Spionaggio USA in Venezuela: Colpo di Stato all’opera

Nil Nikandrov Strategic Culture Foundation 18.05.2013
tracyobamalargeTracy è arrivato in Venezuela nel settembre 2012 posando da regista con il compito di seguire la campagna pre-elettorale dell’allora presidente Hugo Chavez e del candidato dell’opposizione Henrique Capriles. Ma si comportò in modo insolito fin da subito. Per esempio, non è mai apparso nel Quartier generale dell’Associazione di Corrispondenti Esteri (APEX). Perfino i corrispondenti indipendenti fanno in modo di rendere il loro soggiorno nel Paese più comodo, evitando di apparire come dei giornalisti petulanti dalle troppe domande. Tracy sapeva bene dove andare a Caracas e non trovava difficoltà nel trovare le persone giuste. Usò un elenco di individui raccomandati per stabilire i primi contatti con attivisti dell’opposizione radicale e avviarne il finanziamento delle attività. I contatti inclusero la Juventud Activa de Venezuela Unida – JAVU e il Movimento Venezuelano del 13 aprile. Strinse legami con il Movimento Rivoluzionario Tupamaro, guidato da persone che più di una volta hanno detto di esser pronte a prendere le armi se l’opposizione avesse tentato di rovesciare il governo legittimo. In particolare, Tracy cercava di valutare quanto sia potente l’organizzazione ed ammise che possiede realmente la capacità di usare la forza, così come quanto fosse efficace la sua interazione con le forze di sicurezza. Secondo SEBIN, la missione principale di Tracy era provocare conflitti e scontri tra chavisti e l’opposizione o, in altre parole, creare i presupposti per la guerra civile.
Agendo sotto copertura, Tracy è riuscito sorprendentemente a sguazzarvi sempre bene. Per esempio, ha ripreso le istruzioni ai giovani militanti dell’opposizione, contro le forze di polizia, date dal generale in pensione Antonio Rivero, figura di spicco dell’organizzazione estremista Volontà del Popolo. Ha anche ripreso i disordini vicino all’ambasciata di Cuba a Caracas, il 14 febbraio 2013. Tracy è stato visto da agenti di sicurezza del SEBIN a Puerto Cabello, dove si trova la principale base navale del Paese. Il giornalista ha prestato particolare interesse al palazzo presidenziale e ha cercato di scattarne delle foto (cosa vietata senza un permesso speciale). Facendo questo, è stato arrestato dalle guardie, che lo rilasciarono molto presto. Le guardie del palazzo erano in allerta da maggio 2004, la misura era dovuta a un tentativo di assaltare l’edificio per uccidere il Presidente Chavez da parte di una formazione di 130 cospiratori di estrema destra e di paramilitari colombiani con divise di fatica militari venezuelane. Gli analisti del SEBIN non hanno dubbi che Tracy abbia ricevuto un addestramento specifico per operare in “ambiente ostile”. La congettura è corroborata dalla sua grande abilità nel penetrare varie organizzazioni. E’ ancora poco chiaro se sia stato addestrato dalla Central Intelligence Agency, dalla Defense Intelligence Agency o dalla Drug Enforcement Administration (DEA) degli Stati Uniti. Lo statunitense non era troppo loquace quando interrogato, fingendo che il suo spagnolo non fosse adeguato. Le domande venivano poste con l’aiuto di un interprete dandogli la possibilità di pensare sulle risposte. La giornalista venezuelana Ivana Cardinale ha detto, in un articolo pubblicato da aporrea.org, che ha fatto ricerche  su Internet, subito dopo lo scandalo, per trovare qualcosa sul regista, ma non ha scovato nulla! Due-tre settimane dopo fu sorpresa nel scoprire che, “improvvisamente”, i risultati di Google mostravano informazioni e non-so-quante-foto di Tim Tracy. Forse hanno pensato che i servizi di sicurezza venezuelani sarebbero stati troppo impegnati con il Presidente Chavez in difficoltà, per prestare attenzione a un collegamento. Anche il suo passaporto aveva solo un anno di validità. Pensavano che il regime sarebbe caduto prima della scadenza?
Dopo la detenzione di Tracy, una campagna per la sua difesa venne lanciata negli Stati Uniti. Non importa quanto si dimostrassero nette le prove, gli amici e i parenti più prossimi dissero che era innocente. Beh, i genitori e un paio di borsisti universitari della Georgetown potrebbero essere stati degli attori. Ed anche le informazioni circa la sua permanenza all’università sono torbide, non concretizzate da date precise. Forse perché si crede che l’università, e giustamente, sia il centro accademico della CIA. Lo stesso presidente Obama agì in sua difesa. Durante la sua visita in America Latina, Obama disse che le accuse contro il documentarista Tim Tracy, 35 anni, erano “ridicole”. E il caso di Tracy verrà gestito come ogni altro in cui un cittadino degli Stati Uniti finisce in un “groviglio legale” all’estero. Aengus James ammette di essere amico e socio di Tracy a Hollywood, California. L’uomo è un vero regista e produttore, ma il nome di Tracy non è mai menzionato in nessuno dei suoi film. Può essere che sia stato avvicinato con la richiesta di dare una mano al connazionale, nei guai a causa della sua lotta contro il “comunismo in America Latina”. James ha accettato di aiutarlo, “Non hanno preso un agente della CIA. Non hanno preso un giornalista. Hanno preso un bambino con una macchina fotografica“, ha detto. Descriveva James Tracy come “senza paura”, ma anche un po’ donchisciottesco. “Tutta questa storia è nata durante una festa nel sud della Florida”, ha detto. “Ha incontrato questa ragazza carina che gli dice: ‘Se sei veramente un documentarista, verrai a raccontare la storia di ciò che sta accadendo in Venezuela’, e se dici una cosa del genere a Tim, lui va, anche se non conosce una sola persona o non sa nulla della situazione politica o delle conseguenze.” James ha davvero inventiva nel raffigurare Tracy come un uomo che si tiene lontano dalla politica, con l’inclinazione alle avventure, troppo vivace e ingenuo per i suoi 35 anni. Che cosa volete da uno come lui?
Apparvero articoli sul materiale raccolto da Tracy per un film sulle organizzazioni criminali che operano nel nord degli Stati Uniti nel contrabbando, nella droga e nella tratta di esseri umani. Ma dove è il film? Forse Tracy ha agito come regista da qualche parte nella zona di frontiera canadese, ma in realtà ha lavorato per la DEA mantenendo i locali trafficanti di droga sotto sorveglianza. Non è forse la ragione per cui i funzionari degli Stati Uniti indugiarono quando il caso di Tracy venne alla ribalta? Le attività della DEA sono vietaei in Venezuela a causa del precedente coinvolgimento dell’agenzia nel raccogliere informazioni su politici e militari venezuelani. Coloro che furono reclutati, sono stati utilizzati per gestire il traffico di cocaina o per operare contro il governo di Chavez. La situazione nel Paese è già abbastanza complicata, l’ambasciata degli Stati Uniti è sotto stretto e intensificato controllo dalle forze dell’ordine venezuelane. E non poteva essere altrimenti, se si prendono in considerazione i diversi fatti sul coinvolgimento dell’ambasciata in cospirazioni, tra cui il tentato colpo di Stato dell’aprile 2002 e lo “sciopero del petrolio” tra la fine del 2002 e l’inizio del 2003. Ecco perché operatori come Tracy vengono inviati in Venezuela per pianificare un altro complotto. Con Washington che vede, nella situazione dopo le elezioni del 14 Aprile 2013, quando Maduro ha vinto con un vantaggio stretto, favorevole a un “cambio di regime” con il “soft power” e l’aiuto dei leader e degli studenti dell’opposizione.
Gli Stati Uniti ritengono che vi sia la solida possibilità di credere che la sconfitta di Capriles possa essere trasformata in una revanche, aumentando gradualmente la pressione sul leader bolivariano.  L’opposizione agisce liberamente, controlla l’80% dei canali TV e delle stazioni radio che ne diffondono la propaganda, i giovani radicali incitano le proteste nelle grandi città, con tentativi di bloccare gli edifici amministrativi, e le forze di polizia vengono provocate in azioni repressive.  L’opposizione possiede un potenziale di mobilitazione con cui fare i conti. In determinate circostanze può ripetere le manifestazioni dell’aprile 2002, quando Chavez fu temporaneamente costretto a lasciare il potere. L’inflazione, scarsità di cibo causata dalle società private (la ripetizione dello scenario cileno), campagne di propaganda che gonfiano la questione della corruzione ai vertici in modo sproporzionato, qualcuno che ha sempre qualche motivo di esser stufo dei politici del “periodo di Chavez”, alcuni dei quali appartengono alla “quinta colonna” nel governo, tutti questi problemi sono davvero difficili da affrontare. Nicolas Maduro saprà evitare uno scenario tipo aprile 2002, quando l’opposizione grazie a nuove nomine e a divisioni interne proprio nel palazzo Miraflores, gettò dei bolivariani dietro le sbarre senza un processo? Allora il presidente Pedro Carmona disse che Chavez doveva essere eliminato. Anche Capriles e il suo team saranno degli spietati liquidatori del potere bolivariano. Spargono sangue, ma si può essere certi che l’impero non interverrà. Questa è la legge della vendetta.
… Nell’aprile 2010 agenti del servizio d’intelligence colombiano DAS furono arrestati nello Stato di Barinas, stavano raccogliendo informazioni sulle infrastrutture energetiche venezuelane E’ ben noto che il DAS collabori strettamente con la comunità d’intelligence degli Stati Uniti. Nell’agosto 2012 un marine statunitense in pensione, che operò in Afghanistan e in Iraq, fu arrestato nello Stato di Tachira. Prima della cattura, cercò di cancellare i suoi appunti. Non molto tempo fa le autorità  dichiararono persone non grate due addetti militari degli Stati Uniti. Ufficiali patriottici  venezuelani indicarono che cercavano di reclutare agenti tra le fila dell’Aeronautica. Il numero di tali episodi è in aumento, lo testimonia il fatto che gli sforzi ostili per la raccolta d’informazioni si sono intensificati. In questo modo le informazioni sulle infrastrutture energetiche vengono utilizzate dai nemici del regime bolivariano per causare dei black-out. La gente ha dovuto attendere dei giorni prima che l’energia venisse ripristinata. Il ripetersi di tali incidenti conduce all’esasperazione degli elettori, che cresce in proporzione. Ciò fu uno dei motivi del critico passaggio a favore dell’opposizione, dalle elezioni del 7 ottobre 2012 a quelle del 14 aprile di quest’anno.

La ripubblicazione è gradita con riferimento alla rivista on-line della Strategic Culture Foundation.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

I banchieri israeliani e il progetto mediorientale

Dean Henderson – 5 maggio 2013

1245976338sharon_bank_leumi_checkQuesta mattina aerei da guerra israeliani hanno sganciato bombe sui sobborghi di Damasco per la seconda volta negli ultimi giorni. Con l’esercito siriano che avanza nettamente sul terreno contro i ribelli di al-Qaida finanziati dai sauditi e addestrati dagli israeliani, i banchieri Illuminati sono sempre più disperati nel tentativo di salvare la loro fallita operazione segreta. La Siria è un perno fondamentale per il loro tentativo d’imporre un modello neocoloniale per estrarre petrolio nella regione del Medio Oriente, un piano che ha avuto inizio nel periodo successivo alla Guerra del Golfo.

La carota e il bastone
La guerra del Golfo ha fornito un’occasione d’oro agli Stati Uniti per scoprire chi erano i loro amici e, soprattutto, chi erano i loro nemici. Il presidente Bush padre, dopo aver esser stato direttore della CIA, sapeva di dover agire da agente provocatore geopolitico, trascinando fuori dall’armadio tutti i nemici degli Stati Uniti per bersagliarli. Dopo la guerra, i Paesi che sostennero l’impegno furono premiati, spesso con fondi sauditi e kuwaitiani. Coloro che simpatizzarono per l’Iraq furono isolati ed esclusi dalla rete finanziaria globale. Poco dopo l’inizio della guerra del Golfo, l’Egitto, la Siria e gli Stati del GCC firmarono la Dichiarazione di Damasco sollecitata dagli USA. L’accordo è un modello di compensazione finanziaria, politica e militare post-bellica per coloro che hanno sostenuto l’operazione Desert Storm. All’inizio della guerra del Golfo, l’Egitto doveva ai creditori esteri 35 miliardi di dollari. Quando il presidente Hosni Mubarak acconsentì l’invio di truppe egiziane, gli Stati Uniti annunciarono l’intenzione di condonare 6,7 miliardi dollari di debiti ai militari egiziani.[1] I sauditi e i kuwaitiani annunciarono una riduzione del debito di 7 miliardi di dollari. Nell’ambito della transazione, 38.000 truppe egiziane rimasero nella penisola saudita. L’Egitto ricevette 2,2 miliardi di dollari annualmente, in aiuti militari dagli USA, che utilizzò per l’acquisto di Apache, F-16 e missili Hellfire, Stinger e Hawk. L’aiuto militare israeliano arrivò a 3,1 miliardi dollari all’anno. Nel 1993 il Kuwait annunciò la fine del suo 42ennale boicottaggio d’Israele, mentre i sauditi smisero di far rispettare il loro boicottaggio.[2]
Quando la Siria si rifiutò di negoziare con Israele, il principe saudita Bandar intervenne. Israele serve da base avanzata per i succhiapetrolio Rothschild/Rockefeller e i loro amici bancari europei. Ashqelon, in Israele, è fondamentale per il commercio dei diamanti della De Beers, finanziata dall’Unione delle Banche, società controllata dalla Bank Leumi, la più grande banca commerciale d’Israele. Bank Leumi è controllata dall’inglese Barclays, una delle quattro banche britanniche che presiedono il Triangolo d’Argento caraibico del riciclaggio di droga e denaro. La famiglia del presidente della Bank Leumi, Ernst Israel Japhet controlla la Charterhouse Japhet, di cui Barclays detiene anche una quota di grandi dimensioni. Charterhouse monopolizza il commercio di diamanti tra Israele e Hong Kong. I Japhet sono una dinastia bancaria tedesca. Furono coinvolti nelle guerre dell’oppio cinesi con i Keswick, Inchcape e Swire. Il fiduciario della Bank Leumi, barone Stormont Bancroft, un ex lord della Regina Elisabetta II e proprietario della Cunard Lines, è un membro della famiglia Samuel che possiede grandi quote della Royal Dutch/Shell e della Rio Tinto. La famiglia Bancroft possiede una grande partecipazione del Wall Street Journal.
Japhet è stato direttore della BCI di Tibor Rosenbaum, istituita nel 1951 dopo la creazione d’Israele, per operare come lavanderia finanziaria svizzera del Mossad. Rosenbaum è stato importante per la fondazione sionista d’Israele, ma non era un amico del popolo ebraico. Tibor era un associato del dottor Rudolph Kastner, il cui buon amico Adolf Eichmann mandò 800.000 ebrei a morte ad Auschwitz. Un articolo della rivista Life del 1967, affermava che la BCI aveva ricevuto 10 milioni di dollari sporchi dalla World Commerce Bank di Meyer Lansky, nelle Bahamas. La seconda banca d’Israele è la Bank Hapoalim, il cui fondatore e proprietario è il visconte britannico Erwin Herbert Samuel, un altro insider della Royal Dutch/Shell. Samuel dirige la Croce Rossa israeliana, un braccio dell’intelligence britannico, ed è cavaliere di San Giovanni di Gerusalemme. Anche la Bank Hapoalim è affiliata alla BCI. Un terzo colosso bancario israeliano è l’Israel Discount Bank, al 100% di proprietà della Barclays, che controlla i finanziamenti e i fondi israeliani alla British Broadcasting Corporation (BBC). Sir Harry Oppenheimer, presidente della De Beers dalle origini anglo-americane, siede nel consiglio della Barclay che comprende cinque membri Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme della Regina Elisabetta, più di qualsiasi altra azienda al mondo.[3]
La Paz Oil detiene il monopolio dei settori petrolifero, petrolchimico e armatoriale d’Israele. Paz è controllata dalla famiglia Rothschild, che fu determinante per la fondazione d’Israele. Gli azionisti includono la Banca  commerciale dello svizzero-israeliano Tibor Rosenbaum, il boss di Detroit ed insider della United Brands Max Fischer, e Sir Isaac Wolfson, membro di una vecchia danarosa dinastia europea e consigliere politico del primo ministro britannico Margaret Thatcher. I membri del consiglio della banca commerciale svizzero-israeliana comprendono l’insider della Permindex generale Julius Klein, il banchiere argentino David Graiver e il segretario al Commercio di Carter Phillip Klutznick.[4]
La Siria inviò truppe a combattere in Iraq e ricevette dai sauditi e dal Kuwait il finanziamento per l’acquisto di 48 caccia MiG-29, 300 avanzati carri armati e un nuovo sistema di difesa aerea. Nel febbraio 1991, il presidente siriano Hafiz Assad ricevette 2 miliardi di dollari di aiuti dai sauditi e dai kuwaitiani. Alla Siria venne permesso d’impadronirsi di territori nel nord del Libano, durante la guerra, frantumando la milizia cristiana del generale Michele Aoun. Il 15 ottobre 1990 le truppe siriane presero Beirut.
Il Senegal ebbe 42 milioni di dollari di debito cancellati dagli Stati Uniti, avendo partecipato all’operazione Desert Storm e inviato forze di pace in Liberia, dove il burattino della CIA Samuel Doe era stato messo alle corde dai rivoluzionari di Charles Taylor. Doe, che stava proteggendo le piantagioni di gomma della Firestone e le miniere di diamanti della DeBeers, venne rovesciato, accusato di tradimento e giustiziato. Nel 2003, secondo l’Economist, la CIA inviò aiuti militari alla Guinea, utilizzati per finanziare due gruppi controrivoluzionari liberiani per spingere il nuovo presidente Charles Taylor all’esilio in Nigeria. Gli Stati Uniti quindi emisero un mandato dell’Interpol per Taylor, che la Nigeria si rifiutò di riconoscere.
Marocco e Tunisia inviarono truppe nel Golfo e furono premiati dall’aiuto del Kuwait e saudita. Le nazioni del Maghreb nordafricano, Algeria, Mauritania, Sudan e Libia denunciarono tutte con veemenza il bombardamento statunitense dell’Iraq. Yemen, Giordania e Autorità palestinese fecero lo stesso. Nel 1990, l’Arabia Saudita vietò la vendita di petrolio a Mauritania, Yemen, Sudan e  Giordania. L’Arabia Saudita e il Kuwait cancellarono i 100 milioni di dollari che dovevano consegnare all’Autorità palestinese, mentre continuavano a finanziare la fondamentalista Hamas. Al vertice islamico del dicembre 1991 a Dakar, in Senegal, il principe ereditario saudita Abdullah rispose a un tentativo di abbraccio di Yasser Arafat con un laconico: “Niente baci per favore“. Adbullah si rifiutò anche di parlare con il re di Giordania Hussein.
I membri del Consiglio di Sicurezza che votarono “sì” alla risoluzione 678  furono anch’essi premiati. La Cina ottenne un prestito della Banca Mondiale di 140 milioni di dollari. La Russia ottenne 7 miliardi di dollari dagli Stati del GCC. Il Congo ebbe una grossa fetta del debito estero condonato e ricevette aiuti militari, mentre Colombia ed Etiopia ricevettero gli aiuti della Banca Mondiale. Gli USA prontamente versarono i 187 milioni di dollari ai delinquenti dell’ONU, che gli dovevano.[5]
Il giorno dopo che lo Yemen diede un solitario “no” alla risoluzione 678, gli Stati Uniti gli cancellarono un pacchetto di aiuti di 42 milioni dollari. L’ambasciatore all’ONU dello Yemen si sentì dire da un diplomatico degli Stati Uniti, il giorno in cui lo Yemen votò, “Questo è il voto più costoso mai dato“.  I sauditi punirono il loro vicino meridionale chiedendo a migliaia di lavoratori yemeniti impiegati nel Regno, di trovare sponsor sauditi per non essere  espulsi. Dopo la guerra, i lavoratori yemeniti, palestinesi e giordani furono sostituiti in massa, in tutte i sei Stati del GCC, che inoltre annullarono 28 milioni dollari di aiuti allo Yemen.[6] La Giordania perse 200 milioni di dollari di aiuti sauditi, assistenza che di norma copriva il 15% del bilancio di Amman. Gli Stati Uniti cancellarono un pacchetto di 37 milioni dollari di aiuti alla Giordania che, come principale partner commerciale dell’Iraq, subì ulteriori conseguenze economiche causate dall’embargo ONU.[7]
Per alcuni Paesi le conseguenze per aver criticato la politica estera degli Stati Uniti furono assai più drastiche. In Etiopia, il governo di Mengitsu Haile Mariam aveva cominciato a denunciare la guerra degli Stati Uniti contro l’Iraq, nonostante il suo precedente “sì” alle Nazioni Unite. Mariam fu rovesciato da una coalizione di ribelli tigrini, eritrei e oromo, che poi sorvegliarono l’ambasciata statunitense a Addis Abeba, davanti cui migliaia di etiopi si riunirono per protestare contro il coinvolgimento degli Stati Uniti nel colpo di Stato.[8] In Algeria, dove il ministro del petrolio del Paese e presidente dell’OPEC, Sadiq Bussena, accusò i venditori di future energetici statunitensi  di manipolare i prezzi del petrolio durante la Guerra del Golfo, il Gruppo islamico armato fondamentalista (AIG) lanciò una campagna terroristica sanguinaria. L’Algeria era un leader dei falchi del prezzo nell’OPEC e i sauditi volevano togliere Boussena dalla presidenza dell’OPEC. Il presidente algerino Chadli Benjedid accusò i sauditi di finanziare l’AIG. Molti algerini vi videro la mano della CIA. La moneta dell’Algeria fu svalutata e nel gennaio 1992 Benjedid venne dimesso. Il primo ordine del giorno del nuovo governo fu approvare la legge sugli idrocarburi, che aprì i giacimenti di petrolio dell’Algeria ai Quattro Cavalieri. Il petrolio dell’Algeria, ricercato per il suo basso contenuto di zolfo, era storicamente gestito dalla Sonatrach statale. Molti membri dell’AIG riemersero per combattere nella guerra della CIA contro la Jugoslavia.

Note
[1] “Power, Poverty and Petrodollars: Arab Economies after the Gulf War”. Yahya Sadowski. Middle East Report. Maggio-Giugno 1991. p.7
[2] “Report Says Bush’s Sons Lobbied for Kuwait Business”. AP. Joplin Globe. 8-30-93. p.3A
[3] Dope Inc.: The Book that Drove Kissinger Crazy. The Editors of Executive Intelligence Review. Washington, DC. 1992. p.200
[4] Ibid.
[5] “An Enemy of Mankind”. Storm Warning. Seattle. Gennaio 1992.
[6] Sadowski. p.10
[7] Morning Edition. National Public Radio. 6-20-91
[8] “Birth Pains of a New Ethiopia”. Gayle Smith. The Nation. 7-1-91. p.1

Dean Henderson è autore di quattro libri: Big Oil & Their Bankers in the Persian Gulf: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve & Stickin’ it to the Matrix. È possibile iscriversi gratuitamente al suo settimanale Left Hook.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Boston, i ceceni e gli illuminati satanisti

Dean Henderson - 21 aprile 2013

Ceremonial Swearing-In Of Leon Panetta Is Held At CIA HeadquartersL’eccessivo e ben mediatizzato spettacolo di forza a Boston, dopo il bombardamento della maratona, serve a consolidare lo stato di polizia degli Stati Uniti e la distruzione in corso della Carta dei Diritti. Mentre molto resta da sapere di Dzhokhar e Tamerlan Tsarnaev, notizie di RussiaToday indicano che la madre Zubeidat crede che siano stati incastrati, affermando che l’FBI aveva molestato la sua famiglia per anni. [1] Il redattore di VeteranToday, Gordon Duff, ha rivelato in un articolo per PressTV che i bombardamenti erano un’operazione false flag, e che alti ufficiali della sicurezza credono che l’FBI sia fortemente coinvolto nell’attentato. [2]
Molto probabilmente i fratelli sono stati inquadrati e incoraggiati a portare a termine l’attentato. Questo spiega perché gli avvertimenti russi sulla connessione tra Tamerlan Tsarnev con gli islamisti siano stati ignorati. Nei giorni successivi all’attentato si è visto l’ampio uso di telecamere di sicurezza, una no-fly zone, una città bloccata, la glorificazione di un apparato di sicurezza opprimente e costoso, e la decisione di non istruire il cittadino statunitense Dzhokhar Tsarnaev sui suoi diritti (Miranda Rights).
Questi colpi premeditati alla Costituzione, rappresentano la nascita di uno Stato tecno-fascista in cui la privacy è avvinta e il Grande Fratello accolto nelle nostre città, nei nostri quartieri e anche nelle nostre case.

Le idi di aprile
Il 16 aprile, data degli attentati di Boston, è significativo; la metà di aprile è un momento per i riti  satanici degli Illuminati per una carneficina. Ecco un breve elenco dei soli ultimi 20 anni:
19 aprile 1993, l’ATF incendia la sede dei davidiani a Waco, Texas, 76 morti
19 aprile 1995, Timothy McVeigh bombarda l’edificio federale di Oklahoma City, 168 morti
20 aprile 1999, massacro alla Columbine High School, 13 morti
16 aprile 2007, massacro al Virginia Tech, 32 morti
20 aprile 2010, esplosione della piattaforma BP Deepwater Horizon, 11 morti, Golfo del Messico devastato
18 aprile 2013, esplosione dell’impianto di fertilizzanti a West, Texas, 14 morti. Le prime notizie riportavano che l’esplosione alla fabbrica di fertilizzanti potrebbe essere stata causata da un qualche tipo di bomba. [3]
Secondo i Bibliotecapleiadi, “Il 19 aprile – 1 maggio è un periodo rituale satanico di 13 giorni, relativo al fuoco degli Illuminati. Il sacrificio del fuoco viene richiesto il 19 aprile. Il sacrificio di sangue alla bestia, è il più critico periodo di 13 giorni. Il sacrificio del fuoco viene richiesto il 19 aprile. Il 19 aprile è il primo giorno di 13 dediti al rituale satanico relativo al fuoco, al dio del fuoco Baal o Moloc/Nimrod (il Dio Sole), noto anche come il dio romano Saturno (Satana/Diavolo). Questo giorno è il culmine per i sacrifici umani, richiedendo il sacrificio del fuoco con enfasi per i bambini. Questo giorno è uno dei più importanti per i sacrifici umani, e perciò si sono avuti alcuni importanti eventi storici in questa data. Ricordate, gli Illuminati considerano la guerra il modo più propizio per fare sacrifici, uccidendo bambini e adulti“. [4]

I ribelli ceceni della CIA
Agenzie di intelligence occidentali hanno preso l’abitudine di usare i jihadisti islamici per destabilizzare i governi che non permettono ai banchieri Rothschild di controllarli. Dall’Indonesia all’Iran, dall’Afghanistan alla Libia e ora la Siria, questo modello continua. Le regioni russe secessioniste di Cecenia e Daghestan, da cui i fratelli Tsarnaev provengono, non fanno eccezione. Se i fratelli hanno ricevuto un addestramento terroristico, è molto probabile che sia stato fornito da al-Qaida, risorsa della CIA. (Quello che segue è tratto dal Capitolo 17, La presa sul petrolio del Caspio, del mio libro Big Oil e i suoi banchieri nel Golfo Persico: quattro cavalieri, otto famiglie e la loro rete globale di intelligence, droga e terrore):
“Da quando il ministro degli Esteri russo Evgenij Primakov propose un triangolo strategico tra l’India, la Russia e la Cina come contrappeso all’egemonia globale degli Stati Uniti, nel 1998, i pensatoi della dirigenza degli Stati Uniti si scervellavano su come far deragliare tale idea. L’Olin Institute della Harvard propose di attaccare l’India, la parte più debole del triangolo. Non contenti dell’assalto, guidato dalla polacca Solidarnosc, all’Europa orientale e della frantumazione delle Repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, la banda del CFR/Bilderberg ora utilizzava il surrogato dei mujahidin per cancellare la Russia. Nel 1994, 35.000 combattenti ceceni furono addestrati nella base di Amir Muawia nella provincia di Khost in Afghanistan, un campo di Usama bin Ladin costruito dalla CIA. Nel luglio 1994 il comandante ceceno Shamil Basaev si addestrò ad Amir Muawia e fu inviato nel campo per le tattiche avanzate di guerriglia di Markazi-i-Dawar, in Pakistan. Lì incontrò gli ufficiali pakistani dell’ISI, che storicamente eccellevano nell’eseguire le operazioni sporche della CIA. [5] L’altro comandante ribelle ceceno, un arabo, era l’emiro al-Qattab.
Gli islamisti ceceni arraffarono una grossa fetta del mercato dell’eroina della mezzaluna d’oro, collaborando con le famiglie mafiose cecene affiliate al gruppo russo Alfa, che faceva affari con la Halliburton. Ebbero anche legami con i laboratori di eroina albanesi gestiti dall’Esercito di liberazione del Kosovo (UCK) della CIA.
Un rapporto della russa FSB dichiarava che i ceceni iniziarono l’acquisto di immobili in Kosovo nel 1997, poco prima della separazione, voluta dagli USA, del Kosovo dalla Jugoslavia. Il comandante ceceno, l’emiro al-Qattab, costruì campi di guerriglia per addestrare i ribelli albanesi dell’UCK. I campi furono finanziati dal traffico di eroina, prostituzione e moneta contraffatta. Le reclute venivano invitate dal comandante ceceno Shamil Basaev e finanziate dalla Casa dei Saud, tramite l’organizzazione del Soccorso Islamico dei Fratelli musulmani. [6] Il 20 settembre 2002, dopo un incontro alla Casa Bianca sull’Iraq con il presidente Bush, il ministro degli Esteri russo Igor Ivanov schivò le domande riguardanti la nuova serie di molestie statunitensi contro l’Iraq. Invece, affermò che i ribelli ceceni addestrati da al-Qaida, prendevano ancora di mira il suo Paese e godevano di un rifugio sicuro presso il più stretto alleato degli Stati Uniti della regione, il governo della Georgia. L’oleodotto strategico Baku-Tblisi-Ceyhan dei Quattro cavalieri, passava direttamente attraverso la capitale georgiana Tbilisi. Un mese dopo, ribelli ceceni con giubbotti esplosivi entrarono in un teatro di Mosca, prendendo in ostaggio centinaia di persone. La tempistica era interessante, in quel momento i russi si rifiutavano di appoggiare i piani di Bush per invadere l’Iraq. Quasi 200 persone morirono, dopo che le forze speciali russe fecero irruzione per eliminare i ceceni. I media statunitensi, fissi su ogni mossa di al-Qaida pochi mesi prima, ignorarono i legami tra i ceceni e le bande guidate da bin Ladin, e invece accusarono i russi. Una settimana dopo l’incidente, il signore della guerra ceceno Shamil Basaev rivendicò la sua responsabilità dell’assedio su un sito web dei ribelli. [7] I funzionari del Cremlino videro i commenti di Basaev come una cortina fumogena per proteggere il leader ceceno Aslan Maskhadov, che era in Svezia per partecipare a una conferenza sulla Cecenia. Basaev fu ucciso in Inguscezia nel luglio 2006.”

Note
[1] RussiaToday
[2] PressTV
[4] Biblioteca Pleyades
[5] “Chi è Usama bin Ladin?” Michel Chossudovsky. 17-12-01
[6] Ibidem
[7] “Rebel Warlord Takes Credit for Theatre Seige“. Springfield News Leader.  2-11-02

Dean Henderson è autore di quattro libri: Four Horsemen, Eight Families & Their Global Intelligence, Narcotics & Terror Network, The Grateful Unrich: Revolution in 50 Countries, Das Kartell der Federal Reserve eStickin’ it to the Matrix. Potete iscrivervi gratuitamente alla sua mailing settimanale Left Hook @ DeanHenderson.wordpress.com

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gladio B: Le origini degli ascari terroristi islamisti occulti della NATO

Aangirfan 3 aprile 2013

Il primo ministro turco Erdogan partecipa al vertice tra CIA e al-Qaida in Libia

Il primo ministro turco Erdogan partecipa al vertice tra CIA e al-Qaida in Libia

1. La Gladio A della CIA ha diffuso il terrorismo in Europa. La Gladio A impiegava molti ex-nazisti. Gladio B della CIA ha gestito l’11 settembre. Gladio B utilizza musulmani fascisti. Gladio A e Gladio B collaborano con varie mafie. “Fino all’11 settembre, la maggior parte dell’eroina passava per la Russia… Dopo l’11 settembre il controllo è passato alla NATO. Con la sua acquisizione dell’oppio in Afghanistan, la produzione è esplosa.”
Synopsizing Sibel Edmonds
Gladio B utilizza Ayman al-Zawahiri, “conosciuto come il cervello di al-Qaida”. Secondo Sibel Edmonds, la NATO, attraverso la Gladio, ha lavorato a stretto contatto con Zawahiri e bin Ladin.
Synopsizing Sibel Edmonds

2. La CIA ha scaricato alcuni dei generali fascisti turchi che lavoravano per Gladio A, e che  gestivano il terrorismo di Ergenekon e il narcotraffico. La CIA ora impiega gli islamisti turchi, legati al partito del primo ministro turco Erdogan. Alcuni dei generali turchi, che hanno organizzato la rete terroristica Ergenekon della CIA, sono stati messi sotto processo.
aangirfan: Killing kids on field trip, Ergenekon and 9/11

3. “Il processo Ergenekon in Turchia è un’operazione sostenuta dagli Stati Uniti… Sibel Edmonds dice di sì, al 100%… L’esercito turco ‘non può nemmeno pisciare’ senza autorizzazione da parte degli Stati Uniti. E’ così dappertutto, anche l’Iran, perché ha fatto cadere lo Shah? Gli Stati Uniti sapevano che era il momento, era ‘il momento giusto’”.
Synopsizing Sibel Edmonds

4. “Nel 2002, ci fu un cambiamento del governo turco, con l’AKP (Partito islamico) di Erdogan. Si temeva che i generali di Gladio stessero diventando un peso enorme per gli Stati Uniti e volevano che il nuovo governo turco si prendesse cura di loro, sia arrestandoli che uccidendoli. Ciò quando alcuni operativi di Gladio A (i Lupi grigi nazionalisti) cominciarono a fuggire in Russia. Essendo minacciati di arresto o assassinio nel proprio Paese, alcuni operativi della Gladio A turca ottennero asilo politico in Russia… In cambio, fornirono informazioni alla Russia sulla Cecenia. Si trattava dei generali della Gladio A turca, poi addestrati dalla russa FSB (l’intelligence erede del KGB) e nel 2003 e 2004 vi furono numerosi omicidi di leader ceceni a Istanbul! Vi furono molti omicidi all’estero, che ricevettero una notevole copertura mediatica internazionale, ma scarsa negli USA.”
Synopsizing Sibel Edmonds

5. “Edmonds indica che diversi bin Ladin collaboravano con l’ambasciata saudita negli Stati Uniti, così come Fethullah Gulen.” (Gulen è il leader di un’organizzazione di facciata della CIA, onnipotente in Turchia e che sarebbe coinvolta nel traffico di eroina).
Synopsizing Sibel Edmonds
aangirfan: Killing kids on field trip, Ergenekon and 9/11

6. “Dietro l’esercito turco c’erano sempre i gruppi para-militari e ultra-nazionalisti. Questi gruppi avevano i loro padrini, o ‘babà’, del narcotraffico… La NATO fece uscire questi tizi di prigione… per gestire il traffico di droga, condurre operazioni false flag, assassini e omicidi…”
Synopsizing Sibel Edmonds

7. “Abdullah Çatli era in un carcere di massima sicurezza, fuggì con un elicottero di proprietà della NATO! Çatli successivamente apparve a Londra nel 1989, dove gli venne concessa la cittadinanza inglese! Poi arrivò negli Stati Uniti, in particolare a Chicago negli anni 1990-1991, dove ottenne la carta verde… era pesantemente coinvolto nell’organizzazione di operazioni terroristiche nella Cina occidentale nota come Turkestan, prima di morire… Nel 1996, Çatli restò ucciso in un grave incidente d’auto a Susurluk, in Turchia. In auto con lui c’erano il capo della polizia, un potente membro del Parlamento e l’amante di Çatli, una ex reginetta di bellezza… Le indagini successive svelarono ciò che viene definito Stato profondo: assassinii e narcotraffico gestiti dallo Stato… L’ambasciatore degli USA in Turchia, Marc Grossman, venne ritirato anche se aveva ancora 1-2 anni di permanenza da completare. Anche se ritirato, c’era qualcuno che appariva direttamente tra i superiori di Sibel Edmonds all’FBI, il maggiore Douglas Dickerson che aveva diretto Gladio in Khazakhstan e Turkmenistan. Un altro duro colpo fu il ritiro del comandante dell’esercito turco responsabile del “contro-terrorismo”, vale a dire delle operazioni false-flag“.
Synopsizing Sibel Edmonds

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Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

In Amenas: rivelazioni sull’attacco terroristico

Mounir B. Liberte-Algerie 19 gennaio 2013

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L’eccezionale operazione militare dell’ANP (Esercito Nazionale Popolare) contro il gruppo al-Muaqin bi Dima (firmatari di sangue), un gruppo creato di recente da Moqtar Belmoqtar, ha dato luogo a dichiarazioni contrastanti da parte di governi, esperti e media. 72 ore dopo il primo assalto, Liberté tenta una spiegazione del complicato caso e del sequestro industriale che l’Algeria ha dovuto gestire.

Come è stato preparato l’attacco, e perché?
L’attacco terroristico e il sequestro di ostaggi che n’è seguito, ha le sue radici in diversi eventi finora segreti, che Liberté è ora in grado di rivelare. Si aveva il sospetto, da due mesi e mezzo, che Moqtar Belmoqtar, dissidente da AQIM e Mujao, avesse deciso di sferrare un colpo contro l’Algeria e le potenze occidentali. Paradossalmente, è stato nella Tripoli liberata… che si è tenuto il primo incontro di Belmoqtar con elementi che avevano lasciato AQIM per unirsi ad al-Multahimun (I turbanti), guidati dal capo del commando d’In Amenas, Mohamed Lamin Bushneb detto Tahir, arrivatovi con la sua organizzazione. La scelta della Libia non solo era ovvia, ma saggia.
Mentre Belmoqtar venivano indicato in Mali, Mauritania e Burkina Faso, fu sotto la benevola protezione del suo amico, l’imam Shafi, nella caotica Tripoli ancora sotto la febbre post-Gheddafi, che Belmoqtar si è recato per fare acquisti presso i suoi nuovi amici salafiti libici, che erano entrati in possesso di un arsenale impressionante. La lista della spesa di Belmoqtar era edificante: missili terra-aria (MANPADS), RPG-7, mitragliatrici di nuova generazione FMPK da 6,65 mm, montati su tecniche 4×4, AK47…
E’ stato il suo braccio destro Bushneb, che guidava l’organizzazione Figli del Sahara per la giustizia islamica, un gruppo di contrabbandieri e trafficanti di droga conosciuti nel sud-est dell’Algeria, che ha svelato questo incontro e il nascondiglio a Tripoli dove Belmoqtar è rimasto per 18 giorni senza essere turbato, né da parte del governo di transizione libico, né tanto meno dalle milizie salafite. Il capo del commando ucciso nel pomeriggio del 17 gennaio 2013, era l’uomo chiave di questa operazione. Al di là di suo pedigree jihadista (attacco contro un aeroporto militare a Djanet, nel 2008 o il rapimento di ostaggi italiani) Bushneb era colui che controllava i cartelli della droga in Libia. Questo era l’”uomo d’affari” di Belmoqtar, colui che aveva organizzato i canali di contrabbando verso la Libia.
Originario di Illizi, Bushneb conosceva ogni angolo della regione e sfruttava perfettamente le sottigliezze tribali e regionali. Conosceva domanda e offerta. Per esempio era riuscito a barattare 13 nuovi veicoli 4×4, tratti dai garage dalla guardia personale di Gheddafi, che le milizie libiche avevano depredato, contro alcune pecore, due serbatoi di kerosene e anche degli schermi al plasma! Con la rottura tra Belmoqtar e l’”emiro” Abu Zaid Belauer, voleva sferrare un colpo per imporre la sua nuova organizzazione sulla scena del terrorismo nel Sahel. Tra AQIM Mujao, Ansar al-Din e le altre fazioni indipendenti, Belmoqtar doveva ricordare a tutti che l””emiro” del Sahara era lui. Che i figli di Ghardaia avevano un’influenza con cui si doveva fare i conti. E fu Lamin Bushneb che dovette raggiungere l’obiettivo che gli avrebbe dato la fama internazionale che cercava.

Base BP: perché così tante strutture?
Scelsero il sito d’In Amenas Tiguenturin, e non fu per nulla un caso. Non solo il complesso della britannica BP era un obiettivo dal forte potenziale mediatico, ma aveva il vantaggio di essere a due passi dal confine con la Libia, da dove proveniva il commando terrorista che era entrato nel territorio algerino alle 2 di notte; e aveva anche la particolarità che vi lavoravano dei parenti dei terroristi. Liberté è in grado di rivelare che la società britannica BP impiegava, attraverso un imprenditore locale, una società per il trasporto merci che appartiene alla famiglia Ghediri, che non è altri che il fratello di … Abu Zaid, il leader di AQIM nel sud, il cui vero nome è Abdelhamid Ghediri. Bushneb vi reclutò membri della sua famiglia e la società prosperava grazie ai contratti con BP.
La società, nel quadro di una società legalmente registrata a Ouargla, incrementò la sua flotta di autocarri e di almeno 30 semirimorchi ad In Amenas per almeno 3 anni, assicurandosi anche  la logistica dei trasporti tra la base della BP e i loro siti a Illizi o In Salah. I terroristi che hanno preso d’assalto il complesso gasifero sapevano praticamente tutto del dispositivo di sicurezza e della logistica della base. Fermarono gli autobus degli espatriati, nel momento in cui iniziarono ad attaccare l’aeroporto. Cercarono di evitare che i lavoratori sabotassero le pompe che alimentano le turbine a gas. In pochi secondi distrussero gli interruttori elettrici. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza dei basisti che conoscessero la base dall’interno. Pertanto molti dipendenti sono sospettati di far parte di una rete di sostegno al terrorismo, e il fratello di Abu Zaid era stato arrestato più volte, nel corso delle indagini. Ma ogni volta, nonostante gli avvertimenti provenienti dall’Algeria, la società britannica, che era conoscenza di questi fatti, non rescisse il contratto con il fratello del leader di AQIM nel sud.
Peggio ancora, specialisti in HSE (Salute, Sicurezza e Ambiente) della BP, che regolarmente provengono da Londra per controllare la sicurezza del sito BP in Algeria, e senza interferenze dalla Sonatrach e dalla Statoil, suoi partner in questo giacimento, non sembrarono aver scoperto questa falla nella sicurezza. Quando notiamo le domande legittime di coloro che si chiedono come sia potuto accadere ciò, o le  reazioni intempestive del primo ministro britannico David Cameron, ci si chiede se l’intelligence britannica MI-6 non sapesse di tale anomalia, o se la direzione generale della BP l’avesse informata che nel suo sito principale in Algeria degli individui sospetti… lavorassero per essa. Questo riguardo le complicità interne scoperte.
Riguardo la protezione del sito, che quindi incombeva agli inglesi, processare Algeria equivale a criticare l’esercito algerino per non proteggere dall’interno le … ambasciate straniere. Si tratta di una questione di sovranità, e la BP aveva attraverso la sua HSE ogni possibilità di proteggere il proprio sito senza assistenza dall’Algeria. Ciò che veniva fatto al riguardo, era che il sito venisse protetto da una società di sicurezza privata di cui non si conoscevano né la capacità reali né le competenze esatte. Il governo algerino doveva proteggere l’area intorno al sito (come ad esempio il posizionamento di una brigata della gendarmeria presso la base della BP), o almeno ponendo nei dintorni degli sbarramenti mobili della Gendarmeria Nazionale. L’esercito doveva essere chiamato in caso di un attacco, poiché la sua missione è difendere i confini e combattere il terrorismo dovunque si trovi. Vale a dire, in questo caso, sul confine l’algerino-libico laddove i gruppi terroristici hanno deciso di testare le difese algerine.

Gli ostaggi da scudo umano a scudo mediatico!
Attualmente, la situazione è critica. Tra 8 e 10 terroristi si sono rintanati nel complesso gasifero della BP, minacciando gli ostaggi rimanenti, stimati in circa 30. Tutti gli accessi sono stati minati con esplosivi e i terroristi hanno una logica suicida. Hanno abbastanza per far saltare il complesso gasifero con gli ostaggi e per cancellare dalle mappe la città e gli abitanti d’In Amenas. Gli esperti credono di essere “in una situazione psicologica estrema.”
Dopo aver usato gli ostaggi come scudi umani (con cinture esplosive senza detonatori) e “schermi mediatici”, li hanno torturati psicologicamente in modo che telefonassero ai loro rispettivi governi per descrivere una situazione drammatica e fare pressione su Algeri. Ciò ha avuto parziale successo, ad In Amenas l’attacco non è ancora stato completato, dato che Washington, Londra, Parigi e Tokyo hanno subito un lavaggio del cervello da parte della propaganda apocalittica dei terroristi, in particolare attraverso l’ANI della Mauritania. Questi vogliono un corridoio via terra, per ritirarsi con gli ostaggi in… Libia. E ancora vogliono che il corridoio sia garantito dalle potenze occidentali da cui provengono gli ostaggi. Ma riguardo al percepibile cambiamento, nelle capitali occidentali, della valutazione sempre più attenta della crisi, con l’esercito algerino che gestisce al meglio questo evento unico negli annali del terrorismo, rischiano di non uscirne vincitrici. Il trucco sta nel vedere se commetteranno l’irreparabile.
Mentre l’operazione è in corso, Liberté ha saputo di una seconda colonna di terroristi di Ghadames che si sta preparando al salvataggio dei loro camerati. 60 pick-up pesantemente armati sono stati riportati in viaggio, durante la notte, in direzione del confine con l’Algeria. Il caso d’In Amenas è solo l’inizio della controffensiva terrorista all’intervento francese in Mali.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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