Gli ascari della NATO usano armi chimiche in Siria

Tony Cartalucci, Land Destroyer 19 marzo 2013

360c08cad949fde4d1bbb5b4c0def68b_XLDopo una guerra e un’occupazione decennale in Iraq, la morte di oltre un milione di persone, tra cui migliaia di soldati statunitensi, il tutto dovuto a indicazioni palesemente false secondo cui tale nazione era in possesso di “armi di distruzione di massa” (ADM), appare l’ipocrisia scandalosa dell’occidente che arma, finanzia e appoggia politicamente i terroristi in Siria, che in realtà hanno e utilizzano tali armi contro il popolo siriano. Almeno 25 persone sono morte dopo un attacco con armi chimiche contro soldati siriani, condotto dai terroristi filo-NATO ad Aleppo.
Sebbene i terroristi sostenuti dalla NATO non abbiano la “competenza” per usare le armi chimiche, viene riportato dalla CNN, in un articolo del dicembre 2012 “Fonti: Gli USA addestrano i ribelli siriani sulla sicurezza delle armi chimiche“, che “Gli Stati Uniti e alcuni alleati europei utilizzano aziende private della difesa per addestrare i ribelli siriani su come proteggere le scorte di armi chimiche in Siria, hanno detto alla CNN un alto funzionario degli Stati Uniti e diversi diplomatici di alto livello.” E mentre alcuni tentano di suggerire l’uso di armi chimiche da una parte e dall’altra parlano di “scorte non protette” e a “rischio sicurezza”, le armi potrebbero probabilmente provenire dalla Libia. Aleppo si trova vicino al confine turco-siriano.
Se le scorte di armi chimiche depredate dalla Libia vengono spedite in Siria, le armi libiche inviate dagli USA, come le migliaia di terroristi libici che certamente operano in Siria, avrebbero attraversato la Turchia e molto probabilmente per essere usate per colpire città come Aleppo. Peggio ancora, le armi chimiche importate nel Paese coinvolgerebbero la NATO, direttamente o per grave negligenza, in quanto le armi avrebbero attraversato un membro della NATO, la Turchia, come ammettono ex-agenti della CIA che operano lungo il confine e al fianco dei terroristi filo-occidentali attivi in Siria.

Le ADM della Libia sono in mano ai terroristi
L’arsenale della Libia era caduto nelle mani degli estremisti settari, grazie al supporto della NATO nel 2011, durante il culmine degli sforzi per rovesciare la nazione nordafricana. Da allora, i militanti libici guidati dai comandanti del Gruppo Combattente Islamico libico (LIFG) di al-Qaida hanno armato gli estremisti settari di tutto il mondo arabo, tanto a occidente in Mali, quanto a oriente in Siria. Oltre ad armi leggere, anche quelle pesanti vengono inviate attraverso questa vasta rete. Il Washington Post, nel suo articolo “I missili libici a piede libero“, riferisce: “Due ex ufficiali antiterrorismo della CIA mi hanno detto, la scorsa settimana, che i tecnici hanno recentemente inviato 800 di questi sistemi di difesa antiaerea portatili (noti come MANPADS ), una parte al gruppo jihadista africano Boko Haram, spesso visto come un alleato di al-Qaida, per un possibile uso contro i jet commerciali che volano su Niger, Chad e forse Nigeria“. Anche se indubbiamente queste armi sono anche dirette in Niger, Ciad, Nigeria e forse, lo sono probabilmente anche in Siria.
I terroristi libici del LIFG invadono la Siria partendo dalla Libia. Nel novembre 2011, il Telegraph, nell’articolo “Gli islamisti libici incontrano l’ELS dell’opposizione siriana“, avrebbe riferito: “Abdulhakim Belhadj, capo del Consiglio militare di Tripoli ed ex leader del Gruppo combattente islamico libico, ‘ha incontrato i leader dell’esercito libero siriano a Istanbul e al confine con la Turchia’, ha detto un ufficiale che collabora con Belhadj. Mustafa Abdul Jalil (il presidente ad interim libico) l’ha mandato lì.” Un altro articolo del Telegraph,I nuovi governanti della Libia offrono armi ai ribelli siriani”, ammetterebbe che: “I ribelli siriani hanno avuto colloqui segreti con le nuove autorità della Libia, per garantirsi armi e denaro per la loro rivolta contro il regime del presidente Bashar al-Assad, ha appreso il Daily Telegraph. Nel corso della riunione che si era tenuta a Istanbul con funzionari turchi, i siriani hanno chiesto ‘aiuto’ ai rappresentanti libici che hanno offerto armi e, potenzialmente, volontari. ‘C’è in programma l’invio di armi e anche di combattenti libici in Siria’, ha detto una fonte libica, parlando in condizione di anonimato. ‘Un intervento militare è in corso. Nel giro di poche settimane si vedrà.’” Più tardi, quel mese, circa 600 terroristi libici sarebbero entrati in Siria per iniziare le operazioni di combattimento e da allora invadono il Paese.

Libyan_Terrorists_In_Syria
Il libico Mahdi al-Harati, del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), organizzazione terroristica secondo il dipartimento di Stato USA, le Nazioni Unite e le autorità britanniche (pagina 5,  .pdf), colloquia con altri terroristi in Siria. Harati è ora al comando di una brigata libica operativa in Siria, nel tentativo di distruggere il governo siriano e soggiogare la popolazione siriana. Tradizionalmente, ciò si chiama “invasione”.

Il Washington Post ha riferito di “missili dispersi” in Libia spediti ora sul campo di battaglia in Siria. Mentre giornali come il Guardian, nel suo articolo “Armi e MANPADS: i ribelli siriani ricevono missili antiaerei“, riportano che i missili vengono distribuiti in tutta la Siria, tentando di minimizzare qualsiasi connessione tra il saccheggio dell’arsenale della Libia e i terroristi di al-Qaida che li importano. Al contrario, il Times ha pubblicato le aperte rivendicazioni degli stessi terroristi, che ammettono di ricevere armi pesanti dalla Libia, tra cui missili superficie-aria. Nell’articolo del Times,I combattenti libici esportano la loro rivoluzione in Siria“, viene riportato che: “Alcuni siriani sono più franchi a proposito del contributo che i libici forniscono. ‘Hanno armi più pesanti di noi”, osserva Firas Tamim che si è recato nelle zone controllate dai ribelli per tenere sotto controllo i combattenti stranieri. “Hanno portato queste armi in Siria, che vengono utilizzate in prima linea.” Tra le armi, Tamim ha visto missili superficie-aria di fabbricazione russa, noti come SAM SA-7. I combattenti libici in gran parte negano i trasferimenti di armi, ma a dicembre mi dicevano che stavano facendo proprio questo. ‘Stiamo raccogliendo armi in Libia’, ha detto al quotidiano francese Le Figaro un combattente libico in Siria. ‘Una volta fatto questo, dovremo trovare un modo per portarle qui’.”
Chiaramente l’intervento della NATO in Libia ha lasciato un vasto e devastante arsenale nelle mani degli estremisti settari, guidati dal LIFG, definito organizzazione terroristica da dipartimento di Stato USA, Nazioni Unite e autorità britanniche (pagina 5, .pdf), che oggi esporta armi e militanti nell’altro fronte della NATO in Siria. Confermando che terroristi e armamenti libici attraversano il confine turco-siriano con l’assistenza della NATO, è ormai chiaro che le armi pesanti, tra cui armi antiaeree, hanno attraversato il confine. The Guardian ha riferito nel suo articolo del novembre 2011, “Intatte le scorte di armi chimiche dei libici, dicono gli ispettori“, che: “Le scorte di iprite e di sostanze chimiche della Libia utilizzate per la fabbricazione di armi, sono integre e non sono state sottratte durante la rivolta che ha rovesciato Muammar Gheddafi, hanno detto gli ispettori”. Ma ha anche riferito che: “L’abbandono o la scomparsa di alcune armi ha suscitato il timore che tale potenza di fuoco possa erodere la sicurezza regionale, se cadesse nelle mani di militanti islamici o dei ribelli attivi nel nord Africa. Alcuni temono che potrebbero essere utilizzate dai fedelissimi di Gheddafi per diffondere l’instabilità in Libia. Il mese scorso Human Rights Watch ha esortato il CNT della Libia ad intervenire sul gran numero di armi pesanti, tra cui missili superficie-aria, che resta incustodito a più di due mesi dal rovesciamento di Gheddafi. Il segretario generale dell’ONU, Ban Ki-moon, ha detto che l’ONU dovrebbe inviare esperti in Libia per garantire che materiale nucleare e armi chimiche non siano caduti nelle mani sbagliate.”
E mentre gli ispettori sostengono che in Libia le armi chimiche sono nelle mani del ‘governo’ e non in quelle degli ‘estremisti’, è chiaro per ammissione del governo libico che esso stesso è coinvolto nell’invio di combattenti e armi in Siria. Resta da vedere la provenienza di queste armi chimiche. Se sembrano provenire dagli arsenali della Libia, la NATO, in particolare gli Stati Uniti e la Turchia, dovrebbero essere implicati nella fornitura di ADM ai terroristi di al-Qaida, il vero scenario che ha paralizzato l’occidente dalla paura, negli ultimi 10 anni, rinunciando alla libertà e versando il sangue di migliaia di soldati per impedirlo. L’implicazione dei terroristi appoggiati dall’occidente con le armi chimiche, indipendentemente dalla loro origine, costa all’occidente la sua già discussa legittimità, mette a repentaglio le sue istituzioni e colpisce ulteriormente la fiducia dei tanti alleati che vi investono sul piano politico, finanziario, industriale e strategico. Tali alleati farebbero bene ad iniziare a cercare di uscirsene e di coltivare alternative esterne all’ordine internazionale voluto da Wall Street-Londra.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli USA riconoscono i terroristi quali rappresentanti dei “siriani”

Gli USA ammettono che al-Qaida sia “tra” i ribelli siriani che riconoscono come “legittimi rappresentanti del popolo siriano.”
Landdestroyer – 12 dic 2012

267239L’esercito siriano combatte al-Qaida
Come previsto, dopo una lunga pausa di finta “riflessione”, gli Stati Uniti hanno riconosciuto i militanti che armano, finanziano, aiutano logisticamente e sostengono diplomaticamente poiché, come già nel 2007, sarebbero i “rappresentanti legittimi del popolo siriano” con l’aggiunta dell’avvertenza “in opposizione al regime di Assad.” Il Wall Street Journal avrebbe riferito che nell’annuncio del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, effettivamente si legge: “La Coalizione nazionale delle forze rivoluzionarie e di opposizione siriane, che riflette e rappresenta sufficientemente la popolazione siriana, la riteniamo il legittimo rappresentante del popolo siriano in opposizione al regime di Assad.” La bizzarra e incerta formulazione invia un messaggio sia di incertezza che di illegittimità clamorosa, indicando che gli stessi Stati Uniti riconoscono la vera natura della cosiddetta opposizione “siriana”, che appare evidente a un numero crescente di persone, sia pubblici ufficiali che dell’opinione pubblica, e che un certo grado di distanza retorica deve essere mantenuto.
La manifesta natura estremista dei militanti che operano in Siria, è diventata una carta sempre più difficile per l’occidente. Torrenti di video e report confermano e documentano le atrocità dei militanti, tra cui il mitragliamento di prigionieri legati, e un video particolarmente raccapricciante di un bambino armato di una spada dai militanti per decapitare uomini che indossano abiti civili, in ciò confermando i peggiori timori espressi dagli analisti geopolitici e dai governi di tutto il mondo, secondo cui l’opposizione siriana è di fatto al-Qaida. Quindi, si tratta della prova schiacciante che il presidente Obama è stato costretto a riconoscere, infine, affermando: “C’è una piccola parte di coloro che si oppongono al regime di Assad affiliata ad al-Qaida in Iraq… e ci accingiamo a distinguere questi elementi dall’opposizione.
Il Wall Street Journal, nel suo articolo, “Gli USA riconoscono il principale gruppo ribelle della Siria“, segnala anche: “L’amministrazione Obama, martedì ha pubblicato per la prima volta l’intelligence che collega direttamente un potente gruppo ribelle siriano ai comandanti di al-Qaida in Iraq. Funzionari degli Stati Uniti hanno formalmente sancito la milizia, chiamata Jabhat al-Nusra, congelando qualsiasi attività che negli Stati Uniti e nel blocco filo-statunitense possa avere a che fare con essa, a causa dei timori diffusi che possa ottenere un potere sproporzionato sui gruppi ribelli che cercano di rovesciare Assad”. Nonostante ciò, tali sanzioni restano simboliche e applicate selettivamente. Come nel caso del Mujahedeen-e-Khalq (MEK) e del Gruppo combattente islamico libico (LIFG), che ufficialmente si è fuso con al-Qaida nel 2007, secondo una relazione del Centro per la lotta al terrorismo (CTC) dell’esercito degli Stati Uniti di West Point, “I combattenti stranieri di al-Qaida in Iraq.” Eppure, nel 2011, la NATO aveva armato, finanziato e fornito supporto aereo al LIFG durante il rovesciamento premeditato del governo libico.

Gli USA supportano consapevolmente al-Qaida da anni
Elementi del LIFG sono dietro l’attacco al consolato statunitense di Bengasi e alla morte dell’ambasciatore Christopher J. Stevens. Sono inoltre confermati l’invio di combattenti e armi attraverso la Turchia, membro della NATO, dove si addestrano prima di impegnarsi nelle operazioni di combattimento in Siria. Nel novembre 2011, il Telegraph, nel suo articolo, “il leader libico islamico ha incontrato il gruppo dell’opposizione armata libera siriana“, citava proprio il LIFG quando segnalava: “Abdulhakim Belhadj, capo del Consiglio militare di Tripoli ed ex-leader del gruppo combattente islamico libico, ‘ha incontrato il leader dell’esercito libero siriano a Istanbul e al confine con la Turchia’, ha detto un ufficiale che coopera con Belhadj. ‘Mustafa Abdul Jalil (il presidente ad interim libico) l’aveva inviato lì.” Un altro articolo del Telegraph, “I nuovi governanti della Libia offrono armi ai ribelli siriani”, ammette: “I ribelli siriani hanno avuto colloqui segreti con le nuove autorità della Libia, volti a garantirsi armi e denaro per la loro rivolta contro il regime del presidente Bashar al-Assad, ha appreso il Daily Telegraph. ‘Nel corso della riunione, che si era tenuta a Istanbul tra funzionari turchi e i siriani, è stato chiesto ‘aiuto’ ai rappresentanti libici che hanno offerto armi e possibilmente volontari. C’è qualcosa in programma per l’invio di armi e anche di combattenti libici in Siria’, ha detto una fonte libica, parlando in condizione di anonimato. ‘C’è un intervento militare in rotta. Nel giro di poche settimane si vedrà.’ Più tardi, quel mese, circa 600 terroristi libici sarebbero entrati in Siria per iniziare le operazioni di combattimento, invadendo il paese da quel momento.”
Chiaramente non si organizzano “segretamente” centinaia di combattenti sotto il naso del consolato statunitense a Bengasi, in Libia, e di “nascosto” vengono inviati in uno stato membro della NATO per recarsi in Siria. Lo fanno con il supporto della NATO, con la NATO che certamente fornisce sostegno ai militanti lungo il confine della Turchia con la Siria, utilizzando le stesse reti regionali di al-Qaida identificate dai militari statunitensi durante l’occupazione dell’Iraq, spiegando così anche da dove Jabhat al-Nusra proviene. Ulteriori affermazioni sostengono che gli Stati Uniti hanno identificato e tentano di separare dall'”opposizione” gli estremisti settari, con l’ammissione, già fatta nel 2007, che la politica estera degli Stati Uniti cercò esplicitamente di utilizzare ampiamente questi estremisti settari per rovesciare con la violenza il governo siriano.
In effetti, nel 2007, il giornalista vincitore del Premio Pulitzer Seymour Hersh, pubblicò un articolo intitolato “The Redirection“, per il New Yorker, in cui funzionari di Stati Uniti, Arabia Saudita e Libano descrivevano il loro complotto. Nella relazione viene specificato: “Per indebolire l’Iran, che è prevalentemente sciita, l’amministrazione Bush ha deciso, in effetti, di riconfigurare le sue priorità in Medio Oriente. In Libano, l’amministrazione ha collaborato con il governo dell’Arabia Saudita, che è sunnita, nelle operazioni clandestine destinate  ad indebolire Hezbollah, l’organizzazione sciita sostenuta dall’Iran. Gli Stati Uniti hanno inoltre preso parte ad operazioni segrete contro Iran e Siria, sua alleata. Una conseguenza di queste attività è stato il rafforzamento dei gruppi estremisti sunniti che sposano una visione militante dell’Islam, e che sono ostili agli USA e vicini ad al-Qaida“. “The Redirection“, Seymour Hersh (2007) L’articolo di Hersh continua affermando: “Il governo saudita, con l’approvazione di Washington, avrebbe fornito fondi e aiuti logistici per indebolire il governo del presidente Bashir Assad, in Siria. Gli israeliani credono che mettendo sotto tale pressione il governo di Assad, lo renderebbe più conciliante e aperto ai negoziati.” “The Redirection“, Seymour Hersh (2007)
Il legame tra gruppi estremisti e finanziamento saudita viene anche menzionato nell’articolo, e riflette le prove presentate dal CTC di West Point che indicano che la maggior parte dei combattenti e dei finanziamenti dietro la violenza settaria in Iraq, proviene dall’Arabia Saudita. L’articolo di Hersh afferma esplicitamente: “…[Il saudita] Bandar e altri sauditi hanno assicurato la Casa Bianca che ‘non mancheranno di tenere sott’occhio i fondamentalisti religiosi’. Il loro messaggio per noi era ‘Abbiamo creato questo movimento, e siamo in grado di controllarlo. ‘ Non è che non vogliamo che i salafiti lancino bombe, ma che non li passino a Hezbollah, Moqtada al-Sadr, all’Iran e ai siriani,  continuando a collaborare con Hezbollah e l’Iran“. “The Redirection“, Seymour Hersh (2007) L’articolo sembra una profezia, testualmente avveratasi negli ultimi 2 anni.
Il Wall Street Journal segnala apertamente che il conflitto siriano si sta trasformando in una guerra per procura contro l’Iran, così come è stato previsto nel 2007. L’ignoranza simulata, la sorpresa e l’impegno per ridurre i gruppi terroristici degli Stati Uniti sono finzioni, create di proposito soprattutto per l’opinione pubblica. Bande di estremisti settari che distruggono la Siria è un piano stabilito da anni, un piano ormai prossimo all’attuazione.

Il Wall Street Journal ammette che in Siria le minoranze lottano per la vita, il leader del CNS ammette di voler creare uno “Stato islamico”
E anche se il presidente americano Obama tenta di assicurare il pubblico e la comunità internazionale affermando che l’occidente espelle gli estremisti, il Wall Street Journal ammette che si stanno formando milizie in tutta la Siria, assemblate dalle minoranze della Siria per proteggersi da quello che è chiaramente un assalto settario, e non un movimento pro-democrazia. Nel descrivere le milizie, il Wall Street Journal riporta: “Molti provengono dalle minoranze religiose della Siria, per lo più dalla setta sciita alawita a cui appartiene la famiglia del presidente, ma anche cristiani e drusi, che sempre più spesso si confrontano in una battaglia contro una rivolta principalmente sunnita.” Naturalmente, il Wall Street Journal tenta di ritrarre le milizie come mercenari al servizio del presidente siriano Bashar al-Assad, pur ammettendo la natura settaria dell’opposizione e ammettendo che è confermato che al-Qaida opera in Siria.
La natura settaria del bagno di sangue era stata già programmata negli Stati Uniti, nel 2007 venne menzionata anche da Seymour Hersh su “The Redirection“. Una previsione venne fornita da un ex ufficiale della CIA in Libano, che aveva dichiarato: “Robert Baer, un ex veterano della CIA in Libano, è un critico severo di Hezbollah e ha messo in guardia dai suoi legami con il terrorismo  sponsorizzato dall’Iran. Ma ora mi ha detto, ‘ci sono gli arabi sunniti che si preparano a un conflitto catastrofico, e avremo bisogno di qualcuno per proteggere i cristiani in Libano. L’avevano fatto i francesi e gli statunitensi, e lo faranno Nasrallah e gli sciiti.'” “The Redirection”, Seymour Hersh (2007).
Chiaramente, i cristiani in Siria avrebbero bisogno di protezione. E mentre gli Stati Uniti tentano di rassicurare il mondo che la nidiata di terroristi che hanno allevato e ora ufficialmente riconosciuto come “rappresentanti del popolo siriano”, sia “pro-democrazia” in sé, il recentissimo leader creato dagli Stati Uniti a Doha, in Qatar, per guidare la nuova coalizione dell’opposizione, Moaz al-Khatib, ha ammesso in un’intervista ad al-Jazeera che vuole stabilire uno “stato islamico” in tutta la Siria, oggi secolare. Modellato sul regime sempre più dispotico dei Fratelli musulmani guidati da Mohammed Morsi, che attualmente invia bande di stupratori per disperdere i manifestanti che si oppongono alla sua dittatura in ascesa, la visione di al-Khatib del futuro della Siria sarà rifiutata anche da molti sunniti siriani.
Dichiarare questa minoranza violenta, potenziata dai terroristi stranieri volti ad avviare la creazione di una brutale teocrazia, sotto la falsa cartina patinata della “democrazia”, quali “rappresentanti del popolo siriano”, non è un “un grande passo”, come ha dichiarato il presidente Obama. Al contrario, si tratta di un passo tanto illegittimo e immorale quanto disperato. Si tratta di un ulteriore passo falso, e che rischia di far inciampare gli USA su coloro che hanno armato e sostenuto.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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