banda non può reggersi e di come le sue credenziali di fantoccio occidentale siano ben chiare al pubblico. Ciò che vedo è un gruppo che si percepisce solo come futura forza d’occupazione del proprio Paese… un destino triste per i tanto sofferenti ucraini.

1505154Jim W. Dean, redattore di VeteranToday.com, produttore/conduttore di Heritage TV di Atlanta, per la rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Ucraina: vecchi trucchi dalla NATO e avvertimenti dalla Russia

Alessandro Lattanzio, 13/4/2014

1959989Recentemente la NATO ha diffuso immagini satellitari che dimostrerebbero l’ammassamento di truppe russe presso il confine con l’Ucraina. In realtà sono immagini dell’agosto 2013, riprese durante le esercitazioni militari estive russe. Questo è un vecchio trucco che Washington e il Pentagono già usarono nell’agosto 1991 per convincere il monarca saudita dell’imminente invasione del suo Paese da parte dell’esercito iracheno; gli presentarono le foto satellitari di un presunto dispiegamento di truppe nemiche ai confini del regno. In realtà non c’erano nulla del genere, le foto erano solo un inganno. Il comandante della NATO in Europa, generale Philip Breedlove, aveva affermato che 40000 truppe russe erano al confine con l’Ucraina, tweettando un link a queste immagini satellitari; ma tali immagini, che mostrano carri armati, elicotteri, aerei da combattimento e una “brigata di forze speciali” russi, sebbene rechino contrassegnate le date dal 22 al 27 marzo 2014, secondo un ufficiale dello Maggiore Generale delle Forze Armate russe, sono state scattate otto mesi prima delle date indicate. “Questi scatti, diffusi dalla NATO, mostrano unità russe del distretto militare del Sud, che l’estate scorsa presero parte a varie esercitazioni in prossimità del confine con l’Ucraina“. Le grandi esercitazioni militari nel sud della Russia, l’anno scorso, includevano le esercitazioni Commonwealth 2013: manovre congiunte della difesa aerea della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), a cui anche gli ucraini parteciparono. Il governo golpista ucraino ha intensificato la retorica sulla presenza militare russa, sostenendo che vi siano “attività militari della Federazione Russa… sul territorio dell’Ucraina“. Il portavoce del Ministero degli Esteri russo Aleksandr Lukashevich ha risposto sottolineando che “sul territorio ucraino non ci sono militari russi. Ciò è confermato dagli ispettori di Danimarca, Germania, Polonia, Austria e Svezia che tra il 20 marzo e il 2 aprile visitarono Kharkov, Donetsk, Marjupol, Nikolaev e Odessa“. Infine, il cacciatorpediniere statunitense USS Truxtun ha superato i 21 giorni previsti per la permanenza di una nave da guerra estera nel Mar Nero, secondo la Convenzione di Montreux. Inoltre, il cacciatorpediniere USS Donald Cook giunge ad integrare il Truxtun. L’assistente per la sicurezza internazionale del segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Derek Chollet, ha informato la commissione Forze Armate della Camera sulla decisione del dipartimento della Difesa USA di prolungare la presenza dell’USS Truxtun nel Mar Nero. Chollet ha sottolineato che la decisione del dispiegamento dell’USS Donald Cook e della prolungata permanenza dell’USS Truxtun rientra nella politica degli Stati Uniti di stretta cooperazione con l’Ucraina, perché l’”annessione” alla Russia della Crimea “sfida la nostra visione di un’Europa libera e in pace. Guidiamo gli sforzi della NATO per offrire all’Ucraina maggiore accesso alle esercitazioni, invitandola a partecipare allo sviluppo delle capacità militari, e a fornirle programmi per il suo potenziamento militare“.
Accanto a ciò, i mercenari delle società di sicurezza private attueranno ciò che la NATO non può fare ufficialmente, come addestrare i terroristi neonazisti che destabilizzano l’Ucraina, afferma il Prof. Michel Chossudovsky, direttore del Centro per la Ricerca sulla Globalizzazione, “Le organizzazioni faranno ciò che la NATO non può fare apertamente. Possono addestrare i terroristi. Parliamo del proseguimento della politica statunitense dell’intervento militare in Ucraina e della fase preparatoria per massacrare il sud-est dell’Ucraina“, ha detto Igor Korochenko, redattore capo della Rivista Difesa Nazionale russa, aggiungendo che il dispiegamento di mercenari della società privata Greystone Ltd. viene finanziato dagli oligarchi ucraini ed organizzata dal dipartimento di Stato USA. “Considerando che i servizi di sicurezza ucraini mostrano un’incompetenza evidente, i mercenari stranieri reprimeranno le proteste nella parte sudorientale del Paese“, ha detto Korochenko. Secondo Michel Chossudovsky “Il governo di Kiev ha perso il controllo delle sue forze di sicurezza, e ciò è un fatto compreso da diverse settimane, perché il governo ad interim dell’Ucraina ha confermato l’assunzione della compagnia militare privata Greystone Ltd, una società fondata dalle SAS inglesi, che oggi invia i mercenari da integrare nelle forze di polizia. Inoltre, c’è anche il ruolo dei neo-nazisti del governo, dato che i partiti di estrema destra Svoboda e Fazione Destra controllano il comitato per la sicurezza e la difesa nazionale. Nella Guardia Nazionale ucraina vi sono consiglieri militari occidentali, ufficiali che in realtà addestrano i terroristi. La NATO e gli Stati Uniti non riconosceranno la presenza di tali forze speciali. C’è un flusso di forze speciali in Ucraina a sostegno dei golpisti, così contribuendo alla destabilizzazione. Abbiamo notizie di mercenari presenti nell’Ucraina orientale dall’inizio di marzo. Alcuni di tali mercenari sarebbero stati utilizzati nelle sofisticate operazioni con i cecchini di Euromajdan”. Greystone Ltd. è una società privata, filiale della Blackwater, registrata alle Barbados che “fornisce professionisti e servizi qualificati come elicotteri, sicurezza e addestramento” e i circa 150 mercenari statunitensi della Greystone Ltd. indossano uniformi dell’unità speciale della polizia ucraina Sokol. Ed infatti, un’accozzaglia di mercenari statunitensi, membri della Guardia Nazionale ucraina e squadristi neonazisti si sarebbe avvicinata alla città di Donetsk per assaltare un edificio occupato dai manifestanti antigovernativi, “Circa un centinaio di elementi della Guardia Nazionale è alloggiata presso l’aeroporto di Donetsk“, affermava Sergej Tsiplakov, vicecomandante della locale Milizia popolare del Donbas. “Circa un centinaio di teppisti di Fazione Destra è in città, così come un centinaio di mercenari statunitensi che operano per contro della giunta di Kiev. In totale, circa 300 mercenari e fanatici ben addestrati e motivati. È una grossa forza, ma siamo pronti a combatterla“. Secondo la stampa degli Stati Uniti e la Gran Bretagna, la giunta di Kiev ha assunto 1800 mercenari.
2f700__73413744_donetsk_afpI manifestanti pro-federalizzazione hanno costruito tre barricate all’ingresso del palazzo dell’amministrazione regionale di Donetsk. E circa un centinaio di persone le sorveglia ogni notte, per difendersi dall’atteso attacco delle forze golpiste. “I rappresentanti di Kiev hanno più volte detto di restituire le armi da fuoco che, secondo loro, possediamo. Tuttavia, né io, né nessun altro, ha visto armi qui. Ci difendiamo con mezzi improvvisati“. La polizia di Donetsk s’è rifiutata di disperdere i manifestanti che occupano l’edificio. Il ‘ministro’ degli Interni golpista di Kiev, Arsen Avakov, minaccia l’uso della forza contro i manifestanti dell’Ucraina orientale. Avakov aveva detto che la situazione sarebbe stata risolta in due giorni, imponendo così un ultimatum ai manifestanti antigolpisti nelle regioni di Kharkov, Lugansk e Donestk. Avakov ha detto: “riguardo la minoranza che vuole il conflitto, avrà una risposta forte dalle autorità ucraine“. Grandi convogli di autobus carichi di elementi del Sokol e di neonazisti vengono bloccati, causando scontri con gli abitanti di diverse località. I volontari di Donetsk “difendono la Patria dall’esercito fascista che vuole ucciderli“, e chiedono “un referendum per l’indipendenza da Kiev e l’adesione alla Russia.” “Ho solo un bastone per difendermi. Ma arrivano persone armate di mitragliatrici, e tutto quello che avevo ieri, per esempio, era la gamba di una sedia“. I manifestanti di Donetsk temono il ripetersi dello scenario di Kharkov, dove la polizia ha arrestato 60 manifestanti. Donetsk è la capitale industriale dell’Ucraina con un milione di abitanti. La regione di Donetsk ospita il 10 per cento della popolazione del Paese. “La protesta di Donetsk è contro il nazionalismo, noi siamo per la giustizia sociale, la creazione della nostra repubblica significa un drastico cambiamento del modo in cui il nostro territorio è organizzato. Noi siamo per la parità linguistica. Siamo contro l’oppressione della maggioranza da parte della minoranza nazionalista, e contro le minacce all’etnia russa“. “La regione di Donetsk invia 470 milioni di dollari a Kiev, e ne riceve meno di 150. Tutte le miniere e le imprese di Donetsk sono prospere“. Intanto i comandanti delle unità antisommossa ucraine Alfa si rifiutano di obbedire ai golpisti a Kiev, che hanno ordinato l’assalto agli edifici amministrativi di Donetsk e Lugansk occupati dalla popolazione, “Agiremo nel rigoroso rispetto della legge. La nostra unità è stata creata per liberare gli ostaggi e combattere il terrorismo“. Gli ufficiali delle Alfa hanno deciso ciò in risposta all’ordine del primo vice-premier Vitalij Jarjoma e del segretario del Consiglio della Sicurezza Nazionale e della Difesa dell’Ucraina Andrej Parubij, di prendere d’assalto gli immobili occupati dai manifestanti. Inoltre, con un’ulteriore provocazione, il nuovo capo di Naftogaz annuncia che l’Ucraina non pagherà il gas russo al prezzo fissato, e che “sospende i pagamenti”.
Migliaia di manifestanti si sono riuniti nella città di Donetsk in sfida alle minacce di Avakov. Polizia e militari si rifiutano di eseguire gli ordini dei golpisti di Kiev. Nel frattempo, i manifestanti formano le milizie di autodifesa, raggiunte da poliziotti e soldati. Il capo della polizia di Donetsk Konstantin Pozhdaev s’era dimesso su ordine della popolazione. Eventi simili si svolgono nella città di Slavjansk, sempre nella regione di Donetsk, dove i manifestanti hanno occupato diversi edifici governativi, il comando della polizia e l’ufficio del Servizio Sicurezza SBU. Il 10 aprile, anche Lugansk proclamava la Repubblica popolare e creava la milizia popolare per affrontare gli agenti antisommossa e i neonazisti. Il politologo Aleksandr Gusev, direttore dell’Istituto per la programmazione e le previsioni strategiche, ha affermato “Ciò dimostra che la popolazione appoggia le proteste di Kharkov e Donetsk. Sono  regioni di estrema importanza sul piano economico, stanche di essere ingannate dalle autorità che non risolvono i problemi e che non si occupano di queste regioni, ma diffondono voci secondo cui sarebbero regioni sovvenzionate. Questi movimenti di protesta mostrano che il Sud-Est e l’Est dell’Ucraina lotteranno fino alla fine”. Bogdan Bezpalko, vicedirettore del Centro di studi sull’Ucraina e la Bielorussia presso l’Università di Stato di Mosca, afferma: “Delle concessioni sono possibili da Kiev se riconosce il diritto dell’interlocutore di esprimere la propria opinione, ma le autorità a Kiev non li vedono come  interlocutori. Se faranno delle concessioni, saranno solo di carattere tattico. Se i politici ucraini fossero saggi, nominerebbero Gubarev capo della regione di Donbass. Allora il rigetto delle autorità sarebbe meno acuto”. A Kharkov, nell’assalto alla sede dell’amministrazione occupata dai manifestanti anti-Majdan, sono stati arrestati oltre 60 attivisti. I deputati del Partito delle Regioni chiedono l’amnistia, ma difficilmente i golpisti la concederanno. Per Bogdan Bezpalko: “Queste persone o saranno messe in una cella d’isolamento, o saranno portate a Kiev, ed allora non ne sapremo più nulla. Ma si vede che nemmeno gli arresti impediscono la lotta della popolazione. Anzi, al loro posto arrivano nuovi militanti. Accelerando la macchina della repressione le autorità fanno crescere il movimento di protesta nel Sud-Est dell’Ucraina. Gli arresti e le punizioni non porranno fine alle proteste né a Kharkov, né in altre regioni”.
Tali tensioni sono vantaggiose per certe forze a Kiev, come Julija Timoshenko, che arranca nella corsa elettorale, dietro al suo rivale Petro Poroshenko.
1922384A Slavjansk, polizia e numerosi soldati si sono uniti ai manifestanti creando un nucleo armato di autodifesa, a cui si sono uniti numerosi minatori e altri cittadini. Il 12 aprile, diversi miliziani si sono impadroniti del Commissariato dei servizi di sicurezza (SBU) di Slavjansk con il sostegno della popolazione, che davanti all’edificio aveva scandito “Russia! Russia!“. La polizia era assente. Il sindaco di Slavjansk, Nelly Shtepa, ha annunciato che i cittadini sostengono le proteste anti-Majdan, che i manifestanti appartengono alla milizia del Donetsk e che la città chiede il referendum sulla federalizzazione dell’Ucraina e che la regione del Donetsk diventi un’entità federale autonoma. Il sindaco ha avvertito i golpisti contro ogni tentativo di reprimere la rivolta. Scene simili si svolgono anche nelle città di Krasnij Liman, Gosobektov e Krasnoarmejsk. A Marjupol e Druzhkovka i manifestanti hanno occupato l’amministrazione comunale e la polizia di Kramatorsk s’è unita ai manifestanti filo-russi. Il ‘presidente’ golpista Aleksandr Turchinov ha licenziato il capo del SBU di Donetsk Valerij Ivanov, mentre Avakov ripete le minacce contro la popolazione dell’Ucraina sud-orientale. Il capo dei neonazisti ucraini Dmitrij Jarosh minaccia la giunta di Kiev, ed invita le organizzazioni paramilitari di Fazione Destra e UNA-UNSO ad intraprendere azione armate contro la popolazione russofona. Jarosh ha esortato le forze di sicurezza sotto il comando del ministro Avakov, che Jarosh ha minacciato di “impiccare come un cane“, ad intervenire assieme a Fazione Destra per “ristabilisce l’ordine” in Ucraina. “Tutti gli elementi armati di Fazione Destra sono mobilitati e pronti a prendere misure decisive per difendere la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina“. Nel frattempo il Procuratore Generale russo ha inviato all’Interpol i documenti per il mandato di cattura internazionale dello stesso Jarosh, accusato di sostenere l’estremismo e il terrorismo in Caucaso.
Difatti gli scontri a fuoco sono esplosi a Slavjansk, posta sotto assedio da Kiev. Il 13 aprile, 200 elementi armati assaltavano un checkpoint dei manifestanti nella periferia della città. Diversi elicotteri atterravano in un vecchio campo d’aviazione, a 5 chilometri dalla città, sbarcando altri individui con uniformi nere, probabilmente mercenari statunitensi. Due elementi delle truppe di Kiev sono stati uccisi e altri cinque feriti. I manifestanti hanno avuto una persona uccisa e altre due ferite. Le strade per la città sono bloccate dai blindati dei mercenari di Kiev, mentre i manifestanti nella stazione di polizia si preparano a respingere l’assalto fortificando le barricate. Secondo la TV Rossija24 dalla città si alzano colonne di denso fumo nero mentre due elicotteri la sorvolano ogni cinque minuti. All’ingresso della città i mercenari di Kiev chiedono agli abitanti di rimanere a casa, ma centinaia di persone supportano attivamente le milizie di autodifesa. Secondo Igor Korochenko “Tutto ciò che accade a Slavjansk dimostra che il regime di Kiev ha scatenato la guerra contro il popolo (…) L’operazione antiterrorismo può essere effettuata solo contro i terroristi, visto che a Slavjansk agiscono  persone che semplicemente fanno valere il loro diritto a decidere il destino della loro terra. A Slavjansk, è stata lanciata un’operazione contro la popolazione impiegando unità speciali, carri armati ed elicotteri da combattimento. Dobbiamo assicurarci che Nalivajchenko, capo del SBU, e Avakov siano processati per i crimini commessi nell’Ucraina orientale. A tal fine, una commissione internazionale dovrebbe essere formata per indagare con urgenza sui fatti di Slavjansk“. Mosca ha avvertito che se Kiev usa la forza contro le proteste anti-Majdan, saboterebbe la conferenza sulla soluzione della crisi nel Paese tra Stati Uniti, Unione europea, Russia e Ucraina. A Kharkov, invece, la polizia ha arrestato quattro individui provenienti da Lvov e Kiev presso la stazione ferroviaria, dopo che un cane poliziotto aveva abbaiato a un contenitore che trasportavano. Gli uomini si sono rifiutati di mostrarne il contenuto, probabilmente un ordigno. A Poltava 10 autobus carichi di neonazisti armati di bombe molotov ed esplosivi sono stati fermati e i 70 squadristi a bordo arrestati. Si dirigevano verso Kharkov. La base dei 300 soldati di Berkut di Makeevk, che sostengono i manifestanti anti-Majdan, sarebbe stata circondata da mercenari statunitensi con uniformi nere. Le organizzazioni popolari di autodifesa hanno lanciato l’appello alla mobilitazione generale e a difendere le proprie posizioni, “Tutti all’edificio del Consiglio del Popolo! Tutto per la difesa della Repubblica Popolare di Donetsk!“. A Kharkov, dove si svolge un nuovo raduno per la federalizzazione, nonostante il divieto del tribunale locale, mentre da tre giorni, nei sobborghi, si svolgono gli scontri tra la popolazione e le forze inviate da Kiev. La milizia segnala la presenza di veicoli militari e di “auto con targhe di Vinnitsa, ma guidate da persone che non parlano russo o ucraino“. Invece nel villaggio di Semjonovka i neonazisti di Fazione Destra hanno sparato sulla popolazione che bloccava la strada al loro convoglio. I paramilitari dell’autodifesa setacciano la foresta in cui si sono nascosti i neonazisti dopo la sparatoria.
Il Ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha affermato che “la crisi profonda e pervasiva in Ucraina è una grave preoccupazione per la Russia. Capiamo perfettamente la posizione di un Paese indipendente da poco più di 20 anni e ancora afflitto da compiti complessi nella costruzione dello Stato sovrano, tra cui la ricerca di un equilibrio di interessi tra le sue varie regioni e popoli dalle differenti radici storiche e culturali e dalle lingue diverse, dai diversi punti di vista su passato, presente e futuro del Paese. Date queste circostanze, le forze estere dovrebbero aiutare gli ucraini a proteggere le basi della pace civile e dello sviluppo sostenibile, ancora fragile. La Russia ha fatto più di qualsiasi altro Paese nel sostenere lo Stato ucraino, anche sovvenzionarne per molti anni l’economia con i bassi prezzi dell’energia. Lo scorso novembre, all’inizio della crisi attuale, abbiamo sostenuto il desiderio di Kiev di consultazioni urgenti tra Ucraina, Russia e UE sul processo d’integrazione. Bruxelles le ha categoricamente respinte. Ciò riflette la linea improduttiva e pericolosa adottata da UE e USA, cercando di costringere l’Ucraina a fare una scelta dolorosa tra est e ovest, aggravando le differenze interne. In Ucraina è stato fornito un massiccio sostegno ai movimenti politici che promuovono l’influenza occidentale, violandone la Costituzione. Il potere a Kiev è stato sequestrato con violente proteste di piazza guidate direttamente da ministri e altri funzionari di USA e UE. L’asserzione che la Russia stia minando i partenariati europei non corrispondono ai fatti. Al contrario, il nostro Paese ha costantemente promosso un sistema di sicurezza unico e indivisibile nell’area euro-atlantica. Abbiamo proposto la firma di un trattato in tal senso, e sostenuto la creazione di uno spazio economico comune dall’Atlantico al Pacifico aperto ai Paesi post-sovietici. Nel frattempo, gli Stati occidentali, nonostante le ripetute assicurazioni del contrario, hanno sempre allargato la NATO verso est e iniziato ad attuare i piani della difesa antimissile. Il partenariato orientale dell’UE è volto ad associare gli Stati presi di mira chiudendo la possibilità di una cooperazione con la Russia. I tentativi da parte di coloro che hanno attuato la secessione del Kosovo dalla Serbia e di Mayotte dalle Comore di mettere in discussione la libera volontà della Crimea, non possono essere considerati che manifesta dimostrazione di doppiopesismo. Non meno preoccupante è la pretesa di non accorgersi che il pericolo principale per il futuro dell’Ucraina è la diffusione del caos da parte di estremisti e neonazisti. La Russia fa tutto il possibile per promuovere la stabilizzazione dell’Ucraina. Siamo fermamente convinti che ciò può essere raggiunto attraverso: una riforma costituzionale che garantisca i diritti di tutte le regioni ucraine e risponda alle richieste delle regioni sud-orientali di avere il russo come seconda lingua ufficiale dello Stato; la precisa garanzia che l’Ucraina resti uno Stato non-allineato e misure urgenti per fermare l’attività delle formazioni armate illegali di Fazione Destra ed altri gruppi ultra-nazionalisti. Non imponiamo niente a nessuno, ma se vediamo che se ciò non viene fatto, l’Ucraina precipiterà nella crisi con conseguenze imprevedibili”.
1010324A sua volta il presidente russo Vladimir Putin ha proposto ai leader europei un incontro urgente sul debito dell’Ucraina verso la Russia. La lettera di Putin è stata inviata ai leader di Moldova, Romania, Turchia, Ungheria, Slovacchia, Slovenia, Macedonia, Repubblica Ceca, Francia, Germania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Serbia, Bulgaria, Austria e Italia. “L’economia dell’Ucraina negli ultimi mesi precipita. Le sue industrie sono in brusco calo. Il deficit del bilancio aumenta. La situazione del sistema monetario è sempre più deplorevole. Il saldo commerciale negativo è accompagnato dalla fuga di capitali. L’economia dell’Ucraina punta a default, sospensione della produzione e disoccupazione alle stelle. La Russia e l’UE sono i principali partner commerciali dell’Ucraina. Procedendo da ciò, in occasione del vertice UE-Russia di gennaio, ci siamo accordati con i nostri partner europei per consultazioni sull’economia ucraina, tenendo conto degli interessi dell’Ucraina e dei nostri Paesi, formando alleanze con la partecipazione dell’Ucraina. Tuttavia, i tentativi della Russia di iniziare vere consultazioni non hanno prodotto alcun risultato. Invece di consultazioni, sentiamo appelli ad abbassare i prezzi sul gas russo, a prezzi “politici”. Si ha l’impressione che i partner europei vogliano incolpare la Russia della crisi economica dell’Ucraina. Fin dal primo giorno dell’Ucraina indipendente, la Russia ha sostenuto la stabilità dell’economia ucraina fornendogli gas a prezzi stracciati. Nel gennaio 2009, con la partecipazione dell’allora premier Julija Timoshenko, fu sottoscritto un contratto sulla fornitura di gas per il periodo 2009-2019. Il contratto regola questioni riguardanti la consegna e il pagamento del prodotto, e pone garanzie sul transito ininterrotto nel territorio dell’Ucraina. Inoltre, la Russia adempie al contratto secondo la lettera e lo spirito del documento. Per inciso, il ministro dell’energia ucraino dell’epoca era Jurij Prodan, che ha la stessa carica nel governo attuale di Kiev. Il volume totale di gas trasportato in Ucraina, come previsto dal contratto per il periodo 2009-2014, si attesta sui 147,2 miliardi di metri cubi. Qui, vorrei sottolineare che il prezzo fissato nel contratto non è stato alterato da allora. E l’Ucraina, fino all’agosto 2013, ha effettuato pagamenti regolari in conformità a tale formula. Tuttavia, dopo la firma di tale contratto, la Russia ha concesso all’Ucraina una serie di privilegi senza precedenti e sconti sul prezzo del gas. Ciò vale per lo sconto derivante dall’accordo del 2010 a Kharkov, fornito a titolo di acconto per i futuri canoni di locazione per la Flotta del Mar Nero dal 2017. Ciò vale anche per gli sconti sui prezzi del gas acquistato dalle aziende petrolchimiche ucraine e anche per lo sconto concesso nel dicembre 2013, per tre mesi, per via della critica situazione dell’economia ucraina. Dal 2009, la somma di tali sconti si attesta a 17 miliardi dollari. A ciò dobbiamo aggiungere altri 18,4 miliardi di dollari di acquisti da parte ucraina. Così, negli ultimi quattro anni la Russia ha sovvenzionato l’economia dell’Ucraina, offrendo gas a prezzi stracciati per 35,4 miliardi dollari. Inoltre, nel dicembre 2013, la Russia ha concesso all’Ucraina un prestito di 3 miliardi di dollari. Tali importi molto significativi sono volti a mantenere la stabilità e la credibilità dell’economia e a conservare posti di lavoro ucraini. Nessun altro Paese ha fornito tale supporto tranne la Russia.
Che dire dei partner europei? Invece di offrire un sostegno reale all’Ucraina, fanno dichiarazioni di intenti, solo promesse senza fatti. L’Unione europea usa l’Ucraina come fonte di materie prime alimentari, metalli e risorse minerarie e anche come mercato di sbocco dei suoi beni ad alto valore aggiunto (macchinari e prodotti chimici), creando così un deficit commerciale per l’Ucraina di oltre 10 miliardi di dollari, cioè quasi i due terzi del disavanzo complessivo dell’Ucraina nel 2013. In larga misura, la crisi economia ucraina è stata precipitata dallo squilibrio commerciale con l’UE, e ciò ha avuto un impatto assai negativo sull’adempimento dell’Ucraina agli obblighi contrattuali per le forniture di gas russo. Gazprom non ha intenzione di fare eccezioni sul contratto 2009, né piani per imporre eventuali condizioni aggiuntive. Ciò riguarda anche il prezzo contrattuale del gas, calcolato in stretta conformità con la formula concordata. Tuttavia, la Russia non può e non deve sopportare unilateralmente l’onere di sostenere l’economia dell’Ucraina con sconti e condono di debiti, e in effetti far usare questi sussidi per coprire il deficit dell’Ucraina con l’UE. Il debito della NAK Naftogaz dell’Ucraina per il gas ricevuto è cresciuto quest’anno. Nel novembre-dicembre 2013 il debito era pari a 1451,5 miliardi di dollari USA; nel febbraio 2014 è aumentato di 260,3 milioni e a marzo di 526,1 milioni. Vorrei richiamare la vostra attenzione sul fatto che a marzo c’era ancora lo sconto, cioè 268,5 dollari per 1000 metri cubi di gas. E anche a quel prezzo, l’Ucraina non ha pagato un solo dollaro. In tali condizioni, a norma degli articoli 5.15, 5.8 e 5.3 del contratto, Gazprom è costretto a chiedere il pagamento anticipato del gas, e in caso di ulteriore violazione delle condizioni di pagamento, cesserà le forniture. In altre parole, sarà consegnato all’Ucraina solo il volume di gas pagato il mese prima della consegna. Indubbiamente si tratta di una misura estrema. Ci rendiamo conto pienamente che ciò aumenta il rischio di sottrazione di gas sul territorio dell’Ucraina a danno dei consumatori europei. Ci rendiamo conto che questo può rendere difficile all’Ucraina accumulare riserve di gas sufficienti per il periodo autunnale e invernale. Al fine di garantire il transito ininterrotto, sarà necessario nel prossimo futuro rifornire di 11,5 miliardi di metri cubi di gas gli impianti di stoccaggio sotterraneo dell’Ucraina, e ciò richiederà il versamento di circa 5 miliardi di dollari. Tuttavia, il fatto che i nostri partner europei si siano unilateralmente ritirati dal tentativo concertato di risolvere la crisi ucraina, e anche dalle consultazioni con la Russia, non lascia alternative. C’è solo un modo per uscire da tale situazione, crediamo che sia fondamentale tenere, senza indugio, consultazioni tra i ministri dell’economia, delle finanze e dell’energia per elaborare azioni concertate volte a stabilizzare l’economia dell’Ucraina e a garantire il transito di gas russo in conformità a termini e condizioni contrattuali. Non dobbiamo perdere tempo nell’intraprendere e coordinare passi concreti. A tal fine facciamo appello ai nostri partner europei. Inutile dire che la Russia è pronta a stabilizzare e ripristinare l’economia dell’Ucraina. Tuttavia, non in modo unilaterale, ma a parità di condizioni con i nostri partner europei. E’ inoltre indispensabile tenere conto di investimenti reali, contributi e spese che la Russia si è assunta da sola per così tanto tempo nel sostenere l’Ucraina. Come si vede, solo un tale approccio sarà equo ed equilibrato, e solo un tale approccio può avere successo. Il deficit della bilancia commerciale con l’UE impedisce all’Ucraina di adempiere agli obblighi contrattuali con la Russia”.
L’agenzia stampa russa Rossija Segodnja si rifiuta di ritrasmettere la radio della CIA Voce dell’America. Il Direttore generale dell’Agenzia, Dmitrij Kiselev, ha detto “Rossija Segodnja non coopererà più con Voce dell’America che trasmette da un mondo che non esiste più. Considero queste radio (Voce dell’America e Radio Svoboda) spazzatura“. Il contratto per la ritrasmissione di Voce dell’America è scaduto ad aprile. La nuova agenzia Rossija Segodnja (Russia Today), che ha assorbito Voce della Russia e RIA Novosti nel dicembre 2013, non ha intenzione di prorogare il contratto con la CIA. Kiselev ha già informato della decisione la BBG, l’agenzia che soprassiede alla radiodiffusione della propaganda statunitense all’estero. Secondo il direttore della BBG, Jeff Shell, si tratterebbe di una violazione della libertà di parola. “Ciò non ha niente a che vedere con la libertà di parola. Voce dell’America e radio Svoboda non dicono nulla di originale“, osserva Kiselev, “non è affatto necessario sostenere tali radio sul territorio russo”.

10155015Fonti:
al-Manar
El Espia Digital
ITAR-TASS
Global Research
Global Research
Global Research
Moon of Alabama
NEO
Nsnbc

Nsnbc
Nsnbc
Nsnbc
RapsiNews
Reseau International
RIAN
RIAN
RIAN
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
Voce della Russia
Voice of Russia

Ucraina: verso la repubblica nazi-atlantista del Banderastan

Alessandro Lattanzio 8/4/2014

Non credo che alla Russia importi se un’Ucraina sfasciata si unisce alla NATO, chiamandosi “Repubblica Nazista del Banderastan”. La Russia ci guadagnerà se si riprende di nuovo tutto ciò che ha ceduto dagli anni ’20, annettendosi uno Stato con metà popolazione e l’80% dell’industria del Banderastan. Nel frattempo, l’UE avrà preso a bordo il caso disperato di un’economia gestita da gente che farà fare all’ungherese Jobbik la figura del liberaldemocratico. La NATO avrà acquisito carne da cannone e un fronte con una Russia risorgente; ma anche uno Stato fallito che la Russia conosce bene e può gestire, parlando d’intelligence, a volontà. Ci vorrà del tempo alla CIA per fornire parrucche e corsi di lingua ucraina ai suoi agenti, ne sono sicuro”.

3349151Migliaia di persone sventolando bandiere russe sono scese nelle piazze delle città dell’Ucraina orientale di Donetsk, Lugansk, e Kharkov occupando gli uffici governativi. Il 6 aprile, oltre 2000 manifestanti russofoni occupavano i locali del governo provinciale della città di Donetsk, nell’oriente dell’Ucraina. I manifestanti issarono la bandiera russa sul palazzo governativo e inalberavano cartelli con gli slogan “Donetsk, città russa”, “referendum sull’indipendenza e l’unificazione con la Russia”, “I Berkut hanno salvato l’Ucraina”, “Svegliati, popolo ucraino”, “Che sia un’unione dei popoli fratelli” e “fuori la NATO”. La milizia popolare occupava anche l’edificio del Servizio di Sicurezza dell’Ucraina. A Lugansk venivano occupate la filiale della Banca Nazionale e l’edificio della Direzione Provinciale del Servizio di Sicurezza. La milizia popolare chiede all’amministrazione regionale di Lugansk di “non riconoscere il governo a Kiev” e di “assumere il controllo politico della regione“. Le persone radunatesi a Piazza Lenin, a Donetsk, presentarono una petizione in favore degli agenti di Berkut, falsamente accusati di aver sparato ai rivoltosi di Majdan. I manifestanti chiedono che la “giunta illegale a Kiev” ponga fine a repressioni e persecuzioni politiche e non molesti l’esercizio del diritto all’autodeterminazione, perseguendo l’esempio della Crimea. I manifestanti chiedono ai funzionari una sessione speciale sul referendum, altrimenti organizzeranno l’iniziativa per risolvere la questione. I manifestanti non riconoscono le cosiddette autorità a Kiev e chiedono anche la liberazione del ‘governatore popolare’ Aleksandr Kharitonov, incarcerato da metà marzo, e di altri 15 attivisti filo-russi. Così sei attivisti anti-Majdan furono rilasciati. A Kharkov 10000 manifestanti russofoni si sono scontrati con elementi neonazisti e circa 1500 attivisti pro-russi occupavano la sede dell’amministrazione regionale di Kharkov. Gli organizzatori delle proteste invitarono i partecipanti “a sostenere Donetsk e Lugansk, dove sono stati occupati edifici governativi“. Il 7 aprile, nella sessione del Consiglio del popolo del Donbass, a Donetsk, veniva dichiarata l’autonomia da Kiev proclamando la Repubblica Popolare di Donetsk. Polizia e servizi di sicurezza ucraini non interferivano nonostante le minacce dei golpisti a Kiev. Il Consiglio si proclamava unico organo legittimato della regione fino al referendum generale da tenersi non oltre l’11 maggio. “La Repubblica Popolare del Donetsk costruirà le sue relazioni in linea con il diritto internazionale e sulla base dell’uguaglianza e dei vantaggi reciproci. Il territorio della repubblica rientra nei confini amministrativi riconosciuti della regione di Donetsk ed è indivisibile e inviolabile. Questa decisione entrerà in vigore dopo il referendum“. Inoltre il Consiglio di Donetsk s’è indirizzato al presidente russo Vladimir Putin, chiedendo l’invio di una forza di pace nella regione. “Senza il vostro sostegno sarà difficile resistere alla giunta di Kiev. Lo chiediamo al Presidente Putin perché possiamo affidare la nostra sicurezza solo alla Russia“. Una manifestazione contro la repressione politica in Ucraina si svolgeva anche nella città meridionale di Odessa.
Il ‘presidente’ golpista Aleksandr Turchinov ha minacciato misure antiterrorismo contro coloro che si ribellano alle ‘autorità’ di Kiev, “Quello che è successo ieri è la seconda fase dell’operazione speciale della Federazione russa contro l’Ucraina” perciò un “comando anti-crisi è stato istituito ieri sera. Abbiamo intensificato le misure di sicurezza al confine orientale del Paese, considerando la passività delle forze dell’ordine locali, che saranno rafforzate con personale di altre regioni”. A sua volta il ‘ministro’ degli Esteri ad interim ucraino Andrej Deshitsa annunciava che il governo golpista a Kiev prenderà misure “molto dure” contro i manifestanti russofoni. Quindi i golpisti a Kiev pianificano un’”operazione di pulizia” in Ucraina orientale, mentre Turchinov ha cancellato la visita alla Conferenza dei presidenti dei parlamenti dell’Unione europea in Lituania. Il ‘ministro’ degli interni ucraino, il golpista Arsen Avakov, conferma che “Queste unità speciali sono pronte a risolvere compiti immediati senza prestare attenzione alle peculiarità locali. Invito tutte le teste calde ad astenersi da critiche e panico ed aiutare la polizia a prendere la situazione sotto controllo“. Le ‘autorità’ a Kiev hanno già aperto più di 20 procedimenti penali contro i manifestanti anti-Majdan. Agenti della sicurezza in Crimea avevano sventato un attacco presso la città di Saki, la notte del 6 aprile. Un gruppo di 10 individui aveva attaccato un checkpoint e occupato un edificio nelle sue vicinanze. Quando la polizia è arrivata sul posto fu aggredita da cinque soggetti che cercarono di rubare le armi degli agenti. “Durante lo scontro uno degli aggressori è stato arrestato e un altro è morto, gli altri tre sono fuggiti. Dopo essere stato ferito, un militare s’è difeso uccidendo un ufficiale dell’esercito ucraino, Stanislav Karachevskij“.
Intanto il rappresentante permanente degli Stati Uniti presso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), Daniel B. Baer, ha dichiarato che qualsiasi referendum in Ucraina sarà considerato illegale da Washington. Il ministero degli Esteri russo invece esorta Kiev a bloccare i preparativi volti ad istigare la guerra civile. L’Ucraina starebbe inviando unità speciali della polizia nelle regioni del sud-est, nel tentativo di contrastare le proteste antigovernative. “Secondo le nostre informazioni, unità delle truppe interne e della guardia nazionale, nonché militanti armati della formazione illegale ‘Fazione Destra’, si avviano verso il sud-est dell’Ucraina e la città di Donetsk“, ha detto il ministero. “Siamo particolarmente preoccupati dal coinvolgimento dei 150 mercenari statunitensi della società privata Greystone Ltd., vestiti con l’uniforme delle unità speciali della polizia ucraina Sokol. Gli organizzatori di tale istigazione hanno una gravissima responsabilità minacciando diritti, libertà e vita dei cittadini ucraini, così come la stabilità dell’Ucraina“. Secondo Lavrov i golpisti di Kiev non sono “In grado di stabilizzare la situazione in Ucraina se ignorano gli interessi delle regioni meridionali e orientali. Il rifiuto del dialogo indica che se non si prendono cura dei loro diritti, nessuno si curerà di loro“.
Il direttore dell’FSB russo Aleksandr Bortnikov ha riferito che il capo di al-Qaida nel Caucaso, Doku Umarov, è stato neutralizzato con un’operazione militare chirurgica nel primo trimestre del 2014, mentre centinaia di terroristi sono stati arrestati. I servizi di sicurezza russi hanno effettuato 33 operazioni antiterrorismo nei primi tre mesi del 2014, eliminando 13 capi islamisti e 65 terroristi, arrestandone altri 240. Già a gennaio, il Presidente della Repubblica autonoma russa della Cecenia, Ramzan Kadyrov, annunciò che Umarov era stato ucciso. Alla fine di dicembre 2013, un braccio destro di Doku Umarov, Islam Atev, era stato eliminato durante uno scontro a fuoco con la polizia russa nella regione di Khasavjurt, nel Daghestan. L’emirato del Caucaso guidato da Umarov, e altri gruppi terroristici islamici nel Caucaso, vengono finanziati dall’Arabia Saudita ed operano in collegamento con le intelligence occidentali e degli Stati Uniti. La conferma dell’eliminazione di Doku Umarov arriva un mese dopo che il capo di Fazione Destra ucraina, Dmitrij Jarosh, ricercato per terrorismo dalla Russia e dall’Interpol, e collaboratore di Umarov nella guerra in Cecenia, aveva istigato al-Qaida a sostenere il movimento Euro-Majdan a Kiev compiendo attentati in Russia. 10153065Fonti:
ITAR-TASS
Moon of Alabama
Nsnbc
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RussiaToday
RTL
TeleSurTV
Voice of Russia

Scioperi e manifestazioni spazzano la Tunisia

Jean Shaoul WSWS 25 agosto, 2012

Martedì, migliaia di lavoratori hanno marciato a Sidi Bouzid. La città impoverita dell’interno della Tunisia, dove il venditore di verdure Mohamed Bouazizi si era dato fuoco il 17 dicembre 2010, scatenando la rivolta contro il regime di Zine al-Abidine Ben Ali. La manifestazione era apertamente rivolta contro il governo ad interim, guidato dal partito islamista Ennahda (Movimento del Rinascimento), un ramo della Fratellanza musulmana egiziana, che è salito al potere dopo le elezioni dello scorso ottobre. L’Unione generale dei lavoratori tunisini (UGTT), la principale federazione sindacale ha indetto uno sciopero generale. Ha fatto notare che oltre il 90% dei lavoratori ha aderito allo sciopero. Negozi e uffici nel centro della città sono stati chiusi per tutta la giornata.
I manifestanti hanno marciato verso il palazzo di giustizia, chiedendo la liberazione di decine di attivisti politici detenuti da luglio, dopo le proteste brutalmente represse dalla polizia, che aveva sparato gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Alcuni, ma non tutti, sono stati in seguito rilasciati, tra cui 12 attivisti arrestati durante una manifestazione nella scorsa settimana a Sfax, a 250 chilometri a sud della capitale. Gli scioperanti e i loro sostenitori hanno gridato slogan, tra cui “il popolo vuole la caduta del regime” e “Giustizia, attenti a te, Ennahda ha potere su di te!” Dei  manifestanti hanno rotto il finestrino di un’auto appartenente a un gruppo di al-Jazeera TV, per via del sostegno dichiarato del notiziario satellitare del Qatar verso il partito Ennahda e l’islamismo. Il Qatar fornisce un notevole sostegno finanziario ad Ennahda. I manifestanti hanno anche chiesto di risolvere il problema dell’accesso, del tutto inadeguato, ad acqua ed elettricità, che grava in modo insopportabile sulla vita quotidiana. In precedenza, lunedì sera, in occasione della Giornata Nazionale delle Donne, decine di migliaia di tunisini, soprattutto donne, hanno sfilato per le strade della capitale, Tunisi, e in altre città per chiedere che l’uguaglianza e i diritti delle donne siano tutelati dalla costituzione, in corso di elaborazione da parte del governo islamista.
Le manifestazioni sono state di gran lunga le più importanti dopo che il governo aveva violentemente soppresso quelle dello scorso aprile. I manifestanti temono che la Costituzione arretri la condizione delle donne. Avevano striscioni che dicevano: “Alzati, donna, in modo che i tuoi diritti siano sanciti dalla Costituzione” e “Ghannouchi [leader di Ennahda, Rashid Ghannouchi] folle della situazione, le donne tunisine sono forti“. I manifestanti hanno chiesto che il governo sopprima il proposto Articolo 27, che definisce le donne “complementari agli uomini” nella nuova Carta nazionale, e mantenga le disposizioni della legge del 1956, che garantisce la piena parità tra donne e uomini. Il codice dello statuto personale del 1956 vieta la poligamia, istituisce il diritto civile e ha dato alle donne il diritto di voto, di aprire conti bancari e di creare imprese senza il consenso dei loro mariti. Successivamente, è stato ampliato per includere, tra gli altri, il diritto al lavoro e all’aborto. Secondo una traduzione di France 24, l’Articolo 27 della nuova Carta stabilisce che “lo Stato deve tutelare i diritti delle donne, le sue realizzazioni, come partner dell’uomo per lo sviluppo del paese e in virtù del principio di complementarità con l’uomo, nella famiglia“. Ciò è stato ampiamente interpretato come il primo passo, da parte degli islamisti, con cui far arretrare la posizione delle donne in Tunisia, in conformità con le disposizioni della Sharia. I manifestanti hanno anche chiesto al governo di affrontare la privazione economica subita dalle regioni interne e la fine della disoccupazione.
L’Associazione tunisina delle donne democratiche, la Lega tunisina dei diritti dell’uomo, il Partito Repubblicano, la Via SocialDemocratica e il Partito dell’Appello alla Tunisia hanno organizzato un’altra manifestazione al Palazzo dei Congressi di Tunisi, chiedendo “parità di diritti e doveri effettiva e incondizionata tra uomini e donne” e hanno messo in guardia contro “una regressione e una nuova possibile erosione delle conquiste realizzate dalle donne.” Le manifestazioni per celebrare la Giornata Nazionale della Donna in Avenue Bourguiba, nella capitale, sono state vietate dal governo, apparentemente per problemi di traffico. L’Avenue Bourguiba era il centro delle proteste di massa nel gennaio 2011, che hanno portato alla cacciata di Ben Ali, alleato di lunga data degli imperialismi statunitense e francese, innescando movimenti di massa in tutto il Medio Oriente e il Nord Africa. Dimostranti sono scesi in strada anche a Monastir e a Sfax.
La nuova Carta nazionale ha generato una tale opposizione che Kheder Habib, il relatore generale del Comitato costituzionale, è stato costretto ad ammettere che è improbabile che possa essere finalizzato e ratificato ad ottobre, come previsto, affinché le elezioni politiche possano essere tenute a marzo. Ora sembra che la Carta non sarà pronta che a febbraio 2013, con la ratifica ad aprile, e non si sa se le elezioni di marzo si terranno come previsto.
Tanto lo sciopero a Sidi Bouzid che le proteste delle donne mostrano l’odio verso il regime islamico e le crescenti tensioni sociali. La Tunisia ha visto innumerevoli scioperi duri, sit-in e manifestazioni. La risposta del governo è stata minacciare gli avversari e utilizzare tutta la potenza della repressione poliziesca, come è accaduto negli ultimi mesi, in particolare contro i giovani disoccupati nelle regioni più povere. La Tunisia è devastata dalla disoccupazione. Secondo le statistiche ufficiali, oltre il 18% dei lavoratori, circa 750.000, sono disoccupati, i laureati ne sono particolarmente colpiti. La situazione è assai peggiore nei governatorati dell’interno o del sud, dove il 28% dei lavoratori è disoccupato. Ci sono notevoli disparità tra le regioni. Il contrabbando e la corruzione sono diffusi, con una economia di mercato nero che prospera. Questo ha portato i prezzi alle stelle e all’anarchia generale, con le violenze dei clan che hanno ucciso più di una dozzina di persone.
Come gli slogan dei manifestanti mostrano chiaramente, le cause sociali ed economiche che hanno innescato la rivolta di 18 mesi fa, non sono state neppure discusse, e tanto meno affrontate o risolte. Milioni di elettori si sono recati alle urne ad ottobre, nella speranza di trovare sollievo dai loro problemi, solo per avere un governo del tutto ostile alle aspirazioni sociali, economiche e democratiche che hanno guidato il movimento rivoluzionario della classe operaia. Ennahda, come i Fratelli Musulmani in Egitto, non ha preso parte al movimento rivoluzionario del dicembre 2010 – febbraio 2011. Supportato dalle monarchie del Golfo Persico, il suo vero scopo è schiacciare la classe operaia, in nome della elite finanziaria. Copre i crimini commessi contro il popolo dall’apparato statale borghese tunisino di Ben Ali, il cui regime, nonostante la sua estromissione, rimane intatto.
Le rivoluzioni in Tunisia e in Egitto hanno portato all’installazione di regimi ostili alla rivoluzione, perché non c’era un partito operaio rivoluzionario che combattesse per la creazione di stati operai, sulla base di politiche socialiste, nel Maghreb e altrove. L’UGTT sosteneva da tempo il regime di Ben Ali ed ha approvato le riforme a favore di un’economia di mercato, senza indire uno sciopero contro il regime, pochi giorni prima della fuga di Ben Ali. Non ha alcuna intenzione oggi di difendere gli interessi della classe operaia, cerca solo di far esaurire la pressione.
Ennahda, come i Fratelli musulmani, serve da facciata legale per la giunta militare egiziana, o come il Consiglio nazionale di transizione in Libia, messo al potere dalla NATO, ha in particolare beneficiato del crollo della cosiddetta piccola borghesia cosiddetta di sinistra. A causa della sua opposizione a una prospettiva socialista, la “sinistra” ufficiale ha portato le masse in una situazione di stallo politico, cosa  particolarmente illustrata dal sostegno che ha dato agli islamici ed altri “movimenti di opposizione” borghesi.

Teppisti islamisti attaccano le proteste dei lavoratori e disoccupati tunisini a Sidi Bouzid
Antoine Lerougetel WSWS 29 agosto 2012

La polizia si faceva da parte, la scorsa settimana, mentre centinaia di teppisti salafiti hanno attaccato i lavoratori e i giovani a Sidi Bouzid, nella Tunisia centrale. La città, la cui rivolta accese la rivoluzione del 2011 che ha rovesciato il dittatore tunisino, presidente Zine al-Abidine Ben Ali e ha lanciato la “primavera araba”, è tornata ad essere un centro di opposizione al governo di destra del partito islamista Ennahda.
I teppisti hanno attaccato Sidi Bouzid la notte del 23-24 agosto, ferendo almeno sette persone. Testimoni hanno detto all’AFP che gli assalitori, militanti radicali islamisti, sono giunti in autobus di notte e hanno attaccato circa 15 case nel quartiere Aouled Belhedi. La lotta era continuata fino all’alba. La polizia non è intervenuta a fermare gli scontri, “per evitare di aggravare la situazione.” Imperterriti, i giovani, il giorno dopo hanno indetto un sit-in davanti la sede dell’autorità scolastica regionale, per chiedere lavoro. AFP riferisce: “Secondo i residenti della città, gli scontri sono scoppiati lunedì notte, quando un gruppo di salafiti avrebbe tentato di sequestrare un uomo ubriaco, per  punirlo di aver bevuto alcolici in violazione delle leggi musulmane. I giovani si sono vendicati mercoledì pestando tre salafiti ed innescando così gli scontri della notte.” Non è un caso isolato. Il 16 agosto, teppisti islamisti armati di bastoni e spade hanno attaccato un festival culturale, nel nord della Tunisia, ferendo cinque persone, il terzo attacco del genere in Tunisia da parte dei salafiti in tre giorni, per una presunta mancanza di rispetto per il mese sacro del Ramadan.
Le forze islamiste di destra si sono introdotte come truppe d’assalto, per attaccare le crescenti proteste e l’opposizione sociale della classe operaia, nel deterioramento delle condizioni sociali ed economiche. L’economia è in recessione da più di un anno, e l’aggravarsi della crisi economica in Europa, che riceveva il 75 per cento delle esportazioni della Tunisia, è destinata a peggiorarla. Il tasso di disoccupazione è superiore al 18 per cento, 709 mila su una popolazione attiva di 3,9 milioni, con tassi molto più elevati nelle campagne e nell’interno povero, lontano dalla costa. Da maggio, vi sono stati scioperi generali a Tatouin, Monastir, Kasserine e Kairan.
La rinnovata offensiva della classe operaia è stata accolta dalle denunce sulla stampa borghese, che chiede che i lavoratori tunisini siano una docile manodopera a basso costo, come ai tempi di  Ben Ali. Il giornale padronale tunisino L’Economiste, mentre si trova a disagio verso le posizioni fondamentaliste del governo Ennahda, incolpa i giovani e i lavoratori per aver “contribuito con il loro comportamento alla cattiva situazione economica e sociale… Non potete giustamente chiedere sviluppo e poi indurre gli investitori a fuggire moltiplicando gli ostacoli alla produzione.” Il giornale ha aggiunto un altro commento, che rivela pienamente le preoccupazioni della borghesia. Ha espresso il timore che i lavoratori e i giovani di “Sidi Bouzid, Kasserine, Sfax … stiano cercando di estendere una rivoluzione incompiuta.”
A Sidi Bouzid, i lavoratori a giornata protestavano contro il ritardo di due mesi del pagamento degli stipendi, attaccando la sede del partito Ennadha, il 26 luglio. Hanno sfondato la porta e gettato un pneumatico in fiamme negli uffici di Ennadha. Mentre la polizia sparava colpi di avvertimento e gas lacrimogeni, i manifestanti gridavano, “la polizia di Ben Ali è tornata.” Il 9 agosto, la polizia ha sparato proiettili di gomma e gas lacrimogeni sulla folla, ferendo cinque persone che sono state ricoverate in ospedale. Chiedevano la definizione dello status dei lavoratori, le dimissioni del comandante regionale della Guardia Nazionale, le dimissioni del governatore Mohamed Najib Mansouri e lo scioglimento dell’Assemblea costituente, per la sua incapacità a rispondere alle esigenze dei residenti di Sidi Bouzid per la fornitura garantita di acqua, di posti di lavoro e sviluppo economico. Il 14 agosto, uno sciopero generale a Sidi Bouzid chiedeva il rilascio dei manifestanti arrestati durante le manifestazioni delle settimane precedenti.
La complicità di polizia e funzionari statali, compresa l’Unione generale dei lavoratori tunisini (UGTT), che ha sostenuto Ben Ali prima della rivoluzione, ha lasciato i salafiti liberi di attaccare i lavoratori. Un funzionario dell’UGTT di Kasserine, Mohamed Sgahaier Saihi, ha dichiarato alla stampa che, con la disoccupazione al 20 per cento, “Queste persone stanno esprimendo la loro rabbia con posti di blocco e sit-in non pianificati, giorno dopo giorno.” Alla maniera del burocrate dell’UGTT, ha lamentato queste attività che vedeva come una minaccia all’ordine sociale: “Sono una vera e propria minaccia per la stabilità sociale, e giorno dopo giorno, causano problemi in quanto organizzano sit-in e blocchi stradali”. Con proteste localizzate e controllate, l’UGTT prima della rivoluzione ha cercato di far sfogare ed impedire qualsiasi sfida politica indipendente al regime da parte della classe operaia. Anche fornendo l’occasione a vari partiti di pseudo-sinistra, come il Partito Maoista dei Lavoratori (PT), già Partito Comunista degli Operai Tunisino (PCOT), di avere una posa da alleati della classe operaia. Tutti hanno giocato un ruolo nell’impedire la caduta di Ben Ali, di aprire la strada a una vera e propria rivoluzione sociale e di far prendere il potere alla classe operaia. Hanno legittimato la formazione del governo di Ennahda, che ora appare completamente quale acerrimo nemico della classe operaia.
I timori dei movimenti rivoluzionari di tutto il mondo arabo hanno portato l’imperialismo USA e dei loro alleati europei a mettere sempre più i partiti islamici al governo, ed a usare i loro alleati più estremisti come truppe d’assalto nelle violenze. L’intervento di gruppi legati ad al-Qaida contro i regimi in Libia e Siria, presi di mira da Washington per rovesciarli, è diventato uno strumento importante della politica imperialista nella regione.
Il deputato di Ennahda Sadok Shuru ha attaccato gli scioperanti come ‘Nemici di Dio’, in un’intervista, negando che i salafiti fossero i responsabili delle violenze: “La verità è che alcuni membri dei gruppi salafiti non sono veri salafiti. Sono i resti del vecchio regime che si sono infiltrati nei gruppi salafiti per commettere atti contro il governo … i veri salafiti non sposano l’uso della violenza.” Shuru cerca di coprire il governo e la complicità della polizia nelle violenze dei salafiti. Se c’è qualche verità nei suoi commenti, però, è che la polizia di Ben Ali è coinvolta nell’organizzazione l’attacco contro i lavoratori di Sidi Bouzid, e questo sottolinea solo la continuità fondamentale nelle politiche anti-operaie di Ben Ali e di Ennadha. La rivoluzione della classe operaia, che ha avuto inizio con la caduta di Ben Ali, deve continuare nella lotta contro il governo Ennadha.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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