La Siria ha affondato un sottomarino israeliano?

L’attacco nucleare del 4/5 maggio era una ritorsione?
Gordon Duff Veterans Today 25 maggio 2013

Israeli-submarineUna storia proveniente dalla Siria, sostiene che l’affondamento di un sottomarino di costruzione tedesca con armamento nucleare del governo d’Israele non solo sarebbe stato parzialmente confermato, ma che l’attacco nucleare pienamente confermato alla Siria, si ritiene esser stato una rappresaglia israeliana per questo naufragio.
È stato riferito che il sottomarino israeliano Delfin, un battello diesel/elettrico di costruzione tedesca, sia stato attaccato e affondato da una torpediniera della marina siriana alle 02:30 del 2 maggio 2013, mentre navigava ad una profondità di 150 metri. Prima del naufragio, una nave dei servizi segreti della Germania era in zona. Dopo la notizia, o forse dovremmo dire l’occultamento dell’affondamento del sottomarino israeliano e l’altrettanto attacco nucleare “non dichiarato” alla Siria, un grosso contingente di navi da guerra russe si è posizionato nella zona.
Le prove si accumulano a sostegno di tale scenario, in cui la Russia è costretta ad utilizzare le sue capacità militari per stabilizzare la regione e disinnescare un conflitto più ampio. L’analisi del video dell’attacco nucleare, due giorni dopo l’affondamento, è conclusiva.

Ciò che poneva una questione era il “perché?” Non c’erano prove che la Siria avesse un obiettivo tale da giustificare il rischio d’Israele di usare un’arma nucleare. Le ipotesi iniziali erano che la Siria potesse avere un impianto nucleare sotterraneo, ma si sono rivelate infondate. Cosa ha spinto Israele, allora? Ora si potrebbe avere la risposta. L’affermazione proviene da Syrianews. Questa è la pubblicazione che ha segnalato l’uso di armi chimiche da parte delle forze ribelli, il 19 marzo, nei pressi di Aleppo. Sono fonti legittime, sicuramente più di qualsiasi media mainstream, e informano  in modo serio e credibile. Ci sono anche ampie conferme che Israele abbia perso un F 16 durante l’attacco.
Questo sarebbe il secondo sottomarino che Israele ha perduto. L’ex HMS Totem, ribattezzato Dakar da Israele quando fu consegnato dalla Gran Bretagna, nel 1968 “scomparve” con tutto l’equipaggio.  Ci furono molte speculazioni secondo cui l’US Navy avesse affondato il Dakar in rappresaglia per l’attacco israeliano che uccise e ferì oltre 200 marinai statunitensi dell’USS Liberty l’anno prima.  Israele ora ammette apertamente di aver attaccato la Liberty, sostenendo che gli Stati Uniti spiavano per conto dell’Egitto nel corso della Guerra dei Sei Giorni  del 1967. Ammissioni apertamente fatte in Israele e insegnate ai bambini delle scuole, ma accuratamente espunte persino dalla storia insegnata nelle accademie militari statunitensi.

Scarne segnalazioni
Le notizie dei media sulla Siria sono le più abissali di qualsiasi conflitto negli ultimi anni. In genere, dichiarazioni infondate a favore d’Israele vengono riportate come fatti e senza nessuna fonte di sorta, mentre le prove video di torture, mutilazioni e uso di armi chimiche da parte dei ribelli non solo non sono trasmesse, ma non sono neanche commentate, anche quando tali prove sono accolte dalle Nazioni Unite. Dei giornalisti russi in missione in Siria hanno consegnato al Segretariato delle Nazioni Unite dei video che mostrano l’attacco con armi chimiche, presumibilmente commesso dai combattenti dell’opposizione nelle vicinanze di Aleppo, il 19 marzo. Lo ha confermato il portavoce del Segretario generale Farhan Haq. Ha detto che le informazioni saranno trasmesse ad Oke Selstemu, capo del gruppo di esperti che indagano sul possibile uso di armi di distruzione di massa in Siria. A fine marzo, Damasco ha notificato al Segretariato delle Nazioni Unite gli attacchi chimici effettuati dagli insorti armati.
Finora, diversi aspetti sono stati elusi dalla censura occidentale:
- Le forze ribelli siriane sono accompagnate da osservatori dell’artiglieria mobile israeliana.
- Gruppi che cooperano con Israele e Turchia vengono addestrati dai servizi segreti occidentali e sono, secondo gli standard statunitensi, classificati come “affiliazioni di al-Qaida“.
- L’uso di armi nucleari, la perdita di un sottomarino e di un aereo da caccia israeliani non sono stati riferiti, ma solo le perdite turche (si è mentito anche sui 3 F-16 persi durante i bombardamenti sulla Siria)
Di seguito, la notizia di Syirianews:
Syrianews può confermare la notizia che abbiamo ricevuto un paio di giorni fa, che un natante della Marina siriana ha distrutto un sottomarino israeliano al largo della costa siriana, a 150 metri di profondità, il 2 maggio 2013 alle 2 – 02:30. Non ci hanno detto il tipo o la dimensione del sottomarino, ma abbiamo la conferma che è stato distrutto. Dai dettagli che siamo riusciti ad ottenere, l’oggetto nemico è stato rilevato e l’ordine di distruggerlo era stato dato a uno dei mezzi vicini, affondandolo con un siluro (non hanno detto di quale tipo), poi è stato monitorato fino allo schianto sul fondale marino, al largo delle coste. Un grande movimento di elicotteri dell’esercito siriano è stato osservato sopra il luogo dove il sottomarino è stato distrutto. Non è la prima volta che la Marina siriana impegna oggetti nemici ed ostili. All’inizio della crisi siriana, la marina siriana aveva avvistato una nave della marina tedesca in missione di ricognizione, scacciandola; un ministro tedesco si era poi lamentato dell’azione della marina siriana, sostenendo che la nave non stava spiando, ma stava solo ascoltando e raccogliendo informazioni!
Un elevato numero di palloni per lo spionaggio israeliani sono stati avvistati sulle costa siriane e i sionisti hanno iniziato a inserire trappole esplosive nei palloni, in modo che esplodano quando toccano il suolo se abbattuti dall’esercito siriano. Da segnalare che Israele, con la benedizione degli Stati Uniti, ha effettuato un attacco contro un pollaio e un deposito di armi nei pressi di Damasco, il 5 maggio 2013, tre giorni dopo che il sottomarino è stato distrutto. Il raid è stato coordinato a terra con i terroristi del fronte al-Nusra, che avevano attaccato 19 diversi posti di blocco dell’EAS intorno alla capitale siriana, all’alba.

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Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia conduce il gioco in Medio Oriente?

Dedefensa 27 ottobre 2012

Una breve nota de La Voce della Russia, tratta dall’intervista al diplomatico russo Venjamin Popov, suggerisce che una nuova impressione generale sulla diplomazia russa comincia ad essere apprezzata… Si tratta del nuovo atteggiamento dei paesi arabi del Golfo Persico, dal conservatorismo e dal filo-americanismo pronunciati, nei confronti della Russia. Questo cambiamento sarebbe dovuto proprio e paradossalmente alla posizione che la Russia ha preso ed ha mantenuto continuamente senza mostrare segni di debolezza fin dall’inizio dell’anno, verso la crisi in Siria. (Effettivamente e simbolicamente la politica russa è percepita nella sua continuità dal voto negativo della Russia, il 4 febbraio, contro una risoluzione delle Nazioni Unite, bloccando l’azione “umanitaria” del BAO contro la Siria, che avrebbe provocato un intervento.) La Voce della Russia del 26 ottobre 2012 fornisce alcune informazioni tratte dall’intervista a Popov. Questa nuova posizione araba, secondo Popov, è ovviamente molto più favorevole alla Russia, in particolare per la posizione chiara e ferma con cui si è sbarazzata di ogni impegno settario e ideologico: “Il mondo islamico di oggi è ben lungi dall’essere omogeneo e vede la coesistenza di varie tendenze. Tuttavia, la posizione della Russia rimane la stessa: sviluppare i rapporti economici con l’intera regione…”
• Il 19-21 ottobre 2012 vi è stato un importante forum ad Istanbul, organizzato dalla Fondazione Carnegie per il Medio Oriente. Popov riporta i risultati principali, tra cui l’adozione da parte di diversi paesi della posizione russa sulla soluzione della crisi siriana attraverso i canali diplomatici… “E’ stato un convegno importante, frequentato da delegazioni russa, cinese e iraniana. La Siria non era presente. I partecipanti hanno discusso del conflitto siriano in modo piuttosto franco, ed ho visto che il mondo arabo sta cominciando a cambiare atteggiamento verso la posizione della Russia sulla Siria. I paesi sembrano essere finalmente dell’idea della Russia e l’apprezzano. Iraq, Libano, Egitto e Giordania, hanno tutti parlato di una soluzione politica della crisi, esattamente ciò che la Russia chiede. Le cose sono cambiate molto, rispetto all’inizio del 2012, quando i nostri partner arabi erano abbastanza scettici sulle proposte russe. Oggi, tutti capiscono che la via d’uscita politica dalla crisi non è possibile senza la Russia e la Cina, e che l’equilibrio del potere sta cambiando.”
• A novembre, ci sarà un importante incontro tra i ministri degli esteri della Russia e dei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo Persico (Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Kuwait, Oman, Qatar). La cosa si presenta di particolare importanza. “I ministri degli esteri hanno deciso di incontrarsi in Arabia Saudita il prossimo novembre. Credo che questo forum sarà cruciale per l’ulteriore cooperazione della Russia con il Golfo Persico. Avrà luogo dopo le elezioni degli Stati Uniti e, credo si concentrerà sulla Siria.” Secondo molti aspetti e secondo molti punti di vista, si può considerare che la crisi siriana è stata ed è, per gli attori esterni, una partita al rilancio: si perde tutto o si prende tutto, raddoppiando i propri vantaggi. Questo potrebbe essere il caso della Russia, ma con una soddisfazione ulteriore; aver condotto il “gioco” in modo studiato, strutturato, ben definito, supportato su principi e non su esclamazioni esagerate, e che potrebbe essere, in ultima analisi, la ragione di un possibile esito felice della posizione della Russia in Medio Oriente.
Le impressioni qui sopra riportate non sono improvvisate, uscite di punto in bianco, e non abbiamo scelto di appoggiarvici solo per il loro valore. Al contrario, confermano un cambiamento percettibile da diverse settimane, con il conseguente fallimento della ribellione per far cadere il governo di Assad; il fallimento dell’unificazione della ribellione che ha messo in evidenza che la maggior parte dei paesi del blocco BAO ha giocato un gioco molto più grande di sé, e che non può  alimentare o continuare, constatando che la posizione molto assertiva a favore della ribellione siriana sta cominciando a sfumare rapidamente (in Turchia, Arabia Saudita). D’altra parte, la straordinaria diffusione di notizie del blocco BAO e dei suoi alleati, la manipolazione delle informazioni, ecc., definisce un atteggiamento segnato anch’esso dall’azzardo, ma assai rapidamente fallimentare; una comunicazione assai offensiva che soffoca e trascina tutto con il suo ritmo molto elevato, ma inconcludente e che s’impantana rapidamente nelle sue contraddizioni, nelle sue gravi deformazioni, ecc., mentre la narrazione fabbricata allo scopo si dissolve… Questo è chiaramente ciò che è successo.
E’ tempo di constatare in mezzo a questo paesaggio che muta, che un attore ha mantenuto imperturbabile il suo corso, che corrisponde alla logica e alla conservazione nell’attuale  situazione di disordine. Ciò alla fine si riconosce e si fa notare. I russi hanno sempre detto e ripetuto che la loro posizione è stata motivata fin dall’inizio dal  desiderio strutturale di appoggiarsi ai principi fondamentali, in sostanza alla sovranità, anche prima di prendere in considerazione gli interessi e le alleanze. Se i loro interessi e alleanze coincidevano con questa preoccupazione fondamentale, tanto meglio, ma è anche il risultato della loro scelta iniziale: questi interessi e alleanze sono anche, per natura e logica, il prodotto dello stesso principio politico. Oggi, sembra che i russi stiano per convincere alcuni dei loro “partner”, di cui sono stati avversari indiretti per diversi mesi, della validità della loro scelta. Questo riconoscimento riguarda meno la Russia stessa che la paura del disordine e dell’impasse della destrutturazione, contro cui si attivano i russi. Questi risultati sono attualmente ipotetici, con tutti gli infortuni e le reazioni ostili possibili, ma l’innegabile vantaggio della Russia è di apparire al centro di una evoluzione molto più che soltanto politica.
La “coalizione” anti-Assad, disparata, instabile, unita da interessi dispersivi e da impulsi politici spesso dipendenti dall’umore, è di una debolezza che può sorprendere. La Turchia sta attualmente rivedendo la propria politica, l’Arabia Saudita esita sempre più, come i paesi del Golfo Persico, i paesi del blocco BAO sono sempre più distratti dalla propria situazione interna, e sono al termine di una logica che agisce in base ad esigenze stravaganti ed irragionevoli. Oltre ai specifici cambiamenti nei paesi arabi, i russi, ovviamente, hanno il vantaggio di avere buoni rapporti con quelli con una posizione diversa (Iran e Iraq). Infine, dobbiamo menzionare la visita di Lavrov in Egitto, prevista per novembre, oltre alle riunioni con i paesi del Golfo Persico. La Russia potrebbe chiudere il 2012 con la possibilità di una situazione completamente rovesciata rispetto a quella che i paesi del blocco BAO s’accanivano a descrivere al suo inizio. Il racconto grottesco della Russia potenza isolata e alla deriva, sarà dimenticato.

Traduzione di Alessandro Lattanzio - SitoAurora

Il terzo veto russo-cinese blocca la via alla terza guerra mondiale

Carla Stea, Global Research, 2 agosto 2012

Hanno mostrato solo arroganza, non sincerità.” Ambasciatore cinese Li Baodong, 19 luglio 2012, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Dopo la prima Guerra del Golfo Persico, nel 1990-1991, autorizzata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite con l’adozione della risoluzione 678, permettendo che “tutti i mezzi necessari” fossero utilizzati contro l’Iraq, le Nazioni Unite venivano sempre più spesso, e in senso peggiorativo, indicate come “una filiale del Pentagono degli Stati Uniti”. Dopo la serie di attacchi terroristici contro strutture delle Nazioni Unite negli anni successivi, Lakhdar Brahimi, inviato speciale delle Nazioni Unite ed ex ministro degli esteri dell’Algeria ha spiegato questa violenta ostilità contro le Nazioni Unite in una conferenza stampa, affermando che le Nazioni Unite non sono più considerate imparziali, ma sono ora percepite, in molte aree globali di conflitto, parte del conflitto.
Il 19 luglio 2012, per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, un terzo doppio veto è stato rilasciato da Russia e Cina, impedendo alle Nazioni Unite di diventare una delle parti del conflitto in Siria, e ripristinando la legittimità delle Nazioni Unite quali organizzazione internazionale indipendente e imparziale, non più usata come strumento e dominata da uno Stato membro. Ancora più significativo, il terzo veto russo-cinese priva le forze USA-NATO della possibilità di chiedere che le loro azioni siano sostenute dalla comunità internazionale, e ha negato qualsiasi autorità morale per la successiva azione militare USA-NATO in Siria, e oltre, smascherando tale azione militare come una pura aggressione.
Il 19 luglio, l’ambasciatore cinese Li Baodong ha affermato, in una dichiarazione di voto:
Abbiamo sostenuto con forza il consenso tra i membri del Consiglio di Sicurezza tramite consultazioni. Tuttavia, il progetto di risoluzione S/2012/538 presentato da Regno Unito, Stati Uniti e Francia è in assoluta contraddizione con tali scopi … In primo luogo, il progetto di risoluzione è seriamente danneggiato, e il suo contenuto squilibrato cerca di mettere pressione su una sola parte. L’esperienza ha dimostrato che tale pratica non aiuterebbe a risolvere il problema siriano, ma solo a far deragliare la questione dal percorso politico. Non solo farebbe aggravare ulteriormente la crisi, ma ne causerebbe anche la diffusione in altri paesi della regione … Durante le consultazioni sulla bozza di risoluzione di oggi, i paesi sponsor non hanno dimostrato alcuna volontà politica o cooperazione, adottando un approccio rigido e arrogante alle ragionevoli preoccupazioni fondamentali degli altri paesi interessati, e rifiutandosi di effettuare le revisioni …. la Cina è impegnata a raggiungere un consenso, ha lavorato duro per una estensione uniforme del mandato dell’UNSMIS e sostenuto gli sforzi di Kofi Annan per la mediazione. Al contrario, alcuni paesi sono ansiosi di interferire negli affari interni di altri paesi, per alimentare le fiamme e seminare discordia in completo disprezzo delle possibili conseguenze. Questa volta hanno ripetuto il loro vecchio trucco di fissare precondizioni come ostacoli alla proroga del mandato UNSMIS, e l’hanno accompagnato con l’invocazione del capitolo VII della Carta e la minaccia di sanzioni, nel tentativo di cambiare o addirittura rinnegare il difficile consenso raggiunto dal gruppo di azione, nel corso della riunione di Ginevra. Hanno mostrato solo arroganza, non sincerità durante le consultazioni.”
L’ambasciatore russo Vitalij Churkin ha dichiarato:
I membri occidentali del Consiglio di Sicurezza hanno rifiutato di escludere un intervento militare. I loro calcoli, nell’utilizzare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per promuovere i loro piani per imporre i propri disegni agli Stati sovrani, non prevarranno. Stanno sostenendo le proprie intenzioni geopolitiche, che non hanno nulla in comune con gli interessi legittimi del popolo siriano. Questo ha portato ad una escalation del conflitto, che ha raggiunto proporzioni tragiche …. Il loro approccio è particolarmente ambiguo, dato quello che si è successo ieri a Damasco. Mi riferisco al grave attentato terroristico“.
Il 18 luglio, i terroristi hanno tentato un colpo di stato contro il governo del presidente siriano Assad, massacrando il suo ministro della Difesa, il generale Daoud Rajha, il suo vice e cognato di Assad, Assef Shawkat, e il generale Hassan Turkmani, ex Ministro della Difesa. Diversi altri ministri del governo sono stati gravemente feriti, in quanto hanno partecipato alla riunione di alto livello a Damasco. Anche se un gruppo islamico siriano, Liwa al-Islam, ha rivendicato l’attacco alla “sala di controllo delle crisi nella capitale Damasco“, con la guardia del corpo del presidente Assad che ha fatto detonare l’esplosivo, un ricercatore presso la Columbia University, Younes Abouyoub ha dichiarato: “Questa può essere una grande operazione di intelligence che coinvolge servizi segreti stranieri. Prima di tutto la tempistica di questa azione, il fatto che ha preso di mira tre figure di spicco del governo siriano, dimostra che sono professionisti, non dilettanti … non è l’operato di una o due persone, questo è stata una operazione molto attentamente pianificata, ben organizzata e realizzata.” Il corrispondente di guerra Eric Margolis ha aggiunto che: “L’operazione era troppo ben disposta per essere stata effettuata da un dilettante, perché tale vertice tra i funzionari di alto profilo, normalmente dalla sicurezza più dura, rendeva impossibile a un singolo attentatore suicida infiltrarsi … può esserci stato dell’esplosivo nascostovi prima dell’incontro …. il danno riportato ha superato di gran lunga i danni che possono essere causati da un uomo con un giubbotto da suicida.”
In modo grossolanamente irrazionale e in violazione di ogni logica, Regno Unito, Stati Uniti e Francia hanno sostenuto che gli omicidi premeditati dei migliori  ministri della sicurezza del presidente siriano Assad, giustificavano l’adozione della risoluzione 2043, ai sensi del capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite, che avrebbe imposto sanzioni contro il governo Assad, e aperto la strada a un’azione militare contro il governo siriano. Le contorsioni necessarie per arrivare a questa distorsione della realtà orwelliana, spiegano anche il vergognoso fallimento del Consiglio di Sicurezza nel condannare questi omicidi terroristici. Anche se l’opposizione siriana è innegabilmente intrisa di terroristi armati, identificati nientedimeno che dall’autorità del capo dell’intelligence degli Stati Uniti, James Clapper, come operativi di al-Qaida, questo non ha impedito alle potenze occidentali, Gran Bretagna, Stati Uniti e Francia di abbracciarli, ed opporsi a qualsiasi dichiarazione del Consiglio di sicurezza di condanna delle loro attività terroristiche. Se la Russia aveva già avanzato l’argomento specioso che il suo governo non è “sposato” al governo di Assad, ciò non ha avuto alcun effetto, dato che anche se ci fosse stato un tale “matrimonio”, la possibilità di divorzio è a disposizione di chi ha abbastanza onore e principio sufficiente per terminare un superficiale, putrefatto “matrimonio” che minaccia di coinvolgere gli altri quali “danni collaterali”. Tuttavia, il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, per motivi incontestabili, ha denunciato il rifiuto del Consiglio di Sicurezza nel condannare gli attentati terroristici del 18 luglio a Damasco, e il fallimento dell’Occidente nel ripudiare il suo matrimonio con il terrorismo, (che ha avuto inizio durante l’amministrazione Carter, con l’armamento e il finanziamento dei terroristi islamici in Afghanistan). Lavrov ha dichiarato: “Questo è il sostegno diretto del terrorismo. Si tratta di una posizione sinistra. Non riesco a trovare parole per esprimere il nostro atteggiamento verso ciò“.
Secondo il New York Times del 24 luglio 2012: “A febbraio, il direttore della National Intelligence degli Stati Uniti, James Clapper, ha detto in una audizione del Congresso che c’erano “tutte le caratteristiche di un attacco stile al-Qaida” in una serie di attentati contro obiettivi di sicurezza e di intelligence a Damasco. Lui e altri testimoni della comunità di intelligence l’attribuiscono alla diffusione in Siria del ramo iracheno di al-Qaida …. Daniel Byman, un esperto di antiterrorismo, professore alla Georgetown University e borsista presso la Brookings Institution, ha detto che è chiaro che al-Qaida sta cercando di diventare più attiva in Siria. Come ha già fatto in Somalia e Mali, e prima ancora in Cecenia e Yemen, il gruppo sta cercando di trasformare un conflitto locale a proprio vantaggio. ‘Non c’è alcun dubbio che al-Qaida voglia fare questo, e in realtà sono abbastanza bravi in questo genere di cose’, ha detto. ‘Hanno fatto bene a prendere un conflitto locale e renderlo globale’“. 
Nonostante l’avvertimento a febbraio di James Clapper, secondo cui “la serie di attentati contro obiettivi della sicurezza e dell’intelligence del governo a Damasco, portava tutte le caratteristiche di un attacco di al-Qaida” il 21 giugno 2012, la prima pagina del New York Times dichiarava, con un articolo di Eric Schmitt: “La CIA ha detto di aiutare a inviare armi ai ribelli siriani … Un piccolo numero di ufficiali della CIA sta operando segretamente nel sud della Turchia, aiutando gli alleati a decidere quali combattenti dell’opposizione siriana riceveranno armi attraverso il confine, per combattere il governo siriano, secondo degli ufficiali delle intelligence statunitense e arabe. Le armi, tra cui fucili automatici, granate, munizioni e alcune armi anticarro, sono state inviate per lo più attraverso il confine turco, per mezzo di un’oscura rete di intermediari della fratellanza musulmana in Siria, e pagate da Turchia, Arabia Saudita e Qatar, dicono i funzionari.”
Il servizio di intelligence tedesco, il BND, ha rivelato che “circa 90 attacchi terroristici, che possono essere attribuiti alle organizzazioni vicine ad al-Qaida o a gruppi jihadisti, sono stati effettuati in Siria tra la fine di dicembre e l’inizio di luglio”. “Almeno tre grandi quotidiani tedeschi – Die Welt, Die Frankfurter Allgemeine Zeitung e Bild hanno pubblicato articoli che attribuiscono la responsabilità del massacro del 25 maggio nella città siriana di Houla, alle forze dei ribelli antigovernativi… scrive sul Bild il corrispondente di guerra tedesco Jurgen Todenhofer, accusando i ribelli di ‘uccidere deliberatamente civili e poi presentarli come vittime del governo.’ Ha descritto questa ‘strategia del marketing della strage’ come  tra le cose più disgustose che abbia mai sperimentato in un conflitto armato’“.  
Dopo il veto russo del 19 luglio, l’ambasciatore russo Vitalij Churkin ha dichiarato esplicitamente che uno degli obiettivi geopolitici degli implacabili tentativi occidentali di distruggere il governo siriano di Assad, è indebolire il suo alleato, l’Iran. L’Ambasciatore Churkin ha subito chiarito che ciò implica l’integrità della Russia, che a sua volta, è obiettivo di ciò che il ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, il 12 marzo, al Consiglio di Sicurezza, ha descritto come “ingegneria geopolitica”. E questa ingegneria geopolitica è già molto avanzata. Anche in Russia.
Anche se il tenore di vita del popolo russo è notevolmente migliorato durante il primo termini di Putin da presidente, al momento della sua rielezione di quest’anno, l’opposizione guidata da Aleksej Navalny e Boris Nemtsov si è formata, effettuando molteplici manifestazioni contro sia il partito di Putin, Russia Unita, che contro Putin stesso, rieletto presidente, sia prima che dopo la sua elezione. E, naturalmente, i piani abortiti per assassinare lo stesso Putin, organizzato da operativi ucraini, è al vertice della lista delle azioni terroristiche contro la Russia.
All’inizio del 2011, Navalny era stato invitato a visitare New York, e ha parlato in occasione di eventi ampiamente pubblicizzati presso la New York Public Library, e in altri luoghi pubblici. Le recenti manifestazioni di Mosca, guidate da Navalny e Nemtsov, avevano il potenziale di destabilizzare il governo di Putin. Quando il nuovo ambasciatore statunitense McFaul è giunto a Mosca, tra le sue prime attività vi furono gli incontri con i leader dell’opposizione in Russia. Come furono destati i sospetti, lo stesso Putin ha accusato il Segretario di Stato Hillary Clinton di essere la forza responsabile di aver fomentato i disordini civili. Numerosi intellettuali russi sospettavano le agenzie degli Stati Uniti, come il NED ed altre, di istigare questi disturbi che minacciavano disordini civili, o peggio la Russia stessa. Nel tentativo di smascherare e controllare gli sforzi stranieri per destabilizzare il governo russo, entrambe le camere del Parlamento russo, la Duma di Stato e il Consiglio della Federazione, hanno approvato una legge, firmata dal presidente Putin, che chiede alle ONG finanziate da enti esteri, impegnate in attività politiche in Russia, di registrarsi come agenti stranieri. Questo disegno di legge è stato ispirato, e modellato, su una legge quasi identica degli Stati Uniti, le organizzazioni che richiedono di operare negli Stati Uniti, ma sono finanziate dall’estero, devono iscriversi come agenti stranieri del paese finanziatore delle loro attività.
Le provocazioni delle agitazioni sociali e politiche nella Federazione russa, sono state esacerbate dal sito Kavkaz Center, ospitato e finanziato da Finlandia e Svezia, e istigato da Doku Umarov, indicato quale terrorista internazionale dal Comitato sulle sanzioni contro i taliban e al-Qaida del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (ai sensi della risoluzione 1267) per aver organizzato numerose attività terroristiche, tra cui la presa di ostaggi e il massacro di centinaia di bambini della scuola di Beslan, nel settembre del 2003, e l’attentato suicida all’aeroporto di Mosca, Domodedevo, nel gennaio 2011 che uccise 35 persone. Umarov è anche nella lista delle Nazioni Unite dei terroristi internazionali per le sue connessioni con il Movimento islamico dell’Uzbekistan, l’Unione della Jihad islamica, il Battaglione Sabotaggio dei Martiri ceceno, e altre organizzazioni terroristiche. Il Kavkaz Center di Umarov ha inesorabilmente istigato movimenti islamisti separatisti violenti nelle grandi comunità musulmane, residenti in pace fino a quel momento, in tutta la Federazione Russa.
E’ una coincidenza che il 19 luglio, la storica giornata in cui il terzo doppio veto è stato rilasciato da Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Andrew Roth avesse riportato sul New York Times:
Mosca – Un alto funzionario musulmano è stato ucciso e un altro è stato ferito in due diversi attacchi, giovedì, nella centrale repubblica russa del Tatarstan, un focolaio di violenza inusuale in un settore spesso additato come un modello di relazioni interreligiose. Il capo dell’istruzione islamica della regione, Valiulla Yakupov, è stato ucciso davanti alla sua abitazione nella mattinata di giovedì a Kazan. Meno di un’ora dopo, Ildus Faizov, il Mufti capo della regione Tatarstan, è stato ricoverato in ospedale dopo che una bomba è esplosa nell’auto che stava guidando a Kazan, hanno detto gli inquirenti russi. Faizov, che è stato proiettato fuori dall’automobile dalla forza dell’esplosione, ha subito la frattura delle gambe. Il comitato antiterrorismo della Russia ha detto, in una dichiarazione, che motivi diversi per l’attentato sono oggetto di indagine, tra cui le recenti dichiarazioni contro la crescita del radicalismo religioso nella Repubblica, fatta dall’organizzazione di Faizov, il Consiglio Islamico Spirituale del Tatarstan. Rustam Minnikhanov, presidente del Tatarstan, ha detto in una dichiarazione che l’attentato era un ‘ovvia sfida’ all’Islam tradizionale sostenuto da Faizov e dal Consiglio Spirituale Islamico. Faizov, che è stato eletto gran Mufti della regione nel 2011, si è battuto contro l’avanzata del radicalismo nella repubblica. Ad aprile, aveva detto in una dichiarazione pubblica, che migliaia di missionari stranieri erano entrati in Tatarstan, e che delle sette radicali musulmane erano emerse, pronte anche ad uccidere la popolazione locale per promuovere i propri obiettivi.’ Jakupov fu anche un aperto critico dell’Islam radicale, e aveva chiesto il divieto del wahhabismo in Russia. Nel 2010, tre islamisti furono uccisi in uno scontro a fuoco con la polizia nella regione del Tatarstan di Nurlatskij, aumentando i timori di una rivolta armata simile a quella nel Caucaso del Nord della Russia“. NewsLanc.com ha dichiarato: “L’attentato è avvenuto nella capitale della più importante, prospera e influente repubblica musulmana della Federazione russa … Quello che è successo, in realtà, è l’assassinio dei leader ufficiali dell’Islam moderato in Russia, il paese con la più grande popolazione musulmana in Europa.”
L’enorme importanza di questo attacco terroristico contro i leader musulmani moderati in Tatarstan, è dovuto alla sua posizione sul Volga. La Russia è attualmente coinvolta nelle insurrezioni separatiste dei terroristi islamici nel sud della Russia, nel Caucaso del Nord. Se le insurrezioni terroristiche, paragonabili a quelle in Cecenia e altrove nel Caucaso del Nord della Russia, eruttassero sul Volga, nell’Oriente della Russia e porta d’ingresso delle colossali ricchezze del petrolio, del gas e dei minerali della Siberia, la Russia potrebbe restare intrappolata in guerre su due fronti, sia nel sud e che nella parte orientale della Russia. Bashkurtistan, un’altra repubblica musulmana sul Volga, potrebbe anch’essa infettarsi con i movimenti terroristici islamici separatisti. Se le repubbliche islamiche sul Volga riuscissero a staccarsi dalla Federazione russa, la Russia, il più grande paese del mondo, potrebbe essere ridotta alle dimensioni della Francia, dall’Ucraina al Volga, perdendo il controllo delle enormi riserve di petrolio e gas ad est del Volga, che attualmente sostengono gran parte dell’economia russa, e forniscono all’Europa gran parte del petrolio e del gas.
Anche se la Russia è minacciata esistenzialmente dalle basi NATO che circondano il suo territorio, e una minaccia al suo deterrente nucleare viene posta dalla difesa antimissile, è possibile che queste minacce esterne siano meno letali rispetto al possibile smembramento della Federazione russa, minacciato dalla diffusione del terrorismo separatista dei movimenti islamici. E’ anche una coincidenza interessante che l’assassinio terroristico dei leader ufficiali dell’Islam moderato in Russia, si sia verificato subito dopo l’istituzione della base di transito della NATO sul Volga, a Uljanovsk, vicinissimo al Tatarstan.
Anche la Cina è nel mirino di questa insurrezione terroristica islamica,  convenientemente per l’agenda occidentale di indebolire, e possibilmente paralizzare, il potere competitivo di questi due giganti globali, la Russia e la Cina minacciata dalla violenta insurrezione della sua popolazione uigura musulmana, nella Cina occidentale.
I paesi USA-NATO sono impantanati nella crisi economica, destinata a peggiorare, e una guerra di vasta scala può essere percepita come un modo per accrescere le rispettive economie. E’ possibile che i rischi enormi della guerra possano scoraggiare i politici più saggi, nel qual caso, l’uso dell’”Islam come una spada“, perfezionato da Zbigniew Brzezinski, che ha progettato la politica dell’amministrazione Carter di addestramento, finanziamento e armamento dei  terroristi musulmani in Afghanistan, per provocare l’invasione dell’Unione Sovietica, ad un costo enorme per la sua integrità sociale ed economica, può essere l’arma scelta per erodere la forza di Russia e Cina. L’Ambasciatore della Russia presso la NATO, Dmitrij Rogozin, ha dichiarato, nel dicembre scorso, che l’interferenza della NATO nella cosiddetta “primavera araba” ha portato all’“imposizione della sharia in stati precedentemente relativamente laici.” Ha chiesto “fino a che punto la NATO è consapevole del fatto che l’avvento dell’Islam radicale in tutte le regioni in cui proietta la sua forza, sia il risultato delle sue azioni.”
La “primavera araba” ha portato i Fratelli musulmani al potere in ogni paese dove si sia verificata. Infatti, in Egitto, Hillary Clinton è stata bersagliata con dei pomodori, e gli Stati Uniti sono accusati di portare al potere i Fratelli Musulmani. La sharia è la forma più brutale di dominazione capitalistica, mantenendo le popolazioni terrorizzate e sottomessa ovunque sia inflitta. Attualmente si parla di smembramento e partizione della Siria, simile allo smembramento della Jugoslavia, e piani per lo smembramento della Russia e della Cina potrebbero essere sul tavolo delle potenze USA-NATO. Il veto russo-cinese del 19 luglio potrebbe avere interrotto questi piani, e distrutto qualsiasi forza morale che le potenze USA-NATO avrebbero rivendicato per le loro più evidenti avventure napoleoniche militariste. In mancanza di coerenza morale e legittimità che il supporto della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite avrebbe potuto conferire, sostenendo tramite le pubbliche relazioni la vendita dell’aggressione al pubblico credulone, un pubblico che finirebbe per pagare il costo delle guerre imperialistiche, gli stessi USA-NATO possono eventualmente esserne erosi, come successe alle forze napoleoniche che furono mortalmente fermate nei pressi di Borodino, in Russia, nel 1812. In seguito alla battaglia decisiva di Borodino, l’enorme ma demoralizzato esercito napoleonico subito dopo si disintegrò, e infine l’impero napoleonico, a sua volta, crollò. Nonostante la più intensa pressione per la capitolazione, nel corso della crisi siriana, il triplo doppio veto di Russia e Cina al Consiglio di Sicurezza dell’ONU regge il confronto con l’analisi di Tolstoj della componente psicologica degli eventi storici, una componente che considerava infine decisiva. E’ essenziale che le persone di Regno Unito, Francia e Stati Uniti, impediscano che si verifichi lo schieramento di “fine estate” delle armi di distruzione di massa navali nel Mediterraneo orientale.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Gli osservatori delle Nazioni Unite hanno fornito armi chimiche ai ribelli?

Green Komitet.ru 02.08.2012

Il 29 luglio, forse nei pressi di Aleppo (forse in città) militanti dell’ELS hanno distrutto oltre 10 veicoli blindati delle Nazioni Unite. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki Moon l’ha detto alla conferenza del 30 luglio.
Più di 10 veicoli blindati delle Nazioni Unite sono stati distrutti, ma nessuno è rimasto ferito.  Sembra che il corteo delle Nazioni Unite sia stato attaccato da qualcosa dal film Terminator 2, che giurava che non avrebbe ucciso le persone. Tuttavia, non esistono simili robot, e i militanti dell’ELS, che stanno terrorizzando la Siria, uccidendo persone di ogni genere ed età, stanno sempre cercando di ucciderne il più possibile, vantandosene loro stessi nelle loro pagine  e siti web. Ogni attacco armato contro un convoglio sarebbe accompagnato da perdite, soprattutto quando i teppisti hanno armi perforanti. L’assenza di feriti dopo un attacco e la perdita di 10 APC, dimostra che non vi era stato alcun attacco. Era una simulazione di attacco. Inoltre, l’obiettivo di questa simulazione è nascondere il fatto che le bande sono supportate dalle Nazioni Unite. Le auto sono state distrutte per nascondere gli indizi di tale sostegno. Non si sa esattamente, ma ci sono alcune informazioni secondo cui gli osservatori delle Nazioni Unite hanno inviato armi chimiche ai militanti dell’ELS.
I cosiddetti osservatori “indipendenti” delle Nazioni Unite sono già stati visti simpatizzare con i militanti, tempo fa e non una volta. Inoltre sono vedono con odio i civili pacifici che si sono rifiutati di aiutare e sostenere i terroristi dell’ELS. Gli “osservatori” delle Nazioni Unite hanno già abbandonato diverse persone che cercavano di chiedergli aiuto o di raccontare i massacri organizzati dai banditi dell’ELS. I militanti occupano gli ospedali senza che questi “osservatori” lo impediscano. Ma quando un giornalista siriano ha chiesto a questi osservatori aiuto e protezione dai banditi, hanno permesso a questi teppisti di catturarlo. In generale, gli osservatori delle Nazioni Unite hanno per obiettivo primario aiutare i militanti e interferire nel compito dell’esercito di proteggere i civili. In aggiunta, gli  “osservatori” delle Nazioni Unite sostengono sempre il punto di vista dei militanti (e dei loro padroni) e prendono parte alle campagne di propaganda contro la Siria, come testimoni. Alcuni di questi “osservatori” sono anche spie (come ad esempio Robert Mood).
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in cui i paesi occidentali intendono affrettare la risoluzione sulla Siria, deve riunirsi il 2 agosto negli USA. La risoluzione dell’Assemblea Generale non ha forza come la risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ma i paesi occidentali intendono usarla allo scopo di legittimare  l’invasione della Siria. I membri dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite sono stati corrotti o terrorizzati dapprincipio, la minaccia dell’omicidio di un familiare di un politico indesiderato, è diventata la deterrenza convenzionale nei paesi occidentali e dei loro manutengoli alleati. Leon Panetta, segretario alla difesa degli  USA, ha già fatto dichiarazioni pubbliche con aperte minacce.
Al fine di far prendere decisioni all’Assemblea Generale in merito a una dura risoluzione sulla Siria, in cui apparirà l’appello all’invasione estera, cioè l’invasione della NATO della Siria, al di là del Consiglio di sicurezza dell’ONU, dovrebbe sembrare logico e non-alternativo, i crimini contro i civili di Aleppo è stato deciso ed effettivamente attuato. I combattenti del cosiddetto esercito libero siriano si stanno preparando a utilizzare armi chimiche, simili a quelle nei depositi dell’esercito siriano, contro i civili di Aleppo, in primo luogo contro curdi siriani, allo scopo di incolpare l’esercito siriano del loro utilizzo.
Alcuni carichi navi con armi chimiche saranno contrassegnati con simboli dell’esercito siriano, che poi verranno filmato dai militanti e  diffusa sui media globali. Queste foto possono essere pronte in questo momento.
Sembra che una quantità sufficiente i armi chimiche sia stata trasportata da veicoli delle Nazioni Unite con altri materiali per i militanti dell’ELS. Il 29 luglio, nei pressi di Aleppo. Tutti i veicoli da trasporto sono stati distrutti dopo lo scarico.  I convogli delle Nazioni Unite non possono essere esaminati dall’esercito siriano, né gli osservatori che li utilizzano. La Siria è costretto a sopportare la presenza degli osservatori sul territorio, perché è previsto dal piano Annan.
Tutto sembra che saranno utilizzate contro i curdi, ne saranno vittime per costringerli a non resistere alle forze militari turche, che invaderebbero la Siria in risposta a una provocazione dei turchi o dei militanti dell’ELS, in uniforme dell’esercito siriano. Come è stato tra la Polonia e la Germania nazista. In ogni caso, la Turchia si sta preparando all’invasione.
I cosiddetti leader della comunità internazionale desiderano creare un caos controllato in tutta la regione del Medio Oriente. Hanno creato il caos in Libia. Le bande di criminali hanno ora il potere in questo paese e vi commettono crimini. Quando i regimi occidentali in Siria saranno fermati, sarà tempo di aiutare i libici a rimuovere il loro regime di occupazione.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

Non fatevi ingannare dalla retorica umanitaria occidentale sulla Siria

Intervista con l’ambasciatore della Russia alle Nazioni Unite
Vitalij Churkin, Global Research, 20 luglio 2012

L’intervento umanitario, purtroppo, suona soltanto umano, ma il fatto della questione è che qualsiasi intervento militare, per qualsiasi motivo, inevitabilmente causerà altro spargimento di sangue. E sappiamo che i più grandi filantropi del mondo – Stati Uniti e Regno Unito – sono intervenuti in Iraq, per esempio, citando ogni sorta di pretesti nobili, in questo caso particolare le inesistenti armi di distruzione di massa. Cosa che ha causato 150 mila morti soltanto tra i civili, per non parlare di milioni di rifugiati, sfollati e l’intera devastazione del paese. Quindi, non fatevi ingannare dalla retorica umanitaria. C’è molta più geopolitica nella loro politica in Siria che umanesimo.

Arginare l’influenza iraniana in Medio Oriente … è anche una delle maggiori motivazioni degli altri combattenti per la democrazia del Medio Oriente – Arabia Saudita e Qatar – preoccupati per ciò che vedono come interessi iraniani; in Bahrain pure.

Sui veti, se non mi sbaglio, gli Stati Uniti hanno posto 60 veti sulla questione palestinese soltanto. Quindi, perché non chiedete ai miei colleghi statunitensi dell’impatto dell’immagine degli Stati Uniti in Medio Oriente, per quei veti continui?

Russia e Cina hanno per la terza volta posto il veto sulla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla Siria, che comporterebbe conseguenze tragiche per Damasco. L’ambasciatore della Russia alle Nazioni Unite ha detto a RussiaToday perché una soluzione diplomatica alla crisi resta l’unica opzione. In un’intervista esclusiva con RT, Vitalij Churkin ha dato la sua spiegazione di ciò che sta accadendo in Siria, e perché pensa che il conflitto si sia allargato oltre i confini di quel paese.

RT: la decisione della Russia di porre il veto su questa ultima risoluzione, ha causato costernazione e ampie critiche alla posizione di Mosca, la Russia sostiene il regime di Assad?
Vitalij Churkin: Certo che no. Si tratta solo di ciò che deve essere fatto al fine di risolvere la crisi. Purtroppo, la strategia dei nostri colleghi occidentali sembra sia cercare di montare le tensioni dentro e intorno la Siria, ad ogni occasione. E questa volta hanno preso l’occasione della necessità di estendere il mandato della missione di monitoraggio in Siria, allegandovi una serie di clausole inaccettabili per il loro progetto di risoluzione. Così, abbiamo avuto bisogno di porre il veto, insieme alla Cina, a tale progetto inaccettabile, e  per lasciare spazio a Kofi Annan affinché lavori maggiormente sul documento adottato dai ministri degli esteri dei paesi del cosiddetto “gruppo di azione”, che prevede la creazione di un organismo nazionale di transizione e che richiede, naturalmente, il dialogo tra le varie parti. Quindi, in questo contesto, introdurre una risoluzione che comporterebbe soltanto pressione e  sanzioni quasi inevitabili sul governo siriano, non sembrava una buona idea per noi tutti e abbiamo bloccato la decisione, che a nostro avviso era controproducente.

RT: Quindi, Mosca non sta sostenendo il regime di Assad, ma gli USA, la Gran Bretagna e Francia dicono che la Russia ignora il popolo siriano, come si fa a reagire a questo?
Vitalij Churkin: Sapete, sono molto buoni, cattivi e grevi nella loro propaganda. Penso a quello che hanno fatto per criticare la Russia e la Cina in modo stridente. Oggi sono stati i rappresentanti britannico e francese ad andare oltre, purtroppo, accumulando ogni sorta di menzogne sulla politica estera di Russia e Cina. Dovrebbero concentrarsi maggiormente sulla necessità di aiutare Kofi Annan. Purtroppo, non hanno fatto nulla al fine di impostare e formare un processo produttivo e positivo in Siria. Invece, hanno lavorato con i cosiddetti “Amici della Siria”. In realtà, questo è un gruppo di paesi nemici del governo siriano, io non li chiamerei i nemici del popolo siriano, ma certamente coloro che vogliono rovesciare il governo siriano trascurano le conseguenze che sarebbero estremamente tragiche; tale politica comporta inevitabilmente [una tragedia], perché il governo o il presidente Assad non sono semplicemente un individuo o un gruppo di individui. Rappresentano un certo segmento della popolazione siriana, una certa struttura di potere, che esiste da decenni. Spezzarlo, causerebbe e sta causando notevoli difficoltà e spargimenti di sangue. Riformare attraverso il dialogo sarebbe una linea molto più ragionevole di azione e questo è ciò per cui la Russia si è sempre battuta.

RT: Ma il dialogo non ha ottenuto nulla finora. Non c’è ora uno schiacciante senso globale che qualcosa deve essere fatto per fermare l’uccisione di persone innocenti, per quanto riguarda l’intervento per motivi umanitari, non è accettabile per Mosca? So che Mosca è molto preoccupata per il Capitolo 7, che forse porta a un intervento militare. Ma che dire di una qualche forma di intervento per fermare il massacro?
Vitalij Churkin: In un certo senso, il gruppo di monitoraggio che stiamo cercando di mantenere è un modo di intervento politico – di intervento pratico – nel tentativo di scoraggiare le violenze. Purtroppo, non è successo, non ha avuto successo. Ha detto che il dialogo non ha ottenuto nulla. Il problema è il dialogo non è ancora iniziato. I gruppi di opposizione rifiutano di dialogare con il governo siriano, che si dice pronto al dialogo. Dovrebbero provare l’offerta del governo siriano avviando un dialogo. E questo è un importante legame mancante, uno dei principali ostacoli sulla via dell’azione di Kofi Annan.
L’intervento umanitario, purtroppo, suona soltanto umano, ma il fatto della questione è che qualsiasi intervento militare, per qualsiasi motivo, inevitabilmente causerà altro spargimento di sangue. E sappiamo che i più grandi filantropi del mondo – Stati Uniti e Regno Unito – sono intervenuti in Iraq, per esempio, citando ogni sorta di pretesti nobili, in questo caso particolare - le inesistenti armi di distruzione di massa. Cosa che ha causato 150 mila morti soltanto tra i civili, per non parlare di milioni di rifugiati, sfollati e l’intera devastazione del paese. Quindi, non fatevi ingannare dalla retorica umanitaria. C’è molta più geopolitica nella loro politica in Siria che umanesimo. Purtroppo, le conseguenze pratiche delle loro politiche, sono che il conflitto e lo spargimento di sangue non diminuiscono.

RT: Lei ha parlato di geopolitica e capisco che abbia menzionato il fatto che ciò che sta accadendo in Siria potrebbe diffondersi in Iran, alla fine. Può spiegare questo? L’Iran è l’obiettivo finale?
Vitalij Churkin: Ho fatto riferimento all’Iran, ma in un contesto leggermente diverso. Io non escludo che poi si passerebbe all’Iran, ma non mi riferivo a questo. Nelle mie osservazioni al Consiglio (di Sicurezza) delle Nazioni Unite, in data odierna, mi riferivo al loro evidente interesse. E questa è una motivazione importante della loro politica e del loro sforzo per rovesciare il presidente Assad, arginare l’influenza iraniana in Medio Oriente e in tutta la regione. Che è anche una delle maggiori motivazioni degli altri combattenti per la democrazia del Medio Oriente, Arabia Saudita e Qatar, preoccupati per ciò che vedono come interessi iraniani; in Bahrain pure. Sostengono che le proteste sciite siano una sorta di evento sponsorizzato dall’Iran, anche se alcuni osservatori, tra cui i vostri colleghi giornalisti che hanno esperienza sul campo, credono che siano delle proteste efficaci contro un sistema che non è del tutto democratico, per usare un eufemismo. Così, vi è una chiara dimensione geopolitica nella politica di un certo numero di paesi, che sono estremamente aggressivi nei confronti della Siria. E ciò non ha nulla a che fare con gli interessi del popolo siriano.

RT: Qual’è la preoccupazione per Mosca, con tutte queste implicazioni geopolitiche che avete spiegato in modo così chiaro, perché è Mosca così preoccupata di ciò? In che modo potrebbero influenzare Mosca?
Vitalij Churkin: Non siamo preoccupati per le implicazioni geopolitiche, anche se crediamo che un maggiore confronto con l’Iran sia un male inutile, e siamo direttamente coinvolti negli sforzi per risolvere pacificamente il problema del programma nucleare iraniano. E questa tensione crescente tra l’Iran, l’Occidente e i sauditi non è utile. La nostra preoccupazione è che il popolo siriano subisca le conseguenze di questa lotta geopolitica, e la nostra preoccupazione è che al centro della politica di tutti debba esservi il benessere del popolo siriano. E l’unico modo con cui possono porre fine a questo conflitto tragico è andare al tavolo dei negoziati. E vi sono buone basi; c’è un documento che è stato adottato con il consenso del “gruppo di azione” dei ministri degli esteri a Ginevra, due settimane e mezzo fa, che dice che un organismo nazionale di transizione deve essere impostato e che non si possono imporre sanzioni, né può essere imposta una maggiore pressione su una sola parte, il governo siriano, il quale sostiene che è pronto a tale dialogo, designando il suo rappresentante per tale dialogo. Ma finora l’interesse da parte dell’opposizione non c’è, e vediamo  gruppi di opposizione estremisti; gruppi armati dell’opposizione che ricorrono sempre  più alla violenza, e anche attentati terroristici come quello che abbiamo visto ieri a Damasco. Questo non vuol dire che il governo siriano non ha fatto ricorso a una violenza eccessiva, a volte, compiendo errori molto gravi nel corso dei mesi, ma è tempo di finirla, ora. A meno che non vogliamo continuare per anni, [dobbiamo] dialogare.

RT: la Russia è veramente bloccata dai suoi principi di non intervento. Non c’è il pericolo di essere isolati, tenendo conto del continuo veto alle sanzioni del Consiglio di sicurezza dell’ONU e per la fornitura di materiale militare alla Siria. Naturalmente Mosca dice che non viene utilizzato contro i civili, ma che ne sarà della reputazione della Russia e, anzi, delle sue relazioni dopo che questa crisi sarà finita?
Vitalij Churkin: Staremo a vedere. Penso che fare la cosa giusta senza seguire semplicemente la politica catastrofica di qualcuno, sia qualcosa che mi renda orgoglioso e che alla fine ci incaricheremo della giusta linea di azione e della giusta politica, in queste circostanze molto difficili. E sui veti, se non mi sbaglio, gli Stati Uniti ne hanno posto 60 veti sulla questione palestinese soltanto. Quindi, perché non chiedete ai miei colleghi statunitensi dell’impatto dell’immagine degli Stati Uniti in Medio Oriente, per quei veti continui? A volte, perfino anche votando le loro dichiarazioni pubbliche presidenziali e quelle del loro segretario di stato. Così, il veto è una parte della Carta delle Nazioni Unite e non c’è niente di sbagliato nel porlo, quando si sente il bisogno di farlo.

RT: Potete dirci cosa succede ora? Nessun accordo al Consiglio di sicurezza dell’ONU, ma la Russia ha detto che vorrebbe vedere l’estensione della missione di osservazione delle Nazioni Unite in Siria. Ma gli osservatori  non hanno avuto alcun impatto visibile sul missione finora. Allora, qual è il punto nel mantenere viva la missione, quando finora non è riuscita?
Vitalij Churkin: Quale sarebbe il loro punto di partenza? Pensiamo che abbiamo possibilità di avere almeno altre possibilità di ottenere informazioni obiettive, se sono lì. Se la situazione dovesse migliorare, sarebbero già sul terreno e, quindi, sarebbero in grado di partecipare più attivamente al processo politico, e anche di cooperare sulla situazione umanitaria. Ritirandoli si andrebbe verso conseguenze negative. Purtroppo, di tanto in tanto, ci sembra di entrare in un’altra battaglia diplomatica. Ora avremo una discussione su cosa fare tecnicamente per davvero, andando avanti, ma senza appesantirsi con condizioni e implicazioni politiche.

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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