Rangoon Realpolitik: Russia e India corteggiano il Myanmar

Rakesh Krishnan Simha RIR 31 gennaio 2014

L’asse strategico che minacciava di svilupparsi tra Myanmar, Cina e Pakistan è stato cassato dai crescenti legami del Paese del sud-est asiatico con la Russia e l’India.

Myanmar's commander-in-chief of Defence Services General Min Aung Hlaing shakes hands with India's Chief of Naval Staff Admiral Verma during his ceremonial reception in New DelhiUna miniversione del Grande Gioco si svolge in Asia, e il premio è il Myanmar che si affaccia strategicamente sulla principale rotta che collega l’Oceano Indiano e il Pacifico. A lungo boicottata e dimenticata da gran parte del mondo, la giunta militare del Paese buddista, forse involontariamente,  aveva sviluppato forti legami militari e commerciali con la Cina e il Pakistan. Parte della colpa dell’inclinazione del Myanmar verso la Cina e il Pakistan è dell’India. Mostrando completa mancanza di realpolitik, Nuova Delhi aveva evitato i governanti militari myanmaresi mentre sosteneva apertamente la leader dell’opposizione Aung San Suu Kyi. La giunta, senza amici, optò per gli ‘amici’ disponibili. Un tempo il Myanmar chiamava la Cina “paukphaw“, in myanmarese fratello. La relazione strategica e militare tra i due portò alla vendita di aerei da combattimento, carri armati e missili cinesi al Myanmar. Consiglieri militari fecero subito seguito ed esercito, aviazione e marina furono addestrati da ufficiali cinesi. In cambio la Cina ebbe accesso ai porti del Myanmar, dando a Pechino influenza strategica nel Golfo del Bengala, nell’Oceano Indiano e nel Sud-Est asiatico. Preoccupante per l’India, la Cina ha costruito un’enorme base d’intelligence sull’isola Gran Coco, a soli 18 km dalle Andamane e Nicobare indiane, permettendo alla Cina di monitorare le attività militari indiane nella zona, compresi i test missilistici. Il Pakistan seguì la Cina; nel 2001 tre navi della marina pakistana, un sottomarino, una nave cisterna e un cacciatorpediniere, visitarono il porto di Yangon. Fu un evento senza precedenti, perché fino ad allora il Myanmar aveva sostenuto che non avrebbe permesso a marine straniere di visitare il Paese.

Arriva Mosca
Nonostante i profondi legami nella difesa, i myanmaresi erano restii a fare affidamento a soli due Paesi, soprattutto quando uno di essi è un noto paria internazionale. Il Myanmar non aveva mai del tutto dimenticato che, nel 1963, Mosca aveva fornito al governo militare appena insediatosi, tre elicotteri. La Russia, dopo aver perso terreno nelle ex-roccaforti Iraq, Libia e Siria, vide un’apertura in un mercato in crescita. Nel 2009 Mosca incrinò quel mercato vendendo alla Myanmar Air Force 20 MiG-29 per 570 milioni dollari, escludendo i cinesi che avevano offerto i loro caccia vetusti. La MiG Corp. russa ne approfittò contribuendo anche a migliorare le principali basi militari del Myanmar. Inoltre la Russia ha venduto al Myanmar elicotteri d’attacco Mi-35, velivoli d’addestramento, pezzi d’artiglieria, sistemi di difesa aerea, carri armati, radar e apparecchiature per comunicazioni. Secondo Wikileaks, i diplomatici russi poterono contattare segretamente i generali myanmaresi. “La Russia ha accesso eccezionale presso Naypyidaw (la capitale), anche tra i massimi leader militari, e (l’ambasciatore russo) è il difensore più esplicito delle politiche del regime, anche sulla situazione dei diritti umani, nelle sessioni di lavoro dei funzionari delle Nazioni Unite“, si legge nel cablo trapelato. I generali myanmaresi erano contenti di aver fatto gli acquisti giusti. Il cablo mostra che gli elicotteri russi furono usati con successo contro i ribelli kachin.

Il reset con l’India
Allarmata dalle basi militari e d’intelligence cinesi in Myanmar, l’India adottò in ritardo una svolta politica. Le forniture militari indiane ora arrivano nel Paese, tra cui velivoli da pattugliamento marittimo, cannoniere, artiglieria leggera da 105mm, mortai, lanciagranate e fucili. L’India avrebbe  accolto la richiesta del Myanmar di assistenza per la costruzione di pattugliatori d’altura (OPV). Ancora più importante, ha accettato la richiesta di raddoppiare il numero di ufficiali e marinai della marina myanmarese da addestrare, dagli attuali 50. L’India addestrerà anche i piloti degli elicotteri russi Mi-35 del Myanmar. Secondo The Diplomat, il Myanmar è attualmente impegnato in una corsa navale con il Bangladesh, tanto più che la situazione di stallo marittimo tra le due marine, nel 2008, non ritrasse le capacità navali myanmaresi sotto una luce particolarmente buona. E’ in tale contesto che il Myanmar ha chiesto altro all’India, nuovi radar, sensori e sonar per le sue fregate e corvette. Segnalando come l’India abbia abbandonato la reticenza gandhiana sulle esportazioni militari, il sonar montato su scafo (HUMSA) della Defences Research & Development Organisation, progettato per fregate leggere, corvette e OPV, viene esportato alla marina del Myanmar. I sonar sono anche parte di una più ampia catena di sensori navali forniti al Myanmar, che in passato inclusero il radar di ricerca 2D RAWL-02 Mk III in banda L della BEL, e radar di navigazione commerciali, utilizzati dalle navi della marina del Myanmar, riporta The Diplomat. La principale arma offensiva di queste navi è il missile antinave russo Kh-35 Uran.
Mentre l’India vorrebbe giocare un ruolo più importante in Myanmar, in particolare nel processo di democratizzazione, la giunta non ha alcun fretta di percorrere tale strada. Invece trova la scuola della democrazia di Vladimir Putin più adatta alle esigenze di un Paese in via di sviluppo che  annaspa tra i movimenti separatisti. Secondo Asia Times, il Myanmar sembra cercare altrove  ispirazioni e idee. Nel luglio del 2013, una delegazione parlamentare dal Myanmar guidata dallo speaker Shwe Mann visitò la Russia nell’ambito di una “missione di indagine” sul modello di democrazia della Russia. “Data la loro diffidenza per la democrazia, in primo luogo, e in particolare per quella polemica e rumorosa della vicina India, i governanti del Myanmar, che spesso hanno parlato in favore di una ‘democrazia disciplinata’, cercano in Russia delle idee…“, dice il report. Considerando lo stato della democrazia in India, non si possono criticare i myanmaresi per guardare altrove. Fintanto che il Myanmar non avrà a che fare con Pechino e Islamabad, Nuova Delhi dovrebbe benedire ciò.

557910_481800755217848_161325639_nTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Vertici a Pechino

Konstantin Penzev New Oriental Outlook 01.11.2013

tpbje201310222a4_38845401Il primo ministro russo Dmitrij Medvedev ha visitato la Cina dal 22 al 24 ottobre. Le visite da parte della leadership russa nel Regno di Mezzo non sono eventi straordinari di per sé. Prestare maggiore attenzione a questa potenza è del tutto comprensibile. Eppure ci sono alcuni aspetti nell’ultima visita di Medvedev che ci spingono a prestare ancora più attenzione. Il 22 ottobre, mentre Medvedev era a Pechino, il primo ministro indiano Manmohan Singh compiva una visita di tre giorni, e altra curiosa coincidenza, anche il capo del governo della Mongolia, Norovyn Altankhuyag. Perchè questa casualità? Come Hua Yiwen del Quotidiano del Popolo suppone, la necessità si cela dietro la casualità. Sullo sfondo generale dei più recenti incontri a Pechino, si può affermare molto brevemente: prossimamente, l’India e la Cina diventeranno (la Cina lo è già) le principali regioni produttive dell’Eurasia e probabilmente del mondo. La loro domanda di energia ed elettricità a buon mercato cresce molto rapidamente. Quale peso ha la Russia in questo triangolo geopolitico emergente? Soprattutto un peso legato all’energia. Ma non è tutto. La Russia è forse l’unico Paese che ha più volte affrontato militarmente l’occidente senza mai esser stato sconfitto. La potenza militare è un argomento potente per la Russia nel grande gioco politico. Il Paese è anche leader mondiale nella progettazione e produzione di nuovi sistemi d’arma. Il “pivot in Asia” dell’amministrazione Obama impone a Pechino la necessità di potenziare il suo esercito e la sua forza navale. Cooperare con la Russia sarebbe molto utile per questa relazione.
Tutto ciò sono i cosiddetti “presupposti oggettivi” per ravvicinare i “tre eurasiatici”. Le economie di questi Paesi possono integrarsi e gli interessi sulla sicurezza potrebbero forzare i governi a cooperare più strettamente. Quali temi erano all’ordine del giorno nel vertice di Medvedev con i suoi colleghi cinesi? I media globali hanno seguito superficialmente l’agenda, concentrandosi invece sulle preferenze letterarie e sportive del primo ministro russo. Riguardo al Quotidiano del Popolo, Hua Yiwen ha osservato che i leader cinesi, durante un viaggio all’estero quest’anno, hanno suggerito l’idea di creare una “Zona economica della Via della Seta ” e una “Via della Seta marittima”, che comporterebbe enormi opportunità a Russia, Cina e Mongolia. Gli scambi commerciali tra la Russia e la Cina si avvicinano ai 100 miliardi di dollari. Come Medvedev ha detto: “Il premier Li Keqiang ed io dicemmo, in occasione del vertice, che questo non è il limite.  Tale cifra potrebbe salire a 150 miliardi di dollari, a 200 miliardi o più.” Inoltre, il passaggio delle merci cinesi dirette in Europa attraverso la Mongolia e la Russia, e il diretto rifornimento energetico russo della Cina promettono profitti considerevoli per tutti i Paesi coinvolti. Questa prospettiva  difficilmente susciterà sentimenti positivi a Washington, ma è così. Ahimè, le portaerei non possono controllare le vaste distese della Siberia. Alla luce delle affermazioni di Washington sulla sua esclusività, la rotta attraverso lo Stretto di Malacca non sembra più così attraente per la Cina. Il collo di bottiglia dello stretto inizia ad essere visto più come la via a una trappola. E’ ovvio che i cinesi vogliono diversificare non solo le fonti di petrolio e gas del Paese, ma anche le rotte che li collega ai partner commerciali.
Va notato che anche se il governo russo attribuisce particolare importanza alle relazioni con la Cina, il Presidente Vladimir Putin considera le relazioni Russia-India non meno significative. Il 21 ottobre, immediatamente prima della sua visita a Pechino, Singh ha visitato Mosca. In un incontro con il primo ministro indiano, Putin ha ricordato alcuni aspetti della cooperazione russo-indiana, in particolare l’aggiornamento della portaerei Vikramaditya, quasi pronta per essere consegnata all’India. Putin ha anche preso atto della partecipazione della Russia alla realizzazione dei futuri armamenti indiani. Purtroppo, il piccolo incremento commerciale tra l’India e la Russia lascia molto a desiderare, ma alcune modifiche vanno illustrate qui. L’India, ripetiamo, ha estremo bisogno di grandi quantità di energia. Nello Stato del Tamil Nadu, la Russia sta costruendo l’impianto nucleare di Kudankulam. Citando Putin: “A luglio, il primo blocco dei reattori della centrale di Kudankulam è stato attivato, collegandolo alla rete elettrica dell’India. Il secondo blocco dei reattori è in costruzione. I blocchi successivi sono già programmati, forse in più di quattro.” Tuttavia, non basta. Il lavoro è stato modificato, recentemente, per organizzare il rifornimento diretto di gas all’India, e si discute la possibilità di una rete di oleogasdotti che colleghi l’India e la Russia. Il ministro degli Esteri indiano Salman Khurshid, nella recente intervista a La Voce della Russia, ha osservato che la Russia potrebbe diventare un partner importante nella costruzione del gasdotto TAPI che colleghi il Turkmenistan all’India via Afghanistan e Pakistan. “Tutto il gas russo ora va in Europa“, ha detto Khurshid. “Perché non inviarne nell’Asia del Sud?” La fornitura di gas attraverso il Pakistan e l’Afghanistan potrebbe stimolare lo sviluppo industriale di questi Paesi che, nel caso dell’Afghanistan, dovrebbe compiere una vera svolta verso il 21° secolo. Una parte considerevole della popolazione afgana partecipa alla produzione di oppio ed eroina per soddisfare le esigenze dei tossicodipendenti di tutto il mondo. La forza di spedizione statunitense controlla il territorio dell’Afghanistan. La costruzione di un gasdotto attraverso i campi di oppio potrebbe sembrare a Washington un’impresa vana e inutile, privando i lavoratori afghani dei loro mezzi di sussistenza. E’ un peccato che la Casa Bianca non aderisca alla strategia del “divide et impera“, come viene comunemente presentata dai media. E’ più attratta dalla possibilità di giocare sporco ovunque sia possibile.
Riguardo le relazioni tra l’India e la Cina, non sono semplici e sono appesantite dal fardello del passato recente: i conflitti di frontiera, il supporto ai separatisti tibetani e altri spiacevoli equivoci.  Questi devono essere affrontati. Ciò richiede volontà politica, qualcosa che i governi di India e Cina possiedono. Entrambi si concentrano sulla cooperazione, la questione principale. Secondo il Quotidiano del Popolo, durante la visita di Singh in Cina, le parti hanno convenuto nel rafforzare la cooperazione creando un corridoio economico che colleghi Cina, India, Bangladesh e Myanmar; realizzando progetti nel campo della cooperazione ferroviaria e dei parchi industriali. Questi progetti consentiranno inoltre alla Cina di bypassare lo stretto di Malacca e di facilitarne l’accesso al Golfo Persico. In sintesi, la conclusione da trarre è questa: la Cina continua a rafforzare la sua posizione economica, politica e soprattutto geopolitica grazie ai suoi buoni rapporti con la Russia, l’India e altri Paesi. Inoltre, il governo cinese è ovviamente preoccupato dal forte aumento dell’aggressività di Washington, ultimamente, e prende tutte le precauzioni per rafforzare la sicurezza del Paese. Peccato che gli Stati Uniti, subendo grandi difficoltà finanziarie, cerchino solo di risolverle a spese di altri Paesi.

Konstantin Penzev, scrittore, storico e editorialista della rivista online “New Oriental Outlook“.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Cina si prepara ad una invasione su vasta scala!

Valentin Vasilescu Réseau International 5 luglio 2013

Questo materiale è un estratto di un grande lavoro di carattere riservato che avevo svolto e reso disponibile solo a livello strategico. Abbiamo selezionato per voi da questo piano strategico solo gli elementi la cui rilevanza e il significato sono accessibili a tutti.

SongsTutti sono rimasti sorpresi nel vedere che gli Stati Uniti non hanno dispiegato forze aeree per creare una “no fly zone” nello spazio aereo della Siria. In un precedente articolo, ho detto che per una eventuale no-fly zone sulla Siria, dovevano partecipare aerei militari di Giordania, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrain ed Egitto. Nel frattempo, l’esercito egiziano, fedele alla memoria del colonnello Gamal Abdel Nasser, il vero artefice dell’indipendenza dall’Egitto e che fu per tre anni il presidente della Repubblica Araba Unita, cioè l’Egitto e la Siria, ha cacciato Mohamed Morsi, che aveva aderito alla politica dei sostenitori dei ribelli islamici in Siria. Fino alla fine della guerra civile in Siria, gli Stati Uniti non hanno schierato più di 1-2 squadriglie di aerei nella regione. Se mai l’avessero fatto, sarebbero caduti in una trappola enorme.
Il South China Morning Post di Hong Kong ha consultato il dossier dell’ex agente NSA Edward Snowden, evidenziando i mezzi tecnici dello spionaggio della NSA e le connessioni fatte per penetrare i sistemi di comunicazione della Cina. A seguito della penetrazione delle reti cinesi, due satelliti statunitensi MAGNUM (pesanti 2,7 t e con una antenna di ricezione dal diametro di 100 m), hanno potuto captare dalla loro orbita geostazionaria, il traffico telefonico, fax, radio militare e civile cinesi. I segnali vengono ritrasmessi dai satelliti a due delle 17 stazioni terrestri del sistema ECHELON, ovvero ai centri DST (sistema di inseguimento spaziale) per il monitoraggio dei satelliti, situati nelle basi militari statunitensi di Misawa e Torri (Okinawa) in Giappone. Le rivelazioni di Snowden hanno consentito alla Cina di svelare la tecnologia spionistica della NSA e a scollegare quasi totalmente le apparecchiature d’intercettazione statunitensi. Per effettuare una nuova infiltrazione, la NSA avrà bisogno di almeno un anno.
L’attuale strategia degli Stati Uniti è mantenere la supremazia aero-navale, che si manifesta con il rifiuto dell’accesso alle aree d’interesse economico e militare degli Stati membri all’aviazione e alla flotta cinese; il controllo delle comunicazioni cinesi gli permetteva manovre rapide e decisive. Ma gli Stati Uniti si trovano in una situazione che non vedevano dalla seconda guerra mondiale. Se la Cina decidesse di attaccare rapidamente ora, gli Stati Uniti essendo “ciechi” non sarebbero in grado di scoprire in tempo quali sarebbero i colpi che la Cina potrebbe infliggergli. La Cina ha pubblicato nel 2009 un nuovo concetto dottrinale, la “Blue Water Fleet” progettata per garantire il passaggio dalle operazioni difensive strettamente costiere alla strategia dell’accesso a spazi remoti situati a migliaia di chilometri di distanza dalla Cina. In queste circostanze, la Cina potrebbe effettuare lo sbarco e l’occupazione a sorpresa di un qualsiasi alleato regionale degli Stati Uniti.

Le forze militari della Cina
La Cina dispone di 26 cacciatorpediniere dotati di missili da crociera, 51 fregate, 132 corvette lanciamissili e 58 sottomarini, di cui cinque a propulsione nucleare della classe Jin (Tipo 094) che trasportano missili balistici intercontinentali e altri cinque polivalenti d’attacco nucleare della classe Han (Tipo 091). Questo è sufficiente alla Cina per stabilire una testa di ponte sulle coste, con 83 mezzi da sbarco, 3 navi d’assalto anfibio Tipo 071 della classe Yuzhao, ciascuno con un battaglione di fanteria (800 uomini) e 20 veicoli blindati anfibi. Il trasporto sulla spiaggia è affidato a quattro hovercraft Tipo 726 della classe Yuyi, in grado di trasportare 60 tonnellate. Una volta stabilita la testa di ponte, la Cina (la quarta al mondo per numero di navi mercantili) non può essere fermata dall’occupare completamente il Paese in questione, perché ha 2 milioni di soldati e 1.999 navi che possono trasportare truppe e materiale bellico. La società statale cinese COSCO (5° nel mondo) gestisce 600 navi di cui 160 portacontainer, 46 cisterne e gasiere e 100 minerarie, nonché navi  di linea (da 20.000 a 50.000 tonnellate).
Per proteggere le vie dei rifornimenti di petrolio che dal Golfo Persico, passando dall’Oceano Indiano, arrivano ai porti cinesi sul Mar Cinese Meridionale, attraversando lo Stretto di Malacca, la Cina ha creato la strategia del “filo di perle” creando, passo dopo passo, nuovi avamposti e basi per operazioni militari. Una “perla” inizia con l’uso di piste per il decollo e l’atterraggio, che richiede una difesa aerea e quindi una base navale e forze di spedizione marittima. La prima perla è l’isola di Hainan, nel Mar Cinese Meridionale, dove i cinesi hanno una grande base navale per la Flotta del Sud. Due dei cinque sottomarini a propulsione nucleare classe Jin (Tipo 094), dotati di missili balistici intercontinentali JL-2, hanno la loro base a Sanya. La Flotta della Cina meridionale ospita la 9° Divisione Aerea su sei basi aeree, tutte situate sull’isola di Hainan. Un secondo pezzo della collana di perle è Woody Island, nell’arcipelago Paracel, a 300 km a sud est di Hainan, amministrata dalla Cina. Al di fuori del porto militare, difeso da sistemi missilistici antinave HY-4, su questa isola c’è un aeroporto militare da cui operano i velivoli multiruolo Su-30MKK. Infrastrutture simili sono state costruita dai cinesi nel porto dell’isola di Sittwe, in Birmania (Myanmar), e a Chittagong (secondo porto più grande del Bangladesh), nel porto di Gwadar in Pakistan (che si trova a 50 km dal confine con l’ Iran e a 250 km dallo Stretto di Hormuz), a Marao nelle Maldive (900 km a sud-ovest dello Sri Lanka), nel porto di Hambantota nello Sri Lanka, e a Dar es Salaam, in Tanzania. In tutte queste basi, la Cina ha creato depositi di munizioni e armi pesanti. Ogni base ha un battaglione di forze per operazioni speciali, addestrati a combattere la guerriglia urbana, che possono addestrare gli insorti nei Paesi vicini aiutandoli a prendere il potere, secondo il modello delle rivoluzioni colorate della “primavera araba”, inventato dagli statunitensi.
La pletora di satelliti statunitensi tipo KH, dotati di telescopi ad alta risoluzione con un diametro dello specchio di 2,4 m e pesanti 19,6 t, posti in orbite a 253-528 km di quota, sono inutili se le loro aree di ricerche, a causa delle intercettazioni della NSA, si limitano alle informazioni sulle coordinate dei bersagli. Lo stesso vale per il satellite Lacrosse/Onyx, progettato per la ricognizione  radar e posto in orbita a 437-447 km di altezza, con un equipaggiamento SAR (Synthetic Aperture Radar) che permette di penetrare la copertura nuvolosa. Con brevissimo preavviso, gli Stati Uniti sono obbligati a cambiare strategia riguardo le responsabilità del Comando congiunto per il Pacifico (USPACOM), che si estende dalle coste occidentali degli Stati Uniti all’Asia orientale, tra cui anche l’Oceano Indiano orientale (260 milioni di kmq). Come accennato in un precedente articolo, la ricognizione è una forma di assicurazione nella lotta, rilevando con precisione la posizione dei mezzi bellici del nemico, le tecniche di combattimento e le manovre nello spazio e nel tempo che esegue. Attraverso la ricognizione possiamo evitare di essere sorpresi dal nemico. In considerazione di tale concetto, l’USPACOM ha bisogno di creare una nuova filosofia della ricognizione, riguardo lo spazio aereo e marittimo tra l’Indonesia e la penisola coreana, per monitorare e osservare costantemente i movimenti della flotta e dell’aviazione cinesi.

L’attuale schieramento degli Stati Uniti nel Pacifico
La Settima Flotta degli Stati Uniti è schierata permanentemente a Yokosuka, Giappone, ed è composta da diversi gruppi. Il 5° Gruppo d’attacco (Task Force 70): portaerei USS George Washington (7-8 squadroni a bordo con 90 velivoli: 4 squadroni di F-18D, 1 squadrone di E-2C AWACS, 2 squadroni di elicotteri, 1 squadrone di EA-18G da guerra elettronica), 2 incrociatori della classe Ticonderoga, 15 cacciatorpediniere (di cui sette classe Arleigh Burke). 15° Gruppo d’attacco:  portaerei USS Ronald Reagan, 23.mo Squadrone cacciatorpediniere (6 cacciatorpediniere  classe Arleigh Burke, tre fregate classe Oliver Hazard Perry) che può attivarsi rapidamente al largo  della Cina. Quattro sottomarini d’attacco a propulsione nucleare della classe Los Angeles appartenenti al 15° Squadrone sottomarini recentemente implementato nella base navale di Point Polaris, Guam. Gli squadroni 1, 3 e 7 con 18 sottomarini d’attacco classe Los Angeles e 3 sottomarini classe Virginia, sono la componente sottomarina della Settima Flotta a Pearl Harbor.
Il PACAF, basato a Pearl Harbor, sull’isola di Hickam, Hawaii, è la componente aerea delle forze dell’USPACOM, con 45.000 uomini suddivisi tra quattro divisioni aeree, 9 basi e 375 aerei. Un ostacolo si trova a nord del Giappone, nel Pacifico settentrionale, dove è dislocata la flotta russa del Pacifico e la flotta da ricognizione e bombardamento strategici dell’aviazione russa; in tal modo l’USPACOM non può ridistribuire a sud forze e mezzi dislocati in Alaska per contrastare la Russia.
L’11° Divisione aerea degli Stati Uniti, situata in Alaska, è composta dal 3° Reggimento aereo (2 squadroni di F-22, uno squadrone di E-3 AWACS, 2 squadroni di C-130, C-17 e C-12) basato presso Elmendorf; il 354° Reggimento aereo (2 squadroni di F-16C Aggressor, 1 squadrone di KC-135R della Guardia Nazionale) presso Eielson; il 61° Centro Operazioni Aerospaziali di Elmendorf con 17 radar balistici e tre radar guida per gli aerei. Un altro inconveniente è la profondità del dispositivo dell’USPACOM. La 13° Divisione aerea è dedicata alla difesa locale, ed è composta dal 15° Reggimento aereo (1 squadrone di F-22A, 1 squadrone di KC-135, 1 squadrone di C-17) basato a Hickam, Oahu, Hawaii; dal 36° Reggimento (senza aerei presso l’Andersen Air Base, Guam), il 613° Centro Operazioni Aerospaziali di Pearl Harbor-Hickam. In tale contesto, sarebbe stato l’ideale possedere la base navale di Subic Bay e quella aerea di Clark, nelle Filippine, che gli Stati Uniti abbandonarono nel 1991.

La nuova strategia degli Stati Uniti nel Pacifico
Dal punto di vista teorico, ci vogliono almeno quattro settori per sorvegliare la Cina:
Settore 1: accesso dalla Cina meridionale all’Oceano Indiano, attraverso lo Stretto di Malacca e di Sunda.
Settore 2: accesso dal Mar Cinese Meridionale all’Oceano Pacifico, attraverso il Mare di Sulu, il Mare di Celebes (a sud del Mare di Sulu) e il Canale di Babuyan (tra il nord delle Filippine e Taiwan).
Settore 3: accesso dal Mar Cinese orientale all’Oceano Pacifico passando a sud dell’area tra l’isola di Taiwan e l’arcipelago di Okinawa (Ryukyu) e a nord dell’area compresa tra le isole di Okinawa e Kyushu (la punta meridionale del Giappone). La distanza tra Okinawa e Kyushu è la stessa di quella che separa l’isola di Taiwan dall’arcipelago di Okinawa (600 km).
Settore 4: accesso dal Mar Cinese orientale attraverso l’area tra il Giappone e la Corea del sud.
Nel primo settore del coordinamento ricognizione e sorveglianza degli Stati Uniti, un ruolo chiave è assegnato a Singapore nel controllare lo Stretto di Malacca (l’arteria principale dei rifornimenti petroliferi della Cina dalle regioni del Golfo Persico). Gli Stati Uniti hanno firmato un accordo con Singapore, che gli permette l’uso della base navale di Sembawang e quella aerea di Paya Lebar. E’ probabile che gli Stati Uniti dovranno schierare sulla base aerea un’unità da ricognizione per monitorare il settore.
Nel secondo settore, il coordinamento delle missioni da ricognizione degli Stati Uniti sulle linee di comunicazione interne nel Mar Cinese Meridionale, può essere fornito dalla Andersen Air Force Base e dalla Base Navale di Guam (isola dell’arcipelago delle Marianne). Nel terzo settore, il Mar Cinese Orientale, la stessa missione è preoccupazione di Okinawa. E, infine, nel quarto settore, un dispositivo per la ricognizione sulla penisola di Shandong e le coste orientali della Cina, è già schierato da Corea del Sud e Giappone, in cooperazione con le truppe statunitensi dispiegate in entrambi i Paesi. Inoltre, le coppie Giappone – Stati Uniti e Corea del Sud – Stati Uniti, gestiscono nel settore i sistemi missilistici anti-balistici delle forze aeree e navali assegnate ai gruppi da combattimento misti. La 5° Divisione aerea degli Stati Uniti è schierata in Giappone e comprende: il 18° Reggimento aereo (4 squadroni di F-15C/D, KC-135R, E-3, HH-60G) sulla base aerea di Kadena a Okinawa, il 35° Reggimento aereo (2 squadroni di F-16 Block 50) sulla base di Misawa, il 37° Reggimento da trasporto (2 squadroni di C-130H, UH-1N, C-12) sulla base di Yokota e il 605° Centro Operazioni Aerospaziali di Yokota. La 7° Divisione aerea degli Stati Uniti è schierata in Corea del Sud e comprende il 51° Reggimento aereo (2 Squadroni di F-16 Block 40, A-10) che si trova nella base di Osan, l’8° Reggimento aereo (2 squadroni di F-16 Block 40) che si trova nella base di Kunsan e 607° Centro Operazioni Aerospaziali di Osan.
Il nuovo dispositivo di intelligence, sorveglianza e ricognizione (ISR) dell’USCOM comporta il dispiegamento in altri teatri della maggioranza degli aerei da ricognizione, bombardamento e guerra elettronica degli Stati Uniti.

Il dispiegamento da ricognizione nel Pacifico
L’esercito statunitense è dotato di 16 aerei da ricognizione strategica e d’intelligence E-8C. Il Radar imbarcato può coprire un territorio o zona mare di 50.000 kmq ed identificare 600 bersagli ad una distanza di 250 km. Attualmente, nessun aereo E-8C è impiegato nel Pacifico, tutti appartengono alla 461° Squadriglia da ricognizione aerea sulla base di Robins, in Georgia, fatta salva la 9° Divisione aerea responsabile della difesa delle coste orientali degli Stati Uniti. 31 velivoli RC-135, tutti da ricognizione strategica, appartengono al 55.mo Reggimento da ricognizione aerea. Uno dei tre squadroni di RC-135 è schierato nella Kadena Air Base in Giappone, dove la sua missione è la sorveglianza del settore 4 (l’accesso al Mar Cinese Orientale tra il Giappone e la Corea del Sud). L’RC-135 utilizza il MASINT (misurazione e intelligence dei segnali) e l’AEELS (sistema di localizzazione degli emettitori ELINT automatizzato), che scopre, identifica e localizza i segnali dello spettro elettromagnetico. Un secondo squadrone di RC-135 potrebbe essere assegnato alla sorveglianza del settore 2.
Tutti i 50 aerei da ricognizione (UAV) MQ-1C Grey Eagle, caratterizzati da bassa velocità (200 km/h), quota di volo media e raggio d’azione inferiore ai 500 km, sono suddivisi tra le brigate aeree della 1° Divisione di fanteria schierata in Afghanistan. Altri 360 MQ-1B Predator (con caratteristiche simili) sono schierati nel modo seguente: cinque squadroni componenti il 432° Reggimento da ricognizione basato a Creech, Nevada, tre squadroni basati a Holloman, New Mexico e uno squadrone della Guardia nazionale per ciascuno dei seguenti Stati, Texas, Florida, North Dakota, California e Arizona. I droni possono essere facilmente individuati e abbattuti dai missili antiaerei delle navi da guerra cinesi. 200 UAV di entrambe le versioni potrebbero essere schierati a Singapore, e assegnati alla sorveglianza dei settori 1, 3 e 4. I 77 velivoli senza pilota MQ-9 Reaper, con una velocità di 300 Km/h, 7.500 m di quota e un raggio di 900 km, sono assegnati a due squadroni del 432° Reggimento da ricognizione della base di Creech, Nevada, così come a uno squadrone da addestramento, due squadroni per operazioni speciali e uno della Guardia nazionale della base di Holloman, New Mexico. La maggior parte degli MQ-9 Reaper è schierata nell’Asia sud-occidentale e in Nord Africa. I 37 UAV a reazione RQ-4A/B Global Hawk, con una velocità di 575 chilometri all’ora, 12.000 m di quota e un raggio d’azione di 7000 km, sono assegnati al 9° Reggimento da ricognizione strategica di stanza a Beale, California. Svolgono operazioni da ricognizione giornaliere su una superficie di 100.000 kmq, quindi la maggior parte di essi sono destinati allo spionaggio del vasto territorio della Russia. L’USPACOM è stato obbligato a creare il nuovo sistema di sorveglianza marittima BAMS (Broad Area Maritime Surveillance), principalmente basato sull’RQ-4 Global Hawk. Si prevede che 18 RQ-4 Global Hawk saranno dispiegati nelle Hawaii, a Guam e in Giappone, destinati ai settori 2 e 3 per sorvegliare le basi estere cinesi appartenenti al “Filo di perle”.
Il 18 agosto 2009 è stata creata la 24° Divisione ISR (Intelligence, Surveillance and Reconnaissance), con sede nella Lackland Air Force Base, in Texas. Un’unità subordinata è il 480° Reggimento di Langley, in Virginia. L’unità è composta da professionisti della CIA e della NSA ed è responsabile del coordinamento globale delle attività da ricognizione (raccolta, elaborazione, valorizzazione e diffusione delle informazioni su tutte le piattaforme ISR aeree: U- 2, RQ-4 Global Hawk, MQ-1 Predator, MQ-9 Reaper). Traducendosi in reali operazioni di decodifica in tempo reale. Un’altra unità subordinata, operativamente, alla 24° Divisione SRI è il 9° Reggimento da ricognizione aerea strategica di Beale, in California. Gli squadroni 5° e 99° sono dotati di 32 velivoli U-2 Dragonlady. Il Distaccamento 2 è stato schierato ad Osan, Corea del Sud, assegnato alla sorveglianza del settore 4. Si prevede che un distaccamento di 10 velivoli U-2 verrà schierato a Guam e assegnato a settori 1, 2 e 3 per sorvegliare le basi cinesi all’estero del “Filo di perle”. Infine, anche il 432° Reggimento UAV da ricognizione è subordinato alla 24° Divisione della Creech Air Force Base, Nevada. I più recenti droni militari degli Stati Uniti, 18 RQ-170 Sentinel, sono schierati presso il 30° Squadrone test del 432.mo Reggimento. Anche se invisibile ai radar, un RQ-170 Sentinel è stato catturato dall’Iran prendendone il controllo. Si prevede che un distaccamento di otto RQ-170 Sentinel sia inviato in Giappone per sorvegliare i settori 2 e 4, in particolare gli obiettivi interni alla Cina.
L’US Navy ha 130 aerei da pattugliamento marittimo e lotta antisommergibile P-3C Orion, con un raggio d’azione di 2.500 chilometri. Sono suddivisi in 15 squadriglie di otto aerei. Anche se il Giappone ha 100 aerei P-3C, quattro squadriglie statunitensi sono basate nelle Hawaii. Due squadriglie di P-3C Orion potrebbero essere schierate a Taiwan per il pattugliamento lungo la costa orientale delle Filippine, in collaborazione con i sottomarini d’attacco.

Il dispiegamento dei bombardieri pesanti
La flotta dei bombardieri pesanti degli Stati Uniti è composta da velivoli B-1, B-2 e B-52. Gli Stati Uniti hanno 66 bombardieri strategici supersonici B-1 Lancer, con un raggio d’azione di 10.000 km, suddivisi tra due squadroni del 7° Reggimento d’interdizione nella base di Dyess, in Texas, e due squadroni del 28° Reggimento bombardieri di base a Ellsworth nel Sud Dakota. 19 bombardieri strategici subsonici furtivi B-2A Spirit, formano due squadroni del 509° Reggimento bombardamento della base Whiteman in Missouri. 76 bombardieri strategici B-52H Stratofortress sono schierati dal 2° Reggimento bombardamento di base a Barksdale in Louisiana e il 5° Reggimento da bombardamento di base a Minot nel Nord Dakota. Dal momento che la Cina ha una flotta di 120 bombardieri pesanti subsonici Xian H-6E/F/H, con un raggio di 2000 km, può colpire obiettivi in Corea del Sud, Giappone, Filippine, Indonesia e Singapore, e si prevede che 30 aerei B-1 e 40 aerei B-52 verranno schierati in permanenza nella base di Anderson, Guam.

Dispiegamento dei sistemi di disturbo elettronico nel Pacifico
L’US Air Force è dotata di 14 aeromobili EC-130H Compass Call per l’interferenza delle comunicazioni radio, dei radar e dei sistemi di guida delle armi. Tutti gli aerei appartengono al 55°  Reggimento di Davis-Monthan, Arizona. 11 velivoli P-3 della Marina degli Stati Uniti sono stati modificati nella versione EP-3E Aries II, delle piattaforme di guerra elettronica. Sono di stanza a Whidbey Island, Washington. Sei di essi potrebbero essere schierati nelle basi aeree statunitensi in Corea del sud. Taiwan ha 12 aerei EP-3E Aries II e il Giappone 5. L’US Navy ha anche 96 velivoli da guerra elettronica EA-18G Growler su 13 squadroni. 10 squadroni sono schierati a bordo di 10 portaerei. Uno squadrone di EA-18G si trova presso l’Atsugi Air Base in Giappone, uno squadrone misto (EA-18G e EA-6B) ha sede a Mountain Home, Idaho e uno di EA-6B nella Andrews Air Force Base, Washington DC.

Modificare lo schieramento delle truppe terrestri nel Pacifico
In Corea del Sud sono stazionate la 2° Divisione di fanteria, la 35° Brigata difesa aerea, la 511° Brigata per le operazioni speciali, nell’ambito dell’8° Armata (1/4 di esso), con una forza di 19.700 soldati. I depositi dell’USPACOM per lo stoccaggio di attrezzature, munizioni, carburante e cibo per il resto dell’8° Armata si trovano in Giappone. La terza Forza di spedizione dei marines, strutturata attorno a tre Divisioni di marine (17.000 soldati) si limita ad alcune caserme nell’isola di Okinawa, in Giappone. Il contingente congiunto degli Stati Uniti in Giappone è di 35.000 uomini. A parte questo corpo di spedizione, l’USPACOM dispone anche della prima Forza di spedizione dei marines, basata a Camp Pendleton, in California. Si compone della 1° Divisione marines (quattro reggimenti marines, tre battaglioni da ricognizione, un battaglione anfibio, un battaglione carri armati e due battaglioni di genieri), il 3° Reggimento aereo (3 squadroni di F/A-18D, 4 squadroni di AV-8B, 4 squadriglie di V-22 Osprey e 4 squadroni di elicotteri CH-53) e tre reggimenti logistici. È possibile che le unità del Primo Corpo di spedizione, così come le altre unità terrestri statunitensi siano di stanza nelle Hawaii e a Guam per ridurre il tempo di risposta in caso d’intervento.

Conclusioni: Questa enorme manovra di forze e mezzi svilupperà lo schieramento aereo, marittimo e terrestre dell’USPACOM, che solo nel Pacifico occidentale conterà su una forza di oltre 500.000 uomini. La maggior parte di queste truppe è attualmente dispiegata presso il CENTCOM, responsabile del Medio Oriente e dell’Asia meridionale. Come sapete, per governare il mondo, gli Stati Uniti hanno suddiviso i continenti in aree di comando aero-terrestro-navali. Negli ultimi dieci anni l’USCENTCOM ha beneficiato del 70% di tutte le forze statunitensi per le operazioni militari in Iraq, Afghanistan e per la “primavera araba”. A causa della crescente minaccia rappresentata dalla Cina, sembra che le tensioni in Medio Oriente svaniranno.

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Valentin Vasilescu, pilota ed ex-vice comandante della base militare di Otopeni, laurea in Scienze Militari presso l’Accademia di Studi Militari a Bucarest, nel 1992.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La geopolitica di Obama del ‘Perno Cinese': Il Pentagono punta alla Cina

F. William Engdahl Global Research, 24 agosto 2012

Dal crollo dell’Unione Sovietica e la fine nominale della guerra fredda, una ventina di anni fa, invece di ridurre la dimensione della loro mastodontica spesa per la difesa, il Congresso e tutti i presidenti degli Stati Uniti hanno ampliato enormemente la spesa per nuovi sistemi di armamenti, l’aumento delle basi militari permanenti in tutto il mondo e l’espansione della NATO non solo ai paesi del Patto di Varsavia, nell’immediata periferia della Russia, ma ha anche ampliato la NATO e la presenza militare degli Stati Uniti nella profondità dell’Asia, ai confini della Cina, attraverso la loro guerra in Afghanistan e campagne correlate.

Parte I. Il Pentagono punta alla Cina 
Sulla base degli esborsi di semplici dollari per le spese militari, il budget combinato del Pentagono, lasciando da parte i grandi budget per le agenzie governative collegate alla sicurezza nazionale e alla difesa degli Stati Uniti, come il Dipartimento dell’Energia, del Tesoro e altre agenzie USA, l’US Department of Defence ha speso circa 739 miliardi dollari nel 2011 per le sue esigenze militari. Con tutte le altre spese collegate alla difesa e alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti, secondo il londinese International Institute for Strategic Studies, la spesa militare annua degli Stati Uniti va oltre i 1.000 miliardi dollari. Si tratta di un importo superiore al totale delle spese per la difesa delle altre 42 nazioni più vicine, e più del prodotto interno lordo della maggior parte delle nazioni.
La Cina ufficialmente ha speso appena il 10% della spesa degli Stati Uniti per la loro difesa, circa 90 miliardi di dollari o, con certe importazioni di armi e altri costi inclusi, forse 111 miliardi dollari l’anno. Anche se le autorità cinesi non pubblicano i dati completi su tali aree sensibili, è evidente che la Cina spende solo una parte degli Stati Uniti, e a partire da una tecnologia militare di base di gran lunga lontana da quella degli Stati Uniti.
La Cina di oggi, a causa della sua crescita dinamica economica e la sua determinazione nel perseguire gli interessi sovrani nazionali cinesi, solo perché la Cina esiste, sta diventando la nuova “immagine del nemico” del Pentagono, che ora sostituisce la precedente “immagine del nemico” dell’Islam, utilizzata dal settembre 2001 dall’amministrazione Bush-Cheney per giustificare l’esercizio del potere globale del Pentagono, o quella del comunismo sovietico durante la Guerra Fredda. Il nuovo atteggiamento militare degli Stati Uniti contro la Cina non ha nulla a che fare con qualsiasi minaccia aggressiva da parte della Cina. Il Pentagono ha deciso di aumentare il suo atteggiamento aggressivo militare verso la Cina, solo perché la Cina è diventata un forte polo indipendente e vitale per l’economia mondiale e la geopolitica. Solo gli stati vassalli sono tenuti ad esistere nel mondo globalizzato di Washington.

La Dottrina Obama: la Cina è la nuova ‘immagine del nemico’
Dopo quasi due decenni di abbandono dei propri interessi in Asia orientale, nel 2011, l’amministrazione Obama ha annunciato che gli Stati Uniti ne avrebbero fatto un “perno strategico” nella loro politica estera, concentrando l’attenzione politica e militare sulla regione dell’Asia-Pacifico, in particolare nel Sud-Est asiatico, cioè la Cina. Il termine “centro strategico” proviene da una pagina del testo classico del padre della geopolitica britannica, Sir Halford Mackinder, che ha aveva parlato in diversi momenti della Russia e poi la Cina come “potenze”, la cui articolazione geografica e posizione geopolitica pone sfide uniche all’egemonia anglo-sassone e, dal 1945, all’egemonia statunitense.
Durante gli ultimi mesi del 2011, l’amministrazione Obama ha chiaramente definito una nuova dottrina pubblica della minaccia militare, per la prontezza militare degli Stati Uniti, sulla scia dei fallimenti militari statunitensi in Iraq e in Afghanistan. Durante un viaggio presidenziale in Estremo Oriente, in Australia, il Presidente degli Stati Uniti aveva presentato ciò che veniva chiamata Dottrina Obama. [1] Obama aveva detto agli australiani:
Con la maggior parte delle centrali nucleari del mondo e un po’ più della metà del genere umano, l’Asia definirà ampiamente se il secolo prossimo sarà segnato da conflitti o dalla cooperazione … In qualità di Presidente ho, quindi, preso una decisione deliberata e strategica, come nazione del Pacifico, gli Stati Uniti svolgeranno un ruolo più ampio e di lunga durata nel plasmare questa regione e il suo futuro … ho detto alla mia squadra di sicurezza nazionale di rendere la nostra presenza e missione nell’Asia-Pacifico una priorità assoluta … Come abbiamo pianificato e previsto per il futuro, assegneremo le risorse necessarie per mantenere la nostra forte presenza militare in questa regione. Noi preserveremo la nostra capacità unica di proiezione di potenza e scoraggeremo le minacce alla pace … I nostri interessi durevoli nella regione richiedono la nostra duratura presenza nella regione.
Gli Stati Uniti sono una potenza del Pacifico, e noi siamo qui per rimanervi. In realtà, stiamo già modernizzando il dispositivo difensivo degli Stati Uniti nell’Asia Pacifico. Sarà più ampiamente schierato, mantenendo la nostra forte presenza in Giappone e nella penisola coreana, rafforzando al tempo stesso la nostra presenza nel Sud-Est asiatico. Il nostro atteggiamento sarà più flessibile, con nuove funzionalità per garantire che le nostre forze possano operare liberamente… Credo che saremo in grado di affrontare le sfide comuni, quali la proliferazione e la sicurezza marittima, e la cooperazione nel Mar Cinese Meridionale.” [2]
Al centro della visita di Obama vi era stato l’annuncio che almeno 2.500 marines degli Stati Uniti saranno di stanza a Darwin, nel Territorio Settentrionale australiano. Inoltre, con una serie di importanti accordi paralleli, colloqui con Washington sono in corso per far volare droni di sorveglianza a lungo raggio statunitensi, telecomandati dalle Isole Cocos, un territorio australiano nell’Oceano Indiano. Anche gli Stati Uniti otterranno un più ampio uso delle basi aeree australiane per gli aerei statunitensi, e un aumento delle visite di navi e sottomarini nell’Oceano Indiano attraverso una base navale presso Perth, sulla costa occidentale del paese.

L’obiettivo del Pentagono è la Cina
Per chiarire il punto ai membri europei della NATO, in un discorso ai colleghi della NATO a Washington nel luglio 2012, Phillip Hammond, segretario di stato britannico per la difesa aveva dichiarato esplicitamente che il nuovo passaggio della difesa degli Stati Uniti nella regione Asia-Pacifico, era volto contro la Cina. Hammond ha detto che “la crescente importanza strategica della regione Asia-Pacifico impone a tutti i paesi, ma in particolare agli Stati Uniti, un modo per riflettere sulla loro posizione strategica vero l’emergere della Cina come potenza mondiale. Lungi dall’essere preoccupate per l’inclinazione verso l’Asia-Pacifico, le potenze europee della NATO dovrebbero accogliere con favore il fatto che gli Stati Uniti sono disposti a impegnarsi in questa nuova sfida strategica, per conto dell’alleanza“. [3]
Come per molte delle sue operazioni, lo schieramento del Pentagono è molto più profondo rispetto a quanto il numero, relativamente piccolo di 2.500 nuovi soldati statunitensi, potrebbe suggerire.
Nell’agosto 2011, il Pentagono ha presentato la sua relazione annuale sul potere militare della Cina. Affermava che la Cina aveva colmato il gap nelle tecnologie chiave. Il viceassistente segretario alla difesa per l’Asia orientale, Michael Schiffer, ha detto che il ritmo e la portata degli investimenti militari della Cina ha “permesso alla Cina di perseguire le capacità che riteniamo potenzialmente destabilizzanti per gli equilibri regionali militari, aumentando il rischio di incomprensioni e errori di calcolo che possono contribuire a tensioni e ansie regionali“. [4] Ha citato la ristrutturazione cinese della portaerei ex-sovietica e lo sviluppo cinese del caccia stealth J-20, come indicazione delle nuove funzionalità, richiedendo una più attiva risposta militare degli Stati Uniti. Schiffer ha anche citato operazioni spaziali e informatiche cinesi, dicendo che “sviluppa un programma multi-dimensionale per migliorare le sue capacità per limitare o impedire l’uso di sistemi spaziali degli avversari, durante i periodi di crisi o di conflitto.” [5]

Andrew W. Marshall e George W. Bush

Parte II: l”Air-Sea Battle‘ del Pentagono
La strategia del Pentagono per sconfiggere la Cina, in una guerra futura, i cui dettagli sono filtrati sulla stampa USA, si chiama “Air-Sea Battle“. Che richiede un aggressivo attacco coordinato degli Stati Uniti. Bombardieri stealth e sottomarini USA metterebbero fuori uso i radar di sorveglianza e sistemi missilistici di precisione a lungo raggio della Cina, posti in profondità nel paese. Questa iniziale “campagna di accecamento” sarebbe seguita da un più grande assalto aeronavale alla Cina stessa. [6] Fondamentale per la strategia avanzata del Pentagono, lo schieramento che si è già tranquillamente iniziato, la presenza aero-navale statunitense in Giappone, Taiwan, Filippine, Vietnam e in tutto il Mar Cinese Meridionale e l’Oceano Indiano. Truppe australiane e dispiegamento navale hanno lo scopo di accedere allo strategico Mar Cinese Meridionale, come anche all’Oceano Indiano. Il motivo dichiarato è “proteggere la libertà di navigazione” nello Stretto di Malacca e nel Mar Cinese Meridionale. In realtà verrebbero posizionati per tagliare le rotte strategiche del petrolio alla Cina, in caso di conflitto totale.
L’Obiettivo di Air-Sea Battle è aiutare le forze statunitensi a resistere ad un assalto iniziale cinese e a contrattaccare per distruggere i sofisticati radar e sistemi missilistici cinesi, costruiti per tenere le navi statunitensi lontane dalle coste della Cina. [7]

L”Air-Sea Battle‘ degli USA contro la Cina
Oltre allo stazionamento dei marines degli Stati Uniti nel nord dell’Australia, Washington prevede di far volare droni di sorveglianza a lungo raggio  telecomandati dalle Isole Cocos, un territorio australiano nell’Oceano Indiano, strategicamente vitale. Inoltre avrà l’uso di basi aeree australiane, per i velivoli militari, e si avranno maggiori visite di navi e sottomarini nell’Oceano Indiano, tramite una base navale presso Perth, nelle coste occidentali dell’Australia. [8]
L’architetto della strategia anti-Cina del Pentagono dell’Air-Sea Battle è Andrew Marshall, l’uomo che ha plasmato l’avanzata strategia di guerra del Pentagono per più di 40 anni, e tra i cui seguaci vi furono Dick Cheney e Donald Rumsfeld. [9] Dagli anni ’80 Marshall è stato un promotore di una prima idea postulata nel 1982 dal maresciallo Nikolaj Ogarkov, l’allora capo di stato maggiore generale sovietico, chiamato RMA, o ‘rivoluzione negli affari militari.’ Marshall, oggi alla veneranda età di 91 anni, conserva ancora la sua scrivania e la sua influenza evidentemente molto ampia, nel Pentagono.
La migliore definizione di RMA è stata quella fornita da Marshall stesso: “Una rivoluzione negli affari militari (RMA) è un importante cambiamento nella natura della guerra causata dall’applicazione innovativa di nuove tecnologie che, in combinazione con cambiamenti drammatici nella dottrina militare e nei concetti operativi e organizzativi, modifica profondamente il carattere e la condotta delle operazioni militari“. [10] 
E’ stato sempre Andrew Marshall che ha convinto il Segretario alla Difesa statunitense Donald Rumsfeld e il suo successore Robert Gates, a schierare lo Scudo Anti-Missile Balistico in Polonia, Repubblica Ceca, Turchia e Giappone, come strategia per minimizzare qualsiasi potenziale minaccia nucleare dalla Russia e, nel caso del Giappone, ogni potenziale minaccia nucleare dalla Cina.

Parte III: La strategia del ‘Filo di Perle’ del Pentagono
Nel gennaio 2005, Andrew Marshall ha pubblicato un rapporto interno classificato per il segretario alla Difesa Donald Rumsfeld, dal titolo “Energy Futures in Asia.” Il rapporto di Marshall, che è trapelato su un giornale di Washington, ha inventato la strategia di lungo termine del ‘Filo di Perle’, per descrivere ciò che chiamava la crescente minaccia militare cinese agli “interessi strategici degli USA” nello spazio asiatico. [11]
Il rapporto interno del Pentagono sostiene che “la Cina sta costruendo relazioni strategiche lungo le rotte marittime dal Medio Oriente al Mar Cinese Meridionale, in modo da suggerire il posizionamento difensivo e offensivo per la protezione degli interessi energetici della Cina, ma anche per servire gli obiettivi di sicurezza generali.”
Nella relazione al Pentagono di Andrew Marshall, il termine strategia ‘Filo di Perle’ della Cina fu utilizzato per la prima volta. E’ un termine del Pentagono e non un termine cinese. Il rapporto dichiarava che la Cina aveva adottato la  strategia del ‘Filo di Perle’, di basi e legami diplomatici, che si estende dal Medio Oriente alla Cina meridionale, includendo una nuova base navale in costruzione nel porto pakistano di Gwadar. Sosteneva che “Beijing ha già istituito posti d’intercettazione elettronica a Gwadar, nell’angolo sud-ovest del paese, la parte più vicina al Golfo Persico. Il posto monitora il traffico navale attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mare Arabico“. [12]
Il rapporto interno di Marshall continuava a mettere in guardia su altre “perle” della strategia delle rotte della Cina:
• Bangladesh: la Cina sta rafforzando i suoi legami con il governo e costruisce un impianto portuale per container a Chittagong. I cinesi sono “in cerca di un più ampio accesso navale e commerciale” in Bangladesh.
• Birmania: la Cina ha sviluppato stretti legami con il regime militare di Rangoon e trasformato una nazione diffidente verso la Cina in un “satellite” di Beijing, vicino allo Stretto di Malacca, attraverso il quale passa l’80 per cento delle importazioni di petrolio della Cina. La Cina sta costruendo basi navali in Myanmar e ha impianti elettronici di raccolta di informazioni sulle isole nel Golfo del Bengala, nei pressi dello stretto di Malacca. Beijing ha anche fornito al Myanmar “miliardi di dollari in assistenza militare, a sostegno di una alleanza militare de facto“, dice il rapporto.
• Cambogia: la Cina hanno firmato un accordo militare nel novembre 2003 per fornire addestramento e attrezzature. Beijing sta aiutando la Cambogia a costruire una linea ferroviaria dalla Cina meridionale al mare.
• Mar Cinese Meridionale: le attività cinesi nella regione riguardano le rivendicazioni territoriali per “proteggere o negare il transito di petroliere attraverso il Mar Cinese Meridionale“, dice il rapporto. Anche la Cina sta costruendo le sue forze militari nella regione, per essere in grado di “proiettare il potere aeronavale” dal continente e dall’isola di Hainan. La Cina ha recentemente aggiornato una pista d’atterraggio militare sulla Woody Island e ha aumentato la sua presenza con le piattaforme di trivellazione petrolifere e le navi oceanografiche.
• Thailandia: la Cina sta prendendo in considerazione la costruzione, con un finanziamento di 20 miliardi dollari, di un canale che attraversi l’Istmo di Kra consentendo alle navi di bypassare lo stretto di Malacca. Il progetto del  canale darebbe alla Cina impianti portuali, magazzini e altre infrastrutture in Thailandia, volte a rafforzare l’influenza cinese nella regione, indicava il rapporto… Il Comando Sud degli Stati Uniti ha presentato una relazione classificata simile alla fine degli anni ’90, che avvertiva che la Cina stava cercando di utilizzare impianti portuali commerciali in tutto il mondo, per il controllo strategico dei “colli di bottiglia”. [13]

Spezzare il ‘Filo di Perle’
Significative azioni del Pentagono e degli Stati Uniti, come la relazione del 2005 indicava, avevano lo scopo di contrastare i tentativi della Cina per difendere la propria sicurezza energetica tramite il ‘Filo di Perle’. Gli interventi degli Stati Uniti dal 2007 in Birmania/Myanmar hanno avuto due fasi.
La prima è stata la cosiddetta Rivoluzione Zafferano, una destabilizzazione nel 2007, sostenuta da Dipartimento di Stato e dalla CIA, volta a mettere al centro dell’attenzione internazionale le pratiche sui diritti umani della dittatura militare del Myanmar. L’obiettivo era isolare ulteriormente il paese, dalla posizione strategica, a livello internazionale in tutte le relazioni economiche, a parte la Cina. Lo sfondo alle azioni degli Stati Uniti era la costruzione di oleodotti e gasdotti della Cina, da Kunming nella provincia dello Yunnan, nel sud-ovest della Cina, lungo la vecchia strada birmana in Myanmar, fino alla Baia del Bengala, di fronte a India e Bangladesh, nell’Oceano indiano settentrionale.
Forzare i capi militari birmani, in stretta dipendenza dalla Cina, è stato uno dei fattori scatenanti della decisione dei militari del Myanmar ad aprirsi economicamente verso l’Occidente. Avevano dichiarato che l’inasprimento delle sanzioni economiche degli Stati Uniti aveva causato gravi danni al paese e il presidente Thein Sein avviò una grande liberalizzazione, oltre a permettere alla dissidente sostenuta dagli USA, Aung San Suu Kyi, di essere libera e di concorrere a cariche elettive con il suo  partito, in cambio delle promesse della segretaria di Stato USA Hillary Clinton, di investimenti statunitensi nel paese e dell’allentamento delle sanzioni economiche degli Stati Uniti. [14]
Le aziende statunitensi si avvicinano al Mynamar, supportate da Washington, per introdurre le assai distruttive riforme del “libero mercato” che apriranno il Myanmar all’instabilità. Gli Stati Uniti non consentono investimenti in società possedute dalle forze armate del Myanmar o dal suo Ministero della Difesa. Saranno anche in grado di imporre sanzioni su “coloro che minano il processo di riforma, violano i diritti umani, contribuiscono al conflitto etnico o partecipano a scambi militari con la Corea del Nord.” Gli Stati Uniti bloccheranno le imprese o gli individui che effettuano transazioni con qualsiasi “nazionale specialmente designato” o imprese che controllano – consentendo a  Washington, ad esempio, di fermare il flusso di denaro che va ai gruppi che “perturbano il processo di riforma“. È il classico approccio del “bastone e della carota”, facendo penzolare la carota delle ricchezze incalcolabili se il Myanmar apre la propria economia alle società statunitensi, e punendo coloro che cercano di resistere alla cessione del patrimonio del paese. Petrolio e gas, di vitale importanza per la Cina, saranno un obiettivo speciale dell’intervento degli Stati Uniti. Ad aziende e individui statunitensi sarà consentito investire nella statale Myanmar Oil and Gas Enterprise. [15]
Obama ha anche creato il nuovo potere governativo d’imporre “sanzioni di blocco” a chiunque minacci la pace in Myanmar. Le imprese con più di 500.000 dollari di investimenti nel Paese, dovranno presentare una relazione annuale al Dipartimento di Stato, con i dettagli sui diritti dei lavoratori, le acquisizioni dei terreni e dei pagamenti da più di 10.000 dollari a enti governativi, tra cui le imprese di proprietà statale del Myanmar.
Alle aziende e agli individui statunitensi sarà consentito investire nella statale Myanmar Oil and Gas Enterprise, ma tutti gli investitori dovranno notificarlo al Dipartimento di Stato entro 60 giorni.
Anche le ONG sui “diritti umani” degli USA, strettamente associate o ritenute associate con i piani geopolitici del Dipartimento di Stato USA, tra cui Freedom House, Human Rights Watch, Istituto per la democrazia asiatica, Open Society Foundations, Medici per i Diritti Umani, la Campagna USA per la Birmania, United to End Genocide, saranno ora autorizzate ad operare in Myanmar, in base a una decisione della segretaria di stato Clinton, dell’aprile 2012. [16]
La Thailandia, un altro tassello della strategia difensiva cinese del ‘Filo di Perle’, è anch’essa oggetto di un’intensa destabilizzazione, nel corso degli ultimi anni. Ora, con la sorella di un corrotto ex primo ministro in carica, i rapporti USA-Thailandia sono notevolmente migliorati.
Dopo mesi di scontri sanguinosi, il miliardario ed ex primo ministro thailandese, filo-USA, Thaksin Shinawatra, è riuscito a comprare il modo di nominare la sorella, Yingluck Shinawatra a Primo Ministro, mentre dall’estero  tira le fila della politica. Thaksin si gode uno status confortevole negli Stati Uniti, in questo momento, estate 2012.
Le relazioni degli Stati Uniti con la sorella di Thaksin, Yingluck Shinawatra, vanno verso l’adempimento diretto del “perno strategico” di Obama, concentrandosi sulla “minaccia cinese”. Nel giugno 2012, il generale Martin E. Dempsey, presidente dell’US Joint Chiefs of Staff, di ritorno da una visita, questo mese, in Thailandia, Filippine e Singapore ha dichiarato: “Vogliamo avere una partnership con queste nazioni e una presenza in rotazione, che ci permetterà di costruire capacità comuni per interessi comuni.” Questi sono precisamente i tasselli chiave di ciò che il Pentagono chiama ‘Filo di Perle’.
Il Pentagono sta ora negoziando, con calma, per ritornare nelle basi abbandonate della guerra del Vietnam. Sta negoziando con il governo thailandese per creare un nuovo hub per le “emergenze”, sulla Royal Thai Navy Air Base di U-Tapao, 90 km a sud di Bangkok. L’esercito statunitense vi ha costruito una pista lunga due miglia, uno delle più lunghe dell’Asia, che negli anni ’60 operava come importante base di rifornimento, durante la guerra del Vietnam.
Il Pentagono sta lavorando anche per garantire più diritti alle visite della US Navy nei porti tailandesi, ed operazioni congiunte di sorveglianza aerea per monitorare le rotte commerciali e i movimenti militari. La Marina degli Stati Uniti presto baserà quattro delle sue più recenti navi da guerra – Littoral Combat Ships – a Singapore e li farà ruotare periodicamente in Thailandia e in altri paesi del Sudest asiatico. La Marina cerca di condurre missioni congiunte di sorveglianza aerea dalla Thailandia. [17]
Inoltre, il vicesegretario alla difesa Ashton Carter, è andato in Thailandia nel luglio 2012, e il governo thailandese ha invitato il segretario alla difesa Leon Panetta, che ha incontrato il ministro della difesa thailandese in una conferenza a Singapore, a giugno. [18]
Nel 2014, la Marina degli Stati Uniti dovrebbe iniziare lo schieramento nel Pacifico del nuovo aereo da ricognizione antisommergibile P-8A Poseidon, sostituendo gli aerei da sorveglianza P-3C Orion. La Marina sta inoltre preparandosi a schierare nuovi droni di sorveglianza da alta quota, nella regione Asia-Pacifico, nello stesso periodo. [19]

Parte IV: la ‘Politica della Difesa India-USA rivolta a Est’
Il segretario alla difesa Leon Panetta era in India a giugno di quest’anno, dove ha proclamato che la cooperazione nella difesa con l’India è il perno della strategia di sicurezza degli Stati Uniti in Asia. Si è impegnato a contribuire allo sviluppo delle capacità militari dell’India e ad aiutare l’India nella produzione congiunta di “articoli” ad alta tecnologia per la difesa. Panetta era il quinto membro del gabinetto Obama a visitare l’India quest’anno. Il messaggio che tutti hanno portato è che, per gli Stati Uniti, l’India sarà la relazione principale del 21° secolo. Il motivo è l’emergere della Cina. [20]
Diversi anni fa, durante l’amministrazione Bush, Washington ha fatto una mossa importante assumendo l’India come alleato militare degli Stati Uniti contro l’emergente presenza cinese in Asia. L’India la chiama “Politica volta ad est.” In realtà, nonostante tutte le affermazioni in senso contrario, si tratta di una politica militare “volta contro la Cina“.
Nei commenti di agosto 2012, il vicesegretario della difesa Ashton Carter ha dichiarato: “L’India è anche parte fondamentale del nostro riequilibrio nella regione Asia-Pacifico e, crediamo, nella più ampia sicurezza e prosperità del 21° secolo. La relazione USA-India ha una portata globale, come importanza ed influenza in entrambi i paesi.” [21] Nel 2011, l’esercito statunitense ha condotto più di 50 significative attività militari con l’India.
Carter ha continuato in un discorso dopo il viaggio a New Delhi, “I nostri interessi di sicurezza convergono: sulla sicurezza marittima, in tutta la regione dell’Oceano Indiano, in Afghanistan, dove l’India ha fatto tanto per lo sviluppo economico e delle forze di sicurezza afgane, e sulle più generali questioni regionali, in cui condividiamo interessi a lungo termine. Sono andato in India su richiesta del segretario Panetta e con una delegazione di esperti di politica e tecnici di alto livello degli Stati Uniti“. [22]

Oceano Indiano
La  strategia del ‘Filo di Perle’ del Pentagono contro la Cina, in effetti, non è fatta di belle perle, ma è un cappio del boia intorno ai confini della Cina, progettato, in caso di grave conflitto, per escludere completamente la Cina dal suo accesso alle vitali materie prime, soprattutto e in particolare, dal petrolio del Golfo Persico e dell’Africa.
L’ex consigliere del Pentagono Robert D. Kaplan, ora con Stratfor, ha rilevato che l’Oceano Indiano sta diventando il “centro strategico di gravità” mondiale e chi controlla quel centro, controlla l’Eurasia, tra cui la Cina. L’Oceano è il passaggio di vitale importanza dei flussi energetici e commerciali tra Medio Oriente, Cina e paesi dell’Estremo Oriente. Più strategicamente, è il cuore dell’economia sud-sud in via di sviluppo tra la Cina, l’Africa e l’America Latina.
Dal 1997 il commercio tra Cina e Africa è aumentato più di 20 volte e il commercio con l’America Latina, tra cui il Brasile, è aumentato quattordici volte in soli dieci anni. Questa dinamica, se perdura, eclisserà la dimensione economica dell’Unione europea, così come le economie del Nord America in declino industriale, in meno di un decennio. Questo è una tendenza che Washington e Wall Street sono determinati a impedire a tutti i costi.
A cavallo dell’Arco islamico – che si estende dalla Somalia all’Indonesia, passando per i paesi del Golfo e dell’Asia centrale – la regione circostante l’Oceano Indiano, sicuramente diventerà il nuovo centro di gravità strategico del mondo. [23]
A nessun blocco economico rivale può essere consentito di sfidare l’egemonia statunitense. L’ex consigliere geopolitico di Obama, Zbigniew Brzezinski, un seguace della geopolitica di Mackinder, ed ancora oggi insieme a Henry Kissinger, una delle persone più influenti sul potere degli Stati Uniti, ha riassunto la posizione come vista da Washington, nel suo libro del 1997, La Grande Scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici:
E’ imperativo che non emerga nessun sfidante eurasiatico in grado di dominare l’Eurasia, e quindi anche di sfidare l’America. La formulazione di un approccio globale e integrato di una geo-strategia eurasiatica, è dunque lo scopo di questo libro.” [24]
Per l’America, il premio geopolitico principale è l’Eurasia…. Il primato globale dell’America è direttamente dipendente da quanto tempo e quanto efficacemente la sua preponderanza sul continente eurasiatico sarà sostenuta.” [25]
In tale contesto, come gli USA ‘gestiscono’ l’Eurasia è fondamentale. L’Eurasia  è il più grande continente del globo ed è geopoliticamente assiale. Una potenza che domina l’Eurasia controllerebbe due delle tre regioni mondiali più avanzate ed economicamente produttive. Un semplice sguardo alla mappa suggerisce che anche il controllo dell’Eurasia comporterebbe quasi automaticamente la subordinazione dell’Africa, rendendo l’emisfero occidentale e l’Oceania geopoliticamente periferiche rispetto al continente centrale del mondo. Circa il 75 per cento della popolazione mondiale vive in Eurasia, e la maggior parte della ricchezza fisica del mondo è sempre lì, sia nelle sue imprese che sotto il suo suolo. L’Eurasia raccoglie il 60 per cento del PIL mondiale e circa i tre quarti delle risorse energetiche mondiali conosciute. [26]
L’Oceano Indiano è coronato da quello che alcuni chiamano arco dei paesi islamici, che va dall’Africa orientale all’Indonesia attraverso i paesi del Golfo Persico e l’Asia centrale. L’emergere della Cina e di altre potenze asiatiche minori, nel corso degli ultimi due decenni dopo la fine dalla guerra fredda, ha messo in discussione l’egemonia statunitense sull’Oceano Indiano per la prima volta dall’inizio della Guerra Fredda. Soprattutto negli ultimi anni, mentre l’influenza economica statunitense è precipitosamente diminuita a livello mondiale, e quella della Cina è aumentata in modo spettacolare, il Pentagono ha iniziato a riconsiderare la propria presenza strategica nell’Oceano Indiano. Il ‘Perno Asiatico’ di Obama è centrato sull’affermazione decisiva del controllo del Pentagono sulle rotte marittime dell’Oceano Indiano e sulle acque del Mar Cinese Meridionale.
La base militare statunitense di Okinawa, in Giappone, è stata ricostruita come importante centro di proiezione di potenza militare degli Stati Uniti nei confronti della Cina. A partire dal 2010 vi sono stati più di 35.000 militari statunitensi di stanza in Giappone e vi lavorano altri 5.500 civili del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti. La Settima Flotta degli Stati Uniti ha sede a Yokosuka. La 3.za Forza di Spedizione dei Marine è a Okinawa. 130 caccia dell’USAF sono di stanza nelle basi aeree di Misawa e Kadena.
Il governo giapponese nel 2011 ha iniziato un programma di armamento volto a contrastare la crescente presunta minaccia cinese. Il comando giapponese ha esortato i propri capi a presentare una petizione agli Stati Uniti per consentire la vendita dei caccia F-22A Raptor, cosa attualmente illegale in base alla legge statunitense. I militari statunitensi e sudcoreani hanno approfondito la loro alleanza strategica, e oltre 45.000 soldati statunitensi sono ora di stanza in Corea del Sud. La Corea del Sud e gli USA sostengono che questo è dovuto alla modernizzazione militare della Corea del Nord. Cina e Corea del Nord la denunciano come inutilmente provocatoria. [27]
Sotto la copertura della guerra contro il terrorismo, gli Stati Uniti hanno sviluppato importanti accordi militari con le Filippine e con l’esercito indonesiano. La base militare di Diego Garcia è il perno del controllo degli Stati Uniti dell’Oceano Indiano. Nel 1971 le forze armate USA cacciarono i cittadini di Diego Garcia, per costruire una grande installazione militare e per svolgervi missioni contro l’Iraq e l’Afghanistan.
La Cina ha due talloni di Achille – lo Stretto di Hormuz, all’uscita del Golfo Persico, e lo Stretto di Malacca, presso Singapore. Circa il 20% del petrolio della Cina passa attraverso lo Stretto di Hormuz. E circa l’80% delle importazioni di petrolio e il commercio principale cinesi passano attraverso lo Stretto di Malacca.
Per impedire alla Cina di emergere con successo come principale concorrente economico mondiale degli Stati Uniti, Washington ha lanciato la cosiddetta ‘primavera araba’, alla fine del 2010. Mentre le aspirazioni di milioni di comuni cittadini arabi in Tunisia, Libia, Egitto e altrove, per la libertà e la democrazia era vera, in effetti sono stati usati come carne da cannone inconsapevole, per scatenare la strategia statunitense del caos, delle guerre e dei conflitti intra-islamici in tutto il mondo islamico ricco di petrolio, dalla Libia in Nord Africa alla Siria e, infine, all’Iran in Medio Oriente. [28]
La strategia degli Stati Uniti nei paesi dell’Arco islamici a cavallo dell’Oceano Indiano, come dice l’analista strategico Mohamed Hassan, è questa:
Gli Stati Uniti cercano di controllare queste risorse… per impedire che raggiungano la Cina. Ciò è stato uno dei principali obiettivi delle guerre in Iraq e Afghanistan, ma queste si sono trasformate in un fiasco. Gli Stati Uniti hanno distrutto questi paesi, al fine di istituire dei governi che sarebbero stati docili, ma hanno fallito. La ciliegina sulla torta è che i nuovi governi iracheno e afghano commerciano con la Cina! Beijing non ha pertanto bisogno di spendere miliardi di dollari per una guerra illegale, al fine di mettere le mani sull’oro nero iracheno: le imprese cinesi semplicemente hanno comprato concessioni petrolifere all’asta, nel pieno rispetto delle regole. … La strategia statunitense è fallita su tutta la linea. Vi è tuttavia una opzione ancora aperta per gli Stati Uniti: mantenere il caos al fine di evitare che tali paesi raggiungano la stabilità a vantaggio della Cina. Ciò significa continuare la guerra in Iraq e in Afghanistan ed estenderla a paesi come l’Iran, lo Yemen e la Somalia.” [29]

Parte V: Mar Cinese Meridionale
Il completamento del ‘Filo di Perle’ del Pentagono, quale cappio del boia sulla Cina, per tagliare i vitali rifornimenti energetici e altre importazioni in caso di guerra nel 2012, è incentrato sulla grande manipolazione degli Stati Uniti degli eventi nel Mar Cinese Meridionale. Il Ministero delle Risorse Geologiche e Minerarie della Repubblica popolare cinese ha stimato che il Mar Cinese Meridionale può contenere 18 miliardi di tonnellate di petrolio greggio (rispetto al Kuwait, con i suoi 13 miliardi di tonnellate). La stima più ottimistica suggerisce che le risorse petrolifere (potenziali riserve non certe) delle isole Spratly e Paracel, nel Mar Cinese Meridionale, potrebbe essere di 105 miliardi di barili di petrolio, e che il totale per il Mar Cinese Meridionale potrebbe essere di 213 miliardi di barili. [30]
La presenza di tali vaste riserve di energia non sorprendentemente è diventata un importante problema di sicurezza energetica per la Cina. Washington ha compiuto negli ultimi anni un intervento calcolato per sabotare gli interessi cinesi, utilizzando in particolare il Vietnam come cuneo contro l’esplorazione petrolifera cinese nella zona. Nel luglio 2012, l’Assemblea nazionale del Vietnam ha approvato una legge che delimita le frontiere marittime vietnamite, includendo le Spratly e le isole Paracel. L’influenza degli Stati Uniti in Vietnam, da quando il paese si è aperto alla liberalizzazione economica, è diventata determinante.
Nel 2011 l’esercito statunitense ha iniziato la collaborazione con il Vietnam, comprendente anche “pacifiche” esercitazioni militari. Washington ha sostenuto sia le Filippine che il Vietnam nelle loro rivendicazioni territoriali sul territorio nel Mar Cinese Meridionale reclamato dai cinesi, incoraggiando questi piccoli paesi a non cercare una soluzione diplomatica. [31]
Nel 2010 le major petrolifere statunitensi e inglesi hanno formulato l’offerta per l’esplorazione nel Mar Cinese Meridionale. L’offerta di Chevron e BP si è aggiunta alla presenza della statunitense Anadarko Petroleum Corporation nella regione. Questa mossa è essenziale per avere il pretesto per “Difendere gli interessi petroliferi” di Washington nella zona. [32]
Nell’aprile 2012, la nave da guerra filippina Gregorio del Pilar è stata coinvolta in uno stallo con due navi da sorveglianza cinesi, presso Scarborough Shoal, una zona rivendicata da entrambe le nazioni. La marina filippina aveva cercato di arrestare i pescatori cinesi che avrebbero catturato specie marine protette dal governo nella zona, ma i pattugliatori glielo hanno impedito. Il 14 aprile 2012, Stati Uniti e Filippine hanno tenuto le loro esercizi annuali a Palawan, Filippine. Il 7 maggio 2012, il Viceministro degli Esteri cinese Fu Ying ha convocato una riunione con Alex Chua, incaricato d’affari dell’ambasciata filippina in Cina, per avere una rappresentazione seria dell’incidente a Scarborough Shoal.
Dalla Corea del Sud alle Filippine e al Vietnam, il Pentagono e Dipartimento di Stato USA alimentano lo scontro sui diritti per il Mar Cinese Meridionale, per inserirvi furtivamente la presenza militare statunitense, per “difendere” gli interessi vietnamiti, giapponesi, coreani o filippini. Il cappio del boia militare si sta lentamente stringendo intorno alla Cina.
Mentre l’accesso della Cina alle vaste risorse off-shore di petrolio e gas vengono limitati, Washington sta attivamente cercando di attirare la Cina nel perseguimento del massiccio sfruttamento del gas di scisto in Cina. Le ragioni non hanno nulla a che fare con la buona volontà degli Stati Uniti nei confronti della Cina. Si tratta, infatti, di un’altra importante arma per la distruzione della Cina, ora attraverso una forma di guerra ambientale.

F. William Engdahl, autore di Es klebt Blut un Händen Euren (FinanzBuchVerlag)

Note:
[1] President Barack Obama, Remarks By President Obama to the Australian Parliament, 17 novembre 2011.
[2] Ibidem.
[3] Otto Kreisher, UK Defense Chief to NATO: Pull Your Weight in Europe While US Handles China, 22 luglio 2012
[4] BBC, China military ‘closing key gaps’, says Pentagon, 25 agosto 2011.
[5] Ibidem.
[6] Greg Jaffe, US Model for a Future War Fans Tensions with China and inside Pentagon, Washington Post, 2 agosto 2012
[7] Ibidem
[8] Matt Siegel, As Part of Pact, US Marines Arrive in Australia, in China’s Strategic Backyard, The New York Times, 4 aprile 2012.
[9] Greg Jaffe, op. cit.
[10] F. William Engdahl, Full Spectrum Dominance: Totallitarian democracy in the New World Order, Wiesbaden, 2009, edition.engdahl, p. 190.
[11] The Washington Times, China Builds up Strategic Sea Lanes, 17 gennaio 2005 
[12] Ibidem.
[13] Ibidem.
[14] Wall Street Journal, An Opening in Burma: The regime’s tentative liberalization is worth testing for sincerity, 22 novembre 2011  
[15] Radio Free Asia, US to Invest in Burma’s Oil, 7 novembre 2011  
[16] Shaun Tandon, US eases Myanmar restrictions for NGOs, AFP, 17 aprile 2012
[17] Craig Whitlock, US eyes return to some Southeast Asia military bases, Washington Post, 23 giugno 2012
[18] Ibidem.
[19] Ibidem.
[20] Premvir Das, Taking US-India defence links to the next level, 18 giugno 2012
[21] Zeenews, US-India ties are global in scope: Pentagon, 2 agosto 2012
[22] Ibidem
[23] Gregoire Lalieu, Michael Collon, Is the Fate of the World Being Decided Today in the Indian Ocean?, 3 novembre 2010
[24] Zbigniew Brzezinski, The Grand Chessboard: American Primacy And It’s Geostrategic Imperatives, 1997, Basic Books, p. xiv.
[25] Ibidem, p. 30.
[26] Ibidem, p. 31.
[27] Cas Group, Background on the South China Sea Crisis 
[28] Gregoire Lalieu, et al, op. cit.
[29] Ibidem.
[30] GlobalSecurity.org, South China Sea Oil and Natural Gas
[31] Agence France Presse, US, Vietnam Start Military Relationship, 1° agosto 2011
[32] Zacks Equity Research, Oil Majors Eye South China Sea, 24 giugno 2010

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Il boom economico dell’Eurasia e la Geopolitica: il ponte terrestre della Cina verso l’Europa: L’alta velocità ferroviaria Cina-Turchia

F. William Engdahl,Global Research, 27 aprile 2012

La prospettiva di un boom economico eurasiatico senza precedenti, che duri fino al prossimo secolo e oltre, è a portata di mano. I primi passi che vincolano il vasto spazio economico sono stati fatti con numerosi e poco pubblicizzati collegamenti ferroviari che connettono Cina, Russia, Kazakistan e parti dell’Europa occidentale. Sta diventando chiaro a più persone in Europa, Africa, Medio Oriente e Eurasia, tra cui Cina e Russia, che la loro naturale tendenza a costruire questi mercati si trova di fronte a un solo grande ostacolo: la NATO e la completa ossessione per la Spectrum Dominance del Pentagono degli Stati Uniti. Le infrastrutture ferroviarie sono una chiave importante per la costruzione di nuovi grandi mercati economici, in tutta l’Eurasia.
Cina e Turchia sono in trattative per costruire un nuovo collegamento ad alta velocità ferroviaria in Turchia. Se completato, sarebbe il più grande progetto ferroviario del paese, compreso anche il collegamento ferroviario Berlino-Baghdad precedente alla prima guerra mondiale. Il progetto è stato forse il punto all’ordine del giorno più importante, molto più della Siria durante i colloqui a Pechino tra il Primo Ministro Recep Tayyip Erdogan e la leadership cinese, ai primi di aprile. Il collegamento ferroviario proposto passerebbe da Kars, al confine orientale con l’Armenia, e attraverso la Turchia fino ad Istanbul, dove si collegherà al tunnel ferroviario Marmaray, attualmente in costruzione, che corre sotto lo stretto del Bosforo. Poi continuerà fino a Edirne, vicino al confine con Grecia e Bulgaria dell’Unione europea. Costerà una cifra stimata a 35 miliardi di dollari. La realizzazione del collegamento turco completerebbe il progetto cinese del ponte ferroviario Trans-Eurasia che porterebbe merci dalla Cina a Spagna e Inghilterra. (1)
La linea Kars-Edirne dovrebbe ridurre i tempi di viaggio attraverso la Turchia di due terzi, da 36 ore a 12. In base ad un accordo siglato tra la Cina e la Turchia, nell’ottobre 2010, la Cina ha acconsentito a concedere prestiti per 30 miliardi di dollari per la prevista rete ferroviaria. (2) Inoltre, una ferrovia Baku-Tbilisi-Kars (BTK) che collega la capitale dell’Azerbaijan Baku a Kars è in costruzione, aumentando notevolmente l’importanza strategica della linea Edirne-Kars. Per la Cina, ciò inserirebbe una nuova linea critica alla sua infrastruttura ferroviaria, che attraversa l’Eurasia fino ai mercati d’Europa e oltre.
La visita di Erdogan a Pechino è stata significativa per altri motivi. E’ stato il primo viaggio ad alto livello di un Primo Ministro turco in Cina, dal 1985. Il fatto che Erdogan abbia inoltre fissato un incontro ad alto livello con il vicepresidente cinese Xi Jinping, l’uomo che potrebbe essere il prossimo presidente cinese, e che gli sia stata concessa una visita straordinaria nella ricca zona petrolifera della Cina, la provincia dello Xinjiang, mostra anche l’alta priorità che la Cina sta mettendo nelle sue relazioni con la Turchia, una forza strategica chiave emergente in Medio Oriente.
Lo Xinjiang è una parte molto sensibile della Cina, in quanto ospita circa 9 milioni di uiguri che condividono un patrimonio turco con la Turchia, nonché l’adesione nominale al ramo turco sunnita dell’Islam. Nel luglio 2009 il governo degli Stati Uniti, agendo attraverso il National Endowment for Democracy, l’ONG che finanzia i cambi di regime, ha sostenuto una grande rivolta degli uiguri, in cui furono uccisi o feriti molti proprietari di negozi cinesi Han. Washington a sua volta, aveva accusato dei disordini Pechino, come parte di una strategia di crescente pressione sulla Cina. (3) Durante i disordini degli uiguri nello Xinjiang, del 2009, Erdogan accusò Pechino di “genocidio” e attaccò i cinesi sui diritti umani, un problema rischioso per la Turchia, dato i suoi problemi con i curdi. Chiaramente le priorità economiche di entrambe le parti hanno, ora, cambiato i calcoli politici.

Costruire il più grande mercato del mondo
Contrariamente al dogma di Milton Friedman e dei suoi seguaci, i mercati non sono mai “liberi.” Sono sempre prodotti dall’uomo. L’elemento essenziale per creare nuovi mercati è la costruzione di infrastrutture e la massa enorme dei collegamenti ferroviari dell’Eurasia è essenziale per questi nuovi mercati.  
Con la fine della Guerra Fredda nel 1990, il grande spazio terrestre sotto-sviluppato dell’Eurasia è diventato di nuovo aperto. Questo spazio contiene il 40 per cento della superficie totale nel mondo, in gran parte terra incontaminata principalmente dedita all’agricoltura, che contiene tre quarti della popolazione mondiale, un patrimonio di valore incalcolabile. Si compone di 88 paesi del mondo e dei tre quarti delle risorse energetiche mondiali conosciute, così come di ogni minerale noto necessario per l’industrializzazione. L’America del Nord come potenziale economico, ricco com’è, impallidisce al confronto.
La discussione sulla linea ferroviaria Turchia-Cina è solo una parte di una vasta strategia cinese, volta a tessere una rete di collegamenti ferroviari interni in tutto il continente eurasiatico. L’obiettivo è creare letteralmente il più grande nuovo spazio economico del mondo e, a sua volta, un nuovo grande mercato non solo per la Cina, ma per tutti i paesi eurasiatici, il Medio Oriente e l’Europa occidentale. Un servizio ferroviario diretto è più veloce e meno costoso delle navi o dei camion, e molto meno rispetto agli aerei. Per i  prodotti cinesi o altri eurasiatici, i collegamenti ferroviari del ponte terrestre creano una grande attività economica di scambio su tutta la linea ferroviaria.
Due fattori hanno fatto realizzare questa prospettiva per la prima volta, dalla Seconda Guerra Mondiale. Prima, il crollo dell’Unione Sovietica ha aperto lo spazio terrestre dell’Eurasia in modi completamente nuovi, come ha fatto l’apertura della Cina verso la Russia e i suoi vicini eurasiatici, superando decenni di diffidenza. Questo risponde all’ampliamento ad est dell’Unione europea verso i paesi dell’ex Patto di Varsavia.
La domanda di un trasporto ferroviario più veloce sulle grandi distanze eurasiatiche è chiara. L’attività dei porti dei contenitori della Cina e quella delle sue destinazioni europee e del Nord America, sta raggiungendo un punto di saturazione con i volumi del traffico dei contenitori che balzano sulla doppia cifra. Singapore ha recentemente sostituito Rotterdam come più grande porto del mondo in termini di volume. Il tasso di crescita dei porto per container nella Cina, nel 2006, prima dello scoppio della crisi finanziaria mondiale, era circa il 25% annuo. Nel 2007, i porti cinesi rappresentavano circa il 28 per cento di tutto il traffico nei porti per container del mondo. (4) Tuttavia c’è un altro aspetto delle strategie cinese e, in una certa misura russa, per il ponte terrestre. Spostando i flussi commerciali via terra, li rende più sicuri di fronte alle crescenti tensioni militari tra le nazioni della Shanghai Cooperation Organization, in particolare Cina e Russia, e la NATO. Il trasporto marittimo deve attraversare stretti passaggi altamente vulnerabili, o colli di bottiglia, come lo Stretto di Malacca malese.
La ferrovia turca Kars-Edirne sarebbe parte integrante di una intera rete di corridoi ferroviari cinesi, avviata in tutto il continente eurasiatico. Seguendo l’esempio di come le infrastrutture ferroviarie hanno trasformato lo spazio economico dell’Europa, e più tardi dell’America, nel corso del tardo 19° secolo, il governo cinese, che oggi si pone come costruttore di ferrovie più efficiente del mondo, ha tranquillamente esteso i suoi collegamenti ferroviari in Asia centrale e oltre, per diversi anni. Ha proceduto per segmenti, uno dei motivi per cui l’ampia ambizione della propria grande infrastruttura ferroviaria abbia attirato così poco attenzione, fino ad oggi, in Occidente, al di fuori del settore dei trasporti marittimi.

La Cina costruisce il secondo ponte eurasiatico
Entro il 2011 la Cina aveva completato un secondo ponte terrestre eurasiatico, che va dal porto cinese di Lianyungang sul Mar Cinese Orientale, fino a Druzhba in Kazakistan, e in Asia centrale, Asia occidentale e in Europa con varie destinazioni europee e, infine, a Rotterdam, il porto dell’Olanda sulla costa atlantica.
Il secondo ponte eurasiatico è una nuova linea ferroviaria che collega il Pacifico e l’Atlantico che è stato completato dalla Cina a Druzhba, in Kazakhstan. Questo nuovo ponte terrestre dell’Eurasia si estende nell’ovest della Cina attraverso sei province – Jiangsu, Anhui, Henan, Shaanxi, Gansu e regione autonoma di Xinjiang, che rispettivamente confinano con la provincia dello Shandong, la provincia dello Shanxi, la provincia di Hubei, la provincia del Sichuan, la provincia di Qinghai, la Regione Autonoma Ningxia Hui e la Mongolia Interna. Coprendo circa 360.000 chilometri quadrati, il 37% dello spazio totale terrestre della Cina. Circa 400 milioni di persone vivono nella zona, rappresentando il 30% della popolazione totale del paese. Al di fuori della Cina, il ponte terrestre copre oltre 40 paesi e regioni, sia in Asia che in Europa, ed è particolarmente importante per i paesi dell’Europa centrale e dell’Asia occidentale che non hanno sbocchi sul mare.
Nel 2011 il vice premier cinese Wang Qishan aveva annunciato che i piani per costruire un nuovo collegamento ad alta velocità ferroviaria in Kazakhstan, collegando le città di Astana e Almaty, sarebbero stati pronti nel 2015. La linea Astana-Almaty, con una lunghezza totale di 1050 chilometri, impiegando l’avanzata tecnologia ferroviaria della Cina, consentirà ai treni ad alta velocità di viaggiare ad una velocità di 350 chilometri all’ora.
La DB Schenker Rail Automotive trasporta ricambi auto da Lipsia a Shenyang, nel nordest della Cina, per la BMW. I treni carichi di parti e componenti partono dal terminale carichi della DB Schenker, a Lipsia, per un viaggio di tre settimane, 11.000 km, verso lo stabilimento BMW di Shenyang nella provincia di Liaoning, in cui vengono utilizzati i componenti per l’assemblaggio dei veicoli BMW. A partire dalla fine del novembre 2011, i treni con destinazione Shenyang partivano da Lipsia una volta al giorno. “Con un tempo di transito di 23 giorni, i treni diretti sono due volte più veloci del trasporto marittimo, seguito dal trasporto stradale verso l’entroterra cinese“, dice il Dott. Karl-Friedrich Rausch, membro del consiglio di amministrazione della la divisione logistica e trasporto della DB Mobility Logistics. Il percorso raggiunge la Cina passando per la Polonia, la Bielorussia e la Russia. I contenitori devono essere trasferiti da gru di portata diversa per due volte, prima per lo scartamento russo, al confine tra Polonia e Bielorussia, poi di nuovo, per lo scartamento normale al confine Russia-Cina di Manzhouli. (5)
Nel maggio 2011, un servizio diretto di trasporto merci ferroviario quotidiano venne avviato tra il porto di Anversa, il secondo porto più grande in Europa, e Chongqing, il polo industriale nel sud-ovest della Cina. Ciò ha notevolmente velocizzato il trasporto ferroviario di merci dall’Eurasia all’Europa. Rispetto ai 36 giorni per il trasporto marittimo dai porti ad est della Cina all’ovest dell’Europa, il servizio di trasporto ferroviario delle merci Anversa-Chongqing occupa ora da 20 a 25 giorni, e l’obiettivo è quello di ridurlo da 15 a 20 giorni. I cargo verso occidente includono beni automobilistici e tecnologici, le spedizioni in direzione est per lo più sostanze chimiche. Il progetto è una priorità importante per il porto di Anversa e il governo belga, in cooperazione con la Cina e altri partner. Il servizio è gestito dal fornitore di servizi logistici intermodale svizzero Hupac, e dai partner russi Russkaja Trojka e Eurasia Good Transport su una distanza di più di 10.000 km, con partenza dal porto di Anversa, attraverso Germania e Polonia, e in seguito Ucraina, Russia e Mongolia prima di arrivare a Chongqing, in Cina. (6)
Il secondo ponte eurasiatico ha 10.900 chilometri di lunghezza, circa 4.100 km in Cina. All’interno della Cina la linea corre parallela ad una delle antiche rotte della Via della Seta. La linea ferroviaria continua in tutta la Cina, fino a Druzhba dove si collega con le linee ferroviarie a scartamento più ampio del Kazakistan. Il Kazakhstan è il paese interno più grande del mondo interno. Da quando le ferrovie e autostrade cinesi si sono espanse ad ovest, il commercio tra Kazakistan e Cina è in pieno boom. Da gennaio a ottobre 2008, le merci che attraversavano il porto di Khorgos tra le due nazioni, aveva raggiunto le 880.000 tonnellate, oltre 250% di crescita rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Gli scambi commerciali tra la Cina e il Kazakistan sono destinati a crescere da 3 a 5 volte entro il 2013. A partire dal 2008, solo l’1% delle merci spedite dall’Asia all’Europa sono state consegnate per vie terrestri, ovvero la possibilità di espansione è considerevole. (7)
Dal Kazakhstan le linee attraversano la Russia, la Bielorussia e la Polonia fino ai mercati dell’Unione europea.
Un’altra linea va a Tashkent, in Uzbekistan, la più grande città dell’Asia centrale, con circa due milioni di abitanti. Un’altra linea va ad ovest, verso Asgabat capitale del Turkmenistan, e al confine con l’Iran. (8) Con alcuni investimenti aggiuntivi, questi collegamenti, oltre a collegare la vastità e i mercati della Cina, potrebbero aprire nuove possibilità economiche nelle regioni in gran parte trascurate dell’Asia Centrale. La Shanghai Cooperation Organization (SCO) potrebbe fornire un veicolo adatto al coordinamento di un ampio collegamento delle infrastrutture ferroviarie eurasiatiche, massimizzando questi primi collegamenti ferroviari. I membri della SCO, formata nel 2001, includono Cina, Kazakhstan, Russia, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan con Iran, India, Mongolia e Pakistan quali paesi con status di osservatore.

Il ponte terrestre della Russia
La Russia è ben posizionata per trarre notevoli benefici da una tale strategia della SCO. Il primo ponte eurasiatico corre attraverso la Russia lungo la Transiberiana, completata nel 1916 per unificare l’impero russo. La Transiberiana rimane la più lunga linea ferroviaria unica al mondo, con 9.297 chilometri, un omaggio alla visione del russo Sergej Witte, nel 1890. La Transiberiana, chiamata anche Corridoio settentrionale Est-Ovest, va dal porto dell’oriente russo di Vladivostok e si collega al porto di Rotterdam in Europa, dopo circa 13.000 chilometri. Al momento è il meno attraente per il trasporto merci Pacifico-Atlantico, a causa dei problemi di manutenzione e della velocità massima di 55 km/h.
Ci sono tentativi di utilizzare meglio il ponte terrestre Transiberiano. Nel gennaio 2008, un servizio di trasporto ferroviario merci su lunga distanza eurasiatica, la “Pechino-Amburgo Container Express” fu testato con successo dalle ferrovie tedesche Deutsche Bahn. Ha completato il viaggio di 10.000 km in 15 giorni, collegando la capitale cinese alla città portuale tedesca, passando per Mongolia, Federazione Russa, Bielorussia e Polonia. In nave, per gli stessi mercati, ciò richiede il doppio del tempo o circa 30 giorni. Questo percorso, di cui è iniziato il servizio commerciale nel 2010, comprende la sezione dell’esistente Transiberiana , un collegamento ferroviario con uno scartamento più ampio di quello dei treni cinesi o europei, vale a dire scarico e ricarico su altri treni, al confine tra Cina e Mongolia e, di nuovo, al confine Bielorussia-Polonia.
Il percorso ferroviario della Transiberiana in tutto lo spazio eurasiatico russo è stato ammodernato e ampliato per accogliere il traffico ad alta velocità delle merci, ciò aggiungerà una nuova dimensione economica significativa allo sviluppo economico delle regioni interne della Russia. La Transiberiana è a doppio binario ed elettrificata. Ciò necessita di minime migliorie ad alcuni segmenti, per assicurare una migliore integrazione di tutti gli elementi e per renderlo un’opzione più attraente per il trasporto di merci eurasiatiche verso ovest.
Ci sono forti indicazioni che la nuova presidenza Putin farà più attenzione all’Eurasia. La modernizzazione del primo ponte terrestre eurasiatico sarebbe un modo logico di realizzare parecchio sviluppo, creando letteralmente nuovi mercati e nuove attività economiche. Con i mercati obbligazionari degli Stati Uniti e dell’Europa inondati di rifiuti tossici e dai timori di bancarotta statali, l’emissione di titoli di stato russi per l’ammodernamento o addirittura una nuova parallela linea ferroviaria ad alta velocità, collegando il ponte terrestre al traffico merci in sicura crescita in tutta l’Eurasia, avrebbe poca difficoltà a trovare investitori desiderosi.  
La Russia attualmente discute con la Cina e i costruttori ferroviari cinesi, che avanzano offerte per un programma di costruzioni da 20 miliardi, di una nuova linea ferroviaria ad alta velocità russa, da completare prima che i russi ospitino la Coppa del Mondo di calcio del 2018. L’esperienza della Cina nella costruzione di circa 12.000 km di ferrovia ad alta velocità in tempi record, è una risorsa importante per l’offerta della Cina. Significativamente, la Russia prevede di raccogliere 10 miliardi di dollari mediante l’emissione di buoni per la nuova ferrovia. (9)

Un terzo ponte eurasiatico?
Nel 2009 in occasione del V Forum per la cooperazione e lo sviluppo del Delta Pan-Regionale del Fiume delle Perle (PPRD), un evento sponsorizzato dal governo, il governo provinciale dello Yunnan aveva annunciato la sua intenzione di accelerare la costruzione di infrastrutture necessarie per costituire un terzo ponte terrestre continentale eurasiatico, che collegherà il sud della Cina a Rotterdam passando per la Turchia. Questo è parte di ciò che Erdogan e il primo ministro cinese Wen Jiabao hanno discusso a Pechino, lo scorso aprile. La rete di strade interne per il ponte terrestre nella provincia di Yunnan, sarà completata entro il 2015, ha detto il governatore dello Yunnan, Qin Guangrong.  Il progetto parte dai porti costieri del Guangdong, con il più importante porto di Shenzhen. E in ultima analisi passerà, attraverso Kunming, in Myanmar, Bangladesh, India, Pakistan e Iran, entrando in Europa dalla Turchia. (10)
Il percorso avrebbe ridotto di circa 6.000 km il viaggio per mare tra il Delta del Fiume delle Perle e Rotterdam, consentendo ai prodotti dei centri di produzione della Cina orientale di raggiungere Asia, Africa ed Europa. La proposta prevede il completamento di una serie di tratte mancanti e di moderni collegamenti autostradali, per un totale di circa 1.000 Km, cosa che non è inconcepibile. Nella vicina Myanmar, solo 300 km di ferrovie e autostrade mancano al fine di collegare le ferrovie della Yunnan con la rete autostradale del Myanmar e del Sud Asia. Ciò aiuterà la Cina ad aprire la strada per la costruzione di un canale terrestre verso l’Oceano Indiano.
Il terzo ponte terrestre eurasiatico attraverserà 20 paesi di Asia ed Europa, ed avrà una lunghezza totale di circa 15.000 chilometri, cioè da 3.000 a 6.000 chilometri più corta della via del mare che entra dall’Oceano Indiano, dalla costa sud-orientale attraverso lo Stretto di Malacca. Il volume totale del commercio annuo delle regioni che la rotta attraversa, era quasi pari a 300 miliardi di dollari nel 2009. In definitiva, il piano è una linea del ramo che dovrebbe anche partire in Turchia, attraversare la Siria e la Palestina, e alla fine arrivare in Egitto, facilitando il trasporto dalla Cina all’Africa. È chiaro che la rivolta della Primavera araba, sostenuta dal Pentagono e dall’AFRICOM USA, impatta direttamente contro tale estensione, anche se per quanto tempo, a questo punto, non è chiaro. (11)

La dimensione geopolitica
Non tutti i principali attori internazionali sono soddisfatti dei crescenti legami che legano le economie dell’Eurasia con l’Europa occidentale e l’Africa. Nel suo ormai famoso libro del 1997, “La Grande Scacchiera: la supremazia americana e i suoi imperativi geostrategici”, l’ex consigliere presidenziale Zbigniew Brzezinski notava, “In breve, per gli Stati Uniti, la geo-strategia Eurasiatica comporta la gestione mirata di stati dinamici geo-strategicamente… Per dirla in una terminologia che richiama l’età più brutale degli antichi imperi, i tre grandi imperativi della geo-strategia imperiale sono impedire la collusione, mantenere la dipendenza della sicurezza tra i vassalli, mantenere i tributari docili e protetti, e impedire ai barbari di coalizzarsi.” (12)
I “barbari” cui si riferisce Brzezinski sono la Cina e la Russia, e tutto quello che c’è in mezzo. Il termine di Brzezinski per “geo-strategia imperiale” si riferisce alla politica estera strategica degli Stati Uniti. I “vassalli”, sono identificati nel libro in paesi come Germania, Giappone e altri “alleati” della NATO degli Stati Uniti. Tale nozione geopolitica di Brzezinski, resta la politica estera statunitense di oggi. (13)
La prospettiva di un boom senza precedenti dell’economica eurasiatica che perdurerà fino al prossimo secolo e oltre, è a portata di mano.
I primi tendini per legare il vasto spazio economico sono stati messi in atto o sono stati costruiti con questi collegamenti ferroviari. Sta diventando chiaro a più persone in Europa, Africa, Medio Oriente e Eurasia, tra cui Cina e Russia, che la loro naturale tendenza a costruire questi mercati si trova di fronte un solo grande ostacolo: la NATO e la completa ossessione per la Spectrum Dominance del Pentagono degli Stati Uniti. Nel periodo precedente alla prima guerra mondiale, è stata la decisione di Berlino di costruire un collegamento ferroviario attraverso la Turchia ottomana, da Berlino a Baghdad, ad essere stata il catalizzatore degli strateghi britannici per incitare gli eventi che gettarono l’Europa nella guerra più distruttiva della storia, a tale data.  Questa volta abbiamo la possibilità di evitare un simile destino con lo sviluppo eurasiatico. Sempre più le economie stressate dell’UE stanno cominciando a guardare ad est, e meno all’ovest, oltre Atlantico, per il futuro economico dell’Europa.

* F. William Engdahl è autore di molti libri sulla geopolitica contemporanea tra cui A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order. E’ raggiungibile tramite il suo sito web, all’indirizzo Engdahl.oilgeopolitics.net

Note:

1 Sunday’s Zaman, Turkey, China mull $35 bln joint high-speed railway project, Istanbul, 14 aprile 2012
2 Ibid.
3 F. William Engdahl, Washington is Playing a Deeper Game with China, Global Research, 11 luglio 2009
4 UNCTAD, Port and multimodal transport developments, 2008
5 Joseph O’Reilly, BMW Rides Orient Express to China, Global Logistics, ottobre 2011
6 Aubrey Chang, Antwerp-Chongqing Direct Rail Freight Link Launched, 12 maggio 2011
7 CNTV, Eurasian land bridge, 12 marzo 2011.
8 Shigeru Otsuka, Central Asia’s Rail Network and the Eurasian Land Bridge, Japan Railway & Transport Review, 28 settembre 2001, pp. 42-49.
9 CNTV, Russian rail official: Chinese bidder competitive, 21 novembre 2011
10 Xinhua, Yunnan accelerates construction of third Eurasia land bridge, 2009 
11 Li Yingqing e Guo Anfei, Third land link to Europe envisioned, 2 luglio 2009
12 Zbigniew Brzezinski, La Grande Scacchiera, 1997, Il Saggiatore, pag. 40. Vedasi F. William Engdahl, A Century of War: Anglo-American Oil Politics and the New World Order, Wiesbaden, 2011, edition.engdahl, per i dettagli del ruolo del tedesco collegamento ferroviario Baghdad nella prima guerra mondiale
13 Zbigniew Brzezinski, op. cit. p.40. 
 
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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